volume-03

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hivista generale dell'Ordine - Roma.
Picotti Giovanni Battista, Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. di Pisa.
Pieri Piero, Ordinario di Storia nella facoltà di Magistero dell'Univ. di Torino.
† Pilkington Rinaldo, Prof. di Liturgia sacra.
Pincherle Alberto, Ordinario di Storia del cristianesimo nell'Univ. di Roma.
Pinto Raul.
Piolanti Antonio, Mons., Ordinario di Teologia sacramentaria nella Pont. Univ. di Propaganda Fide e di Introduzione alla Teologia nel Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Pirri Pietro, S.J., dell'Istituto storico della Compagnia di Gesù - Roma.
Pittaluga Mary, Docente di Storia dell'arte nell'Univ. di Firenze.
Poggi Alfredo - Prof. Avv. Docente di Storia della Filosofia nell'Univ. di Genova.
Pou y Marti Giuseppe M., O.F.M., Prof. di Storia eccl. e Paleografia nel Pont. Ateneo Antoniano - Roma.

Prandi Adriano, Incaricato di Storia dell'arte nelUniv. di Bari e di Letteratura artistica nell'Univ. di Roma.
Prandi Marta, Dott. in Lettere - Roma.
Pratesi Alessandro, Assistente di Paleografia latina nell'Univ. di Roma.
Prati Raffaello, Dott. in Lettere - Roma.
Prato Serafino, Sac., Prof. di Storia nel Pont. Seminario Regionale di Fano (Pesaro).

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Provenzal Giulio, Dott., Presidente dell'Ist. italiano di Storia della chimica - Roma.
Pucci Adamo, Mons., Dott. in Teologia e Diritto, della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Quagliotti Giovanni, Ing., Dott. - Roma.
Raes Alfonso, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.

Ravenna Alfredo, Dott. - Roma.
Ricciotti Giuseppe, C.R.L., Abate - Roma.
Rigoni Andrea, Pubblicista - Roma.
Rinaldi Giovanni, C.R.S., Prof. di Ebraico e lingue semitiche comparate nell'Univ. Catt. del S. Cuore di Milano - Como.
Riou Luigi, S.J., Rettore del Pont. Collegio Pio Brasiliano - Roma.
Ripellino Angelo Maria, Incaricato di Filologia slava nell'Univ. di Bologna.
Roberti Arnaldo, Sac. - Roma.
Rodríguez Ramón - Murcia (Spagna).
Rogger Igino, Sac., Licenziato in Teologia e in Storia. eccl. - Roma.
Romanelli Pietro, Prof., Soprintendente al Fòro Romano, al Palatino e agli Scavi di Ostia - Roma.
Romani Romano, Pubblicista - Roma.
Rommersckirchen Giovanni, O.M.I., Assistente della Pont. Biblioteca Missionaria della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Ronci Gilberto, Dott. - Roma.
Ronga Luigi, Ordinario di Storia della musica nel Conservatorio di musica "S. Cecilia», Incaricato della stessa materia nel Pont. Istituto di Musica sacra e nell'Univ. di Roma.
Rope Enrico, Sac., Ven. Collegio Inglese - Roma.
Rosa Gilda, Dott. in Lettere, della Direzione dei Musei civici di Milano - Milano.
Rossi Giuseppe Carlo, Incaricato di Letteratura portoghese nell'Univ. di Roma.
Rossi Doria Gastone.
Rota Antonio, Docente di Diritto comune nella facoltà di Giurisprudenza nell'Univ. di Roma.
Rothenhausler Matteo, O.S.B., Vicerettore del Collegio S. Anselmo, Decano della facoltà di Teologia del Pont. Ist. di S. Anselmo - Roma.
Roveda Ferdinando, Mons., Rettore del Pont. Collegio Nepomuceno - Roma.
Ruggieri Ruggiero, Prof. di Filologia romanza nell'Istituto di Magistero «Maria SS. Assunta» - Roma.

Russo Francesco, M.S.C. - Roma.
Sacchetti Alfredo, Direttore dell'Ist. di Antropolologia presso l'Univ. di Napoli.
Saitta Armando, Prof. comandato presso l'Istituto Storico per la Storia moderna e contemporanea - Roma.

Salimei Alfonso - Roma.
† Salotti Carlo, Card.
Salvoni Faustino, Sac., Dott. in Teologia, Licenziato in S. Scrittura - Treviglio (Bergamo).
Sammartano Nino, Docente di Pedagogia nell'Univ. di Roma.
Sanità Giuseppe, O.F.M., Prof. di Storia eccl. Cori (Latina).
Santini Emilio, Ordinario di Letteratura italiana nell'Univ. di Palermo.
Santovito Emma, Dott. in Lettere - Roma.
Savastano Angelo, S.O. Cist., della Congr. di Casamari - Roma.
Scaduto Mario, S.J., dell'Ist. storico della Compagnia di Gesù - Roma.

Scavo Emanuele, Prof., Dirett. dell'Ist. di Anat. chirurgica e operazioni presso l'Univ. di Roma.
Schilling Doroteo, O.F.M., Prof. nel Pont. Ateneo Antoniano e nel Pont. Ist. Missionario scientifico di Propaganda Fide - Roma.
Schultze Bernardo, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Sciacca Michele Federico, Ordinario di Filosofia teoretica nell'Univ. di Genova.
Scimè Salvatore, S.J., Prof. di Filosofia teoretica e Storia nell'Ist. Filosofico Teologico Ignatianum - Messina.

Scola Alberto, Mons., Aiutante di studio nella S. Congr. Concistoriale - Roma.
Scremin Luigi, Prof. di Farmacologia nell'Univ. di Camerino.
Scudieri Ruggieri Jole, Ordinaria di Letteratura spagnola nell'Univ. di Roma.
Sestan Ernesto, Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. di Cagliari.
Sevesi Paolo Maria, O.F.M. - Milano.
Sfair Pietro, Mons., Prof. nella Pont. Univ. di Propaganda Fide e nel Pont. Ateneo Lateranense Roma.
Silverio di S. Teresa, O.C.D., Preposito Generale dell'Ordine - Roma.
Sjöqvist Erik, Prof., già Direttore dell'Ist. Storico Svedese - Roma.
Soirat Antonio, C.S. Sp., Prof. nel Pont. Seminario francese di Roma.
Soleri Giacomo, Ordinario di Filosofia e Pedagogia nell'Ist. Magistrale parificato di Saluzzo (Cunco).
Sommaruga Rodolfo, Ordinario di Filosofia e storia nel liceo Visconti - Roma.
Soranzo Giovanni, Ordinario di Storia nella facoltà di Magistero dell'Univ. Catt. di Milano.
† Souarn Romualdo, A.A.
Spadafôra Francesco, Sac., Prof. di Scienze bibliche nel Pont. Seminario regionale di Benevento.
Spahr Colombano, S.O. Cist., Abbazia di Westingen - Mehrerau in Bragenz (Austria).

