ientali identificano le loro divinità più eminenti e per lo più anch'esse celesti con il dio romano, mentre i Romani subiscono sempre più l'influsso delle varie ideologie religiose orientali. Cosi avviene che dai culti più o meno locali di Commagene, di Baalbek e di Cirene si sviluppano, nella popolazione miata della province romane, i culti, rispettivamente, di Iuppiter Dolichenus, Iuppiter Heliopolitanus e Iuppiter Hammon. BmL.: Thulin, Iuppiter, in Pauly-Winsowa, X. 1, col. 1126 sge.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, $2^{2}$ ed., Monaco 1912, p. 113 sgg.; C. Koch, Der römische Iupiter, Francoforte 1937; A. B. Cook, Zeus, 3 voll., Cambridge 1914-40.
Angelo Brelich
GIOVENALE, santo. - Vescovo di Narni nel sec. Iv, m., probabilmente, nel 376 (cf. Anal. Boll., 54 [1936], p. 168). Una Vita, posteriore al sec. viI e d'assai dubbia fede, lo dice d'origine africana, ordinato da papa Damaso, e morto il 7 ag., ma indica come giorno della sua festa il 3 maggio. Però in essa, come nel Sacramentarium Gelasianum che contiene la Messa in suo onore (ed. H. A. Wilson, Oxford 1894, p. 172), G. è detto solo vescovo e confessore.
Incerta è quindi la qualifica di martire attribuitagli da s. Gregorio Magno (Diol., IV, 12 e Homil. in Evang., XXXVII, 9), non suffragata espressamente neppure dal Martirologio geronimiano (p. 228), che pure, nel codice barnese, ricorda G. al 3 maggio, insieme con Evenzio, Alessandro e Teodulo martiri della Via Nomentana. Il sepolcro di G., ornato con un oratorio, attribuito al suo successore Massimo, fu molto onorato nell'antichità e si conserva tuttora nella cattedrale di Narni. Dal Liber Pontificalis (I, p. 296) si ha notizia d'un monastero che Belisario fondò presso Orte intitolandolo a G.
BtM.: Acta SS. Maii, I, Parigi 1866, pp. 390-417; circa la - Trasolatio Iacunalis et Cassii cpp. Varniensium Lucan $\cdot$; MGH, Scriptores, XXX, II, fasc. II, Lipsia 1929, pp. 976-83; A. Hofmeister, Die Translatio, ecc., in Neues Archb., 41 (1919), pp. 226-25; E. Wöscher-Becchi, Das Oratorium des hl. Cassius und das Grab des hl. Fecenalis in Narni, in Römische Quartalschrift, 12 (1911), pp. 61-71; id., Il sepolcro di I. G. primo vescovo di Narni, in Arch. per la storia eril. dell' Umbria, I (1913), pp. 248274; Lanzoni, p. 402 sg.; Martyr. Romanum, p. 170.
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GIOVENALE, primo patriarca di Gerusalemme. Dal 422 al 458. Fu grande amico di s. Cirillo di Alessandria, cui si associò nel Concilio di Efeso (431) nella lotta contro Nestorio. Forte di questo appoggio cercò di proclamare la sede di Gerusalemme metropolitana di tutta la Palestina, liberandola dalla sottomissione al patriarcato di Antiochia e alla sede metropolitana di Cesarea.
G. aderì poi tronsitoriamente al partito di Eutiche contro Flaviano nel «Iatrocinio di Efeso» (449); ma nel Concilio di Calcedonia lo si trova di nuovo fra gli ortodossi. Fu perciò espulso al suo ritorno a Gerusalemme dai monofisiti. Ma ristabilito con l'aiuto dell'imperatore Marciano, condannò il monofisismo in un S.nodo del 452. Papa Leone Magno finì per riconoscere il nuovo patriarcato di Gerusalemme (v.).
BibL.: Fliche-Martin-Frutaz, IV, v. indice; F.-M. Abel, St Cyrille d'Alexandrie dans ses rapports avec la Palestine, Cairo 1947. Dp. 214-20. Ignazio Ortiz de Urbina
GIOVENALE (Ruffini) da Val. di Non (Anonienati). - Filosofo e teologo capuccino della provincia tirolese, n. il 25 marzo 1635, entrò nell'Ordine in Scandinga il 18 maggio 1652, m. a Innsbruck il 18 apr. 1713. Fu lettore di filosofia e teologia, maestro dei novizi, provinciale e definitore generale.
Nei suoi studi predilesse s. Agostino e pubblicò le seguenti opere :
Manuductio neophiti (Augusta 1680); Salis intelligentia cui non succedit nos... seu immediatum Christi crucifixi internam magisterium... (ivi 1686, Parigi 1878); Theologia rationalis ad hominem et ex homine (ivi 1703). Curò inoltre l'edizione dell'interessante trattato Fuoco d'amore (ivi 1682, Napoli 1683) del laico cappuccino Tommaso da Bergamo.
BibL.: Bernardus a Bononia, Bibl. script. cap., Venezia 1747, p. 165; J. Tartarotti, Saggio della biblioteca tirolese, ivi 1777, pp. 248-52; Pellegrino da Forli, Annali dei Cappuccini, IV, Milano 1885, p. 323; Marco da Cognola, I Frati Minori Cappuccini della provincia di Trento, Reggio Emilia 1912, pp. 22-23; Felice da Mareto, Tavole dei Capitoli generali dei FF. MM. Cappuccini, Parma 1940, p. 171; Melchior a Pabladura, Historia generalis Ord. FF. MM. Cap., I, parte 2*, Roma 1948, passim (v. indice).
Felice da Mareto
GIOVENCO (Gaius Vettius Aquilinus Iuvencus). E il primo poeta latino cristiano che ci sia dato di incontrare dopo l'Editto di Milano (313 d. C.). Nativo dei Vettoni, antico popolo della Lusitania, sembra sia nato a Cesarobriga, chiamata poi Oliva (odierna Talavera de la Réina), sulla sponda destra del Tago. Per approfondire la sua cultura, G. andò nella vicina Salamanca, sede arcivescovile e universitaria : centro, quindi, che influì sugli studi letterari e a un tempo sulla vocazione religiosa del poeta. E di Salamanca pare sia stato egli anche vescovo e che ivi sia morto nel 337 .
Il titolo dell'opera di G. è Evangeliorum libri quattuor. Essa fu composta intorno al 330 secondo la testimonianza di s. Girolamo e l'indicazione dello stesso poeta che si legge alla fine del poema. Consta di 3211 esametri divisi in quattro libri di ca. 800 versi ciascuno.
