i si deve anche se in varie città del P. il carnevale ha conservato

(fts. Laboratorio fotografico Peracca Giustina)
Piemonte - Cofano orientale (secc. IX-X) - Ivrea, Tesoro del Duomo.
molti dei suoi aspetti tradizionali : famoso è tuttora il carnevale d'Ivrea, al cui centro sta la figura della mugnaia, regina della festa, e che dà luogo alla battaglia delle arance, svolgentesi, durante il corteo, con estrema violenza. In alcuni paesi del Monferrato, sempre nel carnevale, si conserva la festa del pitü, cioè del tacchino, al quale da cavalieri in gara viene staccata la testa; la baldoria si chiude con il testamento del pitü, forma tradizionale di satira cittadinesca. Ad Asti è stato anche ripristinato il palio, ravvivando un costume che risaliva al sec. xili. Aspetti caratteristici presentano anche alcune festività religiose : nel Biellese, ancora si rappresentano drammi sacri, quali il Pastore Gelindo per il Natale, la Passione per la Settimana Santa e il Giudizio Universale nell'estate; si tratta di composizioni di gusto barocco o arcadico, ma eseguite da paesani, e con la partecipazione allo spettacolo di tutto il popolo.
L'arte popolare del P. rivela le sue caratteristiche specialmente negli oggetti di legno, scolpiti dai pastori o da artigiani locali; sono sgabelli da mungere, culle, rocche, arcolai, cassoni nuziali e anche statuette di santi, che recano l'impronta di un gusto innato, un po' rozzo ma intensamente espressivo : tra i motivi ornamentali si ritrova anche quello, antichissimo, della ruota solare; particolare attenzione, sempre tra gli oggetti in legno, merita la grolla, cioè la coppa da vino valdostana, che trae il nome dal mizico Graal e che serve per le tradizionali bevute à la ronde in comitive di amici.
Ricco è anche il patrimonio della letteratura popolare, sia nelle leggende a fondo storico o sacro, oppure relative a maghi, streghe, fantasmi, v uomini selvatici $\times$ ecc., sia nei cantipopolari, in cui prevalgono le canzoni epicolitiche, come testimonia l'importantissima raccolta pubblicata da Costantino Nigra. Infine sono da ricordare, oltre a quelle già citate, le danze popolari, come la corenta e la manfrina o monferrina, diffusasi, quest'ultima, anche lontano del suo centro d'origine. - Vedi tavs: LXNXVII-LNXXIX.
Bibl.: G. Ferraro, Canti popolari monferrini, Torino 1870; id., Superstizzoni, usi e procerbi monferrini, Palermo 1880; C. Nigra, Canti popolari del P., Torino 1888; C. Nigra e D. Orsi, Il Natale in Canavese, ivi 1894; id., La Passione in Canavese, ivi 1892; id., Il Giudizio universale in Canavese, ivi 1896; E. Canzioni, P., Milano 1918; A. A. Bernardy, Forme e colori di vita regionale italiana: P., Bologna 1926; C. Farinetti, Vita e pensiero del P., Milano s. d.; G. Brocherel, Arte popolare valdostana, Roma 1937; V. Majoli-Faccio, L'incantrimo della mezzanotte (Il Biellese nelle sue leggende), Milano 1940; G. C. Pola Folletti di Villa Folletta, Associazioni giovanili e feste antiche, 4 voll., Torino 1939-42.
Paolo Toschi
PIENZA, DIOCESI di. - Diocesi unita a quella di Chiusi, immediatamente soggetta, appartiene alla regione conciliare Etruria; comprende 5 comuni in provincia di Siena. Ha una popolazione di 30.282 ab., distribuiti in 36 parrocchie e 6 vicariati foranei,
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(tel. Alinari)
Pienza, diocesi di - Palazzo vescovile (sec. xv) - Pienza.
conta 108 chiese e oratori, serviti da 44 sacerdoti secolari e 10 regolari; 72 religiose. Patrono della diocesi è s. Andrea apostolo, festa 30 nov.
I. Origine e sviluppo della diocesi. - P., piccola città della Toscana, in provincia di Siena, da cui dista 52 km ., a ca. 8 km . dalla Cassia, su una collina (m. 491), è una delle più caratteristiche città della regione, vero del primo Rinascimento. "Nata da un pensiero da un sogno di bellezza" (Pascoli) di Pio II (E. D. colonini [v.]) che vi nacque il 18 ott. 1405 , quando $r^{\prime}$. era il modesto villaggio di Corsignano; sorse come per incanto in poco più di tre anni dal 1459 al 1462 dopo che il 22 febbr. 1459 Pio II, ritornato per la prima volta a Corsignano, concepì l'ardito disegno di trasformare il luogo natio in una città. Avutone l'incarico, il Rossellino si mise subito all'opera, coadiuvato dai più valenti senesi dell'epoca.
Il Papa vi tornò di passaggio, nel suo ritorno da Mantova a Roma, nel sett. 1460 . Nell'ag. del 1462 i lavori erano quasi ultimati e il Pontefice vi tornò ad inaugurare la realizzazione del suo sogno. Con la bolla Pro excellenti del 13 ag. 1462 chiamò P. il vecchio Corsignano e la elevò a sede vescovile. Il 29 successivo fu consacrata la Cattedrale e il 7 ott. P. ebbe il suo primo vescovo nel nobile senese Giovanni Cinughi.
Pio II con P. elevò a città e diocesi Montalcino facendole aequo principaliter unite sotto la diretta giurisdizione della S. Sede; furono formate con parrocchie staccate dalle diocesi di Arezzo, Chiusi e Grosseto. Rimasero ora unite, ora separate, finché Clemente VIII le separò definitivamente il 23 ott. 1594. Il 17 giugno 1772 Clemente XIV unì aeque principaliter P. con Chiusi; unione che ancora perdura, conservando la diretta dipendenza dalla S. Sede. La diocesi di P. fu a lungo in mano ai Piccolomini (v.).
