volume-03

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'atto coscente e si distingue dal "fisico" per le proprietà che il B., richiamandosi espressamente agli Scolastici, indica con il termine di «intenzionalità» (v.), inesistenza intenzionale di un oggetto, in quanto tale atto dice sempre "relazione ad un oggetto». La intenzionalità è comune agli atti del conoscere come a quelli del desiderare e del volere (contro Hamilton che la limitava ai primi) : nella rappresentazione è rappresentato qualcosa, nel giudizio è ammesso o rigettato qualcosa, nell'amore è amato, nell'odio odiato, nel desiderio desiderato qualcosa. Ciò che si conosce, si ama, ecc. è detto oggetto primario, mentre l'atto del conoscere, dell'amare, ecc. oggetto secondario. Quanto alla struttura dell'atto, il B. distingueva un percepire "modo recto" che è la coscenza dell'atto che è diretta ed immediata, ed un percepire "modo obliquo" che riguarda la relazione al contenuto a cui si riferiscono le variazioni osservabili di spazio e di tempo. Perciò il B. negava l'immediata percezione del mondo esterno ed ammetteva la possibilità del solipsismo. Analoghe oscillazioni si riscontrano nelle sue posizioni dei problemi etici, metafisici, religiosi, fra l'attaccamento alla sapienza antica e la tentazione delle soluzioni moderne in cui affondò anche la sua fede.

L'opera del B. fu di stimolo per originali ricerche da parte dei suoi discepoli in tutti i campi della filosofia operando un vero rinnovamento della cultura tedesca: Chr. von Ehrenfels, A. Meinong, A. Marty, St. Witasek elaborano la teoria della "Gestaltqualität»; il prediletto C. Stumpf ebbe per assistenti W. Köhler e K. Koffka costruttori con M. Wertheimer della "Gestalttheorie" che ha rivoluzionato la psicologia contemporanea; E. Husserl si volse alla "fenomenologia pura" o eidetica. In Italia è visibile l'influsso del B. nello spiritualismo di F. De Sarlo (v.).

Bibl.: Le opere del B. sono pubblicate in nuova edizione nelle Philosophische Bibliothek di F. Meiner, Lipsia 1922 sgg., a cura dei discepoli O. Kraus e A. Kastil, con aggiunte di saggi inediti e ampi commenti. Oltre le citate, sono importanti: Vom Ursprung sittlicher Erkenntnis ( 3^{text {a }} ed. 1934); Versuch über die Erkenntnis (1925); Die vier Phasen der Philosophie (1926); Vom Dasein Gottes (1929); Wahrheit und Zividexe (1930); Katagorienlehre (1934). M. Puglisi tradusse in italiano dalla Psychologie c. emp. Seandp. la parte su La classificazione delle attivita psichiche (Lanciano 1913). Biografia con scritti di discepoli : O. Kraus, F. B., Monaco 1919. Esposizione complessiva con critica: H. Windischer, F. B. und die Scholastik (Philosophie und Grenzwissenschaften, 6, vi), Innsbruck 1936; E. Gilson, Franz Brentano's Interpretation of Mediaeval History, in Mediaeval Studies, I (1929), p. I sgg.

BRENTANO, Giuseppe. - Architetto, n. a Milano nel 1862 e m. ivi nel 1889, allievo di Camillo Boito. La sua opera principale è il progetto della facciata del duomo di Milano, che visse il primo premio al concorso internazionale del 1888 , e che è frutto
di lungo e accurato studio dell'architettura gotica italiana, francese, tedesca e austriaca.

Bibl.: E. Verga, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 383 (con bibl.): G. Ricciardi, La facciata del duomo di Milano e l'architetto G. B., Milano 1934. - Elsa Gerlini

BRENTANO, Klemens Maria. - Scrittore tedesco, n. a Ehrenbreitstein l'8 sett. 1778, e m. ad Aschaffenburg il 28 luglio 1842. E uno dei principali rappresentanti del cosiddetto secondo romanticismo. Figlio di padre italiano e di madre renana fu allevato nella fede cattolica, sia pur penetrata dallo scetticismo illuminista della nonna materna, Sophie von La Roche. Di temperamento irrequieto ed impetuoso, amante più della poesia e delle lettere che del commercio paterno, ebbe a lottare per seguire la sua vocazione che lo portò infine, dopo la morte del padre (1797), alla Università di Jena, dove fu in amichevoli rapporti con i fratelli Schlegel e con il Tieck.

Grande è infatti l'influenza delle loro opere sul suo primo romanzo, Gmbai, dove sono anche comprese molte belle liriche nel più puro stile romantico. Tipicamente romantiche sono anche la sua commedia Ponce de Leon (1801) e la Chroulka eines fahrenden Schillers (1804). Trasferitosi nel 1804 a Heidelberg, vi visse in perfetta comunità di vita e di lavoro con Achim von Arnim, insieme con il quale pubblicò la fortunata raccolta di canzoni popolari tedesche Des Knaben Wunderhorn (1806-1808) e la Zeitung für Einsiedler. Seguono anni di vita irrequieta, anche dal punto di vista sentimentale, sino a che nel 1817 si riaccosta definitivamente alla fede cattolica, sotto l'influenza della poetessa Luise Hensel. D'ora in poi tutta la sua vita è improntata dalla sua convinzione religiosa: troncarì i rapporti con tutti gli amici romantici (secetto il cattolico Görres) e rinunciato ad una attività esclusivamente letteraria (continuerà solo le Romanzen vom Rosenkranz, glorificazione della pratica cattolica del Rosario nella cornice della Bologna medievale), vive per sei anni (1818-24) in Westfalia, lontano da qualsiasi centro intellettuale, al capezzale della venerabile Anna Katharina Emmerich, attento ad annunzare le visioni. Dopo la di lei morte, pur riprendendo una vita irrequieta e vagabonda, non pensò che alla pubblicazione del materiale da lui raccolto in 24 volumi. Ancora diffusissimo nella Germania cattolica, come opera di edificazione, e il suo Bitteres Leiden unseres Herrn Jesu Christi nach den Betrachtungen der gottseligen Anna Katharina Emmerich (1833). L'opera Leben der heiligen Jungfrau Maria, è stata invece pubblicata postuma, nel 1852 , come pure postume, per opera del Görres, sono state pubblicate quasi tutte le sue fiabe, romantica rielaborazione di motivi del Gozzi e del Basile, che costituiscono quasi certamente la parte migliore della sua opera, insieme ad alcune notissime liriche.

Bibl.: Opere: Gesammelte Schriften, 9 voll., Francoforte s. M. 1821-92; C. Brentano's Sämtliche Werke, Monaco e Lipsia 1909 sgg.-Studi: P. R. Buchta, Das Religiöse in C. Brentanos Werkeu, Breslavia 1913; O. Mallon, Brentano's Bibliographic, Berlino 1926; L. Vincenti, B., Milano 1928. Alda Manghi

BRENTANO, Ludwio Joseph. - Sociologo ed economista tedesco n. ad Aschaffenburg il 18 dic. 1844, m. a Monaco il 9 sett. 1931. E uno dei principali esponenti della scuola storica dell'economia o scuola etica. Dopo aver studiato a Dublino, nel 1870 , con il suo primo studio On the history and development of gilds and the origins of trade-unions e poi con il fondamentale Die Arbeitsgilden der Gegentwart (Lipsia 1871-72) analizzò compiutamente tutte le fasi del movimento operaio dall'epoca delle corporazioni medievali sino ai tempi moderni, soprattutto dal punto di vista delle condizioni di vita e di lavoro. Professore di economia a Breslavia (1872-82), Strasburgo (1882-88), Vienna (fino al 1889), Lipsia (fino al 1891) e infine Monaco (fino al 1916), sviluppò la sua attività scientifica in senso soprattutto teorico con numerose pubblicazioni.

