enerale dell'Ordine - Roma.
Nilo di S. Brocardo, O.C.D., Prof. nella Facoltà teologica dell'Ordine - Roma.
† Oddone Andrea, S.J., Scrittore della Civiltà Cattolica - Roma.
Odoardi Giovanni, O.F.M. Conv., Prof. di Storia della Chiesa e Storia della teologia nella Pont. Facoltà teologica dei Frati Minori Conventuali Roma.
Oldani Luigi, Sac., Prof. nella Pont. Facoltà teologica di Milano - Venegono Inferiore (Varese).
† Oliger Livario, O.F.M., Prof. nei Pont. Ateneo Lateranense e Antoniano - Roma.
Olèr Giuseppe, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale Roma.
† Oppenheim Filippo, O.S.B., Prof. di Liturgia nel Pont. Ist. Internazionale di S. Anselmo, Lateranense e di Propaganda Fide - Roma.
Orazi Ausenda Renata, Dott. in Lettere, diplomata in Paleografia - Roma.
Ortiz de Urbina Ignazio, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Pacelli Giulio, Principe, Avv. Rotale civile - Roma.
Pacini Leone, Ordinario di Letteratura russa nell'Istituto Univ. Orientale di Napoli.
Palazzini Pietro, Mons., Prof. di Teologia morale nel Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Palmarocchi Roberto, Provveditore agli Studi L'Aquila.
Palumbo Pier Fausto, Prof. di Storia medievale nella Univ. di Bari, Presidente della Società di Storia patria per la Puglia - Roma.
Paoli Rodolfo, Incaricato di Letteratura tedesca nell'Univ. di Firenze.
Paolo Luigi del Crocifisso, C.P. - Roma.
Paolucci Romualdo, Dott. in Lettere - Roma.
Parente Pietro, Mons., Ordinario di Teologia dogmatica nella Pont. Univ. di Propaganda Fide - Roma.
Paribeni Roberto, Ordinario di Storia antica e Archeologia nell'Univ. Catt. del S. Cuore di Milano.
Parisella Innocenzo, Sac., Dott., Minutante della S. Congr. del Concilio - Roma.
Pascadopoli Edoardo, O.F.M. - Roma.
Paschini Pio, S.E.R., Mons., Rettore Magnifico del Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Pasquali Costanza, Dott. in Lettere, Assistente volontaria di Filologia romanza nell'Univ. di Roma.
Pasquale Fedele, S.S.P., Prof. di Scienze bibliche Roma.
Passerin Ettore, Incaricato di Storia del Risorgimento nell'Univ. di Pisa - Firenze.
Paventi Saverio Maria, Mons., Aiutante di studio della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Pecoraio Edoardo, Mons., Minutante della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Pedot Lino, O.S.M., Segretario della Procura dell'Ordine - Roma.
Pelzer Augusto, Mons., Scrittore della Biblioteca Vaticana - Roma.
Penna Angelo, C.R.L., Dott. in S. Scrittura - Roma.
Pesci Benedetto, O.F.M., Prof. di Storia eccl. nel Pont. Ateneo Antoniano - Roma.
Petech Luciano, Incaricato di Storia e Geografia dell'Asia Orientale nell'Univ. di Roma.
Peterlin Giuseppe, Prof. nel Liceo classico sloveno di Trieste.
Peterson Erik, Prof. nel Pont. Ist. di Archeologia cristiana - Roma.
Petino Cosimo, Mons., Prof. di Teologia nel Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Petrocchi Giorgio, Incaricato di Letteratura italiana nel Magistero «Maria Assunta» - Roma.
Petrocchi Massimo, Titolare di Storia moderna nell'Univ. di Messina - Roma.
Petrotta Gaetano, Papas, Prof. di Lingua e Letteratura albanese, Incaricato di Filologia bizantina nell'Univ. di Palermo.
Pettenati Gastone - Roma.
Piana Celestino, O.F.M., del Collegio S. Bonaventura di Quaracchi (Firenze).
Picotti Giovanni Battista, Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. di Pisa.
Piolanti Antonio, Mons., Ordinario di Teologia sacramentaria nella Pont. Univ. di Propaganda Fide e nel Pont. Ateneo Lateranense - Roma.
Pirri Pietro, S.J., dell'Ist. storico della Compagnia di Gesù - Roma.
Pistoni Giuseppe, Mons., Prof. di Teologia morale nel Seminario arcivescovile di Modena.
Pitigliani Riccardo, C.SS.R. - Roma.
Pohl Alfredo, Prof. nel Pont. Ist. Biblico, Direttore di Orientalia - Roma.
Pompei Alfonso, O.F.M. Conv. - Roma.
Pontani Filippo Maria, Prof. di Lettere latine e greche nel Liceo "G. Mameli» - Roma.
Pou y Marti Giuseppe, O.F.M., Prof. di Storia eccl. e Paleografia nel Pont. Ateneo Antoniano Roma.
Pratesi Alessandro, Assistente ordinario di Paleografia latina e diplomatica nell'Univ. di Roma.
Pratesi Riccardo, O.F.M., del Collegio S. Bonaventura di Quaracchi (Firenze).
Praz Mario, Ordinario di Lingua e Letteratura inglese nell'Univ. di Roma.
Prete Serafino, Sac., Prof. di Storia nel Pont. Seminario regionale di Fano - Pesaro.
Preto Edoarda, Assistente alla Cattedra di Storia della Filosofia medievale nell'Univ. Catt. del S. Cuore di Milano.
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Provenzal Giulio, Dott., Presidente dell'Ist. italiano di Storia della chimica - Roma.
Pucci Adamo, Mons., Dott. in Teologia e Diritto, Aiutante di Studio della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Pucci Ulisse, Ordinario di Filosofia e Storia nei Licei governativi di Roma.
Pugliese Agostino, Sac., Prof. di Diritto canonico nel Pont. Ateneo Salesiano - Torino.
Raes Alfonso, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Rapisarda Emanucle, Direttore dell'Ist. di Letteratura cristiana antica nell'Univ. di Catania.
Rathe Kurt, Dott. in Lettere e Filosofia, Storico d'Arte - Roma.
Ravenna Alfredo, Dott. - Roma.
Redigonda Abele, O.P., Dott. in Teologia - Roma.
Reypens Leonzio, S.J., del "Ruusbroec-Genootschap" - Anversa.
Ricciotti Giuseppe, C.R.L., Abate, Titolare di Storia del Cristianesimo nell'Univ. di Bari - Roma.
Rinaldi Giovanni, C.R.S., Prof. di Ebraico e Lingue semitiche comparate nell'Univ. Catt. del S. Cuore di Milano - Como.
Rogger Igino, Sac., Licenziato in Teologia e in Storia eccl. - Roma.
Rolando Giovanni Maria, Prof. di Teologia nel Seminario maggiore di Rivoli Torinese (Torino).
Romeo Antonino, Mons., Aiutante di Studio della S. Congr. dei Seminari e delle Univ. degli studi Roma.
Rommersckirchen Giovanni, O.M.I., Assistente della Pont. Biblioteca Missionaria della S. Congr. di Propaganda Fide - Roma.
Ronci Gilberto, Dott., Storico d'Arte - Roma.
Rondini Maria Luisa, Dott. in Lettere - Roma.
