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del Borromeo fu quella del card. Gabriele Paleotti, arcivescovo di Bologna. Anche egli, dal 1566 , prese a diffondere le medesime scuole, dando loro sapienti Ordini, uno per «i putti» e l'altro per «le putte», dove è contenuto il programma delle singole classi e la maniera di ordinarle e reggere con disciplina; indi un' Istruzione per li putti che desiderano vivere in Dio et particolarmente per quelli della Dottrina cristiana, manualetto, si può dire, completo di galateo; e finalmente, per essere sicuri dell'esecuzione dei suoi ordini, una Regola da servarti da tutti li curati (per il sec. xvi e parte del xviI, cf. l'opera ben documentata di A. Tamborini).

Intanto in Germania, in contrapposto alla c. luterana di carattere "teologico", si cominciò a pensare, dopo i primi tentativi di G. Witzel e di G. Dietenberger e dopo la proposta fatta dal Concilio di Trento (sess. IV, 5 apr. 1546), alla compilazione di una "teologia sommaria " per le persone colte, oltre che alla stesura di un breve catechismo che di essa contenesse le conclusioni principali per i fanciulli e il popolo. Di qui i vari catechismi di s. Pietro Canisio, di ampio giovamento alla c. cattolica, e in Italia le due opere simili del card. Roberto Bellarmino.

Da quanto precede si può dire che il sec. xvi, per gli Ordini religiosi, i pli sodalizi sorti a promuovere la
istruzione religiosa e per i celebri catechismi del Canisio e del Bellarmino, fu il secolo d'oro della c. cattolica; alla quale diede autorevole dottrina e direzione il Catechismo romano, composto per decreto del Concilio di Trento e pubblicato nel 1566. Lo stesso si può dire del sec. xviI.
3. La c. nel sec. XVIII. - Però dalla fine del sec. xvir e per tutto il sec. xviri la c. subi, di contraccolpo, l'influsso delle correnti dell'incredulità, che andava ringogliardendo e sistemandosi. L'illuminismo, che proclamava l'autonomia della ragione, rigettava il soprannaturale, ogni dogma e ogni autorità religiosa, e non ammetteva altre verità, che non potessero provarsi con la ragione, influi non solo sulla pedagogia ma anche sulla c., col minimizzare l'elemento soprannaturale e svolgere più ampiamente l'insegnamento morale e razionalc. Anche senza allontanarsi affatto dalla retta fede la c., specialmente nelle scuole e nell'istruzione della gioventù e del ceto colto, andò prendendo l'aspetto di apologetica, nella quale le tesi filosofiche della "religione naturale" precedono, come "pracambula fidei ", l'esposizione delle verità rivelate: alla partizione tradizionale (Credo, Comandamenti, Pater, Sacramenti, opere di misericordia, virtù) succede l'esposizione sistematica, spiegando la Dottrina e talora procedendo per interrogazioni socratiche, secondo uno svolgimento logico di tesi e proporzioni. L'autore che più vi si distinse è Ignacio Felbiger (1724-88), riformatore delle scuole nella Slesia e nell'Austria (cf. F. Weber, Gesch. des Katechismus in der Diöz. Rottenburg von der Aufhlärungszeit bis zur Gegenvart, Friburgo in Br. 1939).

Negli stati della Chiesa si mantenne viva, invece, la c. tradizionale, grazie alla vigilanza dei Papi, ai catechismi del Bellarmino, ivi prescritti, e all'opera della Arciconfraternita della Dottrina cristiana, di Roma. In questo periodo sorse in Viterbo la Congregazione religiosa femminile delle Maestre Pie fondata dalla ven. Rosa Venerini ( 1656-1728 ), con lo scopo principale dell'insegnamento catechistico alle fanciulle, per la quale essa compose interrogatòri adatti, insieme con l'istruzione elementare e i lavori femminili. A Montefiascone, questa medesima Congregazione prese il nome di "Maestre Pie Filippini", da s. Lucia Filippini, discepola della Venerini, che ne continuò l'opera per volere del card. M. A. Barbarigo (v.).
4. La c. nei secc. XIX e XX. - Nei secc. xix-xx il risollevarsi della c. cattolica coincide con il ristabilimento della Compagnia di Gesù (1814) e il sorgere delle nuove Congregazioni religiose, che attendono all'educazione della gioventù. In Italia particolarmente sono da indicare i Salesiani di s. Giovanni Bosco (1815-88), con i loro popolarissimi Oratòri e scuole di ogni sorta; i Giuseppini del servo di Dio Leonardo Murialdo (1828-1900); gli Stimmatini del ven. Gaspare Bertoni (1777-1853) e le molte Congregazioni femminili che si prendono cura delle fanciulle e dei bambini.

L'insegnamento religioso, escluso in Italia dalle scuole pubbliche per il sopravvento del leicismo (cf. N. Rezzara, Il problema scolastico nell'ora presente, Bergamo 1913), si rifugiò nelle parrocchie e nelle opere educative cattoliche. A promuoverle si adoperarono specialmente tre illustri vescovi : il card. Alfonso Capecelatro (1824-1912), arcivescovo di Capua; Geremia Bonomelli (1831-1914), vescovo di Cremona, autore chiaro ed efficace dell'eccellente manuale catechistico Il giovane studente istruito nella religione (Brescia 1869), che ebbe molte edizioni; e Giovanni B. Scalabrini (1839-1905), vescovo di Piacenza, grande organizzatore della c. diocesana e parrocchiale e della formazione dei catechisti, fondatore del

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primo periodico catechistico in Italia: Il catechista cattolico, uscito il 5 luglio 1876; e organizzatore parimenti del primo Congresso catechistico, nel 1899, a Piacenza, al quale intervennero da varie parti d'Italia 400 congressiati. Dopo l'enciclica di Pio X sulla c. Acerbo nimis del 25 apr. 1905, si celebrarono vari congressi catechistici: Milano 1907, Roma 1908, Lucca e Bologna 1909, di nuovo a Milano 1910. Più importante fu quello di Brescia del 1912, perché presentò un disegno organico e compiuto, diocesano, parrocchiale, scolastico, per supplire alla mancanza dell'insegnamento religioso nelle scuola pubblica, con la formola approvata da Pio X, di "Catechismo in forma di vera scuola con metodo ciclico intuitivo", che servì di guida agli ulteriori congressi e alle "settimane" e "giornate catechistiche" nelle varie regioni, particolarmente per il clero. Scopo del Congresso fu di studiare i mezzi per rendere più efficace l'insegnamento della religione agli adulti, ai giovani, agli operai apprendisti, alle giovani e ai fanciulli, e in quell'occasione fu anche inviato al Ministero della pubblica istruzione un memoriale perché fosse ristabilita nelle pubbliche scuole l'istruzione religiosa.

