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acilitarne l'assimiliazione e di contribuire efficacemente a farne buoni cittadini. Il successo di questa sua missione, tuttavia, non andò disgiunto da una progressiva assimilazione e adeguamento del cattolicismo stesso a forme di vita e di pensiero proprie degli S. U., che il clero americano sembrò favorire in questo periodo. A tale pericolosa tendenza la Chiesa pose un freno con le encicliche di Pio IX (1864) e poi di Leone XIII, che nel 1899 indirizzò al card. Gibbons (v.) la lettera apostolica Testem benevolentiae, che condannava l'americanismo religioso e ribadiva e difendeva gli imperituri valori del cattolicesimo minacciato dai tentativi di compromesso con la nuova civiltà.

Superate le incertezze provocate dal timore che tale nomina potesse suscitare reazioni, nel 1893 venne nominato il primo delegato apostolico; mentre con il nuovo secolo la Chiesa vide grandemente accrescersi la schiera di fedeli, grazie alle continue immigrazioni, alla profificità delle famiglie cattoliche e anche alle numerose conversioni.

Nei confronti del proibizionismo, che venne adottato su scala nazionale subito dopo la prima guerra mondiale, la Chiesa mantenne un atteggiamento di riserbo, che l'esperienza provò ben giustificato.

Notevolissimo è stato il contributo della Chiesa nel
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Iper cottetta del p. F. Antonelli, O.F.M.i Stati Uniti (U.S.A.) - La chiesa della missione di S. Jose (Texas), costruita nel 1720.
campo culturale, particolarmente in quello della istruzione. Inizialmente essa rivolse le proprie cure all'insegnamento superiore, per la necessità di formare e preparare un clero locale, distinguendosi dalle altre istituzioni educative per una maggiore severità di studi e per una più fedele aderenza ai sistemi classici o tradizionali. Successivamente l'attività scolastica della Chiesa, in cui i Gesuiti furono i più solerti, si estese anche agli altri ordini di studi, per far fronte alla progressiva secolarizzazione delle scuole pubbliche. Ugualmente notevole è stata l'attività assistenziale esplicata specie nelle grandi città, ove vari ordini religiosi hanno costruito e gestiscono rinomati ospedali.
A. Le altre religioni. - Ben 243 sono le sètte protestanti, di cui una importante minoranza (battisti, congregazionalisti, quaccheri, unitari, ecc.) è organizzata su basi congregazionali, in cui cioè le singole congregazioni sono autosufficienti in assoluta indipendenza. Le ragioni di questa sconcertante diversificazione e, si potrebbe quasi dire, atomizzazione della coscienza religiosa negli S. U. sono da ricercarsi in primo luogo nella eterogeneità della popolazione. Tutte le religioni dell'America coloniale erano di importazione europea; oggi si ritrovano negli S. U. venti diverse varietà di luteranesimo, tutte di origine europea. La completa libertà religiosa, alla quale si deve aggiungere l'estremo individualismo che caratterizzò i pionieri, fu un altro dei fattori che favorirono il sorgere di nuove sètte e denominazioni, mentre la presenza dei negri e poi la guerra civile, con le divisioni che provocarono, contribuirono a suddividere e frazionare ancor più le già numerose sètte esistenti. Le tre maggiori del paese (battisti, metodisti e presbiteriani) si scissero e i soli metodisti hanno potuto, in tempi recenti, ricomporre lo scisma. In generale, le divisioni che caratterizzano il protestantesimo americano, piuttosto che a controversie teologiche, le quali ebbero praticamente fine verso il 1840 , vanno attribuite a differenze culturali e sociali e a contrasti politici ed economici, ai quali veniva data una giustificazione etica.

Una Chiesa di Stato a carattere protestante si era costituita verso la fine del sec. xvir in 9 delle 13 colonie, anche se solo nella Virginis anglicana e nella Nuova Inghilterra congregazionalista la religione ufficiale avesse la maggioranza. A partire dal sec. xvin il protestantesimo

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(per carissia di d. Moria Marchi C.R.L.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Chiesa del S. Cuore, tipo di architetura
eclettica - Galveston.
americano, soprattutto fuori della Nuova Inghilterra, prese un indirizzo radicaleggiante dovuto alla larga immigrazione di non conformisti europei (ugonotti francesi, presbiteriani scozzesi-irlandesi, pietisti tedeschi) e ad una serie di ondate di fervore religioso, dette revivisti, che a partire dal 1725 cominciarono a traversare periodicamente il paese, divulgando popolarmente la religione, che fino allora era stata quasi una prerogativa delle classi più abbienti, e valsero ad accentuarne il carattere egalitario.

Questo radicalismo religioso, che ebbe notevoli ripercussioni anche sul terreno politico, finì per determinare la completa separazione di Chiesa e Stato che, maturatasi nel clima del tempo e sancita dalla Costituzione, fu favorita dal fatto che, in ogni caso, non sarebbe stato possibile raggiungere, tra tanta disparità di fedi e sette, un accordo per una Chiesa nazionale.

