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uscettibile di aumento, secondo altri invece è esagerata (cf. P. Debongnie, in Etudes carmél., 20 [1936, II], pp. 22-59), essendovi non pochi casi dubbi o di scarsa attendibilità. Il primo e il più importante caso di stigmatizzazione è quello di s. Francesco d'Assisi, avvenuto sulla Verna nel 1224, due anni prima della sua morte. Il fatto delle s. di s. Francesco è concordemente narrato e descritto nei minuti particolari dai primi e più autorevoli biografi : Tommaso da Celano (testo oculare, cf. De miraculis, II, 5), Giuliano da Spira (ca. 1232; cf. Anal. Francisc., t. X, I, pp. 363 sgg .: e vi accenna anche nell'Ufficio rimato, capp. 12-30, cf. 385), s. Bonaventura. La notizia fu pubblicata subito dopo la morte del Santo dal suo vicario e successore frate Elia nella Lettera enciclica ai frati: documento Eliano (Anal. Francisc., t. X, 1, pp. 525-28). Nella cosiddetta pergamena d'Assisi figurano i nomi di 16 testimoni oculari che videro le s. sul corpo di s. Francesco dopo la morte (cf. Misc. Francesc., 15 [1913], p. 131 sgg.). Vi accenna anche frate Leone, che accompagnò il Santo sulla Verna, nella pergamena della benedizione autografa di s. Francesco che si conserva nel S. Convento (Tommaso d'Eccleston fa sapere che questo discepolo amava raccontare ai frati le circostanze che accompagnarono l'avvenimento, cf. Anal. Francisc., I (1885), p. 245). Si aggiungano le testimonianze autorevoli di Gregorio IX, amico del Santo ( 5 apr. 1257, cf. G. G. Sbaralea, in Bull. Franc., I, Roma 1739, pp. 214 e 211), e di Alessandro IV (29 ott. 1255; ibid., II, ivi 1762, p. 86), il quale si appella ai testi oculari, tra i quali, come informa s. Bonaventura, era lo stesso Pontefice da cardinale (Legenda Maior, cap. 13, 8).

Secondo queste testimonianze, un mattino intorno alla festa dell'Esaltazione della Croce, nell'eremo della Verna il Santo, assorto in preghiera nella contemplazione
della Passione di Gesù, vide scendere un Serafino con sei ali, tra le quali appariva l'effigie di un uomo avente le mani e i piedi confitti a forma di croce; scomparsa la visione, si manifestarono nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi come nell'immagine del Serafino, e nel lato destro del costato una larga ferita, dalla quale spesso usciva sangue, che inzuppava le vesti. Nelle mani e nei piedi si vedevano prominenze carnee nere e rotonde a forma di chiodi, quasi ritorti e ribattuti, nella parte interna delle mani e sulla parte superiore dei piedi, mentre le loro punte uscivano dalle parti opposte (Celano, Vita I, parte $2^{\text {a }}$, cap. 3, n. 95 e cap. 9, n. 112; De miraculis, cap. 2, nn. 4-5; s. Bonaventura, Legenda maior, XIII, 3; XV, 2). I segni delle s., sebbene gelosamente celati dal Santo, furono visti, lui vivente, da un buon numero di frati e da altre persone degne di fede, compresi alcuni cardinali, e alla sua morte da una cinquantina di religiosi, da s. Chiara con le sue consorelle e da molti laici (Celano, De miraculis, II, 5).

La verità del fatto non può essere perciò messa in dubbio, e nemmeno il suo carattere prodigioso; la stessa vanità degli sforzi per darne una spiegazione puramente naturale ne è la controprova. Per le circostanze specialissime che lo accompagnarono, fra le quali l'impossessa dei segni, con profonda lacerazione dei tessuti, e la loro inalterata continuità per più di due anni (larga trafittura del costato con frequente emissione di sangue, mani e piedi traforati da trafiggenti chiodi di carne formati da tendini e nervi attorcigliati insieme); esso è un fatto unico nell'agisgrafia.

La Chiesa si è ripetutamente pronunziata per la verità ed il carattere soprannaturale delle s. di s. Francesco, come si deduce dalle testimonianze dei papi da Gregorio IX e Innocenzo IV a Pio XI (cf. AAS, 16 [1924], pp. 362-65) e dalla festa che se ne celebra il 17 sett. nella Chiesa universale: l'Ordine Francescano la celebrò fin dalla prima metà del sec. xiv per indulto di Benedetto XII (1334-42) o già di Benedetto XI (1303-1304); Paolo V nel 1615, per istanza di s. Roberto Bellarmino, estese la concessione a tutta la Chiesa: la festa fu poi resa obbligatoria da Clemente IX ed elevata a rito doppio da Clemente XIV.

