o 1936, p. 679; K. F. Suter, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 485-87; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 649-50. Emilio Lavagnino
STATICA: v. MECCANICA, II. GEOMETRIA DELLE FORZE.
STATI EMOTIVI O PASSIONALI : v. EMOZIONE; PASSIONE.
STATI PATOLOGIGI. - Con questa denominazione vengono generalmente indicate condizioni
morbose e anomalie organiche o funzionali, che sono causa di sofferenze fisiche, psichiche o psicofisiche più o meno moleste.
I. S. P. in senso ampio. - Comprendono anzitutto le malattie. Considerando che la vita dell'uomo è insidiata da agenti fisici (p. es., calore, elettricità), da agenti chimici (p. es., acidi e alcali caustici), da microbi, da parassiti ecc., lo stato di salute può essere definito lo stato vittorioso dell'organismo contro le insidie dell'ambiente in cui vive, contrassegnato dal normale svolgimento d. Ile funzioni vitali e da senso di benessere. Per converso la malattia è il risultato della lotta ineguale sostenuta dell'organismo contro gli agenti nocivi.
Non in tutti gli s. p. sono riconoscibili i segni di malattia, intesa nel senso sopra indicato; in questi casi si parla di anomalie.
Incerti sono i confini tra le cosiddette varianti personali, che si muovono nell'àmbito della variabilità dei $<1(\mathrm{~g})$ s (v.) e le anomalie; per questo il solo criterio statistico non sempre è sufficiente a decidere se ci si trovi di fronte a uno s. p.; allora vengono in sussidio altri elementi: p. es., in caso di psicopatie lo Jaspers dà peso alla nocività della anomalia; Schneider definisce la personalità psicopatica (v) una personalità anormale che soffre e fa soffrire. Il criterio di anomalia in senso statistico vige anche per i difetti fisici che rientrano nel novero delle malformazioni congenite; neppure ad essi è infatti applicabile la definizione di malattie perché manca la reazione dell'organismo diretta a ristabilire lo stato di salute. Lo stesso dicasi per molti difetti fisici consecutivi a traumi e ad interventi chirurgici (amputazioni, anchilosi, ecc.). Non solo è difficile in alcuni cosi distinguere le varianti personali delle anacnidie propriamente dette, ma è arduo perfino sceverare lo stato di malattia da quello di salute. Esistono fenomeni che non turbano sensibilmente il benessere subbiettivo ed obbiettivo e quindi non rendono il soggetto ammalato nel senso rigoroso dell'espressione, sebbene egli abbia perduta l'integrità anatomica e funzionale. Questi individui presentano spesso squilibri funzionali transitori, indisposizioni brevi, che vengono sollecitamente riparati da poteri di recupero; altre volte gli squilibri funzionali sono permanenti ma di lieve grado e di lieve durata: la salute del paziente non appare in maniera evidente compromessa ed egli continua a lavorare, ma il lavoro gli si rivela insolitamente pesante, il suo rendimento è minore per quantità e qualità. Alcuni s. p. possono rivelarsi con sintomi esteriori cosi caratteristici che una diagnosi generica può essere formulata e sospettata in base ad essi soltanto.
II. S. P. in senso stretto. - Si designano inoltre s. p. in senso più ristretto alcune particolari condizioni morbose e particolari anomalie fisiche e psichiche, contrassegnate da alcuni sintomi caratteristici.
Da un punto di vista generale gli s. p. possono essere di pertinenza della medicina o della chirurgia. Ogni s. p. comporta sofferenze di intensità varia che sono del corpo e dello spirito; talora queste ultime sono notevoli anche in mali fisici e richiedono una terapia che non deve essere trascurata. Il medico assolverà in pieno la sua missione se, curando il corpo, terrà anche conto delle esigenze dello spirito. Ma soprattutto il suo ufficio si avvicinerà al sacerdozio se nelle turbe dello spirito che interferiscono con la morale saprà essere per il paziente curatore sapiente, consigliere illuminato.
III. S. P. in rapporto all'imputabilita. - La diagnosi degli s. p., specialmente di quelli incompresi, di lieve entità, ha importanza pratica, pastorale e medico-legale: evita di arrecare danno chiedendo ad un individuo più di quello che possa rendere; permette di effettuare cure tempestive; consente di esprimere giudizi ben ponderati sulla responsabilità di azioni compiute in condizioni psicofisiche anormali. E noto che, per le relazioni che esistono tra corpo e spirito, molte malattie ed anomalie del corpo si riflettono sullo spirito, in modo da attenuare od abolire la libera elezione della volontà. In genere, l'imputabilità non resta intatta, né viene tolta del tutto (se non in casi straordinari), ma è diminuita.
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L'enunciazione di questo principio nei soggetti in esame riguarda solo gli atti, che sono causati in loro dallo stato anormale, e non quelli che essi compiono fuori di ogni influsso dell'anormalità. Inoltre non riguarda l'imputabilità indiretta o l'imputabilità in causa, sia riguardo all'anormalità stessa o ai suoi effetti. Un'altra norma da seguirsi nella pratica, per non peggiorare lo stato di questi minorssi, è quella di procedere con questi soggetti sia nella direzione, sia nella confessione come nella vita ordinaria, con soavità, senza però né troppo diminuire la loro imputabilità con scuse inesistenti, né prescindere mai del tutto dallo stato anormale.
Nel foro esterno il CIC considera le forme estreme di queste anomalie; ma nella norma per i gradi estremi è anche contenuta la regola da seguirsi, con le debite proporzioni, nei casi ordinari. "Sono incapaci di delitto coloro che sono privi dell'uso di ragione" (can. 2201 § 1). Gli omenti abitualmente, quantunque abbiano alle volte lucidi intervalli, od in alcuni ragionamenti o atti sembrino sani, tuttavia si presumono incapaci di delitto (can. 2201 § 2). Il delitto compiuto nell'ebrictà volontaria non è privo di qualche imputabilità, ma essa è certamente minore di quella di chi commette lo stesso delitto nella pienezza delle sue facoltà, a meno che tuttavia l'ebrictà non sia stata procurata appositamente per compiere o scusare il delitto; se la legge è violata nell'ebrictà involontaria, l'imputabilitá esula del tutto, se l'ebrictà ha tolto del tutto l'uso di ragione; è solo diminuita, se l'uso di ragione è tolto solo in parte. Lo stesso dicasi di altre simili perturbazioni di mente (can. 2201 § 3). "Lo debolezza di mente diminuisce l'imputabilita del delitto, ma non la toglie completamente" (can. 2204 § 4). Alla luce di questi principi si deve giudicare per i vari soggetti affetti da simili s. p. e si debbono applicare i cani. 2218 e 2229 relativi alle pene.