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Delegato tedesco alla conferenza economica di Londra del 1919, continuò a svolgere una notevole attività scientifica, sino alla morte: Geschichte der wirtsshaftlichen Entwichlung Englands (Jena 1928); Mein Leben im Kampf um die soziale Entnichlung Deutschlands (ivi 1931).
Bist.: M. I. Bonn, L. B. als Wirtschaftspolitiker (introduzione a un vol. di studi in suo onore). Monaco 1925.

Angelo Tamborra
BRENTI, Rosa Teresa. - Fondatrice dell'Istituto del S.mo Sacramento di Fognano (Ravenna), n. a Tredozio (Forli) il 23 febbr. 1790, m. a Fognano il 7 dic. 1872. Religiosa domenicana nel monastero di Tredozio fino alla soppressione napoleonica (1810), passò a Borgo S. Sepolcro (Arezzo) come maestra pia, ove si preparò alla sua missione di educatrice. Nel 1822, con la collaborazione di Giacomo Ciani, arciprete di Fognano, e di Giuseppe M. Emiliani, nobile fucntino, iniziò quell'opera, che sviluppatasi nel sontuoso monastero e nell'annesso convitto "Emiliani», divenne presto per tutta la regione una "colonia propagatrice di severi quanto leggiadri costumi" (L. Scarabelli).

Di tempra adamantina, affrontò difficoltà, incomprensioni, calunnie inqualificabili con il proposito, tradotto in voto "di risarcire da sola tutto il male che si commette nell'universo ". Favorita di visioni, estasi, rivelazioni, fissò in parte e per ubbidienza il frutto delle sue esperienze mistiche in molti quaderni, stampati a Bologna nel 1936, a cura di mons. Giulio Cantagalli ( 2 voll.). Come il suo Istituto (di spirito domenicano) ha per fine di prestare un "particolare ossequio " all'Eucarestia, cosi il suo spirito si muove costantemente nell'atmosfera dell'" Amore sacramentato" fornendoci un saggio di mistica eucaristica, degna di ulteriori approfondimenti. La B. getta una luce particolare sul tormentato Ottocento romagnolo e sui personaggi che l'accostarono e l'ammirarono, come l'Emiliani, il card. Fesch, il card. Falconieri, Pio IX, che nel 1857 visitò il monastero di Fognano.

Bist.: C. Mazzotti, L'astica consoria di S. Caterina in Fognano, Faenza 1932 (la B. innestò l'opera sul vecchio ceppo domenicano); T. A. Mersud, Il Monastero del S.mo Sacramento e il Convitto Emiliani, ivi s. d.; G. Cantagalli, Una grande mistica del sec. XIX, Bologna 1936, a voll. con molte notizie attinte dagli archivi di Fognano e da memorie scritte da consorelle e discepale della Fondatrice. Antonio Piolanti
BRENTWOOD, diocesi di. - Nell'Inghilterra, contea di Essex (a nord-est di Londra), eretta il 22 marzo 1977 come suffraganca di Westminster. Cattedrale divenne la chiesa del S. Cuore a di S. Elena, edificata tra gli anni 1836-1861 e consacrata il 15 giugno 1869. La diocesi conta 55 parrocchie, 90 sacerdoti diocesani e 52 regolari. Superfice di 3916 kmq ., con 1.759 .210 ab., dei quali 66.000 cattolici. Nel 1946 si ebbero 444 conversioni.

Bist.: Anon., s. v. in The Cath. Enc., XVII (Supplemento), Nuova York 1922, p. 127; E. Van Cauwenbergh, s. v. in DHG, col. 542; The Catholic Directory, 1926, Londra 1948, pp. 123133.

Cesario van Hulst
BRESADOLA, Giacomo. - Sacerdote, micologo, n. ad Ortisei (Trento) il 14 febbr. 1847, m. a Trento il 9 giugno 1927. Sacerdote nel 1870, cappellano in vari luoghi, parroco a Magnas, passò nel 1884 a Trento; prima, amministratore del Capitolo della Cattedrale, poi come pensionato. In occasione dell' 80^{°} compleanno fu da Pio XI nominato socio corrispondente della Pontificia Accademia delle Scienze, Nuovi Lincei.

Studiò con passione i funghi, particolarmente i micromiceti e i basidiomiceti, rivedendo e sistemando i cataloghi delle specie, altre trovandone di nuove e mantenendo corrispondenza con tutti i migliori micologi del mondo. Pubblicò, oltre a molti articoli sulle riviste specializzate: Funghi mangerecci e velenosi nell'Europa media (Milano 1879); Fungi tridentini noci et nondum delineati,
descripti et iconibus illustrati (I, Trento 1881; II, ivi 1892-1900). La sua produzione scientifica fu raccolta e pubblicata per cura di G. B. Traverso in 26 voll. con 1000 tavole (Milano 1917-33). Abbiamo cosi descritte, oltre alle altre, più di 1000 nuove specie. Ricercati furono anche gli erbarj da lui composti e acquistati da musei scientifici d'Europa e di America.

Bist.: G. Catoni, L'ab. B. per l'80" compleanno 1547-1927, Trento 1927; Don G. B. micologo, in La Civ. Catt., 1927, II, 142-47; L. Feneroli, L'ab. G. B. e la sua opera micologica, in Via d'Italia, 33 (1927), 1012 sgg.; F. Napoli, L'abate G. B., 1847-1929, in Atti Pontif. Acc. delle Scienze, Nuovi Lincei, 83 (1930), 133-70; G. B. Traverso, Biografia (Iconographica miposiopica, 26), Milano 1933.

Celestine Testare
BRESCELLO. - Antica città della Gallia Transpadana, ricordata da Svetonio, Tacito, Tolomeo, Plutarco e Plinio, ora piccolo borgo di carattere agricolo della provincia di Reggio Emilia, sulla sponda destra del Po. Appartiene alla diocesi di Guastalla, ma nei secc. iv-v fu sede di vescovato, che nel 451 (vescovo Cipriano) era soggetto al metropolita di Milano e intorno al 480 passò sotto la giurisdizione di Ravenna. Già devastato dai barbari, nel seri. del 603 fu bruciato dai Bizantini per contrastare l'avanzata dei Longobardi. Dopo questo eccidio il vescovato scompare. L'Affò e altri eruditi parmenai pensarono che allora il vescovo da B. portasse la sua dimora a Parma, dove il primo vescovo storicamente sicuro è Urbano nel 680; ma il Lanzoni non lo crede (Le diocesi d'Italia, pp. 806-807) e ritiene invece che il territorio della devastata diocesi sia stato diviso fra Parma e Reggio.

