volume-03

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 1931 ); e, tra i numerosi articoli: Sull'origine della basilica cristiana, in La Cio. Catt., 1914, 1, 698-715.

Il B. fu sempre un apostolo della gioventù e ciò gli valse, al tempo delle lotte modernistiche, l'essere personalmente oggetto di attacchi accaniti : il famoso "processo Vercesi" finì con la piena giustificazione dell'esemplare sacerdote (cf. Il segreto di confessione ai tribunali di Roma. Relazione documentata del processo di diffamazione del p. C. B. contro G. Vercesi, Roma 1912).

Biel.: E. Rosa, Il p. C. B., in La Civiltà Catt., 1931, in, pp. 73-78. Edmondo Lamalle

BRIÇONNET, Guillaume. - Noto sotto il nome di Cardinale di St-Malo, n. a Mours in data imprecisata e m. a Narbona il 14 dic. 1514. Fu intendente generale di finanza della Linguadoca sotto Luigi XI, il quale, morendo, lo raccomandò a suo figlio Carlo VIII, che lo nominò sopraintendente delle finanze e lo scelse come consigliere privato. Divenuto vedovo entrò nell'Ordine ecclesiastico ed ottenne poco dopo il vescovato di St-Malo. Si attribuisce alla sua influenza la decisione della guerra di Carlo VIII contro il regno di Napoli nel 1494. In quest'occasione il re volle per lui il cappello cardinalizio (genn. 1495). Sotto Luigi XII si prestò alle mene scismatiche di quel re contro Giulio II in occasione della Lega Santa del 1510, e fu fra i cardinali ribelli che tentarono di organizzare il concilio scismatico di Pisa nel 1511. Fu assolto da Leone X e finì arcivescovo di Narbona.

Biel.: G. Bretonneau, Histoire génalologique de la Maison de B., Parigi 1620; Gallia Christiana, VIII, Parigi 1744, coll. 12441245; M. Laconne, s. v. in DHG, X, coll. 677-79. Carmine Staraos

Figlio del precedente è l'omonimo B. Guillaume n. nel 1472 (?), m. il 24 genn. 1534. Pur senza accettare l'eresia e lo scisma, fu favorevole all'antiscolasticismo del suo tempo e amico dei preriformatori francesi: dal 1505, già vescovo di Lodève, è in rapporto con Lefèvre d'Etaples; dal 1516 è vescovo di Meaux: notevole la sua opera tesa ad ottenere che i curati risiedessero in sede. Cercò di opporsi alla penetrazione delle idee luterane, ma nonostante ciò il parlamento lo accusò di aver favorito l'eresia
ed egli dovette scolparsi. Non fu mai condannato pur dovendo lasciare il suo vescovato.

Biel.: M. Lecomte, s. v. in DHG, X, coll. 679-81, a cui va aggiunto: P. Imhart de la Tour, Les origines de la Réforme, III, L'énonpélisme, Parigí 1914, pp. 110 sgg., 130 sgg., e J. Vienot, Histoire de la Réforme française des origines à l'édit de Nantes, i vi 1926, pp. 45-47, 56-59, 63-73. Massimo Petrocchi

BRIDEL, Bedřich. - Gesuita boemo, n. nel 1619, m. a Kutná Hora nel 1680. Tradusse in boemo varie opere ascetiche, ma è specialmente ricordato ai giorni nostri per le sue poesie religiose in lingua céca, che ne fanno un rappresentante significativo della letteratura boema "barocca". Il B. è stato rimesso in auge dallo slavista mons. J. Vašica, che ne ripubblicò a Praga, dal 1931 al 1939, le principali poesie, con commentario storico e letterario.

Biel.: J. Vašica, Ceské literárn i baroho, Praga 1938, pp. 25 66 e 277-86. Edmondo Lamalle

BRIENNE, Etienne-Charles Loménie de. - Cardinale, n. a Parigi il 9 ott. 1727, m. il 18 febbr. 1794. Figura caratteristica di prelato del sec. xvin destinato dalla famiglia allo stato ecclesiastico, in cui vive da gentiluomo fine ed intelligente, ma di scarso sentire spirituale, aperto più alle nuove idee divulgate dai filosofi che alle dottrine sacre. Vescovo di Condom nel 1760 , poi di Tolosa nel 1763 , tenne le prime parti nella Commissione dei Regolari (1766-80), che doveva riordinare l'esistenza degli Ordini religiosi in Francia al di sopra dell'autorità pontificia e delle leggi canoniche, e sconvolse tutti gli ordinamenti tradizionali. Entrò nel 1770 nell'Accademia francese sebbene assai scarsi fossero i suoi meriti letterari. Chiamato da Luigi XVI nel 1787 a succedere al Calonne come controllore generale delle finanze, tentò di riordinare l'amministrazione dello Stato, ma non si guadagnò che opposizione degli interessati allo sperpero ed impopolarità, per cui il 25 ag. 1788 dovette cedere il posto al Necker. In compenso in quell'anno fu trasferito alla sede arcivescovile di Sens e creato cardinale il 25 dic. 1788. Non si curò di venire a Roma, viaggiò e ritornò in Francia a rivoluzione iniziata sulla fine del 1789. Prestò il giuramento civico a Sens il 28 apr. 1790 ed aderì pubblicamente alla Costituzione civile del clero il 30 genn. 1791, meritando il rimprovero del Papa ( 23 febbr.). Il B. rispose col rinunciare al cardinalato; ma il S. Collegio lo espulse dal suo seno il 26 sett. 1791. Nella nuova divisione della diocesi fu eletto vescovo dell'Yonne; fu anche presidente del club dei Giacchini di Sens. Arrestato due volte sotto la Convenzione, mori (a quanto pare) di apoplessia.

Biel.: J. Perrin, Le card. L. de B., Sens 1896; C. Laplatte, s. v. in DHG, X, coll. 693-98. Pio Paschini

BRIENZA, Serapino. - Domenicano del convento napoletano di S. Domenico Maggiore, maestro in teologia, uno dei più grandi e rinomati direttori spirituali del sec. xvin. Esercitò per vari anni il gravissimo ufficio di esorcista, lasciandoci sull'argomento non pochi manoscritti d'erudizione e pratica, degni d'essere valorizzati e stampati. Le sue principali opere pubblicate sono: S. Tommaso Spiritual Direttore ovvero Trattato della rinnegazione di noi stessi, Napoli 1753; La Theologia Mystica rischiarata colle dottrine di S. Tommaso d'Aquino, a voll., opere di soda dottrina teologica e d'alto afflato mistico.

