tituto delle Dame Inglesi. Fondò inoltre l'istituto delle Suore della Divina Provvidenza. L'epidemia del 1813-14 lo trovò fra i più zelanti e caritatevoli nell'assistenza dei malati.
Lasciò un manuale di istruzione catechistica, Katechismus des Mainzer Bistums (Magonza 1840); una raccolta di prediche di solida e profonda dottrina (Predigten, 7 voll. [Magonza 1836; Ratisbona 1879-84]). Notevoli ancora le sue opere: S. Ignati sententiae et effata (Magonza 1808); Statuta diocesis Magnutinae (ivi 1811).
Bibl.: Sausen. 7. L. C. (biografia riportata nel primo volume delle prediche): J. Selbst, G. L. C., 1902; F. Kaulen, e. v. in Kirchendes... III (1884), pp. 622-24. Gabriella de Stefano
COLOBIUM (20J0565). - E una tunica lunga, stretta, senza maniche. E indossata dal Salvatore in croce, come, ad es., nella pittura ora quasi distrutta del cimitero di S. Valentino sulla Flaminia (viI sec.);

Colobium - Crocifissione con Cristo che veste il c. Affresco (ca. metà sec. viII) - Roma, chiesa di S. Maria Antiqua.
nella pittura in S. Maria Antiqua, al più tardi dell'a. 741 ; nell'oratorio di Giovanni VII in S. Pietro in Vaticano ( 705-707 ), come si apprende da una copia di G. Grimaldi, nel sotterraneo dei SS. Giovanni e Paolo.
Bibl.: Wilpert, Pitture, p. 82.
Enrico Josi
COLOCCI, Angelo. - Umanista, n. a Iesi nel 1467, m. a Roma il I maggio 1549. Quivi studiò, dedicandosi in particolare all'antica lirica di Provenza, del tutto dimenticata nel Quattrocento, sotto la guida del Cariteo, che gli lasciò in eredità un «libro limosino» (il canzoniere M, ora alla biblioteca Nazionale di Parigi).
Nel 1486, a Napoli, fu accolto nell'accademia Pontaniana; nel 1498, trasferitosi a Roma, protesse dotti e artisti e, alla morte di Pomponio Leto, aprì i suoi celebri Horti Colotiani a Trevi agli accademici romani ed agli amatori dei buoni studi. Segretario di Leone X e di Clemente VII, compì viaggi in Germania e in Inghilterra per «unire i principi cristiani contro il Turco». L'1 1 apr. 1537 ebbe il vescovato di Nocera Umbra, che lasciò nel giugno 1545 , e trascorse a Roma gli ultimi anni. Compose pregiati carmi latini, oltre a qualche mediocre poesia in volgare. In prosa, tra l'altro, scrisse: Apologia alle opere di Serafino Aquilano, Annotazioni su vari autori volgari e latini, Focesie, Vita di Serafino dall'Aquila; due brevi romanzi : L'anima d'Oliviero e La notte d'amore; un Vocabolario della lingua. Radunò preziosi manoscritti, in parte conservati nella biblioteca Vaticana.
Bibl.: G. Lancellotto, Poesie italiane e latine di mons. A. C., Iesi 1772; S. Debenedetti, Intorno ad alcune pastille di A. C., in Zeitschrift für romanische Philologie, 28 (1903), pp. 26-93; G. Bertoni, Per le relazioni del C. col Tebaldeo, in Giorn. storico d. lett. ital., 47 (1906), pp. 451-53; A. Colocci Vespucci, A. C. e Hans Goritz, Fabriano 1922; G. Violenti, F. Ubaldini e A. C., in Boll. Deput. storic patr. Marche, 4² serie, 1 (1924), pp. 53-74; L. Berra, Come il C. conseguì il versacoto di Nocera, in Giorn. stor. d. lett. ital., 89 (1927), pp. 304-16; S. Lattès, Recherches sur la bibliothèque d'A. C., in Mél. d'arch. et d'hist., 48 (1931), p. 37 sgg. Silvio Pasquazi
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COLOCZA (ungh. kalocsa), ARCIOIOCESI di. Città dell'Ungheria, nel comitato di Pest, sede dell'arcidiocesi Kalocsa-Bacs. La città fu fondata da s. Stefano nell'a. 1000 e nello stesso anno da Silvestro II la diocesi, eretta a metropoli nel 1135 da Innocenzo II. Nel 1242 tutta la regione e la città furono devastate dai Tartari, però il re Béla IV la ricostruì alcuni anni dopo. Nel 1581 vi fu celebrato un Sinodo nazionale assai importante nella storia dell'Ungheria; i vescovi congregati convinsero il re Carlo Roberto d'Angiò (1307-42) a tornare al governo costituzionale e a ritrattare le leggi ostili alla Chiesa.
Dopo la disastrosa battaglia di Mohács (1256), C. cadde sotto il dominio turco e la città stessa fu completamente distrutta nel 1690 . Risorse però dopo la riconquista da parte degli eserciti cristiani, nel 1690 . Ora è un piccolo centro culturale e religioso; dei suoi 12.334 ab., 11.537 sono cattolici. Ha diversi istituti religiosi, scuole superiori; la biblioteca del Capitolo della Cattedrale conta 85.000 voll.
Il suo primo vescovo fu Asztrik, abate benedettino, inviato da s. Stefano al papa Silvestro II per annunciargli la conversione dell'Ungheria al cristianesimo. Nel ro93 fu unita alla diocesi di C. anche quella di Bacs e avendo come suffragance alcune diocesi della Croazia, la lotta contro gli eretici patareni e bogomili ebbe il suo centro a C. (L. Balicus, A rom. hath. Egyhaz tortenete Magyavarazugao [La storia della Chiesa catt. r. in Ungh.], III, Budapest 1888, parte 2^{°}; A. Hodinka. Egyhozank huzdelmei a bozzuiai eretnehsegehhel [Le lotte della nostra Chiesa contro le eresie della Bosnia], Kolocza 1902).
L'arcivescovo Paolo Tomory fu il capo dell'esercito ungherese nella battaglia di Mohács e vi perdette la vita. Fino al concordato romeno (1929) erano suffragance di C. le diocesi di Csanád, la parte di rito latino di Nagyvárad (Gran Varadino) e della Transilvania (le due ultime diventate autonome dopo il concordato).
L'arcidiocesi si estende per 13.000 kmq . con 357 sacerdoti diocesani e 45 regolari; con 606.000 cattolici su 880.000 ab. (1948).
Bibl.: G. Pray, Specimen hierarchiac ecclesiasticae. II, Cassovia 1779 (v. indice); St. Katona, Historia metrapolitanae Colocensis Ecclesiae, Kolocza 1809; V. Fraknol, Pozmany es hora (P. o la sua epoca), Budapest 1868-72; E. Henzalmann, Die Grüber der Erzbischöfe von Kalocso, Lipsia 1873; J. Rupp, Magyavarazug huiyeniysi tortenete (Storia topografica dell'Ungheria), III, Budapest 1876 (v. indice). Gregorio Daves
COLOMA, Luis. - Celebre gesuita e romanziere spagnolo, n. a Jérez de la Frontera il 9 genn. 1851. Tentò varie carriere, prima d'entrare nel noviziato della Compagnia il 24 ott. 1874. Dopo gli studi e l'ordinazione sacerdotale (1884), risiedette con il titolo di scrittore nei collegi di Orduña e Bilbao, poi a Madrid dal 1894 sino alla morte, avvenuta il 10 giugno 1915 .
