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, archeologici, linguistici e etnografici di non eguale valore scientifico, perché talvolta entusiasmo, fantasia e preconcetti prevalgono sul senso critico.

Biel.: H. de Charencey, L'histoire et la civilisation du Mexique, in Revue des questioni historiques, 6 (1859, 1), pp. 283-90; A. F. Bandelier, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 743 sg.; Streit, Bibl. III, Aachen 1927; E. Van Cauwenbergh, s. v. in DHG, X (1938), col. 440 sg.
Pancrazio Maarschalkerweerd
BRASsICANUS, Johann Alexander. - Umanista cattolico, n. nel 1500 e m. a Vienna nel 1539. La sua famiglia era di Costanza e detta Köll (cavolo, nome da lui latinizzato in B.). Umanista molto celebre ai suoi tempi e dei più distinti del circolo viennese, si dichiarò apertamente per il cattolicesimo contro Lutero, soprattutto in seguito ai suoi studi sopra i SS. Padri, di cui pubblicò specialmente il De gubernatione Dei di Salviano (1530) e De sinceritate christianae fidei dialogus (1530) di Gennadio.

Biel.: Hurtus, II (1906), col. 1275 sgg.; J. Sauer, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 744. Antonio Ferrus
BRATISLAVA (Pressburg, Pozsony). - Capitale della Slovacchia, sul Danubio, alle pendici dei Carpazi.

Fu accampamento dei Romani; poi nel sec. ix castello della Grande Moravia, quindi parte dell'Ungheria. Nel ro95 si ha la prima notizia della prepositura di B., con giurisdizione quasi vescovile su parte dell'arcidiocesi di Strigonia.
B. fiud specie nei secc. xvı-xvııı, Dal 1536 al 1791 vi si incoronarono i re di Ungheria. Il castello sul Danubio fu residenza imperiale fino al 1780; allora Giuseppe
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Bratislava - Veduta dell'antico centro; palazzo Primaziale e Municipale, in alto il Castello (secc. xv-xvili).
II trasferì la corte a Vienna e vi fondò il seminario rimastovi fino al 1802 . Fino al 1848 fu sede delle diete nazionali. Nel sec. xix l'importanza di B. diminuì sempre più, fino al 1918, quando divenne città principale della Slovacchia, anzi capitale tra il 1939-43. Prima del 1918 aveva ca. 50.000 ab., nel 1947 ca. 173.000 (Slovacchi, Tedeschi e Ungheresi).

I monumenti principali sono: il castello reale (in rovina), la chiesa collegiata di S. Martino (1350-1452), ove gli arcivescovi di Strigonia incoronavano i re d'Ungheria; ivi è la tomba di s. Giovanni l'Elemosiniere (v.); la chiesa dei Francescani (1297), quella gotica già delle Clarisse (sec. xv), la chiesa della S.ma Trinità (17171725) con cupola prospettica di A. Galli Bibbiena (1736), il palazzo già del primate d'Ungheria (1781, ora palazzo del Comune).

Nel 1948 si hanno: 132.000 cattolici; 25.000 protestanti, 8000 Ebrei, 8000 di altre religioni; 25 chiese cattoliche, e 11 parrocchie. Benché capitale, non ha vescovo residenziale. Fino al 1922 appartenne a Strigonia, ora dipende da Tirnava. L'antica prepositura ha un Capitolo di 12 canonici, uno dei quali è vescovo ausiliare di Tirnava. Dal 1956 ha il seminario maggiore e la facoltà teologica, un ufficio centrale dell'Azione cattolica slovacca (UKK-ora soppressa), un collegio universitario "Svorodov", per 400 studenti, roccaforte del cattolicesimo slovacco (ora confiscato), l'istituto centrale «Caritas», ecc. Vi si trova la casa madre delle Figlie del S.mo Salvatore, 11 case religiose maschili e 20 femminili.

Nei dintorni della città sorgono le rovine del castello Devin, uno dei probabili luoghi del centro della Grande Moravia e della sepoltura di s. Metodio (v. cirillo e metodio). Vicino è il santuario mariano: Marianka, con l'antico monastero dei monaci Paolini (1377), ora dei Consolatori del S. Cuore. E meta di pellegrinaggi.

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BibL.: T. Ortvay, Pozzony vdros története (a Storia di B. o). Presburgo 1892; E. Fortisch, Geschichte der Stadt P., ivi 1933; Schematismus Administrationis Apostolicae Tyrannienis pro anno Domini 1948, Timava 1948, pp. 37-53; Slovanskd B., Bratislava 1948; J. Kalman, Pamiatky B. (a I monumenti di B. o), ivi 1948 .

Michele Lacko

BRAULIO di Saragozza, santo. - Vescovo di Saragozza, n. ca. il 590, m. nel 651. D'illustre famiglia ispano-romana, fu educato a Saragozza nel monastero di S. Engracia; verso il 620 passò a Siviglia alla scuola diretta da s. Isidoro, col quale si legò di profonda amicizia. Ne incoraggiò e aiutò la composizione delle Etymologiae e ne curò, pare, l'edizione (637), dividendole in 20 libri. Dopo la sua morte aggiunse al De viris illustribus il catalogo delle opere di Isidoro stesso ed un elogio entusiasta. Successe al fratello Giovanni nel vescovato di Saragozza (631) e divenne ben presto il membro più importante dell'episcopato spagnolo per la sua dottrina. Le lettere, indirizzate a coloro che gli chiedevano consiglio, mostrano il suo giudizio retto, la sua discrezione ed erudizione da nessuno superati se si eccettui s. Isidoro. Il movimento intellettuale della Spagna visigotica deve molto a lui, sia per i suoi lavori personali, sia per gli studi che stimolò in ogni modo, facendo copiare anche manoscritti e ricercare codici. Partecipò al IV, V e VI Concilio di Toledo, brillando per la sua scienza canonica: nell'ultimo compilò la famosa lettera di risposta ad Onorio I, che aveva accusato l'episcopato spagnolo di mollezza e di debolezza verso gli Ebrei. Il suo culto sorse e si sviluppò verso il xili-xiv sec.

Scrisse la Vita di s. Emiliano, molte volte stampata, il cosiddetto Smaragdus di Toledo, opuscolo agiografico, numerose composizioni musicali e, forse, la Passio st. innumerabdium Caesaraugustanorum martyrum. Nel sec. xviri furono scoperte in un codice di León 44 lettere di B. pubblicate in España sagrada, XXX, Madrid 1773 e ripubblicate dal Risco nel 1859 (PL 80, coll. 649-700). Una nuova edizione più accurata ne fece J. Madoz, Epistolario de s. B. de Zaragoza, Madrid 1941, con un'antica traduzione spagnola del sec. xv. Recentemente però il p. M. Alamo (Rev. hist. eccles., 38 [1942], p. 417 sgg.) emise seri dubbi sull'autenticità di parte di queste lettere, che sarebbero state composte nel sec. ix per servire come modelli di stile. In ogni modo quelle sicuramente autentiche sono ottima fonte per ricostruire la personalità di B. e la testimonianza più importante per penetrare nell'intimità della Chiesa visigotica della prima metà del sec. vir. Sul contributo di B. alla liturgia mozarabica, cf. quanto accenna il p. Alamo, ibid., p. 421.

