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 di un essere è da noi pensato come determinato dal concetto di fine (giudizio teleologico). Ma i giudizi riflettenti hanno sempre un valore "regolativo" e non conoscitivo. Non una "fisica teologica", ma una "teologia fisica (propriamente fisico-teleologica)", che "può almeno servir di propedeutica ad una vera teologia, dando luogo, con la considerazione dei fini della natura di cui offre una ricca materia, all'idea di uno scopo finale, che la natura non può stabilire; e quindi può far sentire il bisogno di una teologia, che determini sufficientemente il concetto di Dio per l'uso pratico supremo della ragione, sebbene non possa produrla e fonderla in modo sufficiente sulle sue prove" (ibid., parte 2^{text {a }}, sez. II, p. 368 ).

VII. La chiave di tutto il sistema kantiano, architettonico, completo e possente per profondità ed originalità d'indagine (è un punto di passaggio obbligato della ricerca filosofica ed ha influenzato il pensiero mondiale), è la scoperta dell'a priori come trascendentale, cioè come forma oggettiva di un contenuto sensibile. Da qui deriva : a) che la conoscenza è del fenomenico; b) l'esperienza è il limite della conoscenza; c) dunque non è possibile una metafisica come scienza, ma solo come fede morale. Ma la riduzione dell'a priori o delle categorie a pura condizione trascendentale è un'affermazione ingiustificata e non criticamente dedotta e dimostrata. K. ha ridotto gli elementi reali del conoscere a funzioni dell'intelletto ed è evidente che l'oggettività della conoscenza non sfugge più ad una soggettività fondamentale; infatti, la conoscenza delle cose è conoscenza di fenomeni e il mondo è nostra "rappresentazione». Se le idee sono forme vuote di un contenuto sensibile, il loro funzionamento resta bloccato dall'esperienza e la conoscenza valida solo entro questi limiti, cioè entro i limiti della scienza fisico-matematica. Ma in tal modo il concetto critico dell'a priori, che ha il suo limite di funzionalità nell'esperienza, e il concetto critico dell'esperienza, che ha il suo limite nell'a priori che la organizza, sono critici a metà : sono critici del concetto di scienza, non critici del concetto di metafisica; l'a priori ha la sua adeguazione nel mondo (nell'ordine naturale: "il cielo stellato" e "la legge morale") e per conseguenza il mondo è la sua finalità suprema, e dunque anche il primo iniziale. Basta: con ciò Dio è eliminato dall'ordine del pensiero e dall'ordine della realtà; non si spiega più neppure come possano nascere
l'esigenza di Dio e le Idee della ragione, che non si giustificano, dentro il sistema kantiano, neanche come postulati della ragione pratica: K. ve li introduce, ma restano estranei alla Critica com'è intesa da lui, la quale si risolve nel sistema della "cosmicità" (Nl. F. Sciacca, Filosofia e metafisica, Brescia 1950, pp. 188 189). Ragione "critica" non è quella che nega a se stessa la capacità di oltrepassare l'esperienza, ma è la ragione che sa che non può non oltrepassare l'esperienza e se stessa. Solo se la ragione conosce che la verità è più e non meno di essa, ritrova se stessa e Dio. Perciò il problema dell'esistenza di Dio non si aggiunge all'esperienza (quasi dall'esterno), ma è implicito nel problema stesso dell'esperienza e nella esperienza stessa. In questo senso, l'esperienza è testimonianté : per il fatto che io ci sono (e il mondo c'è), Dio esiste. Se Dio fosse solo una idea della ragione nel senso kantiano, sarebbe un puro possibile : ma dire che Dio è solo possibile, è dire che è impossibile; e tutto diventa di colpo impossibile ed inesplicabile. Il problema critico vero non è quello dell'esperienza limite della ragione, ma della critica dell'esperienza, cioè di provare che il problema dell'esperienza adeguatamente risolto dimostra razionalmente (e non come pura e pragmatica esigenza morale) l'esistenza di Dio. Si è che il sistema kantiano tende a fare a meno di Dio, che viene sostituito dall'Io penso, legislatore della natura e del mondo morale. L'autonomia della ragione pura e pratica è significativa a questo proposito : essa significa fondazione della scienza naturale ed umana (morale, diritto, ecc.) indipendentemente dalla metafisica e dunque dalla teologia naturale. Il pensiero di K. è fondamentalmente ateo e scettico e perciò esso ha alimentato tutte le forme posteriori di razionalismo laico (e dogmatico), come quelle di pragmatismo e di fideismo. La trascendentalità kantiana è pertanto inconciliabile con l'ordine naturale della ragione e con la dogmatica cattolica.

BibL.: Vita: L. E. Borowski, Darstellung aus Lebens und Charaktere 1. K.t. Königsberg 1804; F. W. Schubert, 1. K.t Biographie nella ed. di K. Rosenkranz delle opere di Kant, XI, II, Lipsia 1842. Fra le numerose edizioni: a cura di E. Cassirer, 10 voll., Berlino 1912-22, più il vol. XI del Cassirer stesso, K.t Leben und Lehre. Ma la più completa ed. critica è quella pubblicata a cura dell'Accademia delle scienze di Berlino, in 22 voll., 1912-38.

Traduz. italiane: Crit. della r. pura, trad. di G. Gentile e G. Lombardo Radice, Bari 1909; Crit. della r. pratica, trad. di F. Capra, ivi 1908; Critica del giudizio, trad. di A. Gargiulo, 4ᵃ ed., ivi 1907; Scritti minori, trad. di P. Carabellese, ivi 1923; Prolegomeni, trad. di P. Martinetti, Torino 1913; Fondazione met. dei costumi, trad. di G. Vidari, Bari 1908; Met. dei costumi, trad. G. Vidari, ivi 1921 ; Rel. nei limiti della rag., trad. di A. Poggi, Modena 1941; Pedagogia, trad. di N. Abbagnano, Torino 1930.

Guide bibliografiche: E. Adickes, German Kantian Bibliographic, Nuova York 1893-96; Überweg, III, 12a ed., Ber. lino 1924, pp. 709-49.

Monografie principali : C. Cantoni, K., 3 voll., Milano 1883; F. Paulsen, K., sein Leben und seine Lehre, Stoccarda 1898; T. Ruyssen, K., Parigi 1909; A. D. Lindsay, The Philos. of K., Londra 1913; J. Ward, A study of K., Cambridge 1922; P. Lamanna, K., 3 voll., Milano 1925; E. Bourroux, La philos. de K., Parigi 1926; P. Carabellese, La filos. di K., I, Firenze 1926; A. Renda, Il criticismo, fondamenti etico-religiosi, Palermo 1927. Buoni ancora oggi: R. Fischer, 1. K. und seine Lehre, Heidelberg 1860; E. Caird, The critical philos. of K., Londra 1889.

Sul periodo precistico: A. Guzzo, K. pre-critico, Torino 1924; E. Oggioni, K. empirista, Milano 1947.

