volume-04

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littiche del giudaismo precristiano di ispirazione gnostica, provocando la reazione di tutti gli storici delle origini cristiane. P. L. Couchoud, Le mystere de Jésus (1924), che pure nega l'esistenza storica di Gesù, scarta la mitologia astrale insistendo piuttosto sulla tradizione giudaica di orientamento messianico.

Biol.: v. Gesù Cristo.
Nicola Turchi
DU QUESNOY, François, detto il Fiammingo. Scultore, n. a Bruxelles il 12 genn. 1594, m. a Livorno il 12 luglio 1643 . Ebbe la prima educazione artistica dal padre Girolamo il Vecchio nella sua città natale; nel 1618 si recò a Roma, dove strinse relazione con Nicola Poussin e si mise a studiare l'antico.

Dallo studio di alcune pitture di Tiziano (l'Offerta a Venere, il Baccanale, e Bacco e Arianna), derivò la sua particolare abilità nella rappresentazione dei putti; esegui infatti un gran numero di putti destinati a essere fusi nel bronzo o nell'argento, e modellò figure di angeli per il baldacchino di S. Pietro; sculture ammiratosime dai contemporanei. Nel 1626 cominciò a lavorare la S. Susanna per la chiesa di S. Maria di Loreto, e nel 1628 il S. Andrea per la basilica Vaticana. Nel 1629 esegue l'epitaffio di Adriano Vryburg per S. Maria dell'Anima, nel 1633 comincia l'altro per Ferdinando van den Eynde nello stesso luogo; più tardi scolpisce l'aborilievo con il Concerto di angeli per la chiesa dei SS. Apostoli a Napoli. A Roma dovette anche essere in stretto contatto con Ercole Ferrata, nel cui studio esistevano numerosi modelli di opere sue. Invitato a recarsi in Francia da Luigi XIII come scultore reale, esita lungamente; ammalatosi e consigliato di tornare in patria, parte nel 1643 da Roma, ma muore durante il viaggio a Livorno, dove viene sepolto nella chiesa francescana della Vergine.

La sua opera migliore è la statua di S. Susanna che gli valse da Urbano VIII l'incarico per il S. Andrea in S. Pietro. Il Bellori, precursore di idealità neoclassiche e grande ammiratore dell'antico, loda moltissimo quest'opera, che dice esempio lasciato ai moderni scultori. La statua colossale di S. Andrea, meno felice della precedente, mostra anche essa nella misura dell'espressione, specialmente se confrontata con altre che ornano i piloni di S. Pietro, l'amore dell'autore per la scultura classica. Notevole è pure il Concerto d'angeli per la cappella Filomarino a Napoli.

Biol.: V. Golzio, Lo · studio - di Ercole Ferrata, in Archici, 2 (1935), pp. 64-74: M. Fransolet, F. du O. sculpteur d'Urban VIII, 1397-1643, Bruxelles 1942: G. Sabotke, a. v. in Thieme-Becker, N, pp. 188-93, con bibl. Vincenzo Golzio

DURA EÚROPOS (gr. Δ 0 \tilde{ρ} ρ α Eú́pıaтoc). - Sulla destra dell'Eufrate, a metà strada fra Bagdad e Aleppo, su un altipiano roccioso, dove oggi è la località di as-Ṣālihijjah, sorgeva in età preseleucidica un'antica fortezza assira che portava il nome semitico di D. Ca. il 280 a. C. un satrapo di nome Nicanore, che fu generale di Alessandro Magno, vi fondò una colonia
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(fot. Anderson)
Du Quesnoy, François - S. Andrea - Basilica di S. Pietro.

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(da C. Hopkins - P. V. C. Rewr, Christian chureà at Dura Europas, New Haven, Yale University Press 1931, tax. 29) Dura Eúropos - Pianta della chiesa cristiana (sec. III).
greco-macedone cui fu dato il nome di Europo. La città venne cosi a chiamarsi D. E. e per meglio identificarla si usò aggiungere al suo nome l'indicazione π ρ \dot{ρ} ς 'A ρ α β i α v o anche \dot{ε} v Пapaтoтayía.

Posta fra Palmira e Ctesifonte, fra la Siria e il Golfo Persico, in un punto cioè in cui passavano le più importanti vie carovaniere della Mesopotamia, la città non tardò a fiorire per il commercio e a divenire assai importante per la posizione strategica. Verso il 120 a. C. passò dai Seleucidi ai Parti, si trasformò in un vero e proprio emporio commerciale. Dopo due secoli di dominazione partica fu conquistata da Traiano nel 116 d. C. A ricordo i soldati romani eressero in onore dell'Imperatore, ad oltre I km . dalla città, un arco di trionfo, di cui è stata ritrovata la dedica, scritta in latino. Due anni dopo Adriano l'abbandonò; ma nel 165 , in seguito alla vittoria di Avidio Cassio su Voceslao III, riportata proprio sotto le mura della città, D. E. fu da Marco Aurelio e Lucio Vero incorporata alla provincia di Siria. Da allora in poi fu presidiata dai Romani, che ne fecero una delle fortezze più importanti del limes eufratico, poiché la località era come una sentinella avanzata nel deserto. Al tempo di Alessandro Severo però, D. fu attaccata dai Persiani, i quali poco dopo il 236 penetrarono nella città, pur fortificata, mediante tre gallerie sotterranee, in una delle quali sono stati rinvenuti ancora scheletri di soldati romani e sassanidi morti combattendo. Occupata la città, i Persiani la distrussero, uccisero o dispersero o fecero schiavi gli abitanti e poco dopo, allontanato definitivamente il pericolo romano, l'abbandonarono. Allora le sabbie del deserto la invasero e a poco a poco la ricoprirono del tutto. Nel 1920, mentre un distaccamento coloniale inglese stava scavando trincee in mezzo ad alcune rovine, il capitano Murphy notò un ambiente decorato con molti affreschi. Avvertitane immediatamente la direzione dell'ufficio archeologico del 'Iıāq, fu incaricato l'egittologo americano J. Breasted di fare un sopraluogo. Questi fotografó le pitture e rilevò la pianta dell'edi-
ficio scavato, che era il grande tempio delle divinità palmirene, e tracciò all'incirca i contorni della città e delle fortificazioni. Il Breasted riferi le scoperte all'Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, la quale decise di intraprendere sul posto una sistematica campagna di scavi, essendo frattanto la zona passata sotto mandato francese. Gli scavi furono compiuti nel 1922-23 sotto la direzione di F. Cumont e poi furono ripresi nel 1927 da una missione mista dell'Università americana di Yale e dell'Accademia francese fino al 1937.

Dagli scavi è risultato che la cittadina mesopotamica fu ben presto, forse fin dal primo periodo della colonia greco-macedone, completamente circondata da un'alta cinta di mura, che ha in alcuni lati un andamento a denti di sega. I Romani resero più forte la posizione mediante due terrapieni a scarpata. Racchiusa entro il cerchio di queste fortificazioni, su di un lato delle quali - quello verso il deserto - si apriva una grandiosa porta, D. E. appare, dal punto di vista urbanistico, disegnata secondo lo schema ippodamco, con le vie incrociantisi ad angolo retto. Il centro era occupato dall'agorà e da vari edifici pubblici. Gli isolati, formati dall'incrocio delle vie talvolta fiancheggiate da colonne, erano occupati da case private, spesso vaste e riccamente decorate, di tipo orientale, oppure da grandi templi, nella maggior parte dei casi di tipo babilonese, con ampi cortili e piccole cappelle.

