ec. xI, sono due nel Tesoro del duomo di Bamberga e quella famosa di S. Stefano del Tesoro della Corona di Ungheria a Presburgo, tutte e tre lavorate in oro su fondo di seta. Altre notevoli p. dei secc. xir-xiir sono quelle di S. Paolo in Carinzia; del duomo di Erfurt; del duomo di Fermo (ritenuta di s. Tommaso Becket) del b. Bernardo degli Uberti (1133); di Firenze in S. Trinita, affine a quella del duomo di Pistoia; del Tesoro di Anagni, di lavoro inglese, anche essa come le precedenti completamente ricamata. Sempre ad Anagni, trovasi altra p. di lavoro ciprense, forse palermitana, in diaspro rosso ricamato in oro, col consueto motivo bizantino delle coppie di pappagalli affrontati. Ricami di scuola romana ha la p. di Benedetto XI (m. nel 1304) del duomo di Velletri e dell'Italia centrale sono le figure degli Apostoli nella p. di S. Corona a Vicenza. La p. di S. Domenico nel Tesoro del duomo di Tolosa presenta didascalie gotiche tra tralci orientali e figure di fenici e pavoni, di tipo palermitano. Sono strettamente legati alla pittura umbra e toscana del Quattrocento i motivi sacri della p. del Seminario vescovile di Montalcino con la scena dell'Adorazione e gli Angeli che sorreggono un'iscrizione sul baldacchino. Appartengono al sec. xiv parecchie p. in broccato e in damasco della chiesa di S. Maria in Danzica. Sul finire del Quattrocento si ha un esempio di esuberanza decorativa nella p. del
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duomo di Orvieto. Al sec. xv risalgono le p. del duomo di Montefiascone, della pieve di Prosto di Piuro (Chia. venna), della parrocchiale di Busto Arsizio e quella stupenda con figure di angeli in scompartimenti ad esagono e le rappresentazioni del Battesimo e della Trasfigurazione del Museo di corte di Vienna. Al sec. xvi, attribuita per il disegno a Raffaello ed eseguita da Antonio Peregrino appartiene la p. con i simboli degli Evangelisti nel Museo dell'opera di Siena e inoltre la p. di Giulio II nel duomo di Savona, cui si ricollega per il disegno dell'ornato la p. del Museo dell'opera di Perugia del card. Armellini. Moltissimi sono ancor oggi gli esempi di p. ben conservate dei secc. xvi-xvir-xviII (ad es., la p. Passerini con gli emblemi degli Evangelisti e la stemma Borgia nella cattedrale di S. Francesco a Cortona, che si dice indossata da Leone X nel 1515; quella della fine del ' 500 della cattedrale di Recanati con il consueto motivo a melograno e rami di quercia stilizzati. Motivi a rami fioriti in rosso e oro sono nella p. della chiesa di S. Donato a Siena, come altre variazioni del genere mostra la p. detta dell'arcivesceno Giuliano de' Medici nella cattedrale di Pisa). Altri disegni del pieno '600 sono quelli dei ricchi velluti della p. della chiesa di S. Francesco a Castiglione Fiorentino e del duomo di Aosta. A Roma notevole è la raccolta della chiesa di S. Maria della Vallicella. Sembra imitare le meravigliose trine del Settecento la finezza di disegno di una p. della collezione dei Musei d'arte nel Castello Sforzesco e di altra della chiesa di S. Antonio Abate a Monreale, cosi come la finissima p. di S. Raimondo al Rifugio a Siena. Preannunciano lo stile Impero p. con decorazioni a righe orizzontali della fine del sec. xviri (chiesa del Purgatorio a Venosa). Di indubbia influenza orientale è il broccato della p. settecentesca della chiesa di S. Andrea a Siena. - Vedi tavv. LXXXV. LXXXVI.
Bibl.: oltre ai trattati di storia dell'arte (ad es., Venturi, Toesca, Springer-Ricci), cf. A. Lessing, Die Gewerbesammlung des Kunstgewerbe-Museum, Berlino 1905; O. Falko, Kunstgewh. der Seidenweberei, ivi 1921; F. Podreider, Storia dei tessuti d'arte in Italia, Bergamo 1928; L. Serra, Mostra del tessuto italiano, Roma 1932; J. Mannowsky, Der Danziger Paramentenschatz, Danzica 1932.
Luisa Mortari
## PIANETI : v. aSTRali divinità.
PIANIFICAZIONE e PIANISMO. - Si ha una pianificazione in economia, allorché in una nazione le funzioni della vita economica vengono, per esigenze particolari, programmate e controllate dallo Stato allo scopo di raggiungere, con determinati mezzi e in un certo numero di anni, una situazione ritenuta irraggiungibile qualora la vita economica fosse lasciata alla libera iniziativa dei produttori. Pianismo è il sistema di procedere per successive pianificazioni allo sviluppo economico di un paese. Lo scopo è sempre di ottenere una concentrazione di sforzi nella direzione voluta, eliminando ostacoli e resistenze. E quindi ovvio che l'esecuzione di un "piano economico " implichi una azione positiva di governo, in varia misura potenziata da privilegi e favori per alcune attività industriali o lavori pubblici, e da leggi restrittive o costrittive di carattere eccezionale.
Se fosse lecito, in tema di pianificazione, parlare ancora di dottrine economiche, si dovrebbe riconoscere al pianismo una posizione intermedia (per alcuni si tratterebbe di una "terza via") tra il liberismo economico e l'economia collettivista : più vicina a questa che a quello, destinata ad accentuare fatalmente, di piano in piano, le caratteristiche di un'economia controllata dallo Stato o esercitata da questo come una sua diretta funzione. Altri pensano che una "terza via" non debba ricercarsi nell'intervallo tra le due forme tipiche di regime economico, ma esternamente a tale intervallo, e precisamente al di là della forma liberista : della quale dovrebbe correggere gli errori e colmare le deficienze creando, attraverso una economia applicata, gli strumenti contrattuali idonei a realizzare i postulati della libera concorrenza e della
libera iniziativa (v. hallesssmo). Il pianismo non è una dottrina economica nel senso scientifico della parola, essendo espressione di empirismo e correttivo di economie malate : non potrebbe quindi perpetuarsene l'applicazione senza compromettere gravemente il naturale equilibrio economico di una nazione e le sue facoltà di ripresa. Può discutersi se, e fino a qual punto, esso sia efficace e possa costituire l'unica àncorz di salvezza per una economia isolata in epoca di sconcerto economico: ma commetterebbe un grave errore chi vi vedesse una nuova forma di economia e gli attribuisse caratteri di universalità e un'efficacia certa e durevole.
I «piani economici», infatti, legati alla contingenza ed alla fortuna di un regime, di una politica o di un governo, non possono essere che nazionali : cioè indipendenti l'uno dall'altro e dalla situazione economica generale, non coordinati, e assai difficilmente coordinabili in un piano mondiale, l'unico logico e non diretto contro alcuno. Destinati invece a contrastare l'uno con l'altro, i piani nazionali vanno creandosi mutuamente imbarazzi, sospetti e minacce, approfondendo le già deplorevoli divisioni della sostanziale unità economica del mondo. Allo stato presente di subordinazione dell'economia alla politica, un "piano mondiale" presuppone una preventiva solidarietà politica, difficile a immaginare e a realizzare.
