volume-03

Back to Volumes
pendevano. Dall'inaugurazione ( 1855 ) ad oggi (1949) il c. ha dato alle missioni ca. 600 sacerdoti la maggior parte dei quali fu destinata in Palestina, Canadá, Australia, Cina, Ceylon e Stati Uniti d'America.

Bial.: Anon., C. B. S. N., Genova 1855; Annuario del c., Ivi [1937]: Arch. di Prop. Fide, Relazione annuale, pos. n. prot. 167949.

Antonio Mazza
COLLEGIO GARDINALIZIO : v. GARDINALI. COLLEGIO DELLE VERGINI DELLA BEATA VERGINE. - Istituto fondato nel 1610 a Cremona dalla nobildonna Lucia Perotti sotto la guida del p. Melina della Compagnia di Gesù, per la istruzione ed educazione cristiana dei giovani, detto "Conservatorio. Vi si viveva vita comune pur senza voti solenni. Approvato dalla S. Sede nel 1947, si è poco diffuso, ed oggi ha solo 4 case con 75 religiose.

BIRL.: G. Cassiani Ingoni, Lucia Perotti, Padova 1937. Giulio Mandelli

## COLLEGIO DI SAN PIETRO IN MONTORIO. - Fondato dal p. Tommaso Obicini da Novara.

Egli era stato io anni in Palestina come missionario e conosceva bene la necessità della lingua araba per i missionari. Venuto nel 1621 a Roma propose alla S. Congregazione di Propaganda Fide di istituire uno studio di quella lingua per i frati Minori del convento di S. Pietro in Montorio: avutone l'assenso, si istituì il 3 giugno 1622 lo studio del detto convento e ne fu messo a capo il medesimo padre.

In principio lo scopo dello studio era duplice : formare professori di arabo e insegnare la lingua ai futuri missionari. Nel 1668 lo studio fu confermato da Clemente IX con il breve Crediti nobis e sottoposto alla Congregazione di Propaganda. Allo studio dell'arabo dal breve fu aggiunto quello delle controversie sulla fede, cioè sulle dottrine cattoliche dalle quali dissentivano i cristiani orientali; studio che del resto vi esisteva già prima. Nel 1762 l'arabo fu sostituito dall'albanese, perché allora molti padri erano mandati missionari nell'Albania, nella Macedonia e nella Serbia, mentre per l'Oriente provvedeva il collegio di S. Bartolomeo all'isola; lo studio dell'arabo fu ripreso soltanto nel sec. xix dopo gli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche. Nel 1722 fu prescritto anche lo studio della morale.

Temporaneamente furono insegnate anche altre discipline, come le lingue sirisca, etiopica, copta, greca, cinesse, giusta le necessità dei missionari. Per quest'ultima, però, gli studenti frequentavano le lezioni presso il collegio di Propaganda. Anche la matematica e la geografia furono temporaneamente insegnate, e per acquistare qualche conoscenza in medicina gli studenti praticavano gli ospedali dell'Urbe.

I lettori o professori venivano proposti dal ministro generale dell'Ordine e nominati in seguito ad un esame in presenza del segretario di Propaganda, la quale inviava gli studenti nelle missioni. Una menzione speciale meritano le dispute pubbliche, tenute nella chiesa del convento e stampate quasi tutte nella tipografia di Propaganda.

Per ordine della medesima Congregazione, di tempo in tempo furono compiute visite canoniche nel c. La durata dello studio era di due anni, ma spesso fu abbreviata per necessità delle missioni. Per essere inviato nelle missioni bastava fino al 1706 l'attestato dei superiori, ma da quell'anno gli studenti dovevano sottomettersi ad un esame dinanzi ai loro lettori, con l'assistenza di un delegato della Propaganda.

Il c. durò fino al 1870 . I lettori insegnanti ammontano a ca. 70 e gli studenti a ca. 1000 . Tra i primi, parecchi si distinsero per le loro opere pubblicate, cosi per l'arabo il p. Obicini, il p. Domenico Germana della Slesia, ottimo conoscitore e traduttore del Carano, Alessio da Todi, Antonio da Aquila, Marco da Lucca. Fra i lettori dell'albanese si distinse il p. Francesco Rossi da Montalto per la grammatica e il dizionario pubblicato in questa lingua. Per le controversie pubblicarono opere il p. Carlo Francesco Fraida da Varese: Selectiones lnius temporis controversiae dogmaticae (Roma 1688) e Promptuarium Scolicum (ivi 1690) e specialmente il p. Carlo Francesco Camozzi da Breno con il suo: Manuale missionariorum Orientalium (2 voll., Venezia 1726).

Gli studenti andarono missionari nell'Albania, nella Valle di Lucerna, nell'Egitto, nell'Etiopia, a Costantinopoli, nell'Asia minore, nella Terra Santa, a Tripoli di Barberia, nella Cina ed anche nell'America meridionale. Tra questi alcuni furono martiri della fede, come p. Giuseppe d'Atina, p. Felice da S. Severino, Francesco da Mistretta, Ludovico da Laurenzana, Clemente Raiffer. Parecchi furono nominati vicari apostolici e vescovi nelle missioni, tra i quali si distinsero Daniele Duranti d'Arezzo, Giuseppe Rizzolati da Clauzetto, Alessio Filippi, Eusebio Semprini, Celestino Speita, Ezechio Banci, Eustachio Zanoli. Alcuni di essi pubblicarono anche grammatiche, cosi, ad es., il p. Agapito Daprà da Val di Fiemme: Flores grammaticales Arabici idiomatis (Padova 1687), la quale era di speciale pregio, perché oltre alla lingua classica trattava anche la lingua volgare e perciò fu molto adottata per la pratica dei missionari. Essa rimase in uso nel seminario di Padova fino al sec. xix, e quando si voleva ristampare la grammatica dell'Erpenio per il collegio di Propaganda nel 1845 si fece ristampare quella del p. Agapito, appunto per la sua praticità. Francesco Maria da Lucca compose la prima grammatica albanese: Osservazioni grammaticali nella lingua albanese (Roma 1716) e un dizionario.

Bial.: A. Kleinhans, Historia studii linguas Arabicas et collegii missionum ad S. Petrum in monte Anreo Romae erecti, (Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell Oriente francescano, nuova serie, 13), Quaracchi 1930. Arduino Kleinhans

COLLEGIO ROMANO: v. UNIVERSITÀ GRECORIANA.

COLLEGIUM CULTORUM MARTYRUM. Istituito il 6 genn. 1879 da Mariano Armellini (v.), Adolfo Hytrek, Orazio Marucchi (v.) ed Enrico Stevenson (v.) tutti discepoli di G. B. De Rossi (v.). Il suo scopo è di far rifiorire il culto dei martiri, specie sui loro sepolcri negli antichi cimiteri cristiani. In detto giorno, dopo la celebrazione della S. Messa nella cripta di S. Cecilia in Callisto e la visita all'immagine dell'Epifania nello stesso cimitero si gettarono le basi dell'istituzione e se ne stabili la denominazione. Il 2 febbr. successivo, accolti da mons. A. De Waal (v.) nell'ospizio di S. Maria in Campo Santo, che divenne la Schola collegii, fu approvata

## Page 1145

la lex collegii formolata da E. Stevenson sull'antica lex del collegio funerario di Lanuvio e il relativo regolamento.