Un primo passo si verificò nel 1923 (decr. 1^{°} ott., n. 2185), quando l'insegnamento della religione, considerata come "fondamento e coronamento degli studi elementari ", venne reso obbligatorio per la scuola primaria; un secondo, quando questo insegnamento fu permesso nella scuola secondaria; il terzo e ultimo quando venne per esse sancito nell'art. 36 del Concordato tra la S. Sede e l'Italia l'11 febbr. 1929. Si istituirono allora corsi di preparazione e di abilitazione per i maestri elementari e gli insegnanti di religione nelle scuole secondarie; comparvero molti testi appositi per le varie scuole e anche pedagogisti laici presero a interessarsi della applicazione dei metodi cosidderii "attivi" alla c., specialmente nella scuola.

Ancora escluso rimane l'insegnamento religioso, almeno ufficiale, nelle nostre università, da quando (legge del 26 genn. 1873, n. 1251, art. 1) vennero soppresse le cattedre di teologia; né i tempi sono ancora maturi per ricostituirle (cf. R. Lombardi, Filosofia e teologia nelle università regie, in Civ. Catt., 1942, 1, pp. 188-200 e il I Convegno nazionale di studi filosofici. Relazioni, Roma 1941). Però dopo l'esperienza di due guerre che ha posto in luce, in tutta la sua crudezza, la vera malattia della società, che è il suo disancoramento da Dio, si è cercato di rimediare mediante l'istituzione di "studi teologici per i laici", con programmi e portizioni di materie adatti e conformi ad un vero insegnamento universitario. Iniziati a Firenze nel 1945, si estesero presto in ordine di tempo, a Padova, Napoli, Perugia, Messina, Assisi, Viterbo, Albano, Putenza e sono affiancati dalla rivista Città di vita, comparsa nel 1946, che fa da organo ufficiale per le diverse sedi (cf. R. Sciamannini, Gli studi teologici per i laici, in Ecclesia, 8 [1949], pp. 488-90).

Questo movimento per il laicato colto era stato preceduto fin dal 1918 dall'opera del gesuita p. Agostino Garagnani, affiancata alla Università Gregoriana; essa ebbe sull'inizio come programma una cartedra isolata di apologia; ma già fin dall'anno seguente, 1919, essa si sviluppava in un vero istituto di cultura religiosa superiore, come i corsi sistematici per i giovani universitari, il circolo di studio e la biblioteca apologetica circolante. Nel 1927-28 i corsi furono messi a disposizione dell'organi-cazione dell'Azione Cattolica (cf. R. Lombardi, Una opera e un uomo: il p. Garagnani, in Civ. Catt., 1944, III, pp. 202-13). Dal 1940, la Pro civitate christiana tiene annualmente ad Assisi un corso di studi cristiani, seguendo come traccia gli articoli del Simbolo nicomocostantinopolitano; corsi che stanno assumendo una importanza e un interesse sempre crescente sia per l'autorità dei maestri che tengono le lezioni, sia per il concorso dei partecipanti (cf. i voll. pubblicati sotto il titolo : Il Simbolo, Assisi 1940 sgg.; e La Rocca, quindicinale di informazione cristologica, ivi dal 1942). Dalla stessa Pro civitate christiana partì da pochi anni l'appello alla fondazione di Domus christianae, raduni periodici in case
private, dove, sotto la guida di un sacerdote, si trattano e discutono questioni religiose. Accanto ad altri simili corsi superiori di religione, annessi per lo più ad istituti di cultura, vanno ricordate anche le conferenze religiose in ambienti profani (università, teatri, sale pubbliche, ecc.), la cui frequenza e buon successo attestano quanto sia vivo nell'animo moderno l'interesse per gli argomenti religiosi.

VII. La c. nella legislazione odierna della Chiesa. - Il CIC dedica tutto un capitolo all'insegnamento catechistico (cann. 1329-36) e stabilisce con energica espressione che «è proprio e gravissimo obligo, specialmente dei pastori di anime, curare l'istruzione religiosa del popolo cristiano" (can. 1329). Nei canoni seguenti determina l'obbligo dei parroci nci vari particolari sia verso i fanciulli come preparazione alla Confessione e Comunione; sia verso i giovani negli anni successivi per i quali si deve organizzare un insegnamento più ampio; sia verso gli adulti ai quali si deve spiegare il catechismo tutte le domeniche e le feste di precetto. Il parroco può ricorrere all'aiuto di altri ecclesiastici e di religiosi che sono obbligati a prestarvisi e specialmente ai più laici ascritti al sodalizio della dottrina cristiana. Inoltre, anche i genitori o tutori, i padrini e i padroni devono assicurare ai loro soggetti una buona istruzione religiosa. Ai canoni già richiamati, altri se ne devono aggiungere, p. es. il can. 711 § 2 (confraternita della Dottrina cristiana in ogni parrocchia), i cann. 509 S 2,565 S 2,1366,1373 (circa l'istruzione religiosa negli istituti religiosi, nei seminari e nelle scuole); can. 1020 (per un eventuale esame di catechismo prima del matrimonio), can. 2182 (circa i provvedimenti penali relativi).

Tutta la legislazione catechistica del CIC compendia varie decisioni già emanate precedentemente (p. es., Conc. di Trento, sess. XXIV, De Reform., capp. 4 e 7; Benedetto XIV, enc. Etsi minime, 7 febbr. 1742; Pio IX, enc. Nostis et Nobiscum, 8 dic. 1849; Leone XIII, lett. In mezzo, 26 giugno 1878; e specialmente Pio X, enc. Acerbo nimis, 15 apr. 1905, la "magna carta" del movimento catechistico nei tempi moderni; enc. Editioe soepe, 26 maggio 1910). Pio XI, a sua volta, volle impartire norme più determinate in relazione alle imperiose necessità dei tempi: col motu proprio «Orbem catholicum» (29 giugno 1923), costituì presso la S. Congregazione del Concilio l'Ufficio catechistico per regolare le opere catechistiche in tutta la Chiesa; col decreto Provido sane consilio della S. Congregazione del Concilio, 12 genn. 1935, determinò in particolare l'organamento delle opere catechistiche diocesane e parrocchiali in forma di vera scuola e l'obbligo dei vescovi di riferirne ogni quinquennio alla medesima S. Congregazione, secondo un questionario di 24 punti. E già prima, con breve del 26 apr. 1932, aveva proclamato a Carlo Borromeo e s. Roberto Bellarmino celesti patroni di tutte le opere di istruzione religiosa in tutto il mondo (cf. per questi e altri numerosi documenti: G. Luzi, La legislazione catechistica di Pio XI, Roma 1941).

