VILFRIDO (WILFRID), VESCOVO DI YORK, SANTO

VILFRIDO (Wilfrid), vescovo di York, santo. - N. in Nortumbria ca. il 634, di nobile famiglia, m. nel convento di Oudle (Murcia) il 12 ott. o vero, similmente il 24 apr. 709.
VILFRIDO (Wilfrid), vescovo di York, santo. - N. in Nortumbria ca. il 634, di nobile famiglia, m. nel convento di Oudle (Murcia) il 12 ott. o vero, similmente il 24 apr. 709.

Monaco a Lindisfarne e a Canterbury, sentì la necessità di perfezionare la sua cultura intellettuale al contatto della civiltà romana, e si recò a Roma, dove constatò le divergenze della liturgia, che ivi era in onore, con quella che usava in Nortumbria. Lungo la via del ritorno in patria, si fermò tre anni a Lione e vi completò le sue cognizioni. Nel Concilio di Whitby (664) difese con tanto ardore l'adozione della data della Pasqua, secondo gli usi romani, che il re Oswy, il quale fino allora aveva optato per il computo celtico, la ruppe con l'antico uso (cf. Mansi, XI, col. 67).

Fatto abate del monastero di Ripon e assai stimato per la sua scienza, V. York, ma non poté entrare in possesso della sua chiesa. La inopportuna idea, che egli ebbe, di ricevere la consacrazione dalle mani dell'arcivescovo di Parigi, indispone il re Oswy, che approfittò della sua assenza per sostituirgli Ceadda. Tuttavia Teodoro, arcivescovo di Canterbury, gli rese la sua sede (669). Rimastone privo nel 678 in seguito ad intrighi di corte, V. partì per perorare la sua causa a Roma, dove il papa Agatone gli rese il suo vescovato (779), obbligandolo però a condividere il suo compito con alcuni coadiutori (cf. Mansi, XI, col. 179).

La decisione pontificia parve sospetta al clero della Nortumbria e V., prima incarcerato, dovette andare in esilio nel Sussex e nell'isola di Wright, dove il suo zelo apostolico gli permise di convertire numerosi pagani. L'archevscovo di Canterbury volle dargli un compenso scegliendo a suo successore; ma V. rifiutò l'offerta e volle essere ristabilito integralmente in tutti i suoi diritti che aveva a York, in forza del decreto di papa Agatone. Questa intransigenza gli cagionò nuove incomprensioni. Nel Concilio di Austerfield (702) gli fu offerto il ritorno nel suo antico monastero di Ripon, a condizione di risiedervi stabilmente. V. allora ripartì per Roma per introdurvi il suo appello. La S. Sede riconobbe la piena legittimità delle sue rivendicazioni e pregò il Re di Nortumbria di riconsegnargli la sede di York. Ma il Concilio tenuto a Ripon procrastinò la decisione romana e lasciò provvisoriamente la sede a Bosa, che l'occupava, e diede a V. la sede di Ripon e di Hexham (cf. Mansi, XII, coll. 158-74).

BIBL.: da consultare di preferenza: A. W. Haddan - W. Stubbs, Concilia and ecclesiastical documents relating Great Britain and Ireland, III, Oxford 1878; J. Raine, Historians of the Church of York, I, Londra 1879, pp. 1-103; L. Gougaud, Les chrétiens celtiques, Parigi 1911; Fliche-Martin-Frutaz, V, pp. 311, 325-35, 554.