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uì poi, distinguendosi per profondità d'ingegno e assiduità al lavoro, nei Seminari diocesani di Milano e nel Seminario Lombardo di Roma dove fu ordinato sacerdote il 20 dic. 1879. Si laureò nel 1882 in teologia ( 13 marzo) presso la Pont. Facoltà della Sapienza, in diritto canonico ( 9 giugno) presso l'Univ. Gregoriana e in filosofia ( 23 giugno) presso la Pont. Accad. di S. Tommaso. Di ritorno a Milano fu per 5 anni professore di sacra eloquenza e incaricato di un corso speciale di teologia nel Seminario Maggiore. L'8 nov. 1888 ottenne di essere annoverato fra i dottori della Biblioteca Ambrosiana, il cui prefetto, il grande orientalista A. M. Ceriani (v.), lo prese subito a benvolere per le sue doti non comuni di studioso e di indefesso lavoratore. Oltre vari viaggi scientifici per visitare archivi e biblioteche italiane ed estere, il Ratti riordinò la biblioteca della certosa di Pavia (1898) e nel biennio 1905-1907 la Biblioteca e la Pinacoteca Ambrosiana e il Museo Settala; nel 1895 prese parte attiva alla conferenza di S. Gallo per il restauro dei codici, indetta dal p. F. Ehrle; divenuto espertissimo in quest'arte, ebbe l'incarico dal Capitolo del duomo di Milano di ricuperare e restaurare i codici e le pergamene danneggiati nell'incendio dell'Exposizione internazionale di Milano (1906). A lavoro compiuto ( 15 luglio 1914) fu in grado di riconsegnare all'Archivio capitolare 1634 fogli racchiusi in 43 cassettine. Alla morte del Ceriani, fu eletto prefetto dell'Ambrosiana ( 8 marzo 1907) e il 28 apr. dell'anno seguente membro effettivo della R. Deput. di storia patria per le antiche provincie e la Lombardia; già dal 1895 era membro dei R. Istit. lombardo e veneto di scienze e lettere e della Soc. storica lombarda. Durante la sua prefettura, la Bibl. Ambrosiana si arricchì di nuovi fondi e preziosi cimeli tra i quali 16 io manoscritti arabi
provenienti dallo Yemen (1909), il fondo dei manoscritti del Bellotti (1910) e la biblioteca di Villa Pernice con manoscritti e stampati di C. Beccaria (1909-12). Il Ratti fu a contatto con le più alte personalità scientifiche dell'epoca e con alcuni santi italiani, come s. Giovanni Bosco (1885), s. Francesca Saverio Cabrini (1898), il b. Contardo Ferrini, di cui fu intimo amico, e il b. Pio X. Fu proprio questo suo predecessore sulla Cattedra di Pietro che lo scelse, per suggerimento del p. F. Ehrle, quale vice prefetto della Biblioteca Vaticana ( 8 nov. 1911), di cui divenne prefetto in seguito alle dimissioni del p. Ehrle ( $1^{\circ}$ sett. 1914). Il 26 dello stesso mese rinunciava alla prefettura della sua cara Ambrosiana, dove veniva sostituito da mons. Luigi Gramatica. Il Ratti resse la Biblioteca Vaticana in un momento particolarmente difficile a causa del primo conflitto mondiale; ciò nonostante provvide alla fusione dei vari cataloghi degli stampati, curò la continuazione della collezione Studi e Testi e dei cataloghi dei manoscritti, fu promotore dell'ed. fototipica della Geografia di Tolomeo (cod. Urb. gr. 82) e diede incremento al gabinetto del restauro. Rappresentò la Biblioteca Vaticana a Oxford per il VII centenario della nascita di Ruggero Bacone (giugno 1914); lo stesso anno fu fatto canonico vaticano ( 14 sett.) e protonotario apostolico soprannumerario ( 28 ott.); il 14 genn. 1915 fu eletto socio ordinario della P. Accademia romana di archeologia.
II. L'uosio, il sacerdofe e lo studioso. - Temperamento riflessivo e volitivo, il Ratti era dotato d'una intelligenza perspicace e d'una felicissima memoria, ma nel parlare si esprimeva con lentezza adoperando frequentemente una caratteristica progressione sinonimica di aggettivi e di avverbi per riuscire maggiormente esatto e persuasivo, ciò che si riscontra pure nei suoi scritti. Tenacissimo nel lavoro, dimostrò sempre piena padronanza di sé nei pericoli e nelle difficoltà. Notissimi il suo tratto cortese e la sua fedeltà all'amicizia e agli impegni. Amò la montagna e fu vero alpinista, cui si devono ardite conquiste, come la punta Dufour del Monte Rosa dal versante di Macugnaga ( $30-31$ luglio 1889) e la discesa del Monte Bianco per il ghiacciaio del Dôme ( 31 luglio 1890); ambedue gli itinerari sono ora chiamati vie «RattiGrasselli». Il sac. L. Grasselli e le guide valdostane G. Godin e A. Proment furono i compagni preferiti delle sue ascensioni.

Come sacerdote amò intensamente la Chiesa, sentl profondamente la sua dignità di ministro di Dio e il suo dovere di essere innanzitutto un apostolo: fu appellano della colonia tedesca e della casa delle Dame di Nostra Signora del Cenacolo di Milano, dal 1882 al 1914, ove prodigò se stesso nell'Associazione delle mostre cottoliche, nell'assistenza dei piccoli spazzacamini e in molteplici corsi di predicazione e di catechismi; la sua azione sacerdotale mite ed avveduta portò pace e tranquillità in più di una famiglia milanese e spesso uomini notoriamente avversi alla religione ricorsero a lui per consiglio. Particolarmente apprezzata la sua sacerdotale azione nel 1895 per l'organizzazione dell'insegnamento religioso nelle scuole comunali di Milano e nel 1898 in favore dei poveri padri Cappuccini, vittime innocenti della repressione governativa del moto rivoluzionario milanese. Mai ci fu in lui dissidio tra il sacerdote e lo studioso, anche nei momenti in cui più forte circolava il virus razionalistico e modernistico, turbando la fede di non pochi studiosi. Il Ratti si mantenne estraneo alle appassionate lotte politiche e dottrinarie del suo tempo e volle essere innanzitutto un bibliotecario nel senso più vero della parola, e tale riusci al dire dei più competenti dotti che ebbero modo di avvicinarlo sia all'Ambrosiana come alla Vaticana: con generosità e squisitezza di modi profuse agli studiosi che a lui ricorrevano i tesori della sua profonda cultura umanistica e le sue esperienze di palongrafo espertissimo. Il tempo libero delle complesse mansioni di bibliotecario delle grandi raccolte bibliografiche in cui lavorò e che presiedette, lo dedico a dotte ricerche storico-letterarie, soprattutto di storia ecclesiastica lombarda. La sua produzione scientifica comprende ca. una settantina di numeri tra edizioni critiche, monografie, discorsi, articoli e recensioni. Sua costante

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cura fu di studiare con sobricta ed acribia i documenti inediti, che ebbe la fortuna di scoprire, in funzione della storia del periodo cui appartenevano.

