ZENONE, imperatore d'Oriente. - N. in Isauria nel 426 a. m. a Costantinopoli il 9 apr. 491. Si chiamava Taracodissa ed alla corte di Bisanzio era a capo delle milizie isauriche che l'imperatore Leone I contrappose alla minacciosa potenza di quelle amale guidate da Aspar.
La sua ascesa coincise col massacro di quest'ultimo; ed egli crebbe nella stima dell'imperatore che lo insignì della carica di capo della guardia imperiale e di magister militum per Orientem. In seguito ne sposò la figlia maggiore, Ariadne, assumendo il nome greco di Z. Da costei ebbe un figlio, Leone II, destinato alla successione in sua vece, ma che gli premerò. Assunto il trono di Bisanzio nel 472, fu costretto a lasciarlo per gli intrighi della vedova di Leone I, Verina, in favore del di lei fratello Basilisco. Ma
per intercessione del Santo. Opera di L. Ghiberti (1432-42) - Firenze, S. Maria del Fiore.
per il malgoverno dell'usurpatore, Z. venne richiamato al potere (sett. 476) che gli riuscì di conservare nonostante altre congiure di palazzo. Durante il suo interregno, Odoacre, vinto Oreste, rimandò a Costantinopoli le insegne imperiali d'Occidente, ma Z. non gli riconobbe mai l'autorità imperiale pur conferendogli il titolo di patrizio e di «magister militum per Italiam». Volendo disfarsi di Odoacre, Z. gli suscitò contro prima i Rugi, e poi, messo alle strette dalle milizie gotiche, se ne distolse dando incarico a Teodorico l'Amalo di riconquistare l'Italia. Questi, definitivamente sconfitto Odoacre a Ravenna (493), divenne signore d'Italia. In campo religioso Z., nella lotta monofisita, tentò di conciliare le opposte tendenze pubblicando una lettera col nome di Henotion, ispiratagli o fors'anche scrittagli dal patriarca Acacio (v.), che papa Simplicio e poi Felice III condannarono; ne sorse uno scisma fra Oriente e Occidente durato più di 30 anni (scisma accaiano).
Bnl.: G. Ostrogorsky, Gesch. des Byzant. Staates, Monaco 1940 (2a ed. 1953), p. 36 sgg. Sullo scisma V. Hefele-Leclercq, II, p. 912 sgg.; L. Duchesne, Hist. anc. de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 500 sgg.; Fliche-Martin-Frutaz, IV, p. 285 sgg.