Fu stabilito il calendario collegiale, il cui anno si inizia con la celebrazione del Natale di S. Cecilia in Callisto; furono distinte le solennità maggiori con celebrazione liturgica al mattino, seguita da conferenza archeologica, agape fraterna, commemorazione liturgica nel pomeriggio con conferenza archeologica e processione negli ambulacri cimiteriali; mentre in altri giorni la commemorazione si limita o al mattino o al pomeriggio; tale calendario ha subito più volte modificazioni, sempre d'intesa con la Pontificia commissione di archeologia sacra (v. COMmimion Pontifice), alla quale Pio XI col suo motu proprio dell'ri dic. 1523 ha demandato quanto si riferisce al culto degli antichi cimiteri cristiani. Il c. è composto di un numero indeterminato di sodales e di associati, a quest'ultima categoria sono ammesse anche le donne.

I sodali e gli associati possono anche non risiedere in Roma. Solo i sodali partecipano alle adunanze con voto deliberativo. Tutti gli iscritti al collegio corrispondono una tenue quota annua per sopperire alle spese delle celebrazioni liturgiche e di amministrazione. Il collegio è retto da un consiglio direttivo composto da cinque sodali curatores perpetui i quali devono curare l'osservanza della lex; la presidenza del collegio viene eletta annualmente dai sodali e risulta di un Magister (presidente), un Sacerdos (direttore delle celebrazioni liturgiche), un ab epistolis (segretario), un arcarius (tesoriere), un triclininrea (per le agapi).

La sede del collegio è presso il Pontificio Istituto di Archeologia cristiana (via Napoleone III, n. I). Grande incremento alle celebrazioni liturgiche venne dato al collegio dal compianto suo Magister (1931-47) mons. Carlo Respighi; il quale volle che il collegio si facesse promotore in Roma del rifiorimento delle S . Stazioni Quadragesimali. Il collegio ha anche promosso celebrazioni liturgiche ai santuari dei martiri fuori di Roma, tanto che a somiglianza e in collegamento del c. C.M. di Roma si sono istituite sezioni dello stesso collegio a Chiusi e a Palestrina. Enrico Josi

COLLENBUSCH, Samuel. - Pietista e magico protestante, n. il 1^{°} sett. 1724 a Wichlinghausen (presso Barmen nella Prussia renana), medico a Duisburg (1756), poi dal 1784 a Schwelm e Barmen, ove morì il I sett. 1803. La sua dottrina sta sotto l'impronta di Oetinger, Bengel e Fricker. Tanto a Duisburg quanto a Barmen riunì seguaci intorno a sé per lo studio della Bibbia in senso pietista. Ebbe grande influsso sulla teologia protestante (fratelli Hasenkamp, Menken, Thomasius, Hofmann) e sulla loro opera missionaria (Barnes' Missionsanstalt).

Opere: Erhlärung biblischer Wahrheiten (2 voll., Barmen 1807-16 e Erlangen 1821); Auszüge aus dem Tagebuche... (Stoccarda 1883).

BibL.: E. Krug, Die Lehre des Dr. Collenbusch nebst verwandten Richtungen, Elberfeld 1846; H. Cremer, in Realenzyklop. für pratsst. Theol. und Kirche, IV (1898), 233-41: F. Augé, C. und seine Freundeskreis, 2 voll., Neukirchen 1905-1907.

Anselmo Musters

## COLLERA: v. IBA.

COLLETTA. - Indica: 1) il luogo di convegno che negli antichi Ordini romani viene indicato regolarmente nei singoli giorni di Quaresima (ad es., Collecta ad S. Anastasiam); - 2) l'orazione del giorno che anticamente si diceva sopra il popolo adunato per la celebrazione della S. Messa; - 3) fin dal sec. IX, è il nome della prima orazione della Messa, che riassume i voti dei fedeli, e come tale si trova nel Messale romsno. L'antico rito romano ammette una sola c., ciò che è rimasto ancor oggi di regola generale per la feste, mentre gli altri giorni ne ammettono anche di più.

BibL.: B. Capelle, Collecta, in Revue béndictine, 42 (1930), pp. 197-204; I. Schuster, Liber Sacramentorum, 3⁴ ed., I, Torino 1932, pp. 87-89; III, pp. 39, 63; G. Destefani, La S. Messa
nella liturgia romana, ivi 1933, pp. 429-30; L. Eisenhofer, Compendio di liturgia, trad. it., Torino 1940, p. 130; Ph. Oppenheim, Tractatus de textibus liturgicis, Roma 1945, p. 59 499.; sulla dottrina: pp. 202-33.

Filippo Oppenheim
COLLETTA nel Nuovo Testamento. - La Chiesa di Gerusalemme, durante i primi decenni di vita, viveva nell'indigenza e nel costante bisogno di soccorsi finanziari. Le successive persecuzioni (Act. 4, I-8, 3; 9, 1-3), le confische ordinate dal sinedrio (e dalle autorità romane), la carestia sopraggiunta al tempo di Claudio, i soprusi dei ricchi contro i poveri di cui parla Jac. 2, 6-7; 5, 1-6 rendevano assai precarie le condizioni materiali della Chiesa madre. S. Paolo, che vi si era recato con Barnaba a portare i soccorsi raccolti ad Antiochia (Act. 11, 27-30) e che aveva promesso alle "colonne" (Giacomo, Cefa, Giovanni) "di ricordarsi dei poveri» di Gerusalemme (Gal. 2, 10), mantenne la parola.

In I Cor. 16, 1-2, l'Apostolo ripete l'ordine già dato ai Galati di raccogliere nelle adunanze del primo giorno della settimana e di accantonare le elemosine che egli stesso avrebbe portato "ai santi». In II Cor. dedica due capitoli alle c. (8-9), manda degli incaricati di fiducia, le raccomanda caldamente rilevandone i vantaggi materiali e spirituali. Ai Romani (Rom. 15, 23-27) annuncia che si avvia verso Gerusalemme per portare ai poveri di quella Chiesa le offerte raccolte in Macedonia ed in Acaia: «Perché, dice, se i pagani furono messi a parte dei beni spirituali [d'Israele], devono ora in ricambio soccorrerne [i figli] anche con i beni temporali». L'Apostolo, portando le c. a Gerusalemme, confutava con i fatti le accuse dei giudaizzanti e dei giudei. Dimanzi al tribunale di Felice farà valere questo argomento (Act. 24, 17).

BibL.: E.-B. Allo, La portée de la collecte à Jérusalem dans les plans de s. Paul, in Revue biblique. 43 (1936), pp. 329-37.

