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iritto romano e intermedio. - IV. La f. nella dottrina cattolica. - V. La f. e l'educazione. 1. Fondamento naturale e biologico della f.

Le teorie sulla consistenza delle forme associate sono varie e di diversa natura. In Darwin non si trovano che degli accenni di carattere sociologico i quali riportano il problema nel campo essenzialmente naturalistico. Però egli riconosce come, anche nei primi tempi, l'uomo debba essere vissuto in aggregati familiari, e sostiene che, appena il matrimonio diventa comune, sia esso monogamico o poligamico, la gelosia conduce ad inculcare la virtù femminile, la quale essendo onorata, tenderà ad estendersi in tutte le donne nubili. Darwin però non va
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(da M. Gaziude. Anthropologie der Freeland - Indiener. M.aliure presso Vienna 1901)
Famiglia - Una famiglia Selk-nam - Terra del Fuoco.
troppo oltre, ciò che invece si trova nei sociologi i quali estendono il principio evolutivo all'organizzazione sociale umana. H. Spencer, appunto, pone il suo famoso parallelismo fra evoluzione organica ed evoluzione delle forme associate che egli definisce come superorganismi. In ciò il sociologo fa un passo arbitrario dalle concezioni naturalistiche darwiniane a quelle degli aggregati familiari, tentando di rivelare una evoluzione anche in questi. Se non che i continuatori di Spencer hanno ancor più falsato alle basi il suo parallelismo analogico, pensando la società umana come un vero e proprio organismo (J. Novicow, R. Worms, A. Schäfke, P. Lilienfeld). Ma la critica moderna ha invero dimostrato l'infondatezza di questi tentativi. Comunque un merito va riconosciuto a tali precedenti: quello di illuminare le manifestazioni sociali dell'uomo considerandone gli aspetti naturalistici che si deducono dalle analogie di comportamento degli altri animali. Taluni, estendendo certi comportamenti di mammiferi alla specie umana, hanno persino affermato l'esistenza di uno stadio primitivo di promiscuità (o stato paludoso di J. Bachofen). Altri viceversa, sempre ispirandosi alla natura, hanno avanzato la concezione più realistica della saldezza del nucleo familiare fino dai primordi (E. Westermarck, 1891).

Successivamente si cade nell'errore opposto di dimenticare la natura e fermarsi ai fatti attualmente osservabili nel campo sociale. Soltanto più di recente le opere si sono orientate verso una più orga-

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nica e ponderata considerazione del problema, mentre nel complesso le antiche teorie dell'organicismo evoluzionista hanno lasciato le loro tracce. Esse anzi, per alcuni autori, hanno cipreso vita, anche se sotto altra veste, come nel caso di H. Driesch e di altri sostenitori del cosiddetto neo-organicismo. L'organizzazione sociale umana va invece interpretata secondo un principio di ricerca obiettiva delle sue cause, a fra queste certamente bisognerà considerare quelle di ordine naturalistico inerenti ai caratteri della specie.

Fra i caratteri biologici maggiormente influenti sulle forme sociali sono innanzitutto la durata della vita e la durata dello sviluppo, purpremet. tendo che essi non vanno considerati singolarmente, ma nel loro insieme e nella loro contemporanea sussistenza.

La durata della vita nell'uomo è dedotta preferibilmente dalla durata normale che è data dall'eta matura in cui si osserva il maggior numero di morti.
Per il Italia essa oscilla (nel 1930-32) intorno a 76 anni, nel 1881-82 intorno a 70. L'aumento osservato nel tempo è principalmente dovuto ai progressi sanitari ma in genere lo si trova molto rallentato, se non annullato del tutto, quando si sono raggiunte determinate condizioni favorevoli di ambiente e di igiene della popolazione. Pertanto oggi l'inamovibilità che il predetto valore sembra avere raggiunto, di fronte agli ulteriori progressi della mortalità, sta ad indicare la sua coincidenza con un valore riposo e biologico. L'altro carattere dato dalla durata dello aviluppo va precisato per studiare l'età in cui l'individuo raggiunge la piena autonomia. Età vaga, ma che certamente oscilla fra la fine della pubertà e la fine dell'oscrescimento organico. Vi sono differenze razziali: tuttavia le differenze fra l'uomo e le altre specie animali, nel rapporto fra durata normale della vita e durata dello sviluppo, sono talmente forti da non togliere minimamente valore dimostrativo alle conclusioni che oggi si è in grado di formolare.

Nel senso strettamente biologico e relativo il tempo che l'uomo impiega per crescere fino a vita autonoma a molto superiore (tre, quattro, fino a dieci volte) nei confronti di tutti gli altri mammiferi. Questa differenza è poi ancora più sensibile se si pensa al tempo occorrente per l'uomo affinché egli veramente divenga atto alla riproduzione (non solo fisiologica) e alla difesa della sua prole, senza di che non si puó parlare propriamente di autonomia. Circa le modalità della crescenza si può poi aggiungere che, anche a parità di tempo, nell'uomo essa avviene molto più lentamente che non negli altri mammiferi. In questi, fra l'altro, i neonati manifestano assai più presto che non nell'uomo il loro progresso psichico con indipendenza di facto e di azione. Ciò che vale anche nelle scimmie antropomorfe, per cui il compito di allevamento e di tutela della prole è molto più lieve, mentre nell'uomo il neonato permane a lungo in uno stato di completa inestitudine. Se si pensa poi alla successione di più nascite quando ancora il gravame della precedente
non è finito, ci si rende conto che per la specie umana la tutela dei figli costituisce un impagno singolare.

Un altro carattere della specie influente sul tipo di associazione è dato dalla lunga durata della senescenza umana, intesa nel senso di inettitudine al lavoro e di inutilità materiale per la f. Viceversa negli animali la capacità lavorativa utile alla loro vita si estende autonoma molto a lungo rispetto alla durata normale dell'esistenza. E certo che la durata della vita lavorativa è molto più breve nella specie umana. Inoltre, poiché l'età della menopausa
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Famiglia - Gruppo di bambini che si riparano dal sole sotto un granaio. Acioli dell'Uganda (Africa Orientale Indese).
segna il limite massimo all'attitudine procreativa, si vede come nella donna la durata della vita feconda sia relativamente molto breve in confronto al mondo animale. Le conseguenze di ciò si possono riscontrare nei confronti dell'ampiezza dei nuclei domestici e della loro continuità e saldessa nel corso del tempo. L'equilibrio numerico dei sessi giustifica poi, insieme alle altre circostanze, il connubio umano nella sua forma menaganica, continua a stabile. Per questo si deve affermare che f. e società hanno un'unica origine a non possano avere seguito un ipotetico processo evolutivo generale, se sono necessariamente dipendenti della costituzione fisica della specie, in quanto tale, fin dal principio della sua apparizione. Tutti i fattori che turbano in qualunque modo tali presupposti biologici incidono sfavorevolmente nei riguardi della forza di coesione sociale la quale a volte non trova altra difesa se non nei supremi principi etici. Ma appunto per questo va rimessa in valore quell'armonica concordanza di base che sussiste tra morale, etica e la più intima natura dell'organismo. Ogni sfasamento nell'una si ripercuote infatti, normalmente, anche nell'altra, come per una ineluttabile necessità di equilibrio insita nella natura profonda della persona umana.