VIII. La c. nelle missioni. - Dal medioevo in poi, sino alle scoperte dei grandi navigatori e dopo queste, i príncipi cristiani si stimavano obbligati a portare il cristianesimo nelle terre conquistate (e si credevano investiti dell'autorità di imporlo anche con la forza) mediante il Battesimo conferito alla popolazione in massa; perciò la c. dei missionari è posteriore (cf. A. Väth, Das Bild der Welthirche, Hannover 1932, p. 30).

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La prima opera di evangelizzazione di s. Francesco Saverio nelle Indie portoghesi si svolse, infatti, nella c. ai paravi delle coste della Pescheria, cristiani solo di nome. Approdato appena a Goa nel 1542, il Santo cominciò (Epist., 15, nn. 12-15) ad insegnare in portoghese ai fanciulli le orazioni, il Credo e i Comandamenti; indi tradotti in lingua tamulica, alle popolazioni già battezzate, ora senza alcuna istruzione nella costa della Pescheria e a Tuticorin; di poi a Malacca, in lingua malese; infine nel Giappone in lingua giapponese. Il procedimento della sua c. era molto semplice e lo espone egli stesso in una istruzione per i catechisti (Epist., 53). La prima parte della lezione consisteva nella recita delle preghiere comuni, talvolta in forma dialogata, in modo che il catechista, con la sua domanda, provocava come risposta un articolo del Credo, o un comma della preghiera, o uno dei Comandamenti. Seguiva la parte variabile, cioè la spiegazione di qualcuna tra le verità della fede e di altro necessario a sapersi. Si conchiudeva con una preghiera. Il Santo (Epist., 59, n. 3) adoperava anche il canto dei fanciulli e dei vari esti popolari, sia in luogo di canzoni profane, sia per facilitare il ritenere a memoria le risposte del catechismo (cf. G. Schurhammer e J. Wicki, Epist. s. Frascizci Xanerii aliague eius scripta [Monum. Histur. S. I., 67-68], 2 voll., Roma 1944-45, specialmente I, pp. 93-105; e per la c. nelle lingue tamulica, malese e giapponese: II, pp. 581-99).

Nell'India, terra di civiltà millenaria, di astruse speculazioni filosofico-religiose e di ferrea separazione delle caste, la c. esigeva procedimenti e metodi specialissimi per guadagnare alla fede i brahmani e le alte caste, che avevano sempre opposto un muro di bronzo alla evangelizzazione anche dello stesso Saverio, che se ne lamentava e operò le sue conversioni tra le caste inferiori. Li iniziò il gesuita p. Roberto de Nobili (1577-1636) con l'adattamento alla loro mentalità e ai loro costumi, con la conoscenza perfetta della loro lingua parlata e del sanserito (lingua dei loro libri sacri), con l'evitare ogni polemica diretta. Cominciava dal dichiarare il concetto di Dio e della creazione dal nulla; a dissipare con l'esposizione positiva della verità gli errori fondamentali dell'induismo: il teopanismo, specie di emanatismo panteista idealistico e la trasmigrazione delle anime; indi procedeva a grado a grado nelle esposizioni del domma e della morale cristiana. Così riusci a convertire un gran numero di brahmani (cf. P. Dahmen, Un fésuite brahme, R. de Nobili, Bruges 1925). Allo stesso modo, eccettuato l'adattamento dei costumi, non più necessario, si procede anche ora nella c. degli indù di alta casta, benché le conversioni siano ancora poche (cf. M. Barbera, L'incantesimo dell'induismo, Brescia 1939).

Nelle missioni moderne la c. è impersonata in tutto il complesso di metodi di evangelizzazione, vari secondo il grado di civiltà dei vari popoli. Basta qui accennare che presso i popoli di antica civiltà (India, Cina, Giappone) per il ceto colto alla esposizione dommatica precede la istruzione nelle verità morali e religiose di ordine razionale per dissipare i pregiudizi propri delle rispettive religioni, sceverandone quello che vi ha di conforme alla ragione. Ciò si fa generalmente nelle scuole aperte dai missionari a tutti, nelle conferenze, ecc. Presso i popoli barbari, si comincia invece con l'umanizzarli (cosi fecero i Gesuiti nelle famose Riduzioni del Paraguay) con opere di carità; indi si procede alla c. nei catecumenati e non si dà il Batte. simo se non quando siano sufficientemente abituati ai costumi cristiani (cf. J. Schmidlin, Missionslehre im Grundriss, 2² ed., Münster in V. 1923, pp. 359-72, 421-22).

Bim.: G. B. Castiglioni, Istoria delle Scuole della Dottrina cristiana fondate in Milano, Milano 1800; J. Mayer, Gesch. des Katechumenates und der Katechese in den ersten 6 7ahrh., Komp. ten 1868; P. Gäbl, Gesch. der Katechese im Abendland, 211 1880; F. Probst, Gesch. der hathol. Katechese, Paderborn 1887; F. J. Knecht, Katechese, in Kirchenles., VII (1891), coll. 238-58; F. W. Brugel, Katechese, in Les. der Pädagogik, II (1913), coll. 1098-1110; P. Tacchi Venturi, Storia della C. d. G. in Italia, I, 2^{°} ed., Roma 1930, pp. 335-69; L. Pavanelli, De catechizanda Italia..., secondo la legislazione ecclesiastica, Torino 1937; A. Tamborini, La Compagnia e le Scuole della Dottrina cristiana, Milano 1939.

L'ez destino Testore
IX. La c. nell'archbologia cristiana. - La c., affidata generalmente ai presbyteri, talvolta anche a laici o a vedove, è spesso raffigurato nell'antica arte cristiana e specialmente nella scultura. Magnifico esempio è il sarcofago lateranense rinvenuto nel 1881 presso il sepolcro di Licinio Peto sulla via Salaria Nuova, della fine del sec. it e dell'inizio del in. Da una parte è rappresentato un dottore barbato con pallio filosofico, attornato da personaggi in piedi: sta seduto e guarda verso un volume che tiene aperto con ambedue le mani. Figurazioni analoghe sono in altri sarcofagi nei quali i catecumeni sono raffigurati o come oranti (sarcofago di S. Maria Antiqua), o in atto di ascoltare (sarcofago nel Museo Civico di Ravenna).

Il Wilpert vide la scena della c. impartita in vettura dal diacono Filippo al ministro della regina Candace in una serie di rilievi dei primi anni del sec. iv raffiguranti due uomini su di un carpentum, come in un rilievo del museo Nazionale Romano (Inv. 8492). Tali sculture però sembrano piuttosto scene dell'ultimo viaggio si care agli artisti etruschi e romani. La c. di s. Filippo appare invece la prima volta nel sec. xi nel Menologio di Basilio II. - Vedi Tav. LXI.

