diede loro una Superiora e proprie Costituzioni.
Nel 1860 furono chiamate in Galizia a Premislia; ma la nuova fondazione, per imposizioni politiche, dovette rendersi indipendente dalla casa madre rimasta in territorio soggetto alla Prussia. Nacque cosi l'Istituto delle P. S. dell'I. C., che ricevette il decreto di lode il 22 febbr. 1904, l'approvazione temporanea delle Costituzioni il 9 dic. 1930, la definitiva il 21 maggio 1940. Scopo dell'Istituto è di promuovere la vita cristiana tra la gioventù e di aver cura dei malati e deficienti; perciò le Suore hanno conservatori, orfanotrofi, scuole, laboratori, associazioni e simili. Nel 1940 le suore erano 1315 e 92 le novizie e avevano 306 case sparse in 15 diocesi.
BibL.: Arch. S. Congr. dei Relig., P. 38.
Agostino Pugliese
PICCOLE SERVE DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU. - Istituto religioso fondato a Cracovia nel 1894 dal can. G. Sebastiano Pelzar, poi vescovo di Premislia.
Lo scopo è di propagare la devozione al S. Cuore, provvedere ai bisogni materiali e spirituali delle persone
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(da E. Olivero, Architettura religiosa preromanica e romanica nell'archidincasi di Torino, iet 1941, loc. 39)

(da N. Gabrielli, L'arte a C. M. dall'XI al XVIII sec., Torino 1935)

(for. A. Pedrini)
' (per coricola della doti. N. Gabrielli)
In alto a sinistra: FIANCO MERIDIONALE E CAMIANILE DI S. MARIINO DI LIRAMO (sec. xi) Cirle. In alto a destra: CORTILE DEL PALAZZO DI ANNA D'ALENCON (sec. xiri) - Casale Monferrato. In basso a sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA PARROCCHIALE CON DECORAZIONI IN COTTO (1415-29) - Chivasso. In basso a destra: ATRIO E SCALONE DI PALAZZO MADAMA. Opera di F. Juvara (1718-21) - Torino.
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(da N. Gabrielli, Pitture romaniche, Torino 1944, tav. 27)

(fot. Anderson)

(fot. Alinari)

(fot. Alinari)
In alto a sinistra: S. NICOLA APPARE AI PELLEGRINI e fa loro disperdere l'olio pestifero. Affresco del sec. xili - Novalesa, cappella di S. Eldrado. In alto a destra: IL PRESEPIO. Affresco di Gaudenzio Ferrari (1531-33) - Vercelli, chiesa di S. Cristoforo. In basso a sinistra: S. ANDREA, S. CATERINA E S. SEBASTIANO. Dipinto di Defendente Ferrari (1518-35) - Milano, Pinacoteca di Brera. In basso a destra: S. FRANCESCO RICEVE LE STIGMATE. Dipinto di Macrino d'Alba - Torino, Pinacoteca.
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In alto a sinistra: RELIQUIARIO DI S. ANDREA. Arte di Ugo di Oignies (sec. xili) - Chieri, Tesoro della Cattedrale. In alto a destra: RILEGATURA DI EVANGELIARIO in oro, smalti «cloisonnés*, filigrana e pietre preziose (sec. xi) - Vercelli, Cattedrale. In basso: CASSA RELIQUIARIO DI S. ELDRADO, in
lamine d'argento sbalzato (sec. xi-xit) - Novalesa, chiesa parrocchiale.
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# PIENZA

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di servizio, delle operale e dei malati poveri. L'Istituto fu approvato dall'Ordinario il 23 dic. 1906. Il 14 febbr. 1909 ottenne il decreto di lode e il 17 marzo 1912 quello di approvazione delle Costituzioni, poi definitivamente confermate il 30 genn. 1923. Prima del 1939 avevano 52 case con 554 suore, oggi se ne ignora il numero preciso.
BibL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, C. 55.
Agostino Pugliese
PICCOLE SERVE DEL SACRO CUORE DI GESU. - Fondate a Torino nel 1875 da Anna Michelotti di Annecy.
Il decreto di lode e la prima approvazione delle Costituzioni è del 3 giugno 1932, l'approvazione definitiva del 16 genn. 1940. Scopo specifico della fondazione è l'assistenza gratuita degli ammalati poveri al loro domicilio, sempre dietro richiesta del parroco o di chi lo rappresenta. Nel 1950 le suore erano 288, distribuite in 16 case.
BinL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, T. 76.
Agostino Pugliese
PICCOLE SERVE DEL SACRO CUORE MISSIONARIE GATECHISTE DEI NERI DI AFRICA. - Ha avuto origine a Mentone per mezzo delle sorelle Alice e Maria Teresa Munet, in seguito a suggerimento del p. J.-M. Chabert, superiore gen. della Società delle Missioni africane di Lione, nel 1922, con lo scopo di concorrere all'evangelizzazione dei neri d'Africa.
Il 24 apr. 1933 la Congregazione passò sotto la dipendenza di Propaganda, che ne regolarizad cosi la posizione canonica. Le Costituzioni furono approvate con decreto dell's luglio 1935, per un quinquennio, e definitivamente il 30 dic. 1949. Al presente la Società si occupa di parecchi e forters e per i neri in Francia ed ha missioni in Africa. Le suore professe sono 116 , novizie 6 , postulanti 3 .
Saverio Paventi
PICCOLE SUORE DEI MALATI. - Fondate del sac. G. B. Sevres e Gabriella Adele Raoux, a Mauriac (diocesi di St-Flour) nel 1860.
Lo scopo è la cura dei malati a domicilio, assistendoli e preparandoli a ben morire e aiutando anche le loro famiglie nei lavori domestici. Approvate dal vescovo nel 1886, la S. Sede diede il decreto di lode l'8 apr. 1910, approvò temporaneamente le Costituzioni nel 1934 e definitivamente il 26 genn. 1946. Attualmente le suore sono 280 con 58 case.
BibL.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, F. 11.
Silverio Mattei
PICCOLE SUORE DEI POVERI. - Giovanna Jugan (n. a Cancalle in Francia nel 1792, m. nel 1879) agli inizi del 1839 accolse nella sua modesta casa di St-Servan una vecchietta cieca cui prestò attenzioni e cure. A questa un'altra se ne aggiunse e il 15 ott. 1840 alla Jugan si unirono alcune pie persone che la coadiuvarono in quest'opera di carità. Il $1^{\circ}$ ott. 1841 prese un'altra casa e le vecchiette poterono cosi salire a sei; per mantenerle Giovanna mendicava di porta in porta. Ben presto il rifugio si apri anche agli uomini.
Nacque cosi la Congregazione delle Serve dei Poveri, che nel 1844 mutarono il nome in Sorelle dei Poveri, e nel 1859, assunsero l'attuale denominazione di P. S. dei P. Nel 1846 furono aperti asili a Rennes, Dinan ed in altre città della Francia, che nel 1851 salirono a 15 con 1500 ricoverati. Nel febbr. 1854 venne dalla S. Sede il decreto di lode. Le fondazioni si moltiplicarono in Francia, Belgio, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Spagna, Italia, Ame. rica, Africa, Asia e Oceania. Alla morte della fondatrice (1879) la Congregazione contava 177 asili con 2488 suore e 20.500 ricoverati. Oggi le case sono 314 , le suore 5700 ed i ricoverati oltre 60.000 . L'approvazione definitiva venne il $1^{\circ}$ marzo 1879.