Della sua produzione scientifica ci si limita a ricordare : il Liber diurnus del Codice Ambrosiano che fece stampare ( 1889 sgg .) ma non pubblicò; gli Acta Ecclesiae Mediolunensis ab eius iustitis usque ad nostram aetotam, I (inedito), II-IV (Milano 1890, '92, '97), ponderosa raccolta critica degli atti ufficiali della Chiesa milanese fino a tutto il sec. xviII; l'ed. fototipica dell'Omero ambrosiano: Homeri Iliadis pictae fragmenta Ambrosiana (ivi 1905), in collaborazione con A. M. Ceriani; il Missale Ambrosianum duplex (ivi 1913) pubblicato in collaborazione con M. Magistretti; i 23 articoli su s. Carlo pubblicati nel periodico che diresse: S. Carlo Borromeo nel terzo cent. della sua canonizzazione MDCX-MCMX (1908-10): parte del materiale raccolto dal Ratti sul grande arcivescovo milanese è ora presso i Bollandisti; gli studi sul cistercense Ermete Bonomi (1895), su Chiaravalle (1895 sgg.), su s. Agnese di Praga (1896), sul ritratto di s. Ambrogio (1897), sull'omeliario detto di Carlomagno (1900), su Bonvesin de la Riva (1901 sgg.), su Leonardo (1907), su Bonacosa di Beccalòe (1909). L'elenco completo della produzione scientifica del Ratti si trova in Malvezzi e Galbiati (v. bibl.); 27 scritti storico letterari del Ratti sono stati raccolti da G. Faraoni-G. Galbiati : A. Ratti (ora P. XI). Scritti storici (Firenze 1932); gli scritti di argomento alpinistico sono stati raccolti da G. Robba-F. Mauro: Scritti alpinistici del sacerdote dottore A. Ratti (ora P. papa XI), raccolti e pubblicati in occasione del cinquantenario della Sez. di Milano del C. A. I. (Milano 1923).
III. Il visitatore e nunzio apostolico in Polonia. Benedetto XV troncò improvvisamente l'attività scientifica del Ratti nominandolo visitatore apostolico della Polonia e Lituania che erano alla vigilia di diventare reazioni libere e indipendenti; alla Biblioteca Vaticana venne sostituito da Giovanni Mercati, ora cardinale, come pro-prefetto (maggio 1918), poi prefetto ( 23 ott. 1919). Il 19 maggio 1918 il Ratti lasciò Roma portando seco casse di soccorsi per i prigionieri italiani in Germania, ma prima di raggiungere Varsavia toccò Vienna e Berlino per sondare, a nome di Benedetto XV, possibilità di pace. Il 30 maggio, giorno del Corpus Domini, portava per le vie di Varsavia il Santissimo tra l'entusissimo della folla. La sua missione era strettamente religiosa, quindi i contatti con le autorità di occupazione degli Imperi dell'Europa centrale furono assai limitati. Dopo aver presieduto la Conferenza dell'episcopato della provincia di Varsavia ( $19-21$ giugno) pellegrino al santuario nazionale di Jasna Góra presso Czenstochowa ( 15 luglio), iniziando cosí quella lunga serie di viaggi, faticosi e spesso non esenti da pericoli, accompagnato dal suo fido collaboratore mons. E. Pellegrinetti, poi cardinale, allo scopo di rendersi personalmente conto delle necessità religiose e morali di quelle popolazioni in preda alla miseria e a rivalità politico-religiose; con una diuturna e profonda analisi psicologica dell'animo polacco, egli cercò di conoscere quali potevano essere i presupposti per la soluzione dei gravi problemi religiosi e sociali che l'autorità religiosa era chiamata a risolvere con il crollo dei tre Imperi e la repentina proclamazione dell'indipendenza nazionale polacca. Il 30 marzo 1919 la S. Sede riconobbe de iure il nuovo Stato e questo chiese subito l'erezione di una nunziatura e il Ratti quale nunzio. La S. Sede annuì e il primo nunzio, eletto arcivescovo titolare di Lepanto ( 3 luglio), presentate al capo dello Stato Pilsudski le credenziali ( 19 luglio) veniva consacrato a Varsavia dall'arcivescovo Kakowski ( 28 ott.) alla presenza del Presidente della Repubblica, del governo, del Corpo diplomatico, dell'episcopato e di una folla plaudente. L'avvenimento rivestí carattere nazionale; ma intanto la posizione del Ratti diventava sempre più delicata per i problemi, resi talvolta gravissimi a causa di incertezze ed errori dovuti alla poca esperienza politica degli uomini di governo, che egli era chiamato a risolvere o a prospettarne la soluzione a Roma. Alcune sue decisioni, pur cercando di agire concordemente con l'episcopato, suscitarono critiche e violente reazioni come, p. es., varie nomine di vescovi e di ausiliari.

Durante il suo soggiorno in Polonia il Ratti lavorò alacremente: alla ricostituzione delle sedi vescovili e alla nomina dei loro titolari; alla questione dei rapporti fra Chiesa e Stato (tra le opposte tendenze propose la via d'un accordo bilaterale che si concluse poi con il Concordato), alla dotazione del clero e degli istituti religiosi in relazione alla legge sulla riforma agraria (giugno 1919, luglio 1920); alla ripresa degli studi ecclesiastici, favorendo la fondazione dell'Università Pontificia di Lublino ( 25 luglio 1920) ; ad alterare le sofferenze di innumerevoli poveri distribuendo personalmente in incognito nei quartieri popolari di Varsavia i soccorsi del Papa o facendoli distribuire per mezzo dei vescovi.

Nel genn. 1920 visitò, superando non poche difficoltà, Vilno e Kaunas e nel marzo si spinse fino a Riga ove iniziò con il governo lettone le conversazioni che si conclusero poi con il primo concordato firmato da lui pontefice. Il governo finnico lo invitò ad una visita in Finlandia che, date le difficoltà del momento, non poté effettuare; cosi pure non poté varcare i confini della Russia di cui era pure visitatore apostolico, pur riuscendo a far liberare, nel 1919, l'arciv. di Mohilev, di rito latino, Edoardo van der Ropp, imprigionato dai Sovieti. Molto apprezzato fu l'atteggiamento assunto dal Ratti nell'imminenza dell'invasione sovietica (ag. 1920); chiese al Papa, ma non ne ottenne la facoltà, di non abbandonare Varsavia anche a costo di cadere nelle mani sovietiche. Per infondere coraggio alla popolazione in preda al panico, decise però di non lasciare la città che al momento estremo in cui l'avrebbe abbandonata il ministro degli Esteri, Sapieha (cf. Pellegrinetti, op. cit. in bibl., pp. 18-20).