Da ricordare che secondo lo stesso CIC s sono assimilati ai fanciulli tutti coloro che abitualmente sono privi dell'uso di ragione" (can. 88 § 3) e "non sono obbligati alle leggi ecclesiastiche i battezzati che non godano di un sufficiente uso di ragione, né quelli che, pur avendo raggiunto l'uso di ragione, non hanno compiuto ancora il settimo anno, a meno che sia espressamente disposto in altro modo dal diritto" (can. 12). Ciò posto si comprendono facilmente le disposizioni del CIC riguardo al domicilio (v.) dei minori e minorati (can. 93 § 1), riguardo al diritto di suffragio, che non è loro concesso (can. 167 § i, n. 1), riguardo ai provvedimenti da prendersi dal giudice (cann. $1648 \S 1$ e 1650 ) in caso di non uso di ragione; e le condizioni richieste da parte del soggetto riguardo al Battesimo (cann. 745 §§ 2, n. 1, e 754); riguardo alla Cresima (cann. 786, 788), all'Eucarietia (cann. 853, 854, 859, 860), alla Penitenza (can. 886, 887 § 1, 906); all'Estrema Unzione (cann. 940 § 1, 941, 943, 944 e 947 § 1), all'Ordine Sacro (cann. 968, 970, n. 2); al Matrimonio (cann. 1081 e 1082).
BibL.: N. Pende, Trattato sintetico di patologia e clinica medica, Messina 1027; A. Ceconi - F. Micheli, Medicina interna, estr. da Minerva medica, Torino 1933; L. Ferrío, Terminologia medica, Milano 1937; M. Bufano, Patologia speciale medica, ivi 1946; J. Patel, Nouveau précis de pathologie chirurgicale, Parigi 1947; E. Boganelli, Corpo e spirito, Roma 1951; A. Spanio, Il significato sociale e i fini morali della stampa medica, estr. da Minerva medica, Torino 1952. Per la parte morale, cf. i trattati de actibus humanis; per la parte giuridica, cf. i trattati di dir. pen. canonistico: p. es., F. Roberti, De delictis et poenis, I, i, Roma s. a., p. 116 sgg .
Elenterio Boganelli
STATISTICA. - Questo termine deriva, molto probabilmente, dal latino status che significa stato, posizione, condizione, modo di essere. Fu usato per la prima volta in Italia, nel 1589, dal Ghilini, e, successivamente, da Achenvall e da altri per indicare la scienza che descrive ed esamina le cose più notevoli dello Stato.
Oggi comunemente il termine s. è adoperato per indicare una raccolta di numeri riguardanti fenomeni suscettibili di enumerazione e di misura, come, ad es., s. del clero, s. della produzione, s. degli alunni, ecc.,
ma in senso scientifico la s. è considerata come "una tecnica adatta allo studio quantitativo dei fenomeni di massa o collettivi, intendendo per fenomeni di massa o collettivi quei fenomeni (fisici, biologici, sociali) la cui misura richiede una massa o collezione di osservazioni di altri fenomeni più semplici detti fenomeni singoli o individuali" (Gini).
In tal senso la s. serve allo studio della realtà - del mondo naturale e del mondo sociale - nei suoi aspetti fenomenici, intesi non come casi o fatti singoli, ma come insieme di casi o di fatti suscettibili di osservazioni. Essa aiuta a scoprire relazioni, regolarità, leggi, difficilmente deducibili sulla base di osservazioni singole o poco numerose.
Alla s. nel senso scientifico accennato, si usa dare l'attributo di metodologica per distinguerla dalla s. applicata che studia fenomeni collettivi concreti, con i procedimenti indicati dalla s. metodologica. Tale distinzione ha semplicemente valore di pratica ripartizione (come, ad es., tra fisica teorica e fisica sperimentale) ai fini di consentire uno sviluppo autonomo di schemi teorici, da una parte, e un approfondimento di fenomeni specifici, dall'altra.
I. Cenni storici. - Documenti antichi mostrano che fin dal formarsi delle prime società umane si usò il sistema di enumerare sia gli elementi di cui tali società erano composte (famiglie, individui, uomini atti alle armi, ecc.) sia i beni di cui disponevano (bestiame, prodotti della caccia, ecc.).
La stessa Chiesa sente la necessità di rilevazioni, per i suoi fini spirituali, e istituisce, si può quasi dire dall'origine, la registrazione delle nascite e delle morti. Anzi il Concilio di Trento (cess. XXIV, de reform., c. 1) fa proprio obbligo ai parroci di tenere aggiornati i registri relativi alle nascite, alle morti, ai matrimoni, ed è appunto a queste fonti che generalmente si ricorre per studiare oggi le condizioni demografiche dei secoli scorsi (v. libbi parrocchiali).
Le enumerazioni erano evidentemente alla base di indagini a carattere amministrativo e politico. Ma verso la metà del sec. xvit, la descrizione delle cose notevoli dello Stato assunse una sistemazione organica in studi aventi un interesse autonomo. Ebbe allora origine la s. scientifica. Vito di Seckendorff (1626-92), Ermanno Conring (1600-81), Goffredo Achenwall (1719-72) possono considerarsi i rappresentanti della cosiddetta Statistica universitaria tedesca. Contemporaneamente in Inghilterra si sviluppò l'indirizzo detto degli Aritmetici politici i quali, dai dati numerici, tendevano a ricavare le leggi empiriche che regolano i fenomeni sociali. Questo indirizzo aveva quindi un carattere investigativo contrariamente a quello tedesco che aveva carattere descrittivo. I più noti rappresentanti di tale scuola sono John Graunt (1620-74) e William Petty (1623-87) per i fenomeni riguardanti la popolazione. Gregory King (1648-1712) e Charles Davenant (1656-1714) per i fenomeni economici e l'astronomo Edmond Halley (1656-1742) per il ramo che oggi si dice assicurativo, avendo costruito una tavola di mortalità degli abitanti di Breslau. Uno sviluppo particolarmente importante ebbe negli anni successivi la s. della popolazione e si può dire che raggiunse la maturità con l'opera di Gian Pietro Süssmilch (1707-67): L'ordine divino nelle mutuazioni del genere umano. Questo A. attribuisce all'ordine divino se le nascite superano le morti e se il rapporto dei sessi è quasi costante (aggiornatesi, in ogni tempo e in ogni luogo, secondo gli studi ulteriori, intorno a 105 o 106 maschi per ogni 100 femmine). Già tre o quattro secoli prima però, come riferisce il Villani nelle cronache, questo fenomeno della più alta natalità maschile era stato osservato e registrato nel battistero di S. Giovanni a Firenze facendo uno spoglio sistematico dei battezzati.