Nel complesso anche lo studio della tendenza sociali negli animali porta a concludere secondo l'armonia di una legge naturale che vuole tanto più uniti i processori quanto più debole è la prole. Vi sono delle eccezioni, ma queste dimostrano solo che noi non passiamo controllare fino in fondo tutti i fattori determinanti il fenomeno.

Date le premesse sul fondamento biologico dell'organizzazione familiare monogamica si è indagato per vedere quanto il risultato della colonizzazioni dipenda dalla forma del trapianto demografico nei nuovi territori. Sono noti i gravi inconvenienti che gli studiosi di esse coloniali hanno più volte segnalato in dipendenza, ad es., della sovrabbondanza numerica dei maschi sulle femmine: il mancato attaccamento alla f., i disordini più vari di natura sociale, l'aumento grave della criminalità, dell'immoralità e dell'individualismo più sfrenato. E per questo che tali inconvenienti sono stati minori per le colonizzazioni agricole (quando cioè meno si era procurato lo squilibrio demografico del gruppo), e maggiori invece nei casi di colonie industriali, commerciali o soltanto militari. In tal senso le colonizzazioni sono state dei veri e propri esperimenti scientifici i quali hanno confermato ancora una volta il valore umano dell'istituto familiare monogamico. I risultati duraturi di molte colonizzazioni greche

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e romane sono proprio dovuti al loro carattere agrario ed alla stabilità equilibrata del loro insediamento poli-rico-demografico per la valorizzazione delle terre. Ma le prove più palesi del successo della colonizzazione in rapporto alla struttura demografica del gruppo sono fornite dalla storia moderna. In particolare si devono citare i grandiosi esperimenti di colonizzazione effettuati nel Canada e in Australia. Entrambi sono divenuti, col tempo, dei veri successi e si basano su una buona struttura biodemografica delle popolazioni, tanto che fanno registrare un tito livello di natalità anche rispetto ai paesi di origine.

Il vincolo familiare poggia pero anche su altre circostanze, morali, sociali, ambientali, le quali contribuiscono a modellarne le caratteristiche e a renderlo più o meno saldo. In casi eccezionali questi fattori possono contrastare persino il connubio naturale e ricondurre alla poligamia: viceversa di norma essi contribuiscono alla coesione spirituale della coppia. Su considerazioni di questo genere la letteratura si è orientata spesso anche allo scopo di ricercare le origini della f. in rapporto all'organizzazione più vasta dello Stato (o Civitas in generale). Si sono formulate in proposito teorie opposte che pongono lo Stato come una estensione successiva e su scala maggiore delle singole f. aggregate fra loro, oppure stabiliscono la priorita dello Stato a quale avrebbe dato vita successivamente ai più piccoli aggregati domestici. Ma più sicuramente le osservazioni biologiche fanno sostenere che f. monogamica a Stato (in senso generale, come aggregato maggiore a carattere politico) hanno un fondamento comune, nelle finalità che sono volte sempre alla conservazione e alla buona riproduzione della specie. In senso naturalistico, quindi, la stessa ricerca di una priorità nel tempo non va posta come problema generale. Le due forme di aggregati si completano reciprocamente per lo stesso fine e l'una trova il necessario equilibrio nell'altra, per cui dal punto di vista biologico le due istituzioni sono una unità e definiscono l'ordinamento naturale della societa. Il problema delle origini è pertanto solo un problema di casi singoli, ma il paleontropologo e l'etnologo hanno un compito ben più generale da affrontare, alla luce della soluzione suddetta, per comprendere più a fondo anche gli aspetti sociali della natura umana.

Nell'ambito dei casi singoli la vita moderna del mondo civile occidentale ha ingigantito e potenziato tutti i fattori di disgregazione del vincolo familiare. Le conseguenze di questo processo sono di carattere spirituale e morale, ma anche di carattere biologico, perché minano il fondamento stesso della convivenza sociale. I fanciulli processi in tali condizioni sono progressivamente abbandonati a se stessi a lo sarebbero fino all'estremo limite se non vi fossero quei freni naturali, istintivi, in-
siti nella natura umana che noi definiamo nel campo del sentimento. E per questo che il materialismo dilegante combatte anche il sentimento credendo erroneamente di ricondurre l'uomo sulla via delle leggi naturali. Viceversa, la positiva osservazione storica della società umana sembra confermare sempre maggiormente una legge naturale secondo la quale l'ordinamento sociale dei gruppi singoli sarebbe governato anche da una forza interna di riequilibrazione, a carattere demogenetico, per cui ogni fenomeno di disgregazione ha dei limiti di sviluppo, nel tempo a nello spazio, come di fronte ad una soglia di natura biologica, ma il cui finalismo è evidente.

Il divorzio, in particolare, come soluzione di continuità del vincolo familiare, è una conseguenza di fattori di disgregazione, i quali purtroppo sussistono egualmente dove la legislazione non ne prevede il riconoscimento. Il divorzio è quindi come un sintomo di una malattia sociale in atto la cui terapia dovrà risalire alle cause, che consistono in una perdura educazione biologica, spirituale e morale. Come il sintomo di alterazione della temperatura individua-
le è misurabile con numeri di gradi, cosi il sintomo di alterazione dell'organismo sociale si può misurare anche in numeri, in percentuale dei divorzi annui sui matrimoni contrasti nel medesimo periodo di tempo. Queste percentuali dicono positivamente quante f. si disgregano in un anno su cento matrimoni celebrati. Sono cifre penose che crescono ovunque negli ultimi cinquant'anni e non rappresentano purtroppo neppure la reale gravità del male, che è maggiore, anche in molti casi nei quali non si realizza la soluzione legale di continuità del vincolo.

Altri mezzi di disgregazione della f. hanno un carattere prettamente biologico, come la fecondazione artificiale e la maternità paradossale, che è pure sperimentalmente possibile, secondo cui un ovulo fecondato si può trapiantare da una femmina all'altra. Ma sono aspetti di degenerazione umana, i quali sfruttano le conoscenze della ricerca biologica per un turpe processo di falsificazione della vita.