Come dimostrano i tentativi inaugurati dal Piano Marshall (E.R.P.) e i suoi sviluppi, una vera pianificazione sistematica e permanente dell'economia mondiale non può che sfociare nella libera iniziativa, guidata e sorretta non già da forze politiche, ma da criteri economici di natura scientifica e pratica. Si tratta di creare l'evidenza di quale sia la maggiore utilità sociale degli investimenti: e di concretare le circostanze favorevoli, gli strumenti e gli istituti che ciò rendano possibile con un minimo di incertezze e di rischi.
L'iniziativa privata è realmente malata, e ciò la spinge a sostituire il sano criterio morale e tecnico, con approssimazioni e imitazioni, avventure e raggiri. Ma gli errori della libera iniziativa hanno una portata relativamente limitata, spesso si compensano a vicenda, e la loro lezione è sempre ascoltata per tornaconto. Nel pianismo invece, e tanto più per quanto più compiutamente riesce a fare dell'economia una funzione politica, la probabilità di sbagliare è forse minore, ma gli errori sono indubbiamente assai più gravi, spesso irreparabili, mai compensabili : e la lezione dei fatti raramente giova come esperienza, dato che sui «piani economici» quasi sempre è impegnato il prestigio di un regime e di un'ideologia.
Il rimedio razionale ai difetti della libera iniziativa non può consistere che nell'educarla dal lato morale, e nell'attrezzarla dal lato economico, liberando il lavoro dalle enormi difficoltà, dai pesi e dalle incertezze che oggi lo intralciano.
Bibl.: G. Stroebel, La socializzazione, trad. it., Torino 1923; R. Mossé, L'économie collectiviste, Parigi 1939; A. C. Pizou, Capitalismo e socialismo, Torino 1939; Associazione fra le Società per azioni, La socializzazione delle imprese, Roma 1946; C. F. Hubert, L'idée de planification chez Marx et Engels, in Economie et humanisme, Parigi 1946, pp. 375-90; F. Vito, L'economia a servizio dell'uomo, Milano 1947; L. De Gobbi, Democrazia economica, Rovigo 1947, p. 185 sgg.; L. Robbins, L'economia pianificata e l'ordine internazionale, trad. it. di R. Haardt, Milano-Roma 1948; F. Vito, Economia e personalismo, Milano 1949 (con bibl. ragionata a p. 131 sgg.).
Mario Baronci
PIANOPSIE (Пuavó́́s), - Da núavoc «fava» e éóos «mangio». Festa celebrata ad Atene nel settimo giorno del mese Pyanepsion ( 22 ott.) in onore di Apollo.
Tale festa, che secondo la tradizione sarebbe stata istituita da Teseo dopo il ritorno da Creta, derivava il suo nome dalle fave cotte offerte in questo giorno al dio come primizie; per l'occasione si portava in solenne processione anche un ramo d'olivo (elpennúvq) ornato di bende, carico d'ogni sorta di frutti. L'iscrizione durante il percorso era retto da un fanciullo che avesse ancora vivi i genitori, e mentre i partecipanti cantavano un inno
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(per cortesia di mans. Saverio Parente)
Pia Società di S. Francesco Saverio - Istituto delle Missioni estere - Parma, sede dell'Istituto per le Missioni Estere.
sacro (conservato in parte da Plutarco, Teseo, 22) la processione si dirigeva al tempio di Apollo, alle cui porte veniva appeso il ramo d'ulivo.
Questa pubblica festa, però, aveva anche aspetti privati in quanto, secondo alcuni (scolii ad Aristofane, Plut. 1030), ogni Ateniese in quel giorno piantava dinanzi alla propria casa un ramo d'ulivo, dove lo conservava fino alle P. dell'anno successivo, quando cioè il vecchio ramo era sostituito con quello nuovo. Il significato della cerimonia era quello di ringraziamento ad Apollo-Sole per il raccolto delle frutta dal sole maturate. V'era anche una gara di corsa tra giovani che avessero ancora vivi i genitori, la quale muoveva dal tempio di Dioniso e corzeva fino al porto del Falero: al vincitore toccava una coppa "quintupla" (scoventid) di vino, miele, cacio, farina, olio. Anche questa gara aveva significato di festa del raccolto, specificamente della vendemmia. Essa in un secondo tempo fu collegata con il mito di Teseo, cui si tributavano offerte e libagioni funerarie.
Bibl.: Th. Mommsen, Feste der Stant Athen im Altertum, Lipsia 1898, p. 278 sg.
Cesare D'Onofrio
PIANTA, culto della. - Il valore sacro della p., erba o albero, è documentato presso tutti i popoli, sia che la p. faccia parte di una foresta, sia che si erga solitaria in mezzo a una radura o su una vetta, sia che produca frutti o altri elementi particolarmente utili alla vita dell'uomo.
Fin da principio la p. si trova, nel culto, associata alla pietra (v.), roccia o altro simulacro litico, presso una fonte, in una località che è considerata sacra, come dimostra la costante presenza di un'ara. L'associazione di p. e pietra è evidente non solo in Israele dove sui «luoghi alti», colline destinate al culto, pietre ritte ('âterâh, marjêhôh) e alberi formavano gruppo, ma anche presso le popolazioni prearie di Meltenjio Daro in India, nella Creta preellenica, dove pilastri, colonne e alberi sono frequenti nel culto, come si rileva dai sigilli aurei di Micene. S'intende che l'albero, come del resto la pietra, non è adorato per se stesso, ma per la potenza soprannaturale che racchiude e che si esprime con il suo tendere verso l'alto, con la sua capacità di risorgere ad ogni nuova primavera, il che suggerisce l'idea della perennità della vita. Tale potenza sopran:rmale viene concretata in una divinità, varia secondo i vari pantheon: Osiride nel cedro, Hathor nel sicomoro, Zeus di Dodona nella quercia, nel lauro Apollo delfico, e cosl via. Si può affermare anzi che l'epifania di una divinità attraverso un albero sia un motivo normale nell'arte plastica paleorientale e indomesopotamica (Eliade, Pestalozza) e che abbia significato sostanzialmente fecondativo. La presenza di una potenza sopranormale dà alla p. il suo valore magico. medicinale, che rimane ad essa aderente anche quando l'ideazione religiosa cambia e che è il più sovente suggerito dalla forma e dalle caratteristiche esterne della p. (teoria magico-medicinale delle segnature).
