es reinen Willens (ivi 1904); 3² : Ästhetik des reinen Gefühls (ivi 1912). Scrisse inoltre: Religion und Sittlichheit (ivi 1907); Der Begriff der Religion im System der Philosophie (Giessen 1915), ecc.
C. è il fondatore della scuola marburghese (P. Natorp, E. Cassirer) che, opponendosi al naturalismo e al positivismo, inizia una nuova interpretazione kantiana nel senso di un logicismo ad oltranza cui è estraneo l'influsso hegeliano. L'equilibrio del sistema kantiano, fondato nella distinzione tra estetica e analitica trascendentali per cui le funzioni intellettuali non possono esercitarsi se la sensibilità non offre loro una materia adatta, è rotto da C. che nega questa dualità. I concetti per lui non rappresentano l'essere ma s'identificano con l'essere, e, come il pensiero prese la realtà, cosi è la volontà che produce l'ordine morale, e il senso del bello quello estetico.
Bibl.: F. Tocco, L'idealismo critico di C., Napoli 1887; P. Natorp, H. C. als Mensch, Lehrer und Forscher, Marburgo 1918; J. Klatskin, H. C., Berlino 1919; R. A. Fritesche, H. C. aus persönlichen Erinnerungen, ivi 1922; W. Kinkel, H. C. Leben und Werk, Stoccarda 1924.
Felicissimo Tisivelle
COIMBATORE (COIMBATUR), DIOCESI di. Il 16 marzo 1845 dal vicariato apostolico della Costa di Coromandel veniva distaccato il provocariato di C., elevato poi, nel 1850 a vicariato apostolico e finalmente, nel 1886, a diocesi. Nella missione lavorarono i padri delle Missioni Estere di Parigi fino al 1940, in cui passò, con qualche limitazione di territorio, al clero indigeno.
La superfice è di kmq. 18.122, la popolazione è di ca. 2.850 .000 ab. di cui 2.700 .000 induisti, 64.000 maomettoni, 44.000 cattolici e 30.000 protestanti.
I sacerdoti, tutti indigeni, sono 50 , i seminaristi 20 . Vi sono anche alcuni religiosi. Le suore sono ca. 200. Quasi-parrocchie 34, chiese con residenza del sacerdote 32 , senza residenza 64 . Le scuole clementari sono 45 , le medie 10 e le superiori 3 con 11.000 alunni. Abbastanza sviluppate le opere di assistenza e di carità. La diocesi è suffraganea di Pondicherry.
Bibl.: MC, p. 85 .
Pompeo Borgna
COIMBRA, diOCESI di. - Nel Portogallo, si estende per 5300 kmq . ed ha 571.256 ab. dei quali 547.428 cattolici, conta 254 parrocchie, servite da 252 sacerdoti secolari e 10 regolari.
Sembra che questa importante diocesi sia una delle più antiche della Lusitania, tuttavia mancano buoni documenti sulla sua vita religiosa e principalmente sui suoi gerarchi prima del sec. vi. Tutte le Chiese di quella contrada subivano l'influsso della antica sede metropolitana Emeritemse; da Merida dunque doveva C. nei primi tempi ricevere l'organizzazione ecclesiastica.
Il primo vescovo conosciuto è Lucenzio, Lucezio, come si legge in alcuni codici, il quale firma come presente nel Concilio Bracarense del 561, ciò che ripete nel 572 nel II Concilio della stessa sede metropolitana, dalla quale già allora, come anche oggi, dipendeva. L'ultimo vescovo coimbricante durante la dominazione visigotica è Emila, che si trova nel 693 con i padri del Concilio XVI di Toledo; dopo di lui si ha una lunga interruzione in quell'episcopato a causa della terribile invasione saracena, che obbligò il clero e gran parte dei fedeli a rifugiarsi nei monti settentrionali della penisola. Di nuovo viene ricordato un vescovo di nome Nausto negli ultimi decenni del sec. IX, ma né lui né i suoi successori fino alla riconquista della città e territorio di C. (che fu nel 1858, o secondo alcuni cronisti nel 1064) poterono entrare nella diocesi. Pochi anni dopo governava questa sede il tristemente celebre Maurizio Burdino, più tardi arcivescovo di Braga e finalmente nel 1118 l'antipapa Gregorio VIII, creato dall'imperatore Enrico V. Dopo la morte del suo successore a C. vi fu una vacanza della sede per 31 anni. Celebri sono nel sec. xvi i vescovi agostiniani Giovanni VII Soares e Gaspare de Casal, i quali intervennero al Concilio Tridentino, e Emanuele de Menezes morto nella celebre battaglia di Alcasa-el-Kebir (1578), insieme all'ultimo re della dinastia, Sebastiano, dopo il quale il Portogallo cadde sotto la dominazione spagnola, ciò che fu causa di conflitti diplomatici religiosi fino al riconoscimento della nuova dinastia portoghese.
Bibl.: H. Flórez, España Sagrada, XIV, pp. 63-96; T. da Fonseca, C., Oporto 1929.
Giuseppe M. Pou y Martí
Università di C. - E, cronologicamente, la prima delle università portoghesi. Ideata dal re Don Dinis con le lettere patenti del 1^{°} marzo 1290 (ed a ciò collaborarono alte autorità ecclesiastiche del tempo), il nuovo «Estudo Geral» ricevette prerogative accademiche con la bolla papale De statu regni Portogaliae del 9 ag. 1290, di Niccolò IV. Cominciò a funzionare a Lisbona, con l'insegnamento del trivio e del quadrivio, del diritto canonico, del diritto civile e della medicina, ma nel 1308 venne trasferita da Don Dinis a C., geograficamente meglio indicata per la sua posizione centrale e già notevole centro di studi organizzati da enti ecclesiastici : la nuova sede più tranquilla e propizia al lavoro intellettuale aveva anche il vantaggio di non essere ambiente favorevole, come quello della capitale, a turbolenze studentesche, a inevitabili intemperanze.
Riportata a Lisbona per ordine di Don Alfonso IV, vi rimane fino al 1354, per tornare a C. fino al 1377,
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(1st. Antonie Gellello tiranco - Lignara)
Coimbria - Biblioteca Geral dell'Università fatta costruire dal re Giovanni V (1717-28).
epoca nella quale l'ultima parentesi lisbonense si inizia al tempo di Don Fernando. Questo andrivieni cessa col 1537, allorché Don Joāo III dispone che l'Università abbia la sua definitiva sede in C. e mette a sua disposizione i propri palazzi, da adattare convenientemente. Rieca di moesiti insigni, molti dei quali formativi nei più celebri ambienti intellettuali dell'Europa, lo Studio di C. è stato sempre un centro luminoso di cultura nazionale: il suo insegnamento ha spesso oltrepassato i confini patrii, ed a sua volta è stato frequentemente avviato dal sapere di studiosi stranieri, fra i quali non mancano Italiani.
Dopo i privilegi concessi nel 1309 da Don Dinis, la struttura dell'Università di C. si venne profilando sul modello dello Studio di Bologna, diramandosi nelle quattro facoltà fondamentali : Teologia, Diritto canonico, Diritto civile, Medicina.