Come Omero canto il mondo greco e Virgilio quello latino, così anche G. volle epicamente esaltare con l'esametro il mondo cristiano. La difficoltà di un tale compito non deve essere stata di poca entità, in quanto il poeta, pur dedicandosi a comporre un'opera letteraria, volle mantenersi il più possibile fedele al racconto biblico. Doveva egli reprimere i suoi slanci di poesia per riprodurre "paene ad verbum" le gesta terrene di Cristo; tuttavia, nella composizione, in cui sempre accurata è l'imitazione dei classici e notevole è pure la scrupolosità nei riguardi della lingua e delle leggi metriche, mirò a fare degli Evangeli opera puramente poetica. Riuscì cosi a fuggiare un suo genere caratteristico nel quale lingua, verso, stile, e idea del mondo classico sono costretti a ma-
nifestare concetti completamente nuovi e del tutto differenti da quelli dell'antico mondo classico. E il poeta riuscl in pieno nel proprio intento, al punto, si può dire, che bisogna riconoscere con l'Hatfield che G. merita un posto notevole non solamente nella poesia cristiana, ma anche nella letteratura latina. Né d'altra parte si deve pensare che arida sia l'imitazione dai poeti classici e tanto meno che sia ridotta a pura trascrizione di versi, di frasi o di semplici parole, poiché essa è in G. determinata da una profonda assimilazione della letteratura classica, sicché il pensiero dell'autore trova la sua più schietta e naturale manifestazione nelle espressioni dei poeti pagani, che, divenute ormai intimo patrimonio del poeta, gli sgorgano quasi inservertitamento nella composizione dell'opera. Tra gli autori che G. imitò nel suo poema, quegli che più di ogni altro influì sulla sua formazione poetica sia formale sia spirituale fu evidentemente Virgilio; seguono, ma a distanza: Lucrezio, Ovidio, Lucano, Orazio, Silio, Stazio.
Il testo al quale il poeta più si è attenuto è quello dell'Itala del Vangelo di Matteo; il contenuto degli altri Vangeli è compreso solo in una quinta parte dell'opera. G. peraltro riesce a dare al suo poema un contenuto di universalità, che mira a fare accogliere da parte dei Romani, ai quali dedica la sua opera, Cristo quale fondatore della religione cristiana. E il Cristo del poema di G., anche se appare in qualche episodio un po' manchevole, non viene meno alla sublimità della concezione evangelica: esso anzi, riunendo in sé tutte le qualità e tutti gli attributi che gli Evangelisti avevano riconosciuti nel figlio di Dio, si presenta completo, perfetto, più profondamente umano e, in pari tempo, più sovranamente divino.
BibL.: Edizioni: a cura di J. Huemer, in CSEL. 24; G. Frank, in American journal of philology, 44 (1923), pp. 67-70 (ms. Vossianus 286, Reginensis 333). G. Mercati, Opere minori, IV (Studi e testi, 79), Roma 1937, pp. 506-12 (ms. Vat. lat. 27 59); M. Helene, in The class. buch., 15 (1939), pp. 27-59 (derivazione da Virgilio); H. Kievits, Ad Invenci Evang. I. I commentarius exegeticus, Grominga 1940; De Wit, Ad Invenci Evang. I. II commentarius exegeticus, ivi 1947.
Flora Laganà
GIOVENTU̇ ITALIANA FEMMINILE DI AZIONE CATTOLICA. - E uno dei rami dell'Azione Cattolica Italiana (A.C.I.), che raccoglie le nubili fino ai 30 anni.
I. Organizzazione. - Sorta nel 1918 in Milano, fu estesa l'anno stesso da Benedetto XV a tutta Italia e considerata come la sezione giovanile dell'Unione fra le Donne cattoliche italiane. Divenne un'associazione autonoma nel 1919, con la costituzione dell'Unione femminile cattolica italiana, organo di coordinamento delle forze cattoliche femminili. Fu il primo dei rami dell'A.C.I. ad avere una struttura parrocchiale e diocesana, raccogliendo nei circoli parrocchiali le nubili fino ai 30 anni, costituendo in ogni diocesi i consigli diocesani, e chiamando le stesse giovani, elette dalle socie, a presiedere l'Associazione in ogni grado organizzativo.
La fondatrice e prima presidente nazionale fu la signorina Armida Barelli di Milano, che tenne la sua carica per ca. 30 anni.
Si presentò presto la necessità di dare un orientamento apostolico all'educazione delle fanciulle e delle bimbe. Sorsero cosi : nel 1920 la sezione Aspiranti per le giovinette dagli 11 ai 15 anni; nel 1923 la sezione Beniamine per le fanciulle dai 6 agli 11 anni; nel 1933 la sezione Piccolissime per le bimbe dai 4 ai 6 anni. Attualmente le Aspiranti giungono all'età di 14 anni e le socie dai 14 ai 18 anni costituiscono la sezione Giovanissime.
Nel 1922 sorsero le associazioni interne presso gli orfanotrofí e gli educandati. La preparazione delle socie delle varie categorie sociali all'apostolato di ambiente si ebb2 attraverso le sezioni di categoria : studenti, operaia, impiegate, signorine, maestre, laureate, rappresentate da una propria consigliera di categoria nei con-
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(per cortesia della Gioventà Italiana di Azione Cattolica)
In alto: AZIONE CATTOLICA E LA SUA ATTIVITÀ: un campeggio estivo. In basso: AZIONE CATTOLICA E LA SUA ATTIVITÀ: ragazzi di un oratorio.
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(fat. Alinarl)
In alto: S. GIROLAMO NELLO STUDIO. Dipinto di Vittore Carpaccio (1502-11) - Venezia, chiesa di S. Giorgio degli Schiavoni. In basso: IL SANTO IN PREGHIERA NEL DESERTO. Dipinto di Jacopo Bassano (sec. xvi) - Venezia, Accademia di Belle Arti.
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sigli dei vari grad. Attualmente alcune delle sezioni di categoria hanno dato vita a movimenti giovanili di penetrazione, in cui le socic della G. I. F. di A. C. sono l'elemento attivo. Essi sono: la Gioventù studentesca (G. S.), di cui si ricorda il Congresso di Firenze nell'autunno 1949, che diede notevole contributo al progetto per la riforma della scuola; la Gioventù italiana opernì cattolica (G. I. G. C.), di cui si ricorda il Congresso di Milano nel sett. 1949; il Movimento delle casalinghe e delle signorine (G.I.C.C.). E sorta altresi una Federazione per le attività ricreative (F.A.R.I.). Lo sviluppo numerico della G.F. di A.C. nel 1950 è il seguente: consigli diocesani 310 (in tutte le diocesi): associazioni 16.613 , di cui 15.360 parrocchiali ( $72 \%$ delle parrocchie), 1243 interne; 32 associazioni sono fra le italiane all' estero; socie effettive 220. 983; Giovanissime 146.241; Aspiranti 225.696, Beniamine 272.519, Piccolissime 109.438. La formazione generale delle socie alla vita religiosa, familiare, sociale, si basa anzitutto sulla stampa. Quella periodica è in 12 edizioni diverse

(per cortesia della Gioventù Italiana Femminile di Azione Cattolica) Gioventù Italiana Femminile di Azione Cattolica - Il coro parlato "Staffetta Anno Santo, alla serata folcloristica della sessione Internazionale della F. J. C., Friburgo 11-16 apr. 1950.
per le dirigenti e perle socie delle varie età e categorie, con una tiratura complessiva di $1.248 .000$ copie mensili. Vengono poi i libri per la presentazione del programma annuale delle varie sezioni e delle quattro specializzazioni: rurali, lavoratrici casalinghe, studenti, in otto edizioni, diffusi per complessive 100.000 copie nel 1949; i testi di cultura religiosa per le varie sezioni, diffusi nel 1949 in 550.000 copie; i libri ricreativi e quelli per l'infanzia, diffusi in diecine di migliaia di copie. Un altro elemento fondamentale è dato dallo studio sistematico della dottrina cristiana. La gara nazionale di cultura religiosa nel 1949 ha visto presentarsi gli esami il $50 \%$ delle socie. Infine sono da annoverarsi i corsi di esercizi spirituali, specializzati per età e per categoria; i corsi di studio per la preparazione tecnica e organizzativa delle dirigenti; i corsi di orientamento alla vita e di preparazione alla famiglia per le socie e per le non socie.