Pietro De Ambroggi
COLLETTA, PIETRO.-Storico, n.aNapoli il 23 genn. 1775, m. a Verramista, nella villa del Capponi, l' i i nov. 1831. Prese parte come militare alla vita politica, prima nell'esercito borbonico, poi in difesa della Repubblica partenopea, e della sua opera si valsero sia Gioacchino Murat che il re Ferdinando. Con il ritorno degli Austriaci a Napoli fu confinato per due anni a Brünn in Moravia. Nel 1823 passò a Firenze ove compose la Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1835, edita postuma dal Capponi.

Nei 10 ll. della Storia (fu posta all'Indice con decreto del 7 luglio 1835) il C., scrittore vivo nelle pagine in cui egli stesso è attore e testimonio dei fatti narrati, manca, tuttavia, di una visione profonda e di un criterio sicuro d'indagine storica, legato com'è a un certo gusto di cronaca. Nella visione d'insieme rimane fermo al mito settecentesco del progresso e all'odio contro il papato: politicamente è favorevole ad una via media anti-rivoluzionaria ed anti-reazionaria.

BibL.: N. Cortese, Saggio di bibliografia collettiana, Bari 1917; id., Aggiunte al saggio di bibliografia collettiana, Napoli 1921; id., La vita di P. C., Roma 1921; id., P. C. e la sua storia, Aquila 1924; B. Croce, Storia della storiografia nel secolo decimonono, 2² ed., I, Bari 1930, pp. 84-89; N. Cortese, La condanna e l'esilio di P. C., Roma 1938; G. M. Monti, Per la storia dei Borboni di Napoli e dei patrioti meridionali, Trasti 1939.

Giovanni Fallani
COLLETTARIO. - Chiamato talvolta orazionario, deriva dal sacramentario (v.) in quanto anticamente solo questo libro conteneva le orazioni recitate dal vescovo o dal sacerdote a nome della collettività. La organizzazione sempre più vasta della liturgia consiglià la raccolta a parte delle orazioni, facilitandone la crescita ad uso principalmente dell'officiatura. In principio era composto da pergamene che si ravvolgevano, donde anche il nome di rotolo. Il più antico esemplare è il rotolo di Ravenna. Talvolta alle orazioni venivano

## Page 1146

aggiunte antifone, indicazioni di salmi, inni, responsori in modo da tornar utile principalmente a colui che presiedeva l'ufficiatura. La liturgia odierna usa questo libro per la benedizione eucaristica.

Bibl.: A. Ceriani, Il rotolo obistografo del principe Pio di Savoia, Milano 1883; Ph. Oppenheim, Institutiones systematicohistoricas in sacram liturgiam, IV, Torino 1940, p. 77 sgg.

Enrico Cattaneo

## COLLETTIVISMO : v. SOCIALISMO.

COLLEVACINO, Pietro. - N. a Benevento; fu suddiacono e notaio del Papa Innocenzo III, e cardinale dal 1205. Incaricato da Innocenzo III di raccogliere le Decretali dei primi dodici anni (11981210) del suo pontificato, redasse quella che fu chiamata Compilatio tertia (v. COMPILAZIONI ANTICHE).

Bibl.: F. Heyet, Uber Petrus Callivaccinus von Bewevent, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung, Kienon. Abt., 30 (1916), pp. 395-405; A. Teetaert, s. v. in DDC, III, coll. 1200-1002. Alberto Senia
colle VAL D'ELSA, diocesi di. - In Toscana, provincia di Siena, suffraganea di Firenze. Le origini di questa diocesi vanno ricercate nelle due pievi di S. Salvatore (de Colle) e dei SS. Giovanni, Faustino e Gienita (de Elsa) di proprietà della Sede Apostolica, che furono sottomesse da Clemente III nel 1188 al vescovo di Volterra. Ma accrescendosi vieppiù i contrasti degli arcipreti di C. con Volterra, nel 1356 furono dichiarate nuditas disecesis ambedue le pievi. Più tardi, anche per l'accentuato sviluppo della popolazione e l'incremento della vita industriale, Clemente VIII nel 1592 dichiarava C. città e la elevava a sede episcopale attribuendole territori delle diocesi viciniori; nel 1782 Pio VI le annetteva S. Gimignano. Dal principio fino ad oggi la diocesi di C. è suffraganea di Firenze.

Nella diocesi di C. V. d'E. era situata l'abbazia di S. Salvatore di Spagna, fondata nel sec. XI presso C., ceduta nel ' 300 ai Vallombrosani e nel ' 400 in commenda all'ospedale degli Innocenti di Firenze; nel 1592 finalmente fu incorporata alla nuova diocesi di C. V. d'E. e assegnata alle sua mensa vescovile.

La Cattedrale è un edificio secentesco ( 1603 ). Una costruzione degna di essere segnalata è la badia vallombrosana di S. Maria a Coneo, oggi abbandonata, poco lontana dalla città : tipico edificio romanico, di stile pisano. Anche la pieve dei SS. Ippolito e Cassiano del sec. xi, è oggi in rovina.

Nella Cattedrale sono conservati vari oggetti sacri di valore artistico tra i quali un prezioso calice del ' 400 ed un originale leggio in bronzo di Pietro Tacca ( 1577 1650). L'archivio è stato disperso : poche carte si conservano nell'archivio capitolare, le rimanenti nell'archivio di Stato di Firenze.

Attualmente la diocesi, in una superfice di 453 kmq . comprende 73 parrocchie, 83 sacerdoti diocesani, 11 regolari e 45.000 ab. tutti cattolici (1948).

Bibl.: L. Biadi, Storia della città di C. in V. d'E., Firenze 1839; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, III, Berlino 1908, pp. 304-12; Cottineau, II (1939), col. 3081.

Serafino Prete
COLLEZIONI CANONICHE. - Raccolte elaborate nei secoli, che contengono parte delle leggi della Chiesa e costituiscono, nel linguaggio dei canonisti, alcune tra le fontes cognascendi iuris canonici.

## A) C. C. OCCIDENTALI.

SommaRIO: I. Premesse. - II. C. c. generali. - III. C. c. speciali. - IV. C. c. sistematiche. - V. Le fonti del diritto canonico dallo pseudo-Isidoro a Graziano. - VI. Le grandi c.c. dei secc. xil-xiv.

1. Premesse. - Queste fonti sono di varie specie : fonti di diritto divino o di diritto ecclesiastico; genuine o spurie o apocrife, cronologiche o sistematiche, autentiche o pubbliche.

Se si vuole tracciare la genesi logica delle c. c. si trovano le prime testimonianze del diritto canonico nel Nuovo Testamento, specialmente del diritto costituzionale della Chiesa; poi nei Padri Apostolici; per il periodo pre-costantiniano, negli altri Padri della Chiesa dei secc. II e III e negli scritti pseudo-apostolici.

