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 la Rienza si unisce all'Isarco.

Nella seconda metà del sec. vi troviamo esistente fra i Breuni, popolazione romanizzata abitante nella provincia romana della Rezia Seconda al di sopra di Trento, un vescovato che aveva il suo centro a Sabiona (presso Chiusa sull'Isarco) e dipendeva dal metropolita d'Aquileia. Quando sia stato introdotto il cristianesimo nel territorio dell'Alto Adige e i suoi affluenti e dell'Inn è difficile dire. Il primo vescovo di cui si ha notizia è un Maternino e poi un Ingenuino che ci è noto per la parte da lui presa per lo scisma dei Tre Capitoli nella fase più acuta, sulla fine del sec. vi, e per la buona memoria che lasciò di sé nel paese tormentato da invasioni. Dopo il 591 mancano notizie su Sabiona ed i suoi vescovi, ma assai probabilmente la serie non fu interrotta. Nel 769 in un documento di Tassilone duca di Baviera e poi nel 770 al Sinodo di Dingolfing compare come vescovo un Alim, probabilmente celta, il quale sta in relazione con l'episcopato bavarese; allora Sabiona non fu certamente dipendente da Aquileia. Quando, il 20 apr. 798, fu costituita da papa Leone III la metropoli di Salisburgo, Sabiona fu uno dei vescovati da essa dipendenti. Scarsa notizie si hanno poi durante il sec. ix. Il 13 sett. gor Lodovico, figlio dell'imperatore Arnolfo, donò al vescovo Zaccaria il possesso di Pristina-[Prichsna]Brixen, cioè B. Verso il 975 troviamo Albuino «vescovo della chiesa di Sabiona e B. n, il quale ebbe il favore degli imperatori Ottone II ed Enrico II e per mezzo di donazioni, cambi, acquisti ingrandì assai l'importanza della sua chiesa nelle valli dell'Isarco, Rienza ed Inn ed anche nella Carintia, Baviera e Carniola, dove da Enrico II ebbe il possesso di Veides il 10 apr. 1004. Albuino morl il 5 febbr. 1006 dopo avere eretta a B. la sua Cattedrale con una scuola capitolare. Fra i suoi primi successori il più noto è Poppo eletto papa nel 1048 col nome di Damaso II, m. 78 ag. di quell'anno. A B. si tenne nel giugno 1080 l'adunanza dei vescovi nella quale si pronunciò sentenza di deposizione contro Gregorio VII (v. più sotto: concilio di B.). Nel 1179 Federico Barbarossa concesse ai vescovi la dignità di principi dell'impero, ma il loro potere fu molto limitato dal prevalere dei conti del
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(Isd. Gab. fol. 102.)
Bressanone - Affresco del sottotetto della chiesa di S. Maria (sec. xiri).

Tirolo e con questi particolarmente ebbe a lottare il celebre card. Niccolò da Cusa che fu vescovo di B. dal 23 marzo 1450 al 16 ag. 1464. Le vicende politiche portarono nel 1805 alla secolarizzazione del principato; nel 1818 fu data nuova circoscrizione alla diocesi che fu allargata nel Tirolo con territori appartenenti alle diocesi di Costanza, Coira, Augusta e Salisburgo, ed in conseguenza il 16 giugno 1819 fu costituito il vicariato generale di Feldkirch nel Voralberg. Dopo la grande guerra in seguito al trattato di St-Germain (1919) il vicario generale di Feldkirch fu costituito amministratore apostolico per tutta la parte del vescovato rimasta nella Repubblica austriaca (9 apr. 1921) e poi il 12 dic. 1925 fu costituita l'amministrazione apostolica di Innsbruck sotto un vescovo titolare; mentre fin dal 25 apr. il vescovo di B. era passato sotto la diretta dipendenza della S. Sede.

L'intera diocesi secondo le antiche frontiere nel 1925 contava 488-532.000 anime con 508 circoscrizioni di cura d'anime; di esse 394.722 dipendevano da Feldkirch-Innsbruck.

La diocesi di B. ha ora una superfice di ca. kmq. 4279 e una popolazione di ca. 100.000 ab., quasi tutti cattolici, con 137 parrocchie, 244 sacerdoti diocesani e 121 regolari (1948).

Numerosi istituti religiosi sorsero attraverso i secoli nell'antico àmbito della diocesi : notevole particolarmente per la sua importanza, a Innsbruck, il collegio "Canisianum» dei Gesuiti, i quali tengono pure la facoltà teologica nell'università di questa città.

BibL.: L. Santifaller, Das Brisner Domkapitel, Innsbruck 1924-25; id., Die Urhunden der Brisner Hochstifts-Archive ivi 1929; D. Oschinsky, Die Urbane des Bischofs von Brixen im 13. und 14. Jahrhundert, Brezlavia 1938; K. Haid, Brixen, in LThK, II, coll. 564-67 e A. Sparber, s. v. in DHG, X, coll. 610-12 (con bibliografia); id., Das Bistum Sabiona, Bressanone 1942.

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(fei, GAS. fet. naz.)
Bressangne - Reliquiarin in metallo dorato (sec. xv).
Tesoro della Cattedrale.
Arte. - B. è uno dei centri artistici più importanti dell'Alto Adige. Conserva numerosi edifici medievali del Rinascimento e dell'età barocca. Il Duomo (S. Michele) risale al sec. xili, ma fu tutto rinnovato durante il xvili nell'interno, su progetto di Giuseppe Delaia, e nella facciata, compiuta nel 1790, da G. Pirchstaller. I campanili conservano elementi della costruzione prinativa. Nel chiostro, fondato nel ' 200 e poi modificato nel ' 300 , sono pitture di varia epoca fra il xiv e il xvi sec. con figurazioni del Vecchio e Nuovo Testamento. Accanto è il battistero di S. Giovanni con affreschi del xili e xiv sec. Affreschi bizantineggianti del xili sec. sono anche nel sottotetto della Collegiata. Nel museo diocesano v'è una interessantissima raccolta d'arte alto-stesina e il tesoro del Duomo con reliquiari e parati sacri tra i quali, di particolare valore, la pianeta del vescovo Ermanno (1140-64), un tessuto bizantino del xil sec. Vanno anche ricordati oltre alcune antiche chiese, quale quella dei SS. Ermanno e Gottardo, il palazzo dei Principi vescovi, cominciato nel xili sec. e più volte rimaneggiato, e la casa Pfander rinascimentale. Non lontano da B. è l'antico convento di Novacella ove è una cappella (S. Michele) che risale all'xi sec., un chiostro gotico e una ricca biblioteca.

Biel.: L. Weingartner, Die Kunstdenhmöter Südtirols, Vienna 1923; P. Toesca, Storia dell'Arte, Torino 1927, pp. 10301140 .