Dovette l'avviamento alla sua carriera letteraria all'influsso dell'insigne narratrice Fernán Caballero (pseudonimo di Cecilia Böhl di Faber 1796-1877); la venerazione quasi filiale che serbò per essa si tradurrà più tardi nei suoi Recuerdos de Fernán Caballero (Madrid 1910). Il talento narrativo del C., insieme con la sua vena satirica e moralizzatrice, si manifestò dapprima in novelle brevi, pubblicate quasi tutte nel Mensajero del Corazón de Jesús e riunite poi nelle sue Lecturas recreativas (Bilbao 1887, varie ristampe). Il suo primo libro di più largo respiro, il romanzo Pequeñeces (1891) n. it., Bagastelle, 2 voll., Vicenza 1897; Piccolezze, Milano 1901), dove fustiga i vizi dell'aristocrazia madrilena, scatenò tale tempesta d'applausi e di critiche appassionate, come nessun altro libro in Spagna da varie generazioni; molti vollero trovare sotto la funzione la satira di personaggi contemporanei. Il p. C. si diede allora a un genere meno irritante, il racconto storico,
che trattò in un modo tutto suo : prendendo i fatti dalle fonti, vuol dare una narrazione veramente storica, dove solo il particolare pittoresco è frutto dell'arte dell'immaginazione. Vennero cosi : Retratos de antaño (1895); La reina mártir (ivi 1902, su Maria Stuart); El marqués de Mora (ivi 1903); Jeromin (ivi 1905, su d. Giovanni d'Austria); Fray Francisco (ivi 1914, sul card. Cisneros; manca la seconda parte che fu scritta recentemente dal p. A. Risco). Un altro racconto, assai vivace, Boy (ivi 1910), è però di fattura meno eguale che Pequeñeces. D'un genere assai diverso è il suo scritto: Historia de las sagrada reliquias de 1. Francisco de Borja (ivi 1903). Ricevuto il 6 dic. 1908 nell'Accademia spagnola della lingua, il p. C. lesse in quell'occasione l'elogio dell'autore di Fra' Gerundio, il p. Isla, al quale è stato spesse volte paragonato.
Bibl.: L. C., Obras completas, 10 voll., Madrid 1940-42; M. Barbera, Un gesuita romanziere, p. L. C., in Civ. Catt. 1913, 1it, pp. 196-207, 261-72; C. Equia Ruiz, Literaturas y literatos, 2^{°} serie, Barcellona 1917, pp. 71-107. Edmondo Lamalle
COLOMBA. - Uccello tra i più frequenti nelle composizioni puramente decorative, la c., tanto nella letteratura quanto nell'arte paleocristiana fa parte di un complesso simbolico così ricco d'interferenze che forse nessun altro simbolo è stato oggetto di tanti significati diversi.
Per non parlare delle molteplici virtù i cui riflessi si ritrovano nella c., si può dire che la maggior parte delle speculazioni simboliche, per via più o meno diretta, s'ispirano a due fatti biblici ben noti: la storia di Noè nell'arca ed il battesimo di Cristo nel Giordano. Anzi la presenza di una c. nei due casi farà apparire presto l'uno come prototipo dell'altro.
La c. di Noè, con il suo ramo d'ulivo, è uccello della pace. Con questa caratteristica si riscontra spesso insieme alle figure del Buon Pastore e dell'Orante, penetra nelle scene bibliche dei tre fanciulli nella fornace, di Daniele tra i leoni, di Giona, del sacrificio di Abramo, della moltiplicazione dei pani ecc., ovvero entra in combi-

(1st. Post. Comm. Arch. Secta)
Colomba - C. irradiante raggi di luce sul battezzando (sec. 15). Roma, Cimitero dei SS. Marcellino e Pietro.
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nazioni iconografiche senza numero, insieme con altri simboli di speranza o di felicità sopraterrena.
L'apparizione della c. nel battesimo del Giordano creò nella mentalità cristiana un ricco insieme di concetti in rapporto con lo Spirito Santo. Sarà sotto forma di c. che lo Spirito Santo si manifesta nell'Annunziazione, nella Pentecoste, nei vari casi d'ispirazione divina. Per via di sottili deduzioni la c. diventa simbolo del Logos stesso, della sua Chiesa e dei singoli fedeli. Già uccello della pace, la c. in questo ordine di idee passa ad essere l'uccello della luce che illumina l'anima, le ridà nuova vita, anzi si confonde con l'anima stessa.
Tutti questi concetti, spesso fusi insieme, ebbero la loro ripercussione nell'arte e ne spiegano il senso mistico. Non solo nel Battesimo del Cristo ma anche nel bagno della rigenerazione la c. manda sul capo del neofito un raggio di luce. Non di rado la c. appare come motivo isolato nel battisteri od è sospesa sopra gli altari, per finire col diventare * c. eucaristica *. Si conoscono c. come simbolo dello Spirito Santo sopra le cattedre o sopra i volumi della S. Scrittura, ovvero come simbolo di Cristo crocifisso, degli Apostoli ( 12 in numero) e dei semplici fedeli. L'anima dei fedeli che, uscita talvolta dal corpo in forma di c. o trasportata sulla nave verso il porto celeste, gode della felicità eterna sotto i suoi vari aspetti, riveste la forma di c. che bevono l'heque da un vaso, beccano l'uva od altra frutta; ovvero, partecipi al trionfo di Cristo, tengono il ramo d'alloro o la corona nel becco, o ancora beccano le bacche della corona sorretta dalla croce trionfale.
Bun.: F. Sühling, Die Taube als religiöes Symbol im christlichen Altertum, Friburgo in Br. 1930. Luciano De Bruyne
COLOMBA (Columba), santo. - Di Jona, grande santo irlandese del sec. vi, posto dall'antica agiografia dell'isola in triade con s. Patrizio e s. Brigida. Per prosapia egli è certo il più illustre dei santi d'Irlanda, essendo nato, nel 52 I , dalla famiglia regale degli Ui Néill : lui vivente tre dei suoi primi cugini erano re. Il suo nome originale gaelico era Crimthann : entrato al servizio del Signore, gli fu dato il nome di Colum (columba) o Columcille (columba di chiesa) : in latino fu chiamato sempre Columba. Ricevette la sua formazione religiosa a Moville, poi a Clonard, e divenne a sua volta fondatore di monasteri. Derry (oggi Londonderry) e Durrow sono le più importanti delle sue fondazioni irlandesi che si fanno salire a trentasette. Nel 563 lasciò l'Irlanda, "pro Christo peregrinari volens». Già dal sec. v gli Irlandesi (Scoti) s'erano stabiliti in Granbrettagna, al sud dei Pitti, nella cosiddetta Dalriada : questa colonia era cristiana più di nome che di fatto. I Pitti meridionali erano evangelizzati da s. Ninian, ma avevano in seguito perduto la fede. Fra i Pitti del nord, al di là dei Grampiani, regnava ancora il druidismo. A queste popolazioni pensava C . quando andò a stabilirsi con 12 monaci in un'isoletta deserta situata 115 km . a nord dell'Irlanda (separata dal continente scozzese dall'isola di Mull, e da questa da un canale largo ca. un miglio) chiamata I o Hy, poi Jona, nome che le è restato. Il soldato insulare, «insulamus miles» come lo chiama Adamnan, visse in tal solitudine per trentaquattro anni. Presto accorsero a Jona discepoli in gran numero, ed altri monasteri ed eremitaggi sorsero nelle isole vicine. Queste case formarono con quelle di Scozia (si fanno salire in tutto a cinquantatre) e con quelle d'Irlanda, che il santo fondatore non aveva cessato di dirigere, una vasta organizzazione monastica, che i testi designano con i nomi di «muintir Columcille, familia Columbae». A differenza di molti abati irlandesi di quel periodo, l'abate di Jona non era vescovo : tuttavia esercitava sopra le chiese e i monasteri vicini una giurisdizione simile a quella d'un metropolita. Questa anomalia persisteva ancora ai tempi di Beda (cf. Hist. eccl., III, 5).