BibL.: J. Pérez de Urbel, s. v. in DHG, X, coll. 441-53; A. Lambert, La famille de st-Baulio et l'expansion de la régle de Jean de Biclax, in Revista Zurita (Saragozza), I (1933), pp. 69-80; Noemi Crostarosa Scipioni

BRAUN, Johann Karl. - Sacerdote, sostenitore dell'educazione popolare e della elevazione sociale in Alsazia, n. a Gebweiler il 20 luglio 1820, m. a Einsiedeln (Svizzera) il 24 giugno 1877. B. è particolarmente noto per l'attività da lui svolta in favore dell'educazione dei giovani, della cura degli orfani e dello sviluppo della letteratura educativa per il popolo. Il suo merito maggiore tuttavia sta nell'aver fondato una stampa tedesca per i cattolici d'Alsazia. Fu egli stesso scrittore e si segnala per la nobiltà con cui usa lo stile popolare e per il suo gusto raffinato. Tra le opere da lui pubblicate sono degne di menzione le ricerche sulle leggende tedesche.

BibL.: E. Cl. Scherer, s. v. in LThK, II, col. 527.
Gustavo Gundlach
BRAUN, JOSEPH. - Storico dell'arte e archeologia tedesco, n. a Wipperfürth di Renania il 31 genn. 1857, m. a Pullach l'11 luglio 1947. Gesuita dal 4 ott. 1890 in segno storia dell'arte nelle facoltà teologiche dell'Or-
dine a Valkenburg (Olanda) e a Francoforte sul Meno; e fu creato dottore honoris causa dalle Università di Münster e di Monaco per i suoi fondamentali lavori archeologici e liturgici. Con le sue pubblicazioni sulle chiese della Compagnia di Gesù distrusse la teoria del cosiddetto «stile gesuitico».

Le sue opere più importanti sono: Die Liturgische Gewandung im Okzident und Orient (1907); Die Belgischen Fesuitenkirchen (1907); Die Kirchenbauten der deutschen Jesuiten (3, 1908; II, 1910); Handbuch der Poramentik (1912), tradotto in italiano; Spanions alte fesuitenkirchen (1913); Liturgik (1920); Meisterwerke der deutschen Goldschmiedekunst der vorgatischen Zeit (1922); Der christliche Altar (2 voll., 1924); Das Altargerät in seiner geschichtlichen Entwicklung (1931); Die Reliquiare des christlichen Kults und ihre Entwicklung (1940); Tracht und Attribute der Heiligen in der Deutschen Kunst (1943).

BibL.: M. Scaduto-E. Lamalle, P. 7. B., in Archivam Historicam S. J., 16 (1947), pp. 225-26. Enghelberto Kirschbaum

BRAUN, Karl. - Gesuita e astronomo tedesco, n. a Neustadt (Assia) il 27 apr. 1831, m. a Radegund (Stiria) il 1^{°} giugno 1907. Fu alunno del collegio Germanico a Roma e discepolo del p. Angelo Secchi. Insegnò scienze prima nel seminario di Fulda e, dopo il suo ingresso nella Compagnia di Gesù ( 1861 , nella provincia d'Austria), a Pressburg ai giovani religiosi. Dal 1878 al 1884, fu il primo direttore della nuova specola eretta a Kalocsa (Ungheria) dall'arcivescovo card. Haynald; nel 1886 pubblicò le osservazioni ivi fatte. Ritiratosi, per motivi di salute, nel collegio di Marisschein (Moravia), vi effettuo, in dieci anni assidui di studio e di lavoro, una nuova misurazione più precisa della costante della gravitazione terrestre (pubblicata nel vol. LXIV delle Memorie dell'Accademia di Vienna). Incontrò pure notevole favore la sua cosmogonia cristiana: Über Kzunogonie vom Standpunkt christlicher Wissenschaft (Münster 1889, 3^{text {a }} ed. 1905).

BibL.: B. Carrara, L'opera scientifica del p. C. B., in Rivista di fisica, matematica e scienza naturali, 15 (Pavia 1907), pp. 358365; A. Linsmeier, P. K. B. S. 7. Shizze seines Lebens u. seiner Wissenschaftlicher Tätigkeit, in Natur u. Offenbarung, 54 (1908), pp. 193-200, 274-85.

Edmendo Lamalle
BRAUN, Matyàs Bebnard. - Scultore, n. nel 1684 a Otz nel Tirolo, m. il 15 febbr. 1738 a Praga.

Si formò e svolse la sua operosità esclusivamente in Boemia, alla cui storia artistica appartiene integralmente. Tipico esponente del più maturo gusto barocco, conferì alle sue opere carattere ornamentale, inquadrandole positivamente nell'effetto paesistico delle città; massimo esempio le statue per il ponte Carlo a Praga (gruppo di s. Luitgarda e statua di s. Ivo, rispettivamente del 1710 e del 1711), le colonne votive di Teplice (1718) e di Jaromer (1723-27) e i tredici santi attorno alla chiesa di Lysa.

Altre opere notevoli : Cristo sulla Croce nella chiesa conventuale di Pissy, gli altari e i confessionali della chiesa di S. Clemente a Praga (1712-15), le statue degli Evangelisti, di otto angeli, di s. Venceslao e Procopio a Litomysl, S. Uberto , e il sereo con la Croce nella proprietà della famiglia Sporck a Kuka. Moto è il sarcofago del conte Slik nella cattedrale di S. Vito a Praga.

BibL.: Z. Wirth, Die cechoslovakische Kunst von der Orzeit bis zur Gegenwart, Praga 1926.

Miroslav Stumpf
BRAUN, Placidus. - Storico benedettino, n. a Peiting il 2 genn. 1756, m. ad Augusta (Baviera) il 23 ott. 1829. Entrò nell'Ordine nel 1775 e nel 1785 divenne bibliotecario e poi archivista del monastero di S. Ulrico ed Afra ad Augusta. Spiegò grandissima attività nel campo degli studi storici e diplomatici, col dar notizia dei manoscritti, dei preziosi incuna-

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buli e dei documenti del monastero; inoltre perseguì con tutti i mezzi la restituzione dei beni alle corporazioni religiose che col trattato di Ratisbona (1803) erano stati devoluti allo Stato. Religioso esemplare, ottenne nel 1820 il ristabilimento dell'Ordine benedettino in Baviera.

Pubblicò : Notitia historica-literaria de libris usque ad annum 1479-1500 impressis in bibliotheca liberi ac imperialis monasterii ordinis s. Benedicti ad SS. Ulricum et Afram Augustae exstantibus, 2 voll., Augusta 1788-89; Notitia historica-literaria de codicibus manuscriptis ecc., 6 voll., ivi 1791-96; Geschichte der Bischöfe von Augsburg, 4 voll., ivi 1813-15, accompagnato da Codex diplomaticus episcopatus Augustani, in 2 voll., oltre alla vita di s. Silperto (1792), di s. Ulrico (1796) e di s. Afra (1804) e a molti altri libri sulla storia ecclesiastica di Augusta.