Per effetto di questa separazione e per influenza della tradizione calvinista, le cui tracce si riscontrano non tanto sul piano teologico (che del resto in America non ebbe mai importanza predominante), quanto nel posto assegnato alla religione nella civiltà americana, la distinzione tra il sacro e il profano è andata perduta e la "Chiesa" è divenuta una delle tante associazioni a cui il cittadino può appartenere. Questa concezione ha dato luogo a un egalitarismo non solo individuale ma anche istituzionale, conferendo alla religione un valore pragmatico, di mezzo per raggiungere un fine: il buon governo, l'onestà negli affari, ecc. La setta più numerosa e influente del periodo coloniale era stata quella congregazionalista, seguita dalla presbiteriana, dalla battista, dalla episcopale, dai quaccheri, dalle Chiese riformate tedesca e olandese e dai metodisti. Fu la diversa partecipazione di queste varie sette all'espansione del paese e alla colonizzazione dell'ovest che determinò il loro ulteriore sviluppo. Avvenne così che le Chiese congregazionalista e episcopale, che essendo state Chiese di Stato avevano assunto un carattere aristocratico, estraniandosi da quella grande avventura, perdettero la loro posizione di preminenza. Simile sorte, sia pure per diversi motivi, toccò alle Chiese riformate e luterane, svantaggiate dal loro carattere di sette importate dall'Europa continentale e quindi straniere per lingua; mentre i quaccheri esaurirono verso la metà del sec. xvir il loro zelo missionario e da allora si contentarono di difendere la solida posizione sociale acquisita. Furono quindi i battisti e i metodisti, e in minor misura i presbiteriani, che più si adoperarono nel seguire e nell'assistere i pionieri. Furono cioè le "Chiese dei poveri", le sette radicali che uscirono dalla "traversata del continente" come le principali del paese, anche se il loro sviluppo fu turbato dalle fratture che la guerra civile provocò in esse.

Prima dell'emancipazione non esistevano Chiese indipendenti negre, salvo che nel Nord, dove la schiavitù non aveva mai attecchito. Nel Sud i negri erano stati accolti, soprattutto nel periodo precedente la guerra ci-
cile, nelle Chiese dei bianchi. Se ne staccarono dopo la liberazione, per formare proprie Chiese, spesso con l'aiuto delle corrispondenti o equivalenti Chiese dei bianchi. I negri, che oggi sono ca. 14 milioni, sono suddivisi in ben 34 sette separate, che sono venute ad aggiungersi a quelle già esistenti. La maggioranza è battista (ca. 7 milioni). La religione dei negri risente dei 200 anni della loro schiavitù e, a differenza di quella dei bianchi, che è a sfondo sociale e preoccupata di applicare i principi del cristianesimo alla vita terrena piuttosto che impegnata nella vita eterna, ha carattere biblico e trascendente, mentre la condizione di inferiorità di cui essi ancora soffrono nella vita politica e sociale ha fatto della Chiesa la loro principale istituzione.

Mentre la grandissima maggioranza delle sette protestanti è di importazione europea, alcune possono considerarsi tipiche manifestazioni americane. Particolarmente importanti tra queste sono quella dei mormoni, fondata nel 1830 , che conta quasi un milione di fedeli, accentrati nello Stato dell' Utah, con carattere spiccatamente sociale; e "The Church of Christian Scientist" ("Christian Science") fondata nel 1879. Entrambe queste sette svolgono una intensa attività missionaria. Un protestantesimo liberale, affine a quello tedesco, fiorì nella seconda metà dell'Ottocento, mentre verso la fine del secolo e fino alla prima guerra mondiale vennero in primo piano i propugnatori di un protestantesimo progressivo. La tendenza centrifuga e sciamatica si essuri verso la fine del secolo scorso, quando subentrò un opposto indirizzo, verso la federalizzazione, che si concretò tra l'altro nella fondazione del "Federal Council of the Churches of Christ" (1908), allo scopo di accrescere l'influenza pratica della religione, che oggi raccoglie tutte le principali sette, salvo i luterani, che si sono sempre estraniati da ogni tentativo di secolarizzare, sulle orme di Calvino, il cristianesimo, e i battisti meridionali. Non include invece le piccole sette, che generalmente sono gelose della propria autonomia e indipendenza. Non ultima ragione di questa spinta federativa, che tuttora si riscontra in seno al protestantesimo, è la crescente influenza del cattolicesimo.

Il terzo maggior gruppo religioso è costituito dagli ebrei, che sono ca. quattro milioni e mezzo, di provenienza europea e in gran parte raccolti nelle grandi città, soprattutto a Nuova York. Essi sono divisi in ortodossi, conservatori e riformati.

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Gabriele Musatti
IV. Evangelizzazione. - 1. Evangelizzazione degli
Indiani. - Negli attuali S. U. l'evangelizzazione cominciò dalla Florida. I cinque francescani della spedizione del Narvalz vi giunsero nel 1528, ma furono uccisi.

Anche le evangelizzazioni degli anni 1538, 1547, 1559 rimasero senza successo. La missione dei Gesuiti, fondata nel 1569 a S. Agostino, finì con il massacro dei missionari nel 1571. Dal 1577 i Francescani ripeterono tentativi con qualche frutto tra gli Indiani Timuaca e Yamene, ma anche questa missione fu distrutta nel 1601 e molti missionari furono assassinati. Più tardi si poterono fondare fiorenti missioni e nel 1634 si incontrano 44 stazioni con ca. 30.000 cristiani. Un nuovo campo si aprì ai Francescani durante
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(14. C.S.I.S.)

Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta di Omaha (Nebraska).
il sec. xVI nel Nuovo Messico, scoperto sin dal 1538 dal p. Marco da Nizza. Dopo vani tentativi una missione stabile fu fondata nel 1598. Essa pure fu disturbata a varie riprese nel corso del sec. xvir, e poi completamente distrutta nel 1680 con il massacro di 23 francescani, e fu riaperta verso la fine del secolo. Dal Nuovo Messico i Francescani nel 1628 avevano potuto estendere la loro attività nell'Arizona e, verso la fine del secolo, anche nel Texas, dove nel sec. xvir la missione divenne fiorentissima. Dalla loro missione della provincia nordoccidentale messicana, Sonora, i Gesuiti si spinsero verso la fine del sec. xvir verso nord. Specialmente il p. Eusebio Chino (1644-1711) si segnalò per le sue esplorazioni nella Pimeria Alta e la Bassa California e per i suoi lavori cartografici. La missione della Bassa California fu fondata nel 1697 dal p. Giovanni Maria Salvatierra (1648-1717). Dopo l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 i Francescani presero possesso delle missioni della Pimeria e della California, estendendo quest'ultima verso nord, dove principalmente ad opera del p. Junipero Serra (1713-84) furono poste le fondamenta delle celebri missioni e riduzioni indiane della California, le quali nel 1825 salirono a 21 stazioni con ca. 50.000 Indiani cristiani. Furono dunque francescani e gesuiti spagnoli a condurre alla fede gli Indiani degli Stati di Florida, Texas, Nuovo Messico e California, venendo dal sud. Le Missioni tra gli Indiani degli Stati settentrionali, invece, furono iniziate dai Gesuiti partendo dal Canada. Dal 1648 fondarono alcune stazioni missionarie presso gli Indiani Abenski nello Stato attuale di Maine. Nel 1646 i pp. Isaac Jogues e Jean de La Lande tentarono una fondazione tra gli Indiani Irochesi nello Stato attuale di Nuova York dove subirono il martirio.

Finita la guerra di sterminio degli Irochesi contro gli Uroni, durante la quale il p. Jean de Brebeuf con 4 compagni furono martirizzati, i Gesuiti ripresero la missione tra gli Irochesi, disturbata però per le continue guerre. Verso la fine del sec. xvir i Gesuiti scesero più verso sud, fondando stazioni tra gli Indiani degli Stati attuali di Ohio, Indiana, Michigan, Illinois, Wisconsin, Minnesota. Gli Indiani dell'Illinois del 1725 erano tutti cattolici, mentre le missioni tra i Sioux nel Minnesota ebbero scarsi risultati. Nella Louisiana, colonia francese sul Mississipi, i Gesuiti e i sacerdoti secolari del Seminario di Québec lavorarono nel sec. xvir alla cristianizzazione di parecchie tribù indiane. La missione fu distrutta nel 1729 in occasione della ribellione degli Indiani Natchez, ed alcuni missionari furono uccisi. Cessata la ribellione la missione poté risorgere solo in parte. La soppressione della Compagnia di Gesù e gli sconvolgi-

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(let. C.S.I.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Il Capitol di Washington.
menti politici della seconda metà del sec. xvili causarono un ristagno quasi totale delle missioni del nord degli S. U. odierni. Anche le missioni francescane degli Stati meridionali ebbero a soffrire gravemente per la proclamazione dell'indipendenza del Messico, da cui ancora dipendevano al principio del sec. XIX e lentamente si avviarono alla rovina completa.

Con estrema lentezza, purtroppo, si poté realizzare, nel sec. xix, la ricostruzione delle missioni fra gli Indiani. Il governo degli S. U. pubblicò varie leggi per facilitare la civilizzazione degli Indiani, decimati sempre più dai bianchi, dalle malattie e le guerre ed anzi nel 1819 per le scuole indiane assegnò 10.000 dollari annui, che in gran parte andarono ai protestanti. Solo nel rapporto del 1824 si trova per la prima volta anche una scuola indiana cattolica, a cui furono assegnati 800 dollari, mentre ai protestanti vennero dati 11.000 dollari. Riorganizzata la Chiesa cattolica negli S. U. nella prima metà del sec. xix a poco a poco anche le missioni tra gli indiani furono riprese. Sacerdoti secolari e religiosi si occuparono di queste missioni in vari Stati : Wisconsin, Minnesota, Michigan, Kansas, Nebraska. Il più celebre dei missionari fu il gesuita Pierre-Jean De Smet ( 1801 -73), che riusci a convertire molti Indiani nelle Montagne Rocciose, raccogliendoli in riduzioni. Fu pure mediatore di pace tra gli Indiani e il Governo.

Allorché il governo confinò gli Indiani in riserve, queste "Indian Agencies" per la "Peace Policy" del 1870 furono affidate ai missionari. Sebbene però in 38 di queste i missionari cattolici fossero stati i primi, ne ebbero in consegna soltanto 8. Per la difesa dei diritti dei cattolici l'arcivescovo Roosevelt Bayley di Baltimore fondò nel 1874 il "Bureau of Catholic Indian Missions" che alla fine nel 1880 ottenne piena libertà per gli Indiani e i missionari. Essa, però, più d'una volta non fu rispettata. Il "Bureau" cercò di organizzare le scuole indiane, tanto più che dopo il 1900 cessarono le sovvenzioni da parte del Governo. Una delle più eminenti benefattrici del "Bureau" e degli Indiani fu Madre Katharina Dresel, la quale dal 1898 al 1908 regalò 799. 157.37 dollari, e cioè più della metà delle spese correnti. Altre tre organizzazioni: The Catholic Indian Missionary Association dal 1875 al 1900, The Society for the Preservation of the Faith among the Indian Children dal 1901 e The Marquette League dal 1904 raccolsero i mezzi necessari per la fondazione, mantenimento e sviluppo delle missioni indiane. Dal 1877 il "Bureau" pubblica una rivista che dal 1902 porta il titolo di "The Indian Sentinel". Secondo le ultime statistiche ivi contenute (June 1951) esistono missioni cattoliche in 80 riserve degli Stati di

Alasca, Arizona, California, Colorado, Idaho, Kansas, Louisiana, Maine, Michigan, Minnesota, Mississipi, Montana, Nebraska, Nevada, Nuovo Mexico, Nuova York, North Dakota, Oklahoma, Oregon, South Dakota, Washington, Wisconsin e Wyoming. Il numero dei sacerdoti è 220 , delle suore 518 , degli scolastici e fratelli 77 , dei maestri di scuola 40 , dei catechisti 100 . Le cappelle sono 413 , le scuole 61 con 8152 fanciulli indiani. In una popolazione totale di ca. 400.000 indiani più di 100.000 sono cattolici.