Sulla Critica d. ragion pura: H. Vaihinger, Kommentar zur K. d. r. V., 2 voll., Stoccarda 1881-92; F. Tucco, Studi kantiani, Palermo 1910; H. Cornelius, Kommentar zur K. d. r. V., Erlangen 1926; L. Scaravelli, Soggio sulla categoria kantiana della realtà, Firenze 1947. Sulla filosofia morale: V. Deffner, La philosophie pratique de K., Parigi 1905. Sulla dottrina del diritto e della storia: K. Botries, K. als Politiker, Lipsia 1928. Sulla

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(per cortesia dei conte P. Dalla Torre) Kanzelur, Hermann - Rittatto.
dottrina della relusione: C. J. Webb, K.'s philosophy of religion, Oxford 1926; C. Sentroul, La phil. rel. de K., Bruxelles 1912; W. Reinhard, Uber das Verhöllnis von Sittlirbheit und Religion bei K., Berna 1927.

Michele Federico Sciacca
KANZLER, Hermann. - Generale pontificio e pro-ministro delle armi, n. a Weingarten presso Bruchsal (Baden) il 28 marzo 1822, m. a Roma il 6 genn. 1888. Cristiano esemplare ed ottimo soldato, intelligente e colto, fu una delle più nobili e cavalleresche figure della vecchia Roma papale. Superati gli atudi liceali a Mannheim, entrò nel collegio militare di Karlsruhe rivelando attitudini ed amore per il mestiere. Portabandiera e tenente ( 25 maggio 1841), per non battersi in duello rinunzio alla carriera e si diede allo studio delle lingue ed ai viaggi, facendo mostra in diverse occasioni di raro sprezzo del pericolo. Il I sett. 1845 poté finalmente essere ammesso in Bologna al servizio della S. Sede come cadetto. Preparatissimo nelle scienze militari e valente organizzatore, divenne sottotenente nella fanteria estera, combatté a Monte Berico (Vicenza) il 24 maggio 1848, ed unico ufficiale superstite, benché ferito, comandò sino all'ultimo la sua compagnia, meritandosi dal gen. Durando una menzione particolare.

Promosso tenente il 15 apr. 1849 e capitano il 21 giugno, funse da aiutante del gen. Zucchi, sccorse tra fortunose vicende presso l'esule Pio IX in Gaeta e condusse a termine delicati incarichi segreti nelle province dello Stato pontificio in subbuglio. Il 26 luglio 1850 fu scelto dal gen. Kalbermatten come ufficiale d'ordinanza, e raggiunse ben presto il grado di colonnello ( 1 maggio 1859 ) di fanteria indigena. Lasciato in un primo tempo in disparte dal gen. De Lamoricière, che gli antepose il De Pimodan, sopportò anche questa prova con modestia e serenità. Durante la campagna del 1860 nelle Marche e nell'Umbria seppe nettamente distinguersi fra tutti i suoi colleghi : presso S. Angelo ( 13 sett.) pervenne ad aprirsi
il passo con una smilza colonna attraverso un'intera divisione avversaria, guadagnandosi la nomina a brigadiere generale ( 22 sett.); alla difesa di Ancona apparve dotato di esperienza, di valore e d'impavido sangue freddo, e fu partigiano fattivo della resistenza ad oltranza.

Di ritorno dalla prigionia in Genova, ebbe il comando d'una brigata, per divenire poi, giovanissimo, tenente generale e pro-ministro ( 27 ott. 1865 ) al posto di mons. De Merode. Attaccatissimo a Pio IX e tanto profondamente benvoluto, quanto non lo fu dall'Antonelli, stimato dagli stessi avversari del governo pontificio, generoso, calmo e riflessivo, godeva la piena confidenza dei sottoposti italiani ed esteri, anche per il temperamento militare e per la sua mentalità volta alle fredda e tenace offensiva. Era, quindi, il più indicato per procedere a quelle radicali riforme dell'esercito ed allo studio di quei problemi di difesa che, imposti dai dettami della Convenzione di sett., fecero dei volontari cattolici una rispettabile ed efficiente compagine bellica.

E lo si vide alla prova dei fatti : la definitiva repressione del brigantaggio nel Lazio meridionale (1864-66), fu seguita dalla valida resistenza opposta alle bande garibaldine nell'autunno 1867 , nonché dalla vittoriosa azione di Mentana ( 3 nov.). Venne poi la crisi finale del 1870 : essa rappresentò per K. e per i suoi, a giusta detta del Vigevano, un vero e proprio «dramma di psicologia militare», fra spontaneo spirito di combattività sino al supremo sacrificio e disciplinata ottemperanza alle sovrane disposizioni, volte a ridurre lo scontro al minimo necessario per far constatare l'uso della forza. Anche in quella estrema occasione le milizie pontificie condotte dal K. seppero imporsi al rispetto degli onesti combattendo ed obbedendo come un «buon esercito», tanto da ottenere gli onori delle armi da parte degli assedianti. Terminate le dolorose ed ardue trattative di capitolazione, e salutate e truppe partenti per la prigionia, il K. non volle discostarsi dal fianco di Pio IX, che ebbe la ventura di assistere sino all'ultima agonia. Creato barone da Leone XIII, trascorse il resto della esistenza soccorrendo e beneficando i suoi ex-soldati, e dedicandosi con successo a studi di carattere militare e di astronomia.

Gli si deve, fra l'altro, un obbiettivo Rapporto alla S. di N. S. papa Pio IX sulla invasione dello Stato pontificio nell'autunno 1867 (Roma 1868), nonché una importante raccolta di documenti personali e governativi assicurati all'Archivio Vaticano da mons. A. Mercati nel 1932.

Biol.: Oltre ad un manoscritto di Memorie del Giglio Rodolfo, cf.: Necrologio, in La fedeltà, 22 genn. 1888; P. V. V. [p. V. Vannutelli], Il gen. K. Cenni biografici, Roma 1889; A. M. Bonetti, La "Liberazione di Roma" del gen. Raffaele Cadorna. Osservazioni e critiche, Siena 1889; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, passim; id., La campagna delle Marche e dell' Umbria, ivi 1923, passim; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana. Torino 1938, passim; id., Lettere inedite di mons. Vincenzo Vannutelli al generale E. K. (1870-71), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, I (1947), pp. 431-43.

Paolo Dalla Torre
KANZLER, Rodolfo. - Archeologo e cultore d'arte, figlio del precedente, n. a Roma nel 1861, ivi m. il 28 febbr. 1924. Fu discepolo di G. B. De Rossi, segretario della Pontificia Commissione di archeologia sacra (1902-17) e conservatore del Museo sacro della Biblioteca Vaticana.

Tra i suoi articoli si ricordano: Restituzione architettonica della cripta dei SS. Felicissimo et Agapito nel cimitero di Pretestato, in Nuovo Bull. di arch. crist., 1 (1895), pp. 172-80; Di un nuovo cimitero anonimo sulla Via Latina, ibid., 9 (1903), pp. 173-86; Di un importante sepolcro dipinto nel cimitero di Commadilla, ibid., 11 (1905), pp. 181189; Relazioni degli scavi della Commissione di archeologia sacra, ibid., 10 (1904), pp. 233-48; 15 (1909), pp. 171-35; 207-15; 19 (1914), pp. 65-77; Scoperta del sepolcro di Trebio Giusto, ibid., 17 (1911), pp. 201-207. Pubblico anche Gli avori dei Musei profano e sacro della Biblioteca Vaticana, Roma 1903.