Biel.: G. Lovanzina, Catalogo degli Uomini Illustri figli del Real Manistero di S. Domenico Maggiore, Napoli 1777; E. d'Afflitto, Memorie degli Scrittori del Regno di Napoli, II, Napoli 1782; Mazzuchelli, II, iv, p. 2091. Innocenzo Casati

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BRIET, Philippe. - Gesuita francese, n. a Abbeville nel 1601, m. a Parigi nel 1668. Entrato nella Compagnia nel 1619, insegnò molti anni retorica, principalmente a Parigi. Pubblico una continuazione all'Historiae ab origine mundi epitome di O. Torsellini (Parigi 1658) e compose un Annales mundi seu chronicon universale ( 7 volumetti, Parigi 1662-63, varie ristampe). Ma di maggior valore è la sua opera geografica: Parallela geographiae veteris et novae (Abbeville 1648-49,3 voll., di cui il terzo sull'Italia; i voll. IV-VI sull'Asia e l'Africa si conservano manoscritti nella biblioteca Nazionale di Parigi) : Théâtre géographique de l'Europe (Parigi 1653, atlante di 60 carte).

Bibl.: Sommervogel, II, coll. 136-61; F. de Dainville, La géographie des humanistes, Parigi 1940, pp. 188-97.

Edmondo Lamalle
BRIGGS, Charles Augustus. - Orientalista e teologo, n. a Nuova York il 15 genn. 1841, m. ivi nel genn. 1913. Fino al 1893 fu della Chiesa presbiteriana, poi dell'episcopale. Dopo ulteriori studi a Berlino, coprì nell'Union Theological Seminary di Nuova York, ove aveva studiato, la cattedra di Ebraico e di lingue semitiche (1874), di Teologia biblica (1890), generale e dogmatica (1907). Di indefessa attività letteraria, specialmente nel campo biblico, introdusse nelle Chiese d'America lo studio critico-storico della Bibbia.

Direttore della Presbyterian Review, vi pubblicò alcuni articoli sull'ispirazione ed autorità della Bibbia, vi sostenne la teoria documentaria sull'Esateuco, vi negò
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(fol. Ensenstiti)
Brigida, santa - Chiesa del monastero di Vadstena costruita tra il 1388 e il 1430 , ora chiesa parrocchiale luterana.
l'autenticità del Deutero-Issia. Fu perciò condannato e scomunicato dalla Chiesa unionista (1893). Fu anche coeditore dell'International Critical Commentary e collaboratore dell'Hebreo and English Lexicon (1891).

Tra le sue pubblicazioni bibliche segnaliomo: Biblical Study (Nuova York 1883); Messianic Prophecy (ivi 1886); The Bible, the Church and the Reason (ivi 1892); The Higher Criticism of the Hecateuch (ivi 1893 ); The Messiah of the Gospels (ivi 1894); The Messiah of the Apostles (ivi 1895); General Introduction to the Study of Holy Scripture (ivi 1899); A Critical and Exegetical Commentary on the Book of Psalms (International Critical Commentary, Edimburgo 1906); The Papal Commission and the Pentateuch (Londra 1906; sua corrispondenza coll'amico cattolico F. von Hügel).

Bibl.: H. P. Smith, in The Expository Times, 25 (1913-14), pp. 294-98.

Adalberto Metzinger
BRIGHAM: v. MORMONI.
BRIGIDA (sved. e lat. Birgitta), santa. - Fondatrice dell'Ordine Brigidino di s. Salvatore.
I. Vita. - N., pare, nell'anno 1303 al castello di Finsta in Uplandia (Svezia) e m. a Roma il 23 luglio 1373. Le fonti della sua biografia sono costituite, in primo luogo, dai suoi propri scritti, da una Vita s. Birgittae compilata dai suoi confessori e consiglieri teologici Petrus di Alvastra e Petrus di Skänninge e dagli atti del processo per la sua canonizzazione. Di minor valore documentario è la Vita s. Birgittae di Bertheldus, monaco dell'Ordine Brigidino del 5200, riprodotta negli Acta SS., e così pure una biografia in versi Vita metrica s. Birgittae di autore anonimo.
S. B. vantava una ascendenza aristocratica essendo figlia di una delle più eminenti personalità del suo tempo, il potente governatore di Uplandia Birger Persson e di Ingeborg Bengtsdotter, della vecchia stirpe reale dei Folkunghi. La famiglia della madre era molto conosciuta per la sua profonda religiosità ed il castello di Finsta, dove B. visse con i genitori fino all'età di 12 anni, quando le mori la madre, era un centro di alta cultura pia e religiosa, con forti tendenze al misticismo, che non mancò di esercitare sulla formazione del suo carattere una decisiva influenza. A soli dieci anni B. ebbe la sua prima conversazione con Cristo e già da giovane mostrava un vibrante entusiasmo per l'ascetismo. Dopo la morte della madre fu mandata presso una sua zia, Ingrid, moglie del Gran Cancelliere del regno Knut Jonsson, per perfezionarne l'educazione. Nell'anno 1318 sposò, per ragioni politiche, il diciottenne Ulf Gudmarson divenuto in seguito governatore di Ostrogoria, e la giovane coppia prese dimora al castello di Ulvåsa. Il marito, anch'egli di parentela reale, aveva un carattere mite e piuttosto debole e durante il matrimonio dal quale nacquero 4 figli e 4 figlie, un altro lato del carattere di s. B. ebbe modo di svilupparsi e risaltare: la sua ferrea volontà, la sua pratica energia, la sua indomabile tenacia. La sua vita fu divisa tra l'amministrazione dei suoi considerevolissimi beni, tra un'alta carica di corte - nel 1335 venne chiamata quale prima dama di corte dalla regina Bianca di Namur, sposa del re Magnus - e tra i suoi doveri di sposa e di madre. La vita di corte la mise in diretto contatto con la travagliata vita politica del tempo ed originò in lei un vivo interesse per la politica europea, interesse che mantenne poi sempre.

Al centro della sua vita, però, rimase indiscutibilmente la religione. Chiamò a Ulvåsa il primo teologo svedese del suo tempo, il canonico di Linköping, Magister Matthias, quale confessore e consigliere personale in materia di religione. Attraverso il suo insegnamento prese conoscenza della letteratura religiosa mistica ed apocalittica contemporanea che ebbe gran parte nella sua formazione spirituale. Accanto a tale studio, la lettura della S. Scrittura e delle opere di s. Bernardo di Chiaravalle, contribuirono a perfezionare la sua educazione religiosa. Raccoglieva intorno a sé anche altri maestri di teologia come Nicolaus

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Hermanni, educatore dei figli ed in seguito vescovo di Linköping, il priore del monastero di Alvastra, Petrus e l'abbate dell'Istituto di S. Spirito di Skänninge, Petrus. Ulvása divenne in tal modo un vero centro della vita religiosa svedese del tempo e godeva chiara fama di alta dottrina e generosa beneficenza. Intorno all'anno 1340, B. lasciò il suo ufficio a corte per ragioni politiche - apparteneva decisamente all'opposizione aristocratica contro le tendenze totalitarie del monarca - ma anche e soprattutto per dedicarsi interamente agli studi pii ed alla religione. Assieme al marito fece un pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella in Spagna negli anni 1341-43. Attraversando la Germania e la Francia, colse l'impressione viva delle grandíquestioni politiche e religiose del tempo, e cioè la guerra spietata tra Francia ed Inghilterra, la lotta tra il Papa e l'Imperatore e la conseguente "prigionia babilonica" del Papa ad Avignone, impressioni che in seguito la ispirarono nelle sue varie attività e che le diedero esperienzadiretta e personale delle necessità spirituali e materiali dell'Europa sconvolta. Prese anche contatto con
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(fei. Emsersätt)
Brigida, santa - La cassa nella quale fu recato il corpo della Santa da Roma a Vadstena - Cappella di S. Brigida nella chiesa del monastero di Vadstena, ora chiesa parrocchiale luterana.
l'Ordine religioso Fontevraldense, una fondazione di regola benedettina molto diffusa in Francia, frequentato dall'alta nobilta, e con abbadesse, sovente, di sangue reale. I monasteri fontevvaldensi comprendevano monaci e monache organizzati nel medesimo convento ma in due separate clausure, e pare fuori dubbio che sia stata tale organizzazione ad ispirare s. B. nella fondazione del suo proprio ordine. Al ritorno in Svezia, il marito si ammalò gravemente e mori poco dopo il rimpatrio, nel 1344 .