Durante l'occupazione romana ca. un quarto dell'abitato, quello della parte nord-ovest, fu trasformato in accampamento militare : vi sorsero alcune caserme, un pretorio monumentale, un anfiteatro castrense, delle terme sontuose e diversi santuari militari, fra cui un mitreo decorato con pitture rinvenute quasi intatte, le quali sono particolarmente importanti sotto l'aspetto tematico, giacché vi sono rappresentate le due figure, ignote alla decorazione degli altri templi militari, di Zoroastro e di Ostane, nonché quella di Mitra a cavallo come cacciatore. Fra i numerosi templi dedicati alle divinità dei quattro Olimpi, babilonesi, siriache, greche e romane, sono degni di nota quello del dio guerriero Aphlad; quello di una divinità forse locale, Artemide Azzanathkona; quello di Zeus Kyrios; quello di Artemide Nanaia e quello di Bēl, Jarḥibol e Aglibol, che fu affrescato in età partica con pitture rappresentanti scene di sacrifici fatti dai fedeli alla presenza della famiglia
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(d) Du Ménil du Duisain, Les pointures de la Sprogogne de Douro Europas. Rome 160, tax. 27) Dura Eúropos - Samuele compie il rito dell'urzione di David (I Reg. 16, 13). Affresco della Sinagoga (sec. III).

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offerente, ed in ctà romana, verso la fine del it o agli inizi del in sec., con una grande scena raffigurante il tribuno romano Giulio Terenzio, che, accompagnato da otto ufficiali, da un vessillifero e dalla ventesima coorte degli arcieri indigeni, compie un rito-sacrificio e alla triade palmirena ed alle Tychae di D. e di Palmira.

In mezzo a tanti edifici di culto si trovano anche una chiesa cristiana ed una sinagoga, che sono di particolare importanza perché la prima ha conservato i più antichi affreschi battisteriali con scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, la seconda costituisce l'unico esempio di tempio ebraico con decorazione pittorica. L'edificio in cui ha trovato posto la chiesa cristiana con l'onnesso battistero non differisce in nulla planimetricamente dalle altre costruzioni civili di D. Si tratta di una grande casa d'abitazione (m. 18 × 20) costruita nel I o nel II sec., la quale per poter essere adibita ad uso di culto subì successivamente delle trasformazioni. Al centro dell'edificio trovavasi un ampio cortile quadrato.
Una porta aperta sul lato sud immetteva in una grande sala rettangolare, la cui lunghezza di m. 12 risulta dall'unione di due stanze, come dimostrano delle tracce tuttora conservate d'un antico muro divisorio, che venne abbattuto quando si volle formare un solo vasto ambiente. Tale trasformazione dovette avvenire probabilmente nel 232-33, all'epoca cioè di un'iscrizione graffita con questa data nello stucco ancor fresco di questa sala. Presso il muro di fondo sono stati trovati i resti di un largo podio, sul quale con grande verosimiglianza doveva sorgere l'altare o la cattedra del vescovo. In questa aula si deve riconoscere una sala liturgica. Dal lato nord del cortile si entra in una piccola stanza rettangolare, che fu trasformata in battistero con l'aggiunta di una piscina, la quale venne coperta da una specie di baldacchino tutto decorato, sostenuto da due pilastri e da due colonne. Le pareti di questa stanza furono affrescate con scene del Buon Pastore, di Adamo ed Eva accanto all'albero del paradiso terrestre, della lotta di David con Golia, della Samaritana al pozzo,
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(de De Metall du Buisson, Les peintures de la Synagogue de Beare
Europos, Roma 1818, tav. 26)
Dura Eúnofos - La Profezia di Ezechiele (Ez. 37): da notare la Manus Dei. Affresco della Sinagoga (sec. III).
di Cristo che cammina sulle onde, della guarigione del paralitico. Le altre stanze del piano terra e del piano superiore, cui si accedeva per mezzo di una scala costruita vicino al battistero, dovettero servire all'amministrazione ecclesiastica della comunità cristiana di D. E. e all'abitazione del vescovo o di un presbitero.

La sinagoga ebraica, rimessa in luce nella campagna di scavo 1931-32, sorgeva anch'essa entro un complesso edilizio in parte adibito all'amministrazione e in parte ad abitazione del rabbino. Dopo aver attraversato un grande atrio, si accedeva alla grande aula, dove veniva letta la Târâh. La porta principale si apriva, secondo l'uso orientale, su di un lato lungo proprio di fronte al centro del culto, cioè ad un'edicola a ferro di cavallo sormontata da un fastigio a forma di conchiglia : era il posto riservato all'archisinagogo. La fronte dell'edicola contiene a sinistra emblemi sacri, il candelabro a sette braccia, un cedro, una palma; nel centro lo scrigno della lex, di cui l'arca è il prototipo; è a forma di tempio con porta inquadrata da quattro colonne, a destra il sacrificio d'Abramo con Isacco disteso sull'ara, dall'alto sporge la mano divina, che arresta Abramo pronto col coltello al sacrificio. La vasta aula, ricostruita in forma più grande nel 245 , come si apprende da un'iscrizione in aramaico dipinta su di un tegolone del soffitto, aveva - cosa eccezionalissima per i luoghi di culto ebraici - le pareti completamente rivestite di pitture, sovrapponentisi fino a quattro zone. I soggetti rappresentati sono desunti principalmente dal Vecchio Testamento, come p. es. le storie di Ezechiele e d'Elia, di Ester, di David, di Samuele, ecc.; non mancano però quelli ispirati alla tradizione post-biblica, come mostra il quadro rappresentante Mosè che divide le acque della fonte in dodici rami, ognuno dei quali corre verso le dodici tende delle dodici tribù. In

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(da Du Mesnil du Buisson, Les peintures de la Synagogue de Doura Europas, Roma 128, t22. 20).
Dura Eóropos - Esdra. Affresco della Sinagoga (sec. III).
questi affreschi il Rostovtzeff ha riconosciuto la diversa mano di artisti locali, seguaci di scuole pittoriche diverse, nel cui stile sono però evidenti elementi semitici ed iranici.

Insieme con gli edifici, ai rilievi ed ai dipinti, D. E. ha reso alla luce, perfettamente conservati, molti oggetti di materia di per sé deteriorabile, come p. es. quelli di legno e di cuoio, i tessuti, le pergamene e i papiri. Fra questi si è rinvenuto il più antico frammento del Diatessaron di Taziano, nell'originale che fu composto in greco, non in siriaco, in caratteri datati del 220 d. C. (M.-J. Lagrange, Un fragment grec du Diatessaron de Tatien, in Revue biblique, 44 [1935], pp. 321-27). - Vedi tav. CXXVI.

