nd Geschichte der Theorie vom Makrohosmos und Mikrohosmos, Berna 1900; R. Eisler, Wörterbuch der philosophischen Begriffe, II, 4⁴ ed., Berlino 1929, pp. 142-147 (con bibl.).
Filippo Selvaggi
MICROLOGUS DE ECCLESIASTICIS OBSERVATIONIBUS. - E una descrizione sobria ed accurata della liturgia della Messa e dell'anno liturgico che rifugge da un simbolismo esagerato ed inculca usi e ordini romani.
Opera molto diffusa nell'alto medioevo, segna una nuova ripresa nella letteratura liturgica dopo la decadenza seguita allo splendore carolingico. Ne è autore Beroldo di Costanza. Scritto poco dopo il Mille, fu stampato la prima volta a Parigi nel 1510. Da allora le edizioni si moltiplicarono; l'ultima è in PL 151, 973-1022. Per molto tempo se ne è ritenuto autore Ivo di Chartres (ca. il 1116), come indicano alcuni codici dei secc. XII e XIV; qualcuno invece lo ha attribuito a G. Beleth (sec. XII), altri a Rabano Mauro (sec. IX). S. Bäumer, dopo un attento esame di 18 codici, è venuto alla conclusione di non poterlo attribuire che ad Ivo di Chartres. G. Morin, invece, stabilisce definitivamente che esso è opera non di un francese, ma di un tedesco, Beroldo di Costanza. Il dotto benedettino giunse alla sua affermazione dopo un accurato studio degli scrittori dell'epoca, quali Onorio d'Autun (De luminaribus Ecclesiae, IV, 113 : PL 172, 231), l'anonimo di Melk, contemporaneo di Onorio (De scripta-
ribus ecclesiasticis: PL 148, 1058-1432) e di altri, nonché di un esame minuzioso del testo, e di altri scritti di Beroldo.
Bibl.: S. Bäumer, L'auteur du M. Etude d'après les manuscrits, suivie de deux chapitres inédits, in Rev. bénéd., 8 (1891), pp. 193-201; G. Morin, Que l'auteur du M. est Berold de Coustance, ibid., pp. 383-95; S. Bäumer, Das M., ria Werk Berold's von Costanza, in Neues Archiv der Gesellschaft für alte Gesch., 18 (1893), pp. 429-46; G. Stapper, Kathol. Liturgik, 3⁴ ed., Münster in W. 1931, p. 5 agg.
Silverio Mattei
MICU, Inocentiu. - Vescovo dei Romeni (uniti) di Transilvania, n. a Sad nel 1692, m. nel 1768; studiò presso i Gesuiti di Tirnavia e a Munksč. Eletto vescovo nel 1728, consacrato nel 1730 ed istallato nel 1732, egli mutò nel 1737 la residenza vescovile da Fägăras a Blaj (Blasendorf), dove incominciò la costruzione di un monastero e degli edifici occorrenti per la nuova sede.
Poiché le promesse fatte in occasione dell'unione dei Romeni con lo Chiesi cattolico riguardo all'emancipazione politica degli stessi non erano state attuate, ed anche sotto l'influsso della strenua propaganda di un fanatico monaco serbo, Bessarione, molti dei paesi uniti incominciavano ad abbandonare il cattolicesimo, M. combatté accanitamente nella dieta transilvana e alla corte di Vienna per il riconoscimento dei Romeni come nazione nello Stato, per l'abrogazione delle leggi contrarie al suo popolo e per l'applicazione integrale del diploma di Leopoldo I, dato in occasione dell'unione del 1700. Ma essendo troppo solo, cadde vittima degli intrighi e delle accuse ingiuste dei nobili, calvinisti e protestanti, e dovette andare, nel 1744, a Vienna per giustificarsi. Siccome vi ebbe una brutta accoglienza si recò a Roma, ma dopo 7 anni di insistenze infruttuose, stanco e amareggiato, detta le dimissioni nel 1751 e visse il resto della vita a Roma con una pensione di 1200 fiorini all'anno. Venne sepolto nella chiesa della Madonna del Pascolo.
Bibl.: M. Strajanu, Din viato lui I. M., Blaj 1903.
Petre Vălimăreanu
MICU, Samuele. - Storico romeno, sacerdote cattolico (unito) e uno dei " 3 Lucéferi ", fondatori della "scuola" latinista in Transilvania, n. nel 1745, m. nel 1806. Studiò a Blaj e Vienna. Fu direttore degli studi all'Istituto S. Barbara di Vienna e censore dei libri romeni alla tipografia di Buda.
Scrisse linsieme con Şincal nel 1780 Elementa lingua doce-Romanae, dove dimostra l'origine latina del romeno, corrotto dal tempo e dalla introduzione dello slavo nella Chiesa; propone l'allontanamento delle parole slave e la sostituzione dell'alfabeto slavo con il latino.
Nella sua Istoria, lucrurile si intâmplările Românilor (4 voll.), incomincia con la caduta di Troia, prosegue con la fondazione di Roma e la colonizzazione della Dacia e finisce con la storia dei Romeni e l'origine latina del loro cristianesimo. M. curò inoltre la stampa della Bibbia romena di Blaj (1795) e collaborò al lessico romeno-latino-ungherese-tedesco (Buda 1825). Ha lasciato memorie autobiografiche commoventi.
Bibl.: N. Iorga, Istoria literaturii româneşti, III, 1, 2* ed., Bucarest 1933, cf. indice; P. V. Hanes, Histoire de la littérature roumaine, Parigi 1934, pp. 59-61.
Petre Vălimăreanu
MICURIN, Ivan Vladimirovic. - Biologo sovietico, n. il 27 ott. 1855 , m. il 7 giugno 1936, autore di una dottrina dell'ereditarietà, ulteriormente elaborata dopo la sua morte da T. D. Lysenko, la quale, in consapevole e acuto contrasto con la dottrina classica dell'ereditarietà di G. Mendel-T. H. Morgan, nega l'esistenza dei geni quali portatori delle caratteristiche ereditarie degli organismi e afferma l'ereditarietà delle caratteristiche acquistate dall'individuo durante la vita.
In tal modo viene attribuita all'uomo, in linea di principio, la capacità di modificare a suo piacimento anche la natura vivente. Poiché questa corrisponde perfetta-
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mente al sistema del materialismo dialettico, il "micurinismo" trovò la più attiva protezione da parte del Partito. Allo scopo di eliminare l'opposizione, forte anche fra i dotti sovietici, venne indetta dal 31 luglio fino al 7 ag. 1948, a Mosca una grandiosa riunione dell'Accademia Lenin per le scienze agrarie, nella quale Lysenko tenne una conferenza, evidentemente letta e approvata in precedenza dal Comitato centrale del Partito, Sulla situazione delle scienze biologiche, dopo la quale ogni ulteriore opposizione divenne impossibile. Il prof. Zebrak, uno dei principali rappresentanti della genetica classica nell'URSS, rese, in una lettera alla Pravda ( 15 ag. 1948), la seguente dichiarazione: "Dopo essermi convinto che le tesi fondamentali della scuola di M., nella genetica sovietica, sono state approvate dal Comitato centrale del Partito dei KPDUS, in qualità di membro del Partito non ritengo più possibile di permanere in punti di vista dichiarati erronei dal Comitato centrale del nostro Partito n.
