volume-04
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à degli antichi Arabi specialmente venerata dai Nabatei di Petra: le iscrizioni di Petra e della regione del Giordano orientale ne menzionano spesso il nome.
Nel suo principale santuario di Petra, era venerato in un grande tempio con un'enorme pietra nera quadrangolare. La sua festa cadeva, secondo s. Epifanio, il 25 dic., quando "la Vergine... e suo figlio erano festeggiati con inni arabi». Un altro santuario era a Suwejda dove la sua festa si celebrava in agosto. Era identificato con Dioniso come dio della fecondità.
Bibl.: J. Wellhausen, Reste arabischen Heidentums, Berlino 1892, pp. 48-91. Alessandro Bezzoni
DUSMET, Giuseppe Benedetto. - Cardinale, n. a Palermo il 15 ag. 1818 da nobile famiglia oriunda del Belgio, m. a Catania il 4 apr. 1894. Educato dai monaci benedettini di s. Martino, ne professò la Regola.
Ordinato sacerdote nel 1842 , nel 1867 fu nominato arcivescovo di Catania e nel 1888 cardinale. Umile ed energico, armonizzò il rigore monastico con lo splendore della porpora, lavorò intensamente per la riforma del costume fra il clero e il popolo, e molto si adoperò per la confederazione delle Congregazioni benedettine. Grande fu la sua carità nelle varie calamità che colpirono l'arcidiocesi.
È stata introdotta presso la S. Congregazione dei Riti la sua causa di beatificazione.
Bibl.: G. Amadio, Il card. D., Catania 1926; anon., Un angelo delle anime, il servo di Dio G. B. D., Montecassino 1935. Silverio Mattei
DU SOLLIER, Jean-Baptiste. - Agiografo bollandista, n. a Herseaux (Fiandra) il 28 febbr. 1669, m. ad Anversa il 27 giugno 1740. Entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Malines il 27 sett. 1687; studiò teologia a Roma dal 1697 al 1701. Ordinato sacerdote il 27 sett. 1700, fu chiamato al Museum Bollandianum il 7 marzo 1702, ove lavorò indefessamente alla redazione degli Acta SS. fino al 1736, non tralasciando mai le opere di apostolato. Praticamente egli portò il peso della colossale impresa dal

(da Acta SS. Augusti, V. Anversa (1iI) Du Sollier, Jean-Baptiste - Ritratto eseguito da P.-B. Bouttats.
momento che il p. Papebroch si mise in ritiro (1709), ma ne divenne il vero capo alla morte del p. Janninck (m. il 13 ag. 1723). Gli ultimi anni della sua vita furono travagliati da una dolorosa malattia sopportata con cristiana rassegnazione, che gli impedì ogni lavoro.
D'intelligenza pronta e perspicace, si distinse per l'equilibrio del giudizio e per la vita metodica di cui alla morte si trovò un prezioso documento nel registro personale della sua corrispondenza, che comprendeva ben 12 mila numeri. Come agiografo seguì l'indirizzo instaurato del suo maestro p. Daniele Papebroch. Affrontò e risolse il problema per accelerare la complicata stampa degli Acta SS. e diede un nuovo ordinamento interno al collegio degli agiografi.
La parte migliore della sua produzione scientifica figura negli Acta SS., e precisamente dal vol. V di giugno (Anversa 1709) al vol. III di Agosto (ivi 1737). Si numerano a centinaia i commentaria che consacrò alle vite dei Santi contenuti nei 7 voll. di luglio e nei 3 primi di ag. (ad es., nel vol. I di luglio sono suoi 50 commentari, nel II 80, nel I di ag. 25, nel III 30, ecc.); si è spesso riservato la trattazione dei problemi più spinosi e ingrati che gli procuravano vivaci battute polemiche.
Meritano un particolare risordo: il Tractatus praeliminaris de Patriarchis Alexandrinis cum appendice, de initiis, erroribus, institutis copto-Iacobiticis (in Acta SS. Iuoli, V, Anversa 1707, pp. 1-2x, 1^{*} 160^{*} ), saggio cronologico assai apprezzato per l'epoca, già tentato da Papebroch; gli Acta b. Raymundi Lulli (ibid., pp. 633-736) con un saggio sulle opere e la dottrina del Santo; il Martyrologium Umardi monachi, hac nova editione ad excusa exemplaria quatuordecim, ad codices mss. integros decem et septem, atque ad alios ferme quinquaginta collatum, ab additamentis expurgantum, castigatum et quotidianis ob-
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servationibus illustratum (in Acta SS. Iunii, VI e VII, ivi 1715 e 1717; ed. a parte, ivi 1714, pp. Lxvi-820). Si tratta d'una accurata edizione condotta su 67 manoscritti e 14 edizioni a stampa, preceduta da una lunga e dotta introduzione e accompagnata d'un commento ricco di erudizione.
