piti di una s. conscia delle sue alte finalità.
Bibl.: Leone XIII, encicl. "Libertas" (1888): L. Taparelli, Esame critico degli ordini rappresentativi. I, Roma 1894, pp. 262 312: G. Mosca, Sulla libertà di s., Torino 1882; H. Coulon, De la liberti de la presse, Parisi 1894; G. B. Clampi, La libertà di s. e la censura ecclesiastica, Prato 1896; C. Dawson, Freedom of the press, Londra 1904; G. Arangio-Ruiz, Il diritto di s., Modena 1905: F. Carrara, I limiti sociali della libertà di s., Torino 1908; D. Lugo, La libertà di s. nella storia e nella filosofia del diritto, Verona 1909; I. N. Güeneches, Principia iuris politici, Roma 1939, pp. 352-60; G. Sotgio, La libertà di s., Roma 1943; M. Borsa, Libertà di s., Milano 1945; V. De Caria, La libertà di s., Roma 1948; A. Jannitti-Pirumallo, La legge sulla s., ivi 1949. Antonio Messineo
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(DEL. Saratismo - Nettuno)
Stampa missionaria - Suore del Sodalizio di S. Pietro Claver intente a preparare la macchina per la tiratura di opuscoli e riviste in lingue indigene africane - Nettuno.
STAMPA, GASPARA. - Poetessa, n. a Padova nel 1523, m. a Venezia il 23 apr. 1554. Figlia di un gioielliere padovano, alla morte di lui si trasferì con la madre a Venezia, dove imparò greco e latino da Fortunio Spira, musica e canto da Pierisson Cambio; partecipò alla Compagnia dei Dubbiosi e all'Accademia dei Pellegrini con il nome di Anassilla.
Il suo "ridotto" fu il più frequentato da umanisti, artisti, poeti nel decennio 1540-50. Nel 1548 s'innamorò di Collaltino di Collalto, "il bel conte crudele" della Marca Trevigiana, mediocrissimo uomo. Abbandonata dal suo idolo, G. S. cercò conforto in Dio ("Dolce Signor, non mi lasciar perire"), ma anche in amori terreni. Si spense l'anno dopo. "Arsi, piansi, cantai" fu la breve vita dell'appassionata. I letterati del romanticismo ne fecero una vittima innocente dell'amore, quelli del positivismo una cortigiana. Le opinioni estreme fanno capo a due critici : A. Salza e G. A. Cesareo. Questi difese con buone ragioni madonna Gasperina. Il canzoniere della S., benché petrarcheggiante, è tra i migliori del '500 per ingenuità di passione e potenza di espressione. Trascende autobiografismo e platonismo in alcune liriche d'amore e di fede.
Bibl.: ed., Rime di G. S., Venezia 1554; Rime di G. S e di V. Franco a cura di A. Salza, Bari 1913; Le più belle pagine di G. S. ecc. scelte da G. Toffanin, Milano 1935. Studi: G. A. Borgese, Il processo di G. S., in Studi di lett. moderna, Milano 1915, pp. 20-28; A. Salza, Madonna Gasperina, in Giorn. stor. d. lett. ital., 87 (1913), pp. 1-101; 69 (1917), pp. 217-706; 70 (1917), pp. 1-60 e 281-99; E. Donadoni, G. S., Messina 1919; G. A. Cesareo, G. S. donna e poetessa, Napoli 1920; G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1929, pp. 358-61; L. Pompile, Gasparina, Milano 1936; B. Croce, Studi sulla poesia it. dal 300 al '500, Bari 1946, pp. 266-72.
Maria Sticco
## STAMPA MISSIONARIA.
I. La s. m. in Patria. - Le prime notizie missionarie stampate furono naturalmente relazioni di viaggio e trattati sul leggendario "Prete Gianni" (v.), ma presto i missionari furono anche i primi geografi, etnologi e storici dei paesi delle loro missioni. Basti citare la Historia de las cosas mas notables, ritos y costumbres del gran Regno de la China del p. Joan Gonzales de Mendoça (Roma 1585); l'opera di Nicola Trignult: De Christiana Expeditione Apud Sinas Suscepta, Ab Societate Jesu, ex P. Matthei Ricci eiusdem Societatis Comentariis Libri V. Ad S. D. N. Paulum V (Augusta 1616) e, fra le tante altre, le pubblicazioni di Jeronimo Lobo S. J. sull'Etiopia e del cappuccino Giovanni Antonio Cavazzi sull'Angola e il Congo. Bernardino da Sahagùn O. F. M. con la sua opera in 12 voll.: Historia universal de las cosas de Nueva España, cui attese dal 1547 al 1577, si meritò il titolo onorifico del più grande etnografo del sec. xvi. Storico dei paesi di missione fu, p. es., il gesuita Marino
Martini: De bello Tartarico Historia (Anversa 1654). Il p. Roberto de Nobili è considerato come l'iniziatore delle investigazioni moderne sul sanscrito. Dal sec. xvi alla prima metà del sec. xvir furono i tempi più propizi per i missionari cattolici a far conoscere scambievolmente la cultura europea ed asiatica e a difendere i diritti umani degli indigeni. Basti ricordare l'attività e le opere di Bartolomeo Las Casas (v.).
Direttamente alla pratica missionaria dovevano servire le cosiddette Cartiuhas, cioè piccoli catechismi con piccola grammatica e avviamento per imparare a leggere. La più celebre di queste Cartiuhas è quella compilata da Joāo de Barros: Grammatica da lingua portuguesa com os mandamentos da santa madre Igreja (Lisbona 1539), che servì a s. Francesco Saverio.
La tipografia poliglotta della Propaganda stampò nella prima metà del sec. xvir Cartiuhas in lingua arabica ed etiopica. In molte edizioni e versioni fu pubblicato il catechismo di Luis de Granada: Breve Tratado en que se declara de la manera que se podra proponer la doctrina de nuestra Santa Fí, y religion christiana, a los nuevos fiels (Salamanca 1588).
Fra gli studi di teoria e metodologia missionaria, sono da ricordare: Nicolao Herborn : Epitome convertendi gentes Indiarum ad Fidem Christi adeoque ad Ecclesiam sacrosanctam catholicam et apostolicam (Colonia 1532); di José de Acosta: De procurando sobre Indorum, libri sex (Salamanca 1588). I teorici missionologi protestanti come Fabricius, Hoornbeck e Mel ne hanno fatto largo uso. Un teorico è stato anche Tommaso di Gesù (v.) e Filippo Rovenio (v. mHENIUS PHILIP).