Emilio Lavagnino
Concilio di B. - D'ordine di Enrico IV, re di Germania, a B. il 25 giugno 1080 si riuscirono pochi vescovi di Germania (Conciliabolo di B.) e pochi d'Italia, tra i quali il card. Ugo Candido ed Enrico, patriarca d'Aquileia, per deliberare intorno alla scomunica e alla deposizione dal seggio papale da infliggersi a Gregorio VII allora regnante. E ciò fu fatto, previo esame delle imputazioni, che dai fautori di detto re, laici ed ecclesiastici, erano portate contro il papa: 1^{°} d'aver con la simonia usurpato il seggio pontificale; 2^{°} d'aver sovvertito l'ordine e la pace nella Chiesa e nell'impero; 3^{°} d'aver messa
in discussione la fede cattolica intorno al Corpo e al Sangue di Cristo, come già Berengario di Tours, che gli era stato maestro.

A sostituire sul seggio pontificale Gregorio VII, fu eletto Guiberto, arcivescovo di Ravenna (v. cLEMENTE III, antipapa), che già nel 1078 era stato scomunicato e deposto da un Concilio romano, per la sua vita irreligiosa e per disobbedienza alla S. Sede. Fu questa una ritorsione alla sentenza di scomunica e di deposizione dal trono regale di Germania e di Italia di Enrico IV, fatto ribelle e nemico della Chiesa romana, sentenza pronunciata da Gregorio VII nel Concilio romano del 7 marzo di quello stesso anno.

L'illegalità dell'elezione di Clemente III è indubbia : essa contravveniva al decreto di Niccolò II (1059), perché un solo cardinale era intervenuto all'elezione, e perché né clero né popolo romano erano stati interpellati in merito. Per corroborare la duplice deliberazione del Conciliabolo, Pietro Crasso, giureconsulto di Ravenna, ligio al re, compose un libello, in cui opponeva alle tesi dei canonisti i principi del diritto romano, nuova arma che sarà usata con fortuna nei futuri conflitti.

Bibl.: MGH. Constitutiones. I, p. 120; Hefele-Lecleres, V, i, pp. 269-72; P. Kehr, Zur Geschichte Wiberts von Ravenna (Clemens III), in Sitzungsberichte der preuss. Ahad. der Wissenschaften, Phil.-hist. Klasse, Berlino 1921, pp. 333-68, 973-88; A. Fliche, La réforme grégorienne. II, Lovanio 1925, pp. 383-85; III, ivi 1937, passim; E. Voosen, Papauté et pouvoir civil à l'époque de Grégoire VII, Gembloux 1927; O. Francabendara, Guiberto arcivescovo di Ravenna ossia Clemente III, in Atti e Mem. della R. Deputaz. di st. p. per le prov. di Romagna, 2² serie, 25 (1935), pp. 39-70.

Giovanni Sorasso
BREST-LITOWSK: v. UNIONE DEGLI ORIENTALI.
BRETAGNA. - Regione storica della Francia, corrispondente all'omonima penisola (lunga 250 km ., larga al massimo 170), che si stacca dal tronco continentale fra la Manica e l'Atlantico.

Il territorio (ca. 30.000 kmq .) è costituito da un penepiano, risultante dalla demolizione di un antichissimo rilievo (massiccio armoricano), nel quale si riconoscono due fasce anticlicali, il cui asse corrisponde alla direzione delle due coste settentrionale e meridionale, che chiudono una sinclinale, in parte occupata da depressioni (bacini di Châteaulin e di Rennes). Questo motivo tettonico domina ancora la vita del paese, opponendo una zona marittima, o Armor, ad una interna, o Argoat; la prima con una economia relativamente prospera ed una densa popolazione, lo seconda con una modesta attività agricola ed un popolamento più rado. L'interno è occupato per larga parte da lande di eriche e di gianchi, da torbiere e da magre boscaglie; le zone migliori, coltivate, danno cereali poveri (segale e saggina) e, sulle praterie, un discreto allevamento (bovini). La costa, invece, unisce ad una intensa attività marittima (la pesca sospinge il marinaio brettone fin sui banchi di Terranova), forme di agricoltura specializzata (primizie di ortaggi e di frutta), che, favorite dal clima temperato-umido del paese, sono sollecitate dalla vicinanza dei mercati di consumo (Inghilterra, Brest, Parigi).

Il carattere peninsulare della B., la sua situazione eccentrica e le condizioni sociali derivanti dall'economia locale hanno favorito la conservazione del tipo celtico originario, rimasto sostanzialmente refrattario, nell'interno, all'influenza francese, come è provato, oltre che dalla forza della tradizione (costumi, sentimento e pratiche religiose) dalla persistenza della lingua, il bretone, parlato ancora da oltre un milione di persone, e che non ha nulla in comune con i dialetti francesi.

La popolazione, che era di 2.400 .000 ab. nel 1931, è scesa (1946) a 2.300 .000 (diminuizione del 3,1 \% in un quindicennio), mentre tendeva in passato a compensare, con una forte natività, l'attivo flusso migratorio. Dei centri urbani solo Rennes supera, e di poco, i 100.000 ab. Brest ( 79.000 ab .) è il massimo arsenale marittimo della Francia occidentale.

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La B. è divisa in quattro dipartimenti : Ille-et-Villaine (capoluogo Rennes), Côtes-du-Nord (S. Brieuc con 37.000 ab.), Finistère (Quimper, 20.000 ab.) e Morbihan (Vannes, 28.000 ab.), nei quali è ripartita la popolazione, per oltre il 98 \% cattolica.

Bibl.: C. Le Goffic, La Bretagne et les pays celtiques, Parigi 1900-1909; F. Sagot, La Bretagne romaine, ivi 1911; A. Raison du Cimozion, La Bretagne de l'origine à la réunion, St-Brieuc 1914; B. A. Pocquet de Haut-Jussé, Le pape et les ducs de Bretagne, Parigi 1928; A. Dupont, Histoire de Bretagne, ivi 1932; Premier Congrès Social Maritime Breton: La Bretagne Maritime, su structure économique, ivi 1933; id., Au Pays Breton, La Carousaille, ivi 1933; C. Derveux, Le Morbihan, ivi 1938; R. Mousset, La Bretagne, ivi 1937.