Nella sua vita secolare sono degni di nota vari periodi: quello contrassegnato dal vigoroso impulso che alla cultura nazionale dette Don João III; il nuovo orientamento europeo impresso da Don Joāo V; la riforma operata dal marchese di Pombal nel sec. xviri.
Le successive riforme, più o meno felici, si sono sforzate di rimodernare l'insegnamento universitario per adeguarlo alle nuove necessità intellettuali e sociali della nazione. Delle cinque facoltà esistenti nel secolo scorso all'epoca delle riforme di Passos Manuel, cioè nel 1835 , quella di Teologia è stata trasformata in facoltà di Lettere nel 1911, e quella di Filosofia (di memoria pombaliana) è divenuta facoltà di Scienze. Le altre tre erano quelle di Diritto, Medicina e Matematica.
Attualmente l'Università di C. consta di : 1) facoltà di Lettere, quadriennale, che concede il titolo di «licenziato * (necessario per l'insegnamento secondario) e di «dottore»; 2) facoltà di Legge, la quale concede il titolo di «baccelliere» a coloro che superano il corso quadriennale, quello di «licenziato * ai baccellieri che superano con la classi-
ficazione di almeno 12/20 il quinto anno complementare, e quello di *dottore»; 3) facoltà di Medicina, con un corso di sei anni, dalla quale si esce con grado di * licenziato * o sottoponendosi a ulteriori prove, col titolo di «dottore»; 4) facoltà di Scienze, quadriennale o, per gli ingegneri geografici, quinquennale; 5) scuola di Farmacia.
Tutti coloro che aspirano alla carriera universitaria devono possedere il titolo accademico di «dottore», che i licenziati possono conseguire dopo aver superato varie prove scritte ed orali.
L'Università di C., la quale conserva tuttora caratteristici costumi accademici tradizionali, di secolare memoria, ed usi studenteschi singolari, con la inconfondibile saudade portoghese, è oggi sulla via di una radicale trasformazione edilizia; la nuova «città universitaria» è in pieno fervore di opere, modernissima ed austera nella linea architettonica, completa e moderna nelle nuove istallazioni. - Vedi Tav. CXXV.
Giacinto Manuppella
COIMBRA, Leonardo. - Filosofo e uomo politico portoghese, n. nel distretto di Felgueiras il 30 dic. 1883, m. in un incidente automobilistico nella Serra di Baltar il 2 genn. 1936. Professore prima nei licei di Porto e di Lisbona, insegnò in seguito filosofia (1919-31) nell'Università di Porto. Fu deputato e ministro della Pubblica Istruzione a due riprese nel 1919 e nel 1922.
Come Sampaio Bruno difende la metafisica contro le pretese dello scientismo e del positivismo. Con Antero de Quental ha in comune l'idea che la conoscenza non abbia come suo tipo la rappresentazione sensibile, si invece l'apprensione intima dello spirito e del suo processo, ma respinge l'idea di una ragione immobile e assoluta. "Se da un lato poniamo una ragione identica e dall'altro un'esperienza variabile, non potremo stabilire alcuna equazione».
Dapprima idealista sistematico nelle opere Creacionismo (1902; il cui titolo e il cui contenuto richiama l'Exolution créatrice di Bergson); A Morte (1913); O Pensamento criacionista (1914); A Alegria, a Dôr e a Graça (1916), dopo un periodo di crisi rappresentato da A Luta pe la Immortalitade (1916), dimostra sempre più vive le preoccupazioni religiose che si traducono in una ricerca inquieta e drammatica con orientamento cattolico negli scritti feno (1923) e A Russia de hoje e a Homem de sempre (1935). Nella Raxão Experimental (1923) sostiene che la conoscenza è un'approssimazione, maggiore o minore, ad una verità assoluta, non mai un'adeguata apprensione. La filosofia mette capo alla religione, che si presenta quasi come il termine soprannaturale di essa.
BibL.: A. Ribeiro, L. C. Apontamientos de biografia e de bibliografia, Lisbona 1945; J. Marinho, O Pensamento filomilvo de L. C. Introduçäo ao seu Estudo, Oporto 1945. Andrea Ferro
COINDRE, André. - Sacerdote, n. a Lione il 26 febbr. 1787, m. ivi il 30 maggio 1826. Nel seminario di Argentières si fece notare per intelligenza e pietà. Ordinato sacerdote nel 1812 , rifulse per potenza oratoria diretta a riparare i danni causati dalla Rivoluzione Francese. Preoccupato dell'avvenire della gioventù, fondò nel 1821 l'istituto dei Fratelli del Sacro Cuore (v.), che il suo successore fratel Ippolito Gondré perfezionò e sviluppò.
BibL.: Anon., Vie du p. A. C., Lione 1888.
Silverio Mattei
COIRA, diocesi di. - Città della Svizzera (lat. Curia Rhaetorum, romancio Cuara, franc. Coire, tedesco Chur), capoluogo del Cantone dei Grigioni. Di origine antica, fu fin dall'epoca romana importante nodo stradale. Sede di un antichissimo vescovo, il cui primo vescovo, secondo la leggenda, sarebbe stato s. Lucio (sec. i d. C.). Nel 450 , il vescovo di C. prese parte al Concilio di Milano. Fin dal sec. v alcuni vescovi, della famiglia dei Vittoridi,
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(do B. J. Schumcki, Die Kathedrale von Chur, Amburga 1928, taz. 11
Colra - Portale romanico della Cattedrale, costruita tra il 1178 e il 1282.
ressero le sorti del paese anche come autorità temporali : l'ultimo di essi, Tellone, m. nel 773, lasciò per testamento il suo possesso all'abbazia di Disentis. Carlomagno però nell' 805 volle separare il potere temporale da quello spirituale. Nell'843, la diocesi di C. venne staccata dall'arcivescovato di Milano ed aggregata a quello di Magonza, dal quale venne a dipendere fino al 1804.
In seguito alle donazioni degli Ottoni, il vescovo divenne signore di gran parte del paese, e, dal 1170 al 1805 , fu anche principe dell'impero. I diritti temporali del vescovo vennero soppressi con gli articoli di llanz del 1524 1526, epoca in cui venne introdotta nel paese la riforma, ma il vescovo continuò ad esercitare il diritto di batter moneta fino al 1767 e solo nel 1798 venne a cessare completamente ogni suo potere temporale. Oggi la giurisdizione della diocesi si estende sui cattolici dei Cantoni dei Grigioni, Uri, Unterwalden inferiore e superiore, Schwyz, Glarus, Zurigo, e del principato di Liechtenstein. Il territorio della diocesi, che misura 12.455 kmq., comprende, su una popolazione totale di 899.460 ab., 327.345 fedeli, divisi in 257 parrocchie, nelle quali lavorano 563 sacerdoti diocesani e 475 religiosi ( 1948 ).
Tra i suoi monumenti si ricordano la Cattedrale, edificata negli as. 1179-1282, al posto di un'antica chiesa del sec. xiv; in essa si conserva il sepolcro del vescovo Ortlieb de Brandis (sec. xv), ed un bellissimo altare maggiore in legno scolpito, opera di Jacob Russ di Ravensburg (1491).