Tra i gravi problemi che il Ratti dovette affrontare, due furono particolarmente irti di difficoltà : 1) nel 1919 la lotta fratricida tra Polacchi e Ruteni con le repressioni che seguirono la vittoria finale polacca; intervenne più volte per ottenere un temperamento delle repressioni e per assicurare l'assistenza religiosa ai Ruteni; 2) nel 1920 la missione di commissario pontificio in occasione dei plebisciti nell'Alta Slesia e nella Prussia Orientale, zone di Marienwerder e di Allenstein, per prevenire abusi d'ecclesiastici nella lotta plebiscitaria. Tedeschi e Polacchi chiedevano al Ratti più di quanto poteva fare in base ai poteri limitatissimi concessigli; i primi se ne lamentarono a Roma, gli altri lo lasciarono d'inersia e di Plogermantismo. La situazione divenne tragica da parte polacca quando il card. Bertram di Breslavia, con un provvedimento che sembrava concordato con il Ratti, mentre non lo era affatto, paralizzò la partecipazione degli ecclesiastici polacchi nella lotta plebiscitaria. I Polacchi ebbero un fortissimo risentimento contro il Ratti; partiti, stampa, Parlamento non risparmiarono contumelie al commissario pontificio che, conscio di aver sempre agito con imparzialità, tacque sopportando con virile fortezza l'ondata di sdegno, che si spense lentamente. Benedetto XV, che approvò pienamente il suo procedere, lo tolse poco dopo da ogni imbarazzo trasferendolo alla sede di Milano (marzo 1921).
IV. Arcivescovo di Milano e cardinale. - Il Ratti contava lasciare la Polonia nel luglio per portare a termine nel frattempo alcune delle pratiche già avviate, ma il 19 maggio venne chiamato d'urgenza a Roma perché sarebbe stato elevato alla dignità cardinalizia nel prossimo Concistoro del 4 giugno 1921. Il Ratti conservò poi sempre un buon ricordo della Polonia e il popolo polacco gli fu per tutto il pontificato profondamento devoto. Creato cardinale con il titolo di S. Martino ai Monti il 13 giugno, il 25 luglio si ritirò per un mese a Montecassino dove preparò le due prime lettere pastorali, una in latino al clero e una in italiano ai fedeli ( 15 ag.).

Il 26 ag. parti per Lourdes con un numeroso pellegrinaggio italiano; l'8 sett. fece il suo ingresso a Milano, unica assente l'amministrazione comunale socialista. Nell'omilia, il card. Ratti esaltando la figura del Papa disse che "per lui Roma è veramente la capitale del mondo" e accennò ai vantaggi che ne trarrebbe l'Italia " quando fosse tenuto il debito conto del suo essere internazionalmente e sopranazionalmente sovrano (Novelli, op. cit. in bibl., p. 192). Ne segul una violenta reazione negli am-

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bienti liberali e governativi che ne deformarono il testo (cf., p. es., La Tribuna, del 9 sett.). Per ogni risposta il Ratti fece pubblicare il testo della sua omilia (cf. L'osservatore romano, 11 sett.; Riv. dioc. milanese, 24 [1921], pp. 326-34). L'eredità lasciata dal card. Ferrari non era facile, ragione per cui il card. Ratti, prima di procedere a cambiamenti o riforme, si limitò nei cinque mesi del suo governo a esplorare l'ambiente, prodigandosi in visite e in udienze. Tra le cose notevoli compiute in quel breve tempo vanno ricordate: l'importante lettera collettiva dell'episcopato lombardo, redatta in parte dal Ratti ( 16 nov.), l'organizzazione dell'insegnamento del catechismo nelle aule scolastiche della città di Milano, concesse dall'amministrazione socialista, e l'inaugurazione dell'Università Cattolica del S. Cuore, quale legato pontificio (8 dic.). Dopo il funerale e la commemorazione di Benedetto XV (m. il 22 genn. 1922), il card. Ratti partì per Roma ( 24 genn.) lasciando per sempre la sua Milano.
V. Il Papa. - Il 2 febbr. ebbe inizio il Conclave che si concluse il 6 al $14^{\circ}$ scrutinio con la elezione del card. A. Ratti che assumeva il nome di P. XI. Subito dopo, con un gesto che suscitò l'entusiasmo della folla e che fu interpretato in più modi, tanto la "questione romana" era ancora viva, P. XI si affacciò alla loggia esterna di S. Pietro, rimasta chiusa dal 1870 , per impartire la benedizione Urbi et Orbi, gesto che ripeté il 12 in occasione della sua incoronazione. In tal modo aveva inizio il pontificato di P. XI, che fu ricco di eventi d'una portata eccezionale; basti ricordare i tre giubilei: uno ordinario (1925), due straordinari (1929) per il suo l. di sacerdozio, 1933 (per il xix centenario della Redenzione); l'Esposizione Missionaria (1925) e quella della stampa cattolica internazionale (1936, per il Lxxv dell'Osservatore romano); la soluzione della "questione romana" con i Patti Lateranensi (1929) e la conseguente creazione giuridica ed edilizia dello Stato della Città del Vaticano. Ebbe due cardinali segretari di Stato: il card. P. Gasparri fino al $1^{\circ}$ febbr. 1930 e il card. E. Pacelli, ora Pio XII, dal ro febbr. 1930 in poi, che fu inviato più volte all'estero come suo legato e che nell'ott.-nov. 1936 compì un trionfale viaggio negli Stati Uniti.