L'iconografia delle s. di s. Francesco occupa un posto importante nella storia dell'arte: la prima rappresentazione con data certa è la tavola di B. Berlingheri in S. Francesco di Pescia del 1235, che servì di esempio ai pittori per tutto il '200. Ma la vera fioritura artistica sul soggetto incominciò nel '300, sia per la crescente popolarità del prodigio, sia per l'influsso della perfetta rappresentazione giottesca negli affreschi della basilica di Assisi.

Nella liturgia dell'Ordine Domenicano è commemorata al $1^{\circ}$ apr., per concessione di Benedetto XIII (1727), la stigmatizzazione di s. Caterina da Siena (sulla cui realtà storica si fecero, massime nel sec. xv, molte animate discussioni), come nell'Ordine Carmelitano si fa analoga festa della trasverberazione di s. Teresa. Per alcuni altri santi e beati stigmatizzati (p. es., s. Caterina de' Ricci e b. Lucia da Narni O.P.) se ne fa un cenno semplice nelle lezioni storiche approvate per i rispettivi istituti o diocesi. Ma nella maggior parte dei casi la Chiesa non si è pronunziata, anzi, come nel caso di s. Gemma Galgani, ha detto espressamente di non esprimere alcun giudizio circa la sua stigmatizzazione che sarebbe avvenuta nel 1899 (cf. AAS, 24 [1932], p. 37). In genere si riconosce che le s. sono un fenomeno assai complesso e perciò vanno diligentemente esaminate caso per caso; non è sempre facile stabilire se debbano attribuirsi a intervento soprannaturale. - Vedi tav. XCII.

Bim.,: per le s. di s. Francesco, oltre le biografie, v. Jean de Cognin, Etude crit. sur les stigmates de st François, in Etudes Francisc., 2 (1809), pp. 327-32, 317-22; René de Nanton, Les Stigm. de st François et la crit. moderne, ibid., 16 (1906), pp. 341-662; K. Hampe, Die Wundmale des hl. Franz von A., in Hist. Zeitschr., 96 (Monsico-Berlino 1906), pp. 385-402; L. Le Monnier, Le s. di s. Francesco, in Misc. Franc., 11 (1909), pp. 3-10; R. Sderci, Le s. di s. Francesco, in Studi stor.: l'Apartidato di s. Francesco e dei Francesc., I, Quarocchi 1909, pp. 123-99; J. Merkt, Die Wundmale des h. Franziskus von A., Lipsia-Berlino 1910; M. Bihl, De stigmatibus s. Franc.Ass., in

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(fot. Biblioteca Vaticana)
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(fot. Alluari)
In alto: LAPIDAZIONE DI S. STEFANO. Saulo incita gli esecutori. In fondo, a sinistra, le mura di Gerusalemme. Miniatura del Menologio di Basilio II (976-1025) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. greco 1613, f. 275. A destra: I FUNERALI DI S. STEFANO. Affresco di F. Lippi (1456-66) nel coro della Cattedrale - Prato.

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(1st. Anticrion)
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Arch. Franc. hist., 3 (1910), pp. 393-432 (a confutazione delle conclusioni di J. Merkt); S. Mencherini, Cod. diplom. della Verna e delle sacre s. di s. Franc., Firenze 1924; V. Facchinetti, Le s. di s. Franc. d'A., Milano 1924 (con 75 illustraz. orrisi, delle s.; M. Faluci Pulignani, Le più antiche testimoni sulla verita delle s. di s. Franc., in S. Franc. d'At., 4 (1924), pp. 192-96; A. Gemelli, Le affermaz. della scienza intorno alle s. di s. Franc., in Studi francese., scavvi serie, 10 (1924), pp. 368-404; W. Lampen, La liturgia delle sacre s., ibid., pp. 323 343; P. Ricci, Scenogr. delle s. di s. Franc. nel sec. XIII, ibid., pp. 289-322; J. Felder, Trois témoignages inconnus sur les Stigmates de st François, in Etud. Francisc., 34 (1924), pp. 121-25.

Gaetano Stano
III. Studio medico. - Tra i fenomeni prodigiosi che hanno per oggetto il sangue (lacrime di sangue, ematidrosi, cruentazione su cadaveri e su oggetti, persistente fluidità del sangue, ecc.) il più importante è la stimmatizzazione.

