e, all'infuori di qualsiasi pregiudiziale politica. Accanto ad essa esplicarono una non trascurabile azione la Società della Gioventù Cattolica Italiana, la Società promotrice fiorentina, la Primaria romana, l'Unione delle donne cattoliche ed altre, che una Federazione Piana con sede a Roma si proponeva di stringere in fascio con unità di intenti e di azione.
Nel campo politico la formula «né eletti né elettori», propugnata dal pubblicista torinese ab. Giacomo Margotti, direttore della battagliera Armonia, trovò da principio forti opposizioni, anche in una parte notevole dell'episcopato, che riteneva tal metodo esiziale. Essa però ebbe sempre maggior successo; finché anche dalla S. Sede venne adottata come norma generale nelle elezioni politiche (v. NON EXPEDIT). Ciò non fu privo di inconvienienti anche gravi; ma ebbe tuttavia il vantaggio di preparare il terreno per l'avvenire sgombro da pregiudiziali e asservimenti politici. Ed è notevole il fatto che nonostante che l'astensione dalla vita politica costasse dei sacrifizi non lievi, né mancassero lusinghe e intimidazioni di ogni sorta, non ci furono nel campo cattolico, specialmente nella gerarchia, defezioni gravi.
IX. Vita religiosa negli altri paesi. - In Francia, dove le divisioni politiche rendevano particolarmente de-
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licata l'azione della S. Sede anche nel campo religioso, ancora profondamente venato da sopravvivenze gianseniste e gallicane, l'influenza esercitata da P. fu veramente larga e profonda. In questioni assai scottanti, quali la legge sulla libertà di insegnamento, l'esclusione dei classici pagani dalle scuole cattoliche nel 1830 , l'adozione della liturgia romana, ed altre simili, la saggezza e la moderazione di P. seppero trionfare di difficoltà non lievi, grazie anche all'universale simpatia che il suo nome e le sue sventure suscitarono in tutta la grande nazione.
L'Austria, dopo la restaurazione del 1849 , assecondo con maggior impegno l'azione religiosa di P., e nel 1833 concluse con lui nuovi concordati, che eliminavano lo spirito giuseppinista di quelli vigenti fin'allora; ma in segno di protesta per la proclamazione dell'Infallibilità pontificia, i nuovi concordati vennero aboliti in tutto l'Impero. Ma nonostante certi atteggiamenti della politica religiosa ufficiale, la vera rinascita spirituale e l'unione con Roma, animata da uomini della tempra di un Windthorst in Germania, di un Vogelsang, di un Lueger, di un Rauscher in Austria, fu grande, come in tutti gli altri paesi : come in Svizzera mercè l'opera di un Merrailled e di un Lachat; come nella Spagna del Balmes e di s. Antonio Claret, per quanto asservita al liberalismo settario e dilaniata da fastoni politiche; come nei paesi protestanti, in Olanda (1833) e in Inghilterra (1830), dove fu dato di ricostituire la gerarchia, e negli Stati Uniti, dove la vita cattolica poté in pochi anni prendere uno sviluppo di avanguardia, che fu di ammirazione a tutti i paesi del mondo.
Delle premure di P. per l'America latina fanno testimonianza le relazioni diplomatiche da lui riallacciate con quelle Repubbliche, i concordati conclusi con gran parte di esse, e in particolar modo la fondazione in Roma del Seminario Pio Latino-Americano, in favore di tutte le Repubbliche sudamericane.
Un periodo di eccezionale importanza fu il pontificato di P. per la ripresa della vita cattolica in Germania. I primi anni furono pieni di liete promesse. Ma la supremazia politica raggiunta dalla Prussia, fino allora roccaforte del protestantesimo, sugli altri principati tedeschi, e il regime ferreo istaurato da Bismarck, scatenarono quella lotta accanita e violenta contro i cattolici, nota con il nome di Kulturkampf (v.). Se ne sentì il contraccolpo, oltre che in Prussia, in altri principati con i quali erano stati conclusi dei buoni concordati, come il Würtemberg (1857), il Baden (1859), Nassau (1861). A P. non fu dato di vedere l'epilogo glorioso della titanica lotta, ma gusto la soddisfazione di vedere il clero e il laicato cattolico tedesco stringersi sempre più compatto e devono attorno al pontificato. La tragedia della cattolica Polonia, come fu argomento di preoccupazioni e di lacrime a Gregorio XVI, lo fu altresì a P., il quale non omise le premure più vive presso Nicola I e Alessandro II, per un modus visendi che assicurasse la libertà religiosa e civile di quella infelice nazione. Ma dovette subire l'amara delusione di vedere denunciati nel 1866 gli accordi che egli stesso aveva conclusi nel 1847 a prezzo di tanti laboriosi negoziati; e assistere all'apostasia della Chiesa uniate di Chelm (1873), fomentata e voluta dal governo czarista.
X. Espansione delle Missioni. - L'attività missionaria aveva subito un colpo mortale negli ultimi decenni del sec. xvir, e l'opera di ricostruzione dopo la restaurazione del 1815 , progredì, ma a passo lento; ad un primo impulso vigoroso dato da Gregorio XVI, che era stato Prefetto della S. Congr. de Propaganda Fide, seguì quello assai maggiore dato da P. IX.
Un'azione assai intensa fu diretta a richiamare all'unità le Chiese scismatiche; il 14 dic. 1847, P. rivolse loro un caldo appello, inviò un visitatore apostolico e suscitò movimenti verso l'unione nei paesi balcanici e del prossimo Oriente, Moldavia, Valacchia, Serbia, Romania, Grecia, Armenia, Palestina. Liete promesse dava specialmente la Chiesa in Bulgaria, frustrate per la reazione della Russia. P. ricostituì il patriarcato latino di Gerusalemme, una archidiocesi ad Atene ecc. e con la cost. Romani Pontifice del 16 geno. 1862 eresse in seno alla S. Congr. de Propaganda Fide una Congregazione speciale per le Chiese orientali. Danimarca, Norvegia, Scozia, già pre-
clusi all'influenza cattolica, nel 1868 ebbero ciascuno una prefettura apostolica.
Quanto all'evangelizzazione degli infedeli, basti accennare il nome di Massimiliano Ryllo apostolo del Nilo bianco, del Lavigerie (v.) nelle regioni dei Grandi Laghi, del Camboni (v.) nell'Africa centrale, del Massaja (v.) fra i Galla, del De Jacobis (v.) e Ghebra-Michael in Abissinia, del Cagliaro (v.) in Patagonia e nella Terra del Fuoco. Sorsero in questo tempo il Seminario dei SS. Pietro e Paolo in Roma per le Missioni estere (1867), il Seminario per le Missioni estere di Milano (1830), il Pont. Collegio Albanese (1858), il Collegio BingooleSale in Genova (1833), il Seminario di Mill-Hill presso Londra (1866); ed ebbero vita la Congregazione missionaria di Scheut (1863), dei Padri Bianchi, della Nigrizia (1867), di Steri (1873).