Ai Gesuiti spetta il merito di avere creato la letteratura missionaria periodica. Nel 1552 furono pubblicati in Roma gli Avisi particolari delle Indie e di Portogallo ricevuti in questi doi anni del 1551 e 1552 da li Reverendi Padri de la cöpagnia de Jesu. Negli anni susseguenti si pubblicarono altre lettere missionarie sotto il titolo: Avisi della Cina, Avisi del Giappone, Avisi delle Isole Filippine, Copia de alcune littere del Padre Maestro Francesco Xavier (Roma, Ingolstadt 1563; Lovanio 1571; Saragozza 1591). Pubblicazione costante divennero poi le Annuae Litterae Societatis Jesu anni 1581 ad Patres et Fratres ejusdem Societatis, Romae. Esse vanno dagli anni dal 1581 al 1614 e dal 1650 al 1654; e furono redatte a Roma sulle lettere obbligatorie dei provinciali e dei Superiori di Missione al Preposito Generale. Il primo tentativo francescano di dare un prospetto generale dell'attività missionaria dell'Ordine fu fatto da Valentino Fricius; Indionischer Religionsstand der gantzen neuen Welt beider Indien gegen Auff und Nidergang der Sonnen (Ingolstadt 1588).
Contengono principalmente materiale sulle sole missioni dei Gesuiti francesi, le Lettres édifiantes et curieuses (v.). Ricordiamo anche gli Annales de l'Association de la Propagation de la Foi (v.).
Anche vari Istituti religiosi nella prima metà del sec. xix presero a pubblicare propri periodici missionari, come i Lazzaristi nel 1834 con gli Annales de la Congrégation de la Mission, il Seminario delle Missioni estere di Parigi nel 1841-42 con i Comptes rendus; i Missionari dello Spirito Santo nel 1857, il Bulletin de la Congrégation di St Esprit et du S. Coeur de Marie; gli Oblati M. I. nel 1862 le Missions de la Congrégation des Missionnaires Oblats de Marie Immaculée, restringendo ai propri membri la comunicazione delle loro riviste per non creare dissidi con l'Opera della Propagazione della Fede. Qualche altra rivista di minore importanza, come quelle suetriache della fondazione leopoldina e dell'Africa centrale, quella di Colonia per i piccoli negri si rivolgevano anch'esse ai soli membri della loro associazione. L'opera di Lione nel 1867 cominciò a pubblicare il settimanale Les Missions catholiques. Bulletin hebdomadaire de l'Oeuvre de la Propagation de la Foi (v. missions catholiques).
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In breve tempo i periodici missionari popolari si moltiplicarono sempre più. Ogni Istituto missionario pubblica oggi i propri periodici missionari nei più vari paesi, per suscitare occasioni missionarie e procurare i sussidi necessari alle proprie missioni. Una rivista scientifica, per suggerimento del p. Roberto Streit, sorse nel 1911 per mezzo del prof. Schmidlin, e cioè la Zeitschrift für Missionznissenschaft (Münster 1911). Il medesimo p. Streit nel 1916 incominciò la pubblicazione della Bibliotheca Missionum, oggi sotto la direzione del p. Giovanni Dindinger arrivata al vol. XVII. In essa tutte le fonti e i libri sulla attività missionaria sono elencati e sottoposti ad un esame critico. Con lo Streit e lo Schmidlin ebbe inizio la a scienza missionaria o lo a missionologia».
È impossibile enumerare qui anche le sole pubblicazioni scientifico-missionarie più importanti degli ultimi decenni. Allo scopo si possono consultare i volumi della Bibliografia missionaria, editi dall'Unione missionaria del clero in Italia.
II. La s. m. nei paesi di missione. - Fu il Messico a possedere la prima tipografia fuori dell'Europa, per opera dell'arcivescovo Juan de Zumárraga (s.), ed il primo libro stampato fu la Breve y mas compendiosa Doctrina Christiana en lengua Mexihana y Castellana ( 1539 , en casa de Juan Comberger s). Nel 1543 il medesimo fece stampare una Cartinha; Doctrina cristiana breve para enseñanza de los niños. Nel 1557 fu stampata in Goa una Cartinha: Tratado da Doctrina Christiana estratta per s. Francesco Saverio dalla "Cartinha" di João de Barros.
Nel Giappone si incontra nel 1591 un Flos Sanctorum stampato dai Gesuiti con caratteri latini in lingua giapponese: Sanctus no go sagvco no Vehō noqui gogai (Kosusa 1591) in 2 voll., corredato da un vocabolario giapponese-portoghese. Il celebre catechismo del p. Luis de Granada fu stampato l'anno seguente: Fides no doxi to site ameratara su no riacu (Amacusa 1592). Del medesimo anno è pure la traduzione in giapponese della Dottrina cristiana dell'arcivescovo di Evora, Theotonio de Braganza: Nipponno Jesus no Companhia no Superior yori Christan ni soto no cotouari no tagaino mondo no gotoqu sidai no vacachi tamo Doctrina (Amacusa 1592) che ha in appendice un vocabolario giapponese-portoghese. Luis Trois nella lettera annua del 1592 dice che fu stampato un calendario dei giorni di festa e di digiuno ad uso dei cristiani giapponesi e si può dire con certezza che la stampa in caratteri giapponesi avvenne nel 1591.
Nella Cina il p. Michele Ruggieri fece stampare con lastre di legno il Decalogo. Del 1584 è un altro stampato xilografico dello stesso p. Ruggieri, riveduto poi dal p. Matteo Ricci, un Dialogo tra un pagano e un missionario di cui si tirarono 1500 copie. Dalla prefazione del p. A. Valignano all'opera De missione Legatorum Japonensium si sa che il libro del p. João Bonifacio: Christiani pueri Institutio Adolescentiaeque perfugium fu il primo libro stampato con caratteri mobili, apud Linas in Portu Macoensi in Domo Societatis Jesu Anno 1388. Meglio conosciuto è il secondo libro uscito da questa tipografia: De Missione Legatorum Japonensium ad Romanam curiam, rebusq. in Europa ac toto itinere animadversis Dialogus. In Macoensi portu Sinici regni in domo Societatis Jesu. Anno 1590. La relazione fu compilata dal p. Duarte de Sande sui diari dei legati e tradotta in latino.
Dal 1595 Matteo Ricci iniziò la serie delle sue grandi pubblicazioni scientifiche in cinese su questioni teologiche, storiche, matematiche, astronomiche e geografiche e pubblicò anche un trattato sulla tipografia dell'Occidente.
Nelle Filippine le prime stampe xilografiche sono del 1593. Doctrina Christiana en letera y lengua china, compuesta por los padres ministros de los sangleyes, de la Orden de santo Domingo. Con licencia, por Km yong, China, en el parian de Manila e Doctrina Christiana en lengua espanola y tagale en S. Gabriel de la Orden de S. Domingo. En Manila 1593. Nella prima metà del sec. xvir si ebbe uno sviluppo straordinario della stampa in paese di missione, specialmente nella Cina e nell'India. Si pubblicarono traduzioni della S. Scrittura, di libri liturgici e di opere teologiche, libri ascetici, biografie trattati di scienze naturali.