All'indirizzo della scuola inglese si riconnette quello enciclopedico matematico, sviluppatosi particolarmente in Francia, ad opera di insigni matematici quale B. Pascal (1623-62), J. Bernouilli (1654-1795), A. De Moivre (1667-1734), P. S. Laplace (1749-1827) ecc., i quali svi-
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(da Compendio Statistico Ital.. Roma 1931, fig. 11
Statistica - Fig. 1. Clero secolare, religiosi e religiose in Italia per categorie.
luppando il calcolo delle probabilità, dotarono la s. di un mezzo potente di indagine. Un impulso molto importante fu dato poi dal belga Adolfo Quetelet (17961874). Egli pose le basi della moderna metodologia statistica e, servendosi di questa, approfondi considerevolmente gli studi sulla popolazione, sui delitti, sui suicidi, sullo sviluppo fisico dell'uomo, ecc. Dopo di lui molti hanno continuato nel perfezionamento e nell'ampliamento della metodologia statistica; fra i più noti in Italia si ricordano il Pareto, il Benini, il Gini.
II. La rilevazione dei dati. - Il punto di partenza dell'osservazione statistica è rappresentato dalla rilevazione dei dati. Essa consiste in quell'insieme di operazioni per cui si viene a conoscenza di un fenomeno collettivo. Dalla tecnica usata e dalla cura posta nell'eseguire le operazioni a ciò necessarie, dipenderà l'esattezza delle deduzioni da trarre, ed è perciò che la rilevazione dei dati costituisce il momento più delicato dell'osservazione s.
In molte indagini si parte da un materiale già rilevato, ad es., dallo Stato (per mezzo dei suoi uffici di s.) o da parte di enti pubblici o di privati, ma anche quando si utilizzano i dati di rilevazioni già fatte, è opportuno avere nozioni sul modo come a tali cifre si è pervenuti.
Nella rilevazione dei dati si possono distinguere quattro fasi :
1. Determinazione del piano di rilevazione. - Nella determinazione del piano di rilevazione occorre definire con precisione l'oggetto e l'unità statistica di rilevazione. Questa può essere semplice (individuo, merce di una data qualità, particolare categoria di bestiame, ecc.) oppure composta (famiglia, come aggregato di persone legate da particolari vincoli; mandorleto, come aggregato di piante di uno stesso tipo, ecc.), oppure complessa, come nel caso dei censimenti economici in cui si ha da fare con aziende nelle quali figurano unità di varia natura. In relazione ai limiti di tempo e di mezzi di cui si dispone per la rilevazione, essa può essere completa oppure parziale, a seconda che comprende o no tutte le unità del campo al quale si vuol riferire l'indagine.
L'insieme delle unità statistiche considerate in una rilevazione parziale si dice che costituisce un compione. Molta importanza ha il criterio di scelta delle unità costituenti il campione ai fini dell'esattezza o rappresentatività delle informazioni statistiche de-
desunte da esso. E chiaro infatti che scopo implicito nello studio del campione è quello di avere notizie il più possibile esatte (con un dato margine di incertezza) della massa dei casi o universo secondo la denominazione anglosassone, dal quale il campione è estratto.
2. Assunzione o raccolta dei dati. - Nel piano di rilevazione si fissano pure le modalità per l'assunzione dei dati. Di solito si usano dei questionari (ad es., fogli di famiglia, nei censimenti) o modulio schede nei quali vengono stabilite le notizie da richiedere sotto forma di domanda. Tale sistema facilita la raccolta, l'invio e gli opportuni raggruppamenti delle unità rilevate per caratteristiche omogenee. Le rilevazioni dello stato civile (nascite, matrimoni, morti, migrazioni) sono portate a conoscenza del rilevatore per mezzo di dichiarazioni rese obbligatorie da disposizioni di legge. Queste rilevazioni si dicono automatiche e, in generale, si trascrivono su registri, mentre le altre si dicono riflesse, come nel caso dei censimenti (v. popolazione).
3. Spoglio dei dati. - Circa lo spoglio delle notizie riportate sui questionari, moduli, registri, ecc., si procede anzitutto ad opportune classificazioni in modo che per ogni carattere (ad es., sesso, età, professione) si formino dei gruppi omogenei e poi, se i casi non sono molti, si procede o come una volta, ad una enumerazione a mano delle unità di ciascun gruppo, oppure, quando il numero delle unità statistiche è grande, si adepera lo spoglio con mezzi meccanici. Senza addentrarsi nel loro funzionamento, basti dire che essi sono costituiti da una perforatrice che permette di trascrivere convenzionalmente i dati del modulo mediante fori distribuiti su colonne, di una apposita cartolina o scheda tipo, e poi di una selezionatrice o classificatrice che fa scorrere le cartoline perforate su due piani facendo cadere in apposite caselle quelle che presentano uno o più fori in determinate posizioni (corrispondenti a un carattere rilevato). I risultati dello spoglio vengono riportati su apposite tabelle, dette statistiche, di cui si hanno numerosi esemplari guardando, ad es., gli annuari statistici pubblicati dai singoli Stati.
III. Le rappresentazioni grafiche. - I dati statistici provenienti da una rilevazione possono essere rap-

(da Compendio Statistico Ital., Roma 1931, fig. 11
Statistica - Fig. 2. $\qquad$ Clero secolare e religiosi; $\qquad$ religiosi $\qquad$ totale, nelle quattro ripartizioni geografiche italiane, dal 1881 al 1931; Cifre per ogni 1000 abitanti.
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(do Compendio Statistico Ital., Roma 1932, fig. 21
Statistica - Fig. 3. Densità della popolazione presente calcolata al 4 nov. 1931.
presentati graficamente allo scopo di ottenere linee o figure che permettano una visione immediata e semplice dell'andamento del fenomeno a cui si riferiscono i dati. Tali rappresentazioni permettono anche di vedere, più rapidamente, se tra più fenomeni esistono relazioni che sarebbe stato difficile scoprire dall'esame dei molti numeri che riguardano ciascun fenomeno.
Si possono distinguere due tipi fondamentali di rappresentazioni grafiche: a) diagrammi; b) cartogrammi.
Il principio che presiede alla costruzione dei diagrammi è quello di far corrispondere a un numero una figura geometrica (ad es., un segmento, un rettangolo, un angolo, un cerchio, ecc.).