Spätling Luechesio, O.F.M., Prof. di Storia eccl. nel Pont. Ateneo Antoniano - Roma.
Spellanzon Giannina, Dott. in Lettere - Roma.
Sposato Maria Teresa, Prof. di Letteratura francese - Roma.
Squadrilli Rosa Alba, Dott. in Lettere e filosofia Roma.
Staffa Dino, Mons., Prelato Uditore di Rota - Roma.
Stano Gaetano, O.F.M. Conv., Prof. di S. Scrittura nella Pont. Facoltà Teol. dei Frati Minori Conventuali - Roma.
Starace Carmine, Dott. in Lettere - Roma.
Stefanelli Alberto, Straordinario di Zoologia nell'Univ. di Cagliari, Incaricato di Istologia e di Embriologia nell'Univ. di Roma.
Stoeckle Ermanno Maria, Mons., Rettore del Pont. Collegio Teutonico presso S. Maria in Campo Santo - Roma.
Stofella Giuseppe, C.P.S. - S. Agata dei Goti - Roma.
Stommel Emilio, Sac., Dott., Vice Rettore del Collegio Teutonico di S. Maria in Campo Santo Roma.
Stumpf Miroslav, Prof. di Filosofia - Roma.
† Suñol Gregorio Maria, O.S.B., Abate, Preside del Pont. Ist. di Musica sacra - Roma.
Taddei Telio, Sac., Pubblicista - Caprona (Pisa).
Tailliez Federico, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.

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Tamagnini Giulio, Avv., Ordinario di Economia politica nell'Univ. di Firenze - Roma.
Tamborra Angelo, Prof., Pubblicista - Roma.
Tappi Cesarini Anselmo, O.S.B. - Roma.
Tarocchi Igino, O.F.M., Prof. di Teologia morale Siena.
Taurisano Innocenzo, O.P. - Roma.
Tentori Tullio, Prof., Assistente di Etnologia nel1'Univ. di Roma.
Teodorico da Castel S. Pietro, O.F.M. Cap., Dott. in Teologia, Prof. di S. Scrittura - Roma.
Tesio Agostino, S.J., Prof. di Teologia morale nella Facoltà Teol. di Chieri (Torino).
Testore Celestino, S.J., Scrittore de La Civiltà Cattolica - Roma.
Tinivella Felicissimo, O.F.M., Prof. di Psicologia nel Pont. Ateneo Antoniano - Torino.
Toffanin Giuseppe, Prof. di Letteratura italiana nell'Univ. di Napoli.
Toffoli Francesco, Incaricato di Chimica farmaceutica nell'Univ. di Roma.
† Tommasini Anselmo Maria, O.F.M., Ing. - Roma.
Tondi Alighiero, S.J., Prof. di Apologia cristiana nella Pont. Univ. Gregoriana - Roma.
Toschi Paolo, Docente di Letteratura delle tradizioni popolari nell'Univ. di Roma.
Tragella Giovanni Battista, Archivista del Pont. Ist. delle Missioni estere di Milano - Roma.
Trasselli Carmelo, Dott. - Roma.
Trotta Raffaele, del Pont. Ist. delle Missioni estere di Milano - Trentola-Ducenta.
Tulaba Ladislao, Mons., Rettore del Collegio Lituano S. Casimiro - Roma.
Turchi Nicola, Sac., Docente di Storia delle religioni nell'Univ. di Roma.
Ubezio Lucio, Mons., Dott., Prof. - Vigevano.
Udina Martorell Federico, Vicedirettore dell'Archivio della Corona di Aragona - Barcellona.
Urbani Enrico, Prof., Assistente alla cattedra di Anatomia comparata nell'Univ. di Roma.
Vaccari Alberto, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Biblico Roma.

Vanti Mario, Min. Inf., Dott., Storiografo dell'Ordine dei Min. Inf. - Roma.
Venuta Goffredo, S.O. Cist. della Congr. d'Italia Roma.
Vernieri Nicola, Ordinario di Letteratura poetica e drammatica nel Conservatorio di musica "S. Cecilia " - Roma.
Vian Nello, Dott. della Biblioteca Vaticana - Città del Vaticano.
Viglino Ugo, I.M.C., Ordinario di Critica, Logica e Filosofia dell'arte nella Pont. Univ. di Propaganda Fide - Roma.
Violardo Giacomo, Mons., Prof. di Diritto canonico nel Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Vitetti Giuseppe, Prof., Direttore dell'Ist. per l'Assistenza all'Infanzia della Provincia di Roma-Roma.
Volbach Guglielmo Federico, Dott. - Magonza.
Walz Angelo, O.P., Prof. di Storia eccl. nel Pont. Ateneo Angelico - Roma.
Wetter Gustavo Andrea, S.J., Rettore del Pont. Collegio Russo - Roma.
Widloecher Nicola, C.R.L., Abate di S. Pietro in Vincoli - Roma.
Wüstenberg Bruno, Mons., della Segreteria di Stato - Città del Vaticano.

Zaccaria Varalta da S. Mauro, O.F.M. Cap., Prof. nel Collegio Internaz. S. Lorenzo da Brindisi - Roma.
Zampetti Pietro, Dott., Soprintendente alle Gallerie delle Marche - Genova.
Zannoni Guglielmo, Prof. di Teologia dogmatica nel Seminario vescovile di Rimini.
Zazzetta Mario, Dott. - Roma
Zocca Mario, Incaricato di Urbanistica nell'Univ. di Bari - Roma.
Zolli Eugenio, Incaricato di Ebraico e di Lingue semitiche comparate nell'Univ. di Roma.
Zollini Vito, Sac., Dott., Postulatore generale dei Servi della Carità e delle Figlie di S. Maria della Provvidenza - Roma.
Zuppi Enrico, Prof. di Pedagogia e Filosofia nell'Univ. del S. Cuore di Milano, Redattore de L'Osservatore Romano - Roma.

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B
RACCO, Roberto. - Drammaturgo e novelliere, n. a Napoli nel 1862, m. a Sorrento il 20 apr. 1943.

Entrato giovanissimo nel giornalismo, divenne critico teatrale e musicale tra i più acuti e ammirati della fine dell'Ottocento.

Combatté la sua battaglia, specie sul Corriere di Napoli, per Ibsen e per Wagner, prima che diventassero gli idoli del pubblico colto. Tentò contemporaneamente la novella dialogata, da cui breve fu il passo alla commedia ed al dramma. Realista in Una donna (1892), impressionista in Maschere (1893), si afferma nei due anni successivi con l'arguzia cristallina ed elegante de L'infedele e la drammatica passionalità de Il trionfo. Ogni anno segna, da allora, una tappa e un successo: da La fine dell'amore a Maternità e al Frutto acerbo, da Piccola fonte a Nellina e a Il piccolo santo (1911), il suo capolavoro. Potente nel contrasto drammatico, inconfondibile nella grazia delicata o maliziosa, sbolza le sue figure dal vivo, le crea di getto, con impeto prorompente. Sebbene il suo teatro sia caratteristicamente italiano, napoletano spesso, e qualche volta dialetrale (Uocchie cunvacrate, 1916), tuttavia incontrò fortuna rapidissima nelle varie nazioni. Così, del resto, la sua produzione di novelliere, non autonoma dall'arte del drammaturgo: ché ognuna è in nuce un'azione drammatica, spesso anche scenicamente vissuta o teatralmente riproducibile. Mancò al B. un sano orientamento morale, come si rileva dal realismo degli illeciti amori, sui quali spesso si sviluppa l'azione narrativa. Il B., insofferente come nella vita artistica così in quella politica di ogni gingo e costrizione, moriva durante la seconda guerra mondiale, amareggiato dalla triste realtà e dal profilarsi della catastrofe, povero com'era vissuto.