II. Realizzazioni nel campo dell'apostolato. Nella parrocchia l'attività giovanile si svolge in collaborazione alle iniziative promosse dal parroco in campo religioso, culturale, sociale. Nel campo missionario, oltre a sostenere per proprio conto un Istituto di vergini cinesi, intitolato a Benedetto XV, le giovani appoggiavano validamente le Pontifice opere missionarie.
L'Università Cattolica del S. Cuore ha trovato nella G. F., fin dal suo sorgere, immediata comprensione e il più entusiastico aiuto.
Per l'apostolato fra le giovani in campo religiosomorale furono promosse dal 1933 in tutte le diocesi d'Italia le "Settimane della giovane" con un imponente concorso di giovani; la "Crociata della purezza"; i grandi pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, in Terra Santa, ecc.
Affermazioni di sempre crescente vitalità furono i congressi nazionali di socie, Effettive, Aspiranti, Beniamine, fino all'indimenticabile Congresso del trentennio di fondazione svoltosi nel 1948 in Rome, che vide raccolte ai piedi del Papa ben 200.000 giovani.
L'attività di questi ultimi anni è rivolta soprattutto a preparare la giovane ai suoi nuovi compiti nella vita civica e sindacale, e alle forme più urgenti dell'apostolato cristiano-sociale. La campagna sindacale, l'attività
in seno ai Comitati civici, e quella nel quadro della recente campagna per il "grande ritorno" ne sono conferma. L'affermazione dei diritti della giovane, con la presentazione alle pubbliche autorità della "Carta della giovane", la presenza attiva di queste in ogni campo della vita sociale, dànno la misura dell'orientamento positivo e combattivo delle giovani di oggi.
Presidenti : per il triennio 1946-49 la dott. Carmela Rossi: oggi (1950) la dott. Alda Miceli.
BibL.: F. Olgiati, I nuovi orizzonti della G. F. di A. C., Milano 1928; id., Ideali e conquiste della G. F. di A. C., ivi 1928; M. Di Pietro, Ricordi di un centennio, ivi 1938; id., Vent'anni di vita (storia della sez. Aspiranti), ivi 1940; A. Barelli, La sorella maggiore racconta, ivi 1949.
Maria Rubei
GIOVENTÙ
ITALIANA MASCHILE DI AZIONE CATTOLICA. "Nome attuale (1931) del gruppo maschile, di cui il nome originario era Gioventù cattolica italiana (G. C. I.), la quale fu la culla dell'Azione Cattolica in Italia ed è oggi una delle sezioni nel quadro organizzativo dell'A.C.I., la sezione maschile dei giovani.
L'idea della Società maturò nella mente di un giovane patrizio di Viterbo, Mario Fani Giotti, che il 6 marzo 1866, dopo una notte di continua preghiera nella sua chiesa di S. Rosa, lanciò alla gioventù d'Italia il grido "Bisogna agire! ". Pochi giovani suoi concittadini costituirono il "Circolo S. Rosa", primo della serie. Trovandosi a Bologna, nel 1867, incontrò il dott. Giovanni Acquaderni che diverrà più tardi il primo presidente generale della Società; conobbe pure il p. Pincelli, gesuita, dotto scrittore di opere ascetiche, e si parlò allora, la prima volta, della Società della G.C.I., per la quale il p. Pincelli dettò il primo regolamento. Il motto della Società era " preghiera - azione - sacrificio"; il suo scopo, determinato dalla "ineluttabile necessità di azione animosa ed energica ", si proponeva di "costituire una associazione composta principalmente di giovani che, imperterriti e franchi negli atti e nelle parole, si glorassero di portare alto ed intemerato il glorioso vessillo della religione ".
Questo programma fu lanciato a tutta l'Italia sotto forma di "appello ", e tutta l'Italia rispose plaudendo alla iniziativa, mentre moltissimi giovani aderivano, fondando i primi circoli nelle diverse regioni della penisola. Il 2 maggio 1868 il Sommo Pontefice, rispondendo ad un indirizzo rivoltogli dal Consiglio superiore della Società della G. C. I., l'approvava ufficialmente con il breve "Dum filii Belisi" e benedicendola incoraggiava la Società e le conferiva ricche indulgenze. La Società diede vita a tutta l'Azione Cattolica (v. azione cattolica italiana). L'anno successivo sorgeva a Roma il "Circolo di S. Pietro", che ha tutta una sua bella tradizione di fedeltà al papa e di opere di carità.
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Nata per difendere il Papa, la G.C.I. si preoccupò fin dagli inizi di manifestare concretamente al Vicario di Cristo la sua fedeltà, e già nella prima udienza del 14 apr. 1869 Pio IX diceva: "Voi siete con me ed io con voi". E l'unione divenne sempre più forte, tanto che Pio XI dirà, molti anni più tardi : "Voi siete Noi e Noi siamo voi».
Il primo pellegrinaggio di devozione al Papa seguì nel 1869; in quest'occasione fu offerto al S. Padre il primo denaro di s. Pietro (v. obolo di s. Pietro).
Il Giubileo pontificale di Pio IX nel 1871 servì per promuovere in tutto il mondo una grande crociata di preghiere e di opere per il Papa. Si organizzò allora anche un'esposizione vaticana, ripetuta nel 1888, intanto si dava vita all'Opera dei Congressi cattolici.
Il Consiglio superiore approvava intanto il trasferimento della sede da Bologna a Roma nel 1880, l'anno della nomina di Filippo Tolli a successore di Giovanni Acquoderni.
Si promossero pellegrinaggi e nel 1891 si raccolsero a Roma per la prima volta i giovani cattolici di tutto il mondo. La G.C.I. assumeva un nuovo titolo: si costituivano molti gruppi di studi sociali, circoli universitari, ecc. Era l'anno della Rerum novarum.
Il campo diazione si allargava: unioni di moralità, società sportive, preparazione alla vita politica ecc. Organo sociale fin dal suo sorgere fu l'Eco della G. C. I., che sospese le pubblicazioni nel 1879 e le riprese nel 1881 con il Bollettino della Società della G. C. I. Alla direzione della Società della G.C.I. si succedono il prof. Filippo Tolli (1880-81), il prof. Augusto Persichetti (1881-86), nuovamente il prof. Filippo Tolli (1886-88), l'avv. Guglielmo Alliata (1888-93), il marchese Giulio Sacchetti (1893-1900), indi Paolo Pericoli, che guiderà la G.C.I.dal 1900 al 1922.