Gran parte dei 34 anni che durò, la "peregrinatio" del Santo fu impiegata nella dura e pericolosa opera d'apostolato fra i Pitti e gli Scoti di Dalriada, il cui re Aedhan Mac Gabhran fu consacrato nel 574 a Jona da C. stesso. La parola eloquente di C. (egli era poeta, amico e difensore dei filid, oltre che abilissimo scribal, il prestigio della sua nascita, l'esempio della sua rigidissima vita, seminarono la sua strada di conversioni, a cominciare da quella del re dei Pitti, Brude. Quando C. morì nel 597, la Scozia era in gran parte convertita, ed egli ben merita il titolo che gli è stato dato, di apostolo della Caledonia : i suoi discepoli continuarono e compirono l'opera. Essi acquistarono poi grandi meriti verso gli Anglo-sossoni con la fondazione di Lindisfarne sul Mar del Nord e con l'efficace opera d'apostolato compiuta nel sec. viI in mezzo a loro.
Molte poesie in latino e gaelico, in gran parte senza dubbio apocrife, sono attribuite (secc. xI-xIII) a C. Per l'inno Altus prasator, che è probabilmente suo, la tradizione è antica (almeno sec. x).
I lincamenti storici di C. sono ben definiti. Le notizie della sua vita ci sono state tramandate da tre eminenti autori, fioriti entro un secolo dalla sua morte e in posizione di poter essere bene informati: Cuimine Ailbe, 7^{°} abate di Jona (657-69), Adamnan, 9^{°} abate di Jona (679-704), e il ven. Beda (673-735). La Vita Columbae di Adamnan è forse il più importante monumento della Chiesa irlandese che sia giunto a noi.
Bun.: J. F. Kenney, The mores for the Early History of Ireland, 1: Ecclesiastical, Nuove Tole 1929: 1. Ryan, Irish Monasticism, Dublino 1931, passim (v. indice, s. v. Colmcille); L. Gouzoud, Christianity in Celtic Land, Londra 1932, passim (v. indice).
Anedmo M. Tommasini
COLOMBANO (Colum, Colman, Columba, Palumba), santo. - Abate di Luxeuil e di Bobbio, n. in Irlanda nella provincia di Leinster verso il 540 . m. a Bobbio il 23 nov. 615 . Giovane ricco e ardente, diede addio al mondo, e, dopo aver studiato la S. Scrittura sotto la direzione di Senill, abate di Cluain-Inis, abbracciò la vita monastica nell'abbazia di Bangor (Ulster) fondata da Comgal, discepolo di s. Finnisno. Verso il 590, pellegrino per Cristo, lasciò la sua patria per non tornarvi mai più, e con dodici compagni passò in Francia dove Gontranno, re di Burgundia, lo accolse e gli offrì un terreno deserto nella regione dei Vosgi. A Annegray, in piena foresta, C. stabili un centro di vita monastica, la cui reputazione attirò ben presto discepoli in si gran numero che fu necessario fondare due altri monasteri nei dintorni, a Luxeuil e a Fontaine. C. fissò la sua residenza a Luxeuil, come luogo più centrale, pur conservando il governo delle altre fondazioni.
Essendo venuto in conflitto con l'autoritaria regina Brunechilde e con il suo libidinoso nipote Teodorico, re di Burgundia, C. dovette lasciare Luxeuil verso il 610. Per breve tempo errò attraverso la Francia con alcuni monaci, tra i quali Potentino, fondatore di un monastero a Coutances. Le vocazioni nascevano sul suo passaggio: a Meaux C. consacrò a Dio la figlia di Cagnerico, Burgondofara, conosciuta sotto il nome di s. Fara, fondatrice del monastero di Evoriacum (Faremoutiers); i suoi fratelli Cagnovaldo, futuro vescovo di Laon, e Faro, vescovo di Meaux; ospite del capo franco Autario nella villa di Vulciacum (Ussy-sur-Marne), C. ne benedisse i tre figli, Adone, Dadone e Badone : il primo eresse poi l'abbazia di Jouarre, il secondo che si chiamerà Audoeno (s. Ouen) stabili il monastero di Rebais (Seine-et-Marne) e divenne in seguito vescovo di Rouen; il terzo, Radone, fondò l'abbazia di Reuil-sur-Marne. Accolto con onore da Teodoberto, re di Austrasia, C., accompagnato da Eustasio, Atala, Gallo ed altri monaci di Luxeuil, per la via del Reno si diresse verso l'Allemagnea dove i pagani erano ancora numerosi, si fermò
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per breve tempo a Bregenz sul lago di Costanza lasciando ivi il monaco Gallo, e scese nell'Italia settentrionale, dove il re longobardo Agilulfo e la regina Teodolinda gli permisero di fabbricare un monastero a Bobbio (v.), nel 614. Ivi mori alla fine dell'anno seguente; le sue reliquie si conservano nella cripta dell'antica chiesa abbaziale.
Per il suo carattere e la sua azione religiosa, C. è una delle figure più notevoli della Chiesa e dei secc. vi-vi. Irlandese autentico, di temperamento nel contempo impetuoso e tenero, audace e indipendente, era tutt'insieme tenace assertore delle consuetudini celtiche concernenti la forma della tonsura e la data della Pasqua e cattolico romano indissolubilmente legato alla Cattedra di Pietro. Asceta rigido e padre affettuoso, pietoso con i miseri e araldo impavido delle vendette divine presso i principi prevaricatori, questo fiero monaco che difendeva le tradizioni patrie presso s. Gregorio Magno ( 600 ) e stimolava Bonifacio IV a conservare intatta la fede cattolica, apparve si suoi contemporanei come un profeta mandato da Dio per ricondurre la società franca alla vita cristiana per mezzo dell'abnegazione e della penitenza. La sua regola insiste sulla necessità della più assoluta rinuncia ed impone digiuni rigorosi, vigili, prolungate, dure penitenze e lavori manuali, anche penosi. C. voleva che i suoi seguaci fossero interamente mortificati e sottomessi anche nel pensiero alla volontà del superiore.