Scelse come motto del suo pontificato Pax Christi in regno Christi e fissò i capisaldi del suo programma nell'encicl. Ubi arcano (23 dic. 1922), la quale ha il suo complemento nell'encicl. Quas primas (II dic. 1925) sulla regalità di Cristo, che implica necessariamente la " piena libertà e indipendenza della Chiesa dal potere civile nell'esercizio della sua divina missione». P. XI ebbe per norma costante di tracciare il panorama degli eventi lieti e tristi di ogni anno del suo pontificato, sia nelle allocuzioni concistoriali che nei messaggi natalizi. Inoltre, per reagire contro il generale silenzio della stampa laica sui problemi vitali della Chiesa, le sue difficoltà e le persecuzioni di cui era oggetto in diverse nazioni, P. XI ne volle ragguagliare l'opinione pubblica con frequenti accenni negli innumeri discorsi che tenne nelle pubbliche udienze. Come "padre comune e capo di tutta la cristiana famiglia" (espressione a lui consueta) si prodigò moralmente e materialmente per alleviare gli altrui dolori : basti ricordare la campagna di aiuti per la Russia, 1922-23, a conclusione della quale la Pravda del 31 marzo 1923 chiedeva la condanna a morte di P. XI (articolo tradotto da P.-M. d'Herbigay, in Orientalia christiana, 3 [1924], pp. 30-32). Non tacque mai innanzi a violenze o a "fatti compiuti" lesivi della dignità umana e degli interessi supremi della Chiesa, e sparse a larghe mani anche più volte al giorno, specie in occasione
dei 3 giubilei, la parola di Dio ammaestrando, confortando ed incitando tutti. Giova ora dare un rapido sguardo alla sua dinamica attività.
I. Relazioni con gli Stati. - P. XI continuò nelle sue relazioni con gli Stati i metodi e indirizzi del suo predecessore Benedetto XV, di cui conservò il segretario di Stato, card. Gasparri (v.), ma, dato il suo carattere volitivo ed energico, riusci molto personale nell'impostazione e nella soluzione dei vari problemi politici. Intensificò le rappresentanze diplomatiche presso i vari governi e tentò in un primo momento una benefica azione diretta sui convegni politici internazionali, cosi frequenti in quel tormentato dopoguerra, perché potessero raggiungere il loro scopo: ma dopo il fallimento della Conferenza economica di Genova (10 apr.-12 maggio 1922: cf. lettere all'arciv. di Genova e al card. Gasparri, 7, 29 apr.) non ripeté il tentativo; si contentò in seguito di agire per mezzo dei nunzi, come nella Conferenza di Losanna (20 nov. 1922-24 luglio 1923) e per il Patto di Locarno (ott. 1925), oppure di influire sull'opinione pubblica con un documento o un discorso in cui indicava la via da seguire, come nel caso dell'occupazione franco-belga della Ruhr (1923) o della Conferenza di Ginevra per il disarmo (2 febbr.-23 luglio 1932). Nei riguardi dei trattati stipulati con i vinti della guerra 1915-18 fu per una loro applicazione con giustizia non disgiunta da carità sociale (lettera al card. Gasparri, 24 giugno 1923, sulle riparazioni dovute dalla Germania). Non nutri in genere eccessiva fiducia nella Società delle Nazioni e fu contrario a parteciparvi, non escludendo però la possibilità di darvi il suo concorso in casi particolari.

Si prefiase di creare un'atmosfera di collaborazione tra la Chiesa e gli Stati, specie con quelli creati dal Trattato di Versailles, sia per lavorare per la pace che per salvaguardare i diritti e gli interessi della Chiesa. A nessuno rifiutò la sua mano e, "dopo una lotta" (sono parole sue), si dimostrò sempre pronto a una generosa conciliazione, sperando che gli impegni assunti venissero mantenuti con lealtà, del che dette costante esempio. Per raggiungere il suo scopo seguì vari sistemi, ma fu specialmente per quello concordatario stimandolo, data la sua solennità di patto bilaterale, più atto a dare maggiori garanzie giuridiche alla Chiesa, anche di fronte alla parte non cattolica della nazione contraente (v. CONCORBETI). Il primo concordato firmato da P. XI fu quello con la Lettonia ( 30 maggio 1922); l'ultimo, che non sortí esito favorevole, perché non approvato dal Senato, fu quello laborioso con la Iugoslavia (1931-38). Tra i concordati che procurarono amarezze più profonde a P. XI fu quello concluso con il Reich di Hitler (20 luglio 1933), che il governo nazionalociclista violò in tutti i modi, provocando ripetute proteste di P. XI il quale finalmente pubblicò la severissima encicl. Mit brennender Sorge ( 14 marzo 1937) e prese un atteggiamento di fiera intranvigenza in occasione del passo diplomatico del Reich contro le dichiarazioni del card. Mundelein sulla politica ecclesiastica tedesca ( $24-29$ maggio 1937) e della visita di Hitler a Roma (3-8 maggio 1938). Oltreché la perfida persecuzione instaurata nel Reich da Hitler, paragonata a quella di Giuliano l'Apostata (cf. discorso ai congressisti del IV Congresso intern. di archeol. crist., 20 ott. 1938), sotto il pontificato di P. XI la Chiesa fu oggetto di vessazioni e persecuzioni in Russia (1922 sgg.), nel Messico (1923 sgg.) e nella Spagna repubblicana (1931-33) e rossa (1936-39), che denunciò al mondo con varie lettere encicliche (1926, 1932, 1933, 1937) e in occasione di numerosissimi discorsi. Le relazioni con la Francia furono buone, specie dopo lo Statuto dato alle associazioni diocesane (v.), però ebbe difficoltà al momento del suo atteggiamento per le riparazioni tedesche (giugno 1923), dell'avvento del governo Herriut che voleva sopprimere l'ambasciata francese presso la S. Sede (genn. 1925) e della condanna dell' Action française ([v.] 5 sett., 29 dic. 1926). Serie difficoltà P. XI ebbe pure con altri Stati come la Cecoslovacchia (specie nel 1924-25) e le Filippine (1937) che avevano subito influssi messicani; lavorò inoltre intensamente per tentare di fermare il processo di laicizzazione in atto in

