volume-08

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925 venne sostituito con quello di patriarca.

M. fece edificare il convento "Sf. Ilie" di Topliţa e fondò, nel 1926, una associazione per combattere le sétte ed i mali sociali e religiosi. Durante il suo patriarcato venne unificata l'organizzazione dell'intera Chiesa "ortodossa" romena sulla base dello statuto di Saguna.

Nel 1926, in seguito alla rinuncia del principe Carol al diritto di successione, M. fece parte della reggenza del piccolo principe Michele. Nel 1938, avendo Carol, tornato re nel 1930, rinunciato al sistema di governo democratico ed istituito la sua dittatura, M. accettò di essere capo del governo, carica che conservò fino alla sua morte.

BibL.: Biserica ortodocè rondoni, Bucarest, 26 (1938), nn. 11 12; 57 (1939), nn. 3-4, numeri dedicati rispettivamente al giubileo di 70 anni e alla morte del patriarca M.

Petre Välimäreanu
MIRRA (ebr. mōr; Settanta o:ú́sva, lat. myrrha). - Specie di gomma odorosa. Emana spontaneamente o mediante incisioni, sotto forma liquida, da una pianta di genere del balsamodendron che cresce in Arabia. Il commercio odierno, però, la ricava dalla commiphora Abyssinica, che cresce in Arabia e in Africa.

La m. fu mischiata con l'olio nell'unzione di Aronne (Ex. 30, 23) e dei suoi successori. Vari passi biblici (Ps. 44, 9; 48, 6; Prov. 7, 17; Cant. 3, 6) parlano di letti e di vesti profumate con la m. Alla corte di Assuero le donne si purificavano per sei mesi con l'olio di m. (Esth. 2, 12). I Magi la presentarono al Bambino Gesù (Mt. 2, 11). Nella Crocifissione fu offerta, insieme al vino, per notigare i dolori (Mc. 15, 23), ma Nostro Signore la rifiutò per sopportarli in piena conoscenza. La m. fu usata pure per ungere il corpo del Redentore (Io. 19, 39).

BibL.: E. Levesque, Myrrha, in DB, IV, col. 1363; G. E. Post, Flora of Syria, Palestine and Sinai, I, Beirut 1932, p. 284. Bellermino Bagatti
MISAEI, (ebr. Mī̄̄̄̄̄̄l "Chi [è] ciò che è Dio ?"). Nome di tre personaggi del Vecchio Testamento.

1. Un levita, figlio di Oziel (Ex. 6, 22; Lev. 10,4) 2. Un compagno di Daniele (v.) in Babilonia. Insieme ad Anania (v.), Azaria (v.) e Daniele, M. fu scelto fra i giovani ebrei deportati per essere istruito nella lingua babilonese e nella scrittura cuneiforme (Dan. 1, 3 sgg.). A M. venne cambiato il nome in quello quasi omofono di Misach ( = "Chi è come il dio Aku ?").

Superato il periodo preparatorio, nel quale si mantenne fedele alla Legge mosaica, M. insieme agli altri fu trovato "dieci volte" più sapiente di qualsiasi saggio o mago di Babilonia (Dan. 1, 20). M. implorò da Dio la rivelazione del segno di Nabuchodonosor a Daniele (Dan. 2, 17) e ne ebbe quale ricompensa un'alta carica amministrativa della provincia di Babilonia (Dan. 2, 49). Rifiutatosi di adorare la statua eretta dal Re, M. con i suoi compagni venne gettato in una fornace ardente, donde un angelo lo preservò immune dal fuoco. Il Re, impressionato per il miracolo, accrebbe ancora di più la dignità dei tre giovanetti (Dan. 3, 12-97; ebr. vv. 12-30).
3. Un contemporaneo di Esdra (Neh. 8, 4).

Angelo Penna
MISCELLANEA FRANCESCANA. - Periodico trimestrale "di scienze teologiche e di studi francescani», fondato come rivista «di scienze, lettere e arti» francescane, nel 1886, da mons. M. Faloci Pulignani, a Foligno, con periodicità libera.

E la più antica rivista francescana a carattere scientifico e internazionale, cui seguirono Etudes franciscaines (Parigi 1899), Archbium Franc. historicum (v. [Quaracchi 1908]), ecc. Fu diretta fino al 1930 dal Faloci, Nel 1914 passò nel sacro convento di Assisi, sotto l'ammi-

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nistrazione e con redazione e più larga collaborazione dei Frati Minori Conventuali. Affidata pienamente allo stesso Ordine, nel 1931, passo a Roma, sotto la direzione del p. G. Abate, divenendo insieme, nel 1936, organo trimestrale del gruppo degli storici e dei professori della Pontificia Facoltà teologica dell'Ordine. La rivista, oggi al suo 51° tomo (1951), contiene dissertazioni, note e discussioni critiche, edizioni di testi, bibliografia e cronache annuali in tema di teologia e di problemi francescani.

Lorenzo Di Fonzo
MISCIATTELLI, Piero. - Letterato e storico, n. a. Firenze il 14 febbr. 1882, visse specialmente in Umbria, a Siena e a Roma ove m. il 13 febbr. 1937.

Si occupò di storia dell'arte e di letteratura medievale, in particolare di quella mistica, con edizioni di testi mistici rari, corredati di preziose note introduttive, e studi sintetici: Chiara d'Assisi (Roma 1905); Spiritualismo umbro (ivi 1905); Idealità frascescane (Siena 1907); Giovanni Colombini e il misticismo dei Gesuati (Roma 1911); Caterina Vannini (Milano 1913); Monte dell' orazione: preghiere antiche (Siena 1925); Savonarola (ivi 1925); Mistici senesi (Firenze 1932). Cooperò al rifiorire degli studi cateriniani in Italia. Dal 1913 curò l'edizione delle Lettere di s. Caterina da Siena sul testo del Tommaseo, con note filologiche; seguirono: Lo spirito, il cuore, la parola di s. Caterina da Siena (ivi 1922); S. Caterina da Siena e il primo focolare del misticismo senese (ivi 1928); Come parlava s. Caterina da Siena (Roma 1934).

A Roma M. si adoprò per riaprire l'Oratorio di S. Filippo Neri del Borromini a concerti di musica sacra e conferenze storico-religiose. Fu uno dei più ardenti promotori della Casa di Dante. Oltre conferenze, discorsi, articoli su riviste (fondò la rivista Vita d'arte), M. lasciò numerosi saggi di cultura varia, tra i quali giova ricordare: Personaggi del Quattrocento italiano (Roma 1914); Pagine dantesche (Siena 1921); Dante poeta d'amore (Roma 1921); La libreria Piccolomini del duomo di Siena (ivi 1922); Storie e pensieri di anacoreti (ivi 1923); Fascisti e cattolici (Milano 1924); Studi senesi (Siena 1931); Lettere di Letizia Buonaparte (Milano 1936). Mario Gaspari

MISENO. - Antica diocesi nella Campania, dall'età augustea stazione della flotta romana nel Tirreno.

