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� questa limitazione, cosi come si limitano le potenze totali di due uova fuse? Per la salvaguardia della individualità : i due blastomeri di un uovo o le due uova fuse sperimentalmente si inibiscono a vicenda e da questa reciproca inibizione nasce l'armonia di una individualità. Liberati i blastomeri di un uovo, le inibizioni reciproche si eliminano, e si mettono in atto le totipotenze delle singole cellule. Se si opera l'isolamento delle cellule in stadi più avanzati, queste non possono più regolarsi e dare nuove individualità complete. Con lo sviluppo le cellule perdono la possibilità materiale di estrinsecare la loro totipotenza che, teoricamente, è ancora in esse contenuta, probabilmente, secondo i concetti della citogenetica, nel loro nucleo.

Il concetto di inibizione reciproca si riferisce anche al fenomeno della fecondazione. L'uovo fecondato, la prima cellula del nuovo essere, non è essa forse fatta dalla fusione di due cellule, quella femminile, l'uovo, e quella maschile, lo spermatozoo?

Uovo e spermatozoo, prima della loro unione hanno anch'essi la loro totipotenza? I fenomeni della parte-
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ida Spermano, Zaal. Jabrh., Suppl. VII, 1081: Speriann e Follinberg, Arch. Entw.mech., XLV, 1919) Animaziont - a) Costrizione di un uovo di tritone (anfibio urodelo) con un filo di seta; b) Mostro bicipite risultato da una costrizione incompleta; c) Gemelli monoovulari ottenuti con costrizione completa.
nogenesi, ovvero dello sviluppo di un uovo vergine, ci rispondono affermativamente. In molti animali è cosa naturale lo sviluppo delle uova senza l'intervento del maschio, anzi, per certe specie i maschi non si conoscono nemmeno (certe razze di Arthemia salina). L'uovo viene attivato da altri fattori di natura chimica o fisica. La partenogenesi sperimentale è stata ampiamente praticata e ormai si è arrivati a produrre anche animali partenogenetici tra i mammiferi (conigli). Teoricamente è un fenomeno generale. Quindi non è necessaria la fecondazione per l'insorgenza di una individualità.

Il problema della riproduzione e della individualità presenta altri aspetti di estremo interesse che dimostrano come esso non sia limitato alle cellule uovo ma come, teoricamente, si debba riferire a tutte le cellule di un organismo. Vi sono animali, quali le idre d'acqua dolce (celenterati), che, oltre che per uova

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fecondate, si riproducono agamicamente, cioè a prescindere dalle uova e spermatozoi o gameti : un qualsiasi gruppo di cellule del corpo entra in attività riproduttiva, si forma una gemina, e da questa nasce una nuova idra. In tutte le cellule del corpo quindi vi è la totipotenza, l'idea dell'unità biologica, della individualità superiore. Nelle forme inferiori, dove il modesto differenziamento non è un ostacolo, tale totipotenza può mettersi in atto. Nelle forme superiori, più differenziare, tale totipotenza può estrinsecarsi solo sino ad un certo stadio: poi il differenziamento organico e istologico viene a costituire un ostacolo insuperabile alla messa in atto della totipotenza insita nel protoplasma di ogni singola cellula dell'organismo. Ma dove il concetto dell'individualità si viene notevol-
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ido Vongrid e Seidst. Arch Entu. urch., CXI, 1927) Animazione - Sviluppo di un embrione gigante (a) dalla unione di due uova di tritone (tritice taenialna) fuse insieme; in (b) un embrione normale.
mente a complicare è nella possibilità di sviluppo di forme teratologiche, mostruose, dove quasi, potremmo dire, l'individualità diventa bifida. Sono noti i fratelli siamesi : due individui saldati più o meno ampiamente, in genere, per la specie umana, nella regione del bacino. Le due individualità, seppure unite, sono evidenti. Ma la fusione può essere molto più vasta: i mostri bicipiti ne sono un esempio. Sono noti i casi in cui una testa rimane sveglia e sorride mentre l'altra dorme. E si manifestano chiaramente cosi due individualità psicologiche dal comportamento e dalla espressione dei due volti. Il problema dell'anima si trova qui di fronte ad un interrogativo: è l'anima localizzata nella testa? Alcune esperienze di fisiologia fatte sui cani, di cui è stata ripresa la documentazione cinematografica, dimostrano, facendo circolare il sangue con un cuore artificiale in una testa isolata, come l'attività di questa sia mantenuta e come la testa manifesti delle condizioni psichiche evidenti, digrignando i denti se stuzzicata, assaporando sostanze gustose, riconoscendo il richiamo e la vista del padrone. La testa isolata ha potuto esser mantenuta in vita per parecchi giorni.

Vi sono infine delle mostruosità in cui le due teste si fondono più o meno insieme in un unico corpo in cui è però rilevabile la duplicità.

Queste condizioni di duplicità psicologica in un solo corpo, purché le teste siano divise, o della attività
psichica di una testa isolata ci inducono a trovare nella testa l'organo di cui l'anima razionale si serve per le sue manifestazioni più specifiche. L'amputazione delle più svariate parti del corpo non compromette infatti la personalità razionale dell'uomo, come pure amputazioni e lesioni di varie parti del capo e del cervello stesso. Uno studio comparativo del cervello tra l'uomo e gli altri vertebrati dimostra come in quello umano ci siano parti che mancano nelle altre forme : le circonvoluzioni specifiche della neocorteccia. Sarebbe questo lo strumento necessario all'anima per elaborare ragionamenti durante la vita, e sarebbe questo apparecchio nervoso che consente all'uomo le più elevate espressioni della sua coscienza. Le lesioni di queste zone cerebrali cancellano ogni apparente coscienza dell'uomo. Il corpo ospita questo ricettacolo materiale dello spirito; è il suo benessere che determina il benessere di questo e la manifestazione psichica nè è così influenzata, come è influenzata dalle condizioni esterne dell'ambiente che agiscono sul corpo.

La scienza non ha i mezzi nè la possibilità di sperimentare e analizzare l'anima razionale, che è immateriale; può solo identificare il momento in cui essa si manifesta con i primi fenomeni psichici del bambino, ma è incapace di dire se già risieda nel corpo prima della sua manifestazione. E tuttavia in grado di constatare come le prime manifestazioni psichiche appaiono con l'attuata mielinizzazione delle vie nervose, cioè quando si realizza completamente il differenziamento (v.) specifico nervoso permettendo, col rivestimento mielinico delle fibre, quella conduzione nervosa che consente la percezione del mondo sensibile, l'accumulo d'esperienze e, in base a queste, l'estrinsecazione di un comportamento psichico cosciente. Questo processo differenziativo avviene però dopo la nascita del bambino e si completa parecchi mesi dopo. La scienza ci mette in evidenza dei fatti che debbono essere considerati nella valutazione del problema, ma certamente non è in grado di risolverlo: essi dimostrano solo come nello studio della vita non tutto possa essere indagato e risolto con un metodo che è solo applicabile alla materia.