La pace costantiniana apre una nuova èra nella storia del diritto canonico : i vescovi, aiutati e spinti talvolta dall'imperatore, possono tenere più facilmente e frequentemente delle adunanze e prendere comuni deliberazioni su vari punti della disciplina ecclesiastica. Nasce così un diritto scritto, il quale sostituisce la consuetudine, che nel periodo precedente era stata fattore principale della disciplina ecclesiastica.

I Concili, sin da questa epoca, sono di varie specie e si celebrano in vari luoghi : sono quattro Concili generali (Nicea, Costantinopoli, Efeso, Calcedonia), ma di essi due soli hanno una grande importanza per la disciplina ecclesiastica; vi sono poi una ventina di Concili particolari: orientali, africani, gallicani, spagnoli e romani. Più tardi avranno un certo influsso nelle collezioni latine gli altri due Concili Ecumenici di Costantinopoli, il secondo e il terzo.

Si intensifica, a partire dall'ultima parte del sec. iv, l'attività epistolare dei romani pontefici; con le Decretali i papi stabiliscono i principi della organizzazione ecclesiastica; alcune costituzioni imperiali fissano lo statuto temporale dei chierici e dei beni consacrati al culto.

Le lettere dei pontefici entreranno a far parte delle c. c. sin dal sec. v, e, da allora in poi, sempre più formeranno parte notevole di esse.

In alcuni Padri la disciplina trova i suoi legislatori, e la dottrina raggiunge la maggior perfezione, specialmente in s. Agostino.

Altre fonti suppletorie e recettisje del diritto canonico sono la legislazione civile romana in materia ecclesiastica e il diritto dei vari stati barbarici.

Questi elementi, che collaborano insieme, permettono di ottenere una disciplina ecclesiastica con inquadrature abbastanza uniformi e stati nettamente differenziati.

Agli archivi ecclesiastici va il merito di aver conservato i canoni e le decertali, che erano notificati alle varie Chiese attraverso sistemi analoghi a quelli della burocrazia imperiale; il diritto che una Chiesa conosce ed osserva è anzitutto il diritto contenuto nei suoi archivi. Quando, più tardi, dei compilatori sentiranno la necessità di raccogliere in sillogi questi elementi, essi potranno agevolmente ritrovarli negli archivi delle proprie Chiese.

Qui vien data una rapida sintesi delle c. c. occidentali. Per quelle orientali, v. più sotto: c.c. orientali. Ma occorre notare subito che le prime c. c. occidentali servero per influsso e ad imitazione delle collezioni dell'Oriente. Un syntagma canonum, la cui storia complessa è variamente esposta dagli studiosi, circolava già in Oriente dopo la celebrazione del Concilio di Calcedonia del 451, e comprendeva i canoni di Ancira (314), Neocesarea (314-25), Nicea (325), Gangre (341-42), Antiochia, Laodicea (348380), Costantinopoli (380), Calcedonia (451). Le c. c. latine hanno vita ininterrotta a partire dalla seconda metà del sec. v; le più antiche che si conoscono nascono in Africa, ma è a Roma che si inizia una attività canonistica, non ufficiale, è vero, ma preziosa per lo sviluppo posteriore del diritto canonico.

Le epoche delle c. c. sono comunemente divise in quattro periodi.

Primo periodo, studiato principalmente e radicalmente dal Masssen : va dall'epoca di Dionigi il Piccolo alle Decretali pseudo-isidoriane. E l'epoca della elaborazione del diritto canonico dell'Occidente che si integra massimamente con elementi regionali, si aggiorna secondo il sorgere delle varie situazioni e necessità della disciplina ecclesiastica e non è contaminato ancora dall'imponente falsificazione letteraria, che sarà la caratteristica del periodo seguente.

Secondo periodo, degli pseudo-isidoriani e delle

## Page 1147

c. c. che precedettero, attuarono e seguirono la riforma di Gregorio VII.

Terzo periodo, delle classiche e fondamentali c. c. che dettero vita al Corpus Iuris Canonici.

Quarto periodo, che parte dal Concilio di Trento, documenta l'attività delle Congregazioni romane, ed è caratterizzato da nuovi tipi di raccolte: gli Atti dei Pontefici, dei Concili e le varie collezioni di Atti o Decisioni della S. Sede.

Secondo il sistema di esposizione del Maassen, le c. c. si dividono in generali, speciali e sistematiche; non seguiamo il criterio geografico, spesso incerto.

Sono generali le c. c. che hanno un fondo comune, costituito dai Concili ecumenici e dai concili topici dell'Oriente; a questi concili si aggiungono talvolta, in ordine cronologico, i canoni dei Concili dell'Africa, della Spagna e della Gallia, e decretali pontifice. Saranno queste differenze che daranno individualità a ciascuna c. c.

Talvolta, e sempre dopo il sorgere delle c. c. cronologiche, il materiale anzidetto è ordinato sistematicamente, oppure da esso si raccolgono solo elementi particolari di diritto, o solo canoni di qualcuno dei tanti concili celebrati qua e là nella cristianità, in questi secoli e negli anteriori. Nascono cosi le c. c. sistematiche nel primo caso, e le speciali nel secondo.
II. C. C. GENERALI. - Oltre alle collezioni dionisiane (v. dionigi il piccolo), si ricordano:
I. Collectio ms. Frisingensis: fondo comune; versione isidoriana dei canoni greci, buon numero di decretali della Dionysiana da Damaso (366) a Gelasio (496), atti della causa di Acacio; probabilmente italiana, della fine del sec. v e inizio del vi.

Accanto a questa c. c. si segnala anche una Coll. Weingartensis.
2. Collectio Quesnelliana, simile alla Frisingensis con in più i canoni di Calcedonia, gran numero di documenti relativi ai conflitti dommatici del sec. Iv e v. Oggetto di polemica il suo luogo di origine: Roma secondo Quesnell (v.), la Gallia secondo i Ballerini, il Maassen; di nuovo sono per Roma, o almeno per l'Italia, il Duchesne e P. Fournier.
3. Quattro c. c. italiane del sec. VI: Coll. ms. s. Blasiï, Coll. ms. Vaticani, Coll. ms. Theatini, Coll. ms. Iustelli; fondo comune, versione prisca, dibattito della prima sessione del Concilio di Cartagine del 419; italiana, del sec. vi.
4. Coll. ms. Colbert, di tempo incerto, originaria della Gallia, affine in parte alla Quesnelliana e in parte alla s. Blasiï.
5. Tre c. c. dei Concili greci e africani: Coll. ms. Parisiensis, Coll. Theodosii diaconi, Coll. ms. Wirceburgensis.
6. C. c. generali con concili gallicani. A partire dal sec. vi, quasi ogni diocesi ebbe una c. c. generale, un Liber canonum; queste raccolte erano fatte perché le diocesi avessero a portata di mano le norme di diritto da applicare; se ne conservano diverse, composte in Gallia; esse sono: Coll. ms. Corbeiensis, Coloniensis, Laurezhomenzis (Lorsch), Albigensis, Pithouensis, Bigotiana, s. Mauri, Diessensis, Burgundiae, Remensis.
7. Si hanno infine le c. c. generali della Spagna. Cronologicamente viene prima la Epitome' Hispannica, posteriore al 598 , che ha, in riassunto, lo stesso materiale delle c. c. seguenti.