Bibl.: J. G. Shea, History of the Catholic Mission among the Indian Tribes of the United States, 1519-1654, Nuova York 1855: id., History of the Catholic Church in the United States, 4 voll., 101 1866-92: J. B. Tennelly, A Half-Century of Progress. Indian Mission Work, in The Indian Sentinel, 30 (Washington 1050), n. I.
2. Evangelizzazione dei Negri. - Prima dell'emancipazione degli schiavi negri degli S. U. nel 1865 la Chiesa cattolica poteva prendere cura solo degli schiavi negri che nel Maryland, nell'Alabama e specialmente nella Louisiana avevano abbracciato la fede dei padroni cattolici. Nel Maryland nel 1839 fu fondata una congregazione di suore nere "The Oblate Sisters of Providence" per l'educazione dei bambini neri. Nel 1842 seguì in Nuova Orleans la fondazione di un'altra congregazione di suore "The Sisters of the Holy Family ". La mancanza di sacerdoti però non permise di svolgere un'opera più efficace. Negli Stati schiavisti del Sud, ove in seguito alle piantagioni di cotone il numero degli schiavi negri era salito nel 1860 a ca. 4 milioni, l'opera di conversione da parte della Chiesa cattolica non era permessa sia per il piccolo numero dei cattolici, sia per l'evversione dei padroni e dell'opinione pubblica. Perciò al momento dell'emancipazione degli schiavi la maggioranza degli schiavi negri si unì in sette protestanti, mettendo in pericolo la fede dei pochi negri già cattolici.

Il Concilio plenario di Baltimore nel 1866 decretò una missione tra i negri su vasta scala. Ma l'attività missionaria organizzata s'iniziò soltanto con l'arrivo dei Padri di Mill Hill nel 1871, che costituirono il loro centro a Baltimore e nel 1893 fondarono una congregazione speciale, detta "St. Joseph's Society", erigendo stazioni missionarie tra i negri dei vari Stati. Nel 1872 anche i Missionari dello Spirito Santo intrapresero la missione dei negri, nel 1874 i Benedettini, nel 1906 i Padri del Verbo Divino, nel 1907 i Missionari di Lione e in seguito Francescani, Redentoristi, Padri di Scheut, Passionisti, Oldati di Maria Immaculata, ecc. Per sussidiare le missioni sia tra i negri che tra gli Indiani il Terzo Concilio Plenario di Baltimore istituì nel 1884 la "Commission for Catholic Missions among the Colored People and Indians ". Nel 1881 anche le Francescane di Mill Hill si unirono alle altre suore che esercitavano le missioni tra i negri. In seguito si ebbero altre congregazioni come nel 1888 le "Sisters Servants of the Holy Ghost and Mary Immaculate", nel 1891 le "Sisters of the Blessed Sacrament".

Secondo le statistiche del 1948 il numero delle chiese sale a 423 con 640 sacerdoti, appartenenti a 29 istituti, 77 sacerdoti secolari. Due seminari maggiori e due minori, destinati esclusivamente alla formazione di sacerdoti negri, sono diretti dai Giuseppini di Mill Hill e dai Padri di Steyl : finora ne sono usciti 44 sacerdoti. In opere di educazione, cura degli ammalati e attività sociale lavorano 1894 suore appartenenti a 96 istituti e 38 fratelli appartenenti a 18 congregazioni. Il numero dei cattolici negri è di $362.427 \times 306$ sono le scuole con $64.847^{\circ}$ alunni.

Bibl.: J. T. Gillard, Colored Catholics in the United States. Baltimore 1941; id., The Negro American. A Mission Investigation, $4^{2}$ ed., Cincinnati 1948.

Giovanni Rommerskirchen
V. Condizione giuridica della Chiesa. - Mentre i membri della Commissione americana firmavano a Parigi il Trattato di pace che metteva fine alla guerra dell'Indipendenza, il nunaio apostolico in Francia inviava una nota al presidente Franklin, in cui formulava voti augurali per la nuova Repubblica ed in segno di amicizia e di benevolenza informava sia il Presidente che il governo che i porti di Civitavecchia e di Ancona erano aperti alle navi americane ( 15 dic. 1784). Alcuni anni dopo, il 26 giugno 1797 veniva nominato come primo

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1. Confini di Stato - 2. Confini di Stato federale - 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica - 4. Ferrovie.

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console degli S.U. presso la Corte pontificia Giovan-Battista Sartori, il quale nel 1800 lasciò Roma, cedendo l'ufficio a suo fratello Vincenzo. Nel 1806 fu offerto l'incarico a John S. Cogdeli che non volle accettare; il 3 marzo del 1823 fu eletto Felice Cicognani, il quale venne anche incaricato dal Dipartimento di Stato degli S.U. di prestare i suoi buoni uffici per risolvere i dissensi tra la Corte pontificia ed il Governo messicano.

Il 9 genn. 1837 gli successe George W. Green, americano di nascita, che in seguito venne rimosso per le lamentele degli americani residenti in Roma presso il Segretario di Stato, e fu sostituito da Nicola Browne il 26 luglio 1845 .

Il compito di questi consoli era piuttosto economico, benché essi avessero con la S. Sede relazioni cordiali ed amichevoli.

Il console Browne, simpatizzando per le riforme di Pio IX e per il suo modo di governare, fece molti passi per stabilire complete relazioni diplomatiche tra la S. Sede e gli S.U. Nei suoi dispacci egli prospettò al Segretario di Stato Buchaman l'insufficienza di sole rappresentanze consolari.