Bibl.: Oltre alle opere citate nella parte etnologica, cf. E. Fauré Fremiet, La cinétique du déveleppement. Parigi 1925 (importante per la bibl.); E. Stresemann, in Handbock der Zoologie, Berlino 1928 (cf. per l'epoca di comparsa della capacità penetrea), pp. 296-97; G. Mondaini, Il fattore demografico nell'organizzazione sociale dei Bànta, Roma 1925; F. Marconcini, Culle custe, rilievi e considerazioni sulla deontalità europea, Como 1935; L. Livi, I fattori biologici dell'ordinamento sociale.Padova 1937; G. Ebner, Saggio sulla poligamia, Roma 1940; A. Sacchetti, Sulla zollnppo naturale delle popolazioni bianche emigrate in Italia, in Rivista di biologia coloniale, 2 (1942); id., L'uomo che conosciamo. Considerazioni di un antropologo. Napoli 1940. Alcuni lavori che dimostrano come la estinzione delle popolazioni possa dipendere dall'esiguità numerica del gruppo e quindi dall' inadatto ordinamento delle f.: W. Rivers, Essay on the depopulation of Melanesia, Cambridge 1952; F. Sorvignon, Interni al problema dell'estinzione dei popoli selvaggi, in Rivista di antrop., 28 (1928-29), pp. 383-400; P. M. Gusinde, Das Völkerstorben in Oexanien und America, in Veröffen Behangen des Abad. Misionnstorrius. Vienna 1929; C. Valenziani, Il problema demografico dell'Africa equatoriale, Roma 1931; R. Thurnwald,

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Die Menuebliche Gesellschafr in ibren etbnesmoinlogischen Grundlagen, Berlino 1931-32.

Alfredo Sacchetti

## 11. Le teorie evoluzionistiche sull'origine della

## F. E I DATI POSITIVI DELLA ETNOLOGIA.

Nel 186 r il Bachofen richiamava l'attenzione degli emologi sul fatto che in certe popolazioni la successione avviene non in linea paterna ma in linea materna. Con gli esempi raccolti e con l'applicazione della legge formolata dall'evoluzionismo - secondo la quale lo sviluppo delle manifestazioni spirituali dell'uomo sarebbe stato caratterizzato da una linea uniforme e ascendente (quindi da un continuo progresso) - costrui la teoria che il matriarcato, ossia la supremazia della madre, avrebbe preceduto il patriarcato e la estese a tutti i popoli.

Ma la costruzione classica della teoria evoluzionista sull'origine della f. fu fatto soltanto più tardi da H. Lewis Morgan, il quale accettò e ampliò la teoria del Bachofen costruendo altri stadi dell'evoluzione sociale, anteriori allo stesso matriarcato: il matrimonio di gruppo, la f. consaguinea e la promiscuità sessuale.

Il " matrimonio di gruppo " sarebbe quello stadio sociale in cui un "gruppo di uomini sposa congiuntamente un gruppo di donna "; in altri termini tutti gli uomini appartenenti a un gruppo avrebbero avuto libero accesso a tutte le donne di un altro gruppo e reciprocamente tutti gli uomini di questo gruppo con le donne del primo.

Lo stadio della "f. consanguinea "sarebbe stato caratterizzato dal matrimonio tra fratelli e sorelle e della sola esclusione dal matrimonio tra i genitori e i figli e in linea generale tra gli appartenenti a generazioni diverse. Questo stadio sarebbe stato ancora preceduto dall'" agamia "ossia dalla "promiscuità sessuale illimitata ", per cui tutti gli uomini avrebbero accesso a tutte le donne, senza nessun limite d'incesto.

Il Morgan costrui il seguente schema di evoluzione della f.:

1. fase iniziale: l'agamia, ossia la promiscuità illimitata. Non c'è alcun limite all'istinto sessuale.

Fasi intermedie :
2. la f. consanguinea: sono proibiti soltanto i matrimoni tra i genitori e i figli.
3. Il matrimonio di gruppo: nella tribù tutti i membri dello stesso sesso possono ancora avere relazioni coniugali con ogni membro del sesso opposto, ma subentra una altra limitazione: sono proibiti non solo più i matrimoni tra i genitori e i figli ma anche quelli tra i fratelli e le sorelle.

Le fasi 2 e 3 sono caratterizzate dall'assenza di ogni principio di matrimonio individuale: non si conosce ancora né il padre né la madre.
4. L'unione matriarcale: comincia il matrimonio individuale; solo la madre è conosciuta, il padre è ancora incerto.
5. La f. patriarcale paligamica: i figli vivono con le loro mogli sotto il comando del padre o del fratello maggiore. In questa fase c'è già una vera f. dove il padre e la madre sono entrambi noti.
6. Fase finale: la monogamia, ossia il matrimonio individuale in tutta la sua pienezza.

Questa scala era stata costruita sulla tacita convinzione - la quale per il Morgan e per gli evoluzionisti del suo periodo aveva il valore di un postulato logico, che non aveva bisogno di essere dimostrato - che lo sviluppo dell'umanità era stato un continuo progresso, il quale si era svolto secondo una linea uniforme e ascendente. Nel nostro caso tre il punto di partenza (1), caratterizzato dall'assenza assoluta di regole nell'istinto sessuale, a quello opposto di arrivo (6), determinato dalle norme molto precise su cui è fondata la f. monogamica, era necessario collocare fasi intermedie (2,3,4,5), concepite tutte in modo che la precedente risultasse meno complessa della seguente. Inoltre ciascuna fase (1,2,3,4,5,6) era concepita come un
passaggio obbligatorio per tutta l'umanità nel suo sviluppo: nessun popolo sarebbe potuto giungere alla monogamia (6) senza essere passato attraverso la successione delle fasi 1,2,3,4,5.

Basta'ano pochi esempi presi qua e là, anche da popoli di cultura molto diversa, per costruire una fase di sviluppo; spesso anzi si costruirono forme di passaggio senza nessuna documentazione positiva solo perché si ritenevano necessarie per costruire la base di una determinata teoria o per unire gli anelli di una escena di evoluzione, costruita con un criterio puramente psicologico.

Solo in base a questi apriorievi e senza il minimo tentativo di un'indagine positiva, il Morgan fissava la precendenza cronologica della f. consanguinea sul matrimonio di gruppo: in quella vedeva la prima e più semplice limitazione all'assoluto promiscuità sessuale nel solo divieto di sposare i propri genitori, mentre nel matrimonio di gruppo trovava la proibizione estesa anche all'unione tra fratelli e sorelle.

