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eseguito su tavola per la chiesa di Chiaravalle Milanese (ora a Brera) e l'Argo del castello Sforzesco completano il breve catalogo delle opere pittoriche, la cui attribuzione al maestro lascia tuttavia alcuni dubbi, specialmente per la difficoltà di determinare con esattezza se e in qual misura nelle stesse opere intervenne l'aiuto di collaboratori. Certo è che tali dipinti rivelano un deciso gusto per forme squadrate robustamente, per un certo equilibrio solenne, per una vigoria di composizione che s'addicono a una personalità non tanto imitarrice quanto liberamente e positivamente assimilatrice, pur attraverso imprecisate mediazioni, dell'arte di Piero della Francesca e di Melozzo, passata attraverso l'esperienza mantegnesca : ciò che sarebbe coerente all'ipotesi di un'educazione urbinate maturata in ambiente nordico.

Nel 1481 B. era già presente a Milano; nell'anno seguente la sua personalità di architetto ebbe modo di affermarsi pienamente nel rifacimento di S. Maria presso S. Satiro, sia per il deciso orientamento delle forme verso la spazialità pura, attinta attraverso il più esclusivo plasticismo, e sia per le particolarità stilistiche dei dettagli, manifestandosi questi, tuttavia, in aspetti destinati a perfezionamento e a sviluppo.

Così, se lo spazio materialmente disponibile per il coro era esiguo, un sapientissimo gioco di «falsa prospettiva» tanto nuovo quanto fecondo di suggerimenti per ben più tardi architetti, simula una profondità e un'ampiezza che pienamente equilibrano gli sfondi laterali della crociera; e parimenti gli arconi che definiscono lo spazio si ornano di quei cerchi tangenti che, nelle opere milanesi, saranno tipici del suo linguaggio stilistico. La sacrestia della stessa chiesa (ora battistero), se ancora rivela riminiscenze lombarde nella frequenza ritmica degli elementi verticali e delle membrature, e soprattutto nella campatura delle decorazioni cromatico plastiche, afferma tuttavia la volontà di far prevalere ciò che è puramente architettonico su ciò che il gusto antecedente e contemporaneo preferiva; sì che l'ornato si subordina nettamente, alla forma essenziale, che pertanto per la prima volta in Lombardia vale da sola a costituire architettura. Allo stesso modo nelle parti esterne che B. completò di sua mano (la fronte marmorea da lui progettata non fu eseguita) attraverso la netta scansione degli elementi strettamente architettonici, l'artista lascia decisamente prevalere la schiettezza architettonica (silindro di base, corpi aggettanti a croce, base cubica della lanterna ottagona largamente spaziata) sui tradizionali elementi decorativi.

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Bramante, Donato - Chiesa di S. Maria delle Grazie - Milano.
(Ist. Anderson)
Tutto cio si conferma nel progetto ( 1488 ) per il duomo di Pavia, eseguito in collaborazione con l'Amadeo e con Cristoforo Rocchi e forse attuato nella cripta; e si rende evidentissimo nella tribuna di S. Maria delle Grazie, anche se per quest'opera non esista una vera e propria documentazione e sia più che probabile la presenza di coadiutori. L'alto tiburio tradizionalmente lombardo trova la sua essenza formale negli ordini architettonici, per quanto ancor fitti e sovrapposti (qui forse è preponderante l'opera dei collaboratori); ma le tre alte e decise sbsidi subordinano ancor più nettamente il cromatismo della cortina e le sempre più sobrie candelabre a rilievo alla presenza plastica delle semplici sgusciature interposte, dando luogo a solidi valori di masse in grandioso equilibrio. La cavità multipla onde è compartito l'interno si risolve identicamente nelle pure masse potenti per la loro essenziale e ferma unità, finché lo spazio è dominato e composto. Il raffronto che, forse con qualche vena di retorica, si suole istituire fra le opere di B. e l'architettura romana, sia del periodo imperiale e sia dell'epoca bizantina, deve essere inteso non come mera esumazione ma in qualità di ritrovamento di aspetti formali, e cioè come affermazione dell'originalità di B.

Allo stesso modo, cioè come ricerca chiara e risoluta di valori puri architettonici contro l'inerzia degli stilemi locali, va intesa l'essenza degli altri monumenti lombardi; ad es., del portico della canonica di S. Ambrogio, dove senza dubbio sul rapido e adusato ritmo delle colonne del secondo ordine, e sulla { }^{°} curiosità offerta da alcune di queste colonne, nodose e e modellate come tronchi d'albero, prevale artisticamente il tema, anch'esso non nuovo, ma affatto rivissuto, dell'arco gigantesco centrale.

Questo tema d'un arco grandioso, ampliato nel senso della profondità, assurto come semplificazione assoluta di spazialità, giunge a tale concretezza da materiare interamente tutta una facciata, quella di S. Maria Na scente di Abbiategrasso (1497); e qui già si esaurisce l'ideale bramantesco se non vi si indugiasse ancora una certa timidità esile delle colonne che, duplicandosi, si sovrappongono.

Stimato sommo fra gli architetti, degno dell'alta stima di Leonardo, B. intervenne nei lavori (o meglio
nei progetti) per il tiburio del duomo di Milano, per il castello di Vigevano e in qualche parte del castello Sforzesco.

Finalmente, nel 1499, partito da Milano a causa della caduta del Moro, giunse a Roma, sua vera patria d'artista.

Intorno al nome di B. convergono non soluti problemi sul palazzo della romana apostolica Cancelleria (v. canCELleRIA, palazzo della) : alcuni attribuiscono al maestro il cortile e la zona più alta della facciata, dove appare, sia pur timidamente, il tema dell'ordine unico comprendente due piani dell'edificio; è stata pure proposta la congettura di una più vasta partecipazione di B. all'importantissima opera, avvenuta durante un'anteriore, probabilissima permanenza dell'artista a Roma. Fra i molti palazzi romani di derivazione bramantesca (che taluni han voluto ascrivere al maestro) è notevole il palazzo Giraud-Torlonia, modellato su quello della Cancelleria, che, non foss'altro perché opera non originale, non può essere attribuito a B. Se a B. si deve, poi, il campanile di S. Maria dell'Anima, non si può estendere l'opera sua al di là del piano delle bifore, che svelano riminiscenze lombarde nell'occhio tangenziale alle due ben delineate arcature.

Opera certa, sebbene eseguita in due tempi diversi e forse lontani, è il chiostro di S. Maria della Pace, iniziato, a quanto sembra, nel 1504. L'ordine inferiore reca i segni inconfondibili sia dell'ormai remota esperienza lauranesca e sia del progresso dell'artista verso la sua piena maturità : provata dall'estrema semplificazione delle forme e dal massimo potenziamento dei pilastri nel senso della loro plasticità, ben scissa dallo scarso valore di superficie delle ridottissime zone lisce sovrastanti gli archi. L'ordine superiore ha ancora alcunché di nordico nella frequenza degli elementi verticali, che alternativamente insistono sul vuoto degli archi inferiori; cio che per il Vasari menomava la bellezza dell'opera. Ma anche in questo tema compositivo importato dalle precedenti esperienze, B. imprime un senso nuovo di purezza, esaltando, ben più che a Milano, i termini architettonici a scapito di quelli ornamentali.