Il Segretario di Stato informò il presidente Polk, il quale raccomandò la domanda nel suo messaggio del 7 dic. 1847 al $30^{\circ}$ Congresso americano. Dopo un lungo dibattito, sia nella Camera dei rappresentanti
che nel Senato, fu presa la decisione d'inviare a Roma un incaricato d'affari con la qualifica di ministro plenipotenziario, nella persona di Jacob L. Martin, segretario dell'ambasciata americana in Parigi.

Questa nomina avvenne nell'anno 1848, nel quale scoppiò la guerra tra gli S.U. ed il Messico, considerato dal Governo pontificio come Stato cattolico. La missione non aveva alcun carattere religioso, era vista in America solo sotto l'aspetto economico: il diplomatico americano non rappresentava gli S.U. presso il S. Padre come capo della Chiesa cattolica, ma come sovrano dello Stato pontificio.

I vari ministri che si susseguirono mantennero la teoria del non intervento riguardo agli affari dello Stato pontificio, secondo le istruzioni che ricevevano dal Dipartimento di Stato. La S. Sede mantenne la stessa politica nei riguardi degli S.U. Durante il conflitto con il Messico e nei futti eversivi che ebbero inizio nel 1860 , sia il Sommo Pontefice che il card. Antonelli, in molte occasioni, espressero l'intenzione di non intervenire nelle questioni interne della Confederazione.

Al principio del conflitto civile il Papa inviò tre lettere ad eminenti personalità ecclesiastiche degli S. U.: una all'arcivescovo di Nuova Orleans, un'altra a quello di Nuova York e la terza al vescovo di Cincinnati: questi documenti non avevano scopo politico ma solo ponevano in luce i doveri di carità e di fratellanza a cui dovevano attenersi i cattolici e tutti i benpensanti.

Il presidente Jefferson Davis rispose con una lettera di ringraziamento che affidò a Mann (1864). Il S. Padre, ricevuto il documento, rispose con un'altra lettera nella quale esprimeva il suo compiacimento ed suspicava la pace nella Confederazione. Il documento aveva soltanto un fine spirituale, non era intento del Papa di riconoscere la Confederazione : infatti le parole dell'iscrizione «Presidunt of the Confederate States of America "erano state poste per una semplice forma di cortesia.

Nel medesimo tempo si era sparsa, nella città di Montréal, la voce che il Vaticano riconosceva la « Southern Cause» (causa del sud). Il documento a cui si appoggiava la diceria era falso. Il card. Antonelli, per le pressioni del ministro King, dovette scrivere una lettera nella quale, accusata la falsità del documento, confermava il non intervento. Pochi giorni dopo il cardinale segretario, in un colloquio con il ministro King, di nuovo ribadì il punto di vista della S. Sede, ma nel medesimo tempo dichiarò al Ministro che era desiderio della S. Sede che la schiavitù venisse abolita.
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Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta parziale del salone della Delegazione Apostolica a Washington. Sono visibili i ritratti di Giorgio Washington, $1^{\circ}$ presidente, e John Carroll, primo vescovo cattolico degli Stati Uniti e fondatore della Georgetown University.

Il segretario di Stato Seward rimase soddisfatto delle comunicazioni avute dal ministro King. Nel medesimo anno arrivò a Roma il vescovo di Charleston, mons. Lynch (Sud Carolina), con il precipuo fine di ottenere il riconoscimento della Confederazione da parte della S. Sede; ma la missione non ebbe buon esito.

Nel 1866 la guerra ebbe termine e fu eletto presidente Lincoln, che nel suo messaggio all'Unione ebbe parole di tolleranza e di cristiana carità. Sia il Sommo Pontefice che il card. Antonelli espressero la loro ammirazione per le buone intenzioni del Presidente. La politica del Papa fu sempre neutrale ed ispirata a cordialità : così, quando un certo John S. Surratt, implicato nell'assassinio del presidente Lincoln, fuggì dall'Unione e si arruolò nell'esercito pontificio, malgrado mancassero tra i due Stati accordi per l'estradizione, il card. Antonelli risolvette la difficoltà ordinando l'arresto del delinquente, il quale riuscì a fuggire ma fu raggiunto dalla polizia nella città di Alessandria.

La S. Sede ritenne giunto il tempo di stringere ralazioni diplomatiche con gli S. U. Nel 1853 il nunzio apostolico nel Brasile, mons. Bedini, fu inviato negli S.U., con una lettera personale di Pio IX al presidente Pierce. La missione aveva tre scopi : dirimere le questioni sulle proprietà della Chiesa cattolica; esaminare la possibilità di inviare un nunzio presso il Governo americano; consultare la gerarchia statunitense sulla condizione generale della Chiesa nell'Unione. Il legato fu ricevuto con dimostrazioni di simpatia, ma non mancarono gli oppositori. In Nuova York gli fu attentata la vita; a Cincinnati fu inscenata una dimostrazione di protesta, a Filadelfia un corteo, e a Boston fu bruciata la sua effigie. Nonostante questo apparente insuccesso la politica del Papa verso gli S.U. non cambiava, ma in ogni occasione S. Santità era pronta ad accogliere le richieste degli Americani ed a proteggere i loro diritti, come quando, essendo state danneggiate nel 1859 a Perugia le proprietà della famiglia americana Perkins e di altri cittadini americani, il card. Antonelli diede ampia soddisfazione al governo americano. Così, per gli incidenti del 19 marzo 1860 in Piazza Colonna, la S. Sede diede soddisfazione al governo americano, specialmente per le offese recate al console Glentworth. Il card. Antonelli dichiarò categoricamente che i soldati non avevano ricevuto alcuna istruzione e che i loro eccessi si dovevano attribuire unicamente all'iniziativa privata.