Ronga Luigi, Ordinario di Storia della Musica nel Pont. Ist. di Musica sacra, nel Conservatorio di musica "S. Cecilia" e Incaricato della stessa materia nell'Univ. di Roma.
Rope Enrico, Sac., del Ven. Collegio Inglese - Roma.
Roschini Gabriele Maria, O.S.M., Prof. di Teologia dogmatica nel Collegio S. Alessio Falconieri Roma.
Rossaro Antonio, Sac., Prof., Direttore della Biblioteca comunale - Rovereto (Trento).
Rota Antonio, Libero Docente di Diritto comune nell'Univ. di Roma.
Rota Ettore, Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. di Pavia.
Rotoli Ippolito, Mons., Dott. in Teologia e in "Utroque iure", Segretario di Nunziatura di Prima classe della Segreteria di Stato - Roma.
Rubei Maria, Dott. in Lettere - Roma.
Ruggi d'Aragona Agostino, O.P., Assistente ecclesiastico delle Guide Italiane - Roma.
Russo Francesco, M.S.C. - Roma.
Russotto Gabriele, F.B.F., Postulatore Generale Roma.
Rütten Felix, Dott. - Roma.
Sainati Vittorio, Dott. in Lettere e Filosofia - Pisa.
Salvini Roberto, Prof., Soprintendente alle Gallerie di Modena.
Sannazzaro Piero, Min. Inf. - Roma.
Santi Carlo, O.F.M., Prof. di Teologia - Assisi.
Santini Emilio, Ordinario di Letteratura italiana nell'Univ. di Palermo.
Santovito Emma, Dott. in Lettere - Roma.
Saraiva Silva, Sac. - Roma.
Scarpellini Costante, Sac., Dott. in Teologia nel Seminario maggiore di Bergamo.
† Schilling Doroteo, O.F.M., Prof. nel Pont. Ateneo Antoniano - Roma.
Schirò Giuseppe, Dott., Prof. nell'Univ. di Roma.
Schmitt Clemente, O.F.M., Prof. di Storia ecclesiastica - Metz.
Schneider Alfonso Maria, Prof. di Archeologia bizantina e antico-islamica nell'Univ. di Gottinga.
Schultze Bernardo, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Sciacca Michele Federico, Ordinario di Filosofia teoretica nell'Univ. di Genova.
Scimé Salvatore, S.J., Prof. di Filosofia teoretica e Storia nell'Ist. "Ignatianum" - Messina.
Scremin Luigi, Prof. di Farmacologia nell'Univ. di Siena.
Selvaggi Filippo, S.J., Prof. di Filosofia nella Pont. Univ. Gregoriana - Roma.
Sestan Ernesto, Titolare di Storia nella Scuola normale superiore di Pisa.
Sette Giuseppe, Sac., Prof. di Teologia morale ne Seminario vescovile di Vicenza.
Sidor Carlo, Presidente del Consiglio nazionale sloveno all'Estero - Canadà.
Siffrin Pietro, O.S.B., Prof. di Liturgia nel Pont. Ist. Internazionale di S. Anselmo - Roma.
Simeone Franco, Docente di Letteratura francese nella Facoltà di Lettere dell'Univ. di Genova.
Simeone Lorenzo, O.F.M. Conv., Prof. di Teologia morale e pastorale nella Pont. Facoltà teologica dell'Ordine - Roma.
Sirna Giuseppe, O.F.M. Conv., Prof. di Teologia morale fondamentale nella Pont. Facoltà teologica dell'Ordine - Roma.
Škarvada Jaroslav, Sac., Dott. in Teologia nel Pont. Collegio Nepomuceno - Roma.
Snichelotto Francesco, Sac., Dott., Vicario Generale - Vicenza.
Soleri Giacomo, Prof. di Filosofia nell'Ist. Magistrale di Saluzzo.
Soubigou Luigi, Sac., Dott., Vice Rettore dell'Univ. Catt. di Angers.
Spaapen Bernardo, S.J., del "Ruusbroec-Genootschap" - Anversa.
Spadafara Francesco, Sac., Prof. di Scienze bibliche nel Collegio S. Alessio Falconieri - Roma.
Spätling Lucchesio, O.F.M., Prof. di Storia eccl. nel Pont. Ateneo Antoniano - Roma.
Staffa Dino, Mons., Uditore alla S. Romana Rota Roma.
Stano Gaetano, O.F.M. Conv., Prof. di S. Scrittura nella Pont. Facoltà teologica dell'Ordine Roma.
Stefanini Luigi, Ordinario di Filosofia nell'Univ. di Padova.
Stephanou Pelopidas, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Sticco Maria, Docente di Storia della Letteratura italiana - Milano
Straneo Paolo, Prof. emerito di Fisica matematica nell'Univ. di Genova.
Stumpf Miroslav, Dott. - Roma.
Tailliez Federico, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Talbot Rice Davide, Prof. di Storia dell'Arte nell'Univ. di Edimburgo.
Talentino Ernesto, Vice Presidente centrale della Gioventù Cattolica - Roma.
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Tamborra Angelo, Prof., Pubblicista - Roma.
Tarchnis̆vili Michele, Sac., Membro del «Consilium doctorum» del Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium - Lovanio.
Taurisano Innocenzo, O.P. - Roma.
Tegoni Guido, Dott., Igienista - Roma.
Teodorico da Castel S. Pietro, O.F.M. Cap., Dott. in Teologia, Prof. di S. Scrittura - Roma.
Testini Pasquale, Assistente di Archeologia cristiana nell'Univ. di Roma.
Testore Celestino, S.J., Scrittore della Civiltà Cattolica - Roma.
Thomas Pietro, O.S.B., Prof. di Paleografia gregoriana, Teoria e storia del Canto gregoriano nel Pont. Ist. di Musica sacra - Roma.
Thum Beda, O.S.B., Prof. di Filosofia nel Pont. Ist. Internazionale S. Anselmo - Roma.
Toschi Paolo, Docente di Letteratura delle tradizioni popolari nell'Univ. di Roma.
Toschi Tomaso, O.F.M., Dott. in Teologia - Bologna.
Trasselli Carmelo, Dott. - Roma.
Turchi Nicola, Sac., Docente di Storia delle religioni nell'Univ. di Roma.
Ubertazzi Gian Maria, Avv. - Milano.
Umile Bonzi da Genova, O.F.M. Cap., Prof. emerito di Teologia dogmatica nel Seminario teol. dei Cappuccini - Genova.
Vaccari Alberto, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Biblico Roma.
Valentini Giuseppe, S.J., già Consigliere del Reale Ist. di Studi albanesi e del Centro Studi Albania R. Accademia d'Italia - Milano.
Valentini Roberto, Libero Docente di Storia medievale nell'Univ. di Roma.
Valsecchi Franco, Ordinario di Storia moderna nell'Univ. di Milano.
Vannicelli Luigi, O.F.M., Libero Docente di Etnologia nell'Univ. di Roma.
Vanni Rovighi Sofia, Libero Docente di Storia della Filosofia, Incaricata di Filosofia morale nell'Univ. di Milano.
Vannucci Pasquale, S.P. - Roma.
Vercillo Oslavia, Dott. - Roma.
Vernieri Nicola, Ordinario di Letteratura poetica
e drammatica nel Conservatorio di musica "S. Cecilia" - Roma.