II. Monumenti religiosi. - Pieve dei SS. Vito e Modesto. A I km. ca. dal centro (verso ovest). La chiesa dell'antico Corsignano: costruzione romanica del sec.II-xII, in rozzi blocchi di tufo, restaurata nel 1925. Vi furono battezzati Pio II e Pio III. S. Francesco, chiesa romanicogotica, preesistente alla creazione di P., restaurata nel 1905. La Cattedrale (dedicata all'Assunta), costruita sull'antica chiesa di S. Maria, della quale furono trovate vestigia nel 1932. E un connubio tra le forme classiche e albertiane nella facciata, forme gotiche e rinascimentali nell'interno, con abside a raggiera e tre navate di uguale altezza, sostenuta da colonne tetrastili. Tale la volle Pio II ad imitazione di chiese vedute in Austria. La chiesa è talmente luminosa che lo stesso Pontefice la chiamò - domus vitrea s. Fatto forse unico nella storia, il 16 sett. 1462 il Papa, allo scopo di impedire qualsiasi alterazione
del tempio, di cui era rimasto entusiasta, emanò una bolla di scomunica contro chi avesse osato in futuro deturparlo in qualche modo. Purtroppo la fretta della costruzione impedial Rossellino di assicurarsi della istabilità dei fondamenti, che nella parte absidale cedettero fin dal tempo della costruzione: così Gregorio XIII il $1^{\circ}$ marzo 1583 dovetue abrogare la bolla di Pio II. Vari sono stati nel corso dei secoli i lavori di consolidamento dell'abside. I più importanti, quelli iniziati il 10 sett. 1911 e terminati nel 1934, che hanno assicurato la stabilità della chiesa e le hanno ridato l'originale bellezza. A destra della Cattedrale sorge il Palazzo papale, ispirato a quello Rucellai di L. B. Alberti a Firenze, e che è il capolavoro del Rossellino. Sulla Piazza, insieme con la Cattedralc e il Palazzo papale sorgono pure il Palazzo vescovile, un preesistente palazzo gotico, adattato al nuovo stile del card. Borgia, poi Alessandro VI, e su un portico di ordine ionico il Palazzo comunale, elegante nella sua austera potenza; più in là il Palazzo Ammannati. A sinistra della Cattedrale, presso l'agile campanile ottagonale cuspidato, vi è la canonica, con il piccolo nia ricco museo, dove possono ammirarsi il celebre piviale, ricchi arazzi fiamminghi, corali, tavole di Sano di Pietro, di Bartolo di Fredi, del Sassetta, di Matteo di Giovanni, di Giovanni di Paolo e del Vecchietto (il cui capolavoro, L'Assunta, è nella Cattedrale). Amcessaal museo una pregevole sala archeologica di oggetti di scavo etruscoromani.
Nei dintorni interessante l'ex-monastero di S. Anna in Camprena, con i primi affreschi del Sodoma, il Castello di Spedaletto (sec. xv), e Monticchiello per la sua importanza storica e artistica. - Vedi tav. XC.
Bibs.: Pii II Commentarii. Roma 1384, passim; H. Holtsinger, P., Vienna 1882; R. West, P., 1905; Venturi, VIII, 1, pp. 186 sgg., 499 sgg.; P. Tiossca, Storia dell'arte it., Milano 1927. pp. 570, 820: G. B. Mannucci, P. e i suoi monumenti, $3^{2}$ ed., Siena 1937; F. Borgagli-Petrucci, P., Montalcino e la Val d'Orcia senese, $2^{2}$ ed., Bergamo 1933; A. Barbacci, Il restauro del domus di P., Siena 1934; A. Schiavo, Mommenti di P., Roma 1942; A. Torriti-Formiclo, P., Siena 1930.
## PIE OPERAIE DELL'IMMACOLATA CON-
CEZIONE. - Fondate nel 1744 da mons. Fr. A. Marcucci, vescovo di Montaldo Marche.
Lo scopo è l'istruzione e la formazione civile e religiosa dei bambini negli asili infantili, e delle fanciulle nei collegi, scuole, orfanotrofi. Il 6 dic. 1777 l'Istituto ebbe da Pio VI, il breve di lode "quale monastero di oblate» sotto il titolo e abito dell'Immacolata Concezione della B. V. Maria. Con la nuova giurisprudenza della Congregazioni a voti semplici, il monastero si cambio in una Congregazione moderna, modificando nel 1932 le antiche costituzioni. Attualmente nell'Istituto vi sono 130 suore distribuite in 20 case.
Bibl.: Arch. S. Congr. Religiosi, A. 69. Giulio Mandelli
PIERANTONI, Livia. - In religione suor Agostina, n. a Pozzaglia (Perugia) il 27 marzo 1864, m. a Roma il 13 nov. 1894.
Entrata fra le Suore della Carità nel 1886, fu addetta all'Arciospedale di S. Spirito in Sassia, a capo del reparto dei tubercolotici, dove dimostrò verso tutti una pazienza e carità ammirabili e dove volle rimanere nonostante fosse tocca dal male e spesso maltrattata e vituperata da alcuni di quegli infermi. Uno di questi, convalescente, ma licenziato per malvagia condotta, persuaso che a denunciarlo fosse stata suor Agostina, decise di vendicarsi; entrato non visto nell'ospedale, attese al varco la vittima e la colpì con sette colpi di pugnale fino a spezzarle il cuore. Suor Agostina ebbe funerali straordinari; ma il ricordo benefico delle sue virtù fu quello che indusse a iniziare i processi di beatificazione. La sua causa fu introdotta nel 1946.
Bibl.: [R. Ballerini], Necrologio, in Civ. Catt., 1894, iv, pp. 615-20; AAS, 30 (1946), pp. 364-66. Celestino Testore
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(fot. Alinari)

(fot. Zidarson).
In alto: LA «FLAGELLAZIONE» - Urbino, Palazzo ducale. In basso: SIGISMONDO P. MALA-
TESTA INGINOCCHIATO DAVANTI A S. SIGISMONDO - Rimini, Tempio Malatestiano.
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In alto a sinistra: GESƯ MORTO SORRETTO DALLA VERGINE. Dipinto di Giovanni da Milano (sec. xiv) - Firenze, Galleria antica e moderna. In alto a destra: GESU MORTO IN GREMBO ALLA MADRE. Dipinto di Cosme Tura (ca. 1485) - Venezia, Museo civico. In basso: GESU SORRETTO DALLA VERGINE E S. GIOVANNI. In basso gli strumenti della Passione. Dipinto di Bartolomeo Bonasia (1488) - Modena, Pinacoteca.
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(per cartezia della dutt. L. v. Wilckens)

(fol. R. Zanzaini)

(fol. Alinari)

(fol. Burotti)
(fol. Burotti)
In alto a sinistra: PIETA. Terracotta (ca. 1430) proveniente da Unna - Münster in V., Landesmuseum. In alto a destra: PIETA di bottega michelangiolesca, forse di Jacopo del Duca (ca. 1550) derivata da un disegno del Buonarroti - Biblioteca Vaticana, Museo cristiano. In basso a sinistra: PIETA. Scultura di Antonio Montauti (ca. 1730) - Roma, basilica di S. Giovanni in Laterano, cappella Corsini. In basso a destra: PIETA di L. Andreotti (1926) nella cappella di S. Croce in Firenze dedicata alla Madre italiana.
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(da Wilpert, Pitture, tav. 94)

(do H. Achelis, Die Katolomben von Neapel, Lipsia 1936, tav. 4)

(da Wilpert, Mosaiken, lave. 118-19)
In alto a sinistra: S. PIETRO IN ATTO DI LEGGERE LA LEX CHRISTI. Affresco del iv sec. - Roma, Cimitero inter duas lauros. In alto a destra: BUSTO DI S. PIETRO. Affresco del sec. v nella catacomba di S. Gennaro - Napoli. In basso: LA TRADITIO CLAVIUM. Affresco (668-85) del cimitero di Commodilla Roma.