Le P. S. dei P. si dedicano unicamente all'assistenza materiale, morale e spirituale dei vecchi poveri.
BinL.: A. Leroy, Storia delle P. S. dei P., trad. it., Roma 1904; G. De Luca, Le P. S. dei P., Roma 1939.
Silverio Mattei
PICCOLE SUORE DEI POVERI DI MAIQUETIA. - Fondata nel 1889 dal sac. G. Machado (arcidiocesi di Caracas) e da suor Emilia di S. Giuseppe.
Scopo : la cura e l'assistenza degli infermi e dei poveri negli ospedali, orfanotrofi ed altre opere di beneficenza. Il 4 genn. 1902 ottenne il decreto di lode. Negli anni seguenti l'Istituto ebbe forte crisi interna, dalla quale però si risollevò e presto si diffuse in moltissime diocesi dell'America latina. Il 17 giugno 1931 le Costituzioni furono approvate ad sapientium e definitivamente il 18 febbr. 1941. Attualmente hanno 16 case, con 220 suore.
BibL.: Archivio della S. Congr. dai Religiosi, C. 48.
Giulio Mandelli
PICCOLE SUORE DELLA DIVINA PROVVIDENZA. - Fondate nel 1899 ad Alessandria da Teresa Grillo-Michel, colpita da una visita alla Piccola Casa di s. G. B. Cottolengo a Torino.
Fondò quindi a sua imitazione ad Alessandria il Piccolo Ricovero *, che aveva quale scopo speciale l'assistenza materiale e spirituale alle orfane e fanciulle abbandonate, ai deficienti, agli epilettici, ai vecchi inabili, agli infermi incurabili che non possono essere ammessi in istituti di pubblica beneficenza; l'assistenza dei malati a domicilio e negli ospedali; l'educazione cristiana di bimbi negli asili infantili, e di giovanette nei laboratori ed oratori festivi. Superando molte difficoltà, la nuova Congregazione si sviluppò specialmente nell'America latina, Brasile e Argentina. Il 5 luglio 1935 ottenne il decreto di lode e l'approvazione temporanea e l'8 giugno 1942 quella definitiva delle Costituzioni. Attualmente l'Istituto ha 25 case in Italia, 8 in Argentina, 31 in Brasile, con 516 suore.
BibL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, A. 49.
Giulio Mandelli
PICCOLE SUORE DELLA SANTA FAMIGLIA. - Istituto fondato dal p. Camillo Lefebvre, della Congregazione di S. Croce, che nel 1874 aveva chiamato al collegio S. Giuseppe (Memramcook, Canada), alcune suore della sua Congregazione per l'assistenza.
Cresciuto il numero delle postulanti, il p. Lefebvre nel 1880 fu autorizzato dai superiori a dar vita ad una congregazione religiosa autonoma, con la cooperazione di madre Maria Leonia, che ne fu la prima superiora. Trasferitesi le suore nella diocesi di Scherbrooke il 5 ott. 1895 , furono regolarmente approvate dal vescovo mons. Larocque il 26 genn. 1896. La S. Sede le approvò il 2 marzo 1937. Dedite al servizio in collegi e case religiose, le suore sono attualmente 1450 con 39 case.
BinL.: H. Legros - Sr Paul Emile, La Diocise d'Ottawa 1847-1948. Ottawa 1948, p. 733: Le Canada ecclésiastique, Montréal 1949, pp. 941-43. Silverio Mattei
PICCOLE SUORE DELLA SANTA FAMIGLIA. - Fondate nel 1892 da mons. Nascimbeni, parroco di Castelletto di Brezone (Verona).
Ottenne il decreto di lode nel 1910 insieme con l'approvazione temporanea delle Costituzioni, le quali, aggiornate al Codice, furono di nuovo approvate il 5 giugno 1932 e definitivamente il $1^{\circ}$ apr. 1941. Le suore si occupano dell'educazione e istruzione della gioventù femminile specialmente della classe operaia, dell'assistenza agli infermi in ospedale, o a domicilio, e di qualsiasi altra opera di carità per casi urgenti. Lavorano anche nelle Missioni. Le suore sono oltre 1000, distribuite in 236 Case.
Bibl. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 59.
Agostino Pugliese
PICCOLE SUORE DELL'ASSUNZIONE. Furono fondate a Parigi nel 1865 dal p. Etienne
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(per carissia dei Piccoli Fratelli di Maria)
Piccoli fratelli di Maria - Casa dell'Hermitage nel 1939.
Pernet (v.) e da madre Maria Antonietta di Gesù (Fage), per l'istruzione gratuita degli operai e la loro assistenza nelle malattie. In questa caritativa opera le religiose sono coadiuvate da signore dette "Dames servantes des pauvres». Sono state approvate da Leone XIII nel 188 I e contano al presente 80 case con 1500 suore.
Bibl.: anon., Il p. Stefano Pernet, trad. it., Roma 1906; anon., Madre Maria di Gesi, Roma 1914. Silverio Mattei
PICCOLE SUORE DELL'OPERAIO. - Furono fondate a Grenoble nel 1880 dal gesuita P. Sambin, con l'approvazione del vescovo mons. Fava.
Scopo dell'Istituzione era la santificazione e la moralizzazione della famiglia operaia con la pratica di attività sociale, quali la direzione di guardaroba, farmacie, cucine economiche nelle officine e nelle fabbriche, interessamento per la protezione morale della giovane e della donna nei grandi complessi industriali, organizzazione di associazioni per le madri cristiane, laboratori per giovanette ecc. L'opera incontrò la simpatia di molti industriali cattolici e subito si affermò rapidamente in alcuni centri industriali, quali Grenoble, St-Chamond, Roanne, Lioneux, ecc.
Il 23 sett. 1892 Leone XIII concedeva il decreto di lode, ma la persecuzione religiosa in Francia nel 1901 annientò quasi l'opera disperdendone le associate. Alcune si recarono in Belgio nella diocesi di Bruges, dove l'Istituto si riprese ed iniziò un nuovo e sicuro sviluppo, ritornando poi in Francia e diffondendosi in altre parti del mondo. Attualmente conta 4 case, con 33 suore, con Casa madre a Lilla.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, G. 23.
Giulio Mandelli
PICCOLE SUORE DI GESÙ DEL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO. - L'Istituto ebbe origine verso il 1850 a St-Loup (diocesi di Lione).