Notevole anche la chiesa di S. Martino, con vestigia del primitivo edificio del sec. Ix, eretta in stile gotico nel 1491, attualmente adibita al culto protestante. Fra le abbazie esistenti nella sua diocesi oltre quelle di Einsiedeln (v.) ed Engelberg (v.) si ricordano quella premonstratense di S. Lucio (1040) soppressa nel 1806, e l'altra benedettina di Disentis fondata da Sigisberto nel 614, in origine dedicata alla Madonna e ai SS. Martino e Pietro, poi ai SS. Placido e Sigisberto, eretta nel 1617 a congregazione svizzera.
Bibl.: A. Eichhorn, Episcopatus Curiensis, 2 voll., St-Blasiou 1797: G. Kind, Die Reformation in den Bishümern Chur u. Cown, Coira 1838; P. C. Planta, Verjossungsgeschichte der Stadt Chur, ivi 1879; A. Buchi, Die hathol. Kirche in der Schweiz, Monach 1902; G. Meyer, Geschichte des Bistums Chur, 2 voll., Stans 1907; F. Furger, Das Bändn. Corpus rutholicem, Coira 1914; I. Schmucki, Die Cathedrale von Chur, ivi 1928; Cottinens, I (1939), coll. 831 e 972-74. Mariano Baffi
COLA dell'Amatrice. - Nicola Filotesio, detto dell'Amatrice dal luogo di nascita, pittore e architetto abruzzese. Visse la maggior parte della sua vita ad Ascoli Piceno, nella prima metà del sec. xvi. La più antica notizia di lui è del 1514 . Nel 1521 gli fu concessa la cittadinanza di Ascoli e la nomina di pubblico architetto. Di tale attività sono tracce ad Ascoli nel monumento a Paolo III e nella facciata posteriore del palazzo del Popolo, e ad Aquila nella bella chiesa di S. Bernardino. L'ultima notizia che lo riguarda è del 1547.
La sua personalità di pittore si affermò inizialmente nell'orbita marchigiana di Carlo e Vittore Crivelli che conobbe forse per il tramite di Pietro Alamanno: il S. Giacomo della Marca della galleria Nazionale di Urbino, i Quattro santi della chiesa di S. Angelo Magno ad Ascoli, il polittico con la l'ergine, Cristo morto e quattro santi nella Pinacoteca della stessa città, provano la fedele discendenza crivellesca. Successivamente nelle sue opere è evidente la conoscenza degli umbri e dei grandi maestri del tempo, compreso Michelangelo; si ricordano il Polittico della pinacoteca di Ascoli, datato 1514 e l'Assunzione della pinacoteca Vaticana, datata 1515.
Bibl.: E. Calzini, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 381-85; B. Molajoli, s. v. in Enc. Ital., X (1931), p. 711 (con bibl.); R. v. Marle, The development of Italian schools of painting, XV, L'Aia

(lei. Alinati)
Cola dell'Amatrice - La Vergine Assunta (1515) - Vaticano, pinacoteca.
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Cola dell'Amatrice - Portale principale del palazzo del
Popolo - Ascoli Piceno.
1934. p. 105: A. Massoni, C. dell'A., Amatrice 1939; E. Carli, Per la pittura del ' 400 in Abruzzo, in Riv. dell'1st. di arch. e storia dell'arte. I (1942); F. Bologna, La ricostruzione di un palittico e il "Munctro dei palittici cricelleschi", in Bull. d'arte, 13 (1948), pp. 367-70.
Giovanni Carandente
COLA di Rienzo. - N. a Roma nel 1313, ivi m. a seguito di una sommossa l'8 ott. 1354. Fu notaio e uomo non scarso di cultura classica anche se appresa e ritenuta in modo caotico ed ineguale. La sua prima importante attività in campo politico fu la missione che compì nel 1343 ad Avignone, quando inviato dal governo romano (il reggimento popolare dei tredici Buoni Uomini), tentò di spingere Clemente VI a ritornare a Roma e di fargli indire il giubileo per il 1350 : il giubileo fu ottenuto, la visita a Roma accettata ma rinviata. Nel soggiorno avignonese C. ottenne la carica di notaio della Camera urbana, e, quel che più conta per la sua futura opera politica, fu confortato dalla vicinanza e dall'amicizia del Petrarca nella sua nostalgia di Roma antica e della sua libertas. Ritornato a Roma C. acuisce il suo mito di un'Italia ritornata unita e rifatta centro del rinnovellato Impero, dove la tradizione di Roma antica si mescola con un suo agostinianesimo teocratico. Alleatosi col popolo e con la mercatura, la sua sottile opera di opposizione al potere dei Baroni culmina il 20 maggio 1347 con il soffocamento della potenza baronale e con la concessione del potere politico a lui C.; il Papa sanzionò la cosa nominando lui e il vicario papale rectores Urbis et districtus (27 giugno 1347).
C. riordinò l'amministrazione, la giustizia e la sicurezza cittadina, ampliò l'effettiva giurisdizione di Roma sulla provincia. Dapprima rettore della città
si fece poi chiamare tribuno, e poté agire autoritariamente perché il popolo lo amava e parte della nobiltà aveva finito per sostenerlo.
C. per attuare il suo sogno romano convoca a Roma i delegati degli Stati italiani, nel tentativo di un'alleanza italica unifica di tutte le forze politiche: fulcro di questa unione doveva essere naturalmente l'imprescrittibile diritto del popolo romano quale depositario dell'autorità imperiale; anzi C., scavalcando ogni eventuale autorizzazione dei rappresentanti degli Stati d'Italia, proclamò che il popolo romano riprendeva effettualmente nelle sue redini l'autorità quale capo dell'Italia tutta. E poiché ogni italiano è cittadino romano ha di conseguenza diritto di voto nell'elezione imperiale: si doveva quindi indire per la Pentecoste del 1348 l'elezione di un italiano alla carica imperiale.
Ma il sogno di C. crolla per l'opposizione di alcuni Stati italiani (Firenze soprattutto) gelosi della propria sovranità, e per la sconfessione della Curia, la quale se in un primo momento aveva ben visto l'opera di C. come soffocatrice delle pretese baronali, ora appoggia di nuovo i baroni temendo che il realizzarsi del tentativo di C. distrugga i diritti della Chiesa sul territorio pontificio. Il 12 ott. 1347 la Curia incarica il cardinale legato Bertrando di Deaux di assumere il governo di Roma (lo stesso cardinale aveva incarico di sottoporre a processo C.). Il zo nov. C., non essendo riuscito a dominare un tumulto per l'apatia di quel popolo che una volta lo aveva acclamato, lascia Roma; va nell'Eremo di monte Morrone, poi ( 1359 ) è a Praga da Carlo di Boemia a sollecitarlo a cingere la corona imperiale, ma costui fece prigione C. (che era stato scomunicato nel ' 47 · '48), lo cede a Clemente VI (1352) che lo tiene prigioniero ad Avignone.
