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ewman, avvenuta nel 1845, lo turbò molto; non sembra tuttavia che egli abbia mai pensato ad abbandonare, come il suo illustre amico, quella Chiesa anglicana per la quale, d'altra parte, aveva molto lavorato.

Le opere di K., oltre quelle già menzionate, sono le seguenti : Catholic subscription to the XXXIX Articles, considered in reference to Tract XC (stampato nel 1865 con una nuova ed. del Tract XC); The Psalter, or Psalms of David in English verse, by a Member of the Universityof Oxford, adapted for the most part to Times in common use (1839); De poeticae vi medica proelectiones Oxonii habitue annis 1832-4I (1841); Lyra innocentium (1846);
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(per cortesia di G. de llicort de la Sander)
Keble, John - Riratto. Da un disegno a matita del 1863. Riproduzione autorizzata dalla - Nationale Portrait Gallery - Londra.

Academical and occasional sermons (1847); Pastoral tracts on the Gorham question (1850); An argument against repealing the laws which treat the nuptial bond as indissoluble (1857); The life of Thomas, bishop of Sador and Man (1863); A litany of our Lord's tcarnings (1864). Pubblicazioni postume: Sermons occasionals and parochials (1867); Village sermons on the Baptismal service (1868); Sermons for the Christian year (11 voll. 1875-80); Outlines of the instructions or meditations for the Church seasons (1880); Miscellaneous Poems (1869); 45 inni in Lyra apostolica; Letters of spiritual counsel and guidance (1870); Occasional papers and reviews, con prefazione di Pusey (1877); Studia sacra (1877).

Bibl. J. T. Coleridge, A Memoir of the Rev. 7. K., Londra e Oxford 1869; W. Lock, 7. K. A Biography, Londra 1893; C. Price, Leading Ideas of K.'s "Christian Year", ivi 1900; A. B. Donaldson, Five great Oxford Leaders: K., Newman, Pusey, Liddon and Church, ivi 1902; H. Bremond, Ames religieuses, Parigi 1902, pp. 1-60; W. T. Warren, Kebleland, ecc., Winchester e Londra 1906; Cardinal J. H. Newman, Correspondance of 7. H. Newman with 7. K. and others, 1839-45, s. 1, 1917; H. Beevor, Was it from Heave? The Witness of 7. K. to the Eucharistical Adoration, ecc., Londra 1932; A. Ingram, 7. K., ivi 1933; W. E. Daniels, 7. K., 1702-1866, ivi 1948.

Giacomo de Bivort de la Saudée
KEETMANSHOOP, vicariato apostolico di. Il territorio di detto vicariato faceva parte dell'Africa sud-occidentale tedesca che dopo la prima guerra mondiale ( 17 dic. 1920) fu data in mandato all'Unione sudafricana. Nel 1888 Propaganda lo affidò alla cura del vicariato apostolico di Fiume Orange ora Keimoes. Nel 1898 fu eretta la prima missione a Heirachabis cui seguirono quelle di Warmbad (1906) e Gabis (1907). Il 7 luglio 1909 il territorio fu distaccato dal vicariato apostolico di Fiume Orange ed eretto in prefettura apostolica di Gran Namaqualand. Il 2 giugno 1913 furono rettificati i confini con la prefettura apostolica di Cimbebasia inferiore ora vicariato apostolico di Windoek.

La prima guerra mondiale distrusse completamente il lavoro fino allora compiuto e inoltre l'opposizione dei

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protestanti permise solo dopo il 1922 di ricominciare l'opera di apostolato. Il 14 luglio 1930 fu elevata a vicariato e il 13 genn. 1949 fu cambiato il nome in quello di K. Il terreno, a causa della scarsezza delle piogge, è assai povero e ha pochissime vie di comunicazione. La popolazione indigena appartiene in prevalenza alle tribù dei Naman o Ottentotti, Bastards, Daman o Damors ed Herreros. Se non sono protestanti, non professano una vera religione ma solo seguono usi e consuetudini superstiziose. Le lingue più usate sono l'afriknana e il nama.

Ha una superfice di kmq. 284.102 con una popolazione di ca. 56.000 ab. di cui : cattolici 8400 , catecumeni 320 , protestanti ca. 33.000 , ebrei 300 , pagani ca. 13.900 . E affidato ai Padri della Congregazione degli Oblati di s. Francesco di Sales. I missionari sono 15 , i fratelli 4 , le suore 61, catechisti 16 , quasi-parrocchie 3 , stazioni primarie 18 , secondarie 8 , cappelle 18 . Ospedali 2 con 36 letti, dispensari 14 , orfanotrofi 15 con 30 ragazzi,
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Keewatin, vicariato apostolico di - Paesaggio sotto la neve con chiesa.
scuole elementari 13 con 762 alunni, medie 10 con 598 alunni. L'Azione Cattolica è in via di sviluppo.

Biel.: AAS. 1 (1909), p. 581; 23 (1931), p. 116; 41 (1949), p. 82; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionus, pos. prot. n. 4422/49; The catholic directory of South Africa 1950, Città del Capo 1950, pp. 321-29; MC, 1950, p. 155. Saverio Paventi

KEEWATIN, vicariato apostolico di (Canadà). - Venne eretto dalla S. Congregazione Concistoriale il 4 marzo 1910 con territorio distaccato dalla arcidiocesi di S. Bonifacio. Comprende quasi tutta la parte settentrionale delle province di Saskatchewan, Manitoba e Ontario.

Nella parte ovest del vicariato si trova la più antica missione del nord-ovest canadese, quella dell'Ile-à-la Crusse fondata nel 1846 dal p. Alessandro A. Taché (1827-94), dall'abate Ftèche, due futuri vescovi, che sperero tutte le loro energie nella conversione dei Metis, Cris, Montagnais e avventurieri canadesi. La parte est fu invece completamente abbandonata fino alla erezione del vicariato a causa della ostilità opposta all'ingresso dei missionari dagli agenti della Compagnia della Baia di Hudson che non volevano venisse predicata altra religione fuori del protestantesimo. Man mano però che la potenza di detta Compagnia andava scemando, gli Oblati di Maria Immacolata, ai quali è affidata la missione, poterono fondare a Chesterfield Inlet la prima stazione missionaria e nel giro di pochi anni amministrarono i primi battesimi ai quali se ne aggiunsero poi altri in occasione dell'ingresso del primo vicario apostolico (1912). Il progresso fu costante ed oggi sopra una popolazione di 29.305 ab. si contano 10.000 cattolici raggruppati in 27 stazioni primarie e 26 secondarie, ognuna delle quali ha la propria chiesa o cappella. I padri O.M.I. sono 41 , coadiuvati da 30 fratelli e da 130 suore. Le opere di carità sono cosí distribuite : 3 ospedali con 185 letti, 2 orfanotrofi con 154 posti e 6 farmacie con una media di 3500 consultazioni annue. Il lavoro apostolico è duro per la grande estensione del territorio (kmq. 550.000), la rigidità del clima e l'intensa propaganda protestante; lo zelo però dei missionari riesce ad ottenere continui proseliti alla fede cattolica.