Per prevenire da parte sua ogni abuso nella sua tipografia, Propaganda decretò il 7 sett. 1629, che nessun lavoro vi si eseguisse senza speciale decreto del card. Prefetto (Decreta C. de Prop. Fide, 1620-75, n. 29, p. 20) e per ovviare alle difficoltà provenienti dalla molteplicità delle varie lingue straniere, il 3 febbr. 1631 fu stabilito che libri in lingua straniere non si stampassero nella poliglotta, se il manoscritto non fosse accompagnato da una traduzione in lingue latina o italiana (ibid., n. 60, p. 39). Per di più il 6 dic. 1655 Propaganda proibì a tutti i missionari apostolici s sub poena privationis officii, vocis activae et passivae, suppressionis eiusdem operis et excommunicationis latae sententiae ipso facto incurrendae ac soli S.mo reservatae o di stampare libri senza il previo permesso scritto di Propaganda (ibid., n. 195, pp. 153-64; Collect., I, n. 124 [Roma 1907]). La Congregazione generale del 28 febbr. 1673 fece inviare ai Superiori di tutti gli Ordini operanti nelle missioni una copia del decreto del 6 dic. 1655 , con l'aggiunta "ne typis vulgent ea que ad missiones pertinent" (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] f. $28^{\circ}$ ).
Il libro del Procuratore generale dei Carmelitani, Vincenzo Maria di S. Caterina da Siena, Il viaggio all'Indie orientali, stampato a Roma stessa senza previo permesso di Propaganda, diede occasione ad essa di pregare il S. Padre di intimare di nuovo la proibizione di stampare libri nelle missioni e sulle missioni (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] ff. $76-76^{\circ}$ ).
Clemente X con il breve Creditae nobis del 6 apr. 1673 estese la proibizione del 6 dic. 1655 a: Libros et scripta in quibus de Missionibus vel de rebus ad Missiones pertinentibus agitur, sotto pena di incorrere nelle censure del decreto del 1655 , non esclusi i membri della Compagnia di Gesù, e ciò perché i libri saepe falsa et inepta continentes non sine piorum et doctorum hominum offensione recavano danno alla Chiesa; e ciò forse in relazione alla questione dei riti.
La Congregazione particolare della Cina del 31 luglio 1673 proibì la traduzione in cinese della S. Scrittura (Acta Congr. Partic. dell'Indie orientali, 1672-74 f. $52^{\circ}$, ibid., f. 13; Collect., I, n. 206 [Roma 1907]), il cui decreto fu confermato dalla Congregazione Generale del 20 nov. 1673 (Acta S.C. de Prop. Fide, 1674 [43], f. 352). La s. m., prima così fiorente, cominciò a declinare con la conseguente scarsezza di catechismi e manuali di preghiere. Per tal motivo il padre visitatore del Giappone e viceprovinciale della Cina, Domingos Pinheyro, si rivolse a Propaganda, chiedendo il permesso di far stampare alcuni libri "non de controversia Sinicia, sed de rebus piis quales sunt exhortationes ad devotionem et Sanctae Legis observantiam ac Libelli precum et similia" (Decreti della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, f. 546). Il 28 sett. 1739 Propaganda lo concesse sotto condizione, però, che tali libri non contenessero niente né direttamente, né indirettamente contro la cost. Ex illa die del 19 marzo 1715, che il preposto generale dei Gesuiti e il vescovo o il vicario apostolico del luogo di impressione avessero dato il permesso di stampa, ne mandassero copia alla Propaganda (Decreti della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, ff. $546^{\circ}-47$ ). Siccome Benedetto XIV per la cost. Ex quo singulari dell'1 1 luglio 1742 aveva confermato la costituzione di Clemente XI Ex illa die, Propaganda il 27 sett. 1743 decretò che i vescovi e i vicari apostolici esaminassero di nuovo tutti i libri già stampati in Cina per vedere se contenessero principi contrari alle suddette costituzioni (Acta Congr. Partic. super rebus Sin. et Ind. ab anno 1742 ad 1748 , tom. 8 f. 59) e l'8 ott. 1743 scrisse ai medesimi "ut curent omnes libros qui aliquid continent contrarium constitutionibus Ex illa die et Ex quo singulari prorsus supprimi, et abolere, nisi corrigi possunt" (Lettere della S. Congr. e di mons. Segret. per le Indie orientali dall'anno 1743 al 1748 [161], ff. $54^{\circ}-57^{\circ}$ ). Con decreto del 28 dic. 1770 Propaganda concesse agli Ordinari della Cina e del Tonkino che per "parvas doctrinas, catechismos, instructiones, ac preces, quae fidelium usui quotidiano inserviunt bastasse l'imprimatur dell'Ordinario (Decreti della S. C. dall'anno 1768 al 1778, ff. 82 ${ }^{\circ}-82$; Collect., I, Roma 1907, n. 482).
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Nell'Istruzione di Propaganda dell's sett. 1869 ai vicari apost. dell'India Orientale, Propaganda prescrisse che si creassero tipografie nell'India per combattere efficacemente l'azione dei protestanti che inondavano con i loro libri il paese (Collect. II, n. 1346/39 [Roma 1907]).
Il 18 ott. 1883 la S. Congregazione emanò una Istruzione ai vicari apost. della Cina ingiungendo loro l'apertura di almeno una tipografia cinese in ogni vicariato, affinché i libri necessari alla diffusione e la conservazione della Fede potessero essere stampati (Collect., II, n. 1606, Roma 1907; XI, ivi 1917, n. 7). Oggi anche per la stampa di libri nei territori di missioni valgono le prescrizioni del codice, salvo speciali istruzioni di ordine prudenziale. - Vedi tav. LXXIX.
BibL.: R. Streit - J. Dindinger, Bibliotheca missionum, voll. I XVII, Münster-Aquisgrana-Friburgo 1916-52; N. Kowalsky, Die Missionspreise, in Euntes Duerte, 4 (1952), pp. 201-16; G. Din-dinger-G. Rommeskirche, Bibliografia missionaria (pubblicazione annuale), Roma, dal 1933.
Nicola Kowalsky
STAMS. - Abbazia cistercense, nella valle dell'Inn, nel Tirolo, amministrazione apostolica di Innsbruck, già diocesi di Bressanone.
Il monastero di S. fu fondato nel 1273 in memoria di Corradino, re di Sicilia, dalla madre Elisabetta, vedova, prima di Corrado IV, poi di Mainardo II del Tirolo. I primi monaci vennero da Kaisheim, figliuione di Morimond. L'abbazia godette molto favore da parte delle case regnanti, ma sotto la dominazione bavarese fu soppressa ( 1806 ), i beni dilapidati, i manoscritti, la biblioteca e l'archivio dispersi. Nel 1816 il monastero fu riaperto. Vi sono 5 parrocchie incorporate.
Il complesso (parrocchia, monastero, chiesa abbaziale, edifici annessi e giardino) formano un insieme molto pittoresco, in gran parte ancora entro le mura medievali. La chiesa primitiva, una basilica a tre navate, senza transetto, con tre absidi, fu dedicata nel 1284; rimaneggiata una prima volta nel 1601-15, fu trasformata in grandiosa aula barocca da G. A. Gumpp (1729-32), con l'aiuto di molti artisti locali. L'altare maggiore, opera di stupenda monumentalità in policromia e oro, fu eretto nel 1609 , secondo i disegni di B. Steinle; ha la forma di un immenso albero che dalla mensa dell'altare s'innalza fino alle vòtte; include fra i rami numerosi santi, l'Assunzione e incoronazione della Vergine, la S.ma Trinità. Notevole il mausoleo dei principi tirolesi, costruito nella forma delle "confessioni " romane in dipendenza dall'arte benniniana da A. Damasch ( $1670-8 \mathrm{I}$ ); il pulpito è pregevole opera di A. Kölle (1740). Nell'annessa cappella del Preziosissimo Sangue l'ammirato "Rosengitter" di fra' B. Bachnetzer (1716).