XI. Magistero dottrinale. - P. IX fu instancabile nel promuovere tutto ciò che aveva attinenza con gli studi e le scienze sacre, reprimendo, secondo l'opportunità e il bisogno, deviazioni od errori che potevano mettere in pericolo la purezza della dottrina e della disciplina ecclesiastica. L'azione svolta da $P$. in questo campo fan di lui il degno precursore di Leone XIII.
Da rammentare l'encicl. Qui pluribus (9 nov. 1846) sul razionalismo biblico, le allocuzioni concistoriali Ubi primum ( 17 dic. 1847 ) sull'indifferentismo religioso, Quibus quantisque (20 apr. 1849) sulle società segrete, Ie Concistoriali (10 nov. 1830) circa l'immunità ecclesiastica, Singulari quadam ( 9 dic. 1834) sulle intrusioni delle autorità civili in materie pertinenti alla Chiesa, Iumdadem (18 marzo 1861) contro il separations di Chiese nazionali; nonché le lettere apostoliche con le quali venivano banditi gli errori del Nuyts (22 apr. 1831), del Gunther ([v.] 15 giugno 1837), del Baltzer ([v.] 30 apr. 1860), del Froschammer (iI dic. 1862) ecc. La lotta del radicalismo massonico contro la Chiesa in molti paesi gli porse l'occasione di chiarire in vari documenti la dottrina della Chiesa sulle relazioni fra i due poteri. La tenera devozione verso la s.ma Vergine lo ispirò a promuoverne il culto e illustrazne le singolari prerogative. Nel 1848, suo primo pensiero appena giunto a Gaeta fu di onerare la Madre di Dio; con una enciclica in data 2 febbr. 1849 volle interpellare l'episcopato intorno alla definibilità del di lei Immacolato concepimento; e l'8 dic. 1854, con la bolla dogmatica Ineffabilis, lo proclamò articolo di fede.
In occasione della solenne canonizzazione dei Martiri Giapponesi il 9 giugno 1862 , presenti oltre 300 vescovi di tutte le parti del mondo, pronunziò l'allocuzione Maxima quidem, che racchiude in sintesi la condanna dei principali errori del tempo. Essa prelude alla celebre encicl. Quanta cura dell'8 dic. 1864 e di Syllobus unito ad essa dove, richiamandosi a suoi antecedenti documenti, elencò in 80 proposizioni i falsi principi di ordine speculativo, morale, politico e sociale della decaduta civiltà moderna, sistematicemente classificati. Nei vari paesi retti a regime liberale e dominati dalla Massoneria, si scatenò una vera sollevazione contro il Syllobus e fu considerato come una sfida alla civiltà e al progresso. In Francia il ministro Baroche proibì con una circolare al clero di darne comunicazione ai fedeli.
L'avvenimento religioso più memorando del pontificato di P. IX è il Concilio Vaticano che, preannunziato nel 1867 in occasione del giubileo dei ss. Apostoli Pietro e Paolo, e accuratamente predisposto da apposite commissioni, fu indetto con la bolla Aeterni Patris del 29 giugno 1868, inaugurato l'8 dic. 1869; proseguì i suoi lavori fino al luglio 1870 , cioè allo scoppio della guerra francoprussiana. L'invito venne esteso anche alle Chiese separate e un appello fu indirizzato ai protestanti. Non furono invitati i sovrani cattolici, che da troppo tempo avevano abbandonata la loro missione di defensores fidei. L'opera del Concilio va distinta in due fasi, la prima dedicata a materie dogmatiche, che si concluse con la cost. De fide catholica, la seconda ch'ebbe per epilogo la proclamazione della infallibilità del Papa come articolo di fede (v. vaticano, concilio).
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Epilogo. - P. mori il 7 febbr. 1878 e la sua salma fu deposta in una tomba provvisoria in Vaticano, finché fu trasferita, come egli aveva disposto, nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, da lui restaurata ed abbellita. La traslazione avvenne nel 1881, di notte, tra obbrobriose scene di livore settario. Riposa nella cripta artisticamente decorata da Lodovico Seitz, per iniziativa della Gioventù Cattolica Italiana, col concorso dei cattolici di tutto il mondo.
Per quanto il pontificato di P., il più lungo che la storia ricordi, siasi svolto tra incessanti turbolenze politiche e religiose, l'opera di rigenerazione e di espansione da lui promossa fu intensa e profonda in tutti i campi. «Bien des choses ont changé dans le monde et dans l'Eglise entre 1846 et 1878 ", conclude l'Aubert (op. cit. in bibl., p. 502); "Aucune peut-être n'a changé davantage que la qualité de la vie catholique moyenne».
Infatti quel fervore di entusiasmo che si suscitò al principio del suo pontificato non venne mai meno, anche quando la fase storica era mutata. Lo dimostrano le folle accorrenti ai suoi piedi sempre più numerose, le generose sovvenzioni che affluirono d'ogni parte a sollevare la sua augusta indigenza, la venerazione e la stima che gli stessi avversari politici nutrivano per lui. Ancor vivente la sua figura apparve ai contemporanei circonfusa di una inconfondibile aureola di santità, per cui nel 1897 Leone XIII ne autorizzò il regolare processo di beatificazione.