Con l'assunzione al pontificato di Giulio II il

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genio di B. comincia a esplicarsi in tutta la sua pienezza.

Nei quattordici anni della sua attività romana B. costitui, si può ben dire, il volto della Roma papale del pieno Rinascimento, che accentrò tutta l'arte italiana e da cui si irraggiarono i più duraturi schemi architettonici che, in ogni parte del mondo e in ogni epoca, ripeterono quindi, le loro origini bramantesche.

I temi dell'architettura civile furono da lui impostati definitivamente, cosi negli edifici privati come in quelli pubblici. La casa che costrui per Raffaello (demolita per la costruzione del portico berniniano di S. Pietro) si risolve nel semplicissimo schema della zona inferiore fortemente bugnata, robustissimo piedestallo alla superiore ostentazione d'un unico ordine architettonico.

Schema di edificio pubblico è il palazzo dei Tribunali di via Giulia, di cui ci è rimasta la planimetria e l'inizio della zona basamentale a forti bozze rustiche. Annessa doveva essere una chiesa (S. Bixgio della Pagnotta) rigorosamente centrale, che è stato possibile ricostruire graficamente.

In Roma B. lasciò la sua opera massima, dal punto di vista della purezza dello stile; opera destinata ad assurgere a canone architettonico di valore teoretico: il tempietto di S. Pietro in Montorio. Non pare debba assegnarsi, come si suole, al primo periodo romano (De Angelis).

Impiantato sul rigoroso sistema centrale, tutto ivi è subordinato all'espandersi di cerchi concentrici, che si direbbero esauriti e riflessi nel progettato ambiente, pure circolare, destinato ad ambientarlo. Le colonne, del più severo ordine dorico, formano, in alzato, un piano non mai visibile come superfice, bensì sempre in iscorcio, come involucro di massa rotonda. L'interno inverte esattamente i valori, identifíandosi le forme (nicchie finestre) che stabiliscono una rigorosa e ininterrotta conti-
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(Int. Altinari)
Bramante, Donato - Uomo d'arme. Particolare di affresco, ora staccato, della casa Panicarola - Milano, pinacoteca di Brera.
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(Int. Anderson)
Bramante, Donato - Tempietto di S. Pietro in Montorio. Roma.
nuità con l'esterno. E il tamburo è identicamente contesto di nicchie, ed è raccordato con la libera atmosfera da una leggera balaustrata, al di sopra, esaltazione e conclusione del plasticismo, la sfericità della cupola (l'attuale non risponde esattamente al disegno di B.). E il Serlio stesso vi riconosce, attraverso i valori che la visione di scorcio determina, la piena e autentica euritmia, in che si rende manifesta ai sensi l'intima "simmetria" dell'opera; cosi non soltanto rivivono nel mirabile tempio i valori estetici del mondo "classico", ma già ne emanano sicuri significati del linguaggio pittorico e scenografico delle più tarde grandiose composizioni. Il Palladio sulle orme del Serlio, poi, include per intrinseca dignità il tempietto bramantesco fra le esemplari - e quindi indiscutibili - opere degli antichi. E veramente a questo capolavoro si addice l'attribuzione della classicità.

Ma il nome di B. trae la sua gloria maggiore dall'essere legato alla ricostruzione di S. Pietro. Nel 1506, l'artista già attendeva a fondare i pilastri maggiori : quattro anni dopo eran gettati i quattro arconi destinati a sorreggere la cupola. Mai più, dopo di lui, fu modificato l'impianto della grandiosa fabbrica; che quindi, pur attraverso l'opera di Michelangelo (per non parlare dei numerosissimi architetti che attesero alla venerabile fabbrica) rivela ancora pienamente la concezione bramantesca.
B. aveva ideato un edificio (stando alla pianta di Antonio da Sangallo, ai disegni del Serlio e alla medaglia del Caradosso) esattamente centrale, cruciforme, con quattro grandiose absidi sporgenti da un quadrato determinato da quattro torri angolari, ritmato da potenti nicchie chiuse da colonne, fra le torri e la grande crociera centrale, negli spazi vuoti si ripeteva il motivo della croce absidata. E basta questa sommaria descrizione per far riconoscere l'asseluta essenzialità del tema architettonico : opposizione degli estremi valori plastici (masse aggettanti e cavità) e pura spazialità, conclusa in se stessa. Alta sulla crociera la cupola, che nel tamburo do-

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veva ripetere il tema proposto nel tempietto di S. Pietro in Montorio, cioè il colonnato. Il progetto subì modificazioni, da parte di B. stesso, ma lo schema, risolutivo per la definizione stilistica del suo autore, rimase inalterato.

Questa espressione della personalità di B. è pienamente concorde con le opere minori tra cui la più certa è il coro di S. Maria del Popolo. Anche e specialmente da questa attività romana scaturì fiorente una sua scuola che - molto spesso con il diretto intervento del Maestro - generò una serie di inconfondibili monumenti, in Roma e fuori (ad es. i palazzi Turci, Fieschi e del S. Uffizio, le chiese di S. Sebastiano in Val Platta a Siena, la Consolazione di Todi, ecc.).

Nel complesso dei palazzi vaticani l'opera di B. è preminente su quella degli altri architetti; non solo nel cortile di S. Damaso che egli ideò con il tema romano degli ordini sovrapposti e compì soltanto nel piano inferiore lasciando la prosecuzione dell'opera a Raffaello e al Sangallo; ma anche e soprattutto nella non compiuta ma definita sistemazione del Belvedere.

Qui il tema presentava i presupposti più adatti alla personalità di B. : un terreno accidentato, vastissimo, cui conferire forma architettonica: occasione, insomma, per una piena ed esatta architettura spaziale; e B. assunse infatti, con piglio grandioso, il libero spazio quale protagonista delle sue opere. Il recinto immenso è definito dal ritmo continuo fornito dal romano sistema degli ordini architettonici includenti una variata serie di arcate; scalee monumentali dovevan trasformare l'andamento planimetrico in una valorizzazione di masse che, spazialmente, sarebbero state riassunte nel potente nicchione del fondo (augusto discendente della facciata di Abbiategrosso). Davanti a queste, due emicicli concentrici si risolvevano nelle due scalee di opposta curvatura, che Michelangelo volle poi sostituire con le rampe del cortile oggi detto della Pigna.
B. morì il 14 apr. 1514, e fu sepolto per certo nelle Grotte vaticane; ma la sua tomba non è mai stata ritrovata.

L'ambiente di Michelangelo - o meglio vasariano - sarà ostile alla sua memoria, con proporzioni critiche acutamente polemiche; ma nessuno ne disconoscerà il supremo merito d'architetto, e Michelangelo, pur da un severo atteggiamento mentale, avrà parole elogiative, schiettissime, destinate a divestir proverbiali : «Chi si discosta da B. si discosta dalla verità». - Vedi Tav. I.