Per lo stesso motivo il "matriarcato" - nel quale si vedeva soprattutto uno stadio sociale in cui il figlio sapeva con certezza solo chi era sua madre ma il padre gli era ancora ignoto o almeno incerto - aveva dovuto precedere il "patriarcato paligamico ", in cui i figli vivono con le loro mogli sotto il comando del padre o del fratello maggiore. In questa fase c'è già una vera f., in cui il padre e la madre sono entrambi noti.

La "monogamia" era collocata all'apice dello sviluppo perché fondata completamente sul matrimonio individuale, retto da norme molto precise e quindi del tutto contrarie al supposto stadio originale della promiscuità sessuale, caratterizzato dalla mancanza assoluta di regole.

Il sistema di parentela dei Punalua dell'arcipelago delle Nawai o Sandwic (Polinesia) - i quali hanno un solo termine per indicare tutti i parenti di una generazione, senza nessuna distinzione del loro grado di maggiore o minore consanguineità - fu interpretato dal Morgan come un resto della f. consanguinea.

Infatti un punaluano indica con il nome sunhua sua padre, sua madre, i suoi zii e le sue zie paterne a materne a specifica soltanto il sesso con termini qualificativi, i quali indicano "uomo " o "donna ". Altrettanto avviene in linea discendente: il padre chiama con lo stesso nome i suoi figli e quelli di sua sorella, maschi e femmine. Un sistema analogo hanno gli abitanti del Nuovo Mecklenburgo centrale (Melanesia), come si vede dal seguente schema riassuntivo che riproduce però solo una parte del sistema di parentela di questi indigeni (riportato completo in W. Schmidt e W. Koppers, Volker und Kulturen, Ratiabona 1924, p. 137):

questa semplicità nel sistema di parentela, non comune tra i popoli primitivi, fu interpretata dal Morgan e dai seguaci della sua teoria come un resto della f. consanguinea fondata sul matrimonio tra fratelli e sorelle a si concluse:
i) che il padre è chiamato ancora con lo stesso nome dello zio materno perché in una fase anteriore entrambi sposavano le loro sorelle e quindi erano realmente padri;
2) che il vero padre non è distinto dai suoi fratelli di tribù perché, data la mancanza di regole nei rapporti sessuali, era sconosciuto.

Al due esempi forniti dal sistema di parentela dei Punalua e degli indigeni del Nuovo Mecklenburgo centrale se ne aggiunsero in seguito altri presi da popoli diversi, che furono interpretati come nuove prove in favore della teoria del Morgan, la quale, non ostante forti opposizioni a riserve anche da parte di evoluzionisti, fu per qualche decennio la più largamente accettata dagli emologi e dai sociologi. E gli oppositori, poiché partivano dallo stesso postulato del Morgan che l'evoluzione si era svolta secondo una linea uniforme e ascendente, non potevano fare una critica fondata su un'indagine positiva, ma si limitavano a costruire nuove teorie infondate come quelle che volevano demolire. Così il Mc Lennan - che aveva definito l'opera del Morgan del tutto antiscientifica -

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Infine, fattore politico della massima importanza, il faroone stesso era considerato un dio poiché continuatore della discendenza di Hóro, il primo dio-sovrano che aveva regnato sull'E. intoro. Nel caso di successione di una dinastia che non aveva legami diretti con la precedente, si elaboravano curiose leggende teogamiche per autenticare la discendenza divina.
III. Sacerdoti e culto. - Il dio, considerato nella propria città come un sovrano, abitava nel tempio costruito in pietra solidissima. I templi arcaici, invece, dovettero essere, secondo le ralfigurazioni a noi giunte, di materia molto fragile. Quelli che ancor oggi destano meraviglia per la loro imponenza, appartengono al Nuovo Regno (Luxor, Karnak) oppure all'età tolemaica (Dendēra, isola di File, Kom-Ombó, ecc.). La «casa del dio», a partire dalla XVIII dinastia si componeva essenzialmente di un vasto cortile proceduto da un preplice, di una sala ipostila o vestibolo e del santuario vero e proprio, che racchiudeva un dedalo di vani adibiti alle diverse esigenze del culto, e il Sancta Sanctorum contenente il naos o tabernacolo, sede della statua del dio. L'accesso al santuario, immerso sempre in una penombra data l'assenza di lucernari e di finestre, era riservato ai soli sovrani a sacerdoti : il popolo non poteva avanzare oltre il vestibolo.

La gerarchia sacerdotale si basava su tre classi: i "puri", addetti alle mansioni più umili, i a lettori, e i sacerdoti veri e propri a s servi del dio", tutti sotto la direzione di un gran sacerdote rappresentante del faroone che era il pontifex maximus. In molti templi v'erano anche sacerdotesse addette alla danza, alla musica e al canto. Ogni giorno, all'alba, il gran sacerdote, aperto il Sancta Sanctorum, aspergeva la statua del dio, indi provvedeva ad ungerla, imballetlarla e rivestirla di abiti nuovi. Successivamente deponeva su una tavola a ciò destinata, vivande solide e liquide : indi si ritirava perché la divinità si rifocillasse. Il sacrificio e l'olocausto erano estranei al culto. Tutto questo rito giornaliero era compiuto recitando un formulario giunto sino a noi. Nelle grandi solennità la statua del dio era mostrata ai fedeli dal terrazzo del santuario oppure recata processionalmente (a mezzo di una barca contenente il naos) in una cappella nelle vicinanze del tempio dove riceveva solenni e pubbliche offerte. Sotto il Nuovo Regno queste feste religiose raggiunsero uno sfarzo spettacoloso.
IV. I defunti e l'oltretomba. - Uno degli aspetti più tipici della religione dell'E., già rilevato con meraviglia dagli scrittori dell'antichità classica, fu la costante sollecitudine verso i defunti. Essa scaturiva dal concetto per cui l'anima dell'uomo (ba [v.]), pur abbandonando il corpo, non poteva sopravvivere alla decumposizione, tanto indissolubile era il legame che univa l'uno all'altro. Di qui la costante preoccupazione di conservare quanto più a lungo possibile il cadavere mediante processi di mummificazione, e di renderlo inviolabile mediante una tomba inaccessibile. Il defunto inoltre continuava a sottostare alle diverse necessità materiali della vita che aveva lasciato.