BibL.: la letteratura relativa a P. è quasi sconfinata; fra molti scritti d'intonazione apologetica e viziata da livore e pregiudizi politici, non mancano studi seri e monografie pregevoli. Essa sarà fondamentalmente rinnovata quando gli studiosi potranno usufruire degli Archivi Vaticani i quali per il pontificato di P. ancora non sono, se non eccezionalmente, accessibili. Cf. i due preziosi saggi di bibl. sistematica di P. Dalla Torre, uno sulla attivita amministrativa nello Stato romano, in appendice allo studio L'opera riformatrice ecc. (v. autol. l'altro sugli armamenti, in Rassegna stor. del Risorg., dic. 1937. Per un orientamento critico si veda l'opera dell'Aubert citata appresso. Fonti: Acta Pii Papae IX, 7 voll., Roma 1824 sgg.; Acta S. Sedis, 33 voll., ivi 1869 sgg.; Cullac. Laceatis: Acta et decreta SS. Concil. recentium, II-VII, Friburgo 1876-90; Sci Pontif. S. C. de Prop. Fide, II, VI, VII, Roma 1894-1909; Mansi, XI.-LIII; A. Mercati, Rese, di concordati su materie ecclesias. tra la S. Sede e le autoritd civili, Roma 1919; P. Gasparri, CIC, Pontes, 9 voll., ivi 1023-39, v. indici; Civ. Catt., 1830 sgg.; D. Charmard e A. Chautrel, Annales redivisat., 2 voll., Parigi 1893 e 1899. Biografic: Moroni, L.III, pp. 188-233; M. Marocco, Della vita, del pontif. e del regno di P., 7 voll., Torino 1863 sgg.; M. De St-Mihin, Hist. de P. et de son pontificat, Parigi 1870; id., Le captivité de P. Hist. des huit dernières années de son pontif., ParigiBruxelle 1878; P. Balon, Continuaz. alla Storia universale dell'ab. Rohrbacher, 3 voll., Torino 1879-86; id., Storia d'Italia, vol. IX, Modena 1879; B. Castaldi, P. e i suoi tempi, Roma 1882; G. S. Pelcour, P. e il suo pontif., trad. it., 3 voll., Torino 1909-11; E. Clerici, P. Vita e pontif., Milano 1928; A. Monti, P. nel Risorgim. ital., Bari 1928; J. Schmidlin, Popsigeschichte der neuesten Zeit, II, P. und Leo XIII., 1246-1901, Monaco 1931; G. Mollat, s. v. in DThC, XII, coll. 1686-1716; J. Hayward, P. et son temps, Parigi 1948; R. Aubert, Le pontificat de P. (12401270), ivi 1952 (Hist. de l'Eglise di Fliche-Jarry, 21), con ricca e sggiornata bibl. Monografie e studi: G. Spada, St. della rivalez. di Roma e della restaurazione 1246-49, 3 voll., Firenze 1869-70; G. Margotti, P. e il suo episcopato di Spoleto ed Imola, Torino 1877; Mem. stor. della vita episcop. in Spoleto di P., Roma 1877; R. Ballerini, Le prime pagine del pontif. di P., ivi 1909; id., La quest. ital. nel 1870, in Civ. Catt., 1829, 1, pp. 600636; id., P., Vittorio Emanuele II e Napoleone III, ibid., 1889, III, pp. 227-69, 402-17; id., La causa nazionale negli anni 1247, 1846, 1849, ibid., 1898, iv, pp. 129-43, 273-86, 627-77; A. Cuni, Prode romain pour la cause de béatifie, et de canonizat. de P., Parigi 1910; G. Pontrandolfi, P. e Valterra, Volterra 1928; F. Mourret, Hist. g/edr. de l'Eglise, VIII, Parigi 1928; E. Vercesi, P., Milano 1930; F. Zanetti, Nella Città del Vaticano: cinque Papi attraverso gli aneddoti, Roma 1929; D. Massè, P. e il gran tradimento del ' $e^{2}$, Alba 1938; A. M. Ghisalberti, Nuove ricerche sugli inizi del pontifc. di P. e sulla Consulta di Stato, Roma 1939; F. Crispolti, P., Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI.

(frd. Monti Vaticani)
Pio IX, papa - P. IX prega nella cripta di s. Cecilia. Quadro di anonimo - Vaticano, Sale delle Congregazioni.
Ricordi personali, Milano 1939; P. Pirri, P. e Vitt. Eman. II dal loro carteggio privato, I. La laicizzaz. dello Stato sardo 1242-66, Roma 1944; id., La missione di mons. Corbali-Bussi in Lombardia e la crisi della politica ital. di P., in Riv. della Stor. della Chiesa in Ital., I (1947), pp. 38-84; 2 (1948), pp. 185-214; 3 (1949), pp. 191234; 4 (1950), pp. 399-446; id., Relaz. iucl. di S. Licht sulla fupa di P. a Gaeta, in Misc. Paschini, II, Roma 1949, pp. 421-510; P. Dalla Torre, L'opera riformatrice ed amministrativa di P. fra il 1270 e il 1270 , ivi 1945; D. Demareo, P. e la rivoluzione del 1242, Modena 1947. Allocuzioni e discorsi : Recueil des allocut. consistor., encycliques, etc. citées dans l'Encyclique et le Syllabus du 2 déc. 1201 , Parigi 1863; P. De Franciscia, Disc. del S. Pont. P., 4 voll., Roma 1872-78; Lettere e disc. di P. e Leone XIII alla Soc. della Cian. Catt. Ital., 2 voll., Udine 1893; De civili principato Roman. Pontif., Excerpta ex actis P. et Lvonis XIII, Roma 1901. Potere temporale e Questione romana: L'Orbe cast. a P. violante da Roma, 1242-50, Napoli 1830; L. C. Parini, Lo Stato rom. dall'a. 1213 al 1230, 4 voll., Torino 1830-33; P. IX ed i suoi popoli nel 1231, ossia mons. intorno al viaggio di P. per l'Italia centrale, 2 voll., Roma 1860; E. Kanzler, La campagna romana dell'eserc. pontif. nel 1267, Bologna 1868; C. Cadorna, La liberaz. di Roma nell'a. 1270, Torino 1880; H. Bastgen, Die römische Frage, Dohum. und Stimmen, 3 voll., Friburgo 1917 sgg.; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontif., Roma 1920; F. Hayward, Le dernier siècle de la Rome pontif., 1214-70, 2 voll., Parigi 1928; La Quest. rom. negli anni 1260-61. Carteggio del Conte di Cavour con D. Ponzidroni, C. Passaglia, O. Vimovati, a cura della R. Commins, Editt., 2 voll., Bologna 1929; F. Salata, Per la storia diplomat. della Quest. rom., I. Da Cavour alla triplice alleanza, Milano 1929; A. Piola, La Quest. rom. nella stor. e nel dirit. da Cavour al Tratt. del Laterano, Padova 1931; S. Jacini, Il tramonto del potere temper. nelle relaz. degli ambasciat. austriaci a Roma, 12001270, Bari 1931; G. Mollat, La question romaine de Pie VI a P. XI, Parigi 1932; A. Luzio, Aspromonte e Mentana, Firenze 1933; F. Dalla Torre, L'uomo di Mentana, Torino 1938; id., Materiali per una stor. dell'eserc. pontif., in Rass. stor. del Risorg., gomn.-febbr. 1941; id., Pellegrino Rossi, il Neoguelfismo e l'Italia, in Arch. Soc. Rom. di Storia Patria, 71 (1948), pp. 163-68; id., P. IX e la Restaurazione del 1249-50, in Aevum. 23 (1949), pp. 267-98; A. Ventrone, L'amministraz. della Stato pontif. dal 1214 al 1270, Torino 1938; S. Negra, Seconda Roma, 1230-70, Milano 1943; A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1948; V. Del Giudice, La Quest. Rom. e i rapporti fra Stato e Chiesa fino alla Conciliazione, Roma 1948; P. Pirri, P. e Vitt. Eman. II dal loro carteggio privato, II, La
