ZENONE, VESCOVO DI VERONA, SANTO

ZENONE, vescovo di VERONA, santo. - Scrittore ecclesiastico del sec. IV. Di origine africana, della Mauritania o più probabilmente della Numidia, compì gli studi di retorica a Cartagine, come si deduce dai Sermones a lui attribuiti.

La voce Tractatus, con la quale la tradizione manoscritta ha tramandato i Sermones, lo ha fatto ritenere vescovo, poiché le omelie di Z. furono dette in circostanze nelle quali apparteneva al vescovo parlare ai fedeli, come nella dedicazione di una basilica, nel conferimento del Battesimo, durante la liturgia pasquale. La residenza in Italia di Z. e la sede vescovile di Verona da lui tenuta, già Flavio Biondo (1482) e S. Bernardino da Siena (ca. 1490) circoscrisse al sec. IV. Gli scrittori moderni hanno confermato detta opinione con argomenti desunti dai Sermones: 1) modi di esprimersi comuni agli altri scrittori del sec. IV, specialmente a Lattanzio e a S. Ilario di Poitiers; 2) eresie che Z. combatte, come quella di Ario, di Audio, di Elvidio ecc.; 3) descrizione delle incursioni dei barbari; 4) affermazione iperbolica che la religione cristiana occupa già tutto il mondo; 5) constatazione che la Basilica da lui costruita, il giorno della dedicazione appariva troppo ristretta per il concorso dei fedeli.

La costante tradizione veronese pone Z. all'ottavo posto nella serie dei vescovi. Dalla lettera di S. Ambrogio a Siagrio, terzo successore di Z., si conclude che fu contemporaneo del grande Dottore della Chiesa di Milano. Volendo precisare maggiormente la data cronologica del suo episcopato, i fratelli Pietro e Girolamo Ballerini, che nel 1739 pubblicarono la prima edizione dei Sermones, la circoscrizione tra il 362 e il 380 e, più tardi, P. Monceaux tra l'8 dic. 362 e il 12 apr. 371 o 372.

Z. non è da computare tra i martiri, come vorrebbe una tradizione straniera che ebbe inizio con S. Gregorio Magno (Dialog., III, 19). La tradizione locale del sec. VIII lo dice, giustamente, morto in tempo di pace.

Se si considera la stima goduta da Z. presso i contemporanei e i posteri, reca meraviglia il silenzio di S. Girolamo, di S. Isidoro di Siviglia, di Gennadio di Marsiglia; così pure non si sa spiegare la trascuratezza che S. Ambrogio, Petronio, uno dei successori di Z., e S. Gregorio Magno hanno avuto della sua attività scrittoria. Il primo testimonio di Z. scrittore è Raterio, vescovo di Verona nel sec. X, che lo cita tre volte nel sermone De Juda et Thamar. Al principio del sec. XIV, Giovanni, mansionario della chiesa di Verona, nella sua Historia Imperialis registra il nome di Z. all'ottavo posto nella serie vescovile di detta città e ricorda parecchi dei suoi Sermones. Per mezzo del predetto Giovanni, ca. la metà dello stesso secolo, il nobbero de Natalibus (v.) che nel suo Catalogus Sanctorum ne indica 76. La conoscenza sull'attività scrittoria di Z. non sembra che abbia varcato i confini della Chiesa per la quale i Sermones furono scritti. Una conferma la darebbe la tradizione manoscritta conservata nel cod. Remense del 770-75, scritto per la Chiesa di Verona, ma donato da Incmaro di Reims, verso l'840, alla Biblioteca di S. Remigio. Detto codice contiene 103 Sermones, dei quali i Ballerini ne riconobbero solamente 93: 16 più lunghi e 77 più brevi, piuttosto schemi. Nei Sermones Z. conduce una strenua lotta contro il paganesimo morente, l'arianesimo e i disordini infallitisti nella sua Chiesa. Come oratore dimostra una buona preparazione retorica, ma la lingua rivela l'influenza di autori africani che lo hanno preceduto.

La sua dottrina teologica offre belle testimonianze sulla Trinità e sulla parologia. I Sermones di Z. sono una fonte molto ricca per lo studio delle antichità cristiane, sia nelle manifestazioni liturgiche, sia nella costituzione delle comunità.

Il Martirologio romano ricorda la deposizione di Z. il 12 apr. come martire, in senso improprio, e la sua consacrazione episcopale l'8 dic., in origine data della dedicazione della chiesa di S. Z. (cf. Martyr. Romanum, pp. 135, 537; V. Fainelli, Codice diplomatico Veronese, I, Venezia 1940, n. 74, pp. 92-94).

Bibl.: J. B. Giuliani, S. Zenonis episc. Veronen. Sermones, Verona 1883; A. Bigelmar, Zeno von Verona, Münster 1904; P. Monceaux, Hist. littér. de l'Afrique chrét., III, Parigi 1905, pp. 365-371; A. Grazioli, S. Z. di Verona, in Scuola Catt., 68 (1640), pp. 174-99; B. Pesci, De christianarum antiquitatum institution. in s. Z. Veron. episc. sermonibus, in Antonianum, 3 (1948), pp. 33-42; M. F. Stepinach, The christology of Zeno of Verona, Washington 1948; Lanzoni, p. 932. Benedetto Pesci.