Vi rimase una pieve con il battistero, soggetta a Parma; ancora nel sec. xv il vescovo di Parma vi aveva dei fondi, e nel 1516 il vescovo card. Farnese vi compì la visita pastorale (cf. L'Eco della Curia di Parma, 1932). Nel sec. x al vescovato successe un'abbazia benedettina, sotto il titolo di un misterioso s. Genesio martire, edificata da Attone di Canossa e da sua moglie Ildegarda, bisavoli della contessa Matilde. La badia ebbe privilegi ed esenzioni dai signori di Canossa e dai papi Pasquale II (1106), Innocenzo II (1132) e Anastasio IV (1153), ma decadde nel sec. xv per la commenda che ne dispersse i beni e paralizzò la vita monastica.

Bist.: Ughelli, X, p. 31; P. B. Gama, Series episcoporum, Ratiabona 1873, p. 761 ; Cappelletti, XV, pp. 441-61; P. Kehr, Italia pontifcia, V, Berlina 1911, p. 429 sg., dove si indicano, oltre la bibl., le fonti inedite della storia di B.; Lanzoni, pp. 751, 754, 806 e 810; H. Cottineau, Répertoire topo-bibliographique des abbayes et prienrés, I, Mâcon 1939, p. 488.

Paolo Guerrini
BRESCIA, diocesi di. - Città dei Cenòmani poi colonia romana (Brixia), ha notevoli monumenti ed iscrizioni dei primi secoli. Decaduta per le invasioni barbariche, divenne sede di un ducato che diede ai Longobardi gli ultimi re, Astolfo, Desiderio, Adelchi. Governata da conti (sec. Ix), quindi dai vescovi (sec. x), si costituì comune (secc. xII-xIII) di parte guelfa, passò sotto le Signorie dei Visconti e degli Scaligeri (sec. xiv), di P. Malatesta e di Venezia (1426-1796), quindi nella Repubblica Cisalpina, nel regno italico, nel regno Lombardo-Veneto (1815-59) e nel regno d'Italia con nobili tradizioni patriottiche.

La diocesi è fra le più vaste e antiche d'Italia, già costituita sul principio del sec. Iv. La tradizione molto tardiva (secc. xII-xIII) delle sue origini apostoliche per mezzo della predicazione di s. Barnaba, e le oscure leggende intorno ai suoi primi vescovi e martiri non possono mettere in dubbio l'esistenza della diocesi già nel sec. III, dopo un lungo periodo di attività missionaria. Il cristianesimo vi deve essere stato importato o da mercanti ebrei, essendovi in B. una sinagoga, o da missionari occasionali. Il culto dei due martiri locali Faustino e Giovita, anche prescindendo dal valore negativo della loro tarda leg-

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genda (BHL, 2836-38), è certamente molto antico, e la iconografia li ha sempre presentati, fino al sec. xVI, come sacerdote e diacono, indicando in essi i primi capi di una ecclesia locale, soggetta a Milano. La leggenda mette i due martiri bresciani in rapporto con l'imperatore Adriano (sec. II) e con molti altri vescovi e martiri dell'alta Italia (s. Apollonio di B., s. Marziano di Tortona, s. Secondo di Asti, s. Calocero di Albenga, ecc.) dimostrando un sincretismo agiografico molto tardivo e di nessun valore storico (secc. viII o ix).

La ecclesia bresciana ricevette la sua autonomia dopo l'ultima persecuzione di Diocleziano o nei primi anni dell' età costantiniana. S. Anatalone vi mandò primo vescovo il suo discepolo s. Clateo, il primo nome dei dittici bresciani. Fu la prima diocesi a staccarsi da Milano; perciò il vescovo di B. aveva il primo posto a destra dell'arcivescovo nei sinodi della provincia milanese, e l'onore passò i al vescovo di Vercelli soltanto nel sec. XI durante i torbidi della lotta delle investiture. La lista dei vescovi, oltre che dai dittici liturgici è stata data nel sec. IX da un sermone del vescovo Ramperto, che enumera i suoi antecessori da s. Clateo. Il quarto è s. Apollonio, il quinto è s. Ursicino, o Ursacio, che intervenne al Concilio di Sardica (343), il settimo s. Filastrio, venuto da Roma a Milano e da Milano a Brescia per la lotta contro l'arianesimo, e che tenne la sede dal 379 al 387 . Su queste indicazioni cronologiche si può fissare l'inizio dell'episcopato di Clateo alla fine del sec. III o ai primi anni del Iv, mettendo le date relative anche ai vescovi seguenti s. Viatore, s. Flavio Latino, s. Apollonio. Clateo, forse cittadino bresciano, sarebbe stato l'ultimo sacerdote che governò la Chiesa bresciana ancora unita e soggetta a Milano, e non è improbabile che abbia avuto altri antecessori nel medesimo ufficio nel sec. III quando la organizzazione gerarchica del cristianesimo nell'alta Italia era ancora in gestazione. I due grandi vescovi del sec. Iv sono s. Filastrio (v.) e s. Gaudenzio (v.) che hanno lasciato notevoli opere e memorie. Dopo s. Gaudenzio la serie dei vescovi si svolge regolarmente, salvo l'introduzione di un Berticano fra Dominatore e Paolo III fatta dall'Ughelli, confondendo un Bertramo vescovo di Mans in Francia (386-616) falsamente attribuito ai Cenomani di B. Dal sec. Iv, tutti i vescovi fino a s. Deusde-
dit o Diodato (680) sono venerati come santi nella liturgia locale. Nel sec. viII i duchi, poi re, longobardi Astolfo e Desiderio eressero nuove chiese e monasteri in città e nella diocesi. E forse per riflesso dell'opera del bresciano Petronace a Monte Cassino (717-50) che vennero fondati i due importanti monasteri di S. Giulia (753) e di Leno (758), il primo femminile in Brescia, il secondo maschile nella pianura verso il Po. Ramperto fu il più grande vescovo dell'epoca carolingia; rinnovò il monastero di S. Faustino Maggiore con elementi franchi, rivvegliando intorno alle reliquie dei due martiri Faustino e Giovita il culto popolare; costrui una nuova cripta nella cattedrale di S. Maria e vi trasportò il corpo di S. Filastrio riattivando in essa la vita comune del clero urbano. I vescovi del sec. IX e x occuparono alte cariche civilie uscirono da potenti famiglie del feudalismo locale. Ardingo fu arricancelliere di re Berengario (901922); Goffredo di Canossa, figlio del marchese di Toscana Adalberto Azzo (975-77), donò alla basilica di Canossa alcune reliquie del
vescovo s. Apollonio; i suoi successori Attone, Adalberto, Landolfo e Olderico furono vicari imperiali del contado bresciano. Il vescovo Adelmanno di Liegi, discepolo di s. Fulberto nelle scuole di Chartres, deve certamente la sua elezione (1059) alle ingerenze imperiali. Contro la eresia eucaristica del condiscepolo Berengario di Tours scrisse il trattato De Veritate corporis et sanguinis Christi (PL 143, 1290 sgg.). Molto movimentato per la lotta fra la Chiesa e l'Impero nei tempi di Gregorio VII, fu l'episcopato di Arimanno (1087-1116), cardinale dei SS. Quattro Coronati. Fu probabilmente fondatore del monastero vallombrosano di S. Gervaso del Mella, dove fu sepolto. Durante l'episcopato dei suoi successori Villano (1116-32) e Manfredo (1132-53) la lotta fra le due opposte correnti politiche e religiose fu propugnata dalla veemente predicazione del chierico, o monaco, Arnaldo (v.), al quale si oppose s. Bernardo. Dopo le guerre del Barbarossa e la pace di Costanza la città si allargò, si fondarono numerose case degli Umiliati, furono accolti s. Francesco d'Assisi e s. Domenico coi loro Frati Minori e Frati Predicatori in nuovi quartieri popolari, rifiorirono le associazioni artigiane e le discipline. Il vescovo, b. Guala di Bergamo, domenicano (1229-44), tentò invano di mettere ordine e pace fra Guelfi e Ghibellini, di ripristinare l'autorità vescovile, ma le discordie politiche