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varie nazioni, come negli Stati centro-sud-americani. P. XI accettò di far da arbitro nel conflitto Dominicohaitiano che si concluse con l'accordo del 31 genn. 1938, ratificato presso la nunziatura a Porto Principe il 26 febbr. seguente (cf. messaggi tra il presidente di S. Domingo e P. XI, in Oss. Romano, 28 febbr. - 10 marzo 1938).
2. Relazioni con L'Italia. - P. XI amò profondamente la sua patria d'origine e l'Italia ne ebbe più d'una prova. All'inizio del pontificato cercò di rappacificare gli animi e intervenne ripetutamente per far cessare violenze che socialisti, comunisti e fascisti commettevano contro persone e istituzioni della Chiesa (lettere agli Ordinari d'Italia del 6 ag. e 28 ott. 1922). A tal effetto proibì più volte ai sacerdoti di appartenere a partiti politici, non escluso il Partito popolato ([v.] cf. circolari 2 ott. 1922, in febbr. e 23 sett. 1924). L'Osservatore Romano (12 luglio 1923) commentò con nobili parole le dimissioni di don L. Sturso da segretario politico del Partito e P. XI non mancò in seguito di prestare aiuto ad alcuni dei maggiori esponenti del Partio perseguitati dal fascismo. Apprezzò lo sforzo fatto dalle autorità governative per assicurare l'ordine e i servizi di trasporto in occasione del Giubileo del 1925 e vari provvedimenti presi in favore della Chiesa (allocuzione concistoriale, 14 dic. 1925; A. Giannini, in Chiese e Stato [v. bibl.], II, pp. 497-510), ma protestò di non voler accettare il progetto del guardasigilli Rocco per la revisione della legislazione ecclesiastica, se prima non si addivenisse alla soluzione della "questione romana" (lettera al card. Gasparri del 18 febbr. 1926). Il Ministero fece allora sapere che il governo era disposto a trattare la "questione romana". Da un incidente si passava allo studio di quella soluzione che doveva poi avere una portata storica eccezionale. P. XI volle che fosse risolta con l'unico intervento delle due Alte Parti interessate. Dal canto suo P. XI diresse personalmente i lavori (ca. 200 sedute in sua presenza, cf. Pellegrinetti [v. bibl.], p. 27) con la collaborazione del card. Gasparri e dell'avv. F. Pacelli, poi marchese. La trattazione, la ratifica ufficiale per parte degli organi legislativi della nazione e la susseguente applicazione sia del Trattato come del Concordato, inscindibilmente uniti secondo P. XI (v. patti lateranensi) conobbero momenti veramente tragici che culminarono, dopo gli attentati all'Azione Cattolica, con l'encicl. Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931); ne segui una chiarificazione dopo la visita di Mussolini a P. XI (12 febbr. 1932). Durante il conflitto e la campagna militare indelabissina (1935-36), il Papa non ebbe che sporadici accenni alla situazione in Etiopia per non essere frainteso, come dichiarò nell'allocuzione concistoriale del 16 dic. 1935 (cf. discorsi alle infermiere e agli ex-combattenti, 27 ag., 7 sett. 1935). Tuttavia questo suo atteggiamento cerciore, che l'azione diplomatica allora svolta non è nota, fu oggetto di critiche all'estero. Non mancarono di fermezza le sue proteste per l'unione sempre più stretta nel campo ideologico tra Italia e Germania (cf. discorso al Collegio di Propaganda, 28 luglio 1938), per i provvedimenti razziali approvati dal Gran Consiglio del fascismo ( 6 ott. 1938) e per quelli relativi ai matrimoni con non ariani (nov-dic. 1938).
3. Azione per la pace. - Già si è detto che sin dall'inizio del pontificato, P. XI si adoperò per pacificare gli animi propugnando un'equa applicazione dei trattati. Negli anni 1930-32, in occasione della crisi finanziaria in cui si dibatteva l'Europa e della corsa agli armamenti, intervenne con saggi suggerimenti e con un appello per una crociata di carità (discorsi natalizi del 1930 e 1934 ; encicl. Nova impendet, del 2 ott. 1931). Tra i nemici della pace pose in primo piano l'immoderato nazionalismo che riprovò in più occasioni, specie con la condanna dell' Action Française (1926) e del nazionalsocialismo (1937) e la lotta di classe instaurata dal socialismo marxista e dal comunismo. Spesse volte ebbe parole di riprovazione per il comunismo ateo, sovvertitore dell'ordine pubblico e persecutore della Chiesa, che finalmente condannò con l'encicl. Divini Redemptoris (19 marzo 1937). Di fronte al pericolo d'una guerra dovuto al crescente spirito aggressivo del nazionalsocialismo e alla diffusione delle sue ideologie neopagane, indisse una crociata mariana con
l'encicl. Ingravescentibus malis sulla pia pratica del Rosario (29 sett. 1937; cf. discorso del $1^{\circ}$ ott. seguente alla Sacra Rota) e inviò al mondo il radiomessaggio del 29 sett. 1938, in cui offrì a Dio il dono della sua vita. Il ministro N. Chamberlain rese ai Comuni pubblica testimonianza del lavoro di P. XI per la pace (cf. Oss. Romano, 2 febbr. 1939).
VI. Il governo della Chiesa. - P. XI, oltre ad assicurare e accrescere il prestigio della Chiesa di fronte alle nazioni, provvide con sagge riforme e continui incitamenti al suo progresso.
1. Le missioni. - P. XI, conscio * che l'apostolato è la sostanza più vera e più preziosa del Pontificato romano * (discorso al Consiglio Super. della Propagazione della Fede, 20 marzo 1923), diede un largo impulso alla diffusione della Chiesa in terra di missione: trasporto a Roma l'opera della Propagazione della Fede (3 maggio 1922), iniziando così una nuova epoca per le Opere Pontificie Missionarie (v.); celebrò con solennità il III Centenario di Propaganda Fide (giugno 1922); volle l'Esposizione missionaria (1925) che rese permanente con l'atttuzione del Museo missionario etnologico del Laterano e dotò il Collegio e l'Ateneo Urbano di Propaganda Fide d'una grandiosa sede sul Gianicolo (1931). Di molta importanza per le missioni furono l'encicl. Rerum Ecclesiae ( 28 febbr. 1926), dove trattò principalmente del clero indigeno, la lettera del 15 giugno dello stesso anno sulle missioni in Cina e le tre raccomandazioni ai procuratori delle missioni del 6 dic. 1929. In conformità ai principi stabiliti in questi documenti, diede l'avvio alla costituzione dell'episcopato indigeno con la consacrazione in S. Pietro di 6 vescovi cinesi ( 28 ott. 1926), seguita poi da altre consacrazioni il 28 ott. 1928 e il 5 giugno 1933. Promosse l'Azione Cattolica nei paesi di missione (cf. messaggio ai vescovi cinesi, $1^{\circ}$ ag. 1928; altri documenti in A. Cavagna, La parola del Papa [v. bibl.], pp. 280-84).
2. Le Chiese orientali. - Fattiva fu pure la sollecitudine che ebbe per le Chiese orientali unite e separate, i problemi delle quali conosceva profondamente e direttamente. Trattò delle questioni che le riguardavano, sia per l'unione come per i riti, in vari documenti, come nelle encicl. Ecclesiam Dei (12 nov. 1923, per il III centenario del martirio di s. Giosafat), Mortalium animos ( 6 genn. 1928, riprovazione del pancristianesimo), Rerum orientalium (8 sett. 1928, istituto e studi orientali) e il mutu proprio del 25 marzo 1938 relativo alla giurisdizione della S. Congregazione Orientale. Promosse la stampa di vari libri liturgici (cf. I. Cecchetti [v. bibl.], pp. 67-73); accolse nella Chiesa l'argiv. Mar Ivanios, giacobiis, con un folto gruppo di fedeli (sett. 1930); dichiarò autonoma la Commissione per la Russia ( 6 apr. 1930) ed eresse il "Russicum" ( 15 ag. 1929); istituì la Commissione per la codificazione del diritto orientale (2 dic. 1929), che divenne pontificia il 17 luglio 1937 con il compito di procedere alla redazione del Codice di Diritto canonico orientale (v. COMMISSION PONTIFICHE).

