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. patria, 2 (1892), pp. 1-50 e 202-30, e dello stesso: Il b. G. C. da Siena, in Nuova etc. stor., 11 (1927), pp. 286-236. Per la vita e per l'arte v.: N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1934, pp. 210-25 e 264; A. Levasti, in Mistici del ' 200 e del ' 300 , ivi 1935, pp. 63-67, 1008-1010 (e le Lettere, pp. 740-81); G. Petrocchi, Le lettere del b. C., in Cunvivium, 2^{°} serie, 3 (19-20, I).

Alberto Chiari
COLOMBO, Cristoforo. - Il grande navigatore n. in Genova, come è concordemente attestato da documenti di archivio, da dichiarazioni di C. stesso o di suoi familiari e da autorevolissimi contemporanei, come A. Giustiniani, nel 1451, tra l'ag. e l'ott., da modesta famiglia dell'artigianato ligure. Il padre si occupava di commereio, specialmente di lanerie, e Cristoforo dapprima lo coadiuvò, poi fu al servizio di importanti ditte commerciali genovesi, soprattutto i Centurione e i Dinegro, che avevano largo giro di affari in molti paesi mediterranei. In tale qualità, che si potrebbe definire di agente commerciale, fece probabilmente un viaggio a Scio, in tale qualità lo si trova nel 1476 a Lisbona, dove quelle ditte avevano una casa di commercio, e nel 1478 a Madera. Dal 1479 è stabilito definitivamente a Lisbona, e qui, o a Madera, si accasa con Filipa Moniz Perestrello, figlia di un Bartolomeo Perestrello di origine italiana, governatore dell'isola di Portosanto. Sembra che tale matrimonio gli procurasse conoscenze negli ambienti della corte portoghese e lo mettesse a contatto col movimento di espansione commerciale-marittima del Portogallo. Questo paese aveva allora, per privilegi sanciti da bolle pontifice, il monopolio delle spedizioni marittime nell'Atlantico; su una nave portoghese C. compì almeno un viaggio in Guinea, dopo il 1482 . In quel tempo concepì il suo grande progetto, che consisteva nel raggiungere l'Asia orientale, o le Indie come allora si diceva, navigando verso l'Occidente, attraverso l'aperto Oceano, anziché per la lunga via del periplo africano. Tale navigazione, in base ad idee certo molto errate, ma diffuse largamente al suo tempo, era ritenuta da C. molto più breve che non la circumnavigazione dell'Africa.
C., che non aveva seguito studi regolari, si fece, in questi anni, una preparazione cosmografica, leggendo opere assai diffuse al suo tempo (tra esse l'Imago mundi del card. Pietro D'Ailly), nelle quali trovava numerose attestazioni che lo confermavano nella sua convinzione. Di un analogo progetto di navigazione attraverso l'Atlantico, presentato sin dal 1474 al governo portoghese da un detto fiorentino, Paolo dal Pozzo Toscanelli, C. ebbe probabilmente notizia solo più tardi e se ne avvalse per perfezionare e corroborare il suo. Anche C. propose il suo progetto al Portogallo, che lo respinse, e allora C., intorno al 1485 , lasciò il Portogallo con un figlio, Diego, trasferendosi nella Spagna meridionale, dove risiedevano i parenti della moglie, già morta a quel tempo, ed altri agenti di ditte commerciali genovesi. Con l'aiuto di suoi conterranei e di alte conoscenze, avvicinò presto l'ambiente della corte spagnola, espose il suo progetto, da taluni favorito, soprattutto dalla regina Isabella, da altri ostacolato; ma trascurse lunghi anni di dure prove e di disagi prima di poter ottenere d'essere preso in seria considerazione. Le ultime difficoltà furono vinte per l'intervento del priore del convento della Rabida, P. Pérez, e di altri personaggi di quel monastero, presso il quale C. e il figlio Diego avevano trovato ospitalità in momenti difficili. Una speciale convenzione stipulata a S. Fe presso Granata, il 17 apr. 1492, coronò la costanza di C., cui erano concesse tre piccole navi per effettuare il tentativo di raggiungere l'Asia attraversando l'Atlantico, ed erano assicurati larghissimi compensi e privilegi in caso di successo.