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(M. Alinari)
A sinistra: MONUMENTO AL CARD. D'ALBRET (1465) - Roma, S. Maria d'Araccoli. A destra: EDICOLA MONUMENTALE PER ALTARE, ordinata dal card. Rodrigo Borgia (1473) - Roma. S. Maria del Papolo, sacrestia.

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(fat. Anderson)
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(fat. Anderson)
LIPSANOTECA (sec. Iv) : - In alto: Medaglioni di Cristo e Apostoli; due scene di Giona; la Cananea; Cristo docente; scena pastorale; due scene di Susanna e Daniele tra i leoni. - In basso : Scene della Passione di Cristo: Getsemani, S. Pietro e l'ancella di Pilato, Cristo innanzi ad Anna e Caifa e innanzi a Pilato - Museo Civico.

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lo costrinsero a ritirarsi a Bergamo dove mori il 3 sett. 1244 nel monastero vallombrosano di Astino. L'ultimo grande vescovo del medioevo fu Berardo Maggi (1275-1308) figlio del senatore di Roma Emmanuele Maggi e l'ultimo eletto dal clero diocesano. Uomo di alta intelligenza, di ferrea volontà, di abilità diplomatica finissima, raccolse nelle sue mani, per mandato di fiducia dei partiti, i due poteri, e fu princeps della diocesi fino alla morte.

Nel sec. xiv si susseguirono diciotto vescovi forestieri, quasi sempre assenti, che governarono la diocesi per mezzo di vicari, pure forestieri; la diocesi era in completa decadenza.

Il nuovo governo di Venezia con l'umanista e diplomatico Pietro del Monte (1442-47) iniziò la lunga serie dei vescovi tolti dal patriziato veneto fino a mons. Giovanni Nani (1773-1804); unica eccezione la contrastata nomina del bresciano card. Duranti (1551-57).

Molti vescovi ebbero la porpora cardinalizia, come il romano Agapito Colonna (1369), Francesco e Andrea Cornaro (1532-50), il Duranti, il Morosini (1585-96), nunzio in Francia, Pietro Ottoboni (16541664), che divenne papa Alessandro VIII, Marco Dolfin (1698-1704), Giovanni Badoaro (1706-14), Gianfrancesco Barbarigo (1714-23), il benedettino A. M. Quirini (1725-55), munifico fondatore della biblioteca Queriniana, Giovanni Molin (1755-73). Ebbero pure la porpora i bresciani Arimanno e Ottone (sec. xi), Uberto e Gianfrancesco Gambara (sec. xvi), Giovanni Andrea Acehetti e Michelangelo Luchi (sec. xviri).

La diocesi non coincide coi confini della provincia; comprende Lovere, Costa-Volpino e Palosco nel bergamasco, mentre la Valtenesi, da Lonato e S. Felice a Sirmione e Pozzolengo, pur essendo nella provincia di B., è soggetta alla diocesi di Verona. Fino al sec. xvirı comprendeva il territorio dell'exdiocesi di Asola e del marchesato di Castiglione delle Stiviere, dal 1785 unito alla diocesi di Mantova.

Ora la diocesi conta 421 parrocchie suddivise in 78 vicariati, con 985 sacerdoti e 720.400 anime, ha 4 seminari diocesani, numerosi conventi maschili (Carmelitani, Francescani, Conventuali, Cappuccini, Gesuiti, Salesiani, Maristi, Comboniani, Pavoniani, Artigianelli, Giuseppini) con propri seminari e molte case religiose femminili, 4 case editrici cattoliche, un giornale settimanale e numerose pubblicazioni periodiche di carattere religioso. I più antichi monasteri furono quelli di S. Benedetto di Leno, del Salvatore e di S. Giulia, dei SS. Cosma e Damiano o monasterium Honori, di S. Pietro in Monte Orsino a Serle, di S. Eufemia, di S. Faustino maggiore, di S. Tommaso di Acquanegra, di S. Gervaso al Mella, di S. Maria della Colomba a Manerbio, di S. Maria di Pace, di S. Domino di Verola, di S. Pietro di Fiumicello, di S. Vigilio di Masserata, tutti della Regola benedettina; numerosi i priorati cluniacensi eretti nel sec. xi e che avevano la casa centrale a Rodengo; numerose pure le canoniche agostiniane e i priorati di eremiti agostiniani, fondati nel sec. xi, le case degli Umiliati erette nel sec. xir, i conventi di francescani e domenicani fioriti nel secc. xiri-xvi, come nei due secc. xvir-xviIi fiorirono case e collegi di Gesuiti, Somaschi e Teatini, tutti dispersi nel 1797 dalla rivoluzione giacobina.

Gli archivi principali della diocesi sono l'archivio della mensa vescovile, l'archivio della curia, l'archivio capitolare, ma hanno subito dispersioni assai gravi, specialmente per le carte medioevali, che mancano quasi completamento; conservano carte ecclesiastiche l'archivio di Stato e l'archivio storico municipale. Andarono dispersi gli archivi delle corporazioni religiose soppresse nel 1797, e le carte superstiti sono state arbitrariamente divise fra l'archivio di Stato di Milano, l'archivio di Stato di B.
e la biblioteca civica Queriniana. Negli archivi degli ospedali Civile e dei Luoghi Pii sono raccolti in parte i documenti dei monasteri di S. Eufemia e di Rodengo, del convento di S. Domenico e dell'Inquisizione. Di molti archivi e di fonti inedite di storia diocesana ha dato copiose indicazioni bibliografiche P. Kehr, Italia pontificia, VI, parte 1^{text {a }}, Berlino 1913, pp. 307-55. B. ha due musei, quello dell'età romana nella basilica di Vespasiano, e quello dell'età cristiana nella chiesa di S. Giulia. Ambedue sono ricchi di monumenti notevoli e di preziosi cimeli. Celebre la bronzea statua della Vittoria, dissotterrata nel 1826; nel museo Cristiano si conservano i dittici, la lipsanoteca, la croce detta di Galla Placidia, orificerie e sculture medievali, un ricco medagliere ecc. Il comune ha pure una pinacoteca, notevole raccolta d'arte antica e moderna. Fra le chiese numerose e sontuose, decorate di preziose pitture dei sommi artisti Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Romanino, Foppa, Moretto, ecc. sono da ricordare la basilica longobarda di S. Salvatore (sec. viII) e S. Maria in Solario (sec. xi) il Duomo Vecchio o Rotonda di S. Maria cattedrale jemale (sec. xi) improntata al S. Sepolcro di Gerusalemme, la chiesa di S. Francesco (sec. xiri), la facciata del santuario di S. Maria dei Miracoli con sculture finissime del Rinascimento (sec. xv), il Duomo nuovo (sec. xvir-xix), dell'architetto bresciano Lantana. - Vedi Tav. IV.