I vescovi noti sono Concordio (501-502); Pellegrino, ricordato quale legato di papa Ormisda a Costantinopoli nel 517 (Lib. Pont., I, p. 269); Costanzo tra il 558 e il 560 (Jaffé-Wattenbach, n. 981); Benenato nel 592 al quale Gregorio Magno affidò anche la chiesa di Cuma, unendola a M.; egli però fu poi invitato a Roma e la diocesi di M. fu curata da Fortunato vescovo di Napoli.

Il Martirologio geronimiano elenca al 23 sett. il diacono Sosso, martire del gruppo di s. Gennaro (v.), quale martire di M.; esso viene ricordato sotto la stessa data nel Calendario di Cartagine e in quello lapideo napoletano; in suo onore il papa Simmaco ( 498-514 ) eresse un altare nell'oratorio di S. Andrea in Vaticano (Lib. Pont., I, p. 216).

BibL.: Lanzoni, I, pp. 210-11. Enrico Josi
"MISERENTISSIMUS REDEMPTOR". Esordio dell'enciclica di Pio XI ( 9 maggio 1928) sul dovere della riparazione al S. Cuore di Gesù (AAS, 20 [1928], pp. 165-78).

Il Papa afferma che il culto al S. Cuore ha due forme principali: la consacrazione (offerta totale del proprio essere e delle proprie cose a Dio) e la riparazione (espiazione delle offerte arrecate all'Amore incresin). Della prima Pio XI ricorda d'aver trattato nell'encicl. Quas Primas (1925), con cui stabill la festa di Cristo Re, come complemento della consacrazione del genere umano al S. Cuore, fatta da Leone XIII nel 1900 (cf. encicl. Annum Sacrum del 1899). Del dovere della seconda il Pontefice addita, con ricchezza di dottrina, le profonde ragioni nelle leggi della giustizia e dell'amore e conclude che tutto il genere umano deve riparare il peccato e le offese arrecate a Dio, in unione con l'unico Mediatore (solidarietà con Cristo): a) per la richiesta fattane dallo
stesso Gesù nelle rivelazioni a s. Margherita Maria, b) per la ripercussione dei nostri atti di ammenda su quanto avvenne nell'agonia del Capo e sulla Fascione prolungata nei secoli nel Corpo Mistico, c) per le condizioni attuali della società, che sembra aver congiurato contro i diritti di Dio. L'insigne documento termina esortando tutti i fedeli a coltivare lo spirito di riparazione, già diffuso da diverse congregazioni e famiglie religiose.

La devota e dotta enciclica, che segna una tappa gloriosa nel secolare movimento della devozione al S. Cuore, contiene affermazioni e spunti particolarmente interessanti per la teologia dogmatica: il significato intimo o il mutuo rapporto della consacrazione e della riparazione, la solidarietà soprannaturale degli uomini in Cristo, la Chiesa come prolungamento mistico del Redentore, i due momenti della Redenzione (oggettivo e soggettivo), il regale sacerdotium di tutti i fedeli e la loro partecipazione al sacrificio della Messa, lo spirito di penitenza propria dei battezzati. Di quest'ultimo argomento Pio XI offrì ampi e profondi sviluppi nella susseguente encicl. Caritate Christi compulsi, emanata il 3 maggio 1932 (AAS, 24 [1932], pp. 177-94).

BibL.: P. Galtier, Le Sacré-Cœur, Textes Pontificaux, Parigi 1936 (riproduce e commenta tutti i testi pontifici concernenti il culto del S. Cuore: l'enciclica appare nella sua cornice storicoideologica); E. Mersch, Le Corps mystique du Christ, II, 2° ed., Bruxelles 1936, pp. 363-64. Antonio Piolanti

MISERICORDIA. - Virtù morale, parte potenziale della giustizia, e consiste nel sentire compassione dell'infelicità altrui e muoversi per sollevarla. La virtù della m. ha di comune con la carità che entrambe tendono al bene del prossimo; però la causa motiva è diversa, poiché nella m. è la compassione, suscitata dalla miseria del prossimo, che muove a sollevarlo dal male che soffre; nella carità invece è la stessa benevolenza del prossimo che induce a desiderare e procurare il suo bene.

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Misericordia - Visitare gli infermi. Terracotta invertiata di A. Della Robbia (ca. 1513) - Pistoia, Ospedale del Ceppo.

La stessa legge naturale insegna di fare agli altri quello che si desidera fatto a se stessi. Il Salvatore Divino, durante la sua vita mortale, inculcò nei suoi discepoli di essere misericordiosi "come è misericordioso il Padre Vostro che è nei Cieli» (Lc. 6, 36). C'è perciò una correlazione tra la m. che l'uomo esercita verso il prossimo e quella che Dio userà verso di lui (Mt. 5, 7; 18, 21). Egli per primo ebbe sensi di vivissima m. verso gli stessi suoi discepoli, spesso rozzi e ignoranti, verso i peccatori e gli ammalati, recando ovunque perdono e conforto, e operando miracoli per compassione del male altrui. La sua immensurabile m. traspare, appena coperta da un velo, nelle parabole del figliuol prodigo, della pecorella smarrita, del buon samaritano (cf. ancora: Mt. 6, 12; 25, 35 sgg.; Mc. 4, 24). Dietro l'insegnamento di Cristo c'è quello degli Apostoli (Col. 3, 12; Eph. 4, 32).

La miseria che la m. intende soccorrere abbraccia qualsiasi dolore o male del prossimo, perciò le opere di m. possono essere spirituali o corporali. A modo di esemplificazione nel Catechismo ne vengono enunciate 14, 7 per ciascuna specie. Le corporali sono: 1) dare il cibo agli affamati; 2) dare da bere agli assetati; 3) vestire gli ignudi; 4) ospitare i pellegrini; 5) visitare gli infermi; 6) redimere i prigionieri; 7) seppellire i morti (Tob. 6, 12). Le spirituali sono: 1) insegnare agli ignoranti; 2) consigliare i dubbiosi; 3) consolare i mesti; 4) correggere i peccatori; 5) perdonare gli offensori; 6) sopportare le persone moleste; 7) pregare per i vivi e per i morti. Fra le opere di m. corporale va compresa l'elemosina (v.), intesa in senso stretto, cioè come una cosa materiale data per compassione all'indigente per sollevarlo dalla sua miseria. Tanto maggiore è l'indigenza e tanto più aumenta l'obbligo di aiutare il prossimo bisognoso; tanto maggiore è la possibilità personale di sollevare il prossimo dal male in cui giace e tanto più grave è il dovere morale di recare aiuto.

Nella necessità estrema e nella necessità grave l'obbligo è senza dubbio grave; nella necessità comune, l'obbligo pare leggero.

Biel.: F. Keller, Scienza della caritd, in Sommari teologici Herder, Friburgo in Br. 1925, p. 25 sgg. e passim; E. Weber, La carità cristiana, Roma 1947, p. 121 sgg. e passim; cf. inoltre i diversi trattati di teologia morale, p. es., H. Noldin-A. Schmitt, Summa theologiae moralis, II, Barcellona 1945, pp. 90-102, nn. 8698; F. Tillmann, Il maestro chiama, 3° ed., Brescia 1945, p. 323. Giuseppe Sirna
Le opere di m. nell'arte. - Classificate con questo termine nei catechismi cattolici in due gruppi distinti : sette opere di m. spirituale e sette opere di m. corporale, solo il secondo gruppo ebbe larga rappresentazione figurata, e le prime sei che traggono origine da Mt. 25, 34-36, parecchi secoli prima della 7^{text {a }} "seppellire i morti» che si trova ricordata per la prima volta in G. Durand (Rationale divin. officiorum, VI, cap. 19), ma nelle figurazioni artistiche compare solo nel sec. xiv.