Le tre navi (la Niña, la Pinta e la S. Maria, nave ammiraglia) furono allestite nel porto di Palos col con-
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(da P. Bivill, Cristoforo Colombo - generos, in Emonimo. Il (1917), p. 17) Colombo, Cristoforo - Lettera originale autografa di C. C. ai prescitiori del Banco di S. Giorgio in Genova (Siviglia 2 apr. 1302) - Genova, palazzo del Comune, sala del Podestà.
corso di una famiglia di armatori locali, i Pinaón. Si conoscono i nomi di quasi tutti i componenti l'equipaggio, che in sostanza compì sempre molto bene il suo dovere. Non c'era a bordo nessun ecclesiastico. La partenza ebbe luogo il 3 ag.; dopo quattro settimane di sosta alle Canarie, il 6 sett. le tre caravelle iniziarono la traversata dell'Oceano ignoto, che, favorita dal soffiare dell'aliseo di nord-est, si svolse in sostanza senza traversie fino al 12 ott., giorno nel quale fu avvistata un'isola, da C. battezzata San Salvador ed identificata di solito con Watling nel gruppo delle Bahama. Nel corso della successiva navigazione furono scoperte Cuba, che C. credette un lembo della terraferma asiatica, e Haiti identificata col Cipango di Marco Polo, cioè il Giappone. Sulle coste di quest'ultima C. lasciò una piccola colonia, la Navidad; poi il 16 genn. 1493 riprese la via del ritorno con due navi, essendo naufragata la S. Maria. Nel ritorno, effettuato su una rotta molto più settentrionale, nella zona dei venti di ovest, le navi sfuggirono ad un ciclone che mise alla prova l'abilità marinara del comandante, e, raggiunte incolumi le spiagge iberiche, approdarono a Palos il 13 marzo 1493. C. ebbe accoglienze trionfali; la duplice traversata fu celebrata come una impresa marinara senza precedenti ed allo stesso comandante parve al disopra delle umane possibilità, talché egli venne nella persuasione di essere stato guidato dalla Divina Provvidenza. Di qui ha origine la fede nella sua missione divina, che accompagnava C. per il resto della sua vita.

Risolute provvisoriamente le contese diplomatiche subito insorte col Portogallo, mediante tre bolle del papa Alessandro VI (3-4 maggio 1493) favorevolissime alla Spagna, fu allestita una seconda spedizione di 17 navi, a carattere coloniale, alla quale partecipò una missione di sacerdoti diretta, in base a istruzioni impartite dallo stesso Pontefice con bolla dal 25 giugno, da p. Bernardo Boyl dei Minimi. Questa seconda spedizione, partita il 23 sett. 1493, fruttò la scoperta di parecchie delle Pic-

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Colosino, Cristoforo - Psalterium Octaplum di Agostino Giustiniani, Genova 1516. Inizio dei cenni biografici di C. C., 1^{text {er }} patria (icenoreas { }^{12} ) aggiunti quale glossa marginale al Ps. 18, 5. Exemplare del Pont. int. Biblico - Roma,
cole Antille e una miglior conoscenza di Cuba e di Haiti, dove fu fondata la città di Isabella; ma nulla o quasi fruttò delle sperate ricchezze, in oro, gemme, prodotti preziosi, di cui si favoleggiavano doviziose le spiagge asiatiche che C. riteneva pur sempre di aver raggiunto. Dalle delusioni pullularono malcontenti fra i coloni ed anche fra taluni maggiorenti della corte, invidiosi della rapida ascesa dello straniero.

In un terzo viaggio ( 30 maggio 1498 -nov. 1500) C. toccò la terraferma dell'attuale Sudamerica presso la foce dell'Orinoco, creduta terraferma asiatica; ma tornato ad Haiti dovette fronteggiare rivolte, degenerate, nella sua assenza, in aperta anarchia.

Fiducioso nella sua missione evangelica (egli è il portatore di Cristo, Christophorus o Christoferent come più spesso si firma) di là dell'Oceano, C. tuttavia si mostrò impari ai gravissimi problemi della sistemazione dei paesi coloniali dei quali egli era viceré e governatore in base alle convenzioni di S. Fe; il partito a lui avverso in Spagna se ne avvalse per ottenere dai sovrani l'invio di un ispettore, Francesco Bobadilla, che, abusando del mandato ricevuto, fece arrestare C. col fratello Bartolomeo e lo rimandò in catene in Spagna.