E frutto della carità cristiana di alcune operaie, le quali, mosse da compassione verso le povere ragazze orfane, cominciarono a raccoglierle nella casa paterna dell'una o dell'altra. Sentendosi attratte verso la vita religiosa, le giovani operaie pensarono di fondare una pia associazione che avesse per fine di aiutare tutta la gioventù bisognosa, malata, anormale. Esposero i loro disegni al card. De Bonald, arcivescovo di Lione, che appena l'idea e diede loro come direttore spirituale il canonico Allibert. Il ro dic. 1856 le prime due suore ricevevano l'abito religioso. Il 17 giugno 1931 fu concessa l'approvazione definitiva della Congregazione e l'8 giugno 1942 quella delle Costituzioni. Attualmente vi sono 193 suore distribuite in 13 case.
BibL.: Arch. S. Congr. Religiosi, L. 27. Giulio Mandelli
PICCOLE SUORE DOMENICANE DEL BAMBINO GESU. - Congregazione religiosa fondata a St-Nicolas-de-Beaune (diocesi di Digione, Francia) dal parroco Vittore Chocarne e dalla pia signora di Bile.
All'inizio era un piccolo gruppo di dame consacrate alle opere di carità, che nel 1877 si costituirono in associazione di Terziarie domenicane. Nel 1879 l'Associazione fu eretta in congregazione religiosa di diritto diocesano e nel 1880 fu ufficialmente riconosciuta come appartenente ai Terzi' ordine di S. Domenico. Nel 1898 la casa generalizia fu trasferita ad Orléans. Il 7 luglio 1908 venne il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni da parte della S. Sede. L'approvazione definitiva è del 1927.
Le suore, dedite all'assistenza gratuita dei malati poveri a domicilio, sono oltre 200 in 6 case.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, O. 5.
S. Silvario Mattei
## PICCOLI FRATELLI DI MARIA (FRATELLI
Maristi delle Scuole). - Istituto laicale maschile che ha perfine l'istruzione e l'educazione della gioventù in collegi e scuole, fondato dal ven. Marcellino Champagnat (v.) nel 1817.
Sotto il Regno di Luigi XVIII prima e di Carlo X poi, i Fratelli, che il popolo chiamava Blene dal colore del primo vestito, e poi Maristi per la speciale devozione che il nuovo Istituto professava a Maria S.ma, si affermarono sempre più e dopo la scuola di La Valla furono fondate quelle di Marlhes, di St-Saveur, di Bourg Argental ed altre nella regione della Loira ed il centro di formazione fu trasferito da La Valla all'Hermitage, a ca. 3 km . da St-Chamond. Nei moti anticlericali e rivoluzionari del 1830 , quando i religiosi amettevano l'abito talare e si nascondevano, lo Champagnat faceva invece la vestizione dei postulanti ed ordinò che tutte le mattine si cantasse la Sathe Regina, uso che resta ancora oggi ad aprire la giornata dei Fratelli Maristi. Ma già nel 1831 l'Istituto varcò i confini della Loira e si stabili nel Delfinato; nel 1836 nella Borgogna, nel 1838 al nord della Francia ed in altri dipartimenti. Nel giugno 1840, alla morte dello Champagnat, i P. F. di M. erano 280 in 47 case con 7000 alunni.
Sotto il suo successore immediato fratel Francesco ( $1840-60$ ), l'Istituto raggiunse uno sviluppo tale da assorbire istituzioni similari, quali i Fratelli dell'Istruzione cristiana (1842) ed i Fratelli di Vivier (1844). Dopo la legge Falloux del 1850 fu ritenuto indispensabile il riconoscimento ufficiale dell'Istituto che fu ottenuto lo stesso anno con decreto del Presidente della Repubblica. Nel 1858 l'amministrazione generale dall'Hermitage fu trasferita alla nuova sede di St-Genis-Laval nei sobborghi di Lione. A fratel Francesco va anche il merito di avere raccolto e stampato nel 1853 le Guide delle scuole, il codice pedagogico e didattico abbozzato dallo Champagnat. Roma diede il decreto di lode il 9 dic. 1859 e l'approvazione definitiva il 9 genn. 1863. Dopo di che l'Istituto continuò la sua espansione nel mondo nonostante le persecuzioni del Messico e quella della rivoluzione di Spagna (1936) in cui caddero ben 172 P. F. di M.
Tanta vigoria di sviluppo è dovuta ai metodi introdotti dallo Champagnat e cioè : a) un metodo didattico spirituale nell'abituare i fanciulli al pensiero della presenza di Dio e nell'amare materno di Maria; b) un metodo pedagogico che affrontella maestri ed alunni, facendo della scuola una grande famiglia dalla quale furono banditi in modo assoluto fin dall'inizio i castighi afflittivi. La fusione dei metodi allora esistenti in quello simultaneomutuo, l'adozione per la lettura del sistema fonico al posto del sillabico (1828), l'introduzione della lezione di
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canto come disciplina d'insegnamento, il metodo preventivo e quello attivistico della "formazione-azione", usato nella formazione dei Fratelli alla loro missione educativa, furono vere innovazioni dovute allo Champagnat. Altra nota caratteristica dei Fratelli Maristi è lo sviluppo tra di essi dello spirito missionario. Si può dire che questo slancio tenne uniti, all'inizio, Padri e Fratelli Maristi, tanto che partirono assieme per l'Oceania fin dal 1836. Il fratello Hyacinthe fu il primo martire dell'Istituto (1847). Alle missioni di Oceania seguirono quelle della Colonia del Capo (1867), la fondazione di Sydney (1873), della Nuova Caledonia e della Nuova Zelanda (1876), di Samoa e Fidji (1888) e soprattutto quella di Cina (1891), dove quattro fratelli maristi furono uccisi a Pechino nel 1900, cinque a Nantchang nel 1906 e l'ultimo fucilato dai comunisti il 21 apr. 1951. Fiorenti inoltre le missioni del Congo Belga, del Madagascar, di Ceylon, della Rodesia, del Niassa e quelle più recenti delle Filippine, della Malesia, del Mozambico e del Giappone. L'Istituto è oggi diviso in 31 province, con 719 scuole o collegi e conta 12.728 membri, compresi quelli in formazione, con 220.000 alunni.
Bibl.: Avis, Leçons, sentences du père Champagnat, $4^{4}$ ed., Lioue-Parigi 1927; anon., Le bon supérieur d'après l'esprit du p. Champagnat, $3^{4}$ ed., ivi 1924: Vie de M.-J.-B. Champagnat, par un de ses premiers disciples, $3^{4}$ ed., Parigi-Touraine 1931; anon., Vita del ven. servo di Dio Marcellino Champagnat, Torino [1931]: Guide des écoles, d'après le p. Champagnat, $4^{4}$ ed., Parigi-Tournai 1932; Bulletin de l'Institut, 19 vall. (nelle case dell'Istituto).
PICCOLOMINI, Alessandro. - Filologo e letterato, n. a Siena il 13 giugno 1508 , ivi m. il 12 marzo 1578, dopo avere lungamente vissuto a Padova e a Roma. A Siena, con il nome di Stordito, appartenne agl'Intronati; e subito, e non senza una punta di scapigliatura, espresse la tendenza propria di questa e di quasi tutte le accademie del ' 500 a rivendicare le ragioni del volgare e a sostituirlo al latino.