Benché lo studio di dom H. Quentin (Les martyrologes historiques du Moyen Age, Parigi 1908, pp. 7-10; cenno all'ed. del D. S.) abbia ormai chiarito i problemi relativi ai martirologi storici medievali, il Martyrologium Usuardi del D. S. rimane tuttora un modello del genere e una inesauribile fonte di notizie agiografiche. L'edizione del Martirologio non piacque all'acido benedettino dom J. Bouillart, ma il D. S. seppe con garbo troncare un'inutila polemica. Altra polemica ebbe con i Domenicani per aver negato che s. Domenico discendesse dalla famiglia Guzman e sul b. Bartolomeo di Braganza.
Le opere minori del D. S. si trovano elencate nel Sommervogel (VII, coll. 1371-77).
Bim.: J. Stiltingh, Elogium r. p. Ioannis Sollerii, in Acta SS. Augusti, V, Anversa 1741, pp. 1-12; Sommervogel, I, coll. 1664-67, 1670-71 (per le polemiche); Hurter, IV, coll. 1247-49; H. Delchaye, L'oeuvre des Bollandistes, Bruxelles 1920, pp. 39-42, 159-61; P. Pcrterr, L'oeuvre des Bollandistes, ivi 1940, pp. 40-41, 48-49.
A. Pietro Frutaz
DU TILLOT, Guillaume. - Uomo politico francese, n. a Bayonne il 22 maggio 1711. Compiuti gli studi a Parigi, entrò al servizio dell'infante Filippo di Spagna nel 1730, lo segui nel 1749, quando questi prese possesso del ducato di Parma, come intendente della real casa. Si adoperò contro i privilegi civili della Chiesa, allontanando i Gesuiti e abolendo l'Inquisizione.
Dedicò la sua attività riformatrice anche alla scuola : a lui si deve la Costituzione per i nuovi regi studi (1768). La sua politica gli procurò numerosi nemici, ma la sua posizione fu rafforzata dall'intervento di Luigi XV, che nel 1756, per pagare i debiti del ducato, ne impose la nomina a ministro delle finanze. Nel 1765 venne creato marchese di Felino, ma, morto Filippo e successogli nel ducato Ferdinando, incontrò nuove difficoltà, anche per l'estilità della duchessa Elisabetta. Grazie all'appoggio della corte francese, governò ancora con poteri pressoché assoluti, insistendo nelle riforme, ispirate ad un convinto colbertismo. Nel 1771 una sommossa improvvisa mise in pericolo la vita del ministro che, costretto a lasciare Parma, morì poi dimenticato a Parigi nel dic. 1774.
Bim.: Ch. Nizaré, G. Du T., Parigi 1879; U. Benassi, G. Du T., un ministro riformatore del sec. XVIII, estr. da Arch. st. parmence, 15-23 (1915-25); H. Bédarida, Les premiers Bourbons de Piorar et de l'Espagne, Parigi 1928, passim; id., Parme et la politique frangatie du XVIII e siècle, ivi 1930, passim; E. Rota, Le origini del Risorgimento, Milano 1939 (v. indice). Sergio Cotta
DUVAL, André. - N. a Pontoise nel 1564 e m. a Parigi nel 1658. Dottore (1594) e poi decano della Sorbona, dove fu il primo titolare della cattedra di teologia positiva, istituita da Enrico IV (1597).
Confutò il Richer con l'opera: Elenchus libelli de ecclesiastica et politica posestate (Parigi 1612), in seconda edizione corretta per qualche appunto dell'Inquisizione romana (ivi 1614). Altra opera di rilievo: In Ilam partem Summae D. Thomae commentarii (ivi 1636).
Bim.: P. Fèret, La faculté de Théologie de Paris et ses docteurs les plus célèbres. Epoque moderne, IV, Parigi 1906, pp. 329-39; Hurter, III, coll. 641-42, 1222; A. Ingold, s. v. in DThC, IV, coll. 1967.
Pietro Palazzini
DU VERGIER DE HAURANNE, Jean-Ambrosie: v. Saint-cyran, jeAn du VERGier de haUranne, abate di.
DUVNO, Diocesi di: v. MOSTAR, Diocesi di. DUVOISIN, Jean-Baptiste. - Apologista, n. a Langres il 19 ott. 1744, m. a Nantes il 9 luglio 1813. Professore alla Sorbona canonico d'Auxerre, vicario generale di Leon e priore di Gahard nella diocesi di Rennes, era considerato, quando scoppiò la rivoluzione, come una delle figure più significative della
Chiesa di Francia. Refrattario al giuramento, deportato in Inghilterra, raggiunse il suo vescovo a Brunswick; quindi campò la vita insegnando lettere e scienze, senza tuttavia interrompere i suoi lavori apologetici. Tornato in Francia, fu nominato vescovo di Nantes e consacrato il 1 ag. 1802.