L'umiliazione subita, e non adeguatamente riparata, le molteplici delusioni, le amarezze derivate da insuccessi, incomprensioni, ostilità, ebbero per effetto di rinforzare il sentimento religioso di C., cosciente, ormai, di essere un perseguitato, e lo guidarono verso un misticismo che dominerà nel resto della sua vita. Ma, irremovibile nella cieca fiducia di aver trovato la diretta via marittima per
l'Asia e di aver toccato questo continente, C. chiese ed ottenne di guidare una quarta spedizione (maggio 1502 -nov. 1504), durante la quale, raggiunta la regione istmica dell'attuale America centrale, navigò fino alla costa di Veragua non lungi dall'attuale Panama alla ricerca di un passaggio verso l'India e le foci del Gange, donde, se la fortuna gli avesse arriso, meditava forse di ritornare per la via dell'Oceano Indiano e del Mar Rosso, tentando perfino la riconquista della Terra Santa! Il viaggio, sequela interminabile di traversie, si conchiuse col ricovero delle navi ormai guaste e logore in un porto della solitaria isola di Giamaica, dove parve a C., ormai straziato nel corpo, fiaccato nelle estreme indomite energie, di dover finire i suoi giorni «tanto lontano dai Santi Sacramenti della Santa Chiesa che si dimenticherà di quest'anima se qui si dipartirà dal corpo", come egli stesso ebbe a scrivere in una lettera celebre, invocando il compianto di "chi tiene carità, verità e giustizia!". La salvezza venne inaspettata dal disperato, ma riuscito tentativo di due uomini fidati, che, dopo un lunghissimo periodo quasi di lenta agonia, riuscirono a fargli giungere una nave salvatrice. Tornato in Spagna il 7 nov. 1504, C. moriva dimenticato a Valladolid il 20 maggio 1506 , vigilia dell'Ascensione, assistito dai figli e.da pochissimi familiari. Le ultime sue parole furono: «In manus tuas Domine commendo animam meam».

I resti mortali di C. furono sepolti dapprima nel chiostro dei Francescani a Valladolid, poi nel 1509 nella
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Colosino, Cristoforo - Psalterium Octaplum di Agostino Giustiniani, Genova 1516. Fine dei cenni biografici di C. C., aggiunti quale glossa marginale al Ps. 18,5. Exemplare del Pont. int. Biblico - Roma.

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cappella di S. Anna del convento di Las Cuevas a Siviglia. Nel 1537 furono tumulate nel duomo di S. Domingo, donde nel 1796 furono trasferite nella cattedrale dell'Avana. Quando la Spagna perdette Cuba volle che le ossa del grande navigatore fossero riportate a Siviglia e dal 1898 esse sono racchiuse in un'orca monumentale nel Duomo di questa città. E tradizione tenace, ma non confermata, che al momento del trasferimento da S. Domingo le ossa fossero volutamente cambiate.
C., esaltato non senza ragione come il più grande navigatore di tutti i tempi e di tutti i paesi e certo dotato di perizia e intuito nautico eccezionali, fu anche anima di apostolo, cui non mancò l'aureola del martirio: dell'apostolo ebbe la fede inesausta, superstrice di ogni ostacolo, e il misticismo che radicò, sempre più tenacemente col procedere degli anni, nel suo spirito la persuasione di essere egli stato predestinato all'altissima missione di propagatore della fede cattolica oltre Oceano. Ne sono prova il Libro de los profecias, che egli venne comporendo nell'ultimo periodo della vita in collaborazione col suo intimo amico p. Gaspare Gorresio (Gorricio) di Novara, nel quale sono raccolti passi di autori antichi e medievali profetizzanti la sua missione; ne sono prova visioni e richiami, come la celeste voce udita sulle coste di Veragua, confermante che Iddio aveva a lui commesso le chiavi delle barriere oceaniche. Questo orientamento spirituale ha inizio, come si è detto, al ritorno dal primo viaggio e si consolida sempre più col procedere degli anni e degli eventi, onde C. tanto più si avvicina a Dio, quanto più si sente perseguitato, avvilito e misconosciuto in terra. In seno alla Chiesa si è più volte discussa una possibile elevazione agli altari; ne è impedimento essenziale la illegittima relazione che egli ebbe, mortagli la moglie, nel periodo più critico della sua vita, con una Beatrice Enriques de Harana, onde nacque a Cordova nel 1488 un figlio illegittimo, Fernando, grande umanista e cosmografo. Le sorti di questa donna C. raccomandò nel suo ultimo testamento, con commoventi parole ai suoi eredi; si ignora quali fossero stati i motivi che impedirono una unione regolare.