Bos.: G. Cormoni, Biologie e zoologia generale, Roma 1938; H. T. Morgan, Embriologia e genetica, Torino 1938; B. Dürken, Biologia dello sviluppo e olismo, Firenze 1943.

Alberto Stefanelli
2. Ciò che dicono la filosofia e la teologia. Tutti i filosofi sono d'accordo nell'ammettere che, fin dal momento della fecondazione, il nuovo essere che ne deriva possiede un'anima. Quando, nella specie umana, si parla di a. immediata o mediata si vuole semplicemente indicare la questione - che è tuttora insoluta - se quell'anima è già la razionale, definitiva; ovvero un'anima transeunte, il cui compito consisterebbe nel predisporre l'organizzazione della materia, cioè la differenziazione istologicc-anatomica del corpo, fino a renderla atta ad essere informata dall'anima razionale.

Qui infatti sta il punto in discussione.
I. Per i fautori dell'a. mediata, l'uovo umano fecondato non possiede ancora (come pure molti stadi seguenti) quella organizzazione corporea (materia) che caratterizza l'essere umano; non è quindi proporzionato per venire subito vivificato da un'anima (forma) elevata come l'anima razionale. E il tramonto, nella scienza, della teoria preformista, e il successivo affermarsi di quella epigenica, prova esaurientemente quanto sia ancora elementare la organizzazione dell'uovo. Per di più sarebbe erroneo asserire che l'anima razionale si possa costruire il corpo che deve informare, essere cioè

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causa efficiente dell'organizzazione di esso; poiché il principio formale presuppone il soggetto da attuare, e gli comunica la sua realtà soltanto quando è sufficientemente predisposto a riceverla. E chiaro che tale predisposizione deve venirgli conferita da una causa efficiente che è diversa da quella formale. Per conseguenza, gli aderenti alla ipotesi dell'a. mediata sostengono un succedersi di forme (anime non razionali) sempre più elevate, durante i processi ontogenetici, le quali preparerebbero la materia a ricevere la forma suprema, l'anima razionale. Quante siano queste forme provvisorie, quando vengano sostituite da quella definitiva, nessuno lo può determinare con precisione e sicurezza.

L'altra ipotesi - dell'a. immediata - è forse oggi la più universalmente sostenuta dai filosofi e da quei biologi che si interessano a simili problemi. Tutti ammettono la semplicità strutturale dell'uovo fecerndato: ma, ció nonostante, ritengono che rappresenti già un muno, anzi quel determinato individuo, e che quindi la materia sia già sufficientemente predisposta per ricevere l'infusione dell'anima razionale che gli conferisce, tutto insieme, l'essere corpo, vegetativo, sensitivo, intellettivo. Ed anche essi trovano, nella genctica, dati scientifici di grande valore a sostegno della loro affermazione. Basti accennare alla dottrina del genotipo, secondo la quale nei cromosomi dell'uovo fecondato è racchiuso tutto il patrimonio ereditario (generico, specifico, individuale) dell'organismo che ne derjiverà dopo una serie più o meno lunga di trasformazioni, l'ambiente esterno potrà influenzare anche profondamente la estrinsecazione dei caratteri individuali; questi anzi saranno sempre la risultante dell'intereazione fra il genotipo e il suo ambiente; ma nulla in definitiva si produrrà che non sia in qualche modo contenuto nel patrimonio ereditario già riscontrabile nell'uovo fecondato. Nella intereazione del genotipo con l'ambiente, la iniziativa sarà sempre del primo, il quale, se non troverà le condizioni favorevoli, si adatterà nel suo sviluppo, sacrificherà anche qualche carattere meno essenziale; ma tenderà irresistibilmente a divenire quell'individuo che è determinato dal complesso genico.

Inoltre tutte le mirabili trasformazioni che portano dall'uovo fecondato all'organismo perfetto, dimostrano un legame vicendevole o un'orientazione cosi precisa che sembra difficilmente spiegabile senza ammettere un'unica forma sostanziale dal primo all'ultimo stadio di sviluppo.

E vero che in molti stadi embrionali l'anima razionale non trova ancora la materia adatta per l'esercizio di alcune sue funzioni; ma non si richiede che essa le debba poter esercitare tutte fin dall'inizio; sembra sufficiente che ne possa esplicare qualcuna tra le più fondamentali, come ad es. quella vegetativa (che, anche nell'embrione, è caratteristicamente umano). Che se, per l'infusione dell'anima razionale, si volesse esigere un'organizzazione corporea cosi elevata da permettere all'anima la sua funzione più specifica - la cognizione intellettiva - allora bisognerebbe dire che l'anima razionale è infusa nel corpo soltanto molto tempo dopo la nascita; il che è estraneo alla mente degli stessi fautori dell'a. mediata. Inoltre Innocenzo XI ha condannata l'opinione la quale stima probabile che l'anima razionale venga infusa solo alla nascita (Denz-U., n. 1185).
2. Nei casi più o meno gravemente teratologici - ad alcuni dei quali si è accennato or ora nella prima parte dell'articolo - la filosofia ha poco da aggiun-
gere al già detto. E compito dello scienziato il decidere quando si abbiano due individui o uno solo, e in quale momento preciso da uno se ne formino due o più. I sostenitori dell'a. immediata spiegheranno allora che in quell'istante si ha l'infusione di tante nuove anime razionali quanti sono i nuovi individui che si formano; quelli dell'a. mediata ammetteranno la stessa infusione in stadi successivi. Quando invece da due individui se ne forma uno solo, i sostenitori dell'a. immediata saranno costretti a spiegare che uno muore e la sua materia viene vivificata dalla forma sostanziale dell'altro (quale esso sia, spetta alla scienza il definirlo); mentre chi propugna l'a. mediata ricorrerà a questa soluzione soltanto quando la unificazione dei due individui è posteriore allo stadio in cui egli ammette la infusione dell'anima razionale.
3. Il cattolico è perfettamente libero di accettare l'ipotesi che più gli piace. Da parte sua, la Chiesa considera come colpevoli del delitto di aborto tutti coloro che procurano l'espulsione dell'embrione umano, in qualsivoglia stadio di sviluppo esso si trovi; ma con questo non intende definire teoricamente l'annoso problema. Siccome perdura il «dubium facti se l'embrione umano sia o no vivificato dall'anima razionale fin dall'inizio, chi ne procura l'espulsione accetta ipoteticamente la responsabilità di un vero omicidio; e come tale viene colpito dalla legge ecclesiastica. La stessa considerazione vale per la disposizione con cui la Chiesa prescrive che si battezzzi ogni feto abortivo o prodotto mostruoso : si tratta della salute eterna di un possibile uomo per il quale il battesimo è necessario «necessitate medii»; e in questo caso bisogna attenersi praticamente alla via più sicura.