Bibl.: Opere Teatro di R. B., it voll., nuova ed., Palermo 1927; Novelle (1. Smorfie tristi; 2. Smorfie gaie; 3. La vita e la favola; 4. Ombre cinesi; 5. Gli specchi), ivi 1923. - La bibliografia completa in P. Parisi, R. B., la sua vita, la sua arte, i suoi critici, Palermo 1923.

Pier Fausto Palumbo
BRADLEY, Francis Herbert. - Filosofo inglese, n. a Glasbury (Galles) il 30 genn. 1846 e m. a Oxford il 18 sett. 1924. El'ultimo rappresentante di quell'idealismo, che il Coleridge aveva iniziato in Inghilterra e che aveva dominato per tutto il sec. xix. Intimi rapporti legano questo idealismo con il pensiero tedesco, ma esso acquista una originalità e vitalità tutta propria, da cui derivano benefici influssi al sensismo e positivismo, che accompagnano il suo sviluppo. Il B. lo porta quasi ad espressioni scettiche, ponendo la realtà vera ed assoluta fuori del tempo e dello spazio e ri-
ducendo la conoscenza umana all'apparenza fittizia delle cose finite. Opere principali: Ethical Studies (Londra 1876); Appearence and reality (ivi 1893); Essays on Truth and Reality (Oxford 1914).

Bibl.: H. Evans, B.s Metaphysik, Lipsia 1902; A. E. Taylor, F. H. B., in Mind, nuova serie, 34 (1925); J. H. Muirhead, B.s place in Phil., ibid.; G. Dawes Hicks, B.s treatment of nature, ibid.

Tullio Piacentini
BRADWARDINE (Braowardin, Bredwardin, Bradvardinus), Tommaso. - Teologo, filosofo, scienziato e matematico inglese, n. nella diocesi di Chichester ca. nel 1290, m. a Lambeth (Londra) il 26 ag. 1349. Accompagnò Edoardo III nella sua spedizione sul Reno nel 1338, e fece ancora parte del seguito del re quando questi nel 1346 sbarcò in Francia. Nel 1348 B. fu eletto arcivescovo di Canterbury e ricevette nel luglio 1348 la consacrazione episcopale in Avignone. Nonostante la peste che infuriava allora in Inghilterra si diresse tosto verso Canterbury, ma appena sbarcato s'ammalò e morì nel viaggio, prima di aver raggiunta la sua sede arcivescovile.

L'opera principale di B. è la Summa de causa Dei contra Pelagium (Londra 1618), da lui dedicata ai suoi colleghi e scolari del Merton-College (ad suos Mertonenses, si legge nel titolo). E una difesa della "causa di Dio", scritta con convinzione calda e profonda, contro certe tendenze della teologia e della filosofia di allora che miravano a sopprimere quasi completamente la prescienza divina dei futuri contingenti allo scopo di salvare il libero arbitrio umano. Nel suo zelo B. cade nell'estremo opposto e professa un determinismo, che lascia alla libertà umana ben poco margine.

Importante fu l'influsso di B. specialmente nel campo della teologia morale e in quello delle scienze naturali matematiche. Con il suo Tractatus de proportionibus motuum (Parigi 1495, Venezia 1505, Vienna 1513), B. divenne il fondatore della nuova dinamica del sec. xiv. Il suo commentario sulle Sentenze di Pietro Lombardo pare perduto. Altre opere : Arithmetica speculativa (Parigi 1495 e 1530); Geometria speculativa (ivi 1495 e 1516); Ars memoratica (inedito); De futuris contingentibus (in parte edito da B. M. Xiberts, in Aus der Geisteswelt des Mittelalters, II, Münster 1935, pp. 1169-80). Già i contemporanei onorarono B. del titolo di Doctor profundus.

Bibl.: S. Hahn, Thomas Bradwardinus und seine Lehre von der menschlichen Willensfreiheit (Beiträge zur Gesch. d. Phil. d. Mittelalters, 5, 11), Münster 1905; W. R. W. Stephena, B., in

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Dict. of national biography, II, pp. 1096-98; J. F. Laun, T. son B., der Schüler Augustins und Lehrer Wiclifs, in Zeitschr. f. Kirchengesch., 47 (1928), pp. 333-56; Uberweg, II, pp. 619. 622-23, 788 (bibl.); K. Michalski, Le probleme de la volonsté d Oxford et à Paris au XIXe sślele, Leopold 1937, passim; I. J. Churchill, B., in DHG, X, coll. 345-46 (bibl.); A. Maier, Der Funktionsbegriff in der Physik des 14. Jahrh., in Dicus Thomas, 24 (1946), pp. 147-65; id., Die Vorläufer Galileis im 14. Jahrh., Roma 1949, cap. 5.

Anneliese Maier
BRAGA, diocesi di. - Nel nord del Portogallo, capoluogo di dipartimento nella provincia del Ninho. Conquistata dai Romani e detta Bracara Augusta formò un conventus della Hispania citerior (Plinio, Nat. hist., III, 3; IV, 20). Invasa dei Vandali nel sec. v e dagli Arabi nel 716 fu riconquistata da Alfonso I il Cattolico alla metà del sec. vir. Occupata dai Normanni nel sec. xi fu conquistata da Ferdinando I (1058-64). Prima menzione d'un vescovo di B. di nome Paterno si ha nel secondo Concilio di Toledo nel 400. Si ricordano poi Balconio (415-17), Profuturo al quale inviò una lettera il papa Vigilio nel 538 , s. Martino (569-79), s. Fruttuoso (656-65), Pietro (1071-91), s. Gerardo (ro95-1108). Quindi si ha la lista completa: si ricorda in specie Pietro di Giuliano (1273) poi papa Giovanni XXI (v.).

Ha una superfice di 4831 kmq., con una popolazione di 807.540 ab. di cui 807.150 cattolici; conta 830 parrocchie con 850 sacerdoti diocesani e 135 regolari. In B. si riunirono quattro concili provinciali negli anni 1148, 1292, 1426 e 1566. Ha un seminario conciliare fondato nel 1571 e un piccolo seminario dal 1881. Dal tempo di Pasquale II (ro991118) B. è metropoli. Suffraganee di B. sono le diocesi di Aveiro, Braganza, Coimbra, Lamego, Porto, Villa Reale, Viseu.

L'attuale primaziale sorge sopra la primitiva cattedrale distrutta dagli Arabi; fu terminata nel sec. xir; era in stile romanico, di tipo cluniacense, con facciata inquadrata da due torri, nave centrale, con pilastri e colonne, transetto con cupola alla crocera, abside fiancheggiata da quattro absidine, ma deturpata dalle trasformazioni del sec. xviri.

La cappella gotica di Nossa Senhora da Gloria eretta dall'arcivescovo G. Pereira (1326-48) che vi è sepolto in un sarcofago scolpito da Peri e Telo García. Il portico esterno ad archi si deve all'arcivescovo D. de Souza (1505-32). Nella sacrestia il tesoro è uno dei più ricchi del Portogallo. Contiene tra l'altro un cofano in avorio, opera moresca, scolpito al tempo del califfato di Cordova (inizio sec. xi); calice in argento detto di s. Gerardo; pastorale detto dei tre arcivescovi (sec. xir); sculture in argento smaltato del sec. xiv, paliotti in argento e oro del sec. xvi, ricchissimi paramenti sacri.

