prendendo il tipo monastico e il popolare. Diversi poeti l'imitarono anche nell' ' 800 come Caione, De Vivo, D'Ambrosio, Del Buono. Fra questi spicca Mattia del Piano, che pur avendo segnato sul frontispizio della sua raccolta Il freno della lingua ovvero laudi spirituali
composte nell'idioma toscano e napoletano per lo popolo, scrisse in cima ad ogni pagina Canzoncine spirituali. Il titolo è ora passato in dominio e uso del popolo.
Un gruppo rilevante costituisce la poesia di comunità, ispirata in grandissima parte alla tradizione teresiana. L'argomento mistico è trattato con immagini poetiche schiette, che fanno pensare non di rado ai cantici vibranti di s. Giovanni della Croce. Nella farraggine scolorita si trovano brani geniali e graziosi come nel Canzoniere inedito della ven. suor M. Celeste Crostarosa, ove la storia del divino amore nell'anima è cantata con candido slancio. Le altre c., che formano un tesoro sterminato, sono realmente popolari, stese di getto, senza pretese artistiche, per un bisogno immediato della massa incolta, persino in dialetto. Sorte tra il popolo e per il popolo umile, erano composte essenzialmente per esser cantate all'unisono con arie nuove di stile facilissimo o già in voga, come in Sicilia o sulle coste tirreniche. Famose le Sette canzonette in aria marmorea sopra le 7 principali feste di Nostra Signora (Milano 1738) del p. G. Tornielli. I missionari tra le folle, quali i Francescani, Gesuiti, Lazzaristi, Pii operai, Redentoristi se ne avvalsero come d'una scuola, facendo servire la c. alla catechizzazione, all'esortazione morale e alla preghiera. I primi due elementi erano d'ordinario fusi, il terzo poi erompeva isolato in esclamazioni gioiose ed in suppliche dal tono elegiaco. Così la poesia devota, appresa in chiesa durante un corso di predicazione, e penetrata nelle famiglie, aleggiava in mezzo alle strade ed ai campi, soppiantando le canzonette profane. Aiutava con il canto la memoria a ritenere un mistero di Cristo, una prerogativa della Madonna, e a ricapitolare tutto un sermone intorno ai novissimi. Per questo il p. Segneri (m. nel 1694) sintetizzò le nozioni principali della dottrina cristiana in una Laude spirituale. Il p. Innocenzi (m. nel 1697), evangelizzatore delle campagne toscane, ridusse in versi, con efficace semplicità, tutto il catechismo, che fece stampare nel 1681 a Macerata.
In appendice di libri devozionali e dottrinele, distribuite dai missionari nei secc. xviri e xix, si scoprono messi in strofette il Credo, il Decalogo, i Sacramenti, il Pater, l'Ave Maria, i misteri del Rosario. Tra le antifone liturgiche, la "Salve Regina" ebbe varie parafrasi poetiche, di cui una largamente diffusa nel mezzogiorno da s. Francesco de Geronimo (m. nel 1716): Dio ti salvi, o Regina...; un'altra del p. D'Ambrosio: Salve, del ciel Regina, tuttora ripetuta dal popolo.
La c. in Italia è preesistita al protestantesimo, che esercitò largo influsso sui canti popolari religiosi dei paesi nordici. Sembra che tra noi abbia toccato l'apogeo nel '700, non per i poeti accademici (Savisli, Vigorelli, ecc.), ma per merito di zelanti apostoli, le cui rime sopravvivono nella fioritura moderna, nonostante il silenzio degli storici della letteratura. Tra esse si distinguono nettamente le c. di s. Alfonso M. de' Liguori per spontaneità, freschezza e ardore di sentimento, ritenute dai conoscitori piccoli capolavori di poesia popolare. O bella mia speranza, spesso musicata e sempre modulata di maggio, ha fama nozionale; Tu scendi dalle stelle gode notorietà mondiale. Questi casti versi, disistimati da G. Rossetti quali giaculatorie metriche, sono stati debitamente apprezzati da G. Gezelle, maestro della poesia fiamminga, ed imitati da S. Di Giacomo che in Canzoni e ariette nove (Napoli 1916) riecheggia ritmi e motri alfonsiani.
Se la critica di questi componimenti va fatta secondo i canoni dell'estetica moderna, può valutare l'arte e il contenuto poetico dei medesimi solo chi è preparato a capire la religiosità e il pio sentimento
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popolare, di cui sono l'espressione. In tale cornice la c. offre un materiale proficuo per rischiarare angoli oscuri della storia non solo della letteratura ma anche della spiritualità cattolica italiana.
Bbz.: Rio, di letteratura popolare (1877-78) e Arch. per lo studio delle tradizioni popolari (1888-1907) dirette da G. Pitré (v. indici); A. D'Ancona, La poesia popolare italiana, 2 ed., Livorno 1906; D. Aldeana, Le locali spirituali italiane nei secc. XVI e XVII e il loro rapporto coi cani profani, in Rio, musicale ital., 16 (1909), pp. I54; M. Barbi, Per la storia della poesia popolare in Italia, in Miscell. di studi per Italia, Firenze 1911, pp. 87-117; P. Torchi, La poesia religiosa del popolo italiano, ivi 1922; C. Calcaterra, La melica italiana dalla 20 metà del ' 500 al Ralli e al Metastasio, in Liriche di P. Ralli, Torino 1926; T. Casini, Catechismo popolare in versi, raccolto e in parte rifatta, Firenze 1933; V. Melloni, Dottrina in versi, Mercatullo 1943; M. Barbera, Catechismo in versi popolari, in Civ. Catt., 1943, III, p. 287.
Oreste Gregorio
CANZONE SACRA. - Nella musica vocale, significò una composizione, analoga al mottetto, in stile strettamente imitativo, il cui tema era una melodia assai spesso tratta dal patrimonio gregoriano (sec. xir xiri) o dalla tradizione popolare. Non ebbe forma ben determinata e distinta dal mottetto neppure nel '500 e '600 (Sacrae cantiones quae vulgo motecta appellantur). In questa epoca però furono maggiormente definite le canzoni di scuola franco-fiamminga, le canzonette profane o spirituali italiane e i lieder tedeschi.
Nella musica strumentale il termine canzone indica, fin dal ' 500 , una composizione di carattere definito, analogo al ricercare, ma in genere più chiaramente fugato, con tema incisivo (spesso a note ribatcute nella 1² misura) e andamento vivace; frequente è la ripresa del tema iniziale nella conclusione e l'alternarsi di ritmi dispari a ritmi pari. Il nome di canzone appare per la prima volta nel 1523, a Venezia, per le opere di G. Cavazzoni detto di Bologna, e poi, nel 1530 , a Parigi.