BibL.: Massimo studioso di B. fu G. Giovannoni; si consultino quindi, anche per la bibliografia, le sue opere e specialmente: B. e l'architettura, e: Dalla cupola di B. a quella di Michelangelo, in Saggi sull'architettura del Rinascimento, Milano 1931, pp. 29-98 e 143-76. La recente monografia: C. Baroni, B., Bergamo 1944, contiene un'accurata sinossi bibliografica. Per la bibl. relativa alla più recente critica sul tempietto di S . Pietro in Montorio, cf. C. Vasio, Osservazioni sul tempietto di S. Pietro in Montorio, in Roma, 21 (1943), pp. 199-204.

Adriano Prandi
BRAMANTINO (Bartolomeo Suardi). - Pittore e architetto*milanese. Non si conosce l'anno della nascita; dai documenti risulta che nel 1503 è chiamato a consulto della fabbrica del duomo di Milano, nel 1508 è a Roma per eseguire dipinti in Vaticano, nel 1508 è di nuovo a Milano dove progetta la cappella Trivulzio a S. Nazaro (di cui dirige la costruzione almeno fino al 1520), nel 1513 dipinge a Chiaravalle per i Cistercensi un'ancona da mandarsi a S. Saba a Roma, nel 1525 è nominato architetto e pittore ducale; m. nel 1536 ca.

Più vicino dapprima alla vecchia tradizione del Foppa e del'Butinone e alla maniera nervosa e incisiva del Mantegna e dei Ferraresi, attinse poi da Bramante (di cui molto probabilmente fu discepolo, come sembra indicare il soprannome di B.) e, attraverso
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Bramantino - Crocifissione - Milano, pinacoteca di Brera.
questi, da Piero della Francesca il gusto per le conquiste prospettiche e per la monumentalità della composizione. Diede nuovo slancio cinquecentesco alla pittura lombarda, riuscendo ad affermare una propria originale personalità pur nel dilagare dell'influenza leonardesca.

Molto discussa è la cronologia delle sue opere; giovanile è certo la Natività dell'Ambrosiana di Milano e l'Ecce Homo di casa Soranas, dove ambiente e immagini sono travisati fantasticamente e il segno duro e aspro ha una singolare forza costruttiva. Un poco più tarde, forse posteriori al soggiorno romano che ebbe senza dubbio una forte influenza sull'artista, sono la Leggenda di Pilemone e Bauci al museo di Colonia e l'Adorazione dei Magi nella National Gallery di Londra, più solenni e monumentali nell'impianto; vicino a questi è il notevolissimo soffitto della cappella Carafa di Napoli eseguito nel 1511, dove la sapienza prospettica non cede mai al virtuosismo e al decorativo, ma realizza, attraverso gli scorci, valori di tensione e di slancio. In seguito la ricerca di monumentalità porta il B. a gonfiare le sue forme, ad appesantire i panneggi a scapito del movimento e del vigore precedenti; il segno da incisivo si fa sfumato e vaporoso e i forti contrasti luministici cedono a una luminosità più diffusa; esempi di questa maniera sono La Sacra Famiglia della Galleria di Brera, il Trittico dell'Ambrosiana e la Lucrezia della collezione Sola-Busca.

Frequenti sono le costruzioni architettoniche negli sfondi fantastici dei suoi quadri, ma l'unica opera di architettura documentata è la cappella Trivulzio a S. Nazaro; priva di ogni particolare ornamentale, e lontana perciò dal decorativismo della tradizione architettonica lombarda, risente l'influenza di Bramante nel gusto per il rigore geometrico, che anima però con uno slancio verticale sensibile soprattutto nell'interno; gli si è voluto attribuire pure l'ipogeo di S. Maria della Fontana (Mezzanotte) e la sacrestia vecchia di S. Maria delle Grazie (Gengaro).

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Bibl.: W. Suida, Die Jugendwerke des B. S. genuant B., in Jahrbuch des Kunstsammlung des allerhöchsten Kaiserhauses, 25 (1904), quad. I; id., Die Spätuuerhe des B. S., ibid., 26 (1905), quad. 2; G. Fiocco, Il periodo romano di B. S. detto il B., in L'Arte, 17 (1914), pp. 24-40; A. Bonsioccano, Una nuova piola del B., in Rivista d'arte, 20 (1938), pp. 3-13; P. Mezzanotte, Il B. architetto, in Atti del I Comn. Naz. di St. dell'Arch., Firenze 1938, pp. 211-16; M. L. Gongaro, ABreschi del B., in Illustrazione Italiana, 1947, n. 46.

Marta Prandi
BRAMBILLA, Francesco il Giovane. - Scultore, attivo nella seconda metà del ' 500 , m. a Milano nel 1599.

Lavorò per la fabbrica del Duomo, fornendo, tra l'altro, come da documenti, i modelli per gli intagli del coro disegnato dal Pellegrini, per i simboli degli Evangelisti nel pulpito di sinistra e per i Dottori della Chiesa in quello di destra. Con il Pellegrini egli rappresenta, nella storia del tempio milanese, quel rinnovamento artistico che s'inizia dopo l'avvento del card. Borromeo. Il Milanesi nel suo commento alle Vite del Vasari, VI (Firenze 1878, p. 517) lo confonde con B. il Vecchio (v.) e gli attribuisce le opere di quest'ultimo, tra cui la mensola di Pio IV.

Bibl.: F. Malaguzzi-Valeri, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 522, con bibl.

Amalia Mezzetti
BRAMBILLA, Francesco il Vecchio. - Scultore, m. a Milano nel 1570 , autore di statue e rilievi nel Duomo di quella città, tra cui vanno ricordati i riquadri marmorei per l'organo, eseguiti in collaborazione con Martino di Vimercate, la mensola per la statua di Pio IV, giudicata «stupenda» dal Vasari (ed. Milanesi, VI, Firenze 1878, p. 517) e il modello per la Porta verso Compedo. E spesso confuso con Francesco Brambilla il Giovane (v.) per l'inesatto commento del Milanesi al citato passo vasariano.

Bibl.: F. Malaguzzi-Valeri, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 522; W. Hager, Die Ehrenstatuen der Päpste, Lipsia 1929, p. 47 .

Amalia Mezzetti
BRAMMART, Johannes. - Teologo carmelitano, n. ad Aquisgrana nel sec. xiv e m. a Colonia l'8 sett. 1407. Insegnò a Parigi e a Colonia, e dal 1384 al 1404 fu provinciale del suo Ordine nei Paesi Bassi.

La sua adesione al nominalismo, non gli impedidi sostenere la razionalità della fede, negando che fosse in contrasto con la ragione, però incise in modo funesto su altri punti della sua teologia. Così l'evidenza dell'esistenza di Dio per il B. non è data dagli argomenti del moto e della causalità, ma solo dalla visione intuitiva di Dio, visione che non basta alla beatitudine ed è composibile, in via assoluta, col peccato e l'infelicità eterna. La visione beatifica è il frutto dei meriti di Cristo, finiti ma estensibili a un numero infinito di uomini, e premio delle nostre operazioni virtuose, il cui oggetto soprannaturale non differisce essenzialmente da quello naturale. Questo suo pensiero è conservato in un commentario al Liber Sententiorum, pervenutoci, manoscritto, in doppia copia, di cui una è conservata nella bibliot. Naz. centr. di Firenze, II, 11, 281, l'altra nel monastero cistercense di Wilhering (Austria), ma. 87.