Enrico Jovi
KARACHI, ARCIDIOCESI di. - Nel Pakistan occidentale. La missione, assunta dai Francescani della provincia d'Olanda nel 1932, si iniziò nel 1935 con una

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certa dipendenza (per riguardo al patronato portoghese) dall'arcivescovo di Bombay. Venne eretta a diocesi, per distacco dell'arcidiocesi di Bombay, di cui fu dichiarata suffraganea con decreto in data 20 maggio 1948, e affidata all'Ordine dei Frati Minori. Il 15 luglio 1950, erigendosi una provincia ecclesiastica per tutto il territorio del Pakistan occidentale, la diocesi di K. venne elevata ad arcidiocesi con suffraganee le diocesi di Lahore, Multan e Rawalpindi.

Misura kmq. 262.000 e comprende le province civili di Belucistan e Sind. Confina con l'Afga. nistan, l'Iran, l'arcidiocesi di Bombay e con le diocesi di Ahmedabad, di Multan e Ajmer. Ha una popolazione di 7.500 .000 ab., di cui 200.000 pagani, 3000 protestanti e 25.000 cattolici. Il personale missionario è composto di 44 Francescani esteri e 15 sacerdoti secolari indigeni; 7 fratelli laici; 82 suore di vari istituti, una quarantina delle quali sono indigene; 21 catechisti. L'arcidiocesi ha 8 distretti, 16 parrocchie e 26 sta zioni secondarie; 2 chiese e 18 cappelle.

L'insegnamento è affidato ad un complesso di 250 insegnanti: 195 maestri e 55 maestre, con un totale di ca. 2000 fanciulli nelle scuole elementari, 650 studenti nelle medie e 4000 nelle superiori, 49 nelle professionali.

Non vi è seminario e i giovani che desiderano essere sacerdoti vengono inviati al Seminario pontificio di Kandy o al Seminario maggiore di Mangalore. Vi è una studentato teologico e filosofico per la formazione dei religiosi con ca. 20 chierici. Le opere di carità sono costituite da 7 ospedali con 101 letti, 4 dispensari con una media di 40.000 consultazioni annue, 3 orfanotrofi con 221 orfanelli, 12 ricoveri di mendicità con 25 degenti.

La città metropolita di K. è la capitale del nuovo Stato del Pakistan e sede del governo centrale e inoltre sede della delegazione apostolica eretta con breve del 17 luglio 1950. Fiorenti sono le associazioni pie e di Azione cattolica. Si pubblicano i periodici : Dor Munianti Rotti e Catholic Chronicle con discreta tiratura.

Bibl.: Arch. de Prop. Fide, Relatio quinquennalis 1943-48, pos. prot. n. 3912/48; Catholic directory of India, Pakistan, Burma and Ceylon, Madras 1948, pp. 232-36; id., Prospectus status missionis, 1950, pos. prot. n. 3712/50; MC, 1950, pp. 229-30. Pompeo Borgna

KARAFUTO, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nell'isola di Sakhalin, eretta con breve apostolico il 21 maggio 1938 per divisione del vicariato di Sapporo.

A partire dal 1907 un sacerdote della diocesi di Hakodate, l'odierna Sendai, visitava annualmente i cattolici polacchi e giapponesi, che si trovavano nell'isola di Sakhalin. Nel 1912 fu costruita la prima chiesa nel distretto di Toyohara. La missione, affidata dapprima ai Francescani della provincia polacca dell'Immacolata Concezione, nel 1941, con la costituzione della gerarchia esclusivamente indigena in Giappone, passò ad un amministratore apostolico del clero secolare locale. Ha una superfice di kmq. 36.000 ed una popolazione di 331.949 Giapponesi con alcune migliaia di Coreani e ca. duemila aborigeni di schiatta Ainu.

Il numero dei cattolici è di ca. 557 con 33 cateucumeni, 3 sacerdoti esteri e uno indigeno, un fratello laico
e 3 catechisti. Stazioni primarie 3; secondarie 5; una chiesa e 2 cappelle. Occupata dai soldati russi il 15 ag . 1945, K. è stata forzatamente evacuata dai missionari e dai fedeli il 17 maggio 1948.

Bibl.: MC, 1950, pp. 405.
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Kabaki, arcidiocesi di - Chiesa cattolica in stile indiano.
Edoardo Pecoraio

KAREMA, vicariato apostolicO di. - Nell'Africa orientale britannica, sulla riva orientale del lago Tanganica. E affidato alla Società dei Missionari d'Africa (PP. Bianchi).

Deriva dal vicariato apostolico di Tanganica, e fu eretto il 10 maggio 1946 con il territorio della regione dell'Ufipa, quando questa venne distaccata dalla regione dell'Uha. Le due suddette regioni dell'Uha a nord e dell'Ufipa al sud formavano insieme il vicariato di Tanganica. Divise, la regione dell'Uha ebbe il nome di vicariato di Kigoma, e la regione dell' Ufipa quello di v. a. di K. (per la storia v. KIGOMA).

Il v. a. di K. ha una superfice di 76.000 kmq . e una popolazione di ca. 153.000 ab. (anno 1949); cattolici indigeni 92.554 , esteri 26 , di stirpe mista 17 , catecumeni 4318 , protestanti 2852 , maometrani 3709 , pagani ca. 50.000 . Sacerdoti indigeni 14 , esteri 28 , fratelli laici esteri 7 , suore estere 27 , indigene 14 con 5 novizie, 21 postulanti e 21 aspiranti. Seminaristi maggiori 30 , minori 75 , seminari preparatori 1 con 32 alunni, catechisti 435 , maestri 40 , maestre 9 , medici 1 (indigeno). Stazioni principali 5, secondarie 378, quasi parrocchie 8, 18 chiese, 350 cappelle, 9 dispensari con 160.270 consultazioni nell'anno, 20 scuole elementari con 2484 alunni, 1 scuola magistrale femminile con 148 , I scuole per catechisti con 31 alunni, 395 scuole di preghiere con 15.000 alunni d'ambo i sessi. Vi è ben sviluppata l'Azione Cattolica in 280 centri con 948 soci e 320 socie.

Bibl.: AAS, 39 (1946), pp. 80-82; MC, 1950, p. 184; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 1311/46, 2585/40. Carlo Corvo

KARMAN (Karma). - Nel Rgveda (v. veda) la parola k., «l'opera» per eccellenza, designa il rito sacrificale e il frutto che se ne ricava in questa e nell'altra vita. Venuta meno, nell'età delle Upanisad (v.), la fede nell'onnipotenza del rito, acquistano importanza l'opera umana e il suo effetto, che prendono essi pure il nome di k. Ogni opera, buona o cattiva, oltre al suo effetto naturale, ne ha una soprasensibile nel k., il merito o demerito inerente alle azioni umane, che aderisce all'anima in modo variamente immaginato dagli autori dei diversi sistemi filosofici, ma sempre con lo stesso effetto: gioia o dolore come premio o pena della buona o cattiva condotta. Il cosiddetto destino dell'uomo non dipende dalla cieca fortuna, ma dal k.; chi nasce ricco e chi povero, chi sano e chi ammalato, chi ben fatto e chi deforme per effetto del k. di un'anteriore esistenza.