Collectio Hispana chronologica oppure Isidoriana: contiene in ordine cronologico, per lo più secondo la versione dionisiana, i Concili greci, africani, gallici, spagnoli e decretali dei Romani Pontefici.

La redazione della c. Hispana subì vari mutamenti nel corso dei tempi; sicché i vari manoscritti presentano due redazioni diverse delle medesime c. c.

La c. Hispana è stata sempre attribuita alla Spagna, ma vi è una appassionata discussione tra i dotti se essa sia sorta nell'ambiente della Chiesa di Arles, come pensa il Tarrè con il Duchesne, che propongono perciò di chiamarla Collectio Arelatensis-visigothica. Ritengono alcuni che ne sia autore s. Isidoro di Siviglia (v.); è stata composta, secondo una buona ipotesi, intorno all'epoca del Concilio Toletano IV del 633.
8. La Coll. ms. Novariensis è l'ultima c. c. generale.
III. C. C. SPECIALI. - Prima di tutto una serie di c. c. di atti dei Concili greci:
C. c. concernenti il Concilio ecumenico di Efeso: Coll. ms. Turonensis, Coll. ms. Veronensis, Coll. ms. Salisburgensis, Synodicon Casinense; c. c. concernenti il Concilio ecumenico di Calcedonia: Coll. ms. Vaticani (322, Coll. ms. Nostrae Dominae, Coll. Rustici (di Rustico, diacono romano, nipote di papa Vigilio); Codex encyclicus; c. c. degli atti del V Concilio ecumenico, Costantinopolitano II: la c. c. è stata composta prima del 590 ; c. c. degli atti del VI Concilio ecumenico, Costantinopolitano III; Coll. temporis Sergii I, Coll. ms. Claromontani.

Fragmentum Veronense, si riferisce soprattutto alle eresie dei secc. Iv e v.
C. c. relative all'affare di Acacio: Coll. ms. Veronensis, Coll. ms. Virodunensis.
C. c. circa la controversia donatista.
C. c. delle Chiese di Tessalonica e di Arles: Collectio

## Page 1148

Ecclesiae Thessalonicensis, concerne l'affare del metropolita di Tessaglia, Stefano di Larissa; fu fatta nel 531 prima della Collectio Ecclesiae Arelatensis della fine del sec. vi.
C. c. dei Concili africani: Coll. Concilii Carthaginiensis 419; Coll. Concilii Carthaginiensis 526; Collectio Conc. africanorum in Hispana: è una c. c. speciale di canoni africani; scritti nella Hispana; di patria incerta e di autore ignoto.
C. c. di Concili gallicani e tedeschi: Coll. ms. Lugdunensis, Coll. Concilii a. 813 con i canoni dei cinque Concili riformatori di Arles, Reims, Magonza, Tours, Chalon-surSaône. Coll. ms. Bellevacensis, c. c. di tempo intermedio perché pare appartenente in parte a questo periodo; l'oltrepassa per altri documenti. Coll. ms. s. Amandi, contiene i canoni dei Concili spagnoli riuniti ad altri Concili gallici.
C. c. dei Concili d'Irlanda e Gran Bretagna: Coll. ms. Ficamp, che contiene canoni penitenziali irlandesi, bretoni, anglosassoni, estratti dei Libri Santi e dei Padri; gli altri argomenti forse furono aggiunti in Gallia. Coll. ms. Sangermanensis ha molti contatti con la precedente.

Collectio Aveliana (v. Aveliana).
Collectio Conc. Romani del 649, di Martino I contro il monofisismo e molte lettere di questo papa.

Constitutiones Sirmondianae, contiene diciotto costituzioni imperiali in materia ecclesiastica, del 321 al 423 , posteriore forse al 381 ; è di origine gallicana.

Collectio ms. Mutinensis, è posteriore al 601 e composta probabilmente in Italia; ha canoni e decretali.
IV. C. C. sistematiche. - La più antica c. c. sistematica è di origine africana: Breviatio canomun Fulgentii Ferrandi (v. FULGENZIO).

Capitula Martini, opera di Martino di Braga, che, per correggere ciò che vi era di oscuro nella collezione dei canoni greci, classifica tutto ciò che ha relazione con il clero e che concerne i laici; ebbe una larga diffusione.

Concordia canomun Cresconii, di un Cresconio, forse vescovo e poeta. Riunisce l'insieme delle prescrizioni canoniche in una concordia, allo scopo di renderle più intelligibili per mezzo di rubriche. Attinge alle c. c. dionisiane. E posteriore alla Breviatio di Ferrando e fu largamente usata.

Collectio Hispana systematica. Usa quasi esclusivamente la Hispana chronologica. E di origine spagnola, posteriore alla Concordia di Cresconio.

Tra le c. c. sistematiche occorre ricordare una serie di c. c. gallicane e precisamente:

Coll. ms. Andegovensis, Coll. Herovalliana, I Coll. Bonaevallis, Coll. ms. Sangermanensis, II Coll. Bonaevallis, Coll. in 400 capitula, Cresconius Gallicus, Coll. Dacheriana, Coll. in quatuor libros, Coll. Halitgarii Cameracensis, Coll. ms. Bibl. Fallicellianae, Poenitentialia Rhobani Maori.

Di esse meritano speciale menzione la Dacheriana e i due Penitenziali.

La Dacheriana dà canoni di tutti i Concili fino a quello di Costantinopoli, secondo la Dionysio-hadriana e decretali di tutti i Papi, ad eccezione di Felice III e di Ormisda.

I Poenitentialia Rhobani Maori sono due c. c. apparentate attraverso le loro fonti con alcune delle c. c. precedentemente descritte. Di questi penitenziali il più antico è stato composto verso l'841; l'altro è dell'853 (v. penitenziali, liberi).

Altre speciali piccole c. c. sono notate nell'opera del Maassen.

Collectio Hibernica. La c. c. irlandese fa parte delle c. c. sistematiche più notevoli di questo periodo; ha una certa importanza soprattutto nei riguardi del materiale patristico di cui fa uso, ma è specialmente interessante per il diritto ibernico.

Coll. IX librorum, dell'inizio del sec. Ix, ha dei punti di contatto con la c. c. irlandese.

Occorre avvicinare alle c. c. sistematiche le raccolte, ben conosciute, di diritto romano ad uso del clero, quali la Lex Romana canonice compta (v.), gli Excerpta Bobiensia (v.) e un estratto di manoscritto di Haenel.