Bibl.: P. S. Hudson, R. H. Richens, The New genetics in the Soviet Union, Cambridge 1946; G. Bosio, Episodia quasi politica nello sviluppo della scoria genetica, in Civ. Catt., 1948, III, pp. 248-60; id., La nuova genetica in Russia, ibid., 1948, iv, pp. 48-56; id., La liquidazione della natura dei viventi e l'eredtorietà dei caratteri acquisiti nelle nuove teorie genetiche russe, ibid., 1949, I, pp. 22-36; T. D. Lysenko, Nuove vie alla biologia, vers. it. [Roma] 1949; G. A. Wetter, La scienza nella cultura sovietica, in Doctor Communit. Acta et Comment. Pont. Acad. Rom. S. Thoune A., 1949, pp. 233-250. Gustavo A. Wetter
MIDDLESBOROUGH, Diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Liverpool. La diocesi venne creata da Leone XIII il 20 dic. 1878, con la divisione di quella di Beverley; l'altra parte divenne Leeds (v.). Comprende i «Ridings» settentrionale ed orientale di Yorkshire, compresa la città di York al nord del fiume Ouse. Su 1.or2.857 ab. (censimento del 1931), vi sono 95.118 cattolici, distribuiti in 71 parrocchie, servite da 141 sacerdoti secolari e 87 regolari; un seminario; 12 comunità religiose maschili e 24 femminili; nel 1948 si ebbero 325 conversioni. Patroni della diocesi : Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, s. Wilfrid e s. Giovanni di Beverley.
La prima menzione di M. si trova nel 1130, quando Robert de Brus di Skelton Castle concesse la piccola chiesa, col priorato di S. Hilda, all'abbazia di Whitby. Nel 1801 rinuncvano a M. soltanto 4 case coloniche, nel 1831 vi erano 154 ab.; nel 1841, 5709; nel 1901, 91.302. Nel 1853 M. divenne un borgo. Oltre la ferrovia ( 1830 ) e i "docks" (1842), la scoperta del ferro nella vicinanza ( 1851 ) produsse questo prodigioso accrescimento.
Prima della cosiddetta Riforma, M. faceva parte dell'arcidiocesi di York. Oltre il duomo di York fra i suoi confini sono molte antiche chiese, le rovine di Whitby e St. Mary's Abbey, York, Rievaulx, Bridlington ed altre. Nel 1848 si diceva la Messa in una camera privata; poco dopo si aprì una chiesetta, cui succedeva, aperta nell'ag. 1878, la grande chiesa di St Mary's, che divenne cattedrale nel dic. Al principio mons. Cienrhwaite, primo vescovo di Leeds, fu amministratore di M., poi Richard Lacey nel dic. 1878 fu consacrato vescovo; morì nel 1929 e a lui successe mons. Thomas Shine. Nel 1946 mons. George Brunner fu consacrato vescovo ausiliario. Ad Ampleforth si trova la grande abbazia benedettina di S. Lorenzo, con la sua rinomata scuola.
Nel territorio di M. nacquero i ss. Giovanni di Bridlington, Guglielmo di York, Giovanni Fisher, martire illustre; s. Ilda, s. Everilda ed i bb. Thomas Percy (1572), Margaret Clitheroe (1586) e Percy (1572), Nicolas Postgate (1679) ed altri martiri.
Bibl.: R. Lacy, s. v. in Cath. Enc., X, p. 286; The Catholic Directory 1930, Londra 1950, pp. 245-55. Enrico Rope
MIDHRĀS. - Interpretazione omiletica della Bibbia, per opera dei rabbini dei secc. ca. II-x.
Il termine proviene da dāraē, che, sia nelle forme del verbo sia in quelle del sostantivo, ricorre già nel Vecchio Testamento; nell'ebezico postbiblico significa: "ricerca del significato, indagine, spiegazione ", studio teorico in opposizione alla prassi, "interpretazione, esposizione" del senso della Seritrua (aramaico dōrāē).
Il m. tende a dedurre dal testo sacro quanto necessitava per l'osservanza precettistica che dalla fine del periodo profetico, attraverso l'attività dei primi dotti ("scribi"), diventa d'interesse ognior più vivo. Il m. diventa così l'ulteriore sviluppo della "Legge", ora detta hälāhhäh (v.), "norma pratica". Nel periodo dei tannaiti (v.), il m. è ricco di elementi precettistici, che lentamente cedono il posto ad altri, haggādici (v. HAGGĀDHĀH), omiletici, narrativi, ricreativi, ricchi di parabole e narrazioni storiche, di meditazioni, di espressioni affettive e consolatrici. L'interpretazione midhrāšica segue un'ermeneutica particolare e, dato il fascino che esercita sugli uditori, è il cibo dell'anima popolare. Dall'inizio del sec. III d. C. si comincia a fissare la produzione midhrāšica in scritto. Nel periodo dei gē' ā n bar{n} m (v.) prevale l'indirizzo nomistico. Più di recente il m. è sostituito da raccolte di prediche, o da studi storici e scientifici.
L'omelia midhrāšica comincia con un esordio (s apertura " p ē t i h a ̄ h ), in cui il m. si allaccia a qualche testo scritturale (profetico o agiografico o sapienziale). Il m. si estende però in raccolte che hanno per base quasi tutti i libri del Vecchio Testamento.
Fra i m. di carattere tannaitico figurano la Mēkhilthā" ("misura"), Siphrā" ("Libro") e Siphrē ("Libri») che commentano l'Esodo e il Deuteronomio. I principali m. di carattere haggādico sono: il m. rabbāh (Pentateuco e i 5 meghillāth), la Pēslqtä', Talqūt. La "perla" della letteratura midhrāšica omiletica è il Tannä' dēbē 'Elī̄āhū. Di carattere esoterico-gnostico è il "Libro della creazione" (Sèpher jēsīrāh), perno della cabala (v.).
Molti m. furono tradotti, in particolare dal Wünsche, in tedesco.
Bibl.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midras. 5ᵃ ed., Monaco 1921, pp. 4, 193-336. Eugenio Zolli
MIELICH, Hans. - Pittore, miniaturista e incisore, n. a Monaco nel 1516 , m. ivi nel 1573. Dal padre apprese i rudimenti dell'arte e lavorò inizialmente nella di lui bottega. Anche Hans fissò la sua residenza a Monaco, dopo una permanenza a Ratisbona, dove trail 1536 e il 1540 s'incontrò con Altdorfer, la cui influenza rimase decisiva sulla sua arte. Quindi, dopo un viaggio a Roma, nel 1541, dati i numerosi rapporti del pittore con la corte ducale, nacque una cordiale amicizia fra M. e Alberto V.