Il monastero conserva in parte la distribuzione originaria, ma è del tutto rifatto: il convento nel 1645-66, la prelatura propriamente detta, l'aula di S. Bernardo, grandiosa sala a due piani, affrescata e stuccata, e la prelatura nuova, con biblioteca, refettorio, ecc. Le stanze regali (1615-18) servono ora da museo. Notevole anche la chiesa parrocchiale, costruita intorno al roso e riedificata da Enrico, re di Boemia, nel 1313; nel 1755 fu completamente baroccizzata, con ricco interno. L'abbazia mantiene una casa per esercizi, scuole di agricoltura e varie istituzioni per la formazione contadina.
BibL.: J. Garber, Das Zisterzienserstift S., Vienna 1926; St. Marischer, s. v. in LTHK, IX, col. 767; Cottineau, II, col. 3083 .
Giuseppe Lów
STANCARO, Francesco. - Eretico italiano della corrente antitrinitaria, n. a Mantova nel 1501, m. a Stobnice in Polonia l'ri nov. 1574.
Irrequieto e passionale, partecipò alla corrente più radicale dell'evangelismo (v.) italiano. Monaco e prete, aveva pubblicato a Venezia nel 1430 una grammatica ebraica; insegnò lingue a Padova; nel 1540 lo si trova in Friuli; fu in prigione a Mantova e Venezia per le sue dottrine religiose. Si decise a lasciare l'Italia; nell'estate 1544 era a Vienna e nel 1545 a Chiavenna in Valtellina, dove già erano il Mainardi, il Curione, Camillo Renato, con i quali, più o meno intensamente, entrò in contrasto;
poi nel 1546 a Basilea, dove nel 1547 pubblicò pure una grammatica ebraica. Passò poi a Cracovia in Polonia come maestro di ebraico; qui si poleso eretico per il suo atteggiamento iconoclasta e perciò fu destituito dalla cattedra e incarcerato. Riuscito a fuggire a Königsberg (Prussia), ottenne una cattedra in quell'Università di recente fondata. Volle intromettersi nelle controversie interne luterane circa l'interpretazione della Confessione augustana, contestò ad Osiandro (v.) la sua tesi sulla giustificazione, opponendogli la propria, secondo la quale Cristo sarebbe nostro mediatore presso Dio con la sola natura umana; né cessò dalla polemica dopo trasferitosi a Francoforte e non temette di affrontare l'autorevole Melantone. Così anche la Germania luterana gli divenne inospitale e cercò un ambiente meno avverso nell'Ungheria e nella Polonia, già invase dalla propaganda neoariana. Ma anche con i teologi a lui più vicini si mise a contrasto per il suo carattere litigioso e per la sua avversione ad accettare qualsiasi disciplina, in nome del libero esame della Bibbia, inteso in senso razionalista. La sua principale opera teologica è De Triestate et mediatore D. N. 3. Christo (Cracovis 1562).
BibL.: J. W. Wigand, De stancarismo, Lipsia 1585; Chr. A. Salix, Valtribulige Historie der Augab. Kindertion., Halle 1732; Th. Watschier, Gesch. der Reformation in Polen, Posen 1911; F. Ruffini, Fr. St., Contributo alla st. della Riforma in Ital., Roma 1935; Fr. C. Church, I riformatori italiani, I, Fascio 1915, p. 229 sge.; P. Paschini, Evstia e riforma cattolica al confine orientale d'Italia, Roma 1951, p. 100 sg.
Mario Bendiscioli
STANDONCK, Johannes van. - Predicatore e riformatore ascetico, n. a Malines nel 1453, m. il 2 febbr. 1504. Poverissimo, fece i suoi primi studi a Malines, poi a Gouda (Olanda) presso i Fratelli della Vita Comune, a Lovanio, infine a Parigi ove compì gli studi filosofici e teologici. Dal 1484 fu addetto alla Sorbona.
Come professore e predicatore, si attirò l'amicizia di molti personaggi influenti e, liberato da preoccupazioni materiali, divenne uno dei maestri più celebri dell'Università. Di vita materissima, esercitava immensa carità. Per rimediare alla decadenza di costumi nel popolo e di disciplina nel clero dar mano ad una riforma radicale, proponendo a Carlo VIII (1493) una serie di misure energiche contro gli abusi.
Il suo influsso di riformatore si estese ai Benedettini, Canonini Regolari, Francescani, Domenicani e Crecigeri. S. rinnovò e dotò il Collège de Montaigu a Parigi; vi annesse una "casa dei poveri " per preparare al sacerdozio i figli del popolo. Caduto in disgrazia del Re, profitò dell'esilio per fondare nei Paesi Bassi quattro collegi. Rientrato in grazia del Re, continuò il suo lavoro di fondazioni e di riforme fino alla morte.
BibL.: A. Roersch, s. v. in Biographie nationale, XXIII, pp. 388-99.
Alberto Ampe
STANISLAO, santo, martire. - Vescovo patrono della Polonia, n. in quella nazione tra il 1030 e il 1035, m. a Cracovia nell'apr. del 1079. La tradizione lo vuole del ceppo polacco dei Prus-Turzyma di Szczepanowo, per cui viene chiamato s. S. Szczepanowski. Di spirito pienamente occidentale, fu eletto vescovo di Cracovia nel 1071, confermato nel 1072. Ebbe un drammatico conflitto con il re di Polonia Boleslao l'Ardito. Il Re venne scomunicato da S.; in risposta egli fece uccidere S. nella chiesa di S. Michele a Cracovia. Il corpo di S. fu seviziato dal Re e dai suoi sbirri dinanzi all'altare ove S. celebrava la S. Messa. Canonizzato ad Assisi il 17 ag. 1253 da Innocenzo IV; festa il 7 maggio.
Sull'origine del martirio di s. S. sorse nell'Ottocento una larga polemica tra gli storici del medioevo polacco, in seguito alla scoperta del manoscritto del cosiddetto Gallo Anonimo; una eco tendenziosa di tale polemica si trova pure sotto la voce Boleslao l'Ardito, in Enc. Ital., VII,
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In alto a sinistra: CORSA DEI 100 m . (Batteria), Olimpiadi di Helsinki (1952). In alto a destra: COPPI E KOBLET vol Tourmalet. (iito di Francia 1951. In basso a sinistra: INCONTRO DI CALCIO ITALIA-STATI UNITI alle Olimpiadi di Helsinki (1952). In basso a destra: INCONTRO DI SCHERMA TRA J. LATASTE (Francia) E G. PELLINI (Italia) alle finali delle Olimpiadi di Helsinki (1952).
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(fot. Nlinari)
In alto a sinistra: L'AUTUNNO. Scultura di G. Caccini (sec. xvi) - Firenze, ponte a S. Trinita. In alto a destra: L' INVERNO. Scultura di T. Landini (sec. xvi) - Firenze, ponte a S. Trinita. In basso: L' ESTATE. Bassorilievo in terracotta, del sec. xvin. Villa Reale di Castello - Firenze, dintorni.