Si suole definire «da chiesa» o «francese» la c. divisa in più parti e, generalmente, più complessa della c. «da camera», che accoppia la severità del procedimento contrappuntistico ad una ariosa chiarezza e spigliatezza del tema e dell'andamento ritmico. Le c. s. furono dapprima scritte per organo, poi per vari strumenti, con o senza voci (Banchieri: Ecclesiastiche sinfonie dette Canzoni in aria francese a 4 voci per sonare et cantare, 1607). Nel Tabula. turbuch (1607) di B. Schmid junior, sotto il titolo di Pagen oder (wie es die Italiener nennen) Canzoni alla francese (a) 4 (voci), figurano composizioni, certo già vicine alla nostra fuga, di ben 12 italiani (Malvezzi, Maschera, Gabrieli, Mortaro, Banchiari, Soriano, Brignoli, Vecchi e un altro incerto). Altra importante raccolta è quella veneziana ( 1608 ), che va sotto il titolo di "Canzoni per sonar con ogni sorte di strumenti a 4, e e 8 con il suo Basso generale per l'organo " (in una trascrizione per voci del Ravero), in cui figurano, oltre ad alcuni dei già citati, Merulo, Guami, Antegnati, Lappi, Frescobaldi, Grillo, Chiesa, Bartolini, Massimi, Altri compositori cinque-secenteschi furono Bernardi, Sperindio, Froberger, Kerler, Pasquini, Zipoli, della Ciaja. Anna Maria Gentili
CAOBANG, PREFETTURA APOSTOLICA di: V. LANGson e caobang, Prefettura apostolica di.
CĂORLE. - E l'isola veneta situata all'estuario della Livenza, rifugio dei vescovi di Concordia nell'invasione longobarda alla fine del sec. vi. Il papa Deusdedit ( 615-18 ) avrebbe eretto la diocesi. Nell'anno 876 si ha menzione d'un vescovo di C. Leone, acomunicato dal papa Giovanni VIII. Sono poi noti i vescovi Marino nel 919, Giovanni nel 1053, Bono nel 1074 e altri. Nel 1247 il vescovo Rinaldo consacra l'altare maggiore nella cattedrale del sec. XI che venne poi trasformata e consacrata a s. Stefano il 30 ag. 1663. Il vescovo Pietro Carli aveva rico-
struito la chiesa di S. Nicola e l'episcopio nel 1490. L'ultimo vescovo fu G. M. Peruzzi eletto nel 1795, che passò a Chioggia dopo che Pio VII, il 1^{°} marzo 1818, soppresse la diocesi, unendola al patriarcato di Venezia. La Cattedrale è a tre navate a colonne e pilastri altercati, absidi poligonali e campanile circolare del tipo ravennate. L'altare maggiore ha una pala d'altare d'argento dorato del sec. XIII.
Bbz.: Ughelli, V, pp. 1332-43; P. Paschini, Le vicende politiche e religiose del territorio friulano da Costantino a Carlomagno, Cividale 1912, pp. 112-13; id., Antichi episcopati istriani, in Memorie storiche foragiulissi, 8 (1915), p. 243; Lanzoni, pp. 838, 861-62, 901; P. Fr. Kehr, Italia pontificia, VII, Berlino 1935, pp. 73-78, 212; P. Sella e G. Valle, Rationes decimarum Italia, Venetiae (Studi e Testi, 96), Città del Vaticano 1941, pp. 339363; L. Jadin, s. v. in DIIG, XI, coll. 818-21. Enrico Josi
CAOS. - Nozione che si ritrova nel processo cosmogonico (v. cosmogonIA) di popoli civili e primitivi, e che intende rappresentare il principio elementare da cui le cose sono derivate o la condizione preesistente alla creazione dell'universo.
L'idea di c. appare presso alcune civiltà del medio Oriente antico. Per esse carattere comune del c. è l'acquosità. Questo ci attestano l'Enuma Elif, il poema babilonese della creazione, per il quale il c. primordiale è formato dalla triade divina Apsū-Tiā-mat-Mummu (abisso, oceano universale e scroscio dalle acque); i papiri egiziani che contengono la tradizione cosmogonica che venne poi sistemata dai sacerdoti di Eliopoli nella storia della procreazione dell'Enneade divina uscente dal c. primordiale (Nūn); la cosmogonia fenicia tramandataci nella redazione di Filone di Biblos (in Eusebio, Praep. evang., I, 18, 1), la quale fa nascere l'universo dal c. seguoso che, in unione con lo "spirito" ( π ν ε ω̃ μ α ), produce il «desiderio" ( π δ vartheta ° ς ); e, infine, Gen., 1, 1-2, che conosce il c. ma lo considera, in modo tuttaffatto diverso, come la condizione, assieme alle tenebre "che erano sulla faccia dell'abisso" e alle acque "sulle quali si muoveva lo Spirito di Dio", dell'universo prima che fosse la luce. E da notare che in queste, come in altre cosmogonie, il c. non rappresenta l'altro" ma l'azgA dell'universo, donde poi la creazione procede in modo diverso (in Babilonia si evolve in politeismo, sostituito dai Fenici con lo sviluppo del lato materialistico, mentre nel Genesi si ammette come solo agente l'Uno Creatore): l'idea del c. deriva, probabilmente, da medesime esperienze e esigenze psicologiche. Da un lato l'osservazione che, alla nascita, l'essere umano è immerso in una materia fluida, come in putredine si dissolve dopo la morte, "del sorgere della terra da alluvioni, della potenza fecondatrice della pioggia e dei fiumi; dall'altro, in connessione con l'idea della lotta dei fenomeni naturali (primavera contro inverno, sole contro tenebre, ecc.), si vede, secondo ogni verosimiglianza, nella storia cosmogonica, come contrapposizione all'ordine meraviglioso del cosmo, un principio ( ἀ ρ χ ἠ ) informe, tenebroso e mostruoso, sul quale l'ordine luminoso finisce per trionfare. Ora la rappresentazione più immediata e spontanea di tale stato primordiale si offre appunto sotto forma di acque e mubitempestose.
'И тои μ ἐ ν π ρ ω τ̇ α τ α χ α ἀ ς үéveт... cosi Esiodo (Theog., 116) introduce nel mondo greco la parola c. come indicazione di un principio cosmico. Dopo il c. fu la terra, il Tartaro, Eros. Dal c. nacquero Erebos e la Notte.
Per Esiodo il c. è lo spazio vuoto antecedente a ogni cosa. Dietro alla finzione mitologica doveva però esserci già un significato filosofico, che gli antichi stessi ricer-
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carono prima di tutto nell'etimologia della parola. Cosi Platone e Aristotele connettevano la parola záo c con la radice χ α di χ α i ω α, χ ἀ σ α α, χ ἀ σ μ α, con significato di aprire, spalancare, il che conduce appunto ad un concetto spaziale: il c. è ciò che contiene in sé tutta la natura. "In esso, principio sempre esistente, impersonale e indeterminato, si riuniscono l'esigenza della indistruttibilità e dell'unità originaria dell'essere universale». Unità che si afferma - non altrimenti che nelle civiltà del medio Oriente antico nel processo cosmogonico che è passaggio dall'unità indistinta e caotica primordiale alla distinzione degli esseri per opera del c. "Ma oltre a questa funzione di fonte del tutto, il c. esiodo, come contenente del tutto, esplica quella di limite della totalità cosmica ( π α v̇ τ ω ν π ε γ ε i π α i π ε i ρ α τ α, Theog., 738 ) che esso resta ad avvolgere anche dopo la formazione del cosmo".