Di qui l'accentuazione dei caratteri aulici dell'opera del maestro e della sua educazione rinascimentale. Dal 1558 alla morte fu a capo della Confraternita dei pittori di Monaco. Della sua attività restano numerosi ritratti, di cui alcuni solo recentemente acquisiti alla critica, una serie di quadri storici, e la gran pala d'altare della Frauenkirche di Ingolstadt, del 1571, oltre a numerose miniature, cui soprattutto restò affidata la fama del maestro, conservate in codici degli Archivi di Ratisbona, del Museo nazionale bavarese, della Biblioteca civica di Monaco, e ad incisioni in legno.
Bibl.: B. H. Röttger, s. v. in Thieme-Becker, XXV, pp. 212 213; id., Zum Werke n. zur Beurteilung H. M.'s, in Pantheon 2ahrb., II (1931), pp. 473-75; E. Von Watzdorf, M. und die bayrischen Goldschmiedenerke der Renaissance, in Müncher Jahrbuch der Bildenden Kunst, 12 (1937), pp. 1-2. Eugenio Battisti
MIGAZZI, ChristopH Anton von. - Cardinale, n. a Innsbruck il 23 nov. 1714, m. a Vienna il 15 apr. 1803. Studiò a Roma, ove tornò nel 1745, (uditore di Rota per la nazione germanica), inviato da Maria Te-
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resa, per ottenere, tra l'altro, il riconoscimento di Francesco I a imperatore. Fu ambasciatore austriaco in Spagna, vescovo di Vać (1756-57), amministratore apostolico (1762-86), arcivescovo di Vienna (1757), cardinale (1761).
Capeggio l'opposizione allo statalismo austriaco e all'indulgenza, nell'uso della censura, del van Swieten, che permise opere come il Febronius. Poco accetto al Kaunitz, rappresentò, tuttavia, l'Austria, per volere dell'Imperatore, nel Conclave del 1774. Combatté le teorie del Sonnenfels, del Martini, e il piano di studi dell'abate Rautenstrauch. L'avvento di Giuseppe II rese ancor più inefficaci le sue proteste, né maggiore successo ebbe l'opera sua presso Leopoldo II e Francesco II, che egli cercò di allontanare dal giuseppinismo e rendere favorevole alla ricostituzione della Compagnia di Gesù.
Bibl.: C. Wurzbach, Biograph. Lex. des Kaiserthums Österreich, 2⁴ ed., XVII, Würzburg 1897, pp. 244-48; C. Wollsgruber, C. A. Kard. M., Försterzbischof von Wien, 2⁴ ed., Saulgau 1897; Pastor, XVI, iII, v. indice; cf. inoltre E. Winter, Der Josephinismus und seine Gesch., Brünn-Monaco 1943, passim. Fausto Tonai
MIGEZIO. - Eretico spagnolo della fine del sec. viII. E poco conosciuto e soltanto attraverso documenti a lui ostili (lettere di Elipando allo stesso M.: PL 96, 859-67, ed all'abate Fidelis: ibid., 914-19; lettera dell'episcopato spagnolo ai vescovi franchi: ibid., 1330), che lo presentano come ignorante e visionario.
Assertore deciso delle usanze e dei diritti della Chiesa romana, diede la propria collaborazione al vescovo Egila, che l'ecivescovo Vileario di Sens aveva costituito come suo delegato in Spagna con il compito di promuovere la riforma di quella Chiesa. Ma con il suo zelo indiscreto e le sue dottrine eterodosse M. irritò l'episcopato spagnolo ed il suo primate Elipando (v.). Condannato da un Concilio riunito a Siviglia (782) e rigettato anche da papa Adriano I (cf. Jaffé-Wattenbach 2479), M. scomparve mentre la nascente controversia sull'adozianismo di Elipando attirava tutta l'attenzione.
Oltre ad accuse di ordine etico e disciplinare (rigorismo morale e differenze nel computo pasquale) Elipando addebita a M. una stravagante dottrina trinitaria : M. avrebbe identificato la Persona del Padre con David, quella del Figlio con l'uomo Gesù, quella dello Spirito Santo con l'apostolo Paolo. La critica vi ha voluto trovare delle reminiscenze di sabellianismo, di priscillianismo (v.) o anche di concezioni musulmane sul profetismo. Oggi non si esclude che un procedimento polemico di Elipando abbia notevolmente deformato le concezioni di M., la cui formola cristologica, ammissibile in forza della "comunicazione degli idiomi", non poteva piacere al padre dell'adozianismo spagnolo.
Bibl.: E. Amann, L'adoptianisme espagnol du VIIIe siècle, in Revue des sciences religieuses, 16 (1936), pp. 281-317; J. F. Ribera, Elipando de Toledo; nueva aportación a los estudios moodrabes, Toledo 1940.
Agostino Mayer
MIGNANI, Laura. - Religiosa, n. a Brescia nel 1480 ca., m. ivi il 10 genn. 1525. Entrata giovanissima nel monastero delle Agostiniane di S. Croce, splendette per santità di vita e ispirata saggezza, che la resero presto venerata in molte città.
Fu in relazione con le corti di Ferrara, Urbino, Mantova, Savoia, ed ebbe corrispondenza epistolare con Elisabetta Gonzaga, Lucrezia Borgia, i conti Gambara di Verolanuova. Soprattutto fu l'illuminata consigliera e la prima ispiratrice del giovane Gaetano Thiene, che la chiamava madre, al quale era stata presentata da B. Stella. Le lettere superstiti del loro carteggio rivelano il fervore mistico alimentato da quella santa amicizia. I documenti antichi le dànno il titolo di beata, non mai però confermato dalla Chiesa; la sua salma incorrotta riposa a Brescia nel convento di S. Croce.
Bibl.: C. Doneda, Notizie storiche del monastero di S. Croce, Brescia 1774, v. indice; R. De Maulde-G. Salvadori, S. Gaetano Thiene e la riforma cattolica italiana, Roma 1911, passim; A. Cistellini, Figure della riforma pretridentina, Brescia 1948, v. indice; P. Chiminelli, S. Gaetano Thiene, Vicenza 1948, passim. Antonio Cistellini
MIGNARD, Pierde, detto Mignard le RoMAIN. - N. a Troyes il 17 nov. 1612, m. a Parigi il 30 maggio 1695. Fratello del pittore Nicola M., entrò a 12 anni nello studio di Jean Boucher in Bourges; in seguito fu allievo di François Gentil in Troyes : a 15 anni affrescò la cappella del Castello di Courbet-en-Brie per il maresciallo de Vitry, e con il suo appoggio poté trasferirsi a Parigi come allievo del celebre Vouet, e di là a Roma, dove rimase 20 anni in contatto con la più alta società.