Difatti nell'opera sua si trovano soltanto latini due scrittarelli scientifici; perché egli era uomo di versatile intelligenza e di varia cultura. Petrarchesche le rime, trascurabili altre prose e versi giovanili; delle due commedie che sicuramente scrisse, l'Alessandro e l'Amor costante, notevole la seconda, dove trovano modo di sblazzirrirai anche i dialetti. La famosa Raffaella e Dialogo delle creanze delle donne (1546) parve perfino metterlo sulla strada dell'Aretino, e gli procurò tra i posteri un'ambigua celebrità che non merita. Con la maturità venne a galla nel suo spirito ciò che v'era di più serio e di più nobile; e innanzi tutto un pensoso amore della cultura, per il quale e per lo studio di Aristotele, che gli si connaturò, finl ad essere uno dei più significativi interpreti della riforma letteraria. Più che i troppi libri Dell'istituzione morale, contano le tardive Annotazioni alla poetica di Aristotele (1575), nelle quali, in opposizione alle frivolità edonistiche del Castelvetro, si fa innanzi per la prima volta, e non come precetto morale, ma come ragionata concezione estetica, il programma del Muratori e dei futuri romantici italiani, e il vero, il bello, il buono».
Bibl.: M. Rossi, L'opera letteraria di A. P., in Bollettino usate di storia patria, 17 (1910), pp. 289-328 e 18 (1911), p. 1 sgg.: I. Sanna, La commedia. Milano 1935, p. 339 sgg.: G. T'ofanin, Il Cinquecento, $4^{4}$ ed., Milano 1930 (v. indice).
Giuseppe Tofanin
PICCOLOMINI, FAMIGLIA. - Oriunda di Siena. Un Martino di Piccolomo è nominato in un atto del 1090. I P. si arricchirono nel sec. xiri con la mercatura, poi investirono il patrimonio in possessioni terriere. Di parte guelfa, molti di loro ebbero in Siena le maggiori cariche politiche.

Piccolomini, famiglia - Monumento sepolcrale al vescovo Tommaso P. (1483). Opera di Neroccio di Bartolomeo - Siena, Cattedrale.
Ambrogio di Nino P. fu uno dei tre fondatori dell'abbazia di Monteoliveto (1313). Le fortune della famiglia ebbero il maggior lustro quando Enea Silvio fu creato pontefice (v. PIO II) e la raccolse in una consorteia. Ebbe allora da Federico III imperatore (1458) la dignità di conte palatino. Pio II fu largo con i suoi : il nipote Antonio, castellano di Castel S. Angelo ( $1^{2}$ sett. 1458), ebbe parte nel sedare i tumulti di Roma nel 1460 , nelle guerre del Regno di Napoli in favore di re Ferdinando, ed ebbe i ducati di Sessa e di Amalfi e la contea di Celano. Laudonla, sorella del papa, moglie di Nanni Tedeschini, fu madre di Francesco Tedeschini P., creato cardinale dallo zio e pontefice a sua volta per poche settimane nel 1503 (v. PIO III). Questi lasciò il suo vescovato di Siena al nipote Giovanni Tedeschini P. creato cardinale da Leone X il $1^{\circ}$ luglio 1517 , e che fu anche amministratore dell'Aquila, vescovo di Ostia e mori in Curia il 21 nov. 1537. Cattiva memoria di sé lasciò Alfonso P., duca di Montemarciano, capo di banditi nello Stato romano sotto Gregorio XIII, quando nel 1583 osò entrare a Roma a fomentare disordini e fu fatto morire a Firenze il 16 marzo 1591. Ottavio P. (1600-56) fu al servizio dell'Impero durante il sec. XVII e fu creato maresciallo e principe. L'arcivescovo di Siena fu tenuto spesso dai P. Oltre i due pontefici vi si trova Antonio abate di Vilio dal 18 sett. 1458 all'8 nov. 1459; nel secolo seguente furono Ascanio eletto nel 1588, m. il 13 maggio 1597 e l'altro Ascanio ( 18 sett. 1628-18 marzo 1671) che espitò Galileo Galilei dopo la sua condanna. Altri membri della famiglia tennero il vescovato di Pienza: Tommaso (Testa) P. (20 sett. 1480-83), Girolamo (io dic. 1510-35), un secondo Girolamo (1535-54), Francesco Maria (1554-99), Francesco (3 luglio 1741-45). Sotto Alessandro VII si distinse Celio P. segretario dei memoriali, arcivescovo di Cesarea, inviato nunzio in Francia nel 1656 durante le controversie gianseniste, creato cardinale il 14 genn. 1664, m. nel 1681; aveva tenuto l'arcivescovato di Siena dal 18 marzo 1671 in poi. Ultimo dei dignitari ecclesiastici di casa P. fu Giacomo (n. a Siena nel 1795) creato cardinale da Gregorio XVI nel 1844 e morto nel 1864. I P. della famiglia di Pio II si divisero in diversi rami, dei quali alcuni andarono estinti.
Bibl.: A. Lisini e A. Liberati, Genealogia dei P. di Siena. Siena 1900: E. Vecchi-Pinto, La missione del card. Francesco P. legato pontificio presso Carlo VIII, in Archivio Deputazione romana Storia patria, 68 (1945), pp. 97-110. Cf. inoltre la bibl. alle voci PIO II e PIO III.
Roberto Palmarocchi
PICENARDI, Elisabetta, beata. - Mistica, n. a Mantova nel 1428, m. ivi il 19 febbr. 1468. Fu ammessa fin da giovanetta nel patrio convento delle
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Pico, Giovanni, conte della Mirandola - P. d. M. tra Angelo Policiano e Marsilio Ficino. Affresco di Cosimo Rosselli (r488). Particolare del Mi. secolo del Sacramento - Firenze, chiesa di S. Ambrogio.
Suore del Terz'ordine dei Servi di Maria, ove condusse vita angelica.
Tormentò il suo corpo con digiuni, cilici e discipline. Ebbe da Dio eletti carismi, fra i quali una mirabile scienza infusa che le permetteva di comprendere i più reconditi sensi dei salmi dell'Ufficio divino che recitava quotidianamente. Si distinse per una particolare devozione verso la Vergine S.ma, la quale le apparve più volte. Per l'efficacia della sua intercessione presso la Vergine si ebbe il titolo di + Mediatrice presso la Madre di Dio «. Mori alla data predetta, ricreata da un'apparizione di Maria S.ma con Gesù Bambino. Pio VII ne confermò il culto con decreto del 20 nov. 1804.
Bibl.: A. Bernabé, B. E. P., Cremona 1805.
Gabriele M. Roschini
PICHLER, Aloys. - Storico della Chiesa, n. il 7 nov. 1833 a Tüssling (diocesi di Passavia), m. il 3 giugno 1874 a Siegsdorf. Ordinato sacerdote nel 1859, fu promosso due anni dopo dottore in teologia, Libero docente alla Facoltà teologica di Monaco nel 1863 si dedicò soprattutto allo studio della storia ecclesiastica orientale.