Bim.: A. Lanza, La questione del momento in cui l'anima razionale è infusa nel corpo, in Boll. filosofiro, 4 (1938), pp. 211 266; 332-67: 2 (1939), pp. 36-97; 206-73; T. Dobzhansky, Genetics and the Origin of Species, Nueva York 1941: M. D'Halluin, Animation et desanimation, Parigi 1944; L. Loeb, The Biological Basis of Individuality, Springfield (Ill.) 1945.

Giuseppe Bosio
ANIMISMO. - 1. Etnologia. - Con questo vocabolo s'intende più generalmente la tendenza di certi primitivi ad attribuire un'anima non solo all'uomo, ma anche alle cose. Particolarmente si dicono tribù animistiche quelle che praticano un culto speciale dei morti e delle anime. Su questo a. di fatto E. B. Tylor ha costruito la sua teoria dell'a., che comprende tre parti distinte, e cioè : un tentativo di spiegazione dell'origine dell'idea dell'anima; una ipotesi intorno alla successione storica di certe forme di religione; finalmente la sua opinione circa la posizione dell'a. di fatto nella detta serie.

L'idea di anima sarebbe sorta nella mente dell'uomo di natura da due sequele di fenomeni : dall'osservazione dell'uomo dormiente, malato, morto; dall'osservazione del sogno, dell'estasi, della visione. Nel primo gruppo, il primitivo avrebbe avuto l'impressione che qualcosa avesse più o meno lasciato il corpo; nel secondo, che proprio quell'ignoto elemento agisse per proprio impulso, e quindi fosse in grado di esistere indipendentemente. Cosi sarebbe nata l'idea di un'anima distinta dal corpo e capace di sopravvivere ad esso. Dualismo in seguito applicato anche agli animali e alle piante, e persino alla narura inorganica. Ne sarebbe presto, poi, nata l'idea dello spirito puro, cioè libero sempre da unione col corpo; e, quindi, l'attribuzione di uno spirito a tutti gli oggetti ed elementi della natura. Donde un politeismo più evoluto, nel quale, infine, s'affermò una divinità su tutte le altre.

Il Tylor suppone, dunque, una scala evolutiva che, movendo dall'a., attraverso culto degli spiriti e politeismo, raggiunge il monoteismo. Le sue idee trionfarono in ambito scientifico per alcuni decenni, decadendo poi fatalmente. Oggi, infatti, non si condivide più il parere del

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Animismo - Arca per le offerte agli spiriti. Roma, Museo miss. ctnol. lateranense.

Tylor circa l'origine dell'idea dell'anima, e si ritiene invece che il primitivo può avere attinto tale nozione tanto movendo dal concetto di persona a lui ben noto, come anche partendo dalla immediata esperienza della sua vita interiore. Anche la teoria evoluzionistica ha fatto il suo tempo ed è stata superata da due diversi punti di vista, cioè dall'affermarsi di una corrente volta a sostenere l'esistenza d'una fede magica preanimista, e, d'altro canto, per l'affiorare di conoscenze più profonde sui popoli più antichi. A questo proposito possiamo ormai dire che tali conoscenze escludono l'a. come forma più antica delle religioni, perché i popoli etnologicamente più antichi non conoscono il culto dei morti, ovvero lo praticano assai limitatamente. Essi venerano, invece, un Essere supremo personale, raramente formato d'anima e corpo, ma di regola concepito come persona tutta speciale ed omogenea.

Cade con ciò la scala storica delle religioni formulata dal Tylor, perché il monoteismo non è affatto il prodotto finale di una evoluzione, ma si rivela agli albori stessi dell'umanità. Resta, tuttavia, al Tylor il merito di aver lumeggiato il valore dell'a. di fatto nei riguardi della storia del pensiero umano, di aver cioè avvertito anche nell'uomo di natura il filosofo capace di indagare sulle cause delle cose e di formarsi una concezione del mondo; di avere, inoltre, capito che la concezione del mondo degli animisti non ha sfondo puramente materialistico, ma assurge anche a motivi spirituali sul tipo di quello dell'anima.

Bibl.: Cf. la bibl. della voce anima, e poi: E. B. Tylor, Primitive Culture, Londra 1871; J. Pascher, Der Soelenbegriff im Animismus Edward Burnett Tylors, Würzburg 1929; G. Schmidt, Manuale di Storia Comparata delle Religioni, Brescia 1934.

Michele Schulien
2. Medicina. - Nella medicina l'a., non meno che la teurgia (v.), costituì la prima e più antica forma di interpretazione etiologica delle malattie, ch'esso spicgava attribuendone la causa all'azione di esseri animati invisibili, come dèmoni o spiriti maligni o addirittura anime di morti. L'interpretazione animistica è quasi sempre connessa con quella magica.

Animistica ci appare la concezione medica delle età più antiche e di civiltà come l'egiziana, l'assiro-babilonese, l'indiana, l'iranica, ecc., e si riscontra anche nel Talmud (v.). Essa è normalmente diffusa in tutti i primitivi attualmente esistenti, anche quando questi posseggono il concetto delle cause naturali dei morbi. La cura è prevalentemente esorcistica, basata sul principio di spaventare lo spirito maligno, che ha causato la malattia, o di allettarlo altrove con lusinghe, di trarlo in inganno, e a volte di farlo soffrire perché se ne voda.

Bibl.: V. Maspero, Histoire ancienne des peuples de l'orient classique, Parigi 1905; W. H. R. Rivers, Medicine Magic and Religion, Londra 1924; I. Fraser, Il ramo d'oro. Storia del pensiero primitivo (trad. De Bosis), Roma 1922; G. Schmidt, Manuale di storia comparuta delle religioni, Brescia 1934, pp. 114-41; P. Capparoni, La malattia dell'uomo della preistoria e dell'antico Egitto, in Boll. Ass. Interr. Studi Mediterr., 1935; G. Conteneau, La médirine en Asserie et en Babylonie, Parigi 1938; A. Pazzini, Medicina primitiva, Roma 1941. Adelberto Pazzmi

ANIMUCCIA, Giovanni. - Musicista di pura ispirazione religiosa che apre, con Costanzo Festa (v.), l'aurea tradizione della scuola polifonica romana. N. a Firenze nel 1514, m. a Roma il 25 marzo 1571. Venuto giovane a Roma, entrò fra gli artisti che facevano corte al card. Giulio Ascanio Sforza di S. Fiora e strinse, nel 1540 , profonda amicizia col suo concittadino s. Filippo Neri, che lo chiamò a collaborare all'Oratorio, dove si iscrisse nel 1555. Nello stesso anno fu nominato maestro della cappella Giulia in S. Pietro, dove, alla sua morte, gli successe il Palestrina. Sposò "madonna Lucrezia Giulia sanese", anch'essa penitente di s. Filippo.