BibL.: Raccolta di documenti e studi pubblicati dalla R. Commisilone colombiano pel IV centenario della scoperta dell'America. 6 parti, Roma 1802-97; C. De Lollis, C. C. nella leggenda e nella storia. Milano 1892 (ed. postuma, a cura di R. Almagia, Roma 1931); H. Vignaud, Histoire critique de la grande entreprise de C. C., Parigi 1911 (tendenziosa); J. Boyd Thacher, C. C.: his life, his works, his remains as revealed by original printed and manuscripts records, Nuova York 1913; G. L. Nunn, The geographical conceptions of Columbus, ivi 1924; R. Almagia, I primi esploratori italiani dell'America, Roma 1937; A. Magnaghi, s. v. in Enc. Ital., X (1931), pp. 800-11; id., Questioni colombiane, Napoli 1939; S. E. Morrison, Admiral of the Ocean Seas. A life of C. C., Boston 1942; A. Ballesteros y Beretta, C. C. y el descubrimiento de América, Barcellona-BuenosAires 1945.

Roberto Almagia
COLOMBO, SISTO. - Sacerdote salesiano, studioso di letteratura cristiana antica, n. a Milano nel 1878, m. a Torino nel 1938. Fu libero docente di letteratura latina nell'Università di Torino, incaricato di letteratura cristiana antica nell'Università del S. Cuore. Lasciò una copiosa produzione: edizioni, commenti e antologie di scrittori latini, articoli di divulgazione. Ma il suo nome resterà nel campo della cultura cattolica per l'incremento dato agli studi di letteratura cristiana antica.

Pubblicò numerosi articoli su Didaskaleion (v.), alla cui fondazione collaborò con P. Ubaldi, e di cui fu redattore e condirettore, studiandovi in particolare Tertulliano, Cipriano, Minucio Felice, Arnobio, Prudenzio, Giov. Crisostomo.

Opere più importanti: La poesia cristiana antica. Parte 1*: La poesia latina (Roma 1910); Arnobio Afro e i suoi sette libri «Adversus Nationes» (in Didaskaleion, 18 [1930], pp. 1-124); Primavera cristiana (postumo, Torino 1939); l'edizione critica dell'Apologeticum di Tertulliano, con commento (ivi 1915, e nel «Corpus Paravianum» [ivi 1915]). Fissò il piano della «Corona Patrum Salesiana» e le diede 2 voll.: il De sacerdotio di s. Giovanni Crisostomo (1934) e gli Opuscoli di s. Cipriano (1935). Nella collana «Pagine cristiane antiche e moderne», che diresse
prima con l'Ubaldi e poi da solo, pubblicò in traduzione una scelta di Atti dei Martiri (1928).

BibL.: G. Ghedini, S. C., in Aevum, 12 (1938), pp. 509-11; P. Gerosa, Il contributo di S. C. alla comacenza e all'apprezzamento dell'antica letteratura cristiana, in Cuneivium, 12 (1940), pp. 86-84.

Michelle Pellcarino
COLOMBO IN GEYLON, ARCIDIOCESI di. L'evangelizzazione dell' isola di Ceylon venne iniziata dai Francescani nel 1517. L'isola dipendeva ecclesiasticamente dal vescovo di Goa (India); nel 1558 fu sottoposta alla giurisdizione del vescovo di Cochin, diocesi suffraganea di Goa. Dopo molte vicende, il 3 dic. 1834 venne eretto il vicariato apostolico di Ceylon con sede a C. Il 7 febbr. 1845 fu decisa la divisione del vicariato apostolico di Ceylon in quelli di C. e Jaffna. Dal vicariato apostolico di C. veniva staccato, il 2 apr. 1883, quello di Kandy ed il 1^{°} ott. 1884 C. era definitivamente esente dal metropolitana di Goa.

Con la costituzione di Leone XIII Humanae salutis Auctor ( 1^{°} sett. 1886), C. fu dichiarata sede arcivescovile e poi, l'anno seguente, metropolitana. Attualmente ha 5 diocesi suffraganee : Chiliev, Galle, Jaffna, Kandy e Trincomalee. E affidata agli Oblati di Maria Immacolata, Ha una superficie di kmq. 3988 e comprende tutta la provincia occidentale, che è una delle 9 province del Ceylon. La popolazione è di ca. 1.400 .000 ab., di cui il 70 \% buddhisti, 100.000 muomettani ed altrettanti indù, 40.000 prutestanti: i cattolici sono 240.000 , appartenenti il 90 \% alla stirpe singalese e il 10 \% a quella tamulica. Vi sono 120 sacerdoti Oblati di Maria Immacolata, metà europei e metà indigeni, e 30 sacerdoti secolari quasi tutti ceylonesi. Il seminario maggiore ha una cinquantina di alunni, di cui 14 religiosi; 60 giovani studiano nel seminario minore. I fratelli, che appartengono a 3 diversi istituti, sono quasi un centinaio. Le suore ca. 800 , delle quali ben 500 indigene.