Dopo Esiodo il c. appare in una teogonia attribuita a Museo, della quale poche testimonianze restano, e che pone il Tartaro e la Notte come primi prodotti del c. (in Filodemo, p. 6I [ed. Gompers]), e nella teogonia di Arasilao (in Damascio, De princip., 124 [ed. Kopp]), che - differendo poco da Esiodo - fa provenire da esso Erebos e Notte. Mentre nella teogonia orfica, della quale possediamo parecchi frammenti, il c. l'abisso oscuro e immenso, viene, creato, dopo il primo essere, Chronos.
In età successiva l'aspetto puramente mitico della teogonia esiodos è completamente trascurato in favore di quel tanto che in essa si può trovare di filosofia naturale. Cosí gli stoici, interpretando χ ἀ σ ς in connessione con χ ἐ ω e χ ἐ ἠ ε ε ε giunsero piuttosto ad una concezione materiale, spiegandolo come l'acqua primordiale e realizzando in tal modo un singolare ritorno alle antiche concezioni del medio Oriente antico (Scol. Apollonio Rodio, 1, 498; Virgilio, Ecl. 6, 51; Plutarco, Aqua an ign. util., 1). Né da questa interpretazione si discosterà molto quella romana che intende il c. come materia primordiale (Ovidio, Met., I, 7 sgg.; 2, 299; Seneca, Thyesi., 834; Lucano, 5, 634; 6, 696; Stazio, Th., 3, 484; Marziano Cap., 9, 912; Lattanzio, Div. inst., 1, 5; 2, 9 sgg.).
Al di fuori dei miti o delle spiegazioni cosmogoniche pseudo-scientifiche, la parola c. è usata, soprattutto poeticamente, in molti altri sensi : per indicare lo spazio ripieno di tenebre del mondo sotterraneo (Ovidio, Fost., 4, 600; Met., 10, 30; 14, 404; Virgilio, Aen., 6, 265; Lucano, 6, 617; Valerio Flacco, 2, 86; 7, 402; Stazio, Silv., 3, 3, 210; 5, 1, 206; Plutarco, De primo frig., 17); un essere personale divinità del mondo sotterraneo (Virgilio, Aen., 4, 510; Seneca, Med., 9, 744); e, in generale, il buio smisurato (Apollonio Rod., 4, 1695; Stazio, Silv., 3, 2, 92; Prudenzio, Cath., 5, 3).
BibL.: Waser, Chaos, in Pauly-Wissowa, III, coll. 21122113: A. H. Sayle, Chaus, in Enc. of Rel. and Eth., III, pp. 362-64; Fr. Börsder, Zu den antiken Chaosbausogonien, in Archio f. Religionawissenschaft, 28 (1030), pp. 253-68; G. Furlozi, Il paeno della creazione: Enüma-EliI, Bologna 1934; E. Forrer, Cistergeschichte als Weltgeschichte im alten Orient, in Forschungen und Fortschritte, 11 (1935), p. 398 sgg.; P. Philippson, Genealogie als mythische Form. Studien zur Theogonie des Hesiod. Oslo 1936; O. Eissfeldt, Das Chaos in der biblischen und in der phänizischen Kosmogonie, in Forschungen und Fortschritte, 16 (1940), pp. 1-3; A. Heidel, The Bublionian Genesis, Chicago 1942.
Mario Camozzini
CAPACGINI, Francesco. - Cardinale, n. a Roma il 14 ag. 1784, m. ivi il 15 giugno 1845 . Ordinato sacerdote il 19 sett. 1807 , si dedicò agli studi di teologia, fisica e astronomia. Si trattenne per qualche tempo a Milano come precettore e quindi fu inviato direttore della Specola a Napoli, dove rimase fino al 1815. Tornato a Roma, il card. Consalvi lo volle sostituto nella Segreteria dei brevi. Nel 1828 portiva, in qualità di legato, prima all'Aja e quindi a Monaco. Nel 1831 Gregorio XVI lo nominava a fianco del card. Bernetti sostituto della Segreteria di Stato. Per delicati incarichi diplomatici si recò, nel 1837, a Vienna, a Berlino, ed a Bonn. L'anno dopo copriva il posto di segretario dell'Accademia di teologia presso l'Università romana. Nel 1841, visitò ancora i Paesi
Bassi e quindi nuovamente l'Aja. Dal 1842 al 1844 fu inviato a Lisbona come delegato apostolico. Al suo ritorno, il 24 nov. 1844 , divenne uditore di Camera, ed infine il 21 apr. 1845 per breve tempo cardinale.
BibL.: P. B. Gams, s. v. in Kirchenlevihon, II, coll. 1879-80: F. Lauchett, s. v. in LThK, II, col. 738.
Emma Santovito
CAPACGIO-VALLO, diOCESI di: v. VALLO di LUCANA, diOCESI di.
; CAPACITA. - E l'idoneità o attitudine di una persona fisica o giuridica ad essere soggetto di un rapporto giuridico, ovvero autore o destinatario di un atto giuridico. A questi due aspetti della c. corrispondono due denominazioni, parlandosi nel primo caso di c. giuridica o di diritto, nel secondo caso di c. di agire; ma il termine «c. giuridica» è usato anche in senso generico per comprendere entrambe le specie di c.
La c. giuridica in senso stretto o c. di diritto è dunque l'idoneità di una persona ad essere soggetto di un rapporto giuridico ossia ad avere un diritto (potere, potestà, facoltà, ecc.) oppure un dovere (obbligo, onere, ecc.) giuridico. Se tale c. si considera, come non può non essere considerata, in riferimento ai singoli atti nei quali i poteri e i doveri giuridici si svolgono, sono da tener presenti per la c., tanto il potere o dovere di compiere l'atto, quanto l'idoneità che ha o no il soggetto di avere i poteri o doveri che sono conseguenza giuridica dell'atto stesso : cioè, perché l'atto sia valido, ossia non sia nullo per incapacità dei soggetti, è necessario che i soggetti abbiano la c. non solo relativamente a quei poteri o doveri la cui esistenza, prima dell'atto, è necessario presupposto di questo (situazioni giuridiche iniziali), ma anche relativamente a quei poteri o doveri che sono effetto giuridico di esso (situazioni giuridiche finali); e ciò vale tanto per gli autori dell'atto quanto per i destinatari.
Così, per limitarci ad esempi tratti dal diritto canonico, l'amministrazione dei Sacramenti, per esser valida, richiede che chi li amministra abbia le qualità necessarie perché si possa avere il potere di amministrarli (p. es., la qualità di vescovo per conferire gli Ordini maggiori), e che chi li riceve abbia le qualità necessarie per poter acquistare quei diritti e quegli obblighi che sono conseguenza del Sacramento (ad es., la qualità di battezzato e il sesso maschile, necessari per poter acquistare la potestà di Ordine, derivante dal sacramento dell'Ordine).