Giuseppe Caraci
Evangelizzazione della B. - L'Armorica, estrema propaggine nord-occidentale della Gallia, dopo la conquista romana ( 37 a. C.) protesse tra le sue fitte foreste le ultime resistenze della religione druidica. Il cristianesimo faticò assai per mettervi piede. Fino a Martino di Tours (m. nel 397) non abbiamo notizie sicure sull'esistenza in B. di una vera e propria comunità cristiana. Il martirio dei due giovani cristiani Donaziano e Rogaziano a Nantes (cf. Martyr. Romanum, p. 264) attesta tutt'al più la presenza di qualche cristiano. Tradizioni locali, non ancora del tutto accertate, darebbero a Nantes un vescovo, Claro, già alla metà del iv sec. Comunque fu Martino di Tours (372-97), metropolita dell'intera Lugdunensis III, di cui l'Armorica con la parte settentrionale, che ne iniziò la regolare evangelizzazione. Non si può però dire se egli si sia riservato direttamente il governo di quelle cristianità ovvero abbia dato ad esse vescovi propri. Sta il fatto che all'arrivo dei Bretoni esistevano già nell'Armorica i tre vescovati galloromani di Nantes, Rennes e Vannes. Il paganesimo tuttavia continuava a predominare sulla popolazione assai scarsa, specialmente dopo le devastazioni degli Alani e dei Sassoni tra il 406 e il 416 . Il cristianesimo trionfò definitivamente quando, verso la metà del sec. v, cominciarono a sciamare dalla vicina B. Maggiore nell'Armorica i Bretoni, in forza dei quali, fattisi man mano più numerosi, ben presto la penisola cambiò nome e lingua. Qualche gruppo era guidato dal proprio vescovo, ed un Mansueto vescovo dei Bretoni compare già al Concilio di Tours del 46I accanto ai suoi colleghi gallo-romani; altri erano guidati da preti e da monaci; ma tutta la loro organizzazione si raccoglieva intorno ai monasteri. Non si ebbero infatti diocesi con confini precisi; ma i vescovi governavano i fedeli dai loro monasteri come nella B. Maggiore e nell'Irlanda; influssi irlandesi non mancarono infatti di farsi sentire in quei primi secoli di organizzazione e l'elemento monastico rimase predominante. Vescovi bretoni troviamo regolarmente ad Alet, Tréguier, Quimper, Léon (St-Pol-de-Léon), St-Brieuc, Dol, St-Malo, accanto ai loro colleghi gallo-romani. Tutto il territorio continuò a dipendere dalla metropolitana di Tours, ma un movimento di separazione si fece man mano più potente dal sec. viII in poi, causa i contrasti politici con i sovrani carolingi. Ci fu anzi un momento che Dol tentò arrogarsi autorità metropolitica. Buona parte della legislazione delle false Decretali fu appunto diretta a regolare i rapporti religiosi della regione.

Bibl.: L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{°} ed., Parigi 1910, pp. 253-78, 360-92; L. Gougaud, Les chrérientés celtiques, Parigi 1914, p. 109 sgg.; H. Leclercq, s. v. in DACL, II, I, coll. 1245-62; E. Jarry, Bretagne armoricaine, in Ccelodiscione, II (1948), coll. 243-90.

DRETEIERES, Simon-Marie-Antoine-JustRanfer de. - Uno degli ultimi martiri della Corea. N. a

Chalons-sur-Saône il 28 febbr. 1838, entrò alle missioni Estere di Parigi nel 1861, e, fatto sacerdote nel '64, fu destinato alla Corea, verso cui partì quello stesso anno. Fino all'apr. del ' 65 stette nella Manciuria, e il 27 maggio poté raggiungere il territorio coreano. Breve però fu il suo apostolato. Impripiunato già nel febbr. del '66, col suo vescovo, fu decapitato con lui l'8 marzo a Sai-uam-hte, presso Seul. E in corso il processo di beatificazione. Il suo corpo fu portato in Francia.

Bibl.: M. d'Hulst, Vie de 7. de B., missionnaire apostolique, martyrisé en Corée en 1866, Parigi 1888; C. Appert, Pour la Foi... 7. de B., martyrisé en Corée le 8 mars 1866, ivi 1910; A. Launay, Mémorisé de la Société des Missions Etrangères, ivi 1916, pp. 90-91; L. Collin, 7. de B., Ouges 1933.

Giovanni B. Tragella
BRETONVILLIERS, Alexandre le Ragois de. Sulpiziano francese, n. a Parigi nel 1621 e ivi m. nel 1676, discepolo del venerabile Olier al quale succedette nella parrocchia di S. Sulpizio (1653) e nel governo della Congregazione (1657). Erede della fortuna di suo fratello, spese somme ingen.i per salvare la colonia periclitante di Montréal nel Canadá, comprando l'isola stessa di Montréal a nome di S. Sulpizio. A lui si devono gli statuti della Congregazione, che redasse con l'aiuto del Tronson. Nel 1671 andò in pellegrinaggio a Roma e a Loreto.

Lasciò manoscritti un fournal spirituel sulla propria vita intima, Mémoires sulla vita del ven. Olier (una delle fonti dell'Esprit de Mr. Olier del Tronson) e una Vie de Mr. Olier, di cui furono pubblicati soltanto estretti.

Bibl.: E. M. Faillon, Vie de Mr Olier, 3 voll., Parigi 1873, passim; L. Bertrand, Biblioth. sulpicienne, I, Parigi 1900, pp. 50-53; E. Leveague, s. v. in DIG, X, coll. 631-32 (riprodotto in DSp, I, coll. 1939-40).

Edmondo Lamalle
BRETSCHNEIDER, Karl Gottlieb. - Teologo e critico protestante tedesco, n. a Gersdorf (Sassonia) l'1 1 febbr. 1776, m. a Gotha il 22 genn. 1848.

Autore di numerose opere, nel campo teologico è uno dei principali rappresentanti del razionalismo ("supernaturalismo razionale"), nel campo biblico fu un pioniere della critica negativa per gli scritti giovannei. Le sue opere principali sono: Systemat. Entwicklung aller in der Dogmatik vorkommenden Begriffe, Lipsia 1804, 4² ed. 1841; Handbuch der Dogmatik der evang.-lutheranischen Kirche, ivi 1814, 4² ed. 1838; Probabilia de Evang. et Epist. Ioannis Apost. indole et origine, ivi 1820; Histor.dogmatische Auslegung des N. T., ivi 1806. Pubblicò nel Corpus Reformatorum (27 voll.: I-XVII, Halle 1834-51; XVIII-XXVII, Brunswick 1853-59) le opere di Melantone e pubblicò un dizionario del greco del Nuovo Testamento.

Bibl.: Selbst-Biographic, pubblicata da Horst B., Gotha 1851; G. Frank, in Allgemeine deutsche Biographic, III, Lipsia 1876, p. 319; P. Hagenbach, in Realenc. für prat. Theol. u. Kirche, III, 3² ed., Lipsia 1897, pp. 389-91; J. Meffart, Ninety years after: A survey of Bretschneider's aprobabilia in the light of subsequent johannine criticism, in American fournal of Teaclagy, 17 (1913), pp. 368-76; H. Hoffmann, in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, I, 2² ed., Tubinga 1927, col. 1251.

Teoflio Antolin
BREU, Jörg, il Vecchio. - Pittore, silografo e disegnatore di vetrate, n. a Augusta nel 1475 ca., m. ivi nel 1537. Attivo (dopo un viaggio di studio in Austria), dal 1502 ad Augusta, si dimostra seguace di Ulrich Apt, di Holbein il Vecchio (v.), e del Burgkmair (v.).

Le sue opere principali (1501) si trovano nel convento di Herzogenburg (Austria) e nei musei e nelle chiese di Augusta, Innsbruck, Basilea, Vienna, Francoforte, Norimberga ecc. Nel biennio 1514-15 risiede in Italia, dove subisce l'influsso del Rinascimento italiano, come dimostrano anche le sue silografie del Messole di Ratisbona, del Breviario di Ratisbona e altre. Col Dürer collabora per il famoso Gebetbuch dell'imperatore Massimiliano I.

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Suo figlio Jörg detto il Giovane, n. nel 1510 ca. ad Augusta, m. ivi nel 1547, gli successe nel 1534 come capo della bottega. Silografo, pittore e miniaturista, subì l'influsso della pittura veneziana.

