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asi concor datarie le relazioni tra Chiesa e Stato in Germania; non essendo possibile giungere ad un Concordato per il Reich, lavorò per concludere accordi con i singoli Stati tedeschi. Frutto delle sue fatiche furono il Concordato con la Baviera (1925), quello con la Prussia (1929), cui si aggiunse nel 1932 quello con il Baden : essi garantivano alla Chiesa molti diritti positivi. Parallelamente il nunzio mons. Pacelli si dedicava in quegli anni del dopo-guerra tedesco ad elevare il prestigio della S. Sede in Germania ed a favorire il rifiorire della Chiesa tedesca, partecipando a manifestazioni cattoliche e tenendo discorsi.

Nominato cardinale da Pio XI (16 dic. 1929) e chiamato a succedere al card. Gasparri come segretario di Stato, per 9 anni collaborò fedelmente all'opera del grande Pontefice in quell'altissimo ufficio, più grave durante l'ultimo periodo quando il Papa era molto malato; maggiormente lo occuparono la difesa della Chiesa contro il nazionalsocialismo in Germania dopo il Concordato con il Reich (1933), la conclusione di altri concordati, l'applicazione di quello italiano. Pio XI lo inviò suo legato agli importanti Congressi eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), come pure alle celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937), e in tali missioni (si aggiunga il viaggio negli Stati Uniti del 1936) si distinse per la sua oratoria e non comune conoscenza delle lingue, ammirata parimenti in congressi e commemorazioni tenute a Roma.

Morto Pio XI ed aperto il Conclave il $1^{\circ}$ marzo 1939, il card. Pacelli fu eletto papa il giorno successivo, prendendo il nome di P. XII. La sua maggiore preoccupazione fu subito il pericolo imminente della seconda guerra mondiale, e sin dalla prima allocuzione al mondo ( 3 marzo) invitò alla pace i popoli e gli uomini di governo. Questi sforzi si susseguirono incessanti dal marzo al sett. 1939, pubblicamente con appelli e speciali preghiere e per via diplomatica. Al principio di maggio il Papa fece attraverso le proprie rappresentanze diplomatiche un passo presso i capi di Stato delle maggiori potenze europee; il 24 ag., dopo l'Accordo tedesco-russo che determinava la spartizione della Polonia e lo scoppio della guerra, rivolse un supremo appello, ammonendo che «le conquiste e gli imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio», e che "nulla è perduto con la pace e tutto può esserlo con la guerra». Ancora il 31 ag. una nota diplomatica ai governi di Germania, Polonia, Inghilterra, Francia e Italia scongiurava «in nome di Dio» di fare tutto il possibile per evitare l'inizio delle ostilità.

Aperto il conflitto il $1^{\circ}$ sett. 1939, l'azione di P. XII si volse a tre scopi principali : il pronto ristabilimento di una pace giusta e onorevole per tutti, la limitazione del conflitto, l'aiuto alle vittime della guerra. Nella prima encicl., Summi pontificatus ( 20 ott. 1939), P. XII indicò i modi e i fini di una pacifica convivenza dei popoli, additando le cause ed i rimedi dei mali, e facendo un significativo riferimento alla Polonia invasa; nell'allocuzione natalizia richiamò i principi di diritto naturale che i belligeranti dovevano rispettare, condannando l'aggressione contro i piccoli popoli, le atrocità e l'uso di mezzi illeciti di distruzione, il disprezzo della dignità, libertà e vita umana. Ininterrotti per tutto il periodo della guerra si seguirono gli inviti alla preghiera per la pace, il favore ad ogni iniziativa che potesse portare alla pace (per tale motivo accolse con piacere, al principio del 1940, l'invio presso la S. Sede di un rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti, Myron C. Taylor), l'esposizione dei principi giuridici e morali per un vero e solido ordinamento tra le nazioni in Europa e nel mondo (v. specialmente i messaggi natalizi).

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Parimenti P. XII fece tutti gli sforzi perché il conflitto non si cstendesse ad altri paesi, in particolare per salvare dalla guerra l'Italia, che il $1^{\circ}$ sett. 1939 aveva dichiarata la "non-belligeranza ". Sollecitò prima la mediazione del governo italiano tra la Germania e la Polonia, e dopo fece ogni tentativo per impedire la partecipazione italiana alla guerra : parlò della pace dell'Italia nell'encicl. Simmi pontificatus, vi insistette in pubblici discorsi, alla fine del dic. 1939 si rivolse direttamente al Sovrano (visita al Quirinale, 28 dic. 1939); continuò i suoi sforzi nei primi mesi del 1940, insistendo attraverso il nunzio d'Italia presso il ministro degli Esteri, ed il 24 apr., quando ormai la guerra era stata decisa, si rivolse con lettera autografa a Mussolini, facendo appello al suo senso di responsabilità perché «una si grande calamità fosse risparmiata al suo paese n. Gli interventi ed i pubblici appelli del Papa per la pace si moltiplicarono durante il mese di maggio, ed alle proteste di Mussolini, irritato per le ripercussioni che avevano nel popolo italiano, fece rispondere che "non temeva di andare anche in un campo di concentramento».

Al momento dell'invasione dell'Olanda, Belgio e Lussemburgo (ro maggio), P. XII mandò telegrammi di solidarietà (pubblicati nell'Osservatore Romano) ai Sovrani di quelle nazioni, denunziando l'aggressione tedesca. Invasa e in parte occupata la Francia, diresse una lettera all'egiscopato francese ( 29 giugno), dando direttive per l'opera da svolgere in quel difficile momento.

Di fronte alla Germania, P. cercò all'inizio del pontificato di migliorare le relazioni con il governo nazionalsocialista, ma l'offerta, fatta per suggerimento dell'episcopato tedesco, riusci vana, e continuarono le illegalitá naziste nei vari campi della vita ecclesiastica. Il Papa denunziò le nuove oppressioni con nota diplomatica del 10 luglio 1939, e continuò nelle proteste quando l'inizio della guerra aggravò le vessazioni naziste contro la Chiesa. La visita a Roma del ministro degli Esteri Ribbentrop diede occasione per chiedere di poter inviare un visitatore apostolico nel territorio polacco occupato dai tedeschi, ma la richiesta non venne accolta; la S. Sede continuò a preoccuparsi di quell'infelice paese, protestando a Berlino senza interruzione con note ed appelli per le inique persecuzioni che subivano la Chiesa e la popolazione polacca (particolarmente grave la nota del 2 marzo 1943). Contro alcune aberrazioni della ideologia nazista il S. Ufficio condannò in quegli anni il principio della «euta nasia" (2 dic. 1940), applicato in Germania per sopprimere coloro che erano considerati "non valevoli di vita" ( $L e$ benamente) e quello della sterilizzazione, specie se coatta, perché gravemente lesivo della integrità e libertà umana (23 febbr. 1941).