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Quest. rom., 1836-64, 2 voll., ivi 1931, con ampia bibl. Relazioni politiche e religiose con Stati italiani : N. Bianchi, Stor. document. della diplomazia europea in Italia dall'a, 1814 all'a, 1861, 8 voll., Napoli-Roma 1869-72; A. Basmini-Serbatj, Comment. della missione a Roma negli anni 1646-40, Torino 1881; L. Chiala, Lettere edite e ined. del conte C. di Cavour, 3 voll., ivi 1883; P. De la Gorce, Hist. du Second Empire, 6 voll., Parigi 19031905; E. Bourgeois e E. Clermont, Rome et Napoléon III, 18491870, ivi 1907; A. Bozcola - Buttini, Stato e Chiesa nel Regno di Sardegna negli anni 1849-50 e la missione Pinelli a Roma, in Risorgim. ital., nuova serie, 13 (1920), pp. 217-60: 14 (1921), pp. 294-373; P. Matter, Cavour et l'unité ital., 3 voll., Parigi 1922-27; A. Omodeo, L'opera politica del Conte di Cavour, parte 1', 2 voll., Firenze 1940. Con Stati esteri: B. D'Harcourt, Les quatre ministères de M. Drouyn de Lhuyz, Parigí 1882; P. Berthe, Garcia Marouo président de l'Equateur vengeur et victime du droit chrétien, ivi 1890; P. Thureau-Dangin, La renéist, cathal. en Angleterre au XIX, siécle, 2 voll., ivi 1909; E. Lecanuet, L'Eglise de France sous la IIIe République, 4 voll., ivi 1910-32; G. Goyau, Bismarck et l'Eglise: Le Kulturkampf, 1870-76, 2 voll., ivi 1911-22; A. Boudou, La St-Siège et la Russie, 1814 1882, 2 voll., ivi 1922-25; E. Palandri, La nuova orientaz. polit.relig. della Toscana nei primordi del pontif. di P., in Russ. stor. del Risorgim., 1929; J. Maurain, La politique ecclésiast. du Second Empire de 1835 à 1869 , Parigi 1930; R. Mori, Il Concordato del 1831 tra la Toscana e la S. Sede, in Arch. stor. it., 99 (1941), pp. 133-46; Ch. Poulet, Hist. de l'Eglise de France, III, Epoque contemporainr, Parigi 1949. Azione religiosa e sociale: v. : vaticano, concilio. Inoltre: G. Lamantis, Stor. dells legislar. ital., I, Roma e Stato rom., Torino 1888; F. Olzisti, La storia dell' Az. Catt. in Italia, 1863-1914, $2^{2}$ ed., Milano 1922; A. Quacquarelli, La crisi della religiosità contemporanea dal Sillabo al Conc. Vatic., Bari 1948; R. Aubert, op. cit. Inoltre : Kathol. Soziallehre: Kirche und modernes Leben. Lexihon päpstl. Weisungen, I e II, Eichstätt, Roma, Monaco 1948-50; DThC, alle voci GÜNTHER: IMMACULAE; LIBERALISME CATHOLIQUE: ONTOLOGIENIE.
Pietro Pirri
PIO X, papa, beato. - Giuseppe Melchiorre Sarto, n. a Riese, villaggio della diocesi di Treviso, il 2 giugno 1835 da Giovanni Battista Sarto, cursore del Comune, e da Margherita Sanson, sarta, secondo di dieci figli. Compiuti i primi studi, non senza sacrifici, nella vicina Castelfranco, a quindici anni, per l'interessamento del suo conterraneo card. Monico, patriarca di Venezia, ottento un posto gratuito nel Seminario di Padova, dove si distinse subito per acutezza di ingegno, nobiltà di carattere, amore alla virtù.
Sacerdote il 18 sett. 1858 , cappellano per nove anni nel paesino di Tombolo, poi per lo stesso periodo parroco nel grosso borgo di Salzano, manifesta preclare doti di curatore d'anime. Nel 1875 è chiamato a Treviso come cancelliere vescovile, direttore spirituale del Seminario, canonico nella Cattedrale, e, durante la vacanza della sede, vicario capitolare. Eletto alla fine del 1884 vescovo di Mantova, in nove anni di saggio e forte governo riorganizza la catechesi, rinnova il Seminario, compie due visite pastorali, celebre il Sinodo, oppone alla propaganda socialista istituzioni di beneficienza e di assistenza sociale. Cardinale nel giugno 1893 , promosso alla sede patriarcale di Venezia, gli viene ritardato l'exequatur sino al nov. 1894. Sue cure principali : il Seminario e il clero, il catechismo e l'Opera dei Congressi, la diffusione della stampa cattolica e delle opere economico-sociali. Provvede al decoro delle funzioni e del canto sacro. Favorisce l'affermarsi di una amministrazione civica di coalizione fra cattolici e moderati. Manifesta la bontà del suo cuore con gesti di inesauribile carità, sotto il velo di sincera umiltà e austera semplicità.
La cronaca del Conclave del 1903 è stata divulgata dalla Revue des deux mondes in un articolo del card. Mathieu, arcivescovo di Tolosa. Tra i 62 cardinali convenuti s'erano determinate due correnti : continuare immutata la politica di Leone XIII, oppure mutarla specie nei confronti della Francia; la prima puntava sul siciliano card. Rampolla (v.), segretario di Leone XIII. Prima dello scrutinio della mattina del 2 ag., tra lo stupore e la deplorazione di tutti, il card. Puzyna, arcivescovo di Cracovia, presenta a nome dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe "il veto di esclusione contro il card. Rampolla. Protesta

(fol. Felici)
Pro X, papa, besto - Ritratto.
vibrata dal card. Oreglia di S. Stefano, decano del S. Collegio. Nobilissime parole del card. Rampolla, il quale nello scrutinio seguente conserva i suoi 29 voti; anzi nel pomeriggio ne raccoglie 30 . Falsa quindi la diceria che la scelta del card. Sarto sia stata determinata dall'audace ed abusiva intromissione del potere secolare. Non senza maturo consiglio, liberamente, i cardinali si accordarono nel Sarto come persona che per la sua vita esemplare e per le sue eccellenti doti di pastore riscuoteva l'ammirazione di quanti lo conoscevano. Agli altri si rivelò egli stesso. "Sono indegno, sono incapace, dimenticatemi ", implorava piangendo. "Furono proprio le ragioni che egli adduceva - testimonia il card. Gibbons, arcivescovo di Baltimora - a render vane le suppliche, perché erano cosi piene di umiltà e di sapienza che gli accrescevano la stima ed i voti degli em.mi cardinali. Noi imparammo a conoscerlo dalla profonda sincerità delle sue parole». Allo scrutinio del mattino del 4 ag . Sarto ebbe 50 voti. Alla rituale domanda del card. decano, rispose: "Se non è possibile che questo calice passi da me, sia fatta la volontà di Dio. Accetto il pontificato come una Croce». Assunse il nome di P. X a ricordo dei pontefici che negli ultimi tempi avevano maggiormente sofferto.