Fedele al principio stabilito di a conoscersi ed amarsi (discorso alla FUCI del 16 genn. 1927), provvide perché in tutti i seminari venisse trattata la storia, la liturgia e la teologia orientale (cf. lettere circolari della S. Congr. degli Studi e Università del 28 ag. 1929 e 27 genn. 1935).
3. Formazione del clero. - La santificazione del clero e la sua adeguata formazione intellettuale furono pure al centro delle sollecitudini di P. XI. A tale scopo emanò norme per gli studi e per la formazione spirituale dei chierici nei seminari (cf. l'Eschiridion clericorum, Città del Vaticano 1938, pp. 602-841) e provvide all'erezione, specie in Italia, di seminari regionali (cf. l'Elenchus Seminariorum, ivi 1934). Diede un forte impulso agli studi ecclesiastici superiori e lavori l'erezione di nuove università e istituti scientifici, nei quali regolò l'ordinamento degli studi con la cost. Deus scientiarum Dominus (24 maggio 1931). Per essere più utile al bene delle anime, come dichiarò il $1^{\circ}$ marzo 1938 ai parroci e quaresimalisti di Roma, alla morte del card. Bisleti, prefetto della S. Congr. degli Studi e Università, volle riservarsi la prefettura di detta Congregazione (cf. lettera al card. Pacelli, 3 sett. 1937). I documenti di maggior rilievo in

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cui espose i suoi principi direttivi sul clero sono: la lettera al card. Bisleti del $1^{\circ}$ ag. 1922; l'encicl. Studiorum ducem ( 29 giugno 1923, per il IV centenario della canonizzazione di s. Tommaso d'Aquino); la lettera ai superiori d'Ordini del 19 marzo 1924; i discorsi tenuti in occasione del pellegrinaggio internazionale dei seminaristi (21-25 luglio 1929). Ma il documento che P. XI, quasi alla vigilia della sua morte (cf. lettera all'episcopato delle Filippine, 18 genn. 1939, pubblicata nell'Osservatore Romano il giorno della sua morte), stimava più importante sull'argomento è l'encicl. Ad Catholici sacerdotii (20 dic. 1935), essa costituisce, insieme con l'encicl. Meta nostra (20 dic. 1929) sugli esercizi spirituali, il ricordo che P. XI volle dare al clero del suo giubileo sacerdotale. I documenti emanati da P. XI per i religiosi sono encolti nell'Enchiridion de statibus perfectionis, I, Roma 1949, pp. $384-530$.
4. L'Azione Cattolica e problemi ad essa connessi. Dalla lettera collettiva dell'episcopato lombardo (1921)
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(let. Enc. Catt.)
Pto XI papa - Abbozzo eunografo dell'encicl. del 29 giugno 1931 in cui si legge la definizione dell'Az. Catt. (cf. AAS, 23 [1931], p. 294) - Roma, raccolta privata.
alla sua morte, P. XI la patrocinò con una costanza che non conobbe tregua e la difese con tutti i mezzi a sua disposizione e l'ebbe cara quanto "la pupilla degli occhi suoi " (espressione da lui più volte ripetuta). Volle 1) che questa "partecipazione e collaborazione del laicato all'apostolato gerarchico " (encicl. Non abbiamo bisogno) fosse apartitica e apolitica nel senso di politica concreta e non già della "vera e buona politica, quella che studia e promuove il bene della roókt" (lettera al card. Schuster, 26 apr. 1931 e l'enciclica citata) e 2) che una cultura religiosa profonda e vissuta dovesse essere la caratteristica precipua di coloro i quali intendevano farvi parte. Assicurate queste due condizioni lasciò che l'organizzazione esterna dell'Azione Cattolica potesse assumere le forme più confacenti alle singole nazioni. Diede un parparticolare impulso all'Azione Cattolica italiana e in genere in tutti i paesi diretti da governi totalitari o avversi alla Chiesa come in Germania, nel Messico e nella Spagna repubblicana e rossa. In Italia fu l'unica organizzazione che il fascismo non riuscl a sopprimere, benché la vessasse con metodi anche ignobili. Basti ricordare le "spedizioni punitive" degli inizi, l'azione contro i Giovani Esploratori che P. XI fu costretto a sciogliere (1927) e la campagna del 1931 per lo scioglimento di tutte le associazioni giovanili cui parteciparono la polizia e tutte le organizzazioni del Partito. P. XI reagì allora con estrema decisione e redasse di proprio pugno l'encicl. Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931) che colpì in tal maniera l'opinione pubblica nazionale e internazionale che il governo dovette scendere a trattative che si conclusero il 2 sett. dello stesso anno. Per assicurare il libero funzionamento delle organizzazioni di Azione Cattolica, P. XI volle che se ne facesse espressa menzione nei concordati : Lettonia (art. 13; 30 maggio 1922), Lituania (art. 25; 27 sett. 1927), Italia (art. 43; 11 febbr. 1929), Austria (protocollo addizionale art. 14; 5 giugno 1933) e Germania (art. 31; 20 luglio 1933; cf. M. Nasalli Rocca di Corneliano, Concordatorum Pit XI P. M. concordantiae, Roma 1940, pp. 280-281).

L'Azione Cattolica fu chiamata da P. XI a portare il suo contributo fattivo nell'attuazione di quattro grandi problemi : l'educazione dei giovani e l'istruzione religiosa del popolo; la santificazione della famiglia; la santifica-
zione del lavoro elevandolo socialmente, e la stampa cattolica, l'arma veritatis. Egli si preoccupò di illustrare ognuno di questi grandi problemi secondo la dottrina della Chiesa. Infatti al primo provvide con due encicll. Rappresentanti in terra sull'educazione della gioventù (31 dic. 1929) e la Vigilanti cura sulla moralizzazione del cinematografo ( 29 giugno 1936) e con innumeri accenni nei suoi discorsi. Al secondo con l'encicl. Casti connubii sulla dignità e santità del matrimonio ( 31 dic. 1930) e con il ricevere ed intrattenere, con paterna bontà quotidianamente, dalla conclusione del Concordato con l'Italia, gli sposi novelli di passaggio a Roma (ne ricevette ca. 200.000 coppie : Fontenelle, op. cit. in bibl., p. 488). Al terzo con la Quadragesimo anno ( 15 maggio 1931) in occasione del XI, anniversario della Rerum minoram. Al quarto con l'encicl. Rerum omnium ( 26 genn. 1923 per il III centenario della morte di s. Francesco di Sales che proclamò patrono degli scrittori cattolici) e con vari accenni nei suoi discorsi, tra cui quello per l'inaugurazione della Mostra internazionale della stampa cattolica (12 maggio 1936).
5. Canonizzazioni, feste liturgiche, congressi. - P. XI fece 40 beatificazioni con 494 beati (v. beatificazione), 16 canonizzazioni con 32 santi (v. canonizzazioni). In occasione della lettura dei decreti «coram sanctissimo" (di cui 100 per l'eroicità delle virtù) per le cause di beatificazione e canonizzazione pronunciò 101 discorsi dal 2 apr. 1922 al 3 maggio 1936 (in parte raccolti da C. Testore, Invito all'eroismo, 3 voll., Roma 1941-42); solo is letture furono di poi senza discorsi a causa dello stato precario di salute del Pontefice. Introdusse le feste di Cristo Re (1925), della Maternità divina di Maria S.ma in occasione del centenario del Concilio di Efeso (encicl. Lux veritatis, 25 dic. 1931) e di diversi santi nel Calendario della Chiesa universale (v.). Proclamò 4 dottori della Chiesa (v.) e diede una nuova ufficiatura alla festa del Sacro Cuore (1929), verso il quale inculcò il dovere della riparazione con l'encicl. Miserentissimus Redemptor ( 12 marzo 1928). Per il decoro liturgico curò particolarmente la musica sacra, come si rivela dalla cost. Divini cultus sanctitatem del 20 dic. 1928 e da vari discorsi; prese interesse al XIII (1923) e al XIV (1928) Congresso nazionale dell'Associazione italiana di S. Cecilia.