Pubblicò una storia del protestantesimo nella Chiesa orientale (Geschichte des Protestantismus in der orientalischen Kirche im 17. Jahrhundert oder der Patriarch Cyrillus Lukaris und seine Zeit, 1862) ed una storia della separazione tra la Chiesa occidentale e orientale (Geschichte der kirchlichen Trennung zwischen dem Orient und Occident von den ersten Anfängen bis zur jüngsten Gegenwart, 2 voll., 1864-65) che fu severamente criticata dall'Hergenröther. Quest'ultima opera subito dopo la pubblicazione fu posta all'Indice. Nel 1869 il P. accettò l'invito del governo russo di recarsi a Pietroburgo onde proseguirvi i suoi studi di storia ecclesiastica. Nel 1870 pubblicò un volume sulla necessità di una riforma cattolica (Die wahren Hindernisse und die Grundbedingungen einer durchgreifenden Reform der katholischen Kirche zunächst in Deutschland) condannato dalla Congregazione dell'Indice con decreto in data 6 sett. 1870. Bibliotecario della Biblioteca imperiale di Pietroburgo fu accusato nel sett. 1871 di aver sottratto dei volumi e condannato alla deportazione a vita nella Siberia. Fu graziato nel 1874 dietro intervento del principe Luitpold di Baviera. Ritornato in patria morì improvvisamente poche settimane dopo.
Bibl.: F. H. Reusch, P., in Allgemeine Deutsche Biographie, XXVI, Lipsia 1888, pp. 103-104, con bibl. Silvio Furlani
PICO, Giovanni, conte della Mirandola e di Concordia. - Filosofo e uomo di vasta erudizione
( la fenice degl'ingegni * del suo tempo), n. alla Mirandola (Modena) il 23 febbr. 1463, m. a Firenze il 17 nov. 1494. Giovaniesimo, a Bologna, a Ferrara, a Firenze strinse amicizia con alcuni dei maggiori dotti del tempo e prese vivo interesse alle dispute letterarie e filosofiche. A Padova ( $1480-82$ ) fu iniziato allo studio della filosofia aristotelica e subì l'influenza dell'averroismo (v.), di cui crano campioni Nicoletto Vernia, nell'insegnamento ufficiale, e, fra i ripetitori e i pedagoghi, l'ebreo cretese Elia del Medigo, che per lui compose trattatelli sull'unità dell'intelletto e sulla possibilità del congiungimento dell'intelletto umano con l'intelletto agente. Ma a Padova aveva stretto salde relazioni anche con tomisti, come Domenico Grimani e Antonio Pizzamanno; e s'era pure familiarizzato con le dispute tra tomisti e scotisti.
Il bisogno di conoscere direttamente i commenti greci ad Aristotele (Alessandro d'Afrodisia, Temistio, Simplicio, Filopono) e di penetrare nel mondo platonico lo condusse a studiare il greco, a procurarsi non pochi testi greci e ad avvicinarsi (lasciata Padova nel 1482) al platonismo del Ficino (v.), del quale lesse la Theologia platonica. La conoscenza di Plotino (v.) svegliò in lui un vivo ardore speculativo, ben altrimenti profondo che non fosse l'umanesimo retorico di Ermolao Barbara. Sospinto da questo ardore e dall'esempio dei neoplatonici, pensò si potessero ridurre a concordia, penetrando nel vivo del loro pensiero, non solo Platone e Aristotele, ma perfino Alessandro d'Afrodisia e Averroè e tutti i grandi pensatori dalla più remota antichità ai suoi tempi.
Intorno al 1484 era a Firenze, nel centro del rinnovato platonismo, assunto dal Ficino a propedeutica al cristianesimo. Le quotidiane conversazioni con l'autore della Theologia platonica e del De christiana religione, con Lorenzo il Magnifico, con il Poliziano e con Girolamo Benivieni lasciarono una traccia inconcellabile nel suo spirito. Nel luglio 1485 si recò in Francia. Nel marzo 1486 ritornò a Firenze. Un'avventura amorosa lo costrinse a riparare a Perugia e, quindi, a Fratta; dove, raggiunto da Elia del Medigo, riprende con lui le discussioni sull'averroismo e da lui è aiutato nello studio della Cabbala (v.) cui veniva iniziato da Flavio Mitridate, ebreo siciliano convertito. Con l'aiuto di quest'ultimo imparò l'ebraico e il caldaico. La Cabbala, per mezzo dell'interpretazione allegorica della Bibbia, pareva eliminare molte delle difficoltà che si frapponevano all'accordo della filosofia con i testi sacri. Inoltre la Cabbala era tutta impregnata di dottrine neoplatoniche e di mistica esoterica. Grazie alla speculazione cabbalistica, Zoroastro e i caldei, il favoloso Ermete Triamegisto, ritenuto già dal Ficino padre dell'antichissima sapienza egiziana, s'incontrano con Mosè, e tutti insieme con Platone, con Plotino, con Giamblico (v.) e con i neoplatonici arabi, si che l'intelletto agente degli aristotelici viene a identificarsi con il Matatron dei cabbalisti, capo degli angeli preposti al mondo della creazione. Questo panorama filosofico, che seduceva ormai l'animo del P., si rivela chiaramente già nel commento alla Cansone d'amore composta per Hieronymo Benisieni fiorentino secondo la mente e opinione de' Platonici, dettato durante il ritiro a Fratta, e si mostra in tutta la sua vastità e complessità nelle contemporanee Conclusiones nongentae che avrebbero dovuto essere oggetto di una pubblica disputa a Roma, e alle quali doveva servire come premessa la Oratio de hominis dignitate.
Tratte da Aristotele e dai suoi commentatori greci e arabi, da Platone, da Plotino e dagli altri neoplatonici, da pensatori ebrei e cristiani, da Alberto Magno, da s. Tommaso, da Duns Scoto e da altri maestri della scolastica, dagli scritti cabbalistici e da quelli ermetici, esse
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abbracciano tutta la ricca enciclopedia filosofico-teologica della seconda metà del sec. xv, e mentre le une riguardano il suo modo particolare d'intendere il pensiero degli autori ricordati e di altri, altre accennano a un pensiero indipendente, frutto di proprie meditazioni, talora assai ardite, intorno ai più delicati e non facili problemi, si da destare stupore, non tanto per la "prodigiosa memoria", quanto per la vastità delle conoscenze e la raggiunta maturità di giudizio da parte d'un giovane appena ventitreenne.