Naturalmente, nel corso della storia millenaria dell'E. si ovviò a questo esigenze in modo diverso, a seconda dei tempi e della condizioni sociali dei singoli defunti. Nell'età preistorica una semplice fossa accoglieva il cadavere avvolto in pelli, le ginocchia e le braccia piegate. Al principio dell'età storica il cadavere era spesso preventivamente essicato al sole e avvolto in stuoie o tale, mentre si innalzava sulla tomba, costruita in mattoni, una catesia di sassi destinati ad impedire l'accesso delle fiere. Il tipo delle tombe con la soprastruttura in blocchi squadrati di calcare si protrasse per tutto l'Antico Regno nelle forme della piramide e della mastaba, con notevole sviluppo anche della parte sotterranea. Dal Nuovo Regno furono in uso gli ipogei scavati nella viva roccia. Circa la mummificazione, benché i primi tentativi risalgano ad età molto remota, non fu raggiunta la perfezione che sotto il Nuovo Regno. Al cadavere venivano estratte
le viscere ed il cervello indi lo si immergeva in un bagno di materie resinose in soluzione sodica, infine era interamente lasciato con uno spesso strato di lunghe bende impregnate di mitra e arami. La suppellettile funerario, costituita da uno o più sarcofagi, oggetti personali del defunto, mobilio di vario genere, vasi, statue e utensili di una comune, fu in ogni periodo ricchissimo.

Riguardo alle credenze sulla vita d'olcretomba e ai concetti morali relativi tramandatici dai Testi delle Piramidi, dai Testi dei sarcofagi e dal Libro dei morti, v. DEE[T], LIbRO DEI MORTI.

BibL.: Per una copiosa raccolta bibl. su tutti gli argomenti, cf.: J. A. Prats, Ancient Egypt, Nuova York 1925. pp. 238-27; id., Ancient Egypt, 1925-32, ivl 1942. pp. 182-92. Per gli studi più recenti l'anima rassegna di J. Saint. Parr Gurner, Bibliographic analytique des religions de l'Egypte 1939-13, in Res. d'Hist. des Rel., 128 (1944). pp. 94-126; 129 (1945). pp. 101 124; 130 (1945). pp. 106-28; 131 (1946). pp. 142-60; 133 (1948). pp. 162-80. Un buono studio introduttivo recente con bibl.: J. Vandier, La religion égyptienne (coll. Muma. 1), Parigi 1944; v. anche L. Speleers, Egypte, in Dils. II, coll. 815-27.

Sergio lhostico

## IV. Il CRISTIANESIMO MELL'E.

Il Vangelo si sparse in E. già nell'epoca apostolica. La ben fondata tradizione vuole che s. Marco l'Evangellara lo abbia predicato in quelle contrade dove fu martirizzato (62-68).

La struttura geografica e politica del paese favorl lo sviluppo di un governo ecclesiastico centrale, in cui sede naturalmente diventò la capitale Alessandria. Sul cristianesimo nei primi secoli e sul sorgere del patriarcato alessandrina v. Alessandria d'e.: 3. Storia del patriarcato di A.; 4. I Concili di A.

Ad Alessandria già nel sec. II funzionava la famosa scuola, uno dei più importanti centri teologici della Chiesa (v. Alessandria d'e.: 2. La Scuola di A.). La Chiesa in E. nei primi due secoli godette di una certa pace, mentre altrove infieriva la persecuzione. Nel sec. III e nell'inizio del IV anche in E. scoppiarono violente persecuzioni; cosi sotto Settimio Severo (202 sgg.), Decio (250) e Diocleziano (324).
L'E. è la culla del monachismo orientale, coi suoi centri di Tebaide, Seste, Nitria e con le sue splendide figure di Paolo, Antonio, Pacumie, Scenate e santi altri (v. monachismo). L'arianesimo (v.) ebbe origine nell'E. e turbò la sua vita per quasi tutto il sec. IV. Il più fiero avversario di quell'eresia fu s. Atanasio (v.) vescovo di Alessandria (328-73). Il nestorianesimo, che non si introdusse in E., trovò il suo più atrenuo debellatore in s. Civillo d'Alessandria (v.). L'E. con le sue ca. cento diocesi, coi suoi crami e cenobi e con l'illustre schiavo dei suoi Padri rappresentò nei quattro primi secoli cristiani il settore più importante dell'Oriente per lo sviluppo del cristianesimo.

L'eresia opposta al nestorianesimo, il monofisismo, professato da Dioscoro, vescovo di Alessandria, causò in E. uno sciame che perdura fino ai nostri giorni. Questa eresia generò la Chiesa copta (v. coz71) scicnutica. Soltanto una piccola minoranza rimase cattolica. Anche questa minoranza dei melkiti cadde nello sciame, trascinata dall'esempio di Costantinopoli, in un'epoca difficile da stabilire.

Un movimento unionistico di una certa entità cominciò tra i copti soltanto nel secolo scorso. I cattolici di cito bizantino e di lingua araba in E. nel 1773 furono sottomessi al patriarca melkita di Antiochia, che nel 1838 ottenne il privilegio personale di portare il titolo di patriarca di Alessandria. Così si hanno in E. a comunità cristiane originaria del paese stesso; i copti a monofisiti, i Greci dissidenti (a ortodossi v), i copti cattolici ed i melkiti cattolici. Si aggiungono altre comunità di gruppi immigrati in E. : Armeni, Caldai, Sizi, Maroniti, e Latini.

## Scatistica

| Copti | 900.000 |
| :--: | :--: |
| Greci ortodossi | 110.000 |
| Protestanti | 70.000 |
|  | 1.080 .000 |

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## Cattolici :

|  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  | Armeni |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Caldei |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Capri |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Melkiti |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Latini |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Maroniti |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Siri |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
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Ecco le diverse circoscrizioni ecclesiastiche dei cattolici in E. : Armeni : vescovato con un vescovo titolare di Alessandria; Caldei : vicariato patriarcale al Cairo; Capri : patriarcato, sede Cairo; Malkiti : vicariato generale, Cairo; Latini : vicariati apostolici d'E. (Alessandria), del Delta del Nilo (Heliopoli, Cairo), del canale di Suez (Porto Said); Maroniti : Vescovato, Cairo; Siri : vicariato patriarcale, Cairo.

L'E. è paese tuttora prevalentemente musulmano (ca. 13 milioni). Dopo gli antichi periodi di persecuzioni l'E. è stato il primo paese musulmano a stabilire rapporti diplomatici con la S. Sede.

Nell'ag. 1947 il governo egiziano ne fece ufficiale domanda. Il papo Pio XII, in data 23 ag. 1947, nominò il suo amico delegato apostolico, internazionale in E. Reciprocamente il 17 ott. 1947 il primo ministro plenipotenciario di E. presentò al Papa le lettere credenziali.

La situazione in E. è relativamente buona. Ha suscitato però delle preoccupazioni e vive proteste il fatto che il governo recentemente cerchi di sopprimere più o meno la legislazione speciale delle comunità cristiane in materia familiare e matrimoniale.