Quest'anno rappresenta nella vita di s. B., una data assai significativa. Lasciò Ulvása e prese dimora vicino al monastero cistercense di Alvastra (v.) dove ricevette la prima di una lunga serie di rivelazioni religiose. Tali rivelazioni le giungevano generalmente in uno stato di estasi e dopo il suo risveglio le scriveva essa stessa o le dettava in svedese al suo confessore, il quale ne curava in seguito la traduzione in latino. Secondo il contenuto della prima rivelazione, Cristo l'aveva chiamata sua sposa e l'aveva scelta quale strumento per avviare gli uomini alla strada di cristiana rettitudine. Nelle rivelazioni successive, si indirizzava violentemente contro il malcostume del tempo e specialmente contro la vita di corte del re Magnus, ma cercava anche di ristabilire la pace tra Francia ed Inghilterra mediante messaggi divini, e di indurre il Papa a far ritorno a Roma. Magister Matthias correggeva dal punto di vista dogmatico e teologico le rivelazioni brigidine che si diffusero rapidamente nei vari centri di Europa, dando alla loro rivelatrice chiara fama di pia profetessa e considerevole influenza nel mondo politico e religioso. Fu in questi anni che
s. B. concepì l'idea di fondare un nuovo Ordine religioso chiamato di S. Salvatore, la regola del quale le fu dettata in una delle rivelazioni. Intanto le cominciarono a pervenire cospicue donazioni e nel 1346 il re nel suo testamento donava il Castello di Vadstena con annesse vaste torre per il futuro convento. Per ricevere la sanzione del Papa alla sua regola, si recò a Roma nel 1349 ove giunse con grande seguito nell'anno santo 1350. Prese probabilmente dimora nella casa di Francesca Papazura al Campo Marzio, in seguito lasciata al convento di Vadstena quale a Hospitale S. Birgittae de Regno Sueciae» per pellegrini svedesi, ed ultimamente passata in possesso delle nuove suore di s. B., una rifondazione modificata del-
l'Ordine originale (1911). La casa con relativa chiesa e cappella si trova a Piazza Farnese 96, dove le celle di s. B. e di sua figlia Caterina si possono ancora visitare.

A Roma s. B. si dedicava ad opere pie, a studi ed esercizi spirituali ed a dettare le sue rivelazioni. In queste ultime esortava più volte ed in linguaggio molto chiaro, quando addirittura non minacciose, il Papa a ritornare a Roma, e sembra abbia esercitato una certa influenza sulla politica della curia avignonese. Nel 1370 ricevette da papa Urbano V, mediante una bolla data da Montefiascone, la sanzione della sua regola con qualche riserva. Il nuovo Ordine doveva seguire la regola di s. Agostino ma nel convento di Vadstena e nelle fondazioni da esso dipendenti la vita doveva seguire le prescrizioni date nella regola di s. B. Cosi prese uno sviluppo tutto suo particolare, contraddistinto dal doppio monastero per monaci e suore con una chiesa comune. Sotto la guida di Pietro di Skänninge fu redatto un rituale speciale, il cosiddetto Cantus sororum con due rectriceschori, due versiculariae ed una lectrix. La regola fu confermata da Urbano VI nel 1378, e l'Ordine - durante il suo più fecondo e rigoglioso periodo - sembra aver avuto una settantina di monasteri sparsi in Svezia, Finlandia, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna, ed Inghilterra. Dopo il Concilio di Basilea (1436), che non prese una posizione netta circa le rivelazioni, e dopo la riforma nei paesi scandinavi, l'Ordine declinò rapidamente (circa la restaurazione moderna dell'Ordine: v. ordine del ss. salvatore e di s. brigida).

Raggiunta la meta tanto agognata con la sanzione della sua regola, s. B. si recò in pellegrinaggio in Terra Santa all'inizio del 1372. Tornata a Roma l'anno successivo rovinata nella salute, vi mori il 23 luglio 1373. Le sue spoglie mortali furono trasportate alla sua Vadstena. Già nel 1379 incominciava, con il favore dei papi Gregorio XI e Urbano VI, il processo per la sua canonizzazione, finito positivamente il 7 ott. 1391.
S. B. è senza alcun dubbio la personalità più interessante ed eccelsa del mondo nordico del tardo medioevo. Né si deve omettere di rilevare come fra le sue attività religiose e politiche emergano altresì le sue singolari doti letterarie. I suoi scritti infatti, dànno l'avvio alla letteratura svedese e sono contrassegnati

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da una forza poetica, da uno stile pregnante e narrativo e da una vivacità concreta che le assegnano non solo un posto d'onore nella storia letteraria svedese ma ad essa fanno ancora risalire un massimo influsso su tutta le letteratura sacra del tardo medioevo.

Bim.: Bertholdus, Vita s. Birgittae, in Acta SS. Gerobris, IV, Bruxelles 1780, pp. 368-369; Biografia di Petrus di Alvastra e Petrus di Skänninge, in Scriptores rerum suecicarum, III, Uppsala-Lund 1876, p. 247 sgg.; Vita metrica s. Birgittae, in Modeleladen fv. det litteraturhist. seminariet i Lund, I, Lund 1892; K. B. Westman, Birgittastudier, Uppsala 1911; P. Russo, S. B. nella leggenda e nella storia, Lonsiano 1913: Acta a processus canonizaclouis beatoe Birgittae, ed. da I. Collin, Uppsala 1924-31; Martyr. Romanum, p. 441. - I. Collin, Iconographia birgitina typographica, Stoccolma 1913; J. Jörgensen, Den Heillige Birgitta av Vadstena, 2 voll., Copenoghen 1940-43 (vers. ital. di R. Giomondi, Brescia 1947-48); T. Schmid, Birgitta, Stoccolma 1944. Una rassegna bibliografica completa si trova nel Formicendi bibliografi, 1903 e 1913, s. v.; per la storia dell'Ordine di s. B.: G. Binder, Geschichte der bayrischen Birgitinnenhlöster (estratto da Verhandlungen des Hist. Ver. f. d. Oberpfalz u. Rk.), Stadtamhof 1896; T. Häjer, Bidrag till birgitlinerordens historia, in Kyrbohist. Arskrift (1901); id., Studier i Vadstena Klosters och birgitlinerordens historia intill mitten av 1400-talet, Uppsala 1905; id., Till hömndomen om Vadstena Klosters ställning som religiös institution, ivi 1908; M. Heimbucher, Die Orden und Konovegationen der Katholischen Kirche, I, Paderborn 1933, pp. 620-25.