La c. di agire si ha invece quando una persona ha tutte le qualità (personali), richieste dalla legge per poter compiere un atto validamente, ossia producendo (purché concorrano anche gli altri requisiti, diversi dalla c., prescritti per quell'atto) gli effetti giuridici propri di quell'atto, o per essere destinatario di quell'atto stesso.
E chiaro che non può avere la c. di agire, relativamente ad un determinato atto, chi non ha, rispetto ad esso, la c. giuridica.
Non è invece sempre vero l'inverso; può cioè accadere, anzi spesso accade, che chi è privo della c. di agire rispetto ad un atto, abbia invece la c. giuridica, nel qual caso egli non può compiere validamente l'atto se non per mezzo di un'altra persona (rappresentante).
Così, ad es., nei contratti e generalmente in quasi tutti gli atti giuridici che si possono compiere a mezzo di un rappresentante, chi non ha raggiunto la maggiore età (che nel diritto canonico, come in gran parte delle legislazioni civili, si ha al compimento dei 21 anni) non ha la c. di agire, perché non può compiere validamente l'atto; ha però la c. giuridica, ossia la idoneità ad essere
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titolare del diritto necessario per compiere l'atto e dei diritti e obblighi derivanti dal contratto (ad es., diritto di proprietà, obbligo di pagare il prezzo, ecc., nella compravendita); e percio può compiere l'atto soltanto per mezzo di un rappresentante che sia maggiorenne.
Vi sono però atti, nei quali le due specie di c. coincidono, in modo che chi è privo di una qualsiasi di esse, è privo anche dell'altra. Ciò avviene in tutti gli atti che non possono essere compiuti per mezzo di un rappresentante (ad es., amministrazione e ricezione dei Sacramenti, testamento, emissione di voti, ecc.), e in vari altri, determinati dalla legge.
Nel matrimonio, p. es., le varie qualità personali richieste nei due contraenti (età, possibilità di compiere la copula, non essere chierico in sacris, ecc.) sono necessaric tanto per la c. giuridica, quanto per la c. di agire, in modo che chi è privo di taluna di esse non può contrarre d matrimonio, neanche a mezzo di altri, essendo csse necessarie per poter divenire coniuge, ossia per acquistare quel complesso di diritti e di doveri che derivano dal matrimonio.
Di c. si parla anche riguardo agli atti illeciti, e, in particolare, ai reati, perché la legge richiede, affinché sussista un reato, che l'autore di esso abbia determinate qualità (età, sanità mentale, in diritto canonico anche l'esser battezzato, ecc. e, per molti delitti, la qualità di chierico o viceversa di laico, un determinato sesso, e cosi via); e, per molti reati, richiede anche determinate qualità nel soggetto passivo, ossia in chi è vittima del reato (età, sesso, qualità di chierico, ecc.); dimodoché chi non ha tutte quelle qualità non può rispettivamente essere autore o soggetto passivo del reato (p. es., in diritto canonico non si ha il delitto di ratto se la vittima non è una donna o un impubere).
Non di rado le norme giuridiche che regolano la c. delle persone sono fondate sulla natura stessa delle cose, in quanto cioè da qualità personali che (per cause naturali, o, in diritto canonico, anche soprannaturali) rendono di fatto possibile o impossibile il compimento dell'atto o il prodursi di un effetto giuridico, la legge fa derivare la c. o incapacità, giuridica o di agire, per quell'atto; altre volte dalla minore idoneità naturale la legge fa derivare la incapacità giuridica o di agire; altre volte infine la legge fonda su cause puramente giuridiche (o legali) la c. o incapacità delle persone secondo criteri di giustizia o di opportunità.
Tra le cause che più influiscono sulla c., nel senso cioè di rendere una persona capace o incapace per molti atti, si notino le seguenti : la nascita (per quelle legislazioni, che, come il diritto canonico, riconoscono una sia pur limitata c. di ogni uomo vivente, anche se non ancora nato), l'età, il sesso (v. donna; ebmaproditismo), la sanità e l'infermità mentale (v. infermità mentale), la qualità di persona fisica (uomo) o giuridica (associazione o istituzione). In diritto canonico poi, a differenza della maggior parte delle legislazioni civili, influiscono sulla c. anche: la qualità di battezzato o di non battezzato (v. battesino), la qualità di cattolico o di acattolico (v. acattolico), la qualità di celibe o vedovo o di coniugato (il coniugato non può contrarre altro matrimonio, né essere ammesso validamente al noviziato religioso), la legittimità o illegittimità della nascita (v. pigliazione), la appartenenza ad uno o ad altro rito, la qualità di chierico o di laico (e, a sua volta, la qualità di chierico minore o maggiore), la qualità di religioso e varie altre.
Dato che le qualità personali richieste dalla legge per la c. variano relativamente ai vari atti giuridici, non esiste mai una c. assoluta per tutti i rapporti giuridici e per tutti gli atti giuridici; però esiste una incapacità assoluta, se tra le qualità che la legge richiede per la c., ve ne sono una o più costanti, richieste cioè congiuntamente o alternativamente per qualsiasi rapporto ed atto: il che realmente accade in quasi tutte le legislazioni civili, che non ricono-
scono alcuna c. (per nessun rapporto giuridico e per nessun atto giuridico) a chi non è almeno nato vivo (per es., legislazione italiana e tedesca), o a chi non è nato vivo e vitale (così in Francia). Chi si trova in tale situazione non ha la personalità giuridica, mentre è persona chi ha almeno quella qualità.
In diritto canonico comunemente si afferma che indispensabile per l'esistenza della personalità sia nell'uomo la qualità di battezzato, ritenendosi cioè che sia privo di qualsiasi c. giuridica o di agire chi non abbia ricevuto il Battesimo. Ma poiché vi sono rapporti giuridici, disciplinati dal diritto canonico, di cui può esser titolare anche uno che non sia battezzato (ad es., molti rapporti giuridici patrimoniali), ché anzi la c. di ricevere il Battesimo l'ha soltanto il non battezzato, si è recentemente sostenuto che qualsiasi homo viator (cioè uomo vivente su questa terra), compreso il feto animato non ancora nato il quale ha la c. di ricevere il Battesimo (cf. can. 746) e inoltre, sebbene senza importanza pratica, anche la Cresima, e, se di sesso maschile, l'Ordine, debba esser considerato persona: con questa avvertenza, che chi ha ricevuto il sacramento del Battesimo (Battesimo di acqua) è persona in Ecclesia (cf. can. 87), chi non lo ha ricevuto è persona extra Ecclesiam. S'intende che ciò vale per le persone fisiche (uomini); mentre per le persone giuridiche (associazioni, istituzioni, ecc.) altri sono i principi che regolano l'esistenza della personalità e quindi della c. (v. persona).
Estinzione della c. si ha, nel diritto moderno, soltanto con la morte, dato che tutte le altre cause che influiscono su quella, se anche la attenuano talvolta notevolmente (come in diritto canonico la scomunica e la professione solenne, in diritto civile l'interdizione), non hanno mai per effetto la sua completa estinzione, come invece, in altre epoche, lo aveva la cosi detta morte civile.