Bibl.: H. Röttinger, s. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 594-97: si vedano in Beiträge zur Geschichte d. deutschen Kunst (ed. E. Buchner e K. Fruchtmayr), II : Augsburger Kunst der Zpötzestik, Augusta 1928, i seguenti articoli: O. Benesch, Der Zuettler Altar und die Anfänge B. L., pp. 229-71; E. Buchner, Der ältere B. als Maler, pp. 272-83; W. Hugelshofer, Zeichnungen B.'s. pp. 384-87; inoltre: H. Beenken, Beiträge zu 7. B., in Jahrbuch der preussischen Kunstsammlungen, 56 (1935), pp. 59-73.

Bernardo Degenhart

## BREUGHEL: v. brueghel.

BREVE. - Nome dato nel medioevo a diversi tipi di documenti, usato ancora oggi per indicare una speciale forma di documento pontificio.

L'accezione più comune nei secoli anteriori al xiri fu come equivalente di Notitia (v.), documento di prova generalmente redatto a richiesta del destinatario e privo della firma dell'autore; fu pur usato per "lettera" e, specialmente in Toscana nei secc. xir-xiir, per "carta digituramento", per cui passò ad indicare anche "statuto" in quanto era oggetto di giuramento. Da b. derivano i termini notarili "imbreviare" e "imbreviatura" (v.).

Il b. si distintue dalla bolla (v.) per un insieme di caratteri esterni ed interni, che gli dànno una solennità molto minore. Si distingue innanzi tutto per la qualità e il colore della pergamena, che è assai fine e bianca; per il tipo di scrittura, che segue l'evoluzione delle scritture correnti, cioè la gotica corsiva nel sec. xiv e nei primi decenni del xv, l'umanistica corsiva nei secc. xv e xvi, con le forme derivate moderne nei tempi più recenti; per il sigillo, che è di cera rossa con l'impronta dell'anello (v.) del pescatore o, dal 1842, a inchiostro rosso con analoga rappresentazione. Quanto al testo, il b. portano scritto in alto il nome del Papa seguito dalla qualifica e dal numero ordinale (ad es., Martinus pp. V); alla fine del testo la data è indicata alla maniera moderna, con l'anno secondo lo stile della Circoncisione. L'elemento più caratteristico è rappresentato dalla formola di corroborazione sub anulo piscatoris aggiunta nella data dopo il luogo (nel sec. xiv e nella prima metà del xv anche: sub anulo fluctuantis navicule o capitum Principum Apostolorum o nostro secreto). I b. di qualche importanza recano la firma del cardinale segretario di Stato, mentre negli altri casi è apposta la firma del cancelliere dei b.

Il più antico b. pontificio finora noto è di Bonifacio IX (17 ott. 1390), conservato nell'archivio di Stato di Mantova; fino alla metà del sec. xv sono rari.

I b. sono sorti col carattere di litterae secretae, cioè scritte dai segretari apostolici per oggetti d'inte-
resse politico o amministrativo, ma poi furono largamente usati per ogni genere di concessioni; in un primo tempo erano spediti solo chiusi e la chiusura era garantita dal sigillo di cera opportunamente disposto all'esterno sui lembi ripiegati; dal sec. xvir si elibero anche b. spediti aperti in forma più solenne (con la formola al principio del testo ad futuram rei memoriam) e allora il sigillo era posto a tergo solo come segno di convalido.

I segretari apostolici in seguito all'ampliamento delle loro competenze spedirono anche documenti nella forma di bolla, detti brevia sub plumbo. Presentemente i brevi sono redatti e spediti dalla Cancelleria dei b. apostolici che costituisce la terza sezione della Segreteria di Stato (v.), anche quando si tratti di provvedimento emanato da altro dicastero.

Benedetto XIV diede nella bolla Gravisianum, del 26 nov. 1745 , un lungo elenco di casi in cui si doveva adoperare il b.; attualmente, tolti gli affari più importanti espletati con bolla, l'uso del b. è molto frequente: ad es., le crezioni e modificazioni di vicariati e di prefetture apostolici finoal 1933 (dopo questa data tali erezioni si fanno con bolle e le modificazioni di confini con decreti di Propaganda); l'invio di cardinali legati a congressi; le concessioni di indulti o privilegi a privati o a persone giuridiche; le nomine prelatizie e le onorificenze; gli auguri e le felicitazioni a sovrani o a capi di Stato. Nel passato fu regolata con b. altra materia di più vasta portata, come la soppressione della Compagnia di Gesù decretata da Clemente XIV nel 21 luglio 1773 e il ristabilimento della Gerarchia in Inghilterra, per opera di Pio IX, il 1^{°} sett. 1850.

Bibl.: C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. aggiornata da G. Bascopè, Firenze (1942), pp. 21, 43, 53 sgg.; K. A. Fink, Untersuchungen über die päpstlichen Breven des 13. Jahrhunderts, in Römische Quartalschrift, 43 (1935), pp. 55-86 con 12 tsvv.; per ricerche di antichi b. nell'archivio della S. Sede: K. A. Fink, Das Vatikanische Archiv, 1943, in Bibliothek des deutschen Histos. Instituts in Rom, 20 (1943).

Giulio Battelli
BREVEDENT, Charles-François de. - Missionario francese, n. a Genneville (Calvados) nel 1659, entrato nel 1674 nella Compagnia di Gesù, partito nel 1692 per la missione di Siria. Operò prima in Armenia : nel 1697 venne al Cairo essendo stato incluso nel numero di quelli che dovevano tentare la penetrazione in Etiopia. Iniziò il viaggio nel 1698, travestito e sotto il nome di Giuseppe Duval, come compagno del medico francese Carlo Poncet, inviato alla corte dell'imperatore Iâsû; ma morì nel luglio 1699, poco prima di arrivare a Gondar.

Bibl.: Tre lettere del B. sono pubblicate da C. Beccari, Rerum Aethiopicarum Scriptores occidentales inediti, XIV, Roma 1914, pp. 17-18, 59-66, 79-72, con la documentazione relativa al viaggio (pp. 1-150). Un'altra lettera era già stata pubblicata nel Mercure Galant del nov. 1698, Cf. Sommervogel, I, col. 147; VIII, col. 1927.

Edmondo Lamalle
BREVETTO : v. PROPRIETÀ IMMATERIALE.

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BREVI AI PRINCIPI, SEGRETERIA DEI: v. segreteria dei brevi ai principi.

BREVIARIO. - E il libro liturgico che contiene l'ufficio divino (v.) secondo il rito della Chiesa romana. La voce b. (breve nota, compendio), già usata nel linguaggio teologico (Breviarium fidei), amministrativo (Breviarium imperii, di Augusto), giuridico (Brevierium extravagantium), nella lingua liturgica da principio indicava un foglio o libretto posto all'inizio del salterio, che notava gli uffici divini da compiersi in un determinato tempo, e i rispettivi formulari con i loro richiami.