Bibl.: U. Berlière, Le p. P. B. bénédictin de S. Ulrich. in Revue Bénédictine, 16 (1899), pp. 1-13, pubblicato anche in Mélange d'histoire bénédictine, 2 (1899), pp. 144-46; A. Schröder, Die Aufhebung des Ben.-Reichsstifts S. Ulrich und Afra, Monaco 1929.

Renata Orazi Ausenda
BRAUNSBERGER, OTTo. - Gesuita tedesco, n. a Füssen (Baviera) nel 1850, m. a Roermond il 26 marzo 1926; fu ordinato sacerdote nel 1874; entrò nella Compagnia nel 1878.

Pubblicò parecchi articoli e studi di storia religiosa, ma l'opera della sua vita fu l'edizione della corrispondenza di s. Pietro Canisio, in 8 voll. (B. Petri Canisii Epistulae et acta, 8 voll., Friburgo in Br. 1896-1923); lasciò manoscritti due tomi di supplemento, ancora inediti. Per terminare detta edizione, rifiutò di scrivere una vita estesa del Canisio, ma ne lasciò tuttavia un profilo: Petrus Canisius, ein Lebendbild (Friburgo 1917; adattamento italiano di G. De Giovanni, Isola del Liri 1925).

Bibl.: Fr. van Hoeck, P. Dr. O. B., in Studien, 105 (1926), pp. 465-68.

Edmondo Lamallo
BRAURONIE (Bрәцрѝчıв). - Feste in onore di Artemide, celebrate a Brauron sulla costa orientale dell'Attica e particolarmente destinate alle donne. Sacerdotesse della dea erano le orse, fanciulle ateniesi fra i 5 e i 10 anni, vestite di un peplo color di croco; esse ricordano altri sacerdozi a nome di animale in Grecia e in Asia Minore. Per alcuni sarebbero un resto di travestimenti animaleschi quali appaiono frequentemente nel culto minoico, per altri testimonierebbero che la dea aveva in origine aspetto di animale. Nelle B. era sacrificata una capra; alla festa partecipavano le canefore, ciò che presuppone una processione al santuario. Ogni cinque anni le B. erano celebrate in forma più solenne: Atene mandava legati ed allora probabilmente avevan luogo quelle gare di rapsodi che Pisistrato sembra aver preso a modello per le Panatenee. Alle B. si ricollega la leggenda secondo la quale dei pirati pelasgi, lemnii o tirreni, avrebbero rapito le donne attiche intervenutevi.

Bibl.: Essen, s. v. in Pauly-Wissowa, III, col. 822 sge.; L. Deubner, Attische Feste, Berlino 1932, p. 207 sgg.; M. Nilsson, Gesch. der griech. Religion, I, Monaco 1941, p. 428 sgg.

Luisa Banti
BRAVI, Giuseppe Maria. - Silvestrino, Vicario Apostolico di Colombo (Ceylon), n. a Monte Santo, diocesi di Fermo, il 16 dic. 1813. Inviato da Gregorio XVI nel 1845 assieme ai confratello Emiliano Emiliani nella missione di Ceylon attese alla cura di 30 mila cristiani, confessando e predicando in singalese, portoghese, tamul e inglese.

Tra le numerose chiese da lui costruite, singolare la cattedrale di Colombo, una delle più belle dell'Estremo Oriente. In una sola visita apostolica amministrò la Cresima a undicimila cristiani. Compose lo scisma di Goa. Operò prodigi a favore degli infedeli, buddhisti e maomettani. Fu detto l'Apostolo di

Ceylon ed era certo uno dei più grandi pionieri delle missioni in India. Morì il 15 ag. 1860 durante il viaggio nel Mar Rosso, e fu sepolto a Suez; quindi la sua salma fu ricondotta a Colombo e tumulata nella vasta Chiesa di S. Filippo Neri.

Bibl.: Ius Pontificium de Propaganda Fide, V-VI, Roma 1883-1909; L. Cinquiani, Trent'anni di missione al Ceylon. Napoli 1890; S. J. Perora, Historical Sketches (Ceylon church history), Jaffna 1938; The Apostolate of the Right Rev. Dr. Yoseph M. B. O. S. B. in Ceylon, Colombo 1943.

Stefano Pedica
BRAZZA: v. LESICA.
BRAZZAVILLE, vicariato apostolico di. - La città di B., capitale dell'Africa equatoriale francese, sulla destra del Congo, nel punto dove il fiume si allarga formando lo Stanley Pool, ha 25.000 ab. E unita all'Oceano Atlantico dalla ferrovia Congo-Océan, che parte dal porto di Pointe Noire.

Il vicariato apostolico di B., chiamato così dal 21 giugno 1922, è l'antico vicariato del Congo superiore francese (o Ubanghi), creato il 14 ott. 1890, e già in parte, Congo francese (1886). Nel 1909 se ne staccò la regione settentrionale per formare la prefettura di Ubanghi (oggi vicariato apostolico di Bangui [v.]).

Primo vicario apostolico ne fu l'illustre mona. Augouard. Per quindici anni parve si lavorasse invano: poi, come di colpo, quelle feroci tribù si volsero alla religione cattolica. Dopo 40 anni si avevano 40.000 cattolici. Attualmente la missione incontra ancora serie difficoltà: la nuova mentalità indigena, avida di guadagni, di benessere materiale, di libertà; la piaga della poligamia generale, con i noti disordini di matrimoni forzati, per arginare i quali si è creata una cassa dotale e si reclamano dal governo norme regolatrici del matrimonio; infine il protestantesimo. La missione ha dal 1911 il suo seminario minore, a cui nel 1947 si aggiunse un seminario maggiore. Ha dato vita a una Congregazione di fratelli indigeni (dirigono fra l'altro la falegnameria a Linzole) e una di suore indigene; di suore europee vi sono due Congregazioni, quella di S. Giuseppe di Cluny, che, dal 1892, lavora nelle stazioni del Basso Congo (a B. e a Kindaneba) e quella delle Francescane missionarie, nella regione dell'Alima al nord : scuole femminili, dispensari e formazione delle spose cristiane costituiscono le loro occupazioni. E viva l'attività linguistica dei missionari, con grammatiche, dizionari, catechismi ed altri libri d'istruzione cristiana.

La popolazione è di ca. 400.000 ab. su di una super. fice di 200.000 kmq .; il movimento di conversioni è consolante : dal 1935 al 1939 si ebbero in media aumenti annuali di 4000 cattolici. L'ultima statistica (1948) registra 100.752 cattolici assisttti da 57 missionari, di cui 6 indigeni; 23 fratelli di cui 6 indigeni; 37 suore di cui 9 indigene; 293 catechisti. I protestanti sono ca. 40.000 e i pagani ca. 240.000 . Le scuole elementari sono 39 con 5.890 alunni; le medie 4 con 348 alunni; le superiori 4 con 38 alunni; le professionali 10 con 434 alunni; le normali 1 con 18 alunni.

Bibl.: Echo aus den Missionen, Der Kongr. vom H. Geist, 1930, pp. 144 sgg.; GM, p. 251; MC. pp. 22-36; Archivio di Prop., Prospectus status missionis, pos. n. prot. 3035/48.