Nella Cattedra romana P. X manifestò subito al mondo stupito ed ammirato sovrana grandezza, virtù eroica, sapienza di governo ed affascinante bontà, in una ascesa di anno in anno più paese nella via sublime della santità. Di media statura, di corporatura complessa, di amabile fisionomia; l'occhio vivo e penetrante, l'incedere lento, quasi affaticato, naturalmente maestoso; il gesto largo, misurato, paterno; il parlare semplice, familiare, persuasivo nello spiccato accento veneto. Dalla persona emanava un'attrattiva di mitezza ed insieme di forza da lasciare ognuno conquiso. L'intelligenza pronta e penetrante, la volontà forte, risoluta, il temperamento franco e naturalmente impetuoso, contenuto però da forte dominio di sé. La lunga esperienza del ministero favoriva l'innato buon senso, che si esprimeva nell'immediata
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intuizione dei problemi e nella rapida ed appropriata soluzione. Sensibilissimo di cuore, aveva del dovere una coscienza vigilantissima, alimentata da prudenza riflessiva e coraggiosa. Affrontava con decisione le gravi responsabilita del suo posto; sereno l'animo per una fede incredlabile nei disegni della Provvidenza. L'amore alla giustizia lo rendeva austero, a volte severo nell'esigere l'obbedienza, nel difendere i diritti di Dio, nell'affermare l'indipendenza della Chiesa. La bontà naturale, santificata dalla Grazia dello Spirito Santo e resa più cara da una incantevole semplicita di modi, si irradiava da lui in innumerevoli atti di carità, sempre intelligente, spesso eroica. Conoscitore felice degli uomini, delle loro possibilità e delle debolezze; comprensivo e misericordioso con gli erranti, quanto intransigente e severissimo contro gli errori; nemico di ogni specie anche larvata di nepotismo; amante del genuino spirito di povertà; fedele e costante nell'amicizia; cordiale e generoso verso i collaboratori; avverso alla cortigianeria; risoluto a perseguire unicamente l'ideale apostolico, suscitava nei vicini e nei lontani il fascino di una santità tanto più conquistatrice quanto meno singolare e ricercata. Da Leone XIII, P. X eredita una pesante e complicata situazione, di cui la clamorosa ingerenza dell'Austria nel Conclave è uno dei segni rivelatori. In Italia la separazione fra Chiesa e Stato, conseguenza della complessa e spinosa "questione romana $n$, impone una avveduta linea di condotta, che da una parte salvaguardi i sacrosanti diritti della libertà e sovranità della Chiesa e dall'altra tenga conto dei supremi interessi religiosi del popolo italiano nella sua evoluzione storica e civica. In Francia il governo radicalemissionico minaccia di rompere il Concordato e tenta asservire alla III Repubblica episcopato e clero. Negli altri paesi cattolici d'Europa e di America l'anticlericalismo è promosso dalla massoneria, che ora gli dà parvenca legalitaria nei parlamenti e nel fòro, ora lo eizza in forme volgari, attraverso una stampa velenosa, plateale, blasfema e non rare manifestazioni di piazza.
Le spirito del secolo a la totale negazione del mondo soprannaturale; è il diffondersi di un ateismo pratico che genera il rifiuto alla tradizione cattolica e dissolve la fede in un sentimento vago di religiosità. Il positivismo nella sua espressione di materialismo dialettico e l'idealismo nella veste di un soggettivismo bifronte allineano in un sincretismo razionalista il cristianesimo a tutte le altre religioni storiche. Il mondo sociale, politico, economico soffre sempre di una concezione capitalistica protetta da un liberalismo che, elevando a mito la libertà, favorisce la ricchezza esagerata dei pochi e crea la triste miseria dei molti. La sperequazione sociale, resa più grave dallo sviluppo industriale, offre al socialismo, materialista per origine ed anticlericale per costume, ottimo giuoco alle rivendicazioni con l'arma dello sciopero. Il dinamismo, figlio della tecnica, insinuandosi anche nel santuario, proclama il primato dell'azione, relegando le virtù cosiddette passive nei monasteri. Nelle stesso campo cattolico un fermento non esente da pericoli e deviazioni. I laici cattolici, che pur si vengono organizzando in fiorenti associazioni di diversa struttura economica, sindacale, assistenziale e politica, avvertono tuttavia, per le audacie e le intemperanze di pochi, un disagio che minaccia l'unità, la concordia, la vita della nascente a democrazia cristiana n. Nella vita interna della Chiesa si sente il desiderio di riforme a strutture logorate dal tempo; si invoca un rinnovamento della disciplina ecclesiastica e un aggiornamento della cura pastorale, specialmente riguardo agli studi sacri, alla catechesi, alla liturgia, al canto sacro. Serpeggia un po' dappertutto, subdolo, il veleno del modernismo. Nella luce di Dio il b. P. X ha coscienza dell'immane compito che la Provvidenza gli affida. La sua speranza è nel Signore.
L'uomo rivela la sua tempra e dà la misura della sua consapevolezza fin dalla prima encicl. E supremi apostolatus cathedra del 4 ott. 1903, a due mesi della elezione. La diagnosi della malattia che travaglia la società è precisa : l'apostasia da Dio. Il rimedio? a Appoggiati alla virtù di Dio - così scrive - proclamiamo di non avere nel Nostro pontificato altro programma se non questo: restaurare
ogni cosa in Cristo, perché Cristo sia tutto e in tutti... Gli interessi di Dio saranno interessi Nostri, per i quali siamo decisi di profondere tutte le Nostre forze e la vita stessa n. Essere dovere del Papa ricondurre nella strada dell'equità così nella vita pubblica come nella privata, sia sul terreno politico che su quello sociale, tutti gli uomini, tanto quelli che obbediscono quanto quelli che comandano. Il Papa « non può assolutamente separare le cose che appartengono alla fede e ai costumi dalla politica n. " Missione sublime... che oltrepassando questi labili beni della terra, si estende sino all'eternità che, non ristretta da confini locali, abbraccia tutte le nazioni della terza; che inchiude la difesa del Vangelo in ogni campo, anche in quello fortunoso della politica; che spinge la Nostra sollecitudine non solo ai fedeli, ma agli uomini tutti per i quali Cristo mori» (silocuzione ai cardinali del 3 nov. 1903). Al luminoso programma il Papa riformatore rimane fedele fino alla morte. Ha tra i suoi collaboratori d' cardi. Raffaele Merry Del Val, fedelissimo segretario di Stato. "Ho scelto lui, diceva P. X, perché è un poliglotta. Conosce i problemi di tutti i paesi, è molto modesto, è un santo... L'ho scelto per la sua pietà e per il suo spirito sacerdotale n. E allo stesso cardinale: "Lavoreremo insieme ed insieme soffriremo per l'amore e l'onore della Chiesa n.