Era intanto incominciato, sin dal sett. 1939, l'aiuto del Papa ai popoli colpiti dalla guerra. Attraverso le rappresentanze pontificie, furono dati sussidi ai profughi polacchi rifugiatisi nei vari paesi, e poi a quelli della Bessarabia e Buovina. Le richieste di notizie sui prigionieri, che subito vennero alla S. Sede da tutto il mondo, e la esperienza di quanto essa aveva fatto nella prima guerra mondiale, indussero P. XII ad organizzare presso la Segreteria di Stato un Ufficio informazioni, che ebbe enorme sviluppo durante la guerra. Appena iniziate le ostilità, il Papa fece chiedere al governo tedesco le liste dei prigionieri polacchi, ma ne ebbe risposta negativa ed egualmente infruttuose furono le richieste che insistentemente si rinnovarono. Cercò allora di raccogliere notizie, con l'aiuto dei vescovi, sulle persone e famiglie disperse, incontrando anche in tale opera difficoltà. Con il giugno 1940 le ricerche si allargarono ai profughi belgi, olandesi, francesi, agli Italiani internati, e, sempre in maggior misura man mano che il conflitto continuava e si estendeva, ai prigionieri di guerra. Dal giugno 1940 al sett. 1941 giunsero ca. 400.000 richieste; l'Ufficio centrale fu posto nel Palazzo di S. Carlo in Vaticano e raggiunse il numero di 885 impiegati, mentre altri uffici ausiliari erano in Roma. Il lavoro si svolgeva in sezioni delle varie lingue e nazioni o parti del mondo, una speciale fu quella per gli Ebrei perseguitati dai Tedeschi, per i quali furono ricevute roo.000 domande. Per ottenere le desiderate notizie, dovettero condursi difficili trattative con i governi : quello
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Pio XII, papa - Rirratto.
della Germania ed i comandi militari tedeschi non accolsero le domande della S. Sede, anche la Grecia non acconsenti a dare informazioni. Insistenze vivissime e tentativi innumerevoli furono fatti dal Papa (specialmente attraverso il presidente Roosevelt) per riuscire ad avere dalla Russia notizie sui suoi prigionieri tedeschi, italiani e di altre nazioni, ma ogni sforzo riusci inutile; il Papa tentò anche, nel 1940, di giungere ad uno scambio di prigionieri tra i belligeranti, ma i tentativi furono infruttuosi. Con l'ag. 1940 cominciarono le trasmissioni per mezzo della Radio vaticana, ben presto moltiplicate ed estese a tutto il mondo. Le comunicazioni delle notizie, fatte per radio, telegrafo, corrieri e servizio postale, si svolgevano attraverso le nunziature o le delegazioni apostoliche, che istituirono appositi uffici; i rappresentanti della S. Sede nei vari paesi assistettero anche, per quanto fu loro concesso, i prigionieri, gli internati, le loro famiglie, portando i generosi aiuti che il Papa poteva far giungere, specialmente in occasione delle festività del Natale e della Pasqua. Nel 1942 i servizi di informazione si estesero all'America del Sud, dove erano molti internati civili; nel 1943 la Radio vaticana poté stabilire collegamenti con il Giappone; dopo lo sbarco alleato nel Nord-Africa fu istituito ad Algeri un particolare Ufficio informazioni, affidato ai Padri Bianchi; occupata la Sicilia e l'Italia meridionale, le richieste di notizie si moltiplicarono e dopo laboriose trattative la S. Sede poté organizzare centri di raccolta e distribuzione di messaggi vaticani presso le Curie diocesane, coadiuvate dai parroci e dall'Azione Cattolica. Infruttuose furono invece le ricerche di notizie sui militari italiani internati in Germania, e il Papa riusci solo a far giungere loro qualche aiuto attraverso la missione cattolica svizzera e la nunziatura di Berna. L'Ufficio informazioni continuò, anche terminata la guerra, ad assistere i prigionieri tedeschi e di altre nazioni, per aiutare gli internati politici dei caduti regimi e per favorire il rimpatrio dei prigionieri e degli internati, soprattutto dalla Germania. Alla fine della sua attività (1946) l'Ufficio informazioni della S. Sede aveva ricevuto quasi 10 milioni di richieste e trasmesso un numero ancora maggiore di messaggi.

La sollecitudine del Papa durante la guerra si preoccupò in modo particolare di salvare Roma, centro della cristianità e sua sede episcopale. Il giorno stesso dell'entrata in guerra dell'Italia, la S. Sede chiese ai governi

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francese e inglese che la città non venisse bombardata da incursioni aeree. Mentre la risposta francese fu subito favorevole, il governo di Londra assunse un'attitudine riservata, e pose condizioni senza prendere alcun impegno concreto. La S. Sede continuò a chiedere l'immunità di Roma, non lasciando passare occasione per esporre le ragioni in favore, interponendo governi e personalità. Dopo l'entrata in guerra dell'America, insistette anche presso il governo degli Stati Uniti. Avvicinandosi il pericolo (1942) furono maggiormente interessati i rappresentanti della S. Sede e attraverso loro i vescovi e i cattolici, incoraggiando preghiere e pubblicazioni, e si adoperò presso il governo italiano (dic. 1942) perché dichiarasse e rendesse Roma «città aperta», allontanandone i comandi militari. I tentativi, intensificati nella primavera del 1943, non riuscirono, ed il 19 luglio di quell'anno si ebbe il primo bombardamento alleato sulla città : P. subito accorse tra le rovine e le vittime, portando conforto ed aiuto, e deplorò altamente il bombardamento con una pubblica lettera al cardinal vicario. Nonostante la protesta e nuovi interventi, Roma fu bombardata una seconda volta il 13 ag., e di nuovo il Papa andò immediatamente tra la popolazione colpita e fece inviare una nota di deplorazione ai
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Pto XII, papa - Udienza ai partecipanti al $35^{\circ}$ giro ciclistico d'Italia. Al centro, in ascolto del Pontefice, G. Bartali e F. Coppi ( 22 maggio 1952).
lini. F'olio)
Pto XII, papa - Udienza ai partecipanti al $35^{\circ}$ giro ciclistico d'Italia. Al centro, in ascolto del Pontefice, G. Bartali e F. Coppi (22 maggio 1952).