La retribuzione del merito e del demerito non si esaurisce infatti nel breve periodo di una sola vita; c'è sempre un residuo di k. quando sopraggiunge la morte, e questo determina la rinascita in quella forma di esistenza, che spetta a ciascuno in conformità dei suoi

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meriti : in cielo, in terra o nell'inferno. La trasmigrazione delle anime o tanyidra, in dipendenza del h., esiste ab aeterno, ma l'uomo può sottrarsi alla tormentosa sequela delle nascite e delle morti con la liberazione (mohya, nirvāna) che è il fine a cui tendono, per diverse vie, le religioni dell'India. La prima chiara testimonianza di una fede nel h., si trova in quel passo della Byhadūra-nyaka-upaniyad (III, 2, 13), che dice, riferendosi al colloquio fra Ārtabhaga e Yājñavalkya: "E se di cosa essi parlarono, dell'azione ( h.) parlarono; e se cosa essi esaltarono, l'azione esaltarono perché buono si diventa con le buone azioni, cattivo con le malvage». E più oltre (IV, 4, 5) : "L'uomo è tutto desiderio, e qual'è la sua decisione, tale è la sua azione; quale è la sua azione, tale è la sua sorte". Non è ancora usato il termine sanadra, che compare per la prima volta nella più tarda Katha-upaniyad (I, 3, 7). Nel buddhismo che nega l'anima sostanziale e permanente, il k. non può essere un'affezione dell'anima, e non si deve perciò parlare di trasmigrazione, ma di "rinascita". Il k. viene concepito come una forza trascendente, che provvede a perpetuare, oltre la morte, l'esistenza psico-fisica del defunto perché ogni resto di merito o demerito abbia la sua ricompensa. "Ma il k. è inanimato", obiettano i seguaci del Nyaya, "e però ha bisogno di esser regolato dall'Anima suprema, cioè Dio".

Bibs.: R. Garbe, Die Sdmbhya-Philosophie, Lipsia 1917, pp. 232-42; H. Jacobi, Die Entwicklung der Gottesidee bei den Indern, Bonn-Lipsia 1923, pp. 9-18 se; Ferdinando Belloni Filippi

KARNKOWSKI, Stanislaw. - Primate di Polonia, n. il 10 maggio 1520, m. l'8 giugno 1603. Vescovo di Włocławek (Leslau) nel 1567 , divenne nel 1581 arcivescovo di Gnesna e diede impulso alla restaurazione cattolica in Polonia. Fondò seminari a Wloclawek, Kalisch e Gnesna, che affidò ai Gesuiti. A sua richiesta e con l'approvazione di Gregorio XIII J. Wujek tradusse la Bibbia in lingua polacca. Appoggiò l'elezione di sovrani ben disposti verso la Chiesa cattolica (Enrico di Valois, Stefano Báthory e Sigismondo III Vasa) e fu, quale primate, nel 1586 a capo della reggenza.

Bibs.: A. Kakovski, Bithupa Stanislava Karnhanshiego zbide koniytacyi rymdolnych, Wloclawek 1912. Silvio Forloni

KARPUT (Kharput), diocesi di. - Città della quarta Armenia nel distretto di Hantzit (Arzitene) nella Turchia. I Mechitaristi vi portarono per primi il cattolicesimo; nel 1858 molti altri sacerdoti cattolici si aggiornaro all'apostolato. Pio IX nel 1805 decretò l'erezione a sede vescovile di K.; Stefano Israelian ne fu il primo pastore.

Nella diocesi di K. vennero nel 1867 anche missionari latini che formarono alcune comunità di rito latino. Attualmente la diocesi è devastata.

Bibs.: B. Gams, Series episcoporum, Ratiabona 1873, p. 436; S. Eprikian, Dizionario topogr. dell'Armenia, II, Venezia 1907, v. indice; A. Alexandrian, Histoire abrégée des sièges, Beirut 1908, pp. 37-39. Serafino Akelian

KASPER, Katharina. - In religione Maria, n. a Dernbach (diocesi di Limburg nell'Assia) il 26 maggio 1820, m. ivi il 2 febbr. 1898. Trascorse l'adolescenza nello studio e nell'esercizio delle opere di carità sotto la guida della mamma. Per soccorrere i poveri ed i bisognosi fondò nel 1848 l'Istituto delle povere ancelle di Gesù Cristo. Subì la persecuzione del Kulturkampf, ma in compenso poté vedere il suo istituto varcare i confini della Germania e dilatarsi in altre regioni. E stata introdotta la causa di beatificazione.

Bibs.: W. Meyer, Mutter M. K., Wiesbaden 1937. Silverio Mattei
KASPROWICZ, Jan. - Poeta polacco, n. a Szymbor il 12 dic. 1860, m. a Poronin il 2 ag. 1926. Di famiglia contadina, passò l'adolescenza e la giovinezza studiando e lottando con la povertà. Partecipò alla resistenza contro la dominazione prussiana
e fu incarcerato; nel 1889 si stabili a Leopoli, e fu nominato professore di letterature comparate per la sua grande competenza filologica.

Il K. è ritenuto uno dei maggiori poeti del suo tempo per forza e nobiltà di ispirazione. Le prime sue opere (Poesje; Z chlopskiego zngonu, "Dal campo del contadino... Glebe) e il dramma: Siviat się bończy ( 1 I mondo finisce ") sono una potente raffigurazione della miseria e ignoranza del popolo. Il contrasto fra spirito e materia, tra fede e sostituismo trova accenti sublimi negli Inni, in cui il K. esprime il dolore dello spirito umano che lotta con il suo Creatore, ma poco a poco si acqueta in una fede che lo loda come datore della sofferenza e delle stimmate, da cui nasce l'amore per le creature. Le raccolte liriche che seguono sono improntate a questo amore (Chaole, "Momenti»; Mëf swiat, "Il mio mondo"); e raggiungono la perfezione in Ksigga ubogich ("Il libro dei poveri") pervaso anche dalla bellezza della natura. Il K. fu pure autore di alcuni poemi e traduttore perfetto di capolavori di varie letterature europee.

Bibs.: Z. Wasilewski, 7. K., Varsavia 1923: St. Kolaczkowski, Twórczość 7. K., Cracovia 1923; E. Lo Gatto, Gl'imi di 7. K. e la loro genesi, in Studi di lett. slave, II, Roma 1923-31, pp. 23-30; K. Górski, Tatry i Podhale w twórczości 7. K., Zakopane 1926.

Marina Bersano Begey
KASSOW, MARTIRI di: v. CASNOVIA, DIOCESI di.
KASTL. - Antica abbazia benedettina nella diocesi di Eichstätt, fondata nel 1102 dai conti Berengario I di K.-Sulzbach e Federico di K.-Habsberg; confermata e approvata da Pasquale II il 12 maggio 1102 e presa in possesso nel 1103 dai benedettini di Hirschau, provenienti dall'abbazia di Petershausen. Fondò a sua volta nel 1118 l'abbazia di Reichenbach.