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(da cd. anastatica a cura di T. F. Meehan, Nuova York 1958)

(fid. Enc. Calt.)

(fut. Enc. Calt.)

(fol. Enc. Calt.)
In alto a sinistra: FRONTESPIZIO DELLA DOTRINA BREVE» compilata dal $1^{\circ}$ vescovo del Mestiço Juan Zumarraga e pubblicata, come bagerri
nel colophon, il 14 giugno 1844 nella città di Tenocholian (Mestico). E il primo libro stampato nel Mestiço. In alto a destra: FRONTESPIZIO
DELLA DOCTRINA CHRISTIANA en letra y lengua china compuesta por los Padres Ministros de los Sangleyes, de la Orden de S. Domingo, Ma-
sila 1593. E il primo libro stampato nella Filippina - Esemplare della Biblioteca Vaticana. In basso a sinistra: FRONTESPIZIO DEL CONFES-
SORE ISTRUITO NELLE SANTE LEGGI del p. Maestro Gerolamo Panormitano O. P., tradotto in lingua di Bonsis dal p. Stefano Matenica O. F. M. stampato e Roma nel 1830. Esemplare della Biblioteca della S. Congr. de Propaganda Fide - Roma. In basso a destra: FRONTESPIZIO DELLE SEPTEM HORÆ CANONICE in arabo, Fann, per i tipi di Gregorio de Gregoris, 1514. Esemplare della Biblioteca della S. Congr. de Propaganda Fide - Roma.
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(fot. E323)
A sinistra: PAESAGGIO INVERNALE. Notre Dame University. In alto a destra: MONTAGNE ROCCIOSE. Glacier National Park (Montana). In basso a destra: "SUNNYSIDE", la vecchia casa dello scrittore Washington Irving (1783-1859) a Tarrytown, presso il fiume Hudson.
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p. 299: l'autore, Jan Dabrowski, cerca di giustificare il crimine del re Boleslao per ragione di Stato.
S. S., vescovo e martire, viene raffigurato quale una persona di media ctà; una spada posta a suoi piedi e una palma che tiene in mano alludono alla sua gloria di martire. Lo si vede spesso raffigurato in atto di risuscitare un ignudo che esce dalla tomba: rappresenta il miracolo della risurrezione del cavaliere Pietro (ossia Pietrovino).
Per l'iconografia di s. S. hanno particolare importanza gli affreschi con due scene della sua leggenda dipinti sulle superfici laterali dell'arco gotico sopra il pergamo della Chiesa inferiore nella basilica di Assisi. Essi raffigurano la miracolosa risurrezione del cavaliere Pietro (Pietrovino) e il martirio del Santo; sono del 1337 : attribuiti dal Vasari nel 1568 al suo immaginario Giottino, vengono ora spesso citati, però senza sufficiente base, quale opera di Stefano Fiorentino. S. S. è raffigurato sulla pala d'altare nella chiesa polacca di S. S. a Roma da Antiv. veduto Gramatica, che la dipinse verso il 1594; in essa è raffigurato il Salvatore fra tre santi polacchi: S., Adalberto e Giacinto. Nella stessa chiesa il quadro d'altare con il Miracolo della risurrezione del cav. Pietro, dipinto tra 1750 e 1752 , è di Taddeo Ronicz. Sul soffitto si vede affrescata la gloria di s. S. da Ermenegildo Costantini verso il 1775 e le tre scene della leggenda del Santo nella sagrestia sono attribuite a F. Smuglewicz (fine del Settecento).
Bibl. : Acta SS. Muir. II, Parigi 1863, pp. 198-280; BHL, 7833-55; N. Nowodworski, Stanislave s. ze Szczepanova, in Korselna, 26 (1025), pp. 403-10 (con bibl.); T. Wojciechowsky, $W$ sprawo 20. Stanislava biskupa, Cracovia 1906; Martyr. Romanum, p. 177.
Witold Wehr
STANISLAO I Leszczynski, re di Polonix. N. il 20 ott. 1677 a Leopoli, m. il 23 febbr. 1766 a Lunicville.
Con l'appoggio diretto di Carlo XII di Svezia fu incoronato nel 1705 re di Polonia, ma dopo la battaglia di Poltava dovette lasciare il trono, che fu rioccupato da Augusto II il Forte, elettore di Sassonia. Si stabilì in Francia presso Luigi XV, che ne aveva sposato l'unica figlia Maria. Alla morte di Augusto II fu nuovamente

(let. Alinari)
Stanislao, santo, martire - Miracolo di s. S. Affresco del sec. xiv, nella chiesa inferiore di S. Francesco - Assisi.
eletto re, stavolta con l'appoggio francese, ma l'Austria e la Russia lo costrinsero con le armi ad abbandonare di nuovo la Polonia. S., in seguito ai preliminari di Vienna del 1735 , al termine della cosiddetta guerra di successione polacca, ottenne in compenso i Ducati di Lorena e di Bar, che alla sua morte passarono alla Francia.
Bibl.: J. Des Réauls, Le roi Stanislas et Marie Leczinska, Parigi 1805; P. Boye, Un roi de Pologne et la couronne ducale de Lorraine, ivi 1898.
Silvio Furlani
STANISLAO II Augusto Poniatowski, re di Polonix. - N. il 17 genn. 1732 a Wolczyn, m. il 12 febbr. 1798 a Pietroburgo.
Viaggio per tutta l'Europa, finché si recò nel 1755 in Russia con il diplomatico inglese sir Hanbury Williams e divenne il favorito di Caterina II, allora granduchessa. Ritornato in Polonia, fu eletto nel 1764 re di Polonia, dietro pressione di Caterina, della quale fu debole strumento politico. Il suo regno segnò la fine della Polonia come Stato indipendente, poiché S. fu costretto a consentire alle tre spartizioni del paese tra Austria, Prussia e Russia. Il 25 nov. 1795 abdicò e si trasferì in Russia, dove ebbe una pensione dalle tre potenze che si erano divisa la Polonia.
Bibl.: H. Schmitt, Panowanie Stanislawa Augusta, 4 voll., Leopoli 1869-70; O. Forst-Battaglia, Poniatowski, trad. it., Milano 1930.
Silvio Furlani
STANISLAO KOSTKA, santo. - Gesuita, n. nel castello paterno di Rostkow (Prasnysz, Polonia) il 28 ott. 1550 , m. a Roma il 15 ag. 1568.
Di famiglia della prima nobiltà polacca, piamente educato dalla madre, che ne aveva vista in sogno la futura santità, passò con il fratello Paolo a Vienna per gli studi nel Collegio dei Gesuiti. Cambiato il convitto dei padri con la casa di un eretico, maltrattato a morire dal fratello, fu confortato dalla Comunione portatagli dagli angeli e guarito dall'apparizione della Madonna, che gli ingiunse di entrare nella Compagnia di Gesù. Per eseguire quest'ordine, fuggì di casa, invano inseguito dal fratello che lo vide, ma non lo riconobbe, e passò a Dillingen, donde s. Pietro Canisio lo inviò a Roma, per porlo al sicuro dalle ricerche dei parenti. Il 28 ott. 1567 venne accolto da s. Francesco Borgia nel noviziato di S. Andrea al Quirinale. Di un angelica purezza, di una viva devozione all'Eucaristia e a Maria, di alta contemplazione, non tardò molto a lasciare la terra per volare al cielo. Beatificato nel 1670 , fu canonizzato nel 1726 . Festa il 13 nov.