I. P. X e La Pancia. - La situazione, vivente ancora Leone XIII, s'era fatta tesa, quando il 23 dic. 1902 il ministro Combes, senza seguire la normale procedura del nunzio, aveva proposto alla S. Sede, con stile tutt'altro che riguardoso, la nomina di due ecclesiastici a vescovi e il trasferimento di un terzo. Risposta negativa della S. Sede, motivata dal difetto di idoneità dei candidati. Scambio di note tra il governo Ponteuse e la S. Sede con l'evidente intenzione del governo massonico di trovare il pretesto per la rottura del Concordato del 1801. Nell'apr. 1904 Loubet, presidente della Repubblica, contravvenendo alla prassi introdotta dopo il 1870 , visita ufficialmente il Re d'Italia. Immediata protesta della S. Sede. Richiamo dell'ambasciatore presso il Vaticano e proibizione ai vescovi di Digione e di Laval di recarsi a Roma per rispondere all'invito formale del Papa. Rottura delle relazioni diplomatiche ( 30 luglio 1904). La Camera dei deputati e il Senato approvano ( 3 luglio-9 dic. 1904) la legge di separazione della Chiesa dallo Stato e la decadenza del Concordato. Di conseguenza ogni riconoscimento giuridico è negato dalla Repubblica alla Chiesa di Francia. P. X risponde l'rt febbr. 1906 con l'encicl. Vehementer nos e condanna la legge di separazione, denuncia i soprusi del governo: la manomissione dell'Archivio della nunziatura, l'incameramento dei beni ecclesiastici, l'abolizione delle congregazioni religiose, l'espulsione dei loro membri; il culto limitato alle sole funzioni di Chiesa; spogliati i vescovi e il clero di ogni contributo statale. Per stoccare i fedeli da Roma ed avere mancipio il clero, il governo propone le associazioni cultuali. P. X sventa le insidie condannandole pubblicamente nell'encicl. Gravissimo uffici munere ( 10 ag. 1906). Con mirabile esempio di concordia e di fedeltà alla Sede romana, vescovi, sacerdoti, religiosi, fedeli sono pronti ad incontrare la fame piuttosto che contravvenire alle direttive pontificie. La Chiesa di Francia, libera da ogni ingerenza statale, guadagna un migliore assetto spirituale e dà grande conforto al cuore del Pontefice che premia tanta fedeltà consacrando 14 nuovi vescovi in S. Pietro. In margine a questa epica lotta tra Chiesa e Stato si insinua l'atteggiamento dell' Action Française, che polarizza i monarchici conservatori ed antidemocratici e tenta di guadagnare adepti. Alla sponda opposta il gruppo dei cattolici repubblicani, i cosiddetti a abbés démocrates n. Eccessi verbali ed atteggiamenti teologicamente errati dei seguaci del Sillon di Marc De Sangnier obbligano P. X a condannare come pericoloso un indirizzo che tende a sottrarre i fedeli alla doverosa disciplina della gerarchia. Altre ammesse affliggono il cuore del Pontefice. In Portogallo la rivoluzione, abbattuta la monarchia, perseguita la Chiesa : i beni ecclesiastici confiscati, le congregazioni religiose soppresse, vescovi e sacerdoti in esilio. In Spagna la rottura delle relazioni diplomatiche rende critica la situazione delle congregazioni religiose. In Germania la levata di scudi
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da parte dei liberali e protestanti per i giudizi contro i riformatori contenuti nell'encicl. Editae saepe ( 26 maggio 1910). Ma accanto alle molte spine non mancano le rose. Nei paesi anglosassoni d'Europa e d'America, la Chiesa riguadagna terreno e si afferma sempre più forte e robusta. Uno spirito di tolleranza le permette di riorganizzare comunità e diocesi.
II. P. X e l'Italia. - Il progresso sempre più aggressivo dei partiti sovversivi e l'ostinata persecuzione delle sètte massoniche rendono anche in Italia preoccupante lo svalgersi della vita cattolica. La benemerita Opera dei Congressi e dei relativi Comitati sparsa come una forte rete per tutte le diocesi tiene organizzati i cattolici, ma l'unico influsso che essa riesce ad esercitare nel campo civico e politico è quello di difesa dei principi morali e di protesta dei diritti conculcati della S. Sede. Eppure la necessità di essere presenti nella vita pubblica si fa di giorno in giorno più grave ed urgente. Perciò P. X nel 1909, pur senza revocare il non expedit (v.), lo tempera lasciando ai vescovi la facoltà di permettere ai cattolici l'accesso alle urne per superiori motivi di pubblico bene. Entrano così 24 cattolici deputati al Parlamento italiano, mentre nelle elezioni del 1913, meglio disciplinata l'azione dall'Unione elettorale cattolica, i deputati eletti si aggirano sul centinaio. Anche la "questione romana e si viene prospettando non più come restaurazione sic et sempliciter del potere temporale, ma piuttosto come garanzia per la libertà e l'indipendenza del Pontefice. Da parte massonica si risponde con un atteggiamento settario ed antistorico: tipico al proposito l'oltraggioso discorso del Nathan, sindaco di Roma e gran maestro della massoneria, per il 20 sett. 1910. Significativa per l'opposto la Settimana sociale dei cattolici a Milano nel 1913 con i discorsi "autorizzati» di mons. A. Rossi e del conte G. Dalla Torre.
III. P. X restauratore della vita cristiana. - "Per far regnare Gesù Cristo nessuna cosa è più necessaria quanto la santità del clero" (lettera al card. Respighi, 1904): è questo il pensiero che guida il Pontefice nel disporre il riordinamento dei seminari romani nel Lateranense, nel promuovere i seminari regionali nell'Italia centrale e meridionale, nel dettare norme uniformi e adatte ai tempi per lo studio e la disciplina degli aspiranti al sacerdozio, nell'inviare visitatori apostolici nei seminari e nelle diocesi, nel favorire lo sviluppo di una sana e soda cultura ecclesiastica. L'origine dell'Istituto Biblico a Roma, vera e propria università di S. Scrittura, la revisione della Volgata affidata ai Benedettini, il motu proprio per lo studio della filosofia di s. Tommaso nelle scuole, sono i principali documenti della sua sollecitudine per avere un clero colto, mentre la celebre esortazione Haerent animo, dettata nell'occasione del giubileo sacerdotale, rimane prezioso codice della vita virtuosa e delle attività pastorali dei ministri di Dio. G. Sarto aveva potuto constatare, sin da giovane cappellano, la precipua causa della apostasia da Dio nella ignoranza religiosa e perciò si era affaticato con l'esempio e l'esortazione a combatterla. Pontefice, con l'encicl. Acerbo nimis del 15 apr. 1905 emana leggi sapienti per l'istruzione catechistica ai fanciulli, ai giovani, agli adulti; con il suo esempio tiene catechismi domenicali al popolo di Roma; ordina la promulgazione del testo unico del catechismo per le diocesi d'Italia; incoraggia convegni per l'apostolato catechistico. Per vivera in Grazia bisogna alimentare l'anima del "pane vivo disceso dal cielo». P. X è a buon diritto chiamato il Papa della Eucaristia, perché con i suoi decreti promosse la pratica della Comunione frequente e quotidiana dei fedeli ( 20 dic. 1907, Sacrosancta Tridentina Synodus), favorl la S. Comunione agli infermi (S. Congr. del Concilio, 7 dic. 1906) offrendo ad essi il conforto di poter ricevere durante la malattia più volte l'Eucaristia, aprì (decr. 28 ag. 1910, Quam singulari Christus amore) ai piccoli, che sanno distinguere il Pane eucaristico dal pane comune, il S. Tabernacola.