Partecipò per mezzo di legati ai Congressi Eucaristici internazionali (v.) e a quelli della Regalità di Cristo di cui il primo (nazionale) fu tenuto a Milano (20-23 maggio 1926); il congresso più grandioso (internazionale) di questo genere fu quello tenuto a Prenon (25-29 giugno 1937).
VII. Mercenate delle arti e degli studi. - P. XI, come già si è detto, era un umanista nel senso vero della parola, quindi amante dell'arte, degli studi e di quanti vi si dedicarono con serietà d'intenti. La sistemazione edilizia dello Stato della Città del Vaticano è al riguardo una testimonianza irrefragabile, anche se artisti e tecnici non riuscirono sempre ad interpretare il pensiero del Pontefice. P. XI teneva moltissimo per il decoro della Chiesa che il suo piccolo Stato fosse all'avanguardia per la perfezione tecnica dei suoi impianti, come, p. es., la stazione radio, che costruì con il concorso personale di G. Marconi (v.) e inaugurò con un solenne messaggio al mondo ( 12 febbr. 1931). Furono oggetto delle sue particolari cure : la Pinacoteca (nuova sede con il concorso di L. Beltrami inaugurata il 28 ott. 1932); i Musei (geniale cordonata elicoidale ideata da P. XI e realizzata dall'arch. Momo, 7 dic. 1932), la Biblioteca e l'Archivio, dotati la prima di ca. 20 e l'altro di 13 km . lineari di scaffalature metalliche. Tra i restauri più notevoli vanno ricordati quelli della Villa di Castelgandolfo (v.), l'arco trionfale di S. Maria Maggiore e la vòtta della Sistina.
P. XI diede un forte impulso agli studi superiori e alle ricerche scientifiche specializzate. Intitul la Pont. Commissione centrale per l'Arte sacra in Italia ( $1^{\circ}$ sett. 1924: v. arte, XI; arte sacra, Pontificia commissione centrale per l') ed espresse il suo pensiero sull'arte sacra nel

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discorso di inaugurazione della Pinacoteca; l'Istituto di Archeologia cristiana (motu proprio dell'11 dic. 1925); la Facoltà di storia ecclesiastica (1929) e la cattedra di missionologia (1933) nella Pontificia Univ. Gregoriana, dotata di una nuova grandiosa sede (1930); la sezione storica della S. Congregazione dei Riti (v. congregazioni romane sacre. VIII. c. dei riti) con il concorso di dom H. Quentin (motu proprio del 6 febbr. 1930); l'Istituto missionario scientifico presso il Pont. Ateneo Urbano «de Propaganda Fide» (10 sett. 1933) e la Biblioteca missionaria presso la S. Congr. «de Propaganda Fide» (1926); l'abbazia di S. Girolamo per la revisione ed emendazione della Volgata (cost. Inter praecipuas del 15 giugno 1933); la Pont. Accademia delle Scienze (motu proprio del 29 ott. 1936; il 18 dic. 1938 vi tenne uno degli ultimi e più elevati discorsi) e infine riordinò e dotò di nuova sede l'Ateneo Lateranense (1937) e potenziò con una attrezzatura modernissima la Specola, trasportandola a Castelgandolfo (29 sett. 1935). Da ricordare inoltre le sue speciali cure per l'Università del S. Cuore di Milano; per il grandioso Seminario milanese di Venegono; per la costituzione dei musei diocesani (1924); nonché la creazione di un centro di studi e ricerche nei campi della etnologia, storia delle religioni e missionologia affiancato al Museo missionario etnologico del Laterano (1926), con relativa biblioteca specializzata e la ormai ben nota rivista scientifica : Annali Lateranensi (1937 sgg.), e la scuola di biblioteconomia (v.) presso la Biblioteca Vaticana (1934). Elargi cospicui aiuti finanziari per la pubblicazione di opere storiche, scientifiche ed artistiche: basti ricordare gli aiuti a P. F. Kehr (v.) per la preparazione e pubblicazione dei Regesta Ramonorum Pontificum, la cui continuazione è ora assicurata dalla Plusstiftung; ai pp. G. Schmidt, Schebesta, Schumacher, Vanoverbergh e ai coniugi Lebaslier per spedizioni scientifiche tra i popoli più arcaici della terra; e varie borse di studio per sacerdoti desiderosi di specializzarsi in determinate discipline.
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Pro XI, papa - Abbozzo autografo del radiomessaggio al mondo in occasione dell' inaugurazione della stazione Radio vaticana, 12 febbr. 1931 (cf. AAS, 23 [1931], pp. 65-66) - Roma, raccolta privata.
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(Ist. Giardani)
Pio XI, papa - For, eseguita in occasione del discorso alla Pont. Accad. delle Scienze il 18 dic. 1938.
VIII. La morte. - Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all' episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del' 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorioso pontificato che solo i futuri storici portanno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.
IX. Alcune statistiche. - Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 23) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentante diplomatico accreditato presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi arciv. e vescovili, 24 abbazie e prelature cullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