Bibl.: Missione Breasted: J. H. Besassed, Peinture d'époque romaine dans le désert de Syrie, in Syria, 3 (1922), pp. 177-206; id., Oriental forerunners of byzantine painting. First century wall paintings from the fortress of D. on the middle Euplirates, Chicago 1924.

Missione Cumont: F. Cumont, Le sacrifice du tribunal romain. Terentius et les palmyreniens à Doura, in Monuments Piot, 26 (1923), pp. 1-46; id., Fouilles de Doura Europas, 1922 1923. Parigi 1926.

Missione della Yale University e dell'Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi: P. V. C. Baur-M. I. Rostovtzeff, The excavations at Dura-Europos. Preliminary report of first season of work, spring 1928, Nuova Heven 1929; P. V. C. Baur-M. I. Rostovtzeff, Preliminary report of second season, ivi 1931: P. V. C. Baur-M. I. Rostovtzeff-A. R. Bellinger, Preliminary report of third season, ivi 1932; P. V. C. Baur-M. I. Ro-stovtzeff-A. R. Bellinger, Preliminary report of fourth season, ivi 1933: M. I. Rostovtzeff, Preliminary report of fifth season, ivi 1934: M. I. Rostovtzeff-A. R. Bellinger-C. Hopkins-C. B. Welles, Preliminary report of sixt season, ivi 1936: M. I. Rostovtzeff F. E. Brown-C. B. Welles, Preliminary report of seventh and eight seasons, ivi 1939.

Per un lavoro di carattere generale cf. M. I. Rostovtzeff, D. E. and its art, Oxford 1938 (ivi notizia bild.).

Questioni particolari. Sinagoga: M. Aubert, Le peintre de la synagogue de Doura, in Gazette des beaux arts, luglio-ag. 1938, pp. 1-24; Du Mesnil du Buisson, Les peintures de la syna-
gogue de Doura Europas, Roma 1939; H. F. Pearson, Guide de la synagogue de Doura-Europas, Beirut 1940; A. Grabar, Le thème religieux des fresques de la synagogue de Doura (145236 apris 7.-C.), in Revue de l'histoire des religions, 123 (1941). pp. 143-92; 124 (1941), pp. 1-33.

Sulla dausus Ecclesiae ed il battistero si veda: C. Hopkins, The christian chapel at Dura-Europas, in Atti del III Congresso internazionale di Archeologia cristiana, Roma 1934, pp. 483-92; A. Van Gurban, Die frühchristliche Kirchenanlage von D., in Römische Quartalschrift, 42 (1934), pp. 219-32; G. P. Kirsch, La «douna ecclesiae» cristiana del III sec. a Dura-Europas in Mesopotamia, in Studi dedicati alla memoria di Paolo Ubaldi, Milano 1937, pp. 73-82; W. Seaton, L'église et le baptistive de Doura Europas, in Annales de l'Ecole des Hautes Etudes de Gand, 1 (1937), pp. 161-77; H. Grégoire, Encore les baptistires de Cuioul et de Doura, in Byzantion, 14 (1939), p. 317; A. Grabar, Les fresques de Doura-Europas, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscript. et Belles lettres, 1941, pp. 77-90; C. Hopkins, The architectural background in the paintings at Dura-Europas, in American Journal of Archacology, 45 (1941), pp. 18-20.

Giuseppe Bovini
DURAND, Alfred. - Gesuita, esegeta, n. a Chantemerle (Drôme) il 12 marzo 1858; m. a Lione il 31 luglio 1928. Studiò lingue semitiche ed egittologia a Roma e a Parigi; indi ebbe la cattedra di S. Scrittura nello studentato dei Gesuiti della provincia di Lione (1879-1923). Da quest'anno fino alla morte si occupò di predicazione, specialmente degli esercizi spirituali ai sacerdoti.

I suoi scritti sparsi in larga copia nelle riviste (Etudes, Recherches de science religieuse, Revue biblique, Revue apologétique, ecc. e nei grandi dizionari ecclesiastici) rivelano una ricca informazione, offerta con uno stile chiaro, con discrezione giudiziosa e apprezzamenti prudenti, e toccano le principali questioni bibliche agitate ai suoi tempi. Delle opere, sono degne di nota: L'enfance de 7. C. (Parigi 1908); L'Evangile de st Mathieu (ivi 1924) e L'Evangile de st Jean (ivi 1927), tutti e due nella collezione Verbum salutis.

Bibl.: A. Condamin, s. v. in DBs., II, coll. 448-50.
Celestino Testore
DURAND (Durandus) Guillaume, vescovo di Mende. - Canonista e liturgista, n. a Puimission, a nord di Béziers (Francia) ca. il 1230. Studiò diritto in Italia e ne fu professore a Bologna e poi a Modena. A Roma gli furono affidati molti e delicati incarichi. Nel 1286 fu nominato vescovo di Mende, e nel 1295 governatore della Romagna e della Marca d'Ancona. M. a Roma il I nov. 1296: il suo corpo riposa a S. Maria sopra Minerva. Occupa un posto importante nella storia del diritto.

Fu autore di Commentarii alle Novelle di Gregorio X, di un Breviarinn seu Repertorium alle Decretali, lavori molto utili per la teoria e per la pratica. Ma l'opera più notevole del D. è lo Speculum tudiciale, felice tentativo di esposizione dell'intero sistema del diritto, attraverso la specie procedurale. In esso, accanto alle formule degli atti che si organizzano pure sotto l'influsso romanistico nuovo delle scuole giuridiche, vi è una larga elaborazione dottrinale, sostenuta da passi di teorici e pratici italiani riportati talora letteralmente, come appare dalle note, che il grande canonista e storico del diritto Giovanni Andrea appose allo Speculum di D. L'opera, di così larga influenza nel mondo giuridico del diritto comune, può pertanto ritenersi figlia diretta dell'elaborazione dommatica italiana. Oltre gli elencati trattati di diritto, ha scritto anche due opere di liturgia : Rationale dixinorum officiorum e Pontificalis ordinis liber. La prima ebbe importanza grandissima nel medioevo, sì da esser la prima stampata a Magonza con caratteri metallici nel 1459. Della sacra liturgia fa una esposizione mistica, allegorica e morale, e tratta della chiesa, del suo ornato, dei Sacramenti, dei ministri sacri, degli uffici divini, della Messa, delle feste e del calendario. Un simbolismo esagerato la pervade, e vi abbondano citazioni bibliche non sempre controllate.

Altra opera che ebbe una singolare fortuna è il suo Pontificale, che è poi stato adottato dalla Chiesa romana. Il suo lavoro risale agli ultimi anni della sua vita. Egli

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vi espone la liturgia romana, introducendovi elementi nuovi provenienti da tradizioni locali. Di questo Pontificale si ha oggi una accurata edizione critica accompagnata da una dotta introduzione per opera di M. Andrieu (Le Pontifical romain an moyen age, III: Le Pontifical de G. D. [Studi e Testi, 88], Roma 1940).