Dal 1380 al 1480, K. fu centro di un ampio movimento di riforma; l'abate Ottone Nortweiner (m. nel 1400), compose le Consuetudines Castellenses, adattamento delle Consuetudines Cluniacenses, che furono accolte da 24 abbazie. K. raggiunse la massima fioritura dottrinale di allora sotto il priorato di Giovanni di K. (ca. 1400), ai cui scritti ascetico-mistici appartiene, come ha dimostrato M. Grabmann, il De ahdaerendo Deo, fino al 1920 attribuito a s. Alberto Magno. L'abbazia, soppressa nel 1536 , poi restaurata nei suoi beni nel 1625 , passata nel 1636 ai Gesuiti, e nel 1782 all'Ordine degli Ospitalieri di Malta, fu nel 1808 secolarizzata.

Bibs.: Kunstdenkmäler Bayerns, 17 (1909), pp. 136-204; A. Brackmann, Germania Pontificia, II, 1, Berlino 1911, pp. 17-19; B. Währnöller, Beiträge zur Gesch. der Kustler Reform, in Studien u. Mitteil. zur Gesch. der Benediktiner-Grderes, 42 (1924), pp. 10-40; F. Thoma, ibid., 45 (1927), pp. 181-96; Historischer Verein von Oberpfalz u. Regenzberg, 80 (1939), pp. 4-186; Continosa, I, coll. 1507-1108; Ph. Schmitz, Hist. de l'Orde de St Benoit, III, Maredsous 1948, p. 180 sgg.

Andrea Bauch
KATANČIĆ, Matija Petar. - Francescano, scrittore e poeta croato, n. a Valpovo il 12 ag. 1730, m. a Budapest il 24 maggio 1825. Sacerdote nel 1775, fu professore nel ginnasio di Osijek (1779) e poi di Zagabria; col 1795 occupò la cattedra di archeologia alla Università di Budapest.

Sciensiato di fama si occupò principalmente di filosofia, archeologia, geografia antica, numismatica, epigrafia, storia, con una produzione varia e copiosissima. Tra i suoi scritti si ricordano: La Sacra Scrittura (b voll., Budapest 1831) : la prima traduzione completa della Bibbia in lingua croata; Dissertatio de columna milliaria ad Essedum reperta (Osijek 1781, 2² ed., ivi 1794); In veterem Creatorum patriam indagatio philologica (Zagabria 1790); Elementa numismatica (Budapest 1824-25); Istri adcolarum Illyrici geographia vetus e monumentis illustrata (2 voll., ivi 1826-27); un libro di poesie Fructus autumnales (Zagabria 1794), ecc.

Bibs.: Maianer, Pastirski razgovori u Katančičevih * Fructus autumnales, in Rad 7. A., 65 (1883), pp. 71-91; B. Vodnik, Powiest hrvatske književnosti, I, Zagabria 1913, pp. 391-92; K. M. P., in Znameniti i zaslužni Hrvati, Zagabria 1935, pp. 128-29.

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KATANGA, vicariato apostolico di. - Nella parte sud-orientale del Congo belga ed è affidato ai Benedettini della Congregazione belga dell'Abbazia di St-André-les-Bruges (Lophem). Il 5 ag. 1910, con territorio distaccato dal vicariato apostolico del Congo indipendente o Belga, fu eretta la prefettura apostolica di K., che subì in seguito notevoli diminuzioni di estensione, perché il 18 luglio 1922 ne fu distaccata in parte la prefettura apostolica di Lulua e K. centrale (ora
vicariato apostolico di Lulua e prefettura apostolica del Lago Moero, v.) e il 12 maggio 1925 ne fu distaccata la prefettura apostolica di Luapula Superiore (ora vicariato di Sakania [v.]). Il 22 marzo 1932 fu elevata a vicariato apostolico. Residenza a Elisabethville.

Attualmente ha una superfice di 80.000 kmq . e, secondo i dati statistici del 1947, una popolazione di 219.830 abitanti, dei quali 71.815 cattolici indi-
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)

KATANGA SETTENTRIONALE, vicariato apostolico di: v. Kongolo, vicariato apostólico di.

KATHOLIEK, DE. - La prima rivista scientifica cattolica fondata in Olanda dopo che, almeno legalmente, era cessata la violenta persecuzione protestante che per due secoli aveva soffocato ogni espressione di vita cattolica.

Dopo il lavoro preparatorio del grande emancipatore dei cattolici, il convertito Gioachino Giorgio le Sage ten Broek (1775-1847), fondatore di alcune riviste apologetiche, Fr. van Vree, rettore del Seminario di Warmond (diocesi di Haarlem), fondò De K. nel 1842, come rivista mensile di teologia, filosofia e storia. Principale collaboratore fu Cornelio Broere, filosofo, storico e poeta.

De K. influí profondamente nell'emancipazione e nel progresso scientifico dell'Olanda cattolica. Sotto questo nome essa uscí per ben 83 anni. Poco tempo dopo l'erezione dell'Università cattolica di Nimega (1925) De K. ne divenne l'organo ufficiale, sotto il nuovo nome di Studia Catholica, ancora in vita. Vi collaborano, tra gli
altri, parecchi professori delle facoltà teologica e filosofica dell'Università di Nimega. Lodovico Bender

KATHOLIKÓS. - Nel diritto ecclesiastico orientale k. significa il delegato per l'universalità delle cause. Il titolo fu dato probabilmente dal sec. iv ai vescovi supremi di alcune Chiese che ebbero origine dal patriarcato di Antiochia e cioè a quelli di Seleucia-Ctesifonte (Persia), di Armenia e di Georgia. Ben presto spari ogni legame giuridico con la Chiesa madre.

Attualmente nella Chiesa cattolica si hanno due k., l'armeno ed il caldeo, che ricevettero inoltre il titolo di patriarca. Presso i dissidenti gli Armeni hanno il k. supremo di Eğmiadzin (v.) ed un altro autonomo a Sis in Cilicia; un terzo, quello di Aghthamar in Turchia, non fu ristabilito dopo la persecuzione turca del 1915-16. Vi sono inoltre il k. patriarca di Georgia, già soppresso dal santo Sinodo russo nel 1818 e ristabilito nel 1917, ed infine il k. dei nestoriani in Persia, praticamente. A questi bisogna aggiungere il «mafriano» (v.) siro, che è un vero k., ma non indipendente.

Bibl.: A. Leclercq, s. v. in DACL. VIII, coll. 686-89; IN, coll. 1577-80.

Antonio Wuyts
KATOWICE, diocesi di. - Fondata nel 1925, quale suffraganca di Cracovia, e costituita con i territori dell'alta Slesia, centro industriale della Polonia. Primo vescovo ne fu Augusto Hlond, futuro primate di Polonia e cardinale.

Superfice: 4216 kmq . Cattolici : 1.209 .000 . Parrocchie: 227. Chiese parrocchiali: 248; filiali: 30; conventi: 15 ; cappelle: 184 . Sacerdoti incardinati nella diocesi: 371 , ai quali vanno aggiunti i sacerdoti delle diocesi di Lwów, Łuck, Piósk, Wilno, occupate dai sovieti, e di altre diocesi. Sacerdoti regolari: in. Religioso: 1651. Case religiose maschili: 26 con 55 membri; femminili: 149 con 1618 membri. Seminaristi: 66. Istituti di istruzione ed educazione maschili: 18 con 811 alunni; femminili: 24 con 1721 alunne. Istituti di beneficenza, assistenza e cura: 110, con 8910 ricoverati. Dei sacerdoti diocesani perirono durante l'occupazione tedesca 43 , alcuni trucidati, altri in prigione o in campi di concentramento. Centri dei pellegrinaggi : Pickary Slaskie e Pszów.