Ioro importanza religiosa e artistica (Chieti, Siena, Assisi, Firenze, Pisa, Bologna, Venezia, L'Aquila, Farfa, Pavia, Verona, Chioggia, Macerata, Fermo, Milano, Padova, Ferrara, Vercelli, Ascoli-Piceno, Orvieto, Ravenna, Loreto, Ferentino, Sennino, abbazia di Valvisciolo, monastero di S. Domenico a Sora, eremo camaldolese a Frascati, abbazia di Chiaravalle; Repubblica di S. Marino, Vienna, Spolato). Durante le trattative per Roma si interpose presso il governo italiano perché non fossero bombardate Atene e il Cairo. Un'intensa azione diplomatica fu condotta al fine di impedire il bombardamento della abbazia di Montecassino, purtroppo distrutta il 15 febbr. 1944. Un appello lanciò pure P. XII nel sett. di quell'anno per salvare dalla distruzione la città di Varsavia.

All'inizio del difficile e incerto dopoguerra, P. XII volle dare una manifestazione del carattere supernazionale e universale della Chiesa con la creazione cardinalizia del 18 febbr. 1946, nominando 32 nuovi cardinali di tutte le parti del mondo (anche la Cina), nella grande maggioranza vescovi in cura d'anime (per il significato e la portata dell'avvenimento, v. le allocuzioni di P. XII in quell'occasione). Nello stesso periodo prendeva sviluppo la carità del Papa, che inviò soccorsi nel 1945 alle po-
polazioni della Cina e, finita la guerra, aiutò in modo particolare la Germania, inviando grandi quantita di viveri e sussidi specialmente per la ricostruzione delle chiese. In Italia operò principalmente attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, che si è occupata dei profughi, dei reduci, dei rimpatriati, ha allargata la sua azione ad altre opere di assistenza caritativa e sociale (specialmente le colonie estive) ed è intervenuta con larghi e pronti aiuti in gravi calamità internazionali (così per le alluvioni del 1951 nell'Italia meridionale e nel Polesine).

Mentre la carità del Papa cercava di alleviare i mali del dopo-guerra, più viva si faceva la sua preoccupazione per la nefasta influenza del comunismo anto in Europa e nel mondo. Durante la guerra, con nobile imparzialità, nulla aveva fatto che significasse approvazione o incoraggiamento della guerra intrapresa nel 1941 contro il popolo russo (v. discorso del 25 febbr. 1946), però aveva apertamente condannato il contenuto ideologico del comunismo (v. radiomessaggio natalizio 1942), e fu chiaro e cauto di fronte alle suggestioni del presidente Roosevelt, che si mostrava benevolo e ottimista, ammonendo contro i pericoli del comunismo sovietico (v. corrispondenza tra Roosevelt e P. XII). Le previsioni del Papa si dimostrarono giuste, e l'espansione russa dopo la guerra portò il predominio del comunismo nelle nazioni centro-orientali dell'Europa e in Cina, mentre negli altri paesi, in particolare Italia e Francia, si organizzavano o sviluppavano forti partiti comunisti. Per scongiurare un si grave pericolo per la religione, P. XII ha spiegato tutte le sue energie, stimolando la comprensione delle nazioni più prospere in favore di quelle più esposte all'insidia del comunismo a causa delle loro condizioni sociali, e soprattutto illustrando e propugnando la dottrina sociale cattolica, denunciando gli errori dell'ideologia marxista, dando norme pratiche circa la condotta del clero e del popolo cristiano (v. comunismo; decreto del S. Ufficio, I luglio 1949).

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Connessa con tali provvedimenti è la successiva ammonizione del S. Uffizio del 28 luglio 1950 contro le associazioni comuniste di fanciulli e fanciulle. Grande importanza hanno pure le direttive dice ai vescovi dalla Congregazione Concistoriale nel 1945 circa il dovere del voto e la necessità di darlo soltanto a candidati sicuri sotto l'aspetto religioso, argomento su cui è entrato lo stesso Pontefice con precisi e fatti insegnamenti (v. discorso ai quaresimalisti di Roma, 10 marzo 1948).

La necessità di questi interventi appare più manifesta se si considera la lotta sferrata dal comunismo contro la Chiesa nei paesi in cui è giunto al potere. Il primo gravissimo fatto del dopo-guerra fu la violenta distruzione della Chiesa cattolica nella Rutenia aggregata alla Russia (v. encicl. Orientales omnes, 23 dic. 1945). Nel sett. e ott. successivo si svolgeva in Jugoslavia il processo contro mons. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, che veniva ad aggiungersi a stragi, deportazioni di sacerdoti ed altre gravissime violenze (v. discorso alla Rota, 6 ott. 1946). Seguiva (1948) in Ungheria il tristissimo processo contro il card. Mindszenty (v. lettera all'episcopato ungherese del 2 genn. 1949, le allocuzioni nel Conciatoro segreto, al corpo diplomatico e al popolo romano del febbr. successivo). Sviluppandosi sempre più la lotta contro la religione cattolica nei paesi caduti sotto l'influenza sovietica, gli interventi di P. XII si ripeterono, sia colpendo con le pene ecclesiastiche i responsabili della lotta (v. provvedimenti disciplinari del S. Uffizio e della Congregazione del Concilio contro movimenti pseudo-cattolici o sacerdoti apostati in Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Jugoslavia anche dopo la rottura del Cominform), sia provvedendo alla nomina di vescovi al posto di quelli tolti violentemente dal governo delle chiese, sia aiutando, quando era possibile, e soprattutto incoraggiando la gerarchia, il clero ed il popolo nella difesa della propria fede: si debbono qui ricordare le lettere rivolte all'episcopato polacco (sett. 1949 e sett. 1951), quella alla gerarchia ed al popolo cecoslovacco (28 ott. 1951), ai cattolici cinesi ( 18 genn. 1952), all'episcopato di Romania (27 marzo 1952).

L'insegnamento dogmatico di P. XII ha toccato i problemi più vivi della teologia moderna, dando talora soluzioni definitive, più volte orientando per vie sicure le ricerche della teologia cattolica. Le indagini bibliche, che sono alla base del dogma, hanno avuto norme rispondenti alle nuove esigenze e ai progressi scientifici con l'encicl. Divino afflante Spiritu (v.); il preciso significato della Rivelazione e del Magistero è determinato nell'encicl. Humani generis (v.), che addita nelle attuali deviazioni teologiche e filosofiche di alcuni ambienti culturali i pericolosi effetti di una scienza emancipata dall'autorità della Chiesa; l'encicl. Mystici corporis (v.) fa un'ampia esposizione della dottrina rivelata sulla Chiesa, quella Mediator Dei contiene una trattazione sistematica della "teologia liturgica" ed è particolarmente ricca di precisazioni dogmatiche su questioni della teologia sacramentaria. Nella cost. apost. Sacramentum ordinis (v.) P. XII ha risolto la secolare questione sull'essenza del Sacramento dell'Ordine, mentre in altre encicliche o documenti si è pronunciato su controversie oggi vive, così nell'encicl. Munificentissimus Deus (v.), che definisce ex cothedra il dogma dell'Assunzione di Maria, delinea il progressivo affermarsi della verità implicitamente contenuta nella Rivelazione, e nell'encicl. Sempiternus Rex, in occasione del XV centenario del Concilio di Calcedonia, respinge la teoria protestante della kenosi (v.) e recenti interpretazioni del mistero dell'Incarnazione.