Vian Nello, Dott., Segretario della Biblioteca Vaticana - Città del Vaticano.
Vicentini Ulderico, O.F.M. - Roma.
Viglino Ugo, I.M.C., Ordinario di Critica, Logica e Filosofia dell'Arte nella Pont. Univ. di Propaganda Fide - Roma.
Vignola Bruno, Libero docente nell'Univ. di Bologna - S. Massimo all'Adige (Verona).
Viora Mario, Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. Catt. del S. Cuore di Milano.
Voëllki Ludovico, Sac., Licenziato in Archeologia cristiana - Roma.
Vogt Ernesto, S.J., Rettore del Pont. Ist. Biblico Roma.
Vollebregt Goffredo, Can. Praem., Prof. di Teologia e S. Scrittura. Abbazia di Berne Heeswijk Olanda.
Walz Angelo, O.P., Prof. di Storia eccl. nel Pont. Ateneo Angelico - Roma.
Wehr Witold, Dott. - Roma.
Wicki Giuseppe, S.J., dell'Ist. Storico della Compagnia di Gesù - Roma.
Wilckens Leonie, Dott. - Monaco.
Xiberta Bartolomeo, O. Carm., Prof. di Teologia nel Collegio internazionale dell'Ordine - Roma.
Zaccaria Varalta da S. Mauro, O.F.M. Cap., Prof. nel Collegio Internazionale dell'Ordine - Roma.
Zampetti Piero, Soprintendente alle Gallerie delle Marche - Urbino.
Zannoni Guglielmo, Sac., Prof. di Teologia dogmatica nel Seminario vescovile di Rimini.
Zedda Silverio, S.J., Prof. nello Scolasticato di Chieri (Torino).
Zocca Emma, Prof., della Direzione generale delle Antichità e Belle Arti - Roma.
Zocca Mario, Incaricato di Urbanistica nell'Univ. di Bari - Roma.
Zolli Eugenio, Incaricato di Ebraico e di Lingue semitiche comparate nell'Univ. di Roma.
Zollini Vito, Sac., Dott., Postulatore generale dei Servi della Carità - Roma.
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GENICOT, Edouard. - Gesuita, moralista, n. ad Anversa il 18 giugno 1836, m. a Lovanio il 21 febbr. 1900. Assecondando la sua inclinazione, si occupò da prima di studi storici, preparando un lavoro compiuto su Adriano VI (cf. Un pape belge, in Précis historiques, 2^{text {h }} serie, 8 [1879, t], pp. 321-42; 10 [1880, t], pp. 739-47). Ma dal 1889 gli fu affidato l'insegnamento della teologia morale nello scolasticato dei Gesuiti a Lovanio, e vi durò fino alla morte.
La sua opera: Theologiae moralis institutiones (2 voll., Lovanio 1896) conobbe molte edizioni e diventò quasi il manuale comune delle scuole teologiche, sempre aggiornato, e poi adattato al CIC dal p. J. Salamans ( 16^{mathrm{a}} mathrm{ed}., Bruxelles 1946). Il suo pregio sta nella grande chiarezza di esposizione, nella lucidità, ponderazione e sicurezza dei giudizi, in una saggezza conciliante e ben illuminata. Di lui uscirono postumi i Casus conscientiae ( 2 voll., Lovanio 1901; 7 ed. Bruxelles 1938), in cui si notano i medesimi pregi, uniti ad una grande praticità e tempestività di argomenti.
Bibl.: J. Salamans, s. v. in Cath. Enc., VI (1909), p. 413; P. Bernard, s. v. in DThC, VI (1925), coll. 1223-24.
Celestino Testore
GENIO (Genius). - Concetto religioso esclusivamente romano. A differenza delle classiche figure divine indipendenti, il G. appartiene sempre a persone, collettività, luoghi o anche dèi : questi tutti hanno il proprio G. Il G. però, in ogni singolo caso, è una divinità. La documentazione è relativamente recente e non permette di stabilire se originariamente il concetto del G. era ristretto a una delle categorie menzionate e, in caso affermativo, a quale di esse.
Per il culto pubblico del G. si ha notizia di un sacrificio di vittime animali nel 218 a. C. Il Genius populi Romani, Genius publicus, Genius Urbis Romae figurano spesso indistintamente nella tradizione. Un santuario del G. pubblico si trovava nei pressi del tempio della Concordia; un sacrificio annuale comune al G. pubblico, a Fausta Felicitas e a Venus Victrix è documentato per il 9 ott. Dal sec. iv d. C. si conoscono ludi genialici ( mathrm{r} 1-12 febbr.). Nel culto domestico domina il G. del capofamiglia. La sua festa è il giorno del compleanno del paterfamilias. A questi G. si presentano sacrifici incruenti, particolarmente vino puro. I dipendenti giurano sul G. del capofamiglia. Nelle raffigurazioni il G. appare come giovane, con corno d'abbondanza e patera; nelle pitture domestiche esso sembra rivesta i tratti del capofamiglia stesso; l'espressione teriomorfa del G. è il serpente. Il G. dell'imperatore ha un culto pubblico.
La parola G. deriva indubbiamente dalla radice verbale gen- (gignere, generare) : l'interpretazione antica e moderna oscilla però tra le varie possibilità di spiegare la connessione. Il G., inseparabile dalla persona o dalla cosa cui appartiene, ne rappresenta ad ogni modo la divina origine individuale. Mentre in alcuni casi si trova il G. attribuito anche a donne e dèe, più spesso si distingue tra il G. dell'uomo e la Iuno della donna.
Bibl.: Otto, Genius, in Pauly-Wissowa, VII, 1. col. 1133 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2² ed., Monaco 1912, p. 173 sgg.; F. Altheim, Römische Religionsgeschichte, I, Berlino-Lipsia 1931, p. 107 sgg.; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, p. 118 sg.; K. Kerényi, La religione antica nelle sue linee fondamentali, Bologna 1940, p. 210 sgg. Angelo Brelich
Genii e asiori. - 1. Nell'arte pagana. - Il concetto di G., cosi etimologicamente preciso nell'antica religione romana, si venne alterando quando i Romani vennero a contatto con la religione e la mitologia greca. Non si trattò più, allora, del dèmone che ha in custodia il singolo uomo o il singolo luogo, ma, in dipendenza del suo significato fondamentale, il G. passo a significare traslatamente le personali voglie e tendenze, donde la frase genio indulgere nel senso di assecondare la propria inclinazione o piacere. Da ciò deriva il ravvicinamento con il mistico Eros (Amore) con il suo seguito di Erori ( = Amorini), latinamente Cupido e Cupidines, concepiti e raffigurati come fanciullini forniti di ali a significare la mobilità e volubilità del sentimento amoroso e poi adottati - rappresentare graziose scene di genere. Notissimi sono gli amorini Rospigliosi conservati nel Museo delle Terme (Roma) e la pittura della casa dei Vettii a Pompei, dove si vedono amorini intenti a fabbricare l'olio, a modellare preziosi come gioiellieri, a vendere il vino. Gli amorini o genietti alati vengono anche introdotti ad animare scene miatagogiche, come la scena della toletta della matrona nella pittura della Villa Item a Pompei e vari stucchi della Basilica dei Misteri a Porta Maggiore. Né sono da dimenticare i cosiddetti Attis funerari, G. in aspetto giovanile, derivati dai due che fiancheggiano, nei bassorilievi mitriaci, la scena della tauroctonia, raffigurati uno con la fiaccola alzata (sole che sorge), l'altro con la fiaccola rovesciata e spenta (sole che muore).