Bibl.: Ph. M. Pirozyński, Statystyka hotelola hatolickiego w Polsce, in Homo Dei, 1948, II, pp. 80-82; id., Seminaria dechaume w Polsce, ibid., 1948, i, p. 84; id., Ze statystyki Koletola w Polsce, ibid., 1948, iv, pp. 464-67; id., Ze statystyki Koletola w Polsce, ibid., 1948, v, pp. 578-79.

Adam Macielidzki
KATSCHTHALER, Johannes. - Teologo e cardinale, n. il 29 maggio 1832 a Hippach (diocesi di Bressanone), m. a Salisburgo il 27 febbr. 1914. Laureatosi in teologia nella facoltà annessa al Seminario, vi tenne la cattedra di dogmatica fino al 1874, quando passò all'Università di Innsbruck come professore di storia dei dogmi e di apologetica.

Nominato nel 1880 canonico della metropolitana salisburghese e, poco dopo, rettore del Seminario, nel 1891 fu scelto dal card. Haller come coadiutore e venne consacrato vescovo titolare di Cibistro. Gli

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successe nel 1900 nella sede di Salisburgo ed ebbe la sacra porpora nel 1903.

Uomo di grande cultura e di una sorprendente attività scientifica e pastorale, ha lasciato molti scritti d'indole teologica, apologetica, oratoria e musicale. La sua fama è dovuta alla Theologia dogmatica catholica specialis ( 5 voll., Ratisbona 1877-88), dove all'ortodossia della dottrina unisce copiosa erudizione e chiarezza di stile. La sua Geschichte der Kirchenmusik (s. I. 1893, trad. it. di P. Guerrini, Torino 1926), che scrisse in forma di articoli quando era direttore della Kirchenmusikalische Vierteljahreschrift, è molto apprezzata e largamente diffusa.

Bib.: P. Guerini, Notizie biografiche del card. K., nella prefazione alla Storia della musica, sopra citata; Ch. Grsina, s. v. in LTbK, V, coll. 909-10.

Antonio Piolanti
KATTERBACH, Bruno. - Francescano, paleografo, n. a Düsseldorf il 16 sett. 1883, m. a Roma il 29 dic. 1931. Compì gli studi teologici a Fulda e quelli storici a Roma nel Collegio internazionale di S. Antonio.

Nel 1912 ottenne il diploma della Scuola vaticana di Paleografia e diplomatica, e dopo appena due anni fu chiamato professore di questa stessa scuola, dove tenne con onore la cattedra di palcografia, di diplomatica e di archivistica. Tra le sue pubblicazioni: Specimina supplicatiooum (Roma 1927); Exempla scripturarum, I (ivi 1928) e II (Città del Vaticano 1930); Referendarii utrinique signaturae a Martino V ad Clementem IX (ivi 1931); Le miniature dell'Evangeliario di Padova dell'a. 1170 (ivi 1931); Le miniature dell'Epistolario di Padova dell'a. 1279 (ivi 1951); Inventario dei Registri delle angeliche (uscito postumo, ivi 1932).

Giallo Battelli
KAUFFMANN, Angelica. - Pittrice, n. a Coira nei Grigioni il 30 ott. 1741, m. a Roma il 5 nov. 1807, una delle personalità più interessanti e significative della cultura artistica del suo tempo.

Ettremamente precoce, nel 1752 a Como, dipinse un ritratto del vescovo Nevroni, nel 1757 collaborò con il padre alla decorazione della chiesa parrocchiale di Schwarzenberg. Poi, dopo un viaggio per l'Italia a un soggiorno di ca. tre anni a Roma, ove fu creata accademica di S. Luca, passò a Londra ( 1766-81 ).

Tornota in Italia, fu prima a Venezia e poi a Roma, ove il salotto della sua casa in Via Sistina divenne uno dei più famosi della città; vi ricevette, infatti, le maggiori personalità del mondo culturale romano e straniero, fra cui Goethe, A. Caneva e numerosi principi, specie tedeschi, desiderosi di essere da lei ritratti. Nel 1800 dipinse il quadro per l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Schwarzenberg rappresentante l'Incoronazione della Vergine. Ma in genere i suoi quadri, oggi nelle maggiori collezioni pubbliche e private d'Europa e d'America, sono ritratti e composizioni di vario soggetto profano, dipinti in maniera delicata e leggera, memore della tipica grazia cromatica settecentesca sebbene negli schemi e negli atteggiamenti già appaiano orientati verso il gusto neoclassico.

Bibs.: G. C. Zucchi, Memorie storiche di M. A. K., Roma 1788-98; G. G. De Rossi, Vita di A. K., Firenze 1810; H. Manners e G. C. Williamson, A. K., Londra 1925; H. Tietze, s. v. in Thieme-Becker, XX, pp. 1-5; F. Baumgart, s. v. in Enc. Ital., XX, pp. 136-39.

Emilio Lavagnino
KAULEN, Franz Philipp. - Esegeta cattolico tedesco, di ampia cultura teologica, filologica, storica, rigorosamente conservatore, n. a Düsseldorf il 20 marzo 1827, m. a Bonn l'1 1 luglio 1907. Sacerdote nel 1850 , fu ripetitore di teologia a Bonn nel 1859 e si addottorò a Würzburg (1862) con una tesi su Giona; libero docente (1863), professore straordinario (1880) e ordinario (1883) del Vecchio Testamento a Bonn; nel 1882 fu nominato prelato domestico di S. Santità e nel 1903 membro della Pontificia commissione biblica; ma nello stesso anno dové lasciare l'insegnamento a causa di una emor-
ragia cerebrale. Nella prima fase dell'insegnamento, durante il Kulturkampf, fu benemerito della causa cattolica, sostenendo con Flosz e Th. Simar tutte le lezioni teologiche all'Università di Bonn.

L'opera sua principale di esegeta, edita per la prima volta nel 1876 e poi in 5 edizioni (l'ultima curata da G. Hoberg) fino al rgrr è la Einleitung in die Hl. Schrift des Alten und Neuen Testamantes. Il materiale tradizionale vi è abbondantemente esposto; ma i problemi moderni vi sono piuttosto solo sforati, di maniera che la caratteristica dell'opera è di tenere salda la linea dei principi tradizionali. Altro grande lavoro riguarda la Volgata : Geschichte der Vulgata (1868), poi Sprachliches Handbuch zur Vulgata ( 2⁴ ed., 1904); è da rilevare la distinzione da lui fatta tra il carattere autentico della Volgata in genere, astraendo dai manoscritti ed edizioni particolari, e il carattere ufficiale della sisto-clementina. Una terza opera insigne lo occupò dal 1880 al 1901, cioè la 2² ed. del Kirchenlexikon di H. J. Wetzer e B. Weite.