Giovanni Battista Tragella
BREASTED, James HenRY. - Egittologo, n. il 27 ag. 1865 in Rochford (U.S.A.), m. il 2 dic. 1935. Dal 1905 al 1925 fu professore a Chicago di egittologia e di archeologia egiziana; vi fondò e diresse l'Istituto Orientale. Nel 1905-1907 compì una spedizione archeologica in Egitto per conto dell'Università di Chicago; dal 1919 diresse scavi nell'Egitto superiore, in

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Asia Minore, in Palestina. Pubblicazioni principali : Ancient Records of Egypt ( 3 voll., Chicago 1906; nuova ed., ivi 1924); Conquest of Civilization (Londra 1926); The Edwin Smith surgical papyrus (Chicago 1930).

Bibl.: W. R. Dawson, 7. H. B., in Journal of Royal Asiatic Society. 1936. pp. 179-84.

Giuszino Boson
BREBEUF, Giovanni de, santo: v. canadesi, martiri santi.

BREDA, diocesi di. - In Olanda, suffraganca di Utrecht. Occupa la parte occidentale della provincia civile del Brabante settentrionale e la parte meridionale della provincia civile di Zelanda. Quasi l'intero territorio della diocesi attuale apparteneva nel medioevo alla diocesi di Liegi, ma con la nuova divisione delle diocesi dei Paesi Bassi nel 1559, fu sottoposto alla diocesi di Anversa; dal 1798 fu amministrato da due vicari generali, dal 1803 da un vicario apostolico fino al 1853 , quando B. fu eretta a diocesi. Seminari diocesani sono a Ginneken (il minore) e Hoeven (quello maggiore). La diocesi conta 124 parrocchie con ca. 400.000 ab. di cui 322.000 cattolici; i sacerdoti secolari sono 430 e i regolari 325 (1948).

Bibl.: De Katholieke Encyclopaedie, VI, pp. 181-82; XVII, p. 127; P. Polman, s. v. in DHG, X, coll. 484-6r.

Cesario van Hulst
BREDENBACH, Matthias. - Umanista e polemista cattolico tedesco, n. a Kierspe (ducato di Berg) il 1499, m. a Emmerich il 5 giugno 1559. Compiuti gli studi all'Università di Colonia, fu nel 1524 nominato professore al ginnasio di Emmerich, e nel 1554 rettore: carica che tenne fino alla morte.

Oltre a varie opere di carattere letterario, in polemica contro i protestanti scrisse: De dissidiis (Colonia 1557), che costituisce l'opera più importante del B. Per difendersi dagli attacchi che quest'opera gli procurò scrisse nello stesso anno 1557 una Apologia pro acerbitatibus in Lutherum in libro de dissidiis (ivi 1557), e più tardi, contro il luterano Enrico Pileus, Hyperaspistes pro suo de componendis in religione dissidiis libello. Quest'opera però fu pubblicata nel 1560 , dopo la morte del B., dal figlio Tilmann, al quale si deve anche la pubblicazione postuma delle altre due opere: In psalmos et evangelium secundum Matthaeum commentarium (ivi 1560), e Epistolue duae de negocio religionis (ivi 1567).

Bibl.: H. Keussen, Die Matrikel der Universität Köln, II, Bonn 1919, p. 834; H. Mertens, s. v. in LThK. II, col. 235; E. Van Cauwenbergh, s. v. in DHG, X, coll. 494-95.

Francesco Carpino
BREFOTROFIO. - Da ßpéqos «neonato» e трéqos «nutro». Istituto adibito all'assistenza dei bambini illegittimi non riconosciuti, vale a dire dei bambini che sono denunciati all'ufficio di Stato civile come nati da padre ignoto e da madre che non consente di essere nominata.

Prima della costituzione dei b. tali bambini venivano troppe volte abbandonati presso gli usci delle chiese, i giardini dei conventi, quelli degli ospizi ed ovunque ci fosse la speranza che gente pia, mossa a compassione del piccolo essere abbandonato, lo prendesse in custodia.

Fu merito dell'arciprete Dateo, commosso dalla sorte di questi bambini e spinto dal dilagare di questi crimini, l'aver offerto nel 787 una casa di sua proprietà a Milano sita nei pressi della chiesa di S. Salvatore, perché servisse di rifugio ai poveri derelitti. Nell'atto della fondazione così si esprime: "Volo atque statuo, ut cum tales feminae quae, istigante adversario, ex adultero conceperint et parturierint, si in Ecclesia provenerint, continuo per Praepositum colligantur et collocentur in predicto xenodochio, atque nutrices eis provideantur, mercede conductae, quae parvulos lacte nutriant" (L. Muratori, Antiq. Ital. Med. Aeri, III, Milano 1740, col. 588).
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(per carticio del prof. E. Aeri)
Brema - Chiesa dedicata alla Vergine (1400-1540), ora protestante.

Un secolo dopo a Cremona, nell'87o, l'arciprete Ansperto fondò il primo asilo "pro infantulis et parvulis peccato natis" ove trovarono ricetto i figli naturali ed illegittimi, privi dell'assistenza dei genitori.

Queste due istituzioni, create per prime in Italia, e da due ecclesiastici, rappresentano l'inizio dell'assistenza ai bambini illegittimi e quindi l'inizio di quelle istituzioni che si chiamarono b. e che si diffonderanno col tempo in tutta l'Italia e nel mondo.

Fra i più antichi b. va ricordato quello di Bergamo fondato nel 1100 dai padri Crociferi, quello di Napoli intorno al 1300 da una "Congrega" o "Frutria "in occasione del ritrovamento sulla soglia della chiesa dell'Annunziata di una creatura abbandonata; quello di Roma fondato nel sec. xirt da papa Innocenzo III; mentre all'estero fra i più antichi vanno ricordati i ricoveri e gli asili fondati a Montpellier nel sec. x, quelli di Marsiglia e di Borgogna; e poi in Spagna da s. Tommaso da Villanova.

Un particolare storico importante è la istituzione presso i b. della cosiddetta "ruota" che fu istituita per la prima volta nell'asilo di Montpellier verso il 1480 e poi, probabilmente subito, a Roma, presso l'ospedale di S. Spirito, dove anche oggi viene conservata come cimelio storico.

Come è noto, la "ruota" serviva per far accogliere dentro l'ospizio il bambino, senza che la madre potesse essere riconosciuta. La "ruota" si può rassomigliare ad un cilindro diviso in due da una separazione verticale che lascia due scompartimenti: uno anteriore e uno posteriore e il tutto roteante su un perno, di guisa che il bambino deposto dallo esterno potesse farsi pervenire all'interno, girando la ruota stessa.

Attualmente in Italia quasi tutte le province sono dotate di un b. Vengono in essi ricoverati per legge gli illegittimi e si dà facoltà alla madre naturale di accompagnare il bambino allo scopo di poter assicurare ad esso l'allattamento materno.