L'estinzione della c. per morte è stata sempre ammessa dai teologi e dai canonisti, che, fin dal sec. xit (cf. citazioni in P. Ciprotti, p. 193, nota 64) ne hanno dedotto, ad es. che un risuscitato non deve esser considerato tuttora legato dal matrimonio contratto nella prima vita.
Negli ordinamenti giuridici che ammettono l'istituto della presunzione di morte (v. presunzioni), anche la morte presunta ha per effetto l'estinzione completa, ma per sé non definitiva, della c.
Bibl.: Per la teoria generale e per il diritto civile : A. Levi. Istituzioni di teoria generale del diritto, II, Padova 1935, pp. 25 34: A. Falava, Il soggetto nel sistema del fenomeni giuridici, Milano 1939; S. Pugliatti, Gli istituti del diritto civile, I, ivi 1943, pp. 131-34, 184-81; F. Carnelutti, Teoria generale del diritto, 3^{°} ed., Roma 1947, pp. 118-21. Per il diritto canonico: P. Ciprotti, Lezioni di diritto canonico, Padova 1942, pp. 146-49, 169-73, 181-96, e bibl. ivi citata. Per la c. relativamente ai reati, inoltre: F. Roberti, De delictis et poenis, I, parte 1^{°}. Roma, s. d., pp. 97-103; V. Manzini, Trattato di diritto penale, I, Torino 1935, pp. 433-93, con copioso indicazioni bibliografiche; F. Carnelutti, Lezioni di diritto penale, I, Milano 1942, pp. 64-66.
Pio Ciprotti
CAPANNA, Puccio. - Pittore; lavorava nel 1347 a Firenze dove teneva bottega. Il Vasari lo ricorda quale allievo e aiuto di Giotto in Assisi (forse tra il 1320 ed il 1330) considerandolo uno dei migliori maestri del tempo.
Gli sono attribuiti gli affreschi nella vòlta della cappella Covoni in Badia e il Noli me tangere (cappella Strozzi) a S. Miniato, visibile ripetizione di quello giottesco della cappella dell'Arena di Padova e la collaborazione al Crocifisso giottesco sulla porta interna di S. Maria Novello; ad Assisi alcuni affreschi in S. Chiara e in S. Francesco, la decorazione della vòlta e le dodici Scene della vita di s. Francesco nella chiesa omonima di Pistoia (1343); in
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esse il C. tiene presente il ciclo assisiate, dando prova, con qualche ricordo d'arte senese, d'una nuova sensibilità al valore delle luci e delle ombre.
BibL.: O. Siren, Giotto and some of his followers, I, Cambridge 1917, pp. 123-29; R. von Marle, The development of the Italian Schools of Painting, III, l'Aia 1924, p. 227 sgg.; A. Chiappelli, P. C. e gli affreschi ora scoperti nel coro di S. Francesca a Pistoia, in Ordolo, 10 (1929-30), pp. 199-228; L. Coletti, I Primitivi. - I Senesi e i Gioteschi, II, Novara 1946, pp. XXVII e xxxix.
Fabia Borroni
CAPANNE, FESTA delle : v. tabernacoli, FeSTA deí.
CAPECE, Antonio. - Missionario e martire, n. a Napoli l'1 ag. 1606, m. in Giappone il 25 marzo 1643. Fattosi gesuita il 30 luglio 1624, ottenne nel 1634 di essere inviato in Giappone insieme con il p. Marcello Mastrilli. Sbarcato a Goa nel dic. 1637 e (dopo un soggiorno a Manila) a Macao nell'apr. 1638, vi lesse poco tempo teologia. Finalmente, dopo tre anni di missione nel Cambogia ( 1638-4 mathrm{I} ), poté approdare nel Giappone ( 1642 ) con i pp. Antonio Rubino, Alberto Mencinski, Diego di Morales, Francesco Marques e tre cristiani. Scoperti e arrestati il giorno seguente, soffrirono più di cento volte, in sette mesi, il tormento dell'acqua e furono poi condannati al supplizio della fossa. Sopravvivenilo ancora in essa dopo nove giorni, il C. fu decapitato.
Bibl.: A. de Rhodes, Breve relatione della gloriosa morte che il p. Antonio Rubino... safferse nella città di Nangasacchi... con quattro altri Padri..., Roma 1622; M. Volpe, P. A. C. S. I. martire nel Giappone, Napoli 1912.
Edmondo Lamalle
CAPECELATRO, Alfonso. - Cardinale, scrittore, n. a Marsiglia il 5 febbr. 1824; il padre Francesco, duca di Castel Pagano, si era colà rifugiato per evitare le rappresaglie di Ferdinando I, ridisceso in Napoli con l'aiuto delle armi austriache. Nel 1830 la famiglia C., tornata in Italia, si stabili in una villa a S. Paolo Belsito (Nola). A sedici anni il C. entrò nella Congregazione dei Filippini di Napoli. Sui vent'anni, in una visita a Montecassino, si legò in amicizia con il monaco don Luigi Tosti. Ordinato sacerdote nel 1840 , ai Gerolamini presso la Chiesa di S. Filippo in Napoli spiegò la sua operosità di studioso e di religioso : più volte presso di lui furono a convegno Alfonso Casanova, p. Lodovico da Casoria, Enrico Cenni, p. Gaetano Bernardi, Federico Persico. Quale riconoscimento dei suoi meriti storicodetterari, Leone XIII nel 1879 lo volle prima vicebibliotecario e subito dopo arcivescovo di Capua (1889); lo creò poi cardinale nel 1885 e nel 1893 bibliotecario e prefetto della Vaticana. Morì a Capua il 14 nov. 1912.
Per il loro carattere storico e apologetico, con ampi riferimenti ai tempi e con quel classico gusto letterario, che non dispiacque al Carducci, le biografie del C. sono ancora ritenute documenti di coscenziosa indagine e testi di buona lingua italiana. Ricordiamo la Storia di S. Caterina da Siena, Newmann, La religione cattolica in Inghilterra, S. Pier Damiani, La vita di Cristo (a confutazione del Renan), La dottrina cattolica, S. Filippo Neri, P. Lodovico da Casoria, S. Alfonso. Significativi alcuni suoi libri di preghiere : Sursum corda, L'anima con Dio, L'elevazione al Sacramento. Della sua attività episcopale ci rimangono le Pastorali e i Discorsi, e numerosi opuscoli, tra i quali : L'amore della patria agli italiani, La questione sociale e il cristianesimo, Il mio augurio agli italiani del sec. X X, La povertà, Le vie nuove del Clero... editi a Milano presso la casa L. F. Cogliati. Presiose notizie si possono ricavare dall'esame del Carteggio, seguendo la storia delle amicizie di C. con P. Zocchi, Fogazzaro, Montalembert, † Manzoni, Tommaseo, Conti, con il card. Mercier e con il Tosti.
Bibl.: F. Acri, A. C., discorso, Bologna 1897; Editori pont. Desclée, Il card. C., profilo biografico, Roma 1911; G. Mazzoni, A. C. Commemorazione, in Atti Accad. Crusca, 1911-12, pp. 5-33; M. Kerbaker, Cenno commemorativo pronunciato nel compianto socio A. C., in Rendic. Acc. Archeologia ecc. in Napoli, nuova serie, 28 (1912), pp. 78-82.