La riputazione di C., scrive il suo biografo, il monaco Giona di Bobbio, si sparse attraverso tutte le province della Gallia e della Germania (Vita s. Columbani, I, 18). Infatti, non era soltanto un austero asceta amante della contemplazione solitaria, ma anche un uomo di azione e un condottiero di anime che, con l'esempio, con l'opera e con la parola, promosse tra i Franchi un potente movimento di penitenza, monastico ed apostolico. Il Penitenziale che porta il suo nome e che non soltanto puniva i delitti gravi, ma raccomandava la confessione delle colpe leggere dietro un accurato esame di coscienza, ravvivò negli animi dei suoi contemporanei il sentimento del peccato e l'obbligo della riparazione, elevandoli a una vita spirituale più intensa. Fatto tanto più notevole che, secondo la testimonianza del biografo Giona, quando giunse in Francia verso il 390 "fides tantum mandiat christiana, nam poenitentiae medicamenta et mortificationis amor vix vel paucis in ea reperiebatur locis" (Vita s. Columbani, I, 5, 10).
In tutte le regioni dell'antica Gallia, la vita monastica, instaurata da C. a Luxeuil, trovò imitatori fervorosi : Donate, monaco di Luxeuil, divenuto vescovo di Besançon, vi stabilisce un monastero per uomini; suo fratello Bemblino erige delle comunità di monaci secondo la regola di C. a Romainmoutier e Baulmes. Anche St-Ursanne sulle rive del Doubs, e Moutier-Granduil nella valle della Birse, sono filiali di Luxeuil. A Laon, s. Salabergs, figlia spirituale di s. Eustasio successore di C., organizza l'abbazia di s. Giovanni Battista; suo fratello, Leudino-Bodone, fatto vescovo di Toul, dà il suo concorso alle fondazioni di Bonmoutier, St-Dié, Moyenmoutier e Senones; s. Amato, anch'egli discepolo di s. Eustasio, con Romarico stabilisce nella valle della Mosella il monastero doppio chiamato più tardi di Remiremont. Hautvilliers e Montiérender, Bèze e Sithiu, Leuconaus (St-Valéry) e Corbie, debbono la loro origine o la loro organizzazione ai monaci di Luxeuil : Bercario, Valdeleon, Mommolino e Bertino, Valerio e Teodofrido. Per il suo monastero di Solignac s. Eligio scelse la regola di C.: così fecero anche s. Desiderio di Cahors e s. Sulpizio di Bourges; s. Vandrillo a Fontenelle (St-Vandrille) e s. Filiberto a Jumièges stettero sotto la protezione di Dadone (St-Ouen), grande ammiratore di C. Alla Francia del Merovingi, Luxeuil diede parecchi vescovi : Donato a Besançon, Mommolino e Aicario a Noyon, Cagnovaldo a Laon, Ragnacario a Basiles, Audomaro a Boulogne e Thérouanne e Teofrido a Amiens.
Più grande ancora sarebbe stata l'influenza esercitata da C., se non avesse incontrato l'opposizione dei vescovi franchi per il suo ordinato attaccamento alle consuetudini celtiche riguardo alla forma della tonsura e alla data della
Pasqua. I suoi successori nel governo di Luxeuil, Eustasio e Valdeberto, abbandonarono queste consuetudini; Valdeberto mitigò con la Regola di s. Benedetto le austerità alquanto eccessive della regola colombaniana: da questa mitigazione nacque una regola miata che temperava l'alto ideale di estrema penitenza, di continua orazione e di apostolato indipendente promosso da C. con la discrezione e le norme precise di governo introdotte da s. Benedetto.
L'indole celtica, la devozione romana e l'azione penitenziale e monastica di C. sono ampiamente documentate nei suoi scritti: 6 Lettere (PL 80, 259 sgg.; ed. W. Gundlach, in MGH, Epistoloe, III, p. 154 sgg., con le Poesie); Re gula monachorum, in 10 capp. (ed. O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 15 [1893], p. 366 sgg.); Regula coenobiolis, in 15 capp. di sanzioni penali (PL 80, 259 sgg.; ed. O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 17 [1897], p. 218 sgg.); Instructions variae (ed. O. Seebass sotto il titolo Ordo de vita et octiusae monachorum, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 14 [1894], p. 76 sgg.); Liber de mensura paenitentiarum (PL 80, 225 sgg.; O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 14 [1894], p. 442 sgg.).
Biss.: La Vita s. Columbani scritta dal monaco Giona di Bobbio, ed. Br. Krusch, in MGH, Scriptores, IV, p. 64 sgg.; W. Gundlach, Über S. Kolumbans Briefe, in Neues Archiv, 12 [1890], p. 497 sgg.; A. Malmert, Quid Laxaxienam monachi ad regulam monasteriarum atque ad commonem Ecclesiae profertam contulerint, Parigi 1894; L. Dedieu, Colomban, législateur de la vie monastique, ivi 1901; G. Bonet-Maury, St Colomban et la fondation des monastères irlandais en Brie au VIIe siècle, in Revue historique, 83 (1903), p. 217 sgg.; E. Martin, St Colomban, Parigi 1905; J. O. Shea, The Cult of s. Colombanus, in American Catholic Quarterly Review, 57 (1912), p. 537 sgg.; G. Metlake, The Life and Writings of s. Colomban, Filadelfia 1914; F. Meda, S. C. e il monachismo, in Vita e pensiero, 2 (1913), p. 32 sgg.; P. Lugano, S. Gregorio Magno e s. C. nella storia della cultura latina, in Ric. stor. benedettina, 10 (1913), pp. 161 182; id., S. C. monaco e scrittore, ibid., 11 (1916), pp. 3-46; id., S. C., Perugia 1917; J. G. Laux, Der hl. Kolumban, sein Leben und seine Schriften, Friburgo in Br. 1919; J. Rivière, St Colomban et le jugement du pape béretique, in Revue des sciences religieuses, 3 (1923), p. 277 sgg.; L. Gougaud, Christianity in Celtic Lands, Londra 1932, passim (v. indice); T. P. McLaughlin, Le très ancien droit monastique de l'Occident. Étude sur le développement général du monachisme et ses rapports avec l'Eglise séculière et le monde laïque de la Benoît de Nantie à la Benoît d'Aniane, Ligugé 1935, p. 13 sgg. Cf. pure la bibl. della voce BOBBIO.
Fredegando Callacy
COLOMBE, Michel. - Scultore, n. in Bretagna intorno al 1430-40, m. prima del 1519. Dal 1491 si stabilì a Tours dove nel 1500 riceveva l'incarico di eseguire una medaglia in onore di Luigi XII.
Nel 1507 compiva il monumento a Francesco II, di Bretagna nella cattedrale di Nantes, concepito forse dietro suggerimenti di G. Perreal, da poco rientrato dall'Italia, ed eseguito con la collaborazione di Guglielmo Regnauld, di G. di Chartres e di marmorari italiani. Nel 1508 scolpiva per il card. Giorgio d'Amboise il rilievo con S. Giorgio che uccide il drago, oggi al Louvre. Mentre la medaglia di Luigi XII è ancora strettamente legata al gusto gotico in ogni sua parte, tanto nel monumento a Francesco II quanto nel rilievo con S. Giorgio sono evidentissimi i portali della moda rinascimentale italiana riflessa specie negli elementi architettonici e decorativi che tuttavia si sovrappongono o si intrecciano più che fondersi con quelli tradizionali. Così che i meriti di scultore del C. debbono essere indicati soprattutto nel delicato modellato delle sue immagini ove l'acuto realismo della tradizione gotica è come velato da un dolce senso di malinconica poesia.