La presidenza Pericoli inizia un'opera di maturità, promuovendo le "Opere». Basterà ricordare la Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane (F.A.S.C.I.; v.) fondata nel 1907 e la Federazione delle associazioni del teatro educativo (F.A.T.E.; v.) nel 1912. Nel 1916 è l'A.S.C.I. (Associazione scoutistica cattolica italiana) che viene promossa dal Consiglio superiore della Società della G.C.I., quando si dovette constatare che non era possibile vivere la vita scoutistica in seno al Corpo nazionale giovani esploratori italiani, troppo legato alla massoneria e all'anticlericalismo.
Nelia grande guerra del 1914-18, la G.C.I. poté annoverare 10.000 morti, 17 medaglie d'oro, 703 d'argento, 82 di bronzo, 267 croci di guerra; raccolte di offerte per fornire gli altari, soccorsi ai profughi organizzati mediante innumerevoli uffici, 13.505 .250 fogli di propaganda distribuiti fra i soldati.
Al termine della guerra riprende vita il Segretariato di collocamento, fondato nel 1913, che prestò grandi servigi ai giovani, e viene fondata l'Unione nazionale tra i militari cattolici mutilati, invalidi e reduci di guerra, che nel 1922, al terzo congresso, vedrà riuniti a Bergamo più di 20.000 soci.
Con la solenne celebrazione del cinquantenario nel 1921 termina la presidenza Pericoli.
Nel sett., in occasione del grande pellegrinaggio internazionale di 50.000 giovani, nasce il Segretariato internazionale della gioventù cattolica.
Con l'avvento del fascismo ad una ad una le opere cedono di fronte alla violenza del regime: nel 1926 l'Unione reduci, nel 1928 la F.A.S.C.I. e l'A.S.C.I. Nel 1931 viene addirittura soppressa la Società della G.C.I. ma il s. padre Pio XI, che nel 1929 aveva firmato la Conciliazione con lo Stato italiano, reagí con forza e la G.C.I. poté rivivere con volto rinnovato. Cambiò anche il nome, che divenne "Gioventù italiana di azione cattolica" (2 sett. 1931), ma il programma non cambiò.
Sotto la presi-
denza dell'avv. Corsanego (1922-28) e dell'avv. Jervolino (1928-34) la G.C.I. ha compiuto passi giganteschi: la stampa diventa sempre più efficace, l'organizzazione più capillare, nasce la specializzazione degli «aspiranti" (cioè dei ragazzi dai 10 ai 15 anni), vengono promosse settimane nazionali di studio per i dirigenti che si tengono periodicamente a Roma, sorge "Gioventù italica", che diventa poco dopo l'A.V.E. (Editrice della gioventù).
Nel 1934 S. S. Pio XI nominava presidente centrale il prof. Luigi Gedda (1934-46). La Gioventù di A.C. diventa sempre più una potente scuola di formazione. Il suo metodo educativo viene impostato su basi scientifiche e la sua struttura è sempre più aderente alle esigenze dei tempi moderni.
Accanto agli aspiranti sargono gli iuniores, cioè si precisa la fisionomia e la vita organizzata dei giovani dai 16 ai 21 anni; poi il quadro si completerà con il movimento seniores ( 21 - 50 anni).
Dalla massa dei giovani delle singole associazioni parrocchiali si cominciano a distinguere le élites, per dar loro un impegno e una formazione maggiore: i "capi" per gli aspiranti, e le "guide" per gli iuniores, mentre tutti i seniores sono chiamati ad essere "militanti».
Inoltre si differenziano ancora i giovani in studenti, lavoratori, rurali per impostare un'azione educativa più efficace e più aderente alle esigenze di ciascuno, e per conquistare più direttamente il rispettivo ambiente di vita.
Ogni anno la Presidenza centrale lancia un tema chiamato "campagna annuale».
Le Associazioni ricevono dal Centro nazionale i sussidi pratici per organizzare il ciclo di studio sul tema proposto, in due fasi, l'una interna, più lunga e impegnativa per i giovani di Azione Cattolica, l'altra esterna, in forma sintetica e brillante, per tutti i giovani della parrocchia. I temi delle 16 campagne annuali furono questi :
1) Santificazione della festa. 2) Vita parrocchiale del giovane. 3) Forti e puri. 4) Vivere la Cresima. 5) Servite Domino in laetitia. 6) La S. Messa. 7) Verso la vita. 8) Il sacerdote. 9) Dio lo vuole. 10) Cristo nel mondo del lavoro. 11) La carità cristiana nella vita sociale. 12) Salviamo il fanciullo. 13) Formiamo l'uomo. 14) Il cristiano e il mondo. 15) La vita interiore. 16) Il Corpo Mistico. Si ha quindi il periodo della guerra.
I dati sono ancora provvisori, ma soltanto per la lotta di liberazione si contano già 21 medaglie d'oro,
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14 d'argento, 3 di bronzo, mentre i soci caduti ammontano per ora a ca. 1000.
Risorgono le Opere (A.S.C.I., C.S.I. [Centro sportivo italiano; ex F.A.S.C.I.], Gioventù studentesca, Gioventù opersia, Gioventù rurale, Centro turistico giovanile).
Dal 1946 la Presidenza è al prof. Carlo Carretto. Oggi la G. C. I. si sente la spina dorsale della gioventù italiana, e nessuno ignora più l'importanza che ha assunto nella vita nazionale.
Ne fa fede una data memoranda': sett. 1948, celebrazione dell'800 della G.I.A.C. Convennero a Roma più di 300.000 giovani. Il S. Padre Pio XII ricevendo la gioventù in Piazza S. Pietro benediceva la prima pietra della "Domus pacis" alla presenza dei rappresentanti di 52 Paesi. Il motto del 1868 : "Preghiera - azione - sacrificio" firmato da Fani e da Acquaderni, non è stato smentito, ma pur con strutture diverse continua ad orientare, a guidare gli attuali 500.000 iscritti raccolti in 13.000 Associazioni parrocchiali. - Vedi tav. XLVII.
Bim.: Bollettino della Società della G. C. I., Roma 1881 seg: Atti del primo e secondo Congresso cattolico italiano, Bologna 1874 e 1875: [V. Savarese], Azione sociale della Giovenia cattolica, in Civ. Catt., 1901, 1, p. 47; F. Oleisti, La storia dell' Azione Cattolica in Italia (1662-1902), $2^{\circ}$ ed., Milano 1922; G. Carollo, Storia della G.C.I., I (1867-78), Roma 1929; A. Sassoli Tomba, Il primo Congresso cattolico italiano, Firenze 1934; E. Vercesi, Il movimento cattolico in Italia, ivi 1934; F. Pellegrini, Il $75^{\circ}$ della Società della G.C.I., in Civ. Catt., 1945, in, n. 392 segg.; G. Dalla Torre, Azione Cattolica e Jostismo, Città del Vaticano 1944; L. Civardi, Manuale di Azione Cattolica, $11^{\circ}$ ed., Roma 1947. Ernesto Talentino
GIOVENT'U ITALICA. - Rivista pubblicata a cura della Gioventù Italiana di Azione Cattolica dal maggio 1912 - quando raccolse l'eredità de La Parola, rivista mensile sorta per iniziativa del Circolo studentesco Dante Alighieri di Roma - al maggio 1943. Contiene oltre ad articoli di orientamento anche gli atti ufficiali dell'organizzazione della Gioventù Cattolica e la cronaca dell'attività.
