ZOSIMO, PAPA, santo. - Eletto successore di Innocenzo I il 18 marzo 417, m. il 26 dic. 418.
Subito il 22 marzo concesse a Patroclo vescovo di Arles i più insigni privilegi, assoggettando alla sua giurisdizione metropolitana la provincia Viennese e le due Narbonesi e costituendo lui vicario apostolico su tutte le Gallie. Ciò suscitò le proteste dell'episcopato gallico che di Patroclo non aveva ragione di essere soddisfatto. S. Agostino aveva appena pronunciato la famosa frase: «Roma locuta est causa finita est», a proposito dei Pelagiani, che la causa veniva riaccesa. Celestio (v.) presente a Roma, propone le sue proteste dinanzi a Z. il quale senza pronunciare giudizio invita i vescovi africani a riesumare i precedenti giudizi confermati già da Innocenzo I ed a rispondere entro due mesi. Intanto giungeva a Roma una lettera di Pelagio ed un libellus fidei, indirizzati a papa Innocenzo in cui egli tentava dimostrare ortodossa la sua fede; l'innocenza dei due eretici pareva assicurata come scriveva Z. agli Africani il 21 sett. 417. I vescovi africani tennero in proposito un nuovo Concilio nel maggio 418 e provocarono intanto un intervento della corte imperiale di Ravenna per impedire tumulti; allora Z. indirizzò a tutta la cristianità sulla fine di maggio un'epistola tractoria (giunta frammentaria) in cui, condannando Pelagio e Celestio e le loro dottrine, imponeva a tutti i vescovi di accettare tale condanna, come realmente quasi tutti fecero. Un'altra controversia si accese fra Z. e l'episcopato africano a proposito di Apiario, prete di Sicca Veneria, che aveva appellato a lui contro la sentenza con cui il suo vescovo Urbano lo aveva scomunicato. Z. inviò per questo affare in Africa un vescovo come suo legato; ma prima che se ne avesse conclusione, Z. moriva e veniva sepolto a S. Lorenzo. Il suo nome figura sul Martirologio romano al 26 dic.
p. 412 sgg.; J. Tixeront, Hist. des Dogmes, II, Parigi 1912, p. 453 sgg.; Fliche-Martin-Fruta, IV, pp. 102-107, 245-49; Martyr. romanum, p. 602. Pio Paschini