Studiò sotto la guida del dotto zio materno A. Morillon. Già nel 1586 era in viaggio per Parigi; nel 1579 era a Roma benevolmente accolto per il suo ingegno da Cesare Baronio, Alfonso Ciaccionio, Giovanni Macario (Jean l'Heureux) ed altri. Il suo libro di appunti, già appartenente alla Biblioteca dei Bollandisti, fu venduto ad Anversa nel 1825; quindi passò nella Biblioteca Reale di Bruxelles (nn. 17872-73). Da esso risulta che il W. raccolse le iscrizioni nelle chiese di Roma relative a dedicazioni, traslazioni di reliquie, altari, cibari; molte di esse oggi sono perdute e note solo per le trascrizioni del W.
Penetrò nel 1590 nei cimiteri di Priscilla e dei Giordani, nei quali tracciò il suo nome sulle pareti; visitò pure i cimiteri di Domitilla e in catacumbas, di cui rilevò la pianta. Oltre che a Roma, trascrisse iscrizioni latine e greche, pagane, cristiane antiche e medievali anche a Parigi, a Gubbio, a Ostia, a Napoli e a Tivoli. Ebbe visione pronta e sicura, fu osservatore critico, topografo esatto, ebbe occhio artistico e scientifico, disegnatore abile, copista fedelissimo. In tal senso va perciò corretto il giudizio troppo sommario formulato da H. Leclercq,
(Manuel d'archéologie chrétienne, I, Parigi 1907, p. 3), perché ogni volta che si è potuta confrontare una copia del W. con l'originale si è constatata la sua esattezza.
Assai pregevoli sono le copie del W. ritratte nel cimitero dei Giordani, come dimostrò il Wilpert fin dal 1891 e poi fu confermato dal ritrovamento del cimitero nel 1921. Così per le iscrizioni V. A. Silvagni, Inscr. Christ. Urbis. Romae, nova series, I, Roma 1922, pp. 45-46.