Nel quadro dell'educazione cristiana dei fedeli deve intendersi la vasta riforma liturgica operata da P. X: la riforma del Breviario, gli studi per la riforma del Messale e per i libri liturgici della Chiesa orientale. Nel motu proprio del 22 nov. 1903 si dànno norme nuove

(da Romana Curia a beato Pio X sapienti Censilio spermate. Roma DSI, p. 36)
Pro X, papa, beato - Il primo feghio dell'autografo del b. P. X sul Progetto di riordinamento delle Sorte Congregazioni Romane, Città del Vaticano, Archivio della S. Congregazione concistoriale.
per il ripristino delle melodie gregoriane, per la musica polifonica, per il canto corale dei fedeli.
IV. P. X e l'apostolato dei laici. - Vescovo e patriarca, aveva sempre favorito l'azione dei laici militanti, partecipando a convegni e congressi, difendendone i dirigenti ingiustamente attaccati. Ma non poteva non avvertire che l'Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici risentiva il logorio del tempo. Tra gli anziani, ancorati alle posizioni di ieri, e i giovani, ansiosi di aprirsi la via del domani, non ci si intendeva più. Le intemperanze del gruppo giovanile democratico, guidato da Romelo Murri, al Congresso di Bologna (nov. 1905) accelerò la fine. Nel luglio 1904 il Papa scioglie l'Opera dei Congressi, lasciando in vita la II Sezione, quella dell'Azione popolare cristiana e la Società della gioventù cattolica. La piccola pattuglia, solidale con il Murri, si butta alla ribellione e viene condannata. Il grosso frattanto è organizzato nell'Unione popolare, nell'Unione elettorale, nell'Unione economico-sociale, cui nel 1910 il Papa aggiunse l'Unione femminile cattolica. L'encicl. Il fermo proposito dell'1 giugno 1903, festa di Pentecoste, rimane la Magna Charta dell'apostolato dei laici sino al riordinamento di Benedetto XV.
V. P. X e il modernismo. - Preparato dalle condizioni intellettuali e culturali del principio del sec. xx, il modernismo (v.), figlio del soggettivismo kantiano e dell'emotività pseudo-religiosa di Schleiermacher, trova nel simbolismo evoluzionista di Sabatier, applicato alla Rivelazione, un principio suggestivo e comodo, per far passare di contrabbando come genuina scienza la filosofia dell'immanenza e la critica razionalista; e si comincia dagli studi biblici. Nel 1902 A. Loisy (v.) pubblica L'Evangile et l'Eglise, tentando di fare l'apologia della Chiesa con il negarne l'origine divina. E il principio di un franamento sempre più rovinoso e più esteso in Francia (Loisy), in Inghilterra (Tyrrell), in Italia (Buonaiutit) dal campo esegetico si passa con disinvoltura a quello dogmatico, morale,
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giuridico, sociale, letterario. Clamorose defezioni, manovre subdole, propaganda scaltra, agguerrita, multiforme. Il veleno si inocula con impressionante celerità, penetra persino nei seminari, nei chiostri, nelle file del clero e del faicato militante. "Sintesi di tutte le oresie ", " strada all'ateismo ", "scure alla radice della fede n, il modernismo minaccia la purezza della fede, la saldezza della disciplina, la santità della Chiesa. L'intervento appare sin dal principio severo, forte, decisivo, provvidenziale. Il decreto del S. Uffizio Lamentabili del 3 luglio 1907, con cui si condannano le proposizioni erronee (in gran parte tratte dalle opere del Loisy), preludia la magistrale encicl. Pascendi Dominici gregis (iv.j; 7 sett. 1907). Il documento pontificio è diviso in due parti : nella prima una esauriente e lucidissima esposizione del modernismo; nella seconda una serrata e stritolatrice critica che ne dimostra tutta la falsità e ne denuncia le funeste conseguenze per la fede, per la Chiesa, per il mondo. All'enciclica si rispose con violenta e virulente resistenza: la lotta continuò per anni ed ebbe ore di angoscia e di lacrime per $P$. X che si vide a volte mal compresa e maltrattato anche in settori a lui tanto vicini. Nella lunga vicenda non mancarono le esagerazioni degli ultrazelanti ele malevolenze degli ipocriti; non sempre e non tutti i combattenti seppero mantenersi liberi da passioni di porte e da intemperanze di forma. Ma è ormai acquisito alla storia che s anche nei periodi più difficili, più aspri, più gravi di responsabilità, P. X diede prova di quell'illuminata prudenza che non fa mai difetto nei santi" (Pio XII).
VI. P. X legislatore. - Dal tempo di Sisto V (cost. Immensa, 22 genn. 1587) i dicasteri della Curia romana avevano avuto parziali ritocchi. Le vicende, specialmente dopo il 1870 , rendevano necessaria una completa e generale revisione. Accogliendo di buon animo il desiderio di molti vescovi, memore delle esperienze fatte da vescovo e patriarca, P. X detta egli stesso le linee massive della riforma che affida alla saggezza di una commissione cardinalizia, composta di provetti giuristi. Il 29 giugno 1908 pubblica la cost. Supienti concilio con annesse norme comuni e speciali per il funzionamento delle S. Congregazioni, dei tribunali, degli uffici. All'istituto matrimoniale, fondamento della famiglia cristiana, P. X rivolge speciale cura: la cost. Provida ( 18 genn. 1906), circa la validità dei matrimoni misti, e il celebre decreto Ne temere della S. Congr. del Concilio (2 ag. 1907), circa la forma giuridica degli sponsali e del matrimonio. Provvedimenti parziali in attesa di più vasto ed universale lavoro. La necessità di accogliere in un unico testo le innumerevoli prescrizioni disseminate nelle decretsli era da tempo sentita, specie da chi doveva applicare il diritto alla cura pastorale. P. X riconoscendola \&troppo necessaria s non la volle più differire. E del 19 marzo 1904 il motu proprio Anduum sane: de Ecclesiae legibus in unum redigendis, con il quale si istituisce la commissione di studio e di compilazione. Egli segue l'immane fatica, si può dire, giorno per giorno: consiglia, esorta, incoraggia, decide. Si consultano vescovi, teologi, giuristi. Si affrontano questioni secolari, si superano ostacoli di varia natura, si concilia alla severa esigenza della legge la multiforme pratica della vita. L'arditissima opera, sebbene veda la luce solamente il 27 maggio 1917, sotto Benedetto XV, rimane sempre * il capolavoro del pontificato di P. X* (Pio XII), ed is [P. X] tamen unus huius codicis hobbendus est auctor (Benedetto XV). Aveva del resto esordito con due costituzioni di storico valore: la Commissum nobis del 20 genn. 1904, che commina la scomunica maggiore a chiunque sedisse presentare nel conclave il veto anche sotto forma di semplice desiderio, e la Facante Sede Apostolica ( 25 dic. 1904) che disciplina i lavori del conclave.
