VINEAM DOMINI

VINEAM DOMINI. - È la bolla emanata da Clemente XI il 15 luglio 1705 a conferma delle costituzioni di Innocenzo X e di Alessandro VII relative alle polemiche sulla condanna dell'Augustinus di Giansenio, nella quale si respinge come

insufficiente il cavillo giansenistico del «rispettoso silenzio».

Nel 1702 ebbe larga diffusione un ospuscolo dal titolo Un caso di coscienza. Vi si proponeva tra le altre una questione: un ecclesiastico che non accetta le cinque proposizioni condannate da Innocenzo X, ma quanto al «fatto» se siano contenute nel libro di Giansenio mantiene un ossequioso silenzio, può essere assolto? La Sorbona, a cui la domanda era proposta, rispose con quaranta dottori affermativamente, ma Fénelon disapprovò la risposta e lo stesso Clemente XI condannò l'osssequioso silenzio. Quasi tutti i dottori della Sorbona ritirarono l'approvazione, ma se ne fece eco vasta in Francia. Per ristabilire l'ordine Clemente XI emise la bolla V. D. Dichiarava il Papa che «per togliere di mezzo per l'avvenire ogni e qualunque pretesto all'errore... il rispettoso silenzio non soddisfaceva all'obbedienza dovuta alle antecedenti costituzioni papali, ma dovevano tutti i fedeli con la bocca e con il cuore ripudiare come eretico il senso del libro di Giansenio, il quale era in quelle cinque proposizioni condannate e veniva espresso dallo stesso tenore letterario». I giansenisti infatti avevano contraffatto le decisioni di Clemente XI e di Innocenzo XII in loro favore interpretando la pace clementina come una limitazione dei precedenti decreti pontifici. Le cinque proposizioni estratte dall'Augustinus di Giansenio sarebbero state condannate nel senso naturale e letterale, ma tal senso sarebbe stato diverso da quello che hanno le cinque proposizioni nel libro di Giansenio. Perciò, affermavano, l'obbedienza alle decisioni pontificie non esigeva che si respingessero interiormente le cinque proposizioni come eretiche, ma che era sufficiente un rispettoso silenzio. Si giungeva anche ad asserire che fosse lecito firmare il formulario di condanna senza essere intimamente convinti che il libro di Giansenio contenesse una dottrina eretica. Clemente XI nella bolla dichiarava espressamente che le cinque proposizioni riproducevano il contenuto essenziale dell'Augustinus, che i Papi antecedenti le avevano condannate nel senso di Giansenio e che questo senso e il senso di tutto il libro era eretico. Sembrava ormai definita la polemica esegetica e la sua interpretazione, ma i giansenisti obbiettarono che tale definizione non era emessa come proposizione di fede e altre capziose distinzioni circa il rispettoso silenzio, ritenendosi liberi in coscienza. Ne nacquero nuove difficoltà aggravate dai gallicani circa la sua accettazione, ma infine fu accolta dalla chiesa francese. Solo il vescovo di St-Pons, Percin de Montgaillard, resistette, polemizzando con Fénelon, obbligando prima la Congregazione dell'Indice, poi il Papa stesso ad intervenire. Anche Port-Royal si oppose con le superstiti monache, e fu questa opposizione a motivare la distruzione avvenuta per ordine di Luigi XIV il 22 genn. 1710.

BIBL.: Bull., XXI, 233; Pastor, XV, 134 agg.; J. Sahuc, Un ami de Port Royal, Pierre Jean François de Percin de Montgaillard, évêque de St-Pons, Parigi 1909. Benvenuto Matteucci
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“VINEAM DOMINI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 917. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vineam-domini.