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(Stt. Alinari)
Pier Damiant, santo - Particolare del polistato di S. Rufino di Niccolò Alunno (1460) - Assisi, Duomo.
suo avviamento allo studio ( $O p$., 47 : PL 145, 710715 ccc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma ( $O p$., 51, 13 : ibid. 145, 762; $O p$., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, perché entrò nell'eremo di Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma ( $E p$., VI, 32 : ibid. 144, 429; Op., 15, prol.: ibid. 145, 335).
Afflitto dai mali della Chiesa, di cui i più palesi erano la simonia e l'immoralità del clero, entrò in relazione con Gregorio VI, il primo papa che fece sperare una riforma ( $E p$., I, 1,2: ibid. 144, 205-207). Le ingiunzioni dell'imperatore Enrico III, che la voleva collaboratore del papa tedesco Clemente II, vinsero le ultime riluttanze del suo animo, anelante solo alla contemplazione ed alla mietica ( $E p$., 1, 3 : ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5 : ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhianus (Op. 7 : PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma ( $E p$., I, 4 : ibid. 144, 208-209). La sua attività ( $E p$., I, 5 : ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riusci così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8; ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
niache, contro quella del card. Umberto di Selva Candida (cf. L. Saltet, Les réordinations..., Parigi 1907, p. 190 sgg.).
Creato pontefice il suo compagno nella legazione di Milano, Anselmo da Baggio, con il nome di Alessandro II (1061-73), egli ne sostenne caldamente le parti contro l'antipapa Cadalo ( $E p$., I, 20, 21 : ibid. 144, 237-54), pur compiendo, nel suo zelo, passi disapprovati da parte dei suoi ( $E p$., I, 16 : ibid. 144, 235). Pensava, come è evidente anche nella Disceptatio Synodalis, l'opera sua più direttamente politica, scritta nel ro62 (in MGH, Libelli, I, ed. cit., pp. 76-94), che convenisse mantenere ad ogni costo l'armonia tra Papato e Impero, quando, invece, le maggiori difficoltà per la sospirata riforma derivavano proprio dall'Impero e dal faicato. Deluso, bramava la pace del chiostro, e riusci prima a strappare il permesso di ritorno al suo eremo dell'Avellana e più tardi quello di rinunciare alla sede di Ostia. Ma ogni tanto era chiamato per nuove missioni: nel ro63 a Cluny per la difesa dei privilegi della Congregazione contro Dragone, vescovo di Mâcon (De gallica profectione: PL 145, 863-80); poco dopo (ro63) a Firenze per un'indagine sul vescovo Pietro, accusato di simonia e da lui assolto per mancanza di prove ( $O p$., 30: ibid. 145, 523-30): nel ro69 a Magonza per distogliere Enrico IV dal divorzio con Berta di Torino, missione coronata da temporaneo successo; nel ro71 a Montecassino per la consacrazione della chiesa: nel 1072 a Ravenna per riconciliarla con la Sede Apostolica, dopo l'interdetto comminato alla città per il parteggiare dell'arcivescovo Enrico per l'antipapa. Di ritorno mori a Faenza nel monastero di S. Maria fuori Porta, nella notte tra il 22-23 febbr. Fu universalmente venerato come santo sino dal momento della sua morte. Leone XII lo onorò con il titolo di dottore ( $1^{\circ}$ ott. 1828, cnot. Preciulentissimus Deus, in Decreta auth. Congr. S. Rit., Roma 1898-1912, n. 2663). Dante lo colloca nel setrimo cielo tra i contemplativi (Parcd., XXI, 43-99). Qualche Jantusta ha voluto trovare, forse non del tutto a torto, in alcuni brani delle opere di s. P. D. una delle fonti del Poeta per il De Monarchia e la Divina Commedia (cfr. E. Anzalone, Dante e P. D., saggio, Acireale 1903; P. Amaducci, La diretta dipendenza della Divina Commedia...S. Marino 1934: L. Cicchitto, Alcuni riscontri tra s. P. D. e Dante, Roma 1948).
II D. scrittore suscita interesse come filosofo (nemico però della d.alett'ca applicata al dogma), maggiore come teologo (nella questione delle riordinazioni soprattutto, nelle questioni sacramentarie in genere e mariologiche) e come giurista; ma soprattutto come scrittore ascetico (è il teorico della vita eremitica), e come fonte storica dei suoi tempi. In complesso, nel suo secolo, così povero di scritti e di scrittori, va considerato il più grande nei vari campi delle scienze teologiche, pur senza avere opere di grande mole. I suoi scritti, spesso polemici, constano di alcune Vitae Sanctorum (di cui la più celebre la Vita Romualdi), di numerose lettere ed opuscoli, che costituiscono la parte più cospicua; di alcuni Carmina et Preces e di vari Sermones.
Di questi ultimi molto discussa è l'autenticità: 19 sono dati come certamente spuri ed assegnati a Nicola di Clairvaux (cf. I. I. Ryan, St Peter D. and the sermons of Nicholas of Clairvaux : a clarification, in Medieval Studies, 9 [1947], pp. 151-61). E poi noto che s. P. D. era stato esortato dall'amico Ildebrando a comporre una Collectio canonica per documentare meglio la verità e antichità del " privilegium Romanae Ecclesiae ", cioè del primato e della sovrana indipendenza del Pontificato Romano (Op., 5 : PL 145, 89-90, 92).
Si può ritenere che quest'opera sia la Collectio che va sotto il nome di LXXIV Titulorum che il Michel, con soli argomenti interni, rivendica al card. Umberto di Selva Candida (cf. A. Michel, Die Sentenzen des Kard. Hombert..., Lipsia 1943).
RisL.: opere in PL 144-45: ed è la ristampa dell'ed. curata da C. Gaetani nel 1606, 1608, 1612, 1640, con l'aggiunta di opuscoli scoperti da A. Mai, Scriptorum veterum nova collectio, VI, Roma 1832, pp. 193-244. Vanno aggiunti: Sermo de die mortis, in Meditationes divi Augustini... Brescia 1498, pp. 11-111; Concordia... inter eremum Gamagni, ed. J. E. Mitta-
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(fol. Euc. Galt.)