## Erik Sjöqvist

II. Le rivelazioni. - Per questa sua opera caratteristica B. è chiamata la «mistica del Nord». La sua vocazione è descritta in termini solenni, quasi biblici, nella Rev. Extr. 47: in B. nel carisma dell'unione mistica s'inserisce la missione profetica. A questa missione la Provvidenza l'aveva già preparata con la nobile educazione, i contatti con tutti gli ambienti della società, le sue numerose letture, soprattutto della S. Scrittura, il suo «più prezioso tesoro" (a sua richiesta il Magister Matthias ne aveva fatto la versione svedese: cf. G. Jörgensen, I, p. 55); avvenuta la morte dello sposo ( 12 febbr. 1344), la disponeva ancor più direttamente con abbondanza di comunicazioni soprannaturali nella solitudine di Alvastra, ove B., per eccezionale concessione, poté prendere dimora come "oblata", in una dipendenza del monastero. Si ha così il primo ciclo di Rivelazioni, quello svedese (1344-49), contrassegnato da missioni profetiche alla corte di Stoccolma, presso i grandi e il clero: rivelazioni mariane, di natura ecclesiastica, circa l'istituendo Ordine di S. Salvatore, ai sette "angeli" (vescovi) della sua nazione, sulla sovranità svedese, circa il tramonto della Cavalleria cristiana, per l'indizione del secondo giubileo a Roma, e relativo messaggio che il priore di Alvastra e il vescovo di Abo recarono a Clemente VI, in Avignone.

Con la venuta di B. a Roma, dietro divino comando, in occasione del giubileo 1350 , s'apre un secondo ciclo di Rivelazioni italo-romane (cf. Rev. Extr. 8) : a Milano, poi in S. Pietro durante l'apertura della porta santa ( 24 dic. 1349), e in tante circostanze, con ammonimenti e minacce da parte del Signore, esortazioni alla penitenza e relativa assicurazione di perdono, e soprattutto richiami ai Pontefici per il loro ritorno nell'Urbe. Roma e le sue Basiliche ricordano la veggente, rapita in estasi presso le Catacombe dell'Appia, o presso i sepolcri degli Apostoli e degli antichi martiri. Nella basilica di S. Paolo una statua marmorea la rappresenta in atto d'ascoltare Gesù, che le parla dall'antico simulacro del Crocifisso, ivi tuttora venerato.

Altro ciclo di Rivelazioni si armonizza con i suoi pellegrinaggi ai Santuari d'Italia (1364-70): Assisi (S. Francesco), Ortona a Mare (S. Tommaso Ap.), Monte Gargano (S. Michele Arcangelo), Bari (S. Nicola), Benevento (S. Bartolomeo), Napoli, con varie missioni presso la corte della regina Giovanna e la nobiltà, Salerno (S. Matteo), Amalfi (S. Andrea).

Un quarto ciclo è dato dalle Rivelazioni connesse con il suo viaggio in Terrasanta (1371-73) : sulla Passione del Signore (nel recinto del S. Sepolcro), sul Natale (nella grotta di Betlemme), sulla vita della Vergine (nella grotta di Gerusalemme), e rivelazioni minori al Cenacolo, sul Monte Oliveto, al Giordano, e, tanto all'andata che
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(prepr. Euc. Gati.)
Brigida, santa "Frontespizio del Corpus Revelationum di s. B. Inizisione in rame di V. Humboldt (Monaco 1680).
al ritorno, a Cipro, con ammonimenti e messaggi per il popolo, la corte di Famagosta e lo stesso impero bizantino.

Tutte queste visioni e rivelazioni, B. le riceveva in stato di veglia e di estasi (Rev. IV, 77; cf. IV, 78; VI, 52). Spesso aveva visioni corporali e audizioni sensibili, e nello stesso tempo era illuminata sui significati di questi simboli, ed il suo cuore s'infiammava. Altre volte udiva voci, senza scorgere chi parlava, ma riconosceva i suoi interlocutori, il Signore, gli Angeli, i Santi. Talora aveva solo illustrazioni intellettuali, riconoscendo anche allora ciò che le veniva comunicato per rivelazione. Spesso però B. ha provato il dubbio angoscioso se il fenomeno subito fosse stato divino; in questi casi una nuova rivelazione la rassicurava, richiamandole talvolta anche i criteri dell'autenticità divina delle sue rivelazioni ("cognosicendi bonum vel malum spiritum»: cf. Rev. I, 4; III, 10; IV, 78 ).

Inoltre il Signore e la Vergine le imponevano, come principio, di sottoporre le visioni al giudizio dei suoi direttori (cf. Rev. IV, 78; cf. I, 52). Il Magister Matthias (m. 1350), nel prologo alle Rivelazioni del periodo svedese, enumera i segni evidenti della loro origine divina. Nutriva tale confidenza in B., da pregarla di consultare il Signore sulla interpretazione dell' Apocalisse per il suo commento (cf. Rev. VI, 89).

Le parole che B. udiva nell'estasi le rimanevano distintamente impresse nella memoria, fino a che non le avesse confidate ai suoi segretari, che le traducevano in latino; poi non ne ricordava più che il senso generale. Protestando la loro fedeltà, essi informano che B., dopo che ebbe in Roma appreso il latino, controllava il lavoro per assicurarsi dell'esattezza della loro versione.

1. La collezione. - Alla sua morte B. lasciava un gruppo di «amici di Dio» (ai quali si allude spesso nelle

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(fot. Alloari)
IL MESE DI SETTEMBRE.
Miniatura del Breviario Grimani (fine sec. xv - principio sec. xv1) - Venezia, biblioteca Marciana.

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Inllagrefe dall'elisione priarego delle Bascialinare, Labere, Barzianera Chaina, 14821 :ellagrefe dall'elitione priarego delle Ecrelatioure, Labrere, Barzianera Chaina, 14821 A sinistra: S. BRIGIDA in trono tra la sua famiglia religiosa. A destra: IL RELIGIOSO ORGOGLIOSO. Scena relativa al libro V delle Rivelazioni della Santa.

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Rivelazioni : cf. I, 55 ; IV, 11; VI, 76), ch'essa aveva maternamente stretto intorno a sć, persuasi della loro particolare elezione divina, penetrati del suo spirito, animati da invincibili speranze e da zelo per la diffusione del suo messaggio. Tra essi Petrus de Skänninge, Petrus di Alvastra, e, dal 1368, l'eremita Alfonso di Vadaterra, vescovo dimensionario di Jaén in Spagna. Questi si diedero cura non solo di tradurre volta per volta in latino le Rivelazioni del periodo romano e palestinese, ma anche di raccoglierle, unendole a quelle del periodo credese, tanto che alla morte di B. poterono, nella Vita della Santa da loro preparata per la canonizzazione, rinviare ai libri delle Rivelazioni. Questo lavoro di ordinamento si deve soprattutto ad Alfonso di Jaén (cf. Rev., VII, 31; Extr., 49). Ritornati in Svezia (1380), i due Petrus completarono il corpus brigidiano, che i monaci di Vadstena presentarono poi definitivo nella editia princeps di Lubecca del 1492.