Altre pubblicazioni: Linguae Mandschuricae institutiones (1856); Die Sprachverwirrung zu Babel (1861); Liber Ionae (1862); Aphorismen über katholische Behandlung der Bibel (sotto pseudonimo, 1862); Assyrien und Babylonien nach den neuesten Entdeckungen ( 3⁴ ed., 1899); Die Altertümer des Flavius Josephus ( 3⁴ ed., 1892); Der biblische Schöpfungsbericht (1902).

Bibs.: J. Stareley, s. v. in DBs, V, coll. 3-4.
Raimondo Köbert
KAUNAS (Kowno), diocesi di. - Città e diocesi nella Lituania alla destra del fiume Niemen. Attualmente non si hanno dati statistici. Il re Jagellone di Polonia (1386-1434) fondò la diocesi di Samogizia con sede in Miedniki; l'Istituzione fu confermata nel 1416 dal Concilio di Costanza; la Cattedrale eretta nel 1417 venne dedicata ai martiri romani ss. Alessandro, Evenzio e Teodulo.

Primo vescovo fu un Matthias al quale successe un Nicola nel 1421. Dopo la riforma protestante, Melchiorre I (1574-1609) ristabil la sede che rimase vacante e fu soppressa poi nel 1798. Venne ristabilita nel 1849, quale suffraganea di Mohilew. Il papa Pio XI con la cost. apost. Lituanorum gente del 4 apr. 1926 eresse K. a sede metropolitana della Repubblica lituana e dette un nuovo ordinamento alle diocesi di detta nazione, erigendo a basilica metropolitana la chiesa dei SS. Pietro e Paolo in K., con suffraganee le diocesi di Kaisėdorys, Panerezya, Telsiai, Vilkaviski e la prelatura nullius di Klaipeda.

Bibs.: L. Loffler, Samogitia, in Cath. Encycl., XIII, p. 421; AAS, 18 (1926), pp. 121-23; Ann. Pont., 1951, p. 229. Enrico Josi

KAUNITZ, Anton Wenzel. - Uomo di Stato austriaco, n. il 2 febbr. 1711 a Vienna, m. ivi il 27 giugno 1794. Incaricato nel 1741 di una missione straordinaria presso le corti di Firenze, Roma e Torino, alle quali doveva annunciare la nascita del principe ereditario Giuseppe (il futuro Giuseppe II), divenne in seguito - 'nistro a Torino (1742-44), intendente superiore di corte a Bruxelles presso l'arciduchessa Maria Anna (1744-46), plenipotenziario al Congresso di Aquisgrama ed infine ambasciatore a Parigi, dove rimase dal 1750 al 1753 e vi preparò il terreno all'alleanza franco-austriaca del 1756. Nominato nel 1753 cancelliere, diresse la politica estera della monarchia asburgica fino al 1792, sotto Maria Teresa e Giuseppe II.

Sebbene si mostrasse cattolico osservante, appoggiò in ogni modo la politica di Giuseppe II, tendente all'affermazione della superiorità dello Stato sulla Chiesa, e sostenne la fondazione dei seminari generali di Stato. Anche i suoi rapporti con il cardinale arcivescovo Migazzi non erano improntati a cordialità, né K. tralasciava alcuna occasione per riaffermare verso il prelato la preminenza dell'autorità statale sull'ecclesiastica.

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(da W. Ouebro. Das Zeitalter Friedricbs des Grosen, Bivimo 1888, p. 18)
Kauntiz, Anton Wenzel - Ritratto.
BibL.: A. von Arneth, Biographie des Fürsten K. Ein Fragment, in Archiv für österreichische Geschichte, 88 (1900), pp. 1-201; G. Küntzel, Fürst K.-Rittberg als Staatsmann, Francoforte 1923; Pastor, XVI, parti 2° mathrm{e} 3°, passim; A. Novotny, Staatsbanzler K. als geistige Persönlichkeit, Vienna 1947; F. Maass, Vorbereitung und Anfänge des Junefinismus im amtlichen Schriftwechsel des Staatsbaacclers Fürsten von K.-Rittberg..., 1763 bis 1770, in Mitteilungen des Osterreichischen Staatsarchivs, 1 (1948), pp. 289-444; id., Der Junzphinismus, Quellen zu seiner Gratbichte in Osterreich, 1760-90. Amtliche Dokumente aus dem Wiener Haus-, Hof- und Staatsarchiv, parte 1° : Ursprung und Wesen des Junzphinismus, 1760-62, Vienna 1951.

KALTsky, Karl. - Socialista tedesco, n. a Praga il 16 ott. 1854, m. esule ad Amsterdam il 17 ott. 1938. Fu segretario di F. Engels e, in seno al socialismo tedesco, rappresentò in certo qual modo la continuità della "tradizione classica" del marxismo.

Fu un deciso avversario delle tendenze riformiste e revisioniste in seno al socialismo germanico, che ebbero il loro massimo esponente nel Bernstein. I metodi totalitari usati dai bolseevichi russi trovarono peraltro in K. un critico assai severo: Lenin lo chiamò anzi, negli ultimi anni di vita, un rinnegato e a lui dedicò un aspro scritto polemico. Tra le opere di K. notevoli: Thomas More und seine Utopie (1887); Bernstein und das sozialdemokratische Programm (1898); Die Diktatur des Proletariats (1918); Materialistische Geschichtsauffassung (1927).

A lungo K. fu chiamato "il pontefice del socialismo". Fu tuttavia una mente filosoficamente piuttosto piatta; la sua ironia manca di finezza e di profondità; nel suo marxismo si nota un accento che forse non a torto è stato chiamato "professorale" ed una affinità spirituale con posizioni positiviste. Sul piano politico, K., che nel 1917 fondò il "Partito socialista indipendente", è l'esponente di un caratteristico miscuglio fra un temperamento in fondo borghese e schemi ispirati alla lotta di classe, marxisticamente concepita. Egli rappresenta in certo qual modo la posizione tipica di un socialismo oscillante tra il compromesso spicciolo quotidiano e invecchiate formole semirivoluzionarie, tra sogni umanitari d'impronta democratica e dura intransigenza dogmatica: posizione peri-
colosa per ogni democrazia che abbia il senso della realtà e della responsabilità e, nello stesso tempo, di netta inferiorità di fronte a rivoluzionari fanatici e conseguenti.

Bibl.: G. Perticone, Storia del socialismo, Roma 1943, passim.

Wolf Giunin
KAYES, PREFETURA APOSTOLICA di. - Nell'Africa occidentale francese, eretta il 12 giugno 1947 con territorio distaccato dal vicariato apostolico di Bamako (v.) ed affidata alla Società dei missionari d'Africa. Comprende le circoscrizioni civili di K., Kita, Bafoulabè, Nioro, Nara, Néma, abitate da popolazione indigena appartenente alle seguenti tribù : Malinchi, Kasonchi, Marca, Bambara e «Touscouleurs». Vi si parlano i dialetti mande e peul.