Con Dufresnoy, nel 1654, compì un lungo viaggio a Venezia, Bologna, Parma, Modena, fece copie dalla Galleria Farnese per il vescovo di Lione, esegui ritratti di re, principi, prelati, e soprattutto quadri di Madonne (le celebri Mignardes). Sentì l'influsso dei bolognesi, del Correggio e dei veneziani, come attestano le copie citate in un inventario del 1603 e 3 volumi di suoi disegni. Ritornato in Francia, grazie alla sua abilità di ritrattuto, ebbe la nomina a pittore di corte e fu rivale del Le Brun, cui successe solo nel 1690. Ma già nel 1664 era stato nominato direttore dell'Accademia di S. Luca, e nel 1666, con il Dufresnoy, aveva compiuto, dopo tre anni di lavoro, la vastissima decorazione della cupola del Val-de-Grâce, affollata di santi, angeli, apostoli, profeti attorno alla Trinità. Inoltre si era dimostrato festoso colorista nella decorazione del Palazzo di Hevvart, nella Piccola Galleria di Fontainebleau e a St-Cloud. Nel 1687 fu finto nobile, e direttore degli scultori di corte, della Reale Accademia e dei Gobelins, oltreché delle Gallerie del Re. Ma il meglio dell'arte del M. va cercato, oltre che nelle delcissime Madonne, nei ritratti nei quali, precorrendo la grazia del Settecento, espresse acutamente l'attitudine mondana della società contemporanca.
Bibl.: anon. s. v. in Thieme-Becker, XXIV, pp. 546-47; A. R. Schneider, s. v. in Eur. Ital., XXIII, p. 248.
Eugenio Battisti
MIGNE, Jacques-Paul. - Sacerdote, n. a StFlour (Auvergne) il 25 ott. 1800 , m. a Parigi il 24 ott. 1875. Ordinato nel 1824, fu prima parroco, poi giornalista ed editore attivissimo e seppe circondarsi di validi cooperatori, come, ad es., il futuro card. G. B. Pitra. Lasciò, morendo, il ricordo di un sacerdote fra i più operosi e intraprendenti della Chiesa francese nel sec. xix.
Delle molte pubblicazioni da lui curate le più importanti sono: Theologiae cursus completus ( 25 voll., con altri 3 di supplemento, Parigi 1840-45); Scripturae Sacrae cursus completus ( 25 voll., e altri 3 di supplemento, ivi 1840-45); Encyclopédie théologique au série de Dictionnaires sur toutes les parties de la science religieuse ( 52 voll., ivi 1844-59); Nouvelle Encyclopédie théologique ( 53 voll., ivi 1881-59); Troisième et dernière Encyclopédie théologique ( 66 voll., ivi 1855 -66); ma l'opera che consacrò in modo durevole la sua fama è costituita dalle due serie patrologiche: Patrologia latina, che riporta gli scritti di 261 autori, compresi gli anonimi, e va dalla fine del sec. in alla morte di Innocenzo III nel 1216 (217 voll., con altri 4 di indici, ivi 1844-55); Patrologia greca, in due serie, l'una con il testo greco-latino ( 161 voll., ivi 1857-66), che è quello ordinariamente citato, l'altra con solo il testo latino ( 81 voll.), e va da s. Barnaba al Concilio di Firenze (1439). Come indice di questa serie greca può servire come orientazione essenziale F. Cavallera, Indices (Parigi 1912); più in particolare Th. Hopfner, Patrologiae cursus completus; Series graeca, Index locupletissimus, 2 voll., Parigi 1934-45.
Un incendio, nel 1868, distrusse tutti gli impianti della stamperia del M. e ne stroncò per sempre il lavoro.
Bibl.: H. Barbier, Biographie du clergé contemporain, III, Parigi 1841, pp. 289-423; H. Leclercq, s. v. in D'ACL, XI, coll. 941-57; L. Marchal, s. v. in DThC, X, coll. 1722-40; F. Cabrol, Hist. du card. Pitra, Parigi 1893, pp. 107-13; P. de Labrialle, Quelques documents sur 7. P. M., in Bulletin d'anc. littérat. et d'arch. chrét., 1913, III, p. 302 sg.; F. de Mély, L'abbé M., l'homme et l'oeuvre, in Rev. archéol., 2 (1915), pp. 203-58. Apprezzamento sul lavoro di M. : v. in J. de Ghellinck, Patristique et moyen âge, II, Bruxelles 1947, p. 23-25.
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(fot. Alinari)
Mignard, Pierre, detto Mignard le Romain - La Vergine col grappolo - Parigi, Museo nazionale del Louvre.
MIGNOSI, Pietro. - Filosofo, n. a Palermo il 28 giugno 1895, m. a Milano il 15 luglio 1937.
Cancepi l'arte quale riflesso della Rivelazione (Arte e Rivelazione, Palermo 1933) e "conquista di un centro religioso della vita" (Idee sull'arte, ivi 1931) a tale visione informando la sua attività di originale critico letterario (L'eredità dell'Ottocento, Torino 1925; Profili e problemi, Palermo 1927; La poesia italiana di questo secolo, ivi 1929; Linee di una storia della poesia italiana, ivi 1933; Il segreto di Pirandello, ivi 1935), di narratore che, movendosi nel clima artistico del Verga, risolve cristianamente i problemi agitati in romanzi e novelle (Il prossimo, ivi 1928; Perfetta letizia, Pistoia 1931; L'Azzaloro, Catania 1931; Gioia d'agave, ivi 1934); di poeta francescanamente proteso verso le creature (Levamen, Palermo 1922; Epica e santità, ivi 1925; Crescere, ivi 1931).
Il suo pensiero, dopo un'iniziale crisi idealistica, si configurò definitivamente secondo la dottrina della Chiesa (L'unità filosofica, ivi 1920; I limiti della religiosità, Roma 1924; Etica del cristianesimo, Messina 1925; Schelling, Milano 1925; Critica dell'identitd, Palermo 1926; L'idealismo, Milano 1927; Conoscenza e trascendenza, Palermo 1927; Ragione e Rivelazione, ivi 1930; Schopenhauer, Brescia 1937). Con la rivista Tradizione, da lui fondata in Palermo nel 1928 e diretta per otto anni, intese difendere i valori del cristianesimo dalle deviazioni contemporanee.
Bibl.: O. De Seta, P. M. e la nuova cultura cattolica italiana, Napoli 1931: L. Tonelli, P. M., in Italia che scrive, 15 (1932), p. 64: G. Petralia, M. ovvero dello trascendenza, Palermo 1932: P. Apostoliti, M. narratore, Catania 1935: G. Ravegnani, I contemporanei, 2² serie, Modena 1936, pp. 37-43; numero unico di Tradizione (sett.-ott. 1937): V. Schilirò, Antologia mignosiana (con studio introduttivo), Torino 1939 (sulla quale cf. G. Croci, In margine a una antologia mignosiana, in Civ. Catt., 1940, i, p. 141 sgg.).
MIGNOT, Eudoxe-Irénue. - Arcivescovo, n. a Brancourt (Aisne) il 20 sett. 1842, m. ad Albi il 18 marzo 1918. Ordinato sacerdote nel 1864, divenne vescovo di Fréjus nel 1890 , poi arcivescovo di Albi nel 1899 .
Fu in Francia uno dei più attivi ed efficaci patro-
cinatori dell'aggiornamento degli studi ecclesiastici alle idee dei tempi. Nel 1897 pubblicava sul Correspondant: L'évolutionnisme religieux, in confutazione del Sabatier nell'opera Esquisse d'une philosophie de la religion, riconoscendo che "ciò che gli mancava era di essere cristiano".