Biel.: Arch. di Prop. Fide, Relazione quinquennale, pos. prot. n. 1170/39; id., pos. prot. n. 1093/46; G. Lesage, Le vicariat apostolique du K., Le Pas 1943; MC, 1950, p. 12. Antonio Mazza
el-KEF: v. sicca veneria.
KEHR, Paul Fridolin. - N. il 28 dic. 1860 a Waltershausen presso Gotha (T'uringia) da famiglia protestante, m. il 9 nov. 1944 nel castello di Wässerndorf presso Würzburg. Storico insigne, a lui si deve l'opera fondamentale per lo studio dei documenti pontifici fino al sec. xiri.

Iniziò la sua carriera scientifica come collaboratore dei MGH, libero docente nel 1889 e professore straordinario nel 1893 a Mar. burgo, fu nominato ordinario di storia medievale a Gottinga nel 1895 .

Nel 1896 propose all'Accademia di quella città il piano di raccogliere e pubblicare tutti i documenti pontifici anteriori a Innocenzo III (anno 1198), editi e inediti, ricercando loro originali e le copie in tutti gli archivi d'Europa. Come premessa alla pubblicazione integrale dei testi secondo le esigenze del. la critica scientifica
sorsero cosí i Regesta Pontificum Romanorum ordinati opportunamente per regioni, diocesi, luoghi ed enti, di cui uscí il primo volume nel 1906 dedicato a Roma. L'opera grandiosa, condotta con ammirevole precisione di metodo con la collaborazione di valenti studiosi, fu largamente favorita dalla Chiesa e in modo particolare dal pontefice Pio XI, il quale onorò il K. della sua amicizia e gli forní anche coepicui aiuti finanziari per assicurare il buon proseguimento dal lavoro. Alla sua morte erano pubblicati otto volumi relativi all'Italia (Italia Pontificia) e tre della Germania (Germania Pontificia); il nono ed ultimo dell'Italia era pronto per la stampa e già avanzata era la preparazione dei volumi per la Francia, l'Inghilterra, il Portogallo e la Spagna. Numerose sono le sue pubblicazioni minori : rapporti delle esplorazioni archivistiche, studi particolari di diplomatica pontificia ed imperiale, ricerche ed illustrazioni storiche.

Fu pure direttore dell'Istituto storico prussiano, poi germanico, di Roma (dal 1903 al 1936), direttore generale degli archivi di Stato della Prussia (dal 1913 al 1929) e presidente dei MGH (dal 1919 al 1936).

Biel.: L. Santifaller, P. F. K., in Almonach der österreichischen Abod. der Wissenschaften, 90 (1942), pp. 192-99. Giulio Battelli

KEIL, Karl Friedrich. - Esegeta protestanteluterano, di tendenza conservatrice, nemico del criticismo, n. a Lauterbach, presso Oelsnitz (Sassonia), il 26 febbr. 1807, m. a Rödnitz, presso Glauchau (Sassonia), il 5 maggio 1888. Frequentò le Università di Dorpat (Estonia) e poi di Berlino, ove divenne il discepolo più importante di E. W. Hengstenberg.

La prima opera, Apologetischer Versuch über die Bücher der Chronik und die Integrität des Buches Esra (1833) fu dedicata alla zarina Alessandria Feodorovna, alta protettrice di K. Docente (1833) a Dorpat, nel 1837 professore straordinario, nel 1838 divenne ordinario nella stessa Università sino al 1858 . Nel 1859 è a Lipsia, dove, in collaborazione con Franz Delitzsch, si dedica al voluminoso Biblischer Kommentar über das Alte Testament.

Altre sue opere, stampate a Lipsia: Uber die HiramSalomonische Schiffahrt nach Ophir und Tarsi (1834); Der Tempel Salomons (1839); Einleitung in die kano-

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nischen Schriften des Alten Testamentes (1853; 2^{text {a }} ed., 1858; 3^{text {a }} ed., 1873); Biblische Archäologie (1858-59); Genesis, Exodus (1861; 3^{text {a }} ed., 1878); Samuel (1865; 2^{text {a }} ed., 1875); Die zwoolf hleinen Propheten (1867; 3^{text {a }} ed., 1888, con la biografia di K. al principio del libro); Daniel (1869); Chronik, Esra, Nehemia und Esther (1870); Jeremia (1872); Jotue, Richter und Ruth, (2a ed., 1874); Die Bücher der Mahhabäer (1875); Die Bücher der Könige (2a ed., 1876); Ewechiel (2a ed., 1882). Sul Nuovo Testamento pubblicò : Commentar über das Evangelium des Matthäus (1877); Marcus und Luca (1879); Johannes (1881); Comm. über die Briefe des Petrus und Judas (1883); Comm. über den Brief an die Hebräer (1885).

Suoi saggi caratteristici diligenti, dotti, ricchi di erudizione, ma talvolta non equilibrati e magari falsi, si possono leggere, p. es., su Mt. 26, 17 e Jo. 18, 28, Lc. 2, 1-5 ecc.

Reimondo Köbert
KEIMOES, diocesi di. - Nell'Unione sudafricana. L'antica missione ebbe inizio nel 1873 per opera dei Padri della Società delle missioni africane di Lione, che la cedettero agli Oblati di s. Francesco di Sales nel 1882. Questi per tre anni lavorarono sotto la giurisdizione del vicario apostolico che risiedeva a Città del Capo. Con decreto del 20 giugno 1885 essa fu eretta in prefettura apostolica di Fiume Orange e il 2 maggio 1898 divenne vicariato apostolico. Il 21 luglio 1940 fu cambiato in quello attuale. L'11 genn. 1951 con l'istituzione della gerarchia ecclesiastica nell'Unione fu elevato a diocesi.

Il territorio è grande ca. 152.696 kmq . ed è in grande parte deserto con piogge scarsissime. Le vie di comunicazioni sono poche e difficili. La popolazione europea è di 40.660 e non europea di 60.956 , risultante di colorati e di indigeni di razza Damara e Ottentotti. Gli Europei in grande maggioranza discendono dagli Olandesi e sono ricchi pastori. Gli indigeni sono assai poveri e i giovani parlano l'afrikaans. I cattolici sono in tutto 15.233 di cui solo 681 esteri. I catecumeni sono 358 . I protestanti 84.400 e in genere molto attivi. I missionari sono 24 , fratelli 11 , suore 60 , catechisti 67 . Stazioni primarie 15 , secondarie 23 , chiese 8 , cappelle 20 . Ospedali 1 con 10 letti, orfanotrofi 14 con 1217 ragazzi, tipografia 1 , scuole elementari 26 con 3643 alunni, medie 1 con 26 alunni, professionali 2 con 30 alunni.

BibL.: AAS, 32 (1940). p. 232; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, Pos. n. prot. 3804/40; The catholic directory of South Africa, Città del Capo 1950, pp. 113-20.

Saverio Paventi
KELLER, Emile, conte. - Uomo politico cattolico francese, n. a Belfort l'8 ott. 1828, m. a Parigi il 20 febbr. 1909. Fu deputato al Parlamento per l'Alto Reno (1859) e, dopo la cessione dell'Alsazia, per il collegio di Belfort (1871).