La fig. i è un diagramma a rettangoli sovrapposti che indica la consistenza del clero secolare, dei religiosi e delle religione in Italia, negli anni di censimento 1911, 1921 e 1931; osservando tale grafico si rileva immediatamente quale sia la categoria più numerosa e quale abbia avuto le maggiori variazioni nei due decenni considerati.
Un diagramma a coordinate cartesiane ortogonali è quello della fig. 2; esso mostra a colpo d'occhio le variazioni differenti della consistenza numerica del clero secolare, dei religiosi e delle religiose nelle quattro ripartizioni geografiche italiane, dal 1881 al 1931.
I cartogrammi, invece, hanno per substrato i contorni geografici di una zona (continente, nazione, regione, ecc.) con le suddivisioni che interessano, e in ciascuna di queste suddivisioni l'intensità del fenomeno rappresentato è indicata dalla tinta (o dal tratteggio) più o meno marcata ivi inserita.
Il cartogramma della fig. 3 indica il numero degli abitanti per kmq. di superficie nelle province italiane.
Se in ciascuna zona geografica si vuol indicare la consistenza di più modalità, si può ricorrere al sistema di inserire in ciascuna zona una figura (formata da rettangoli o da settori circolari, o da altri disegni) in modo che dalla grandezza di questa possa dedursi una visione della consistenza delle varie modalità del fenomeno.
Nella fig. 4 è rappresentata, ad es., la consistenza degli alunni di ciascuna specie di scuola secondaria italiana nelle varie regioni.
IV. Misura della intensità di un fenomeno collettivo. - I dati ricavati dalla rilevazione statistica non sempre si prestano a dare un'idea sintetica del fenomeno o a permettere una comparazione di quel fenomeno con altri. Ad es., i prezzi differenti fra loro che si sono ricavati, nei molteplici mercati italiani di una regione, per una stessa quantità di merce non si prestano, così come sono, per eseguire un sintetico confronto con i prezzi di altre merci o per studiare le variazioni che il prezzo di quella qualità di merce ha nel corso del tempo. Occorre quindi saper sintetizzare tutte queste cifre grezze in un unico valore che misuri l'intensità del fenomeno: esso si chiama valore medio. Anche la nostra mente, in certe circostanze, riassume diverse impressioni in una più sintetica: il metodo matematico ha il vantaggio di rendere più obbiettiva questa determinazione. Solo che si può operare in diversi modi, ciascuno dei quali corrisponde a determinate esigenze, ottenendo differenti valori medi, con nomi pure differenti, di cui i princípali sono: media aritmetica semplice, media aritmetica ponderata, media geometrica semplice e ponderata, media armonica, mediana, valore normale o moda o valore prevalente, medie di potenze, ecc.
Una volta determinata l'intensità media di un fenomeno collettivo, può avere interesse pratico e scientifico misurare la variabilità, cioè l'attitudine che i fenomeni hanno ad assumere modalità differenti. E chiaro, infatti, che molte volte non basta conoscere la ricchezza media degli abitanti di due regioni, ma può avere interesse conoscere la disuguaglianza esistente tra questi abitanti. In due paesi A e B la ricchezza media può essere identica, ma può darsi che la distribuzione di questa tra gli abitanti sia molto diversa in A e B. Lo stesso si può dire per i salari, per le stature, ecc. che in A possono essere quasi uguali tra tutte le persone, mentre in B possono differire molto da individuo a individuo.
La s. ha elaborato misure appropriate che si chiamano indici di variabilità. I principali sono: campo di variazione, scostamento semplice medio, scostamento quadratico medio, differenza media, rapporto di concentrazione. Quest'ultima misura ha molta importanza nel campo eco-

(da Compendio Statistico Ital., Roma 1932, fig. 2)
Statistica - Fig. 4. Panorama statistico della scuola italiana.
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nomico e sociale per confrontare il diverso grado di disuguaglianza esistente nella distribuzione del reddito, della ricchezza, del patrimonio, ecc. di diverse regioni.
V. Rapporti e belazioni statistiche. - Quando fra due fenomeni collettivi o tra un fenomeno collettivo e uno non collettivo intercede un nesso logico (come, ad es., tra ricchezza e popolazione, tra nascita legittima e donne coniugate, tra popolazione e territorio, tra morti per una certa causa e morti in generale, ecc.), si può istituire tra le intensità dei due fenomeni un rapporto statistico, che si esprime, in generale, in percentuale.
I principali sono: rapporto di composizione o di parte al tutto, rapporto di derivazione, rapporto indice o numero indice, rapporto di coesistenza, rapporto di durata, rapporto di ripetizione. Alle volte però, interessa vedere se le modalità di un fenomeno sono sensibili alle manifestazioni quantitative o qualitative di un altro fenomeno. Ad es. interessa vedere se le modalità della statura dipendono dalle modalità della professione, se le modalità del reddito sono in relazione con quelle del patrimonio, ecc. Lo studio di tale aspetto va sotto il nome di ricerca della relazione tra due fenomeni (più precisamente, tra le modalità di due fenomeni). Esso può essere fatto da diversi punti di vista. Ad es., confrontando globalmente due distribuzioni si può vedere la concomitanza, la transvariazione, la dissomiglianza, l'asimmetria, l'anormalità, ecc. Confrontando le modalità singole, invece, si potrà misurare il grado di connessione o dipendenza, il grado di concordanza o correlazione, dei quali la s. ha elaborato vari indici appropriati.
Altri capitoli importanti della s. sono quelli che riguardano: la integrazione dei dati (elaborando metodi per eliminare o correggere lacune, errori, cause di non rappresentatività dei dati, ecc.); la comparabilità dei dati (per eliminare le cause intrinseche ed estrinseche che rendono alle volte errati i confronti diretti tra dati statistici); infine la logica della s. che attraverso un esame approfondito delle varie fasi della ricerca scientifica e della sintomatologia delle cause giunge alla formulazione delle leggi e alla previsione nel futuro dei fenomeni collettivi, essendo questo lo scopo ultimo della s.
Bibl.: R. Benini, Principi di s. metodologica, Torino 1906; F. Vinci, Man. di s., Bologna 1934; L. Livi, Elementi di s., Padova 1937; M. Boldrini, S., teoria e metodo, Milano 1950; C. Gini, Lex. di s., Roma 1951. Manuali elementari tra i più noti; M. Boldrini, S. in compendia, Como 1942; L. Livi, Principi di s., Padova 1943; N. Federici - T. Salvemini, S., Roma 1949.