2. Nell'arte cristiana. - Nelle pitture, sculture e musaici paleocristiani gli artisti introdussero di frequente quale motivo decorativo genietti (putti e amorini) alati e non alati nelle pose più svariate e graziose. Sono figure - scrive G. B. De Rossi - in sé indifferenti, poste per complementi della composizione secondo il gusto ed il costume della scuola classica, dalla quale esciirono i primi
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artisti (Bullettino di arch. crist., 1^{mathrm{a}} serie, 3 [1865], p. 43). Quindi non si devono considerare né come Cupidi né tanto meno come angeli. Le scene più comuni nelle quali compaiono i genietti sono le campestri e le marine: genietti vendemmiatori o salterellanti fra i pampini si vedono nella vòta dell'ipogeo detto dei Flavi a Domitilla (sec. II; parte non riprodotta dal Wilpert, cf. però altro affresco del sec. Iv di Domitilla in Pitture, tav. 148), in un sarcofago del sec. iv con il Buon Pastore al centro e ai lati (id., Sarcofagi, tav. 117, 4), nel sarcofago porfiretico di S . Costanza e in due riquadri musivi del mausoleo omonimo (sec. IV); genietti rappresentati quali giardinieri, mietitori, vignaiuoli e boscaloli sono rappresentati nelle scene delle stagioni (cf., ad es., quelle affrescate in Pretestato, sec. III: id., Pitture, tavv. 32-34, e in Marco e Marcelliano [sec. Iv], ibid., tav. 245, oppure nei sarcofagi: id., Sarcofagi, tavv. 69, 2, 117, 2-3); nelle scene campestri sono anche intenti a custodire pecore (id., Pitture, tav. 31, in Domitilla, sec. II) o a mungerle (id., Sarcofagi, tav. 117, 4); nelle scene marine cavalcano uccelli, guidano fragili barchette, pescano con la rete, con la ienza, con la fiocina o con il laccio, si tuffano nell'acqua, come nel musaico scon, parso della vòta di S . Costanza (sec. Iv), nel pavimento musivo del duomo di Aquileia (sec. Iv), nei fregi inferiori dei catini di S. Giovanni in Laterano e di
S. Maria Maggiore nei quali Jacopo Turriti ha certamente imitato modelli classici. Talvolta sostengono ghirlande o fiori (id., Pitture, tavv. 184, 188, 211), sono intercalati con cranti (Cripte di Lucina fine sec. II: ibid., tav. 25; SS. Pietro e Marcellino, sec. Iv: ibid., tav. 217), sono posti su peducci di fiori (ibid., tav. 2), occupano il centro della vôta di cubicoli (ibid., tavv. 2, 3, 4), portano ceste (Coemeterium Maius). Nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino un genietto tiene il posto del Buon Pastore (Wilpert, Pitture, tav. 217). Nei sarcofagi sorreggono le imagines clypeatus (id., Sarcofagi, ad. es., tavv. 11, 4, 52, 3, 37, ecc.), e spessissimo i cartigli per iscrizioni (ibid., ad es., tavv. 11, 4, 14, 3, 128, 1, ecc. anche nelle Pitture, tav. 218). A un combattimento di galli assistono due genietti, il gallio vincente ha vicino il genietto con la palma, mentre il vinto ha il genietto piangente (id., Sarcofagi, tav. 156). In taluni sarcofagi cristiani si trova il G. della morte con la face rovesciata, di sapore prortamente pagano (ibid., tavv. 68, 6, 71, 4, 76, 2, 132, 1). Nei vetri dorati i G. coronano spesso i personaggi ivi rappresentati. Per le raffigurazioni del mito di Amore e Psiche, dove spesso si riscontrano pure genietti, v. amore e psiche.
Il motivo ornamentale dei genietti tende a scomparire nell'arte del medio e basso medioevo tranne in rari casi, come nella scultura di Wiligelmo sulla facciata della cattedrale di Modena (sec. xII), per nuovamente ricomparire frequente nella pittura e scultura del Rinascimento e quindi nella barocca e nella moderna. - Vedi tav. I.
Bim.: Per il mondo pagano: A. Min, Pompéi, in Leben und Kinas, 2² ed., Lipsia 1908, pp. 338-59; G. E. Rizzo, Dionysos Myster, in Atti Accad. di Napoli, 1914, specislmente la tav. 14 che contiene le tre scene della toletta d'una donna; F. Ducati, L'arte in Roma dalle origini al ser. VIII, Bologna 1930, pp. 111 sgg., 161, 293 sgg.: tav. 92, 2; F. Cumont, Recherches sur le symbolisme funimire des Romains, Parigi 1942, pp. 347 sgg., 407 sgg. Per il mondo cristiano: H. Leclercq, Amours, in DACL. I, 11 (1907), coll. 1606-48; Wilpert, Pitture, I, p. 21; id., Sarcofagi, I (1020), p. 92; II (testa), pp. 269, 351; F. Grossi Gandi, I monumenti cristiani iconografici ed architettonici dei sei primi se. coli, Roma 1923, pp. 49, 138, 187. Nicola Turchi-A. Pietro Frutaz
GENITORI. -
I. Definizione. -
Ig., dal latino genitor, sono coloro che ci hanno generato alla vita. S. Torismaso li chiama: «il principio particolare del nostro essere, come Dio è il principio universale» (Sum. Theol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{ac}}, q. 112, a.5). Come infatti Iddio creò gli uomini, così i g. procrearono i figli; come Iddio conserva le creature nel loro essere e le dirige al loro fine con la sua Provvidenza, così ig. custodiscono con le loro cure i figli e con i loro consigli ed esempi li governano e li dirigono al loro fine. Le relazioni dei g. verso i figli appartengono al diritto naturale, essendo la società domestica anteriore a qualunque al-
tra forma di società. Ne viene di conseguenza che qualunque ingerenza dello Stato tendente ad avocare a sé il compito di educare i figli è illecita ed arbitraria.
Sono noti i principi dei fautori di questa sentenza. Ig., essi dicono, molto raramente hanno la possibilità di istillare nei loro figli quell'educazione e quelle direttive che sono necessarie al bene comune della società nella quale un giorno dovranno vivere ed operare. D'altra parte lo Stato ha delle esigenze di unità di difesa cui tutti debbono portare il proprio contributo. Spetta dunque allo Stato sottomettere le varie tendenze dei g. alle esigenze sue che sono in ultima analisi quelle della comunità. Chi ragiona cosi dimentica che se lo Stato ha il diritto e il dovere di intervenire e di concorrere all'educazione dei cittadini e di sostituirsi anche ai g. quando essi non sono in grado di farlo, non può in ogni caso modificare o abrogare i dettami della legge naturale, essendo essa scolpita nel cuore di ogni uomo da Dio stesso. Errore opposto, ma altrettanto pericoloso, è quello di coloro, che rigettando l'autorità dello Stato nell'educazione della prole, sostengono però che neppure i g. hanno tale diritto, ma essendo i figli del tutto indipendenti da qualunque autorità, hanno essi soli il diritto di scegliere il genere di educazione che maggiormente loro aggrada. Di questi e di altri errori circa i diritti e i doveri dei g. parla diffusamente Pio XI nell'encicl. Divini illius Magistri del 31 dic. 1929 e ne dà la confutazione.