Giovanni Fallani
CAPECELATRO, Giuseppe. - Arcivescovo di Taranto, n. a Napoli il 23 sett. 1744, ivi m. il 2 nov. 1836. Di nobile famiglia ducale, a ventidue anni, dopo un lungo viaggio d'istruzione attraverso l'Italia, fu ordinato sacerdote e divenne cappellano del Tesoro di S. Gennaro, quindi avvocato concisturale per il Regno di Napoli e poi arcivescovo di Taranto. Fu una delle più notevoli figure di quel giansenismo napoletano, che, come altrove in Italia, confluiva nel regalismo e nell'illuminismo.
Sono, infatti, all'indice due opere di lui : Discorso istorico-politico dell'origine, del progresso e della decadenza del potere dei chierici sulle Signorie temporali, Filadelfia (Napoli) s. d. (decr. 29 genn. 1789), e Riflessioni sul discorso... dialogo del sig. Consorini, italiano col sig. Remour, francese, Filadelfia (Napoli) s. d. (1789, decr. 20 febbr. 1794) perché contenenti asserzioni false, sediziose, eretiche, ingiuriose alla libertà e immunità ecclesiastica, distruttive del primato del Papa, con tendenza manifesta allo scisma e alla ribellione (H. Reusch, Der Index der verbot. Bühtern, II, Bonn 1883, p. 931). Nel campo politico si adattò alle diverse forme di governo, monarchico e repubblicano, italiano e francese che si succedettero, senza lasciare un'impronta particolare. Prima di morire ritratto i suoi errori.
Bibl.: A. Sgura, Relazione della condotta dell'Arcivescovo di Taranto, Taranto 1826; N. Candia, Elogio storico dell'Arcivescovs G. C., Napoli 1837; E. Michel, s. v. in Diz. del Risorg. Naz., II, p. 531; B. Croce, Uomini e cose della vecchia Italia, II, Bari 1927, pp. 138-81; G. Auletta, Un giamonista napoletano del Settecento: mans. G. C., arcivescovo di Taranto, Napoli 1940.
Mario Zazzetta
CAPECE ZURLO, Giuseppe. - Cardinale, n. a Napoli il 3 genn. 1711, m. ivi il 31 dic. 1801. Di famiglia nobile entrò nella Congregazione dei Teatini, dimostrando grande attaccamento alla vita religiosa e profondo interesse per gli studi, che segui brillantemente sino al conseguimento dei titoli universitari.
Nominato vescovo di Calvi fu poi nel 1782 creato cardinale e il 16 dic. dello stesso anno arcivescovo di Napoli. Durante i fatti del 1799 si rivelò anche uomo d'azione, assumendo negli stessi confronti del sovrano fuggiasco atteggiamento risoluto, come avvenne a bordo del "Vanguard ", allorché il C. esortò Ferdinando IV a mettersi alla testa dei sudditi e difendere le patrie istituzioni e tradizioni con le armi alla mano. Durante la Repubblica partenopea il C. continuò ad occuparsi in particolar modo dei bisogni del popolo, all'infuori d'ogni questione dinastica e politica. Il che gli venne aspramente rimproverato alla Restaurazione con conseguente esilio nel monastero di Montevergine ove venne a morte all'età di 90 anni.
Bibl.: N. Candia, Elogio storico dell'Arc. C. Z. G., Napoli 1837; L. Di Loreto, Memorie dei Vescovi e degli Arcivescovi della Santa Chiesa Napoletana, I, ivi 1839, p. 184; D’AgnescCarcani, Un Epistola del 1799 a Napoli, in Rassegna Pagliett. 12 (1895), pp. 82-91.
Mario Zazzetta
CAPELLETTI, Benedetto. - Cardinale, n. a Rieti il 2 nov. 1764, m. ivi il 15 maggio 1834. Di famiglia nobile, fu educato a Montecassino. Abbracciò la carriera ecclesiastica, e Pio VII lo nominò primo ponente della S. Congregazione del buon governo, e in seguito al motu proprio del 6 luglio 1816 delegato di Viterbo, dove, oltre a varie altre opere benefiche, ripristinò il Monte di pietà. Dal 1819 al 1823 fu delegato a Macerata, quindi ad Urbino e Pesaro fino al 1829 , quando fu nominato da Leone XII
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governatore di Roma, vicecamerlengo e direttore generale di polizia.
Dopo la morte di Pio VIII (i dic. 1830) in un momento in cui la situazione interna dello Stato pontificio destava preoccupazioni per i contraccolpi che si potevano avere dalla rivoluzione di luglio a Parigi, il C. ricoprì la sua alta carica con accortezza e zelo ed impedi con le sue decise e tempestive misure lo scoppio di moti nella capitale dello Stato. Gregorio XVI lo creò, nel Concistoro del 10 sett. 1831, cardinale in pectore, e lo pubblicò il 2 luglio dell'anno successivo. Nel Concistoro del 29 luglio 1833 fu preconizzato vescovo di Rieti.
Bibl.: G. Moroni, s. v. in Dizionario di erudizione storico-ecclesiaetica, IX, Venezia 1822, p. 168. Sulla delegazione a Viterbo cf. G. Signorelli, Viterbo dal 1798 al 1880 , Viterbo 1914, pp. 327 e 389. Sufficiente svolta nel 1830-31 mada governatore di Roma cf. R. Del Piano, Roma e la rivoluzione del 1831, Imola 1931, passim. Sull'esattezza della grafia C. e non Cappellerri, si veda la firma apposta e varie notificazioni pubblicate dalla Del Piano, op. cit., e L. Marchetti, La Stata pontificia nel quadriennio 1831 1834: Cataloga di una roscuita di fogli volanti conservati nel Museo del Risorgimento di Milano, in Acrum, 13 (1939), pp. 117-18. Silvio Furlani
CAPELLI, Marco Antonio. - N. a Este verso la metà del 1500 , m. a Roma il 21 sett. 1625. Storico, teologo e controversista dei Francescani conventuali. Fu reggente a Udine e a Padova, nello Studio del Santo, poi provinciale di Oriente (Costantinopoli). Molto stimato a Venezia, nel 1606, interdetta la città da Paolo V, il C. con altri teologi prese posizione contro il Papa, ma si ritrattò a Bologna l'anno stesso, scrivendo varie opere di teologia e di diritto, tra le quali De absoluta omnium rerum sacrarum immunitate a potestate principum laicorum (manoscritto nella biblioteca Vaticana), dedicata a Paolo V che, in segno di perdono e di stima, chiamò il C. a Roma, nominandolo qualificatore del S. Uffizio. Scrisse ancora con «mirabile acume» varie opere, contro il preteso primato del re d'Inghilterra (Bologna 1610), e poi contro altri anglicani e contro i luterani, che lo attaccarono con violenza.
Tra le altre opere: De appellationibus ecclesiae africanae ad romanam Sedem (Parigi 1622); Regale di s. Agostino, s. Benedetto e s. Chiara dichiarate secondo i decreti del Concilio di Trento (Bologna 1623); De coena Christi suprema (Parigi 1625). Alcune opere del C., di grande risonanza, furono inserite in biblioteche e collezioni posteriori.