Bibl.: B. Xiberta, De 3. B. Magistro Ord. Carm., in Analecta Ord. Carm., 17 (1926), pp. 489-543: lo stesso articolo vien ripreso da B. Xiberta, in De Scripturibus scholasticis saec. XIV ex Ord. Carm., Lovanio 1931, pp. 414-22; id., s. v. in LThK, II, col. 514; E. Van Cauvenberg, s. v. in DHG, X, col. 383.

Vito Zollini
BRANGAGGI, Nicola. - Cardinale, n. a Napoli da famiglia patrizia, m. a Firenze il 29 giugno 1412. Dopo essersi laureato in legge, divenne canonico della cattedrale di Napoli. Recatosi quindi ad Avignone alla corte papale, fu nominato cappellano pontificio ed uditore di palazzo. Il 12 apr. 1367 venne eletto, da Urbano V, arcivescovo di Bari, dove riunì un concilio provinciale per discutere riforme riguardanti i costumi del clero. Nel 1374 fu scelto dalla regina Giovanna di Napoli come consigliere particolare e il

13 genn. 1377 fu trasferito, da Gregorio XI, all'arcivescovato di Cosenza. Assecondando gli intrighi politici della regina, si schierò in favore dell'antipapa Clemente VII, da cui fu creato il 16 dic. 1378 a Fondi cardinale di S. Maria in Trastevere, e nel 1390 ve scovo di Albano. Riconobbe poi anche l'antipapa Benedetto XIII. Aderì quindi al Concilio di Pisa nel 1409 e partecipò all'elezione del nuovo pontefice Alessandro V, dal quale fu confermato come cardinale di S. Marco. Fu poi fra gli elettori di Giovanni XXIII a Bologna. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria Novella in Firenze.

Bibl.: Ughelli, I, col. 269; VII, col. 644; IX, col. 226; Cappelletti, XXI, p. 290; Eubel, I, pp. 34, 132, 229; HefeleLeclercq, VI, p. 1362; VII, pp. 4, 78.

Emma Santovito
BRANGAGGIO (Brancatio), Cesare. - Nunzio apostolico, n. a Napoli nel 1515 o nel 1516. Dopo aver partecipato alla rivoluzione napoletana contro gli Spagnoli, si rifugiò in Francia, donde venne richiamato a Roma nell'ag. del 1555 dal card. Carlo Carafa, suo intimo amico. Il 4 genn. 1556, fu nominato da Paolo IV governatore di Roma e nell'ott. dello stesso anno inviato presso Enrico II con la missione di ottenere l'aiuto della Francia contro gli Spagnoli. Nel luglio del 1557 ottenne di essere richiamato a Roma, dove, il 1^{°} sett., fu nominato sovraintendente della S. Sede e quindi governatore delle Marche. Seguì la sorte del card. Carafa quando questi cadde in disgrazia del Papa. Il 6 marzo 1558 fu privato di tutte le sue cariche e due anni dopo venne rinchiuso da Pio IV in Castel S. Angelo insieme col card. Carafa. Nel 1563 sembra fosse a Parigi. Da quest'anno se ne sono perdute le tracce.

Bibl.: R. Ancel, Nonciatures de France. Nonciatures de Paul IV. Nonciatures de Sebastiano Gualtiero et de C. R., I, Parigi 1909, pp. xxy-xxxi e passim; II, Parigi 1911, passim; H. Biaudet, Les nonciatures apostoliques permanentes jusqu'en 1648, Helsinki 1910, p. 100.

Emma Santovito
BRANGAGGIO, Stefano. - Cardinale, n. a Napoli nel 1618, m. a Viterbo l'8 sett. 1682, era nipote del card. Francesco Maria B. Dopo aver conseguito la laurea in legge, fu nominato, nel 1643, referendario delle due Segnature. Il 9 dic. 1654 venne inviato, da Innocenzo X, a Malta quale inquisitore e il 3 maggio 1660 eletto vescovo titolare di Adrianopoli. Nel giugno dello stesso anno fu mandato come nunzio a Firenze e il 17 luglio 1666 a Venezia. Nel 1668 fu nominato segretario della Congregazione del Concilio, e il 2 giugno 1670 ottenne, per libera cessione dello zio cardinale, il vescovato di Viterbo-Tuscania.

Bibl.: L. Cardella, Memorie storiche de cardinali, VII, Roma 1793, pp. 245-46; Cappelletti, VI, pp. 163-64; L. Karttunen, Les nonciatures apostoliques permanentes de 1630 à 1650 , Ginevra 1912, pp. 19, 22, 235; B. Katterbach, Referendarii utriusque Signaturae (Studi e Testi, 25), Città del Vaticano 1931, p. 284.

Emma Santovito
BRANCATI, Francesco. - Missionario in Cina, n. a Palermo nel 1607, ricevuto nella Compagnia di Gesù nel 1623. Arrivato in Cina nel 1637, svolse quasi tutta la sua attività nel Kiang-nan, a Shanghai e nelle città vicine. Diede ivi alla Chiesa un magnifico sviluppo, con una media di più di mille battesimi all'anno. Caratteristica della sua opera fu l'organizzazione di Congregazioni per le varie classi di fedeli. Nel 1665, tutti i missionari furono chiamati a Pechino e di là esiliati a Canton. Il B. morì in questa città il 26 apr. 1671, poco dopo la sentenza che rendeva la libertà ai padri.

Scrisse in cinese varie opere catechetiche, quasi tutte ancora in ristampa nell'Ottocento e nel Novecento, come

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pure la sua traduzione cinese dell'Ascensione a Dio per la scala delle creature, del Bellarmino. Uscì postumo in Europa: De Sinensium ritibus politicis acta, seu r. p. Francici B. S. I. apud Sinus per annos 34 missionarii responsio apologetica ad r. p. Dominicum Navarrette O. P., (2 voll., Parigi 1700 ).

Biel.: Sommervogel, II, coll. 81-82; VIII, col. 916; Streit, Bibl., V, pp. 817-18 e passim; L. Pfister, Notices hiographiques... de l'ancienne Mission de Chine, I, Shanghai 1932, pp. 223-30. Edmondo Lamalle

BRANCATI di Lauria. - Dei Minori conventuali, al secolo Gian Francesco, in religione Lorenzo, n. a Lauria in Lucania il ro ag. 1612, m. a Roma il 30 nov. 1693. Insegnò teologia e filosofia in varie case dell'Ordine, dal 1593 alla Sapienza in Roma, dove fu anche consultore del S. Ufficio, prefetto del collegio di Propaganda Filie e della biblioteca Vaticana. Innocenzo XI lo creò cardinale nel 1681.