Imponente è il numero delle scuole diocesane elementari, superiori, industriali e normali, ove più di 50.000 giovani d'ambo i sessi, di cui 2 / 3 cattolici, vengono educati.

Anche le opere di carità vi sono fiorenti con asili e orfanotrofi. Due tipografie stampino, tra l'altro, 5 periodici cattolici. Prospere e numerose sono le confraternite, le associazioni pie e di azione cattolica.

Le conversioni, diminuite in questi ultimi anni, a causa della forte opposizione dei buddhisti, si mantengono sopra una media annua di 18 battesimi per ogni sacerdote.

BibL.: MC, pp. 86-87; Catholic Directory of India, Pakistan, Burma and Ceylon, Madras 1948, pp. 302-311. Pompeo Borgna

COLONIA, ARCIDIOCESI di. - L'arcidiocesi di C. forma, insieme con le sue suffraganee di Limburgo, Treviri, Aquisgrana, Münster ed Osnabrück, la provincia ecclesiastica di C., detta anche del Basso Reno. L'arcidiocesi ha una superfice di 6000 kmq . ed una popolazione di 4.000 .000 di ab. dei quali 2.500 .000 cattolici. Contava prima del 1939, 1484 chiese con 697 parrocchie, servite da 2100 sacerdoti diocesani, 200 regolari, 269 seminaristi, 50 case religiose maschili con 380 religiosi e 506 case religiose femminili, con 8225 religiose; ha inoltre 292 case di assistenza e di cura con 29.565 infermi. Per i seminaristi vi sono due collegi a Bonn sul Reno, cioè il collegio Albertino e il Leonino; gli ultimi due anni vengono trascorsi dai seminaristi nel seminario di Bensberg presso C. A fianco dall'arcivescovo sono due vescovi ausiliari ed il Capitolo metropolitano.

Nell'a. 30 a. C., C. era una delle sedi degli Ubi germanici e, nel 50 d. C., divenne colonia romana che dall'imperatore Claudio e dalla sua consorte, si chiamò C. Claudia Augusta Agrippinensis. Ben presto C. fu capoluogo di una provincia e temporaneamente anche residenza imperiale.

Il primo vescovo storicamente accertato fu Materno presente nel 313 al Sinodo di Roma e nel 314 a quello

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Colonia - Veduta della città di C. Incisione in legno del Fascitulus Temporum di W. Rolewinck, Colonia 1480.
di Arles. Si può dimostrare la presenza di comunità cristiane già nel sec. it. Verso il 400 C . fu conquistata dai Franchi, nel 511 dai Merovingi e costitul una parte dell'Austrasia; nel 925 divenne definitivamente tedesca.

In seguito alla concessione del ducato a Bruno I (953-56), venne istituita la potestà temporale degli arcivescovi di C. Dal 1028 fino al sec. xvı, essi ebbero il diritto di incoronare il sovrano e dal 1131 divennero cancellieri per l'Italia e dal xiri con dignità elettorale. Verso il 1288 la città si liberò dalla potestà degli arcivescovi i quali da allora ebbero la loro sede a Bonn, Brühl, Godesberg e Pappelsdorf.

Durante il medioevo, C. fu una delle più grandi e rispettate città per i suoi tesori d'arte, per la sua scienza (1388, Università), e anche per l'industria e l'economia (uno dei più distinti membri della Hanse).

I tentativi di Ermanno da Wied (1515-46), di far divenire il paese protestante, non ebbero successo. L'apostasia dell'arcivescovo Gebhard II Truchsess (1577-83) provocò la guerra detta "Kölnischer Krieg" (1583-88). La disfatta del principe elettore salvò il cattolicesimo nella Germania nord-occidentale. Dopo Ernesto di Baviera (1583-1612) vari principi bavaresi ottennero la dignità arcivescovile. L'ultimo principe elettore, Massimiliano Francesco d'Austria (1785-1801), fuggì nel 1794 davanti ai francesi in Westfalia. Tra il 1801 ed il 1803 l'arcidiocesi fu secolarizzata e divisa in arcidiocesi di C. sul Reno orientale e diocesi di Aquiagrama nella Renania occidentale. Nel 1821, in seguito alla bolla di Pio VII De salute animarum, fu ristabilito il vecchio stato di cose.