Bibl.: D. Bartoli, Della vita del b. S. K., Torino 1925; G. Boero, Storia della vita di s. S. K. sulle testimonianze giuridiche dei processi, Torino 1872; U. Ubaldini, Vita et miracula s. S. Kosthae, in Anal. Bolland., 9, 11, 13-16 (1890-97), v. indice; F. Goldin, The Story of s. S. K., 3* ed., Londra 1895; A. Gavrau, Vie des. S. K., Parigi 1895; C. Testore, San S. K., ivi 1926.
Celestino Testore
Iconografia. - E raffigurato di aspetto giovanile vestito dell'abito della Compagnia di Gesù; frequenti sono le rappresentazioni del Santo in atto di ricevere da un angelo l'Ostia del S.mo Sacramento. I lineamenti del Santo sono pervenuti tramite la sua effige dipinta nel 1568, anno della sua morte, da Scipione Delfini (Château de St-Symphorien d'Ozon, Isère, Francia).
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(per coleria di mesa, A. P. Frater) Stanislao Kostra, santo - S. S. K., di Scipione Delfini - Parigi, Redazione di Etudes.
Diverse immagini del Santo sono nella chiesa di S. Andrea al Quirinale a Roma. Ivi, sopra l'altare, dove si conserva il corpo del Santo, una pala di Carlo Maratta rappresenta s. S. inginocchiato davanti alla Madonna con il Bambino Gesù; a destra dell'altare è la sua comunione angelica ed a sinistra la sua estasi, dipinte dal Mazzanti. Nella camera della casa presso la chiesa, dove mori il Santo, trasformata in cappella, sopra l'altare è un ottimo modello per la tipologia del Santo in un dipinto dei primi anni del Seicento.
Nella stessa cappella una scultura in marmo nero e bianco, opera di Pierre Legros (v.), raffigura s. S. sul letto di morte. In una delle camere che precedono la cappella si vedono 11 scquerelli di fra' Andrea Pozzo con la leggenda e i miracoli del Santo.
Bibl.: PP. Gesuiti di Varsavia, Soc. Stanislaus Kostha (album iconografico), Varsavia 1928.
## Witold Wehr
STANISLAO POLI, diOCESI dei Ruteni (uccaino: StanisLaviv). - Si trovava prima in Polonia (Galizia), ora nell'Ucraina (URSS), suffraganea di Leopoli.
S. fu eretta dopo lunghe trattative (cominciate nel 1830) il 25 marzo 1885 , smembrando l'arcidiocesi di Leopoli. Comprendeva la parte sud-orientale di Galizia (eccetto la città di Halyč, titolo metropolitano di Leopoli), e tutta la Bukovina. Dopo la prima guerra mondiale, essendo stata la Bukovina aggregata alla Romania, le S. Sede erigeva per questa parte della diocesi un'amministrazione apostolica, la quale nel 1930, secondo il Concordato Romeno fu incorporata nell'allora eretta diocesi di Maramures, conservando però uno speciale vicariato generale di lingua ukraina. Il primo Sinodo diocesano fu celebrato nel 1897, il Seminario fu aperto nel 1907.
Il primo vescovo di S. fu l'insigne teologo e storico Giuliano Pelešz (v.). Il secondo fu Giuliano Kujilovskyj (1891-99), eletto in seguito metropolita di Leopoli. Il terzo vescovo fu Andrea Šeptyckyj (1899-1900), poi metropolita di Leopoli (v.); il quarto fu Gregorio Chomyšyn (1904-47), deportato dai bolscevichi in Russia (nel 1945) ed ivi morto come confessore della fede. Nel 1946 anche la diocesi di S. fu dichiarata ufficialmente sciamatica e un sacerdote apostata (poi vescovo, Antonio Pelveckyj) occupò la cattedra episcopale. Da allora è cominciata la persecuzione; la diocesi cattolica nella sua struttura organizzativa è stata distrutta.
Al 1938 la diocesi aveva: chiese 886 di cui parrocchie 455, sacerdoti 551 , seminaristi 90 , catt. orientali 1.044.992.
Bibl.: C. Gatti-C. Korolevskij, I viti e le Chiese orientali, I; Roma 1942, pp. 669-70 e 761-71; Schematismus universi cleri gr.-cathol. dioces. Stanislau. (pubbl. ogni 2 anni). Michele Lacko
STANLEYVILLE, vicariato apostolico di. E situato nella parte nord-orientale del Congo Belga.
Fu eretto come prefettura apost. il 3 ag. 1904 con territorio distaccato dal vicariato apost. del Congo indipendente o Belga (v. IZOPOLOVILLE) ed elevato a vicariato apost. il $1^{\circ}$ maggio 1909. Subi parecchie diminuzioni di territorio in seguito alla creazione di nuove missioni. Il io marzo 1949 ebbe l'attuale nome di S., mentre prima si chiamava di Stanley Falls. E affidato alla Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, i quali però hanno anche l'aiuto dei Canonici Lateranensi del S.mo Salvatore. Il
vicariato conta su di un'estensione di $173.385 \mathrm{kmq}$., ca. 500.000 ab., di cui oltre 140.000 cattolici con quasi 37.000 catecumeni, pochi protestanti (quasi 13.000 ) e musulmani (ca. 13.000 ) e oltre 290.000 pagani; è servito da: sacerdoti nativi 5 , sacerdote secolare olandese 1; sacerdoti esteri: 73 del S. Cuore di Gesù, io dei Canonici Lateranensi; fratelli laici esteri: 15 delle Congr. dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, 3 dei Canonici Lateranensi e 17 dei Maristi; 97 suore estere; 11 seminaristi maggiori, 92 minori; 461 catechisti e 44 catechiste; 20 stazioni missionarie principali e 1112 secondarie, 20 chiese e 1112 cappelle; un imponente complesso di opere assistenziali e di scuole con numerosissimi alunni dei due sessi (23.394). Molto fiorenti sono le varie confraternite, le associazioni laicali di carità e particolarmente quelle di Azione Cattolica. Poiché la popolazione europea va crescendo (ca. 3200 persone), si richiedano molte cure da parte dei missionari per conservare quei cattolici nella pratica della religione.
Bibl.: AAS. 41 (1940). p. 465; MC, 1950, pp. 148-49; J. van Wing, V. Goeme, Annuatio des Missions au Congo Belge et au Ruanda-Urundi, Bruxelles 1949, pp. 327- 38; Arch. S. Congr. di Prop. Fide, pos. prot. n. $433^{8} 51$.
Carlo Corvo
STAPHYLUS (StapeliAGE), FRIEDRICH. - Teologo luterano, poi convertito al cattolicesimo, n. il 27 ag. $1512^{\circ}$ a Osnabrück, m. il 5 marzo 1564 a Innsbruck.