Dottissimo, lasciò molte opere; la più fondamentale : Commentaria in III et IV librum sententiarum Ioannis Duns Scoti (8 voll., Roma 1653-82), dove le dissertazioni sulle grazie gratis datae, sui miracoli e specialmente sulla "virtù eroica " rendono ancora utile servizio nelle cause di beatificazione; si devono aggiungere : Epitome canonum (ivi 1659); Opuscula octo de oratione christiana eiusque speciebus (ivi 1685), utile oggi ancora, specialmente per le questioni sulla vita contemplativa (ristampa: Montreuil-sur-Mer 1896 [cf. la recensione di A. Poulain, in Etudes, 1899, II, pp. 267-73]), e per la confutazione delle teorie quietiste; Opuscula tria de Deo (Roma 1687).

Bibl.: B. Commando, Vita fr. L. B. de Laurea, Roma 1698; G. Baba, Vita del card. L. B., ivi 1699; L. Cordella, Memorie storiche de cardinali, VII, ivi 1793, pp. 256-59; D. Sparacio, Il card. L. B. d. Lauria, in Miscellanea francese., 24 (1924), pp. 69-101; U. d'Alençon, La spiritualité franciscaine, in Etudes francisc., 39 (1927), p. 580 sgg.; Horter, IV, coll. 351-55; E. d'Alençon, Lauria, in DThC. IX, coll. 13-15; J. Heenrinckx, s. v. in DSp, I, coll. 1921-23; F. Cayré, Patrologie et histoire de la Théologie, III, Parigi 1944, pp. 11-12. Celestino Testore

BRANCHEREAU, Louis. - Sacerdote francese, n. a S. Pierre di Montlimart (Vandea) il 21 dic. 1819, m. a Issy il 23 dic. 1913. Entrò a S. Sulpizio nel 1841, insegnò filosofia nel seminario di Clermont e nel 1850 pubblicò le Praelectiones philosophiae in 9 volumetti, professandovi apertamente l'ontologismo (cf. [J. Kleutgen], Dell'ontologismo, in La Civiltà Cattolica, 6ᵃ serie, XI [1867, III], pp. 574-79). Superiore del seminario di Nantes (1854) e di quello di Orléans (1870), fu amico di mons. Dupanloup, di cui fu erede universale. Pubblicò anche: Politesse et convenances ecclésiastiques (Parigi 1872, vers. it., Torino 1916); Vie de M. Hamon (2a ed., Parigi 1877); Méditations à l'usage des élèves des grands séminaires (4 voll., ivi 1890, vers. in Brescia 1937); La vocation sacerdotale, (Parigi 1896); Le fournal intime de Mgr Dupanloup, (ivi 1903).

Bibl.: A. Crosnier, L. B., prêtre de S. Sulpice (1819-1913), Parigi-Angers 1915; E. Levesque, s.v. in DSp, I, coll. 1923-24. Romualdo Souarn

BRANDA da Castiglione. - Cardinale, n. a Castiglione Olona nel 1350, m. ivi il 3 febbr. 1443. Era già noto come canonista quando da Gian Galeazzo Visconti fu inviato a Roma per affari dell'Università di Pavia, ove insegnava. Bonifacio IX lo nominò cappellano e uditore di Rota e poi legato pontificio in Germania. Nel 1404 era vescovo di Piacenza; fu deposto da Gregorio XII (1409) perché nel Concilio di Pisa sostenne dover quel Papa chiunziare al pontificato, come si era obbligato a fare prima dell'elezione. Giovanni XXIII lo creò, il 6 giugno 1411, cardinale prete del titolo di S. Clemente. Fu poi vescovo di Porto (1431), quindi di Sabina. Fu incaricato di varie legazioni in Germania, in Boemia
contro gli Ussiti (1421), in Polonia. Prese attiva parte al Concilio di Costanza; in quello di Basilea sostenne Eugenio IV e quindi fu tra i prelati che si trasferirono a Firenze. Il Papa lo inviò anche paciere fra la Chiesa e Filippo Maria Visconti.

Fu accusato di voler abolire a Milano, nel 1440, il rito ambrosiano; ma è probabile si tratti di un'accusa senza fondamento, basata su di un equivoco, allo scopo di allontanarlo dalla città.

Rimangono molte sue opere monoscritte; di lui si ricorda la fondazione di due collegi e il mecenatismo in favore della sua terra nativa, ove chiamò a dipingere Ma solino da Panicale.

Bibl.: G. Moroni, Dixion. di erudiz. stor. eccles., IX, Venezia 1841, p. 218 sg.; E. Biagini, Giovanni Vignati, in Arch. stor. lodigiana, 12 (1893), pp. 114-44, 123-81; G. Romano, Contrà. alla storia della risonteca. del ducato milanese sotto Filippo Maria Visconti, in Arch. stor. lombardo, 3² serie, 6 (1896), pp. 231-90; R. Sabbadini, Il card. B. da C. e il rito romano, in Arch.stor. lombardo, 3² serie, 19 (1903), pp. 397-408. Carmelo Trasselli

BRANDEA. - Con questo termine gli antichi cristiani indicavano quei pannilini o veli, che per essere stati applicati direttamente sul corpo o sulla tomba dei santi, venivano considerati poi come altrettante reliquie. I b. perciò formano una categoria di reliquie rappresentative e costituiscono una sorta speciale nel novero delle eulogia (v.).

L'uso dei b. risale certo all'epoca delle persecuzioni (Prudenzio, Peristephanon, V: CSEL, 61, p. 346). La base psicologica d'un tal uso va ricercata nella persuasione comune che la virtù miracolosa dei corpi dei santi venga comunicata anche agli oggetti venuti in loro contatto, sia diretto che indiretto. I precedenti di questa psicologia si possono ravvisare nel desiderio delle turbe d'accostarsi tanto a Gesù quanto bastava per sfiorargli appena le vesti; oppure nella ressa dei primi cristiani di riuscire a toccare gli abiti o le ombre degli Apostoli per sentirsi sollevati nello spirito e spesso guariti nel corpo (Mc. 5, 28; 6, 56; Ast. 5, 15; 19, 11).

Dopo l'età delle persecuzioni si calavano pannilini nelle confessioni dei martiri, attraverso l'apposita Jesestella, che s'imbevevano della virtù curativa di essi (Gregorio di Tours, Liber Miraculorum, I, 27). Questi b. vennero tenuti in tanto onore e stima, che in mancanza di reliquie autentiche furono spessissimo adoperati anche per quegli usi prettamente liturgici che ne richiedevano l'impiego (Gregorio Magno, Reg. Ep., IV, 50). L'uso e il culto dei b. è conosciuto e praticato ovunque, benché si denominassero differentemente nei diversi luoghi cioè palliola, sanctuaria, ecc.