Le prime sei opere di m., nella caratterizzazione dei singoli enunciati evangelici, entrano nel repertorio iconografico dell'arte cristiana verso il Mille. La loro prima figurazione si trova in un avorio ottoniano del British Museum : la copertina del Salterio detto della regina Melisenda (ro50) in cui è il re David che compie le sei opere di m. secondo l'ordine indicato da s. Matteo. Una più completa illustrazione del passo evangelico è a Parma nella decorazione esterna del Battistero, opere di B. Antelami (sec. xit), nel portale detto del Redentore. Qui per la prima volta le sei opere di m. fanno parte di un grandioso complesso allegorico morale e, come nel Vangelo di s. Matteo, sono in relazione con il Giudizio finale figurato nella lunetta e nell'architrave. Di fronte alle opere di m. è raffigurata la parabola evangelica dei vignaioli (Mt. 20, 1-18) nella interpretazione agostiniana delle sei età dell'uomo, che negli scritti teologici sono spesso fatte corrispondere alle sei opere di m. Completano l'insegnamento morale figure di Virtù. Le opere di m. sono compiute da un personaggio in tunica e mantello in cui non si può ravvisare, come alcuni hanno fatto, il Cristo, per l'assenza dei simboli tradizionali. In ogni scena sono didascalie ammonitrici. Altre volte, specie oltr'Alpe, le opere di m. sono in rapporto, ma semplice, con il Giudizio finale. Così nella cattedrale di Basilea (porta S. Gallo, sec. xit), nella chiesa di Petershausen a Costanza, in un rosone del duomo di Friburgo e in una vetrata nell'atrio della torre sud del duomo di Strasburgo, in cui il Cristo appare come mendicante e dice: "Esurivi enim et dedisti mihi manducare... ecc.». Anche superato il medioevo le opere di m. mantengono il loro carattere di insegnamento morale indicato dalla relazione con il Giudizio finale, come in una vetrata della chiesa di S. Fiorenzo a Niederhashach in Alsazia, negli affreschi quattrocenteschi della chiesa di S. Fiorenzo a Bastia piemontese, e, nel Cinquecento avanzato, nei rilievi del pulpito del duomo di Treviri (ove è anche la rarissima figurazione delle opere di m. spirituale). La vitalità dell'insegnamento è tale che questo tema riesce a penetrare persino in Oriente che mai l'aveva accolto e, con un'iconografia pressoché immutata, le opere di m. figurano con il Giudizio finale in un affresco del tardo Settecento nella chiesa Panaghia Phaneromeni nell'isola di Salamina. Quando non sono legate alla scena del Giudizio finale sono spesso rappresentate come derivanti dalla figura della m. Così nel bronzeo fonte bartesimale del duomo di Hildesheim in cui la m., rappresentata come regina su un trono, dà un pane ad un vecchio e versa dell'acqua ad un giovane e intorno sono un malato, un prigioniero, un pellegrino ed un misero che si veste. Una scritta dice: "Dat veniam sceleri per opes inopem misereri» e il profeta Isaia che completa l'insieme tiene un cartiglio su cui è scritto: "Frange esurienti panem tuam et egenos vagosque induc in domum tuam». Simile scena è anche su un tappeto (sec. xvi) del Museo di Cluny. Nelle miniature del codice membranaceo del sec. xiv, con il volgarizzamento del Pater noster fatto da ser Zucchera Bencivenní (Firenze, Bibl. naz., cod. II-VI-16), la m. è

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una fanciulla che innaffia un albero (f. 47) e vicino e la scena dell'elemosina di s. Martino che spesso in Francia (cattedrali di Amiens, Reims, Auxerre, Chartres) simboleggia la carità. Nel codice fiorentino sono superstiti solo le scene di "ospitare i pellegrini" (f. 43) " visitare gli infermi" (f. 48) " visitare i carcerati" (f. 49) e " vestire gli ignudi" (f. 52). Altre volte le opere di m. simboleggiano lo spirito di carità che distinse la vita di qualche illustre personaggio che è poi rappresentato nell'atto di compiere atti di pietà. Cosi la s. Elisabetta regina di Germania figura in scene di opere di m . in due vetrate a colori nella chiesa di S. Elisabetta a Marburgo e nel coperchio del ricco reliquiario della stessa chiesa (preziosa opera di oreficeria franco-tedesca del 1220), in cui come nelle vetrate le opere di m. sono intercalate a episodi della vita della Santa. Il più completo insegnamento catechistico è però sul portale della chiesa di S. Maria della Salute a Viterbo, sorta nel 1330 come oratorio dell'ospizio delle donne traviate. Vi sono rappresentate per la prima volta le sette opere di m. spirituale e quelle di m. corporale di cui la 7^{text {a }} e "soppellire i morti" (due monaci calano nella fossa un cadavere e un chierichetto portacroce osserva la scena) entrò negli insegnamenti morali, forse per cause contingenti, ben prima del sec. xiv. Essa infatti era praticato in prevalenza da quelle istituzioni (confraternite, ospizi, ospedali) per le quali la carità è scopo di vita. Il tema delle opere di m. cosi completato serví anche ad illustrare tali opere di assistenza (un esempio l'offre il prezioso codice minato dell'Ospedale di S. Spirito di Roma, il Liber Regulue S. Spiritus del sec. xiv, ove le opere di m. sono rappresentate con maggiore libertà iconografica perché in relazione con scene di vita ospedaliero) e come tale compare sino ad epoche molto avanzate mantenendo intatto il suo linguaggio morale, anche quando le forme stilistiche si differenziano per la fantasia individuale degli artisti.

Eguale significato avranno perciò le 6 tavolette con opere di m. (fra cui la scena di "soppellire i morti") dipinte da Lorenzo Monaco (Pinacoteca Vat., nn. 196-201 catalogo Porcella) e l'affresco bizantineggiante nel duomo di Bergamo con una delle caritatevoli «andate dei Fratelli della m. " (un gentiluomo e due servi recano pane e bevande a poveri ignudi); i grandi affreschi di Domenico di Bartolo nel «Pellegrinaio» dell'Ospedale della Scala a Siena, con scene di assistenza a malati ed indigenti, e le sette opere di m. dipinte nell'oratorio di S. Leonardo (detto il S. Francescuccio) ad Assisi, sede di una confraternita; gli affreschi quattrocenteschi di S. Martino dei Buonomini di Firenze, ove la scena dell'elemosina di s. Martino è in relazione alle opere di m., e il fregio in terracotta robbiana dell'Ospedale del Ceppo a Pistoia che, con iconografia assai rinnovata, il Baglioni compose con gusto popolazione, pur mantenendo l'antica tradizione evangelica di raffigurare il Cristo nel misero e nel pellegrino. Infine si giunse alla grande tela del Caravaggio con le Sette opere di m. per la chiesa del Pio Monte della m., di Napoli; in cui la libertà del linguaggio pittorico e della iconografia (idea unica di porre a simbolo del "visitare i carcerati" e "nutrire gli affamati" la scena della figlia che nutrí il vecchio padre prigioniero con il latte del suo seno) non toglie al tema nulla di quello stimolo caritativo che il brano evangelico ha mantenuto nei secoli. - Vedi tav. LXXI.