La buona volontà della S. Sede trovava forti opposizioni in America. Il 18 marzo 1867 il Segretario di Stato

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Seward comunicava al generale King, ministro a Roma, che il Congresso, il 28 febbr. dello stesso anno, aveva deciso di non stanziare alcuna somma per la legazione romana. Il ministro King, sorpreso da questa decisione, espose in vari dispaeci le ragioni che avrebbero dovuto far riflettere il Congresso su una cosi repentina decisione. Ma le sue argomentazioni non valsero a nulla. Il 30 giugno del 1867 veniva approvato il decreto di soppressione ed il $1^{\circ}$ genn. del 1868 il generale King rassegnava le sue dimissioni al presidente Andrew Johnson.

Il Congresso prese questa decisione anzitutto perché intendeva prendere una rivincita sul generale King e sulle autorità pontificie, che sembrava appoggiassero il Presidente ed il Segretario di Stato sulla questione della ricostruzione, in opposizione alle idee manifestate dal Congresso. Inoltre i segni premonitori della fine dello Stato Pontificio davano occasione ai leaders americani di schierarsi con il nazionalismo italiano. In ultimo il Congresso voleva esercitare una ritorsione sul Vaticano per la chiusura della Chiesa protestante americana nel territorio di Roma.

La chiusura della legazione americana non includeva la chiusura del Consolato, che rimase aperto fino al 20 sett. 1870. Armstrong, ultimo console, fece appena in tempo a vedere la caduta di Roma: fu confermato in carica come console americano presso il Governo Italiano.

Nella seconda guerra mondiale il Presidente Roosevelt credette opportuno riallacciare delle relazioni con la S. Sede. Per superare le difficoltà che avrebbe opposto il Congresso inviò un suo rappresentante personale : Myron C. Taylor, al quale fu attribuito rango "ad personam * di ambasciatore. Pio XII prese contatti con il Presidente per mezzo del delegato apost. mosa. Cicognani e del card. Spellman : le prime relazioni si ebbero alla fine del 1939 ed al principio del 1940. Nel Natale del 1939 il Presidente inviò una lettera a S. Santità, alla quale il Sommo Pontefice rispose il 7 genn. 1940. Seguirono altre lettere: di massima importanza è lo scambio di lettere del Natale del 1940 e della Pasqua del 1941 : in esse si può constatare quanto intensa sia stata l'opera della S. Sede per il raggiungimento della pace. Nelle successive relazioni l'opera del S. Pontefice si svolse a favore dei vinti perché si usassero giustizia e clemenza, a favore delle vittime della guerra perché fossero lenite le loro sofferenze e sulla organizzazione di una pace duratura.

Il 12 apr. 1942 moriva Roosevelt e gli succedeva Harry Truman, il quale conservò Taylor come suo personale rappresentante presso il Sommo Pontefice, fino al 1950. In seguito alle dimissioni di Taylor il Presidente Truman nominò il generale Clark, al quale fu impossibile raggiungere Roma per l'opposizione sorta negli S.U., opposizione basata sul principio della separazione della Chiesa dallo Stato e sul principio della libertà di religione.

Bisogna però riconoscere che la Costituzione americana non esclude la cooperazione del Governo alla religione, come vorrebbero i liberali ed i radicali e gli altri partiti avversi alla religione cattolica. Questa conclusione è evidente se si esamina attentamente la storia dell'emendamento della Costituzione, che venne redatto nella seguente formula : «Congress shall make no law respecting an establishment of religion or prohibiting the free exercise thereof». Perciò la nomina eventuale di un rappresentante a Roma, non troverebbe alcun ostacolo nella Costituzione americana.

BibL.: S. H. Gobb, Rise of religious liberty in America, Nuova York 1902; L. C. Feiertag, American public opinion on the diplomatic relations between the United States and the Papal States, 1848-67, Washington 1933; L. Stock, Consular relations be. tween the United States and the Papal States, ivi 1943; M. C. Taylor, Wartime Correspondence between President Roosevelt and pape Pius XII, Nuova York 1947.

Giuseppe Damizia
VI. Letteratura. - La cosiddetta letteratura americana del periodo coloniale ha un'importanza puramente storica e documentaria, politica e religiosa, però non va trascurata in quanto ha validamente contribuito a stabilire i caratteri della mentalità americana.

Tra i primi documenti sono le non imparziali relazioni del capitano John Smith : A description of what
happened in Virginia (1612) c The general history of Virginia, pubblicata a Londra nel 1624. Nella Nuova Inghilterra il calvinismo e il fanatismo religioso e politico delle prime società dei colonizzatori sono largamente testimoniati negli scritti di Increase Mather (1639-1723) e di suo figlio Cotton Mather (1663-1728), autore il primo di Remorbable Providences, ove si sostiene l'intervento divino nell'opera dei colonizzatori; il secondo di Memorable Providences sul medesimo soggetto, di The wonders of the invisible world sulla stregoneria, che padre e figlio perseguiterono crudelmente, e di Magnalia Christi americana, connotoria esaltata della Nuova Inghilterra. Alla tendenza autoritaria fa riscontro, fin dalle origini, una opposta tendenza egualitaria, rappresentata agli inizi dai principi dei pellegrini della Mayflower sbarcati in America nel 1620 . Le due opposte tendenze si possono rintracciare in tutto il corso della letteratura statunitense. Così, nel sec. xviri, ci si trova di fronte a un Jonathan Edwards (1703-58), calvinista visionario, ossessionato dall'idea del male e della predestinazione, accanito oppositore dell'olandese Arminius e degli armistani, poi a Benjamin Franklin (1706-90), eclettico, progressista, utilitario e fondamentalmente ottimista, il quale ben rappresenta l'altro aspetto del carattere americano. Uno figura a sé è quello del francese americanizzato Jean de Crèvecoeur (1735-1813) che, fattosi coltivatore nel paese d'adozione, ne ripartì allo scoppiare della Rivoluzione e pubblicò a Londra le sue Letters from an american farmer (1780). Franklin favorì e promosse la Rivoluzione ma non figura tra i veri e propri attori di essa. Di questi vanno citati Thomas Paine (1737-1809), il più democratico dei rivoluzionari, che dà espressione ai suoi sentimenti antimonarchici in Common sense (1776), al suo razionalismo e al suo antidogmatismo in The rights of man (1792), che egli scrisse e pubblicò in Francia, e in The age of reason (1793), e a una forma di distribuzionalismo agrario in Agrarian justice (1795); Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli S. U., l'autore della Declaration of independence (1776); il conservatore Alexander Hamilton (1757-1804); il moderato John Adams (1735-1826).