I due principali compi d'azione di A., la cappella Giulia e l'Oratorio, sono anche quelli in cui si svolgono i massimi valori della musicalità cinquecentesca, e cioè la musica liturgica (messe, maquificat, motreti), e la musica religiosa extra-liturgica, con intonazione popolare e testa in volgare (laudi spirituali). Nella prima l'A. attinge dal repertorio tradizionale gregoriano l'ispirazione tematica per rivestirla della polifonia più limpida e fluente che, se talora non ha la grandiosità architettonica delle linee palestriniose, ha però sempre religiosità raccolta e profonda. Egli porta, inoltre, ad un tale livello di chiarezza l'aderenza espressiva tra la musica ed il testo liturgico, da potersi a buon diritto chiamare il musicista del Concilio di Trento, di cui esprime lo spirito, specie nelle messe dette appunto "secundum formam Concilii». Si può dire che ogni messa - sitiamo la grande raccolta di 6 messe a 4 , 5 e 6 voci stampata a Roma nel 1567 col titolo di Missarum liber primus - sia come un'apoteosi polifonica del contenuto tematico gregoriano dell'inno (Ad coenam Agni pro-
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(Int. Ene. Celt.)

Animismo - Maschera animista esquinese.
Roma, Museo miss. ctnol. lateranense.

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vidi, Ave Maris Stella, Christe Redemptor omnium), dell'antifona (Goudent in coelis) o della sequenza (Victimna paschali) da cui prende il nome: il cantus firmus serpeggia qua e là nelle varie parti, spezzato, ripreso, elaborato ed arricchito di contrappunti, di imitazioni e passi fugati, sempre vivo e presente nella più vibrante trasparenza melodica dell'edificio polifonico. Dopo le messe, hanno un posto preminente i magnificat, composti negli otto toni e stampati a Roma ( 1568 ) col titolo Canticum Beatae Mariae Virginis ad omnes modos factum. Qui l'elemento ispiratore gregoriano è più evidente nelle classiche intonazioni dei versetti e nell'andamento salmeggiante delle voci, ma la maggiore sobricta contrappuntistica è compensata da una straordinaria ricchezza e varietà di effetti nella disposizione delle parti e nella fusione degli elementi ritmici. Ma dove l'arte di A. prende un aspetto tutto particolare è nelle brevi musiche su testo volgare, composte per l'Oratorio filippino di S. Girolamo della Carità : le Laudi spirituali che uscirono in due libri nel 1563 (a 4 voci) e nel 1570 (a 8 voci). Altre piccole composizioni del genere mottettistico l'A. aveva scritte su testo latino (nei manoscritti Libelli studiorum, nei Modrigali a 3 voci del 1563), ma quelle su parole italiane assumono un'importanza ben maggiore se si considera che sono le radici prime da cui si svilupperà l'oratorio. In un primo tempo sono a 4 voci soltanto, semplici, omofone, poi si arricchiscono di imitazioni e di altri mezzi artistici, come gli effetti grandiosi del doppio coro, dove, dopo un vario alternarsi, il 1^{°} e 2^{°} coro si riuniscono in finali maestosi e solenni, dispiegando tutta la ricchezza timbrica di una tessitura ad otto voci. E ricordiamo cosi qualcuna delle laudi più significative, come Jesu sposo mio dolce, Signor dolce mia vita, Occhi pietosi e casti, Venite al cibo eletto, Su su su che stiamo a fare: piccoli quadretti idillici che ci riportano alla quiete serena della campagna e delle ville romane ove, specie durante la visita alle sette chiese, si tenevano quelle spirituali riunioni filippine a cui l'A. portava un fervido anelito di arte e di fede.

BibL.: G. B. Martini, Saggio fondamentale di contrappunto. II, Bologna 1774, p. 129; L. Picchianti, G. A., in Gazzetta Musicale di Milano, 1843, p. 78; W. A. Ambros, Geschichte der Musik, III, Lipsia 1801, p. 600 sgg.; G. Pasquetti, L'Oratorio musicale in Italia, Firenze 1006; A. Schering, Geschichte des Oratoriums, Lipsia 1911; P. Wagner, Geschichte der Messe, I. Lipsia 1013, D. 420 sgg.

Luisa Cervelli
ANKING, ARCIDIOCESI di. - Si trova in Cina, nella parte occidentale della provincia civile dell'Anhevei; fu cretta in vicariato il 21 febbr. 1929, per divisione dal vicariato apostolico di Wuhu, che abbracciava tutta la detta provincia, ed è affidata alla Compagnia di Gesù, che lo evangelizza per mezzo dei padri spagnoli.
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(prepr. L. Cervelli)
Animuccla. Giovanni - Messa Ave maris Stella. Dalla raccolta Missarum liber primus - Roma, 1567.
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(prepr. L. Cervelli)
Animuccla, Giovanni - Ritratto ad olio di ignoto - Bologna.
L'ir apr. 1946 fu elevata ad arcidiocesi metropolitana con due diocesi suffraganee: Pengpu e Wuhu. Al 30 giugno 1940 vi erano 36 sacerdoti, 15 fratelli, 13 suore. Si contavano 26.898 cattolici e 13.416 catecumeni, su una popolazione complessiva di ca. 7.000 .000 di ab., dediti in gran parte alla coltivazione del riso. Vi è assai vivo il culto per gli antenati.

BibL.: Guida delle Miss. Catt., Roma [1923], p. 189; MC. pp. 13-14.

Adam Pucci
ANKWO, diocesi di. - Diocesi della Cina settentrionale, situato nella parte centrale della provincia civile di Hopeh (antico Chihli). La missione, eretta in prefettura apostolica il 15 apr. 1924, con il nome di Lihsien, città scelta allora a capoluogo, il 13 luglio 1929 fu elevata a vicariato e la sede ne fu trasferita ad A., donde l'attuale denominazione. L'11 apr. 1946 venne elevata a diocesi. A. e Puchi (v.) sono le due prime circoscrizioni missionarie affidate al clero cinese. Vi lavorano i Signori della Missione (Lazzaristi) della provincia religiosa della Cina settentrionale. Al 30 giugno 1940 gli ab. erano complessivamente 1.270 .000 , di cui 32.937 cattolici; i sacerdoti 26 , i fratelli 74 e le suore 116. La popolazione è, nella maggioranza, semplice, dedita all'agricoltura; segue il culto degli antenati con manifestazioni superstiziose buddhistiche e taoistiche.

BibL.: Guida delle Miss. Catt., Roma [1935], pp. 189-90; MC, pp. 14-15.