Nel sobborgo di B. a São Jerónimo Real la chiesa eretta da s. Fruttuoso ( 650-65 ) da lui dedicata a s. Salvatore di Montelios, oggi S. Fruttuoso, è ora incorporata nel convento di S. Francesco. Dalla Cronica da Sidedade di Manoel de Monforte si ricava che la pianta originale era a croce greca a cupola centrale, ma fu saccheggiata nel periodo arabo e rifatta con materiale eterogeneo nel sec. xi. A 6 km . da B. era l'antico monastero benedettino di Tibaes con quattro chiestri e decorazione in ceramica con la vita di s. Benedetto, ma molto trasformato nel sec. xvir-xviII.

Bibs.: J. A. Ferreira, Pastos episcopais da Igrêja primacial de B., 4 voll., Braga 1928-35; A. Pimenta, s. v. in DHG, X, coll. 351-61.

Enrico Josi
Liturgia. - B. ha un suo particolare rito che si riallaccia ad antichi usi locali. Nel 538 papa Vi-
![img-1.jpeg](img-1.jpeg)
(da E. Lavagnino, Gli attinti italiani in Portogallo, Roma 1918).
BRAGA - Cattedrale, del sec. xir.
trasformata da Niccolò Nasoni (sec. xviII).
gilio, in risposta ad una lettera del vescovo Profuturo, dava istruzioni disciplinari e liturgiche riguardanti la Messa ed alcuni Sacramenti per chiarire una situazione risultante dalle lotte priscillianiste. Questa liturgia si compone del canone romano e di formole indigene o desunte da altre liturgie.

Nel sec. vir scomparve, perché i decreti del Concilio di Toledo divennero legge per tutta la penisola iberica; risorse però nel sec. xir, di modo che quando nel 1570 s. Pio V con la bolla Quare primum aboliva tutti i riti particolari, fatta eccezione di quelli esistenti da almeno duecento anni, la liturgia bragarense rimase in vigore. Nel 1880 in un conflitto sull'uso dei due riti romano e bragarense, la maggioranza si schierò per quest'ultimo. Le costituzioni sinodali del 29 luglio 1918 imposero a tutta la diocesi i libri liturgici secondo il rito particolare. Benedetto XV, con la bolla Sedis huius, del 14 maggio 1919, approvò la nuova edizione del breviario bragarense stampato nella tipografia vaticana, e Pio XI l'8 sett. 1924 quella del Messale.

Biss.: A. Ferreira, Estudios históricos litúrgicos, Coimbra 1924; L. Duchesne, Origines du culte chrétien, 5ᵉ ed., Parigi 1925, p. 101 sgg.; A. Coelho, Corso di liturgia romana, I, Torino 1935, pp. 282-83.

Silverio Mattei
BRAGADINO, Marcantonio. - N. nel 1523 da ben nota famiglia patrizia veneziana. Lo si trova a Cipro nel 1570 quale capitano militare, quando apertasi la guerra fra Venezia ed i Turchi, questi assalirono l'isola di Cipro. Caduta il 9 sett. Nicosia dopo strenua difesa, il B. concentrò la difesa a Famagosta, assistito da Astorre Baglioni, Nestore Martinengo ed altri capitani al soldo di Venezia. La resistenza durò dal maggio al 30 luglio 1571, quando, ridotto all'estre-

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mo, il B. dovette arrendersi. Il capitano turco Mustafà mancò però ai patti, prese prigionieri i comandanti, dei quali qualcuno riusci a fuggire, gli altri uccise. Tentò invano di indurre il B. all'apostasia, nell'ag. le fece scorticare vivo e ne portò in giro la pelle impagliata come trofeo. La gloriosa spoglia fu in seguito recuperata e deposta nella chiesa di S. Paolo a Venezia.

Bibl.: E. Cicogna, Delle iscrizioni veneziane, I, Venezia, 1824, p. 263 sg.; N. Morosini, La perdita di Famaqasia e la gloria di M. A. B., ivi 1883 ; P. Balan, Storia d'Italia, VII, 2² ed., Modena 1896, pp. 52,63 sg. Pio Paschini

BRAGANÇA, diocesi di. - Nel Brasile, Stato di S. Paolo. La diocesi fu eretta il 24 luglio 1925 con la bolla Ad Sacram Petri sedem con 10 parrocchie dell'arcidiocesi di S. Paolo e 2 della diocesi di Campinas; è suffraganea di S. Paolo. Il Duomo è dedicato all'Immacolata Concezione. Il 16 marzo 1935 furono alquanto modificati i confini della diocesi con quelle di S. Paolo e di Campinas. Nel 1947 aveva 220.000 ab., in un territorio di 3500 kmq ., 14 parrocchie, 15 sacerdoti e 7 comunità religiose.

Bibl.: AAS, 19 (1927), pp. 98, 242, 368-70; 27 (1935), pp. 378-79; J. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947, Juiz de Fóra 1947, pp. 61-64. Giovanni Meseguer

BRAGANZA (Bragança), diocesi di. - Antica città del Portogallo, nella provincia di Traz-os-Montes, a 685 m . di altitudine su una collina che domina una ridente piana. Nel nucleo antico della città, in alto, sono il castello e la chiesa di S. Maria, barocca; nella parte bassa, più recente, si trova la Cattedrale dedicata alla Assunzione di Maria Vergine.

La diocesi fu eretta il ro luglio 1770 con la bolla Pastoris aeterni di Clemente XIV, per divisione di Miranda la quale, soppressa nel 1780 , con la bolla Romanus Pontifex di Pio VI, fu unita a B. suffraganea di Braga. Ha una superficie di kmq. 6545 e 213.870 ab., quasi tutti cattolici, con 315 parrocchie e 252 sacerdoti diocesani (1948). Fin dal 1271 si ha memoria d'un convento dei Francescani in B.

Il collegio dei Gesuiti fu trasformato in seminario; soppresso nel 1834 dalla rivoluzione liberale, fu restaurato nel 1852 , e più tardi mons. Giuseppe Alvez de Mariz (1885-1912) vi apportò altri miglioramenti, fondandovi un museo di storia naturale e un gabinetto di fisica. Dopo la distruzione fattane dalla rivoluzione del 1910, mons. A. Bento Martins Junior (19281932) costruì un nuovo seminario. Lo spirito d'indisciplina che ha regnato in B. in alcune epoche della sua storia, si deve probabilmente, secondo A. Pimenta, al fatto che la città fu un centro di Giudei. B. è ducato dal 1442. Il capo del casato salì sul trono del Portogallo nel 1640 col nome di Giovanni IV.