Nel igoo indirizzava al suo clero di Albi una notevole serie di Lettres sur les études ecclésiastiques cui tenne dietro il 13 nov. 1901 un discorso su La méthode de la théologie che ebbe larga risonanza. La sua cultura specifica aveva per oggetto gli studi biblici e per invito del Vigouroux aveva scritta la prefazione al Dictionnaire de la Bible (1893) ed alla Bible polyglotte (1899). La comunanza di studi e di tendenze critiche lo portò a patrocinare l'attività letteraria di Alfredo Loisy; tanto che si disse essere stato lui uno dei due angeli custodi che vigilavano sulla sua carriera. L'altro era il barone Federico von Hügel, al quale il M. fu legato da amicizia e da corrispondenza epistolare. Apprezzando la cultura del Loisy il M. sperava di mantenerlo sulla retta via e si adoperà negli ultimi anni di Leone XIII per stornare da lui una condanna che già si annunciava, quand'egli nel nov. 1902 e nell'ott. 1903 pubblicava i due volumetti di battaglia L'Énongile et l'Eglise e Autour d'un petit livre; insieme con il von Hügel il M. pensava ancora al cattolicesimo del Loisy ed assicurava sul Correspondant il 10 genn. 1904 che il Loisy avrebbe accettato la sentenza dell'autorità ecclesiastica e si adoperava presso Pio X per impedire una sentenza rigorosa contro di iul; per cui fu preso di mira insieme con il p. Lagrange da teologi antimodernisti (19031904). Sopravvenuta la condanna del modernismo, il M. con due studi consecutivi: Lettres sur les études ecclésiastiques (Parigi 1908) e L'Eglise et la critique (ivi 1910) si propose di far vedere come quella condanna dava un nuovo motivo per attendere allo studio scientifico.
Bibl.: L. De Laeger, s. v. in DTbC, X, II, coll. 1743-51, con bibl.; N. Fontaine, St-Sièpe, Action française et catholiques intégraux, Parigi 1928, pp. 121-37; I. Rivière, Le modernisme dans l'Eglise, Parigi 1929, passim; A. Loisy, Mém. pour servir à l'hist. relig. de notre temps, 3 voll., Parigi 1930-31. Silvio Furlini
MIGUEL I, Maria Evaristo di Braganza, re del Portogallo. - Figlio secondogenito di Giovanni VI di Portogallo e fratello minore di Pedro, primo imperatore del Brasile, n. il 26 ott. 1802 a Lisbona, m. il 14 nov. 1866 nel Castello di Bronsbach (Germania). Nel 1823, vivo ancora il padre, partecipò ad un'insurrezione tendente a ristabilire in Portogallo il governo assoluto. Re Giovanni VI abolì la costituzione, pur senza guadagnarsi la fiducia degli elementi più reazionari del paese i quali, nell'apr. 1824, con un nuovo colpo di Stato proclamarono re M. L'intervento dell'Inghilterra e di altre potenze straniere a favore del sovrano spodestato annullò del tutto i vantaggi ottenuti dai sostenitori di M., che fu costretto a portarsi all'estero.
Alla morte di Giovanni V (1826), Pedro, legittimo erede e successore, per contribuire alla pacificazione tra liberali ed assolutisti fece trasmettere la corona a sua figlia Maria Gloria, a condizione che essa si unisse in matrimo-

(da Lessico ecclesiastico s. v. III, Milano 1901, p. 201) Migne, Jacques-Paul - Ritratto.
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nio con M., il quale a sua volta doveva prestare giuramento sulla nuova costituzione liberale concessa da Pedro. M. accettò; ma, tornato in Portogallo nel 1828 quale reggente, si considerò sciolto da ogni obbligo verso il fratello, si proclamò sovrano ed iniziò una politica assolutista antiliberale, che portò alla guerra civile. Nel 1834 fu nuovamente costretto a lasciare il paese per non più ritornarvi. Durante il suo regno la Chiesa cattolica godette della protezione dello Stato, e la politica antiecclesiastica antecedente subì un arresto. Anche i Gesuiti, cacciati al tempo del marchese di Pombal, furono richiamati.
Bibl.: A. Herchen, Dom M. I., König von Portugal. Sein Leben und seine Regierung, Lussemburgo 1908; Oliveira Lima, Dom M. no trono, 1816-19, Coimbra 1933; H. V. Livermore, A history of Portugal, Cambridge 1947, passim. Sui rapporti con la S. Sede, cf. J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I, Monaco di Baviera 1933, passim.
Silvio Furlani
MILANO, ARCIDIOCESI di. - Comprende ora un territorio di 4850 kmq . e si estende, oltre che alla attuale provincia di M., anche a parte di quella di Como, di Bergamo e di Pavia.
I limiti della diocesi variarono nei vari tempi, né è sempre possibile fissarli con esattezza; più importante e nota è la estensione della circoscrizione metropolitica di M., di cui già si fa cenno al tempo del Concilio di Sardica (343-44); e fino al sec. v nell'Italia settentrionale compare come metropolita il solo vescovo di M. e poco più tardi anche quello di Aquileia. Nella sua maggiore estensione la provincia metropolitana milanese avrebbe abbracciato il vicariato d'Italia, cioè la Liguria (ora Liguria, Piemonte e Lombardia), l'Emilia, la Venezia ed Istria, le Alpi Cozie e anche la Rezia I, con capitale Coira; ben presto però Aquileia e poi Ravenna sottrassero alla giurisdizione milanese la parte orientale del territorio e nel sec. ix sotto Angilberto II Coira fu sottoposta all'arcivescovo di Magonza. Nel Beroldo (Ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis halendarium, ed. M. Magistretti, Milano 1894) del sec. xir, sono indicate 18 sedi episcopali della provincia di M.; alla fine del sec. xir ne sono indicate solo 15 , tra il xv e il xvi sec. M. perde la diocesi di Vercelli e quella di Torino; ora fanno parte della provincia milanese le diocesi di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Crema, Como, Pavia e Mantova; continuano tuttavia a seguire il rito ambrosiano (v. aMRDOSIANA LITURGIA) ancora oggi 54 parrocchie della Svizzera, nelle Pievi delle Tre Valli, di Valle Capriasca e di Brissago; 29 parrocchie della diocesi di Bergamo (vicaria di Calolzio, di Caprino, di S. Brigida e di Sottochiesa), e 7 parrocchie della diocesi di Novara (pieve di Cannobbio); mentre praticano il rito romano 30 parrocchie della diocesi di M. (Monza, Treviglio, Trezzo d'Adda, Varenna e Civate).
Gli abitanti attuali dipendenti dalla diocesi di M. sono ca. 3.500 .000 , le parrocchie 879 , le chiese 2003, i sacerdoti diocesani 2100 , gli ordini e le congregazioni religiose maschili 31, le femminili 119.