Pian delle Vigne (de Vineis) - P. d. V. in cattedra. Ministura del cod. Ottoboniano lat. 1101, f. I. (sec. xiv) contenente le epistole di P. d. V. - Biblioteca Vaticana.
relli-A. Costadoni, in Annales Camaldulentes, II, Venezia 1736. II, Appendix, p. 171 sgg.; IX, pp. 11-13; Sermo de s. Raphillo (di dubbia autenticità), in Ughelli, II, pp. 594-98; Sermo de Absalone, ed. P. H. Ballerini: PL 36, 1121-24; Sermo ad socerdotes, ed. A. Mai, in Spizilegium Romanum, IV, Roma 1844, pp. 316-22; Ordo ad communicandum, in Bibliotheca Casimmiti, IV, Montecassino 1894, pp. 306-307; nonché alcune lettere ed inni, in A. Wilmart, Auteurs spirituels et textes dévats du moyen âge latin, Parigi 1932, pp. 138-46; Le recueil des poénes et des prières de st Pierre Damien pour l'adoration de la Croix, in Ren. de sciences religieuses, 9 (1929), pp. 313-23; Ep. Agneti imp., già cit.; Due lettere nuove di s. P. D., ed. da A. Campana in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1 (1947), pp. 83-90; I. Leclercq, Une lettre inédite de st Pierre Damien sur la vie érémitique, in Studia Anselmiana, 17-18 (1947), pp. 283-93, ed una lettera, ancora inedita Ep. de Salomone utrum salvus sit, cod. Urb. lat. 69, f. 193*, Marca un'ed. critica completa; ed. più recenti, ma parziali: L. de Heinemann, in MGH, Libelli, I, cit.; G. Waitz, ibid., Scriptores, IV, pp. 846-54; P. Brezzi-G. Nardi, S. P. D., De divina omnipotentia, ed altri opuscoli (con trad. it.), Firenze 1943; A. Kolping, Petrus D. Das Buchlein vom Dominus vobiscum, Düsseldorf 1949.
La fonte principale per la biografia è la Vita, scritta dal discepolo Giovanni da Lodi: PL 144, 113-46. Da segnalare come il più notevole lavoro per la vita: F. Neukirch, Das Leben des Petrus D., Gottinga 1873; per la cronologia delle opere: F. W. E. Roth, Der hl. Petrus D. nach den Quellen neubearbeitet, in Studien und Mitteilungen aus dem Benedictiner u. dem Cister-cienzer-Order, 7 (1886), fasc. 1, pp. 110-34; fasc. II, pp. 327-74; fasc. III, pp. 43-66; fasc. IV, pp. 321-36; 8 (1887), fasc. 1, pp. 56 64; fasc. II, pp. 210-16.
Per tutte le bibl. intorno al Santo, anteriore al 1907, cf. U. Chevalier, Répertoire des sources historiques du M. A., Biobibliographie, II, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1907, coll. 3708-10; cf. pure sotto Gregorio VII, ed inoltre: R. Biron, S. P. D., Roma 1909; L. Kühn, Petrus D. u. die weltliche Anschauungen über Staat u. Kirche, Kaffetuftn 1913; H. Schubert, Petrus D. als Kirchen politiker, in Festgabe von Fludgenetzen u. Freunden K. Müller, Tubinga 1922, pp. 83-102; M. Mende, Petrus D., I, Breslavia 1933; S. Baldassarri, La mariologia in s. P. D., in Scuola cattolica, 61 (1933), pp. 304-12; J. Denis, Les thóories politiques de Pierre Damien, Parigi 1934; P. S. Leicht, In locum quendam Petri D.,
in Acta congr. juridici int., II, Roma 1935, pp. 303-307; I. Cavigioli, De sententia s. Petri D. circa absolutionem compless in peccato turpi, in Apollinaris, 12 (1939), pp. 35-39; J. De Ghelinck, Littérature latine au moyen âge..., II, Parig 1939, pp. 69-73; A. De Girolamo, La teologin sacramentaria di s. P. D., Napoli 1942; V. Vailati, La devecione all'umanità di Cristo nelle opere di s. P. D., in Divus Thomas, 46 (1943), pp. 78-93; A. Giabbani, La spirito della regola di s. Benedetto e la vita monastica eremitica secondo s. P. D., in Benedictina, 1 (1947), pp. 135-56; O. J. Blum, S. Peter Damian, his teaching on the spiritual life, Washington 1947; P. Palazzini, Note di diritto romano in s. P. D., in Studia et documenta historine et iuris, 13-14 (1947-48), pp. 233-68. Pietro Palazzini
PIER DELLE VIGNE (de Vineis). - Celebre ministro di Federico, n., pare, a Capua verso il 1190, se è vero che cra sui sessanta anni al momento della sua disgrazia politica. Dalle sue lettere risulta che la famiglia era di condizione modesta, ma il padre, Angelo, era già giudice a Capua. Secondo una affermazione dell' astrologo Guido Bonatti, sembra che P. studiasse diritto a Bologna, ma dalle sue lettere risulta solo che egli studiò sotto Giacomo di Amalfi, vescovo di Patti ed arcivescovo di Capua.
Secondo Enrico di Iacrina, P. fu presentato a Federico II da Bernardo arcivescovo di Palermo, il che può essere avvenuto nel dic. 1220 quando l'Imperatore fu a Capua. Nel 1225 P. compare con il titolo - magnac curiae iudes -; dopo il 1245 fu pruronotario imperiale e logoteta. Dal 1238 al 1247 è indicato quale - familiaris domini -cioè consigliere intimo dell'Imperatore. Nel 1230 aveva partecipato alle trattative per la pace di S. Germano ed accompagnato Federico II a Caprano per gli accordi finali. L'anno seguente interviene ai lavori di redazione delle Costituzioni di Melfi: una tradizione antica gliene attribuisce anzi il merito principale, ma oggi si pensa che $P$. fosse solo un collaboratore di Giacomo di Amalfi al quale infatti vanno i rimproveri di Gregorio IX per quelle Costituzioni. Nel 1231 fu ripetutamente ambasciatore di Federico II al Papa, al fianco però di un alto dignitario ecclesiastico che ne aveva perciò la direzione mentre a P. toccava l'effettiva trattazione degli affari. Nel 1234 P. fu in Inghilterra per le trattative del matrimonio di Federico con Isabella Plantageneta ed il 22 nov. 1234 diede l'anello alla sposa a Westminster, come procuratore dell'Imperatore. Nel 1235 è al fianco di Federico in Germania e di là viene mandato in Italia a trattare con i Comuni imperialisti e prese parte importante al Convegno di Piacenza. Confidente sicuro dell' Imperatore, nel 1237 va con Hermann von Salza dal Papa, poi a Mantova con Taddeo di Sessa a trattare con i Legati papali. Dopo Cortenuova (1237) segue Federico II in Piemonte, poi sotto Brescia e a Padova dove, in occasione della nuova scomunica di Gregorio IX contro Federico, parla al popolo in difesa dell'Imperatore.
Più tardi prende parte alle trattative con il S. Collegio e con Innocenzo IV : nel 1244 a Roma con Taddeo di Sessa giura i patti dell'accordo che poi Federico II non ratificò. Stette quindi al seguito dell'Imperatore a Foggia, a Verona, a Torino e di là andò ambasciatore a Luigi IX di Francia per averne la mediazione nel conflitto con il Papa. Nel 1247 è di nuovo a Torino presso Federico II per un accordo tentato attraverso il conte di Savoia; segue quindi l'Imperatore all'assedio di Parma.