Fu un tenace sostenitore del potere temporale dei papi e perciò criticò fortemente la politica imperiale in Italia. Dopo l'atto del 16 maggio 1876 fu uno dei 158 deputati di destra che appoggiarono il ministero di Broglic. Fu un iniziatore sociale con la sua opera L'encyclique du 8 déc. 1864 et les principes de 1789, la quale dovette ispirare De Mun e La Tour-du-Pin. Scrisse ancora una Histoire de France (2 voll., Parigi 1858) e Le gén. Lamoridière, sa vie militaire, politique et religieuse (2 voll., ivi 1873). Nel 1889 si ritirò dalla vita pubblica.

BibL.: G. Jarlot, Le régime corporative et les catholiques sociaux, Parigi 1938, pp. 68-80.

Pietro Palazzini
KELLER, Paul. - Narratore tedesco, n. a Arnsdorf, presso Schneidewitz in Slesia, il 6 luglio 1873, m. a Breslavia il 20 ag. 1932. Dapprima insegnante, dal 1908 scrittore, fondò e diresse per anni la rivista mensile Die Bergstadt.

Le sue opere, molto lette, rivelano il suo spirito cattolico, la sua salda morale, la sua umanità comprensiva e la sua intimità di sentimento. Oltre a numerosi romanzi, tra cui Waldwinter (1902); Die Heimat (1904); Der Sohn
der Hagar (1907); Die alte Krone (1909); Ferien vom Ich (1915); Hubertus (1918); In fremden Spiegeln (1920); Dorfjunge (1925); Maria Heinrich (1926), ha lasciato alcune raccolte di novelle: Gold und Myrrhe (1898); Stille Strassen (1912).

BibL.: P. K... fascicolo speciale della rivista Wir Schleifer, 13 (1932), pp. 77-96.

Alba Cori
KELLNER, Karl Adam Heinrich. - Patrologie liturgiata, n. a Heiligenstadt am Eichsfeld (Sassonia prussiana) il 26 ag. 1837, m. a Bonn il 6 genn. 1915. Fattosi sacerdote, attese alla cura d'anime, poi fu professore di teologia nel Seminario di Hildesheim (1867-74) e, dal 1882 fino alla morte, professore nell'Università di Bonn di patrologia, liturgia e catechetica.

Tra i suoi scritti sono notevoli : la versione delle opere di Tertulliano (1882) e Ausgewöhite Schriften des Sept. Tertullianus (2 voll., 2^{text {a }} ed., 1912). L'opera sua più preziosa è la Heortologie oder das Kirchenjahr und die Heiligenfeste in ihrer geschichtlichen Entwicklung. Ne uscirono tre edizioni (Friburgo in Br. 1900, 1906 e 1911; vers. it. di A. Mercati, L'anno ecclesiastico e le feste dei santi nel loro svolgimento storico, 2^{text {a }} ed., Roma 1914); l'opera suscitò i più lusinghieri consensi (cf., ad es., Analecta Bollandiana, 21 [1902], p. 95). Il K. vi ha infatti raccolto con solido metodo e vagliato un vasto materiale per la storia dell'anno liturgico e delle sue feste principali.

BibL.: W. Kosch, Das hath. Deutschland, II, Augusta 1933. col. 2066.

Giuseppe Löw
KELLNER, LORENZ. - Il più grande pedagogista cattolico della Germania del secolo passato. N. il 29 genn. 181 a Kalteneber presso Heiligenstadt (Sassonia prussiana), m. a Treviri il 18 ag. 1892. Dopo gli studi ginnasiali ad Heiligenstadt e Hildesheim, frequentò il Seminario pedagogico di Magdeburgo. Dal 1831 al 1836 fu maestro a Erfurt, dove riorganizzò le scuole cattoliche. Come assistente di suo padre nel Seminario pedagogico di Heiligenstadt (1836-48) si fece un nome con la riforma dell'insegnamento della lingua materna, introducendo un metodo fondato sui modelli di letteratura, invece che su esercizi astratti. Nel 1848 fu trasferito, con titolo e incarico di «Regierungs- u. Schultrat» (soprintendente delle scuole) a Marienwerder (Prussia occidentale) e fu così il primo cattolico ad esercitare quella carica in quella regione. Nel 1855 passò con lo stesso ufficio a Treviri, dove mori, dopo essersi ritirato dalla carica nel 1886. Fu onoratissimo dal governo e da tutto il ceto dei maestri, soprattutto cattolici. Di questi varie associazioni presero da lui il nome (Treviri, Vienna).

Uomo di profonda religiosità, cattolico di convinzione, il K. pose come base di ogni azione educativa, in sé e negli altri, da una parte una ferma convinzione religiosa cattolica, dall'altra una solida coscienza del proprio dovere di maestro, infondendo negli insegnanti soprattutto la convinzione dell'importanza della propria missione di fronte alla Chiesa e allo Stato. Il maestro deve agire, insegnare e educare "sub specie aeternitatis». Il K. fu detto "Gembltspädagog", cioè pedagogo che nel maestro e nello scolaro costruisce sopra i valori del cuore e del sentimento. Ultimo fine di ogni educazione per lui è la personalità perfetta e cattolica. Per raggiungere questo scopo, il maestro deve per primo avere una personalità compiuta, fondata su di una solida convinzione religiosa.

Oltre ad una vastissima attività come ispettore ed istruttore, il K. esplicò anche una larga attività letteraria. Basta accennare alle opere più importanti : le più divulgate sono: Aphorismen zur Pädagogih (Essen 1850, che ebbe molte edizioni) e le sue memorie, Lebensblätter, Erinnerungen an die Schulwelt (Friburgo 1891). Fondamentale per l'insegnamento della lingua materna il suo Prahtischer Lehrgang für den gesamten deutschen Sprachunterricht (4 voll., Erfurt 1837-40; ebbe 18 edizioni).

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Dal 1845 fu anche collaboratore, e poi redattore capo della rivista cattolica per maestri Der Schulfreund.

BibL.: A. Bock, L. K., Treviri 1893; H. Leineweber-A. Görgen, L. K. Ein Gedenkberh für seine Freunde, Heiligenstadt 1897; E. Opnermann, L. K., in W. Reins, Enciklopédisches Handbuch der Pädagogik, Langensalza 1903; J. M. Schmidinger, L. K. der Pädagog der Persönlichkeit, Treviri 1912; E. M. Roloff, L. K., in Lexikon der Pädagogik, II (1913), coll. 1163-70; Fr. X. Eggeradorfer, K. L., in LThK, V, coll. 923-24; W. Kosch, Das hath. Deutschland, '1, Augusta 1933, coll. 2066-67.

Giuseppe I.òve
KEMPE, MARGERY. - Mistica inglese, n. a Kings Lynn (Norfolk) ca. il 1373, m. ca. il 1440.