Con il nuovo papa Innocenzo VI le sorti di C. si rialzano, perché è inviato a Roma come battistrada del tentativo di restaurazione dell'Albornoz. Il I ag. 1354 C., quale rappresentante papale, entra a Roma acclamatissimo; l'opposizione dei Baroni, e la susseguente sua poca popolarità determinata da una politica tirannica e da un forte fiscalismo gli fanno il vuoto intorno; e in una sommossa è ucciso dal popolo.
Complessa la personalità di C., sognatore, uomo d'impulso. Sopravvalutato da una tradizione retorica, le sue proporzioni debbono essere ridotte; non ebbe una chiara consapevolezza politica di penetrare nella realtà effettuale della situazione storica non ancora matura per i suoi tentativi di unione italica, un'unione che d'altronde è soprattutto su un piano sentimentale-letterario, non essendovi in C., è logico, alcun concetto di nazione nel senso moderno della parola. L'idea di Roma imperiale e del popolo romano depositario della sovranità imperiale si congiunge e si confonde in lui con l'idea della Roma spirituale, nella visione di una renovatio, che ha riflessi della predicazione millenaristica dei fraticelli, priva però dell'ardente spirito di penitenza e di carità dei medesimi, proprio perché in C. anche l'opera dello Spirito Santo è soprattutto vista e sentita come operante nella società politica e non nel Corpus Christi mysticum. D'altronde in lui ogni soluzione ideale escatologica è più su un piano formalistico che mistico. C. è vittima delle aporie di una età di trapasso dall'universalismo cristiano-romano all'individualismo preumanistico.
E il risorgere della classicità è tra i motivi più ardenti e consapevoli di C.: poté scrivere con orgoglio di aver saputo disprezzare "vitam plebeyam" e di aver coltivato l'animo alle imprese più nobili : respinta ogni altra occupazione si era dato a soli leccioni rerum imperialium antiquarum et prebissimorum virorum memorie"; ripieno di quelle idealità
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Cola di Rienzo - Lettera di C. a Guido di Gonzaga (i i giugno 1347) - Mantova, archivio di Stato.
senti di dover agire ispirandosi a quelle: "nichil actum fore putavi, si, que legendo didiceram, non aggrederer exercendo": solo cosi ebbe possibilità di essere stato terribile ai potenti e caro al popolo (Briefwechsel ecc., parte 3ᵇ, pp. 203-204).
Bibl.: K. Burdach - P. Piur, Briefwechsel des C. di R., in 5 parti, Berlino 1912-29; Anon., Vita di C. di R., riedita da A. M. Ghisalberti, Roma 1928 ; P. Piur, C. di R., trad. it. J. Chabod Rohr, Milano 1934; H. Vielstedt, C. di R. : Die Geschichte des Vollstribunen, Berlino 1936; E. Dupré Theseider, I Papi di Avignone e la questione romana, Firenze 1939, passim; G. Popo, Da C. di R. a Piracane, Roma 1947, p. 292 spp.; G. Vinay, C. di R. e la crisi dell'universalismo medievale, in Conviviune nuova serie, 2 (1948), p. 96 spp.
Massimo Petrocchi
COLBERT, Jean Baptiste: v. mercantilismo.
COLBERT de GROISSY, Charles-Joachim. Vescovo di Montpellier, giansenista, n. a Parigi l'ir giugno 1667, m. a Montpellier l'8 apr. 1738. Studiò alla Sorbona, e nel 1696 fu nominato vescovo di Montpellier.
Nel 1702 fece pubblicare dell'oratoriano F. A. Pouget il Catéchisme de Montpellier, tradotto in varie lingue e assai diffuso; ma poi messo all'Indice nel 1721 per idee gianseniste. Di esso si ebbero poi numerose edizioni corrette, assai diffuse fino al principio del sec. xix. Nel 1711, proibite da Luigi XIV le Réflexions morales del Quesnel, il C. passò apertamente nel campo giansenista. Nelle dispute sollevate dalla bolla Unigenitus (1713), egli ebbe una parte di prim'ordine, pubblicando istruzioni e lettere pastorali che contribuirono ad inasprire la lotta e furono oggetto di severa condanna da parte della Chiesa (decreto 1743 ).
Bibl.: V. Durand, Le jansénisme au XVIII e siècle et 7. C., Tolosa 1907; Pastor, XV (v. indice); J. Höflinger, Gesch. des Katech. in Osterr., Innsbruck 1937, p. 13. Luigi Michelini Tocci
COLECCHI, OTtavio. - Filosofo, n. a Pescocostanzo (Aquila) il 18 ott. 1773, m. a Napoli il 25 ag. 1847. Ordinato sacerdote nell'Ordine domenicano, ne uscì in seguito per trasferirsi in Russia come precettore alla corte imperiale. Tornato in Italia, aprì a Napoli una scuola privata di filosofia, com'era allora costume dei dotti non investiti di cattedre ufficiali. Nel suo insegnamento il C. si sforzò di realizzare una conciliazione tra realismo e criticismo kantiano, combattendo il Galluppi, allora professore all'Università, senza peraltro nominarlo mai nei propri scritti.
Tra le opere notevoli per il pensiero del C. restano le Questioni filosofiche ( 3 voll., Napoli 1843; il vol. III fu pubblicato nel 1857).
Bibl.: G. Sabatini, O. C. filosofo e matematico, nuove notizie e nuovi documenti, in Rassegna abruzzese, 1928; G. Gentile, Storia della filos. italiana dal Genovesi al Galluppi, II, Milano 1930, pp. 127-29.
Giovanni Di Napoli
COLENSO, John William. - Missionario e vescovo anglicano, n. a Cornwall in Inghilterra il 24 genn. 1814, m. a Natal il 20 giugno 1883. Compiuti gli studi a Cambridge, fu ordinato ministro angli-
cano e poi ebbe a reggere per qualche tempo una parrocchia anglicana. Nel 1853 fu eletto primo vescovo del Natal in Africa e là seppe guadagnarsi la stima e l'affezione degli Zulu della sua diocesi.