VI. S. applicata. - L'applicazione del metodo statistico allo studio di particolari classi di fenomeni dà origine a separate discipline quali la s. demografica o demografia, la biometria, l'antropometria, la statistica fisica, la statistica economica o econometrica, la s. sociale che comprende a sua volta la s. giudiziaria, las. morale, la s. sanitaria, la s. del lavoro, la s. intellettuale, la s. religiosa, ecc.
Si dà qui un breve cenno di alcune tra queste branche, rinviando alle rispettive voci per la s. demografica o demografia (v.), la biometria (v.) e l'antropometria.
1. S. fisica. - Un contributo decisivo è stato portato dalla s. alla fisica moderna dove ha consentito progressi enormi impensabili prima della sua introduzione in questa scienza. I rami che più ne hanno beneficiato sono la teoria cinetica dei gas, la termodinamica (v.), la teoria dei quanti (v.) e le teorie sulla natura della struttura dell'atomo.
2. S. economica o econometrica. - Essa studia con metodo statistico i fenomeni della produzione, degli scambi e dei consumi. Pertanto essa provvede alla raccolta e all'analisi dei dati riguardanti la produzione industriale, mineraria, agraria, il commercio all'ingrosso e al minuto, sia interno che internazionale, i prezzi delle merci e dei servizi, i bilanci familiari, il costo della vita, i salari, il mercato finanziario e bancario, i traffici ferroviari, stradali, marittimi e aerei, il reddito, la ricchezza, ecc., in modo da avere esatte conoscenze dei fenomeni che traggono origine dall'attività che gli uomini svolgono per soddisfare ai loro bisogni. Tali fenomeni vengono messi spesso in relazione con fenomeni demografici e sociali per illustrare la vita e la evoluzione economica di un Paese.
Bibl.: L. Lenti, S. econom., Milano 1943; G. La Sorsa, S. econom., Padova 1950; P. Luzzatto Fegiz, S. demograf. ed econom., Milano 1951.
3. S. sociale. - Essa studia diverse classi di fenomeni che si collegano alla vita sociale dei gruppi umani. Alcune di queste classi di fenomeni tendono a formare materie di separata disciplina e di esse si dànno brevi cenni: a) S. giudiziaria. - Ha per oggetto lo studio quantitativo sia dell'attività degli organi statali miranti alla reintegrazione del diritto violato da un atto illecito o turbato da una contestazione, sia delle persone, delle materie e degli atti a cui quell'attività si riferisce (Spallanzani). Essa distingue : a) la s. giudiziaria penale (delitti contro la persona, contro il patrimonio, contro il buon costume, la criminalità, i riformatori, ecc.); 5) la s. giudiziaria civile (litigiosità, separazioni personali dei coniugi, atti notarili, ecc.); 7) la s. giudiziaria commerciale (fallimenti, protesti cambiari, ecc.). b) S. morale. - Studia quantitativamente quei fenomeni che hanno attinenza al costume e alla morale in genere. Toli, ad es., l'alcoolismo, la prostituzione, l'accattonaggio, ecc.). c) S. sanitaria. Comprende quel complesso di ricerche che si ricollegano a quelle forme morbose a carattere sociale (tubercolosi e altre malattie infettive, malati di mente, ecc.). Assistenza sanitaria e ospedaliera, centri per la diagnosi e cura dei tumori maligni, servizi sanitari, ecc. d) S. del lavoro. - Studia quei fenomeni riguardanti l'occupazione e la disoccupazione operaia, la retribuzione del lavoro, gli scioperi e le serrate, le migrazioni interne a scopo di lavoro, le associazioni sindacali, ecc. e) S. intellettuale. Riguarda: a) i fenomeni del campo scolastico, come gli iscritti, gli esaminati, i promossi, i licenziati, i laureati, gli insegnanti di ogni specie ed ordine di scuole; 5) l'attività delle accademie, delle biblioteche, delle pinacoteche, degli archivi, ecc.; 7) gli spettacoli e la radio; 8) la stampa, i diritti d'autore, ecc.
Bibl.: un'opera che tratta molteplici argomenti di s. sociale è il Tratt. element. di s., diretto da C. Gini, Milano 1932 sgg., composto di varie monografie.
4. S. religiosa. - Riguarda lo studio quantitativo dei fenomeni che si ricollegano direttamente o indirettamente alla religione. Pertanto essa comprende da una parte i fenomeni derivanti dall'attività spirituale e sociale delle singole Chiese, e, dall'altra, tutti quei fenomeni sociali, non propriamente religiosi, i quali soggiacciono in diversa misura all'influenza della religione. Le caratteristiche molto diverse di questi due gruppi di fenomeni inducono ad una ripartizione della s. religiosa in due parti: s. ecclesiastica e s. confessionale.
5. S. ecclesiastica. - Fra i rami della s. sociale si può dire che questo sia stato, fino a non molto tempo fa, il più trascurato, soprattutto per mancanza di materiale documentario. Alcune proposte fatte dalla Giunta centrale di s. nel 1872 e nel 1879 di eseguire una indagine estesa : a) alle persone addette al culto e alla popolazione; 6) alle cose addette al culto quali gli edifici, gli arredi sacri, i beni degli enti ecclesiastici, le decime, le questue, le oblazioni, ecc.); c) agli atti attinenti ai culti, non ebbero attuazione perché è evidente che per rilevare fenomeni attinenti alla vita della Chiesa, al suo esercizio, alle pratiche religiose, occorre un organo dipendente direttamente dalla S. Sede.
Un importante fiorire di studi di s. ecclesiastica si ebbe in Italia intorno al 1940. Gli argomenti più importanti sui quali si dispone di studi riguardano: la consistenza numerica del clero secolare, dei religiosi e delle religiose in Italia dal 1881 al 1936; l'età media dei missionari e del clero residente in Patria; la longevità dei Principi della Chiesa, il fondo rustico parrocchiale; l'età dei bambini al Battesimo, la frequenza dei Sacramenti, ecc.
L'Annuario Pontificio, avendo iniziato dal 1944 in poi la pubblicazione di parecchi dati statistici, apre la strada ad una più organica e sistematica conoscenza s. dei fenomeni che più propriamente interessano il campo della s. ecclesiastica.
6. S. confessionale. - Essa studia particolarmente gli aspetti demografici ed economico-sociali dei gruppi con-
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1. Confini di Stato - 2. Confini di Stato federale - 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica.