Le ultime c. c. di questo periodo furono composte durante una grave crisi che attraversò la Chiesa merovingia tra il 680 e il 740 : disprezzo dell'antico diritto, deplorevole situazione delle sedi episcopali, membri del clero che si reclutano senza osservanza delle regole canoniche, e conseguente rilassamento dei costumi nei capi e nelle membra. La riforma carolingia cercherà di porre rimedio a tale stato di cose, riorganizzerà la gerarchia, ristabilirà la disciplina nel clero e i beni ecclesiastici saranno tutelati nelle loro sacre finalità.

Fase culminante di questa attività di riforma è la consegna della Dionysio-hadriana a Carlomagno nel 774; la Dionysio-hadriana si diffuse rapidamente; ad essa si appellavano i concili e i capitolari quando volevano restaurare l'antico diritto. L'Hispana, arricchita dai Concili di Spagna, modificata alquanto da vari rimaneggiamenti franchi, fiancheggierà la riforma, e si fonderà nell'8ro con la Dionysiohadriana.

La Dacheriana corona lo sforzo della riforma carolingia per il risanamento, la coordinazione e la classificazione dei testi; è la fonte principale delle c. c. della prima metà del sec. Ix e la sua influenza si prolungherà sino alla riforma gregoriana.

Per supplire alla mancanza di elementi locali, che si aveva nelle grandi c. c. tornate in onore (la Hispana, la Dionysio-hadriana, la Dacheriana) e alla loro poca praticità, i vescovi compongono delle c. c. specializzate, dei Capitolaria, che contengono, estratto delle grandi raccolte, le regole essenziali della amministrazione parrocchiale: si hanno cosi i Capitolari di Teodulfo di Orléans, di Attone vescovo di Basilea, di Gherbaldo vescovo di Liegi, di un vescovo di Frisinga, due Capitolari anonimi composti tra l'825 e l'850 e tra l'850 e l'875; i Capitula di Hincmaro di Reims e di Rodolfo di Bourges.

La rinascenza politica e scientifica dell'impero dà alla legislazione imperiale romana una novella importanza : la Chiesa avrebbe dovuto servirsi delle regole stabilite a suo vantaggio dai principi cristiani e riuniti nelle compilazioni giustinianee; una grande compilazione di diritto romano ad uso del clero si è formata nel primo quarto del sec. Ix in Italia: la Lex romana canonice compta; essa reca le principali costituzioni romane relative alla organizzazione ecclesiastica.
V. Le fonti del diritto canonico dallo pseudoIsidoro a Graziano. - Un nuovo periodo della storia delle c c. si apre nella seconda metà del sec. Ix. Esso corrisponde ad una grave situazione della Chiesa franca, vittima dell'avidità dell'aristocrazia laica che depono arbitrariamente i vescovi e ne usurpa le sedi, ponendovi strumenti docili ai propri interessi. La vita stessa della Chiesa era come insidiata e soffocata da tale stato di cose. Si invocava invano, da un cinquantennio, una riforma. Fallito l'ultimo tentativo ad Epernay nell'847, alcuni pensarono di presentare la riforma come programmata da tempo: a questo scopo essi fabbricarono, in appoggio alla loro tesi, numerosi apocrifi dai quali, misti a testi genuini, nacquero le raccolte pseudo-isidoriane: Hispana augustodunensis, Capitula Angilrammi, Capitularia Benedicti Levitae, Decretales pseudo-isidorianae (v. angilhamno; benedetto levita; isidoro di siviglia).

Il carattere distintivo della seconda parte di questo periodo è la relazione che le c. c. hanno con la riforma della Chiesa promossa da Gregorio VII : sono centro di esso le c. c. redatte in appoggio alla lotta ingaggiata dal Pontefice, la precedono e la seguono due altri gruppi di c. c. dette pre-gregoriane e post-gregoriane.

Sono tutte c. c. sistematiche e contengono canoni dei concili, decretali dei Romani Pontefici, leggi civili dei Romani o dei Franchi e scritti dei ss. Padri.
I. C. c. pre-gregoriane: Collectio Anselmo dedicata, di ignoto, composta nell'Italia settentrionale intorno all'882 e dedicata ad Anselmo arcivescovo di Milano (v.);

## Page 1149

di buono spirito romano, risente dello pseudo-Isidoro, della Dionysio-hodriana, delle lettere di s. Gregorio Magno, della Novariensis e della Lex Romana canonice compta.

Reginonis Prumiensis libri duo de synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis, riportano le regole da osservare nell'istituire processi canonici durante la visita delle diocesi; composti nel 905 (v. REGINONE di PRUMM).

Collectio Abbonis abbatis Floriacensis, composta in difesa dell'esenzione monastica dall'abate di Fleury tra il 958 e il 976 ; notevole per la distinzione e discussione sulle fonti del diritto.

Collectio quinque librorum Codicis Vaticani, scritta, all'inizio del sec. xI, in appoggio alla riforma di Benedetto VIII.

Dopo questa c. c., P. Fournier-G. Le Bras segnalano altre c. c. minori che chiamano cisalpine e transalpine. Si hanno ancora di notevole:

Decretum Burchardi Wormatiensis (v. burcardo di worms), composto intorno al iorz da Burcardo, della diocesi di Magonza, che divenne poi vescovo di Worms; appoggia la riforma della Chiesa.
P. Fournier e G. Le Bras segnalano varie altre e.c. minori della fine del sec. ix all'inizio dell'xi che classificano cosi : germaniche, occidentali, italiane.
2. C. c. gregoriane. - L'appoggio dato alla riforma da queste c. c. ha due direttive: raccogliere solo i documenti dei Romani Pontefici, rigettare le consuetudini corrote.

Collectio septuaginta quatuor titulorum o Diversorum sententiae patrum, composta a Roma nel roso da ignoto a difesa del primato, della esenzione monastica, e a tutela delle regole sulla nomina dei vescovi.

Capitulare cardinalis Attonis, vescovo di Milano, scritto alla fine del pontificato di Alessandro II o al principio di quello di Gregorio VII.

Collectio Anselmi Lucensis, ha materiale vario, tanto originale che interpolato; da essa attinsero i polemisti in difesa della riforma di Gregorio VII; composta intorno al 1083 da Anselmo vescovo di Lucca (v.).

Collectio cardinalis Densdedit, espone le disciplina del clero romano; composta tra il 1083 e il 1087.

Hanno subito l'influenza gregoriana:
Liber de vita christiana, di Bonizone vescovo di Sutri, promosso poi a Piacenza; composto tra il 1089 e il 1095. Collectio Britannica, cosl detta perché conservata in un codice del Museo Britannico, di speciale importanza per le lettere pontifice; composta in Italia all'inizio del sec. xir.

Polycorpus, composta dal card. Gregorio, sotto Pasquale II (1110-18); favorisce la riforma gregoriana, ma è in. fluenzata anche da Burcardo.