BibL.: Ch. Bayet, Recherches pour servir a l'histoire de la peinture et de la sculpture chnitsenne en Orient avant la querelle des iconoclastes (Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome, 10), Parigi 1879, pp. 39-40; P. Franchi de' Cavalieri, Il Menologico di Basilio II, Torino 1907, p. 107; G. Wibert, La c. di s. Filippo Diacono nell'antica scultura cristiana, in Riv. di arch. exist., I (1924), pp. 140-44; id., Sarcofagi, I, pp. 23-31, tavv. I, 1, 2. II, 2. III, 1. XXI, 4, CXXXII, 3.

Giuseppe Bovini
CATECHETICA. - La scienza della catechesi; la scienza cioè, che insegna quel particolare metodo didattico, il quale, adattato alla mentalità spirituale degli uditori, li conduce alla conoscenza e alla comprensione delle verità religiose. Strettamente parlando, è dunque un' "arte d'insegnare"; però la Chiesa fin dai primi tempi, non si attenne a questo concetto cosi limitato; ma ne ampliò giustamente il senso, comprendendovi anche l'educazione, la formazione, cioè, della volontà e del carattere del catecumeno e del cristiano. Il catecumeno, infatti, a mano a mano che progrediva nell'istruzione religiosa, attraversava anche un processo di purificazione e di giustificazione; e da quando si prese a battezzare i bambini, la istruzione catechistica ebbe di mira di rendere cosciente e liberamente voluta la vita soprannaturale, ricevuta in germe nel Battesimo. Appunto per questo la c. diventa una disciplina ecclesiastica, teologica, un ramo della teologia pastorale e non soltanto della scienza pedagogica corrente, quantunque di questa si accaparri a ragione i metodi utili e i progressi veri. E se talora, come, p. ex., nei tempi dell'illuminismo, lo scopo educativo e formativo passò in seconda linea e si ridusse quasi nell'ombra, la Chiesa reagì e cercò sempre con tutti i mezzi di far ritornare la c. al concetto e alla pratica primitiva.

Le leggi della c. - Tralasciando, qui, le norme che per l'insegnamento offre la metodica generale, ci si limiterà ad indicare quelle, che in particolare si debbono seguire per adempiere alla dignità e alle esigenze che sono propite della trasmissione dell'insegnamento religioso.
I. Il metodo nelle sue caratteristiche. - a) Naturalezza. Il metodo deve essere naturalmente conforme alla natura degli uditori. Ora, nei fanciulli, la vita intellettuale è più legata all'uso dei sensi, che perciò si chiamano la porta del sapere. Bisognerà pertanto abbracciare tutti quei mezzi (similitudini, parabole, esempi, racconti, immagini) che servono a rendere sensibile le idee e le formule astratte, con cui sono esposte le verità religiose nel catechismo. Ai giovani, invece, in cui l'intelligenza va affinandosi, e agli adulti si userà meglio il ragionamento e

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perciò quei mezzi che della dottrina mostrano con la esattezza la logicità; b) unità. Gli argomenti devono essere ben determinati e logicamente coordinati in modo da formare un tutto armonico; c) chiarezza, per un'esatta comprensione, che non generi dubbi o false idee.
2. Il metodo quanto alla divisione della materia. Può essere: a) stilico, se si cerca di svolgere tutta la materia in un determinato tempo, riprendendola poi, anche parecchie volte, ma con sempre maggior estensione e approfondimento; b) lineare, se, divisa la materia secondo un ordine logico, la si tratta a fondo una volta, senza riprese né ritorni.
3. Il metodo quanto alla esposizione. - Può essere: a) analitico, quando ricerca tutti i particolari di una verità; b) sintetico, quando richiama, nei principi, quello che si è svolto nei particolari; c) induttivo, se da un fatto risale alla causa; d) deduttivo, se cerca il principio attuato e vivo nei singoli fatti e fenomeni; e) storico, se deduce la verità dalla esposizione di fatti ordinati e concatenati; f ) logico, se concatena razionalmente due o più idee o fatti susseguentisi; g ) astratto, se esprime concetti e idee, senza avvalorarsi dei fatti; h ) concreto, se espone fatti e cose a dimostrazione e sostegno delle idee che vuole chiarire.

Tutti questi metodi hanno la loro importanza e utilità; ma, più che non abbracciarne rigidamente o l'uno o l'altro, servirà saperli alternare o fondere armonicamente insieme, secondo le circostanze.

Molto si parla o si scrive intorno al «metodo attivo", all'«attivismo" che, come si applica alle altre materie, cosi sta bene applicare anche nell'istruzione religiosa. E metodo antico, e sempre nuovo, anzi rinnovantesi sempre secondo la genialità, lo zelo, l'attività dell'insegnante. Consiste nell'applicare il principio: l'alunno vuole non solo ascoltare; l'alunno deve essere spinto a interessarsi delle materie e per cosi dire viverle. Donde i molti accorgimenti, e cui si suole ricorrere per suscitare interessamento e partecipazione. Principali, dimostratisi di grande efficacia: raccogliere intorno a una verità o precetto le osservazioni derivate dall'ambiente o dalla storia che si svolge sotto gli occhi; rappresentazioni grafiche, disegni; raccogliere poesia, ritagli intorno a ciò che si è detto nella lezione; gare; questionari, ai quali l'alunno deve rispondere per iscritto; "quaderni di vita ", dove l'alunno espone le sue impressioni e i suoi propositi sulle verità ascoltate. L'efficacia, quanto al risultato, dipenderà dall'avere sempre presente il fine, che si deve raggiungere, che è la formazione della volontà e del carattere e dal non scambiare i mezzi col fine.
4. Sussidi didattici. - Sono mezzi collaterali, che, come acuiscono l'interesse, cosi aiutano a meglio fissare in mente la verità, facilitano il ricordo e la pratica : illustrazioni artistiche e religiose (chiese, cattedrali, pitture, statue, santuari, quadri celebri), carte geografiche, proiezioni fisse, filmini, assistenza alle funzioni liturgiche, accompagnate da una chiara spiegazione, che rende più intima e cosciente la partecipazione al rito (cf. L. Vigna, L'introduzione nella istruzione religiosa, Torino 1924; id., Ai maestri. Linee e indirizzi pratici di didattica catechistica, Milano 1931; tutte e due con ampi cataloghi di sussidi; come pure v. i cataloghi appropriati, editi da La Scuola di Brescia).
5. Il catechismo e la didattica. - Le qualità di un buon metodo didattico devono riflettersi anche sul testo del catechismo; che forma il primo e più indispensabile sussidio per l'istruzione. Perciò il testo deve recare: a) dottrina sicura, espressa in forme semplici e chiare, facili a ritenersi; b) illustrazioni appropriate, bene scelte e attraenti. Lo stesso si dica degli altri a testi religiosi n, i quali devono evitare sbandamenti, superfluità, oratoria, ecc., perché l'alunno possa rilevare bene quello che deve studiare e ritenere (sotto l'aspetto illustrativo si possono citare le pubblicazioni di "Cultura religiosa popolare» di Viterbo, che abbracciano le materie del catechismo, e inoltre la Storia Sacra e la storia della Chiesa; e come tipo, i testi per le elementari : Il re dei libri, dei Salesiani di Torino; i testi dell'Azione Cattolica per i diversi generi di scuole di religione).
6. Lo studio a memoria. - La tendenza a eliminarlo non è sana. Senza ridursi a un deplorevole psittacismo, si deve ammettere che è pure necessario sapere a memoria le preghiere principali per l'uso nella vita; e anche le formule principali per evitare cognizioni vaghe, instabili, che facilmente degenerano in interpretazioni arbitrarie ed erronee. Lo studio a memoria è del resto consono alla notizia del fanciullo e tradizionale, massime dal sec. xvi, quando il card. Bellarmino intitolava il suo piccolo catechismo: Dottrina cristiana breve, perché si possa imparare a memoria. E inoltre inculcato da Pio X nella Lettera del 18 ott. 1912, Fin dai primordi, promessa al suo catechismo: «Nelle prime cinque classi elementari l'intero testo nella parte catechistica deve essere imparato a parola, affinché le verità fondamentali della Fede rimangano bene impresse nella mente. Importa tuttavia sommamente che l'alunno comprenda, in modo confacente alla sua età, ciò che impare, quindi è necessaria una duplice spiegazione: quella delle parole, che potrebbero riuscire più oscure (per quanto è possibile) e l'altra del contenuto delle formule da studiare. E però sempre vantaggioso obbligare gli alunni ad esprimere anche con parole proprie le risposte studiate a memoria».