Dall. Oltre alle bibliografie indicate nelle voci suddette, v. G. de Vries, Cattolicians e problemi religiosi nel prossimo Oriente, Roma 1944; Annuaire Catholique d'Egypte, Cairo 1946.

Guglielmo de Vries

## V. L'E. MUSULMANO.

La storia dell'E. musulmano può considerarsi divisa in due grandi periodi dall'occupazione francese (1798-1801), la quale segna l'inizio dell'intervento europeo e del movimento per l'indipendenza nazionale.

Nel primo periodo, dalla conquista araba all'occupazione francese ( 840-1798 ), l'E. è retto successivamente: 1) dai governatori del califfato ( 640 868; 905-35); 2) da dinastic formalmente o sostanzialmente autonome, insiemo - salvo intervalli parziali o totali - alla Siria ( 868-905; 935-1317); 3) dai governatori (pascizà) dell'impero ottomano ( 1517 1798). Nel secondo periodo, dall'occupazione francese ai nostri giorni, le fasi progressive dell'indipendenza egiziana sono segnate dal governo della dinastia di Muhammad. All con i titoli successivi di : 1) pascia (1805-67); 2) khedive (1867-1914); 3) sultani (1914-22); 4) re (dal 1922 in poi).
I. Dalla conquista araba all'occupazione francese - 1. I governatori del califfato ( 640-868; 905-35). - La conquista araba dell'E. avvenne sotto il comando di 'Amr b. al-'As. Pelusium cadde nel 640, Babilonia capitolo nel 641, Alessandria nel 642 (succesivamente sollevatesi, fu ripresa nel 646). La Pentapoli fu conquistata nel 643 . Il successore di 'Amr b. al-'As. 'Abdallah b. Sa'd ( 645-56 ), estese la conquista al sud, giungendo fino a Dongola ( 652 ).

La conquista fu organizzata da principio militarmente, facendo capoal campo di al-Fustat, il futuro Cairo; fu lasciata alla popolazione indigena la propria amministrazione, esigendo tributi. Progressivamente però il paese andò arabizzandosi etnicamente e lin-
guisticamente, ed in modo parallelo si affermò gradualmente l'islamismo.

Dalla conquista fino all'868, l'E. fu retto da governatori nominati dai califfi. Durante la guerra civile tra 'Alī e Mu'āwijah, 'Amr b. al-'As lo conquistò a quest'ultimo ( 658 ). L'anticaliffo 'Abdalläh b. az-Zubajr l'occupò negli anni 683-84.

Dopo la dinastia dei Tülünidi (v. appresso), vi fu un breve ritorno di governatori dei califfi (905-35), e quindi riprese la serie delle dinastic autonome.
2. Le dinastic autonome ( 868-903 ; 935-1517 ). Sorsero, in E. come nel resto del mondo islamico (v. ISLAM: l'espansione storica), in conseguenza dello smembramento del califfato. Furono fondate da governatori o capi militari. Ad eccezione dei Fāṭimidi, prestarono omaggio formale ai califfi 'abbāsidi; i Mamelucchi ne accelereroi discendenti al Cairo, dopo l'uecisione dell'ultimo califfo di Bagdad (1258).
a) Tülünidi (868-903). Fondatore della dinastia è il turco Aymad b. Tülün, che riuscì ad affermare la propria autonomia dai califf e ad annettare la Siria (v.). I Tülünidi rugginsero il massimo splendore sotto il figlio Humāramijh, quindi decaddero tra contese interne fino ad estinguerci.
b) Iḥ̆̄didi (935-69). Dopo il breve ritorno dei governatori del califfo, Muhammad b. Tugè fondò la nuova dinastia degli Iḥ̆̄didi. Gli successero due figli, sotto la tutela dell'eunuco abissino Kāfūr, che divenne poi a sua volta sovrano. Gli Iḥ̆̄didi governarono sull'E. e la Siria, dove combatterono costantemente contro i Hamdānidi. Furono sopraffatti dei Fāṭimidi.
c) Fátimidi (969-1171). E una dinastia s̀tita di ramo iṣma'dita (v. Iṣt. \bar{A} \mathrm{M} : l'i. eterodossa), sorta nell'Africa del nord nel 909. I Fāṭimidi assunzero il titolo di califf, in contrapposizione al califfato sunnita di Bagdad. Nel 969 Gawher, generale del califfo fatimida al-Mu'izz, conquistò l'E., fondando il Cairo. Furono pure conquistate la Macca e Medina, la Palestina (v.) e la Siria meridionale; più lenta e contrastata fu la conquista del nord. D'altronde i Fāṭimidi perdevano l'Africa settentrionale (972). All'interno, essi organizzarono la persecuzione del sunnismo, culminante sotto al-Hākim (996-1021), noto peraltro per il favore accordato alla cultura. Poi iniziò la decadenza. I Mirdāsidi si resero indipendenti ad Aleppo (1023); la conquista selgüqide di Damasco pose fine al dominio Etimida in Siria; le Crociate (v.) a quello in Palestina. Le discordie interne portarono all'intervento del generale curdo Sirkūh, mandato dal sovrano di Damasco Nür ad-dīn. Il figlio di questi Salāh ad-dīn (Saladino, v.) depose nel 1171 la dinastia, ripristinando il sunnismo e l'omaggio formale a Bagdad, ed iniziando la nuova dinastia vijübide.
d) Ajjübidi (1171-1250). Saladino (1171-93) occupò la Siria, la Mesopotamia, lo Jemen (per opera del fratello Tūrānākh) e riprese Gerusalemme (1187). Alla sua morte il regno fu diviso in vari rami, sui quali esercitarono la supremazia prima il fratello al-'Adil Sajt ad-din (Safadino) e poi il figlio di questo al-Kāmil, alla cui presenza predicò s. Francesco. La lotta con i Crociati continuò con vicende alterne. All'interno, si affermarono progressivamente i militari turchi (mumlūb, e schiavo v, donde Mamelucchi), che nel 1250 presero il potere.
e) Mamelucchi (1250-1517). Sono divisi in due rami, Bahrī (1250-1590) e Burgi (1390-1517). Costituirono una oligarchia militare, solo a tratti con carattere dinastico. I maggiori sovrani furono Bajbars, Qalā̄̄n, an-Nāṣir, Barqūq, Qā'ithaj. Gli avvenimenti principali del loro governo: la vittoria sui Nlangoli ('Ajn Qalūz, 1260), che tenne questi ultimi lontani dall'E.; la definitiva cacciare dei Crociati (1291). Il periodo dei Mamelucchi fu flopido per l'E., che costituiva la via del commercio fra l'Europa e l'India. Con la vittoria di Marg Dābiq (1516), l'impero ottomano abbatté i Mamelucchi e ridusse l'E. a sua provincia (1517); tuttavia i Mamelucchi rimasero una classe importante e potente nel paese.