Bibl.: B. Goma, Series episcoporum, Batisbona 1873, pp. 105106; A. Pimenta, Bragança, in DHG, X, coll. 363-67. Giovanni Meseguer
BRAHMÃ. - La fede in B., personificazione mascolina del Brahman (v.), dopo essere stata viva in India durante tutta l'età epica (sec. Iv a. Cr.-Iv d. Cr.), declina col prevalere dell'induismo (v.). Due divinità poco importanti nel Rgveda, Viṣnu e RudraSiva, vengono associate con lui nel culto a partire dal sec. v, e nella triade (trimùrti) così formata, B. è uguale ai suoi paredri solo nominalmente. Nato dalla speculazione teologica, il dio B. non fu mai popolare, e un solo tempio sembra essergli dedicato in tutta l'India, a Polkkar (Puskara) presso Ajmer, nel Rājputāna. Nelle parti più antiche del Mahābhāraṇa, B. è invece considerato il creatore degli uomini e degli dèi, che gli sono soggetti. In occasione del frullamento dell'ocea-
no (Mahābhārata, I, 18) egli ordina a Viṣnu di rinvigorire gli dèi spossati, e a Siva d'inghiottire il veleno hālahāta, per preservare dalla distruzione il mondo. Come Causa prima dell'universo, B. è l'Autogeno (svayambhā) e il codice di Manu (v. dharmaśāstra) racconta così la sua creazione ( 1,5 segg.) : «L'Autogeno sorse dal caos primigenio; creò le acque e vi depose un seme che diventò un uovo d'oro, da cui rinacque egli stesso come B. o Hiraṇyagarbha». Sarasvatī, antica dea delle acque fluviali, identificata con Vāe, diventò nell'età epica la consorte di B. Nei testi del buddhismo pâli, B. assume l'oscuro epiteto di Sahāmpati e continua ad avere il predominio sugli altri dèi.

Bibl.: J. Dowson, s. v. in A classical Dictionary of Hinda Mythology and Religion, Londra 1879, pp. 36-59.
Ferdinando Belloni Filippi
BRAHMAN. - La parola ricorre nel Veda, con diverso genere e accento, in due significati diversi. Brāhman, neutro, è prima la "preghiera", dotata di potenza magica, la quale, in unione con il rito, costringe gli dèi ad appagare i desideri degli uomini. Diviene poi la sostanza del sacrificio (yajña), la forza misteriosa che ne emana, finché si libera, nelle Upaniṣad, dalla parte esterna e materiale del rito, e sciolto dal sacrificio, assorge al grado di Assoluto. E allora l'Essere in sé (sat), eterno, infinito, inconoscibile, principio e fine di tutte le cose. In questo significato, poi, il B. è il tema fondamentale della filosofia del Vedānta. Brahmān, mascolino, è dapprima colui che possiede il brähman, il sacerdote, il brahmano. Solo in pochi passi del Rgveda il brahmán compare investito di una particolare funzione, accanto al hotar, all'udgātar e all'adhvaryu. Nell'Atharvaveda e nei Brähmaṇa (v.) gli viene assegnato il compito di «medico del sacrificio». Sorveglia silenzioso la cerimonia, e se gli officianti cadono in errore di atti o di parole, vi pone riparo con adattate espiazioni. E tenuto a conoscere tutti i Veda, ma il suo testo particolare è l'Atharvaveda, il breviario dell'esorcista (v. bRAHMĀ).

Bibl.: A. Hillebrandt, s. v. in Enc. of Rel. and Eth., II, pp. 796-99.

Ferdinando Belloni Filippi
BRĀHMANA. - Quest'aggettivo, derivato da Brahman (v.), significa "concertante il culto o il sacerdozio", ma usato sostantivamente, prende diverso significato secondo il genere e (nei testi vedici) anche l'accentuazione della parola. Mascolino e ossitono, significa "sacerdote, teologo, brahmano"; neutro e propacossitono, vuol dire "spiegazione rituale, norma relativa alla fede e al culto" e, collettivamente, "l'insieme di tali spiegazioni e norme", il trattato teologico-liturgico. I brahmani, considerati dèi in terra, appartenevano alla prima delle tre caste arie, e il Rgveda (X, 90, 12) li dice nati dalla bocca dell'uomo cosmico, con evidente allusione alla potenza della parola, di cui essi disponevano. I tre primi Veda, e conseguentemente i tre maggiori sacerdozi, avevano ciascuno i loro B., appartenenti a diverse scuole sacerdotali, che li tramandarono a memoria per secoli prima d'affidarli alla scrittura. Molti si perdettero, e ne restano soltanto le citazioni nei trattati superstiti. Quelli pervenuti fino a noi, hanno tutti la stessa impronta, e differiscono soltanto nella maggiore importanza data a quella parte del rituale, che corrisponde alla loro destinazione. I B. del Rgveda dànno maggior rilievo a ciò che riguarda l'ufficio del hotar, così come quelli del Sämaveda e dello Yajurveda, mettono rispettivamente in rilievo le incombenze dell'udgātar e dell'adhvaryu (v. bRAHMAMESHMO). Al Rgveda appartengono l'Aitareya- e il Kauṣitaki-brāh-

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mana al Sämaveda il Pañcaviṃsa- e il faminizyabrihmana; allo Yajurveda nero il Taittirīya-brāhmana e allo Yajurveda bianco il Satapatha-brāhmana, che è di tutti il più importante tanto per il contenuto che per la mole: 100 capitoli, divisi in io libri. L'Atharvaveda era in origine privo di trattato liturgico, ma sul finire dell'età vedica, gli fu attribuito il tardo Gopatha-brāhmana perché anche il quarto Veda avesse il suo rituale.
Bint.: M. Winternitz, Geschichte der indischen Litteratur, 1, Lipsia 1908, pp. 163-96. Ferdinando Belloni Filippi