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fessionali e potrebbe anche essere chiamata, più propriamente, s. dei gruppi confessionali. La sua importanza è massima nei paesi a forte miscuglio religioso mentre è minima nei paesi che, dal punto di vista religioso, presentano un alto grado di omogeneita. Sotto l'aspetto demografico interessante è lo studio della loro consistenza numerica. Ad es., intorno al 1936, su 2.084.000.000 di ab. della terra, il $35,3 \%$ era cristiana, il $59,8 \%$ non cristiana e il resto di religione ignota o senza religione. Molto importanti sono poi i confronti per quel che riguarda le caratteristiche dinamiche dei gruppi confessionali. Tali, ad es., il movimento naturale (nascite, morti, matrimoni), il movimento religioso dato dalle conversioni; il movimento migratorio che ha modificato in alcuni Paesi la composizione dei gruppi confessionali esistenti. Sotto l'aspetto economico-sociale, importante è pure lo studio della loro composizione professionale, del loro grado di cultura, di benessere e di ricchezza, delle loro condizioni igieniche e sanitarie, della loro morale, della frequenza dei suicidi ecc.
Da tali studi risulta chiaro che la religione influisce sensibilmente sulla condotta morale e sociale degli individui.
Bild.: C. D'Agata, S. religiosa, in Trattato elementare di s. diritto da C. Gini, Milano 1943 (con ampia bibl.); P. Droulers, La sociologia religiosa presso i cattolici dei diversi paesi, in Scuola cati., 79 (1951) pp. 234-44; autori vari, Milieus moderne et Vie religisine. Etat présent de la Social religieuse, in Lumen vitae, 6 (1951), pp. 1-407; P. Droulers - A. Rimoldi, La sacial. religiosa Italia, in Scuola cati., 80 (1952), pp. 89-107, 169-93. Tommaso Salvemini
STATI UNITI (U. S. A.). - Confederazione di 48 Stati, un Distretto federale (D. C.) e due territori (Alasca e Isole Hawai), dalla quale dipendono, in America, Portorico, le Isole Vergini (Antille) e la zona del Canale (di Panama), ed in Oceania alcune delle Isole Samoa e Guam (Marianne), oltre alle Isole della Micronesia già sotto mandato giapponese, che gli U.S.A. tengono in amministrazione fiduciaria.
1. Geografia. - Anche considerati solo per l'estensione del loro territorio metropolitano ( $7.827 .076 \mathrm{kmq}$., compresi 117.207 kmq . di acque interne, ma esclusi $136.172 \mathrm{kmq}$. spettanti alla porzione federale dei Grandi Laghi, che gli U.S.A. dividono col finítimo Canadei, gli U.S.A. figurano tra le maggiori potenze della terra. Mettendo in conto anche l'Alasca (destinata a formare il 49 Stato dell'Unione), questa superficie sale a 9,5 milioni di kmq. ( $1 / 16$ delle terre emerse). Riunendo insieme territorio metropolitano e dipendenze, gli U.S.A. oltrepassano gli 11 milioni di kmq., ma scendono al $4^{\circ}$ posto nel mondo, dopo il Commonwealth britannico, l'U.R.S.S. e l'Unione Francese, pur disponendo di una superficie maggiore dell'intera Europa.
Per la posizione del loro territorio metropolitano, gli U.S.A. differiscono dalle altre maggiori potenze mondiali, per essere a contatto diretto solo con due altri Stati - il Canadá a N., il Messico a S. (le cui frontiere sono per larga parte convenzionali) - nonostante che la loro statura internazionale li interessi ai problemi politici d'ogni angolo della terra. Un cosi ampio territorio, che occupa da solo oltre $1 / 3$ del continente nordamericano, e assai più della sua area ecumenica, non può non presentare notevoli differenze regionali. In sostanza, tuttavia, la sua struttura è piuttosto semplice: una grande area pianeggiante mediana, distesa dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, che due strisce montuose fiancheggiano da O. (Pacifico) e da E. (Atlantico), segregandola dal diretto influsso oceanico. Delle due strisce quella orientale, più esile (Appalaci o Allegani), costituita da un fascio di

Stati Uniti (U.S.A) - Gruppo di fanciulli indiani presso Mesa Grande (San Luigi Ri) - California.
cimali paralleli, separati da ampie valli longitudinali ed estesa per ca. 1600 km . con una larghezza di 70-200, s'alza di poco oltre i 2000 m . e conserva aspetto piuttosto di media che d'alta montagna, con dorsali e valli arrotondate e pendenze poco risentite. Gli Appalaci sono fronteggiati verso il vicino litorale da un ripiano (Piedmont) alto qualche centinaio di metri, dal quale i fiumi precipitano in una serie di cascate (Fall line) sulla cimosa costiera (Coastal plain). Questa si va restringendo da S. a N., dove è incisa in ampie baie, che corrispondono alle basse valli dei fiumi maggiori (Hudson, Delaware, Chesapeake).
Le alte terre occidentali, senza confronto più estese, constano di almeno tre fasci di montagne, uno dei quali interno, che dal confine canadese si spinge fino al Rio Grande (Montagne Rocciose), e due prossimi al litorale sul Pacifico, separati dal primo per mezzo di una serie di altopiani di diverso carattere (il tavolato basaltico della Columbia a N., quello arido del Colorado a S., inciso da profondi cadans, e, fra i due, il Gran Bacino, vasto complesso di rilievi e di conche, cesparso di paludi e laghi salati). Nonostante la loro altezza (numerose cime oltrepassano i 4000 m .), neppure le Rocciose ricordano da vicino, qui, le Alpi : le forme vi sono, di regola, più dolci, e, per la relativa scarsità di piogge, v'è minore ricchezza di acque, di ghiacciai, di boschi. Per contro, la doppia fascia montana che s'alza lungo il Pacifico è copiosamente innaffiata dai venti marini di SO.; perciò i rilievi vi sono rivestiti di stupende foreste e più frequenti, localmente, i ghiacciai. Una serie di ampi solchi vallivi (Gran Valle di California, Pouget Sound) stacca dalle catene costiere più esterne quella, ricca di vulcani, che prende nome di Catena della Cascate (M. Shasta, m. 4390) e la Sierra Nevada (M. Whitney, m. 4420) che la continua a S.
Le pianure centrali, che costituiscono, in sostanza, il bacino del Mississippi, meritano tale nome solo in corrispondenza al basso corso di quest'ultimo; per il resto, e specialmente tra il Mississippi e le Rocciose, constano di un ampio altopiano, che gli affluenti dei fiumi frazionano in lembi, isolati da valli profonde. Il $100^{\circ} \mathrm{O}$, Greene., all'incirca, vi distingue una regione orientale più umida e adatta alle colture (Praterie), da quella occidentale in cui domina la steppa, a vocazione essenzialmente pastorale (Grandi Piani).