L'albero cosmico. - Presso i Germani cantati dall'Edda, l'universo è stato concepito come retto da un albero gi-
gantesco che ha tre radici, una nel sottosuolo, una sulla terra e la terza nel cielo: è il frassino cosmico chiamato Yggdrasil. Ad esso è legata la sorte del mondo. Le Norne, due del destino, l'alimentano con l'acqua del lago Mimeı, mentre alla radice sta la vipera Nidhog che cerca di abbatterlo (l'Yggdrasil richiama l'Irminsul adorato dai Sassoni, detto la "colonna del mondo" dal cronista Rodolfo di Fulda). Esso è destinato ad essere incendiato, provocando l'incendio del mondo e il crepuscolo degli dèi (Götterdömmerung); ma dalle ceneri sorgerà un nuovo mondo dove gli dèi prepareranno agli uomini una sorte felice. Il mito dell'albero cosmico si trova in Finlandia, in Estonia, presso le popolazioni del nord dell'Asia dov'è un abete, nell'India dov'è un fico (Ficus religiosa); presso i primitivi dell'America del Nord e dell'Oceania (Krappel), perfino nel folklore della Grecia moderna dove l'albero (o la colonna) è reso alle radici da perfidi demoni (callicantzari) i quali comperebbero la loro opera se nei dodici giorni dal Natale all'Epifania non fossero chiamati sulla terra, ciò che permette all'albero di ricrescere.
L'albero capovolto. - La speculazione brahmanica, interpretando la creazione come un movimento discendente dall'alto, a somiglianza dei raggi del sole che dall'alto piovono sulla terra, ha immaginato l'albero cosmico con le radici in alto e i rami ombreggianti in basso la terra (Rgveda, I, 24, 7). Il significato mistico di questo capovolgimento è che, siccome i rami rivolti in basso significano l'attaccamento alle cose impermanenti del mondo, l'asceta deve separare il tronco dalle radici con l'arma della conoscenza, ottenendo con ciò la liberazione (Bha-gasvad-Gita, XV, 1-3). Il mito dell'albero capovolto si ritrova anche nella mistica cabalistica degli Ebrei (Zahar) e Dante stesso lo conosce quando accenna all'«albero che vive della cima" (Par., XVIII, 29); un'eco se ne ha nel Quadricegio di F. Frezzi (IV, 2) dove si parla di un albero che "dentro al ciel avea la sua radice e giù in verso la terra, i rami spande».
L'albero della vita. - Presso gli Ebrei, l'albero della vita (v.) era in origine piantato in mezzo al paradiso terrestre (Gen. 2, 9) ed era dotato di virtù possente. Il significato dell'albero come emblema di vita e di fecondità lo si deduce infine anche dalle feste di maggio del folklore europeo, specialmente tedesco, che sono tutte dirette a esaltare il rinnovamento della natura espresso dall'albero, intorno al quale giovani dei due sessi intrecciano danze con significato di incrementare la fecondità della vegetazione e della vita umana, come negli antichi riti agrari.
Bibl.: A. De Gubernatis, Mythol. des plantes ou les légendes du règne végétal, I, Parigi 1878; II, Milano 1882; W. Mannhardt, Wald- und Feldholte, 3 voll., Berlino 1873-77, pp. 312 sgg.; G. Furlani, La relig. babilon. e antica, II, Bologna 1929, p. 30 sgg.; F. Ohrt, Herba-Gratia plena. Die Legenden der älteren Segensbrüche über den gottl. Ursprung der Heil- und Zauberbräuler, Helsinki 1929; J. Marshall, Meltenjio Daro and Indus Civilisation, I, Londra 1931, p. 32 sgg.; N. Parrot, Les représentations de l'arbre sacré sur les monum. de Mésopotamie et d'Elam, Parigi 1937; H. Danzhine, Le palmier-dattier et les arbres sacrés dans l'iconogr. de l'Asie Occid. ancienne, ivi 1937; J. De Vries, Aligerman. Religionsgesch., II, Berlino-Lipsia 1937; A. Conversovante, The incarted tree, in Quart. Yourn. of the mystic Soc., Bangalore, 29 (1938); H. Bergema, De boom des levens in schrift en historie, Hilversum 1938, sgg.; A. H. Krappo, La gésèse des mythes, Parigi 1939; A. Delatte, Herbarius. Rech. sur le cérémonial usité chez les anciens pour la cueillette des simples et des plantes magiques, $2^{\text {a }}$ ed., Liegi-Parigi 1938; S. A. Bernardin, Mannelijhe en de vrouwelijke van de boomcultus in Mimoische gedalenst, Amsterdam 1942; U. Pestalozza, Pagine di relig. moditerv., 2 voll., Milano 1942, 1943; M. Eliade, Troité d'hist. des religions, Parigi 1949, pp. 272-84; G. R. Levy, The gate of horus, Londra s. d., p. 190 sgg.; J. A. Macrolloch, Trees in ritual and ex myth (Scandinavian and Cult), in Proceedings of the 7 th Congress for the Hist. of Relig., Amsterdam 1931, p. 152 sg.
Nicola Turchi
## PIA SOCIETÀ SAN FRANCESCO SAVERIO
PER LE MISSIONI ESTERE. - E stata fondata dal servo di Dio Guido M. Conforti, a Parma, nel 1893. Congregazione religiosa nel 1898, ebbe il « decretum laudis "nel 1906 e l'approvazione definitiva nel
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(per cortesia di mons. A. P. Fratae) PIA SOCIETÀ TORINESE DI S. GIUSEPPE - Ritratto del p. Girolamo Apolloni, primo missionario giuseppino in Africa e quarto Superiore generale della Società (m. il 13 nov. 1932).
1921. Scopo esclusivo: la conversione degli infedeli. Governo: superiore generale e quattro consiglieri.
I Saveriani, partiti nel 1904, fondarono la prefettura apostolica del Honan Occidentale, che poi fu divisa nelle diocesi di Chengchow e Loyang. Attualmente essi lavorano nelle predette diocesi, nel Kiangsi e a Tientsin. Hanno a Pechino la casa di studi e il noviziato indigeno e a Shanghai la procura. In Giappone sono nelle diocesi di
Osaka e di Fukuoka, in Africa Occidentale nella diocesi di Freetown e Bo e recentemente anche in Indonesia.
Personale al 1950 : professi 309, studenti 650. L'Istituto ha sedici case di reclutamento, studio e formazione in Italia, due in Gran Bretagna e una negli Stati Uniti. Pubblica varie riviste, fra cui l'ede e civiltà per le classi colte, Didattica missionaria per i maestri, Voci d'oltre mare per i giovanetti, Missionari saveriani, organo di collegamento con gli amici e benefattori. Pubblica pure libri missionari.
Bibl.: V. Vanzin, G. M. Conforti, Parma 1931; G. Barsotti, Il sero-di Dio G. M. Conforti, ivi 1949. Giovanni Bonardi
PIA SOCIETÀ SAN PAOLO. - Congregazione religiosa clericale di voti semplici, con due classi di membri : chierici e laici. Sorse in Alba (Cuneo) il 20 ag. 1914 per opera di d. Giacomo Alberione.