La diocesi ha un seminario teologico a Venegono Inferiore con un seminario liceale; seminari ginnasiali sono a S. Pietro Martire (Seveso) e a Masnago (Varese); un seminario del Duomo con annessa scuola di S. Arialdo e il Pont. Ist. Ambrosiano di Musica Sacra (per la scuola Beato Angelico e l'Università del S. Cuore: v. scuola sup. d'arte crist. b. a. e s. cuore, univ. del). Nella diocesi sono anche numerosi i collegi arcivescovili : a M. il S. Carlo, altri a Gorla minore, ad Aroma, a Porlezza, a Saronno, a Desio, a Tradate, a Seregno, a Monza, a Lecco, a Cantù e a Vimercate. Collegi e istituti tenuti da religiosi sono a M. il Gonzaga, lo Zaccaria, il Leone XIII, il collegio dei Salesiani, oltre numerosi femminili tenuti da Suore.
I. Origini e storia primitiva della citta. - Preceduta forse nel centro e in qualche sede periferica da stazioni neolitiche (Cascina Ranza, Cattabrega di Crescenzago) e da villaggi celti (a S. Antonino e a S. Pronzso) Mediolanum dovette la sua origine e la sua fortuna alla sua posizione (come dice probabilmente anche il suo nome celtico) al centro della pianura lombarda e all'incrocio di strade per convegno di mercanti e di soldati. I Romani la occuparono dopo il 222 a. C. e la ripresero dopo la seconda guerra punica verso il 191; nel 49 fu riconosciuta municipio romano, nel 42 incorporata nell'Italia romana; fu centro romano contro i popoli alpini da Augusto in poi e sede temporanea, poi, dalla fine del sec. III d. C., sede stabile di imperatori.
II. Origini del chistanesimo milanese e della Chiesa milanese. - Una tradizione leggendaria, che non risale oltre il sec. XI, attribuisce l'origine della Chiesa milanese alla predicazione di s. Barnaba, e narra che il Santo si fermò nel suburbio per non prestare ossequio nel passare le porte della città agli dèi pagani di cui ogni porta era adorna; avrebbe pertanto iniziato il suo apostolato nel suburbio, e si osa precisare il luogo, a pochi passi dall'attuale basilica di s. Eustorgio, dove era sorta la chiesetta di s. Barnaba al fonte, distrutta nel sec. xvir; se non che un giorno, impugnata la Croce e fatti cadere gli idoli pagani, da Porta Orientale, ora Porta Venezia, il Santo sarebbe entrato in città e ne avrebbe preso possesso, dando la prima organizzazione apostolica alla Chiesa milanese e il primo vescovo, s. Anatalone.
Un'altra leggenda, o almeno un racconto ampiamente colorito di particolari leggendari, parla di un certo Filippo " nome illustrissimo così presso il secolo come presso Dio" (Datiana historia, 5, p. 20, ed. Biraghi, Milano 1848), che avrebbe fatto dono di un orto a s. Cain, il quale a sua volta lo avrebbe trasformato in cimitero cristiano; e parla anche della domus di Filippo, prima sede del culto in ci,ttà o nel suburbio, e di Porzio e di Fausta, figli di Filippo, che avrebbero a loro volta donato due basiliche ai milanesi, chiamate dal loro nome.
In realtà circa il tempo e il modo dell'introduzione

(Int. Biblioteca Vaticana)
Milano, arcidocesi di - Pianta di Milano del 1469 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 5699 , f. 123 .
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(per cortesia del prof. A. Calderini)
Milano. ARCIDIOCESI di - Torre romana del Carrobbio.
del cristianesimo a M. si può soltanto congetturare che in un luogo come M., divenuto di anno in anno più importante, dal sec. I d. C. in poi la nuova fede, soprattutto nel silenzio degli umili, deve essersi presto diffusa, per opera di ignoti missionari e stabilita la sede episcopale.
Il martirologio milanese, che si può riconoscere autentico, è rappresentato dai ss. Vittore, Naborro e Felice, Gervasio e Protasio (v.), Nazario e Celso; sui quali si sbizzarri la leggenda.
Di s. Calimero vescovo varie leggende parlano, dicondolo di origine greca o romana e lo fanno morire martire nel luogo dove sorse la sua basilica, annegato in un pezzo. Inoltre altre Passiones collegano a M. santi non milanesi, p. es., s. Alessandro, s. Fedele, s. Carpoforo, s. Exanto, i ss. Fermo e Rustico. Sono presentati come confessori della fede i primi vescovi s. Anatalone o Anatolio, s. Caio, s. Castriziano, e poi, oltre s. Calimero, s. Mona fino a s. Mirocle, che si succedettero fino al tempo di Costantino, accanto ad un Aurelio Diogene e ad una Valeria Felicissima la cui lapide funebre, scoperta nel 1786 e poi perduta (CIL, V, 6186) nei pressi del cimitero ad martyres, parla che erano a Domino coronati e beati confessores, comites martyrorum.
Nel 313, essendo gli imperatori Costantino e Licinio convenuti a M., per fissare le direttive della loro politica, vi confermano l'editto orientale di Galerio del 311 , favorevole al riconoscimento del cristianesimo; il nuovo riconoscimento tuttavia, non proclamato in un particolare documento, prende nome da un supposto editto di M. Da allora, durante il sec. IV, M. diventa un importante centro di sviluppo del cristianesimo occidentale, non senza contrasti, sia con il paganesimo, sia con le cresie, e specialmente con l'eresia ariana; questa, verso la metà del secolo, ha la protezione di Costanzo II e di Giustina, che si fanno tutori di vescovi ariani, finché Aurelio Ambrogio, divenuto vescovo nel 373, per una serie di casi provvidenziali, combatté validamente l'eresia ed erigendosi a valido sostenitore della Chiesa romana, riusci a dominare la stessa politica imperiale in Occidente, mantenendo rapporti assai stretti con Graziano, Valen-
tiano II e Teodosio e influendo notevolmente e spesso sulle loro decisioni, oltre che religiose, anche politiche.
Morti Teodosio (395) e s. Ambrogio (397), M. ebbe ancora nell'età di Onorio e di Stilicone qualche momento di splendore, finché nel 402 , in seguito alle minacce dei Goti di Alarico, la corte fu trasportata a Ravenna; poi a metà del sec. v sopravvenne Attila con gli Uzni, ed allora la città trovò i suoi più validi difensori nei suoi vescovi, da Eusebio a Lorenzo I. Il dominio di Teodorico e dei Goti e la distruzione della città nel 339 ad opera del goto Uralo, e poi l'avvento dei Longobardi nel 379 mutano la sorte di M. e le aprono un'altra èra storica.
III. M. nel medioevo. - Al sopraggiungere dei Longobardi pagani ed ariani, il vescovo s. Onorato e parte della popolazione fuggirono a Genova, dove l'episcopato milanese rimase in csilio fino al sec. VII. Frattanto in città, soprattutto per merito della regina Teodolinda (morta nel 628) e di papa Gregorio Magno, cominciava ad attuarsi una fusione tra Romani e Longobardi, e M. diventava sede di un duca, che aveva la sua corte, dove oggi è il Cordusio (curio u curiis ducis). Nel 605 era incoronato nel circo di M. il re longobardo Adaloaldo e all'inizio del sec. viII il longobardo Teodoro, fratello di re Liutprando, diventava vescovo di M., mentre la sorella Aurona fondava, nell'attuale Via Monte di Pietà, il monastero che da lei prese nome. Il duca fu sostituito da un conte al sopraggiungere dei Franchi nel 774 e a poco a poco nel nuovo ordinamento feudale il suo potere politico si andò fondendo con quello relinioso nella persona del vescovo, che è da Carlo Magno creato missus dominicus e ammesso nelle assemblee nazionali con alta sutorita; tra l'altro, il vescovo dovrà provvedere alle fortificazioni cittadine, sicché da Ansperto di Biassono (868-81) prenderà nome una delle cinte della città.