BRAHMANESIMO. - B. deriva da brahmano, come da cristiano cristianesimo, ma mentre è cristiano chi professa la religione di Cristo, si chiama brahmano chi è in possesso del brahman, la formola sacro-magica la quale ha il potere di assoggettar gli dèi ai voleri degli uomini. La parola «brahmano" non ha quindi niente a che fare col culto del dio Brahmā (v.), tarda personificazione mascolina dell'idea astratta del brahman, nata dalla tendenza realistica a rivestire di forme empiriche i concetti metafisici, per renderli suscettibili di venerazione e di culto. Nell'età rqvedica la facoltà di disporre del brahman appartiene già a un limitato numero di brahmakrtas, suscitatori del brahman, che sono gli antesignani della casta brahmanica o sacerdotale, di cui fa nel Rgveda esplicita menzione soltanto l'inno all'Uomo cosmico, probabilmente coevo dei primi Brähmaṇa (v.). Inoltre la parola b. designa non solo una forma di culto e un complesso di dottrine filosofico-religiose, ma anche una serie di ordinamenti politici e sociali, la cui elaborazione risale alla casta sacerdotale. Mutarono, nel corso dei secoli, le concezioni religiose, ma le caste e le istituzioni civili sopravvissero fino ai giorni nostri. Certi riti che consacrano gli atti più importanti della vita, i samshära o sacramenti, si celebrano ancora col cerimoniale vedico e l'assistenza di un brahmano. Si suol fare distinzione fra vedismo (v.), la religione degli Ari insediati nella "regione dei cinque fiumi" (Punjab) e b. (ca. 1000 a. C.- 500 d. C.), che in altra sede, la valle del'Gange, sostituisce all'onnipotenza degli dèi quella delle cerimonie sacrificali, e al politeismo vedico il monismo panteistico; introduce l'ordinamento castale e inizia quella speculazione filosofica, che approderà alla formazione dei sei sistemi ortodossi. Ma cotesta distinzione è solo in parte giustificata. I germi del b. sono già nel Rgveda mentre il "veda delle formule sacrificali" (Yajurveda) costituisce il collegamento fra le due età. La parola "veda", sacra scienza, designa in senso stretto le quattro "collezioni" (samhitā) d'inni e formole, che costituiscono il più antico monumento letterario dell'India, considerato rivelazione (śruti). Ma son dottrine rivelate, e però Veda in senso lato, anche i Brähmana, gli Ā r a nyaka e le Upanisad (v.). I Vedanga, "parti accessorie del veda", che consistono in regole di contenuto sacro e profano, specialmente liturgico, sono opera delle scuole sacerdotali. La nostra trattazione concerne il b. propriamente detto, diviso in due periodi, l'età dei Brähmana (1000-800 a. C.) e quella delle Upanisad ( 800-500 a. C.), che corrispondono a due diversi modi di raggiungere la suprema salvezza: «la via delle opere rituali» (karma-marga) e la «via della conoscenza" (jñäna-marga). Una terza via, quella dell'amore, della devozione verso Dio (bhakti-marga) si aprì quando al brahman, concepito come Supremo Principio, creatore degli stessi dèi, sottentrò la concezione teistica dell'ttivara, il "Signore" che ha creato e governa il mondo. La fede nell'ttivara appartiene
già allo Yoga, antichissima dottrina ascetica, che risale al sec. viri a. C. La teoria degli avatära, "discese" o incarnazioni di una divinità sulla terra, offerse poi alle folle, avide di amor divino, il modo di divinizzare i loro eroi, e ai brahmani l'opportunità di assimilare culti non ari. La tolleranza brahmanica era infatti illimitata purché fosse rispettato il dogma che il veda non era opera umana, ma rivelazione. Credenza negli avatära e devozione, sono le caratteristiche dell'induismo, la fase moderna delle religioni indiane, detta anche neobrahmanesimo perché nel sincretismo religioso, da cui ebbe origine, riusci sempre a prevalere l'elemento brahmanico.

Karma-marga. - Già nello Yajurveda nero si trovano, miste con preci e formule, quelle "spiegazioni rituali" (brähmana) che furon poi raccolte negli omonimi trattati liturgici, il più importante dei quali è il Brähmana detto, dai suoi cento capitoli, "dalle cento via" (Śatapatha-brähmana). La religione brahmanica s'impernia sul sacrificio (yajña), che non è più inteso a propiziare gli dèi perché concedano agli uomini prosperità in terra e beatitudine nel cielo. Questi beni sono prodotti dal sacrificio stesso, dalla sua misteriosa potenza, che è di natura magica. Gli dèi son chiamati a contribuire al rito sacrificale soltanto come strumenti ; essi pure si servirono del sacrificio per ottenere l'immortalità (Sat. Br., X, 4, 3, 3, 8). La yajña somiglia ad un congegno, di cui gli dèi, i sacerdoti officianti con i loro utensili, i fuochi sacri, le offerte, gli atti e le parole rituali, rappresentano le parti costitutive. Se coteste parti adempiono esattamente la loro funzione, si produce il brahman, la potenza mistica che il mago-sacerdote sa mettere a profitto del ricco patrono, a spese del quale la cerimonia si compie. Nel Rgveda, III, 53, 12, la famiglia sacerdotale dei Viśvāmitra si vanta di proteggere con il suo brahman i Bhārata. Il sacrificio esiste ab aeterno, ed è un'emanazione del Padre delle creature (Prajāpati), l'Ente supremo della speculazione sacerdotale. I teologi più ortodossi dell'età vedica, i Mīmāṃsāka, sostengono che l'unico scopo della rivelazione fu quello d'insegnare la dottrina del sacrificio.

Jñāna-marga. - Ma a cotesta fonte di benessere in questa e nell'altra vita, potevano attingere solo i privilegiati per nascita e censo. Agli altri era aperta la via della conoscenza, la quale non esigeva altro sacrificio che quello di se stesso per desiderio dei Supremi Veri. Il mani, "l'estasiato ", che già compare nel Rgueda, X, 136, era di solito un novatore, un rivale dei brahmani, che, noncurante del rito sacrificale, cercava in se stesso la forza capace di operar prodigi e conferire la chiaroveggenza. Questa forza è il tapas, l'ardore ascetico, suscitato con metodi, fra i quali primeggiano la castità, il digiuno e la regolazione del respiro. E poiché la condotta morale era condizione indispensabile del successo negli esercizi ascetici, nacquero, con l'ascetismo, i primi precetti etici. L'atteggiamento conciliativo dei brahmani verso gli asceti è dimostrato dal fatto che anche gli Āranyaka o "trattati anacoretici", opera di eremiti, entrarono a far parte della rivelazione. Sostituivano al culto esteriore delle cerimonie sacrificali, impossibili a compiere da chi vive in solitudine, quello interiore della meditazione sul significato simbolico dei riti e sui rapporti che intercedono fra le forze psichiche e le forze cosmiche, cercando per questa via di afferrare il principio, da cui tutte precedono. Da queste meditazioni liturgiche, il pensiero si innalzava poi a speculazioni d'indole metafisica, le quali costituiscono la "dottrina arcana", l'upanisad. I testi ana-

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(bl. Eac. Calt.)
Brahmanesimo - Coppia della casta brahmana. Miniatura del sec. xvit - Roma, Pont, museo missionario etnologico del Laterano.
coretici, che appartengono ai primi tre veda, sono come l'anello di congiunzione tra i Brāhmana e le Upanisad, dette anche Vedānta, "fine del veda", perché sono l'ultimo prodotto vedico. Per via di confronti fra il microcosmo uomo e il macrocosmo universo, i filosofi delle Upanisad approdano a una dottrina nuova, quella dell'Unità del principio cosmico (brahman) con il Soggetto della conoscenza in noi, il Se stesso, l'ātman. Alle potenze cosmiche fanno riscontro le potenze psicofisiche; ma queste e quelle sono manifestazioni della divinità immanente, dell'Unotutto, che non è conoscibile perché essendo il soggetto, non può essere al tempo stesso l'oggetto della conoscenza. I mutui rapporti tra il mondo e l'Assoluto, pensato al tempo stesso come immanente e trascendente, sono argomento delle speculazioni upanisadiche. Poiché maestri della nuova dottrina sono, nelle Upanisad, anche principi e re, si pensò che la speculazione filosofica avesse avuto inizio nella casta militare in antagonismo con la scienza sacrificale brahmanica. Ma di ciò non abbiamo prove sufficienti. Il merito dell'elaborazione spetta in ogni caso ai brahmani, autori delle Upanisad.