Alla notevole varietà delle condizioni topografiche fanno riscontro, naturalmente, differenze climatiche; tuttavia la maggior parte degli U.S.A. (ad E. delle Rocciose) è caratterizzata da regimi temperato-continentali, con piogge in prevalenza estive (invernali negli Stati del S.), che vanno decrescendo dall'Atlantico verso O. Negli altipiani interni queste condizioni si esasperano, determinando climi subdesertici o desertici, mentre nella
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(fot. U.S.I.S.)
Stati Unitr (U.S.A.) - La Raleigh Taverne, che ha come insenna il ritratto dell'esploratore sir Walter Raleigh - Williamsburg (Virginia).
fascia circumpacifica le piogge si hanno più copiose e cadono in genere d'inverno, ma con tendenza a ridursi di nuovo verso S. (California). In generale, i paesi litoranei hanno qui un clima di tipo mediterraneo, più mite ed uniforme che non quelli sull'Atlantico, le cui condizioni, a loro volta, si rivelano sotto questo riguardo meno miti e più mutevoli di quelle dei paesi europei a pari latitudine. Inoltre le regioni prossime all'Atlantico sono spesso devastate dai terribili cicloni che si formano nel Mare delle Antille ed attraversano le India occidentali, gli U.S.A. d'occidente e l'Atlantico settentrionale. Verso S., lungo la costa atlantica (Florida e Golfo del Messico), il clima assume un aspetto sempre più nettamente subtropicale, con forti calori e precipitazioni piuttosto abbondanti.
Il territorio degli U.S.A. si può così dividere, dal punto di vista fisico-economico, in quattro maggiori unità : al N., all'E. ed al centro una regione temperatoumida, con agricoltura, ed in particolare cerealicoltura, ed allevamento ben sviluppati; al S. una regione subtropicale, che dà cotone, riso e tabacco; all'O., una regione siccitosa, in cui accanto all'allevamento è tuttavia possibile, con l'irrigazione artificiale, anche la cerealicoltura; e sul Pacifico, una regione a carattere mediterraneo, in cui prosperano soprattutto gli agrumi, la vite e gli alberi da frutta. Ognuna di queste regioni possiede in maggiore o minore abbondanza riserve minerarie. Ma lo sfruttamento di queste ricchezze non ha raggiunto dovunque lo stesso livello, si che, nonostante il grande impulso dato ad ogni sorta di attività economica, specie per effetto delle due ultime grandi guerre mondiali, gli U.S.A. conservano ancora, per tratti abbastanza ampi, l'aspetto di un paese nuovo.
D'altronde, la colonizzazione di massa cominciò piuttosto tardi. All'epoca della scoperta, gli Indiani che vivevano nel territorio degli U.S.A. non superavano il milione e la popolazione complessiva, che era di ca. 3 milioni nel 1776 (all'atto della proclamazione dell'indipendenza), oltrepassava di poco i 23 milioni nel 1853 , quando il territorio metropolitano raggiunse l'attuale espansione. Ma dal
1820 al 1930 immigrarono negli U.S.A. più di 37 milioni di individui ( 8 milioni nel solo decennio 1900-11), tra i quali prevalsero in un primo tempo Inglesi, Scozzesi, Irlandesi, Tedeschi, Scandinavi e Finni, e più tardi Italiani, Slavi, Ebrei e Ungheresi. Secondo l'ultimo censimento ( 1950 ), la popolazione ammonta a 150,7 milioni di ab., dei quali i Negri (numerosi soprattutto nelle regioni di S. e di SE.) formano all'incirca il $10 \%$, gli Indiani (ridotti a poche centinaia di migliaia di individui) appena il $2 \%$, mentre un'alta percentuale (impossibile a calcolarsi con esattezza) è rappresentata da nati all'estero, o da genitori stranieri (quasi 7 milioni di Tedeschi, 4 1/2 milioni di Italiani, oltre 3 milioni di Irlandesi e altrettanti i Polacchi e i Canadesi, ecc.). La densità della popolazione ( 19 a kmq.) è piuttosto bassa (di poco più alta di quella della Svezia), ma le differenze da regione a regione sono notevoli: mentre gli altopiani occidentali sono quasi spopolati (meno di 1 ab. a kmq. nello Stato di Nevada), gli Stati atlantici hanno indici superiori anche a 200 ab. a kmq. (Rhode Island, Nuova Jersey, Massachusetts). Tenendo conto dei territori che gli U.S.A. controllano, la loro popolazione saliva (1951) a 155,4 milioni di ab., dei quali 2,5 in America ( 2,2 in Porto Rico) e 635 mila in Oceania.
Quanto allo sviluppo economico (e del resto anche del punto di vista politico-militare), non v'è invece dubbio che gli U.S.A. rappresentino oggi la massima potenza mondiale, ciò che è conseguenza non solo della proporzione che loro spetta nel complesso delle risorse naturali d'ogni genere, in un paese nuovo ed aperto, almeno in un primo tempo, alla collaborazione di massa, e permeato ab origine da un illimitato spirito di iniziativa, nonché della scala di grandezza su cui queste risorse si son potute sfruttare, ma anche di un progresso tecnico che il generale benessere e l'aspirazione al guadagno individuale hanno portato ad un altissimo livello, medio e assoluto.
La tendenza a realizzare in ogni forma di attività il massimo del rendimento con il minimo impiego di lavoro umano, e perciò sulla base di una pianificazione razionale che tenga conto di tutti i fattori della produzione e la stimoli con l'aiuto di una sempre più diffusa ed efficiente meccanicizzazione, è visibile anche nell'agricoltura, che rimane, nonostante il grandioso sviluppo industriale, una delle più solide basi dell'economia nazionale. Nel 1950 l'agricoltura assorbì solo il $17 \%$ della popolazione attiva (il ro\% durante la seconda guerra mondiale), ma gli 8,3 milioni di occupati utilizzano ca. 10 milioni di mezzi motorizzati. Del territorio statunitense meno di $1 / 5$ è coltivato (e $4 / 5$ nella sola metà orientale del paese) : eppure gli U.S.A. raccolgono, fra l'altro, dal 50 al $60 \%$ del granturco, da $1 / 5$ ad $1 / 3$ del cotone, più di $1 / 4$ di tabacco, da $1 / 5$ a $1 / 4$ dell'avena, da $1 / 6$ a $1 / 7$ del grano prodotto in tutto il mondo. Più della metà dell'arativo ( 184,1 milioni di ha.) è destinato ai cereali e dà in primo luogo il granturco (da 35 milioni di tonn. nel 1934-38 a 79 nel 1950; anche in seguito si daranno le corrispondenti cifre in milioni di tonnellate) cui seguono, in ordine decreciente di quantità prodotte, il frumento ( $19,5-27,5$ ), l'avena ( $14,0-21,5$ ), l'orzo ( $45-65,3$ ), il riso ( $9,6-17,2$ ) e la segala ( $10,3-5,7$ ). Mentre il granturco è consumato tutto nel paese, il frumento permette una notevole esportazione ( 6,5 ; la cifra più alta fra tutti gli esportatori mondiali, nel 1950).