Nel campo delle scienze e della cultura P. XII ha dato impulso all'attività della Pont. Accademia delle Scienze (v. discorsi); ha promosso la traduzione del Salterio dai testi originali, fatta dal Pont. Istituto Biblico, proponendola per la recita del Breviario con la lettera In quotidianis precibus ( 24 marzo 1945); ha fatto eseguire gli scavi sotto la confessione di S. Pietro che hanno portato al ritrovamento del sepolcro dell'Apostolo.

Nel campo morale e giuridico, cura particolare ha dimostrato P. XII per la tutela del Sacramento del Matrimonio e la santità del focolare domestico: nella forma catechetica la materia è illustrata principalmente nei discorsi agli sposi, che sviluppano un piano organico di
insegnamento sul Matrimonio, i doveri coniugali, l'educazione dei figli; nella forma giuridica molti problemi sono esposti nei discorsi annuali alla Rota. La questione del fine primario del Matrimonio, oltre che essere trattata in alcuni discorsi, fu oggetto di un decreto del S. Uffizio (9 marzo 1944); alcuni aspetti della morale coniugale sono stati precisati nel discorso alle ostetriche del 29 ott. 1951; altri, che riguardano la donna nei suoi problemi morali, religiosi e di apostolato, sono toccati in numerosi discorsi a gruppi o organizzazioni femminili, con originali riflessioni sulle esigenze dei tempi moderni. Bisogna infine ricordare i numerosissimi discorsi rivolti a determinate categorie, che prendono occasione da udienze o congressi per esporre i compiti specifici di ogni professione o servizio; di particolare rilievo i radiomessaggi ai malati.

Sotto P. XII si ebbe la prima modifica al CIC con l'abolizione al $2^{\circ}$ comma del $\S 4$ del can. 1099, circa il fine del Matrimonio, che aveva sollevato tanti problemi di minuta casistica (motu proprio del $1^{\circ}$ ag. 1948), e sono state pubblicate tre parti del Codice per la Chiesa orientale, De Matrimonio (motu proprio del 22 febbr. 1949), De iudicibus (6 genn. 1950), e De bonis, De religionis, De verborum significatione ( 9 febbr. 1952).

Se si si volge infine all'insegnamento sociale di P. XII, si trova riproposta nelle sue grandi linee la dottrina dei suoi predecessori. Però motivo fondamentale che caratterizza P. XII è l'accento che egli pone sull'uomo e sulla valorizzazione della sua persona, e ciò si spiega per il fatto che in questi ultimi decenni l'incidenza dello Stato in ogni ordine di rapporti umani è divenuta sempre più vasta e profonda, minacciando di essere assorbente anche nei paesi a regime democratico. P. XII afferma che il mondo economico non è di sua natura un'istituzione statale, ma creazione vivente della libera iniziativa dei singoli e dei loro gruppi liberamente costituiti (discorso alla UNIAPAC, 7 maggio 1949); il dovere e il diritto al lavoro non provengono dalla società, ma scaturiscono dalla natura umana, e il lavoro è sempre nobile, anche quando sembrano umili le forme in cui si esplica, e perciò esige l'instaurazione e il consolidamento di un ordine sociale che renda possibile ai lavoratori di evadere dallo stato di nullatenenza, far partecipi i propri figli ai beni della cultura, inserirsi essi stessi nelle varie comunità umane per esserne membri attivi e responsabili (radiomessaggio natalizio 1942); lavoratori e imprenditori devono tendere ad umanizzare i loro vicendevoli rapporti, fino a trasformare l'azienda in una comunità di lavoro (discorso del 31 genn. 1952), senza che si giunga ad affermare un diritto naturale dei lavoratori alla cogestione (discorso del 3 giugno 1950). D'altra parte P. XII afferma che la proprietà privata deve considerarsi pietra angolare di un ordine economico sociale ben congegnato e rettamente operante (radiomessaggio $1^{\circ}$ sett. 1944), intimamente connessa con la dignità e lo sviluppo della persona umana, e che la stessa natura domande che gli uomini siano proprietari e e quando non lo siano le divengano" (radiomessaggio natalizio 1942). Perciò il Papa ha condannato il presente assetto economico-sociale ospitalista, non conforme a giustizia, ammaestrando che deve essere ricomposto secondo un criterio di equità, tramiti all'occorrenza adeguati interventi statali (radiomessaggio $1^{\circ}$ sett. 1944); però l'umanizzazione del mondo economico va realizzata non con la rivoluzione, ma con una graduale e ben condotta evoluzione (discorso del 13 giugno 1943).

I problemi che riguardano la vita interna della Chiesa come quelli della vita religiosa dei fedeli si trovano trattati o accennati tutti negli atti, allocuzioni e discorsi di P. XII. Gli stessi discorsi in cui si toccano i problemi politici, nel più alto senso della parola (i grandi problemi odierni della convivenza umana, della pace mondiale, della giustizia sociale), si richiamano sempre ai principi superiori del Vangelo e della Rivelazione cristiana ( $v$. in particolare i radiomessaggi natalizi).

Seguendo la linea tracciata dal b. Pio X e da Pio XI, P. XII è stato sollecito della retta formazione e del buono spirito del clero; il documento più importante in materia è l'esortazione Menti Nostrae (23 sett. 1950), notevole anche perché per la prima volta in un documento ponti-

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ficio sono toccati aspetti attuali della pedagogia sacerdotale. Sollecitudini particolari non mancano in documenti o esortazioni all'episcopato di varie nazioni dove il problema delle vocazioni sacerdotali è più scuto, come in molte dell'America latina (v. specialmente la lettera all'episcopato brasiliano del 23 apr. 1947, cui si aggiunse il 7 marzo 1950 una lettera della Congregazione dei Seminari).

Non minore è stato l'interessamento per la formazione dei religiosi e delle religiose. Sono da ricordare la cost. apost. Procida Mater (2 febbr. 1947), in favore degli istituti secolari, e la Spensa Christi (21 nov. 1950) sulla disciplina dei monasteri femminili. Importanti sono pure alcuni discorsi tenuti in occasione di Capitoli generali per talune preziose raccomandazioni (alla Compagnia di Gesù ed ai Domenicani il 17 e 29 sett. 1946; ai Frati Minori ed ai Carmelitani Scalzi il 23 maggio e 23 sett. 1951).