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3. I governatori ottomani (1517-1798). - Gli Ottomani mandarono in. E. dei pascià, sostituendoli sovente a bilanciandone l'autorità con quella dei Mamelucchi. Negli ultimi tempi, questi riuscirono ad ottenere pascià di loro gradimento. Solvo la rivolta di 'Alì Bej (1771), che s'impadroni per breve tempo dell'E. e della Siria, non vi sono in questo periodo fatti di rilievo. L'E. decadde progressivamente.
4. Dali'occupazione francese ai nostri giorni. - I Francesi occuparono l'E. dal 1798 al 1801 . Espulsi dagli Ottomani e dagli Inglesi, l'E. tornò sotto il governo turco. Nelle lotte interne che seguirono tra Turchi e Mamelucchi, emerse il comandante albanese Muhammad 'Alī, che nel 1805 fu riconosciuto come pascia dagli Ottomani.
5. I pascià (1805-67). - Muhammad 'Alī (1805-49) abbatté il potere dei Mamelucchi (eccidio del 1811); compi, in aiuto al sultano ottomano, una guerra contro i Wahhābiti (v.), conclusa vittoriosamente (1819), ed intervenne contro la Grecia (1823-27). Conquistò il Sudan (1820-23). Quindi, ritenendosi non giustamente compensato dalla Porta, le mosse guerra (1831), battendo i Turchi a più riprese in Siria (1832, 1839). L'intervento delle potenze europee lo indusse ad accettare il firadn del 1841 , con cui riceveva il governo dell'E. a titolo ereditario. All'interno, Muhammad 'Alī organizzò modernamente lo Stato con l'ausilio di europei, costituì un esercito nazionale, compi opere di irrigazione e di coltivazione, promesse l'istruzione pubblica. Il successore 'Abbās I (1849-54) fu ostile ai consiglieri europei, ma con Sa‘id (1854-85) l'influenza inglese e francese ripresa, per affermarsi sotto Ismā'il (1863-79), che nel 1867 ottenne dalla Porta il titolo di khedive (hedive) e quindi (1873) poteri sotto alcuni asperti sovrani.
6. I khedive (1867-1914). - Ismā'il estese al sud io Stato e continuò all'interno su grande scala l'opera di rinnovamento di Muhammad 'Alī. Nel 1869 fu aperto il canale di Suez. Tali imprese provocarono una crisi economica ed il conseguente intervento dell'Inghilterra e della Francia nell'amministrazione e nel governo. Nel 1870, su istigazione di queste potenze, la Porta depose Ismā'il. Succedette Tawfiq (1872-92), sotto cui scoppio nel 1881 la rivolta nazionalista di 'Aräht Pascià. Questo evento, a quindi l'eccidio di europei avvenuto ad Alessandria nel 1882, motivarono l'intervento dell'Inghilterra, che occupò l'E. (1882) e ristabilì Tawfiq al potere. Nel frattempo, il Sudan era intorto sotto la guida del Mehdi (v.i 1881-85); fu ripreso negli anni 1876-98 e sottoposto a condominio anglo-egiziano (1899). Gli Inglesi dichiararono temporanea l'occupazione dell'E.; rimase teoricamente la sovranita ottomana e il governo dei khedive. In pratica il console inglese lord Cromer (1883-1907) ed i successivi controllarono l'E. In una convenzione del 1904 la Francia consentì a non chiedere un termine all'occupazione inglese. A Tawfiq succedette 'Abbās II (1892-1914). In questo periodo il movimento nazionalista anti-britannico si organizzava ad opera di Muşṭafā Kāmil Pascià (m. 1908).
7. I sultani (1914-22). - Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Inghilterra dichiarò il protettacato sull'E. e nominò un alto commissario. Fu posto sul trono Husain Kämil con il titolo di sultano. Gli succedette nel 1917 Fu'ād. Alla fine della guerra, il partito nazionalista (wafd), diretto da Zaghd! Pascià, chiese l'indipendenza. Seguirono lunghe trattative, rivolte e repressioni. Nel 1922 l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza dell'E., mantenendo però l'occupazione in attesa che fossero risolti i seguenti problemi: sicurezza delle comunicazioni inglesi; difesa dell'E.; protezione degli stranieri e della minoanax; Sudan. Fu'ād assunse il titolo di re.
8. I re (dal 1922). - Nel 1923 fu promulgata la nuova costituzione, sul tipo di quella belga: il parlamento era formato dalla camera dei deputati, eletta a suffragio universale, e dal senato, pure elettivo salvo due quinti di
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(da E. Manneret de l'ilard, Les coniveats près de Sodde, I. Milane (908, 192. 3)
Eor'ro - Pianta del Convento Bianco (ricostruzione).
nomina regia. Durante il regno di Fu'ad I (1922-36) si alternarono ministeri di varie tendenze; ma il say'd ebbe sempre il predominio, e la modifica della costituzione, approvata dal re nel 1930 ed intesa a ridurre il potere del parlamento, fu dovuta ritirare successivamente (1934). Le trattative con l'Inghilterra sulle questioni rimaste aperte portarono nel 1930 alle proposte Mac Donald: ritiro delle truppe inglesi sul canale di Suez; dominio inglese nel Sudan. Il wafd respinse le proposte. Nel 1936 salì al trono Färōq. Nello stesso anno fu concluso un trattato con l'Inghilterra in base ai seguenti punti: fine dell'occupazione e nomina di un ambasciatore; alleanza ventennale da rinnovare; permanenza delle truppe inglesi sul canale di Suez finché non fosse riconosciuta la capacità dell'E. ad assicurarne la difesa; condominio nel Sudan. Nel 1937 la conferenza di Montreux sancì la fine della giurisdizione capriciare per gli stranieri in E., con un periodo transitorio di 12 anni. Nella seconda guerra mondiale, l'E. ha posto territorio a basi a disposizione dell'Inghilterra, secondo l'alleanza; nel 1943 ha dichiarato guerra alla Germania, ottenendo l'ingresso nell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Nello stesso anno è stata costituita al Cairo, promossa dell'E., la Lega araba, importante organismo di collegamento tra gli Stati arabi del vicino Oriente. Dal 1946 i governi egiziani (in cui il movimento nazionalista ha avuto parte

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meno dominante che nel periodo di Fuad) hanno riafrontate il problema dei rapporti con l'Inghilterra, chie. dendo lo sgombero del canale di Suez e la sovranita sul Sudan. Il problema, portato nel 1947 dinanzi all'Organizzazione delle Nazioni Unite, non è stato ancora rizzlto. Gli Inglesi hanno nel frattempo favorito nei Sudan un movimento autonomista (al-Ummah) ed ematoto (forme costituzionali (1948). Nel 1949 è cessata, secondo il previsto, la giuridizione capitolare per gli stranieri.