Sposata ca. il 1393 ad un concittadino benestante, fu madre di 14 figli, ma vanitosa e ambiziosa, finché le sue fallite imprese le insegnarono il ritorno a Dio. Piangendo il passato e per devozione alla passione di Nostro Signore, intraprese grandi pellegrinaggi : in Terra Santa, fermandosi al ritorno sei mesi a Roma (1413-15), ove ebbe notizie dirette sulla vita di s. Brigida; a S. Giacomo di Compostella (1417), e più tardi a Wilsnack e Aquisgrana (1433), spesso molesta ai compagni di viaggio per le incontenibili lacrime e gli alti singhiozzi. Sospettata di ipocrisia e di lollardismo fu più volte esaminata dall'autorità ecclesiastica, ma fu sempre vittoriosa nella professione della fede cattolica.

Anallabeta, nel 1436 detrò con grande franchezza la storia della sua vita e delle sue esperienze mistiche ad un sacerdote, libro che è la più antica autobiografia in inglese. Se ne conoscevano solo alcuni estratti (pubblicati nel 1310). Ne curò un'edizione modernizzata il possessore dell'unico manoscritto, W. Butler-Bowden, The Book of M. K. (Londra 1936, Nuova York 1944). L'edizione scientifica (con lo stesso titolo) è opera di S. B. Meech e H. E. Allen ([Early english text society, 212], Londra 1940).

BibL.: Oltre le introduzioni alle dette edizioni : J. R. O'Connell, Mistress M. K. of Lynn, in The Deannide review, 35 (1937), pp. 174-82; A Benedictine of Stanbrook, M. K. and the Holy Eucharist, ibid., 36 (1938), pp. 488-82; K. Cholineley, M. K. genius and mystic, Londra 1947; H. S. Bennet, Choucet and the fifteenth century, Oxford 1947, p. 184 sg.; L. Oliper, in Antonianus, 23 (1948), pp. 402-404 (recensione). Livarin Oliper

KEMPF, NICOLAUs. - Scrittore ascetico e mistico tedesco dell'Ordine certosino, detto pure Nicola di Strasburgo, ove n. nel 1397, m. a Gaming il 20 nov. 1497. Si addottorò in filosofia a Vienna e nel 1440 si ritirò nella certosa di Gaming, dove ebbe l'ufficio di priore (1451-58), governò indi per 30 anni la casa di Geirach (Carniola).

I suoi scritti sono numerosi e fecero parte della letteratura mistica preferita dai cosiddetti "Amici di Dio ". Li aveva raccolti Bernardo Pez per pubblicarli nella sua Bibliotheca ascetica, ma fu prevenuto dalla morte. Le principali sono: Tractatus tripartitus de studio theologiae moralis (in Bibl. ascetica di B. Pez, IV, Ratisbana 1723, pp. 257-492); Tractatus de discretione (ibid., IX, pp. 318532); In cantica canticorum expositiones mysticae (ibid., XI e XII). Gli altri rimasero inediti; conservati, la maggior parte, nelle Biblioteche nazionali di Vienna e di Strasburgo e nella Biblioteca dell'Università di Basilea.

BibL.: N. Paulus, Der Karthduser Nihalaus von Strassburg und seine Schrift "De recto studiorum fine", in Der Katholik, 2 (1891), pp. 346-64; id., Nicolaus von Strasburg, in Kirchenlexikon, IX, col. 338; S. Autore, s. v. in DThC, VIII, II, coll. 2227-30.

KENG-TUNG, vicariato apostolico di. - Nella Birmania meridionale, negli Stati Shan federati e comprende gli Stati di K., di Tawnpeng, dello Hsenwi meridionale e settentrionale e la parte dello Stato di Manglon che è alla destra del fiume Salwen.

Ha una superficie di kmq. 120.000 , fortemente montuosa con clima temperato nelle alture, caldo e malarico nelle valli. La popolazione è costituita dagli Shan (Tai), tronco siamo-cinese, immigrati dal nord (Tibet) e da nordest (Cina), che formano la classe dominante e da diverse razze sottomesse, tra cui principali i Musho', gli Iko, i Caccin e i Wa.

Il territorio dell'attuale vicariato faceva parte della prefettura della Birmania meridionale, poi vicariato apostolico di Toungōn, ma i missionari poterono penetrarsi soltanto nel 1911-12. Vi fu eretta, il 12 apr. 1927, la prefettura apostolica di K., elevata a vicariato il 26 maggio 1950. E affidato al Pontificio istituto per le Missioni Estere di Milano. Conta oltre 900.000 ab., così divisi: 850.000 buddhisti, 5000 musulmani, 35.000 protestanti, 7643 cattolici e 5000 catecumeni. Ecclesiasticamente il vicariato è diviso in 12 distretti, alcune stazioni primarie e 145 secondarie, 8 chiese e 145 cappelle. Vi esercitano il loro apostolato 22 sacerdoti del suddetto Istituto, 1 sacerdote indigeno, 2 fratelli laici, coadiuvati da 21 suore riparatrici di Nasaret, 28 suore di carità di Maria bambina e 16 suore di una congregazione indigena, e da una trentina tra catechisti e catechiste. L'istruzione viene impartita in 28 scuole elementari con 1875 alunni, 5 scuole medie con 274 scolari, 2 scuole medie e 4 professionali con un centinaio di studenti. Abbastanza frequentate sono le scuole di preghiera. Le opere di carità sono rappresentate da 2 ospedali con 105 letti, 21 orfanotrofi con 555 orfani, 6 ricoveri di mendicità con 50 vecchi, i lebbrosario con 680 ammalati, 17 dispensari con una media annua di 110.000 consultazioni. Vi è un seminario minore ed una scuola preparatoria, 15 confraternite e alcune associazioni di Azione Cattolica. L'occupazione giapponese della Birmania (1941-46) e i torbidi di questi ultimi anni batute ostacolato non poco l'apostolato missionario.

BibL.: AAS, 19 (1927), pp. 302-303; G. B. Tragella, Le missioni del Pontificio Istituto Missiani Estro, Milano 1930, pp. 55-63; Catholic directory of India, Pabirism, Burma and Cyclon, Madras 1948, pp. 517-18; Archivio della S. Congr. de Prop. Vide, Prospectus status { }_{4} missionis 1930, pos. post n. 368430; MC, 1950.

Pompeo Borma
KENNIKOTT, Benjamin. - Critico]inglese del testo ebraico biblico, n. a Totnes (Devonshire) il 4 apr. 1718, m. a Oxford il 18 sett. 1783. Pastore a Cullum (Oxfordshire) nel 1753, dottore in teologia a Oxford nel 1761, ed ivi professore di lingua ebraica nell'Exeter College, dal 1770 canonico della Christchurch; dal 1767 bibliotecario della Radcliffe Library.

Le sue dissertazioni The state of the Hebreo text of the Old Test, considered (Oxford 1753) e The state of the printed Hebrew text of the Old Test, considered (ivi 1753-59), diedero origine a una decennale controversia, cui presero parte F. Connings (1753) e J. Bate (1754).