Il clima è torrido. La superfice è di ca. kmq. 400.000 con una popolazione di ca. 700.000 persone, di cui 1777 cattolici indigeni, 325 stranieri, 113 di razza mista, catecumeni 164. I musulmani sono ca. 500.000 e i pagani animisti ca. 200.000 : gli uni e gli altri sono molto attaccati ai propri culti. I missionari (1949) sono 8 con 2 fratelli e 6 suore. Vi sono 8 seminaristi maggiori che studiano nei seminari del vicino vicariato apostolico di Bamako. Catechisti 18. Qusso-parrocchio 3, stazioni secondarie 11 , chiese e cappelle 20, dispensari 2, orfanotrof 1 con 192 bambine, scuole elementari 3 con 342 alunni. L'Azione Cattolica si sta sviluppando.

Bibl.: AAS, pp (1937), pp. 438-39; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. pret. n. 3508/40. Saverio Pavent

KAYING (KIAYING), diocesi di. - Nella provincia civile del Kwangtung (Cina meridionale), eretta in prefettura apostolica il 20 febbr. 1929 per divisione della missione di Swatow (v.) e affidata alla Società per le Missioni Estere degli Stati Uniti d'America (di Maryknoll); elevata il 18 giugno 1935 a vicariato apostolico e l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, a diocesi suffraganea di Canton.

Ha una estensione di 67.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione di ca. 2.600 .000 ab., i cattolici erano 19.411 e i catecumeni 378 . Oltre al vescovo, vi erano 30 sacerdoti, di cui 11 appartenenti al clero secolare cinese; nel Seminario minore studiavano 36 alunni e in quelle regionale, con sede in Hong-Kong (v.), vi erano 5 filosofi e 5 teologi per K. Le suore erano 14 , tutte americane, ma che, tra l'altro, attendevano alla formazione di una congregazione religiosa femminile indigena, al cui scopo avevano raccolto 17 giovanette. I catechisti erano 56 e i maestri 31 . Il territorio, su cui erano sparse 19 chiese e 13 cappelle, era diviso in 26 parrocchie e 314 stazioni secondarie. C'erano inoltre 1 ospizio per vecchi e 9 dormitori per alunni che frequentavano le scuole governative; 16 scuole elementari con 978 bambini, 15 di preghiera e primi elementi con 1070 ascoltatori.

Gli inizi del cristianesimo nella regione di K. sono recenti, risalendo appena al 1845 e poi al 1850 e 1861 ad opera di cristiani ivi immigrati dalla Malesia, dal Siam e da Canton; nel 1850 furono inviati i primi missionari francesi, che incontrarono molte difficoltà e qualche persecuzione locale durante la guerra franco-cinese (1884-85). Difficoltà e sofferenze ebbero pure i nuovi missionari americani nei primi anni della 11 guerra mondiale.

Bibl.: AAS, 21 (1929), pp. 586-87; 28 (1936), pp. 99-100; GM, p. 199; MC, 1950, p. 586: Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangol 1948, passim.

Adamo Pucci
KEATS, John. - Poeta inglese, n. a Londra il 31 ott. 1795, m. a Roma il 23 febbr. 1821. Ebbe una buona istruzione e venne favorito da un suo maestro, C. C. Clarke, che più tardi lo iniziò alla lettura dei poeti, soprattutto Spenser e Omero nella versione del Chapman. A Londra conobbe Hunt, Shelley, Hazlitt, Wordsworth e il pittore Haydon che gli illustrò la scultura greca.

Nel 1816 abbandonò la medicina, che aveva sin allora perseguito, per la poesia; nel 1817 pubblicò un primo volume di versi accolto sfavorevolmente e nel 1818 il poemetto Endymion, che venne aspramente criticato.

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Nello stesso anno concepi una febbrile e infelice passione romantica ed esasperata per una Fanny Brawne, passione ben testimoniataci nel suo epistolario. Ammalatosi gravemente di tisi, venne inviato in Italia, poco dopo la pubblicazione di un secondo volume di versi che conteneva Hyperion. Dopo un soggiorno di pochi mesi a Napoli, passò a Roma ove mori in una casa di Piazza di Spagna (ora adibita a museo e biblioteca) ed è sepolto nel vecchio cimitero degli acattolici alla piramide di Caio Cestio.

Nelle sue liriche d'ispirazione classica e medievale egli si mostra un romantico adoratore della bellezza, esaltata come incarnazione dello spirito di verità che essa, per così dire, consacra nelle forme dell'arte (nozione ripresa in parte in sede di critica estetica dal Ruskin); le migliori tra le "odi" del K. posseggono una perfezione formale ineguagliabile, e l'influsso del poeta sulla lirica inglese in generale, e in particolare sui cosiddetti decadenti, è stato incalcolabile, anche se spesso gli imitatori ne abbiano travisato il messaggio estetico in nome dell'assolutezza dell'arte.

BibL: Per la corrispondenza v. l'ed. curata da M. Buxton Forman, Oxford 1932. Numerosissimi gli studi biografici e critici, tra i quali v. S. Calvin, 7. K., Londra 1918; J. M. Lorry, Studior in K., Oxford 1939.

Augusto Guidi
KEBLE, John. - Teologo, predicatore e poeta anglicano, n. a Fairford nel Gloucestershire il 25 apr. 1792, m. a Bourremouth il 29 marzo 1866. Dopo la prima educazione ricevuta dal padre, pastore anglicano, ottenne una borsa di studio al Corpus Christi College di Oxford. Nel 1811 andò come isti tutore nell'Oriel College e cominciò ad esercitare un grande influsso intellettuale in mezzo all'ambiente universitario di Oxford. Ordinato diacono (1815) e poi prete (1816) dal vescovo anglicano di Oxford, fu inviato ad esercitare il ministero in piccole parrocchie e poi come vicario a Southrop. Nel 1819 cominciò a scrivere i suoi inni pubblicati nel 1827 con il titolo: The Christian year. Il successo fu straor dinario; basti dire che l'anno successivo alla morte di K. usci la logr edizione e che le edizioni erano state di 3000 e 5000 copie. Nel 1831 divenne professore di poesia a Oxford. Il 14 luglio 1833 nel «St. Mary's» di Oxford pronunziò il famoso discorso su "L'apostasia nazionale»; 24 anni dopo poteva scrivere a Newman: «Io ho sempre riguardato e festeggiato quel giorno come il punto di partenza del movimento religioso». Effettivamente, K. fu sempre considerato dal Newman come "il vero iniziatore del movimento di Oxford». Intensa fu la collaborazione di K. ai famosi Tracts of the times: sono suoi i nn. 4, 12, 52, 54, 57, 60 e 89. Quando, nel 1841, apparve il famoso Tract 90, K. confessò di averlo letto ed approvato. Il 9 marzo 1836 accettò il beneficio di Hursley che si era reso vacante e pubblicò poco dopo le opere di Hooker. La sua fama di direttore spirituale divenne allora di giorno in giorno più grande. Nel 1838, in collaborazione con il Newman e con il Pusey, cominciò a lavorare per la pubblicazione della serie di volumi intitolata The Library of the Fathers. La conversione del Newman, avvenuta nel 1845, lo turbò molto; non sembra tuttavia che egli abbia mai pensato ad abbandonare, come il suo illustre amico, quella Chiesa anglicana per la quale, d'altra parte, aveva molto lavorato.

Le opere di K., oltre quelle già menzionate, sono le seguenti : Catholic subscription to the XXXI