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(fel. Anderson)
Genio - Sarcofago detto dei Buoni Pastori con genietti intenti a vendemmiare e a mungere (sec. iv) - Roma, Museo Cristiano Lateranense.
II. Doveri del G. - I. Amore. - Oltre che dovere generale di carità, l'amore dei figli è anche dovere specifico di pietà. Esso abbraccia tre cose: volere il bene dei figli, fare loro del bene e tenerli lontani dal male, sia fisico sia spirituale.
L'obbligo dell'amore appartiene al diritto naturale. Attraverso l'istinto si manifesta anche negli animali. Sono note le cure vigilanti con cui gli animali circondano la loro prole. La medesima tendenza si manifesta, in modo anche più evidente, negli uomini. A tal punto che i g. che dimenticano o calpestano questo loro fondamentale dovere, sono considerati dei mostri. I figli d'altra parte, almeno fino ad una certa età, sono incapaci di bastare a se stessi : hanno quindi diritto di essere curati, aiutati, difesi. Al diritto dei figli corrisponde necessariamente il dovere dei g. Si aggiunga che i figli sono parte integrante dei g., nati dalla loro unione, scorre in essi lo stesso sangue, ne ereditano le tendenze buone o cattive, sono un prolungamento della loro vita e del loro amore. Meritano quindi di essere amati come si ama una parte del nostro essere. Questo amore deve essere : affettivo ed effettivo, interno ed esterno, naturale e soprannaturale.
a) Affettiva ed interna. Cosi che essi cerchino e vogliano sinceramente il bene dei figli sia corporale, sia spirituale, per il presente e per il futuro. Peccano perciò gravemente quelli che odiano o maledicono o desiderano il male ai loro figli, che li offendono con parole gravemente ingiuriose. In quest'ultimo caso però nella pratica molto spesso essi sono scusati dal peccato grave, perché lo fanno nell'impeto dell'ira. Questo amore dei figli dev'essere però regolato. Non dev'essere quindi né esagerato, si da fare dei figli degli idoli, concedendo ad essi tutto, o non correggendoli quando fanno il male; né parziale, cosi da amare più uno che l'altro figlio, anche se più meritevole; né egoistico, non dev'essere cioè un amore interessato. b) Effettiva ed esterno. I g. cioè non devono soltanto volere il bene dei figli, ma debbono anche procurarlo secondo le loro possibilità. Peccano quindi i g. che non dànno ai figli il necessario sia alla loro salute fisica che spirituale o che, potendolo, non allontanano un male che loro sovrasta. c) Naturale e soprannaturale. Naturale, perché i figli sono parte di loro stessi, soprannaturale perché i g. sono cooperatori di Dio nel procreare e santificare i figli.
2) Educazione. - E il primo bene che i g. devono procurare ai figli. Anche questo è un obbligo della legge naturale. "La natura - dice s. Tommaso - non tende soltanto alla procreazione del figlio, ma anche al suo sviluppo e al suo progresso, per condurlo allo stato dell'uomo perfetto" (Sum. Theol., 3^{text {a }}, q. 41, a. 1). L'edu-
cazione dev'essere soprattutto spirituale; senza però trascurare quella corporale. E necessario ancora che l'educazione sia virile, congrua e proporzionata sia all'indele dei singoli figli, sia alla loro futura condizione. Infine dev'essere cristiana, ordinata cioè al fine soprannaturale.
L'educazione corporale comprende: il dovere di proteggere la vita del figlio fin dal momento del suo concepimento; il dovere di dargli il cibo necessario e di procurare che il suo corpo abbia a svilupparsi sano e robusto. L'educazione spirituale abbraccia il dovere dell'istruzione sia religiosa sia civile, del buon esempio, della vigilanza e della correzione. Del primo dovere fa parte l'obbligo grave per i g. di far battezzare i propri figli quanto prima. Una notevole dilazione del Battesimo, senza una causa legittima, costituisce peccato grave. Cosi pure l'obbligo di insegnare ai figli fin da piccoli le prime verità della fede.
Non meno grave è l'obbligo di dare ai figli una adeguata cultura. A questo fine i g. devono consultare i gusti e le attitudini dei figli, per non correre il rischio di fare di loro degli spostati. Ne debbono studiare la vocazione senza lasciarsi guidare da considerazioni di interesse e da sogno di grandezza. La vigilanza consiste nel prevenire il male o nel soffocarlo in radice. I g. devono tener lontani i figli da tutto ciò che potrebbe nuocere alla loro anima, come compagni, libri, spettacoli, scuole, ecc.
Il dovere dell'educazione è grave per se stesso o "es genere suo", come dice s. Alfonso (Theol. moralis. ed. L. Gaudè, I, Roma 1903, I. III, n. 336, p. 604). Il CIC (can. 1113) lo dice gravissimo: Pio XI, nell'encicl. Rappresentanti in terra, scongiura i pastori di anime di non trascurare nessun mezzo per richiamare al g. "i loro gravissimi doveri». S. Tommaso arriva a dire "che non è permesso ai g. di entrare in religione senza aver provveduto, in un modo o in altro, all'educazione dei loro figli" (Sum. Theol., 2^{°}-2^{text {me }}, q. 189, a. 6). Obbligo grave per i g. è quindi quello di mandare i propri figli a quelle scuole, in cui non c'è pericolo per la loro educazione religiosa. Il can. 1374 del CIC a questo riguardo è molto severo.
Da quanto detto finora si può concludere che i g. debbono prepararsi ai loro doveri di educatori. Debbono quindi : a) sapere e pensare chi è il fanciullo. Non è egli soltanto carne della loro carne, ma una creatura dotata di un'anima e di una vita soprannaturale, destinato ad un fine eterno, un deposito di cui dovranno render conto a Dio. b) Preoccuparsi di conoscere e di usare tutte quelle risorse umane di psicologia e di pedagogia che possano facilitare il loro compito. c) Appoggiarsi alla Grazia. L'opera che debbono compiere è in qualche modo divina. Solo i mezzi spirituali possono quindi riuscire appieno. La preghiera darà ai g. l'intelligenza soprannaturale dei bisogni più profondi dei loro figli e i mezzi per soddisfarvi. Essa creerà nei figli quella confidenza verso i g. così necessaria perché gli sforzi di questi non siano vani.
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La legislazione civile è pure severa nei riguardi dei doveri dei g. verso i figlioli. I g. che violano gli obblighi di assistenza familiare, oppure abusano dei mezzi di correzione e di disciplina, oppure si rendono rei di maltrattamenti verso i fanciulli, sono puniti con pene varie, che aumentano proporzionatamente quando al fanciullo ne venisse una lesione personale grave o gravissima o la morte (Cod. pen. it., artt. 570, 571, 572 ).