Non deve confondersi con D. Guillaume iunior, pure canonista e teologo, ma di minor momento e vissuto poco dopo di lui (cf. su quest'ultimo J. F. Schulte, Gesch. der Quellen und Lit. des Kan. Rechts, II, Stoccarda 1876, p. 192 e P. Viollet, Guillaume D. le jeune, évêque de Mende, in Hist. litt. de la France, XXXV, Parigi 1921, pp.1-139). Biss.: J. F. Schulte, Gesch. der Quellen u. Lit., II, Stoccarda 1878, p. 122 sgg.; J. Berthelé et M. Valmery, Instructions et constitutions de D. le Spéculateur, in Archives du département de l'Hérault V, I (Montpellier 1900). Antonio Rota

DURAND de Villegainon, Nicolas. - Teologo, n. nel 1510, m. nel 1571; convertitosi dal calvinismo, divenne un fervido assertore del dogma eucaristico.

Ad articulos Calvinianae de Eucharistia traditionis in Francia antartica (America meridionali) evulgatae responsiones (Parigi 1560); Adversus Calvini, Melanchthonis atque idgenus sectarianum dogma de Eucharistia opuscula tria (Colonia 1563); De consecratione, mystico sacrificio et duplici Christi oblatione adversus Vannium (Parigi 1569); De induici paschatis implemente adversus calvinologos (ivi 1569); De poculo sanguinis Christi adversus Bezzam (ivi 1569). Queste opere ribbondano di documenti patristici.

Biss.: Hutter, III, coll. 10-11; P. Polman, L'élément historique dans la controverse religieuse du XVIe siècle, Gembloux 1932, pp. 423, 425, 448 . Antonio Piolanti

DURANDO d'Aurillac (Durandello). - Domenicano francese del sec. xili-xiv. Compi gli studi nel celebre convento di S. Giacomo, a Parigi. Nel Capitolo generale dell'Ordine, tenuto a Utrecht nel 1300, fu incaricato di leggervi le Sentenze; in seguito ebbe il magistero in teologia all'Università. Appartiene alla corrente dei tomisti e insorse (13321334) particolarmente contro il confratello Durando di S. Pourçain.

Sono attribuiti a D.: Scripta in IV libros Sententiarum; due Quodlibeta, che non conosciamo; Liber contra Durandum, seu Evidentiae reprobantes Durandum in his, in quibus impugnat s. Thomam; Correptorium Corruptorii; entrambi inediti e di attribuzione discussa.

Biss.: A. Bacic, Ex primordiis scholae Thomisticas, Roma 1928, pp. 54, 51-72, con bibl. Giacomo Soleri

DURANDO, Marcantonio. - Missionario di S. Vincenzo, fondatore delle Suore Nazarene, fratello del noto generale D. N. a Mandovi il 22 maggio 1801, m. a Torino il io dic. 1880. Entrato nella Congregazione della Missione il 18 nov. 1818 e ordinato sacerdote il 12 giugno 1824 , fu successivamente superiore della casa provinciale di Torino e poi visitatore (provinciale) per 46 anni. Governò la comunità nel difficile tempo dei moti rivoluzionari, con saggezza e fermezza.

Ebbe il merito d'introdurre in Italia (1832) le Figlie della Carità, che in breve si moltiplicarono, con il favore dei sovrani sabaudi, in gran numero di opere; istituì le "Case di misericordia", che diventarono il centro di carità delle parrocchie cittadine dell'Alta Italia; coadiavato dalla serva di Dio Luigia Borgiotti, il 21 nov. 1865 fondò l'Istituto delle Figlie della Passione di Gesù Nazareno (Suore Nazarene) con lo scopo di assistere i malati e domicilio. La particolarità dell'Istituto consiste nel fatto che vi possono appartenere solo giovani di nascita illegittima. Il D. per ca. mezzo secolo ebbe parte cospicua in molte altre iniziative caritatevoli o religiose sorte in Piemonte. E stata introdotta la causa di beatificazione l'ri marzo 1941.

Biss.: F. M[artinengo], Il p. D., vita, opere e virtù, Torino 1888; M. D., in Annali della Missione, 32 (1925), pp. 84-90. Annibale Bugnini

DURANDO di Saint-Pourçain. - Al secolo Guillaume Durand, celebre teologo e scrittore domenicano detto «doctor resolutissimus», n. a St-Pourçain in Francia nel 1275 ca., m. a Meaux il 10 sett. 1334. Religioso a Clermont-Ferrand, dopo avere studiato all'Università di Parigi, fu nel 1312 maestro in teologia, poi maestro del sacro palazzo in Avignone, e il 16 ag. 1317 vescovo di Limoux, donde passò nel 1318 a Le Puy e infine nel 1326 a Meaux.

Di pronta intelligenza, vasta cultura e brillante esposizione, D. fu pure molto indipendente nei giudizi e in filosofia non dette alcun valore all'autorità. Fondamentalmente aristotelico, è in alcuni punti platonico-agostiniano e risente l'influenza del suo maestro Giacomo di Metz. Già nel suo Commento alle Sentenze del Lombardo tenuto all'Università di Parigi, si allontanò in molti punti dalla dottrina di s. Tommaso. Suscitò così una naturale reazione in tutto l'Ordine domenicano, provocando una ordinazione speciale del Capitolo generale del 1309, in cui si faceva obbligo a tutti i lettori di attenersi alle dottrine dell'Aquinate. La condanna, che parve evitata in un primo tempo, venne ugualmente. Una commissione, presieduta da Erves Natale, compilò una lista di 93 proposizioni erronee, 91 delle quali furono condannate dal Capitolo generale di Londra del 1314. In seguito vari maestri domenicani con a capo Erves Natale attraverso gli scritti combatterono quegli errori. Riconfermando le sue posizioni con la terza redazione del Commento alle Sentenze, la polemica fra D. e i tomisti fu conclusa dallo scritto di Durandello (1330 ca.) : Evidentiae contra Durandum.

Le sue opere più importanti sono: Commentarii in IV libros Sententiarum (Parigi 1508, 1515, 1533, 1539, 1547, e in seguito varie altre edizioni a Lione, Anversa e a Venezia); De origine potestatum et iurisdictionum (Parigi 1506); De visione Dei quam habent animae sanctorum ante iudicium generale (ed. in parte in O. Raynaldus, Annales, ecclesiastici [ed. Mansi], IV, Lucca 1750, coll. 570-74); De paupertate Christi (ed. in parte ibid., coll. 573-77).

Biss.: Quétif - Echard, I, pp. 586-87; P. Godet, s.v. in DThC, IV, coll. 1964-66; I. Koch, Die Verteidigung der Theologie des hl. Thomas v. Aquin durch den Dominihauerorden gegenüber D. de S.P., in Xenia Thomistica, III, Roma 1925, pp. 327-62; id., D. de S. P. (Beiträge zur Gesch. der Philos. d. Mittelalt., 26, 1), Münster 1927; P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIIc siècle, Parigi 1933, pp. 214-20; J. Stufier, Bemerkungen zur Konhordehre des Dor. v. St.-P., in Aus der Geisturavit des Mittelalters, II, Münster 1932, pp. 1080-90; O. Loreti, La dottrina della conversione e della presenza eucaristica in D. di N.-P., Rome 1948.