A partire dal 1914 assunse la denominazione di Rivista della società della Gioveniù Cattolica Italiana. Nel periodo 1915-18 pubblicò collateralmente un foglio settimanale intitolato Mentre si combatte e dal 3 dic. 1918 al 25 maggio 1919 Dopo la vittoria. Dal genn. 1923, rinnovata nella veste tipografica, assunse la denominazione di Pubblicazione ufficiale mensile illustrata della società della Gioveniù Cattolica Italiana. Sospesa dal giugno 1931 a tutto il 1932, si scisse poi in Bollettino dirigenti e Rivista mensile di cultura. Sospesa nuovamente alla fine del 1939 dal Ministero della cultura popolare, riprese vita nel maggio 1940, assorbendo in una unica pubblicazione anche Tecnica, mensile dei Dirigenti diocesani della Giovenù Cattolica, trattando anche temi organizzativi, problemi educativi, ecc. Durante il 1940 G. I. pubblicò una serie di quaderni, tra cui sono da citare in particolare L'Ottocento, Itinerari e Roma. Col 1941 ritornò ad essere unicamente rivista di cultura, mentre le discussioni di carattere tecnico vennero trattate da Apostolato. Con il n. 8 del dic. 1942 diventò Organo del $73^{\circ}$ della Società della Gioveniù Cattolica Italiana con il programma di pubblicare documenti storici, rievocazioni del passato e note archivistiche e bibliografiche per la ricostruzione della storia delle Gioventù Cattolica Italiana.
GIOVENT'U NOSTRA. - Rivista pedagogica francescana, fondata nel 1946 e diretta dai Minori Cappuccini della provincia di Foggia. Esce in fascicoli trimestrali, in cui si trattano problemi di educazione e di istruzione in rapporto ai giovani aspiranti alla vita monastica e sacerdotale nell'Ordine francescano.
Ilarino da Milano
GIOVIANO (Flavius Iovianus Augustus). - Imperatore romano, n. a Singidunum nella Mesia nel 331, m. in Bitinia il 17 febbr. 364. Figlio del conte Varroniano, percorse la carriera militare sotto Co-

(da it. Delbrück, Spatantike Kaiserportrake, Bertino 1533, p. 38, fig. 57) Gioviano - Ritratto nel medaglione d'oro di Horochow (sec. iv). Varsavia, Museo di Stato.
stanzo II. All'avvento di Giuliano era tribuno e dopo l'editto in cui questi mise i soldati nell'alternativa di sacrificare o abbandonare la milizia, preferi dimettersi; fu però trattenuto a causa dell'imminente guerra contro i Persiani. Alla morte di Giuliano, nonostante la sua riluttanza, fu acclamato imperatore dall'esercito ( 28 giugno 363 ).
Costretto dalle circostanze disastrose della campagna persiana e per consolidare la sua autorità, dovette accettare le condizioni di pace da Sapore, rinunciando ad alcune province. Cristiano e cattolico convinto, G. parvvide subito a revocare le leggi anticristiane di Giuliano, promulgando la tolleranza per tutti; proibì soltanto i sacrifici pubblici istituiti dal predecessore. Richiamò tutti i vescovi ch'erano ancora in esilio e principalmente s. Atanasio che invitò anche ad Antiochia. Le buone disposizioni di G. spinsero le varie tète ariane a chiedergli protezione sperando di trarlo alle proprie idee. Così i macedoniani gli fecero pervenire un libello con il quale chiedevano che fossero scacciati gli anomel; questi tentarono di far cacciare Atanasio da Alessandria, ma gli uni e gli altri furono respinti e minacciati. Durante il viaggio verso Costantinopoli assistette a Terso ai funerali di Giuliano, poi ad Ancira prese il consolato, ma a Dadastene, tra i confini della Galazia e della Bitinia, improvvisamente m . troncando le speranze in lui riposte.
Bim.: Socrate, Hist. eccl., III, 22-26; Sozomeno, Hist. eccl., VI, 3-6; Teodoreto, Hist. eccl., IV, 1-4; O. Seeck, s. v. in Pauly-Vinsowa, IX, coll. 2006-11; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impere d'Occidente, Bologna [1941], p. 123 sg. Agostino Amore
GIOVINAZZO, diOCESI di: v. MOLFETTA, GIovINAZZO E TERLIZZI, diOCESI di.
GIOVINIANO. - Eretico del sec. Iv. Nessuna notizia si conosce sulla sua origine e prima educazione; sconosciuto è altresì il luogo e la data della morte. Verso il 385 , dopo esser vissuto per qualche tempo nelle pratiche del più rigido ascetismo, di punto in bianco mutò vita dandosi alla vita gaudente ed ai bagordi. Per giustificare questo nuovo tenore di vita, scrisse delle opere che sono oggi perdute.
Il loro contenuto però si può conoscere dagli scritti di coloro che le confutarono, ed in modo particolare da s. Girolamo, e si può così sintetizzare: 1) non esiste
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differenza alcuna tra i vari stati della vita sociale: vergini, sposati e vedovi, purché abbiano ricevuto il Battesimo, sono uguali; 2) chi è stato rigenerato con il Battesimo non può più peccare, né subire le suggestioni del demonio; 3) nessuna differenza di merito tra la vita astinente ed il partecipare ad un banchetto, purché questo si chiuda con un rendimento di grazie al Signore; 4) nessuno distinzione di merito in cielo tra i vari gradi di virtù. Per questo sistema di dottrine che metteva in pericolo tutta la morale cristiana, G. fu accusato al papa Siricio, il quale in un Sinodo tenuto nel 390 ne condannò le dottrine e lo scomunicò insieme ad otto seguaci. Per difendersi G. pubblicò allora un libello conosciuto con il nome di Commentarioli, in cui allegando una serie di passi scritturistici cercava di convalidare le sue teorie. Intanto si trasferiva a Milano sperando di ottenere giustizia e protezione dall'imperatore Tzodosio; questi però non solo non accolse l'eretico ma lo bandì anche da Milano. S. Ambrogio poi, cui papa Siricio aveva comunicato la sentenza di scomunica, con l'opprovazione di un Sinodo tenuto nel 391 confermava la condanna di Roma. Dalla lettera sinodale milanese appare che G. negava anche la perpetua verginità di Maria (s. Ambrogio, Epist. 42).
Da Roma poi Pammschio pensò di mandare i Commentarioli a s. Girolamo, che si trovava in Palestina, pregandolo di scriverne la confutazione. In due settimane, tra il 392 ed il 395, il solitario di Belleem composo i due libri Adversus Iovinianum nei quali seguendo passo posso il libello, con un'abbondanza di citazioni sacre e profane ed in uno stile veemente e fortemente polemico, distruggeva le argomentazioni di G. ed in particolare esaltava la bellezza dello stato verginale e la sua superiorità su quello matrimoniale.