BibL.: Pio XI, encicl. Divini illius Magistri, 31 dic. 1929; AAS, 22 (1930), pp. 49-86; Sum. Theol., 2*-2w, q. 112, a. 5 sgg.; q. 102, a. 1; q. 189, a. 6; Ch. Demolombe, Traité de la paternité et de la filiation, Parigi 1874; C. D'Hulst, La morale e la famiglia, Quaresima 1823 (trad. di p. Norberto da S. Marcello), 3² ed., Torino 1939, conf. 4-5; W. Beringer, Das uncheliche Kind u. seine Mutter, Metz 1903; F. Vasteenberge, Parents (devoirs des...), in DThC. XI, coll. 2003-23; P. Coulot, L'Eglise et le problème de la famille, Parigi 1926; P. Melinc, Morale familiale, ivi 1928; I. Leclercq, La famille, Namur 1933; M. Roberti, Il diritto agli alimenti nel diritto romano e nelle fonti patristiche, Roma 1933; G. Schilling, Theologia moralis, II, Rottenburg 1940, pp. 622-30, nn. 489-90; I. Dormine, La famille au service de la personne, Tournai-Parigi 1941; A. Oddone, Il disaccordo coniugale e l'educazione dei figli, in Civ. Catt., 1943, iv. pp. 75-81; M. Barbera, I principi educativi e la retta formazione sociale, ibid., 1944, tit, pp. 137-44; V. Herlen, Tractatus de matrimonio, 3² ed., Malines 1945, pp. 447-50.
Giuseppe Sette
GENIZÄH. - Termine ebraico da gānaz, d'origine persiana, che significa: « (deposito del) tesoro», "rispoetiglio». Vi si deponevano i rotoli sacri del Pentateuco, singole pagine della Bibbia e dei libri di preghiera e arredi sacri fuori uso, oggetti che con il tempo venivano sotterrati nei cimiteri.
In origine g. indicava l'atto del seppellimento degli oggetti di cui sopra e cosi pure degli scritti di eretici. Secondo notizie talmudiche i libri dei Proverbi, Ecclesiastic e Ezechiele carsero il pericolo di passare in g. Un rotolo della Töräh fuori uso veniva sepolto talvolta in una giarra di terracotta assieme alla salma di un dotto.
A notevole importanza a causa del materiale storico ben conservato assurse la g. di al-Fustát presso il Cairo. Fra altri preziosi documenti vi fu trovato il testo ebraico del Siraxide (v. Ecclesiastico) e quelli riguardanti la setta di Domasco.
BibL.: E. N. Adler, s. v. in Yete. Enc., V, p. 612 sg.; S. L. Skous, s. v. in Enc. Jud., VII, pp. 250-55; I. Elbogen, s. v. in Yüdischer Lexikon, II, pp. 1014-15. Eugenio Zolli
GENNADIO, arcivescovo di Acrida. - Eletto probabilmente nel 1282. Per fedeltà al patriarca Gregorio II di Cipro ( 1283-89 ) abdicò insieme a lui. Proposto per la sede bizantina dall'Imperatore vi si rifiutò, ma impugnò con tanta efficacia la scelta di Atanasie I, che lo indusse a dimettersi (1294).
G. è autore di un opuscolo antilatino, conservato anche nel cod. monacensis gr. 256, ff. 1-37, che elenca testi della Bibbia e dei Padri in pretesa antitesi con la dottrina cattolica sulla processione dello Spirito Santo.
BibL.: H. Gelzer, Der Patriarchat von Achrida, Lipsia 1902, p. 13, n. 24; M. Jugie, Theol. dogmatica christianorum orient., I, Parigi 1926, p. 428; I. Duicev, Proucvantia BArchu bdigarskato srednovekovie, Sofia 1945, p. 118.
Vitaliano Laurent
GENNADIO di Costantinopoli: v. GIORGIO scOLARIO.
GENNADIO da Marsiglia. - Prete di Marsiglia, vissuto nella seconda metà del sec. v, m. fra il 492 e il 505 . Intorno alla sua vita non si sa più nulla.
Le opere che restano di lui, lo presentano come uno storico coscienzioso e sincero. Il De viris illustribus è una guida preziosa per la letteratura cristiana dei secc. iv-v, più sicura di quella di s. Gerolamo, ch'egli continua. Il testo, conservato male, comporta lacune e interpolazioni. I capp. da 92 a 100 sono d'altra mano. G. vi testimonia qualche attaccamento alle dottrine semipelagiane. Il De ecclesiasticis dogmatibus è ordinariamente identificato con la lettera a papa Gelasio (Epistola de fide mea), nella quale egli espone le sue posizioni dottrinali. Il capitolo finale del De viris illustribus, consacrato a G. stesso, enumera altri scritti oggi perduti.
BibL.: Edizione degli scritti: PL 38, 979-1120; E. C. Richardson (Texte und Untersuchungen, 14), Lipsia 1896; Bardenhewer, IV, pp. 595-99; G. Morin, Le liber dogmatum de G. M., in Revue bèndititiae, 24 (1907), pp. 443-53; A. Feder, Der Semipelagianismus im Schriftttellerkatalog des G. von M., in Scholastik, 2 (1927), pp. 481-514; 3 (1928), pp. 234-43; Moricca, III, pp. 966-76. Clemente Schmidt
GENNADIO, arcivescovo di Novcomod. - Resse questa sede dal 1485 al 1504; vi fu eletto dal granduca di Mosca Giovanni II (1472-1505).
Ebbe molto a soffrire dalla confisca dei beni ecclesiastici portata a termine senza riguardi dal granduca, alla quale G. si oppose invano. Verso la fine della sua vita fu messo in prigione, probabilmente per quello stesso motivo. Nel 1487 scoprì nella sua diocesi la setta dei giudaizzanti (v.) contro i quali celebrò almeno tre sinodi. Insieme a Giuseppe di Volokalamsk cercò di procedere energicamente contro di essi, ispirandosi all'Inquisizione di Spagna. Stimolato probabilmente dal Salterio tradotto dai giudaizzanti, incaricò il domenicano creato Beniamino della versione dei Libri Sacri non ancora tradotti in vecchio slavo. Con ciò G. donò alla Chiesa russa la prima versione completa della Bibbia finora in uso. Per agevolare poi gli studi intorno alla riforma del calendario, fece tradurre nel 1495 il Rationale divinorum officiorum di Guglielmo Durando.
BibL.: A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei parri limitrofi, Torino 1948, indice. Alberto M. Ammann
GENNARI, Casimiro. - Cardinale di S. Romana Chiesa, canonista e moralista. N. a Maratea (Potenza) nella diocesi di Cassano il 27 dic. 1839, m. a Roma il 31 genn. 1914, ordinato sacerdote a Cosenza nella Quaresima del 1869, nel 1876 fondava la rivista Il monitore ecclesiastico, per portare a conoscenza del clero gli atti della S. Sede, con opportune delucidazioni ed aggiunte d'indole liturgica, teologica, morale e giuridica. Creato vescovo di Conversano nel 1881 (celebre il suo intervento pasificatore nel moto di ribellione del 20 maggio 1886), continuò a dirigere la sua rivista, che non abbandonò neppure quando, chiamato a Roma, fu nominato assessore del S. Uffizio (1895) ed arcivescovo di Lepanto (1897) e quando nella creazione cardinalizia del 15 apr. 1901 vestí la porpora con il titolo di S. Marcello al Corso.