Afloron D'Anorio
DURANDO di Troarn. - Abate e teologo benedettino, n. all'inizio del sec. xi, probabilmente a Nantes, m. l'ri febbr. ro88 a Troarn (Normandia). Monaco dal 1031 a St-Wandrille, poi a Fécamp, per le sue doti si guadagnò la benevolenza di Guglielmo, duca di Normandia e re d'Inghilterra, che nel 1059 lo volle abate di S. Martino di Troarn (di recente fondazione), dove governò saggiamente per 29 anni, lasciando fama di «ecclesiastici cantus et divini dogmatis doctor peritissimus, sibi durus carnifex aliisque mitis opifex" (Ordericus Vitalis [m. nel 1143], Hist. eccl., parte 3ª, 1. 8: PL 188, 577).

Tra il 1050-58 scrisse il trattato De corpore et sanguine Domini (edito per la prima volta dal D'Achery a Parigi nel 1688, in appendice alle opere di Lanfranco, riprodotto dal Migne: PL 148, 1375-1424); consta di 9 parti, che sviluppano tutta la dottrina cattolica dell'Eucaristia, con spunti parenetici e con battute polemiche contro Berengerio di Tours. Sebbene occasionata dall'eresia di questo, l'opera conserva, nel suo complesso, un tono irenico: l'a. rifuggendo dai particolari e dalle sottili speculazioni (credendum potius quam disculendum), preferisce ampie e sintetiche visioni della verità, cosi lumeggiando l'idea del panti vitae, ne mostra l'importanza nell'economia della salvezza (Christus illocalis est vitae locus, in quo vivat Christianus). Il lavoro, materiato di

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testi biblici e patristici, fu un'indiretta ma efficace confutazione del nascente razionalismo eucaristico di Berengario, di cui ci fornisce anche i primi ragguagli dottrinali.

BibL.: R. N. Sauvage, L'abbaye de St-Martin de Troarn, Caen 1911, passim; Hurter, I, coll. 1052-53; B. Heurtehize, s. v. in DThC, IV, it, col. 1962 (incanto); J.-F. Sollier, s. v. in Cath. Enc., V, p. 208; R. Heurtevent, Dur. de T., Origines de l'hérćice bérengarienne, Parigi 1912 (ampia e dotta monografa).

Antonio Piolanti
DURANGO, ARCIDIOCESI di. - Nel Messico, nello Stato federale omonimo, confinante a nord con il vescovato di Chihuahua, ad est con quello di Zacatecas e Saltillo, ad ovest con quello di Zanaloa e a sud con quello di Tepic. Fu smembrato il suo territorio dalla diocesi di Guadalajara di Nuova Vizcaya nel Concistoro del 28 sett. 1620 ma questa erezione ebbe effetto solo il I sett. 1623 , cioè 60 anni dopo la fondazione della città di D .

L'arcidiocesi ha una superfice di 132.000 kmq.; conta 550.000 ah. dei quali 533.000 cattolici; per il suo governo si divide in 6 vicarie feranee, 52 parrocchie con 88 sacerdoti diocesani e 8 regolari, un seminario, a case religiose maschili con 22 professi e 17 femminili con 166 professe (1949). L'antico seminario è ora adibito a ospedale militare. Il primo vescovo fu l'agostiniano Gondisalvo de Hermosilla, messicano. La chiesa cattedrale aveva come titolare l'apostolo s. Matteo, oggi però patrono dell'arcidiocesi è l'Immacolata Concezione di Maria. Fu suffraganea della metropolitana di Messico fino al 1862 , anno in cui passò sotto quella di Guadalajara; ma il 23 giugno 1891 dal papa Leone XIII fu evetta in arcivescovato, dopo di essere stata governata da 24 prelati.

Il nono vescovo Garcia di Legaspi cominciò la costruzione dell'attuale chiesa cattedrale nel 1695 ; fu terminata alla metà del secolo seguente. Un secolo dopo il vescovo Antonio Zubiria Escalante eseguil alcune lodevoli modifiche nell'interno del tempio, tra le quali la rimozione del grande coro dal centro, che impediva la visuale e il grande concorso del popolo; la dotò di un nuovo altare maggiore e ricostruil la cupola, che non manca mai nelle principali chiese di quella Repubblica. Lo stesso prelato, terminati i lavori, consacrò la Cattedrale nel 1843. L'interno cessomiglia allo stile barocco toscano, nell'esterno presenta due eleganti torri. La rivoluzione della seconda decade del secolo scorso interruppe lo sviluppo religioso di questa arcidiocesi e parecchi sacerdoti furono uccisi; la persecuzione nei nostri tempi vi ha causati immensi danni, principalmente nel personale, e cui si va attualmente rimediando con l'aiuto di alcuni Ordini religiosi.

BibL.: R. Güereca, s. v. in Cath. Enc., V, p. 208; ibid., suppl., p. 274; M. Cuevas, Historia de la Iglesia en Mexico, IV, Santa Iulia 1926, p. 113 sgg. Giuseppe M. Pou y Marti

DURANTE, Francesco. - Musicista, n. a Frattamaggiore il 15 marzo 1684, m. a Napoli il 13 ag. 1755. Allievo di G. Ottavio Pitoni e forse di B. Pasquini, fu tra i primi grandi maestri della gloriosa scuola napoletana; insegnò nel Conservatorio dei poveri di G. Cristo (1728-1739) e, succedendo al Porpora, in quello di S. Maria di Loreto (17421755); nel 1745 prendeva il posto del Leo quale primo maestro nel Conservatorio di S. Onofrio, dove insegnò per io anni.

La più importante raccolta di suoi manoscritti è nella biblioteca del Conservatorio di Parigi e contiene 13 messe, frammenti di altre messe, 16 salmi, 16 mottetti, antifone, inni, madrigali, sonate per pianoforte; nella biblioteca di Vienna sono le sue Lamentazioni, ed altre sue opere si trovano a Berlino, Dresda, Monaco di Baviera, Londra, Bruxelles, Milano, Bologna e Napoli. Furono pubblicati, fra l'altro, un Magnificat a 4 voci, 12 duetti da camera, alcune arie ed alcune sonate.

BibL.: F. Florimo, La scuola musicale napoletana e i suoi conservatori, II, Napoli 1882, pp. 178-84; F. Torrefranca, Poeti minori del clavicembalo, in Rite, music, ital., 17 (1910), pp. 784 785; S. Di Giacomo, I quattro antichi conservatori di Napoli, I, Napoli 1924, pp. 151-52.

Anna Maria Gentili

DURANTE, Ottavio. - Musicista e teorico romano del sec. XVII, contemporaneo del Caccini e assertore delle sue idee.

Nel 1608 aveva composto Arie devote le quali contengono in sé la maniera di cantare con grazia l'imitazione delle parole et il modo di sonor passaggi ed altri affetti, con prefazione direttamente derivata dal Caccini.

BibL.: H. Goldschmidt, Die italienische Gesangsmethode des 17. Jahrh. und ihre Redentung für die Gegenwart, Breslavia 1890, pp. 28-33 e passim. Anna Maria Gentili

DURANTI, Jean-Etienne - Liturgista, preside del Parlamento di Tolosa, ucciso in una insurrezione degli ugonotti l'i i febbr. 1589.