Bibl.: Brixia sacra (rivista bimestrale, 1910-23); Ughelli, IV, p. 720 sgg.; Gradonicus (G. G. Gradenius), Pontificum beicianorum series, Brescia 1755; Cappellotti, NI, pp. 543-73; G. Onofri, De sanctis episcopis Brixiae, commentarium, ivi 1830; G. Brunati, Vita e gesto di suati bresciani, 2 voll., 2² ed., ivi 1854-55; F. Odorici, Storie bresciane, in voll., ivi 1853-65; Lanzoni, pp. 957-69; F. Savio, Gli antichi secesci d'Italia, III: Lombardia, parte 27, Torino 1929, pp. 129-266; Eubel, I, p. 147; II, p. 111; III, p. 152; P. Guerrini, Memorie storiche dello diocesi di B., 2 voll., Brescia 1930-42; G. De Agostini, Carta geografica dello diocesi di B. dedicata al vescovo Giacinto Tredici, Novara 1938; A. Morassi, Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia: B., Roma 1939; H. Cottineau, Répertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurés, I, Mâcon 1939, coll. 488-90; P. Guerrini, B. e Montecassino, Subiaco 1942; G. Panazza, L'arte medievale nel territorio bresciano, Bergamo 1942 (copiosa bibliografia).

Paolo_Guerrini
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(let. Alinari)
Brescia - S. Margherita fra s. Girolamo e s. Francesco di Moretto da B. (1530) - Chiesa di S. Francesco.

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BRESCIANI (Borsa), Antonio. - Gesuita, scrittore, n. ad Ala nel Trentino il 24 luglio 1798, m. a Roma il 14 marzo 1862. Di nobile famiglia, studiò con l'abate Monterossi. Ordinato sacerdote insegnò retorica al liceo di Verona, e per radicata vocazione volle far parte della Compagnia di cui prestc divenne figura eminente, dimostrandosi buon educatore e pedagogista. Fu soprattutto letterato, seguace dei puristi sotto la guida del Cesari. Vasta e notevole l'opera contraddistinta da scelta dovizia di vocaboli, bel periodare, originali doti espositive e descrittive, sebbene alquanto appesantita da certa arcaica prolissità. In un primo tempo pubblicò più che altro versioni, bozzetti biografici, critici, descrittivi e morali. Con i forbiti capitoli sul Romanticismo si inseriva fra i classicisti; buon filologo si manifestava nel Saggio di alcune voci toscane, e buon archeologo ed etnografo delineando I costumi dell'isola di Sardegna.

Noto fra letterati e legittimisti, entrò per volere di Pio IX nella redazione de La Civiltà Cattolica col compito di sostenere attraverso il miraggio di vicende intessute sull'ordito degli avvenimenti del secolo, principi ed istituzioni tradizionali. Vi riusci ponendosi strenuamente alla testa degli scrittori reazionari, destando larga eco con una serie di racconti, che sorpresero per ardire, per disinvoltura nell'effrontare temi, talvolta delicati e che costituiscono troppo negletta fonte storica di sintomatica consistenza. Il Manzoni lo disse prima penna d'Italia. Pio IX corresse di suo pugno sulle bozze tratti riguardanti il suo pontificato.

Aveva esordito nel nuovo genere sin dal 1846 , in occasione della famosa amnistia, con Il trionfo della clemenza; continuò, tra l'altro, con Ubaldo ed Irene, che ha per sfondo la rivoluzione e l'impero; con Don Giovanni ossia il Benefattore occulto, ove sono anche interessanti cose sulla fine di Ciro Menotti e del barnabita Ugo Bassi, con la trilogia comprendente l'Ebreo di Verona, migliore fra
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(1st. Enc. Catt.)
Bresciani, Antonio - Ritratto, di ignoto.
Roma, Collegio degli Scrittori de La Civiltà Cattolica.
tutti, La Repubblica Romana ed il Lionello, imperniati sui contrasti del 1846-49. Il conflitto austro-franco-sardo del 1859 gl'ispirava Giulio o il Cacciatore delle Alpi, e nel 1860 l'accorrere e il cadere magnanimo di volontari d'ogni paese a difesa dei diritti della Santa Sede Olderico ovvero il Zunvo pontificio. La morte lo colse mentre stava iniziando l'Assedio di Ancona.

Lasciò anche ricco e forbito epistolario. Tra le composizioni di indole varia vanno annoverati: Edmondo o dei costumi del popolo Romano, che è presioso repertorio folkloristico; La Contessa Matilde di Canossa e Iolanda di Groninga, geniale glorificazione di Gregorio VII; La Cata di ghiaccio, contenente attraenti scorci sulle missioni nelle terre boreali; Lorenzo o il Cascritto, tenue e gentile idillio d'amore e di fede. Gli si deve, inoltre, un acuto esame su L'Armeria antica del Re Carlo Alberto, l'elogio funebre dell'arciduchessa Maria Beatrice di Savoia-Este, un primo cenno sulle virtù della venerabile regina Maria Cristina di Savoia-Borbone.

Bibl.: La raccolta generale delle opere usel in 17 voll. a Roma nel 1863-69 e poi a Milano nel 1872-74; entrambe le edizioni precedute da un commentario su Vita ed opere del p. A. B. Cf. poi: B. Voratti, Ricordi della vita e delle opere del p. A. B. (Opuscoli religiosi, letterorii e moroli, 12), Modena 1862; L. Fornaciari (Discorso) Intorno alzuw opere del p. A. B., in AttiR. Arc. Lurchese, 10 (1870), p. 15 sgg.; L. Chiala, Biografia di A. B., in Riv. Contemp., 1 (1833-34), pp. 540-45; F. Ranalli, in Lo Spettatore, 11 (1858); id., Degli Ammestramenti di Letteratura, IV, Firenze 1858, p. 224 sgg.; F. De Sanctis, L'Ebreo di Verona del p. A. B., in Saggi critici, Napoli 1881, pp. 107-36; G. Rabizzani, Antromanticismo cattolico, in Pagine di Critica letteraria, Pistoia 1911; R. Raccosta, A. B., Milano 1921; V. Cian, A. Manzoni, il gen. Cattolorda e il p. A. B., in Giorn. stor. della letter. ital., So (1923), pp. 225-30; E. Bellarini, in Enc. Ital., VII (1930) p. 813 sg.; P. Dalla Torre, L'opera di un purista, in Anmario del Pont. Ist. S. Apollinare, Roma 1931-32; F. Casnati, Si riparla del p. B., in Ai nostri amici, 11 (Palermo 1940), pp. 196-99.
Paolo Dalla Torre
BRESLAVIA (lat. Fratislavia, polacco Wróclaw, ted. Breslau), arcidocesi di. - Ora in Polonia. Capitale della Slesia e sede metropolitana.
I. Formazione (1000-1335). - La diocesi di B. fu fondata verso l'anno 1000, simultaneamente con Cracovia e Kolberg, quale suffraganea di Gnicano (Gnesen), ma spari di nuovo durante la reazione pagana, dopo la morte del sovrano polacco Boleslaw Chorrbry; così c'è una lacuna fra il primo vescovo Giovanni (menzionato soltanto da Dietmar da Merseburg) e il secondo Girolamo (1046-62). Anche per i seguenti vescovi, fino alla fine del sec. xit, i documenti sono assai scarsi. Gualtiero (1149-69), primo prevosto di Malonne, diocesi di Liegi, ottenne dal papa Adriano IV nell'anno 1155 il primo documento di patrocinio, dal quale si può conoscere l'estensione ed i provvedimenti o prebende della diocesi. Il Capitolo del Duomo fu probabilmente costituito da canonici premostratensi. Il numero delle parrocchie, nonostante le fondazioni ecclesiastiche del magnate polacco Pietro Wlast, rimase piccolo : la diocesi era una diocesi di missione.