Varie altre c. c. minori sono segnalate specialmente da P. Fournier-G. Le Bras; i medesimi segnalano altre piccole c. c. che non hanno subito l'influenza gregoriana.
3. C. c. post-gregoriane. - C. c. della Gallia della fine del sec. xi : Le tre c. c. di Ivo di Chartres (v.).
C. c. che hanno subito l'influenza di Ivo : Collectio Caesarangustana, da un codice di Saragozza, composta in Borgogna o Aquitania nel primo decennio del sec. xir (dipende da Ivo, favorisce la riforma gregoriana); e altre minori segnalate da P. Fournier-G. Le Bras.

Collectio Algeri Laodiensis o Liber de misericordia et iustitia di Algero di Liegi (v.); altre c. c. minori, sempre segnalate da P. Fournier-G. Le Bras.
VI. Le grandi collezioni dei secc. xil-xiv. - Il periodo che segue è il periodo del Decreto di Graziano (v.), delle Compilationes quinque antiquae (v.) e delle altre collezioni che formeranno il Corpus Iuris Canonici (v.), e si inquadra in quel periodo di rinascenza letteraria delle materie ecclesiastiche, che vide fiorire e nascere la scienza del diritto canonico, il quale ormai si sviluppa di vita propria, diventa sistema organico. E
l'epoca delle grandi c. c., e molte di esse meritano ed hanno in questa enciclopedia una esposizione a sé.

Trovano posto, tra tanto rigoglio di opere, una serie di piccole c. c. che qui accenniamo, anteriori alla Compilatio I, una Appenaix Concilii Lateranensis, che contiene insieme ai canoni del Laterano ( 1179 ) decretali e canoni tra cui quelli del Concilio di Tours del 1163.

Tale c. c. fu imitata da altre meno conosciute come le c. c. Dembereensis, Lipsiensis, Carcelana. Queste c. c., oggetto di studio di valenti ricercatori moderni, si sogliono distinguere in : c. c. non sistematiche anteriori alla I Compilatio; c. c. sistematiche anteriori alla I Compilatio; c. c. sistematiche posteriori alla I Compilatio.

Se ne ignorano gli autori e la patria; il loro tempo di composizione si deduce da elementi intrinseci; si designano con il nome della biblioteca nella quale se ne conservano i manoscritti; la loro importanza è nella conservazione di testi di decretali che altrimenti non sarebbero meglio conosciute o non conosciute affatto; sono tutte magistralmente passate in rassegna dal Kutmer.

Con il Corpus Iuris Canonici si chiude l'epoca delle c. c. Con la celebrazione del Concilio Tridentino e con il riordinamento della Curia romana operato da Stato V, il diritto universale emanato dal Papa o, per suo ordine, dai dicastari romani, verrà raccolto in sillogi che non hanno la forma delle vecchie c. c. : si avranno ormai i Bollari, gli Atti dei Romani Pontefici, gli Atti delle varie Congregazioni, uffici e tribunali, sinché non si arriverà alla unificazione e semplificazione, anche formale, del diritto con il CIC.

Bibl.: Opere fondamentali : F. Maassen, Geschichte der Quellen und Literatur des kanonischen Rechts im Abendlande, I. Graz 1870.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des kanonischen Rechts von Gratian bis auf die Gegenscart, 3 voll., Stoccarda 1875-80: P. Fournier-G. Le Bras, Histoire des collections canoniques en Occident depuis les Fausses Décrétales jusquau Décret de Gratien, 2 voll., Parigi 1931-32; S. Kutmer, Repertorium der Kanonistik (1140-1234), Città del Vaticano 1937; A. van Hove, Commentarium Lovaniense in CIC, 2⁴ ed., I, t. I. Pralegomena, Molinas-Roma 1942; tutte con ampie indicazioni di bibliografia, di edizioni, e di manoscritti.

Giuseppe D'Ercole
B) C. C. ORIENTALI.

Sommario: I. Collezioni di rito bizantino. - II. Collezioni di rito alessandrino. - III. Collezioni di rito antiocheno. IV. Collezioni di rito armeno. - V. Collezioni di rito caldeo.
I. Collezioni di rito bizantino. - I. Collezioni greche (bizantine). - a) La c. c. primitiva. La Chiesa al principio della sua esistenza non disponeva di un sistema completo di norme e regole, ma, se si eccettua un certo numero di principi fondamentali e di precetti particolari che erano contenuti nei libri del Nuovo Testamento o nella tradizione orale, doveva creare il suo diritto. In questo processo le Chiese particolari, nei primi secoli, godevano di una larghissima autonomia, benché l'influsso delle Chiese-madri e quello delle città più importanti si sia fatto sentire anche in quell'epoca.

Più che la legislazione regnava la consuetudine, il costume. Il desiderio di fissare tali norme consuetudinarie o tradizionali e di dar loro una autorità superiore spinse alla composizione degli scritti ed ordini pseudopostolici, dei quali si trova un numero cosi rilevante nei primi secoli cristiani.

Con il sorgere delle eresie e con il crescere del numero dei fedeli, il bisogno di una maggiore determinatezza e di una più grande uniformità si fece sempre più vivo. Nella seconda metà del sec. it si incominciano a convocare sinodi dei vescovi. Nel in sec. tali sinodi regolano accanto alle questioni di fede e di dottrina anche questioni disciplinari. Specialmente nella seconda parte di questo secolo sorge in questa guisa una disciplina penitenziale di cui si trova l'eco ancora nei canoni posteriori. Il iv sec. fa un ulteriore passo in quanto l'auto-

## Page 1150

rità dei canoni dei Concili ecumenici non è più dipendente dalla libera accettazione, ma obbliga senz'altro tutti i vescovi e fedeli.

I canoni dei concili non trattano sistematicamente un soggetto. Essi rispondono a questioni di attualità, sciolgono difficoltà del momento proposte dai vescovi al sinodo. Si presentano perciò incompleti e presto si nota la tendenza di raccogliere i vari gruppi di canoni. In Oriente ci sono rimaste poche vestigia di tali tentativi. Forse perché presto una collezione di canoni ebbe il sopravvento e soppiantò tutte le altre raccolte. Già i Padri del Concilio di Calcedonia avevano nelle mani una collezione che comprendeva in primo luogo i canoni di Nicea (325), seguiti da quelli del Sinodi di Ancira (314), Neocesarea (314320), Antiochia ( 328-32, ma falsamente già dall'antichità attribuiti al concilio in Encaenïs del 34I), Gangra (342) e Laodicea ( 347-78 ), tutti con numerazione continua. I canoni del Concilio di Costantinopoli (381) formavano una specie di appendice. Essi, assieme ai canoni di Calcedonia (451), primo della fine del sec. v, entrarono pure nella collezione, al cui principio furono posti gli 85 cosiddetti canoni apostolici (composti ca. il 360-80 ).