La disputa che avrebbe dovuto tenersi nell'inverno del 1487 non ebbe luogo, perché alcune tesi di carattere teologico vennero incriminate e condannate ( 5 marzo). Il P. si difese con l'Apologia dedicata a Lorenzo (v.) il Magnifico. Ma Innocenzo VIII ordinò si processasse per eresia e il 6 ag. condannò il libretto delle Concluciones, perché insieme con tesi a cattoliche e vere a eran mescolate tesi meritevoli di censura. Il mirandolano tentò di sottrarsi all'arresto con la fuga in Francia. Ma imprigionato il genn. 1488 nella rocca di Vincennes, fu liberato due mesi dopo per l'intervento di alcuni principi italiani. Espulso dalla Francia, si stabilì a Firenze sotto la protezione del Magnifico, e nel 1489 portava a compimento l'Heptaplus de septiformi sex dierum Geneseos enarratione, dedicato a Lorenzo. Nel 1491 rinunzia a una parte dei suoi beni a favore del nipote Giovanni Francesco (v. sotto) per ingolfarsi tutto nello studio del cristianesimo, nell'intento di prepararne una vasta apologia nella quale faceva convergere tutto il suo non comune sapere. Dello stesso anno è il De cute et uno dedicato al Poliziano. Mentre perseguiva il proposito di ridurre a concordia Aristotele con Platone, appoggiandosi a Plotino contro il Ficino, non distoglieva la mente dal grande disegno di dimostrare (come scriveva ad Aldo Manuzio l'ri febbr.) che a philosophia veritatem quserit, theologia invenit, religio possidet s (Ep., I, 6). Delle sette categorie di avversari della fede cristiana, che aveva in animo di combattere una per una, prese di mira dapprima gli astrologi, la cui scienza ciarlatanesca annientava la libertà dell'uomo ed era la più perniciosa perché irretiva di pregiudizi e superstizioni la coscienza dei dotti non meno che quella del volgo. Morto nel 1492 il Magnifico si andò accostando sempre di più al Savonarola, del quale condivideva il pensiero sulla necessità di una riforma, sebbene questa riforma il P. intendesse in modo assai più ampio; e al domenicano rimase fedele anche quando già taluni cominciavano a dubitare ch'egli fosse vero profeta. La morte lo colse a tradimento nel pieno vigore della sua promettente giovinezza, prima d'aver recato a compimento l'opera di cui per altro s'intravvedono i lineamenti.
Confrontato con il pensiero del Ficino, quello del P. se ne distingue per una più larga informazione, per maggiore complessità di elementi raccolti e per un più audace sforzo di sintesi. Mentre gli aristotelici si attardavano intorno a problemi particolari che, per esser mal posti, si rivelavano insolubili, e gli averroisti, con l'opporre a ciò che è vero secondo la ragione quel che è vero per fede, infrangevano l'unità della coscienza umana, il P. tende a ricostituirla, riconquistando la superiore unità parmenidea e platonica dell'essere.
Bitr..: De hominis diguitate, Heptaplus, De ente et uno e scritti vari a cura di E. Garin, Firenze 1942. Confiene anche il Commento alla canzone d'amore secondo i mss., un'ampia introd., e l'elenco delle edd. sia delle opere complete ( $1^{2}$ ed. quella bolognese del 1496; la $1^{2}$ veneziana è del 1498; la parigina del 1502; più accessibili la scontna veneziana del 1557 e quelle di Basilea, 1557, 1572, 1601) che delle singole trattazioni e delle Epistole, nonché delle traduzioni (pp. 89-99). Disputationes adversus astrologium divinatrixen, anch'esse a cura di E. Garin, ivi 1948, 1952 ( 2 voll., con introd.). Per la biografia, il pensiero e la bibl., B. Kieszkowski, Studi sul platonismo del Rinascimento in Italia, ivi 1936, pp. 90-112; L. Gautier Vignal, Pic de la Mirandole, Parigi 1937; E. Garin, G. P. della Vita e dottrina, ivi 1937, nonché il capitolo che al P. dedica in La filosofia (nella Storia dei generi letterari italiani di F. Vallardi, I, Milano 1947, pp. 351-85). Per i rapporti con l'averroismo, cf. B. Nardi, Sigieri di Brob. nel pensiero del Rinasc. ital., Roma 1945, pp. 159-70; id., La suistica averroistica e P. d. M., nel vol. Unnancsino e machiavellismo dell'Ist. di Studi filos., Padova 1949, pp. 55-74; id., Il commento
di Simplicio al - De anima nelle controversie del sec. XV ecc., nel vol. Testi umanistici ined. sul De anima, dello stesso Ist., ivi 1951, pp. 142-54.
Bruno Nardi
PICO, Giovanni Francesco, signore della Mirandola. - Nipote di Giovanni, n. ca. il 1469 e assassinato, per contese di famiglia, nel 1533. Ammiratore del grande zio, ne scrisse la vita e ne difese il De ente et uno.
Uomo di vasta cultura, non riesce a dominarla; in luogo dell'accordo tra la filosofia e la fede, difende il primato di questa, appoggiandosi alle Hypotyposeis Pyrrhonianae di Sesto Empirico (v.) da lui, sembra, per primo utilizzato nel Rinascimento. Opere più importanti : il De rerum praenotione, in difesa della vera profezia contro la falsa; il De studio dixinae et humanae philosophiae e l'Examen vanitatis doctrinae gentium et veritatis disciplinee christianae, che insieme con altri scritti formano il II vol. degli Opera omnia nell'ed. di Basilea del 1573 e in quelle successive. Scrisse anche una Vita del Savonarola (v.). Una curiosità letteraria è il libretto La strega, ispirato alla stravagante letteratura fiorita intorno ai processi contro le streghe, nelle quali egli credeva.
Bitr..: F. Strowski, Montaigne, Parigi 1906, pp. 125-30; A. Corsano, Il pensiero religioso italiano, Bari 1937, pp. 54-64; E. Garin, La Filosofia, Milano 1947, pp. 72-77, 92.
Bruno Nardi
PIE, Louis. - Apologeta e cardinale, n. a Pontgenin (diocesi di Chartres), il 26 sett. 1813, m. a Poitiers il 18 maggio 1880. Alunno di S. Sulpizio, sacerdote dal 1839 , vescovo di Poitiers dal 28 sett. 1849 e cardinale dal 12 maggio 1879.
Le sue opere oratorie e pastorali, in Oeuvres, (Parigi 1887, $9^{2}$ ed., 9 voll.), eccellono per forza di raziocinio e per maestosa eloquenza.
Antigallicano alla maniera del primo Lamennais (v.), il P. fu riconosciuto capo dei cattolici militanti francesi riuniti intorno all'Univers. Ristabili la liturgia romana nella sua diocesi (1856), dopo averla fatta adottare dai confratelli nel Concilio provinciale di Bordeaux (1850).

(da L. Gantier Vignal, Pic de la Mirandole, Parigi 1887, tav. tra p. 268 e 281)
Pico, Giovanni, conte della Mirandola - Parte finale di una lettera autografa di P. d. M., diretta a Lorenzo de' Medici ( 27 ag. 1489) - Firenze, Archivio di Stato.
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(da Pantheon des illustrations tranenies au XIXe sifole oubite sous la direction de Victor Freud. Cérgi, Paris s. o.) Pie. Louis - Bittatto. Litografia del Lemercier.