Biss.: P. Vitry, M. C. et la sculpture française de son temps, Parigi 1901; M. R. de Falvelley, s. v. in Enc. Ital., X (1931), pp. 777-78. Emilio Lavagnino
COLOMBI, Bonaventura. - Teologo, predicatore esimio dell'Ordine dei Conventuali, n. a Nizza verso il principio del sec. xvir, m. dopo il 1670.
Lasciò varie opere di apologia francescana e di filosofia. Si ricordano l'Apologia Seraphica adversus opinantes s. Franciscum, Minorum institutorem, religionem Erendisrum S. Augustini fuisse professum (Aix 1658), il Novus Cursus
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philosophicus in via Scati (Lione 1669), e vari trattati di filosofia razionale, naturale e morale.
BibL.: G. Franchini, Biblissafia di scrittori fransesc. conv., Modena 1693. p. 121; Sbaralea, I. p. 188. Giovanni Odoardi
COLOMBIA. - Stato dell'America meridionale; l'unico del continente che si affacci insieme al Pacifico ed al Mar Caraibico.
I. Geografia. - E un paese assai vasto (kmq. 1.100.000, quasi 4 volte l'Italia), ma ancora non tutto ben noto e di cui solo una piccola parte è messa in valore. A parte l'esile cimosa litoranea sul Pacifico, importuosa e poco abitata, la C. consta di una sezione occidentale, montuosa (Ande), con interposte ampie vallate (Atrato, Maddalena, Cauca) e di una orientale, pianeggiante, solcata dagli affluenti dello Orinoco e del Rio delle Amazzoni. Quest'ultima abbraccia da sola più di metà del paese, rivestita di foreste a S., di savana a N., ma è quasi deserta.
La popolazione si addensa invece nella regione andina, dove l'altitudine (nelle cosiddette Tierras templados, 10002000 m ., vive il 50 \% degli ab.) tempera gli eccessi del clima tropicale caldo-umido e talora piovosissimo ( 7000 mm . annui di precipitazioni sul versante del Pacifico). La C. ha immense possibilità naturali, ma la loro valorizzazione è ritardata e inceppata dalla debole densità del popolamento ( 9 ab. a kmq.; come in Norvegia), dalla difficoltà delle comunicazioni (per lo più fluviali; vi sono 3440 km . di ferrovie) e dalla relativa instabilità del governo. Quest'ultima è in rapporto con la scarsa omogeneità della popolazione (oltre 10 milioni di anime nel 1946), della quale ca. il 40 \% è rappresentato da meticci, il 15 \% da mulatti, il 10 \% da negri, il 7 \% da amerindi e poco più del 25 \% da bianchi puri (vi sono fra gli stranieri, ca. 2000 italiani). L'agricoltura e l'industria estrattiva si bilanciano come attività produttive. Caffè e petrolio sono gli articoli sui quali si basa l'esportazione, ma la C. si presta bene, fra l'altro, alle colture del banano, del tabacco, del cotone e della canna da zucchero, che ormai vi prosperano, mentre il sottosuolo dà anche oro, argento, platino, carbone, pietre preziose, ecc.; l'allevamento conta già sopra un patrimonio zootecnico cospicuo ( 12 milioni di capi di bovini) e la foresta (più del 50 \% della superfice territoriale) si può dire ancora intatta.
La C. è una repubblica unitaria con rappresentanza bicamerale. Il paese ha la seguente divisione amministrativa.
La capitale è Bogotá ( 600 mila ab. nel 1948), a 2640 m . sul livello del mare.
Religione di Stato è la cattolica romana; fra le tribù indigene dell'interno si conservano tuttavia culti pagani.
BibL.: F. L. Petre, The Republic of C., Londra 1906; O. Bürger, Kolumbien, Lipsia 1922; P. B. Arenas, Guia geográfica de C., 2ᵃ ed., Bogotá 1929; R. Riccardi, Brevi notizie sulle attuali condizioni economiche della C., in Boll. della Soc. geogr. itai., 6ᵃ serie, 8 (1931), pp. 180-96; M. L. Bynum, The Coffee Industry of C., Washington 1931; L. Lopez de Mesa, De cómo se ha formado la nación colombiana, Bogotá 1934; L. E. Osorio, Geografia económica de C., 2² ed., ivi 1938; K. Romoli, C., Nuova York 1941.
Giuseppe Caraci
## II. Storia ecclesiastica. - 1. Evangelizzazione. -
Dal principio del sec. xVI la costa settentrionale della C. attuale fu occupata dagli Spagnoli e furono fondate le città di S. Marta (1525) e di Cartagena (1533). Dal sud il conquistatore di Quito, Sebastiano di Benalazar, si spinse avanti verso nord fondando nel 1537 la città di Popayán e arrivando nel 1538 nello Stato degli Chibchas ovvero Muyskas sull'altipiano di Boyacá e Condimarca. Contemporaneamente irruppero in questo Stato degli Chibchas Gonzalo Ximénes de Quesada da S. Marta e Nicolas Perdermann provenendo da Coro (Venezuela). Le rivendicazioni del Quesada furono riconosciute e si fondò la provincia (audiencia) della Nuova Granada con la capitale S. Fé de Bogotá. La Nuova
| | Superfice in kmq. (1000) | Popolaz. in 1000 cons. 1947 | Capoluophi (1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| a) Dipartimenti : | | | |
| 1. Antioquia | 67 | 1405,5 | Medellín (237,2) |
| 2. Atlántico | 3 | 366,5 | Barranquilla (224,4) |
| 3. Bolivar | 60 | 968,7 | Cartagena ( 106,8 ) |
| 4. Boyacá | 65 | 777,5 | Tunja (27,1) |
| 5. Caldas | 13 | 1006,4 | Manizales (117,8) |
| 6. Cauca | 30 | 427,4 | Popayán( 36,0 ) |
| 7. Chocó | 47 | 112,1 | Quibdó (32) |
| 8. Cundinamarca | 24 | 1390,2 | Bogotá (600) |
| 9. Huila | 21 | 233,8 | Neiva (39,5) |
| 10. Magdalena | 54 | 426,4 | S. Marta (44,0) |
| 11. Nariño | 30 | 537,4 | S. José de P. (61) |
| 12. Santander N. | 21 | 409,7 | S.. José de C. (74) |
| 13. Santander S. | 32 | 718,5 | Bucaramanga (71,2) |
| 14. Tolima | 23 | 691,4 | Ibagué (84,8) |
| 15. Valle del Cauca | 21 | 889,6 | Cali (147,2) |
| b) Intendenze : | | | |
| 16. Meta | 85 | 52,1 | Villavicencio (40) |
| 17. S. Andrés y | | | |
| Providencia | 0,06 | 6,6 | S. Andrés (4) |
| c) Comunicazioni: | | | |
| 18. Amazonas | 124,3 | 6,5 | Leticia (2) |
| 19. Arauca | 26 | 11,3 | Arauca (2) |
| 20. Caquetá | 103 | 21,1 | Florencia (4) |
| 21. Goajira | 12 | 53,9 | Urbia (o,3) |
| 22. Putumayo | 26 | 15,8 | Mocoa (1) |
| 23. Vaupés | 150 | 7,8 | Mitú ( 0,3 ) |
| 24. Vichada | 103 | 0,2 | P. Carreño ( 0,4 ) |
| Totale | 1140 | 10544,7 | |
Granada, al principio " audiencia" del viceregno di Perú, nel 1739 fu elevata a viceregno comprendendo la C., il Panama, l'Ecuador e il Venezuela. Nel 1806 cominciò il movimento d'indipendenza, il quale dopo qualche contraccolpo condusse alla fondazione della Repubblica di C. nel 1819.