Nella sua opera De ritibus Ecclesiae catholicae (Roma 1591), molto apprezzata da papa Sisto V, tratta di tutti i riti ed oggetti liturgici, secondo il metodo del Rationale di Durando, di cui lascia però in gran parte le spiegazioni mistiche.

Filippo Oppenheim
DURATA: v. TEMPO.
DURAZZO (albanese Dürres). - Antica città illirica (Dyrrachi), con annessa colonia greca corinziocerfistica (Epidamnon), fra le prime conquistate nell'Illiria ( 229 a. C.) dai Romani, che la restituirono al primitivo nome (Dyrrachion) e ne fecero il loro più importante scalo adriatico. Divenuta cosi notevole città di lingua greco-latina, fu metropoli della provincia d'Epiro nuova (poi thema di Dyrrachion) fin dal 314 d. C. Quasi mai tocca dai barbari, mantenne sotto i Bizantini, gli Angiò, i dinasti locali (Topia) e i Veneti (1392-1501) il suo antico splendore, perduto poi quasi completamente durante la lunga dominazione turca (1501-1912). Capitale dello Stato albanese (1913-14), è ora capoluogo di provincia.

Si ha ragione di credere che il cristianesimo attecchisse nella provincia e più facilmente ancora nel capoluogo fin dal sec. I. Ma dal sec. iv in poi i suoi vescovi, sempre metropoliti d'una provincia dipendente dal vicariato di Tessalonica, e ricca di suffraganei, sono frequentemente presenti nella documentazione dei concili; si hanno notizie d'una vita religiosa bene organizzata e di numerosi templi e monasteri. Benché la città fosse bilingue, la lingua liturgica era la greca; ma dal sec. xi è presente una colonia italiana con proprio clero latino e dal 1204 comincia la serie degli arcivescovi latini che sarà ininterrotta dal 1592 in poi, pure continuando quella dei metropoliti greci. Più vasta era la rete dei suffraganei della provincia greca (Croia, Arbano, Scampa, Candavia, Licnido, Apollonia, Billide, Amantia, Aulona, ecc.) che non di quella latina (Alessio, Croia, Arbano, Benda, Stefanense, Prisca), limitata al Nord e all'Est della metropoli, e con inoltre due sedi (Alessio e Arbano) rivendicate da Antivari. Attualmente poi, passato Alessio a Scurari e soppresse le altre, D. è sede arcivescovile latina senza suffraganei; sede di rito greco, è unita a Tirana, aequa iure, come capo della chiesa ortodossa autocefala nazionale albanese. D. non fu così stabile nell'ortodossia come gli altri vescovati albanesi settentrionali e centrali, avendo subito infiltrazioni di acacianismo (D. era patria dell'imperatore Anastasio), di scisma dei tre Capitoli, di iconoclasmo e più tardi avendo sempre altalenato fra Roma e Costantinopoli, naturalmente propendendo verso la prima la comunità di rito latino e verso le seconda quella di rito greco. La posizione quindi geografica e il singolare bilinguismo e biritualismo fanno di D. e della provincia una vera e propria regione di frondara fra l'Oriente e l'Occidente, la cui storia è fra le più caratteristiche.

BibL.: Oltre alle opere generali, le migliori monografie su D. sono finora quelle di F. Cordignano, L'Albania, III, Roma 1934, pp. 73-96 e di A. Baldacci, Studi speciali albanesi, III, Roma 1927, pp. 76-81.

DURAZZO, Marcello. - Cardinale, n. a Genova di nobile famiglia il 6 marzo 1630, m. a Faenza il 27 apr. 1710. Dopo essere stato vicelegato di Bologna e governatore di varie città, fu inviato nunzio in

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Dürer, Albrecht - Autoritratto (1498) - Madrid, galleria del Prado.

Portogallo (1673), dove rimase dodici anni sapendosi assai ben destreggiare, anche durante gli screzi che il papa Innocenzo XI ebbe con quel regno.

Nel 1685 fu trasferito alla nunziatura di Spagna, dove lo raggiunse le nomina a cardinale del titolo di S. Prisca ( 2 sett. 1686), cambiato poi (1701) con quello di S. Pietro in Vincoli. Vescovo di Carpentras nel 1688, venne a Roma solo l'anno seguente e non volle accettare il vescovato di Ferrara perché gravato di 8000 scudi. Il 27 ag. 1691 ebbe il vescovato di Spoleto, cui rinunzio (1695) per la legazione di Bologna. L'11 nov. 1697 divenne vescovo di Faenza. Fu giudicato saggio, accorto e di ottimi costumi, per quanto i suoi nemici lo accusassero di avidità di ricchezza.

BibL.: G. B. Someris, Seculi cristiani dello Liguria, I, Torino 1843, p. 317 sg.; P. B. Gams, Series episcoporum, Rati. shona 1873, pp. 520, 695, 728; F. De Beiani, Inamori XI. Su correpondence avec ses nonces, I, Roma 1910, pp. 149, 23845; II, ivi 1910, pp. 102-30, 575-77; III, Roulers 1912, pp. 178-96; Pastor, XIV, II, pp. 307-308. Renata Orsaj Assonda

DÜRER, AlbRecht. - Pittore, xilografo, incisore, disegnatore e teorico d'arte tedesco; n. a Norimberga il 21 maggio 1471, m. ivi il 6 apr. 1528. Il padre (Albrecht) era orafo a Norimberga; il figlio, dopo studi nella bottega del padre, entrò in quella di Michael Wolgemut dove lavorò dal 1486 al 1490, quindi viaggiò nell'alta Germania, in Svizzera ed Alsazia. Tornato a Norimberga sposò Agnes Frey e nello stesso anno (1494) intraprese il «primo viaggio in Italia" (Venezia). L'anno dopo (1495) era di nuovo a Norimberga dove sempre rimase a lavorare, interrompendo tale attività con due viaggi molto importanti per la sua formazione artistica, e per la vastissima diffusione della sua arte: 1503 1507 "secondo viaggio in Italia", 1520-22 "viaggio nei Paesi Bassi».
D. è il più famoso ed il maggiore artista tedesco : la sua arte sotto l'azione di influssi italiani conduce dal tardo gotico al Rinascimento; d'altro canto per merito suo, tramite le sue incisioni, elementi dell'arte
tedesca e le sue originali composizioni si diffondono per tutto il mondo di allora.