Pubblicò una grammatica e un dizionario zulu, tradusse nella stessa lingua il Prayer Book e parte della Bibbia; ma davanti alla difficoltà delle conversioni di vecchi poligami, sostenne che si poteva loro conferire il Battesimo. Sembra che precisamente per sciogliere diverse difficoltà proposte da alcuni Zulu, egli scrivesse nel 1861 i Commentary of the Epistle to the Romans, e con il pretesto di commentarli "sotto l'aspetto missionario ", negò l'eternità delle pene dell'inferno. L'anno seguente nella The Pentateuch and the Book of Joshua critically examined negò la storicità di questi libri sacri. I suoi scritti levarono grande scalpore tra gli anglicani, e molti vescovi gli scrissero consigliandolo di rinunziare alla sua sede, cosa che non volle fare. Deposto nel 1863 dal suo metropolita del Capo di Buona Speranza, Roberto Gray, fece ricorso al «Privy Council» (v. canterbury), e questo tribunale dichiarò nulla e invalida la sentenza del metropolita; ma avendo questi ritenuto la amministrazione dei beni della diocesi di Natal, il C. se la fece restituire con un decreto della Suprema corte del Natal; il metropolita fece quindi appello anche egli al «Privy Council», e questo confermò la sentenza della Suprema corte del Natal (1866). Lo scandalo di questo affare fu enorme nel mondo anglicano. Quando i vescovi della comunione anglicana si riunirono per la prima volta nel 1867 nella Conferenza di Lambeth, trattarono a fondo la questione; quasi tutte le risoluzioni prese riflettono qualche punto della lotta sudafricana; la risoluzione VI tratta direttamente dello "scandalo della Chiesa del Natal», e la VII della consacrazione di un altro vescovo che dovesse sostituire il C. Ciò fu fatto, ma il C., forte dei decreti e delle sentenze dei tribunali civili, rimase al suo posto, dividendo, per accomodamento, gli uffici nella Cattedrale con l'altro vescovo, e ritenendo l'amministrazione dei beni della diocesi finché morì. Questo increscioso affare palesò al mondo la poca coesione dell'episcopato anglicano, perché non mancarono alcuni che difesero o almeno non consentirono con gli altri sul modo di trattare il C.; e dimostrò la dipendenza del potere ecclesiastico dal potere civile, e l'insubordinazione di un vescovo non solo impunita ma trionfante. Gli Zulu, che il C. difese contro le tracotanze dei coloni inglesi, gli rimasero sempre fedeli e lo chiamarono "padre del popolo».
Bibl.: W. Benham, s. v. in The Dictionary of Religion, Londra 1887, pp. 251-54; S. L. Olfard and G. Crosse, s. v. in A Dictionary of English Church History, ivi 1912, pp. 120-21; The Six Lambeth Conferences 1867-1920, ivi 1920, pp. 9-13; H. Lowter Clarke, Constitutional Church Government, ivi 1924, p. 325 sgg.
Camillo Crivelli
COLERIDGE, Samuel Taylor. - Poeta inglese, n. a Ottery St-Mary il 21 ott. 1772, m. a Londra il 25 luglio 1834. Studiò a Cambridge, tentò un esperimento comunista (Pattilsocracy), promosse l'unitarirismo con una rivista di breve durata. Datosi alla poesia compose The Rime of the Ancient Mariner, Christabel, Kubla Khan. Nel 1798 pubblicò con l'ami-
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co W. Wordsworth le Lyrical ballads. Tornato in Inghilterra da un viaggio in Germania, si dedicò al giornalismo. A Roma l'intervento di Pio VI lo salvò dalla cattura dei Francesi, da lui precedentemente attaccati sui giornali. La seconda parte della sua vita trascorse in un lavoro di critica, saltuario, per i disturbi causati dall'abuso dell'oppio. Il suo pensiero critico è contenuto soprattutto nella Biographia literaria (1817). La sua ultima opera, The Constitution of Church and State, tratta dell'emancipazione cattolica, questione allora molto dibattuta. Alcune poesie del C. hanno carattere prevalentemente religioso (Religious Musings, The destiny of nations, Hymn before Sunrise in the Vale of Chamouni) e accenni a Dio e alla religione sono sparsi qua e là nelle sue opere. La sua metafisica, non ben definita, ha chiare tracce di panteismo. Nella lirica dedicata al giorno del suo Battesimo e nell'epitaffio risuona una nota di fede e di speranza in Cristo.
BibL.: Letters, a cura di E. H. Coleridge, 2 voll., Oxford 1895 ; Biographic literaria, a cura di J. Shawcross, 2 voll., ivi 1907; The complete poetical works, a cura di E. H. Coleridge, 2 voll., ivi 1912; Unpublished letters, a cura di E. L. Griggs, 2 voll., ivi 1932; Select poetry and prose, a cura di S. Potter, ivi 1934. Per la fotografia si veda: E. K. Chambers, S.T.C. A Biographical study, Oxford 1938. Per la critica: J. L. Lowes, The Road to Xanadu. A study in the ways of imagination, Londra 1908.
Alberto Castelli
COLET, JOHN. - Teologo, umanista ed educatore inglese, n. nel 1467 (?), m. nel 1519. Il desiderio di evasione dal medioevo lo spinse, non ancora trentenne, a un viaggio nel continente, durante il quale ebbe contatti con Erasmo da Rotterdam, con Guglielmo Budé e, a Firenze, col Savonarola. Ne derivò maggior saldezza di convinzioni religiose e ampiezza di orizzonti culturali, di cui diede saggio, subito dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1496 , in una serie di pubbliche letture sulle Epistele paoline, tenute a Oxford secondo criteri esegetici informati ai nuovi orientamenti degli studi neotestamentari.
Fu in seguito decano della Cattedrale londinese e fondatore della St. Paul's School, nella quale adottò metodi educativi ammirati, per la loro originalità, dallo stesso Erasmo. Persuaso della necessità di una riforma, rifuggi tuttora dall'idea di una rottura con la Chiesa di Roma, alla quale rimase sempre fedele; una denuncia per eresia, mossagli da alcuni malevoli, non fu raccolta dall'arcivescovo di Canterbury, che del C. conosceva le intenzioni perfettamente ortodosse. I suoi scritti furono editi per la prima volta collettivamente in Londra da J. H. Lupton (1867-76). La sua importanza storica consiste soprattutto nell'avere egli avviato, con John Fisher, Thomas More e altri studiosi, il movimento umanistico in Inghilterra.
BibL.: J. H. Lupton, A life of 7. C., 2² ed., Londra 1909; F. A. Gaspuet, La veille de la Réforme en Angleterre, I, Lovanio 1914, p. 18 seg.; J. A. Marriott, The Life of 7. C., Londra 1933; H. M. Smith, Pre-Reformation England, ivi 1938 (con bibl.); J. Huisinga, Erasmo, trad. it., Torino 1941, pp. 23-56, 29 60 e passim.
COLETTA (Coellet o Boylet, Nicolette), santa. - Fondatrice delle Clarisse povere, dette Colettine, n. a Calceye, presso Corbie, il 13 genn. 1381, m. a Gand il 6 marzo 1447. A 21 anni si fece reclusa presso la chiesa di S. Maria di Corbie, conducendovi vita austerissima per tre anni. Sentendosi poi chiamata ad una particolare missione, chiese di essere dispensata dalla clausura perpetua al card. Antonio di Challant (v.), legato dell'antipapa Benedetto XIII. Ottenuta la dispensa il 1^{°} ag. 1406 (Acta SS. Martii, I, pp. 536-37), entrò poco dopo fra le Clarisse alla cui riforma dedicò in seguito l'intera sua vita. Con l'aiuto del beato Enrico di Baume e di Bianca di Ginevra, iniziò nel 1408 a Besançon la
sua opera di riforma in un convento di Clarisse Urbaniste, fondata sulla povertà assoluta. Seguirono poi le fondazioni di Auxonne, Poligny, Decize ed altre, sino a ventidue. La sua riforma si estese anche tra i Francescani, risultandone i cosiddetti Colettini, soppressi da Leone X nel 1517. Fu beatificata il 26 ag. 1740 da Benedetto XIV, e canonizzata da Pio VII il 24 maggio 1807.