Con la fondazione di S. Marta s'iniziò l'evangelizzazione degli indiani dalla costa settentrionale. I Domenicani si fissarono a S. Marta e a Cartagena, create diocesi nel 1534, formando così i centri di azione missionaria tra le tribù indiane della regione. In Cartagena si aprì un collegio per i figli dei capi. Fu a Cartagena che il domenicano s. Lodovico Beltrán nel sec. xVI sviluppò la sua benefica attività tra gli indiani. I primi missionari di Popayán (ere tta in diocesi nel 1546) furono i Mercedari, mentre con Quesada i Domenicani di S. Marta vennero a Bogotá (elevata ad arcidiocesi nel 1564 con le suffraganee di Popayán, Cartagena e S. Marta). Nel 1566 i Domenicani amministravano nella Nuova Granada 170 «doctrinas» e fondarono una provincia indipendente nel 1577. Dal 1550 i Francescani lavoravano nella Nuova Granada, che eressero in provincia nel 1569 . Si trovano inoltre nel paese i Romitani di S. Agostino con la loro prima fondazione a Bogotá nel 1575, e i Recolletti di S. Agostino, i quali dalla loro prima fondazione "El Desierto de la Candelaria" nel 1597, furono denominati Candelarios.
Durante i secc. xVI-xVII la missione si limitava generalmente alle regioni montagnose per il loro clima salubre, avendo i sunnominati Domenicani, Francescani, Agostiniani, Romitani e Recolletti organizzato le loro "doctrinas" tra i Chibchas e le numerose altre tribù del paese. Nel sec. xvir si iniziarono le missioni anche tra gli indiani delle pianure, poco salubri, della costa e dei fiumi e le pianure (Llanos) dell'est. Furono principalmente i Gesuiti, i quali in un primo tempo, dal 1598, avevano lavorato nei collegi delle colonie spagnole. Nel 1604 fondarono la vice provincia della Nuova Granada. Dal 1624, e, dopo un primo scacco, di nuovo dal 1659 iniziarono le missioni dei Llanos, fondando specialmente nel sec. xviri riduzioni nel Casanare, sul Meta e sull'Orinoco, le quali nel 1754 comprendevano 10.000 indiani e, più a sud, le famose riduzioni di Mainas, che si estendevano in parte sul territorio odierno di C. I Gesuiti si occuparono pure dei numerosi schiavi neri
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sbarcati a Cartagena; e fra loro si distinse s. Pietro Claver (v.). Gli Agostiniani, Domenicani e Francescani continuarono in quest'epoca a intraprendere, accanto alle "doctrines " esistenti, nuove missioni. I Francescani fondarono due collegi missionari: Pamasqui (nel 1699) trasferendolo nel 1747 a Popayán, e Cali (nel 1756) per gli indiani del Caquetá, Chocó e Urabá. I Cappuccini iniziarono nel 1693 la missione di Goajira la quale continuò fin alle guerre per l'indipendenza.
L'espulsione dei Gesuiti nel 1767, le cui missioni furono amministrate in un primo tempo dai Domenicani e Francescani, e lo scompiglio delle lotte per l'indipendenza, ostacolarono grandemente l'opera missionaria, la quale nel sec. xix crollava completamente. Nei primi tempi della Repubblica di C. i conventi, principali cen-
tri dell'attività missionaria, cominciarono in parte a sparire mancando il concorso dalla Spagna.
Con il concordato (1887) cominciò pure la riorganizzazione dell'opera missionaria tra gli indiani a metà civilizzati e tra i non civilizzati. Per la loro evangelizzazione furono eretti i seguenti vicariati e prefetture: Goajira, Cappuccini (tornati nella missione nel 1883, 1905 vicariato apostolico); Casanare, Agostiniani Recolletti ( 1893 vicariato apostolico); Caquetá, Cappuccini (iniziata nel 1895 , 1904 prefettura apostolica; 1930 vicariato apostolico); pianure (Llozos) di S. Martino, Montfortani (1903-1904 due prefetture apostoliche; 1908 unico vicariato apostolico); Tierradentro, Lazzaristi (dal 1905, 1921 prefettura apostolica); Chocó, Claretiani ( 1908 prefettura apostolica); San Andrés y Providencia, Mill Hill dal 1912, Cappuccini

Colombia - 1. confine di Stato; 2. confine di circoscrizione ecclesiastica; 3. ferrovie.
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dal 1927; Urabá, Carmelitani scalzi (1918 prefettura apostolica soppressa e unita alla diocesi di Antioquia nel 1941); Arauca, Lazzaristi (1915 prefettura apostolica); S. Jorge, istituto spagnolo di S. Francesco Saverio di Burgos (1924 prefettura apostolica di Sinú, dal 1931 nuovo nome S. Jorge); Tumaco, Agostiniani Recolletti (1927 prefettura apostolica); Fiume Maddalena, Gesuiti (1928 prefettura apostolica); Labateca, seminario di Yarumal di C. (1945 prefettura apostolica).