In questa edizione le Rivelazioni sono raggruppate in 8 ll., e una raccolta supplementare chiamata, con terminologia giuridica, Revelationes Extravagantes. Due libri hanno un titolo speciale : il V è detto Liber quaestionum, e l'VIII Liber caelestis Imperatoris ad reges. In testa al libro I è il Prologus del Magister Matthias di Svezia; in testa all'VIII l'Epistola solitarii ad reges di Alfonso di Jaén.

A queste Rivelazioni propriamente dette si aggiungono, tra l'VIII e le Extravagantes, la Regula 2. Salvatoris (ritoccata in stile canonico per l'approvazione romana), e il Sermo Angelicus de excellentia B. Marine Virginis, adattato e diviso in 21 capitoli per uso liturgico ( 3 lezioni per ogni giorno della settimana), e 4 Orationes, ciascuna preceduta da un prologo.

Ogni rivelazione (capitolo) è preceduta da un summarium; non poche sono seguite anche da alcune Declarationes. Se si eccettuano il 1. V (o a dei Perché n), concernente una visione che B. ebbe sulla via di Vadstena, in forma dialogica, tra un monaco orgoglioso e il suo giudice divino, l'VIII (Ad reges : esortazioni ai sovrani) e l'ultima parte del IV (cioè i capp. 132-44: Tractatus ad sacerdotes et ad Summas Pontifices), la raccolta non presenta alcun ordine logico nè cronologico. Qualche rivelazione è ripetuta. Nel I. VII predominano le visioni avute in Terra Santa. Manca un'edizione critica. La migliore è quella di Gonzalez Durante, vescovo di Montefeltro (Roma 1606), che arricchì l'editio princeps di Notae esplicative, commentario teologico alle singole Rivelazioni. VI è premessa parte del Defensorium del card. Giovanni di Torquemada e il breve di approvazione Cum sicut accepimus ( 24 luglio 1606) di Paolo V. Nella ristampa del 1628 , ancora più accreditata, vi aggiunse un grande Tractatus de Revelat. 2. Brigittae. Prova la sottomissione di B. alla Chiesa nelle questioni dottrinali, la sua concordanza con i dottori autorizzati nelle opinioni libere, e le sue tendenze tomistiche. Tale edizione, ristampata a Monaco nel 1680, è stata arricchita di copiosi indici da fra' Simone Hörmann, priore del monastero brigidino di Altomünster (Baviera).
2. Raccolte parziali. - Sono date dagli estratti fatti a scopo ascetico dal corpus brigidiano, ad es.: 1) Caeleste viridarium, per opera di Alfonso di Jaén; 2) Onus mundi, tratto da I. IV, Roma 1485; 3) Opusculum Vitae et Passionis Christi eiusque Genitricis Mariae, Anversa 1489; 4) Thesaurus animae fidelis, Colonia 1517.
3. Caratteri generali. - Capolavoro letterario e mistico, le Rivelazioni di B. sono redatte in uno stile vivo, immaginoso e a volte drammatico, tutto pervaso da un soffio poetico, possente e affascinante. Se la veste latina, con cui ci sono state tramandate, non possiede l'eleganza classica, è però dignitosa. L'anima della Santa vi si rivela nella sua grandezza "cavalleressa ", fremente per le ingiustizie, per l'indegnità del clero e dei grandi.

La spiritualità di B., per i suoi rapporti con gli ordini religiosi, appartiene soprattutto alla scuola ciraterconse, ed ha riflessi della scuola francescana (era terziaria francescana). Sua nota caratteristica è la forza, non disgiunta da ammirevole discrezione. Ricorrono spesso, nelle Rivelazioni, le grandi idee della sovranità di Dio e della sua giustizia, e, nello stesso tempo, della
sua infinita misericordia, per cui il Signore le può dire di non fare "mai giustizia senza misericordia" (Rev., I, 7), anche agli stessi dannati (Rev., II, 12; cf. III, 28); della Provvidenza, tutte particolare per le anime dei giusti, chiamate a collaborare alla divina redenzione (cf. Rev., I, 56; IV, 77); della Roma di Cristo, " eccellentissima e santissima ", dalle piazze "lastricate del sangue dei martiri" (Rev., III, 27; VI, 63).

La Santa descrive i regni d'oltretomba (cf. Rev., VI, 52), che insieme al mondo presente costituiscono le quattro città (di prova, di purificazione, di dolore, di gloria) con quattro diversi amori (Rev., III, 28 : concetto forse ispirato a s. Agostino); e sembra aver previsto, come lo stesso Pio XI soleva ammettere, la costituzione della Città del Vaticano (cf. Rev., VI, 74).
B. esprime anche le grandi devozioni cattoliche all'Umanità di Cristo, alla Vergine S.ma (di cui canta le glorie ed esalta l'Immacolata Concezione: Rev., VI, 49 ["Ego concepta fui sine peccato originali »]; cf. I, 9; V, in fine; VI, 55; Sermo Angelicus, 10), specialmente come madre dei dolori, e a s. Giuseppe di cui il culto era ancora tenuto in ombra nella Chiesa (cf. Rev., VI, 59); agli Angeli, particolarmente quello custode (cf. Rev., I, 9); ed accoglie le devozioni locali dei santuari ch'ella visita. Per questo le Rivelazioni influirono anche sulla pietà e sull'arte medievale (cf. E. Mâle, L'Art religieux de la fin du M. A. en France, Parigi 1908, pp. 80, 81, 118, 125, 128).
4. Valore teologico. - Tali Rivelazioni non furono accolte con entusiasmo da tutti; con gli apologisti ci furono anche i critici e i dubbiosi: si aveva riluttanza a conferire credito a donnicciuole (mulierculae) «visionarie» (s. B. e s. Caterina da Siena), che si atteggiavano a consigliere del Capo della Chiesa (cf. G. Gersone, De examinatione doctrinarum, II, 3, e De probatione spirit., 5, in Opera omnia, I, Anversa 1706, coll. 16 e 38).

La questione, portata al Concilio di Costanza (cf. Hefele-Leclercq, VII, p. 184 sg .), fu più aspramente agitata al Concilio di Basilea (cf. Acta SS. Octobris, IV, Bruxelles 1780, pp. 409-12), dove si giunse a chiedere la censura delle Rivelazioni secondo una lista di 123 articoli tratti dalle medesime. Ma i vescovi scandinavi e i domenicani le difesero efficacemente, e Giovanni di Torquemada, maestro del Sacro Palazzo, poi cardinale, redasse un Defensorium, rettificando punto per punto tutti i 123 articoli (Mansi, XXX, 697-814).

Del resto Gregorio XI e Urbano VI le avevano già giudicate favorevolmente (cf. Acta SS. Octobris, IV, pp. 406-18) e Bonifacio IX le aveva fatte esaminare con rigore per la canonizzazione di B., riconoscendola dotata di "spirito profetico" (bolla A b origine mundi, 7 ott. 1391).