Nonostante le sentenze di scomunica di Roma e di Milano e la mordace confutazione di s. Girolamo, G. continuò a far propaganda e ad aver seguaci; due monaci apostati milanesi ne sparsero gli errori anche a Vercelli.
Bibl.: S. Girolamo, Adversus Iovinianum: PL 23. 211-338; W. Haller, Iovinians (Texte und Untersuchungen, 17, 11), Lipsia 1897; F. Cavallera, St Jérôme, se vie et son neuve, I, Lovanio 1922, pp. 154-64; Moricea, II, pp. 1557-61; F. Valli, Un eretico del sec. IV, G., Torino 1925.
Agostino Amore
GIOVIO, Paolo. - Storico, n. a Como il 19 apr. 1483, m. a Firenze il io dic. 1552. Fu vescovo di Nocera de' Pagani dal 13 genn. 1528.
Deve la sua fama a: Historiarum sui temporis libri $X L V$ (Firenze 1550-52); Commentarii delle cose dei Turchi (Venezia 1531); numerose biografie (i Visconti, Muzio Attendolo Sforza, Alfonso d'Este, Leone X, Adriano VI, ecc.) nonché Elogia virorum bellica virtute illustrium, Elogia virorum litteris illustrium. La visione di un P. G., fratello spirituale dell'Aretino, "reporter" pronto a barcamenarsi tra i desideri dei suoi clienti e quelli del gran pubblico, penna facile e ricattatoria, quale viene definita dal Fueter, viene abbandonata dalla critica successiva: il Croce vede in G. un descrittore di cose militari e di cultura, generalmente veritiero, non molto sensibile però alla storia eticopolitica perché i sentimenti politici del G. "non si convertrano e potenziavano in ardore di affetto politico, nel culto di un ideale, nell'ansioso interrogare la storia per annodare al passato l'avvenire augurato" (op. cit. in bibl., p. 31); lo stesso Croce definisce l'opera del G. quale "grandiosa aneddotica".
Bibl.: E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., Napoli 1944, I, p. 61 sgg., II, pp. 333-34 (con la bibl. precedente); B. Croce, Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimento, II, Bari 1945, pp. 27-55.
Massimo Petrocchi
GIOVITA, santo, martire : v. faustino e gioviTA, santi, martiri.
GIPHANIUS, Hubertus (Hubert van Giffen). - Giureconsulto e filologo. N. a Buren (Olanda) nel 1534, m. a Praga nel 1604.
Studió a Lovanio, Parigi e Orléans con il Cuiacio. A Venezia, dove si trovava al seguito dell'ambasciatore francese, si dedicò agli studi filosofici e filologici. Poi si trasferì a Strasburgo come professore di
logica, etica e istituzioni (1570-83), passando poi ad Altdorf e successivamente ad Ingolstadt ( 1590 ) ove insegnò diritto, affermandosi come il più grande giurista della Germania dei suoi tempi per la straordinaria cultura e la vastità delle indagini.
Nel 1599 fu chiamato alla sorte di Rodolfo II come consigliere e referendario imperiale. Fra le sue opere, in cui si alternano il giurista e il filologo, vanno ricordate: Eiusdem Batresomyamachia, Hymni, ecc. (Strasburgo 1572); Lecturae altdorfinae in aliquot Codicis titula Digestorum (Francoforte 1605); Tractatus feudalis (ivi 1606); Antinomiae iuris feudalis (ivi 1606); Tractatus de diversis regulis iuris antiqui (Strasburgo 1607); De renunciationibus (Francoforte 1608); Commentarii in $X$ libros Etichorum Aristotelis (ivi 1608); In IV libros Institutionum iuris civilis Insiniani commentarius (Strasburgo 1611); Oeconomia iuris (ivi 1612); Observationes singulares in linguam latinam (Francoforte 1624).
Bibl.: J. F. Schulte, Die Geschichte der Quellco und Literatur des canonischen Rechts, III, Stoccarda 1880, v. indice.
Cesare Moreschini
GIRALDI, Giovambattista Cinzio. - Letterato, n. a Ferrara nel 1504, ivi m. nel 1573. La sua opera è sotto l'influsso della Riforma cattolica.
Presentimenti di romanticismo vennero rilevati nelle tragedie, fra cui notevole l'Opbecthe, recitata nel 1541. Oltre un dramma pastorale (Egle) ed alcune ecologie, compose il poema Ercole (Modena 1557), incompiuto, che celebra le imprese di Ercole II d'Este. Opero maggiore gli Ecotonomii (Mandorf 1565), novelle d'ispirazione boccaecesea ( 113 , distinte in dieci decadi e un'introduzione) narrate da una brigata d'amici in viaggio da Civitavecchia a Marsiglia. Dalla $3^{a}$ della $3^{b}$ decade Shakespeare trasse l'argomento dell'Otello.
Bibl.: G. Perale, Sul valore morale degli "Eratommiti" di G. B. G., Prato 1907; R. Piccioni, Vita di G. B. G., in Atti e memorie delle depul. ferr. di st. patria, 18 (1908), pp. 113-231; G. Guerrieri-Crocetti, G. B. G. e il pensiero critico del ser. XVI, Milano 1932; A. Chiari, La fortuna del Boccaccio, in Questioni e correnti di st. lett., a cura di A. Momigliano, ivi 1949, p. 327 sgg. Italiano Marchetti
GIRALDI, Ubaldo di San Gaetano. - Scolopio, canonista. N. a Roma nel 1692 e m. ivi nel 1775.
Fu assistente generale della sua Congregazione ed esaminatore apostolico del clero romano. Dedito allo studio del diritto canonico, curò la nuova edizione delle Institutiones canonicae del confratello Remigio Maschot di S. Erasmo (v.), portandovi aggiunte e aggiornamenti (Ferrara 1760). Poco dopo pubblicò l'Expositio iuris pontificis iustus recentiorem Ecclesiae disciplinam (Roma 1769), ove sono riportate con breve commento le parti del Corpus Inris Canonici e infine le sintesi del Concilio tridentino e delle Costituzioni apostoliche. Altra sua opera importante sono le Antinodiversiones et additamenta ex posterioribus Summorum Pontificum constitutionibus et S. Congregationum decretis desumpta ad Augustinum Barbosa de afficio et potestate parochi (ivi 1775).
Bibl.: Hurter, V, 214; A. van Hove, Prolegomena, 2a ed., Ma-lines-Roma 1945, pp. 539, 558.
Cesare Moreschini
GIRALDO di Cambrai. - Ecclesiastico e scrittore, detto anche G. di Barry. N. a Manorbeer (Pembrokeshire), da una nobile famiglia del Galles, e m. sul finire del 1222 o nel 1223. Studiò a Parigi e tornato in Inghilterra verso il 1172 divenne nel 1175 arcidiacono di Brecknock. Una prima elezione a vescovo di St. David non fu confermata dal re Enrico II.