7. I centri catechistici. - Di grande utilità per l'orientazione didattica dell'insegnamento religioso si è rivelata l'istituzione di centri catechistici internazionali, nazionali e diocesani, a cui ricorrere per avere facilitati tutti i compiti della c. Degno di nota il Centre international d'études de la formation religieuse, sotto a Lovanio (e ora trasferito a Bruxelles) per opera dei Gesuiti nel 1934; il quale pubblica dal 1947 una rivista trimestrale Lumen vitae, con articoli formativi, discussioni, esposizione di metodi didattici; testi di religione; Les dossiers "formation religieuse", tavole sinottiche, opuscoli; organizza mostre, conferenze, audizioni, proiezioni; e presta un ampio servizio di informazioni. In Italia fu fondato da d. Pietro Ricaldone, quarto successore di s. Giovanni Bosco, il Centro catechistico salesiano, allo scopo di promuovere la Crocista catechistica in tutti i ceti; consta di un Ufficio catechistico (1939) e dell'Editrice "La Dottrina cristiana" (1941). Ventidue salesiani vi attendono alla direzione e organizzazione, diffondendo l'idea catechistica mediante congressi, mostre, proiezioni, propaganda nelle diocesi, compilazione e diffusione di testi e sussidi; vi fanno capo le riviste: Catechesi (dal 1931) ora in due edizioni: per le scuole medie e per le parrocchie ed oratori; Teatro dei giovani (per lo spettacolo religioso giovanile); Voci bianche (per musica sacra e ricreativa); varie collane periodiche: Ina (catechismo in esempi per tutti); Fideus fulgens, veritas (per le persone colte).

BIBL.: J. Knecht, Katechetih, in Kirchenlex., VII (1891), coll. 246-88; F. Spirago, Metodica speciale dell'insegna, relig. cati., vers. it., Torino 1910; F. N. delle Scuole Cristiane, Manuale di pedagogia per l'insegnam. della relig., ivi 1920; L. Vigna, Vetera et nova. Da a Carlo ai nostri tempi, ivi 1923; C. M. Veneziani, La scuola serena, Fiscenza 1930; A. Boyer, Le catéchisme vivant, Parigi 1932; L. Vigna, Un parroco ai suoi catechisti, 2² ed., Torino 1937; G. Modugno, Religione e vita, Brescia 1938; C. Krieg. Scienza pastorale, vers. it., II: Catechetica, 2² ed., Torino 1937; G. Nsacngo, L'attivismo nell'insegnam. relig., Milano 1937; C. Ross, Manuale di pedagogia catechistica, Torino 1939; id., La religione nelle scuole medie, ivi 1939; F. Ricaldone, Oratorio festivo, catechismo, formazione religiosa, ivi 1940; G. Modugno, Religione e morale, Brescia 1940; A. Terstenick, La metodica dell' insegnam. relig., vers. it., Milano 1943; G. Nsacngo, La pedagogia di Gesù, Roma 1947. Come guide pratiche, sono da indicare: Catechesi, metzole, dal 1931; Sussidi, rivista catechistica, trimestrale, dal 1937. Le varie correnti di rinnovamento pedagogico-didattico delle c. nelle principali nazioni, con ricchi elenchi di testi, sono presentate dal Centre decumentaire catéchitique di Lovanio, ora passato a Bruxelles, che fa capo al Centre International, accennato nel testo, in Où eu est l'enseignement religieux? Livres et méthodes de divers pays, Parigi-Tournai 1937.

CATECHISMO. - Il termine c. viene oggi adoperato ad indicare un breve compendio delle principali verità della fede e morale cristiana, steso in maniera chiara, precisa, facile a comprendere e

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ritenere, e prevalentemente in forma dialogica di domande e risposte fra maestro e discepolo (c.-libro).

In origine esso indicava, invece, un complesso di interrogazioni rivolte ai battezzandi, nell'atrio della chiesa, dai padrini, o ai padrini dal sacerdote, e le risposte ottenute. "Ante Baptismum fit catechismus et exsorcismus.... Illa autem interrogatio et responsio fidei fit in catechismo" (Pietro Lombardo, Sentent., I, 43); e anche l'insegnamento orale e familiare delle verità religiose essenziali, rivolto ai fanciulli e agli adulti, ancora ignoranti, dopo il Battesimo. Da questo significato di esposizione catechetica il termine passò finalmente ad indicare il testo che la conteneva.

Il passaggio, però, non avvenne così presto; il termine c., nel senso di libro, fu prima usato piuttosto sporadicamente; poi ebbe una specie di sanzione ufficiale soprattutto dalla grande propaganda fatta ai c. di Lutero; indi, quasi subito, ebbe luogo la sanzione ufficiale cattolica da parte del Concilio di Trento; cui tenne dietro la conferma dell'uso costante e quasi generale della Chiesa. Alcuni, tuttavia, come s. Pietro Canisio, s. Roberto Bellarmino, s. Francesco di Sales, preferirono, e preferiscono anche oggi, il termine di "dottrina cristiana".