Bibl.: G. Franchini, Bibliowafia di scritt, franc. conv., Modena 1693, pp. 414-20; J. Bortoni, De Appellat. scel. africanae, nuova ed. dell'opera del C., con cenni biografici, Roma 1722; G. Pietregrande, Bingrafie estensi, Padova 1881, pp. 61-70; Sbarzica, II, pp. 205-206. Lorenzo Di Fosso
CAPELLIS, Francesco Maria de. - Liturgista e scrittore ascetico cappuccino. Bolognese, ricoprì nella sua provincia religiosa le prime cariche ed ebbe fama di valente oratore. M. nel 1668.
La sua opera più nota è Circulus aureus seu breve compendium cuorimonianum et rituium quibus passim a presbyteris uti contingit. Composto per uso privato, il libro fu edito da un amico indiscreto e, pur avendo raggiunto già la 21^{text {a }} ed. nel 1690 , fu posto all'Indice il 24 luglio 1724. Lasciò vari scritti ascetici, tra cui, editi postumi: Pasticulus florum, spiritualium monitorum... ad Missam devote atque utiliter conficiendam, 2^{text {a }} ed., Bologna 1675; Ristoro spirituale ai poveri agonizzanti, ivi 1715.
Bibl.: Bernardo da Bologna, Biblioteca script. Ord. Min. Cappucc., Venezia 1747, p. 104.
CapeLloni, Paolo, venerabile. - Gesuita, predicatore, n. a Roma il 21 febbr. 1776, m. a Napoli il 14 ott. 1857. Alunno del Collegio romano e del Capranica, compì gli studi dai Domenicani, indi fu precettore nella famiglia Vitelleschi, esercitando il ministero nella chiesa del Gesù, dove fondò una fiorente congrega-
zione mariana di giovani. Nel 1811, rifiutatosi di prestare il giuramento, imposto dai Francesi, fu esiliato a Rieti, donde rientrò nel 1814 per aggregarsi alla Compagnia di Gesù.
Dopo Ferentino, il suo campo di lavoro fu Napoli e la chiesa del Gesù Nuovo (1821-57). Le sue cure principali furono rivolte al popolo e ai soldati, organizzando in loro favore le opere più varie, predicando missioni ed esercizi; sempre con frutto straordinario. Cacciati i Gesuiti dalla sommossa popolare (1848), trovò rifugio a Malta, donde già tornava l'anno seguente, accolto in trionfo. Promosse fervidamente la devozione al S. Cuore di Gesù e all'Immacolata. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1909.
BibL.: AAS. I (1909), pp. 628-20; I. Polcari, Della vita del p. A.C., Roma 1865; F. Canger, Vita del servo di Dio p.P.C., Napoli 1899. Celestino Testore
CAPE TOWN, vicariato apostolicO di. - E l'antico vicariato del Capo di Buona Speranza, distretto occidentale, originato nel 1847 dalla divisione dell'allora unica missione del Capo, con parecchie successive amputazioni di territorio. E affidato al clero secolare e vi lavora un personale cosmopolita, tra non poche difficoltà, che, del resto, sono comuni a tutte le missioni dell'Africa meridionale.
Il territorio si estende per 30.892 kmq., conta'ca. 600.000 ab., dei quali 3 / 5 nella sola capitale C. T.; pochissimi gli ortodossi, ma soverchianti i protestanti, più di 550.231 e 10.000 i maomettani, mentre gli indigeni pagani sono appena 5000 . Secondo le statistiche del 1947: i sacerdoti sono 72 , un po' di tutte le Congregazioni: una metà ca. sono secolari. I fratelli sono 39 e le suore 353 . I cattolici sono 28.700 , catecumeni 394 . Vi sono 30 conventi, 50 scuole di vario grado con 12.176 alunni, 2 ospedali, 3 dispensari, 3 orfanotrofi, 4 "hostels». La missione pubblica il settimanale The Southern Cross, in molte migliaia di copie divulgate in tutta l'Africa meridionale.
BibL.: GM, pp. 271-72; MC, pp. 66-68; Catholic Directory of South Africa, Cape Town 1948, pp. 18-50.
Giovanni B. Tragella
CAPGRAVE, John. - Teologo scolastico ed agiografo agostiniano, n. a Lynn il 21 apr. 1393 e m. il 12 ag. 1464.
Le opere scolastiche restano inedite; stampate: The Chronicle of England (Londra 1858); De illustribus Henricis (ivi 1858); The life of st. Katharine of Alexandria (ivi 1895); Nova legenda Angliae (Oxford 1901); Lives of st. Augustine... (Londra 1910); Ye solace of pilgrimes, a description of Rome (ivi 1911).
BibL.: J. F. Ominzer, Bibliotheca august., Incolstadt 1768, pp. 200-202; Ch. Gross, The sources and literature of English hist., Londra 1900, p. 564; Anon., in Encyclop. Britan., IV (1906), p. 792. David Gutierrez
CAPILLA, ANDRÉs. - Certosino spagnolo, scrittore ascetico. N. a Valenza nel 1529, m. ad Urgel il 22 sett. 1609. Entrato a 15 anni nella Compagnia di Gesù, insegnò teologia a Valenza, poi al Collegio Romano. Dopo vari tentativi infruttuosi, ebbe da s. Pio V il permesso di ritirarsi fra i Certosini (Scala Dei presso Tarragona, 1569). Fu priore in varie certose d'Italia e Spagna e nel 1587 fu consacrato vescovo di Urgel. Come scrittore ascetico ha notevole importanza; fu lodato da s. Francesco di Sales.
Sue opere principali, che ebbero molte versioni e ristampe: Libro de la oración en que se ponen consideraciones sobre los Evangelios de todos los domingos del año y algunas fiestas principales, Lerida 1572; Manual de ejercicios espirituales, ivi 1576; Libro segundo de la oración... consideraciones de todas las ferias de cuaresma, Saragozza 1577; Libro tercero... consideraciones de los Evangelios de algunas fiestas principales de los santos, Salamanca 1580; è il suo capolavoro e fu tradotto in latino, italiano e francese. Per primo esso propone come soggetto di meditazione i testi
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evangelici del proprio liturgico del tempo e dei santi. Con i suoi Commentaria in Ieremiam prophetam (Certosa di Scala dei 1586) C. si rivela esegeta erudito.
BibL.: J. De Vellès, Primare instituta de la sagrada religión de la Cartuja, Madrid 1663; L. Le Vasseur, Ephemerides ordinis cartusiensis III, Montreuil 1890 sgg., pp. 334-40: Monumenta historica Societ. Jesu, XX: Monmente Borgiae, IV, Madrid 1910, pp. 438-79.492. 509-12.677; J. de Guibert, s. v. in DSp. II, coll. 117-19.