L'opera cui K. deve la sua fama è: Vetus Testamentum Hebraicum cum moriis lectionibus (Oxford 17761780), in due volumi, il secondo dei quali porta in testa una Dissertatio generalis in Vetus Testamentum (sui manoscritti ebraici) ristampata a parte in Brunswick nel 1783 da P. P. Bruna. K. precede G. B. De Rossi (v.) nel dimostrare la scarsa importanza delle varianti del testo masoretico. L'opera gli costò 20 anni di studio non interrotto; collazionò 615 codici e 52 edizioni. Negli za. 1784 sgg. G. B. De Rossi porterà complomenti e rettifiche ai lavori di K.

Bib., F. Ph. Kaulen, s. v. in Kirchenlex., VII, coll. 375-78; E. Michels, s. v. in DB, III, coll. 1887-89.

Emmanuele da San Marco
KENOSI. - Dal gr. π ε 'v α σ ι ς ( π ε v δ ω "svuoto»), equivale a spogliamento, annientamento, ed è oggetto di una teoria cristologica moderna, in prevalenza protestante, che sostiene, in base a un testo di s. Paolo (Phil. 2, 7), una limitazione o una perdita della Divinità da parte del Verbo nel momento dell'Incarnazione. Il testo paolino integrale suona così : "Il quale (Cristo) sussistente nella natura di Dio non ritenne come una preda la sua uguaglianza con Dio, ma si spogliò ( ε varkappa ε v α σ ε v ) prendendo la natura di servo, fatto simile agli uomini e all'esterno riconosciuto come un uomo".

I Padri intesero questo passo in senso morale, leggendovi cioè la volontaria umiliazione di Cristo,

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In alto: VEDUTA DEL KILIMANGIARO (alt. m. 5.930).
In basso: VEDUTA DEL MONTE KENYA (alt. m. 5.195).

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In alto a sinistra: VEDUTA SUL DNEPR, dal monastero Vydubickij. In basso a sinistra: CHIESA DI S. SOFIA fondata nel sec. xI, con strutture posteriori. A destra: CHIESA DI S. SOFIA. Mussico dell'abside (sec. xi): acquerello del principe Brailowsky - Città del Vaticano, Congregazione Orientale.

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che pur essendo e rimanendo veramente Dio ( dot{ε} ν μ ω ρ η ñ vov̉ θ ε ω tilde{ω} úrápz̧av... zîvas ( α α θ ε tilde{ω} ) si abbassò fino a nascondere la sua infinita grandezza nell'umiltà della nostra carne per apparire nostro fratello. Così s. Leone Magno raccoglie il senso della tradizione: «Nell'una e nell'altra natura dunque è il medesimo Figlio di Dio, che assume quello che è nostro senza perdere ciò che è suo, rinnovando l'uomo nell'uomo, ma restando immutabile in se stesso" (Serm. 7 de nat. Dómini, 1). Presso i Padri il termine k., quando si trova, non ha nessun significato particolare, ma è sinonimo di Incarnazione.

Fu Lutero che cominciò ad abusarne, spiegando il testo di s. Paolo nel senso di un trapasso di attributi divini dal Verbo alla natura umana, che perciò rimase come deificata (De libertute christiuna e Defensio verboram Christi, tr. VII e XXIII, ed. Weimar).

Nel sec. xvir nacque una controversia fra i teologi di Tubinga e quelli di Giessen sull'uso degli attributi divin in Cristo Uomo: la natura umana assunta fin dall'inizio prese possesso ( α τ dot{α} σ α ) di tutte le divine proprietà del Verbo, senza però farne uso, come se se ne fosse spogliato ( α dot{ε} ν ω σ α ), ritenevano i teologi di Giessen; oppure facendone uso soltanto di nascosto ( α ρ dot{α} dot{α} α ), sostenerano quei di Tubinga.

Nel secolo scorso si cominciò a parlare di k. nel senso tecnico di spogliamento, di limitazione del Verbo. E precisamente il 'Thomosius (Beiträge zur kirchlichen Theologie, Erlangen 1842) di una limitazione (Selbstbe- c h r a ̈ n h a n g ) il Gess (Lehre con der Person Christi, Basilea 1834) di una vera perdita o completa rinunzia (Entäusserung) delle proprietà divine per una specie di sonno o di caduta nell'incoscienza.

Ma la teoria kenotica emigrò presto in Inghilterra, dove ebbe largo sviluppo. Dopo qualche timido soggio di O'Brien e Hutten, si ebbe una seria di scritti kenotici del vescovo anglicano Charles Gore, seguito da numerosi discepoli, che adottarono e ampliarono le idee del maestro (Ottley, Moorhouse, Bright, Rashdall e più tardi Garvie, D'Arcy, Forrest, Valentine e altri). Con vedute più personali ripresero la questione il Forsyth, il Mackintosh e il Bethune-Baker.

Si possono distinguere in questi autori tre forme di kenoticismo: 1) gli attributi divini si dividono in fisici (intrinseci-relativi) ed etici (intrinseci-assoluti); il Verbo incarnatosi si spogliò dei primi (p. es., omnipotenza, ubiquità) e ritenne gli altri (p. es., amore, verità); gli attributi fisici durante la vita terrena di Cristo rimasero fuori dell'ambito della sua potenzialità (così il Faibairn sulle orme del Thomasius); 2) il Verbo nell'incarnarsi perdette la coscienza della sua Divinità e si sentì puro uomo, capace di errare e di peccare; durante la vita terrena non esercitò più le funzioni cosmiche di Greatore e Conservatore dell'universo (così il Clarke sulla traccia del Gess); 3) nel Verbo bisogna considerare due sfere, una divina, l'altra umana; nella prima egli continua a godere degli attributi divini, nella seconda si autolimita, deponendo gli attributi fisici relativi, per adattarsi alle condizioni di uomo (tale l'opinione di Gore). Quest'ultimo, nonostante la relfimitation del Verbo, mantiene il principio delle due nature, delle due volontà e perfino delle due coscienze, cercando però di salvare l'unità personolepsicologica di Cristo. Ma autori più recenti e più spregiudicati, come il Mackintosh, abbandonano la dottrina tradizionale metafisica della natura e della persona e si mettono decisamente sulla linea psicologica per superare il dualismo astratto con l'unità vitale in Cristo. Per questa via il kenoticismo anglicano scivola nello psicologismo, per cui la divinità di Gesù Cristo è asserita in virtù della sua coscienza umana, alla quale il divino si manifesta progressivamente. Questa tendenza psicologica, in cui si diluisce definitivamente il kenoticismo anglicano, è stata sviluppata in sistema compiuto da W. Sanday, che ha sfruttato allo scopo le teorie del James e del Myers intorno al subcosciente. Per il Sanday, Cristo è anzitutto uomo, in cui va distinta la coscienza chiara
da quella oscura o subliminale (subcoscienza), che è la sede propria dell'esperienza del divino. Cristo uomo sentì dunque il divino nella subcoscienza, da cui mano mano il divino stesso affiorò nella coscienza chiara fino a produrre la persuasione di essere figlio vero di Dio, il Verbo eterno.