Bull.: M. Didron, Les oeuvres de miséricorde, in Annales archéologiques, 21 (1861), pp. 193-209; P. Cahier, L'art et la charité, in Revue de l'art chrét., 23 (1879), pp. 88-92; Fr. X. Kraus, Geschichte der christlich. Kunst, II, Friburgo in Br. 1897. pp. 198-200; P. D'Ancona, La miniatura fiorentina, I, Firenze 1914. p. 12; II, pp. 101-104; L. Testi, Le Baptist. de Parme. ivi 1916, pp. 84-95; A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma 1920, pp. 167-68; J. Sauer, Symbolik des Kirchengebäudes, Friburgo in Br. 1924, pp. 74, 242, 553; K. Künstle, Dossage, der christl. Kunst, I, ivi 1928, pp. 194-99; R. Hamann, Die Elisabethkirche zu Marburg, II, Marburgo 1929. pp. 3-7, 33. Maria Luisa Bonifazi

MIŠLARSKIJ, Samuele Simeone Grigoresc̀. N. a Polsšek il 24 maggio 1731, m. a Kiev il 5 genn. 1796. Nel 1742 entrò come studente nell'Accademia ecclesiastica di Kiev. Nel 1754 si fece monaco con il nome di Samuele, ma ritornò subito all'Accademia, ad insegnare grammatica latina, poesia, retorica e filo-
sofia. Dell'Accademia viene nominato rettore nel 1761 ; ma già l'anno seguente è a Pietroburgo, dove il suo talento oratorio conquista la zarina Caterina II. Il 28 dic. 1768 viene eletto vescovo di Bielgorodsk. Dopo aver occupato diverse altre sedi, il 22 sett. 1783 ottenne la cattedra metropolitana di Kiev che resse fino alla morte.

Come vescovo e metropolita svolse una grande attività per attrarre i cattolici uniti della Volinia e della Podolia alla Chiesa russa. Insieme dispensò la sua costante protezione all'Accademia Kieviense, e si applicò al lavoro teologico.

Nel 1774 pubblicò a Könisberg il trattato latino contro il « Filioque», opera del calvinista convertito all'«ortodossia» Adamo Zoirnikavio; curò l'edizione delle opere teologiche di Teofane Prokopovič (Lipsia 1782), completando il trattato sulla processione dello Spirito Santo ed aggiungendo il vol. III. Più tardi ne redasse un compendio sotto il titolo: Dogmata prontipua fidei orthodoxae catholicae et apostolicae Ecclesiae Orientalis, creditu maxime necessaria pro adipiscenda aeterna salute.

Boll.: O. Rodidenvenskii, S. M., in Trudy Kievskoi Duklovnoi "Akademii, 1876, 1, pp. 510-62; iv, pp. 503-56; 1877, II, pp. 3-39, 300-339; Russhii Biograficesshii Slovar, 1904. pp. 178-79. Maurizio Gordillo

MIŠNÄH. - Collezione di trattati rabbinici dei secc. I-III d. C., che costituiscono la legge «orale», cioè le deduzioni tratte dal Pentateuco, in origine trasmesse oralmente. M. significa «insegnamento», da šānāh ("ripetere, insegnare, imparare»). Alla redazione di questo corpus invis si accinse Rabbī Jèhūdhāh han-Nāš̌̌; ma la raccolta del materiale mišnico risale ai tempi di Hillēl (v.) e di Šammaj (v.), e la sistemazione ne fu iniziata da R. 'Aqībá' (v.). L'opera della redazione del corpus fu determinata dalle divergenze di opinioni, dalla preoccupazione che la Tôrāh potesse diventare come "due Tôrōth". R. Jêhûdhâh presenta non solo le opinioni da lui approvate, ma anche quelle opposte, in modo da rendere superflue le altre raccolte. Entrarono a far parte della M. anche testi contenuti in un'altra raccolta, detta Tösephtā' (v.). Il testo della M. subì leggere varianti in seguito alle discussioni attorno al suo contenuto, raccolte nella gêmärá' (v.).

La lingua in cui è redatta la M. è la neo-ebraica postbiblica e contiene accanto a numerosi aramaismi molte parole di origine greca e latina.

La M. consta di 6 "ordini» (sédher; raramente è usato 'érekh) : šǐ̌āli sédhārin (abbreviazione ēas). Ogni sédher consta di un dato numero di «trattati» (massekheth, plur. massekhtôth). I trattati si dividono in capitoli (péreq, plur. péräglm), i capitoli si dividono in norme legali fatte oggetto d'insegnamento (mǐnāh, plur. mǐnājäth, dette nel Talmud palestinese hálākhāth «norme per la prassi»). Il numero dei trattati è attualmente di 63 . I dottori menzionati nella M. vengono detti tamaiti (v.).

Il 1° ordine, Zérá' m, «semense», tratta di agricoltura, ma anche di varie offerte e sacrifizi. Contiene i seguenti trattati: a) Bérāhhāth (v.) «benedizioni», «ringraziamenti», in 9 capp.: si trova in un antico manoscritto alla fine del 2° ordine, e fu posto qui per iniziare con benedizione e lodi al Signore. Prescrive la recita delle benedizioni: Sèma' (v.), diciotto benedizioni, benedizioni cibarie, dopo i pasti, all'uscita del sabato, in occasione dei fenomeni naturali, di eventi straordinari. b) P v^{′} a ̄ h ("orlo" della campagna): tratta (con riferimento a Lev. 19, 9; 23, 22; Deut. 24, 19 sgg.) dell'obbligo del proprietario di lasciare liberi all'atto della mietitura gli orli della campagna per i poveri e gli stranieri, acciocché vi spigolino, e i covoni dimenticati. Si occupa di quanto altro spetta ai poveri. Contiene 8 capp. Il trattato P V^{′} a ̄ h è seguito dalla gémárá' solo nel Talmud palestinese. c) Dèmaj: prodotti campestri riguardo ai quali sussiste, dato che il proprie-