Dottrine escatologiche. - Un tempo si credeva che i buoni salissero, morendo, al cielo per banchettare, in compagnia di Yama, sotto alberi fronzuti, e i malvagi fossero immersi nelle tenebre di profondi abissi. Nessun ritorno era previsto dall'altro a questo mondo. Ma il Brähmana dalle cento vie, parla di una «nuova morte» oltretomba quando sia esaurito il merito religioso acquistato in vita. E cerca lo scampo al rimorire o in cerimonie di straordinaria potenza, capaci di rendere inesauribili sacrifici e buone opere, o in varie nozioni atte a preservare dalla seconda morte. La credenza nella morte ultraterrena e nella dipendenza della sorte del trapassato dalle opere compiute in vita, costituirono le premesse della dottrina panindiana della trasmigrazione delle anime, che appare già formata nelle più antiche Upanisad. La vita non è più pensata come un breve viaggio dalla nascita alla morte, ma come un trascorrere (samsāra) di esistenza in esistenza per infinite nascite e morti, fino alla liberazione (moksa) dal lungo travaglio. Con la morte la psiche si dissolve, ma la forza trascendente del merito
e del demerito ne ricollega gli elementi in un nuovo organismo psichico, atto a ricevere, in un'altra esistenza, umana o ferina, la retribuzione delle opere sotto forma di gioia o dolore. Dopo un periodo d'incertezza riguardo al modo di conseguire la liberazione dalla rinascita, gli autori delle Upanisad finirono col ravvisare cotesto mezzo nell'unione dell'ātman con il brahman, il principio cosmico. Se in cotesta teocrasia l'individualità del liberato continui a sussistere o si perda, è questione che fu risolta soltanto più tardi dai filosofi del Vedānta. Nel primo senso da Rāmānuja (sec. xi-xit), che sembra professare l'opinione più antica, nel secondo da Sankara (sec. ix).

Riti. - L'India antica non ebbe, come l'antica Roma, culto pubblico. I sacerdoti prestavano la loro opera a ricchi privati, principi e re, celebrando complicate cerimonie dette irauta, cioè fondate sulla rivelazione, periodiche o straordinarie. Annuale e primaverile era il sacrificio del Soma, che implicava la preparazione della bevanda sacra ed esigeva l'impiego di tre fuochi sacrificali e la presenza di sedici sacerdoti. Fra le cerimonie straordinarie si annoverano la consacrazione di un re e il sacrificio del cavallo. I sacerdoti officianti nei maggiori sacrifici sono: il Hotar o invocatore, che all'inizio della cerimonia recita i versi lodativi del Rgueda; l'Udgātar, il cantore, che accompagna i riti con il canto; l'Adhcaryu o esecutore del sacrificio, che mormora esorcismi e preghiere atte a assicurare la riuscita dell'opera, e il Brahman, l'ispettore del sacrificio, a cui spetta di rimediare a eventuali errori con appropriate espiazioni. Al compimento dei sacrifici familiari, eseguiti dal padre di famiglia, è sufficiente un solo fuoco, quello domestico, che riceve offerte obbligatorie di latte, mattutine e vespertine, e a mezzogiorno, offerte di cibo per i Mani e tutti gli dèi. I principali sacramenti o samshāra, che consacrano il passaggio da una condizione di vita ad un'altra, sono una diecina, ma basterà ricordare, senza descriverli, i più importanti a partire dai riti della nascita, l'ultimo dei quali è l'imposizione del nome. Riveste particolare solennità l'upanayana o iniziazione alla vita spirituale, conferita alle caste arie fra gli otto e i dodici anni, dopo la quale l'iniziato porta il cingolo sacro e prende il nome di dvija, "nato due volte». Incomincia il periodo dell'alunnato, particolarmente duro per i futuri sacerdoti, che devono imparare a memoria il veda, dedicando a tale studio nove e più anni. Dall'upanayana sono escluse le donne e le caste non arie. Finito l'alunnato, il giovane passa, con il matrimonio, allo stato di padre di famiglia, e ne assume i gravosi doveri. All'età senile si addice la vita contemplativa, e però la teoria brahmanica degli ātrama o "stadi» della vita perfetta, sancita dal codice di Manu (v. Dharmašāstra), prescrive l'abbandono della famiglia e della casa, e il ritiro nella foresta, una volta veduti i figli dei figli. E il terzo stadio dopo l'alunnato e il matrimonio. Il quarto è quello della «rinunzia a ogni cosa» per darsi alla vita raminga e viver di elemosina per ottenere l'unione con il brahman. Questa teoria, non si sa fino a che punto praticata, fu un evidente compromesso tra l'osservanza della religione vedica, fondata sui riti sacrificali, e la vita dell'asceta.

Mitologia. - Gli dèi del Rgveda sono personificazioni dei fenomeni naturali o delle forze misterio. se che li determinano. Il dio del sole si chiama Sūrya, sole, e il vate vedico celebra il suo splendore e la sua potenza; l'aurora arrossa il cielo fugando le tenebre, ed è invocata come Uṣas, la dea «aurora». Ma nei Brā-

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(da Tà. San Gallo, J. B., Monaco 1917)
Brahms, Johannes - Ritratto di Olga von Miller-Aichholz.
hmana, le divinità vediche rimangono offuscate dal prevalere di altre, che erano secondarie nell'età rgvedica. Prajāpati è un dio ricordato solo una volta nel Rgveda, e in un passo forse interpolato. Nei Brähmana è identificato con il sacrificio e fatto padre degli dèi. Indra, Agni e Soma continuano ad esser venerati. Viṣnu, minore deitá solare, e Rudra sotto il nome eufemistico di Siva, "il benigno", si preparano ad assumere, nel neobrahmanesimo, la supremazia su tutti gli dèi. Con loro si associa Brahmā in una "triade" (trimīrti) che data dal sec. v e non ha niente a che vedere con il domma trinitario cristiano. Le tre divinità sono, secondo il Mahābhārata, tre forme di Prajāpati.

Bibl.: H. Jacobi, Die Entwicklung der Gottesidee bei den Indern, Bonn 1923; C. Formichi, Il pensiero religioso nell'India prima del Buddha, Bologna 1923; V. Papesso, Inni del Rig-Veda, 2 voll., Bologna 1929-31; id., Inni dell'Atharva-Veda, ivi 1933; P. Masson-Oursel ed altri, Ancient India and Indian Civilization, Londra 1934; V. Papesso, Chandogya-Upanizad, ivi 1937; A. Bellini, Le religioni nell' India (P. Tacchi-Venturi, Storia delle religioni, 1), 2^{°} ed., Torino 1939, pp. 337-423.

Ferdinando Belloni Filippi
BRĀHMA SAMĀJ. - Il nome significa "congregazione del Brahman", cioè "di Dio". Dal tentativo di conciliare il cristianesimo con l'induismo, nacque questo B. S., fondato da Ram Mohan Ray a Calcutta nel 1828. Ma i frequenti scismi e le riforme, a cui andò soggetto, dimostrano l'insuccesso del vagheggiato sincretismo. Morto il fondatore, l'ortodossia brahmanica sembrò avere il sopravvento col nuovo capo spirituale, Debendra Nath Tagore, che proclamò i Veda la sola autorità in materia di fede. Ma già nel 1850, la teologia vedica veniva abbandonata con il riconoscimento che "la natura e l'intuizione sono le fonti della conoscenza di Dio. Nessun testo fa autorità ". Clò non valse a evitare uno scisma. Nel 1865 Keshab Chandra Sen abbandonò il B. S. per dare un maggior impulso all'azione sociale, e fondò il «Bharat-
varsiya B." o "B. S. dell'India", mentre l'antica Congregazione si chiamò "Adi (cioè originario) B. s.". Un secondo scisma portò alla fondazione del "Sadharan (generale) B. S.", a carattere democratico, decisamente contrario all'ordinamento castale e alle pratiche idolatriche. La nuova professione di fede comincia col riconoscere che "Dio è il padre degli uomini, e tutti gli uomini son fratelli».