Si ricorse alla ratifica dei concili perché, dato lo scisma, anche la parte dissidente da Bonifacio IX riconoscesse la santità e la missione della veggente; la canonizzazione fu confermata da Giovanni XXIII al Concilio di Costanza (2 febbr. 1415), e nuovamente a Firenze, da Martino V, papa ecumenico (bolla Excellentum principum, I luglio 1419). Le Rivelazioni furono riesaminate al Concilio di Basilea ( 1433-36 ) ove per altro fu rigettata la pretesa di coloro che volevano assimilare le Rivelazioni al Vangelo (cf. Rev. Extr., 49), e fu dichiarato che molti passi avevano bisogno di chiarimento e di revisione.

Difetti accessori, infatti, non mancano, dovuti all'influenza d'ambiente del tempo (cf. ad es., Rev., IV, 13 sulla liberazione di Traiano dall'Inferno, ricordata anche da Dante, Purg., X, 76) e alla mescolanza dell'attività umana con l'azione di Dio.

Rimane perciò definitivo il giudizio di Benedetto XIV, il quale, domandandosi che bisogna pensare delle rivelazioni private, anche se approvate dalla Chiesa, (come quelle delle ss. Ildegarda, B. e Caterina da Siena), risponde che non si deve né si può prestare loro «sesensum fidei catholicae, sed tantum fidei humanae, iuxta regulas prudentiae, iuxta quas praedictae revelationes sunt probabiles et pie credibiles" (De Serv. Dei Beatif., III, 53, 15; cf. II, 32, 11).

I cattolici hanno sempre tenuto in grande stima gli

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scritti di B. (cf. Pietro Canisio, De Maria Virgine, I, 7), la cui lettura eleva e fortifica lo spirito.

BibL.: Oltre quella ricordata sopra, si cf.: 1) Vite: Comtesse de Flavigny, Sainte B. de Suède; sa vie, ses révelations et son oeuvre, 3ᵉ ed., Parigi 1910; P. Chiminelli, S. B. di Svezia, Roma 1948 (con particolare studio sulle Rivelazioni e bibliografia analitica). 2) Studi: P. Pourrat, La Spiritualité chrétienne, II, Parigi 1924, pp. 136-46; W. Lampen, Revelationes c. Brigitina de s. P. Francisco, in Archivom Franciscanom hist., 23 (1930), pp. 570-73; P. Debongnie, Les lévitations de sainte B. de Suède, in Rev. d'hist. ecclo., 34 (1938), pp. 70-83; id., s. v. in DHG, X, coll. 719-28; F. Vernet, s. v. in DSp., I, coll. 1943-58. 3) Varie : [H. Grisot], La casa di s. B. e Roma, in La Cio. Catt., 1895, II, pp. 471-75; E. Dupré, I Popé di Avignone e la questione romana, Firenze 1939, pp. 190-210; J. Cat. liin, Birgerus Gregorii, historia de sancta Birgitta, in Miscellanea G. Mercati, II (Studi e Testi, 122), Città del Vaticano 1946, pp. 509222. Per le 13 Orazioni sulla Passione del Signore, non autentiche, cf. F. Vernet, in DSp. I, col. 1956 sg. Per il Rosario di s. Brigida, cf. Fr. Beringer, Les Indulgences, I, Parigi 1925, pp. 457460 (nn. 880-84). Per la devozione dei 7 Pater e 7 Ave di s. Brigida, cf. G. Marxot, in Catholicisme, II, (1949), col. 273.

Igino Cecchetti
III. Nel polklore. - La Santa ha ispirato un canto popolare in ottave irregolari, di probabile origine siciliana, ma diffuso anche nell'Italia meridionale: in esso si descrive per esteso la visione della passione di Cristo da essa avuta. A Firenze nel giorno della sua festa ( 8 ott.) aveva luogo una fiera, ove, su bancarelle improvvisate, si vendevano i ben noti "brigidini", cialde con anici, stiacciate con ferri da ostic. - Vedi Tav. VI.

Paolo Toschi
BRIGIDA di Gesù. - Al secolo Morello, fondatrice delle Orsoline di Piacenza, n. a Pagana, presso Rapallo, il 17 giugno 16ro, m. il 3 sett. 1679. Sposata da Matteo Zingani passò ad abitare a Tabiano (Reggio Emilia); dopo la morte del consorte, l'11 nov. 1637, fece voto di castità perpetua e nel 1645-49 fondò a Piacenza una casa di Orsoline, sull'imitazione di quella che l'anno precedente era sorta a Parma, per l'educazione delle fanciulle. Fu favorita di carismi straordinari; i suoi preziosi ammaestramenti di vita spirituale furono raccolti nei Documenti lasciati alle sue figliuole spirituali dalla madre B. di Gesù fondatrice del collegio di S. Orsola in Piacenza (Torino 1876). La causa non è stata ancora ufficialmente introdotta, ma il 14 nov. 1934 si è avuto il decreto dell'approvazione degli scritti.

BibL.: Vita della madre B. di G., scritta dal suo confessore p. Morandi (ms. dell'archivio delle Orsoline a Piacenza); I. Bianchedi, Vita della madre B. di G., fondatrice delle Dame Orsoline di Piacenza, Piacenza 1925; ed. senza note, Isola del Liri 1935.

Felice da Mareto
BRIGIDA di Kildare, santa. - Vergine, patrona e protettrice dell'Irlanda, seconda solo a s. Patrizia nella venerazione del suo popolo. Mancano dati storici sicuri a suo riguardo, ma è da ritenere che sia nata nella seconda metà del v sec. e morta verso il 524 . Figlia di genitori cristiani, colta e bella, avrebbe rifiutato il matrimonio e, preso il velo dalle mani di un vescovo Mac Caille, avrebbe fondato un gran monastero doppio nella valle della Liffey, presso una quercia sacra, a Cell-dara (e chiesa della quercia 1), ora Kildare. I suoi resti si conservano sotto l'altar maggiore della chiesa, insieme con quelli del vescovo Conlaed, al quale essa avrebbe affidato le funzioni sacerdotali per la doppia comunità. Verso la metà del viI sec. la comunità di Cell-dara incaricò un certo Cogitoso di scrivere una Vita della fondatrice, che ci è pervenuta e che forma la base di tutta l'agiografia brigidina, estendendosi soprattutto sui miracoli a lei riferentisi. Cell-dara rimase una delle principali chiese monastiche irlandesi fino all'invasione normanna, quando Geraldo Cambrense la visitò, lasciandocene un'interessante descrizione (Topographia Hibernica, capp. 34-36). Sembra indubbio che il mo-
nastero doppio esistesse ai tempi di Cogitoso, ma è incerto se tale fosse ai giorni di s. B. Comunque non ci sono altri esempi di simili monasteri in Irlanda, né in genere nelle Chiese celtiche. La festa della Santa cade il 1^{°} febbr. I monaci e pellegrini irlandesi diffusero prestissimo il suo culto in tutta l'Europa occidentale. In Italia esso è tuttora vivo in Piemonte (spesso associato con quello dell'irlandese s. Orso d'Aosta), in Liguria, in Lombardia, in Emilia (specialmente a Piacenza), nel Trentino, e in antico anche in Toscana.