Bibl.: H. Leclercq, Brandeum, in DACL, II, 1, coll. 1132-38. Giuseppe Gagos

BRANDES, Georg. - Scrittore danese di origine ebraica, n. a Copenaghen il 4 febbr. 1842 e ivi m. il 17 febbr. 1927, autore di opere di critica estetica, storica e filosofica. Grandissima è stata la sua influenza sia nel campo della letteratura che in quello della vita sociale in tutta la Scandinavia nel sec. xix, cui egli fece conoscere la portata delle correnti letterarie europee quali si erano venute sviluppando sia in Germania che in Francia, spianando così la via alla nuova letteratura naturalistica di Ibsen, Bjørnson e Strindberg.

Iniziata la sua attività critica sotto la diretta influenza del pensiero hegeliano, se ne distaccò poi per farsi seguace di Sainte-Beuve, di Renan e di Taine e, più tardi e sul piano sociale, di Stuart Mill, per giungere poi negli ultimi anni ad una specie di radicalismo aristocratico ed al culto del superuomo alla maniera di Nietzsche. Nel campo religioso si allontanò presto delle influenze del cristianesimo kierkegaardiano per farsi propugnatore di un acceso materialismo negatore di ogni religione: negli ultimi anni giungerà persino a negare l'esistenza storica

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di Gesù, in Saguet om fesus ("La leggenda di Gesù », 1925). La sua opera principale Hovedstrommunger i det 19. Aarhundredes Litteratur (a Principali correnti nella letteratura nel sec. xix e) pubblicata in 6 voll. dal 1872 al 1890 non è altro che la trascrizione delle lezioni da lui tenute a Copenaghen, con le quali domino per anni, non senza contrasti, la vita intellettuale scandinava. Tutta la sua opera è caratterizzata non da fedeltà ad un metodo scientifico, ma da impeto polemico e vastità di cognizioni, e l'influenza di essa è stata tanto più grande quanto più indiretta e imponderabile. Ricordiamo: Aestetiske Studier ("Studi estetici ", 1868), Kritikher ag Portraetter ("Critiche e ritratti ", 1870), Danske Digtere ("Poeti danesi ", 1877), Soren Kierkegaard (1877), Tegner (1878), Den franske Aestetik i vore Dage ("L'estetica francese ai nostri giorni ", 1870), Det moderne Gienuembruds Maend ("Gli uomini moderni ", 1883), Shakespeare (3 voll., 1895-96), Barndom ag Ungdom ("Fanciullezza e infanzia ", 1905), Et Tiaar ("Dieci anni", 1907), Goethe (2 voll., 1915), Voltaire (2 voll., 1917), Caesar (2 voll., 1918), Napoleon ag Garibaldi (1917), Michelangelo (2 voll., 1921).

Bibl.: Opere: Samlede Shrifter, 18 voll., Copenaghen 1899 sgg. - Studi: E. Ipsen, G. B., Copenaghen 1903. Alda Manghi

BRANDI, Giacinto. - Pittore, n. a Poli nel 1623, m. a Roma nel 1691. Fu scolaro del Lanfranco, nella bottega del quale rimase fin verso il 1650 , e ne ereditò la larghezza compositiva, i rapidi sbattimenti di luce ed un vivo senso della decorazione. Fra le sue prime opere si può ricordare l'Ebbrezza di Noè della galleria Corsini di Roma. Appartengono alla sua maturità le decorazioni della chiesa di S. Silvestro in Capite, troppo radicalmente ridipinte e la Caduta degli angeli nella chiesa di S. Carlo al Corso, con masse mirabilmente librate nello spazio atmosferico; la Gloria di s. Carlo e il Santo fra gli appestati nella stessa chiesa sono invece alquanto più pesanti. Il suo capolavoro è forse il Martirio di s. Biagio a S. Carlo a' Catinari (1680), dipinto eseguito in concorrenza col Maratta, dove gli effetti luministici son potenziati dalla composizione svolta su assi diagonali.
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(let. Anderson)
Brandi, Giacinto - S. Pietro - Roma, galleria Borghese.

Bibl.: F. Titi, Descrizione delle Pitture ecc., Roma 1763; H. Voss, Malerei des Barohs in Rom, Berlino [1923], pp. 528529; T. H. Fokker, Roman Baroque Art, Oxford 1938, passim (v. indice).

Guglielmo Matthiae
BRANDI, Salvatore Maria. - Gesuita, scrittore, n. a Napoli il 2 maggio 1852, m. ivi il 5 sett. 1915. Compiuti gli studi di teologia a Woodstock, negli Stati Uniti, vi fu subito professore di filosofia e teologia, collega prima e poi successore del suo maestro, il futuro cardinale C. Mazzella. Questi, nel 1891, lo fece chiamare a La Civiltà Cattolica, di cui fu direttore dal 1905. Dal 1906 fu nello stesso tempo rettore del Collegio degli Scrittori.

Scrisse con competenza singolare ed efficacia intorno a questioni, allora scottanti, di politica, di giurisprudenza, di Sacra Scrittura, tra cui : Sul regio patronato della chiesa patriarcale di Venezia (Roma 1893); La questione biblica e l'enciclica «Prosvalentissimus» (ivi 1894); Dell'unione delle Chiese (ivi 1896); La condanna delle ordinazioni anglicane (ivi 1897); Di chi è il Vaticano? (ivi 1904); L'estraterritorialità del Vaticano (ivi 1904); I Cardinali di S. R. Chiesa nel diritto pubblico (ivi 1905).

Bibl.: E. Ross, P. S. M. B., in La Civiltà Cattolica, 1915. III, pp. 722-30. Celestino Teutore

BRANDILEONE, Francesco. - Storico del diritto, n. a Buonabitacolo (Salerno) il 25 genn. 1858; m. a Napoli il io apr. 1929. Insegnò Storia del diritto italiano nelle università di Sassari (1886), di Parma, di Bologna e di Roma. Parte precipua della sua fatica scientifica fu indirizzata allo studio del diritto bizantino, con particolare riguardo al suo svolgimento e alla sua applicazione in Italia.

In proposito scrisse : Il diritto romano nelle leggi ro-mano-avece del regno di Sicilia (Torino 1884); Il diritto bizantino nell'Italia meridionale dal rec. VIII al XII (Bologna 1886); l'edizione del Prochiron Legum (1895); oltre a vari studi su argomenti particolari. Al diritto canonico, che riguardo come fattore storico prevalente nella formazione del diritto italiano, dedicò parte degli studi seguenti : Sulla storia e la natura della donatio propter nuptias, Bologna 1891 (e Napoli 1900); Rapporti patrimoniali tra coningi, Modena 1901 (estr. dall'Arch. giur., vol. 67); Saggi sulla storia della celebrazione del matrimonio (Milano 1906); I lezziti per l'anima e la loro trasformazione (Venezia 1911; estr. Memorie dell'Istituto Veneto, vol. 28); Nota preliminare sull'origine della Stantia o Convenientia, Roma 1923 (estr. Rendiconti Acc. Linevi [Classe sc. mor. etor. fil., 5^{mathrm{a}} serie, vol. 32]). Antonio Rota

BRANDL, Petr. - Pittore, n. nel 1688 a Praga, m. nel 1739 a Kutna' Hora. Attraverso lo studio dei caravaggeschi e naturalisti italiani completato da quello delle opere di Rembrandt e Rubena, arrivò a uno stile suo proprio, che fece di lui uno dei fondatori del barocco boemo.