Felicissimo Tinivella
CAPILLAS, Francisco Fernández de, beato. Domenicano spagnolo, missionario e martire, n. a Baquerín de Campos, il 14 ag. 1607, m. presso Fuan (Fo-Kien) il 15 genn. 1648. Dopo dieci anni di missione nelle Filippine ( 1632-42 ), dove fu anche vicario di Cayagan e Tuá, passo in Cina, nella quale raccolse buona messe di conversioni, nonostante l'imperversare della guerra e delle persecuzioni. Sorpreso presso Fuan, dopo una torturante prigionia, fu decapitato. Fu beatificato da Pio X (2 maggio 1909) e la festa assegnata al 15 genn.
Di lui abbiamo una relazione assai interessante sulla missione di Cina, scritta durante la prigionia.
BibL.: AAS, I (1909), pp. 452-58; A. M. Bianconi, Vita del B. F. da C., Roma 1909; A. Huenier, Bannertrièger des Krenzes, I, Friburgo in Br. 1913, pp. 19-30; B. Bierman, Die Anfänge der neuere Dominikanermission in China, Münster 1927; Streit, V, pp. 787 e 921.
CAPILUPI, Ippolito. - N. in Mantova da Benedetto, che l'Ariosto loda nel Furioso e il Bandello onorò con la dedica di una novella, nel 1511 , crebbe alla corte del Gonzaga, paggio della celebre Isabella d'Este e compagno di suo figlio Ercole Gonzaga. Istruito ed abile, divenne il segretario di Ercole non appena fu decorato della porpora e poscia suo agente a Roma, suo corrispondente ed informatore, e per quattro volte suo conclavista. Nel pontificato di Giulio III fu anche agente di Ferrante Gonzaga, e, perché legato alla Spagna o per altro, non fece progressi nella carriera ecclesiastica se non sotto Pio IV, che lo fece vescovo di Fano e nunzio a Venezia, mentre Paolo IV, antispagnolo, lo aveva tenuto chiuso in Castel Sant'Angelo per 13 mesi. Nel 1564 si ritirò a Fano e vi condusse a termine la Cattedrale; ma, non nato per fare il vescovo, rinunziò alla diocesi e si ricondusse a Roma, dove, nel palazzo di Campo Marsio da lui restaurato con i consigli di Michelangelo, chiuse i suoi giorni nel 1580 . Fu sepolto in Aracoeli e per la sua tomba detto l'epigrafe il Muret. Poeta, meno valente tuttavia del fratello Lelio autore dei Centoni virgiliani, editore delle poesie sue e dei fratelli; amico di letterati e di artisti, tra i quali ebbe famigliari B. Tasso, Michelangelo e Tiziano; sagace raccoglitore di quadri, anticaglie, incunabuli e codici, rimase sempre l'uomo del Rinascimento umanistico, estraneo alla rinnovazione religiosa che maturava nei suoi anni.
BibL.: G. B. Intra, Di I. C. e del suo tempo, in Arch. stor. lomb., 20 (1893), pp. 76-142; qualche notizia in carte mazzachelliane nel cod. Vat. lat., 9291, f. 23: L. Renier, Cultura e relazioni letterarie d'Isabella d'Este, in Giorn. stor. della letter. ital., 40 (1902), pp. 320 e 322; H. Biaudes, Les nontialures apostoliques permanentes, Helsinki 1910, p. 258; L. Berra, Cinque lezioni inedite di Lelio C., in Arch. della Soc. rom. di stor. patr., 53-55 (1930-32), p. 358, n. 1.
Luigi Berra
CAPISTRANO, Giovanni da, santo: v. giOVANNI da CAPISTRANO, santo.
CAPISUCCHI, Raimondo. - Teologo e cardinale domenicano, n. a Roma il 5 nov. 1616, m. ivi il 22 apr. 1691. Religioso nel convento della Minerva a Roma (8 giugno 1630) dove studiò e poi insegnò per vari anni. Maestro in teologia nel 1644, fu socio del maestro dei S. Palazzi, quindi segretario della Congregazione dell'Indice (1650-54), maestro dei SS. Palazzi dal
1654 al 1663, quando dovette dimettersi per l'invidia e i raggiri dei suoi avversari. Ma dieci anni dopo (io genn. 1673), fra l'approvazione generale, Clemente X lo richiamò a quel delicato ufficio e lo nominò pure consultore di varie congregazioni romane. Fu creato cardinale il 4 sett. 1681. Venne sepolto nella cappella di famiglia in S. Maria in Portico; il suo cuore si conserva nella basilica della Minerva.
Lasciò varie opere teologiche, storiche e oratorie. Si ricordano: Controversiae theologicae selectae scholasticae, morales, dogmaticae, scripturales ad mentes divi Thamos (Roma 1670); Appendices ad easdem controversias theologicas (ivi 1671); l'una e l'altra opera furono riviste e riedite a Roma nel 1678; Quaestiones theologicas selectae morales et dogmaticae, cui è aggiunta una Dissertatio historico-theologica de haereticis praedestinationis et illorum erroribus (ivi 1648 ).
BibL.: Quétif-Echard, II, pp. 729-30; A. Touron, Histoire des Hommes illustres de l'Ordre de S. Dominique, V, ivi 1748, pp. 649-58; Hurter, IV, col. 347-48; A. Wols, I Cardinali domenicani, in Memorie domenicane, 57 (1640), p. 48.
Allonso D'Amato
CAPITALE. - Dicesi un bene risparmiato (non consumato) adibito ad ulteriore produzione. Per l'impresa ogni bene, materiale o immateriale, applicato al processo produttivo, quindi anche ogni apporto di lavoro, implica spesa di c.
Dunque, il c. in forma monetaria è un complesso potenziale di strumenti della produzione. Distinguesi il c. fisso, capace di ripetuti servizi ed il cui costo può essere ripartito su più esercizi contabili (ammortamento), dal c. circolante che si esaurisce nell'ambito di un solo processo produttivo. Il c. è indispensabile per la produzione di qualsivoglia bene (materiale) e di quasi ogni servizio (bene immateriale). La produttività dei processi produttivi è strettamente connessa con la disponibilità di c. e questa, a sua volta, dipende dalla disponibilità di reddito reale e quindi dal livello della produzione precedente, nonché dalla propensione al risparmio della popolazione. Perciò, la formazione del c. è in gran parte legata alle mutevoli e difficilmente schematizzabili e prevedibili decisioni individuali. Le banche possono correggere soltanto limitatamente, attraverso la manovra del tasso d'interesse sui depositi, tale fenomeno; ed esse stesse sono in grado di «creare credito», cioè c. monetario, solamente in quanto vi sia per loro una conveniente possibilità di concorrere, finanziandola, alla prefornazione di redditi nelle imprese, redditi che diverranno sostanziali soltanto con la vendita dei prodotti così ottenuti.
La creazione di c. da parte degli istituti di credito è pertanto limitata dallo stato degli affari e dalla conservazione di un dato rapporto di copertura tra moneta bancaria, emessa per mobilizzare il c. d'origine creditizia concesso alle imprese, e disponibilità di liquido per fronteggiare il pagamento degli assegni.
Un processo produttivo dicesi più o meno capitalistico a seconda che esso comporti l'impiego di maggiori o minori quantità di beni stru