Bibl.: J. N. Farquhar, s. v. in Encyclopaedia of Rel. and Ethics, II, pp. 813-24. Ferdinando Belloni Filippi

BRAHMS, Johannes. - Musicista, n. ad Amburgo il 7 maggio 1833, m. a Vienna il 3 apr. 1897. Delle sue molte composizioni a carattere religioso (Ave Maria per coro e orchestra, Canto funebre, per coro e strumenti a fiato, Marienlieder, per coro misto, Salmo 13 per coro, mottetti vari, una Messa a forma di canone, canti spirituali, musica per organo) celebre è il Requiem tedesco per soli, coro e orchestra, op. 45, composto a Zurigo dopo la morte della madre. Quest'opera, che nulla ha a vedere col Requiem liturgico della Chiesa cattolica, è una cantata funebre su testo tedesco ricavato dalla Bibbia, e nella sua forma definitiva consta di 7 pezzi che, attraverso il dolore, la prova, il peccato e la redenzione, la tristezza e la speranza, esprimono l'ansia della fede nella gioia della resurrezione universale.

Bibl.: C. Bellalgue, Un grand musicien conservateur: Le Requiem Allemand de 7. B., in Revue des Deux Mondes, 5 (1898), pp. 933-44; E. Evans, Handbook of the Vocal Works of B., Londra 1912; P. Landorny, B., 2^{°} ed., Parigi 1921; A. v. Ehrmann, 7. B., Lipsia 1933; H. Kretzschmar Das deutsche Requiem, Lipsia [a. d.].
Luisa Cervelli
BRAILLE, Louis. - N. a Coupvray (Seine-etMarne) il 4 gen. 1809 e m. a Parigi il 6 gen. 1852. Cieco, si dedicò all'educazione dei suoi compagni di
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(da Tà. San Gallo, J. B., Monaco 1917)
Brahms, Johannes - Inizio della fuga dal Requiem tedesco. Autografo - Vienna, Società degli amici della musica.

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sventura, inventando per essi il sistema di scrittura che da lui prese nome.

Tali furono i suoi progressi nell'Istituto dei ciechi a Parigi nello studio delle lettere della musica e della matematica, che nel 1826 fu chiamato ad insegnarvi, successivamente, grammatica, geometria, geografia, storia, algebra e aritmetica.

Insoddisfatto del sistema Haliy allora vigente per la lettura dei ciechi, si pose alla ricerca di un sistema nuovo, e lo trovò riformando quello del Barbier, il quale con dodici punti disposti diversamente in un dato spazio, formava la diverse lettere dell'alfabeto. B. ridusse i punti a 6 e li distribui in tre serie di dieci lettere ciascuna.

Se ne può dare qui il prospetto:
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(propr. Enc. Catt.)
Baiille Louts - Segni della scrittura B.
Con gli stessi segni applicati poi alle notazioni della musica, riusci a trascrivere le opere musicali, rendendo ai ciechi, che molto possono fare nel campo della musica, un grande servizio.

Il suo sistema potè essere adottato ufficialmente nell'Istituto dei ciechi di Parigi soltanto nel 1854 e si diffuse poi in quasi tutte le parti del mondo.

Bull.: L. Vitali, Istruzione e pedagogia dei ciechi (voce Ciechi) in A. Martinazzolie L. Credaro, Dizionario illustrato di Pedagogia, I. Milano s. d., pp. 281-43; G. Gorner, Blindenschrift, in Das Kind und die Schule, Lipsia 1914; P. Villey, Le monde des aveugles, Parigi 1918; id., Pädagogis des aveugles, ivi 1922. Nino Sammartano
BRAMANTE, Donato. - Architetto e pittore, n. a Monte Asdrualdo (ora Fermignano) presso Urbino nel 1444, m. a Roma l'1 1 apr. 1514. Scarsi i documenti biografici, non del tutto attendibili le scarsissime fonti per la sua attività; quasi mancanti i disegni autografi. Tuttavia, per quanto non sia rigorosamente provato, si suole ammettere che la sua formazione avvenne in patria, e precisamente a Urbino, profittando degli insegnamenti che direttamente o indirettamente forniva l'ambiente di corte del duca di Montefeltro, presso cui avevano trovato ospitalità e pur in diversi modi lavorato L. B. Alberti, Melozzo, Piero della Francesca (fondamentali per la formazione culturale di B.), e soprattutto Francesco di Giorgio e Francesco Laurana fra una schiera di artisti minori. A questi due ultimi, infatti, meglio aderisce il gusto architettonico di B. Palestra di questi artisti fu, negli anni della giovinezza di B., la costruzione del palazzo Ducale di Urbino.

Tale supposto periodo urbinate ha indotto ad attribuire a B. la chiesetta di S. Bernardino, la quale, anche se ora la critica l'ha espunta dal catalogo delle sue opere per assegnarla a Fr. di Giorgio, è cosl vicina allo stile di B. che può a buon diritto assumersi come argomento probativo della sua educazione in patria. Infatti in essa il semplicissimo schema cruciforme tendente all'esatta centralità costituisce la più vicina anticipazione
di quel sentimento dello spazio che sempre B. rivelerà nelle sue opere, caratterizzate per l'appunto dall'opposizione tra grandi masse di spazi vuoti e di pieni, ridotti gli uni e gli altri alla loro pura essenzialità. Tracce di questo linguaggio tipicamente bramantesco si riconoscono in altri edifici marchigiani e romagnoli (palazzo Passionei di Urbino, cattedrale di Faenza) dove è supponibile, se non un diretto intervento del maestro, il rapidissimo formarsi di una sua scuola. Si che la chiarezza delle origini, la semplicità dei caratteri stilistici e l'immediata diffusione certificano a priori sia la validità dell'arte di B. in se stessa e sia la tempestività del suo avvento nel gusto del suo tempo; e cioè, in definitiva, l'importanza di B. nella storia dell'arte.

La prima data certa della biografia dell'artista è il 1477; in quell'anno B. affrescava per conto di Sebastiano Badoer il fregio dei filosofi nel palazzo del Podestà di Bergamo. La sua attività di pittore è documentata principalmente dagli Uomini d'arme eseguiti più tardi a Milano per casa Panicarola (poi Prinetti), ciclo fra cui è inserito il gruppo di Democrito e Eraclito, e altri affreschi (Ustabardato e il Cantore), opere ora conservate nella pinacoteca di Brera. Un Cristo alla colonna eseguito su tavola per la chiesa di Chiaravalle Milanese (ora a Brera) e l'Argo del castello Sforzesco completano il breve catalogo delle opere pittoriche, la cui attribuzione al maestro lascia tuttavia alcuni dubbi, specialmente per la difficoltà di determinare con esattezza se e in qual misura nelle stesse opere intervenne l'aiuto di collaboratori. Certo è che tali dipinti rivelano un deciso gus