Le origini di questa collezione sono ancora oscure. Secondo l'opinione più comune un primo nucleo si sarebbe formato al principio del sec. IV, consistente di 24 canoni del Concilio di Ancira (i 10 ultimi appartengono in realtà a un Concilio di Cesarea, come ha lucidamente provato il Lebon, Le muséon, 51 [1938], pp. 89-132) e da 14 canoni del Concilio di Neocesarea. Si aggiunsero presto i 20 canoni del I Concilio ecumenico di Nicea, cui fu dato il primo posto per ragione della sua autorità, come viene dichiarato espressamente in una nota aggiunta. A questo primo nucleo accedettero poi i canoni dei tre Concili di Antiochia, Gangra e Laodicea.

Più recentemente però Ed. Schwartz ha proposto una nuova spiegazione. Secondo lui il Corpus canonum sarebbe l'opera degli Ariani «omei» i quali dirigevano difatto la Chiesa durante gli anni 360-78. Con gli stessi intenti con cui producevano una vasta letteratura pseudopostolica (le costituzioni apostoliche, i canoni degli Apostoli, le false Ignaziane ecc.) avrebbero composto la collezione dei canoni, cioè per dare più autorità alla Chiesa di Antiochia. Guidati da tale criterio scelsero i
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)

Collezioni canoniche - Nomocanone - biblioteca Vaticana, Vat. gr. 2060, (let. Enc. Cat.).
(let. Enc. Cat.).
tantinopoli, il quale, essendo ancora laico e avvocato (scholastikós), compose ca. il 550 una collezione in 50 titoli, dividendo fra questi titoli (rubriche) i canoni o anche brani di essi secondo la materia. La Synagogé contiene gli 85 canoni degli Apostoli, quelli dei 10 sinodi e anche i canoni della 2^{text {a }} e 3^{text {a }} lettera canonica di s. Basilio. Circolavano già raccolte di canoni e di detti dei SS. Padri, ma Giovanni Scolastico fu il primo ad introdurli nelle collezioni dei canoni, preparando loro così la via per acquistare un'autorità che da sé non avevano.

Con la Synagogé è spesso unita la Collectio LXXXVII capitulorum, aumentata talvolta dalla Collectio XXV capitulorum, ossia dalla Collectio XXI capitulorum, arricchita da 4 capi che contengono Novelle. Il Benešević pensa che l'autore della collezione e della sua aggiunta alla Synagogé sia stato lo stesso Giovanni Scolastico. Più tardi la Synagogé fu trasformata in Nomocanone; sotto i singoli titoli furono collocati i testi presi sia dalla Collectio LXXXVII capitulorum, sia da altri fonti del diritto civile. Ma questo avvenne probabilmente dopo la morte del patriarca.

## Page 1151

c) Il Syntagma di XIV titoli. Il metodo usato da Giovanni Scolastico fu perfezionato dall'autore di un'altra c. c., scritta poco dopo (ca. il 580 ). L'opera è divisa in due parti : la prima comprende 14 titoli, suddivisi in 329 capi, nei quali non viene già posto il testo stesso dei canoni, ma solo un rinvio. La seconda parte contiene la collezione "cronologica" dei canoni. In tal maniera fu possibile non solo di specificare molto più la materia, ma anche di citare i canoni quante volte piaceva, senza ingombrare il testo. Inoltre furono accolte nella collezione nuove fonti, in specie i canoni del Concilio di Costantinopoli (394) e quello di Cartagine (419) e di dodici SS. Padri, fra cui s. Basilio con tutt'e tre le lettere canoniche. L'autore aggiunse alla fine una raccolta delle leggi civili riguardanti le cose ecclesiastiche, la cosiddetta Collectio constitutionum ecclesiasticarum (chiamata anche Collectio tripartita o Paratitia). Non si sa niente di preciso sull'autore.

Nell'a. 629 o 630 l'opera subì una trasformazione importante (vedi tit. IX, cap. 1). Un legisperito, vivente, a quanto pare, a Costantinopoli, identificato da quanto vien detto nel tit. N, cap. 10 con il cosiddetto Enantiaphanes, autore noto nel diritto bizantino, tramutò il Syntagma in un Nomocanone, riportando brevi estratti o testi epitomati delle leggi civili (desunti però non dalla Collezione tripartita, ma da altre raccolte) sotto i rispettivi capi della prima parte della collezione. Aggiunse inoltre al nomocanone quattro Novelle di Eraclio e i canoni di s. Gregorio di Nazianzo e di s. Atanasio.

In seguito tanto il Syntagma quanto il Nomocanone di XIV titoli furono spesso trascritti, sia integralmente, sia nelle loro parti separate, in varia maniera aumentati, trasformati ecc. I padri del Concilio in Trullo (691-92) nello stabilire il 2^{°} canone avevano nelle loro mani una collezione che rispondeva alla seconda parte, "cronologica", già aumentata, del Syntagma. Nell'883, sotto il patriarcato di Fozio, fu fatta una seconda recensione del Nomocanone, la quale si limitò però ad aggiungere i concili tenuti nel frattempo. E discussa la questione se il patriarca stesso sia intervenuto in questo lavoro o no. Ad ogni modo il Nomocanone presto incominciò a circolare sotto il suo nome. Una terza edizione, la quale peraltro non ebbe molta diffusione, fu fatta da Teodoro Bestes nel rogo, dietro ordine del logoteta Michele ed ebbe lo scopo di indicare dappertutto il luogo dei Basilici che rispondeva alla citazione giustinianea delle fonti di diritto. Il Concilio dell'Unione del 920 riconobbe al Nomocanone un'autorità ufficiale. Più importante ancora divenne il fatto che i grandi commentatori bizantini scrissero i loro commentari al Nomocanone, Zonara alla parte "cronologica" di esso, Balsamone ad ambedue le parti. Oggi il Nomocanone di XIV titoli è la collezione più autorevole del diritto ecclesiastico bizantino e come tale considerato da tutte le Chiese dissidenti di rito bizantino.
d) La Synopsis sacrorum canonum. Accanto alle grandi collezioni dei canoni sorse nel sec. vi una collezione con il testo compendiato dei canoni, la quale comprendeva oltre i canoni apostolici quelli dei 10 sinodi, i canoni del Concilio di Cartagine e le tre lettere canoniche di s. Basilio. Essa viene ascritta nei manoscritti a vari autori, Stefano di Efeso (sec. vi), Simeone logoteta (sec. x), Alessio Aristino, di cui il primo sarà stato probabilmente l'autore dell'opera, gli altri autori di nuove recensioni. L'Aristino scrisse alla Synopsis un commentario molto stimato per la sua chiarezza e concisione. Essa ebbe larga diffusione anche fuori dei confini dell'Impero bizantino.
e) Il Zivvaryax xatà σ τ o ι χ ε ω̃ v (Syntagma alphabeticum). Il Nomocanone di XIV titoli con i commentari dello Zonara e del Balsamone si indirizzava a persone di una certa coltura ecclesiastica. Negli ultimi tempi dell'impero, quando assieme alla potenza politica il livello dell'educazione si era abbassato, si voleva per i chierici un manuale del diritto chiaro, breve e di facile consultazione. Tale libro fu scritto nel 1335 dallo ieromonaco Matteo Blastares