Le s. esteriori o visibili sono vere lesioni dei tessuti molli, non prodotte da agenti esterni o da malattie, che si manifestano in modo imprevedibile in determinate zone fisse, all'improvviso e che sono precedute o accompagnate da vivissimi dolori fisici o morali. Talvolta il dolore appare invece quando incomprensibilmente scompare is s. Sono ulcere sui generis, circoscritte, di vario aspetto, forma e dimensione: rotondeggianti, ovali; superficiali, profonde, perforanti; il diametro in queste ultime può essere uguale tanto sul dorso quanto nella palma delle mani o nella pianta dei piedi, oppure, e quasi sempre, da una parte è di più centimetri, mentre dall'altro lato è puntiforme. Dalle s. fuoriesce semplice gemizio di sangue o vera emorragia; il sangue è rosso, rutilante, commiato a sierosità; l'emorragia, per restau, può essere continua, intermittente, periodica, specie in alcune ricorrenze religiose e specie durante la Settimana di Passione.

Le s. non devono essere considerate come ferite o come piaghe, in quanto queste entità tendono alla cicatrizzazione in virtù dei normali poteri riparatori del tessuto colpito, ma sono ulcere speciali, senza quindi tendenza alla guarigione. Tutte le medicazioni e le cure più adatte non riescono a cicatrizzarle; non subiscono processi di infezione né di decomposizione, non cadono in necrosi, non emanano cattivo odore; permangono stazionarie e inalterate per anni e anni contro ogni legge di natura. Sono coperte da croste rosso bruno, date dalla coagulazione del sangue.

Le s. non sono la riproduzione esatta, specie per ciò che riguarda la sede, delle piaghe di Gesù, che oggi si conosce con certezza assoluta dagli studi della S. Sindone (s.); infatti in alcuni stimmatizzati si vede nel dorso della mano un foro maggiore, mentre nella palma si scorge appena una lesione puntiforme. Inoltre non si manifestano (e questo rilievo è importante per controbattere la teoria di coloro che le ritengono determinate dalla suggestione) nella sede delle piaghe del Crocifisso dinanzi al quale l'individuo prega; infatti fino al sec. xvir i Crocifissi avevano la piaga del costato a destra mentre le s. si producevano a sinistra.

In questi fenomeni la Chiesa è giustamente molto severa e, solo dopo rigorosi studi e controlli di medici e teologi, si è pronunciata per un numero assai limitato di casi che presentavano tutte le sei caratteristiche delle s., cioè : istantaneità di apparizione, importante modifica dei tessuti, persistenza e inalterabilità malgrado tutte le terapie, emorragie, assenza di fatti suppurativi e cicatrizzazione istantanea e perfetta. Occorre inoltre ricordare che le vere s. si manifestano in soggetti sani che praticano le più eroiche virtù e che di solito hanno doni speciali, come l'estasi, la levitazione, la premonizione, ecc.

Molteplici sono le teorie ammesse da diverse scuole che tentano togliere il carattere soprannaturale alle s. cercando darne una spiegazione scientifica, portando in causa l'isterismo, la suggestione, i fenomeni psicopatici, metapsichici, ecc. Ma nessuna di queste ipotesi regge ad una critica obiettiva, rigorosamente scientifica. Charcot sosteneva che negli isterici la suggestione può provocare fenomeni vasomatori abbastanza importanti fino a giungere all'edema; i neuropsichiatri della scuola della Sal-

pétrière parlavano perfino di fatti emorragici. Tutto ciò era più facile, dicevano, a presentarsi e diveniva più appariscente durante l'ipnosi o nello stato di sonno sotto l'influenza del pensiero onirico. Il dott. Abadir riporta il caso del dott. Osty, già direttore dell'Istituto di Metapsichica di Parigi, il quale sarebbe riuscito a far apparire segni grafici e perfino lettere rilevate di color rosso su un braccio di un soggetto che egli stesso aveva suggestionato. Platonoff diceva di aver ottenuto in un suggestionato, per un complesso di riflessi condizionati, ecchimosi e perfino vescicole simili a quelle che si hanno nelle ustioni. Ancora altri autori hanno pensato che le s. potessero essere spiegate naturalmente con l'autosuggestione, come prodotto cioè della forte impressione suscitata dal pensare e dalla viva raffigurazione delle piaghe in genere o dalla paura stessa di un trauma. Ma anche ciò non risponde al vero; come l'esperienza delle guerre insegna, non si sono mai vedute tali lesioni in soldati che erano stati scossi fortemente dalla visione diretta di ferite nei loro commilitoni; né in soldati che, gettati a terra per lo spostamento d'aria per scoppio di proietto, ritenevano di esser stati colpiti; né in combattenti che, toccati da una pallottola «morta» che li aveva appena sfiorati, senza neppur aver il coraggio di guardare la parte supposta lesa, si gettavano a terra ritenendosi gravemente feriti; né si è mai visto, neppure, il ritardo della cicatrizzazione in feriti che per paura di esser subito rinviati al fronte desideravano non guarire (quando naturalmente tale ritardo non fosse da loro stessi mantenuto).

