WINDTHORST, LUDWIG

WINDTHORST, LUDWIG. - Uomo politico tedesco, n. il 17 gen. 1812 nella fattoria di Caldenhof presso Osterkappeln, m. il 14 marzo 1891 a Berlino.

Di famiglia tradizionalmente cattolica, suo padre avvocato si trovava al servizio dei conti Droste-Vischering. Il giovane W., dapprima attratto verso il ministero ecclesiastico, decise poi di seguire le orme paterne. Iniziò

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(da Stento Loricas, V. p. 107)
Windthorst, Ludwig - Ritenia.

nel 1830 gli studi legali all'Università di Gottinga e quindi ad Eidelberga; nel 1836 si stabilì ad Osnabrück per esercitare la professione legale. L'ordine equestre del principato di Osnabrück lo nominò proprio sindaco e nel 1842 il Conciestro cattolico gli conferì la carica di consigliere presidente. Entrò decisamente nella vita politica quale deputato alla seconda Camera dello Hannover nel 1849, avversò nel 1850 il disegno di legge sulla scuola elementare in favore delle libertà d'insegnamento e religiosa contro le influenze dell'autorità statale. Contrario ad ogni conato reazionario, W. fu eletto nel febbr. 1851 presidente della seconda Camera e, alla morte del re Ernesto Augusto di Hannover, nel nov., ministro della Giustizia. Ciò gli permise un sostanziale riordinamento della magistratura, rendendola indipendente da ogni altra amministrazione statale. Successive difficoltà politiche, determinate dal progressivo rinvigorimento delle tendenze reazionarie, culminanti nella richiesta di una Camera alta veramente aristocratica e di una revisione della Costituzione, costrinseo W. e tutto il ministero Schele, verso la fine del 1853, a dimettersi. W. ritornò ad esercitare l'avvocatura ad Osnabrück, continuando a far parte del Parlamento fino al 1856, in opposizione ai ministeri apertamente reazionari. La disposizione del 1857, che vietava agli ex-ministri di essere deputati senza previo permesso del sovrano, pose termine alla sua attività parlamentare. Seppe tuttavia rendersi benemerito della Chiesa nel 1858, col convincere re Giorgio V a ristabilire la sede episcopale di Osnabrück, fin dal 1844 affidata ad un amministratore. Di nuovo ministro della Giustizia nel 1862 in seguito alla caduta del ministero Borries, causata dalla elaborazione di un nuovo catechismo protestante unico per l'insegnamento, W. eliminò i dissensi tra i luterani ed i cosiddetti riformati, garantì libertà per gli uni e gli altri mediante un nuovo ordinamento sindacale per la Chiesa evangelico-luterana. Urtatosi con il sovrano, perché costui era contrario ad una riduzione del censo per gli elettori della seconda Camera, si dimise di nuovo nel 1865. Nel maggio 1866 il Re lo nominò procuratore generale presso l'Alta Corte d'Appello di Celle, ma in seguito al conflitto austro-prussiano l'Hannover cessò di esistere come stato sovrano e fece parte del Regno di Prussia. Decise allora di darsi tutto alla politica, perché tale incorporazione costituiva un evidente pericolo per il cattolicesimo, in quanto i rapporti di forza tra cattolici e protestanti venivano grandemente alterati, a tutto vantaggio di questi ultimi. Lo Stato prussiano non offriva infatti le garanzie necessarie per assicurare la libertà ai cattolici, essendo diretta emanazione dello spirito protestante, ed il governo pareva incline a procedere con l'esercizio della forza più che con l'ossequio alle norme costituzionali legislative. Per motivi diversi W. era pertanto portato a difendere nel Parlamento prossimo un punto di vista comune a larghi strati della popolazione.

Per ciò, a differenza di qualche suo compatriota che mantenne un atteggiamento d'attesa, si fece eleggere, nel 1867, deputato alla Costituente della Confederazione tedesca del Nord e alla Camera prussiana dei Rappresentanti. In Parlamento si accorse ben presto che egli in particolare e i cattolici in genere erano isolati; aderì pertanto con entusiasmo alla costituzione, nel dic. 1870, del partito del Centro. I fatti gli diedero ben presto ragione. In Prussia ed in Germania ebbe inizio di lì a poco il Kulturkampf (v.), sequela ininterrotta di violenze e di soprusi legalizzati contro la Chiesa ed i cattolici tedeschi. Sia nell'aula del Landtag prussiano, sia nell'altra del Reichstag, W. fu tra i più eloquenti ed efficaci oratori del Centro, né risparmò al Bismarck attacchi e critiche. Alla morte di Malinckrodt, nel 1874, W. divenne anche il capo del gruppo del Centro e l'abile organizzatore delle schermaglie tattiche in Parlamento. L'opera di W. fu coronata da successo: la sua ferma opposizione diede puntualmente i suoi frutti ad ogni rinnovo delle Camere, e nelle elezioni del 1881 il Centro divenne, con 100 deputati su un totale di 397, il partito più forte del Reichstag. Ma fin dal 1879 Bismarck, in un colloquio richiesto e sollecitato col W., aveva mosso i primi passi per porre termine al Kulturkampf dal quale aveva ricavato risultati del tutto difformi da quelli concepiti all'inizio della lotta contro i cattolici. Certo la lotta non si esaurì ad un tratto, ma W. morì non prima di avere assistito a un graduale abbandono, da parte delle autorità governative, delle misure repressive verso i cattolici e la Chiesa (v. GALIMBERTI, LUIGI).

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del tutto difformi da quelli concepiti all'inizio della lotta contro i cattolici. Certo la lotta non si esaurì ad un tratto, ma W. morì non prima di avere assistito a un graduale abbandono, da parte delle autorità governative, delle misure repressive verso i cattolici e la Chiesa (v. GALIMBERTI, LUIGI).

(1) G. J. Haegeserf, Pbilige van Winghe, in Mededestingen van het Nederlandsch Historisch Imbitat te Ijens, 7 (1087), sec. 87. Winghe, Philips van - Ritratto eseguito da Enrico Goltzius.

BIBL.: opere: Ausgewählte Reden, 3 voll., Berlino 1901-1902. Studi: A. Kannengieser, W., in Le Correspondant, 162 (1891). pp. 895-1008; J. Menzenbach, Ludeckig W., Treviri 1892; S. Schlessinger, Grosse Männer einer grossen Zeit, Münster 1894, pp. 136-236; J. Knopp, Ludeckig W., Dresda-Lipsia 1898; H. Brück, Gesch. der kath. Kirche in Deutschland, im 19. Jahrh., W., parte 1° e 2°, Magonza-Münster 1901, passim; E. Hüssen, W., Colonia 1907; F. Rachfahl, W. und der Kulturkampf, in Preuss. Jahrbücher, 135 (1909), pp. 213-53, 460-90, e 136 (1909), pp. 56-73; G. Goyau, Bismarck et l'Eglise. Le Kulturkampf 1907-87, 4 voll., Parigi 1911-13, passim; F. Meda, W., in Statisti cattolici, Napoli 1926, pp. 83-143; K. Bachem, Vorgesch. Gesch. und Politik der deutschen Zentrumspartei, I-VIII, Colonia 1927-31, passim; L. Bergsträsser, Gesch. der polit. Parteien in Deutschland, 7° ed., Monaco 1952, passim. Silvio Furlani