Nella disposizione attuale il b. risulta delle seguenti parti : I) Le bolle (Quod a nobis di s. Pio V del 9 luglio 1568 , nella quale sono esposti i motivi della pubblicazione del nuovo testo ed i lavori fatti per assicurarne la correzione, come vedremo appresso, e Divino afflatu del 1^{°} nov. igir con la quale Pio X ordina una nuova disposizione del salterio per i giorni feriali. 2) Il trattatello De anno et eius partibus, che è un insieme di brevi nozioni astronomiche, necessarie in antico quando ognuno doveva far da sé questi calcoli, ma ormai superflue per l'uso dell'Ordo divini Officii che si pubblica ogni anno con tutte le norme necessarie per la recita del b. 3) Il Calendario con tutte le feste da celebrarsi con il loro proprio rito. 4) Le Rubriche generali, sono una novità nel b. di s. Pio V. Furono corrette ed accresciute sotto Clemente VIII e Urbano VIII ( 1602 e 1635 ), e formano il testo delle norme che regolano la recita del divino ufficio. Altre norme particolari sono sparse nel corpo del b. Fonte preziosa per le rubriche sono gli antichi Ordines o Ordinarii (v.). 5) L'Ordinario del divino ufficio, contiene l'orditura generale delle singole ore canoniche con quelle formole (inni, capitoli, responsori...) che si dicono quotidianamente per tutto l'anno, o almeno nelle sue principali divisioni liturgiche: Avvento, tempo ordinario dopo l'Epifania e dopo la Pentecoste, detto per unnum, Quaresima, Passione, tempo pasquale. 6) Il Salterio, elemento fondamentale del b., in antico si diceva secondo l'ordine dato dalla S. Scrittura (Psalterium non feriatum). Sotto l'influsso dei monaci e dei Papi certi salmi furono scelti per determinate ore canoniche, prima semplicemente indicati con note in margine, poi secondo l'ordine dell'ufficio (Psalterium feriatum). Il salterio attuale contiene i salmi ed i cantici distribuiti secondo i giorni della settimana, con gli inni delle ore per il tempo
ordinario. Esso segue il testo della Volgata, emendata da s. Girolamo nel 389 e adottata prima nelle Gallie, detto percib Psalterium gallicanum; il Psalterium romanum, ossia la versione della Vetus latina, fino ai tempi di s. Pio V in uso nelle basiliche romane e quasi in tutta la Chiesa latina, fu conservato a S. Pietro in Roma, a S. Marco in Venezia, a Milano ed in poche altre chiese. Pio XII con Motu proprio del 24 marzo 1945 permise nella recita pubblica e privata dei salmi l'uso della nuovissima versione critica dal testo originale ebraico, preparata dal Pontificio Istituto Biblico e ordinata secondo la disposizione data al salterio da Pio X. 7) Il Proprio del tempo, con le parti proprie di ogni giorno del ciclo cristologico, comincia dalla prima domenica dell'Avvento (v. Temporale) cui fa seguito il Proprio dei Santi, con le parti proprie delle feste dei santi, che incomincia dalla festa di s. Andrea apostolo, la più vicina alla prima domenica dell'avvento (v. santorale). Ambedue i cicli, secondo l'ordine dei giorni e dei mesi, vanno fino all'ultima settimana dopo Pentecoste (v. anno liturgico). 8) Il Commune Sanctorum offre le parti comuni per tutti gli uffici dei santi che non le hanno proprie, ed è disposto secondo l'ordine delle litanie dei santi: Apostoli, Evangelisti, uno o più Sommi Pontefici, Martiri singoli o molteplici, Confessori Pontefici, Dottori, Abati, Confessori non Pontefici, Vergini, non Vergini; in più il Comune delle feste della Dedicazione della Chiesa, della Madonna e l'Ufficio dei defunti. 9) Sono finalmente aggiunte alcune formole di orazioni e benedizioni comuni necessarie o utili nella pratica sacerdotale, i salmi graduali e penitenziali con le litanie dei santi.

Il b. si formò lentamente, ed ogni secolo vi ha contribuito. L'autorità dei Pontefici non vi intervenne che abbastanza tardi, più per proteggere i progressi e gli svolgimenti che per arrestarli.

Si possono distinguere tre periodi principali: 1) il periodo di formazione fino ai primi b. plenari (scc. XI); 2) dal sec. XI a s. Pio V; 3) dal 1568 ad oggi. Al principio per la recita dell'ufficio divino si aveva bisogno di diversi libri : i cantici si prendevano dal salterio o dall'antifonario, gli inni in un apposito innario, i brani della S. Scrittura direttamente dal suo codice oppure da uno speciale lezionario, le letture dei Padri dal sermonario od omiliario, le storie dei santi dal passionario (v.); le preghiere da recitarsi alla fine delle singole Ore o, in un primo tempo,
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(da ltim. Quartalschrift 13 [1922], tav. I)
Breve - Il più antico b. sinora conosciuto: Bonifacio IX a F. Gonzaga (17 ott. 1390).
Mantova, archivio di Stato, Gonzaga Busta 833.