Nel rigo Babinski e successivamente Virchow, pur ammettendo la possibilità di qualche suffusione emorragica dovuta a suggestione, si opposero con seri argomenti a questa teoria e controbatterono la letteratura in proposito, che in verità ha più valore storico che scientifico, tanto i fatti sono incerti, mal studiati, spesso inverosimili; infatti tutti gli autori che hanno voluto controllare i vari fenomeni su esperienze basate sulla concentrazione del pensiero e sulla suggestione non hanno potuto dimostrare altro che modificazioni riguardanti solo lo stato funzionale e non hanno mai constatato una vera lesione dei tessuti. Qualche autore ha scritto che le s. dipendono dalla nevrosi mistica, in quanto questi malati considerano come realtà ciò che è il risultato invece delle allucinazioni del loro cervello malato, attribuendo a fenomeni soprannaturali fatti che sono puramente patologici. Le differenze che intercorrono tra le vere s. e queste manifestazioni banali e soggettive sono troppo evidenti. Altri autori hanno tentato di sostenere che le s. possono dipendere dal vivo desiderio del martirio, dalla bramosia di voler soffrire come il Redentore; ma se così fosse si dovrebbero avere numerose descrizioni di tali fenomeni fra i neofiti del cristianesimo e fra i fanatici flagellanti del medioevo, cosa che invece manca assolutamente. Infine altri autori tentavano di trovare una relazione patogenetica e una certa somiglianza tra le s. e alcune manifestazioni che talvolta si possono osservare in particolari malattie. Nella tale dorsale, durante le crisi dei dolori folgoranti, si può constatare, se pur molto di rado, la formazione di piccole emorragie cutanee, di piccole eruzioni petecchiali localizzate agli arti dove è la sede delle sensazioni fortemente dolorose; nell'herpes zoster (s fuoco di s. Antonio s) appaiono, dopo forti dolori esivralgici, gruppi di vescichette rosso scure che si formano lungo il decorso di un tronco nervoso; nella cancrena nevropatica disseminata si ha la brusca comparsa di placche cancrenose in diverse parti del corpo. Sperimentalmente, poi, Tinel ha ottenuto, provocando una eccitazione violenta e prolungata su un nervo sensitivo, una cospicua vasodilatazione (più evidente nelle mucose del distretto, rara e appena accennata sulla cute), che poteva anche esser sede di piccole emorragie.

Tutte queste manifestazioni, che in verità nulla hanno da vedere con le vere s., sono ormai spiegate dalla fisiopatologia: questa reazione vasodilatatrice non è conseguenza di un semplice riflesso (infatti si può averla anche senza l'intervento dei centri nervosi, eccitando semplicemente il segmento periferico di un nervo sensitivo, sezionato sopra il punto eccitato), ma è data da quel feno-

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meno che si chiama: "conduzione vasodilatatrice antidroma delle fibre sensitive" (Bayliss) ed è provocata dalla istamina che dal dolore viene messa in libertà a livello delle terminazioni sensitive.

E a tutti noto che stati fortemente passionali possono, per varie ragioni e in soggetti con alterazioni vasali o con discrasie sanguigne, produrre epistassi, venottisi, emorragie cerebrali, ecc. Si conosce anche la patogenesi delle mestruazioni vicarianti, si sa infine come certi sudori di color rosso siano dovuti a microbi cromogeni o a processi chimici. Tutto ciò però è ben lungi da quello che si è detto circa le s. Il prof. Wunderle termina infatti un suo studio molto accurato concludendo che si può, a rigore, ammettere che in talune forme morbose, in alcuni psicopatici, e anche nei laboratori di psicofisiologia appaiono vescichette, arrossamenti, turbe vasomotorie, piccole emorragie, ecc., tuttavia mai e in nessun caso si sono potute realizzare lesioni che possono essere simili alle vere s. Ancora, se le s. dipendessero da forze naturali esse sarebbero apparse in ogni tempo, e se ne dovrebbe trovare la descrizione (fenomeni cosi appariscenti e meravigliosi non possono sfuggire all'osservazione) nella letteratura medica, mentre fino al sec. xII non si è mai parlato di s.; inoltre, anche ai nostri giorni, date certe circostanze, si dovrebbero osservare costantemente, ciò che, in verità, non è.