BibL.: Acta Sanct. Hiberniae, Brügge 1888, pp. 1-75; I. F. Kenney, The sources for Early History of Ireland. I: Ecclesiastical, Nuova York 1929, pp. 359-62, 778-79; L. Gougaud, Gaelic Pioneers of christianity, Dublino 1923, pp. 103-108; id., Cristianity in Celtic Lands, Londra 1932; A. Tommasini, Irish Saints in Italy, ivi 1937.

Anselona M. Tommasini
BRIGNOLE SALE, Antonio. - Marchese di Groppoli. Diplomatico e politico, n. il 22 maggio 1786 a Genova, e ivi m. il 14 ott. 1863. Dopo l'annessione della Repubblica ligure alla Francia, fu nominato nel 1807 uditore al Consiglio di Stato. Prefetto di Montenotte, fu nel 1813 a capo del dipartimento comprendente Savona, dove si trovava prigioniero Pio VII. Fieno di riverenza per il Pontefice, il B. lo trattò con ogni riguardo e con affetto, cosicché il Papa, parlando di lui, lo chiamava «il mio buon carceriere». Nell'ag. 1814 fu nominato rappresentante di Genova al Congresso di Vienna per perorare la causa della indipendenza della Repubblica. Fullita tale missione dinanzi all'intransigenza delle grandi potenze ed annessa Genova al regno di Sardegna, il B. entrò nel Corpo diplomatico sardo. Rappresentò la corte di Torino presso il granduca di Toscana dal 1816 al 1819 , passando poi ambasciatore a Madrid, dove rimase fino al 1821. Di ritorno dalla capitale spagnola fu sindaco di Genova, ed abbellì la città natale di varie opere pubbliche. Vi fondò anche il collegio ecclesiastico per le missioni straniere. Negli anni in cui fu sindaco gli fu affidata una ambasceria straordinaria a Pietroburgo, ove si recò nel 1826 in occasione dell'ascesa al trono dello zar Nicola I. Ambasciatore a Parigi dal 1836 al 1848 , lasciò la carriera diplomatica qualche anno dopo perché non condivideva la politica ecclesiastica del governo piemontese. Senatore, si oppose in sede di discussione del progetto di legge per la soppressione delle comunità e degli stabilimenti religiosi, trattandosi di misura "ostile alla Chiesa, contraria alla giustizia, firmata alla società ". Nel 1860 propose la riconciliazione con la S. Sede, la restaurazione dei principi dell'Italia centrale e la conservazione del potere temporale al Papa, e dopo la proclamazione del regno d'Italia diede le proprie dimissioni da senatore.

BibL.: Necrologio di A. Cochin, in Le Correspondant, 3 (1863), p. 665 sgg.; F. Poggi, s. v. in Diz. Risorg., II, pp. 408-10. - Sul B. e Vienna durante il congresso, cf. G. Martini, Storia della restaurazione della repubblica di Genova l'anno 1814 ecc., Asti 1858, e M. Spinola, La restaurazione della repubblica ligure nel 1814, Genova 1863. - Per l'opposizione del B. alla soppressione degli Ordini religiosi ed all'incameramento dei loro beni, si veda il discorso pronunciato in Senato il 25 apr. 1833. Nel 1860 il B. pubblicò un opuscolo dal titolo Considérations sur la question romaine, Genova 1860.

Silvio Furlani
BRIGOT, Pierre. - N. a Sully (Francia) il 1^{°} sett. 1713, m. a Pondichéry l'8 nov. 1791. Fu, nel 1743, inviato al Siam; lavorò a Mergui, e dal 1742 al 1750 fu pro-vicario del Tenasserim. Nominato ve-scovo-coadiutore del Siam nel 1755, e consacrato due anni dopo a Manila, nelle invasioni birmane del 1758 e 1767 incoraggiò i cristiani alla difesa della capitale. I Birmani, vincitori in quest'ultima invasione, deportarono il vescovo con molti cristiani a Rangoon, dove

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egli nel 1768 consacrò vescovo mons. Percoto (v.), vicario apostolico di Ava e Pegti. Dal 1776 diresse la missione malabarica (Pondichéry) dovuta lasciare dai Gesuiti, soppressi, e fu così il primo superiore di quella missione, affidata alle Missioni Estere di Parigi. Morì poco dopo aver rinunciato al suo ufficio.

Lasciò un monoscritto sulla storia del Siam, pubblicato dal Turpin (Histoire civile et naturelle du royaume de Siam et des révolutions qui ont bouleversé cet empire jusqu'en 1770, Parigi 1771), ma con mutamenti contro cui l'autore protestò. Quest'opera ebbe due traduzioni inglesi, nel 1811 e nel 1908.

BibL.: A. Launay, Histoire du royaume du Siam, II, Parigi 1920, pp. 331, 248, 297, 310 sgg.; id., Mémorial de la Société des Missions Etrongères, II, ivi 1916, pp. 92-93; Histoire de la Mission du Siam, 3 voll., ivi 1929, passim. Giovanni Batt, Tragella

BRILL. - Famiglia di pittori di Anversa; ad essa appartengono i fratelli Matteo (n. nel 1550, m. a Roma nel 1583) e Paolo (n. nel 1554, m. a Roma nel 1626), i quali svolsero la loro attività di paesisti a Roma. Matteo appare monotono e minuzioso narratore nella serie di affreschi con cui decorò la galleria Geografica del Vaticano; mentre Paolo, giunto a Roma poco dopo il 1574 , vivifica la propria visione paesistica a contatto con il ricco colorismo venezianeggiante di Adamo Elsheimer (opere posteriori al 1600), e con la pittura di paesaggio che aveva tratto più definiti caratteri dalla scuola carraccesca; ne è prova la decorazione ad affresco di una camera del casino Ludovisi che Paolo dipinse insieme con il Domenichino, il Viola e il Guercino. Ciò gli valse a temperare la primitiva aridità documentaria delle vedute in una maggiore ampiezza e ariosità di visione (affresco del casino e del palazzo Rospigliosi, 1605-1609) per giungere alla morbida luminosità delle opere più tarde (cf. tele del Louvre, degli anni 1620-24), quale si comunicherà allo stesso C. Lorrain. Disegnatore ed incisore, ebbe tra gli scolari A. Tassi. Tra le opere del primo periodo sono gli affreschi nel Laterano e nella Scala Santa (ca. 1589), in S. Cecilia in Trastevere (ca. 1599), nella sala Clementina (ca. 1602) e nella sala Ducale in Vaticano, nella sacrestia della cappella Paolina in S. Maria Maggiore (ca. 1605). Vedi Tav. VII.