Nel genn. 1249 era con Federico II a Cremona quando d'improvviso perdette il favore imperiale. Se ne ignora il motivo. Si pensò che venisse sospertato o accusato di connivenza con Innocenzo IV o che la politica da lui seguita provocasse da ultimo l'ira di Federico, o che cortigiani e rivali lo accusassero di cospirazione contro l'Imperatore. Federico II accennando a P. dice : "Pravae suggestionis et scandali multiformis Petri videlicet, Symonia alterius, proditoria, qui ut haberei loculus vel impleret, equitatis virgam vertebral in colubrum ". Ma l'accusa di corruzione e di venalità era forse solo il pretesto per colpire l'ex favorito. Federico lo accusa di averlo voluto avvelenare: l'informatissimo cronista inglese Matteo Paris riprende tale accusa; Dante invece fa P. vittima delle calunnie di cortigiani invidiosi. Arrestato a Cremona nel
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febbr. 1249, trasferito a Borgo Donnini, P. fu poi condotto in catene dietro all'Imperatore nel suo trasferirsi a S. Miniato dove fu processato e condannato all'accecamento. Un cronista piacentino lo fa morto in carcere in conseguenza della barbara esecuzione; Matteo Paris e Dante (Inf., XIII) raccolgono la voce del suicidio (apr. 1249).
Pare che P. avesse moglie e figli; le notizie della sua attività letteraria ancora meritano un attento esame critico: nel suo epistolario sono da distinguere le lettere sue da quelle non sue; si hanno discorsi politici, un trattatello politico, un poema latino sui mesi dell'anno, una satira in quartine monorime contro il clero ed alcuni componimenti politici in volgare.
BibL.: per le lettere di P., v.: Petri de Vinca, Epistolarum libri VII, ed. Ischus, 2 voll., Basilea 1750, 1789. Importanti ma non essurienti ricerche quelle di G. de Blasiis, Della vita e delle opere di P., Napoli 1860; e di Huillard Brebelles, Vie et correspondance de Pierre de la Vigne, Parigi 1864. V. inoltre A. Del Vecchio, La legislazione di Federico II illustrata, Torino 1874; V. Graefe, Die Publicisth im letzten Kämpfe zwischen Friedrich II. und Papst Gregor IX., Heidelberg 1900. V. anche bibl. di riorasco II.
Francesco Capuano.
PIERIN DEL VAGA, Pietro Buonaccorsi, detto. - Pittore n. a Firenze nel 1501, m. a Roma il 19 ott. 1547. Appartiene alla schiera romana dei seguaci di Raffaello. Scolaro, a Firenze, di un Andrea - dei ceri -, poi di Ridolfo del Ghirlandaio, divenne quindi aiuto di un pittore locale, detto «il Vaga (onde il soprannome), che lo condusse a Roma.
Quivi collaborò agli affreschi delle Logge Vaticane (il Vasari gli assegna parecchi episodi, quali : Gli Ebrei che passano il Giordano; La distruzione di Gerica; Giame che fermn il sole, ecc.). Compì, con squisito senso decorativo, i medaglioni della Sala dei Pontefici nell'Appartamento Borgia, i fregi delle cornici e il tondo centrale (Vasari). Lavorò poi anche in case private, come nel Palazzo Baldassini (Via delle Coppelle) e nella Palazzina Altoviti (frammenti di affreschi ora nel Museo di Palazzo Venezia). Si conservano di P. del V. una Pietà in S. Stefano del Cacco, gli affreschi, lasciati incompiuti, nella Cappella Pucci in Trinità dei Monti, gli affreschi nella Cappella del Crocifisso in S. Marcello al Corso (1525). Fatto prigioniero durante il Sacco di Roma, P. d. V. si recò a Genova, ove fra l'altro lavorò in Palazzo Doria, affrescando varie sale; con uno stile manieristico impetuoso ed abile insieme (Giove fulmina i Giganti; Trionfo di Scipione, ecc.), stile che fu poi esemplare per i pittori genovesi. Nel 1539 ritorna a Roma e dipinge nella Cappella Massimi in Trinità dei Monti insieme a Daniele da Volterra, a Castel S. Angelo (Sala del Perseo) ecc. Altri dipinti da ricordare sono: Il Trunsto della Vergine nella Chiesa di S. Maria Assunta in Trevignano, molto aderente al gusto del Penni e di Giulio Romano; alcuni monocromi nello zoccolo della Stanza della Segnatura; la Galatea, di un raffaellismo prezioso; la Natività (del periodo genovese, datata 1534, ora in America); la bellissima Madonna della collezione Northbrook; e le altre a Pisa (Cattedrale), a Madrid (Prado), a Vienna (Galleria Liechtenstein) ecc.
BibL.: G. Vasari, Le vite de più eccellenti pittori, ed. Milanesi. V. Firenze 1886, p. 587 sgg.; v. inoltre R. Borghini, Il Riposo, Firenze 1584, p. 46 r ; G. B. Armenino, De veri precetti della pittura, Ravenna 1587; G. Vasari, Vita di P. del V., con una introduzione di M. Labò, Firenze 1912; H. Voss, Die Malerei der Spatremassance in Rom und Florenz, Berlino 1920; Venturi, IX, II, p. 404 sgg.; M. Labò, s. v. in Thieme-Becker, XXXIV, p. 34 sgg.
Luigi Ginniti
PIERIO. - Presbitero in Alessandria, m. ca. il 300. Capo della scuola catechetica. Il suo posto nella successione dei maestri non è chiaro. Certo è che era maestro di Panfilo e perciò aderente di Origene, un «Origenes iunior» (v. s. Girolamo, De vir. illustr., 76). Si studiavano le sue opere insieme con quelle di Origene e Didimo (v. Palladio, Historia lausiaca, ed. C. Butler, I, Cambridge 1898, p. 34, 7. cf. p. 149, 14). Eusebio (Hist. eccl., 7, 32, 26) descrive P. come asceta, filolofo, esegeta e predicatore.
Secondo Girolamo (De vir. ill., 76), P. sarebbe vissuto dopo la persecuzione a Roma. Filippo di Side l'identifica

(fot. Alinari).
Pietin del Vaga, Pietro Buonaccorsi, detto - Particolare della decorazione a stucchi della vòtta della Sala Regia - Palazzo Apostolico Vaticano.
con il martire P. che aveva una chiesa ad Alessandria, chiesa che conosce anche Epifanio (Haer., 69, 2, 4; ed. K. Holl [CB, 25], Lipsia 1915, p. 153). Fozio, Bibl., cod. 119, conosceva di P. un'opera in 12 trattati. Probabilmente un volume miscellaneo, contenente esegesi, prediche e una orazione commemorativa sul martire Panfilo. Girolamo conosce Pierii exemplaria del Nuovo Testamento, o una recensione del testo sacro, o note marginali. Secondo Fozio avrebbe insegnato la preesistenza delle anime.