Una vera e propria letteratura d'invenzione nasce in America soltanto col sec. xix, sotto l'influsso della letteratura inglese e continentale, ma con spunti originali e apporti indigeni. Brockden Brown (1771-1810) imitò i racconti sensazionali dei preromantici inglesi e in Edgar Huntley (1799) lasciò il primo esempio di racconto d'ambiente indiano; Washington Irving (1783-1859), che soggiornò lungamente in Inghilterra e visitò la Spagna, fu felice mediatore tra la vecchia e la nuova cultura, creatore delle popolari figure di Diedrich Knickerbocker e di Rip van Winkle, autore del raffinato e umoristico racconto esotico The Alhambra (1832). James Fenimore Cooper (1789-1851) è il maestro insuperato del racconto avventuroso dei pellizosse, ma in The Spy (1821) tentò, sulle oone di Walter Scott, il romanzo storico, ispirandosi alla guerra d'indipendenza, mentre The Brains (1831) ha per ambiente la Venezia dei dogi. Edgar Allan Poe (1809-49) è tra gli scrittori americani quello che ha goduto la maggiore rinomanza in Europa, e soprattutto in Francia; egli ha per così dire rinnovato il racconto d'avventura e d'orrore con prospettive più profonde e risonanze psichiche più cupe e conformemente ha raggiunto un'allucinata intensità nei suoi versi. Con Poe il «racconto» estroso ed evasivo s'asserisce in America, e resta uno dei più tipici prodotti di tutta la letteratura americana. Artista più misurato e consapevole fu Nathaniel Hawthorne (1804-64), il cui capolavoro è The scarlet letter (1850), potente analisi di anime travagliate dal male e dal rimorso, sullo sfondo dell'America dei pionieri; il suo ultimo romanzo è The marble faun (1880), scritto dopo un soggiorno in Italia e ambientato in Roma. Una figura isolata, la cui opera disordinata ma potente ha grandemente influito sulla moderna narrativa americana e in Europa venne dapprima acclamata da R. L. Stevenson, è quella di Herman Melville (1819-91), Henry David Thoreau (1817-62) fu naturista e minuzioso descrittore della natura, spirito analitico e insieme ingenuamente romantico, quale appare nel suo capolavoro Walden (1854), stilista consumato. Ralph

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[^0]
[^0]:    (da P. Kolonen, op. cit., Iar. 39)
    (da P. Kolonen, op. cit., Iar. 19)
    (da P. Kolonen, op. cit., Iar. 19)
    A sinistra: CANYON DI CHELLY, White House (Arizona). In alto a destra: GRANDE KIVA, Chetro Ketl, Chaco Canyon (Nuovo Messico). In basso a destra: TALUS-HOUSES, nella parte anteriore resti di abitazioni collettive.

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(1) 1. C010

A sinistra: LA WALL STREET, con il «New York Stock Exchange» (1792) - Nuova York.
A destra: LA CITY HALL DI PHILADELPHIA (Pennsylvanis), vista dalla Broad Street. In alto la statua di William Penn.

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Waldo Emerson (1803-82) è fra gli scrittori più rappresentativi dell'America e caposcuola di quel "trascendentalismo" in cui si definiscono ufficialmente le correnti dellidealismo e del romanticismo americani in modi più distesi che non in Poe, Melville, lo stesso Hawthorne. Nei suoi saggi e nei suoi versi sussistono, fondendosi in una serena e ammirevole stesura stilistica, note eterogenee quali il deismo, l'eclettismo, "l'entusiasmo" romantico. L'appello a una letteratura nazionale, contenuto nel suo discorso The American scholar (1837), venne salutato come una sorta di corrispettivo intellettuale alla "Dichiarazione d'Indipendenza". Altri poeti della stessa epoca sono: William Cullen Bryant (17941878) un delicato cantore della natura che prende le mosse dal Wordsworth; John Greenleaf Whittier (18071892), spirito di ottimista che dedica i suoi versi migliori alla celebrazione della vita rurale e alla lotta antischiavista e scrive, in opposizione al calvinismo dei puritani, pacati imti religiosi adottati più tardi da varie Chiese americane; i due letterati-poeti James Russel Lowell (1819-91) e Henry Wadsworth Longfellow (1807-82). Il primo divenne, dopo la guerra di secessione, il poeta ufficiale dei nordisti. Si ricordano di lui, oltre al giovanile ed esuberante Eudymion di derivazione keatsiana, i versi vernacoli e umoristici di The Biglow Papers ( $1^{\circ}$ serie 1849, $2^{\circ}$ serie 1866), prezioso contributo alla causa antischiavista, la garbata satira in versi di A fable for critics (1848) e il tardo pocmotto filosofico The cathedral, ispiratogli dal duomo di Charross. Il secondo ebbe in vita una fama ufficiale esagerata. A parte la sua traduzione della Divina Commedic, che non possiede pregi notevoli, lo si ricorda ora soprattutto per alcune brevi composizioni, tra le quali alcuni bei sonetti su Dante. Fra i poeti non va dimenticato Sidney Lanier (1842-81) sudista di origine francese che ebbe a soffrire nella salute per la guerra di secessione e mori prematuramente. Si ricorda di lui il patetico Sunrise, composto nel letto di morte. Ma la voce più schietta e genuina nella poesia americana del sec. xix è quella di Walt Whitman (1819-9a). Il suo moralismo è spesso discutibile e a volte è un moralismo alla rovescia, la sua democrazia s'identifica sovente con l'anarchismo, la sua filosofia e la sua religione sono inconsistenti oltremisura, ma egli ha saputo innestare con felicissimo istinto, seppure non sempre con finezza di gusto, la vigorosa pianta del realismo nel vecchio tronco romantico e col suo linguaggio rigoglioso e arditissimo ha dato il tono fondamentale, in bene e in male, alla successiva letteratura americana; epigono dei romantici, è stato insieme il battistrada e il pioniere dei realisti, con i quali la produzione letteraria americana acquista caratteri suoi vitali e inconfondibili con crescente prestigio in Europa.