BibL.: Acta SS. Martii, I, Venezia 1735, pp. 532-627; Martyr. Romanum, p. 87; A. Germain, S.te C. de Corbie, Parigi 1903; U. d'Alençon, Les vies de s.te C. B. de Corbie... écrites par ses contemporains le p. Pierre de Reims dit de Vaux et soeur Perrine de la Roche et de Baume, Parigi 1911. Niccolò Del Re
COLIGNY, GASPARD de. - Celebre generale ugonotto, francese del sec. xvi, n. a Châtillon-sur-Loing nel 1519 e m. a Parigi il 24 ag. 1572. Il padre, maresciallo di Francia, morì quando G. de C. aveva 3 anni; il piccolo crebbe tra continue guerre e lotte di famiglie; fu dapprima colonnello generale delle fanterie francesi, poi ammiraglio della flotta con la quale fece spedizioni in Brasile e nella Florida ma senza frutto. E rimasto particolarmente celebre l'assedio da lui sostenuto a S. Quintino nel 1557, dal quale uscì per gioniero; fu liberato soltanto dopo la pace di CateauCambrésis.
Seguace delle idee riformatrici divenne presto il capo del partito ugonotto e fu coinvolto nelle lotte civili e religiose, a volta a volta subendo sconfitte e riportando clamorose vittorie. Raggiunta una relativa pace all'interno, stava convincendo il re a far guerra alla Spagna quando, all'uscita dal Louvre, fu assalito e colpito da una archibugiata; due giorni dopo scoppiò la strage di S. Bartolomeo nella quale anche il C. trovò la morte.
BibL.: G. Delaborde, Vie de l'amiral de C., Parigi 18791883, 3 voll.; E. Marks, Gaspard de C., sein Leben und das Frankreich seiner Zeit, 2² ed., Lipsia 1918; H. Hauser, La prépondérance espagnole, Parigi 1933.
Paolo Brezzi
COLIMA, diocesi di. - Nella Repubblica del Messico, suffraganza di Guadalajara, eretta da Leone XIII l'ri dic. 1896, con la costituzione Si principum, per smembramento dell'arcidiocesi di Guadalajara.
Comprende lo Stato di C. e la parte sud dello Stato di Jalisco, con una superficie di mathrm{kmq} .26 .816, e una popolazione, in prevalenza meticol, di 260.000 ab. dei quali 259.000 cattolici, divisi in 30 parrocchie con 75 sacerdoti diocesani e un seminario minore. La sede vescovile è C., capitale dello Stato, fondata nel 1522 da Gonzalo de Sandoval con il nome di S. Sebastián.
Edifici notevoli del tempo della colonia sono: il convento e chiesa della Merced, la chiesa de Jesús, l'ospedale de S. Juan de Dios; la Cattedrale è la più notevole costruzione religiosa, sorta in diocesi alla fine del secolo scorso.
Verso la fine del sec. xviri fu curato di C. d. Hidalgo y Costilla, iniziatore del movimento di emancipazione del Messico dalla Spagna.
BibL.: G. Gutiérrez, Apantamientos de historia eclesiástica mexicana, Città del Messico 1917, (v. indice); M. Cuevas, Historia de la Iglesia en México, 3² ed., El Paso 1928 (v. indice).
Francesco Aguilera
COLIN, Elie. - Missionario e astronomo francese, n. a Graulhet (Tarn) il 28 nov. 1852, m. a Tanariva l'ri apr. 1923. Entrò nel 1870 nel noviziato dei Gesuiti a Tolosa. Era sacerdote da due anni quando i superiori l'incaricarono (1887) d'una fondazione scientifica destinata ad aumentare il prestigio e l'utilità della nascente missione di Madagascar.
Nel 1889 poneva la prima pietra della specola di Ambohidempona (presso Tanariva); lo stesso anno iniziava con il p. Desiderato Roblet la triangolazione dell'Imerina che, continuata dopo la guerra hova, è la base
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di tutta la cartografia di Madagascar centrale. Mentre la malattia allontanava il p. C. dall'isola (1892), la specola veniva distrutta alla fine della guerra franco-hova. Il p. C. la rialzò l'anno seguente e d'allora in poi nonostante gravi difficoltà finanziarie, si diede tutto al pesiente lavoro scientifico, sismologico, magnetico, astronomico, geodetico e massime meteorologico della colonia, specialmente per la segnalazione dei cicloni. Il governo riconobbe, con alte distinzioni, i servizi resi alla opera colonizzatrice; dal 1899 , il p. C. era membro corrispondente dell'Istituto di Francia. La sua bibliografia, raccolta dal suo successore, conte più di 168 numeri, fra libri, articoli, osservazioni e carte. Si notano due titoli fuori della sua specialità; con il p. P. Suan, pubblicò un volume divulgativo sull'isola: Madagascar et la mission catholique (Parigi 1895); ottimo musico, raccolse con cura i vecchi canti dei nativi: Melodies malgaches (Tanariva 1899).
BibL.: Ch. Poisson, Les pubblications du r. p. E. C., membre correspondant de l'Institut, in Revue d'histoire des mission: 2 (1922), pp. 68-95.
Edmondo Lamalle
COLIN, Jean-Claude, venerabile. - Fondatore della Società di Maria (padri Maristi), n. a St-Bon-net-la-Troncy (Lione) il 7 ag. 1790, m. il 15 nov. 1875 a Notre-Dame-de-la-Neylière, presso Rhône. Ordinato sacerdote il 25 luglio 1816 , venne eletto coadiutore del fratello Pietro, parroco a Cerdon, dove lo zelo parrocchiale non gli lasciò dimenticare l'aspirazione di dare origine ad una società consacrata all'onore ed al nome di Maria. Il 25 genn. 1822 Pio VII ne lodava il progetto ed il 22 giugno 1825 i due fratelli, lasciata la parrocchia, si recavano a Belley, e si consacravano con frutto all'opera delle missioni parrocchiali. Nel 1829 veniva affidato al venerabile la direzione del piccolo seminario di Belley che tenne fino al 1845 . Avuto in dono un ex-convento di Cappuccini, incominciò la sua vera vita religiosa.
Con il breve Ommium gentium, papa Gregorio XVI approvò la Società di Maria (21 apr. 1836) ed il 3 sett. 1836 a Belley i padri emettevano i voti ed elessero il C. superiore generale. Egli diede anima alla società fondando residenze e collegi, accettando direzioni di seminari; diede incremento all'Istituto dei fratelli maristi fondati dal p. Champagnat il quale si era unito a lui ; fondò (1826) la Congregazione delle suore mariste per l'educazione dalla gioventù femminile, ed ottenne di stabilire un Terz'ordine marista (breve di Pio IX, 8 sett. 1850). Il ven. C., accettando l'invito della S. Congregazione di Propaganda, inviò nel 1850 missionari nelle sperdute isole dell'Oceania, popolate da selvaggi, ove vari trovarono la gloria del martirio, tra cui l'apostolo di Futuna, il b. Pietro L. Chanel.