Nel 1926 fu aperta una seconda casa a Roma, la quale, in seguito, divenne la residenza del superiore generale e del suo consiglio. Altre case si aprirono, poi, in Italia e all'estero, e attualmente la Congregazione è diffusa in Francia, Svizzera, Polonia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Irlanda, Canadà, Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Colombia, Venezuela, Cile, Isole Filippine, India, Giappone, Cina, con oltre 600 membri. Frattanto, con decreto vescovile del 12 marzo 1927, diventò vera Congregazione religiosa di diritto diocesano. Il 10 maggio 1941 fu dato dalla S. Sede il decreto di lode e, da allora, diventò di diritto pontificio. Il 27 giugno 1949 venne l'approvazione definitiva della Congregazione e delle sue costituzioni.
La P.S.S.P. ha per fine speciale l'apostolato della stampa con tipografia e librerie per la diffusione della dottrina cattolica.
Silvano Gratilli
PIA SOCIETÀ TORINESE DI SAN GIUSEPPE. - Venne fondata a Torino il 19 marzo 1873 dal servo di Dio sac. Leonardo Murialdo, per dare alla gioventù povera e abbandonata educazione cristiana, formazione professionale e civile sotto la protezione di s. Giuseppe. D. Giulio Costantino e d. Eugenio Reffo furono i suoi primi validi cooperatori nella nobile impresa che in seguito si sviluppò in scuole, oratòri, scuole agricole e professionali, letterarie e tecniche, case-famiglia, dopo scuola, convitti e semiconvitti, parrocchie e missioni con le varie opere di assistenza sociale e culturale, ricreative e soprattutto religiose, nei centri più popolari.
Da Torino la Congregazione si estese a Rivoli, Pinerolo, Vigone, Sommariva del Bosco, Pocapaglia, Milano, Bergamo, S. Margherita Ligure. Del Piemonte, con lo stesso programma, si irradió nel Veneto e nell'Emilia: a Venezia, Padova, Treviso, Oderzo, Conegliano, Vi-
cenza, Montecchio Maggiore, Arcugnano, Thiene, Riva del Garda, Modena, Cesena, richiesta e apprezzata dalle autorità ecclesiastiche e civili, amata e corruppata dalla gioventù e dal popolo. Nel 1904, papa Pio X chiamò la Congregazione a Roma nel quartiere Tiburtino, settore delicato e difficile di apostolato sociale e religioso, dove potè sviluppare in più vasta scala e con frutti più abbondanti il programma di bonifica morale. Dalla capitale si estese alla Bufalotta, S. Marinella, Albano, Napoli, S. Giuseppe Vesuviano, Foggia, Lucera, Sezze, Segesia, Dipignano, Avezzano, con opere varie sempre a beneficio della gioventù e del popolo. A coronamento della sua vita di apostolato la Congregazione assunse nel 1904 anche una missione in Cirenaica. Nei dintorni di Bengasi fondò scuole primarie, scuole di arti e mestieri, un'importante scuola agraria, un ambulatorio assai frequentato dagli Arabi delle oasi e del deserto, nel quale, sanando il corpo, si salvarono tante anime di bambino e di adulti; più tardi l'apostolato giuseppino si estese anche in Tripolitania, nella capitale, a Sidi Mesri, ad Ain Zara.
Nel 1914 i Giuseppini traversarono l'oceano e dal Brasile si portarono in Argentina, nel Cile, nell'Equatore, negli Stati Uniti, svolgendo in missioni interne e anche tra i selvaggi, in opere fiorenti e multiple per la gioventù e per il popolo, il programma del fondatore. La Curia Generalizia fu trasferita nel 1918 da Torino a Roma nel quartiere Tiburtino.
Bibl.: E. Bechis, Il servo di Dio teologo Leonardo Murialdo, Torino 1933; C. Ponizzardi, Un benefattore della gioventù, Torino 1933; E. Reffo, Vita del servo di Dio teologo Leonardo Murialdo, Torino 1938; G. Vercellone, Vita e spirito del servo di Dio teologo Leonardo Murialdo, Bergamo 1941; id., Lettere scelte del servo di Dio Leonardo Murialdo, ivi 1946.
Luigi Casarii
PIATTO GARDINALIZIO. - E un assegno annuo che il papa concede ai cardinali, residenti in Roma o impiegati altrove in servizio della S. Sede, che siano privi di rendite sufficienti a mantenere con decoro la dignità cardinalizia. Tale assegno si aggiunge a quello che i cardinali percepiscono dalle loro cariche, sicché, alcune volte, il papa non assegna loro l'intero p. c., ma quella quota che manca al cardinale per raggiungere l'ammontare del p. c.
Il cosiddetto p. c. esisteva già nel pontificato di Callisto III, perché nel Conclave del 1458 , tenuto per la sua morte, e da cui uscì eletto il card. Piccolomini con il nome di Pio II, questo argomento formò oggetto della capitolazione cardinalizia, ivi sottoscritta (v. Pastor, II, p. 9). A quei cardinali che non avevano 4000 fiorini d'oro di rendita annua ecclesiastica, la Camera Apostolica doveva somministrare 100 fiorini mensili, finché non fosse raggiunta quella somma. Tutto ciò fu confermato nella capitolazione sottoscritta nel Conclave da cui uscì eletto Paolo II (ibid., pp. 283-84).
Ai tempi di Paolo V il p. c. era di 1500 scudi d'oro all'anno e si elargiva ai cardinali che non possedevano 6000 scudi di provento da beni ecclesiastici, somma che si stimava sufficiente a mantenere il decoro della porpora. Alessandro VII, Benedetto XIII e Pio VI crearono cardinali solo quando potarono provvederli dei detti 6000 scudi. Napoleone, quando pretese entrare anche in questo campo dell'attività ecclesiastica, assegnò a ciascuno dei cardinali, detti rossi, per date cardinalizia 30.000 scudi. I nuovi cardinali non percepivano il p. c. finché non era stata loro aperta la bocca, cioè data autorità di esporre il loro sentimento dinanzi al papa ed al loro eminentissimi colleghi; ma poiché prima di ottenere tale autorità potevano alcune volte passare vari mesi, in cui il cardinale, senza rendite, doveva sostenere le gravi spese del cardinalato, Gregorio XVI decretò che appena cessit, senza attendere la detta formalità, si somministrasse loro il p. c. Pio IX nello statuto fondamentale per il governo temporale degli Stati della Chiesa, promulgato il 14 marzo 1848 ( 8 , 9). determina tra l'altro la somma occorrente per il trattamento del S. Collegio dei cardinali.
Attualmente il p. c. ancora sussiste ed è corrisposto in proporzione agli aumenti che ricevono tutti gli altri stipendi; però il suo ammontare è abbastanza modesto.
Prima del 1870 il p. c. era somministrato dalla Ca-
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raera Apostolica a mezzo del prefetto dei SS. Palazzi Apostolici, ora è pagato dall'Amministrazione dei beni della S. Sede, sempre in rate mensili.
BibL.: Moroni, III, p. 274; LVII, p. 133; LXXIV, pp. 270, 344-45. Per altra bibl. v. caddinale.
Guglielmo Felici
PIAUI, diocesi di: v. teresina, diocesi di.