BibL.: Ad. Harnack, Geschichte der altchristlichen Literatur, I, Lipsia 1893, p. 339; II, II, 1904, p. 36 sgg.; Bardenhewer, II, p. 234 sgg.; L. B. Radford, Three teachers of Alexandria: Theognastus, Pierius and Peter, Cambridge 1908; G. Fritz, s. v. in DThC, XII, coll. 1744-76. Il testo dei frammenti di P. in PG 10, 241-46 e presso C. de Boor, Neue Fragmente des Papias, Hegesippus und P. in bisher unbekannten Excerpten aus der Kirchengeschichte des Philippus Sidetes (Texte und Untersuchungen, 5, 11). Lipsia 1888, pp. 165-84.
Erik Peterson
PIERLEONI, PIETRO: v. ANACLETO II, ANTIPAPA. PIERLING, PAUL. - Gesuita, n. a Pietroburgo il $1^{\circ}$ giugno 1840, m. a Bruxelles il 25 febbr. 1922. La sua famiglia, di origine bavarese e schiettamente cattolica, si era stabilita in Russia verso la metà del sec. xviri. Cinque dei suoi membri entrarono nella Compagnia di Gesù : cioè, oltre il p. Paolo, il fratello maggiore Giuseppe, il suo stesso padre divenuto vedovo e due dei suoi zii.
P. entrò nel noviziato dei Gesuiti nel 1856 e fu ordinato sacerdote nel 1869 . Fino al 1877 rimase in Austria e in Italia, poi, avendo il p. Gagarin (v.) fondato a Parigi fin dal 1893 l'Opera dei SS. Cirillo e Metodio, la Biblioteca Slava e la Revue des Etudes religieuses, allo scopo di lavorare in tutte le maniere per la riunione dei dissidenti, il P. ottenne nel 1877 di associarsi al suo confratello e compatriota. Da allora in poi consacrò tutta la sua vita agli studi storici, e particolarmente ai rapporti fra la S. Sede e gli zar, dal primo tentativo di unione nel Concilio di Lione (1274). Questa storia era allora completamente sconosciuta in Occidente; i Russi inoltre l'avevano falsata. Era quindi un'opera insieme scientifica e aposto-
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(per cortesia del p. Ortiz De Urbina, S. J.)
Pizzicino, Paolo - Ritratto.
lica, quella di riferire su tutte le fasi secondo i documenti raccolti nelle migliori fonti e specialmente negli Archivi del Vaticano. Il P. dette prima una serie di monografie che poi riunì e completò nel suo capolavoro La Russie et le Saint-Siège ( 5 voll., Parigi 1896 1912), che sarà ancora per lungo tempo molto autorevole in materia. Eccellente bibliofilo e in buoni rapporti con gli intellettuali del suo paese, il P. accrebbe considerevolmente la Biblioteca Slava facendola nella sua specialità una delle più preziose dell'Europa occidentale. Nei suoi ultimi anni il P. visse a Bruxelles, lasciando il ricordo di un eccellente e dotto religioso.
BibL.: E. Rosa, In memoria del p. P. P., in Civ. Catt., 1022. 11, pp. 313-12; E. Schmoorlo, Il reo. p. P. e i suoi lavori storici su la Russie, ibid., pp. 316-22. Giuseppe Maria Roudt de Journei
PIERO di Cosimo. - Pittore, n. a Firenze nel 1462, m. forse nel 1521. E una delle personalità più singolari dell'ultimo Quattrocento toscano, per l'estro bizzarro dell'invenzione fantastica - evidente anche nei vivaci particolari che animano gli sfondi delle scene sacre - per la sottile penetrazione psicologica, per la delicata sensibilità ai problemi luministici : qualità che non furono senza conseguenze nell'arte dei pittori fiorentini dell'inizio del 'soo.
Ebbe per maestro Cosimo Rosselli, con il quale collaborò negli affreschi (Predica sul monte, Guarigione del lebbroso) che questi eseguì nella Cappella Sistina (1481). Ritornato nell'ambiente colto e raffinato di Firenze (era amico di Poliziano), vi attinse gli elementi per la ricostruzione estrosa e idillica di quel mondo di miti pagani che doveva diventare uno dei temi prediletti della sua pittura. Una delle prime sue opere sembra essere stata il pannello di cassone nuziale con la Storia di Giasone, dipinto probabilmente per le nozze Albizzi-Tornabuoni (1486). Quasi alla stessa epoca risalgono: Battaglia dei Centauri e dei Lapiti (Londra, National Gallery); Vulcano ed Eolo (Ottawa, Museo); Ila e le Ninfe (Nuova York, collezione Duveen, già Benson), due Scene di caccia (Nuova York, Metropolitan Museum) e una Foresta popolata di animali (Oxford, Ashmolean Museum); dipinti nei quali sarebbero da riconoscersi i pannelli fatti eseguire secondo il Vasari da Francesco del Pugliese, patrono dell'Arte della Lana, per la decorazione di una stanza. Sempre a questo periodo, in cui l'influsso del Signorelli, di Filippino e del Botticelli si sostituiscono all'iniziale atteggiamento rosselliano, sono generalmente assegnati il pannello con Venere e Adone (o Venere e Morte, Berlino, Kaiser Friederich Museum) e il supposto ritratto di Simonetta Vespucci (Chantilly, Museo Condé) che il Douglas assegna invece ai primi anni del ' 500 , ritenendoli, insieme con il pannello della Morte di Procri (Londra, National Gallery), coevi alla Pala dell'Ospedale degli Innocenti. Opera fondamentale della maturità è la Visitazione (Washington, National Gallery), dipinta per la cappella di Gino Capponi in S. Spirito, nella quale appare anche una diretta conoscenza dell'arte fiamminga. Alla Visitazione si ricollegano: il Presepe (già Quincy Shaw), la Madonna col Bambino (Louvre), il tondo con la Sacra Famiglia (Dresda, Museo), la citata Pala dell'Ospedale degli Innocenti (Madonna e Santi; 1500 ca.), dipinti nei quali il chiaroscuro di P. si afferma con accenti personali; nonché i due Bacconali (Cambridge, Mass., Fogg Museum of Art; Worcester, Mass., Museum of Art) notevoli per l'invenzione estrosa ed il chiaroscuro vibrato.
L'influsso di Leonardo, di ritorno a Firenze nel 1500 , è preponderante, specie per il senso chiaroscurale, negli ultimi dipinti di P.: i ritratti di Giuliano di Sangallo e Francesco Giamberti (L'Aia, Galleria), il Ritratto di signora come Maddalena (Roma, Galleria Corsini); le due pale d'altare: la patetica Pietà di Perugia (Galleria nazionale dell'Umbria) e l'Immacolata Concezione degli Uffizi; nonché alcuni pannelli mitologici (Storie di Perseo e Storie di Prometeo agli Uffizi, a Monaco e a Strasburgo).