BibL.: J. M. Fernandes e R. Granados, Obra ricilizudora de la Iglesia en C., Bogotá 1936: A. de Zamora, Historia de la provincia de S. Antonio del Nuevo Reyma de Granada, nuova ed., s voll., ivi 1945; J. Gumilla, El Orinoco ilustrado, nuova ed., Madrid 1943; G. Arclle Robledo, La Orden Franciscana en la América meridianal, Roma 1948, pp. 21-69. Giovanni Rommerskirchen
2. Storia moderna. - Al Congresso di Angostura, il 17 dic. 1819, sorse la Repubblica di C. Ne fu il primo presidente Simon Bolivar, "Libertador de C., padre de la patria, terror de los tiranos". Il nuovo Stato (Gran C.) comprendeva non solo l'odierna C., ma anche il Venezuela e l'Ecuador. L'assemblea costituente di Cucuta del 1821 si mostrò assai favorevole alla religione cattolica, e la neo-repubblica cercò immediatamente di stringere legami con la S. Sede, ma a tale intento era d'ostacolo il diritto di patronato che il re di Spagna aveva sulle diocesi sudamericane. Falli pertanto nel sett. del 1824 la missione a Roma dell'inviato colombiano Tezada. Solo dopo la battaglia di Ayacucho ( 9 dic. 1824) che segnò il definitivo tramonto del dominio spagnolo in America meridionale, ed il riconoscimento del nuovo Stato da parte della Gran Bretagna, Leone XII deliberò il 18 genn. 1827 di procedere motu proprio alla provvista delle sedi episcopali vacanti. Questo provvedimento, salutato con gioia dai cattolici della C., riscosse il particolare gradimento di Bolivar, il quale emanò in seguito una serie di leggi favorevoli alla Chiesa. Dopo l'assassinio di Sucre, il discepolo prediletto del «Libertador» (4 giugno 1830), e le dimissioni e la morte di Bolivar ( 17 dic. 1830), la Repubblica di C. si suddivise nei tre Stati di Venezuela, Ecuador e Nuova Granata, e il nome nel 1861 fu mutato in quello vigente di C. Poiché la Convenzione del nuovo Stato aveva formulato voti fervidissimi di allacciare regolari rapporti con la S. Sede, il presidente Santander incaricò delle relative trattative il già menzionato Texada, che ottenne nel nov. del 1835 il riconoscimento della Repubblica da parte delle S. Sede e l'istituzione di una rappresentanza diplomatica pontificia a Bogotá. Sotto la presidenza del generale Herran fu promulgata nel 1843 una nuova costituzione; la religione cattolica fu riconosciuta religione dello Stato e la Compagnia di Gesù, espulsa ai tempi di Carlo III, fu riammessa sul territorio della Repubblica. I due decenni successivi, fino al 1867 , videro il trionfo del radicalismo ed il predominio settario di Mosquera, che esilio i vescovi, confisco i beni dei conventi e cercò in ogni modo di sottomettere i ministri ecclesiastici all'autorità statale : infatti la nuova costituzione del 21 maggio 1853 e la legge 15 giugno dello stesso anno avevano sancito la separazione della Chiesa dallo Stato. La vita interna della Repubblica era turbata da continue rivolte e dalle lotte dei partiti. Liberali e conservatori, federalisti e centralisti si contendevano senza posa il potere, finché la costituzione del 5 ag. 1886 segnò il trionfo dei conservatori, e dei centralisti. Il nome di Stati Uniti di C., in uso dal 1861, fu sostituito dall'altro di Repubblica di C., e gli Stati federali, perduta la loro autonomia, divennero dei dipartimenti alle di-
pendenze dell'autorità centrale. Il 31 dic. 1887 si procedette a Roma alla firma di un concordato con la S. Sede che proclamava la religione cattolica religione dello Stato, assicurava piena libertà alla Chiesa, garantiva che l'insegnamento sarebbe stato attuato in conformità ai dogmi ed alla morale cattolica: il concordato era stato reso possibile dalla nuova costituzione del 6 ag. 1886 (cf. soprattutto artt. 51 e 56 , questo ora modificato dagli artt. 13 e 34 della legge 5 ag. 1936). Nel 1892 si ebbe inoltre una convenzione suppletiva sul fòro ecclesiastico, sui cimiteri e sullo stato civile; e il 29 dic. 1902 fu stipulato un accordo per l'erezione di nuove prefetture apostoliche. Nel 1903 scoppiò una rivolta nel dipartimento di Panama che le truppe del governo centrale non furono in grado di reprimere: ne segui che il dipartimento, con l'appoggio degli Stati Uniti, si costitui in repubblica indipendente. Durante la prima guerra mondiale la rappresenzanza diplomatica della S. Sede fu elevata al grado di nunziatura. Il 5 maggio 1928 fu stipulato tra la S. Sede e la C. un accordo relativo ai luoghi di missione, in cui tra l'altro si stabilisce (art. 12) che le nomine dei funzionari civili nei luoghi di missione saranno fatte previa intesa col nunzio apostolico, in modo da garantire che si tratti di persone favorevoli alle missioni. Una convenzione recante aggiunte e modifiche al concordato del 1887 sulla nomina dei vescovi, sul pieno riconoscimento degli effetti civili al matrimonio canonico e sul passaggio della amministrazione dei cimiteri dall'autorità ecclesiastica a quella civile, fu firmata a Roma il 22 apr. 1942.

(da G. Rappi, Pietro Tenerani, Firenze 1887) Colombia - Monumento a Bolivar di P. Tenerani in Bogotá (sec. XIX).
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BibL.: Un sinteticor e chiaro profilo della storia della C. dalla indipendenza in poi si trova in J. Humbert, Histoire de la C. e du Vénćzoëla dès originet jusqu'd nos jours, Parigi 1921, pp. 146-96. Sulla Chiesa cattolica in C. e sulle relazioni con la S. Sede cf. J. Schmidlin. Papstgeschichte der neuesten Zeit, 4 voll., Monaco 1933-39, passim. Sulle relazioni con la S. Sede, durante il periodo che va dalla proclamazione dell'indipendenza al riconoscimento, cf. tra i molti contributi di P. Leturia soprattutto i seguenti: La acción diplomática de Bolivar ante Pío VII, Madrid 1922; Bolivar y Lodo XII, Caracas 1931, passim; El reconocimiento de la emancipación bispanoamericana en la "Sacra Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari", in El segundo Congreso internacional de bistoria de América, VI, Buenos Aires 1937, pp. 231-49; Gregorio XVI y la emancipación de la América espalada, in Gregorio XVI. Miscellanea commemorativa, II, Roma 1948, pp. 293-352. Per la storia dei rapporti fra Chiesa e Stato, e della legislazione ecclesiastica in C., v. soprattutto: J. P. Restrepo, La Iglesia y el Estado en C., Londra 1882; P. Cipretti, Appunti sul patronato nazionale nell'America latina, Roma 1938, pp. 8-16. I testi del concordato del 31 dic. 1887 e della convenzione addizionale del zo luglio 1892 si trovano nella Raccolta di concordati su materie ecclesiastiche tra la S. Sede e le autoritd civili, a cura di A. Mercati, Roma 1919, pp. 1021 1068.
Silvio Furlani
III. Arte della C. - Come tutti gli altri paesi dell'America centrale, la C. presentò all'epoca della scoperta una viva civiltà indigena che si estinse totalmente con l'infiltrazione europea, salvo che in poche manifestazioni dell'arte popolare. Dopo la conquista l'influenza del barocco spagnolo fu sentita specialmente nell'architettura e nelle decorazioni scultoriche e pittoriche degli interni delle chiese.
In pittura si affermò particolarmente Gregorio Vásquez Ceballos di Bogotá (1638-1711), allievo di Gaspare de Figueroa che fu il primo pittore di rilievo della C. L'arte del Vásquez, quasi del tutto ignara delle forme europee, ebbe momenti assai felici nel Ritratto di d. Enrique Barbosa (1698) nella chiesa del Rosario e nella Predicazione di s. Francesca Saverio nel Sagrario di Bogotá. Dopo di lui altri pittori e scultori, tra i quali Paolo Caballero e Miguel de Santiago, Giovanni de Cabrera e Antonio de Pimentel, riflessero pallidamente esperienze italiane. Nel sec. xix, conquistata l'indipendenza nazionale fu introdotto in C. un nuovo linguaggio espressivo da artisti, come il pittore Epifanio Garay, che avevano studiato in Europa e da stranieri recatisi in C. quali lo scultore italiano Cesare Sighinolfi per molti anni insegnante nell'Accademia di belle arti di Bogotá.
