Venanzio Fortunato, santo. - N. ca. il 530 presso Treviso, m. a Poitiers poco dopo il 600.
Studiò a Ravenna, fece un pellegrinaggio alla tomba di s. Martino (565) a Tours, dove rimase parecchio tempo. Durante un viaggio a Poitiers fece conoscenza in un convento con s. Radegonda, figlia del re di Turingia, e della sua figlia adottiva Agnese, che ebbero grande influenza su lui. Così divenne sacerdote e più tardi vescovo di Poitiers. Per il suo carattere simpatico ebbe molte amicizie, non ultima quella di Gregorio di Tours. Si ha di lui una collezione di Carmina miscellanea in 11 l., contenente, senza un preciso ordine, inni, elegie, epigrammi, epitaffi, ecc. Nel 11 l. sono i suoi famosi inni in onore della S. Croce, scritti in occasione del dono di una particella della Croce da parte di Giustino II a Radegonda. Sono gli inni del Breviario romano: il Pange lingua e il Vexilla Regis (11, 2 e 11, 6). Nel X l. c'è una Expositio orationis dominicae e la sua famosa poesia: De navigio suo (10, a), che descrive una gita sulla Mosella. Nell'XI l. la sua Expositio Symboli, cioè un estratto dal Commentarius in Symbolum Apostolorum di Rufino. Fuori della collezione di Carmina miscellanea è trasmessa una poesia: De excidio Thoringiae, dove è descritta la fine della Casa reale di Turingia. Un inno in lode di Maria: «Quem terra, pontus, sidera» e un altro: «In laudem S. Mariae», insieme con gli inni: «Tibi laus perennis auctor» e «Agnoscat omne saeculum», è stato rivendicato a V., contro F. Leo, da G. M. Dreves. Inoltre V. ha scritto un poema epico: De vita s. Martini, e scette vite di santi in prosa, fra le quali: Vita di s. Flavio di Poitiers; Vita di s. Germano di Parigi (m. nel 576) e la Vita di s. Radegonda (m. nel 587). Festa il 14 dic. in alcune diocesi francesi e italiane.