La varietà dei c., nei diversi secoli, è notevole; in tutti, però, dopo una raccolta di preghiere e di formole da impararsi a memoria (Credo, Atti di fede, speranza, ecc., Comandamenti di Dio e l'ecetti della Chiesa) si hanno più o meno tre parti : una riguarda le verità intorno a Dio, Gesù Cristo, alla Chiesa; un'altra la morale; la terza i mezzi forniti dalla Grazia. Spesso segue una quarta parte, riguardante la liturgia nei suoi riti e nelle feste.
I. Il c. nel medioevo dal sec. vil al Concilio di Trento. Quando intere tribù presero a convertirsi in massa e furono battezzate prima d'aver ricevuto una sufficente istruzione; e quando prevalse l'uso di battezzare i bambini, poco dopo la nascita, sorse per la Chiesa la necessità di continuare o cominciare l'istruzione religiosa anche dopo il Battesimo. Su questo dovere incombente ai genitori o padrini, in casa; ai religiosi nei conventi e nelle scuole annesse; ai sacerdoti in chiesa, molto e costantemente insistettero sia i vescovi delle singole diocesi, sia sinodi e concili (v. catechesi). Venne quindi naturale che per facilitare il compito di istruire, e per conservare nello stesso tempo una certa uniformità, si componessero manuali catechistici per gli istruttori, talora in forma dialogata, e qualcuno se ne scrivesse più adatto alla mentalità e alla comprensione dei fanciulli e del popolo.

Tra i manuali più rappresentativi va citata la Disputatio puerorum per interrogationes et responsiones (PL 101, 1097-1144), del tempo di Alcuino, la quale tratta in dieci capitoli dell'opera della creazione, di Dio, degli angoli e dell'uomo, del Vecchio e Nuovo Testamento, della Chiesa e dei Sacramenti; e in due altri contiene una Expositio Symboli et Orationis dominicae, in forma dialogata, nella quale l'alunno interroga e il maestro risponde. Quest'opera costitui come la catechesi normale dal secolo xi al xiII. Sotto il titolo di Incerti monachi Weissenburgensis catechesis theotisca saec. IX (Hannover 1713, pp. 60-73), J. C. Eckard pubblicò un formulario catechistico, da lui attribuito erroneamente al monaco Ottofredo di Weissenburg, che contiene in tedesco antico una spiegazione del Pater, cui tengono dietro un elenco di venti "peccata criminalia per quae diabolus mergit homines in infernum" contro il duplice precetto della carità e il decalogo; indi i Simboli apostolico e atanasiano e il Gloria in excelsis. Seguono altri formolari simili, at-
tribuiti a Cherone, abate di S. Gallo (ca. 750; ibid., pp. 81-86), e a Notker il balbuziente (m. nel 1022; ibid., pp. 79-81); e due formulari per la confessione (ibid., pp. 93-99) in cui vediamo che il penitente si accusa non soltanto delle mancanze commesse in pensieri, parole e opere contro i comandamenti di Dio; ma anche intorno alla frequenza ed assistenza alla Messa, al digiuno, alle opere di misericordia spirituali e corporali. Si possono ancora citare fra altri parecchi: Brunone di Würzburg (m. nel 1043) che lasciò alcune spiegazioni del Pater e del Credo, due delle quali riportate letteralmente dalla Disputatio puerorum (PL 142, 557-68); Abelardo, che redasse una esposizione sui medesimi argomenti (PL 188, 611-32); Bonizone, vescovo di Piacenza (m. ca. nel ro90), con il suo Libellus de Sacramentis (PL 130, 857-66).

Un passo più sensibile verso i moderni c. si nota nel sec. xir con i caratteristici "lucidari" o "dichiaratòri", il primo e più importante dei quali è quello di Onorio di Autun: Elucidarium, sive dialogus de summa totius christinuae theologiae (PL 172, 1109-76). E disposto a domande e risposte e diviso in tre parti; la prima spiega il Credo, la seconda tratta del male fisico e morale, la terza dei novissimi. L'opera insigne ebbe una traduzione italiana e ristampe varie (Ferrara 1490; Milano 1493, 1496; Venezia 1508) con il titolo : Libro del maestro e del discipulo. E conoscitore profondo di *lucidari» deve essere stato l'anonimo milanese, che uno ne compone per portare luce ai fanciulli e ai semplici, dal titolo: Qui incomincia el Libro del maestro e del discipulo (Milano 1521 [cf. Tambarini, p. 39]).

Dopo i "lucidari " vennero i "settenari", messi in voga da Ugo di S. Vittore con il suo De quinque septenis, seu septenariis (PL 175, 405-14), cosi chiamati perché vi si esponova il dogma e la morale in relazione al numero sette (le 7 domande del Pater, le 7 beatitudini, i 7 peccan capitali, i 7 doni dello Spiritu Santo, le 7 opere di misericordia, ecc.). Il metodo per quanto sapesse di artificio e non avesse un procedere cosi logico, e quindi non fosse da tutti approvato, fece tuttavia buona presa e mantenne un influsso notevole. Lo seguono, ad es., s. Edmondo di Canterbury (m. nel 1242) nel suo Speculum Ecclesiae, capp. 8-18 (Afixima biblioth. Patrum, XXV, Lione 1677, pp. 319-23) e il domenicano Luurent nella sua Somme-le-Roi (cosi chiamata perché composta per ordine di Filippo III l'Ardito, suo penitente), ricoperta molte volte e propagata sotto vari titoli, ad es., Le miroir du monde, Somme des vices et des vertus (edita nel 1481, s. L).

L'applica anche s. Tommaso d'Aquino nei suoi opuscoli, iniziati nel 1256 e rappresentanti un tributo ancor più notevole alla formazione dei c. moderni: Expositio Symboli apostolorum (opusc. 16); Expositio Orationis dominicae (opusc. 7); Expositio Salutationis angelicne (opusc. 8); De decem praeceptis et lege amoris (opusc. 4); De articulis fidei et Ecclesiae Sacramentis (opusc. 5). In essi l'Angelico tralascia nella sua esposizione semplice e chiara le dimostrazioni e le questioni sottili, si serve di esempi e di comparazioni tolti alla vita ordinaria e ne deduce norme pratiche di vita cristiana; soprattutto dimostra come le formule del c. siano coerenti e interdipendenti fra di loro in modo da formare un tutto organico. Tre cose, infatti, egli osserva, sono necessarie all'uomo per salvarsi : conoscere quello che deve credere, sperare, compiere; ora la prima egli l'apprende dal Credo, la seconda dal Pater, la terza dal Decalogo e dai due comandamenti dell'amore, proclamati da Gesù Cristo. E siccome a tutto questo occorra la Grazia, ecco i Sacramenti (cf. C. Werner, Der hl. Thomas v. Aquin, I, Ratisbonu 1858, pp. 123-58). Questi opuscoli del santo Dottore, uniti insieme e variamente disposti e adattati, formarono la trama della catechesi, fino al sec. xvI.