L'arcivescovo Clemente Auguste, barone Droste zu Vischering, occupò un posto preminente nelle cosiddette "Kölner Wirren" e cioè nella lotta dello Stato protestante prussiano contro la Chiesa cattolica (lite circa il matrimonio misto). La lotta continuò tra Bismarck e l'arcivescovo Paolo Melchers (Kulturkampf, 1866-85). Nel 1930 in base al concordato con la Prussia (13 ag. 1929) Pio XI ristabili la divisione tra Aquisgrana e C. con la bolla Pastoralis officii nostri. Molto venerati in C. sono s. Orsola e s. Gereone con i suoi compagni, vittime della persecuzione dioclezianea.

Uno dei più grandi arcivescovi è s. Bruno (925-65). Sono pure di C. s. Bruno il grande, fondatore dei Certosini, e s. Alberto Magno (1193-1280). In C. dal 1248-52 fu suo discepolo s. Tommaso d'Aquino. Nella chiesa dei frati Minori, a C., si trova la tomba del Doctor Subtilis, Duns Scoto. Nella stessa chiesa è la tomba di Adolfo Kolping (n. l'8 dic. 1813 a Kerpen, presso C., e m. nella metropoli il 4 dic. 1865), il fondatore dell'associazione dei manovali (Gezellen-Verein) e uno dei più eminenti educatori popolari.
C. è la sede delle case provincializie dei Gesuiti del Basso Reno, della Congregazione dei Lazzaristi, dei Missionari dello Spirito Santo, degli Alessiani o

Fratelli Celliti, degli Agostiniani, delle Suore di S. Vincenzo, delle Benedettine dell'Adorazione perpetua, delle Carmelitane, delle Clarisse, delle Suore del Buon Pastore e delle Orsoline. L'arcidiocesi conta 21 Congregazioni mariane maschili e 34 Congregazioni femminili.

L'Università di C. fu fondata nel 1388 , secondo l'esempio di quella di Parigi ed è la prima università germanica fondata da una città. Nella facoltà teologica erano incorporati Domenicani, Francescani, Eremiti di S. Agostino e Carmelitani. Studenti che avevano lasciato Heidelberg per la peste e Parigi per lo scisma, rappresentarono il primo incremento dell'Università. I paesi nordici erano più numerosi degli altri sia in quanto a professori che in quanto a studenti. La facoltà più celebre era quella teologica. L'Università fiorì nel ' 500 ; nel 1528 incominciò un regresso che fu arrestato dai Gesuiti. Il metodo scolastico di questa Università fu sempre la «via antica» e cioè il realismo scolastico insegnato da s. Tommaso e da s. Alberto.

I vari monasteri e Congregazioni avevano fondato seminari presso la facoltà teologica; oltre a questi esisteva dal 1610 al 1670 un seminario olandese (Collegium Hollandicum). All'inizio della riforma protestante l'Università simpatizzò prima con essa, ma ben presto si schierò dalla parte del papato e si distinse per severità ecclesiastica. In essa vennero accettate le tesi ricavate unicamente dalla Summa Theologica di s. Tommaso. L'Università infatti, fin dal 1250, aveva condannato la dottrina di Lutero.

Dopo il suo scioglimento voluto dai francesi nel 1798, la sua restaurazione falli nel 1818 per resistenza del Governo prussiano che decise la fondazione dell'Università di Bonn sul Reno. Solo nel 1919 fu eretta una nuova Università con cinque facoltà.
C. è la sede del "Caritas Verband" della arcidiocesi e della centrale della statistica cattolica per la Germania. Oltre due convitti per teologi si trovano quattro convitti ginnasiali a Münstereifel, Neuss, Opladen e Rheinbach. Nel 1922 fu eretto a C. l'Istituto Alberto Magno per lo studio della sua dottrina. La scuola superiore statale di musica contiene una sezione per musica ecclesiastica cattolica. A C. si trova anche un Istituto per l'arte religiosa, la biblioteca dell'arcidiocesi con 60.000 volumi, l'archivio storico della città e dell'arcidiocesi. Il museo di Schnütgen contiene arte religiosa di tutta la Renania. Tra le 33 Unioni scientifiche della città dominano la Unione cattolica di Görres (Görresgesellschaft) e la Unione degli accademici cattolici (Kath. Akademiker-Verband) e la Congregazione consultiva (Zentralbildungsausschuss) per le unioni cattoliche della Germania.