E proprio la narrativa regionale che, dopo la guerra di secessione, offre al lettore nuovi campi d'indagine introducendolo in ambienti sin allora ignorati, e prelude all'affermarsi delle correnti realistiche. Bret Harte (18361902) rappresenta coloritamente, sebbene non senza qualche artificiosità, l'ambiente dei cercatori d'oro in California in The luck of roaring comp (1868), un racconto che è forse il suo capolavoro, e nelle novelle e nei romanzi che ad esso fecero seguito. Samuel Langhorne Clemens (1835-1910), noto sotto lo pseudonimo di Mark Twain, si guadagna l'interesse dei lettori di tutte le età in tutto il mondo con la saporosa descrizione di scene di vita fluviale sulle rive del maestoso Mississippi in Life on the Mississippi (1875) e rappresentando con una ricca e larga vena d'umorismo le gesta di due ragazzi avventurosi concepiti dalla sua esuberante fantasia: Tom Sawyer e Huckleberry Finn, mentre mostra gli aspetti più rozzi e men gradevoli del suo spirito comico commentando i suoi viaggi in Europa. Realista cosciente, sebbene moderato dalle proprie esperienze di cultura, e teorico del realismo fu William Dean Howells (1837-1920), che nella sua opera più matura ricente l'influsso di Tolstoi. Delle nuove esigenze del realismo parte anche Henry James (1843-1916), che si trasferisce in Europa, dedicando il proprio talento all'analisi intessportiva dei suoi personaggi, soprattutto delle sue eroine, e alla ricerca stilistica, divenendo un devoto e quasi un asceta dell'arte narrativa. Ma già prima del nostro
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(he. E.L.I.2.)

Stati Uniti (U.S.A.) - Storica chiesa di S. Felipe de Neri nello Stato del Nuovo Messico, eretta dagli Spagnoli all'inizio del sec. xVIII e passata successivamente ai Messicani e agli Americani.
secolo il realismo aveva conosciuto anche forme radicali e violente, p. es. in The red bagde of courage di Stephen Crane (1871-1900), e il romanzo sociale già s'annuncia con l'irrequieto Jack London (1876-1916). Accanto ai primi realisti si ricorderanno alcuni umanisti e storici saggisti, di cui il maggiore è Henry Adams (1838-1918) che in Mont St. Michel and Chartres (1904) e in The education of Henry Adams (1907) inneggia all'unità religiosa del medioevo e al culto della Vergine. Nel sec. xx realismo e naturalismo assumono forme più crude e violente, permeandosi di problemi sociali e sessuali, esasperandosi nella ribellione contro ogni convenzione di costume e di linguaggio. Alcuni scrittori rimangono tuttavia nell'orbita del realismo temperato e della ricerca stilistica. Cosi Edith Wharton (1862-1937), narratrice colta e raffinata; Boot Tarkington (1869-1946), autore di romanzi storici e politici e umorista garbato; Willa Sibers Cather (1876-1947), convertita al cattolicesimo, che rievoca splendidamente storie di pionieri e in Death comes for the archbishop celebra l'odissea di due missionari francesi nel Nuovo Messico. Il racconto fantasioso vien coltivato dall'umorista James Branch Cabell (n. nel 1879), il popolare creatore di Jurgen, e dall'elegiaco Thornton Wilder (n. nel 1897). Nei romanzi di Scott Fitzgerald (1896-1940) i miti romantici sopravvivono e tramontano nella sconsolatezza e nella delusione della società postbellica. Verismo e naturalismo arrivano a posizioni estreme in Theodore Dreiser (18711945) la cui attenzione è tutta assorbita dai problemi e dai drammi sessuali; William Faulkner (n. nel 1897) che nei suoi cupi romanzi si serve di un linguaggio analitico personalissimo; Ernest Hemingway (n. nel 1896), il procatore più vigoroso della sua età; John Steinbeck (n. nel 1902). Rimane invece nell'àmbito del realismo moderato Sinclair Lewis (n. nel 1885) con la sua satira, in fondo bonaria, del borghese americano. Gertrude Stein (18741946) si stabilì a Parigi ove tentò un linguaggio la cui tecnica si adeguasse in qualche modo alla tecnica del cinematografo. Accanto ai naturalisti si affiancano i critici H. S. Canby (n. nel 1878) e Henry L. Mencken (n. nel 1880). Una figura di poetessa isolata che per l'arditezza del suo linguaggio im