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tario non offre affidamento in fatto di conoscenza della Legge, il dubbio se siano state prelevate le decime e le offerte per i sacerdoti e leviti. Incombe quindi all'acquirente di corrispondere a tali obblighi. Se il proprietario è persona degna tali obblighi non sussistono. Contiene 7 capp. Nel Talmud babil. il trattato non ha gémárá: d) K vec{a}^{′} a j m : indica (con riferimento a Lev. 19, 19 e Deut. 22, 9 sgg .) il divieto di promiscuità nella semina, di animali e di lana e di lino nel vestiario. E in 9 capp. Gémárá { }^{°} palestinese. e) Šbhīl'ih (a anno settimo s) : tratta del dovere del riposo della terra e della remissione dei debiti durante l'anno settimo ("sabatico "). E in 10 capp. Regola le compere e le vendite durante l'anno settimo, l'uso del prodotto campestre spontaneo, la remissione dei debiti ed il prozbül). Gémáráa palestinese. f) Térümôth (" offerte s) : tratta (cf. Num. 18, 2 sgg.) delle offerte dovute al sacerdote, di chi non è atto a compiere tale dovere, di quali prodotti ne sono esenti. In 11 capp. Gémáráa soltanto palestinese. g) Ma'airôth: "decime" dovute (Num. 18, 21 sgg.) ai leviti. In 7 capp. Viene detto anche Ma'áier ri'lón ("decima prima»). h) Ma'áier iénl ("decima seconda ") : tratta (cf. Deut. 14, 22 sgg.) della decima che il proprietario consuma in natura o in forma di denaro a Gerusalemme in occasione delle feste di pellegrinaggio. In 5 capp. 1) Halláh ("pane», offerta al sacerdote della pasta da cui si sta per cuocere il pane: Num. 5, 18-21): stabilisce quali specie di grano sono soggette a offerta, la donna di casa ne deve 1 / 24, il fornaio 1 / 48. In 4 capp. Gémáráa palestinese. i) 'Orbih, prodotto di un albero nei primi 3 anni: "incirconciso" (Lev. 19, 23), ne resta vietato l'uso. In 3 capp. Gémáráa palestinese. m) Bikhürím ("primizie»: Ex. 23, 19; 34, 26; Deut. 18, 4; 26, 1 sgg.). In 5 capp. stabilisce chi può fare l'offerta e recitare la lode al Signore, il periodo dell'offerta, la differenza tra questa e le altre offerte. Il cap. 4 manca in talune edizioni ed è un estratto della Tösephitá'; concerne le differenze tra uomo e donna riguardo a hikkürím. Gémáráa palestinese.

Il 2° ordine (Móédh "feste") tratta delle festivita dell'anno religioso. Contiene i seguenti trattati : a) Sabbäth ("sabato") : in 24 capp. tratta dei lavori vietati, dal trasporto di oggetti e dal viaggiare all'intrecciare nodi; 39 sono i lavori principali vietati; il trattato considera, oltre l'incendio e la circoncisione, i lavori compiuti da un non ebreo, lavori necessari per cibarsi, per un morto. Gémáráa babilonese; palestinese sino al cap. 20. b) 'Érübhín ("mescolanze") : fusione ideale di recinti privati con altri pubblici per potere, nel giorno festivo, oltrepassare il recinto privato, senza ledere la legge del riposo. In 10 capp. stabilisce le applicazioni di 'érübhín: facilitazioni per soldati accampati, pozzo posto in un recinto pubblico, tetti, trasporto in casa di un bimbo nato in piena campagna di sabato, lavori leciti di sabato nel tempio. Poca gémáráa palestinese; copiosa la babilonese. c) Pésúhím, "festa pasquale»: in 10 capp. stabilisce lo sgombero di materia lievitata, il grano per gli azzimi, se il 14 di nisán cade di sabato, il sacrificio pasquale, l'arrostire l'agnello, le compagnie che si costituivano per la consumazione dell'agnello, la Pasqua "seconda" (Num. 9, 10 sgg.), il banchetto della prima sera festiva. Copiosa gémáráa babilonese e palestinese. d) Ségálím (s sicli ) : tratta dell'imposta di mezzo siclo (Ex. 30, 12 sgg.) per il mantenimento del culto. In 8 capp. regola il tempo della proclamazione per il versamento e chi ha il dovere di contribuire, il cambio delle monete e l'impiego del denaro che avanza, il caso di chi ha consacrato i propri averi, le cariche nel santuario, le 13 tavole e i 13 portoni ove si compivano le prostrazioni, i sacrifici, la tenda del Tempio. e) Jómáa "il giorno" (d'espiazione): abbreviazione di jómáa rabbáa (s giorno grande "), detto comunemente jóm hak-kippürím. Tratta in 8 capp. dei preparativi del sommo sacerdote per la funzione, del sorteggio per l'assegnazione delle singole funzioni sacerdotali, del sorteggio dei capri, della purificazione dell'altare d'oro, della confessione e 'Ázá'2éi, della lettura del brano della Tórāh e dell'espiazione. f) Sukkäh "tenda": tratta in 5 capp. della festa dei tabernacoli (v.), cioè la costruzione e il soggiorno nella sukkäh, il mazzo festivo (Lev. 23, 40), le cerimonie festive, il versamento delle acque, il suono dei flauti, il
suono della buccina, i sacrifici offerti. g) Bésáh (" uovo"), trattato cosi denominato secondo il primo argomento: nel Talmud palestinese (v.) si chiama jóm róbh "giorno buono" (festivo); tratta in 5 capp. dei lavori che si possono eseguire nel giorno festivo, quando precede un giorno festivo o sabatico. h) Rá è hal-ídnäh "capo d'annon: tratta in 4 capp. dei vari "capi d'anno" entro ciascun anno in cui il Signore giudica il mondo, della determinazione e dell'attestazione dei noviluni, della benedizione della luna nuova, del suono della buccina e della liturgia del capo d'anno. i) Tu'únith "digiuno": tratta in 4 capp. di ricorrenze penitenziali o propiziatorie, cioè la preghiera e le cerimonie "ad petendam pluviam", i digiuni pubblici occasionali e quelli di carattere storico-nazionale, ( 17 del mese di tammiiz, 9^{′} a ́ b h ), le offerte di legna per il Tempio. i) Méghilláh (" rotolo " contenente il libro di Ester): tratta in 4 capp. dei precetti concernenti la lettura del rotolo, la vendita di sinagoghe e di arredi sacri, le dieci persone partecipanti per determinare il carattere pubblico di una funzione religiosa, precetti riguardanti la lettura della Tórāh e dei Profeti, la traduzione della S. Scrittura. m) Móédh qátán ("feste piccole ") : sui giorni semufestivi inseriti tra il primo e l'ultimo giorno di Pasqua e della festa dei Tabernacoli, Púrím (v.) e enccine : lavori permessi, cerimonie funebri (capp. 3). n) Hághigháh: "sacrificio" festivo, offerto accanto a quelli d'obbligo in occasione delle feste di pellegrinaggio. In 2 capp. tratta: chi ha il dovere di compiere il pellegrinaggio festivo a Gerusalemme; il divieto di darsi alla gnosi; l'imposizione delle mani sul capo dell'animale da offrire, l'abbizione rituale delle mani.