Un cambiamento ebbe luogo soltanto, quando alla fine del sec. xit i duchi polacchi di Slesia a cominciare da Enrico I, sposo di s. Edvige (m. nel 1243), chiamarono nel paese coloni tedeschi; nei loro villaggi e città furono costruite nuove chiese, cosicché dall'anno 1200 al 1350 il numero delle chiese autenticamente menzionate sail da 24 a 771 . Nello stesso tempo fu compiuta l'organizzazione della diocesi : all'arcidiaconato di B. già esistente vennero aggiunte nel 1227 gli arcidiaconati Oppeln e Glogau, nel 1261 Liegnita; dal 1219 si può provare l'esistenza di arcipreti.

I grandi vescovi del sec. xili, Lorenzo (1207-32), Tommaso (1232-68) e il suo nipote Tommaso II (1270-92), tutti polacchi, promossero la colonizzazione tedesca anche nei loro propri territori, Ottmach-au-Neisse.

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Nel 1244 fu cominciata la costruzione della nuova cattedrale, la quale esiste ancora oggi. Nel 1288 fu composto un lungo litigio col duca Enrico IV riguardo al diritto della decima.

I ricchi monasteri dei Cistercensi come Leubus, Camenz e Trebnitz, le fondazioni di S. Edvige, Heinrichau, Griessau, Rauden e Himmelwitz; dei Canonici agostiniani di S. Maria e B., Sagan, la badia dei Premastratensi di S. Vincenzo a B. si svilupparono in centri di intensa vita religiosa. Sotto il primo vescovo tedesco, Enrico von Würben (1302-15) questo sviluppo appare terminato.
II. Sotto la corona di Boemia (1335-1742). La sorte ulteriore della diocesi fu decisa dal fatto, che la Slesia col patto di Tenczin nel 1335 divenne una dipendenza immediata della corona di Boemia, nel 1536 passò alla casa d'Asburgo e rimase bene ereditario di questa casa, finché nel 1742 fu ceduta alla Prussia. Il vescovo Nanker ( 1326-42 ) si sforzò, ma invano, di arginare l'influsso boemo. Sotto Precelaw von Pugarell (13411376) la cultura boema, la quale emanò dalla corte pragense dell' imperatore Carlo IV, si irradiò anche
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(da Enc. II., VII. (ec. CLXXV).
Breslavia - Chiesa di S. Maria sul fiume Sande (sec. xiv-xv).

nella Slesia. La diocesi raggiunse la sua prima fioritura e fu caratterizzata col titolo onorifico di episcopatus oureus; il territorio del vescovato fu anche esteso con l'acquisto del ducato di Grottkau.

Le invasioni degli ussiti sotto il vescovo Corrado von Ola (1417-47), e i litigi intorno al Concilio di Basilea, più tardi la lotta fra la città di B. commercialmente potente e Giorgio Podiebrad di Boemia danneggiò naturalmente anche la vita ecclesiastica. Ma sotto Rodolfo di Rüdesheim ( 1468-82 ), il quale aveva prima soggiornato a B. quale legato pontificio, poi sotto Giovanni Roth (14821506) la diocesi ebbe una nuova fioritura: il numero dei benefici nelle 10 chiese collegiali (S. Egidio, S. Croce, a. B.-Glogau, Oppeln, Batibor, Liegnitz, Bricg, Ott-machau-Neisse, Oberglogau e Falkenberg) e nelle grandi chiese parrocchiali della città di B., di Schweidnitz e Hirschberg come il numero degli istituti caritativi e delle scuole ecclesiastiche ebbe un notevole incremento. Sarebbe ingiusto accusare il clero di generale corruzione ovvero di trascuratezza del dovere di residenza. Fino al 1517 si può addurre la prova di 37 sinodi diocesani.

Il protestantesimo ha potuto prendere piede a B. (dal 1520), nel ducato di Liegnitz e in genere nelle città, tanto più facilmente, quanto più si mostrò tollerante riguardo alla vecchia liturgia e gli altri istituti ecclesiastici, cosicché il popolo si accorgeva appena dei principi sostanziali e credeva trattarsi di una riforma, mentre si faceva una rivoluzione; anzi i vescovi stessi non si rendevano chiaramente conto della importanza del pericolo.

Giacomo von Salza (1521-39) fece nel 1525 al papa Clemente VII una proposta per la lotta contro il protestantesimo, ma né lui né i suoi successori Baldassarre von Promnitz (1540-62) e Gaspare von Logau (1562-74) si adoperarono perché fossero prese misure più energiche. La penuria di sacerdoti cattolici spinse molte parrocchie verso i predicatori protestanti. Verso il 1570 la più grande parte della diocesi era protestante.

La ricostruzione cominciò sotto il vescovo Martino Gerstmann ( 1574-85 ) con una visita ( 1579 ) e un sinodo diocesano ( 1580 ) nel quale furono accettati i decreti del Concilio di Trento. Fu poi continuato dal primo alunno del collegio Germanico sulla sede vescovile di B., Andrea von Jerin ( 1585-96 ) il quale chiamò i Gesuiti a B.

Questa riforma cattolica subì, invero, un contraccolpo per gl'intrighi dell'ambizioso proposto del capitolo Albert contro l'elezione di Bonaventura Hahn (1596-1600), ma poi fu ripresa da Sitsch (1600-1608) e dall'areiduca Carlo (1608-24) fratello dell'imperatore Ferdinando II, e non fu mai interrotta sotto il principe polacco Carlo Ferdinando (1625-55), nonostante l'assenza del vescovo e la bufera della guerra dei Trent'anni.