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(da V. Laroquais. Les briviaires manuscrits des bibliothèques publiques de France, Parigi, BSI, inc. I) Breviario - Presentazione al Tempio. B. di Montecassino (1099-1105) - Parigi, bibl. Mazarina, ms. 364, f. 19.
dei singoli salmi, erano tolte dal sacramentario (v.) o da collezioni speciali (collettario [v.], orazionario). Quando però si cominciò a rendere obbligatoria agli ecclesiastici la recita dell'ufficio divino non soltanto nel coro di una chiesa ma anche privatamente, con obbligo inoltre di attenersi alla forma seguita nella recita comune, allora la riunione di tutti questi libri in un volume unico divenne indispensabile. Ai salteri si aggiunsero prima le antifone, i versetti e le orazioni. Il Cod. Vat. Reg. II (secc. viII-IX) è il più antico esempio di un salterio con un innario. Nel sec. XI e XII cominciarono a formarsi i b. plenari che ben presto diventarono d'uso comune. Col moltiplicarsi poi delle parrocchie rurali si fece sentire la necessità di abbreviare l'ufficio, per ovviare all'incomodo di dover avere con sé molti libri per la sua recita. Ne dette esempio la Curia romana. Infatti, dice Radulfo di Tongern, sia dietro ordine del Papa, sia per loro propria iniziativa i chierici accorciarono costantemente l'ufficio, e spesso lo modificarono secondo la convenienza dei cardinali (PL 87, 1273 sg.). Nacque così nel sec. xir il Breviarium secundum consuetudinem Romanae Curiae, che ebbe larga diffusione per essere stato adottato anche dall'Ordine dei Frati Minori, quando esso fu fondato e si allargò in tutto l'Occidente. Questa nuova forma di b. è di una liturgia impoverita, fatta non per essere cantata solennemente nelle chiese abbaziali o cattedrali, ma per essere recitata privatamente dagli addetti alla Curia, negli intervalli dei lavori d'ufficio, dagli studenti e professori delle università, tra le fatiche dell'apostolato e nelle soste dei viaggi. Ciò nonostante l'ufficio liturgico antico sembrava ancora intatto nel suo complesso: la Curia romana e i Francescani non avevano fatto altro che
renderlo più breve. In seguito però la soppressione o accorciamento di alcune parti tradizionali dell'ufficio, diede luogo all'introduzione di altri elementi secondari, quali la moltiplicazione e lo sviluppo di feste particolari, di devozioni locali, di nuovi inni, dell'ufficio quotidiano della Madonna, dell'ufficio dei defunti, dei salmi penitenziali e graduali. Nella seconda metà del sec. xv l'umanesimo trionfante tentò di trasformare il b., sostituendo con un latino classico quello usuale, mentre taluni persino, per ragione di gusto, preferirono recitarlo in greco. Anche gli inni furono riportati al sistema classico. La prematura morte di Leone X impedì il dilagare di questa corrente. Però Clemente VII permise l'uso privato dei nuovi inni. Di fronte alla corrente contraria dei tradizionalisti che difendevano gli antichi riti e forme, prevalsero i moderati, fra i quali erano i cardd. Francesco Quiñonez, Sadoleto, Contarini e Gregorio Cortese. Il Quiñonez ebbe l'incarico di preparare un nuovo b., fedele in tutto alle istituzioni dei Santi Padri, né difficile, né lungo. Apparve nel 1535 e fu detto Breviarium Sanctae Crucis, dal titolo cardinalizio del Quiñonez, che, se ebbe dei pregi, ebbe anche dei difetti, specialmente quello di aver rotto troppo con la tradizione e dato accesso a molte novità sul terreno liturgico. Dopo solo pochi anni di uso, Paolo IV nel 1558 ne vietò la ristampa. Nel 1562 fu posta al Concilio di Trento la questione di una completa riforma del b., ed una commissione, all'uopo nominata, ne preparò uno che s. Pio V pubblicò nel 1568 con la bolla Quod a nobis. Questo nuovo b. ritornò decisamente all'antico, pur tenendo conto delle mutate circostanze: abolì ogni altro b. esistente, eccettuati solo quelli che risalissero ad oltre 200 anni di vita o fossero stati direttamente approvati dalla S. Sede. Fu così riservato alla stessa S. Sede il diritto di ordinare o mutare il b., e fu stabilito il principio dell'unità dell'ufficio nella Chiesa latina. Nonostante l'universale approvazione, questa riforma sollevò qualche critica per la soppressione di alcune feste e la deficiente correzione di errori storici. Gregorio XIII e Sisto V ristabilirono alcune feste soppresse, e quest'ultimo nel 1588 istituì la S. Congregazione dei Riti allo scopo di regolare tutta la liturgia latina ed i libri liturgici. Clemente VIII pubblicò nel 1602 una nuova edizione del b. con aggiunte e correzioni. Finalmente Urbano VIII con la bolla Divinam Psalmodiam, del 25 genn. 1632, ne ordinò un'altra edizione con emendazioni e con la correzione degli inni preparata da lui stesso e da alcuni padri Gesuiti. Questo b. è rimasto fino al presente, salvo l'aggiunta di nuove feste fatta dai successori di Urbano VIII. Intanto in quasi tutta la Francia erano andati in uso vari b. particolari che troppo risentivano delle idee dei loro compilatori imbevuti di giansenismo o di gallicanismo. Più voga ebbero quelli di mons. De Harlay del 1680 e del card. De Ventimille preparato nel 1736. Al principio del sec. xix, dopo il concordato del 1801, nella confusione causata dalla nuova circoscrizione delle diocesi, i vescovi francesi pensarono di uniformare la liturgia della Francia, ma mancò il pieno accordo; cosi vennero fuori altre novità, che finirono col produrre una reazione. Intanto il bisogno di uniformarsi a Roma si faceva sentire sempre più. Il primo ad adottare il b. romano fu mons. Parisis, vescovo di Langres nel 1840, seguito poi dal card. Gousset, arcivescovo di Reims, e ben presto da tutti gli altri vescovi francesi, tanto che Pio IX nel 1853 poté felicitarsi con l'episcopato francese per il ritorno della Francia

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all'unità della liturgia romana. Un tentativo di riforma era stato fatto intanto da Benedetto XIV, il quale nominò all'uopo una commissione speciale, ma per circostanze molteplici non si arrivò alla desiderata conclusione. Ad ulteriori riforme pensarono Pio IX, Leone XIII e Pio X il quale, con la bolla Divino afflato del 1^{°} nov. 1911, ordinò una nuova disposizione del salterio di modo che durante la settimana venissero recitati tutti i salmi.
B. manoscritti si trovano un po' dappertutto. Uno dei più antichi, del sec. xI, è custodito nella biblioteca Vaticana (lat. 7018), dove si conservano anche quello adoperato da Francesco Petrarca (Vat. Borg. 364), e l'altro fatto per Mattia Corvino, re d' Ungheria (Vat. Urbinate 112). In genere i b. del coro sono più illustrati dei portatili. Sono miniati quelli dei principi, dei vescovi, abati ed altre dignità; così, ad ex., quello di Giovanni d'Amboise contiene 172 miniature (sec. xv); quello di Filippo il Buono 134, quello di Carlo V 186, quello del duca di Bedford qualche migliaio. In Italia i più antichi sono dovuti ai Benedettini cassinesi; i più importanti furono quelli della corte pontificia: Breviarium de Camera, Breviarium
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tita V. Leragozis, Les brésiaires manuscrits
des bibliothigues publiques de Vianco, Parigi 1861, tux. XI
Breviario - Lettera F con Cristo in gloria. B. di Montiéramey (sec. XII) - Parigi, bibl. Nazionale, ms. lat. 796, f. 235.
secundum usum Curiae Romanae, stabilitisi almeno a partire dal tempo di Innocenzo III (1198-1216). L'oggetto delle miniature è preso dalla S. Scrittura, dal tema liturgico del giorno, o sono attributi simbolici dei mesi, scene della vita religiosa e profana, ornamenti. Un elenco dei primi b. stampati tra gli anni 1468-1543 in Enc. Ital., VII, p. 838.

Per l'Ufficio divino e le varie sue parti, v. ORF CANONICHE.

Bibl.: F. Probst, B. und Breviergebet, Tubinga 1868: A. Alès, Description des livres de liturgie imprimés aux XV' et XVI { }^{°} siècles faisant partie de la Bibl. de S. A. R. Charles-Louis de Bourbon, Parigi 1878; H. Ehrensberger, Libri liturgici Bibl. Ap. Vaticanae manuscripti, Friburgo in Br. 1897; S. Bäumer, Geschichte des B., ivi 1885; G. Mercati, Appunti per la storia del B. romano nel sec. XIV-XV, in Rassegna Gregoriana, 2 (1903), pp. 398-444; J. Baudot, Le B. Romain, Parigi 1907 (vers. ital., Roma 1909); P. Batiffol, Histoire du B. Romain, 3ᵉ ed., Parigi 1911; F. Schmid, De B. Romano reformando, commentatio, in Ephemerides Liturgicae, 43 (1929), pp. 20-43; V. Leroquais, Les B. manacre, des bibliothèques publ. de France, Parigi 1934; H. Hilbert-Fayard, Leçon de Liturgie à l'usage des séminaires, 23ᵉ ed., ivi 1934, pp. 26-216; C. Callewaert, Liturgicae institutiones: De B. Romari liturgia, Bruges 1939; F. Oppenheim, De libris liturgicis deque jure ex eis manante, Torino 1940; H. Leclercq, s. v. in DACL, II, coll. 1262-1316; G. Brinktrine, Il B. Romano, trad. ital., Roma 1946.-Per il b. ambrosiano: M. Magistretti, Beroldus, sive Ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis Kalenderium et Ordines, Milano 1894. - Per il b. mozarabico: F. A. Lorenzana, B. ad debite persolvendum dicimum officium secundum regulam B. Isidori: PL 86, 47-1352; J. P. Gilson, The Mozarabic Psaltar, Londra 1905.