Organizzatore solerte, predicatore eloquente e forbito, assai noto per la non comune dottrina, fu giudicato da Napoleone "uno degli orecoli della cristianità" (Memorie, I, p. 121). Consigliere dell'imperatore in molteplici affari ecclesiastici, ebbe da lui dignità ed onori; tuttavia, pur coadiuvando servilmente Napoleone in lotta contro il Pontefice, si studiò di evitare lo scisma. Animatore, a quanto si afferma, del Concilio del 1809, fu uno dei quattro prelati che accettarono l'incarico di recarsi in Savona per indurre Pio VII a for concessioni. Vescovo di corte e gallicano ardente, prima, durante e dopo il Concilio del 1811, non pago di aver partecipato all'« intrigo di Savona», fu di valido aiuto a Napoleone nelle trattative dell'infausto concordato di Fontainebleau.
Scrisse: Dissertation critique sur la vision de Constantin (Parigi 1774); De l'autorité des livres du Nouveau Testament contre les incrédules (ivi 1775); L'autorité des livres de Mayse établie et défendue contre les incrédules (ivi 1778); Essai polémique sur la religion naturelle (ivi 1780); De vera religione ad ausm Theologine caudidaturum ( 2 coll., ivi 1785); Examen des principes de la Révolution Française (Brunswick 1795); Défense de l'ordre social contre les principes de la Révolution Francaise (Londra 1798); Essai sur la tolérance (Brunswick 1798); Démonstration evangélique suivie d'un essai sur la tolérance (ivi 1800).
Bim.: Pitaenest. Notes sur la vie et les ouvres de 3.-B. D., évêque de Nantes, Langres 1884; anon., L'épiscopat français depuis le concordat jusqu'à la séparation (1803-1903), Parigi 1907; Hurter, V, coll. 663-64; C. Constantin, s. v. in DThC, IV, s. coll. 19751976.
Ippolito Vittorio
DWIN. - Città detta anche "Ostan" dagli storici armeni, perché in essa trasferì Cosroe II la corte nel sec. III. Dentro le sue mura nel 478 fu trasferita la sede del katholikós armeno, che vi rimase fino al 931 . Molti sinodi furono tenuti in D., di cui 4 rimasero celebri: il 1^{°} sotto il katholikós Nerses II nel 534-55, che stabilì anche l'éra armena; il 2^{°} sotto Mosè II, contro Ciro metropolita della Georgia; il 3^{°} sotto Nerses III; il 4^{°} sotto Giovanni Otznetzi, nel 719-20, contro i pauliciani e messaliani. D. fu diverse volte distrutta dagli Arabi; l'ultima sua completa distruzione è attribuita ad un tremendo terremoto nel sec. xili.
Serafino Abelian
DYÄUS PITÄ. - L'idea del Cielo padre, d. p., che precorre quella del Padre celeste, risale all'unità indoeuropea, come dimostra la corrispondenza tra il vocativo sanscrito dydus pitar e le forme di vocativo corrispondenti del greco ( Σ ε \hat{δ} mō̃ ε \varrho ) e del latino ( Y \bar{u} p i t e r ).
Il nome dydus deriva dalla radice deiv, risplendere, quella stessa da cui provengono deus, dio e divus, divino; designa il cielo luminoso, diurno, padre di Uşas, l'Aurora. Il Cielo padre e la Terra madre (prthici mátar) sono invocati insieme in due inni del Rgveda: I, 159; IV, 56. Ma pure essendo celebrati come divinità largitrici di grezie, il Cielo e la Terra non acquistarono mai figura decisamente antropomorfa né importanza nel culto. Il Rgveda dedica alla Terra un solo inno, V, 84, a d. nessun inno particolare. Ben altra importanza fu attribuita ad esso nella mitologia classica. Nel "Brāhmana dalle cento vie», la buona armonia tra il Cielo e la Terra è auspicata come causa della pioggia ( \mathrm{I}, 8,3,12$ ), cibo della Terra la quale produce le sostanze che servono di cibo al Cielo, cioè agli dèi nel sacrificio. Da un altro passo apprendiamo che in occasione dell'offerta di primizie a tutte le divinità, in primavera e in autunno, gli dèi assegnano, a "Cielo e Terra" insieme, una delle loro focacce.
Ferdinando Belloni Fillippi
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