La k., come è stata intesa e spiegata dai teologi protestanti, manca di fondamento biblico e patristico; s. Paolo non vi riconoscerebbe di suo niente più che la parola k., che peraltro è stata piugata a significati stravaganti. Ma essa rappresenta un assurdo metafisico per la pretesa della possibilità di una limitazione o mutazione intrinseca della divinità, che è necessariamente infinita e immutabile. Dal punto di vista teologico il kenoticismo della prima maniera, con l'affermazione di una metamorfosi del Verbo o di una deificazione della natura umana da esso assunta, riporta inesorabilmente alle posizioni del vecchio errore di Eutiche (v. eutiche ed eutichlAnesisto). Il kenoticismo più recente, a sfondo psicologico, insistendo su Cristo uomo e sulla sua coscienza umana, in cui si attuerebbe l'esperienza e il contatto con il divino, richiama la vecchia eresia di Nestorio (v.). Il Bethune-Baker, per la stessa via psicologica del Sanday, entra logicamente a difendere la dottrina di Nestorio, come espressione dell'ortodossia definita al Concilio di Calcedonia. Il kenoticismo dunque è falso nella sua origine, nel suo sviluppo e nel suo più recente epilogo.

Bon.. Laterani e salvinisti: G. Thomasius, Beiträge zur kirchlichen Christologie, Erlangen 1842; id., Christi Person und Werke, ivi 1833; W. F. Gess, Die Lehre von der Person Christi, Basilea 1834; N. Racklin, La personne de Jésus-Christ et la théorie de la hémois. Etude théologique, Parigi 1910. Anglicani: Ch. Gore, The Incarnation of the Son of God, Londra 1891; id., Dissertations on subjects connected with the Incarnation, 2^{text {a }} ed., ivi 1907; id., Belief in Christ, ivi 1922; A. B. Bruce, The humiliation of Christ in its physical, ethical and official aspects, 2^{text {a }} ed., Edimburgo 1902: W. Sanday, Christologie ancient and modern, Oxford 1910; id., Personality in Christ and in ourselves, ivi 1911; H. R. Mackintosh, The doctrine of the Person of Jesus Christ, 2^{text {a }} ed., ivi 1931. Uno studio sintetico è quello del Loofs, Kenosis, in Reulencycl. für prot. Theol., X, pp. 246-63; id., Kenosis, in Encycl. of relig. and ethics, VII, pp. 680-87. Cattolici: M. Waldhäuser, Die Kenose und die moderne protestantische Cristologie, Magonza 1912; G. L. Bauer, Die neuere protestantische Kenosidehre, Paderborn 1912; H. Schumacher, Christus in seiner Pedezistenz und Kenose nach Phil. A.3-6, Historische Untersuchung, Roma 1913; C. Lattey, The Incarnation, Cambridge 1926. cap. 10: F. Prat, La théologie de st Paul, I, 19^{text {a }} ed., Parigi 1930. p. 771 seg.; L. de Grandmaison, Jésus Christ, II, 14a ed., ivi 1931. p. 210 sgg. Sinteticamente: A. Gaudel, s. v. in DThC. VIII, coll. 2339-40. Tre i russi arondossi ha accettato la teoria kenotica dei protestanti S. Bulgakof, Du verbe Incarné, Parigi 1943, pp. 139-75.

Fietro Parente
KENRICK, Francis Patrick. - Arcivescovo di Baltimore, teologo, controversista, n. a Dublino il 3 dic. 1797, m. a Baltimora l'8 luglio 1863, durante la guerra civile americana. Alunno del Collegio di Propaganda Fide, fu ordinato sacerdote nel 1822, nel 1830 veniva nominato vescovo coadiutore del vescovo Cornell di Filadelfia, cui succedette nel 1842 , e resse la diocesi fino al 1851 , quando fu trasferito alla sede di Baltimora, con l'incarico anche di delegato apostolico. Come tale, vi convocò il I Concilio nazionale ( 1852 ), che tanta parte ebbe nella storia della Chiesa americana, segnando tra l'altro la fine della scisma, provocato dal sacerdote Hogan.

A Filadelfia, dove fondò il Seminario, dedicato a s. Carlo Borromeo, il suo episcopato fu contrasegnato da due episodi : il colera del 1842, durante il quale per le sue iniziative rifiutse l'emiseno delle suore di carità con grande benefico effetto sui protestanti, e la sedizione antiuattolica del 1844, provocata e promossa dal movimento "Nativist" che voleva esclusi i cattolici dalle cariche pubbliche e dalla immigrazione. Se allora l'esplosione dell'odio anticattolico non produsse maggiori danni, si dovette al tutto ed alla prudenza del K. ed al suo ascendente personale. Come arcivescovo e metropolita di Baltimora, in connessione al I Concilio nazionale, promosse le suppliche dell'episcopato americano per

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(propr. Eut. Cati.)
KENYA - 1) Confini di stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, e la correzione o revisione della famosa versione della Bibbia chiamata "Douay-version".

Come controversista si batté particolarmente con le sàtte episcopaliane e presbiteriane, ottenendo molte confessioni. Fu fondatore del periodico Catholic Herald (Filadelfia 1838 sgg.) e scrisse: Theologine dogmaticae tractatus (ivi 1839-40); Theologia moralis (MalinesBaltimora 1866); The Primacy of the Apostolic See and the authority of General Councils vindicated (FiladelfiaPittsburgh 1848); Vindication of Catholic Church (Baltimora 1855). Tradusse in inglese il testo della Volgata latina, confrontandolo con i testi originali, dei libri seguenti: The historical books of the Old Testament, The Pentateuch (Baltimora 1859); The Psalms, Books of Wisdom, and Canticle of Canticles, (ivi 1861); The four Gospels (Nuova York 1849).

BibL.: M. O'Connor, Archbishop K. and his work, Filadelfia 1867; anon., Catholicity in Eastern Pennsylvania, in Catholic Record, 13 (1877), pp. 120-44, 210-23; I. Spalding Martin, Shetches of the Early Catholic Missions in Kentucky 1787-1826/27, Louisville 1884, passim; B. J. Webb, Centenary of catholicism in Kentucky, ivi 1884, passim; R. H. Clarke, Lives of deceased bishops of the Catholic Church of the United States, III, Nuova York 1888; W. Walsh, Jubilee memoire, St. Louis 1891, passim; anon., The two archbishops K., Filadelfia 1904; R. H. Clarke, Diary and visitation record of the..., F. P. K., Lancaster, Pa. 1916; E. Campana, Il Concilio Vaticano, I, Lugano-Bellinzona 1926, p. 761; I. Nola, The most rev. F. P. K., third bishop of Philadelphia, 1830-51, Filadelfia 1948. Enrico L. Hoffmann

KENRICK, Peter Richard. - Primo arcivescovo di St. Louis; teologo e cultore di storia ecclesiastica. N. a Dublino il 4 ag. 1806, nel 1833 emigrò negli Stati Uniti, dove a Filadelfia fu vicario generale della diocesi. Nel 1841 fu eletto vescovo e destinato come coadiutore del vescovo Rosati di St. Louis, cui successe nel 1847. L'immensa diocesi, dietro suo suggerimento, fu dismembrata in 5 altre diocesi e St. Louis divenne sede metropolitana (1847).