Avversò i cattolici liberali e contribuí alla formazione e promulgazione del Sillabo, del quale difese un'interpretazione positiva contro il naturalismo politico. Fondò speranze di restaurazione religiosa su Napoleone III, crollate dopo il Congresso di Parigi del 1856. L'atteggiamento dell'Imperatore di fronte all'annessione di una parte degli Stati pontifici al Regno d'Italia (1861) fu da lui stigmatizzato come atto pilatesco. Ciò gli valse una condanna da parte del Consiglio di Stato. Amico del conte di Chambord, stese nel 1873 uno schema di costituzione monarchica simile alla Carta del 1814. Oppositore del Dapanloup e del Maret, il cui famoso libro sul Concilio stimò degno delle più gravi censure teologiche, il P. ebbe grande influenza nel Concilio Vaticano per la sua conoscenza della S. Scrittura, dei Padri e della teologia. Fu uno dei ventiquattro membri della Deputazione della Fede e, in seno a questa, appartenne pure alla ristretta Commissione dei Tre. Tenne al Concilio due relazioni, la prima sugli emendamenti proposti dal Ginhouliac al cap. 4 della cont. Dei Filius, che vennero respinti pur tenendosene conto; la seconda, generale, sulla Pastor Acternus, con appello alla concordia, in difesa dell'urgenza della discussione intorno all'infallibilità pontificia e a lode dell'esattezza della formola proposta. Fedele alle direttive di Pio IX, le mitigò sotto Leone XIII, al quale serví d'intermediario ufficioso con il governo della Repubblica.
Bibl.: G. Constantin, s. v. in DThC, XII, coll. 1740-42; E. Amann, Varican. Conc. du. ibid., XV, coll. 2543, 2561, 2568; J. Bricout, s. v. in Dict. pratique des connaissances religieuses, V, coll. 582-85; L. Baunard, Histoire du card. P., 2 voll., Parigi 1885; J. M. Besse, Le card. P., sa vie, son action religieuse et sociale, ivi 1902.
Federico dell'Addolorata
PIEDE. - Unità di misura presso i Romani, corrispondente a m. 0,2959.
Talvolta si trova rappresentato anche in iscrizioni cristiane, come in quella d'un Ianuarius nel cimitero a inter duas lauros e o inciso su sarcofagi, come in quello detto dell'architetto in Pretestato (M. Gütschow, Das Museum der Prätextat Katakombe, in Atti della Pont. accad. rom.
di arch., $3^{\text {a }}$ serie, 4 [1938, 11], p. 101 sg.). Un'iscrizione greca, forse giustinianes, rinvenuta tra le rovine dell'acquedotto di Gerusalemme, ricorda l'editto di un Flavio Enea, silenziotio dell'Impero d'Oriente, che vieta la semina e la coltivazione del terreno compreso nello spazio di 12 p. a partire dall'acquedotto; vi si riproduce un p. nella misura intesa da lui. Il modello, con il sistema metrico moderno, è di m. o,308-o,309, cioè quasi uguale al p. attico (F. M. Abel, Inscription grecque de l'aqueduc de Jérusalem avec la figure du pied byzantin, in Rev. bibl., 35 [1926], pp. 284-88).
Bibl.: G. B. De Rossi, Roma sotterranea, III, Roma 1877, p. 285 ; F. Rey, Etudes sur une mesure antique, in Mémoires de la Soc. des Antiquaires de France, 62 (1902), p. 185 sgg .
Pasquale Testini
PIEDIMONTE D'ALIFE, DIOCESI di : ALIFE, diocesi di.
PIE DISCEPOLE DEL DIVIN MAESTRO. Fondate ad Alba nel 1924 da d. Alberione.
Scopo: essere di aiuto con la preghiera e le opere ai due rami, maschile e femminile, della Società S. Paolo da lui istituiti. Praticano l'adorazione perpetua e anche il servizio domestico presso case religiose, seminari, ecc. Hanno avuto l'approvazione pontificia il 12 genn. 1948. L'Istituto conta ca. 500 religiose distribuite in 34 case, sparse in Europa, Africa, America, Asia.
Celestino Testore
PIE MADRI DELLA NIGRIZIA. - Congregazione religiosa dipendente da Propaganda, fondata nel 1872 a Verona dal servo di Dio Daniele Comboni (v.) con l'appoggio del vescovo diocesano card. di Canossa, per la cooperazione missionaria femminile nell'Africa centrale. Ebbe inizi laboriosi, ma per lo spirito apostolico infusole dal fondatore e per la solida formazione impartita dalla prima superiora Maria Bellezzoli (1824-1901) si affermò ben presto.
Le prime suore furono condotte in Africa dallo stesso Comboni (1877). La rivoluzione mahdista (1882-98), che tenne prigioniere alcune suore nel Sudan ed impedl ad altre di recarvisi, arrestò per qualche lustro lo sviluppo dell'Istituto, che poi riprese vigoroso. Attualmente conta 1500 suore ripartite in 113 case, sparse in Italia (casa generalizia in Verona), Inghilterra, Palestina, Giordania, Libano, Egitto, Eritrea, Sudan, Uganda. Nelle missioni, che costituiscono anche oggi il fine principale dell'Istituto, le suore esercitano tutte le attività caritative, assistenziali e scolastiche proprie della religiosa missionaria. La Congregazione ebbe il a decretum laudis " nel 1897 e l'approvazione definitiva nel 1906.
Bibl.: anon., Memorie dell'Istituto P. M. della N. ecc., Verona 1902; anon., Nella luce di un cinquantenario, ivi 1926; U. Mariani, Lucerna ardens, ivi 1946.
Agostino Capovilla
PIEMONTE. - I. Geografia. - E la regione storica più occidentale d'Italia (e ne comprende, perciò, anche il punto più occidentale, la Rocca Chardonnet: $6^{\circ} 32^{\prime} 59^{\prime \prime}$ E. Greenw.), compresa grosso modo fra il crinale alpino, quello appenninico, la valle della Scrivia e quella del Ticino.
Il nome (Pedemontium, o «a pić dei monti ») non ne esprime bene il carattere: il suo territorio, in parte occupato da montagne o colline, è, per ca. 1/3, al di sopra dei 1300 m ., e della stessa pianura padana che vi resta racchiusa possiede la parte più elevata. E anche, fra i compartimenti italiani, il più esteso (comprendendovi la Val d'Aosta), e uno dei più vari per paesaggio : le minori unità regionali vi sono numerose (Val di Susa, Canavese, Monferrato, Langhe, Ossola, Lomellina, oltre la Val d'Aosta, che ne è ora amministrativamente separata).
Sul $9,5 \%$ della superficie della Repubblica, il P. raduna $1^{\prime} 8,1 \%$ della sua popolazione, addensata soprattutto nelle fertili zone del piano. Di questa popolazione oltre 2/3 sono dediti all'agricoltura, che consente una ricca produzione cerealicola (le province di Vercelli e Novara dànno da sole $1 / 2$ del riso prodotto in Italia;
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i $4 / 5$ del riso piemontese sono esportati; $1 / 3$ della segala italiana viene dal P.) ed una anche più notevole di vino (Monferrato, Langhe, Colline del Po), oggetto del pari di fiorente esportazione. I prati irrigui della pianura e i pascoli montani favoriscono l'allevamento (bovini; produzione di carne, burro e formaggi), che è del resto prospero anche in montagna. La povertá di minerali è compensata dall'abbondanza delle risorse idriche, che alimentano numerose centrali elettriche. Il P., che partecipa con il $15 \%$ alla produzione industriale italiana, è superato solo dalla Lombardia. Tutte le attività industriali vi sono rappresentate, dalle tessili (cotonificio a Torino; lanerie a Biella), alle siderurgiche (Novi, Mondovi), da quelle della carta (Cuneo, Novara) e della gomma (Torino) alle automobilistiche, che vi contano il più grandioso complesso italiano (Fiat).