Il 3° ordine (Nátím "donne") tratta prevalentemente del diritto matrimoniale e familiare e dei precetti riguardanti i voti fatti da donne che il marito ha il potere di annullare. Contiene i seguenti trattati : a) Jábhámoth ( cognate ") : sul levirato (v.), in capp. 16. b) Kéthubbóth "scritti": contratti matrimoniali. Tratta in 13 capp. dei giorni di celebrazioni naziali, di seduzione e violazione, di questioni patrimoniali in casi di monogamia e di poligamia. c) Nédhárím, " voti " (Num. 30) : in 11 capp. tratta della formulazione del voto; voti di astinenza di vario genere; soluzione dei voti. d) Názir "sazireo" (Num. 6) : durata, valore, divieti, purità e impurità, soluzioni riguardanti il nazireato; nazireato di donne e di schiavi ( 9 capp.). e) Sútob ("[donna] sedotta ") : donna sospetta d'adulterio (Num. 5, 11 sgg.); tratta anche della vitella da uccidere in caso di omicidio per opera di ignoti (Deut. 21, 1-9); segni preannunciatori dell'avvento messianico; vari gradi di sacralità e di pietà ( 9 capp.). f) Gijtín ("divorzi", plur. di géj) : documenti per divorziare dalla moglie (o per liberare uno schiavo). Tratta in 11 capp. i precetti riguardanti la scrittura e la consegna del documento che annulla il matrimonio. g) Qiddülin (" consacrazione", ossia celebrazione del matrimonio): atto della esempio a mezzo d'un oggetto di valore (minimo, simbolico), a mezzo di un incaricato, per delega; quali delle 10 classi di famiglie ritornate dall'esilio babilonese possono contrarre matrimonio fra loro.

Il 4° ordine (Nézighn "danni") tratta del giure civile e penale. Nel Talmud palestinese è detto sufemisticamento Jéêl'oth "salvezzo". Questo ordine contiene i seguenti tratti di diritto civile e penale. a-c) (in origine forse uniti) : Bábhá qammá, "porta prima" (7 capp.); Bábhá a áéšáá, "porta mediana" ( 8 capp.); Bábhá bábhá, "porta ultima" ( 10 capp.) : sono di carattere introduttivo. d) Sanhedhrin, "sinedrio". In 11 capp. spiega : il collegio di 3 giudici, il sinedrio piccolo di 23 e il grande di 71 componenti, l'elezione di giudici arbitramentali, i testimoni, la pena di morte, chi resta escluso dalla partecipazione alla vita futura, il falso profeta, i privilegi del sommo sacerdote e del re. e) Mabhóth, "percosse" (Deut. 25, 1 sgg.) : in 3 capp. tratta dei testimoni falsi, dell'omicida involontario e delle città di rifugio, di 59 azioni punibili con percosse. f) Sébhü'oth, "giuramenti" ( 8 capp.) : espiazione di peccati di lesa sacralità levitiva, varie specie di giuramenti; oggetti in custodia. g) 'Édlugiath, "testimonianze" (su 100 questioni principali emesse da autorità antiche). h) 'Abhódháh aáráh, "culto straniero": obbligo di separarsi dai pagani e dal culto pagano (di

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# MISERICORDIA 

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In alto a sinistra: I VICARI E I PREFETTI APOSTOLICI del Congo Belga e del Ruanda Urundi conversuii e Lóopolaville per la IV Conferenza plenaria (11 marzo 1951). In alto a destra: VESTIZIONE DI SUORE INDIGENE DOMENICANE nel Collegio di S. Caterina (Manila 1952). In basso a sinistra: SOLENNE INAUGURAZIONE della Croce commemorativa dell'Anno Santo (Pesqua 1951) - Tissamaganga (Vic. apost. di Iringo). In basso a destra: SCENA DI PRONTO SOCCORSO. Un ferito portato in canotto dalla foresta all'ospedale delle Suore Grigie (1942) - Mackenzie, Fort Smith (Canada).

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origine romana); limitazioni nella compra-vendita di animali e di ornamenti, di costruzioni, di palazzi; immagini e vino, culto pagano in genere. h) 'Abhōth, "padri»: sentenze di antichi rabbini. io. Hōrōfōth, "insegnamenti ", "decisioni »: tratta in 3 capp. l'errore in una sentenza giudiziaria, i limiti di responsabilità del tribunale e del giudicato, i valori genealogici: sacerdoti, larviti, semplice israelita, proselita, ecc. Un bastardo dotto vale più di un sommo sacerdote ignorante.

Il 5° ordine (Qodhätim "sacralità, culto sacrificale") tratta dei sacrifici, di
quanto concerne la matrazione rituale, e di altri precetti cibari. Contiene i trattati : a) Zäbhōhīm ("sacrifici"), in capp. 14 : le intenzioni con cui il sacrificio viene offerto; quanto lo rende inadatto; l'aspersione del sangue; quali sacerdoti sono esclusi dalla consumazione delle carni sacrificali. b) Mēnōhōth "sacrifici di farinacei" (Lev. 2, 2), in: 13 capp.: le primizie, i 2 pami di Pentecoste offerti come primizie, i pani d'esposizione sulla mensa sacra; le libazioni. c) Hullin "cose" (profane, non sacre) : tratta in 11
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(da J. B. Molina, Orbis Cattolicae, Milano 1576, rev. 109.
missionari D'Africa (Padri Bianchi) e I Padri Bianchi al Congresso Eucaristico di Cartagine (1930).
ritualmente impuri (Lev. 11, 34.37 sg.). i) Zäbhīm "affetti da gonorrea" (Lev. 15), in 15 capp. l) Tébhōl jōm "l'immerso della giornata", cioè lo stato d'impurità di chi ha compiuto il bagno di purificazione ed è in attesa del tramonto del sole per essere puro (Lev. 15 e 22, 6 sg.); il contatto da parte del tébhōl jōm rende "inadatti", gāhlī, taluni cibi e talune offerte (4 capp.). m) Tadhājim "mani": impurità rituale e purificazioni delle mani; intangibilità degli Scritti Sacri; quantità di acqua e modo di versarla per effettuare la purificazione ( 4 capp.). n) 'Op-
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zin "steli": casi di impurità di steli, bucce e foglie di piante (3 capp.).

Bibl.: Le migliori traduzioni della M. sono: G. Surenhusius, Mischna cum Maimonidis et Barcincrue comment... Latinitate denauli, 6 voll., Amsterdam 1698-1703; D. Hoffmann, Mischnafith... Hebr. Text mit Punktation, deutscher Obersetzung und Erklärung..., Berlino 1887 sgg. (su questa si basa la trad. it. di V. Castiglioni, CracoviaTrieste 1893 sgg.); G. Beer - O. Holtzmann, Die Mischna, Giessen 1912 sgg.; H. L. Sirack, Ausgewählte Mitnatraktate, Lipsia 1913 sgg. Concordanza: H. J. Kossowski, Keukerdanz der gesamten Mischna, Gerusalemme - Francoforte sul M. 1927. La M. è pure tradotta nella versione di tutto il Talmud babilonese di L. Goldschmid.

Eugenio Zolli
MISNIA, diOCESI di: v. MEISSEN, diOCESI di.
MISSIONARI D'AFRICA (Padri Bianchi).. La Società, fondata dal card. Lavigerie nel 1868, è composta di sacerdoti e di fratelli coadiutori, che non sono religiosi, perché legati solamente da un giuramento. Hanno per scopo speciale l'apostolato tra gli Africani; sono conosciuti con il nome di «Padri Bianchi» perché vestono un abito simile a quello degli Arabi, cioè una veste, detta gandurah, e un mantello, detto burmus, di color bianco, con un copricapo di lana rossa, detto scescid; agli Arabi infatti si rivolse dapprima il loro apostolato.