PIA UNIONE DI GESU, MARIA e GIUSEPPE. - Congregazione religiosa a voti semplici fondata nel 1880 da suor Rita Amata di Gesù nel Portogallo e poi trasferita in Brasile in seguito alle leggi cversive.
Approvata il 9 giugno 1902, ebbe le Costituzioni rivedute e approvate dalla S. Congr. dei Religiosi il 10 marzo 1931. Scopo speciale dell'Istituto è l'insegnamento del catechismo, l'educazione e istruzione della gioventù femminile povera e abbandonata, il ricovero di ragazze povere, la cura degli infermi negli ospedali e a domicilio, la redenzione delle donne perdute. Attualmente hanno 21 case, con 120 suore.
BibL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, G. 29.
Agostino Pugliese
PIAZZA, Giuseppe. - Sacerdote, tra i migliori dell'Ottocento romano, n. a Velletri il 18 marzo 1815, m. a Roma il 23 apr. 1893. Ordinato nel 1837, nel 1839 parroco di S. Maria in Trivio a Velletri, segretario del card. Ludovico Micara, nel 1847 vicario generale di Subiaco e poi, per breve tempo, professore, direttore spirituale, rettore del Seminario Vaticano, in seguito rettore del Seminario di Sutri.
Da ultimo fu beneficiato di S. Maria Maggiore e minutante della S. Congregazione di Propaganda Fide per gli affari di rito orientale, ove lavorò per un trentennio: numerosi manoscritti attestano la sua operosità e la sua non comune competenza nella liturgia e nel diritto orientale. Dal 1875 alla morte fu dircitore spirituale del Seminario romano; assetato di Dio croò intorno a sé un'atmosfera di fervore, che incise profondamente nella vita ecclesiastica della Roma di Leone XIII.
Redasse un manuale di Meditazioni per i chierici (2 voll., Roma 1898; $2^{2}$ ed., 4 voll., ivi 1938), largamente diffuso nei seminari d'Italia.
BibL.: C. Sambucetti, Elogio funebre di mons. G. P., Roma 1805; G. Guemini, Mons. G. P., Bologna 1919; G. De Luca, Il libro delle Meditazioni e il suo motore, in Sursum Cardo, 21 (1938), pp. 1-8; M. De Camillus, Mont. G. P., in L'osserv. rom., 9 luglio 1950, p. 5, col. 1.
Antonio Pichini
PIAZZA ARMERINA (EnNA), diocesi di. - In Sicilia, con giurisdizione su 13 comuni. Ha una superfice di 2003 kmq . con una popolazione di 236.000 ab., dei quali 235.500 cattolici; conta 48 parrocchie e 5 santuari, serviti da 136 sacerdoti diocesani e 40 regolari; ha 8 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 318).
Le origini della diocesi sono recenti. Considerato insufficiente per l'aumento delle popolazioni il numero dei vescovati, nel 1805 Ferdinando IV, re delle Due Sicilie, chiese a Pio VII che venisse eretto in P. A. un nuovo vescovato smembrandolo da Catania. Ma solo il 5 luglio 1817 con la bolla Pervetustam locorum originem Pio VII erigeva la nuova diocesi. Nel 1819, mons. Girolamo Aprile Benzo iniziava per primo l'episcopato. Molti furono nel territorio della diocesi gli ecclesiastici che meriterebbero di essere menzionati. Si ricordano i piazzesi cardd. Scipione Rebiba (1497-1572), uno dei padri del Concilio di Trento, ed Emanuele Calascibetta (1622-73); Prospero Intorcatta (v.) della Compagnia di Gesù, missionario in Cina; d. Luigi Sturzo. Degli uomini illustri di Enna: s. Elia (860) monaco dell'Ordine di S. Basilio; s. Luca abate carbonese; il b. Gerolamo de Angelis della Compagnia di Gesù, martire in Giappone (1713); il can. G. Alessi dell'Ateneo catanese, infaticabile studioso (1774-1837).
Monumenti religiosi, santuari, abbaZIE. - Importanti ed artistici monumenti religiosi per vetustà e per

(let. Balbo)
Piazza Armerina (Enna), diocesi di - Cattedrale. Trasformata nel 1719. A destra, avanzi della chiesa normanna.
vicissitudini varie sono andati distrutti. Rimangono, a P. A., il Gran Priorato di S. Andrea, grancia dell'Ordine equestre del S. Sepolcro, edificio di stile normanno (1106), costruito da Simone, conte di Butera; l'Eremo detto di Piazza vecchia sul piano armerino, luogo ove esese l'antica città distrutta da Guglielmo il Male; la chiesa S. Giovanni di Rodi, commenda dei cavalieri gerosolimitani (1200); la grandiosa Cattedrale (1627) che custodisce la sacra immagine bizantina di Maria Santissima delle Vittorie e tesori d'arte sacra (Gagini, Ruzzolone, Caravaggio, Ligozzi, Reni, Paladino, ecc.). Di Enna si cita la chiesa di S. Francesco dal campanile trecentesco; il Duomo adorno di ricco tesoro e di opere d'arte insigni. Di Gela, l'antichissima città fondata nel 688 a. C., si ricorda la chiesa di S. Giacomo con un bel portale gotico, e la bella chiesa matrice con facciata ricavata dalle colonne doriche del tempio di Apollo. Notevoli i santuari : di S. Filippo Apostolo di Aidone, fondato da Adelasia nipote di Ruggero il Normanno; di S. Rocco a Butera; di S. Maria del Bosco di Niscemi e di Maria S.ma del Mazzaro a Mazzarino.
BibL.: G. P. Chiaranda, Piazza, città di Sicilia..., Messina 1654; V. Amico, Dix. topogr. della Sic., $2^{2}$ ed., Palermo 1835; A. Roccella, Storia di P., 7 voll. manoscriti s. d.; C. Minacapelli, Fracacado e vescovi di P. A., $1^{\circ}$ ed., Piazza Armerina 1905; E. Franchino, La diocesi di P. A., ivi 1929. Romano Vito
PIAZZETTA, Giambattista. - Pittore, n. a Venezia il 13 febbr. 1682, m. ivi il 28 apr. 1754.
Determinante per la sua formazione fu il lungo soggiorno a Bologna (fra il 1703 e il 1711), durante il quale frequentò la bottega di G. M. Crespi e vide le opere del Guercino giovane, derivandone il gusto per i problemi luministici e quella solidità formale che rimarranno i caratteri più costanti e più tipici della sua arte. Al periodo bolognese è attribuito un Ercole e Onfale (collez. privata americana). Tornato a Venezia vi rimase fino alla morte, che lo colse in miseria, nonostante l'indefessa operosità e la larga fama acquistata presso i contemporanei (nel 1750 era stato nominato direttore dell'Accademia).