Adam Pucci
ANLUNG: v. Lanlung.
ANNA (ebr. Hanuāh «grazia -). - Nome di varie donne del Vecchio e del Nuovo Testamento.
I) ANNA, moglie dell'efraimita Elcana (v.) abitante a Ramathaim-Sophim (I Sam. 1-2). Prediletta dal marito, benché sterile, subiva in silenzio le ingiurie della feconda rivale Phenenna. Un giorno, trovandosi a Silo con il marito, recatovisi per offrire sacrifici dinanzi al Tabernacolo, A. emise il voto al Signore di consacrargli per tutta la vita il figlio «se darai

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Anna, profetessa - La profetessa A. Particolate della Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti (sec. xit). Firenze, Uffizi.
alla tua serva un maschio" (I Sam. 1, 11), col nazireato (v.) perpetuo. Mentre pregava a bassa voce, fu ripresa dal sommo sacerdote Eli, al quale si spiegò e ne ottenne la benedizione sacerdotale. Ebbe la grazia richiesta divenendo madre di Samuele (v.). Quando lo ebbe svezzato (a circa tre anni, secondo l'uso ebraico: II Mach. 7, 27) o allevato (l'ebraico gâmal ha i due significati), lo condusse a Silo e lo presentò al Signore offrendo sacrifici di ringraziamento. Pronunciò allora il sublime cantico ispirato, in cui loda la potenza, la giustizia e la bontà divina ed auspica la salvezza messianica (I Sam. 2, 1-10); il Magnificat (v.) di Maria S.ma (Lc. 1, 46-55) echeggia quasi tutto del giubilo sacro della madre di Samuele. A. è considerata figura della Madre di Gesù per la sua fecondità miracolosa, e della Chiesa, perseguitata nelle origini, poi feconda e gloriosa. Phenenna con i figli è figura della sinagoga, dapprima feconda poi ripudiata. S. Giovanni Crisostomo dedica 5 omelie agli insegnamenti morali derivanti dalla maternità di A. (PG 54, 631-75).
2) Anna, moglie di Tobia (v.), della tribù di Neftali, madre di Tobia il giovane. Rimase fedele al marito nella cattività di Ninive, anche nelle persecuzioni suscitate dalle sue opere di carità. Il suo carattere irascibile si rivelò in un contrasto col marito cieco che, sentendo il belato d'un capretto avuto in salario da A., temeva si trattasse di un furto (Tob. 2, 19-23), e in occasione del viaggio del figlio a Rages (Tob. 5, 23-25; 10, 4-7). La sua tristezza si mutò in giubilo quando dal colle ove spesso si recava a scrutare l'orizzonte, scorse il figlio che tornava (Tob. 11, 5-6). Nei Settanta l'accoglienza è narrata con più particolari. Sopravvissuta al marito, A. fu assistita dal figlio e dalla nuora fino alla morte (ibid. 14, 14).
3) Anna, moglie di Raguele, parente di Tobia, a Ecbatana. Nei Settanta (Tob. 7, 2-18; 8, 16) è detta Edna (ebraico = delizia o). Accolse cordialmente il cugino Tobiolo venuto per sposare sua figlia Sara.
4) Anna, santa. Profetessa, figlia di Phanuel della tribù di Aser. Sopraggiunta nel tempio di Gerusalemme in occasione della presentazione di Gesù, "lodo Dio e parlo del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (Lc. 2, 36-38). "Non si scostava mai dal Tempio" (ibid.), probabilmente abitando in qualche locale annesso. Era vissuta con il marito sette anni e, rimasta vedova, aveva ormai raggiunto 84 anni. Improbabile è l'interpretazione di s. Ambrogio che A. rimase vedova per 84 anni, sicché sarebbe stata più che centenaria. E ricordata nel Martirologio Romano al I sett., al 3 febbr. o 28 ag. nel rito bizantino, al 2 febbr. nella Chiesa copta.

Birl.: E. Jacquier, in DB. I, coll. 627-32.
5) Anna, santa, madre di Maria Vergine. Non è ricordata nei libri canonici; il suo nome è diffuso fin dal sec. II ad opera del Protocangelo di Giacomo e dei suoi rifacimenti. Secondo tali tradizioni, A., figlia di Mathan, sacerdote betlemita, avrebbe avuto due sorelle maggiori : Maria (divenuta poi madre di Maria Salome) e Sobe (divenuta poi madre di Elisabetta). Sposata a Gioacchino (v.), galileo di Nazareth, era sterile. Dopo lunghe preghiere, già vecchia, ebbe la fortuna di diventare madre di Maria S.ma. Quando questa ebbe tre anni, la presentò al Tempio e mori poco dopo. E difficile determinare, in questi racconti trasmessi con notevoli varianti nei testi apocrifi, in quaie proporzione la leggenda s'innesti sulla storia.

Il suo culto compare nel sec. vi in Oriente (Giustiniano edifica una chiesa a Costantinopoli in suo onore), nel sec. viII in Occidente (sua immagine in S. Maria Antiqua). La sua festa si diffonde sempre più col sec. xir; nel sec. xiv è estesa a quasi tutta l'Europa, e Urbano VI (bolla Splendor, 1378), la prescrisse a tutta l'Inghilterra. Lutero aggredi il culto di A., allora molto in voga. Gregorio XIII (1384) impose la festa di precetto di A. a tutta la Chiesa. In Oriente si festeggia il 25 luglio, in Occidente il 26 luglio. Oggi è molto venerata in Bretagna (Ste-Anne d'Auray) e nel Canadà (Ste-Anne de Beaupré). E invocata come patrona delle madri e delle vedove, dei naviganti e dei minatori. "L'acqua di sant'Anna" è usata, dalla fine del medioevo, contro la febbre e varie malattie, per le partorienti e gli ossessi.

Biss.: Vingeli dell'Infanzia (v.), apocrifi; H. Leclercn, in DACL. I, coll. 2162-74 (con ricca bibliografia): P. V. Charland. Site Anne et son culte, 3 voll., Québec 1911-21: B. Kleinschmidt, Die III. Anna, in Theologie und Glaube, 18 (1926), pp. 297307; 19 (1927), pp. 488-512; 20 (1928), pp. 332-44; A. Marascon, S.te Anne, Parigi 1926; M. V. Roman, S. Anne, her Call and her Shrines, Nuora York 1927; A. Wilmart, in Ephemerides Liturgicae, 42 (1928), p. 258 sgg., 543 sg.; H. Ghéon, S.te Anne d'Auray, Parigi 1931: M. Villar, s. v. in D8p, I. col. 672 sg. - Sulla "casa di s. A." a Gerusalemme: H. Vincent e F.M. Abel, Jérusalem, II, Parigi 1926, p. 669 sg.

