WEBER, MAX. - Sociologo, n. a Erfurt il 21 apr. 1864, m. a Monaco il 14 luglio 1920.
Allievo del Goldschmidt, insegnò nelle Università di Berlino, Friburgo in Br. e Heidelberg. Lasciò, per ragioni di salute, l'insegnamento universitario e solo nel 1918 vi ritornò, tenendo a Vienna la cattedra di sociologia, ma per breve tempo, e passando nel 1919 alla stessa cattedra a Monaco. Scrisse diversi saggi: Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie (3 voll., Tubinga 1920-22); Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre (ivi 1922); Gesammelte Aufsätze zur Soziologie und Sozialpolitik (ivi 1924); Gesammelte Aufsätze zur Sozial- und Wirtschaftsgeschichte (ivi 1924) pubblicati a cura della moglie Marianna W., cui si deve anche l'edizione delle sue lettere giovanili (Jugendbriefe, ivi 1937), mentre S. Helmann e M. Palyi curarono la sua Wirtschaftsgeschichte (Monaco 1923), costituita da un corso di lezioni.
Il W. studiò i rapporti tra i caratteri economici ed etico-religiosi della vita ed affermò che gli ideali capitalistici si collegavano alla dottrina calvinista del lavoro come dedizione. Era in sostanza una rivoluzione del materialismo storico, per cui il fattore economico diveniva l'estrinsecazione di un fenomeno essenzialmente spirituale e non era la risultante di fattori e contingenze esterne di vario genere. Concepì la conoscenza storica attuata attraverso il concetto di tipo ideale (Idealtysus), che elaborò i dati della conoscenza empirica, che ne rappresenta una realtà approssimativa. La sua sociologia prescinde dalla politica e da concetti naturalistici, si fonda sul razionale e tralascia le azioni intese come realtà soggettive.