BibL.: B. Dezenhart, s. v. in Thieme-Becker, XVII. pp. 15-17; R. Langton Douglas, P. d. C., Chicago 1946 (con bibl). Analia Mezzetti
PIERO della Francesca. - N. nel 1416 ca. a Borgo S. Sepolcro, m. ivi nel 1492, il grandissimo artista ebbe contatto con la pittura senese del primo Quattrocento (soprattutto quella del Sassetta, operante in S. Sepolcro), con quella di Masaccio, di Paolo Uccello e di Domenico Veneziano, ma la sua personalissima natura si orientò subito verso una determinante architettonica, risultato ultimo delle ricerche fiorentine degli inizi del Rinascimento : la naturale disposizione ai ritmi architettonici gli dettò, sul finire della vita, il celebre trattato De perspectiva pingendi, dal quale Luca Pacioli derivò gran parte dei suoi studi matematici.
L'istintiva misura geometrica del suo spirito fu largamente compensata da una visione intuitiva, limpida e naturale del mondo circostante, cio che gli permise di fondere armonicamente insieme la speculazione matematica con l'immediatezza dell'esperienza ottica, quasi fiamminga. Il Battesimo della Galleria nazionale di Londra, segno, con la tavoletta dell'Accademia di Venezia, S. Girolamo e un donatore, il punto di partenza d'una sottile e riserbata pittura, nella quale il volume dei corpi è ottenuto per effetto della semplificazione formale e dei rapporti di tono tra i vari oggetti del quadro. La luce, cadendo a picco sulla composizione, ravviva il colore abolendo le ombre e sostituendo al chiaroscuro plastico l'efficacia d'un cromatismo cristallino, purissimo, che richiede per il pieno effetto, l'immobilità della scena, come è evidente nella Natività di Londra, agreste idillio del tutto nuovo alla pittura toscana. Questi elementi si precisano nel polittico di S Sepolcro con la Vergine della Misericordia al centro, costruita in termini schiettamente architettonici come un antico idolo. La Flagellazione del

(Int. Goh. Int. 444.)
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Piero della Francesca - Resurrezione di Cristo. Affresco - Santepolcro, Pinacoteca comunale.
Palazzo ducale di Urbino, ordinatagli da Federico da Montefeltro in commemorazione dell'uccisione a tradimento di Oddantonio, riassume da sola i più tipici valori espressivi di P. della F. L'architettura perfetta e luminosa, quale solo poteva immaginare l'ideatore di gran parte dello stesso Palazzo ducale di Urbino (Salmi), separa ed unisce, in pari tempo, due scene legate da analogia simbolica: sulla destra, il giovane Oddantonio è tra i due amici traditori; sulla sinistra, per mezzo della prospettiva, il pensiero medita sulla flagellazione di Cristo che avviene, come in un sogno premonitore, in un ambiente suggestivo e prezioso per la qualità degli elementi architettonici, quasi d'avorio, e il nitore dei corpi immobili nello spazio.
Per Federico da Montefeltro e Battista Sforza il pittore esegui il doppio ritratto agli Uffizi, nel cui rovescio sono dipinti i carri allegorici con le virtù dei due personaggi illustri. Proiettati contro un cielo nitido e freddo, dominanti il paesaggio visto dall'alto, i due profili simmetrici superano, per altezza di stile, i ritratti abituali del primo Rinascimento, e assumono valore di eccezionale monumentalità. Ma soprattutto nella pittura parietale l'artista raggiunge straordinaria efficacia, così, nella Resurrezione di Cristo di Borgo S. Sepolcro, tema simbolico del luogo natale dell'artista, svolto con larghezza inusitata di effetti e grandiosità di modi compositivi, cosi nel Sigismondo Pandolfo Malatesta inginocchiato di fronte a s. Sigismondo, del Tempio malatestiano di Rimini, ma soprattutto nel ciclo di affreschi del coro della chiesa di S. Francesco in Arezzo dove narrò le Storie della Croce (1453-64). Qui l'artista impaginò il suo mondo, superando il pretesto narrativo in una solennità di modi compositivi, ravvivati da una tavolozza che, pur richiamandosi alle esperienze di Paolo Uccello, portava a massimo sviluppo l'astrazione pittorica, esemplata sul mondo circostante, sia rustico che signorile. Tra le molte scene del ciclo d'affreschi, sono da ricordare: l'Incontro della Regina di Saba con Salomone, in cui, come nella Flagellazione di Urbino, l'architettura segna il ritmo della composizione; il Ritrovamento della vera Croce, con le prove per riconoscere la verità della reliquia, narrate con ritmica solennità, contro sfondi di architettura albertiana, che confermano nell'attività architettonica dell'artista, le due Battaglie di Costantino e di Cosroe, nelle quali lo spunto araldico
e decorativo di Paolo Uccello cede il passo alla immobile e grandiosa proiezione dei combattenti in una rigorosa stesura prospettica, tale da giustificare la definizione data della sua pittura come: a sintesi prospettica di forma colore a (Longhi). Nel Sogno di Costantino poi, della stessa serie di affreschi, la luce improvvisa che giunge dall'alto, provoca una intensificazione plastica di tutto l'ambiente, creando, nella tonda aperta dove dorme l'Imperatore e attorno alle guardie armate, un'atmosfera di sogno quale mai fino allora la pittura aveva tentato: da queste ricerche muovono, infatti, il luminismo di Raffaello nella Liberazione di s. Pietro delle Stanze Vaticane, e, più tardi, persino le ricerche caravaggesche di luce costruttiva.
Tra le opere del tempo maturo vanno ricordate: il polittico di Perugia, con la sorprendente Annunciazione della cimasa, concepita in modo nuovissimo anche in rapporto alla parte inferiore del quadro, e la predella con le Stimmate di s. Francesco, brano di straordinaria suggestione ambientale. Dello stesso tempo si ricordano la Madonna di Sinigallia ora al Palazzo ducale di Urbino, perfetta costruzione plastica in ambiente estremamente dosato di effetti luministici che ancora rammentano le ricerche fiamminghe, e, alla Pinacoteca di Brera, la grande pala d'altare con la Madonna e Santi e Federico da Montefeltro, quest'ultimo inginocchiato, vestito in piena armatura, dipinto riassuntivo dei problemi affrontati dal grande artista e risolti con perfetta fusione di stile tra le architetture già bramantesche del fondo e la composizione figurata. A P. della F. o alla sua scuola si attribuiscono alcune tavole prospettiche con architettura delle quali è esempio mirabile quella del Palazzo ducale di Urbino. Tali opere per quanto non rivelino la diretta esecuzione del maestro, sono una rara testimonianza dei suoi problemi pittorici ed anche delle sue aspirazioni architettoniche, nella concezione prettamente umanistica d'una "città ideale" quale, del resto, lo stesso Leon Battista Alberti sognava.