Il sec. xiv si offre, tra le altre, due opere degne di nota: il Catechismus Vauriensis e il Lay Folks Catechism. Il Catechismus Vauriensis rappresenta il primo testo, a cui veramente compete il nome di c. e lo dobbiamo alle decisioni del Sinodo principale di Lavaur, presso Narbona, tenuto nel 1369. Alla sua composizione molto contribuirono gli opuscoli di s. Tommaso; ma la dottrina è esposta in un ordine strettamente logico e in modo completo

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![img-0.jpeg](img-0.jpeg)
(fot. Soprintendenza alle gallerie - Firenze)
PREDICAZIONE DI S. PAOLO A MALTA. Valva di dittico eburneo. Avorio del sec. Iv-v - Firenze, museo del Bargello.

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![img-1.jpeg](img-1.jpeg)

## CATÉCHISME

A L'USAGE
DE TOUTES LES ÉGLISES
∵ 8
LEMPIRE FRANÇAIS.
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)

PARIS,
Cica la syore Nisse, ule Sceacere, rue du Javelinet, 87 13
Et à la Lépusis Salséviyper, chas II. Romale, rue des Pelles-Augustins, 4^{°} 12. 1846.

## CATECHISMO

CATHOLICO,
Molio neceffieto per ben nonneffeare la ginecrod in quefti nufiri tempi,
Compeffe pal E. P. Pione-Canfis. Fision: l'un har. dela compogria di (I) I. I. I. 1, 10 reabro in lingua Italiana per il P. Angelo Denti della mi. 16204 compogria.
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)

Col pritititigio delfimmo Pont. 8 deci II. babil. Sconto Veneto per suoi XX.

## 58

CATECHISME.
D. Pourquoi devons-nous écouter avec respect et facilité leurs avis?
R. Pornque c'est à eux, dans la personne des apôtres, que Jésus-Christ a dit: Celui qui vous donne, m'écoute; celui qui vous méprise, me méprise.
D. Pourquoi devons-nous les assister dans leurs besoins?
R. Pornqu'il est juste que nous donnions des secours temporels à ceux par qui nous recevons la vie de la grace et les autres héros spirituels.

LEÇON VII.
Suite du sctme Commandement.
D. Quels sont les devours des chatices à l'égard des princes qui les gouvernent, et quels sont en particulier nos devuics curves l'apaíien premier, notre emporcur?
R. Les chatices doivent aux prizors qui les gouvernent, et nous devons en particulier à l'apaíien 1^{°}, notre emporcur, l'amour, le respect, l'ubelissnce, la fildlise, le service militaire, les tributs ordonnés pour la conservation et la diffune de l'empire et de son trince; nous lui devons encore des poilers fervants pour nos salut et pour la prospérité spirituelle et temporelle de l'Etat.
D. Pourquoi sommes-nous tenus de tous ces devours curves notre emporcur.
R. C'est, promiemment, pormquel lllice, qui crée les empires et les distribue selon sa volonté, en com-

CATECHISMVS,
Ex DecrecoConcilii Tridentini,
AD PAROCHOS,
Pii V. Pont-Max. iuffu editus.
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)

Rome, in adibus Populi Romani, apud Paulum Matenium, M D L E V I.
Causpriviliegio Pii V. Pont. Max. 8. Philippi
Hilpessinum Regis per univerfins
Regni Neapolitani diximem.
(1) 10.10.10.10.10.10.10.10.10.10.

SESSUVE PASTIE.
Idous notre emporcur de deux, soit dans la paix, soit dans la gicose, l'a établi notre souverain, l'a rendu la miciere de sa puissance et son image sur la terre. Homme et servie notre emporcur est donc homme et servie Dieu même. Secondement, pormque notre Seigneur. Heus-Christ, tout par sa doctrine que par ses exemples, nous a enseigné lui-même ce que nous devons à notre souverain : il est né en obéissant à l'idée de Cœur Auguste; il a payé l'impôt present; et de même qu'il a ordonné de rendre à Dieu ce qui appartient à Dieu, il a aussi ordonné de rendre à Crier ce qui appartient à Crier.
D. N'y a-t-il pas des motifs parrivaliers qui doivent plus forcerent nous attacher à l'apaíien premier, notre emporcur?
R. Oui : car il fut aclui que Dieu a suscité dans les circonstances difficiles pour einddu le culte public de la religion sabre de nos pères, et pour en être le protecteur. Il a nommé et conservé l'ordre public par sa soyrate profonde et active; il défend l'Etat par ses bres puissuer; il est devenu l'abri du Seigneur par la consiccation qu'il a reçue du souverain postide, chef de l'église universelle.
D. Que deit-on penser de ceux qui manqueraient à leur devoir curers notre emporcur?
R. Selon l'option saint Paul ils m'intensient à l'ordre établi de Dieu même, et se rendraient digues de la domestique ensemble.
D. Les devuics dans nous sommes nous curers notre emporcur nous lieront-ils également curers ses sec-
(1)10. Exc. Cait.)

1. CATECHESIS di M. Lutero, l'edizione originale è del 1528 , Wittemberg 1572. Esemplare della biblioteca Casanatense - Roma; 2. CATECHISMO CATHOLICO, versione italiana del catechismo di P. Canisio, Venezia 1563 Esemplare della curia dei pp. gesuiti - Roma; 3. CATECHISMUS AD PAROCHOS, Roma 1561 - Esemplare della biblioteca Nazionale - Roma; 4. CATÉCHISME... DE L'EMPIRE FRANÇAIS, Parigi 1806 - Il frontespizio e le caratteristiche pagine ( 58-59 ) circa i doveri verso Napoleone. Esemplare in possesso di mons. A. P. Frutaz.

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(Mansi, XXVI, coll. 484-93). Il Lay Folks Catechism fu composto dal card. Thoresby, arcivescovo di York, e pubblicato in latino e in inglese nel 1357 per attuare la costituzione (1281) di J. Peckham, arcivescovo di Canterbury, il quale aveva ordinato che ogni sacerdote quattro volte all'anno, spiegasse al popolo «vulgariter, absque cuiuslibet subtilitatis textura phantastica * il Credo, i Sacramenti, i due precetti della carità, i sette peccati capitali e le sette virtù (teologali e cardinali) e aveva pure emanato una breve istruzione sui singoli punti da servire come truccio (cf. Cath. Enc., V [1909] p. 78). Da notare che qui si trova adoperato il termine di c. un secolo prima di Lutero.