Oltre gli illegittimi nati da padre e madre ignoti, la legge stabilisce che possono essere ricoverati, con speciali ordinanze rilasciate dalle federazioni del-

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l'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia e da appositi uffici provinciali di assistenza, anche bambini riconosciuti da uno dei genitori e bambini legittimi che per speciali condizioni non possono essere più allevati nell'ambiente familiare (povertà dei genitori, morte della madre, malattie tubercolari in famiglia, ecc.).

Questa ampliata funzione nel genere di assistenza ha fatto si che in questi ultimi anni i più importanti b., come sono quelli di Roma e di Milano, hanno cambiato la loro denominazione di b. in quella di "Istituto provinciale per l'Assistenza all'Infanzia ".

Tutta una legislazione contempla la funzione giuridica e sanitaria di detti istituti. Essi debbono essere attrezzati in modo da provvedere locali per il ricovero di bambini sani e luetici, reparti di infermeria di contumacia e di isolamento, nonché gabinetti di analisi cliniche specialmente attrezzati per la ricerca della lues creditaria.

La legge sull'assistenza al bambino illegittimo non vuole perdere di vista la sua funzione moralizzatrice e dispone che la direzione dell'istituto (D. L. 8 maggio 1927, n. 798), quando venga richiesta la pubblica assistenza per un illegittimo, debba compiere, nei modi che più ritenga opportuni, riservate indagini per accertarne la madre, allo scopo di constatare, ove sia possibile, le condizioni sanitarie di quest'ultima, di procurare all'infante l'allattamento materno e di indurre la madre stessa a riconoscere il figlio. La levatrice ed il medico che hanno prestato assistenza durante il parto alla madre dell'infante, sono tenuti a rispondere alle domande delle persone incaricate delle indagini. In caso di rifiuto si applica l'art. 366 del Codice penale. E rigorosamente vietato di rivelare l'esito delle indagini compiute per accertare la maternità degli illegittimi, ed è fatta, ove ne ricorrono gli estremi, l'applicazione degli articoli 622 e 326 del Codice penale.

Stabilisce inoltre la legge che la madre o il padre possono riconoscere in ogni età il figlio, mentre dà possibilità alla direzione dell'istituto, qualora per informazioni ricevute o per tempo trascorso abbia sufficienti elementi per ammettere che l'abbandono sia stato definitivo, di affidare il bambino a coniugi che, forniti dei documenti necessari, richiedano in custodia un bambino.

L'affidamento può essere fatto o a custodia mercenaria, mediante cioè un contributo mensile che la direzione dà al custode, sia esso un privato o una istituzione collegiale, o a scopo affettivo qualora coniugi richiedenti, senza figli propri, desiderino un bambino per adottarlo.

Bibl.: P. Pica, Maternità ed infanzia, Roma 1941; M. Faberi, Assistenza all'infanzia abbandonata, in Risiuta dell'O,N. M.I., 1948 , fasc. it, p. 77 .

Giuseppe Vitetti
BREGNO, Andrea. - Scultore e architetto, n. a Righeggia presso Osteno nel 1418, m. a Roma nel sett. 1503 : nel 1506 gli fu eretto un monumento funebre nel chiostro di S. Maria sopra Minerva a Roma. Svolse quasi tutta la sua lunga attività a Roma, dimorando in una casa del rione Trevi "in ascensu montis Cabelli" (cf. testamento in data 8 luglio 1503), onde si crede debba identificarsi con quell'Andrea da Montecavallo spesso ricordato nei documenti del tempo. Collezionista e mercante di antiche sculture, traduce tale suo gusto per l'arte classica nei numerosi monumenti funebri e negli altari scolpiti per le chiese di Roma; in queste opere del B., infatti, lo schema toscano rosselliniano (v. rosSELLino, bernardo) della tomba a tabernacolo si arricchisce di un'ornamenta-
zione di, ascendenza lombarda, disciplinata entro termini architettonici di larghezza classica, ispirati alle opere romane del primo Rinascimento. Tali elementi appaiono fusi con particolare misura ed eleganza nel monumento d'Albert in S. Maria in Aracoeli (datato 1465; è la prima opera nota del B. in Roma) e nel monumento Coca in S. Maria sopra Minerva, tipici per l'alto basamento sorreggente il sarcofago alla maniera di analoghi monumenti veneto-lombardi coevi. Insieme con l'altare marmoreo in S. Maria del Popolo (1473), queste prime opere sono fra le più schiette fra quante eseguì il B., il quale si valse poi largamente - per la realizzazione delle numerose commissioni affidategli dal pontefice Sisto IV - dell'attività di scolari e di aiuti, tra cui erano Giovanni Dalmata e lo stesso Mino da Fiesole, dai quali dedusse volta a volta morbidezze di modellato o plastiche asprezze (vedi anche il ciborio di S. Gregorio al Celio, 1469).

La importanza assunta dalla personalità del B. negli sviluppi della scultura della fine del ' 400 supera infatti la portata effettiva delle sue intrinseche qualità artistiche, e causa della larga diffusione che i di lui modelli ebbero attraverso la scuola, tanto da potersi affermare che tutta l'arte plastica di quel periodo a Roma assunse tipica fisionomia per opera del maestro lombardo. I monumenti funebri del card. Capranica e del card. Tebaldi in S. Maria sopra Minerva, del card. Alano in S. Sabina, del vescovo Gonniel in S. Maria del Popolo derivano così dal prototipo dei monumenti d'Albert e Coca: come numerosi altri (del card. Roca, di Giovanni della Rovere, di P. Mellini, di P. Ferricci in S. Maria del Popolo, dell'Albertoni, di F. della Valle, del card. Savelli in S. Maria in Aracoeli) si rifanno al modello - complesso di nicchie con statue nei pilastri laterali - del monumento a Pietro Riario (m. nel 1474) in SS. Apostoli; o agli esempi forniti dal monumento a Raffaele della Rovere (m. nel 1477), ivi, e dal monumento a Cristoforo della Rovere in S. Maria del Popolo. Su disegno dell'autore vennero eretti poi il monumento dei genitori di Sisto IV, a Savona, e il monumento a Pio II, oggi in S. Andrea della Valle, nella cui esecuzione si possono riconoscere artisti diversi. All'attività della scuola del B. furono affidati anche complessi decorativi di fabbriche erette per volere del pontefice Sisto IV; e nei parapetti, nelle incorniciature dei paliotti delle cappelle di S. Maria del Popolo, nella cantoria della cappella Sistina - come nelle cornici delle porte dell'ospedale di S. Spirito - è chiara la traccia della tipica maniera ornamentale del lombardo. Affinità tra le opere plastiche del B. e le parti decorative del prospetto del palazzo della Cancelleria, hanno fatto attribuire all'autore e alla sua scuola - e con buone probabilità - l'esecuzione di gran parte di quell'edificio, identificando così A. B. con l'Antonio Montecavallo ricordato dal Vasari (Lavagnino), mentre rimane ignoto il nome dell'architetto autore del progetto. Da tale partecipazione non appare tuttavia lecito dedurre conclusioni circa una attività propriamente architettonica dell'autore, per cui non è accettabile l'attribuzione a B. della chiesa di S. Maria del Popolo come di altre fabbriche romane di quel periodo. - Vedi Tav. III.