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Già nel periodo romano, C. possedeva varie chiese, conservate fino alla guerra 1939-45. La chiesa più antica era l'antica cattedrale nel centro della città, dove, più tardi, fu eretta la chiesa di S. Cecilia. Ben presto vennero erette chiese sulle tombe dei martiri: S. Gereone a nordovest della città, detta anche ad Sanctos Aureos; a nord della città S. Orsola, detta ad Sanctas Virgines. Nel periodo merovingico fu costruita la chiesa di S. Clemente, più tardi S. Cumberto, e sul tempio romano, S. Maria in Campidoglio; vicino ad essa la chiesa di S. Andrea e quella dei SS. Apostoli. S. Bruno I fondò l'abbazia benedettina di S. Pantaleone.

Delle chiese gotiche la più illustre è la Cattedrale. Gotiche sono anche le chiese dei frati Minori, il coro di S. Orsola e S. Andrea con la tomba di Alberto Magno.

Il Duomo è una delle maggiori cattedrali europee, capolavoro dell'arte gotica. La sua storia si protende nei secoli. Dopo 300 anni di lavori la costruzione fu arrestata per tre secoli. Solo con l'inizio del romanticismo, ai primi dell' ' 800 , riprese il desiderio di portare a termine questo monumento nazionale. Nella sua costruzione il Duomo dimostra influssi della Francia nord-occidentale dove furono già creati simili esemplari. La basilica a cinque navate viene interrotta dal transetto a tre navate che si completa nel coro. Ivi i due seggi principali erano assegnati al papa ed all'imperatore. Il Duomo era chiesa parrocchiale per l'alta nobiltà dell'arcidiocesi.

BibL.: A. J. Binterim e Jh. Mooren, Die alte u. neue Erzdiöz. Köln, a voll., Magonza 1828-30; K. Th. Dumont, Geschichte der Pfarreien der Erzdiöz. Köln, II voll., Colonia 1883-1926; A. J. Binterim e Jh. Mooren, Die Erzdiöz. Köln, bis zur französ. Staatsanwälzung, ed. A. Mooren, 2 voll., Magonza 1892-93; H. Keussen, Köln. im Mittelalter: Topographie u. Verfassung, Colonia 1918; M. Creutz, Kölner Kirchen, ivi 1920; H. Reiners, Kölner Kirchen, ivi 1921; F. W. I. Witte, Die Schatzhammer des Doms zu Köln, ivi 1927; Ph. Olles, Die Wandmalereien auf den Chorschranken, ivi 1927; B. v. Tieschowitz, Das Chorgestühl der Kölner Domes, ivi 1930; J. Luckger, Der Domschatz, in Jahrbuch des Kölner Gesch. Ver., 14 (1932), p. 297 sgg.; W. Nouss, Die Anfänge des Christentums im Rheinlande, Colonia 1933; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{mathrm{e}} ed., Bruxelles 1933, pp. 360-61; Cottineau, I, pp. 879-40.

Bruno Wüstenberg
Archeologia. - C. ha cimiteri cristiani all'aperto con santuari dedicati a s. Orsola, a s. Gereone, a s. Severino. Il sistema di sepoltura fu a casse lignee, sarcofagi in pietra o semplici tombe con lastre di pietra. A S. Severino si è constatato che il cimitero cristiano venne costituito al disopra di quello pagano anteriore. Nello stesso luogo poi si sovrapposero tombe di Franchi. Il cimitero cristiano ha fornito vetri a fondo d'oro del sec. IV. Una bella iscrizione di una Concordia della fine del sec. IV offre il monogramma di con le due lettere A e G e due rami di palma; un'altra iscrizione ora nel museo e della città ricorda una Romula societate martyribus (CIL, XIII, 8486). Ancora più importanti che a C. sono le scoperte d'un cimitero cristiano a Bonn, sotto la chiesa collegiata già dedicata a s. Martino ma che conserva anche il nome di S. Cassio, compagno di Florenzio, che sono i due martiri di Bonn. Si è trovata un'altra cripta sotto la basilica romanica appartenente ad un edificio sacro anteriore. Sotto il pavimento della cripta si è trovata una grande area sepolcrale con sarcofagi in pietra.

Assai prezioso la coppa vitrea (sec. IV) trovata a Müngersdorf con scene bibliche su fondo d'oro.