Le sue prime opere rispecchiano ancora il gusto tardo gotico della pittura norimberghese del ' 400 . La serie ha il suo inizio geniale con il famoso autoritratto di lui tredicenne (disegno dell'Albertina, Vienna), al quale seguono i ritratti giovanili del padre (Uffizi, Firenze; e Londra 1490 e 1497), gli autoritratti del 1492-93 (quadre del Louvre, disegni di Leopoli e Erlangen), il disegno della fidanzata Agnes ( 1495 ca.). Le xilografie per libri di editori di Basilea (1491-92) precedono le 15 xilografie dell'Apocalisse (1497-98). Mentre aveva subito a Norimberga e, dopo, a Venezia influssi italianirinascimentali (specialmente del Mantegna, Pollaiuolo - anche tramite incisioni - e, più tardi, di Jacopo de' Barbari), apparenti nel ritratto di Friedrich der Weise di Sassonia (1496, Berlino) e nel trittico della Madonna per lo stesso principe (Dresda, ora in Russia?), il D. ritorna, nella serie dell'Apocalisse, alla sua espressione più caratteristica e fantastica, accogliendo soltanto qualche elemento italiano. Negli anni successivi trova l'equilibrio fra la simmetria e la monumentalità rinascimentali e la espressività gotico-nordica, tramandatagli specialmente anche dalle incisioni del Schongauerl. Tipici esempi sono, fra le xilografie: dal 1496 in poi: la Grande Passione (che continua fino al 1510-11) e la serie della Vita di Maria; fra le pitture l'Autoritratto del 1500 (Monaco; dopo quello del 1498 a Madrid), il trittico della famiglia Baumgartner (1503-1504, Monaco), l'Adorazione dei Re Magi (Firenze, Uffizi, 1504); fra le incisioni : il S. Eustachio, la Nemesi, la Nascita di Gesù (1504), Adamo ed Eva (1504).

Tornato a Venezia dipinge come pala d'altare per il Fondaco dei Tedeschi, la Madonna del Rosario (1506, Praga) e il delicatissimo Ritratto di una veneziana (Vienna 1505), e in conseguenza più vicino che mai al Rinascimento veneziano e finanche alla grande composizione dell'Italia centrale (Raffaello e Leonardo) il Cristo fra i Dottori (ex Barberini, Roma), l'Adamo ed Eva del 1507 (Madrid, copie a Firenze) il Martirio dei 10.000 (1508, Vienna), la Trinità nelle notizie (1511, Vienna) ed altri.

Distrutto il Heller-Altar per Francoforte (1509). Seguono le serie della età più matura della Piccola Passione ( 37 xilografie, 1511), Kupferstichpassion ( 16 incisioni del 1513) ed altri capolavori del bulino, come il S. Gerolamo, La Melanconia, Il Cavaliere, La Morte e il Diavolo (1513-14). Negli stessi anni esegue grandi opere per l'imperatore Massimiliano I: i 92 fogli xilografati della Porta d'Onore dell'imperatore, una specie di arco trionfale con figure allegoriche, ecc., i disegni per il Triumphzug dello stesso (una specie di corteo allegorico xilografato) e più di 40 disegni sul margine del Gebethach dell'imperatore. Sul Reichstag di Augusta del 1518 ritrae l'immagine dell'imperatore (disegno, Vienna) e ne esegue in conseguenza i ritratti dipinti di Norimberga e di Vienna, nonché la xilografia. In questi decenni nascono i più maturi ritratti dipinti ed incisi dal D.: il Wolgemut (Norimberga 1516), i ritratti fatti ad Anversa (1521: ex Dresda, Boston coll. Gardner, Madrid), il Hieronymus Holzschuher e il Jacob Muffel (Berlino 1526) nonché la Madonna colla neda (Uffizi 1526), tutti dipinti; il Pirkheimer, Friedrich der Weise (1524), Melanchthon (1526), Erasmo (1526), incisioni. Come teorico propaga idee rinascimentali senza perdere minimamente la propria personalità artistica; ebbe in tal modo contatto spirituale con Leonardo, personale coi Veneziani (Bellini), scambió disegni con Raffaello. Scrisse una Unterweisung der Messung mit Zirkel und Richtschritt (Istruzione nella misura con compasso e norma, ed. nel 1525), un libro sull'arte della fortificazione (1527); Quattro libri della preparazione umana, non finiti. Una specie di testamento artistico sono le due tavole cosiddette dai Quattro Apostoli (Giovanni, Pietro, Paolo e l'evangelista Marco), dedicate da lui stesso alla città di Norimberga (1526). - Vedi tavv. CXXVII-CXXVIII.

BibL.: A. Springer, D., Berlino 1892; H. W. Singer, Versuch einer D.-Bibliographie, Strauburgo 1903, 1929; M. I. Friedbecker, s. v. in Thieme-Becker, X, pp. 63-70; G. Pauli, D.-Literatur,

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Durini, Angelo Maria - Ritratto inciso in rame da A. Capellan (fine del sec. xvili) - Roma.
in Repertorium f. Kiv., 41 (1919), pp. 1-34; M. I. Friedlaender, D., Lipsia 1921; H. Woelflin, D., 2^{°} ed., Monaco 1926; Klassiker der Kunst, ed. F. Winkler, 4^{°} ed., Stoccarda 1928; E. Flechsig, D., Berlino 1928; H. Tietze, D. Kritisches Verzeichnis, Augusta-Basilea 1928-38; W. Warteold, D., Vienna 1932; H. Bodmer, D., Novara 1942; E. Pannfaky, D., Princeton 1943, 3^{°} ed., ivi 1948. Per i disegni: F. Lippmann e F. Winkler, 7 voll., Berlino 1883-1929; K. Gichlow, Kaiser Max' Gebetbuch, Vienna 1917; H. Woelflin, D.-Zeichnungen, Monaco 1918; F. Winkler, Zeichnungen, 4 voll., Berlino 1936-39. Per l'arte grafica: C. Dodgson, D. (The Masters of engraving and stifing), Londra 1926; id., D. sämtliche Holzschnitte, Monaco 1935; W. Kurth, D.-Holzschnitte, Monaco 1927; J. Meder, D. Katalog, Vienna 1932.

Scritti di D.: K. Lange e F. Fubse. D.'s schriftlicher Nachlass, Halle 1893; R. Bruck, Das Dresdner Shiazanbuch, Dresda 1905; D.'s schriftlicher Nachlass, ed. E. Heidrich, Berlino 1908; E. Panofsky, D.'s Kunstihvoris, ivi 1915; W. Warteoldt, D.'s Befestigungdehre, ivi 1919; J. Veth e S. Müller, D.'s Niederländische Reisc, Berlino e Utrecht 1918. Catalogo: D.-Ausstellung im Germanischen Museum, Norimberga 1928. Bernardo Degenhart

DURGÅ. - D. "l'Inaccessibile", è uno dei nomi più comuni di Umā, la consorte del dio Siva, chiamata anche Devi, la dea per eccellenza; Kâli, la Nera; Pârvati, la Montanara, ecc.

La sua indole è al tempo stesso benevola e maligna, mite e crudele perché nella sua figura sono imperfettamente fuse le caratteristiche di diverse deitâ aborigené dell'India. Come Pârvati, Umā è una pacifica oreade; come D. è la debellatrice degli asura o demòni, e le sue gesta sono argomento del Devimahātmya o "Encomio della Dea", che è inserito nel Märkendeyaparāpa (capp. 81-930 ed è divenuto il testo sacro dei devoti di D.