Allo sfasciarsi, dell'Impero carolingio, nell'887, solo l'arcivescovo di M., quale vescovo-conte, rappresenta la tradizione italiana, che verrà confermata da Corrado II il Salico, nel 1026, quando, nel ricevere nella basilica di S. Ambrogio la corona d'Itzlia, concederà al vescovo

(per cortesia del prof. A. Calderini)
Milano. ARCIDIOCESI di - Porta lignea della basilica di S. Ambrogio (sec. v) - Milano.
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Ariberto d'Intimiano (v.; 1018-45) il titolo di vicario imperiale. La vita cittadina allora si sviluppa intorno al vescovo nelle persone dei capitani e feudatari maggiori e dei mercanti, che esercitano i loro traffici attraverso le valli ticinesi, dominio temporale dei vescovi stessi. Un'altra volta M. è al centro della vita lombarda, ma l'autorità temporale dei vescovi nell'ordinamento feudale scatena contro Ariberto la ribellione dei vassalli minori, i cui feudi non erano ereditari; vinti i feudatari maggiori e il vescovo conte a Campomalo, Corrado II il Salico interviene a concedere
con la constitutio de feudis del 1037 il diritto di ereditarietà anche ai feudatari minori, fa arrestare Ariberto e assedia M. Ma il popolo si ribella, facendo corpo con Ariberto, fuggito da Piacenza a M., e pare che Ariberto stesso abbia allora ideato il Carroccio, trainato da buoi e recante la Croce con l'immagine del Redentore, per stringere intorno a sé, al suono della martinella, il popolo milanese, a difesa della sua libertà. L'Imperatore si ritira, ma non molto dopo, nel ro42, i ricchi commercianti, sotto la guida del giudice Lanzone, cacciano i nobili e dànno inizio ai primi fondamenti del Comune di M., il quale si attua alla fine del sec. xi con l'accordo tra nobiltà e borghesia, che si allea, per combattere con la cosiddetta pataria, il clero immorale e simoniaco; tra i predicatori più ascoltati è il b. Arialdo (v.) e stanno con lui Anselmo da Baggio e Landolfo Cotta, canonici del Duomo, mentre è all'opposizione il vescovo Guido. Frattanto la lotta civile intorno alla condotta del clero si va acuendo; s. Pier Damiani interviene per mettere pace e Anselmo da Baggio, divenuto nel ro6i papa, con il nome di Alessandro II, rafforza con la sua nuova autorità il partito dei patarini; sopravviene la scomunica contro Guido, l'intervento di Erlembaldo cavaliere, fratello di Landolfo Cotta, poi l'arresto e l'uccisione di s. Arialdo e infine, dopo altre vicende, in cui fu gravemente implicato l'episcopato milanese e più volte intervenne l'autorità chiarificatrice e pacificatrice del Papa, Erlembaldo (ro75) fu ucciso; poi a poco a poco la tranquillità ritornò fra i partiti in M.
Il Comune poi si sviluppa al riparo del potere dell'arcivescovo ed è guidato dai consoli e quindi, per ragioni di tutela dei suoi interessi, comincia la lotta contro altri Comuni, Lodi, Como, Cremona, Pavia, malgrado la predicazione di Bernardo di Chiaravalle e dei monaci della Abbazia di Chiaravalle e di Morimondo, da lui fondate nel lungo suo soggiorno milanese.
Nel 1158 M. subisce il primo urto con il Barbarossa e nel r162 la città cade dopo una strenua difesa ed è in gran parte distrutta dalle milizie tedesche dell'Imperatore e dai cittadini dei Comuni lombardi nemici; con il giuramento di Pontida (1167) che crea la Lega lombarda antiimperiale i milanesi, riconciliati ormai con i Comuni nemici, rientrano in città, la ricostruiscono e nella battaglia di Legnano ( 1176 ) contribuiscono alla riscossa lombarda contro il Barbarossa che riconosce l'autonomia dei Comuni con la pace di Costanza ( 1185 ).
M. frumento pullula di eretici catari e valdesi, contro i quali combattono ora i Domenicani, insediati nel convento di s. Eustorgio, mentre si crea l'Ordine degli Umiliati, che attendono all'arte della lana, oltre che alle occu-
pazioni religiose, e ora i Cistercensi che si occupano anche delle bonifiche delle campagne intorno alla città. Federico II vince a Cortenova M. e i Comuni, ma viene poi vinto dalla seconda Lega lombarda; quindi si agitano anche a M. le lotte fra ghibellini e guelfi, essendo dalla parte dei primi i nobili, protetti dell'arcivescovo Leone da Perego, grande persecutore anche di eretici, e dalla parte dei guelfi il popolo, che nel 1240 sceglie quale suo capo Pagano Della Torre. Infine, riaccese le lotte interne della città, complicate con lotte esterne con i partiti delle città vicine, il papa Urbano IV nomina arcivescovo di M. Ottone Visconti (1262), e si inizia quella rivalità fra i Torriani e i Visconti, che nel 1310 , all'entrata in città di Matteo Visconti, come vicario imperiale al seguito di Arrigo VII, si determina a vantaggio dei Visconti. I quali come ghibellini nel 1321 incorrono nella scomunica di Giovanni XXII, mentre è proclamato l'interdetto contro M. e a Vaprio nel 1322 vincono i guelfi collegati contro la città. A M. si succedono pertanto i signori della casa dei Visconti fino al 1447, e durante la loro signoria lo Stato visconteo allarga il suo territorio e i suoi traffici, né più si oppone l'episcopato milanese, che conta fra i suoi vescovi anche Giovanni Visconti (1342). Nel 1395 l'imperatore Venceslao dà il titolo di duca a Gian Galeazzo Visconti e infine nel 1450 , dopo la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana (1447-50), prende la signoria Francesco Sforza, abile uomo politico e insieme fautore delle arti e delle lettere, che fa trasmette ai successori, dei quali Ludovico il Moro (1499-1508) portò a M. Leonardo da Vinci e Donato Bramante.