Nel 1628, in base all'editto di restituzione, con l'aiuto dell'autorità pubblica 656 chiese furono restituite alla Chiesa cattolica. I danni della grande guerra furono risarciti e sotto i vescoviSebastiano da Rostock (16641671), il card. Federico di Assia, un convertito(1671-82), e l'ottimo amministratore conte palatino Francesco Lodovico (1683-1732) la diocesi raggiunse una seconda rinascita. La devozione del periodo barocco trovò nella poesia del convertito Angelo Silesio (m. nel 1677) e l'arte nella cappella sepolcrale di Francesco Lodovico nel duomo di B. la sua più splendida espressione. Lo Stato della casa d'Asburgo proteggeva, ma nello stesso tempo assoggettava anche la Chiesa: dalle elezioni vescovili uscivano presso a poco sempre i candidati dell'imperatore.
III. Tempo moderno dal 1742. - Nella pace di B. (1742) il re Federico II di Prussia si era impegnato a mantenere lo status quo della religione in quella parte della diocesi di B., che gli fu assegnata. Benché nell'insieme osservasse questo patto, si sentì nondimeno il regime dello Stato protestante : nei territori ricattolicizzati per forza ci furono numerose apostasie, i capitoli ed i conventi furono costretti a consegnare allo Stato fino al 50 \% dei loro redditi. Il debole card. Sitzendorff (1732-42) ed il conte Schaffgotsch (17471795), un tempo il favorito del re, non riuscirono a modificare questa situazione. Quest'ultimo cadde in disgrazia (1747) e si ritirò nella parte della sua diocesi rimasta sotto l'Austria, mentre i vescovi ausiliari Strachwitz e Rothkirch amministravano la parte prussiana come amministratori apostolici.

Il colpo più duro la diocesi lo subì in seguito alla vittoria di Napoleone. In virtù dell'Editto di secolarizzazione del 30 ott. 1810 la sede vescovile perdette il territorio di Neisse-Grottkau e tutti i suoi beni; il Capitolo del Duomo, 8 capitoli tutti collegiali e 68 conventi furono soppressi, ed i loro beni furono espropriati in favore dello Stato : il loro valore complessivo ammontava a 15 milioni di talleri. La protesta del vescovo principe Hohenlohe (17951817) rimase senza effetto.

Il superbo fabbricato del palazzo vescovile, che risaliva al medioevo, fu con ciò definitivamente distrutto;

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era però rimasto uno spazio libero per una nuova costruzione. La bolla De salute animarum del 16 luglio 1821 distaccò la diocesi dalla metropoli di Gnesen, con la quale già del 1641 non aveva più nessuna relazione di fatto. La parte orientale della Lusazia e i decanati della Slesia superiore Beuthen e Pless furono uniti alla diocesi e questa stessa sottoposta immediatamente alla S. Sede. Al principevescovo, quale delegato apostolico, fu conferita la giurisdizione sui cattolici della provincia di Brandeburgo e Pomerania, compresa Berlino. La sede vescovile ed il Capitolo del Duomo furono dotati di sussidi statali. Le conseguenze ed effetti del cosiddetto "illuminismo" furono superati sotto i vescovi Schimonski (1824-32), Knauer (1843-44) ed il card. Diepenbrock (1845-53), uomo dotissimo formato alla scuola di Sailer; Sedlnicky (18361840) si era visto forzato a dare le dimissioni a cagione della posizione presa nella lotta intorno ai matrimoni misti. Il pseudo cattolicismo tedesco del cappellano Ronge non arrecò profondo danno al senso ecclesiastico risvegliato e rinnovato. Cogliendo l'occasione dalle libertà concesse dalla Costituzione prussiana del 1850 , i cattolici, sotto il principe-vescovo Förster (1853-81), noto anche come valente predicatore, svilupparono gl'istinti di associazione e la stampa cattolica (per mezzo del Katholisches Kirchenblatt, 1835-83), nuovi ordini e congregazioni femminili s'introdussero o nacquero nella diocesi (ad es., sin dal 1842, le Suore Grigie di S. Elisabetta per l'assistenza agli ammalati). Lo sviluppo fu così forte che il movimento del cosiddetto vecchio cattolicesimo sorto dopo il Concilio Vaticano, nonché il Kulturkampf propugnato dal Bismarck poterono ben rallentare la nuova fioritura della vita cattolica, ma non distruggerla. Il vescovo fu costretto a prendere la via dell'esilio nel 1881; 545.000 anime furono senza ordinata cura parrocchiale; negli anni 1876-88 soltanto 102 sacerdoti furono ordinati, mentre ne morivano 380 .

Una delle prime preoccupazioni del «vescovo della pacificazione» card. Kopp, il quale dopo la morte del vecchio principe vescovo Herzog (1882-86) fu trasferito da Fulda a B. (1887-1914), fu di colmare questi vuoti nel clero, con la fondazione di piccoli seminari, con la costruzione di un nuovo convitto per gli studenti di teologia, i quali frequentavano nell'Università di B. i corsi della facoltà di Teologia. Così fu possibile provvedere di sacerdoti le nuove chiese che vennero costruite nei centri industriali rapidamente sviluppati e nei territori di missione di BrandeburgoPomerania.

Sotto il "vescovo dell'Azione cattolica» card. Bertram (dal 1914), con le parti della diocesi che furono cedute alla Repubblica polacca fu fondata la diocesi di Katowice (1924). B. stessa, in virtù del concordato con la Prussia (14 giugno 1929) fu elevata ad arcidiocesi ed ebbe quali suffraganee le diocesi di Warmia (Ermland nuova), di Berlino e la prelatura nullius di Schneidemühl.

Nel 1936 l'arcidiocesi di B. comprendeva 795 parrocchie con 1600 sacerdoti e più di 2.300 .000 anime.

Bim.. V. Loews, Bibliographie der schlesischen Geschichte, Breslavia 1927, pp. 196-224; Archiv für schlesische Kirchengeschichte, 1-6 (1936-41), con completa bibliografia delle nuove pubblicazioni. - Fonti : G. A. H. Stenzel, Urhunden zur Geschichte des Bistums B. im Mittelalter, Breslavia 1845; Liber fundationis episcopatus Wratislaviensis, ed. H. Maršgral e W. Schulte, ivi 1889 (elenco dei beni fatto al principio del sec. xiv); J. Jungnitz, Visitationsberichte der B., 4 voll., ivi 1902-1908 (fondamentale); id., Das B. Diözesanarchiv, in Zeitschrift für Geschichte Schlesiens, 39 (1903), pp. 52-77; Realhandbuch des Bistums B., Breslavia 1929 (con notizie storiche su tutte le chiese). - Ricerche : J. Herne, Dokumentierte Geschichte des Bistums und Hochstiftes B., 3 voll., Breslavia 1860-68 (invecchiata, ma ricca di materiale): J. Jungnitz, Die B. Weihbischofe, ivi 1914 (importante per i secc. xvı-xvıII). - Medioevo: B. Panzram, Die schlesischen Archidiabonate und Archipresbyterate bis zur Mitte des XIV. Jahrhunderts, Breslavia 1937; E. Brzecka, Die B. Diözesanzyonden bis zur Reformation, ivi 1939; B. Panzram, Geschichtliche Grundlagen der altesten schlesischen Pfarrorganisation, ivi 1940; R. Samulski, Untersuchungen über die geroboliche Zusammentatzung der B.