A lui si deve l'organizzazione ecclesiastica ed amministrativa della nuova provincia, che successivamente, ma sempre sotto il suo episcopato, fu ulteriormente divisa in altre 16 sedi suffraganee. Lottò per la libertà dei cat-
tolici, soprattutto si oppose vittoriosamente alla "Drake Constitution" che nel Missouri imponeva ai cattolici un giuramento contrario alla loro coscienza. Studiò con passione ed interesse scientifico le vicende della S. Casa di Lorato. Prese parte al Concilio Vaticano e fu tra gli oppositori della definizione dell'infallibilità pontifolia, sottomettendosi però a definizione avvenuta. Le sue pubblicazioni si estendono in vari campi, dalla questione della validità delle ordinazioni anglicane alle meditazioni-commento delle Litanie Lauretane, ai vari campi dell'attività pastorale. Tra le altre: Concio Petri Richardi K. archiepiscopi S. Ludovici in Cunc. Vaticano habenda at non habita (Napoli 1870); An inside view of the Vatican Council (Nuova York 1871); The holy home of Loretto; or an explanation of the historical evidence of its miraculous translation (nuova ed., Filadelfia 1876); Month of Mary sulle litanie della Madonna (ivi 1840); The earliest of Anglican Ordinations examined (ivi 1841).

BibL.: B.-M. Ivory, His golden jubilec. A life sketch of K. P. R. with personal anecdotes, St. Louis 1891; J. O'Shea, s. v. in Cuth. Enc., VIII, col. 1191; anon., The two Hencicks, Filadelfia 1014; E. Campana, Il Concilio V'utucano, I, Lugano-Bellinzona 1926, pp. 760 -66. Enrico L. Hoifman

KENYA. - I. Geografia. - Colonia e protettorato britannico dell'Africa Orientale, a S. dell'Etiopia. Il territorio ( 583 mila kmq., dei quali 5645 di protettorato lungo la costa fra la foce dell'Umba e Lamu) è costituito da altopiani elevati dai 1200 ai 2000 m . che si stendono dalla bassa, calda fascia alluvionale sull'Oceano Indiano fino al confine occidentale (Uganda), interrotto dalla fossa tettonica in cui sono i laghi (Rodolfo, Vittoria).

Il clima è quasi dovunque sano anche per gli Europei. Savana e steppa predominano largamente, ma i terreni migliori sono a S. e ad O., dove lo sviluppo economico è stato più rapido. La popolazione ( 5,2 mathrm{mi} lioni di ab. nel 1948; 9 a kmq.) è assai varia ctnicamente: accanto agli indigeni vivono 91 mila asiatici (per lo piú Indiani), 24 mila arabi e 30 mila europei. Agricoltura, allevamento e silvicoltura sono le occupazioni prevalente: la prima di cereali, the, canna da zucchero, cotone, cocco, arachidi, ecc.; il secondo ha già costituito un cospicuo patrimonio (bovini, ovini, caprini); l'ultima è ancora agli inizi. Dal sottosuolo si ricava solo oro. Nairobi ( 61 mila ab.; nell'interno a 1675 m .) è la capitale; Mombasa ( 57 mila ab.) è il porto principale. La colonia è retta da un governatore e da consiglieri in parte elettivi.

BibL.: N. K. Strange, K. to-day, Londra 1934.
Giuseppe Caraci
II. Storia. - Prima dell'espansione europea in Africa le coste dell'odierno K. erano sottoposte alla sovranità del sultanato di Zanzibar.

Gli accordi anglo-tedeschi del 1886 e del 1890 delimitarono le zone di influenza sul retroterra del sultanato ed assicurarono alla Gran Bretagna questo territorio. L'Inghilterra non prese però immediatamente possesso del territorio stesso ad essa speriante, che fu invece amministrato dalla British East Africa Company. Nel 1895 fu costituito il protettorato dell'Africa Orientale (East Africa Protectorate). Nel luglio 1920 ebbe lo status di colonia della corona ed assunse, dal monte più alto del paese, il nome di K. Amministrata da un governatore, che è a capo di un consiglio esecutivo e di uno legislativo, il quale ultimo comprende rappresentanti dei colonizzatori bianchi, degli Indiani, degli Arabi e dei Negri, la colonia, a causa della varietà delle razze, presenta non poche difficoltà di governo.

BibL.: C. W. Hobley, K. from Chartered Company to Crown Colony, Londra 1929; M. R. Dilley, British policy in K. Colany. Nuova York 1937.

Silvio Furlani
III. Evangelizzazione. - Ai primi tempi della conquista, nel sec. xvi, i Portoghesi costruirono fortini a Melinde e a Mombasa sulla costa del K. come punti di transito per l'India. Gli Agostiniani dal loro convento di Mombasa esercitarono la cura delle ani-

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me, occupandosi principalmente dei Portoghesi. Nel 1630 s'iniziò per breve tempo l'attività missionaria tra gli indigeni, essendo salito sul trono Don Jeronymo, Jussuf ben Hassani, educato nel Collegio agostiniano di Goa. Ma purtroppo poco dopo apostatò, perseguitò i Portoghesi e i cristiani, i quali per lo più o apostatarono o furono venduti come schiavi, e inoltre distrusse le chiese e cacciò i Portoghesi trucidandone gran parte. Più tardi i Portoghesi ricuperarono Mombasa, ma l'ulteriore attività missionaria rimase senza frutto. Verso la fine del sec. xvir i Portoghesi furono costretti a cedere Mombasa definitivamente agli Arabi.

Soltanto nella seconda metà del sec. xix si riprese la missione. Nel 1860 mons. Maupoint della diocesi di St-Denis (Réunion), nominato prefetto apostolicò della Zanguebar, mandò il suo vicario generale Fava a Zanzibar, e nel 1863 chiamò a collaborare i Padri dello Spirito Santo, ai quali fu ufficialmente affidata nel 1872 la missione dello Zanguebar, che
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(da B. C. Ligth, Focus on Africa, Nueva York [5]), fig. 273) navya - Cattedrale cattolica a Kampala.
comprendeva tutta la costa orientale dell'Africa dal Mozambico fino alla Somalia. Da questa missione vennero in seguito distaccati numerosi territori.

Sulla costa del K. i Padri dello Spirito Santo fondarono nel 1891 la missione di Mombasa, nel 1899 , nell'interno, quella di Nairobi. Ottimi successi ottennero i missionari della Consolata dal principio del sec. xx tra i Kikuyu e Ameru e i Padri di Mill Hill tra i Kavirondo. La parte settentrionale del K. rimane finora senza missionari.