L'importanza di P. della F. è stata sottolineata, soprattutto da qualche decennio a questa parte, ma in modo particolare da R. Longhi che per primo ne intese il singolare valore espressivo in una tensione "metafisica"

Piero della Francesca - Il sogno di Costantino. Affresco nella chiesa di S. Francesco di Arezzo.
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(101. Gub. fot. noz.)
Piero di Puccio - Noè presiede alla costruzione dell'arca - Pisa, Camposanto.
opposta alle ricerche naturalistiche del Quattrocento toscano. La sua alta personalità imprime un carattere tutto particolare alla scuola ferrarese per effetto della operosità dell'artista in Ferrara intorno al 1450. Ma l'influenza della sua pittura va oltre il Rinascimento: da un lato, attraverso Antonella da Messina, giunge a Venezia e ne precisa le tendenze caloristiche e soprattutto ttonali e, dall'altro, nell'Italia centrale, stimola a grandiosa fermezza l'arte di Lorenzo da Viterbo, Antoniazzo Romano, Luca Signorelli, formando, con gli esemplari architettonici e pittorici di Urbino, preziosi esempi di armonia e di contemplante serenità per lo stesso Raffaello. - Vedi tav. XCI.
Bial.: Venturi, VII, 1, pp. 434-86; A. Venturi, P. della F.. Firenze 1922; R. Longhi, P. della F., Roma 1927 (con ampia bibl.); P. Toesca, s. v. in Enc. Ital., XXVII, pp. 208-13; G. Fiocco, La pitt. toscana del ' 100 , Novara 1941; P. della Francesca, De prospectiva pinguedi, ed. critica a cura di G. Nicos Fasola, Firenze 1942; M. Salmi, P. della F. e il Palazzo fiscale di Urbino, ivi 1945; id., Un'ipotesi su P. dello F., in Arti figurative, 2-3-4 (1947), pp. 78-83: B. Berenson, P. della F., Firenze 1951.
Valerio Mariani
PIERO di Puccio. - Pittore umbro di cui si hanno scarse notizie. Un documento lo ricorda come aiuto di Ugolino di Prete Ilario, nel 1360 e negli anni seguenti $1362-64$, a Orvieto.
Qui egli svolge in gran parte la sua attività di pittore e mosaicista. E suo il musaico sulla facciata del Duomo firmato e datato: "Petrus de Putii de Urbe Vetere me fecit anno MCCCLXXVI"; si sa inoltre che egli fu maestro della Fabbrica del Musaico e della Pittura per l'anno 1381. Intorno al 1389-90 viene chiamato a lavorare nel Camposanto di Pisa dove esegue le Storie di Adamo ed Eva, Storie di Cuino e Abele, Storie di Noè, che sono state danneggiate nel corso degli ultimi avvenimenti bellici. Il suo stile, in queste opere duro e provinciale, non gli impedisce in alcune scene di raggiungere effetti di una grandiosità notevole che rivela suggestioni giottesche. Ritornato a Orvieto nel 1383 dipinge ad affresco una Resurrezione sulla torre dell'Orologio. Al 1394, in occasione di alcuni disegni forniti per una croce, ora nel Duomo, risale l'ultima notizia che lo riguardi.
Bial.: U. Gnoli, Pittori e Miniatori dell'Umbria, Spoleto 1923, p. 230; Thieme-Becker, s. v., XXVII, pp. 26-27 (con bibl.); P. Sampaolesi, Le sinopie nel Camposanto di Pisa, in Boll. d'arte, 1938, p. 34 sge.
Maria Donati
PIE SORELLE DELLA PICCOLA MISSIONE PER LE SORDOMUTE. - Istituto fondato a Bologna, nel 1890 , dai due fratelli sacerdoti Giuseppe e Cesare Gualandi.
E il ramo femminile per l'educazione delle sordomute, parallelo a quello maschile, fondato dagli stessi, nel 1890 , per i sordomuti, con il nome di "Piccola Missione per i Sordomuti". Ha ottenuto il decreto di lode il $1^{\circ}$ luglio 1913 e conta oggi 8 case tutte in Italia (cf. Mondo cattolico, Roma 1952, pp. 316-17).
Celestino Testore
PIE SUORE DELLA REDENZIONE. - Istituto fondato a Cagliari, nel 1935, dalla madre Anna di Gesù.
E stato elevato ad Istituto di diritto pontificio nel 1949. Ha quale scopo la redenzione delle donne traviate, l'assistenza e la redenzione delle carcerate e la salvezza delle pericolanti. Conta oggi 11 case, tutte in Italia (cf. Mondo cattolico, Roma 1952, p. 316 ).
Celestino Testore
PIETÀ (teologia). - Nel linguaggio biblico, teologico e comune il termine p. può avere un senso più ampio, comprendendo uno dei doni dello Spirito Santo (v.) e la misericordia (v.) verso gli indigenti. Qui viene considerata specificamente, in quanto è la virtù morale, per cui si tributa a chi è congiunto per
sangue o cittadinanza il doveroso e conveniente ossequio e la debita riverenza (Sum. Theol., $2^{\mathrm{b}}-\mathbf{2}^{\mathrm{bc}}$, q. 101, a. 1).
L'uomo diviene debitore verso gli altri in vari modi, secondo l'eccellenza dalla persona da cui riceve e l'entità dei benefici che ne riceve. Sotto entrambi gli aspetti tiene il primo posto Dio, in sé perfettissimo e primo principio d'ogni essere esistente e della sua conservazione; nel campo della Grazia i titoli assumono proporzioni incommensurabili. Ma subordinatamente a Dio e per sua disposizione altre creature si devono considerare principi del nostro essere. L'uomo non è pura entità biologica, per cui debba la vita soltanto a chi lo generò fisicamente, ma è anche entità sociale, spirituale e morale, alla cui esistenza, formazione, sviluppo, completamento, perfezionamento e difesa, anche altri concorrono per dovere o per volontà spontanea. E la giustizia, che riconosce questo, adempie al dovere verso tali persone per mezzo della p .
Oggetto materiale proprio sono due atti che esprimono l'amore: l'ossequio (aiuto nelle varie necessità : malattie, indigenza, sofferenze morali e preghiera [cf. Mt. 15, 4; Ecoli. 7, 29 sgg.]) e riverenza (attestazioni di stima, di venerazione, di riverenza).
I. Termine della p. - Termine della p. sono prima di tutto i genitori; i doveri verso di essi difficilmente possono essere ricambiati ad eguaglianza, benché in alcuni casi il figlio possa dare di più (salvare il padre da morte crudelissima, convertirlo alla fede ecc.). Appunto perché non si può parlare di perfetta eguaglianza e perché resta sempre la dipendenza ontologica dai genitori, la p. si distingue dalla pura giustizia. Vengono in secondo luogo i consanguini, in misura della loro minore congiunzione di sangue e della comune origine prossima (e per ragioni evidenti i tutori e i genitori legali) e in