Umili furono gli inizi : il 20 genn. 1890, tre seminaristi, dopo aver udito una conferenza del rettore del Seminario di Kubz (Algeri) sulla missione araba, si presentarono all'arcivescovo di Algeri e si offrirono per quella missione. Mons. Lavigerie vide in quella offerta una risposta del cielo ai suoi progetti di apostolato verso il centro dell'Africa. Il primo noviziato si aprì sotto la direzione del p. Vince:t. Il 2 febbr. 1869 quattro furono i primi vestiti dell'abito dei Padri Bianchi. In seguito il noviziato si stabilì a Maison-Carrée, dove fu poi organizzato anche il Seminario e dove ebbe sede la Casa Madre della Società. Benché lo scopo immediato fosse la conversione degli Arabi, già fin d'allora si indicavano come campo di apostolato tutte le regioni dell'Africa, dove si sperasse di convertire gli infedeli. Nel 1872 furono pubblicate delle nuove Regole, ed il 1° ott. pronunciarono il giuramento sette sacerdoti e cinque scolastici. Nel 1873 i Gesuiti lasciarono la direzione del Noviziato, che fu affidata ad un Padre Bianco. Nel Capitolo del 1886 ebbe luogo la prima divisione in province; il 15 maggio 1895, la Società fu approvata e le sue Regole ebbero l'approvazione ad decennium. Pio X con decreto del 15 febbr. 1908 dava l'approvazione definitiva alle Costituzioni. Per rescritto del 15 marzo 1910, la Società dipende dalla S. Congregazione

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(per cortesia dei Missionari dei SS. Cuori) Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Maiorca) - Il p. 10. Rossello fondatore della Congregazione.
di Propaganda Fide. In seguito alla pubblicazione del Codice di diritto canonico, le Costituzioni furono rivedute e, con alcune aggiunte e modifiche, approvate nel 1921.

Nel 1947, le Costituzioni furono di nuovo esaminate. Le modifiche proposte dal Capitolo generale, riguardavano specialinente la erezione delle province, il loro governo ed i poteri del provinciale. La Società (1950) conta 85 case in Europa ed in America; i suoi (membri) sono 2624 , fra i quali 31 vescovi; 2118 sacerdoti; 473 fratelli coadiutori, divisi in nove province : cioè, oltre alla circoscrizione della Casa Madre, quelle di Francia, Germania, Belgio, Olanda, Inghilterra, Italia, Svizzera, Canada e Stati Uniti d'America.

Lo sviluppo della Società e delle sue opere fu assai rapido. All'inizio i missionari ebbero cura degli orfani raccolti dal fondatore durante la grande carestia del 1867 1869. Nel 1873 furono fondate missioni in Cabilia (Algeria); nel 1876 tre Padri Bianchi, inviati da mons. Lavigerie a Tombuctu, furono massacrati nel deserto. Nel 1881, altri tre missionari, partiti da Tripoli, furono uccisi nella regione di Ghadames, nella Libia. Nel 1878 mons. Lavigerie accettava la fondazione di S. Anna di Gerusalemme, dove i Padri Bianchi attendono alla formazione del clero greco-melchita. Nello stesso anno si fondarono le missioni dei Grandi Laghi equatoriali, al Nyanza e al Tanganika. Nell'Uganda, nei primi anni vi furono lotta e persecuzione e, nel 1886, parecchi cristiani vi furono martirizzati.

Nel 1950, le missioni affidate ai Padri Bianchi si dividono in tre campi : 1) l'Africa del Nord, con le missioni di Cabilia e del Sahara; 2) l'Africa Occidentale; con le missioni di Bamako, Bobo Diulasso, Gao, Kayes, Nuna, Naérékoré, Uagadugu, Uahiguya, Sikasso, Tamale e Oyo. 3) l'Africa equatoriale e orientale, con le missioni di Uganda, Rwenzori, Masaka, Bukoba, Musoma, Maswa, Mwanza, Tabora, Kigoma, Karema, Mbeya, Bangweola, Lwangwa, Nyassa, Nyassa Nord, Fort Jameson, Baudouinville, Kivu, Lago Alberto, Ruanda, Kitega e Ngozi nell'Urundi, e la missione nel Mozambico.

Importante è l'organizzazione del clero indigeno con 368 sacerdoti e sette seminari regionali con 465 seminaristi. Parecchie residenze sono state affidate al clero indigeno. Il vicariato di Masaka, nell'Uganda, del quale mons. Giuseppe Kiwanuka, nativo ugandese, è vicario apostolico, conta 58 preti indigeni.

Bibl.: C. Salotti, I beati martiri di Uganda, Roma 1921; J. Mercui, Les origines de la Société des missionnaires d'Afrique (Père Blanc), Maison Carrée 1929; L.-P.-A. Baunard, Le card. Lavigerie, Parigi 1922; P. Lesourd, Les Pères Blancs du card. Lavigerie (Les grands Ordres monastiques et Instituts religieux), ivi 1935; J. Massé, Le card. Lavigerie et son action apostolique, Maison Carrée 1928; id., Le Père Blanc missionnaire d'Afrique d l'école du card. Lavigerie, Namur 1949.

Giovanni Cottino

## MISSIONARI DEGLI OPERAI. - Congrega-

zione religiosa fondata il 24 nov. 1894 a Seraing in Belgio dal sacerdote Teofilo Reyn con la piena approvazione di mons. Doutreloux, allora vescovo di Liegi. Il ro giugno 1930 fu dato dalla S. Sede il decreto di lode, e il 4 giugno 1935 furono approvate definitivamente la Costituzione e la Congregazione.

Suo fine è l'apostolato tra le classi lavoratrici operaie in armonia con i postulati delle encicll. Rerum novarum e Quadragesimo anno, aprendo scuole di apprendistato, professionali e tecniche medie e superiori, promovendo l'Azione Cattolica fra il ceto operaio, istituendo segretariati e borse di lavoro, facendo conferenze su questioni religiose ed operaie. I M. hanno anche parrocchie nei luoghi dove maggiormente abbondano gli operai.

La Congregazione, che consta di sacerdoti e di fratelli laici, conta attualmente 15 case con 106 missionari in Belgio e nel Congo Belga.

Bibl.: M. Heimbucher, Die Orden. u. Kongregationen der hothol. Kirche, II, 3ᵃ ed., Paderborn 1934, p. 636.

Vedasto Gillard

## MISSIONARI DEI SACRI CUORI DI GESÙ

E MARIA (Maiorca). - Congregazione religiosa fondata dal p. Gioacchino Rosselló Ferrà ed eretta canonicamente dal vescovo di Maiorca il 17 ag. 1890. Il 6 maggio 1932 ottenne il decreto di lode.

Suo scopo è di propagare la devozione ai SS. Cuori di Gesù e di Maria, difendere la fede cattolica, promuovere il progresso spirituale nella sociatà con le missioni fra cattolici ed infedeli, gli esercizi spirituali, la predicazione, l'educazione della govento.

Oggi la Congregazione consta di 80 sacerdoti, 30 fratelli laici, 35 studenti, 20 novati e 200 piccoli studenti distribuiti in tre scuole apostoliche.