Biel.: A. Mayer, s. v. in Thieme-Becher, V, pp. 16-17; id., Das Leben und die Werke der Brüder Matthäus und Paul B., Lipsia 1910. Maria Vittoria Brugnoli

BRILL, Jakob. - Falso mistico olandese, n. a Leyda il 21 genn. 1639, m. ivi il 28 genn. 1700. Aderi a vari indirizzi mistici protestanti, come quello di G. Voetius e J. Cocceius, per finire in un panteismo mistico sotto l'influsso di Pontiaan van Hattem.

Dei suoi scritti, in cui insiste specialmente sull'esperienza religiosa personale e sulla libertà interiore, menzioniamo: De Weg des Vreedes; De Ware en valsche heunis von Jesus Kristus; De gronden van een goed leven. Furono editi tutti in un grosso volume ad Amsterdam nel 1705. Nella sua dottrina preferisce l'ispirazione interiore individuale alla rivelazione scritta, il Cristo che sente dentro di sé al Cristo storico dei Vangeli.

Biel.: J. van Leeuwen, De Antinomianen.... in Archief voor Kerhelijke Geschiedenis, 19 (1848), pp. 116-99; G. A. Wumkes, s. v. in Nieuw Nederl. Biogr. Woordenboek, VI, Leyda 1924, p. 203.

Anselmo Mustera
BRINDISI, ARCIDIOCESI di. - B., città delle Puglie, è situata in fondo a una profonda insenatura, che presenta nell'interno due ramificazioni : lo sprone interposto è occupato dall'abitato; il ramo di ponente forma il porto, riparatissimo. La sua fondazione è antichissima e viene attribuita a Diomede o al Cretesi. Si trova al termine della Via Appia; delle due colonne
che ne segnavano il limite una è intatta, mentre dell'altra restano il piedistallo ed un troncone, ora in Lecce. A B. ha termine anche la via Traiana che parte da Benevento e si congiunge a Aeca con la Egnazia. Emporio marittimo ben noto fin dall'epoca antica fu rivale di Taranto; conquistata dai Romani ne divenne colonia e poi municipio e costituì il porto principale delle comunicazioni di Roma con l'Oriente. Dopo la caduta dell'impero romano fu preda successivamente dei Goti, dei Saraceni, dei Bizantini, tutti attirati dall'importanza della sua posizione geografica; fu meta e teatro di lotta soprattutto fra Bizantini e Normanni. Roberto il Guiscardo, conquistatala nel ro6o, la donò al fratello Goffredo. Dai Normanni passò agli Svevi e Federico II, che l'abbelli di numerose costruzioni, la cedette a Manfredi. Passata sotto il dominio aragonese fu, nel 1520, ceduta agli Spagnoli e rimase sotto la loro dominazione fino al sec. xviri, quando questi furono sostituiti dai Borboni.

In un centro marittimo così importante, come B., non potevano certo mancare colonie o gruppi di orientali, i quali, come altrove, poterono diffondere l'Evangelo; ma notizie precise e sicure sull'origine dell'episcopato ci fanno difetto; si deve ritenere per certo che il vescovo Leucio fosse il primo della serie brundisima; tradizioni ne fanno un cittadino d'Alessandria del sec. IV-v, altre persino un discepolo di s. Pietro. Lasciando quest'ultime come senza fondamento, possiamo accettare le altre quanto alla data, ma non quanto alle circostanze che l'accompagnano. Qualche altro vescovo ci è attestato per i secoli seguenti. Quello che sia accaduto di B. in conseguenza dell'invasione longobarda, non è possibile precisare; ma il dominio bizantino poté continuare anche sotto i Carolingi senza mutamenti di carattere.

In seguito alle prime invasioni saracene (sec. Ix) il vescovo di B. dovette ritirarsi nell'interno del paese per fissare la sua residenza nella città di Oria meglio fortificata e più facile a difendersi; a differenza di altri luoghi non si trova traccia in questa età ad Oria di vescovo greco. Il vescovo Teodosio si adoperò molto a restaurare l'organizzazione religiosa turbata dall'invasione musulmana. Alla fine del sec. x, come si suppone, l'autorità bizantina si sforzò di sottrarre al vescovo latino di Oria ogni giurisdizione sul litorale e specialmente su B. Sottratta con l'occupazione normanna all'influsso greco, B. ci si presenta come un arcivescovato latino senza suffraganei. Nel ro88 Urbano II ne consacrava la nuova Cattedrale. Anche Oria col suo territorio rimase compreso nella diocesi di B. fino all' 8 maggio 1591 quando fu eretta in diocesi indipendente, mentre quella di Nardò era stata eretta fino dal 1413. La diocesi di Ostuni fu data in amministrazione perpetua all'arcivescovo di B. nel 1821. Sebbene B. fosse rimasta lungo tempo sotto il dominio bizantino, senza avere però vescovi greci, il rito greco, pur senza avere la preponderanza, fu largamente diffuso ed ebbe chiese nelle quali fu officiato, come S. Basilio, S. Andrea Apostolo, S. Giacomo Maggiore. Esso cominciò a declinare sotto la dominazione normanna ma tracce di esso rimasero tuttavia fino al sec. xiri in alcune cerimonie liturgiche e, più tardi, l'affluire di popolazioni greche ed albanesi lo fece risorgere tanto che a questo rito venne destinata la chiesa di S. Pietro.

Fra gli arcivescovi di B. sono da ricordare : G. Pietro Carafa (Paolo III), il card. Girolamo Aleandro, umanista e nunzio in Germania, Francesco Aleandro, G. Bovio, traduttore delle opere di s. Gregorio Nisseno.

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B. ha numerosi resti di costruzioni idrauliche e mura romane ed un importante gruppo di monumenti medievali tra i quali : il castello svevo-aragonese, la chiesa di S. Maria di Casale, in stile romanico, con portale a baldacchino e, nell'interno, affreschi di Rinaldo da Taranto; la chiesa di S. Benedetto, in stile bizantino e gotico misto, la chiesa o Rotonda di S. Giovanni, ora museo archeologico, la Cattedrale dedicata a s. Teodoro, restaurata dopo il terremoto del 1743. L'epigrafie cristiana si limita ad alcune pietre tombali di una necropoli cristiana.

Fra le abbazie più antiche e più importanti sono S. Andrea, appartenente all'Ordine benedettino, e S. Maria (monache benedettine), fondata nel rogo dal conte Goffredo e dalla moglie.

L'attuale diocesi, con 13 comuni in provincia di B. e uno (Locorotondo) in provincia di Bari, ha una superfice di kmq. 1103 e una popolazione di 188.000 ab. dei quali 187.000 cattolici. Le parrocchie sono 33, con 126 sacerdoti diocesani e 26 regolari ( 1948 ).

Bibl.: P. P. Rodotà, Dell'ordine, progresso e stato presente del rito greco in Italia, I, Roma 1758, pp. 359-63; F. Sacco, Dizionario geografico, istorico, fisico del Regno di Napoli, I, Napoli 1795, p. 132; G. Guerrieri, Sui vescovi della chiesa metropolitana di B., ivi 1846; Cappelletti, XXI, pp. 113-22; Lenzoni, I, pp. 305-10; G. Gez, L'Italia meridionale e l'impero bizantino, Firenze 1917, pp. 180, 341; L.-H. Cottineau, Réperto