IV. Il dominio straniero e il Risorgimento. Nel 1499 , in seguito alla lotta contro gli Sforza da parte del re di Francia Luigi XII, entrano a M. i Francesi; dopo una breve parentesi e in seguito alla vittoria di Marignano ( 1515 ) vi si insediano fino al 1521 , quando Carlo V proclama duca di M. l'ultimo degli Sforza, Francesco II, e alla morte di questo annette il Ducato all'Impero. Si insedia allora a M. il dominio spagnolo, rappresentato da un governatore con autorità quasi assoluta sopra nobili, clero e popolo in un ambiente quale è quello che è descritto nei Promessi Sposi: ambiente di despotismo e insieme di noncuranza degli interessi cittadini, nel quale rifulgono invece le figure dei due arcivescovi cardinali Borromeo: s. Carlo (v.), preoccupato di applicare le riforme del Concilio di Trento, cerca nella diocesi di salvare l'indipendenza da ogni ingerenza laica nella giurisdizione vescovile, riforma la disciplina, riattiva chiese e conventi e ne costruisce di nuovi, provvede al ripristino del rito ambrosiano ed alla dignità e decoro del culto. Federico, oltre che prodigarsi nella terribile peste del 1630 , dimostro singolare amore per la cultura fondando fra l'altro la Biblioteca Ambrosiana ( 1609 ) e la Pinacoteca ( 1621 ).
Con il trattato di Rastodt (1714) la Lombardia e M. passano alla Corona austriaca, che nel 1736 occupa M., attuando sotto Maria Teresa e Giuseppe II caratteristiche riforme economiche e giuridiche; è questo il tempo in cui, allontanati i Gesuiti dalla città, sorge a Brera la Società Patriottica (1778) per l'incremento della cultura e sotto Giuseppe II si inaugura un'invadenza
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(per curtesia del prof. A. Calderini)

(per curtesia del prof. A. Calderini)

(fot. Paoletti di Mario Zocchetti - Milano)

(Int. Gub. fol. 885.)
In alto a sinistra: ARA ROMANA dipinta, trovata in via Circo - Milano. In alto a destra: S. VIT'IORE. Mussico (sec. v) - Milano, basilica di S. Ambrogio, cappella di S. Vittore. In basso a sinistra: CAPSELLA ARGENTEA A SBALZO (sec. Iv) - Milano, basilica di S. Nazaro. In basso a destra: CRISTO CHE INCORONA DUE ECCLESIASTICI (sec. xiri) - Milano, chiesa di S. Stefano.
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In alto a sinistra: CHIESA DI S. LORENZO - Milano. In alto a destra: TEA'I'RO DELLA SCALA. Architetto G. Piermarini - Milano. In basso: VEDUTA AEREA del Castello Sforzesco - Milano.
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In alto a sinistra: CRISTO IN GLORIA TRA I SANTI GERVASIO E PROTASIO. Le due scene laterali rappresentano la visione di s. Ambrogio e i funerali di s. Martino di Tours. Mussico (fine sec. x) - Milano, basilica di s. Ambrogio. In alto a destra: INCORONAZIONE DELLA VERGINE. Affresco del Bergognone (1517). Abside della chiesa di s. Simpliciano - Milano. In basso a sinistra: ABBAZIA DI S. PIETRO IN MONTE. Affresco con scena apostolica. L'uccisione del Drago (sec. xII). In basso a destra: APPRESCO CON IL GIUOCO DEI TAROCCHI (inizio del sec. xv) - Milano, Palazzo Borromeo.
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In alto a sinistra: VEDUTA GENERALE DI MUGENZAI-NO-SONO (Giappone). Il giardino dell' Immacolata presso Mugasaki (1930). In alto a destra: FRA ZENONE IL «PADRE DEGLI ORFANI» a Mugenzai. In basso a sinistra: UNA DELLE TRE GRANDI ROTATIVE di Niepokalanów (Rotativa del Piccolo Giornale). In basso a destra: PIEGATURA DELLE RIVISTE a Niepokalanów.
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nel campo religioso, che porta fra l'altro alla soppressione di numerose chiese e conventi e alla laiciazazione della scuola : è il tempo, questo, in cui l'abate Giuseppe Parini sferza il mondo dei privilegi e della corruzione dei nobili e dei ricchi milanesi (Il giorno, 1765).
Il 15 maggio 1796 entrano in M. i Francesi con Napoleone, scatenando in città la frenesia rivoluzionaria, mentre i soldati francesi depredano chiese, musei e pubbliche casse; M. diventa prima capitale della Repubblica Cisalpina, poi del Regno italico ed assiste alla incoronazione di Napoleone a re nel Duomo ( 1805 ), mentre si intensifica la persecuzione contro gli Ordini religiosi. Dopo un breve periodo di rinnovato benessere, cresce il disagio del popolo, che culmina nel 1814 con la uccisione a furore di popolo del ministro Prina; poco dopo M. passa nel Regno lombardo-veneto entro l'Impero austriaco, dal quale soffre angherie, sopraffazioni e aggravamento delle condizioni economiche, mentre si va attuando il programma patriottico per la rivoluzione, che segna i nomi di Giovanni Berchet, Silvio Pellico, Carlo Cattaneo, Cesare Correnti, Federico Confalonieri; è il tempo di Tommaso Grossi, di Alessandro Manzoni, di Massimo d'Azeglio e di Antonio Rosmini e infine di Giuseppe Verdi. Conseguenza : le Cinque Giornate (18-22 marzo 1848) e un decennio più tardi l'entrata in M. (8 giugno 1859) di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III.
{ }¹ Da allora M. fu in testa nell'opera del risorgimento politico e dell'assestamento economico del paese, pur attraverso alterne vicende di fortune e di sfortune.
V. Arre. - M., costruita in cerchie di mura e di edifici sempre più estesi intorno al centro di Piazza S. Sepolcro e delle vicine Piazza Mercanti e Piazza del Duomo, è ricca di ricordi e di monumenti di ogni età e soprattutto di quelli posteriori alla distruzione del Barbarossa del 1162.
Per l'età romana si hanno tracce del teatro, del circo, dell'arene, delle mura e di qualche altro edificio; le colonne di S. Lorenzo, tratte forse da un tempio pagano, e parte delle torri del Monastero Maggiore, sono per ora gli unici elementi, visibili all'esterno, di tali costruzioni.
Per l'età paleocristiana i monumenti più insigni e meglio conservati nelle loro successive ricostruzioni e riadattamenti sono la basilica di S. Lorenzo, forse del sec. IV, con importanti musaici, la basilica degli Apostoli, ora S. Nazare, la basilica Ambrosiana, dove è sepolto s. Ambrogio, la basilica di S. Simpliciano, ideata e in parte costruita da s. Ambrogio; va poi notata nell'attuale basilica di S. Ambrogio la cappella antica di S. Vittore in ciel d'oro e in quella di S. Simpliciano la muratura esterna, ancora conservata, della fine del sec. Iv.
Della M. comunale è superstite la piazza dei Mercanti che aveva nel centro il Broletto Nuovo o Palazzo della Ragione, costruito nel sec. xiri, la chiesa di S. Vincenzo in prato e la basilica di S. Eustorgio, ora con l'aspetto assunto nei secc. viII-IX con importanti aggiunte (cappella Portinari) del sec. xv, le chiese di S. Eufemia, di S. Celso e di S. Calimero, la basilica di S. Satiro e quella di S. Babila. L'abbazia di Chiaravalle, ai confini meridionali della città attuale, è fondazione di s. Bernardo e dei suoi monaci nel sec. xir e la chiesa di S. Maria la Rossa del sec. x è nel suburbio in direzione di Pavia.
Nella M. visconteo-sforzesca si sviluppò