Bibl.: A. Thomas, Un gran misium ro, 2² ed., Palma 1930; J. Rosselló y Ferrà, Nutas referentes a la Congregacion de las SS. Corazons de Jettis y Maris, ivi 1940; J. Perello, Compendio del espiritu del p. fundudor y del modo de ser y prontica de la Congregación de Missionarios de las S.S. C. de Jettis y de Maria, ivi 1940; G. Numar, Un apostol de las Indigreti, el P. 7. Rosselló, ivi 1942.

Michele Reig

## MISSIONARI DEI SACRI CUORI DI GESÙ

E MARIA (Napoli). - Congregazione religiosa fondata nel 1833 dal ven. Gactano Errico, a Secon-
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(per cortesia dei Missionari dei SS. Cuori di Gesù e Maria) Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Napoli) - Casa Madre - Secondigliano.

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digliano di Napoli, per un intenso ministero apostolico e per l'educazione della gioventù. Attività precipua è l'esercizio delle missioni al popolo specialmente delle borgate e delle campagne, senza però escludere o considerare come secondario il ministero della missioni tra gli infedeli. La S. Sede la approvò il 7 ag. 1846 , confermando il supremo atto con breve del 15 sett. dello stesso anno.

Nel suo primo ventennio l'Istituto prosperò rigogliosamente e furono aperti numerosi collegi nelle diocesi di Napoli, Avellino, Sora, Aquino e Pontecorvo, Bari, Gaeta, Campobasso, Roma, Conza e Cerignola. La soppressione degli Ordini religiosi decretata dal governo italiano ne troncò ogni attivita, lasciando la sola casa di Roma, nella quale l'opera dell'Errico sopravvisse fino al giorno in cui si poté veramente iniziare la rinascita. Ciò avvenne nel 1894 con la riapertura del noviziato, dopo essere stata riscattata parte della Casa Madre di Secondigliano.

Nel 1912 i primi missionari penetrarono in Argentina ed ora si contano case in Buenos Aires, Rosario, S. Fé e nella capitale dell'Uruguay. Nel 1948 una grande scuola apostolica fu inaugurata a Secondigliano e contemporaneamente si aprì il noviziato in Juan Ortiz per le vocazioni dell'America latina. Attualmente, la Congregazione conta un centinaio di soggetti, in 8 case.

BibL.: Cronistoria dell'Istituto ed Elenco biografico dei Congregati (manoscritti nella Casa Madre): M. Sodano, Brevi cenni sul ven. G. Errico, Napoli 1886; P. Di Nocera, Lettere edificanti e Regola di spirito del ven. G. Errico, ivi 1897; N. Angelini, Vita del ven. G. Errico, ivi 1908; V. Pennino, Biografia e lettere del ven. G. Errico, ivi 1908; F. Grampone, Ven. G. Errico, Torino 1931.

## MISSIONARI DELLA COMPAGNIA DI

MARIA. - Fin dagli inizi del suo sacerdozio s. Luigi M. Grignion di Montfort (v.) aveva pensato di costituire una compagnia di missionari che predicassero alle popolazioni abbandonate della campagna, e per molti anni si era tenuto a contatto con le diverse compagnie diocesane allora esistenti, ma nessuna aveva voluto legarsi stabilmente a lui.

Così nel 1705 decise di dar vita egli stesso alla sua Compagnia di Maria, fissandone la Regola e prendendo contatti con il Seminario dello Spirito Santo, fondato a Parigi dal suo coetaneo Claudio Francesco Poullart des Places, per aver dei soggetti. Al Montfort si associarono sacerdoti, quali Renato Mulot, Adriano Valet e fratelli coadiutori, i quali alla sua morte ne continuarono l'opera. Ad essi si unirono in seguito altri sacerdoti i quali nel 1724, a St-Laurent-sur-Sèvre, in una povera casa, gettarono le fondamenta della ricostituita Compagnia di Maria, che il 27 sett. 1748 fu oralmente approvata da Benedetto XIV. L'approvazione definitiva risale al 25 nov. 1775, confermata con un breve del 16 dic. successivo. Lo spirito caratteristico dell'Istituto, sottolineato nell'art. 1° delle Costituzioni approvate dalla Chiesa, è la santificazione propria e delle anime e per exercitium prea-
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(d. Le Bictiote que Marie almatl, St. L. M. de Montfort, ea varomestion, St-Laurent Pft) Missionari della Compagnia di Maria - Panorama di St-Laurent-sur-Sèvre.

## MISSIONARI DELLA SANTA FAMIGLIA.

Congregazione religiosa fondata nel 1895 dal p. G. B. Berthier a Grave, presso Bois-le-Duc in Olanda. Il fine dell'Istituto è di favorire le vocazioni ecclesiastiche che non potrebbero altrimenti essere realizzate per la povertà o per l'età dei soggetti, e moltiplicare a tal fine, nei paesi dove tali vocazioni fioriscono, le case per preparare il più gran numero possibile di sacerdoti da inviare in luoghi di missione. L'Istituto si sviluppò con successo ed alla morte del fondatore, nel 1908, numerava 25 sacerdoti con 183 studenti. Nel 1911 fu dato il decreto di lode e nel 1939 l'approvazione definitiva.

I primi m. partirono per il Brasile, poi per l'Argentina, per il Cile, per il Borneo, Giava e la Norvegia settentrionale. In quest'ultimo paese è stata ad essi affidata una prefettura apostolica. Oggi la Congregazione conta 978 professi ed un migliaio fra scolastici e novizi.

BibL.: J. M. de Lombaerde, La vie et l'esprit du t. r. p. 7. Berthier, Grave 1010; P. J. Ramers, Bonus miles Christi Jesu, Betzdorf 1931: id., Menu divinior. Principes de pédagogie missionnaire pour les Mise. de la S. Famille, ivi 1930. Silvario Mattei

## MISSIONARI DELL'IMMACOLATA CON-

CEZIONE DI LOURDES. - Nel 1835 alcuni zelanti sacerdoti presero la cura del santuario della Madonna di Caralaon e più tardi anche quella di altri santuari nelle diocesi di Tarbes e di Pamiers. Nacque così la Congregazione religiosa dei Preti della Congratulazione a Maria Immacolata. Nel 1876 il titolo fu cambiato in quello di M. dell'I. C.

Il 10 luglio 1868 ebbero il decreto di lode e il 25 ag. 1876 l'approvazione dell'Istituto. Le Costituzioni furono rivedute dopo la pubblicazione del Codice canonico ed approvate il 27 febbr. 1923.

Lo scopo peculiare della Congregazione è stato fin dal principio quello di diffondere sempre più tra i fedeli

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(per curtesia del Misiona:s della Suicita
Missiomar dello spibito santo - Il Felice di Gesù (Rougier), fondatore della Congregazione (m. il 10 genin. 1938).
la devozione a Maria Immacolata, a mezzo di missioni, esercizi, e altre opere del sacro ministero. Si aggiunse poi anche l'insegnamento nei collegi e seminari. Inoltre i M. si dedicano al culto dei suntuari della Madonna e a promuovere pellegrinaggi, specialmente a Lourdes.

La casa generalizia, a seguito delle leggi combiste in Francia, fu trasferita a Buenos Aires, ma