G. tornò a Parigi per dedicarsi agli studi di diritto; nel 1185 accompagnò il principe Giovanni nella spedizione in Irlanda, durante la quale scrisse le sue opere Topographia Hibernica ed Expugnatio Hibernica. Nel 1188, insieme all'arcivescovo di Canterbury Balduino, predicò con gran successo la Crociata nel Galles. Una seconda nomina di G. a vescovo di St. David fu ostacolata dall'arcivescovo di Canterbury Umberto, nonostante il ricorso di G. presso Innocenzo III, per il quale venne appositamente a Roma. Deluso da questi contrasti, G. nel 1203
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(per vostona vel p. Gorawe alano, U. f. .n. (une.)
Girard, Grécolre - Ritratto contemporaneo - Friburgo, convento dei pp. Conventuali.
lasciò l'ufficio di arcidiacono per dedicarsi solo all'attività letteraria.
Oltre le ricordate opere sull'Irlanda, e l'Itinerarium Cambriae, è degna di menzione la sua opera giuridica Dialogus o Distinctiones VII de iure et statu Mauveensis Ecclesiae, scritta nel 1199, durante la controversia suscitata dalla sua seconda elezione a vescovo. Tra le molte altre che scrisse e di cui dette egli stesso un catalogo (De libris a se scriptis catalogus brevior, ed. I. S. Brewer, I. Londra, pp. 421-23): Gemma ecclesiastica (una specie di Somma di morale disciplinare); Speculum Ecclesiae sive de monasticis ordinibus et ecclesiasticis religionibus; Distinctiones IV (descrive, esagerando, la corruzione degli ecclesiastici del tempo); Libri de rebus a se gestis (1204-1205); Vitae episcoporum Lincolnianisium; Vitae sex episcoporum coantaneorum. ecc. Benché pieni di erudizione, gli scritti di G. dànno spesso poco affidamento per la parzialità che li anima.
BibL.: The Works of G. C., a cura di J. S. Brewer, J. F. Dimock, G. F. Warner, con erudite introduzioni, 8 voll., Londra 1861-91; G. Lunch, Cambremis eversus sive potius historica fides in rebus Hibernicis Giroldo Cambremi abrogata, ed. M. Kelly, 2 voll., Dublino 1848-52; T. R. Lounsbury, Life of G. C. in New England, 27 (1878), p. 717 sgg.; 38 (1879), p. 50 sgg.; 39 (1880), p. 70 sgg.; A. Joly, Etudes anglo-normandes. Gírald le Gallois, in Mem. acad. scien. Caen., Caen 1888, pp. 117-80; J. Lefevre, Un brouillon du XIIIème siècle, in Etudes sur quelques ludes de Giraud de Barri, in Mélanges d'Archéol. et d'Hist., 28 (1941-46), pp. 142178; A. Boutemy, Giraud de Barri et Pierre le Chantre, in Rev. de moyen age latin, 2 (1946), pp. 45-62; C. M. Williams, Giraldus Cambremis and Waler, in Yourn. of hist. Society of the Church of Wales, 1 (1947), pp. 6-14; I. P. Shaw, Giraldus C. and the primacy of Canterbury, in Church quarterly Review, 148 (1949), pp. 82-101.
Stanislao Majarelli
GIRARD, Grécorre - Al secolo Giovanni Battista, grande pedagogista svizzero, dei Frati Minori Conventuali, n. a Friburgo il 17 dic. 1765, m. ivi il 6 marzo 1850. Ordinato sacerdote a Friburgo nel 1788, consacrò i primi anni del suo ministero all'insegnamento nei collegi dell'Ordine a Überlingen
e Friburgo. Rivelatosi con il suo Piano di educazione pubblica per la Repubblica elvetica, nel 1799 fu nominato consigliere cattolico del ministro dell'Educazione a Lucerna. Passato il governo a Berna, il G. divenne il primo parroco cattolico di quella città dopo la "riforma". Richiamato a Friburgo nel 1804 per riorganizzare e dirigere le scuole elementari della città, rivelò il suo genio trasformando il sistema artificioso della scuola del tempo in un vivaio di cultura, dove l'interesse e l'attività si sostituissero alla memoria, e la gioia e il desiderio di sapere alla coercizione di una scienza già stabilita ed imposta alle menti dei discepoli.
I risultati furono magnifici, e la fama della scuola di Friburgo si sparse in tutta Europa, nelle Americhe e in India. Ovunque in Svizzera, in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Russia sorsero delle "Girardine", introdotte anche in Italia dal pedagogo d. Baghenti. Anche il Lambruschini, più tardi, rese omaggio al G. "come un discepolo al suo maestro ". Ma il metodo dell'insegnamento mutuo, che affidava un gruppo di fanciulli all'insegnamento di un loro compagno più intelligente sotto la guida del maestro, fu considerato a Friburgo come un sovvertimento dell'ordine sociale, un annientamento del principio di autorità. Nonostante i risultati sorprendenti e i riconoscimenti resi al G. dai più valorosi pedagoghi del tempo, il 2 giugno 1827 le autorità civili, d'accordo con l'autorità ecclesiastica, soppressero l'insegnamento mutuo. Il G. si ritirò a Lucerna, ove insegnò filosofia nel liceo di Stato dal 1827 al 1834. Fu richiesto più volte per consigli e direttive per l'organizzazione delle scuole di diversi cantoni svizzeri, prese parte a riunioni e congressi e fu varie volte guardiano e ministro provinciale nel suo Ordine.
Il nome del G. è rimasto legato al metodo dell'insegnamento mutuo, metodo occasionato all'inizio dalla deficenza di numero di insegnanti nella sua scuola, ma dal quale egli seppe trarre i più grandi vantaggi. Il suo principio fondamentale era di venire incontro all'innato bisogno di vitalità e movimento nei fanciulli. Il meccanismo consisteva in una gara di emulazione tra i discepoli per giungere al grado di poter insegnare ai propri condiscepoli, poiché, come diceva il G., «il miglior modo di imparare è quello di insegnare». Altro risultato di tale metodo era quello di formare i futuri dirigenti nell'arte di comandare, e di inoculare nei discepoli il senso civico dell'obbedienza alle leggi e alle autorità costituite. Quest'autoeducazione, educazione dal di dentro, non imposta, ma sviluppata naturalmente sui principi della libertà e della personalità, si manifestava infine nella giuria dei fanciulli, chiamata a risolvere le questioni disciplinari sorte nell'ambito della scuola. L'efficacia di questo sistema educativo si fondava sul principio fondamentale del metodo materno, che favorendo lo sviluppo naturale di tutte le facoltà formava l'uomo completo a forza di amore e di convinzione acquisita: «Se vi preme il progresso dei vostri alunni, fatevi amare da loro». Era il metodo che la madre, "educatrice per natura", gli aveva insegnato. Metodo intuitivo dapprima, e astrattivo poi. Il G. seppe dedurre il suo metodo soprattutto richiamandosi al modo con cui la madre insegna al figlio la lingua materna. Questa divenne per lui il grande strumento della formazione dell'uomo completo. Studiando la lingua materna il fanciullo si rende conto da se stesso delle nozioni che egli acquista, esercitando tutte le facoltà naturali, senza limitarsi al solo esercizio dell'apprendere mnemonico. Lo stesso principio materno si applica alla formazione morale e religiosa, non inoculando la virtù, ma svegliando e coltivando le buone tendenze che sono in germe nel cuore del bambino. "Formare il Cristo nell'uomo", è per il G. l'ideale e il fine supremo della educazione.