I maggiori centri abitati sorgono per lo più nel cuore delle vallate (Susa, Aosta, Varallo, Domodossola) od al loro sbocco nell'orlo pedemontano (Cuneo, Mondovi, Saluzzo, Pinerolo, Ivrea, Biella: e specialmente Torino, che con ca. 800.000 ab. è oggi la quarta città della Repubblica).

PiEMONTE - Gruppo del Monte Rosa. Veduta sul versante di Macugnaga dalla Punta Gnifetti (m. 4559), in primo piano a sinistra.
| Alessandria | 87 | 1564 | 494 | 475 | 133 |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Asti | 53 | 1511 | 246 | 222 | 147 |
| Cuneo | 43 | 6102 | 695 | 578 | 84 |
| Novara | 73 | 3613 | 396 | 406 | 113 |
| Torino | 727 | 6829 | 1312 | 1384 | 203 |
| Vercelli | 44 | 2995 | 366 | 358 | 119 |
| Val d'Aosta | 26 | 3263 | 83 | 93 | 29 |
| Piemonte | - | 28.677 | 3502 | 3516 | 121 |
Bini.: G. Casalis, Dicionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, 28 voll., Torino 1833-56; F. C. Parona, Caratteri ed aspetti geologici del P., ivi 1922; S. Grande, Il P. (collca. La Patria), ivi 1925; id., La regione piemontese, ivi 1928; T.C.I., Guida d'Italia, P., Milano 1930; F. C. Parona, Il P. e i suoi paesaggi, Torino 1935: F. Burzio, P., ivi 1930 . Giuseppe Caraci
II. Storia. - Attualmente si chiama P. la zona occidentale della pianura padana compresa tra l'arco delle Alpi e dell'Appennino a nord, ad occidente, a mezzogiorno, mentre ad oriente il confine dalla Lombardia è formato dalla linea rappresentata dal corso del Ticino, dal Po e dal Tidone, in corrispondenza del complesso dei domini della Casa di Savoia, consacrato dal Trattato di Aquisgrana del 1748.
La storia della regione incomincia con lo stabilirsi delle prime popolazioni nell'epoca neolitica, probabilmente di quelle stesse popolazioni che la tradizione classica usò chiamare Liguri, e che tra il sec. v ed il sec. III a. C. subirono un profondo rimescolamento per la comparsa di alcune tribù celtiche che si stabilirono nella pianura del Po e dei suoi affluenti. La regione subalpina venne conquistata nel sec. II a. C. dai Romani che occuparono nell'età di Augusto anche le valli alpine. La conquista venne rassodata con l'istituzione di varie colonie, Julia Derthona, Hasta Pompeja, Eporedia, Augusta Praetoria, Augusta Taurinorum, Augusta Bugiennorum; i vecchi centri liguri e celtici vennero a loro volta organizzati in municipi romani. Da Mediolanum, da Placentia, da Genua vennero presto costruiti tronchi di vie che portavano ai passi alpini, dell'Alpis Poenina (Gran S. Bernardo), del-
l'Alpis Graia (Piccolo S. Bernardo), dell'Alpis Cottia (Monte Cenisio e Monte Gineves); Julia Derthona, Vercellae, Augusta Taurinorum erano i principali centri delle comunicazioni. Nell'organizzazione augustea la regione pedemontana formò le due regioni della Transpadana (XI) e della Liguria (IX); nella sistemazione costantiniana del sec. iv entrò a far parte della più vasta regione della Liguria con capitale Mediolanum. La ricca documentazione epigrafica e monumentale e la toponomastica, in cui i suffissi latini prevalgono su quelli liguri e celtici, attestano come la civilizzazione romana sia stata nella regione subalpina assai profonda. Per quanto riguarda la cristianizzazione, se non si può escludere che nuclei sporadici di cristiani siano già esistiti nell'età predicolezianea, è da credere che soltanto nell'età di Costantino sia avvenuta la diffusione del cristianesimo nella regione pedemontana: il più antico episcopato della regione è quello di Vercelli, il cui primo vescovo, Eusebio, estendeva le sue cure anche ai fedeli di Novara, di Ivrea, di Aosta, di Tortona, di Torino. Negli ultimi decenni del sec. iv compaiono vescovi anche nelle altre città principali, come a Novara s. Gaudenzio, a Torino s. Massimo. E probabile che, dopo la morte di Teodosio (399), il nuovo governo imperiale stabilitosi a Milano con Onorio procedesse ad una riorganizzazione delle circoscrizioni civili e che in conseguenza si sia avuto il riassetto delle diocesi e che allora siano state erette le diocesi di Torino, Ivrea, Aosta, Alba, Acqui per opera di s. Ambrogio, o almeno sotto il suo influsso. Così, a Torino, nel 398 si ebbe la riunione di un Concilio provinciale dell'arcidiocesi di Milano. L'evangelizzazione delle popolazioni era al principio del sec. v molto rudimentale: dalle prediche di s. Massimo risulta quale mescolamento vi fosse nel popolo tra credenze cristiane e credenze pagane. Alla fine dell'età imperiale nella regione pedemontana si contavano quattro diocesi a sud del Po: Tortona, Asti, Alba, Acqui; cinque a nord del fiume: Novara, Vercelli, Ivrea, Aosta, Torino. La diocesi più estesa era quella di Torino che comprendeva tutta la zona montuosa delle Cozie, ed in essa la penetrazione cristiana avvenne più lentamente. Le liste dei vescovi, quali sono conservate da cataloghi dell'età medievale, non sono sicure per l'età più antica.
L'invasione longobarda, nella seconda metà del sec. vi, distrusse l'organizzazione provinciale romana. Gli invasori si raccolsero sotto l'autorità di duchi solo a Novara, a Ivrea, a Torino, ad Asti, a Tortona. I bizantini conservarono il possesso della zona appenninica che venne conquistata solo dopo il 638 da Rotari. Intatta invece rimase l'organizzazione delle diocesi.
La conquista, però, merovingia delle vallate di Aosta e di Susa, portò alla conseguenza che la diocesi di Aosta sentisse assai grande l'influsso della zona borgognona, sebbene i vescovi abbiano continuato ad intervenire ai
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Piemonte - Mondine al lavoro in una risaia vercellese.
Sinodi provinciali di Milano. Invece, dopo l'occupazione franca, la valle di Susa con la valle della Moriana, che pure aveva fatto parte della diocesi di Torino, venne annessa alla diocesi di Vienne, e in un secondo tempo le due valli formarono la diocesi di Moriana. Per la vita religiosa pedemontana nell'età longobarda è da segnalare il primo fiorire dei monasteri benedettini in varie città : in zona franca sorge nel 726 l'ab