VERSCHAEVE, CYRIEL. - Sacerdote e poeta spirituale fiammingo, n. a Ardooie (Fiandra occid.) il 30 apr. 1874, m. in esilio a Hall (Tirolo) l'8 nov. 1949.
Fece i suoi studi umanistici e filosofici a Roeselare, quelli teologici a Bruges, ove fu ordinato sacerdote nel
1877. Fin dalla gioventù GEZAELLE (v.), Hugo Verriest e Rodenbach, animatori della nuova generazione fiamminga (Vlaamse Beweging). Dal 1897 al 1911 fu professore di retorica a Tielt, ove pubblicò i suoi primi lavori letterari. Nel 1911 V. diventa viceparroco a Alveringhem e la storia della sua vita si confonde con quella del suo pensiero e dei suoi scritti. Già nella prima guerra mondiale era stato il sostegno dei soldati fiammingi maltrattati nelle retrovie dal loro stessi ufficiali; tra le due guerre la gioventù fiamminga attingeva nei suoi scritti e nei suoi discorsi l'ideale di un risorgimento religioso e morale, spirituale e culturale, sociale e nazionale. Nella seconda guerra mondiale, per puro slancio ideale, combatté risolutamente nemici del suo popolo misconosciuto e della Chiesa minacciata dal comunismo ateo. La Corte militare belga lo condannò ignominiosamente a morte nel 1946. Ma V. era già fuggito in esilio. V. sopravvive nella stima del popolo fiammingo.
V. è essenzialmente «l'aquila della grandezza». Le sue molteplici opere (poemi, drammi, saggi, confezione) scrutano incessantemente il mistero dell'essere umano, stiracchiato tra le sue passioni di grandezza e di miseria, eppure raggiunto dal soffio divino. La sua mediazione personale, fecondata dallo studio continuo dei grandi spiriti dell'umanità, volle penetrare il mistero con una sintesi di speculazione e di sentimento. Il suo linguaggio è di una raia ricchezza. Nonostante i difetti, V. resta il genio che illustra il suo secolo e il suo popolo.