Pietro De Ambroggi
Iconografia. - Gli episodi della vita di s. A. rappresentati con maggiore frequenza sono quelli ispirati al protoevangelo di Giacomo e che si riferiscono alla nascita della Vergine; essi, oltre a costituire un preludio criatologico, documentano, attraverso l'ininterrotta tradizione, l'Immacolata Concezione di Maria. Infatti l'episodio dell'Incontro di A. e Gioacchino alla porta aurea fu messo nel massimo rilievo; già noto alla miniatura bizantina esso passò nel repertorio della scultura romanica (Chartres) e poi al celebre affresco di Giotto a Padova. La scena della natività di Maria

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si rifà allo schema di quella di Gesù come nel musaico di P. Cavallini a S. Maria in Trastevere, e più tardi si arricchisce, con le opere del Ghirlandaio e di Andrea del Sarto, di motivi episodici estranei alla scena, che rappresentano persone e ambienti del tempo della pittura. Abbastanza frequenti sono pure episodi dell'infanzia di Maria, nei quali A. entra come personaggio di primo piano, e ciò fin dai musaici trecenteschi della Kahrié giami di Costantinopoli, fino alla composizione di A. che insegna a leggere a Maria, abbastanza diffusa nell'epoca barocca. Con il gotico internazionale si diffonde largamente un tipo di S. Famiglia con A., la Madonna e Gesù, che, abbastanza comune anche oltral. pe, in Italia raggiunge alti valori espressivi: p. es.: nel dipinto di Masaccio agli Uffizi, nel gruppo in marmo di A. Sanouvino in S. Agostino a Roma e nelle due diverse redazioni di Leonardo a Londra ed a Parigi.

Bibl.: K. Künstle, Ikonographie der christlichen Kunst. I, Fri-
burgo in Br. 1928: A. Masseron, Site Anne, Parigi s. a.; B. Kleinschmidt, Anna selbst-
drift in der spanischen Kunst. Eine ikonographische Studie, in Gesammelte Aufsätze zur Kulturgeschichte spaniens. I, Münster in V. 1940, pp. 149-65; A. Katzenellenbogen, s. v. Begegnua, in秃积lex., II, coll. 177-79.

Kurt Raths
Nelle tradizioni e nella poesia popolari. - Nella trepida attesa di un bimbo le madri del popolo invocano s. A., perché le assista e favorisca il felice esito del parto: a tal fine usano tenere la sua immagine sopra il letto. E anche protettrice delle ricamatrici, le quali, nel giorno della sua festa ( 26 luglio) si astengono dal ricamare perché credono che, se contravvenissero a tale norma, il telaio andrebbe per terra rimanendone sfondato il lavoro. E siccome la leggenda dice che A., nella sua prima giovinezza, fu lavandaia, vige l'uso che, per divozione, in tal giorno ci si astenga anche dal fare il bucato. In Francia è famoso il pellegrinaggio delle donne a Saint'Anne d'Auray. L'essere stata A. una "pregnante annosa" ha dato luogo ad alcuni modi di dire popolari. A. compare in numerose canzoni lirico-narrative che, nel breve giro di una strofa, la rappresentano in delicati atteggiamenti di premura e di affetto verso Maria bambina; si tratta in prevalenza di graziose ninna. nanne, ricche di immagini poetiche e di vivo sentimento. Sono anche assai diffuse alcune brevi pre-ghiere-invocazioni di carattere lirico: una, assai antica, poiché si trova in un manoscritto della biblioteca Guarnacci di Volterra che risale al sec. xiv, è tuttora ripetuta dalle donne del popolo per averne la grazia di un figliuolo. - Vedi Tav. CXX.

Bibl.: G. Pitré, Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. XIII: Spettacoli e feste, Palermo 1881; P. Toschi, La poesia religiosa del popolo italiano, Firenze 1922; B. Kleinschmidt, Die heilige Anna. Ihre Verehrung in Geschichte, Kunst und Volkstum, Diisseldorf 1930.

ANNA (Anano: corrisponde all'ebr. Hânan[fäh]). Nome di due sommi sacerdoti ebrei del sec. I d. C.

1) A. (Anano) I è chiamato "Avvx́ nel Nuovo Testamento, "Avxvss da Flavio Giuseppe. Figlio di Seth, eletto pontefice dal governatore romano Quirinio verso il 6 d . C., fu sostituito verso il 15 da Ismacle, figlio di Fabi, nominato dal procuratore Valerio Grato. Anche dopo la sua deposizione esercitò grande influenza per le sue ricchezze e vide cinque suoi figli e un genero, Caifa, succedergli nel sommo sacerdozio. Morì vecchissimo. La sua tomba al tempo dell'assedio di Gerusalemme si trovava a ponente della città (cf. Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XVIII, 2, 1-2; XX, 9, 1; Bell. Ind., V, 12, 2).

I testi rabbinici lo descrivono avaro e subdolo. Durante la vita pubblica di Gesù era considerato ancora sommo sacerdote, non solo di onore, ma anche di fatto, forse perché lo si riteneva tale di diritto. Lc. 3,2 , lo elenca assieme a Caifa; Io. 18, 13, nota che Gesù, arrestato, fu condotto "prima da A." e lascia intendere che il primo interrogatorio sia stato diretto da lui (ibid. 18, 19-24). Presiede il sinedrio assieme a Caifa (Act. 4, 6). Si discute se il sommo sacerdote di Act. 7,1 e 9,1 sia A. o Caifa.
2) A. (Anano) II, gr. "Avxvss (Flavio Giuseppe), era il quinto figlio del precedente. Dopo la morte del proconsole Festo, prima dell'arrivo del procuratore Albino (62) "radunò il sinedrio dei Giudei, e citandovi il fratello di Gesù detto il Cristo, che aveva nome Giacomo, e alcuni altri sotto l'accusa di essere trasgressori della Legge, li condannò ad essere lapidati" (Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XX, 9, 1). Accusato presso Albino, che era in viaggio, e presso Agrippa II, che tre mesi prima gli aveva conferito il sommo sacerdozio, fu da quest'ultimo deposto. Fu ucciso dagli Idumei durante la guerra giudaica.

Bibl.: G. Felten, Storia dei tempi del Nuovo Testamento. trad. ital., II, Torino 1912, pp. 41-44; U. Holzmelster, Historia actatis Novi Testamenti, Roma 1932, pp. 173-77; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II. Torino 1934, n. 415.

Pietro De Ambroggi
ANNA d'Austria. - Figlia di Filippo III re di Spagna e di Margherita d'Austria-Stiria, n. il 27 sett. 1601; il 25 dic. 1615 andò sposa a Luigi XIII 1e di Francia in un momento in cui la politica francese era orientata verso un'intesa filospagnola e tentava legami di amicizia coi sovrani asburghesi: politica però che fu stroncata definitivamente quando il card. Richelieu divenne primo ministro il 16 apr. 1624. A. non ebbe né l'amore né la fiducia del marito; ed in uno dei molti intrighi di palazzo, tanto frequenti alla corte di Francia, intessuto da Maria di Rohan, marchesa di Chevreuse, nell'ag. 1626, quando si pensava ad una probabile prossima morte del re, si ordiva il matrimonio di lei con

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Gastone fratellastro del re destinato alla successione. Sventata la congiura dal Richelieu, che seppe mantenersi il pieno favore del sovrano, A. rimase del tutto appartata; il 5 sett. 1638 ebbe il primo figlio Luigi ed il 21 sett. 1640 il secondogenito Filippo che fu il capostipite del ramo d'Ottiana.