Passati i primi anni a Danzica e Cracovia con il compaesano Giovanni Hodtiliter, che era al servizio del card. Campeggio, si recò in Italia e studiò filosofia e teologia a Padova. Nel 1533 ritornò a Danzica e nel 1536 si recò a Wittenberga ove, a contatto con Melantone, divenne luterano. Chiamato da Alberto di Prussia alla nuova Università di Königsberg (1541), entrò in lotta con il filo-anabattista Giovanni Gnaphaeus e con Osiandro (v.). finché, ritornato a Danzica, preparò l'operetta Synodus Sanctorum Patrum antiquorum contra novn dogmata

(Int. Fides)
Stanleyville, vicariato apostolico di - Tomba cristiana, con le stoviglie appartenute al defunto, appese a pali, secondo l'uso locale.
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Andreas Oziandri (Norimberga 1553), che manifesta il suo iniziale ritorno alla Chiesa. Abiuro durante una malattia a Breslavia e si mise a contatto con s. Pietro Conisio (v.) e nel 1554 divenne consigliere aulico dell'imperatore Ferdinando I. Nel colloquio di Worms (1557) S. si trovò di fronte al suo antico protettore, Melantone, ma domino la situazione e scrisse la sua Theologiae M. Lutheri trimembris epitome (1558) con la relativa Defensio pro trimembri theologia (Naisse 1560), ove addita nel libero esame la causa della discordia dei vari s riformatori s. Sebbene laico e ammoglisto ebbe il permesso da Roma d'insegnare teologia nell'Università di Ingolstadt (1560). Consultato da Pio IV sulle riforme ecclesiastiche da attuare al Concilio di Trento, S. mandò al Pontefice un memoriale, ricco di osservazioni personali; per invito dell'Imperatore redasse la Consultatio Ferdinandi I iussu instituta de articulis reformationis in Conc. Trid. proponentis, Postuma è l'opera: Vom letzten und grossen Abfall, so vor der Zuhunft des Antichrist geschehen soll (Ingolstadt 1565). Tutte le opere furono riunite dal figlio Federico: F. S. sporam editi libelli in unum volumen digesti (ivi 1613). Assertore convinto della necessità del magistero della Chiesa, oggi S. merita particolare attenzione.
Bib.: Harter, III, coll. 19-21; E. Amann, s. v. in DThC, XIV, coll. 2563-66.
Antonio Pedanti
STAPLETON, Thomas. - Controversista cattolico, n. a Hensfield (Sussex) nel luglio 1535, m. a Lovanio il 12 ott. 1598. Baccelliere a Oxford (dic. 1556), ottenne una prebenda nella cattedrale di Chichester; ascesa al trono Elisabetta, continuò gli studi a Lovanio, a Parigi e, dopo un viaggio a Roma, di nuovo a Lovanio.
Ritornato in Inghilterra, per non avere abiurato il cattolicesimo perdette il beneficio, e nel 1563 emigrò, con il padre e alcuni parenti, a Lovanio. Fu poi ( 1569 ) nel Collegio Inglese di Douai (dottore, 1571); passò l'inverno e la primavera 1576-77 a Roma; nel 1584 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù, ma dové rinunziare per la malferma salute; nel 1590 succedette a M. Baio sulla cattedra di S. Scrittura a Lovanio. Nel 1596, chiamato da Clemente VIII a Roma come protonotario apostolico, non si mosse sia (come si disse) perché potenti influenze politiche, temendo la sua nomina a cardinale, ne ostacolassero la partenza, sia per altre ragioni.
S. interessante soprattutto come assertore dell'autorità del Romano Pontefice, accanto al Bellarmino; anche gli avversari anglicani ne riconobbero la profonda dottrina; di informazioni da lui fornite si servi Pio V per la bolla Regnans in eurebis (1570), in cui condannò Elisabetta. I numerosi scritti sono raccolti nella Opera Omnia (4 voll., Parigi 1624), con un'autobiografia in esametri e una Vita di lui, di H. Holland.
BibL.: T. Cooper, s. v. in Dictionary of National Biography, XVIII, p. 298 (non va confuso con l'omonimo paleografo ed erudito, 1803-49); G. Thils, Les notes de l'Eglise dans l'apologétique catholique depuis la Réforme, Gembloux 1937, v. indice.
Alberto Pincherle
STARAGE, Costanza. - In religione suor Maria Maddalena della Passione, fondatrice delle Suore Compassioniste serve di Maria, n. a Castellammare di Stabia il 5 sett. 1845, m. a Scanzano (diocesi di Castellammare) il 13 dic. 1921.
Anelando alla vita religiosa, prese l'abito (1866) delle Terziarie dei Servi di Maria, pur restando in casa in attesa di meglio conoscere la volontà di Dio. Il vescovo di Stabia ne approfittò per il bene della diocesi, invitandola a istituire e a dirigere una Pia unione di Figlie di Maria e a fare il catechismo alle fanciulle; più tardi diresse anche una Associazione, dedicata a s. Angela Merici, di giovani che conducevano vita religiosa nel mondo, e una casa di orfanelle. Le giovani figlie di Maria che la coadiuavavano desiderarono di prendere anch'esse l'abito di Terziarie dei Servi di Maria e il vescovo diede non solo l'abito, ma anche l'istituzione canonica, formando la nuova Congregazione delle Compassioniste, di cui
elesse superiora la S. (16 luglio 1869). Come scopo l'Istituto intende, compatendo ai dolori di Gesù e di Maria, compatire anche quelli del prossimo in tutti i suoi bisogni dell'anima e del corpo; quindi stabili opere di educazione civile, morale e religiosa e di lavoro. Le tribolazioni infertele dal demonio, le derisioni, le persecuzioni e le malattie assai dolorose da ridurla ad una sola piaga, ne affinarono la virtù eroica e attirarono efficace protezione su tutte le opere della fondatrice, che provò la gioia di avere il decreto di lode per il suo Istituto nel 1900.
BibL.: M. G. Roschini, La vita e l'opera di suor Maria Maddalena della Passione, Isola del Loi 1938.
Celestino Tessore
STARCEVIĆ, ANTE. - Uomo politico croato, n. il 23 maggio 1823 a Zitnik (Lika), m. a Zagabria il 28 febbr. 1896.
Dal 1845 al 1848 studiò teologia a Budapest, ove si laureò in filosofia. Abbandonato il Seminario divenne per qualche tempo segretario del Consiglio provinciale di Fiume. Fu più volte in prigione, come nell'anno 1871 dopo la non riuscita rivolta contro l'Austria per l'indipendenza della Croazia, capeggiata dal suo principale collaboratore politico Eugenio Kvaternik. Dal 1861 al 1871 e dal 1878 al 1896 fu deputato al Parlamento croato (Sabor).