## (Filippo Oppenheim

II. B. Nell'arte. - Le illustrazioni del b., sono legate alle varie scuole artistiche. Quelle dei b. medievali non differiscono sostanzialmente dalle miniature degli evangeliari o delle bibbie; alla fine del sec. xiv, invece, nasce un tipo di illustrazione propria del b., informata alla liturgia di Parigi (o più esattamente della cappella reale del sec. xv, derivata a sua volta, in gran parte, dalla cattedrale di Notre-Dame). I nomi dei primi miniaturisti di questa categoria sono in gran parte sconosciuti. Al centro artistico formatosi nella seconda metà del sec. xv presso la corte di Borgogna appartiene la scuola di Bruges, cui si deve il b. di Filippo il Buono (bibl. di Bruxelles) miniato da Vrelant e da J. le Tavernier prima del 1467 e il b. Grimani della biblioteca Marciana di Venezia. Questo b., che è il più pregevole fra quanti si conoscono, fu miniato verso il 1510 da vari artisti, fra cui l'Horenbout, il Gossart e i Bening, che vollero superare anche il «livre d'heures» dei fratelli Limbourg di Chantilly. Di Paolo di Limbourg si conservano nel Museo Britannico tre belle miniature del b. di Giovanni Senza Panra.

Dopo l'invenzione della stampa si diffonde sempre più l'uso del b.; ma le illustrazioni, che tuttavia, anche per la loro rarità, sono notevoli documenti per la storia dell'incisione, sono povere di valore iconografico. - Vedi Tav. V.

Bibl.: S. de Vries e S. Morpurgo, Das B. Grimani, Lipsia 1912; G. Coggiola, Il B. Grimani della bibl. Marciana di Venezia, Leida 1910; H. Leclercq, s. v. in DACL, II, i, coll. 1262-1316; T. De Marinis, in Enc. Ital., VII, pp. 834-38 (con bibl.); V. Leroquais, Le B. de Philippe le Bon, Parigi 1919; P. Durrieu, La miniature Romande au temps de la Cour de Bourgogne, Bruxelles 1921.

Guglielmo Federico Volbach
BREVIARIUM (BREVIARIUS). - Significano compendio (come breviculum e breviculus) e già nell'età classica sono spesso adoprate come titolo di libri (Augusto fece redigere un B. imperii ed Eutropio scrisse un B. historiae romanae); ricorrono poi nell'età patristica; cf. il Breviculus collationis cum Donatistis di s. Agostino.

Alcune di queste opere, di incerto autore, sono spesso citate anonime, e sono specialmente: 1) B. fidei adversus

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Arianos (PL 13, 653; 55, 182) forse da identificare con il Libellus adversus Arianos et Macedonianos che Gennadio ascrive a Fausto di Riez (v. Schanz, IV, II, p. 544); 2) B. de Hierosolymu (ed. F. Geyer: CSEL, 39, p. 153 sg.), breve descrizione della città, del sec. vi, pervenutaci in due recensioni; 3) B. in psalmos (PL 26, 821), che corre sotto il nome di s. Girolamo e certo reca molto di geronimiano. L'autore si è servito dei Commentariell del Santo (concepiti come brevi note integrative dell'Enchiridion di Origene sul Salterio) e di almeno 63 omelie sopra i Salmi. Ambedue le opere sono state rintracciate nei manoscritti da G. Morin e pubblicate in Anacdota Maredsolana, III, 1, Maredsous 1895; III, in, ivi 1897. V. anche Moricca, II, p. 1328; 4) B. super quattuor evangelistas, uno dei migliori antichi commenti latini sui Vangeli, attribuito per lo più a s. Girolamo (PL 30, 531), ma anche a Valafrido Strabone (PL 114, 86r), con i quali non ha però nulla che fare. Con più probabilità si vede in esso il commento ai Vangeli attribuito da s. Girolamo a Fortunaziano di Aquileia (v.). Vedi Moricca, op. cit., p. 590.

Antonio Ferrua
BREVIARIUM ALARICIANUM: v.alarico it.
BREVICOXA. - E il nome latinizzato di Giovanni Courtecuisse. Teologo, statista e oratore dell'Università di Parigi, all'epoca dello scisma occidentale, n. ad Haleine (Orne) verso la metà del sec. xiv, m. a Ginevra il 4 marzo 1423. Studiò nel collegio Navarra di Parigi dove poi insegnò teologia con tale successo da meritarsi il titolo di Doctor sublimis. Protetto dalla corte ottenne molti benefici e cariche ecclesiastiche e prese parte attiva a tutte le iniziative per l'abolizione dello scisma. Nominato vescovo di Parigi il 27 dic. 1420 per volontà di Carlo VI, a causa dell'opposizione di Enrico V d'Inghilterra non poté rimanervi; venne perciò trasferito dal Papa alla cattedrale di Ginevra.

Di lui si conservano diverse opere teologiche e vari sermoni manoscriti. E stampato solamente il Tractatus de fide et Ecclesia, de Romano pontifice et concilio generali (Parigi 1706), ove B. nega l'infallibilità del Papa e difende la superiorità del concilio ecumenico.

Bibl.: L. Fanger, Jean Courtecuisse, chanoine du Mans et évêque de Genève (vers 1330-1423), in La province du Maine, 13 (1905), pp. 221-27; A. Bigelmair, s. v. in LThK, II, col. 531; Horter, II, coll. 725-56; E. Mangenot, s. v. in DThC, III, coll. 1984-85.

Angelo Penna
BREVILINEO. - Aggettivo in uso nel linguaggio della scuola costituzionalistica italiana che fa capo ad A. De Giovanni, G. Viola, N. Pende, per designare il tipo morfologico umano in cui lo sviluppo in larghezza del corpo prevale, proporzionalmente, sullo sviluppo in lunghezza: è l'opposto di longilineo (v.). N. Pende ha distinto un tipo brevilineo stenico ed un tipo brevilineo astenico; il primo forte per sviluppo di scheletro, muscoli, sangue; il secondo con scheletro sottile e fragile, muscoli ipotonici e deboli, ricchezza di linfa e relativa povertà di sangue. I due tipi brevilinei sono predisposti ad anormalità funzionali e a malattie diverse (v. TIPO INDIVIDUALE).

Bibl.: N. Pende, Le debolezze di costituzione, Roma 1928; id., Trattato di biotipologia umana individuale e sociale, Milano 1939.

Nicola Pende
BREZINA, Otokar. - Pseudonimo di Václav Jebarý. Poeta cécc, n. presso Tábor nel 1868, m. a Jaroměřice nel 1929.