Al momento della sua morte, il Richelieu (4 dic. 1642) designò a Luigi XIII come primo ministro il card. Mazzarino, che il re si affrettò a nominare; quando poi egli stesso morì ( 14 maggio 1643), A. assunse la reggenza del figlio; ma chi tenne il governo sino alla morte ( 9 marzo 1661) fu il Mazzarino, il quale continuò quell'indirizzo antispagnolo ch'era stato la linea conduttrice della politica del Richelieu. Infatti la dichiarazione del giovanissimo re di prendere il governo ( 7 sett. 1651) non interruppe l'opera del potente ministro che seppe superare i tumulti della Fronda (1648-52) provocati dalla insofferenza della nobiltà turbolenta, preoccupata più dei suoi particolari interessi che di quelli generali della nazione. La famigliarità di A. col Mazzarino che era meno di un anno più giovane di lei, suscitò un cumulo di insinuazioni e di calunnie e si giunse persino a parlare di un matrimonio segreto tra di loro, nel quale avrebbe avuto meno s. Vincenzo de' Paoli (il Mazzarino non ricevette mai gli Ordini Sacri). Il santo smenti risolutamente tale diceria (Coste, III, p. ioi). Egli fu in grado di influire sull'animo di A. la quale ebbe larga fiducia in lui ancor prima della reggenza e volle che facesse parte del Consiglio di coscienza, al quale erano affidati gli affari religiosi della Francia; ma il Mazzarino, al quale dava ombra l'opera del santo, ne lo eliminò nel 1652. A. però continuò ad aiutarlo nelle sue opere di carità, fondò istituti di Missionari e di Figlie della Carità; avversò il giansenismo nascente (Coste, III, p. 87 sgg .), nel quale le repugnava il rigore della dottrina sulla Comunione; e sebbene la sua condotta non sia stata sempre senza rimprovero, diede prova di pietà sincera e di amore per il popolo. Morì di cancro il 20 genn. 1666, largamente compianta, e fu sepolta nel monastero di Val de Grâce ch'ella stessa aveva fondato.

BibL.: Manca una biografia di scrittori contemporanei e non si hanno di A. che elogi in vita ed in morte; conviene pertanto vedere in Les sources de l'histoire de France, III, Parigi 1923, i numeri che riguardano la famiglia reale (nn. 1296, 1297, 1298 specialmente) quelli da p. 94 a 99 , che riguardano specialmente A.; inoltre interessano A. la bibliografia dei card. Richelieu e Mazzarino, del principe di Condé e dei re Luigi XIII e XIV, alle cui voci rimandiamo. Tra i più recenti lavori. cfr. P.Robiquet, Le Cœur d'une reine, Parigi 1912. Per il sentimento religioso, cf. Brémond, Histoire littéraire du sentiment relig. en France, II, Parigi 1923, pp. 339-95; III, ivj 1923, pp. 346-50; IV, ivj 1923, pp. 180; VI, ivj 1923, pp. 82, 236, 418; IX, ivj 1932, pp. 211 212; P. de Coste, Monsieur Vincent, Parigi 1932, passim, specialmente voll. III, p. 88 sg.

ANNA di Gesù, venerabile. - Carmelitana scalza, discepola e cooperatrice di s. Teresa, n. a Medina del Campo (Spagna) il 25 nov. 1545, m. a Bruxelles il 4 marzo 1621. A dieci anni fece voto di verginità. Vestì l'abito teresiano nel 1570 e fu compagno di s. Teresa nella fondazione del monastero di Beas (1575), di cui fu priora. Fondò i monasteri di Granata (1582) e di Madrid (1586). Nel 1604 introdusse la riforma teresiana in Francia, fondandovi i monasteri di Parigi, Pontoise e Digione, quindi in Belgio, dove fondò il monastero di Bruxelles (1607). Fu molto stimata da s. Teresa e da s. Giovanni della Croce. A sua istanza il «dottor mistico» scrisse il Cantico Spirituale, e fra Luis de León la Exposición del libro de Job.

BibL.: A. Manrique, Vida de la vdn. Ana de Jesús, Bruxelles 1632; B. Ignace, Vie de la vdn. Mère Anne de Jésus, Malines 1876; Silverio di Santa Teresa, Historia del Carmen Descalza, VIII, Burgos 1937, cap. 16.

ANNA di san Bartolomeo, beata. - Carmelitana scalza, al secolo Anna García, n. il 1^{°} ott. 1549 in Almendral (presso Ávila), m. ad Anversa il 7 giugno 1626. Entrò il 2 nov. 1570 , prima suora conversa, nel primo monastero riformato di Ávila, e s. Teresa, apprezzando le qualità e doni sia naturali che soprannaturali di lei, la prese per compagna inseparabile nei suoi viaggi e volle morire tra le sue braccia. A. fu tra le prime carmelitane scalze che passarono in Francia (1604), ove fondò due monasteri, a Pontoise (1605) con Anna di Gesù e a Tours (1608). Passò quindi in Belgio, ove fondò il monastero di Anversa ( 6 nov. 1612) e, con le sue preghiere, salvò la città dal pericolo di cadere in mano agli ugonotti ( 1622,1624 ); per il qual fatto fu acclamata dal popolo "Liberatrice di Anversa". Alla sua morte seguirono innumerevoli grazie e miracoli; fu beatificata da Benedetto XV il 6 maggio 1917; la sua festa si celebra il 7 giugno.

BibL.: C. Henriques, Vido, virtudes y milagros d. sen. Ana de s. Bart., Bruxelles 1632; M. Bouix, Autobiographie de la vin. M.-Anne de s. Barthélemy, 2^{°} ed., Parigi 1869, 1872; Florencio del Niño Jesús, La b. A. A. di s. B., trad. ital., Milano 1917; Silverio di Santa Teresa, Historia del Carmen Desc. en España, VIII, Burgos 1937, pp. 518-68.

Ambrogio di Santa Teresa
ANNA di sant'Agostino, venerabile. - Carmelitana scalza, discepola di s. Teresa, n. a Dueña (Palencia) nel 1555, m. a Villanueva l'ri dic. 1624. Vestì l'abito carmelitano a Málaga nel 1575. Accompagnò s. Teresa nella fondazione del monastero di Villanueva della Jara, del quale fu più volte priora. Nel 1600 fondò un monastero a Valera de Abajo (Cuerca). Rifulse per abbondanza di carismi soprannaturali. Pio VI dichiarò eroiche le sue virtù nel 1776. Scrisse per obbedienza la sua autobiografia, importante documento di vita mistica.

Bibl.: Alonso de S. Jerónimo, Vida de la Ven. Ana de S. Agustin, Madrid 1668; Silverio di Santa Teresa, Historia del Carmen Descalzo en España, XI, Burgos 1940.