Ai cereali tien dietro, per importanza, il cotone, coltivato negli Stati sud-orientali ( $2,8-4,1$ di fibra; $4,9-6,0$ di semi) : $1 / 2$ della produzione di fibra e quasi l'intera produzione di semi (olio) sono assorbiti dal mercato interno. Notevoli anche le colture della soia ( $1,2-7,8$ ) e del lino ( $0,2-1$ ). Per il tabacco, gli U.S.A. sono alla testa così della produzione ( $0,6-0,9$ ) come della esportazione mondiale, mentre per lo zucchero la produzione della barbabietola e muella della canna non riescono ancora a soddisfare il consumo nazionale. Grande sviluppo ha avuto la frutticoltura (California, Florida, regione dei Grandi Laghi), che alimenta un'industria fiorente; accanto agli agrumi, la California produce uva ( 16 milioni di bl., quanto la produzione stagnola nel 1950), destinata in parte alla vinificazione. Ridotto, per l'intenso rimboschi-
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mento, il prodotto delle foreste, limitate ormai agli Stati del Pacifico (douglas fire) ed alla Florida (pitchpine), che tuttavia dà vita a cospicue industrie (carta, mobilificio), anche se non più sufficiente al mercato interno.
Agricoltura e allevamento sono strettamente uniti: per numero di capi ( 78,3 milioni; cifra superata solo dall'India) e per importanza della produzione industriale che vi è collegata, vengono i bovini, allevati soprattutto negli Stati centrali (carni) e nord-orientali (latte), cui seguono i suini ( 57,1 ; primo posto del mondo), caratteristici della regione del granturco, gli ovini (31,7), gli equini ( 6,0 cavalli; 2,3 muli), e i caprini $(2,4)$. Anche la pesca è fiorente: per alcune specialità (ostriche, sardine, salmon) gli U.S.A. occupano uno dei primi, o addirittura il primo posto nel mondo.
A questa solida struttura agraria ed alle attività accessorie che la completano si accompagna una anche più grandiosa espansione industriale, le cui possibilità appaiono praticamente illimitate, data la straordinaria abbondanza e varietà delle risorse minerarie di cui gli U.S.A. dispongono. Materie produttive d'energia, in primo luogo: carbon fossile (gli U.S.A. ne estraggono più di $1 / 3$ del quantitativo mondiale: 505 milioni di tonn. nel 1950, di cui $1 / 2$ dai giacimenti appalaciani) e petrolio ( 270 milioni di tonn., il $52 \%$ del totale mondiale), cui vanno aggiunte le risorse idroelettriche, valutate a 45 milioni di HP e che hanno dato, nel 1950, una produzione di 590 milioni di HP ( $1^{\circ}$ posto nel mondo).
Dei minerali più importanti destinati a trattamento industriale, gli U.S.A. mancano, in tutto od in parte, solo di stagno, manganese, cromo, nichelio, e uranio; per tutti gli altri la produzione nazionale è di regola pari al fabbisogno, ed in molti casi lo supera. Ferro, rame e zinco vengono prodotti in misura che tocca od oltrepassa la metà del quantitativo mondiale. Il primo proviene per la maggior parte dalle regioni del Lago Superiore e dall'Alabama; il secondo soprattutto dagli altipiani occidentali, che dànno anche piombo (da $1 / 4$ ad $1 / 3$ del totale mondiale) e argento (di cui gli U.S.A. sono i più grandi produttori dopo il Messico); il terzo dal Missouri. Oltre che in California, si estrae ora nel Colorado e nel South Dakota ( 60 mila kg . ; $4^{0}$ posto nel mondo); copiose produzioni offrono anche le bauxiti, lo zolfo, i fosfati e la potassa.
Per il loro sviluppo industriale gli U.S.A. si lasciano addietro di gran tratto tutti gli altri paesi del mondo: non v'è più ramo in cui la produzione non si sia affermata con quelli che ne sono i caratteri distintivi : la standardizzazione, la razionalizzazione, le meccanizzazione e la concentrazione delle imprese (trust), che hanno tutte, più o meno, una risonanza mondiale. Se alcuni rami di attività spiccano fra gli altri - p. es., le industrie metallurgiche (acciaio : $2 / 5$ della produzione mondiale) e le meccaniche ( $4 / 5$ degli automobili, $3 / 4$ delle macchine da scrivere costruite in tutto il mondo) - soprattutto per la loro localizzazione in determinati distretti, la loro distribuzione nel vasto territorio metropolitano obbedisce a criteri di convenienza economica che permettono di provvedere in primo luogo alle eccezionali dimensioni del mercato interno: che è un altro dei caratteri distintivi dell'industria statunitense. Ne risulta una molteplicità di regioni industriali, ciascuna delle quali ha, od accentua, un suo peculiare carattere: le siderurgiche e metallurgiche nel settore prossimo ai Grandi Laghi, le tessili negli Stati centro-atlantici, quelle del legname negli Stati settentrionali e meridionali atlantici, attorno ai Grandi Laghi e lungo il Pacifico; le alimentari un po' dappertutto, ma specialmente negli Stati del centro nord-orientali.
La gigantesca organizzazione industriale degli U.S.A. non sarebbe concepibile senza un adeguato sviluppo delle vie di comunicazione. Le ferrovie misurano oltre 360 mila km . ( $1 / 3$ della rete mondiale), ma sono ormai

(Int. U.S.I.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta di una coltivazione nell'Arizona.
in regresso di fronte all'espansione automobilistica, che dispone di una imponente rete stradale ( 5,3 milioni di km.; 48 milioni di autoveicoli, cioè uno ogni 3 ab . all'incirca, contro 1 ogni 70 in Italia), ed a quella aerea, in rapidissimo aumento ( $738,7 \mathrm{milioni}$ di km. percorsi; 14,2 milioni di passeggeri). Ugualmente netta si è fatta, dopo la seconda guerra mondiale, la supremazia della marina mercantile, che registra nel 1950 ben 25,2 milioni di tonn. di navig