Ha scritto: «Le lontananze misteriose» (Tajemmé dáthy), «Alba in occidente» (Svitáni na západé), «I venti dai poli" (Fétys od pôld), "I costruttori del tempio" (Stavitelé chrómu), "Le mani" (Ruce), "Musica delle sorgenti" (Hudba pramenú).
B. volge i suoi sguardi verso le lontananze mistiche. Accorgendosi con dolore che l'anima sua non è soddisfatta,
che piange essendo incerta e piena di dubbi, nel proprio tormento volge lo sguardo in cerca dei dolori del prossimo; egli trova così un'àncora di solidarietà e solleva le proprie mani, sostenute da un numero infinito di esseri umani, verso l'Eterno e l'Infinito, trovando finalmente la pace che nel suo isolamento non poteva trovare. La sua poesia, con formule approssimative e abbastanza discutibili, è stata qualificata metafisica e simbolista. Egli è, senza dubbio, il più grande poeta mistico della moderna letteratura céca.

Bibl.: E. Saudek, Pod oblohou O. Bréziay (Sotto l'orizzonte di G. B.), Praga 1928; M. Dvořák, Tradice dílo O. Brécizay (La tradizione dell'opera di O. B.), ivi 1928; E. Chalupné, Studie o O. Bréziay a finèch zjevech desbélia uméní a filosofie (Studio su O. B. ed altre finure dell'arte e dell's filosofia céca), ivi 1912; F. X. Salda, in Dute a dílo (L'onima e l'opera), Praga 1922; numero unico della Rivista di lett. slave, a cura di E. La Gatin, Roma 1930.

Mimaler Stumpf
BRIAND, ARistide. - Uomo politico francese, n. il 28 marzo 1862 a Nantes, m. il 7 marzo 1932 a Parigi. Dopo aver svolto per vari anni attività giornalistica, collaborando alla Démocratie de l'Ouest, a La Lanterne ed altri giornali, ed essere entrato nel partito socialista, fu eletto deputato nel 1902. Nel 1905 fu relatore del persecutorio e settario progetto di legge sulla separazione dello Stato dalla Chiesa, legge che fu approvata secondo le idee del B. Fu poi varie volte ministro e presidente del consiglio. Essendo ministro degli Affari esteri nel 1927, si fece iniziatere di un patto mondiale per rendere impossibili le guerre, il noto patto Briand-Kellogg, al quale aderirono 44 nazioni. Nel 1930 vagheggiò la costituzione di una unione federale europea.

Bibl.: A. Aubert, B., Parigi 1928; V. Margueritte, A. B., ivi 1932; G. Suarez, B. Sa vie, son oeuvre, avec son Joumal et de nombreux documents inédits, ivi 1938 sgg.

Silvio Furlani
BRIANT, AlEXANDER, beato. - Martire inglese, n. nel 1551 o 1553 nel Somersetshire. Convertito mentre studiava a Oxford, entrò nel collegio inglese di Douai (allora a Reims), vi fu ordinato sacerdote nel 1578 e tornò l'anno seguente in Inghilterra. Il suo apostolato fu breve : tradito e arrestato nell'apr. 1581, fu portato poco dopo alla Torre di Londra e barbaramente torturato. Domandò allora e ottenne la sua ammissione nella Compagnia di Gesù (la sua lettura, inserita nell'opuscolo del p. R. Persons: De persecutione anglicana libellus, Roma 1582, fu spesso ristampata). Dopo nuove torture fu condannato a morte e martirizzato a Londra con il beato Edmondo Campion, il 1^{°} dic. 158 r . Furono beatificati insieme nel 1886 e la loro festa si celebra il 1^{°} dic.

Bibl.: D. Bartoli, Dell'Inghilterra, Torino 1825, I, II, cap. 13; 1. III, cap. 7; H. Foley, Records of the English Province S. I., IV, Londra 1878, pp. 343-61; B. Camm, Lives of the English Martyrs, II, ivi 1902, pp. 397-423; C. Tesiore, I Martiri Gesuiti d'Inghilterra e di Scozia, Isola del Liri 1934, pp. 179-89. Edmondo Lamalle

BRIARD (Briaert), Jean. - Teologo e filosofo, detto Athensis, n. a Beloeil (Ath) nel Belgio nella seconda metà del sec. xv e m. l'8 genn. 1520. Studiò all'Università di Lovanio, nella quale in seguito divenne professore, rettore e vice-cancelliere, succedendo in questo ufficio ad Adriano d'Utrecht, poi papa Adriano VI. Fu in alta considerazione presso tutti i contemporanei, particolarmente nell'estimazione di Erasmo e di Margherita di York, vedova di Carlo il Temerario, che, finché visse, lo volle a Malines suo cappellano e consigliere. Fu tra i primi a denunciare e condannare gli errori di Lutero (17 nov. 1519), come, in altre occasioni, non mancò di dar l'allarme per gli errori di Erasmo. In campo filosofico è ritenuto iniziatore del metodo analitico nello studio della psicologia sperimentale.

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Scrisse: De animo libri 3 ; De animalium sensatione; De vera metlado in vitalibus actibus persequenda; Quaestiones quodlibeticae, Lovanio 1518 (pubblicate insieme con i Quodlibeta di Adriano d'Utrecht); Quodlibetum de causa indulgentiarum, Lipsia 1519; De contractu sortis seu Lateria s. n. t.

Biel.: F. Nève, s. v. in Biographle nationale, III, coll. 47 30; Harter, IV, coll. 939-40; J. Forget, s. v. in DThC, II, coll. 1130-31; A. Roersch, s. v. in DHG, IX, coll. 664-65.

Vito Zollini
BRICARELLI, Carlo. - Gesuita, n. a Torino l' 1 I ott. 1857 , m. a Roma il 25 giugno 1931. Laureatosi in matematica superiore nell'Università di Torino, entrava poco dopo nel noviziato della Compagnia di Gesù a Chieri (1879). Per venti anni insegnò le scienze fisiche e matematiche nei Collegi di Monaco e di Torino e nel seminario della Compagnia a Chieri. Nel 1899 fu chiamato a Roma a far parte del collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica. Trattò segnatamente argomenti di scienza e di arte sacra. Fu professore nell'Università Gregoriana e consultore della Pont. commissione centrale per l'arte sacra. Dei suoi scritti pubblicati a parte, citiamo: Studi sull'arte bizantina (Roma 1903); Un pregiudizio storico intorno ai più insigni naturalisti (ivi 1904); Gicica fisica e ottica artistica (ivi 1914); Per l'estetica degli edifici a cupola (ivi 1929); Galileo Galilei. Le opere, il metodo, le peripecie (ivi 1931 ); e, tra i numerosi articoli: Sull'origine della basilica cristiana, in La Cio. Catt., 1914, 1, 698-715.

Il B. fu sempre un apostolo della gioventù e ciò gli valse, al tempo delle lotte modernistiche, l'essere personalmente oggetto di attacchi accaniti : il famoso "processo Vercesi" finì con la piena giustificazione dell'esemplare sacerdote (cf