Bibl.: J. Dowson, Devi, in A classical Dictionary of Hindu Mythology, Londra 1879, pp. 86-88; H. Jacobi, s. v. in Enc. of Rel. and Eth., V, pp. 117-19. Ferdinando Belloni Filippo

DURINI, Angelo Maria. - Cardinale, n. a Milano da nobile famiglia il 24 maggio 1725, m. a Balbiano (Costo) il 28 apr. 1796. Dopo essersi lausceato in diritto al Collegio Romano, seguì lo zio

Carlo Francesco nella nunziatura di Parigi. Nel 1758 Clemente XI lo nominò referendario di Segnatura, e l'anno dopo lo inviò inquisitore a Malta. Dopo 6 anni di permanenza nell'isola, ebbe il titolo di arcivescovo di Anzira ( 22 dic. 1766), e poi la nunziatura di Polonia (ag. 1767). Quivi erano graviasime le condizioni religiose e politiche, essendo in lotta i «dissidenti», cioè i luterani, con i cattolici, e mentre gli uni, appoggiati dal governo legale, invocavano i Russi, gli altri, con a capo i vescovi, si ergevano a difensori dell'indipendenza nazionale.

Partecipò il D. attivamente agli avvenimenti del regno favorendo la confederazione di Bar contraria al governo del re, onde questi fece del tutto per farlo richiamare (sett. 1772). L'anno seguente fu nominato vicelegato di Avignone e del Venassino, restituito allora alla S. Sede. Quivi rimase fino al giugno 1776, quando gli fu concesso il cardinalato e la ricca abbazia di Me rate (Brianza). Da allora visse nelle sue ricche ville intorno a Milano, che divennero centri di cultura e ritrovo di letterati e poeti, tra cui il Perini che gli dedicò l'ode La gratitudine. Poetò egli stesso in latino, in modo artificioso e convenzionale (Carmina, 2 voll. [Varsavia 1768-69]).

Bibl.: G. B. Marchesi, Un occcmate del Settecento, in Arch. star. laudardo, 4^{°} serie, 31 (1964, III), pp. 51-142; F. F. De Daugnoo, Gli italiani in Polonia del IX sec. al XVIII, II, Crema 1907, p. 111 sg.; R. Calzoni e P. Portaluppi, Il palazzo e la famiglia D. in due secoli di vita milanese, 16.26-16.28, Milano 1923, pp. 41-43; Pastor, XVI, i (v. indice). Renate Orsai Ausenda

DURKHEIM, Emile: v. Religioni, storia delle.
DUROCHER, Eulalie. - In religione, MarieRose, fondatrice delle Suore dei Santi nomi di Gesù e Maria, n. a St-Antoin-sur-Richelieu (Canada), il 6 ott. 1811. Amò fin da giovane intensamente le sofferenze ed una vita di nascondimento e di lavoro per il bene dei parrocchiani. Sotto la guida del p. T'elmon ed insieme alle signorine Mélodie Dufresne ed Henriette Céré, si dedicò all'educazione della gioventù. M. il 6 ott. 1849 dopo aver superato molte difficoltà per la propagazione dell'Istituto.

Bibl.: R. P. Duchaussois, Rose du Canada. Mère MarieRose, Montréal 1932.

Silvario Mattei
DUBOSTOR (Silistra). - Città posta sulla sponda bulgara del basso Danubio, con il vecchio nome, forse celtico, di Durostorum nella Mesia Inferiore. È sede vescovile dal sec. Iv. Dopo la conquista bulgara (ca. 700), dopo la conversione del Bulgari (865) e la morte di Simeone sotto Pietro (927-69), i Bizantini accettarono per poco tempo di riconoscere il titolo patriarcale all'arcivescovo di D., chiamatasi allora Dristra, nome che diventò Is-dristra-u nell'epoca greco-turca. Allora fu anche occupata per qualche tempo dai principi romeni della Valacchia. Chiamata finalmente Silistra, in maggioranza bulgara (ca. 1700 ab. nel 1930), fu occupata dai Romeni dal 1913 al 1944 insieme al "quadrilatero" o Dobrugia meridionale.

Bibl.: V. N. Zlatarski e N. Staneff, Geschichte der Bulgaren, II, Lipsia 1918, passim. Frédéric Tailliez

DURR, LORRNE. - Esegeta, assiriologo, studioso d'archeologia orientale e di storia delle religioni, n. a Oberschwarzach (Baviera) il 7 apr. 1886, m. a Ratisbona il 26 febbr. 1939. Sacerdote pio e dottissimo, fu libero docente del Vecchio Testamento a Bonn (1921), professore a Braunsberg (1925), Frisinga (1933), Ratisbona (1938). Si distinse particolarmente nel confronto illustrativo di concetti, testi, istituzioni del Vecchio Testamento con quelli delle religioni dell'antico Oriente.

Fra le sue numerose opere sono da segnalare Ezechiels Vision von der Erscheinung Gottes (Ex. c. I u. Io)

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im Lichte der vorderasiatischen Altertumskunde (Münster 1917); Die Stellung des Propheten Ezechiel in der israelitisch-jüdischen Apokalyptik (ivi 1923); Die Wertung des Lebens im Alten Testament und im antiken Orient (ivi 1926); Religiöse Lebenszuerte des Alten Testaments (Friburgo 1928); Psalm 110. im Lichte der neueren altorientalischen Forschung (Münster 1929); Das Erziehungswesen im Alten Testament und im antiken Orient (Lipsia 1932); Die Wertung des göttlichen Wortes im Alten Testament und im antiken Orient (ivi 1938); Heilige Vaterschaft im antiken Orient, in Heilige Überlieferung (Herziegen-Festschrift), Münster 1938, pp. 1-20. Dal 1919 collaborò alla Theologische Revue e dal 1924 diede nel Jahrbuch für Liturgienissenschaft con competenza il resoconto letterario sulle Beziehungen zum Alten Orient und zum israelitisch-jüdischen Kult.

Bibl.: J. Michi, Zum Gedächtnis on Prof. Dr. L. D., in Bibel und Kirche, Stoccarda 1947, pp. 33-37. Adalberto Metzinger

DURYCH, Václav Fortunat. - Religioso minimo, n. a Turnov (Boemia) il 28 sett. 1735, ivi m. nel 1802. Letterato boemo, lettore di teologia e lingue orientali, illustrò con la sua dottrina i conventi del suo Ordine in Vienna, Monaco, Praga. Per impulso di Maria Teresa, dall'arcivescovo Puchowsky ebbe incarico con il p. Procházka, dello stesso Ordine, di tradurre la Bibbia in lingua ceca.

La sua opera principale è la Bibliotheca Slavica antiquissimac dialecti communis et ecclesiasticae universae Slavaniae gentis (vol. I, Vienna 1795), che nella mente dell'autore doveva essere una enciclopedia di archeologia slava. E ritomato uno dei grandi iniziatori del rinascimento letterario. Egli occupa un posto notevole nel campo degli studi slavi.

Bibl.: E. Wurzbach, Biographisches Lexikon des Kaiserthums Österreich, III, Vienna 1838, p. 394; J. Vlček, Déjiny české lít. (St. della lett. ceca), Praga 1897 sgg. Gennaro Moretti

DUSARES (arabo Dū Sarā). - Divinità degli antichi Arabi specialmente venerata dai Nabatei di Petra: le iscrizioni di Petra e della regione del Giordano orientale ne menzionano spesso il nome.

Nel suo principale santuario di Petra, era venerato in un grande tempio con un'enorme pietra nera quadrangolare. La sua festa cadeva, secondo s. Epifanio, il 25 dic., quan