Il K. è diviso in 4 circoscrizioni ecclesiastiche: vicariato apostolico di Zanzibar (denominazione attuale nel 1906), eretto come prefettura apostolica della Zanguebar nel 1860, vicariato apostolico nel 1883 , comprendendo l'Isola di Zanzibar e la più gran parte del K., affidato ai missionari dello Spirito Santo. Vicariato apostolico di Nyeri, eretto nel 1905 missione, nel 1909 vicariato apostolico di K., dal 1926 con l'attuale denominazione. Prefettura apostolica di Meru, eretta nel 1926. Nyeri e Meru sono affidati all'Istituto della Consolata. Vicariato apostolico di Kisumu, eretto nel 1925 in prefettura apostolica di Kavirondo, vicariato apostolico di Kisumu nel 1932, affidato ai missionari di Mill Hill.
Bibs., L. Kilger, Die ersten zwei Jahrhunderte ostafrikanischer Mission, in Zeitschrift für Missionswissenschaft, 7 (1917), pp. 97-108; Chronique des Missions confiées à la Congrégation du Saint-Esprit. Aperçu historique et exercice 1930-31, Parigi 1932; G. B. Tragella, Italia missionaria, Milano 1939, pp. 289-391. Giovanni Rommerskirchen.
IV. Ordinamento scolastico. - Quando la Società delle Nazioni affidò nel 1919, con mandato temporaneo e speciale, l'ex-colonia tedesca alla Gran Bretagna avvenne una riorganizzazione anche nel campo scolastico. Si tenne conto delle necessità culturali degli Indù per i quali furono fondate delle scuole governative e private speciali che vengono frequentate da zooo scolari. La popolazione indigena invece manda i propri figli nelle scuole per indigeni o nelle scuole governative tipo europeo o nelle scuole private che vengono divise in protestanti e cattoliche. Queste ultime dette "Missionarie " comprendono 1172 scuole di catechismo e preghiera, 842 scuole elementari, 123 scuole superiori, 8 scuole normali. L'educazione del clero cattolico indigeno viene curata in 2 seminari minori e in 1 seminario maggiore. * Vedi tav. XLIII.

Bibs.: F. Brockhaus, s. v. in Der grosse Brockhaus, X. Lipsia 1931, p. 86; Colonial Reports Annual: Colony and Protectorate of K., Londra 1948. Miroslav Stumpf

KEPLER (Keplero), Johannes. - Uno dei quattro grandi fondator dell'astronomia moderna, insieme con Copernico, Galilei e Newton. N. a Weil (Württemberg, Germania) il 16 marzo 1571, da famiglia nobile ma allora assai decaduta, K. fu da fanciullo guardiano di bestiame; ma a tredici anni, con l'aiuto di caritatevoli persone, poté entrare nel Seminario protestante di Adelberg, donde poi passò a quello di Maulbronn e quindi all'Università di Tubinga. A Tubinga conobbe l'astronomo Michele Mästlin che gli ispirò grande amore per la scienza dei cieli e da cui apprese le nuove idee di Copernico, allora fieramente avversate dai luterani (è noto che Lutero riteneva Copernico come pazzo e che Melantone aveva dichiarato che le sue opinioni non sarebbero state tollerate) e delle quali egli divenne ardente sostenitore; cosa che gli valse l'espulsione dal Seminario di Tubinga, dove alloggiava con altri studenti.

Nel 1594 K. passò ad insegnare matematica in una scuola di Graz (Stiria), dove si ammoglib con una vedova la quale qualche tempo dopo si ammalò gravemente; onde K. fu costretto a compilare almanacchi ed oroscopi, non bastandogli il magro stipendio a sostenere tante spese. Dopo varie vicende, K. venne nel 1599 a Praga quale collaboratore di Tycho Brahe, allora astronomo alla corte dell'imperatore Rodolfo II, nella compilazione delle sue Tabulae Rudolphinae. Morto Tycho (24 ott. 1601), K. ottenne di essere assunto come suo successore, ma lo stipendio venne ancora ridotto; onde il povero astronomo, già carico di famiglia, fu costretto ad una vita assai miserabile. Cio nonostante riusciva a pubblicare nel 1609 la sua Astronomia nova, seu physica coelestis tradice commentariis de motibus stellae Martis, e cioè la sua opera maggiore.

Ma le condizioni di K. peggiorarono ancora quando gli morì la moglie ( 3 luglio 1611) e, poco appresso ( 20 genn. 1612), morì anche l'imperatore Rodolfo suo protettore. Abbandonata Praga, l'astronomo si recò a Linz (Austria) dove dava lezioni di matematica e di filosofia e dove riprese moglie, onde avere chi custodisse i suoi numerosi figli; ma la nuova unione fu ancora meno fortunata dell'antica, poiché Susanna Reutlinger, che aveva venti anni meno del marito, era anche di carattere ben diverso. Pur nella miseria, con incredibile perseveranza di lavoro, K. pubblicava nel 1622 la sua Harmonices mundi, dove viene esposta la terza legge del ruolo planetario, e più tardi, nel 1627, le Tabulae Rudolphinae che servirono per

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molto tempo agli astronomi che seguirono per calcolare le posizioni dei pianeti.

Negli ultimi anni della vita, a causa delle guerre e rivolte che desolavano il paese, K. fu costretto a trasferirsi a Ratisbona e ad Ulma, riducendosi anche alla miserabile condizione di fattore di campagna per poter mantenere la moglie, gli undici figli e se stesso. Infine, per i buoni uffici di un illustre matematico gesuita, il p. Paolo Guldin (scopritore dei noti teoremi di geometria che portano oggi il suo nome), K. veniva ammesso alla corte di Viallenstein e nel 1630 nominato professore a Rostock. Ma la sua vita era ormai finita; colto da polmonite, il 15 nov. 1630 mori, abbandonato in un'osteria di campagna presso Ratisbona. Il suo sepolcro, nel cimitero dei poveri, resta ancora ignoto.
K. fu il primo astronomo che effettuò una vera triangolazione celeste, servendosi principalmente delle osservazioni di Marte eseguite da Tycho Brahe e deducendone le tre leggi fondamentali, che regolano il moto dei pianeti intorno al sole e che, in suo onore, gli astronomi chiamano ancor oggi leggi hepleriane. Esse sono le seguenti :

1) I pianeti descrivono intorno al sole orbite piane con velocità areale costante. II) Queste orbite sono ellissi di cui il sole occupa un fuoco. III) I quadrati dei tempi impiegati dai pianeti a compiere una rivoluzione intorno al sole, sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole.

Queste leggi sono estremamente importanti, non solo perché permettono di calcolare esattamente la posizione dei pianeti, ma anche perché esse servono di base alla teoria dell'ottrazione universale, stabilita più tardi ( 1687 ) da Newton. Infatti, con alcune formule di meccanica e di calcolo infinitesimale, dalla prima legge kepleriana si deduce che i pianeti sono sollecitati da una forza attrattiva diretta verso il sole; dalla seconda legge si deduce che questa forza è inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza dal sole, e dalla terza legge si deduce che le masse dei pianeti sono estremamente piccole rispetto alla massa del sole, che costituisce quindi il baricentro di tutto il sistema planetario.

E anche merito di K. aver perfezionato il canocchiale e aver costruito una tavola abbastanza esatta della rifrazione astronomica nella sua Optica ad Vitellionem (dedicata al p. Witel, domenicano polacco, che si era molto occupato di questioni di ottica) e quindi nella Dioptrica