Domkapitels im Mittelalter bis 1341, Weimar 1940. - Riforma e Controriforma: J. Softner, Geschichte der Reformation in Schlesien, Breslavia 1887; G. Zimmermann, Das B. Domkapitel im Zeitalter der Reformation und Gegenreformation, Weimar 1938; H. Jedin, Die Krone Böhmen und die B. Bischofswahlen, in Archiv für schles. Kirchengeschichte, 4 (1939), pp. 165-208; A. Sabisch, Bistum B. und Erzbistum Gnesen, ibid., 5 (1940), pp. 96141. - Tempi moderni: A. Theiner, Zustände der balsalischen Kirche in Schlesien 1740-1756 ecc., I-II, Rotabona 1852 (corrispondenza di Benedetto XIV con i vescovi e con Federico II); H. Hoffmann, Die B. Bischofswahlen in prussischer Zeit, in Zeitschrift für Geschichte Schlesiens, 75 (1941), pp. 157-224.

Hubert Jedin
IV. ABTE. - Il più antico edificio è la chiesa di S. Egidio, della metà del sec. xiri, con un elegante portale romanico; vi è annesso un museo. Carlo IV durante il suo regno (1347-78) favorì il restauro o la trasformazione di quasi tutte le chiese. Così la Cattedrale, che era stata iniziata nel 1244 nelle forme gotiche primitive e nel 1272 consacrata, fu ultimata nel coro minore nel 1361. Alla chiesa a tre navate senza trametto con cappelle laterali e due cappie di torri fu aggiunto ( 1485 -68) il porticato per opera di Hans Berthold e Franzke : nell'interno, che nella sua attuale sistemazione risale ai secc. xvir e xviri, sono custoditi quadri di Willmann ed il Tesoro con la Miodonna degli Abeti di Luca Cranach il Vecchio ed il Cristo ad Emmaus attribuito al Veronese. Alla Cattedrale sono addeasate le cappelle di S. Elisabetta (1680), con sculture di Domenico Guidi, e dell'Elettore (1720-27), opera di J. B. Fischer von Erlach. Altre chiese notevoli sono quella di S. Elisabetta (secc. xiri e xiv) con torre dei secc. xv e xvi e tre sbaidi poligonali (monumenti funebri, tabernacolo di Jodocus Taucher del sec. xv, stalli gotici, ritratti del Cranach); quella della Croce a mattoni ed a pianta cruciforme (1295-1350) con la tomba di Enrico IV di Slesia; quella di S. Maria Maddalena della 2ᵃ metà del sec. xiv (portale del sec. xim proveniente da altra chiesa, ferri battuti dei secc. xvi e xvir, fonte battesimale del 1576 e pulpito del 1579-81 di Friedrich Grass), quella di S. Maria «auf dem Sande» dei secc. xiv-xv (fastosissimo interno del sec. xviri ed il gruppo La Pietà del sec. xv proveniente dalla Boemia) e l'altra del Nome di Gesù (1689-98), caratteristica per l'interpretazione slesiana del barocco (vòlte dipinte nel 1706 da J. M. Ruttmayer e nel 1722-27 da Christoph Tausch). Il gotico palazzo di Città è il miglior edificio profano dell'ultimo medioevo della Prussia orientale e l'unico di tale periodo rimasto a B.: iniziato alla fine del sec. xv e restaurato nell'Urtnicento, ha un bel frontone molto ornato, numerose sale fra cui la «Fürstenzaal» ed una torre rinascimentale ( 1559 ). Sono inoltre interessanti molte case del centro della città, quale quella «dei re di Boemia» (sec. xvi) con affreschi del 1672 rappresentanti l'imperatore e sette elettori, l'Università, l'ex-collegio dei Gesuiti, barocco, con grandi sale (1728-40) su disegno di C. Tausch e l'Oberpräsidium o palazzo del presidente provinciale (1766) che rappresenta un tentativo dell'incipiente stile classico. Numerosi sono i musei : delle Belle Arti, Slesiano delle arti decorative e di antichità.

Bim..: H. Thode, Il museo Slesiano delle Arti figurative, in Arch. st. dell'arte, 2 (1889), pp. 255-57; A. Rossbach, Griechische Antiken des archäologischen Museums in Breslau, Breslavia 1889; B. Patzak, Studien zur schlesischen Kunstgeschichte, Strasbourgo 1918; W. Nickel, Die Breslauer Stetsepitaphien von Renaissance zum Barock, ivi 1924; F. Landsberger, Breslau, Lipsia 1926; H. Lossow, Der Marienaltar in der Elisabethkirche zu Breslau. Ein Hauptwerk schlesischer Spätgotik, in Zalvbeck der preuss. Kunstnamm., 3 (1939), pp. 127-40.

Fabia Borroni
BRESSANI, Francesco Giuseppe. - Missionario nel Canadà e confessore della fede. N. a Roma il 16 maggio 1612, entrò nel 1626 nella Compagnia di Gesù. Compiuti a Roma e a Parigi gli studi, insegnò in questa città per qualche tempo; nel 1642 s'imbarcò per la Nuova Francia. Dopo una prima iniziazione al lavoro missionario, a Québec e a TroisRivières, venne destinato ( 1644 ) alla missione degli Uroni, ma nel viaggio cadde nelle mani degli Irochesi e fu da essi torturato con grande crudeltà. Salvato dalla sua incredibile resistenza fisica, sfuggì alla cat-

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tività con l'aiuto degli Olandesi e sbarcò alla Rochelle il 15 nov. 1644, suscitando un'ammirazione generale, che guadagnò la stessa corte di Parigi. Il B. ottenne da Innocenzo X, come poco prima s. Isacco Jogues da Urbano VIII, il permesso di celebrare nonostante avesse le mani mutilate, e ripartì per il Canadà. Lavorò tra gli Uroni dall'autunno 1645 all'estate 1649, cioè fino alla fine della missione uronese. Tornò allora in Europa (dopo 9 anni passati nel Canadà), prima in Francia (si trovava nel 1651 nel collegio di Moulins), poi in Italia, dove predicò con grandissimo successo, a Roma (1662-66), a Firenze, a Napoli. Mori a Firenze il 9 sett. 1672.

Nel 1653 aveva pubblicato a Macerata, dedicandola al card. de Lugo, una Breve relazione d'oleune missioni de' pp. della Compagnia di Gesù nella Nuova Francia (trad. franc. con introduzione del p. M. Martin, Montréal e Parigi 1852; ristampata con trad. ingl. nelle Jesuit Relations di R. G. Thwaites, voll. XXXVIII-XL, Cleveland 1899).

Bibli: C. De Rochemonteix, Les Jésuites et la Nouvelle France au XVI/2 siècle, II, Parigi 1896, pp. 36-43 e 444-49; T. J Campbell, Pioneer Priests of North America, I. Nuova York 1908, pp. 42-60; G. Castellani, Una vittima ignorata degli Irochesi, P. G. B. B. I., in La Civiltà Catt., 1934, iv, pp. 473-484; Sommervogel, II, col. 133; VIII, col. 1927; Streit, Bibl., II, p. 807 .

Edmondo Lamalle
BRESSANONE, Diocesi di. - Nell'Alto Adige, in provincia di Bolzano. La città, a 560 m ., è in una conca soleggiata nella quale la Rienza si unisce all'Isarco.

Nella seconda metà del sec. vi troviamo esistente fra i Breuni, popolazione romanizzata abitante nella provincia romana della Rezia Seconda al di sopra di Trento, un vescovato che aveva il suo centro a Sabiona (presso