Al primo periodo veneziano appartengono : il S. Ya-
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copo trascinato al martirio (ca. il 1720: S. Stae), in cui la concitazione dei gesti trova rispondenza nel violento chiaroscuro, su una scala ridotta di toni bruni, con tipica colorazione rossastra nelle corni; la Susanna (Uffizi) e, più tardi, il Ritratto di Giulia Lama (già nella collez. Planiscig a Vienna). Tra il 1725 e il 1727 il P. esegul la stupenda Madonna con s. Filippo Neri (S. Maria della Fava) e il soffitto, su tela, con la Gloria di s. Domenico (SS. Giovanni e Paolo), risolvendo problemi di luce, di prospettiva e di spazio che anticipano il Tiepolo, su cui il P. ebbe notevole influsso. Al 1732 sono assegnate altre pale d'altare: l' Angelo Custode e santi (S. Vitale, Venezia) e la drammatica Estasi di s. Francesco (Museo di Vicenza); allo stesso periodo la Giuditta (Acc. di S. Luca a Roma), Pastori (Metropolitan di Nuova York), L'Affere (Galleria di Dresda), il Ritratto di giovane scultore (già nella raccolta Grassi a Firenze).
Nel periodo maturo, che si inizia con L'Assunta (1735) ora al Museo di Lilla, l'artista rischiara le tinie e varia i colori, pur mantenendo la saldezza chiaroscurale delle figure (pala con Tre santi [chiesa dei Gesuati a Venezia, ca. il 1739]). Tale mutamento di gusto è propizio alla realizzazione di soggetti non più drammatici ma patetici, ispirati a episodi della Bibbia o a scene popolari : Rebecca al poxzo (Galleria Brera a Milano), Indovina (Accademia di Venezia), Pastorale (Art Institute di Chicago) e Idillio sulla spiaggia (collez. von Schnitzler a Colonia), questi ultimi eseguiti forse nel 1742. Nel 1744, con la Decollazione del Battista (Museo del Santo a Padova), tornano a prevalere i problemi plastico-compositivi, realizzati con colori nuovamente cupi e con un violento luminismo chiaroscurale. A tale momento appartengono la Cena in Emmaus (Museo di Cleveland) e la Giuditta (Scuola del Carmine a Venezia: variante nella Galleria naz. d'Arte antica in Roma). Segni di stanchezza appaiono nel contenutismo di numerose opere di questo periodo: S. Gaetano (Pinacoteca dei Concordi a Rovigo, dove sono anche due buoni ritratti del P.), Madonna e santi (Meduno, Udine), Madonna e s. Filippo (S. Andrea a Cortona, 1744), Adorazione dei pastori (duomo di Würzburg, 1745), la Morte di Dario (Palazzo Pisani Moretto) e il Muzio Scevola (Palazzo Barbaro a Venezia), nei quali l'unità chiaroscurale del colore si perde nella complessità delle composizioni. Negli ultimi anni si fa sempre più sensibile la collaborazione dei numerosi discepoli e seguaci (G. Angeli, il Maggiotto, il Cappella, il Chiozzotto, G. Lama, ecc.) la cui abbondante e spesso monztona produzione è stata scaverata da quella del maestro per opera essenzialmente del Pallucchini. Fondamentali
per la conoscenza del P. sono i disegni, vere opere compiute e non semplici studi, dei quali rimangono gruppi notevoli all'Accademia e al Museo Correr di Venezia, nelle collez. Alverù e Brass, ivi, nel Museo di Cleveland, ecc. Bibl.: G. Fisoco, s. v. in Thieme-Becker, XXVI, pp. 268-71, con bibl.: R. Pallucchini, L'arte di G. B. P., Bologna 1934; id., Op. med. di G. B. P., in L'Arte, 39 (1936), p. 187 sg.; id., Unbekannte Werke der P., in Pantheon, 1942, p. 49; id., G. B. P., Roma 1943; id., Op. torde del P., in Arte ven., 1947, p. 108; M. Arslan, Studi sulla pittura venez. del primo Setter., in La critica d'arte, 1 (1935-36), p. 184; M. Goering, G. B. P. als Zeichner, in Pantheon, 1941, p. 250; U. Procacci, Op. del P. e della sua bottega a Cortona, in Arte ven., 1947, p. 117. Nullo di Carpegna
PIAZZI, GIUSEPPE. - Religioso dell'Ordine dei Teatini, uno dei più illustri astronomi italiani dei primordi del sec. XIX, n. a Ponte (Valtellina) il 16 luglio 1746 e m. a Napoli il 22 luglio 1826.
Entrò nell'Ordine dei Teatini e compiuti studi superiori di matematica, filosofia e teologia a Roma ed a Milano, presso i Gesuiti del Collegio di Brera, fu consacrato sacerdote ed inviato dapprima a Roma (1778) come professore di filosofia, poi ( 1780 ) a Palermo come professore di calcolo sublime. Alcuni anni dopo, sparsasi la fama del suo sapere, l'abate P. veniva incaricato di fondare a Palermo un osservatorio astronomico, di cui mancava ancora la città. A tale scopo, dopo
un viaggio all'estero per visitare i principali osservatori astronomici allora esistenti, egli scelse la grande torre di S. Ninfa, che domina tutta la città, e vi fondò una specola che rese celebre con i suoi importanti lavori. Tra questi si deve anzitutto ricordare il grande catalogo stellare (il massimo tra tutti i cataloghi di astronomi italiani), che costò al P. venti anni di continue fatiche e venne pubblicato nel 1814 con il titolo Praecipuarum stellarum positiones mediae, ineunte saeculo XIX, ex observationibus habitis in specula Panormitana ab anno 1792 ad annum 1814 (che è la $2^{a}$ ed. dell'opera pubblicata nel 1803 , completata ed emendata con le nuove osservazioni compiute dal 1792 al 1813). L'opera del 1803 pubblicava il catalogo di 6784 stelle; quella del 1814 ne contiene 7646 .
Tale grandioso lavoro, di osservazioni e di calcoli di riduzione, ottenne subito il premio dell'Accademia delle Scienze di Parigi; e rimane ancora di fondamentale importanza, giacché permette di ottenere i «moti propri» delle stelle, confrontando le loro posizioni attuali con quelle determinate dal P. Ciò spiega perché il catalogo del P. abbia formato oggetto di numerosi studi da parte degli astronomi che lo seguirono; l'ultima memoria sull'argomento è quella pubblicata nel 1933 da F. Porro
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negli Atti della Reale Accademia d'Italia con il titolo Fondamenti delle riduzioni per un nuovo catalogo di stelle dedotto dalle osservazioni di G. P. a Palermo.
Altre ricerche molto importanti del P. riguardano la determinazione dell'obliquità dell'eclittica ed il problema della precessione degli equinozi. Ma la scoperta che lo ha reso veramente immortale nella storia dell'astronomia, è quella del primo dei piccoli pianeti compresi tra Marte e Giove, che erano allora completamente ignoti. La scoperta avvenne il $1^{\circ}$ genn. 1801, e cioè esattamente all'inizio del sec. xix; ed il nuovo estro ricevette dal P. il nome di Cerere Ferdinandea, per ricordare la mitologica dea protettrice delle messi della Sicilia e per onorare insieme il re Ferdinando I suo protettore. Nel 1813, dopo la caduta del Murat ed il ritorno della dinastia borbonica, il P. venne incaricato dell'introduzione del sistema metrico decimale nell'allora Regno delle due Sicilie, e due anni dopo (1817) veniva chiamato a Napoli con l'incarico di fondare e dirigere il nuovo osservatorio astronomico sopra la collina di Capodimonte che sovrasta la grande città. Ed ivi lo colse la morte.