Sue opere principali sono: Giuseppe trova i suoi fratelli in Egitto (Jindrichuv Hradec), La morte del profeta Elia (Praga), La Santissima Trinità (Kutna' Hora), L'ultima cena (Kosice), Cristo sulla Croce (Praga, chiesa di S. Bartolomeo), L'Assunzione di Maria (ivi, chiesa di S. Giacomo), Morte di Santa Barbara (Manetin), Gloria di s. Ignazio di Loyola (Hradec Králové), S. Giovanni Evangelista (Praga, residenza arcivescovile), S. Giovanni Battista con s. Antonio eremita (Klicenice), La morte di Vintir (Praga, Brevnov), Tutti i Santi (ivi, chiesa di S. Giacomo).

Bibl.: O. Hejnic, P. B., Praga 1911. Miroslav Štumpf
BRANDOLINI, Aurelio. - Umanista e teologo agostiniano, n. a Firenze nel secondo quarto del sec. xv, m. a Roma nel 1497. Nonostante che, fin dalla nascita, fosse quasi cieco, attese con incredibile alacrità e frutto agli studi, principalmente umanistici. Dalla prima gioventù versò in gravi angustie materiali e

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spirituali, che tollerò con costanza. Dotato d'una memoria prodigiosa e d'un eloquio fecondo e ornato, fu scelto da Mattia Corvino, re d'Ungheria, come consigliere intimo ed oratore, oltreché insegnante di retorica nel suo regno. Nel 1490 , tornato in Italia in seguito alla morte di quel principe, vestì l'abito degli Eremiti agostiniani. Fu anche precettore di Giovanni Maria del Monte (poi papa Giulio III), e predicatore applauditissimo nelle corti e nelle città più celebri d'Italia, scrittore fecondo e apprezzato poeta latino.

Opere principali: De humanae vitae conditione et tollenda corporis aegritudine dialogus (Basilea 1498, 1540, 1541, 1543; Parigi 1543; Lengdburg [tradotto in tedesco] 1622); De laudibus Sixti IV Pont. Max. elegiarum libri 2, cod. Vat. lat. 5008 e Vat. Urbin. lat. 739; De ratione scribendi libri 3 (Basilea 1498; 1543, 1549 e 1565; Francoforte 1568; Colonia 1573; Basilea 1585; Roma 1735); Christiana paradoxa (Basilea 1498; Roma 1531; Basilea 1543 e 1545 ; Colonia 1573; Roma 1581); Oratio de virtutibus Iesu Christi nobis in eius passione ostensis (Roma 1596; Colonia 1645; Roma 1735; e Venezia 1596; Roma 1767 [le ultime due ed. in italiano]); In sacram hebraeorum historiam libri XXI (v. cod. Vat. Ottobon. R. 6, 35).

Bibl.: G. M. Crescimbeni, Della volgar poesia, III, Venezia 1730, p. 286; D. A. Perini, Bibliographıa Augustiniana, I, Firenze 1929, pp. 148-53. Davide Falcioni

BRANDTS, Franz. - Sociologo e industriale, n. a München-Gladbach il 12 nov. 1834 , m. ivi il 5 ott. 1914. Ha il merito di avere promosso l'industria tessile nella Renania e di avere tra i primi posto su basi pratiche la soluzione dei problemi sociali in Germania. Con l'associazione Arbeiterwohl egli pose in termini concreti il problema del miglioramento delle condizioni dei lavoratori, influenzando in questo senso le autorità, la stampa e soprattutto i capi e le organizzazioni del cattolicesimo tedesco. Quando nel 1890 fu creato il "Volksverein für das katholische Deutschland" (Associazione del popolo della Germania cattolica), con centro a München-Gladbach, B. fu il suo primo presidente. Egli combatté decisamente lo spirito della dottrina manchesteriana sostenendo al suo posto un patriarcalismo progredito. Nelle sue fabbriche egli creò un'organizzazione modello a favore degli operai, al fine di fare in prosieguo di tempo partecipare gli operai stessi all'amministrazione delle cose sociali dell'impresa.

BibL.: W. Hohn, s. v. in Staatslexikon der Görresgesellschaft, I, coll. 1029-31.

Gustavo Gundlach
BRANT, Sebastian. - Poeta satirico ed umanista tedesco, n. a Strasburgo nel 1457 e m. ivi nel 1521. Dopo aver studiato all'Università di Basilea, vi rimase come docente di diritto romano e canonico sino a che, ceduta, da Massimiliano, Basilea alla Svizzera, fu richiamato con grandi onori a Strasburgo. Dotto umanista ed insigne giureconsulto, editore di testi giuridici ed ecclesiastici, si batté sempre a difesa del potere imperiale e della Chiesa cattolica, insidiata dai prodromi della Riforma.

L'opera che gli ha dato la celebrità è Das Narrenschiff (La nave dei folli) salutata da Hutten al suo comparire (1494) come iniziatrice di una nuova età letteraria. Essa non è invece che una ricapitolazione di tutte le idee politiche e morali del morente medioevo: sotto un facile velo allegorico si deprecano tutte le debolezze ed i vizi dell'umanità, provocati in genere dalla scarsa conoscenza di se stessi. Fra le sue opere si ricordano anche S. Bernhards Rosenhrans; Der Heiligen Leben ed una rielaborazione del Freidank.

Bibl.: Per il Narrenschiff v. l'edizione a cura di F. Rorbetag, Stoccarda 1889; Th. Maus, B., Geiler und Murner, Marburgo 1914, pp. 191-97; W. Stammler, Von der Mystik zum Barock, Stoccarda 1927.

Alda Manghi
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(da W. Fraenger, Hans Weiditz und Seb. Brant, Lipsia 1526) Brant, Sebastian - L'albero degli stati sociali. Incisione in legno di H. Weiditz per S. B.

BRASCHI, famiglia. - Tralasciando le supposte origini ad essa date, si può pensare che derivi dall'Italia settentrionale donde venne in Romagna un capitano Francesco il cui figlio era nel 1471 capitano di Cesena.

Si devono tenere distinti i B. delle Tavernelle da quelli dei Servi così designati dalle contrade in cui abitavano. Al secondo casato, del quale si hanno documenti per un Andrea vivente nel 1548, appartenne la famiglia di Giovanni Angelo, poi Pio VI. Questi, per evitarne l'estinzione, chiamò a continuarla i figli di sua sorella Giulia Francesca maritata al conte Girolamo Onesti.

Il maggiore di costoro Luigi venne a Roma nel nov. 1779 quando gli si preparava già il matrimonio con Costanza Falconieri, che fu infatti contratto; nel luglio 1781 comperava una bella tenuta a Terracina ed era in trattative per l'acquisto di Nemi dalla famiglia Frangipani.