Direttive e sviluppi ha dato P. XII all'Azione Cattolica (v.), favorendo il costituirsi di organizzazioni internazionali (intellettuali, uomini, gioventù maschile e femminile, Comitato permanente dei Congressi internazionali per l'Apostolato dei laici), e dando impulso ai diversi rami con discorsi che toccavano gli specifici problemi di ognuno (memorabile, per le circostanze in cui si svolse, quello agli operai, della Pentecoste 1943). I bisogni particolari ed i problemi religiosi e morali dei singoli popoli sono stati richiamati da P. XII in occasione dei numerosi radiomessaggi per congressi internazionali eucaristici o mariani o analoghe manifestazioni religiose, rivolti a tutte le nazioni cattoliche; la parola di Pastore universale di P. XII è stata facilitata e resa più efficace dal sicuro possesso che egli ha delle principali lingue.

Due momenti di intensa attività pastorale sono stati l'anno del giubileo episcopale del Papa ( 13 maggio 1942 1943) e soprattutto l'Anno Santo del 1950, che ha visto convenire a Roma da ogni parte del mondo milioni di pellegrini, tutti accolti dalla parola instancabile del Papa. L'atto più solenne dell'Anno Santo (e del pontificato di P. XII) fu la proclamazione del dogma dell'Assunzione corporea di Maria, in Piazza S. Pietro il $1^{\circ}$ nov. 1950, alla presenza di ca. 600 vescovi e di un'immensa folla di fedeli.

Numerose sono state, specie durante l'Anno Santo, le canonizzazioni e le beatificazioni decretate da P. XII: particolare rilievo ha avuto la beatificazione di Pio X il 3 giugno 1951; si aggiunga la canonizzazione equipollente di s. Margherita d'Ungheria ed il titolo di Dottore a s. Antonio di Padova. Sotto l'aspetto liturgico si ricordano le direttive date nell'encicl. Mediatov Dei (v.), di mirabile equilibrio tra le esigenze spirituali odierne ed il fermo freno ad ogni abuso, e la restaurazione "ad experimentum " della Vigilia pasquale. Il culto mariano è stato assai sviluppato da P. XII, che il 31 ott. 1942 ha consacrato il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, istituendo poi questa festa ( 22 ag.), ogni anno ha invitato alla preghiera durante il mese di maggio, ha inviato messaggi a vari Congressi mariani (più volte a Fatima) e infine ha definito il dogma dell'Assunzione. Il culto dei Santi è stato favorito con documenti per solennità giubilari (s. Benedetto, s. Rosa da Viterbo, s. Leonardo da Porto Maurizio), proclamando nuovi patroni di città e di nazioni; particolare importanza ebbe la proclamazione (1959) di s. Francesco di Assisi e s. Caterina da Siena a patroni primari d'Italia.

Grande sviluppo ha avuto la gerarchia sotto il pontitificato di P. XII : sino al 31 dic. 1951 erano state erette 85 nuove sedi arcivescovili o vescovili ( 24 sedi vescovili sono divenute arcivescovili), 123 vicariati o prefetture apostoliche sono divenute sedi vescovili, create 17 abbazie o prelature nullus, nei paesi di missione istituiti 77 nuovi vicariati apostolici e 53 prefetture apostoliche. P. XII, seguendo l'indirizzo dato da Pio XI, ha promosso il graduale passaggio di circoscrizioni missionarie a diocesi, ed ha favorito il crescere del clero indigeno. Norme molteplici per la vita e lo sviluppo delle missioni ha dato nell'encicl. Evangelii praesones ( 2 giugno 1951), tra le quali non manca il richiamo ai problemi sociali di quelle regioni. I rapporti diplomatici della S. Sede, purtroppo interrotti
dai paesi comunisti (in Jugoslavia è rimasto un incaricato d'affari), sotto il pontificato di P. XII si sono estesi ad altre nazioni, e sono state istituite le internunziature di Egitto, India, Libano, Filippine, Giappone, Pakistan, e le delegazioni apostoliche di Dakar, Corea. - Vedi tav. CV.

BibL.: per gli atti ufficiali, v. AAS; utile la consultazione dei vall. annuali: L'attività della S. Sede, Città del Vaticano, dal 1942: ottima è la Guide to the documents of Pius XII (1930-45) di sister M. Claudia, Westminster, Maryland 1951. I Discorsi e radiomessaggi comprendono 15 val., seguendo gli anni del pontificato. "Vita e Pensiero", Milano sino al 1946, e quindi Tip. poliglotta Vaticana; presso la prima editrice anche E. Pacelli, Discorsi e panegirici (1931-36); L. Kasa, ha scelto e raccolto i discorsi del nunsio E. Pacelli, $2^{\circ}$ ed., Berlino, 1937, vers. it., $2^{\circ}$ ed., Milano 1939; il carteggio con Roosevelt è stato pubblicato, con note, da M. C. Taylor, Nuova York 1947 (trad. it. e spagnola). Innumerevoli sono le pubblicazioni e gli studi sull'azione di P. XII e sul suo insegnamento, non mancano le biografie, italiane e straniere.

Michele Maccarrone

## PIOMBATORE DELLA GANCELLERIA

APOSTOLICA. - Tra il personale di Cancelleria addetto alla compilazione e alla spedizione delle bolle pontificie o alla riscossione delle tasse relative, il plombator è propriamente colui che appone il sigillo plumbeo (v. BOLLA) e provvede alla spedizione del documento. La prima menzione risale al 1198 , durante il pontificato di Innocenzo III, con il titolo di bullator, riferito ad una sola persona.

Da allora si ebbero numerose variazioni, sia nel numero ( 2 sotto Bonifacio VIII, prima 3, poi 2 nei pontificati di Benedetto XII e Clemente VI, 4 con Martino V, di nuovo 2 con Eugenio IV), sia nell'appellativo dei p. della C. A. : bullatores (v.), per tutto il sec. xim, fratres de bulla nel 1367 con Urbano V, bullatores seu sigillatores nel 1412 con Gregorio XII, custodes bullae con Martino V, plumbatores con Paolo II, Sisto IV, Innocenzo VIII, e questo titolo prevalse sugli altri e si conservò anche quando tra la fine del sec. xv e il pontificato di Leone X apparvero
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(per articolo di mesa. A. P. Frater). Piombatore della cancelleria apostolica - La "vite perpetua" del Bramante per le bolle - Musci Vaticani.

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(fol. Felici)
In alto: DISCORSO AI FEDELI ROMANI IL GIORNO DI PASQUA DEL 1952. In basso: UDIENZA A DIRIGENTI, PERSONALE E MAESTRANZE DELL'ENCICLOPEDIA CATTOLICA (3 dic. 1950).

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In alto a sinistra: IL DOOMO VISTO DALL'ABSIDE E IL CAMPANILE. In basso a sinistra: ABSIDI DELLA CHIESA DI S. PIERO A GRADO (sec. xxi). A destra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. MICHELE IN BORGO. Stile pisano-lucchese (1304).