Bibl.: B. E. Maimeti, L'astronomo G. P., Milano 1871; P. Melli, Un centenario in onore del p. G. P., Pavia 1901. Giuseppe Armellini
PICCIO, Carnevali Giovanni detto il: v. carnevali, giovanni, detto il piccio.
PICCOLA COMPAGNIA DI MARIA. - Fondata a Nottingham nel 1877 da Maria Potter, con l'assistenza del vescovo mons. Bogshawe.
Il 31 maggio 1886 la S. Congregazione di Propaganda Fide approvò l'Istituto e le Costituzioni. La diffusione della P. C. di M. fu rapida, ed attualmente è presente in Australia, nel Sud Africa, negli Stati Uniti ed in molte parti di Europa con 35 case ed oltre 1000 religiose dedite all'assistenza dei malati e dei moribondi in cliniche ed ospedali.
Bibl.: E. Healy, The life of mother Mary Potter, Londra 1935: C. Maccari, Sul Calvario, vita di madre Maria Potter, Roma 1948. Silverio Mattei
## PICCOLA MISSIONE PER I SORDOMUTI.
- Congregazione religiosa fondata a Bologna nel 1890 dai fratelli sacerdoti Giuseppe e Cesare Gualandi e approvata dalla S. Sede nel 1913.
Si compone di sacerdoti e fratelli laici, consacrati alla istruzione dei sordomuti, e di pia sorelle per le sordomute, con l'insegnamento di un'arte o mestiere adatto alle loro condizioni e possibilità. Ma poiché, tra i vari lati che presenta la sventura di questi minorati, quello morale-religioso è il più compassionevole, perché, capaci di fare il male, in quanto sani di mente, non possono liberarsi, senza una solida formazione spirituale, da una fatale rovina, a questa educazione è diretta tutta l'opera della P. m. per i s. la quale ha case in Roma, Bologna, Firenze, Teramo, Giulianova e negli Istituti provinciali di Venezia e Melfetta.
Bibl.: U. Montevecchi, D. Giuseppe e d. Cesare Gualandi, Bologna 1930; le annate 1913 e' 14 della rivista Epipheta. Silverio Mattei
## PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA. - Congregazione
religiosa, fondata a Tortona da d. Luigi Orione. Approvata dal vescovo nel 1903, ebbe dalla S. Sede il decreto di lode nel 1944. Suo fine speciale è servire la Chiesa, il papa e i poveri.
Tutta e solo consacrata al bene degli umili e dei diseredati, essa svolge il suo apostolato di carità in ricoveri, ospedal, asili, orfanotrofi, artigianati, scuole profes-
sionali, colonie agricole, patronati operai ecc. La diffu fusione fu molto rapida, ed oggi la Congregazione conta centinaia di case sparse in ogni parte. In patria, nell'immediato dopoguerra, ha moltiplicato le sue iniziative e favore dei piccoli mutilati e dei ragazzi della strada, creando centri di assistenza nelle zone più bisognose. Fondazioni caratteristiche della P. O. della D. P. sono soprattutto le case denominate "Piccolo Cottolengo di d. Orione", appellativo con cui il popolo stesso amò battezzare le prime istituzioni caritative aperte dal Servo di Dio a partire dal 1913, per i minorati, i deficienti, i colpiti dalle forme più acute di mali fisici e morali. L'Istituto ha numerose case in Italia e alcune nell'America latina e nell'Europa orientale.
Tutto il complesso della P. O. consta di cinque famiglie religiose: 1) I Figli della Divina Provvidenza : attualmente oltre 800 sacerdoti con un migliaio di chierici. 2) Gli Eremiti, istituiti nel 1897, tra i quali va segnalato il gruppo dei ciechi che vivono nella preghiera e nel lavoro all'cremo di S. Alberto di Butrio. 3) I Coad autori laici, che vestono in borghese ma praticano la regola comune. 4) Le Piccole Suore Missionarie della Carità, fondate nel 1915, dedite al servizio di cucina e di guardaroba in molte case della P. O. della D. P. Hanno anche educandati, asili, laboratori, istituti di educazione. 5) Le Suore cieche sacramentine, che vestono un abito speciale e vivono di preghiera nel loro convento di Tortona.
Bibl.: anon., D. Luigi Orione, Venezia 1940; F. Berrs, L'amica dei poveri, Milano 1940; C. Sterpi, Lo spirito di d. Orione, Venezia 1941; D. Sparpaglione, D. Orione, ivi 1942; E. Pucci, D. Orione, Firenze 1942; M. P. Flik, D. Orione, Brescia 1950. Giuseppe Zambarbieri
PICCOLA SONDA, vicariato apostolico delle Isole della. - Il territorio, detto * Kleine Sunda Eilanden *, il 16 sett. 1913 fu distaccato dal vicariato apost. di Batavia (oggi Djakarta) ed eretto in prefettura apost. di I. della P. S. Ne fu però esclusa l'isola di Flores con le isole annease. L'anno seguente la medesima prefettura fu affidata alla Società del Verbo Divino, incorporandovi anche l'isola di Flores.
Il 12 marzo 1922 la missione venne elevata a vicariato apost. Il 25 maggio 1936 fu distaccato da esso il Timor olandese ed eretto in vicariato apost. omonimo (oggi Atambua). Il 14 luglio 1950 furono distaccate le due isole di Bali e Lombok ed erette in prefettura apost. di Den Pasar, dal nome della città principale di Bali.
Tale circoscrizione comprende un territorio di 10.538 kmq . ed una popolazione di $2.500 .000 \mathrm{ab}$., di cui i cattolici sono 1495 con 113 catecumeni; i protestanti 2220; i maomettani 1.000 .000 ; i pagani 1.495 .000 . Nella isola di Bali

(par carteaia di mons. A. P. Frutar)
Piccola opera della divina provvidenza - Il Villaggio della Cerita - D. Luigi Orione - ai Camaldali, una delle dieci sezioni del Piccolo Comalengo di d. Orione in Genova per i poverissimi.
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gli abitanti sono in massima parte indù e animisti; in Lombok, invece, predomina l'islamismo. Nel 1935 un padre verbita fissò la sua residenza in Lombok. Vi sono 10 padri del Verbo Divino; 5 seminaristi minori, 25 alunni di preparatoria; 5 catechisti; 5 medici; 9 edifici sacri; 2 ospedali; un orfanotrofio; 3 scuole elementari.
L'8 marzo 1951 l'intero territorio del vicariato apost. delle I. della P. S. fu diviso in tre vicariati e cioè : Endeh, Larantuka (v.), Ruteng (v.).