BibL.: F. Fumersdorf, Spätrömische Grabhammer und Frühchristlicher Friedhof bei St. Severin in Köln, Colonia 1926; id., Römische und fröbhische Gräber bei der Severinshirche in Köln, in Bonner Jahrbücher, 138 (1933), pp. 22-80; G. P. Kirsch, Un cimitero cristiano con chiesa cimiteriale del IV e V sec. scoperto a Bonn sul Reno, in Rivista d'archeologia cristiana, 9 (1932), pp. 131-62; I. Sauer, in Atti del III Congresso int. di Arch. Crist., Roma 1934, pp. 169-77. Per i mss. liturgici v. H. Leclercq, Cologne, in DACL, III, II, coll. 2187-93. Emilio Stommel

Arte. - Il massimo splendore della scuola pittorica di C. si ebbe tra la fine del sec. xiv e la metà del sec. xv ca. Le opere della scuola presentano un carattere tradizionalista pervase da un lirismo soave, talvolta sdolcinato, e che sconfina nel grazioso e nel miniaturistico.

I maestri coloniesi, quasi tutti di origine straniera e per lo più rimasti anonimi, abitavano nella Schildergasse ed appartenevano ad una delle 22 Gaffeln, che regolava la loro produzione.

Fra i più interessanti pittori della scuola sono da ricordare: Wilhelm von Herle autore di una Madonna con fiori di pisello (museo Wallraf), di una S. Veronica (pinacoteca di Monaco) e di una pala per le Clarisse (1380) in cui è visibile l'influenza senese giunta attraverso Praga ed Avignone: è qui per la prima volta che si trova quel tipo di Vergine bionda, dalla fronte rotondeggiante, dagli occhi bassi e dalla piccola bocca che si ritroverà poi in tutte le opere dei maestri coloniesi. Stephan Locimer, originario di Meersburg sul lago di Costanza, emigrò a C. dove m. nel 1451. Può essere considerato il rappresentante per eccellenza, il più significativo della scuola. Le opere che gli possono essere ascritte con certezza sono il Giudizio Universale che è la più antica (museo di C.), la Madonna del Roseto (museo Wallraf) e la Madonna con la violetta (museo Arcivescovile), la Presentazione al Tempio (museo di Darmstadt) che è l'unica opera datata ( 1447 , maturità dell'artista), e quindi il trittico della Cattedrale ( 1440 ca .), un vero capolavoro per il mirabile equilibrio, per l'acuta caratterizzazione dei tipi e per la tecnica magistrale e la forza espressiva. Dopo di lui, i maestri coloniesi (prima metà del sec. xv) furono influenzati dagli artisti fiamminghi di Brouges e di Lovanio, specialmente da Jean van Eyck e da Roger van der Weyden. Si ricordano il cosiddetto Meister des Marienlebens, autore di sette quadri della vita di Maria (pinacoteca di Monaco) e della Visione di s. Bernardo in cui, attraverso l'influenza di Thierry Bouts si esprime un sentimento profondo unito ad un garbato realismo. Pittore minore è il Meister der Verhebblichung Maria con il quale la scuola di C. s'allontana sempre più dal misticismo. Il Meister der heiligen Sippe deve il suo nome ad un quadro con tale soggetto (museo di C.) : opera sua è pure un S. Sebastiano ricco di effetto drammatico. Il Meister von St. Severin domina la scuola alla fine del sec. xv : nell'Adorazione dei Magi e nel Cielo di s. Orsola reagisce all'idealismo sdolcinato dei maestri precedenti esagerando, senza cadere nel banale, la bruttezza e la volgarità dei personaggi. Con lui cessa l'influenza di Roger van der Weyden e s'inizia invece quella di Quentin Metsys; ha inoltre il merito di essere stato il primo ritrattista della scuola. Il Meister des Bartholomelodaltars appartiene, se non per stile, al principio del sec. xvi e si è formato alla scuola di Martin Schongauer : le sue opere (alcune pale ed una Deposizione che è il capolavoro) si riabilitano da una certa smaliziata volgarità con la magnificenza dei vivaci colori filtrati attraverso un fondo d'ambra.

Con il sec. xvi, i maestri coloniesi sono influenzati dai maestri di Anversa, quali Scorel, Heems-Kerk e specialmente Isos van Cleef. Questi ebbe grande importanza su Barthel. Bruyn (n. a Wesel nel 1493, di origine olandese, m. nel 1557) che conquistò notevole fama come ritrattista; i suoi quadri religiosi sono fredde imitazioni dei manieristi italiani conosciuti per mezzo di Jan van Scorel. - Vedi Tsev. CXXVII-XXVIII.

Bibl.: H. Brockmann Die Spätzeit der Kölner Malerschule, Bonn 1924; Ott. Förster, Die Meisterwerke der alten Kölner Malerschule, Colonia 1927; G. Dethio, Handb. d. deutschen Kunstdenkm., V, Berlino 1928 (v. indice). Fabia Borroni

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