Più tardi, nel nuovo ordinamento della Curia (1908), ebbe affidata la prefettura della S. Congregazione del Concilio, mentre come membro appartenne a varie altre congregazioni e commissioni, tra cui a quella per la Codificazione del diritto canonico. Anzi a questo proposito si è accesa recentemente una controversia che rivendicherebbe al card. G., a preferenza del card. Gasparri, il merito di essere stato il promotore della codificazione stessa, di cui avrebbe dato il suggerimento prima a Leone XIII e poi a Pio X, dal quale avrebbe avuto l'incarico della compilazione del motu proprio Arduum sane (1904).
La sua opera più quotata sono le Consultazioni mo-rali-canoniche-liturgiche ( 1² ed. Napoli 1893; 2² ed. Roma 1902; 3² ed. ivi 1913-15; trad. francese di A. Boudhinon, Parigi 1907). A questa vanno aggiunte varie monografie di indole prevalentemente giuridica: Della nuova disciplina sulla proibizione e censura dei libri ovvero la Costituzione Officiorum commentata ( 3² ed., Roma 1903); Questioni liturgiche (ivi 1907); Questioni teologiche morali (ivi 1907); Questioni canoniche (ivi 1908); e vari altri opuscoli di cui due soprattutto notevoli : Sull'età della prima Comunione dei fanciulli, breve commento del decreto "Quasi singulari" ( 2² ed., Roma 1911: fu uno dei promotori del decreto); Sui doveri dei cattolici nelle rappresentanze politiche ed amministrative ( 2² ed., Roma s. a., opuscolo che suscitò scalpore per le idee dell'autore sulla partecipazione dei cattolici italiani alla vita amministrativa e politica del paese). Scrisse anche opere catechetiche e di devozione.
BibL.: Vecrologio, in Il monitore ecclesiastico, 37 (1913), pp. 523-34; in Civ. Catt., 1914, i. p. 485 sg.; 1915, iti, pp. 714 717; L. De Sanctis, Elogio funebre, Lecce 1914; A. Lambert,
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filugio funebre, Putignano 1914; E. Perniciari, In memoria del cord. C. G., Napoli 1914; N. Hilling, Von wem ist der Plan der Abfasung des Cudze iuris ranunici zuerst angegebenen, in Archito f. batt., Kirchenrecht, 116 (1936), pp. 88-91; id., Kard. G. als Anreger der Kudlbbation des Rechts, ibid., 120 (1940), pp. 227-28; anan., Il cord. C. G., in Il nmutore ecclesiastico, 22 (1940), pp. 3-40.
Pietro Palazzini
GENNARO, vescovo di Benevento, santo, martire, e compagni. - Sono: il diacono Sosso di Miseno, diacono di G., Festo e il lettore Desiderio, tutti condannati «ad ursos» nell'anfiteatro di Pozzuoli; essi però, per il ritardo del giudice Draconzio, vennero decapitati insieme con Proculo, diacono di Pozzuoli, e i due laici Eutiche (Eutices) e Acuzio. Così la Passio.
Uranio narra che Paolino di Nola, negli ultimi giorni della sua malattia, ritenne di aver parlato con i due suoi confratelli Martino di Tours e G., il quale, "episcopus simul et martyr neapolitanae urbis inlustrat Ecclesiam" (PL 53, 861). Gregorio di Tours nel 587 lo chiama «Genunium Italicum" (In gloria confessorum, II, 107). Ma i particolari della vita e del martirio di s. G. e compagni sono noti soltanto dalla sua Passio della quale si hanno due redazioni : la prima da un unico codice latino conservato a Bologna e perciò dal Mazzocchi, primo editore, indicato con la denominazione di Acta Bonomiensis (BHL 4132); di essi usufrui Beda nel suo Martirologio (H. Quentin, Les Martyrologes historiques du moyen âge, Parigi 1908, p. 75). Furono scritti nel sec. vi ca.; una seconda redazione è quella che va sotto il nome di Acta Vaticana (BHL 4115-17). Essi furono tradotti in greco ca. il sec. x o xi in uno dei monasteri greci di Italia, come mostrano i due codici, il Vat. 1608 proveniente da Grottaferrata e il Vat. 2072 «olim monasterii Carbonensis». Detta traduzione fu nota in Oriente perché i Sinassari ne dettero un compendio (Synax. Constantinop., col. 59).
Una vita greca di s. G., attribuita ad un monaco di nome Emanuele che l'avrebbe scritta per ordine del vescovo Stefano, è opera di un falsario dei secc. xvir-xviII.
Secondo P. Franchi de' Cavalieri, gli Acta Bonomiensis fusero la prima parte della Passio di Sosso con la seconda parte di quella di s. G. del sec. vi ca. La data del martirio è quella del 19 sett., riportata anche nel calendario della Chiesa di Cartagine del sec. vi, nel Martirologio geronimiano dello stesso secolo e nel calendario lapideo della Chiesa di Napoli del sec. Ix.
Occorre però tener presente che la pluralità delle date che si riscontrano nel Martirologio geronimiano non aiuta a chiarire le incertezze della Passio. Infatti, oltre alla data del 19 sett. s. G. è ricordato nello stesso Martirologio il 7 sett. a Benevento, il 29 dello stesso mese, senza indicazione topografica, il 18 e il 20 ott. a Pozzuoli e il 19 ott. a Napoli.
Il diacono Sosso è segnalato nel Martirologio geronimiano il 23 sett. a Miseno, il 29 dello stesso mese, senza indicazione topografica, il 16 ott. a Baia, il 19 a Napoli, il 20 a Pozzuoli, mentre nel calendario di Cartagine è dato al 23 sett.
Festo è celebrato nel Martirologio geronimiano il 7 sett. a Benevento, il 19 e il 21 ott. a Napoli. Desiderio il 7 sett. a Benevento, il 19 ott. a Napoli. Proculo il 19 e 21 ott. a Pozzuoli. Eutiche il 18, 19, 20 e 21 ott. a Pozzuoli. Acuzio il 7 sett. a Benevento.
Mentre gli Atti attribuiscono il martirio di s. G. vescovo di Benevento all'a. 305, l'Achelis propose invece di identificarlo con l'omonimo vescovo di Benevento che nel 342 partecipò al Concilio di Sardica, esiliato e messo a morte. Questa tesi fu giustamente oppugnata da D. Mallardo (La Via Antiniana e le memorie di s. G., Napoli 1939).
Le spoglie del martire vennero trasportate a Napoli nel 432, al tempo del vescovo Giovanni I; a poco dopo risale la più antica immagine di s. G. conservata nelle catacombe omonime a Capodimonte in Napoli, nella lunetta dell'arcosolio di Cominia e Nicatiola. Il martire è rappresentato intercessore orante tra le due defunte :

(fol. Andernan)
GENNARO, vescovo di Benevento, santo, martire e compagni Cancello della cappella di S. G. di C. Fanzago (sec. xvir). Napoli, cattedrale.
è in tunica, pallio e sandali, tra due candelieri accesi; il suo capo è circondato da un grande nimbo con il monogramma detto costantiniano e le due lettere alfa e omega; l'identificazione è data dall'iscrizione dipinta tra due † : sancto martyri Ianuario (H. Achelis, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, pp. 48 e 68, tav. 38).