Lasciò l'ufficio di superiore per motivi di salute nel 1854; compose le sue Costituzioni, in cui fissa lo spirito mariano al quale debbono conformarsi i suoi figli; esse furono approvate da Pio IX il 28 febbr. 1873. Lasciò molte lettere di direzione spirituale. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 9 dic. 1908.
BibL.: Anon., Le très résérend père C., 6 voll., Lione 1890 1900; P. Cotherer, L'humilité d'un fondateur, Parigi 1918; L. Falletti, Il ven. G. C., Roma 1913; J. Bonnefous, s. v. in DSp, II (1948), coll. 1078-1085.
Antonio Giamboni
COLINI, Ludovico. - Teologo francescano, detto comunemente L. da Castelplanio, n. a Castelplanio (Ancona) il 31 marzo 1830, m. a Roma il 19 dic. 1874. Vestito l'abito dei Minori alla Porziuncola (Assisi) nel 1845 , si formò una solida cultura teologica con lo studio e l'insegnamento. Nel 1862 , divenuto teologo privato di mons. Bernardino Trionfetti (già ministro generale dei Frati Minori e poi vescovo di Terracina, Sezze e Piperno), lo segul al Concilio Vaticano, dove fu conosciuto e stimato.
Pubblicò: Esposizione del Sillabo (Velletri 1865); Il Concilio Ecumenico Vaticano al cospetto dell'odierna società (Napoli 1869, 2^{text {a }} ed. Torino 1870); Il Concilio Ecumenico Vaticano ed i cattolici liberali (Torino 1870);
De controversia infallibilitatis (Napoli 1870); Maria nel consiglio dell'Eterno, ovvero la Vergine predestinata alla missione medesima con Gesù Cristo ( 4 voll., ivi 1872 sgg., 2ᵃ ed. ivi 1904, 3ᵃ ed. Milano 1942, in riassunto di M. Andreoletti a cura di A. Gemelli): è il capolavoro del C. e uno dei più vasti studi moderni di mariobigia; Seraplicus Doctor Bonaventura in Oecumenicis Cutholicae Ecclesiae Conciliis cum Patribus dogmatis defisiens (Roma 1874).
BibL.: C. da Valcamonica, L'Ordine Serafico nel Concilio Vaticano, Venezia 1872, passim; E. Longpré, Ludovico C., in DThC. IX, coll. 1070-71; D. Scaramuzzi, L'Assunzione corporea di Maria ai cielo, nella scuola francescana moderna, in Atti del Congresso nazionale mariano dei Frati Minori d'Italia, Roma 1948.
Martino Bercagna
COLIVI. - Con questa parola si designa, nel rito bizantino, una specie di dolce, fatto principalmente di grano o riso cotto, aggiungendovi uva passita, granelli di melograna, di mandorle o di noci, il tutto cosparso di zucchero. Benedetti in chiesa, in onore di un santo o in memoria dei defunti, i c. sono distribuiti ai presenti. Nel primo caso la preghiera di benedizione si recita alla fine della liturgia (Messa) o dei respiri; nel secondo caso, i c., nei quali si fissano uno o più ceri, vengono deposti sopra una piccola tavola del nortece; il sacerdote incensa e fa un breve uffizio : i tre tropari, la breve litania, e la preghiera dei defunti.
BibL.: L. Petit, La grande controverse des calybes, in Echos d'Orient, 2 (1898-90), pp. 321-31; A. Gaudin, Calybes, in DACL, III, coll. 2343-46; N. Nilles, Kalendarium manuale utrinque Ecclesiae, II, Innsbruck 1897, pp. 96-100, 379-81. Testi liturgici in J. Gaur, Eucledogion, Parigi 1647, pp. 658-61; il piccolo ufficio in P. Mercenier e F. Paria, La prière des églises de vile bysantio, I, Chevenigne 1947, p. 283. Per il simbolismo v. Simeone Tessalon.: PG 155, 688-92. Per l'origine, l'omelia di Nectario: PG 39, 1821-40.
Alfonso Raes
COLLADO, Diego. - Domenicano, n. a Misjadas (Spagna) m. in naufragio nel 1641. Giunto nelle Filippine, nel 1611, nel 1619 fu inviato al Giappone, dove infieriva la persecuzione. Nominato superiore della missione, percorse le varie province per confortare i fedeli. Scrisse pure varie opere sulla lingua cinese e giapponese.
Siccome alcuni pretendevano che gli ordini mendicanti non avessero la facoltà di evangelizzare il Giappone, il p. C. partì per Roma per esporre la questione alla S. Sede. La vertenza fu risolta con la bolle Ex debito (22 febbr. 1633), di Urbano VIII, con cui si concedeva a tutti gli ordini e istituti religiosi, ed anche alla Compagnia di Gesù, la facoltà di predicare il Vangelo nella Cina, nel Giappone e nelle isole, province e regioni salucenti nonché nei regni dell'India. Ripartito nel 1637 per le Filippine, fu destinato a Cagayàn, dove si diede pienamente al sacro ministero. Ritoruando da Cagayàn a Manila, la nave si capovolse : egli poteva salvarsi, poiché era un gran nuotatore; ma restò sulla nave per confortare gli altri naufraghi e perì con loro vicino a Cahanangam.
BibL.: A. Bremond, Bullarium Ordinis Praedicatorum, VI, Roma 1735, p. 85; J. Ferrando y J. Fonseca, Historia de los Dominicos en las Islas Filipinas y en sus Misiones del Sepán, China, Tung-Kin y Formosa, II, Madrid 1870, pp. 101-108, 414-16; H. Ocio, Compendio de la Reseña biográfica de los Religiosos de la prete, del SS. Rosario de Filipinas, ivi 1895, p. 83.
Emanuele Montoto
COLLATIO LEGUM MOSAICARUM ET ROMANARUM. - Opuscolo anonimo il quale mette a raffronto, in 16 titoli, articoli del Vecchio Testamento, specialmente di materia penale, confrontandoli con le simili disposizioni del diritto romano e concludendo per la priorità di quelli, anzi la dipendenza di questi da essi.
E un'ardita applicazione nel campo del diritto del metodo già largamente adoperato dagli apologisti rispetto alle dottrine morali e filosofiche. E dubbio se sia stata compilata nei primi anni del sec. Iv o tra la fine del sec. IV
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e l'inizio del sec. v. Se ne è cercato l'autore in Gerolamo, Ambrogio, Rufino o nel giudeo Isacco, ma senza prove plausibili. Forse l'opera non è venuta a noi intera. Il titolo nei manoscritti è Lex Dei, quello corrente è stato dato dagli editori.
Fu scoperta nel sec. xv, ed edita dapprima dal Pithou, poi da vari altri, tra cui Th. Mommsen, in Collectio Abrorum iuris anteinstitiamet, III, Berlino 1890, p. 136 sgg.