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(fol. Joderson)
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CROCIFISSO di scuola pisana (sec. xiv). Pisa, chiesa di S. Marta.

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(fot. Alinari)
In alto a sinistra: RITRATTO DI FILIPPO MARIA VISCONTI - Parigi, Louvre. In alto a destra: RITRATTO DELL'IMPERATORE SIGISMONDO - Vienna, Museo. In basso: S. GIORGIO LIBERA LA PRINCIPESSA - Verona, chiesa di S. Anastasia.

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Pionia - Chiostro dell'abbazia di P. presso Colico (1252).
sporadicamente i termini fratres barbati bullantes (o plumbantes o de plumbo) e barbati plumbi.

BibL.: v. nullatones, cf. inoltre: Practico cancellarius apostolicus succuli XV carnalis, ed. L. Schmitz-Kallenbera, Münster 1904, pp. 32 sg., 68.

Alessandro Pratesi
PIOMBO. - Il p. venne impiegato nell'antichità per i più disparati usi : per condotti, crocette, pesi, tessere, ampolle, placchette, fibule, urne sepolcrali, ecc.

Nei Philosophumeno si narra di cristiani condannati elc $\mu \dot{\varepsilon} \tau \alpha \lambda \lambda 0 \nu \Sigma \alpha \rho \delta i v i \alpha \varepsilon$ (IX, 11), alle miniere di p.: anche s. Cipriano ricorda fedeli inviati alle miniere di p. Arche di p. furono adibite per la traslazione dei cadaveri; ne furono trovate ad Alessandria dove erano usate per riportare in Palestina le salme degli Ebrei. Nella Pussio dei ss. Claudio, Nicostrato ecc. si dice che i corpi di questi martiri furono chiusi in locali plumbei, come in arca plumbea sarebbero stati deposti da un tale Quirinio i corpi dei martiri Abdon e Sennen (P. Franchi de' Cavalieri, I Santi Quattro, in Note Agingrafiche, 4 [Studi e testi, 24], Roma 1912, p. 62). Sarcofagi in p. in età cristiana furono rinvenuti spesso in Francia, in Spagna e in Dalmazia, a Manastirine, a Salona. Un sarcofago cristiano in p., scoperto nell'antica Sala a Rabat nel Marocco, porta incise sul coperchio cinque croci greche (R. Thouvenot, Sarcophage chrétien découvert à Rabat, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et belles lettres, 1949, pp. 257243). Anche nel Liber Pontificalis ricorre più volte l'indicazione che i cadaveri venivano traslati in arche di p. (ed. Duchesne, I, 288, 306); quello di Agapito da Costantinopoli a Roma, quello di Naraeta viceversa. Sono noti molti sigilli di p., imperiali e papali, tra questi uno di papa Onorio I trovato a Cartagine (A. L. Delattre, in Réc. di arch. crist., 4 [1927], p. 345). Nel Museo di Berlino su una lamina di p. trovata a Rodi è inciso in greco quasi tutto il salmo 79 (A. Rahlfs, Septua-
ginta Studien, II, Stoccarda 1904-11, p. 14). A Cartagine si rinvenne un vaso di p. con varie scene e tra queste il Buon Pastore (G. B. De Rossi, Memorie sopra un vaso di p. trovato nella Reggenza di Tunisi, in Bull. arch. crist., ${ }^{2}$ serie, 5 [1867], p. 77 sgg. e tav. viII). Si hanno pure ampolle in p. per olii dei santuari di Palestina, crocette, immagini sacre, anforette (p. es., in O. Wulff, Altshristl. und Mittelalterl. Bildacerhe, Berlino 1909, p. 224 e tav. 55). Un calice di p. fu rinvenuto a Vendreuil ora nel Museo di Rouen (L. De Vesly, Calice de plomb trouvé a NotreDame de Vendreuil (Europe), in Bull. archéol. du Comité, 1913, pp. 181-83). Condotti in p. sono quello proveniente da S. Lorenzo al Verano e ora nel Museo Lateranense, con la menzione d'un papa Giovanni del vi sec., ed uno del proposito della basilica a nome Stefano (O. Marucchi, in N. Bull. arch. crist., 8 [1902], p. 198). Una fibula di p. fu edita da G. B. De Rossi (Bull. arch. crist., $3^{2}$ serie, 3 [1878], tav. I, nn. 1-2). Lamine traforate di p. furono usate per finestre nel duomo di Palermo, a Monreale nel Duomo e in altre chiese, a S. Antonio di Taormina. Avansi di p. traforati, uno con la data del 1493, sono tuttora a posto nel rosone della facciata del duomo di Biretto e con la data del 1597 nel rosone della facciata del duomo di Ruvo. Nel duomo di Barletta (sacrestia) si conserva un portalampade in p. del sec. XI (Enc. Catt., VII, lampada, col. 869).

BibL.: J. B. D. Cochet, Mémoires sur les cercueils de plomb dans l'antiquité et au moyen-der, in Poicis analytique des travaux de l'Académie de Rouen, Rouen 1868-69, pp. 283-329; 1869-70, pp. 187-238; E. Sichet, Degli imanati in casa di p. e dei trattamenti plumbri in Dalmazia, in Bull. di arch. e storia dalmata, 36 (1913), pp. 20-24; C. Ricci, P. traforati, in Studi romani, 2 (1914), pp. 397-400, tavv. 19-23. E. Juvvient, I monans, crist. di Spagna studiati in questi ultimi anni, in Atti del 30 Congr. isternaz. di archcol. crist., Roma 1934, p. 269.

Enrico Josi
PIONA. - Antica abbazia nella diocesi di Como situata in un promontorio quasi all'imboccatura dell'Adda.

Fu abbazia cluniacense del sec. XII, poi passò in commenda. La chiesa venne dedicata nel 1138 , dal vescovo di Como Ardizzone, alla s.ma Vergine Maria e perciò denominata S. Maria di P.; più tardi a S. Niccolò. Nell'abside restano tracce di affreschi; a base dell'acquasantiera sono due leoni che fecero parte dell'antico ambone. Del campanile primitivo resta la base, mentre la parte superiore è del 1700 ; annesso è il chiostro con quadriportico e colonnine con artistici capitelli. Esso venne fatto eseguire tra il 1252-57 dal priore Bonaccorso da Canova di Gravedona, come viene indicato da due iscrizioni. Dietro l'abside sussistono ruderi di un preesistente oratorio ritenuto da alcuni dedicato alla s.ma Vergine, da altri alla martire s. Giustina. Tutto venne secolarizzato dalla Rivoluzione Francese con legge dell'8 maggio 1798, ad eccezione della chiesa e del chiostro, che però vennero abbandonati nel 1861 e restaurati soltanto dal 1906 al 1909. Dal 1938 vi risiedono i monaci cistercensi inviati da Casamari.