In Roma una chiesa dedicata a s. G. vescovo e martire è segnalata nel sec. vir sulla Via Tiburtina dall'itinerario De locis sanctorum martyrum (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, p. 176).
Un'altra testimonianza è offerta dalla sottoscrizione del codice degli Excerpta di Eugippio, scritto per ordine di Reduce, vescovo di Napoli, nel 581 (P. Knoell, Eugippii excerpta ex operibus s. Augustini [CSEL 9], p. XXVI).
Un'epigrafe mutila con il nome di s. G.: Ianuario martyr(i)... aeterno flore... data per falsa dal Mommsen (CIL, 10, 362), fu ritenuta genuina dal De Rossi che la suppose metrica, dal Garrucci, dal Galante, dal Kaufmann, dal Mallardo e datata ca. il sec. vi.
S. G. è ricordato due volte nell'Evangeliario di Lindisfarne del sec. vir ca. e in quello di Burcardo, vescovo di Würzburg (741-53).
La prima diaconia (v.) napoletana fu annessa alla basilica di S. G. dal vescovo Agnello; nell'episcopio napoletano fu costruita una "ecclesia S. Ianuarii", che venne restaurata e abbellita dal vescovo Atanasio (849-72); egli vi pose un velo in cui era tessuta la scena del martirio di s. G. e compagni (Gesta episcoporum neapolit., in MGH, Scriptores rerum langobardicarum, ed. G. Waitz, p. 434).
Quanto agli altri compagni di martirio di s. G. il più noto è il diacono Sosso. Il papa Simmaco (498-514), nel sontuoso mausoleo del Vaticano, da lui trasformato in oratorio di S. Andrea Apostolo, cresse un altare in onore del martire Sosso (Lib. Pont., I, p. 261) e vi appose un carme dedicatorio conservato solo dalle sillogi epigrafeche; in esso vengono celebrati i meriti del diacono (minister), congiunto nel martirio al vescovo G. (cf. A. Silvagni, Inscriptiones Christianae urbis Romae, nuova serie, II, Roma 1935, n. 4110).
Sosso, Eutiche, Festo e Desiderio furono rappresentati nel sec. v nel musaico della chiesa di S. Prisco a Capua, distrutto nel 1766 (R. Garrucci, Storia dell'arte
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cristiana, Prato 1881, tavv. 254-57; G. B. De Rossi, I musaici della chiesa di S. Prisco ed il circostante cimitero, in Bull. arch. crist., 4^{text {a }} serie, 2 [1883], tavv. 4-5; 3 [1884-85], p. 105).
Nella seconda metà del sec. viII, nel cimitero detto di s. G. dei poveri in Napoli, al di sopra di rappresentazioni più antiche, vennero effigiati a gruppi di due, con i loro nomi, i santi « Ianuarius» e «Festus», « Desiderius» ed «Enusius» (per Acutius), «Eutices» e "Proculus» (H. Achelis, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, pp. 38, 75, tavv. 50-52).
Per le catacombe di s. Gennaro, v. napoli.
Bod.: P. Franchi de' Cavalieri, S. G. vescovo e martire, in Note agiografiche, fasc. 4 (Studi e testi, 24), Roma 1912. pp. 79-102 (con ed. del testo greco, pp. 105-14); H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{°} ed., Bruxelles 1933. pp. 100-301; H. Achelis, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, pp. 91-97; D. Mallardo, op. cit.; id., S. G. e compagni martiri nei più antichi testi e monumenti, Napoli 1940 (con nuova ed. degli Acta Donomiensia).
Enrico Jovi
Il prodigio del sangue di s. G. - Il nome di s. G. è universalmente collegato con il celebre prodigio della liquefazione del suo sangue, che si ripete annualmente, da secoli, in varie circostanze. Il sangue è contenuto in due ampolle di vetro, di diversa grandezza e forma, perfettamente chiuso e fissate in una teca circolare di metallo di ca. 12 cm . di diametro, chiusa anch'essa, sulle due faccie piane, da due vetri spessi ed incolori. L'ampolla più grande è di forma elicoidale e della capacità di ca. 60 mathrm{~cm} .²; la più piccola è di forma cilindrica e della capacità di ca. 25 mathrm{~cm} .². La quantità di sangue raggiunge nell'ampolla grande poco più della metà dell'altezza; nella piccola, invece, ora, si vedono soltanto diverse macchie e grumi, sparsi lungo le pareti. I giorni, in cui avviene il prodigio sono: a) alcuni a date fisse:

(de M. Seron, S. Gennaro, Lanciano 1889, tav. fuori testo) Gennaro, vescovo di Benevento, santo, martire, e compagni S. G. protettore contro le eruzioni. Dipinto di E. Dalbono (m. nel 1915).
il sabato precedente la prima domenica di maggio (anniversario, secondo i più, della prima traslazione delle ossa del Santo dall'agro marciano alle catacombe) e negli otto giorni seguenti; il 19 sett. (anniversario del martirio) e negli otto giorni dell'ottava; il 16 dic. (festa votiva per l'anniversario della terribile eruzione del Vesuvio del 1631); b) altri giorni sono a date mobili : visita di personaggi illustri, esposizione della teca in occasione di pubbliche calamità, accomodamento di guasti alla teca (cf. le varie date dal 1489 al 1913 in Alfano-Amitrano, op. cit. in bibl., pp. 36-40).
Secondo l'opinione comune il prodigio consiste, come s'è accennato, nella liquefazione del sangue, ordinariamente solidificato; tuttavia, in realtà, il fatto è accompagnato da parecchi altri fenomeni, ripetutamente accertati, che rivestono apparenze assai singolari, al di là delle leggi fisiche: i) la sostanza contenuta nelle fiale non presenta un punto di fusione costante, emancipandosi cosi dalla legge fisica fondamentale, secondo cui ogni sostanza o miscuglio di sostanza ha il suo punto di fusione fisso ed invariato per una data pressione. La sostanza delle ampolle, invece, liquefa a temperature molto diverse. N. Fergola, p. es. (op. cit. in bibl., p. 51), rileva che nel maggio 1795, il primo giorno, la liquefazione avvenne alla temperatura centigrada di 24^{°}, 4; il quarto giorno, di 26^{°}, 4; il quinto, di 23^{°}, 8; il settimo di 25^{°}; il nono di 19^{°}, 4. P. Punzo (op. cit. in bibl., p. ro) riporta le osservazioni fatte nel sett. 1879 dai professori De Luca e Gori; il primo giorno la temperatura di fusione fu di 30^{°}; il terzo di 27^{°}; il settimo di 25^{°}. Donde si deve conchiudere che la sostanza delle ampolle fonde nello stesso ambiente a temperature molto differenti, anzi in tempi molto diversi e non in relazione con la temperatura. 2) Varia il tempo impiegato a prodursi questa fusione : a volte avviene dopo pochissima attesa; altre, anche alla stessa temperatura, dopo ore; altre volte ancora, quando la teca si estrae dal tabernacolo, la sostanza è già fusa. P. es., in una funzione celebrata il 1^{°} genn. 1662, la sostanza si fuse appena la teca fu collocata sull'altare; mentre dinanzi a Filippo V (18 apr. 1702) l'attesa fu di quasi tre ore; nel maggio 1678 , il primo e terzo giorno l'attesa fu breve, mentre nel seco