BibL.: F. Tvisbs. Studien zur Lex Dei, I, Das römische Recht der Lex über das 5. Gebot des Dehnlogs, Friburgo in Br. 1905: II, Das römische Recht der Lex über das 6. Gebot des Dehnhogs, ivi 1907; Moricea. II, p. 538; Ed. Volterra, in Mem. R. Arcad. Limel. 6a serie, 3 (1930), p. 5 sgg.; K. v. Hohenlohe, Ursprung und Zwerch der C. I. m. et r., Vienna 1932: N. Smits, Nlu. et rom. leg. Coll. Diss., Groninga 1932; K. v. Hohenlohe, in Arthis 1. hath. Kirchenrecht, 109 (1939), pp. 352-64. Antonio Ferrus
COLLAZIONE. - Nel linguaggio ecclesiastico, soprattutto giuridico, tale vocabolo indica principalmente il secondo stadio della provvista di un ufficio ecclesiastico, cioè il conferimento dell'ufficio (nei benefici si parla di collatio titoli) a colui che è stato designato a divenir titolare dell'ufficio stesso (v. ProvVISTA CANONICA); si usa inoltre (ma solo in latino: collatio) per indicare le conferenze foraniali (v. CONFERENZE), e per indicare il confronto di testi nel processo (collatio testium: v. TESTIMONI).
COLLECTANEA COMMISSIONIS SYNODALIS. - Organo bimestrale della commissione sinodale creata per ordine del primo Concilio plenario della Cina (1924) al fine di occuparsi in modo organico e pratico del problema scolastico, della stampa cattolica e della azione cattolica in Cina.
Esce a Pechino dal 1928, in grossi fascicoli di un centinaio di pagine, e forma un organo di collegamento con i missionari: la redazione, oltre le indicazioni o informazioni ufficiali concernenti l'insegnamento, accoglie la collaborazione dei missionari specialmente dei corrispondenti di ogni vicariato. Ogni materia affidata alla rivista (scuola, stampa, azione cattolica) è illustrata con studi generali teorici e pratici, statistiche, inchieste, documentazione, orientamenti diversi, bibliografie. Sono ammesse le lingue latina, francese, inglese e cinese; gli articoli più importanti recano anche un sunto in latino. La rivista porta titoli alternativi anche in francese e inglese: Dossiers de la commission synodale, Digest of the Synodal Commission. Dal 1948, riorganizzandosi secondo i desideri espressi dal clero estero e indigeno, prese a uscire col titolo di China Missionory, in 6 fascicoli annuali (cf. China Missionory, I [1948], pp. 2-4). Pasquale D'Elia
COLLECTANEA FRANCISCANA. - Rivista trimestrale, fondata ad Assisi nel 1931 e trasferita a Roma nel 1941, edita a cura dell'Istituto storico dei frati Minori cappuccini.
Pubblica in varie lingue articoli e note trattanti argomenti dottrinali e storici relativi all'Ordine cappuccino e a quello francescano in genere. Le recensioni e la cronaca annuale degli eventi culturali francescani sono stese in latino. In una sezione a numerazione distinta (Bibliographia franciscana) sono elencate e riassunte sistematicamente tutte le pubblicazioni, sia separate sia in riviste, riguardanti le varie materie francescane.
Bibl.: Ilarino da Milano, Decennalis Collegii Assistenti: compretus, in C. F., 11 (1941), pp. 178-77. - Ilarino da Milano
COLLECTANEA SACRAE CONGREGATIONIS DE PROPAGANDA FIDE. - Collezione di documenti riguardanti le missioni.
Le serie di queste collezioni venne inaugurata dalle Constitutiones apostolicae, brevia, decreta,... pro missionibus Sinarum, Tunguiul...., ad usum RR. DD. episcoporum sacerdotumque a summis pontificibus, ab eminentissimis DD. cardinalibus S.C.d.P.F. respective in Oriente missorum (Parigi 1676), da cui poi ebbe origine attraverso ulteriori ristampe la C. constitutionum, decretorum, indultorum ac instructionum Sanctae Sedis. Ad usum operariorum apo-
stolicorum Societatis missionum ad extetos. Selecta et ordine digesta cura moderatorum Seminarii Porisiensis eiusdem societatis (ivi 1880). Di questa nel 1898 si ebbe la 2ᵃ ed. con un'appendice e la 3ᵃ nel 1903 tutte stampate ad Hongkong.
Finalmente la stessa Congregazione di Propaganda Fide decise di stampare una collezione universale dei principali documenti riguardanti le missioni, che pubblicò in unico volume: C. S. C. de P. F. ses decreta, instructiones, rescripta pro apostolicis missionaris ex tabulario eiusdem S. Congregationis deprompta (Roma 1893).
I documenti riportati erano stati disposti per ordine di materia. Nel 1907 ne fu stampata una 2ᵃ ed. in 2 voll. e i documenti furono disposti cronologicamente. Non bisogna credere che questa collezione dia tutti i documenti relativi alle missioni. Molti, anche assai importanti, ne furono esclusi e più di uno avrebbe bisogno di qualche correzione. Ciò nonostante rimane sempre una collezione di gran valore specialmente per le numerose decisioni del S. Uffizio, che riporta e che non si trovano altrove.
Bibl.: Streit, Bibl., I, nn. 632, 1132, 1222, 1714, 1812, 1813, 1979, 2022; V, n. 2338; VII, n. 2047; A. Launay, Monse ciul de la Société des missions étroagères, II, Parigi 1913-16, pp. 62-63. Saverio Paventi
COLLEGIA FUNERATICIA. - Termine coniato da Teodoro Mommsen (De Collegiis, p. 91) per designare delle "Confraternite" o corporazioni romane antiche, sorte allo scopo principale di provvedere alle esequie e alla sepoltura dei propri componenti.
1. Obiouni. - Già nel periodo repubblicano esistevano dei collegi di artigiani, i membri dei quali avevano in comune non soltanto il mestiere o la professione, ma anche il sepolcro (ad es., collegium anularium, CIL, I, 1107; CIL, VI, 9144; restionum, CIL, VI, 9836; tibicinum, CIL, VI, 3877). Taluni collegi di artigiani, anche in età imperiale, avendo denominazioni di carattere religioso, è probabile che avessero pure carattere funerario (ad es., collegium Salutare, Bull. arch. com., 1885, p. 31, tav. 6; collegium Sanctissimum, CIL, VI, 404; collegium Victoriae dugustae, CIL, III 1363, ecc.). Dell'esistenza di collegi con finalità esclusivamente religiose e funerarie abbiamo notizia soltanto ai tempi dell'impero: tali sono i collegio tenuiorum (Marciano, Dig., XLVII, 22), associazioni sorte in età augustea e che riunivano gente di modeste condizioni (clienti, liberti, schiavi), al duplice scopo di venerare una comune divinità proiettrice e di assicurare una conveniente sepoltura ai propri membri defunti.
Contrariamente all'opinione del Mommsen (loc. cit.) che identifica con questi collegia tenuiorum tutti i c.f., si dovrà ritenere che di questi ultimi esistessero anche altre varietà; tanto più che la affermazione di Commodiano (Iastruct., II, 33, 12) che si e