Bist.: i documenti ufficiali e i discorsi ricordati nel corso della voce si trovano negli AAS, nell'Osservatore Romano (specie i discorsi) alle date ricordate o pochi giorni dopo, e nella Documentation catholique (Parigi). Raccolte parziali: per l'Azione Cattolica: A. M. Cavagna, P. XI e l'Av. Cattolica. Documenti relativi all'Av. Catt., $2^{\circ}$ ed., Roma [1929]; id., La parola del Papa sull'Azione Catt., $3^{\circ}$ ed., Milano 1936; Documentation catholique (specialmente le annate 1931-32); Discorsi agli universitari, Roma 1932; L'Action catholique. Traduction française des documents pontifcaux (1912-13), Parigi [1934]; G. R. Claretta, I papi e la gioventù, Roma 1944, pp. 201-392; G. Dalla Torre, Azione Cattolica e fascismo, Il conflitto del 1931, ivi 1943. Varia: Disposizioni pontificie in materia d'arte sacra, ivi 1923: Pont. Comm. Centrale per l'Arte sacra, Il monito del Sommo Pontefice in materia d'arte, Roma 1933; Pio XI et la presse. Actes pontificaux, Parigi 1936; La voix de l'Eglise, recueil de documents pontificaux sur la crise et la guerre, Lilla [1940]. Biografia principali e attività scientifica: A. Novelli, P. XI (A. Ratti) MDCCCLVII-MCMXXII, Milano 1923; N. Malvezzi De Medici, P. XI nei suoi scritti, ivi 1923; Max Bierbaum, Das Papstum. Leben und Werd Pius XI., Colonia 1937; R. Fontenelle, Pio XI, ed. definitiva, Parigi 1939: G. Galbiati, Papa P. XI, Milano 1939 (con ampia

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bibliografia); E. Pellegrinetti, P. XI. L'uomo nel Papa e il Papa nell'uomo, Roma 1940, e tre importanti artt. in L'Oss. Romano, 4, 5-6, 7 maggio 1941 (periodo di permanenza in Polonia), Per P. XI intimo : A. Arborio Mella di S. Elia, Ricordando P. XI, in Ecclesia, 5 (1946), pp. 84-88; C. Confalonieri, Nella luce di P. XI, in La scuola cattolica, 19 (1941), pp. 223-42; id., Aspetti di P. XI, in I nostri convegni, Milano 1947, pp. 13-36; id., P. XI nel decennio del beato transito, in L'Oss. Rom., 10 febbr. 1949 Opere relative all'attività pontificale: le Cronache della Civiltà Cattolica, redatte quasi sempre dal p. T. Rinaldi, costituiscono una delle principali fonti di informazione sul pontificato di P. XI; M. d'Orthigny, L'aiuto pontificio ai bambini affamati della Russia, Roma 1925; A. Giannini, I concordati postbellici, 2 voll., Milano 1929-36 (testo dei c.); I. M. Restrepo, Concordata regnante SS. D. Pio XI. XI inita latine et gallica reddita et notis illustrata, Roma 1934; anon., Monumenti di un pontificato: la Città del Vaticano, le chiese, le case parrocchiali, i seminari, ivi [1934] (elenco non molto gradito da P. XI perché vi erano registrate opere non sue: cf. Confalonieri, Nella luce, cit., p. 234); Y. de la Brière, L'Eglise et son gouvernement, Parigi 1933; Pion XI P. M. Monumenta et opera (con note descrittive di G. Anichini), Milano 1936; L. Salvatorelli, La politica della S. Sede dopo la guerra (Manuali di politica internazionale, 3), ivi 1937; id., P. XI e la sua eredità pontificale, Torino 1939 (studio obiettive e documentarli); J. Selanidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, IV, Monaco 1939 (incompleto a causa della censura statale); M. Bendiscidi, La politica della S. Sede, Firenze 1939; vari autori, Sa Sale et Pie XI, le Pape des missions, in Grandi Lacs, Namur 1939; I. Cecchetti, P. XI nella luce di una grande idea, in Bollettino seclismo, 34 (1939), pp. 3-92; vari autori, a cura dell'Univ. del S. Cuore di Milano, Chiesa e Stato. Studi storici e giurisici per il decennale della conciliazione tra la S. Sede e l'Italia, 2 voll., Milano 1939; L. Castelli, "Q u l toute di territorio», Ricordi di lavori ed opere eseguite nel Vaticano durante il pontificato di P. XI (102.-...), Roma 1940; La tomba di P. papa XI, ivi [1941]; P. Salviucci, La politica vaticana e la guerra, 1937-22, Milano 1943; G. Dalla Torre, P. XI di fronte al fascismo, in Idea, I (1942), pp. 7-12; F.-Ch. Roux, Huit ans au Vatican, (1932-20), Parigi 1947; M. Maccarrone, Il nazionalocialismo e la S. Sede, Roma 1947. Si veda.ro inoltre le voci: azione cattolica; commissioni pontificie; concordati; istituti di studi superiori; patti lateranensi.
A. Pietro Frutae

PIO XII, papa. - Eugenio Pacelli, n. a Roma il 2 marzo 1876 dall'avv. Filippo (v. pacelli, famiglia) e da Virginia Graziosi, a Roma stessa ebbe la sua formazione : dopo gli studi classici nel R. CimnasioLiceo Visconti (conclusi con la licenza ad honorem), entrò nel Collegio Capranica e studiò filosofia alla Pont. Università Gregoriana; continuò la sua formazione sacerdotale presso il Pont. Ateneo del Seminario Romano all'Apollinare, dove conseguì col massimo dei voti la laurea in teologia ed in utroque iure. Ordinato sacerdote il 2 apr. 1899, entrò subito al servizio della S. Sede nella Segreteria di Stato nella Congregazione degli Affari straordinari, in cui fu nominato da Pio X sottosegretario (1911) e poi segretario (1914). Sviluppava intanto la sua predilezione per il Diritto canonico, insegnando all'Ateneo del Seminario Romano e all'Accademia dei Nobili ecclesiastici, collaborando con il card. Gasparri alla preparazione del Codice e pubblicando tra l'altro lo studio storico-giuridico : La personalità e la territorialità delle leggi, specialmente nel Diritto canonico. Alle occupazioni di ufficio e allo studio univa il ministero sacerdotale, distinguendosi specialmente nella predicazione.

Mons. Pacelli continuava la sua opera nella Segreteria di Stato (preparò il Concordato con la Serbia nel 1914), quando la morte del nunzio in Baviera nel momento più difficile della guerra indusse Benedetto XV a nominarlo nunzio apostolico presso quel governo, che solo nella Germania in guerra aveva rapporti diplomatici con la S. Sede. Elevato il 20 apr. 1917 alla sede arcivescovile titolare di Sardi e consacrato dallo stesso Pontefice ( 13 maggio), raggiunse subito la sua sede di Monaco, per svolgere una delicata azione presso il governo del Reich in favore degli sforzi del Papa per la pace. Durante la guerra visitò i campi dei prigionieri e dopo la disfatta tedesca aiutò le popolazioni e si comportò con esemplare fermezza di fronte alla rivoluzione bolscevica di Monaco (1919). Nominato nel 1920 primo nunzio presso il Reich
a Berlino, mantenendo sino al 1925 la sede di Monaco, suo scopo principale fu di stabilire su nuove basi concor datarie le relazioni tra Chiesa e Stato in Germania; non essendo possibile giungere ad un Concordato per il Reich, lavorò per concludere accordi con i singoli Stati tedeschi. Frutto delle sue fatiche furono il Concordato con la Baviera (1925