Il sec. xv fa un passo più decisivo verso il popolo e i fanciulli. Finora, salvo qualche eccezione, i manuali catechistici erano per lo più accessibili solo ai sacerdoti per l'istruzione dei fedeli; ora invece si pensa, con maggior premura, perché sempre se ne rileva la necessità impoliente, a un testo da mettere direttamente nelle mani del popolo. Gran parte del merito spetta a G. Gerson, cancelliere dell'Università di Parigi (1362-1428), il quale nella sua lettera sulla riforma della facoltà teologica richiamava l'attenzione sulla grande utilità che si pubblicasse e diffondesse a aliquis tractatulus super punctis principalibus nostrae religionis et specialiter de praeceptis ad instructionem simplicium, quibus nullus sermo, aut raro fit (Opera, I, Anversa 1706, col. 124). E poiché nessuno raccolse l'invito, compose egli stesso tre opere: Compendium theologiae breve et utile (ibid., coll. 238-422); Opus tripartitum de praeceptis decalogi, de confessione et de arte moriendi (ibid., coll. 425-50); L^{′} A B C des simples gens de très grande utilité et proufit; e per difendersi dagli avversari che l'incolpavano di avere quasi tradito la sua dignità, insegnando la dottrina ai fanciulli, scrisse De paroulo ad Christum trahendis (ibid., III, coll. 277-91). Gli stessi rilievi e inviti si trovano proclamati dal Concilio provinciale di Tortosa nel 1429 (Mansi, XXVIII, col. 1147, n. 6).

A favorire, però, questo movimento assai contribuì l'invenzione della stampa, senza la quale non si sarebbe potuto agevolmente diffondere tra il popolo, come pure si rendeva necessario, gli opuscoli adatti. Uno dei più antichi, anteriore almeno di sessant'anni ai c. di Lutero e che dalla disposizione e divisione delle sue 13 parti si rileva essere un vero e proprio c. nel senso moderno della parola, è quello attribuito a s. Antonino, arcivescovo di Firenze, dal titolo: Libreto della doctrina christiana, la quale è utile et molto necessaria che li puti pizoli et zovenzelli limpara per sapere amare, servire et honorare idio benedetto et schivare le temptazioni et peccati. Dovette circolare dapprima manoscritto; se ne ignora la data della prima edizione; la più antica ristampa che ora si conosca è quella di Venezia del 1473 (cf. P. Guerrini, Gli incunaboli del c., in Suppl. pedagogici della scuola ital. moderna, 5 [1937-38], pp. 96-97; P. Tacchi Venturi, pp. 337-39). Ebbe varie ristampe, ma non molta diffusione.

Compare intanto sulla scena Lutero. Il quale, per diffondere tra il popolo le sue idee, pubblicò nel 1528 un piccolo c. per + i fanciulli semplici s, Klein Katechismus, dapprima in forma di tavole perché si potesse appendere nelle case, come già si faceva molto prima fra i cattolici fin dal tempo di Carlomagno; di poi in un libretto, con il sottotitolo di Enchiridion. Nell'esporre le singole parti (Comunidamenti, Credo, Pater noster) egli si attenne all'uso tradizionale solo aggiungendo altri due parti sul Battesimo e la Comunione. La forma è a domande e a risposte, è un modello di semplicità e di chiarezza, ed evita, nell'esporre le nuove dottrine, ogni cenno di polemica contro l'antica Chiesa, dalla quale si era separata. L'anno dopo pubblicò il Der grosse Katechismus, nel quale intende dare ai parroci una guida e una spiegazione più ampia. La forma è viva e scorrevole; ma non a domande e risposte. Anche qui Lutero evito polemiche
e omise persino alcune sue dottrine caratteristiche (ad es., il peccato originale, che sopprime ogni disposizione al bene, la libera interpretazione della Bibbia, la predestinazione all'Inferno).

Tutti e due i c. ebbcro larghissima diffusione, anche per effetto delle ordinanze di principi protestanti, che ne imponevano l'uso; e in seguito furono accolti nella Formula concordiae ( 25 giugno 1580), come simbolo della Chiesa luterana. Ma l'asserzione di parte protestante, che fossero come una nuova creazione balzata dal cervello della Riforma, è ben lontana dal vero, e abbisogna di una profonda revisione (cf. H. Grisar, Luther, III, Friburgo in Br. 1912, pp. 408-17), tanto più che nello stesso campo della Riforma non furono nemmeno i primi; ma erano stati preceduti, nel solo quadriennio 1522-26, da altri 39 (cf. Monumenta paedagogica, XX-XXIII, Berlino 19001902; F. Mangenot, s. v. in DThC, II, coll. 1907-1908).

Allo stesso modo anche le altre sétte ebbero il loro c. Per citarne alcuni: Calvino, dopo la sua opera maggiore De christianae religionis institutione libri tres (Basilea 1535) che divenne il c. dei riformati in Francia, due ne pubblicò in francese nel 1534 e 1537; Martin Bueers (Butzer) divulgò i suoi Katechismen (Strasburgo 1534 e 1537), rimaneggiato poi in senso zwingliano nel 1545; ad Heidelberg nel 1565 comparve il Katechismus Reidelberger, composto da due calvinisti per ordine dell'elettore palatino Federico III, che si diffuse ampiamente in Svizzera, Austria, Olanda e fu il più celebre tra i c. dopo quelli di Lutero (Z. Ursinus e C. Olevianus, Catechesis religionis christianae, quae traditur in eccles. et scholis palatinatus).
II. Intorno al Concilio di Trento. - Il desiderio di non lasciarsi superare e anche la necessità di prevenire pericoli tra il popolo e di combattere l'avversario ad armi pari pure nel metodo dell'insegnamento, tornò assai utile alla catechesi cattolica, la quale produsse una vera fioritura di c., che non doveva cessare mai più. In Italia, almeno fin dal 1540 , si è stampato a Milano quello di fra' Tommaso Reginaldo, domenicano, che lo compose ad istanza di s. Girolamo Emiliani, e di cui si servirono lungo tempo i Somaschi: Simbolo de Athanasio exposto per modo de dialogo dal ven. p. frate Reginaldo... per exercitio spirituale delli poveri orfanelli; ebbe varie edizioni sotto titoli diversi. Castellino da Castello elabora fin dal 1537 l'Interrogatorio del maestro al discepolo per istruire li fanciulli e quelli che non siano nella via di Dio (cf. A. Sala, Dissertazioni e note circa la vita e le gette di s. Carlo Borromeo, Milano 1858, pp. 68-84). Da notare anche Tullio Crispoldi, alunno dell'oratorio del Divino Amore in Roma, con Alcune interrogationi delle cose della fede et del stato, acero vivere dei cristiani (Verona 1540); il vescovo Luigi Lippomano con Espositioni volgari sopra il Simbolo apostolico (Venezia 1545); il vescovo Leonardo de Marini con C., acero instruttione delle cose pertinenti alla salute delle anime... per la diocesi di Mantova (Mantova 1555). A questi si aggiunge quasi contemporaneamente un gruppo di gesuiti con ciascuno il proprio c., ispirato alle necessità notate nel campo del ministero: G. Laínez a Parma; G. Domenec'h in Sicilia; G. F. Araldo a Napoli; A. Gagliardi a Milano per commissione avutane da s. C. Borromeo; G.