Bibl.: A. Kingsley Porter, Lambard Architecture, III, Nuova Haven 1917, pp. 286-89; N. Adami, L'antica abbazia di P., in Vie d'Italia, 32 (1926), pp. 341-45; Cottineau, II, col. 2286.

Mauro Cassoni
PIONIO. - Subì il martirio a Smirne il giorno della festa (natale) di Policarpo, secondo il Martirio di $P$. nella persecuzione di Decio; secondo Eusebio, nei tempi di Marco Aurelio. Eusebio, che parla di P. nella sua Hist. eccl., IV, 15, 46, 47, aveva inserito il Martirio di $P$., nella sua raccolta dei più antichi martirii. Atti di P. si sono conservati in lingua greca, latina, slava ed armena. Manca una edizione critica del testo. Il Martirio pare che sia basato in parte su notizie di P. stesso. Il martire P. non è da confondere con il Pionio di cui parla una aggiunta al Martirio di Policarpo (v.) e che era forse non solo editore di due recensioni del Martirio di Policarpo, ma anche autore di una vita di Policarpo di scarso valore storico. Festa, nella chiesa bizantina l'ri marzo; nel Martirologio romano il $1^{\circ}$ febbr.

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Bibl.: il testo greco del Martirio di P. presso O. v. Gebhardt, Acta martyrum selecta, Lipsia 1902, p. 96 sg., ristampato in R. Knopf-G. Krüger, Ausgewäblte Märtyrer-Ahten, $2^{\circ}$ ed., Tubinga 1929, p. 49 sg. Sull'appartenenza del Martirio di P. alla raccolta di Eusebio, v. A. Ehrhard, Überlieferung und Bestand der hagiographischen und homiletischen Literatur der griechischen Kirche (Texte und Untersuchungen, 52), Lipsia 1936, p. I sg.; H. Delehaye, Les passions des martyrs et les geures littéraires, Bruxelles 1921, p. 28 sg. che confuta anche le teorie di Ed. Schwartz, De Pomio et Polycarpa, Gottinga 1903; v. anche C. Schmidt, Gespräche Jesu mit seinen Jüngern, Lipsia 1919, pp. 703-722. Sulla traduzione latina del Martirio di P. v. A. Siegmund, Uberlieferung der griechischen christlichen Literatur in der lateinischen Kirche, Monaco 1949, p. 205, 223.

## Ertù Peterson

PIPINO III, il Breve. - N. nel 714, figlio di Carlo Martello e considerato figlio adottivo di Liutprando in segno di amicizia fra Longobardi e Franchi, con il titolo di maior domus dux et princeps Francorum divise, insieme ai fratelli Carlomanno e Grifo, i regni sui quali aveva già governato l'avo Pipino di Heristal. A P. toccarono la Borgogna, la Neustria e la Provenza, fino a quando nel 747, ritiratisi Grifo e poi Carlomanno, riunì ogni potere, per quanto la dignità regia fosse ancora in possesso del re legittimo Childerico III.

Eletto re dall'Assemblea franca a Soissons nel nov. 751, in base all'approvazione di papa Zaccaria, P. si trovò a dover prendere posizione nella lotta fra Astolfo e il Papato. Stefano II (v.), dopo aver invano cercato un accordo con il Re longobardo, costretto dall'aggressiva politica di questo, sollecitò l'aiuto franco; e, di fronte alle esitazioni di P., per la prima volta nella storia della Chiesa si recò in Francia, nell'inverno 753-54. Nel convegno di Ponthion si concretava il destino della Chiesa e dello Stato temporale, mentre la supremazia dell'Impero in Italia e le sorti del Regno longobardo declinavano. La rivendicazione delle "giustizie" di S. Pietro, la difesa della Chiesa, la restituzione dell'Esarcato e degli altri territori occupati da Astolfo costituirono le promesse del Re franco, mentre l'incoronazione ed il titolo di patricius Romanorum concessogli (St-Denis, 28 luglio 754) furono la manifestazione conclusiva dell'alleanza. Atto rivoluzionario (Caggese) era stato il passaggio della dignità regia nel maior domus, nuovo indirizzo politico (Bertolini) fu la rivendicazione pontificia sulle terre dell'Italia bizantina occupate dai longobardi e la sostituzione del Papa all'Esarca; solo motivi superiori come la salvezza di Roma e del popolo romano, cui si collegava la missione universale della Chiesa, di fronte all'eresia che minava la legittimità del potere imperiale, potevano giustificare l'uno e l'altro. Così, dal momento in cui venne attribuito al Re franco, il titolo di patricius non si collegò più alla Sancta Respublica cioè all'Impero : specificatosi in quello di patricius Romanorum venne ad indicare appunto il difensore della nuova Respublica Romanorum, cioè dello Stato della Chiesa. La sua efficacia non tardò a manifestarsi : vinto Astolfo, P. rifiutò la restituzione all'Impero delle terre che un ambasciatore bizantino venuto a Pavia gli richiedeva in nome dell'Imperatore e fece dare al Papa le chiavi delle città conquistate : malgrado l'esclusione di Bologna, Ferrara, Ancona e di altre minori, lo Stato della Chiesa può ritenersi da quel momento costituito nel suo nucleo principale.

Morti Stefano II e Astolfo, le città dell'Esarcato e della Pentapoli ancora longobarde furono promesse, ma non restituite, dal nuovo re Deciderio al papa Paolo I: un intervento del Re franco evitò più gravi complicazioni, permettendo un accordo che eliminava la cessione delle città e risolveva le questioni minori. P. divise nuovamente fra i figli Carlo e Carlomanno il regno, che solo nel 771 , con la morte del secondo, poté ricostituirsi per poco tempo nella sua unità territoriale sotto l'egida di Carlomagno. Miet a St-Denis il 24 sett. 768 , lasciando la propria fama legata soprattutto all'alleanza con la Chiesa romana ed agli effetti che ne derivarono: l'inizio dello Stato pontificio (v.) e del Sacro Romano Impero (v.).

Bibl.: L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, Parigi 1911: E. Caspar, Pippin und die römische Kirche, Berlino

1914, pp. 139-79; L. Lévillain, L'avènement de la dynastie carolingienne et les origines de l'Etat pontifical (749-57), in Bibl. Ecole des Chartes, 94 (1933), pp. 223-95; R. Caggese, L'aliu medioevo, Torino 1937, pp. 189-230; M. Lintzel, Der Codex Carolinus und die Matice van Pippina Italienpolitik, in Histor. Zeitschr., 1940, p. 33 sgg.; G. Bertolini, Il problema delle origini del potere temporale dei Papi, ecc., in Filie. Pio Paschini, I, Roma 1948, pp. 103-71; F. Cognasso, Avviamento agli studi di storia medievale, Torino 1951, pp. 280-84, 288-91; Fliche-Martin-Frutta, VI, p. 18 sgg.