L' 8 febbr. 1783 Gaetano Marini, scrivendo all'amico Fantuzzi, ricordava amaramente i ricchissimi doni che Costanza B. aveva ricevuti dalla corte di Francia e quelli che aspettava dalla corte di Spagna: "così a questa famiglia saranno sempre aperti i fondi della benignità degli uomini e diverrà una delle principali del paese in un tempo in cui i Papi possono cosi piccola cosa" (p. 227). Nel genn. 1785 il B. ebbe dalla corte di Torino la croce di S. Maurizio con 2000 scudi di pensione (p. 259); nel dic. 1786 "fu dichia-

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rato duca di Nemi e grande di Spagna di prima classe" (p. 283); nel febbr. 1788 fu nominato senatore di Bologna; ebbe la sua parte nella donazione Lepri che diede occasione a tante discussioni in quegli anni. Il Marini scriveva il 30 apr. 1788: "Il duca B., è veramente meraviglioso per prendere e lo sarà fin che Dio vorrà; non vi è chi possa vantarsi di un regalo cospicuo avuto da lui, e dite pure altrettanto di tutti i suoi" (p. 302).

Il 3 febbr. 1791 fu incominciato a costruire sui disegni dell'architetto Cosimo Marelli d'Imola, distruggendo il palazzo del principe Caracciolo di S. Buono a Parione, il grandioso palazzo di famiglia; ma il duca B., che era diventato impopolare anche per certe speculazioni, corse pericolo di vita al momento dell'invasione francese. Con lettera del 12 febbr. 1797 Pio VI incaricò il B. insieme con il card. Mattei, con mons. Caleppi ed il marchese Camillo Massimi di negoziare la pace con Napoleone che aveva occupate le Legazioni. Il trattato onerosissimo, fu firmato da loro a Tolentino il 19; ma casa B. ebbe molto a soffrire nelle sue sostanze dall'occupazione francese del generale Berthier. Fu forse per questo che quando Napoleone imperatore costituì nel 1809 Roma città imperiale, togliendola al Papa, il B. accettò il nuovo ordinamento e fu waire di Roma.

Con il ritorno di Pio VII nel 1814 fu perdonato come tanti altri; mori il 9 febbr. 1816 a Roma stessa.

Romualdo, fratello minore di Luigi, n. nel 1753, fu chiamato a Roma, dove, divenuto maggiordomo dello zio nel 1780 , fu creato cardinale diacono di S. Nicola in Carcere il 18 dic. 1786 e fu molto per questo festeggiato. Il Marini annunciava un prossimo concistoro "forse per aprir la bocca al nipote, dopo di che pensate quanto mangerà, avendo tanto mangiato e mangiando a bocca chiusa»; soggiungeva però: "Questo novello cardinale è nel fondo buonissimo ed è amato universalmente" (p. 285). Partecipò al Conclave di Venezia dopo la morte dello zio; passò alla diaconia di S. Maria del Pantheon il 3 apr. 1800 ; diventò segretario dei Brevi e camerlengo, fu anche
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(da T. Amagden, Storia delle famiglie romane, Roma s. a.) BRAScHI, PARIGLIA - Stemma.
gran priore dell'Ordine di Malta e arciprete della basilica vaticana; accompagnò Pio VII a Parigi nel nov. 1804; nel febbr. 1809 fu costretto a lasciare Roma per ordine di Napoleone; ritornò con la Restaurazione e vi mori il 30 apr. 1817. Fu sepolto nelle grotte vaticane.

Bial.: V. Forcella, Istrizioni delle chiese ed altri edifici di Roma dal sec. XI fino ai giorni nostri, I. Roma 1869, p. 309. n. 1169; VI, ivi 1876, p. 201, n. 761; Pastor, XVI, III, passim; G. Marini, Lettere inedite, a cura di E. Carusi, Città del Vaticano 1938.

Pio Paschini
BRASILE. - Gli Estados Unidos do Brasil, repubblica federale di 20 Stati, 5 territori ed i distretto federale, abbracciano da soli poco meno della metà dell'intera America del Sud ( 8,5 milioni di kmq.), figurando così fra le massime unità territoriali del mondo.

Sommario: I. Geografia. - II. Storia ecclesiastica. - III. Arte. - IV. Letteratura. - V. Ordinamento scolastico.
I. Geografia. - Esteso per 40^{°} così in latitudine come in longitudine, il B. comprende regioni di assai varia natura, che possono tuttavia radunarsi in tre grandi zone. A N. per oltre 3 milioni di kmq., si stende la pianura amazonica, con clima molto caldo e umido, debole escursione termica e piogge tutto l'anno; rivestita dalla imponente foresta equatoriale (sebvas) e solcata in ogni senso da fiumi ricchi di acque che costituiscono una vastissima rete di vie navigabili ( 50 mila km .; l'Amazzoni è risalibile per 4100 km .). La zona mediana interna corrisponde ad un altopiano del pari amplissimo, inclinato in complesso da E. e da S. verso O. e N. dove prevalgono forme tabulari di modesta altitudine ( 800-1600 mathrm{~m}.). Il clima vi è meno eccessivo, con una stagione asciutta (verão) sempre più lunga man mano si procede verso mezzodi, ed una estiva piovosa. La vegetazione trapassa dalla foresta spoglia di verde nel periodo siccitoso (catingas) alla savana con alberi radi (campos), più o meno rigogliosa di cespugli (carrascos) e di erbe o addirittura alla steppa, quando manca la pioggia (sertõe). L'altopiano si eleva sul suo margine orientale in orli rilevati (serras) che dominano ripidi la fascia costiera o si spingono fino al mare; è questa la zona più popolosa e più ricca del B. A NE. e ad E. (sino allo Stato di Paraná) il clima resta nettamente tropicale, con eccessi termici e forte piovosità, mentre dal Paraná al confine paraguayano le temperature diminuiscono, l'estate è la stagione più asciutta e le condizioni si fanno più favorevoli all'insediamento umano, specie alle spalle della regione costiera, localmente malsana e dovunque rivestita di lussureggiante vegetazione (araucarie a S. del Tropico).

La popolazione del B. ( 48 milioni di ab., oggi) è costituita pel 62 \% da creoli e bianchi, discendenti di coloni antichi (Portoghesi) e recenti (immigrati dopo il 1820; fra questi ultimi, venuti da ogni parte del mondo, gli Italiani figurano al primo posto ed ammontano oggi, probabilmente, a non meno di 2 milioni), per il 3 \% da Amerindi (degli Indios bravos del bacino amazonico ve ne sono di tuttora refrattari ad ogni incivilimento) e pel resto da negri (importati dal sec. xvr al 1851 per i lavori delle piantagioni) e mulatti, discendenti da antichi schiavi (la schiavitù fu abolita nel 1888), numerosi soprattutto nelle regioni costiere tropicali. La popolazione è assai inegualmente distribuita : i 4 / 5 di essa si raccoglie nei paesi litoranei e sublitoranei, mentre vastissime plaghe del paese sono non meno spopolate del Sahara (il B. potrebbe far posto fors'anco a 600-700 milioni di ab.). Delle 15 città con oltre 100 mila ab., io sono