Brac. A titolo introduttivo: C. H. Becker, Eeypte, in Encyclopedie de l'Islam, 11. pp. 3-25: inoltre le yoci della stessa enciclopedla sulle singole dinerue e personam (con magia bild.: e le parti relative all'E. nelle atorie generali dell'silam.

In generale: S. Lane-Pauls, A history of Egypt in the Middle Aen. Londra 1001: C. H. Becker. Beiträge zur Geschichte Aegyptens unter dem Islam, Strasbourg 1002: Fricis de l'histoire d'Egypte: H. H. Manker-G. Wiet, L'Eegete byzantine et mond. more, Cairo 1932, pp. 107-414: III. E. Combe-J. Bairville-E. Bricolt. L'Egypte atromane. l'expedition l'mestive en Eegete et le rigue de Mabamed-Aly, 1917-1819, ivi 1933: IV. A. Sammaton. Les riques de 'Abbas, de Sa'id et d'lomid (1846-1879). Roma 1935 (fondamentale): G. Hanouus. Histnise de la nation égyptienne. [N-VII. Parisi 1934-40: C. H. Poullus. Histoire de l'Egypte depuis le congnite atromane, 141 1448.

Sulla congnitita: A. J. Butler. The Arab conquest of Egypt and the last thirty years of the Roman dominion. Oxford 1902. Sui governatori del califano (comprendevano: Toland: e Ijjaldith: F. Wannafeld. Die Stathalter von Aeypres zur Zeit des Chalifes, 4 voll., Gottinga 1873-76. Sui Ijjaldith: Z. M. Hasson. Les Tolandes. Etude de l'Eegete mondanine à la fin de l'A7 siecle. Paris 1933. Suth Ijaldith: Iim Salid. Kizith al-magrib II Sybil al-magrib. IV. Geschichte der Ibiden und Pustilensische Riegmahien, ed. e rielaborazione con note e indizi di E. L. Tallyrey. Leida 1890. Sui Fatimidi: P. Wannafeld. Geschichte der Fatimiden-Chalifes. Gottinga 1881: De Lacy O' Leary. A short history of the Fatimid caliphate. Londra 1023: P. H. Mawson. Polonies on the origin of the Fatimialahes, 10 1934. Sui Mamelucchi: W. Muir. The Mamelube or there dynasty of Egypt, Londra 1806 (trad. araba. Cairo 1934): W. Niemeyer. Aegyptes zur Zeit der Mandulion. Berlino 1936. Dall'occupazione francese in sct: A. Hascucher, Geichichte Aegyptens im 19. Jahrhundert 1748-1914. Halle 1917. Su Mulammeal 'Ali: M. Sabry. L'empire égyptien sous Mabasamed Aly et la question d'Orient (18111849). Parigi 1930: A. Sammaton. Il regno di Mabammed Ali
![img-1.jpeg](img-1.jpeg)
ida U. Mennerei de Villard, Les couvents près de Sabèq. I. Milano 1888, tux. 111
Egypte - Intenno della Chiesa del Convento Bianco.
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(da U. Mennerei de Villard, Les couvents près de Sabèq. I. Milano 1888, tux. 111 Egrte - Intenno della Chiesa del Convento Bianco.
ori documenti diplomatici italiani iserditi, I. Cairo 1930: VIII-X, Roma 1931-32. Su Ismā'li: G. Douin. Histoire du règne du khadire Imatil, I. Roma 1933: II, ivi 1934: III, Cairo 1936-38. G. Guinde Bey e G. Yagher. Imatil d'après les documents officiels, ivi 1946. Per la politica inglese: Lord Cromer. Madera Egypt. 2 voll., Londra 1908: Lord Lloyd. Egypt since Cromer, 2 voll., ivi 1933-34. Per il Sudan: R. L. Hill. A bibliography of the Anglo-Egyptian Sudan from the earliest times to 1937. OxfordLondra 1930: J. S. Tziningham, Islam in the Sudan. Londra 1949. Sul movimento nazionalista: E. Klingmüller, Geschichte der Wafd-Partei. Berlino 1937. Sugli avvenimenti più recenti: F. Gabrieli. Egitto, in Enc. Ital., app. II, A-H, pp. 820-21: cronache e documenti nei periodici Oriente Moderno (Romal. Cahiers de l'Orient centempensis (Paragl), The Middle East Tournoi (Washington).

Sabatino Moscati

## VI. Arte cristiana dell'E.

Lo sviluppo dell'arte cristiana in E. è dominato da alcune condizioni fondamentali che bisogna tener sempre presenti. La prima è l'esistenza di Alessandria, Alexandria ad Aegyptum e 8 nple Alyōroq, il che non vuol dire che fosse considerata in E.: anzi essa da questo è ufficialmente separata. Alessandria è città di piena cultura greca, pagana, opulenta per traffici, culla di un'arte che rientra nel ciclo ellenistico delle grandi metropoli orientali. Tale arte ha uno svolgimento suo proprio, ben distinto da quello che si osserva nella valle del Nilo, salvo in alcune località ove l'elemento greco prevale e perpetua sino al vi sec. con il paganesimo, tardo e morire, le tradizioni di una cultura e di un'arte ben diversa da quella che rispecchia le tendenze e le visioni della popolazione indigena. Questa perseveranza del paganesimo che non finisce se non all'epoca di Giustiniano, deve sempre esser tenuta presente; e inoltre la caratteristica che va ben presto assumendo il cristianesimo in E. con il diffondersi

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(da U. Maunaret de Villard. Les conyants mits de Schig. 1 Milano 1923. 101. 721 Eoitto - Pianta della chiesa di Bur Bù Rekba.
e poi il prevalere dell'eresia monofisita, creando un netto contrasto con l'ambiente e la classe grecobizantina decisamente melkita. Il monofisismo, propagato principalmente da Siriani, aumenta l'importanza di questi nello sviluppo culturale del paese, e quindi anche dell'arte. Non bisogna inoltre dimenticare che l'E. è la via naturale dei grandi traffici orientali persino con l'India e da clò nasce il crearai di contatti, lo stabilirsi di colonie straniere nel paese (nabates e palmirene) con evidenti influssi sulle fornue. Si trovano quindi in E. fra il ti ed il vi sec. due correnti, due