P. Iobio Crosaro
PIRAGICABA, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di S. Paulo in Brasile.

Ha una superfice di 1400 kmq . con una popolazione di 167.000 ab. dei quali 160.000 cattolici. Conta 12 parrocchie servite da 13 sacerdoti diocesani e 13 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 9 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 319).

Le diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. Vigil Campinensis ecclesiae antistes del 26 febbr. 1944, per smembramento dalla diocesi di Campinas ed elevando a grado e dignità di cattedrale la chiesa in onore di s. Antonio di Padova esistente in P. La diocesi è suffraginea di S. Paolo del Brasile. Primo vescovo è l'attuale mons. E. de Paula.

Bibl.: AAS, 36 (1944), pp. 235-37; G. B. Lehmann, $O$ Brazil Católico, 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 189-91.

Vitginio Battezzati
PIRANDELLO, Luigi. - Scrittore di novelle, romanzi e drammi, n. in Agrigento il 28 giugno 1867, m. a Roma il $1^{\circ}$ dic. 1936. Premio Nobel 1934. Studente ancora liceale scrisse poesie, e altre ne scrisse e pubblicò qualche anno più tardi. Studiò filologia all'Università di Roma e poi in quella di Bonn, dove si laureò con una tesi sul dialetto di Agrigento. Tornato a Roma fu amico di Luigi Capuana che lo consigliò a scrivere novelle e romanzi. Un disastro minerario nelle zolfare del padre e della moglie lo rese povero e l'indusse a darsi anche all'insegnamento. Ebbe poi la cattedra di letteratura italiana alla Facoltà di magistero di Roma.

Fu rattristato ed oppresso anche dalla malattia e dalla crescente alienazione mentale della moglie. Dedicatosi pure al teatro (con amare commedia drammatiche sviluppate spesso da precedenti novelle), raggiunse improvvisa celebrità mondiale con Sei personaggi in cerca d'autore. In seguito ebbe una propria compagnia con cui viaggiò anche all'estero, e si dedicò quasi esclusivamente al teatro. Scrisse anche saggi critici: in quello intitolato L'umorismo ( $2^{\mathrm{a}}$ ed., Firenze 1920) egli cerca di delineare il suo senso della vita, che meglio risulta però dalle opere narrative e da quelle drammatiche : in queste ultime è spesso sviluppato in forme esasperate un astratto dialettismo che finisce per apparire come fine a se stesso. Perciò, mentre la fama di P. vivente sembrò legata piuttosto ai drammi, il passare del tempo torna a dare rilievo artistico a molte delle novelle (raccolte sotto il titolo Novelle per un anno) e al suo migliore romanzo: Il fu Mattia Pascal. Nelle opere narrative infatti, e meglio in quelle di breve respiro (più convincenti perché meno scopertamente dialettizzate), appare l'immagine del suo interno desolato mondo: mondo dominato da un destino lugubre e beffardo, che tocca l'intimità stessa dell'uomo che appare necessariamente egoista senza possibilità di redenzione, e diviso in se stesso senza unità personale: fascio di sensazioni e di stati di animo in persone dissociazione. Tema insistente fino alla esasperazione è l'impossibilità di raggiungere una verità universale: ciascun uomo e ciascuna cosa appaiono in tanti modi diversi secondo la persona che ne giudica e secondo il momento in cui ne giudica. Il discorso e il giudizio sono forme cristallizzate e inerti che non possono esprimere l'effettiva subcosciente realtà sempre in moto, che d'altra parte non è esaltata come realtà effettiva appunto perché inconoscibile. Unica evasione possibile da questo tormento un distacco di superiore indifferenza : l'accettazione della morte o della pazzia come superamento di uno sterile problematismo. Le situazioni artisticamente

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Piranesi, Giovanni Battista - Veduta di Piazza S. Fietro. Incisione in rame.
più riuscite sembrano restare quelle in cui è espresso il sentimento di un'oscura potenza malvagia che domina desolati paesaggi interiori ed esteriori di rovina e di assurdità.

Il complesso della sua opera sembra testimoniare il fallimento di un mondo di cultura psicologistica e relativistica, e dell'ideale ottocentesco di un umanesimo razionalistico e positivistico. Ma spesso la persuasione delle sue espressioni è compromessa da un evidente esagerato gusto di tutto demolire con un virtuosismo dialettico che finisce per girare a vuoto, su dati astratti. Il che non toglie che talvolta emergano figure e voci di una dolente ed anche gentile pietà per il dolore degli uomini.

Bibl.: Bibliografia di P., a cura di M. Lo Vecchio Musti, parte 17, Milano 1937; parte 27, ivi 1940. Studi: W. Starlus, L. P., Nuova York 1927; F. Pasini, L. P., Trieste 1927; P. Mignosi, Il segreto di P., Palermo 1935; F. V. Nardelli, L'uomo segreto. Vita e travi di L. P., Milano 1937; A. Janner, L. P., Firenze 1948; N. Zoja, L. P., Brescia 1948; A. Di Pietro, P., Milano 1951; G. Petronio, P. novelliere e la crisi del realismo, Firenze 1951.

Piranesi, Giovanni Battista. - Architetto e incisore, n. a Mojano di Mestre il 4 ott. 1720, m. a Roma il 9 nov. 1778.

Inizia alcuni aspetti del gusto neoclassico in Roma, sia come architetto, sia come studioso delle forme decorative dell'arte romana, base, più tardi, del cosiddetto stile impero; ma per il luminismo fantastico e il colorismo pittoresco delle sue appassionate evocazioni di Roma antica, rinascimentale e barocca, egli tiene il primo posto tra i vedutisti del '700 e sembra precorrere lo spirito romantico. Formatosi nell'ambiente neopalladiano di Venezia, si recò a Roma nel 1740 , in qualità di disegnatore dell'ambasciata veneziana, e cominciò a dedicarsi all'incisione; ma la sua formazione ebbe il definitivo suggello nello studio delle incisioni scenografiche di F. Gaspari e di M. Ricci a Venezia; nella visione dei Capricci del Tiepolo e delle acqueforti del Rembrandt e del Castiglione, da cui colse quella disinvolta velocità del tratto che mancava alle sue prime incisioni pubblicate: Prima parte di architetture e di prospettive (Roma 1743). Tornato a Roma subito si dedicò all'opera sua più singolare, le Incenzioni capricciose di amori (1745), nelle quali l'architetto e il poeta si dànno la mano per una straordinaria creazione di scienza costruttiva e di invenzione fantastica. Di lì a poco pubblicò le Antichit