Alonso de la Sainte-Enfance. - Pe riodico bimestrale, organo ufficiale dell'Opera della S. Infanzia (v.), iniziato a Parigi nel 1846. Con il resoconto annuale e le comunicazioni del consiglio centrale, esso pubblicò corrispondenze sullo sviluppo dell'Opera in Europa e in Oriente, e copiose relazioni dalle missioni; dal 1887 portò illustrazioni. Per quanto possa sembrare imitato dagli Annales de l'Association de la prolongation de la foi con gli adattamenti richiesti dal carattere dell'Opera, appare di fatto compilazione indipendente. Edizioni più o meno collegate con la originale francese si divulgarono presto in quasi tutte le lingue europee. La edizione tedesca di Aschen contiene notizie originali. Quella italiana, principiata nel 1853 a Genova con il titolo Annali dell'Opera della Santa Infanzia, si presentò come una versione dalla francese, ma ebbe corrispondenze particolari dall'Italia; dal 1924 si continuò col titolo Santa Infanzia.

Bibl.: Streit, Bibl., 1, pp. 616, 619. 620, 622, 625, 627, 629, 643, 690.

Ewald Kupper
ANNALES DE LA SOCIÉTÉ SCIENTIFIQUE. - Periodico pubblicato a Lovanio dalla «Société scientifique» di Bruxelles, fondata nel 1875, con il proposito di favorire lo sviluppo e la diffusione delle scienze dimostrando praticamente che non esiste alcun disaccordo tra lo spirito religioso e quello scientifico. Gli Annales, a partire dal 1937, si pubblicano in tre serie, comprendenti le scienze matematiche, le scienze naturali e mediche, le scienze economiche.

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ANNALES DE L'ASSOCIATION DE LA PROPAGATION DE LA FOI. - Organo ufficiale di questa Associazione, diventata poi l'Opera pontificia della Propagazione della Fede (v.). Iniziato a Lione e a Parigi nel 1824, a continuazione dei quaderni dell'Associazione che si pubblicavano dal 1822, ebbe col 1840 periodicità bimestrale, corrispondendo in seguito la numerazione dei volumi agli anni. Sebbene si presentassero come proseguimento delle celebri Lettres édifiants, gli Annales sono assai più universali di quella raccolta; oltre alle comunicazioni dell'Associazione, contengono infatti lettere e documenti provenienti da ogni Ordine missionario e paese di missione, così da costituire una fonte di primaria importanza per la storia dell'apostolato cattolico nel secolo scorso in Europa e negli altri continenti. Nel 1931 il periodico cambiò il titolo in Amales de la Propagation de la Foi et de s. Pierre Apôtre, prendendo a pubblicare notizie anche di questa ultima opera. Al presente esso ha perduto il valore originario.

Gli Annales raggiunsero una grande diffusione, con versioni più o meno integrali e adattate in quasi tutte le lingue europee, stampate in diversi paesi. Contro il desiderio del consiglio centrale di Lione, non tutte le versioni erano esattamente conformi all'edizione originale francese; specialmente la versione di Monaco aggiunse relazioni di missionari tedeschi, informando cosi, tra l'altro, sullo sviluppo dell'attività cattolica negli Stati Uniti d'America. Non è ancora stata precisata l'origine di qualche traduzione, come ad es. delle prima edizione in lingua tedesca (forse quella di Einsiedeln, non quella di Strasburgo). L'edizione italiana vide la luce a partire dal 1828 , a Lione, in stretta dipendenza dalla originale francese. Benché nel 1839 il vol. IV della risumpa la dichiarasse unica riconosciuta, riprovando ogni altra versione in lingua italiana, si pubblicarono a Napoli estratti, che divennero successivamente più completi.

BibL.: Streit, Bibl. I, pp. 271-73, 277, 282, 287, 289, 591, 592, 691; III, pp. 748, 874, 825; B. Arora, Handbuch der katholischen Missionen, Friburgo in Br. 1920, p. 327 sg.; id., Die hotholischen Missionstoriche, Friburgo in Br. 1922, p. 55; W. Mathines, Der Ludvies-Missionarein in der Zeit König Ludwigs I, Monaco 1939, passim e particolarmente p. 22, nota 97.

Ewald Kuyper
ANNALES DE PHILOSOPHIE CHRÉTIENNE. - Rivista fondata nel 1830 da A. Bonnetty (17981879), che ne conservò la direzione fino alla sua morte, e fu, con L. de Bonald, L. Bautain, H. F. Lamennaia prima metrica, uno dei principali sostenitori del tradizionalismo in Francia.

Voleva rappresentare una specie di reazione al razionalismo imperante e alle esagerate pretese della ragione opponeva, come vera fonte della verità, la dottrina rivelata e a noi tramandata dalla tradizione; però deprimeva troppo la ragione umana fino a ritenerla incapace di ogni verità nelle questioni religiose e morali.

Il Bonnetty fu richiamato all'ordine dalla Congregazione dell'Indice (1855) e obbligato a sottoscrivere quattro proposizioni, che condannavano i principi estremi del tradizionalismo. Il Bonnetty vi si sottomise scrupolosamente. Nel 1895 gli A. passarono sotto la direzione di C. Denis, e cominciò ad affermarvisi la nuova sendenza dell'immanenza o dell'azione (v. ABIONE, filosofia della; IMMANENTISMO).

Il Denis fu coadiuvato da penne brillanti, M. Blondel, L. Canet, V. Ermoni, E. Le Roy, H. Brémond, G. Tyrrell; e quando gli A. passarono, nel 1905, nelle mani di L. Laberthonnière, si pubblicò, bensi, in un nuovo programma, ma l'indirizzo rimase immutato. Perciò le annate dal 1905 al 1913 furono poste all'Indice (decr. 5 maggio 1913) e al Laberthonnière fu ordinato di astenersi da ogni pubblicazione. Gli A. allora cessarono.

BibL.: G. Tendio, Gli A. de philosophie chéritione, in Scuola Cattolica, 41 (1913, 10), pp. 454-63. Celestino Testore

ANNALES DES PRÊTRES ADORATEURS. - Rivista mensile, pubblicata dal 1^{°} genn. 1888 a

Parigi, dai Sacerdoti del S.mo Sacramento (v.). Era stata preceduta da un bollettino provvisorio, negli anni 1879-87. Destinata ad alimentare nel clero il culto dell'Eucaristia e in particolare l'adorazione sacramentale, ha raggiunto larga diffusione, con edizioni in diverse lingue (italiano, fiammingo, inglese, olandese, spagnolo, portoghese, ecc.). Dal 1908, è organo ufficiale della «Lega sacerdotale della comunione frequente e quotidiana».

## ANNALI DELLA PROPAGAZIONE DELLA

FEDE: v. anNALES de l'association de la propagATON DE LA FOI.

ANNALI DELL'ITALIA GATTOLIGA. - Rassegna annuale delle attività cattoliche in Italia, destinata in particolare ai cattolici organizzati e pubb