Bibl.: E. Lavagnino, Il pal. della Cancelleria e la chiesa di S. Lorenzo in Damaso, Roma (1924); id., A. B. e la sua bottega, in L'Arte, 27 (1024), pp. 147-63 (con la bibl. prec.): H. Egger, Beiträge zur A. Br. Forschung, in Festschrift für T. Schlosser, Vienna 1927, pp. 122-36; P. Temei, L'architettura a Roma nel Quattrocento. Roma 1942, pp. 220-91 e passim; P. D'Ancona, Umanesimo e Rinascimento, 3^{°} ed., Torino 1948, p. 249.

Maria Vittoria Brugnoli
BREGNO, Antonio. - Detto A. da Como. Scultore, n. a Righeggia (Como), operante con il fratello Paolo nel sec. xv a Venezia, dove si conserva la loro unica opera sicura, la tomba del doge Francesco Foscari (m. nel 1427): monumento fastoso, in cui agli elementi gotici si sovrappongono motivi rinascimentali. Per affinità stilistiche col monumento Foscari, si attribuiscono ad A. B. alcune statue del palazzo Ducale, e quelle della Fortezza e della Temperanza sulla

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porta della Carta. Si crede inoltre di poter identificare A. B. con quell' "Antonio da Rigesio da Como" che nel 1425-26 lavorava con un "maestro Paolo alla mathrm{Ca}^{′} d'Oro, alle dipendenze di Mattia Roversi. L'errata identificazione di A. B. con Antonio Rizzo (A. Venturi, Storia dell'Arte, VI, Milano 1908, p. 1058) ha origine da F. Sansovino (Venetia Città nobilissima, Venezia 1581, pp. 66a; 119 b).

BibL.: P. Paoletti, s. v. in Thieme-Bocker, IV, pp. 568-69 (con bibl.): L. Placierla, Venetianische Bildbaver der Renaissance, Vienna 1921 (v. indice) ; G. Fiocco, I Lamberti a Venezia, III: Imitatori e seguaci, in Dedalo, 8 (1927-28), pp. 449-54.

Elos Grelini
BRÉHAL, Jean. - Domenicano, inquisitore generale di Francia, n. in Normandia al principio del sec. xv. Era già inquisitore generale quando, nel 1452, il card. G. d'Estouteville se lo associó per la revisione del processo di Giovanna d'Arco; il B. vi lavorò atrenuamente quattro anni, e, il 7 luglio 1456 , a Rouen, pronunciò la sentenza di nullità. Ebbe importanti incarichi nell'Ordine e compose alcuni trattati.

BibL.: Quétif. Echard, I, pp. 813-16; T. Deman, Yecune d'Arc et les Cominissins, in Arch. fratr. grand., 1 (1932), pp. 377-87; M. H. Laurent, s. v. in DHG, X, coll. 498-99.

Lulgi Michelini Toccì
BREISLAK, Scipione. - Geologo scolopio, n. a Roma il 16 ag. 1750, m. a Milano il 15 febbr. 1826. Insegnò fisica e matematica in varie case delle Scuole Pie, e soprattutto a Ragusa e a Urbino. Destinato nel 1781 al collegio Nazareno di Roma, rese celebre il suo nome con le magnifiche accademie, nelle quali furono fatti esperimenti di fisica e di chimica mai visti in Roma per il passato. Nel 1787 andò a Napoli, dove si applicò a studi vulcanologici, donde derivò la sua specializzazione nelle materie geologiche nelle quali acquistò poi grande credito, anche per la pubblicazione di opere fondamentali. Fervente plutonista, fu contrario alle teorie metamorfiche di Hutton, sostenendo che i gneiss e le altre rocce cristalline rappresentano il prodotto del raffreddamento del magma della zona superiore del globo terrestre fluido, cioè la primitiva crosta della terra. Studiò particolarmente l'Italia centro-meridionale, in specie le regioni vulcaniche, pubblicando vari lavori sui terreni e sui fenomeni.

Fu nominato da Napoleone ispettore della fabbricazione del nitro e delle polveri nel regno d'Italia e più tardi direttore delle fabbriche di allume nella Solfatara. Dal cognome B. deriva breislabite, fibre delicatissime di color bruno rossastro, che si trovano nelle cavità della lava di Capo di Bove e nelle trachiti del monte Olbano: presenta la forma del pirosseno.

BibL.: L. Configliecchi, Memorie intorno alle opere ed agli scritti del geologo S. B., Padova 1827.

Leodegario Picanyol
BREMA-AMBURGO, ANTICA DIOCESI di. - Nell'anno 780 Carlomagno affidò al missionario anglo-sassone Willehad la regione tra l'Elba, la città di Norden e le rive del basso Weser. Willehad venne consacrato vescovo di B. nel 787 ; suoi successori furono Willerico e Leuderico; B. era allora suffraganea di Colonia. Il 1^{°} ott. 847 , nel sinodo provinciale di Magonza, la diocesi di B. fu unita a quella di A. e s. Anscario ne fu il primo arcivescovo; la città di A. era stata fondata da Carlomagno nell'anno 811.

La separazione di B. dalla metropoli di Colonia fu causa di dissensi che terminarono all'inizio dal sec. x per l'intervento del papa Sergio III. I due Capitoli di B. e di A. si riunirono per l'elezione dell'arcivescovo. B. divenne un centro missionario per i paesi del nord. Europa; come già s. Anscario, l'arcivescovo s. Rimberto compí viaggi in Danimarca e in Svezia, e cosí pure l'arciv-
vescovo s. Unno morto nel 936 a Birken (Svezia). S. Adaldago eresse le diocesi suffraganee dello Schleswig, di Rib, di Aarhus in Danimarca. Il periodo missionario più florido fu al tempo dell'arcivescovo Adalberto (10431073); il papa Pasquale II nel 1104 separò le diocesi danesi e creò l'arcidiocesi di Lund (Svezia). Nei sec. xir specie sotto l'arcivescovo Gerardo di Lippe (1219-58), le due diocesi di B. e di A. si arricchirono di comunità religiose : Agostiniani, Benedettini, Certosini, Cistercensi, Premostratensi e quindi Domenicani e Francescani.

Antiche chiese di B.: la collegiale di S. Willehad, S. Stefano, S. Maria, S. Anscario con torre alta 97 m ., S. Martino. In A.: S. Pietro, S. Nicola, S. Giacomo, S. Caterina. L'ultimo arcivescovo fu Cristoforo di Brunswick che non seppe opporsi all'estensione della Riforma luterana. Ora i territori di B. e di A. dipendono dalla diocesi di Osnabrück.

BibL.: R. Enik e W. von Bippen, Bremisches Urhundenbuch, 2 voll., Brema 1863-67; G. Dehio, Geschichte des Erabistums Hamburq-Brenew bis zum Ausgang der Mission, 2 voll., Berlino 1877; O. Wessk, Die Reformation in Bremen, Brema-Berlino 1917; O. H. May, Regesten der Erabischäfe von Bremen-Hamburg, Hannover 1928-37; J. Metzler, s. v. in LThK, II, coll. 236-39.