Gli inizi di evangelizzazione delle I. della P. S. risalgono al 1556. Da quella data al 1860 esse furono sotto la cura dei Domenicani portoghesi. Però dal principio del sec. xviri alla metà del sec. xix il lavoro missionario rimase quasi paralizzato, a causa dell'oppressione musulmana e della lotta dei calvinisti olandesi. Nel 1618 fu ucciso per la fede il padre B. da Fortaleza con un confratello. Dal 1860 al 1914 dette isole furono sotto la cura dei padri Gesuiti olandesi. Dal 1914 ad oggi esse sono amministrate dalla Società del Verbo Divino.
Il vicariato apost. di Endeh, cosi denominato dalla città di residenza dell'Ordinario, situata nella parte centrale dell'isola di Flores, comprende tre distretti civili : Ngada, Endeh e Maumore. Vi rimangono temporaneamente annesse le due isole Sumba e Sumbawa, fino a che, trovato un nuovo Istituto missionario disposto ad assumersi quelle isole, non siano costituite in circoscrizione indipendente. Con una superfice di 34.000 kmq ., la popolazione è di 5.200 .000 gh., di cui 243.537 sono cattolici, con 8078 catecumeni; 10.700 sono protestanti; 4.450 .000 maomettani; 450.000 pagani (animisti). Vi sono 79 sacerdoti, di cui 10 indonesiani, 31 fratelli; 92 suore, di cui 42 indonesiane; 2 seminariati maggiori e 100 minori; 982 catechisti; 585 maestri; un ospedale; 10 convitti; 204 scuole elementari; 2 scuole medie; 2 scuole professionali; 3 scuole magistrali. Vi si pubblicano due giornali : Bentan con 3250 copie e Pandu Pendidikan con 2100 copie.
Bibl.: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 4165/51; ibid., Relazione con Sommario. pos. prot. n. 609/51; ibid., Prospectus Status Missionis, 1051, pos. prot. n. 4118/51, 5629/51; AAS, 5 (1913), p. 433; 14 (1922), p. 224; 28 (1936), pp. 450-60; 43 (1951), pp. 99-100, 452-53.
Edoardo Pecoraio
PICCOLE ANCELLE DEL SACRO CUORE. Congregazione fondata nel 1916 da mons. Liviero, vescovo di Città di Castello.
Scopo : accogliere orfani e abbandonati, insegnare il catechismo, visitare gli infermi, assistere i moribondi, aprire scuole elementari e laboratori per ragazze. Il 17 maggio 1938 ebbe il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni. Nel 1947 le suore erano 235, distribuite in 45 Case.
Bibl.: Arch. S. Congreg. dei Relig., C. 135.
Agostino Pugliese
PICCOLE FIGLIE DEI SACRI CUORI DI GESU e MARIA. - Istituto fondato a Parma nel 1865 da Anna Micheli, con la cooperazione di mons. Agostino Chieppi.
L'8 dic. 1905 fu approvato dal vescovo; il decreto di lode è del 10 maggio 1941 insieme con l'approvazione temporanea delle Costituzioni; l'approvazione definitiva è del 13 giugno 1949.
Le suore si dedicano alle opere di carità e di educazione nelle forme più adatte ai tempi presenti ed hanno case anche in terre di missioni. Sono oggi 565 religiose in 75 case.
Bibl.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, P. 125.
Agostino Pugliese
PICCOLE FIGLIE DI SAN GIUSEPPE. Congregazione religiosa fondata a Montréal il 26 apr. 1857 dal sacerdote sulpiziano Antonio Mercier.
Il 20 sett. 1897 ebbe l'approvazione del vescovo ed il 28 genn. 1946 quella della S. Sede. Le religiose si dedicano al servizio del clero ed accudiscono alla confezione di vesti ecclesiastiche e suppellettili sacre, con particolare riguardo alle missioni ed al clero povero. L'Istituto conta presentemente 200 suore con 5 case.
BibL.: Le Canada ecclésiastique, Montréal 1949, p. 978.
Silverio Mattei
PICCOLE FIGLIE DI SAN GIUSEPPE. - Fondate come pia associazione nel 1888, da d. G. Baldo, arciprete di Ronco sull'Adige (diocesi di Verona), per assicurare un regolare servizio all'ospedale da lui eretto nella medesima parrocchia. Furono costituite dal vescovo mons. Bacillieri in Congregazione religiosa, il 20 apr. 1896.
Lo scopo è l'assistenza agli infermi anche contagiosi, negli ospedali, nelle case di cura, nei ricoveri, nei manicomi e a domicilio, e l'istruzione e educazione della gioventù con asili infantili, scuole di studio e di lavoro, collegi, orfanotrofi, convitti femminili, oratori festivi. Il 31 genn. 1913 l'Istituto ebbe il decreto di lode; il 3 apr. 1940 l'approvazione definitiva delle Costituzioni. Conta attualmente 82 case con 515 suore.
BibL.: Arch. S. Congr. Religiosi, V. 72. Giulio Mandelli
PICCOLE OPERAIE DEI SACRI CUORI DI GESU e MARIA. - Fondate ad Acri (diocesi di Bisignano, Cosenza), da d. Francesco Maria Greco (m. nel 1931) e dalla pia signorina Raffaela De Vincenti (m. nel 1936).
Nell'Istituto entrano anche elementi italo-albanesi di rito greco, che conservano il loro rito e costituiscono una sezione a parte in seno all'Istituto. Il Decreto di lode e di approvazione temporanea delle Costituzioni è del 22 dic. 1931; l'approvazione definitiva del 7 luglio 1940. Vari sono gli scopi dell'Istituto: educare e istruire la gioventù, specialmente povera e orfana; accudire alle faccende domestiche nei seminari e collegi ecclesiastici, assistere gli ammalati negli ospedali e a domicilio, e i vecchi nei ricoveri di mendicità. Nel 1949 le suore erano 205 distribuite in 40 case.
Bibl.: Arch. S. Congr. dei Relig., B. 128.
Agostino Pugliese
PICCOLE SERVE DELLA B. M. V. IMMACOLATA DEL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO. - Fondate nella diocesi di Varsavia nel sec. xix. Ebbero il decreto di lode il 27 maggio 1909, quello di approvazione temporanea delle Costituzioni l'8 genn. 1938 e definitiva il 29 marzo 1949.
Fine speciale dell'Istituto è tutelare la vita cristiana, specialmente nei centri urbani e in quelli che si trovano in difficoltà spirituali. Nel 1949 le suore erano oltre 1000 ed avevano 132 case divise in quattro provincie.
Bibl.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, V. 64.
Agostino Pugliese
I PICCOLE SERVE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE. - Nel 1850 nella Polonia occidentale Edmondo Bojanowski adunò alcune pie donne in una sua casa e affidò loro la cura degli orfani. Ad esse l'arcivescovo di Gniezno e Posen concesse i voti triennali, tracciò un metodo di vita e, dopo un periodo di prova, diede loro una Superiora e proprie Costituzioni.
Nel 1860 furono chiamate in Galizia a Premislia; ma la nuova fondazione, per imposizioni politiche, dovette rendersi indipendente dalla casa madre rimasta in territorio soggetto alla Prussia. Nacque cosi