Alla sua morte, il Gran Consiglio di Friburgo ordinò che se ne esponesse l'effigie in tutte le scuole, ed una sottoscrizione pubblica gli eresse nella città un monumento di bronzo, che ne perpetua ancor oggi la memoria.
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Bibl.: A. Daguet, Le p. G. et son temps, 2 voll., Parigi 1896; L. Forte, P. G., con appendice sul "girardismo" in Italia, Casalbordino 1908; L. Sudan, L'école primaire fribourgeoise sous la Restauration, Parigi 1934; L. Veuthey, Un grand educateur: le p. G., ivi 1934; id., G., Brescia 1946; id., Il p. Gregorio G. O.F.M. Como. educatore e pedagogista, in Miscellanea Francescana. 50 (1950). pp. 123-212; C. Both, L'éducation par la langue maternelle selon le p. G., Friburgo 1941. Alfonso Pompei
GIRARDON, François. - Scultore francese, n. a Troyes il 16 marzo 1628 e m. a Parigi il $1^{\circ}$ sett. 1715. I suoi primi saggi (una Vergine e un Luigi XIII in abito dall'Ordine in S. Spirito) datano a ca. il 1645 . Dal 1648 al 1650 fu a Roma presso l'incisore Ph. Thomassin; ma nel 1650 è nuovamente a Troyes e nel 1651 a Parigi.
Sono di questo periodo le statue di S. Francesco e di S. Antonio per la chiesa dei Capucins-St.-Honoré e alcuni medaglioni per l'Hôtel de la Ville: lavori tutti, come quelli per il Louvre, di collaborazione con altri artisti. Con N. Le Gendre, sotto la direzione del Le Brun, attese alle sculture del castello di Vaux e nel 1666, quale capo di un gruppo d'artisti e di scultori, incomincio a popolare il parco famoso di Versailles di fontane, di statue, di vasi. Tra le altre opere, sono da ricordare la decorazione della porta St-Denis (1672); il mausoleo della principessa de Conti (1672-73); la tomba di Richelieu alla Sorbona (1673-94); la decorazione dell'alter maggiore della chiesa di S. Giovanni a Troyes (1691); la tomba di Louvois ai Capucins (in collaborazione con Desjardin, 1696); nonché le sculture per il Dôme des Invalids e per i Bâtiments du Roi. Fu anche soprintendente alla decorazione dell: navi dell'arsenale di Tolone ed elevò varie statue equestri, tra cui quella della Place Vendôme (1683-99), abbattuta durante la Rivoluzione. Per la sua tomba scolpi un Calvario (1705-1709), che è oggi nella chiesa di S. Margherita nel Faubourg St-Antoine a Parigi; altre opere religiose sono nel Museo di Troyes.
Al G. nocque forse il dover lavorare spesso in collaborazione o sotto la direzione di altri, ma la sua opera, che non poteva non risentire in qualche maniera anche l'influsso del Bernini, s'impone tuttavia tra le espressioni più importanti della scultura francese dell'epoca sua.
Bibl.: E. Beneck, Dictionnaire des peintres, sculpturs ecc.. II, Parigi 1913, p. 435; H. Vollmer, s. v. in Thieme-Becker. XIV (1921), pp. 169-71; J. Obriot, s. v. in Enc. Ital., XVII (1933), p. 282; M. Oudinot, F. G., in Bulletin de la Soc. de l'hist. de l'art français, 1937. pp. 204-48. Gilberto Ronci
GIRAUD, Bernardino. - Cardinale, n. a Roma il 14 luglio 1721, m. ivi il 3 marzo 1782. Nominato nel 1763 da Clemente XIII uditore di Rota, dallo stesso Pontefice fu eletto, nel 1767, arcivescovo titolare di Damasco e nunzio a Parigi. Per incarico speciale di Clemente XIV, ricevette in suo nome la solenne professione di Luisa Maria, figlia del Re di Francia, carmelitana scalza nel monastero di S. Dionigi, e per la circostanza gli fu concesso di indossare gli abiti cardinalizi.
Creato e riservato in petto nel Concistoro del 17 giugno 1771, Clemente XIV ne pubblicò la nomina il 19 apr. 1773 con il titolo della S.ma Trinità al Pincio, lo inviò arcivescovo a Ferrara, ove rimase fino al 1777. Contribuì validamente all'elezione di Pio VI che lo volle suo uditore e gli diede prove di particolare benevolenza. Però il G. avversò il viaggio del Pontefice a Vienna e morì prima del suo ritorno. Lasciò eredi i poveri e per essi Pio VI; il Papa dispose dell'eredità per fabbricare in Roma il Conservatorio Pio e per istituire una scuola di disegno presso i Fratelli delle Scuole cristiane a S. Salvatore in Lauro.
Bibl.: G. Moroni, Diz. d'erediz. storico-eccl., XXXI, p. 81. Mario De Camillis
GIROLAMITI. - Con questo nome si chiamarono alcune Congregazioni di eremiti, sorte in Spagna e in Italia nei secc. xiv e xv. Esse seguivano la cosid-
detta Regola di s. Agostino, ritoccata con aggiunte tolte dagli scritti di s. Girolamo e da altre regole, e consideravano s. Girolamo come loro fondatore.
I. Eremiti spagnoli di S. Girolamo. - Furono istituiti da Pietro Fernandez Pecha di Guadalajara (m. nel 1374), ciambellano del re Pietro il Crudele. Egli, suo fratello Alfonso, vescovo di Jaén, il portoghese Basco si unirono ad alcuni eremiti italiani che professavano la Regola del Terz'ordine di S. Francesco, erano stati discepoli di Tommasoaccio da Siena e si erano stabiliti a Lupiana presso Toledo. Sorsero presto altri eremitaggi autonomi. Il Pecha ottenne da Gregorio XI nel 1374 ad Avignone la conferma dell'istituzione, però si dovette adottare la cosiddetta Regola di s. Agostino. Il card. Ximenez inviò i G. in America per l'evangelizzazione degli Indi, e ad essi fu affidato il monastero dell'Escorial da Filippo II. Apportennero ai G. Fernandez de Tolevera y Mendoza, primo arcivescovo di Granada, Pedro de Cabrera, commentatore di s. Tommaso, Francesco de Geronimo ed Antonio de Rosario, noti compositori.
Nel 1375 sorse pure un ramo femminile, le Gerolamine, fondato da Maria Garcias (m. nel 1426) a Toledo e sviluppatosi nelle principali città di Spagna e in Messico.
II. Povero Eremiti di S. Girolamo della Congregazione di Pisa. - Fondati dal b. Pietro din Gambacorta dei signori di