Enrico Josi
BREME, abbazia di San Pietro di. - Eretta nel 929 nell'omonima cittadina (Bremetum, Bremitum o Bremidum) della Lomellina (oggi diocesi di Vigevano) dal marchese Adalberto, padre del re Berengario II, per accogliervi i dispersi monaci della Novalesa (v.), distrutta dai Saraceni.

L'abbazia di B. sull presto a grande prestigio e potenza, tanto che nel sec. xir essa aveva chiese e possessi nelle diocesi di Pavia, Vercelli, Asti, Ventimiglia, Torino, Ginevra, Vienne, Embrun, Milano e Grenoble, come risulta dalla bolla di Eugenio III del 9 febbr. 1152. I ricchi possessi dell'abbazia furono presto presi di mira da alcune famiglie nobili, le quali poi con l'aggravante delle commende la portarono lentamente, specie tra il sec. xiv e il sec. xv, alla rovina materiale e morale, che divenne completa con i saccheggi e le violenze operati durante la lotta fra la Francia e la Spagna (inizio sec. xvi). Il 23 giugno 1543 l'abbazia di B. fu difatti unita al monastero olivetano di S. Bartolomeo in Strada di Pavia; qualche tempo dopo ricuperò la sua indipendenza, ma fu definitivamente soppressa nel 1785. Gli ultimi suoi monaci si rifugiarono nell'abbazia di S. Maria delle Grazie in Novara. Il suo ricco archivio subí la sorte delle fortunose vicende dell'abbazia; i pochi documenti che la riguardano, dispersi qua e là, sono stati da poco raccolti e pubblicati da L. C. Bollea. L'abbazia di B. entrò in possesso di tutti i diritti della Novalesa che ne divenne un suo priorato, dopo i lavori di restauro fattivi eseguire dall'abate bremetense Gezone (ca. 980 -1002). Con l'inizio del sec. xiri detto priorato incominciò a lavorare per rendersi indipendente dall'abbazia di B.; tale tentativo fu poi politicamente favorito dai conti di Savoia, tanto che nel 1601 ebbe nuovamente il titolo di abbazia.

Nell'abbazia di B. ca. il 1050 fu composto il Chronicon Novaliciense, come ha dimostrato egregiamente il Bollea (pp. 98-102) contro l'ultimo suo editore C. Cipolla (Monumenta Novaliciensia vetustiora, II [Fonti per la Storia d'Italia, 32], Roma 1901).

L'abate bremetense, Pellegrino, compose tra il 955 e il 972 l'inno "Omnipotentis Dei et Genitoris" cantato in tutti i priorati dipendenti da B. nel giorno dell'Assunta (cf. Chronicon Nov., V, 6).

BibL.: C. Gatti, Abbazia di S. Pietro di B., Vigevano 1912; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, VI, 1: Lombardia, Berlino 1013, pp. 232-236; L. C. Bollea, Cartario dell'abbazia di B. (Biblia) della Soc. st. subalpina, 127), Torino 1933 ( 378 documenti dal 929 al 1543); L.-H. Cottineau, Répertoire topo-bibliographique des abbayes et priorats, I, Mâcon 1936, col. 485. A. Pietro Frutas

BREMOND, Henri. - Scrittore, n. ad Aix-enProvence il 31 luglio 1865, m. ad Arthez d'Asson il 17 ag. 1933. Entrato nella Compagnia di Gesù (1882) e compiti gli studi in Inghilterra, fu inviato nel 1889 a Parigi, come redattore alle Etudes. Seppe guadagnarsi ben presto la fama di fine e penetrante scrit-

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tore e di critico eccellente in materie letterarie e religiose (L'inquiétude religieuse. Aubes et lendemains de conversion, I ^{text {a }} scrie [Parigi 1901]; Ames religieuses [ivi 1901]; L'enfant et sa vie [ivi 1902]; Le b. Thomas More [ivi 1903]). Nel 1904 lasciò l'Ordine; ma continuò intensamente la sua attività di scrittore. Nel 1923 fu eletto membro dell'Accademia di Francia (cf. Documentation catholique, II [1924], 1411-25, 1603-18).

Oltre alla sua cooperazione, dal 1905, agli Annales de philosophie chrétienne, numerose assai sono le opere da lui pubblicate; principali : Newmann, Essai de biographie psychologique (ivi 1906), Gerbert (ivi 1907), Gerbert, dernières conférences d'Albéric d'Assise (ivi 1907), La Proseuse mystique au XVII { }ᵉ siècle (ivi 1908), Apologie pour Fénelon (ivi 1910). L'opera assai più vasta, a cui consacrò il meglio delle sue forze, senza arrivare a compirla secondo il suo disegno, è l'Histoire littéraire du sentiment religieux en France, depuis la fin des guerres de religion (II voll., ivi 1915-33). Negli intervalli tra un volume e l'altro, comparvoro: Prière et poésie (ivi 1926), L'abbé Tempête: Armand de Rancé et la réforme de la Trappe (ivi 1926); Introduction à la philosophie de la prière (1929); Bossuet, maître d'oroison (ivi 1931).

Maestro incontestabile di stile, padrone della sua penna fino a piegarla a farle rendere tutte le più avvincenti sfumature, molte polemiche suscitò invece per le sue idee e per il modo di concepire veri punti della teologia spirituale (la preghiera di domanda, l'amore puro, i vari metodi di orazione, i diversi esercizi ascetici, il valore di alcune norme esterne, che dichiara vincoli insopportabili al volo dell'anima e sono invece freni al precipizio). Anche nella sua Histoire esagera l'idea di una lotta violenta e talora irriducibile, fra preghiera pura e preghiera antimistica, cioè ascetica; e più che stare ai dati, forniti dai documenti, e tessere una storia esatta ed obbiettiva, oma piuttosto ricostruire la vita solo con qualche tratto che egli crede più rivelatore, abbreviando citazioni, deviandole talora dal loro senso, mettendo nei suoi personaggi parecchio della sua psicologia personale : umanista, psicologo intuitivo, ma non esatto né colto teologo e metafisico, amava, come egli diceva, orchestrare i magnifici testi, che i vecchi autori spirituali gli fornivano.

Gli resta però il grande merito di aver risuscitato il gusto delle questioni mistiche, di aver rivelato, facendosi leggere con l'incanto e la forza dello stile, i magnifici tesori di vita e di sublime amore di Dio, contenuti in opere, che si stimavano solo piamente retoriche e senza né originalità né anima.

Da non tacere che la sua opera: L'abbé Tempête fu giudicata ingiusta ed offensiva, e che la sua S. Jeanne Chantal (Parigi 1913) fu messa all'Indice il 5 maggio dello stesso anno.