Per la letteratura, v. ispano-americana letteratura.
BibL.: L. Gillet, L'Art dans l'Amérique latine, in A. Michel, Hist. de l'art, VIII, in, Parigi 1929, pp. 1019-96 (con bibl.); A. Gómez Restrepo, s. v. in Ent. Itul., X (1931), pp. 798-99. Giovanni Carandente
IV. Ordinamento scolastico della C. - La riforma scolastica del 1930 è avvenuta per merito dei pedagogisti colombiani Agustín Nieto Caballero, Luis Lopez de Mesa, Gustavo Santos e Carlos Grazia Prada. L'intero sistema scolastico è diviso: in giardini d'infanzia della durata di 2 anni, in scuole primarie della durata di 5 anni, in scuole complementari chiamate anche vocazionali o rurali della durata di 2 anni, in scuole secondarie chiamate "Colegios de bachillerato" della durata di 6 anni e in scuole professionali divise in scuole normali e in università.
Le università sono le seguenti : Universidad Nacional, a Bogotá fondata nel 1867: Universidad de Antioquia a Medellín; Universidad de Bolivar a Cartagena; Universidad de Nariño a Pasto; libere: a Bogotá: l'Università cattolica "Colegio Mayor de Nuestra Señora del Rosario ", fondato nel 1652; la Università libera, fondata nel 1923; l'Università cattolica Javeriana a Bogotá (v.), e l'Università cattolica Bolivarana a Medellín (v.).
In C. esistono le seguenti scuole missionarie : 83 scuole di estechismo e preghiera, 538 scuole primarie, 13 scuole medie inferiori, 13 scuole medie superiori, 2 scuole normali e I scuola professionale. L'educazione del clero cattolico si compie nei 13 seminari maggiori e nei 3 seminari minori dei quali quello di Las Casas è un seminario missionario. - Vedi Tav. CXXVI.
BibL.: N. Caballero, Sobre el problema de la educación nacional, Bogotá 1936.
Miroslav Šrumpf
COLOMBIÈRE, Claude, beato: v. la colomBIÈRE, CLAUDE, beato.
COLOMBINA. - Con tale nome è conosciuta la festa dello "scoppio del carro" che ha luogo a Firenze ogni anno il Sabato Santo, al momento in cui si sciolgono le campane e s'intona il Gloria. Il carro, contornato di fuochi d'artificio, sta nella Piazza del Duomo davanti alla porta principale: e la c., scorrendo sopra un filo, parte dall'interno della chiesa e va, mediante un appropriato congegno, ad accendere i fuochi del carro. Vi accorre moltissima gente, specie dalle campagne e dai paesi circostanti perché i contadini sogliono trarre gli auspici per il raccolto dallo scorrere più o meno veloce della c., o dall'interrompersi della sua corsa, o anche dal tornare indietro.
Una lunga tradizione, che risale al medioevo e che vien riferita attraverso i secoli dai diversi cronisti fiorentini, attribuisce alla famiglia dei Pazzi il privilegio dello scoppio del carro. Secondo tale tradizione, ove non man cano elementi leggendari, un Pazzo o Pazzino de' Pazzi, che partecipò alla liberazione del S. Sepolcro nel 1099, ebbe da Goffredo di Buglione, in ricompensa del suo valore, l'autorizzazione di togliere alcuni pezzi di pietra viva che toccavano il Sepolcro di Cristo. Ogni anno, per il Sabato Santo, la famiglia Pazzi esponeva tali pietre in una cappella e da esse i devoti solevano trarre il fuoco santo da portare alle proprie case. Il rito acquistò con l'andare dei secoli sempre maggiore importanza e magnificenza, sì che si costruì una macchina o carro, a cui si dava fuoco il Sabato Santo al momento della Resurrezione. Il carro fu poi sostituito con altro più lussuoso e stabile e, al tempo di Leone X, venne arricchito di "fuochi artificiali e lavorati». L'attuale carro è posteriore al sec. xvir e fu ridipinto nel 1765 . Dal 1864 l'onere della celebrazione della festa è stato assunto dal comune di Firenze, il quale provvede a conservare il carro in apposito locale.
L'antica e originale manifestazione ha sempre attirato la curiosità dei turisti stranieri: una nota scrittrice danese, Selma Lagerlöf, ne ha tratto motivo per una sua novella.
BibL.: G. Conti, Firenze vecchia, II, Firenze 1918.
Paolo Toschi
COLOMBINI, Giovanni, beato. - Senese, n. nel 1304; ricco commerciante e cittadino autorevole, sposo a Biagia Cerretani (1342); da lei invitato a leggere la vita di s. Maria Egiziaca (1355), fu da Dio ispirato a carità finché ( 1364 ca .) donò tutto il suo all'ospedale di S. Maria della Scala e alle monache di S. Bonda in Siena, riserbando per sé l'uso di una casa e una somma per la moglie. Si dette così ad una vita intensa di penitenza e di apostolato, raccogliendo discepoli che si dissero Gesuati (v.) ma infastidendo i governanti che lo esiliarono ( 1357 o 1363); visitò allora Arezzo, Città di Castello, Pisa, Lucca, Pistoia, Firenze, ma fu presto richiamato dalla patria, pentita e sgomenta per la peste, interpretata come castigo dell'ingiusto esilio. Non gli mancò l'accusa di eresia, ma ebbe l'approvazione di Urbano V (Corneto, 4 giugno 1367). Nel ritornare a Siena fu colto da malore ad Acquapendente e morì a S. Salvatore il 31 luglio 1367. Il suo culto fu in certo qual modo riconosciuto da Gregorio XIII, che lo inserì nel Martirologio romano, e da Paolo V che ne concesse l'Ufficio e la Messa a Siena e al Gesuati.
Una sua vita di Pietro Petroni è perduta; incerta l'attribuzione di laudi, meno una: Diletto Gesù Cristo chi ben t'ama; sicure 114 lettere piene di compunzione per sé, di comprensione per gli altri, di disprezzo dei beni terreni, di confidenza nell'aiuto divino, e soprattutto ricche di affocato e doleissimo desiderio di Gesù, che senza posa cerca di comunicare agli altri.
BibL.: Acta SS. Iulii, VII, Venezia 1749, pp. 333-408; Martyr. Romanum, pp. 313-16. Per il testo v.: Lettere del b. G. C., edito da A. Bartoli (Lucca 1836), ma più di recente ristampato da
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P. Misciattelli (Firenze 1923) e dal Fantozzi (Lanciano 1922). Per la vita v.: G. Pardi, Della vita e degli scritti di G. C. da Siena, in Bull. ten. di it. patria, 2 (1892), pp. 1-50 e 202-30, e dello stesso: Il b. G. C. da Siena, in Nuova etc. stor., 11 (1927), pp. 286-236. Per la vita e per l'arte v.: N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1934, pp. 210-25 e 264; A. Levasti, in Mistici del ' 200 e del ' 300 , ivi 1935, pp. 63-67, 1008-1010 (e le Lettere, pp. 740-81); G. Petrocchi, Le lettere del b. C., in Cunvivium, 2^