VII. La santita. - Essa emanava da lui costantemente. Il suo sguardo, la sua parola, la sua personalità esprimevano la bontà, la fermezza, la fede. Le udienze e erano una vera e santa missione. Eppure egli ambiva soltanto di essere il sovrano di se stesso. Da questo dominio di sé, vittoria di lunghi anni di lotta sul temperamento ardente, osceava la mitezza di cuore, che la faceva semplice e sereno e buona anche nelle ore più tempestose, in mezzo alle critiche più acerbe, alle calunnie più velenose, nella più amara solitudine. Tra le virtù appariva sovrana
l'umiltà : ricordava all'occasione la sua origine modestissima, evitava gli elogi e se ne schermiva, mal sopportava gli applausi e i complimenti, accettava con amabilità l'altrui parere, sollecitava anzi il giudizio dei cardinali, dei vescovi, dei collaboratori, evitava di dare ad altri la più piccola noia, usava mille attenzioni persino con i servitori. Generoso nel perdonare e nel dimenticare, indulgente con gli erranti non ostinati nell'errore, inesorabile contro gli equivoci e i compromessi, staccato totalmente da ogni bene terreno, da ogni forma anche apparente di favoritismo, visse e mori povero, lasciando alla carità del successore di provvedere alle sorelle che volle rimanessero nell'ombra della loro modestissima condizione. Dal cuore grande i gesti di una carità industriosa, appassionata, eroica, specialmente da pontefice verso i poveri, gli orfanelli, i decaduti, soprattutto per i colpiti dal terremoto siculo-calabrese del 1908. Uomo di intensa orazione, ancora vivente godeva di doni straordinari e di poteri soprannaturali. La sua benedizione operò più volte guarigioni, anche a distanza, che avevano dell'insperato, se non addirittura del prodigioso, guarigioni che egli umilmente dichiarava dovute "al potere delle somme chiavi». Era diffusa la convinzione che egli leggesse con sicurezza nell'intimo dell'animo e prevedesse il futuro con una luce che superava l'intelligenza umana.
VIII. La morte e la gloria. - Il 2 giugno 1914 P. X entrava nell'800 anno di età. La fibra rimasta sempre robusta, nonostante l'allarme al cuore, avvertito ancora nel lontano periodo di vita veneziana, denotava ormai segni di stanchezza. All'orizzonte politico si addensavano nubi foriere di tempesta. Il Papa presentiva il "guerrone", come egli ripeteva agli intimi. L'assassinio a Serajevo dell'arciduca Ferdinando, erede al trono d'Austria, fu la scintilla. Il Pontefice tentò invano di scongiurare la guerra. Postosi a letto per una leggera bronchite il pomeriggio del 15 ag., il 19 peggiorò d'improvviso, e all'una e quindici del 20 ag. l'anima sua entrò nell'eterna pace. Aveva regnato undici anni e 16 giorni. Il mondo commosso si chinò riverente dinanzi alla salma del Pontefice: «La storia ne farà un grande Papa, la Chiesa ne farà un grande Santo e fu detto sin da allora. Nel silenzio delle Grotte Vaticane il sepolcro divenne meta incessante di pellegrini e di oranti. Per voto unanime di tutti i 22 cardinali residenti a Roma, nel febbr. 1923 è promossa la Causa di beatificazione e di canonizzazione, che, conclusi i processi ordinari sulla fama di santità, viene introdotta il 12 febbr. 1943. Costruiti in seguito i processi apostolici, si passa alla discussione sulla eroicità della virtù, che viene proclamata con decreto del 3 sett. 1950. Sanzionati poi dall'autorità della Chiesa i due miracoli richiesti dai sacri canoni, il 4 marzo 1951 Pio XII promulgò il decreto del noto procedi posse. Il 3 giugno 1951 sul sagrato della Basilica Vaticana P. X è proclamato beato. Innumerevoli grazie straordinarie hanno condotto alla sollecita ripresa dalla Causa ( 13 nov. 1951) per il supremo onore degli altari. Le spoglie del Beato riposano sotto la mensa dell'altare della Presentazione, il primo a sinistra di chi entra nella basilica di S. Pietro. Pure nella Basilica, sopra la porta detta "dei musaici», Pier Enrico Astorri di Piacenza ha scolpito nel marmo il Pontefice nella maestà del Triregno, aperte le braccia a supremo olocausto di sé; il monumento è stato inaugurato nel 1923. - Vedi tav. CIV.
Bibl.: Pii X Acta, 5 voll., Roma 1905-14; A. Marchesan, Papa P. X, ivi 1910; F. A. Forbes, Life of Pius X, Londra 1917; B. Pizzani, Vita del servo di Dio P. X, Torino 1905; R. Rosin, Pie X, Pariai 1928; F. Crispolti, Pio IX-Leone XIII-P. X. Benedetto XV (ricordi personali), Milano 1932, pp. 89-139; E. Amann, Pie X, in DThC, XII, II, coll. 1716-40; E. Vercesi, Il pontif. di P. X, Milano 1935; P. V. Facchinetti, L'anima di P. X, ivi 1935; J. Schmuillin, Papstgesch. der neuerten Zeit, III, Monaco 1935, pp. ix-xv; R. Merry del Val, P. X, Impressioni e ricordi, Padova 1949; [F. Antonelli-G. Low], Disputatio circa quacdum oblectiones modum agendi servi Dei Pii X respicientes in modernismi debellatione cum summarie additionali ex officio compilato (Sietis hist., S. RR. Congregatio, 77), Città del Vaticano 1950 (importante lavoro critico): Romana Curia a b. P. X sapienti concilio reformato, ivi 1951; G. Dal Gal, B. P. X, Padova 1951 (ricca di particolari, con giudizi non sempre sereni); F. Antonelli, La Santità di P. X, in Riv. di vita spirituale, 6 (1952), pp. 121-32.
Giovanni Urbani
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Pio XI, papa - Ritratin.
PIO XI, papa - Ambrogio Damiano Achille Ratti, n. a Desio il 31 maggio 1857 da Francesco e Teresa Galli, ambedue di modesta cendizione, m. nella Città del Vaticano il 10 febbr. 1939, mentre stava per compire il $17^{\circ}$ anno di pontificato.
I. Vita e attività fino al 1918. - Due sacerdoti, d. Giuseppe Volonteri a Desio e d. Damiano Ratti a Asso, lo iniziarono agli studi, che proseguì poi, distinguendosi per profondità d'ingegno e assiduità al lavoro, nei Seminari diocesani di Milano e nel Seminario Lombardo di Roma dove fu ordinato sacerdote il 20 dic. 1879. Si laureò nel 1882 in teologia ( 13 marzo) presso la Pont. Facoltà della