Biel.: A. Bremond, H. B., in Etudes, 1933, III, 29-63; J. de Guibert, in DSp, I (1937), 1928-38 (con ampia bibl. e discussione); J. Jacquemet, in Catholicisme, II (1948), 239-42. Celestino Testore
BRENDANO (BrANDANO), santo. - Appartiene al gruppo dei grandi monaci irlandesi del vi sec. Santo patrono dei Ciarraige, antica gente sparsa nella parte occidentale dell'Irlanda, fondò il suo principale convento, che si dice abbia ospitato sino a 3000 discepoli, a Clonfert nella contea di Galway nel 558 o 564, e mori, secondo gli Annales of Ulster, nel 577 o 583. Altre sue fondazioni si pongono in isole del fiume Shannon e del Loch Corrib. La fama e il culto del Santo furono presto diffusi dalle genti marinare lungo tutte le coste irlandesi, e di lì nella Scozia, nell'Inghilterra e nel Galles. E pressoché certo che B. si recò nelle isole della Scozia a far visita a s. Columba e nel Galles a visitare s. David: è possibile che abbia compiuti anche lunghi viaggi atlantici. Fatto è che quando il folklore dei popoli marittimi irlandesi si fuse con la letteratura visionaria cristiana,
si formò attorno al suo nome una famosissima leggenda, divenendo egli l'eroe di un meraviglioso viaggio verso fantastiche isole sperdute nel mistero dell'oceano e abitate dagli spiriti dei trapassati. I testi che ci dànno la leggenda di B. derivano da due documenti: la Vita Brendani e la Navigatio Brendani, il secondo dei quali c'è giunto quasi intatto, mentre la Vita ha sofferto mutilazioni e interpelazioni. La fioritura piena della leggenda di B. si può porre al sec. IX. Il testo latino della Navigatio è opera letteraria di valore, scritta da un irlandese, quasi certamente in Irlanda, non più tardi del x sec.: fu diffuso dai pellegrini irlandesi in tutta l'Europa ed ebbe innumerevoli traduzioni e adattamenti in tutte le lingue volgari e persino in dialetti (per l'Italia, ad es., sopravvivono testi negli antichi dialetti lucchese, veneziano, loanese). Questi pellegrinaggi di B. nel vasto oceano, pieni di spiritualità e di poesia, oltre a meritare, dopo le belle ricerche dell'Ozanam, del Villari e del D'Ancona, di essere annoverati fra le fonti dantesche, hanno esercitato un grande influsso sull'immaginazione dei popoli navigatori, fino ai giorni di Cristoforo Colombó e oltre. La festa di B. ricorre il 16 maggio.

Biel.: L'unico testo non contaminato della Navigatio, per quanto abbreviato, è dato in Acta SS. Hiberniae ex codice Salmoniicensi, ed. C. De Smedt e J. De Backer, Edimburgo-Bruges 1888, pp. 739-72. - Del testo latino della Navigatio una buona edizione fu data da A. Jubinal, La légende latine de s. Brandeines, Parigi 1836; P. F. Moran, Acta s. B., Dublino 1872, ha ripubblicato il testo del Jubinal collazionandolo con altri manoscritti. Un'antica redazione italiana della Navigatio è stata pubblicata da P. Villari, Antiche leggende e tradizioni che illustrano la Divina Commedia (appendice), Pisa 1865, e ristampata da G. Battelli, Le più belle leggende cristiane, Milano 1928, p. 436 sgg., con note interessanti. - Un testo in antico dialetto veneziano è stato dato da F. Novei, La «Navigatio s. Brendani» in antico veneziano, Bergamo 1892; uno in antico dialetto loanese da G. Vitaletti, in Giornale Dentesco, 2 (1923), e uno in antico dialetto lucchese da E. G. R. Waters, An Old Italian Version of the "Navigatio s. Brendani», Oxford 1931. - BHL, 1436-48: supplemento, Bruxelles 1911, pp. 29-60; J. F. Kenney, The Sources for the Early History of Ireland, I : Ecclesiastical, Nuova York 1929; L. Gougaud, Christianity in Celtic Lands, Londra 1932; A. Tommasini, Irish Saints in Italy, ivi 1937. Anselmo M. Tommasini
BRENET, Michel. - Pseudonimo di Marie Bobillier, n. a Lunéville nel 1858, m. a Parigi nel 1918. Studiosa di storia della musica scrisse: Histoire de la Symphonie..., jusqu'à Beethoven (Parigi 1882); La musique dans les processions (ivi 1886); La musique dans les couvents de femmes (ivi 1898); Palestrina (ivi 1906), ecc.

Gastone Rossi Doria
BRENO, Carlo Francesco: v. carlo francesco da breno.
BRENTANO, Franz. - Filosofo, n. a Marienberg presso Boppard sul Reno il 16 genn. 1838 da famiglia cattolica di origine italiana, m. a Zurigo in Svizzera il 17 marzo 1917. Ordinato sacerdote nel 1864, ottenne nel 1866 l'abilitazione presso l'Università di Würzburg; nel - 1873 , in seguito alle controversie intorno alla infallibilità pontificia, abbandonò la Chiesa e visse fuori di ogni confessione ma conservando sempre una viva fede in Dio. Passato all'Università di Vienna, per l'aggressarsi di una cecità progressiva lasciava l'insegnamento e si ritirava a Firenze da cui doveva esulare quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria.

Il B. fu maestro di una efficacia eccezionale che faceva riversare attorno alla sua cattedra turbe di studenti. Dalla sua formazione ecclesiastica egli attinse e conservò un forte attaccamento per l'aristotelismo che ebbe agio di approfondire alla scuola di Adolfo Trendelenburg a Berlino. Pregevoli sono ancor oggi i suoi primi lavori di esegesi aristotelica: Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles (Friburgo in Br. 1862); Die Psychologie des Aristoteles insbesondere seine Lehre vom NÜTE

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ПOIHTIKOE (Magonza 1867); Aristoteles' Lehre vom Ursprung des menschlichen Geistes (Lipsia 1911): aspra e vigorosa critica allo Zeller, come nuova ed. del precedente Über den Creationismus des Aristoteles (Vienna 1882); Aristoteles und seine Weltanschauung (Lipsia 1911). Nella controversia sulla natura, origine e unità dell'intelletto nell'uomo, il B. difende con acume e calore l'interpretazione tomista.

Nell'àmbito della filosofia teoretica, più che costruire un sistema, il B. si limitò all'analisi di alcuni problemi fondamentali di cui ricostruiva la trama e eviscerava le esigenze attraverso l'esame e la critica delle soluzioni precedenti soffermandosi di preferenza sui problemi della conoscenza. In un'epoca in cui dominava il positivismo comtiano con i suoi successi nelle scienze sperimentali, egli si propose di dare alla filosofia la rigorosità del metodo e l'evidenza delle conclusioni di cui gode la scienza : compito che spiegò nell'opera maggiore, la Psychologie vom empirischen Standpunkt ( 1^{text {a }} ed., Lipsia 1874, per la parte 1^{text {a }} ). In essa, lasciando da parte le questioni puramente metafisiche sulla natura dell'anima e delle facoltà, il B. definiva la psicologia come la "scienza dei fenomeni psichici" e le assegnava per metodo l'analisi fenomenologica ovvero la descrizione degli atti e delle funzioni di coscenza; perciò psicologia descrittiva o "psicognosia fenomenologica n. Il fenomeno "psichico" è l'atto coscente e si distingue dal "fisico" per le proprietà che il B., richiamandosi espressamente agli Scolastici, indica con il termine di «intenzionalità» (v.), inesistenza intenzionale di un oggetto, in quanto tale atto dice sempre "relazione ad un oggetto». La intenzionalità è comune agli atti del conoscere