Uomo di vita modesta, dotato di una non comune cultura, S. dette anche alla propria attività politica un carattere prettamente intellettualistico, accentuandone in specie i principi etici. Così chiamò il proprio partito (1861) - partito del diritto -, conferendo ad esso come fondamento politico e arma principale il diritto storico dello Stato croato e come programma l'unione personale con l'Austria e l'Ungheria negli affari comuni con l'indipendenza nazionale e statale croata. Volto all'idea napoleonica della libertà e del principio nazionale, S. influì profondamente nella vita nazionale croata soprattutto con la tenace difesa del nome nazionale contro ogni forma di sostituzione (illirica, jugoslava) che avrebbe compromesso l'esistenza e l'avvenire del popolo croato. Nei confronti della religione non fu alieno da tendenze razionalistiche, ma il cattolicesimo gli apparve sempre come l'unica vera ed autentica forma del cristianesimo. Originale stilista, gli si debbono vari scritti politici e letterari.
Bibl.: opere: Diela dra Ante Starčevica, I-III (incompleto), Zagabria 1893-94; Isabroni spisi. Priredio dr. Blaž Jurčič, ivi 1943, Studi : K. Šegvić, Dr. A. S., ivi 1911; M. Starčević, A. S. i Srbi, ivi 1936; Dr. A. S. O 40 , godimici smrti, ivi 1936; J. Horvat, Političba povijest Hrvatske, I, ivi 1936; id., A. S., ivi 1940.
Ivan Vitezić
STARCK, Johann August von. - Teologo criptocattolico, n. il 28 ott. 1741 a Schwerin, m. il 3 marzo 1816 a Darmstadt. Studiò a Gottinga (17601763) teologia e lingue orientali e vi subì l'influenza massonica: la sua rapida carriera è forse dovuta in parte al fatto che fino al 1778 fu un membro attivo della setta a favore della quale scrisse: Apologie des Ordens der Freymaurer (Berlino 1770).
Divenne professore di antichità romane a Pietroburgo. Nel 1765 intraprese un lungo viaggio in Italia e in Francia e l'8 febbr. 1766 si converti al cattolicesimo e fece l'abiura nella chiesa di S. Sulpizio di Parigi. Nonostante che esistano gli atti firmati da lui e dai testimoni, tenne per tutta la vita segreta la cosa e conservò l'ufficio di pastore protestante. Fu professore di lingue orientali a Königsberg (1770), docente di teologia (1773), predicatore di corte (1776), professore di filosofia a Mitau (1777) e finalmente dal langravio Lodovico di Assia fu chiamato a Darmstadt (1778), dove ricevette molti onori e il titolo di barone (1811). I manoscritti delle sue prediche, in possesso della famiglia, mostrano con quale impegno attendesse ai doveri del suo ufficio.
Si dovette difendere da molti avversari e contro l'accusa di criptocattolicismo scrisse: Uber Kryptokatholizismus, Proselytenmacherei, Jesuitismus, geheime Gesellschaften (Francoforte 1787); in Thriumph der Philosophie des 18. Jahrhunderts (ivi 1803; 3* ed. 1847) condannò l'illuminismo. La sua opera più famosa è Theoduls Gastmahl oder über die Vereinigung der verschiedenen christ-
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lichen Religionssocietäten (ivi 1809, $4^{\text {a }}$ ed. 1828), nella quale prova che ai protestanti devono ritornare nella Chiesa cattolica se non vogliono slittare nel naturalismo s.
BinL: G. Krüger, 7. A. Starch der Kleriber. Ein Beitrag zur Geschichte der Theosophie im 16. 7ahrhundert. Fragabe K. Müller, Tubings 1922, pp. 244-66; id., Die Eudämonisten, in Historische Zeitschrift, 143 (1931), pp. 467-500.
Hermine Kühn-Steinhausen
STARETS (plur. Startsy). - Cioè e vegliardo s. antichissima istituzione monastica nella Russia. Lo s. (sacerdote o no) è il monaco che, posseduto dallo Spirito Santo, diventa guida nella via della perfezione.
Nel monastero lo s. non ha carico di governo. La sua stessa vita e non la scelta degli altri lo fa s. e con la esperienza spirituale di una vita di rinuncia e di preghiere egli riesce ad attirare le anime le quali sentono un po' in lui la presenza di Dio.
L'istituzione degli s. ebbe origine nei conventi, dove gli s. oltre alla direzione spirituale esercitavano con il loro esempio un efficace stimolo all'osservanza regolare. Ma essa varcò i conventi per diffondersi in tutto il popolo sul quale gli s. esercitarono un influsso più largo e profondo. Furono questi a insegnare ai fedeli a elevare gli occhi al disopra del ritualismo e del formalismo e ad abituarsi a vedere Iddio non soltanto nelle cerimonie ma anche nella vita interiore. L'umiltà e l'ubbidienza vengono caldamente raccomandate dagli s.
Vi furono di fatto degli s. ben prima del sec. xvin ma la loro istituzione come scuola spirituale fondata nell'assotica dei Padri e con metodi e costumi propri si deve a Paissil Velickovskij (1722-94), il quale sull'esempio di s. Nilo Sorskiense insegnò ai monaci ad avere più stima della perfezione interna e della unione con Dio di modo che, composti internamente e opposti al peccato, combattessero le tentazioni per mezzo della preghiera illuminata e santificante.
BinL: I. Smolitsch, Leben u. Lehre der S., Vienna 1936; G. Kologrivof, Il cristianesimo russo ortodosso, Milano 1947, v. indice; id., Costantino Leontjeo, Brescia 1949, passim.
Giovanni Kologrivof
STARNINA, Gherardo. - Gherardo di Jacopo di S., pittore.
Inscritto tra i pittori di Firenze dal 1387, fra il 1398 ed il 1401 si recò in Spagna ove è ricordato a Toledo e Valencia quale autore di dipinti su tavola e su muro. Nel 1404 era di nuovo a Firenze a lavorare ad un ciclo di affreschi nella cappella di S. Girolamo nella chiesa del Carmine, poi nel febbr. del 1409 era ad Empoli a lavorare nella chiesa di S. Stefano. E l'ultima notizia che si ha di lui; il 28 ott. del 1413 un documento fiorentino ne parla come di persona già morta. Scelaro di Agnolo Gaddi, quindi pittore strettamente legato alla tradizione - e tale appare nelle pitture del Carmine che gli sono attribuite -, secondo il Vasari, invece, rappresentò una parte assai più importante nella pittura fiorentina dei primi del ' 400 . Quella cioè di tramite dello stile internazionale a Firenze e di maestro di Masolino. Ora le pitture del Carmine, se possono giustificare la convinzione che lo S. sia stato veramente il maestro di Masolino, non possono invece far pensare a lui come tramite di arricciati modi gotici.
Tale invece sarebbe apparso in un affresco con s. Dionigi fino a qualche anno fa visibile sulla facciata del Palazzo di parte guelfa a Firenze.
BinL: G. Procacci, G. S., in Riv. d'arte, 15 (1933), pp. 151190; E. Lavagnino, Il medioevo, Torino 1936, p. 679; K. F. Suter, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 485-87; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 649-50. Emilio Lavagnino
STATICA: v. MECCANICA, II. GEOMETRIA DELLE FORZE.
STATI EMOTIVI O PASSIONALI : v. EMOZIONE; PASSIONE.
STATI PATOLOG