Le s.s. invisibili " consistono in trafitture e dolori localizzati là dove di solito apparirebbero le manifestazioni visibili; esse possono precedere o seguire le manifestazioni esterne; talvolta si rendono visibili solo dopo la morte. Le "false s." alimentano una vasta letteratura in proposito; particolarmente tra gli isterici si trovano moltissimi pseudo-stimmatizzati. Qui occorre grande prudenza e accortezza, perché ogni isterico è portato alla simulazione, alla soperchieria, alla bugia, alla frode, alla messa in scena ed è abilissimo in questi atteggiamenti; esistono molti casi documentati in cui questi nevropatici con pezzi di vetro, con le unghie, con chiodi si producevano piaghe, che presentavano, però, caratteristiche ben differenti dalle vere s. Inoltre sono stati descritti soggetti che presentavano ecchimosi senza che alcun trauma le avesse provocate; sono queste le cosiddette macchie psicopatiche, che però, oltre le altre divergenze con le s., sono disseminate su tutta la superficie del corpo; solo in qualche raro caso (vedi soggetto di Du Prel e di Brown-Sequard) assumono disposizione simbolica.

In conclusione, si ha ragione di ritenere che le s. quali manifestazioni naturali non sono mai state né osservate né sperimentalmente ottenute; al contrario, quelle che appaiono nei mistici, nella pienezza dei loro caratteri distintivi, si presentano, per le loro note estrinseche e intrinseche, al di fuori di tutte le leggi che regolano la fisiopatologia e vanno quindi considerate come fenomeni di ordine preternaturale. - Vedi tav. XCII.

Bibl.: A. Imbert Goubryre, La stigmatisation, l'estase divine et les miracles de Lourdes, 2 voll., Clermont-Ferrand 18041805, 2* ed., Ivi 1908; H. Thurston, Stigmatisation, in The Month, 134 (1919), v. indice; 152 (1927), p. 315 sgg.; L. Guarnieri, Alter Christus, Roma 1929; A. Abadir, Sur quelques stigmatisées anciennes et modernes. Etude historique et critique, Parigi 1932; G. Testa, Tra i misteri della scienza e della Fede, Roma 1933; autori vari, Douleur et stigmatisation, in Etudes carnalitaines, 21 (1936, II); J. Lhermitte, Marie-T. Noblet, considérée du point du vue neurologique, ibid., 23 (1938, II), pp. 201-209; G. Tinel, Tentativo di interpretazione fisiologica delle s., in Perfice Mewus, 16 (1941), pp. 300, 334; J. Lhermitte, Problema medico delle s., ibid., pp. 114, 179, 226; R. Garrigou Lagrange, Le s. e la suggestione, ibid., 17 (1942), p. 130; 18 (1943), p. 132; 19 (1944), p. 43; E. Bon, Medicina e religione, $4^{2}$ ed., Torino 1951, pp. 180-211, con ampie b bl.; J. M. Höcht, Träger der Wunduale Christi, a voll., Wiesbaden 1952, Alberto Alliney
"STIMMEN DER ZEIT". - Rivista di rassegna critica della vita intellettuale, scientifica, sociale, religiosa della Germania, allo scopo di rendere valida testimonianza alla verità cattolica.

E sostenuta da un collegio di scrittori della Compagnia di Gesù, ma dal 1930 (cf. t. 119 [1930], p. 401) apre le sue pagine anche ad estranei, purché animati dallo stesso ideale cattolico ed è diretta al grande pub-
blico degli studiosi, prendendo normalmente spunto dalle questioni di attualità.

Cominciò la sua vita nel 1864 nella badia di Maria Laach (v.), sull'Eifel, allora scolasticato dei Gesuiti, con l'intestazione a Stimmen aus Maria Laach», conservata anche durante l'esilio. Le prime due serie apparvero con periodicità non ancora fissa, fino al 1869 ; quaderni diretti alla difesa del Sillabo di Pio IX e del progetto del Concilio Vaticano. Dopo la guerra del 1870 si trasformò in mensile, ma già nel 1872 , ratificato il famoso "Jesuitengesetz" nella Camera Alta e Bassa, la direzione era costretta all'esilio. Una legge del 1874 ridusse inoltre (fino al 1914) la periodicità a dieci fascicoli l'anno, prescrivendo che nessun tedesco potesse dirigere un mensile soggiornando all'estero. Un primo rifugio trovò la direzione nel Castello Robani, presso Tervueren (Bruxelles), dal 1872 al 1879; successivamente in Blyenbeek (Olanda), dal 1880 al 1884; in Exaeton dal 1885 al 1898; in Lussemburgo dal 1899 al 1908; in Valkenburg (Olanda) dal 1909 al 1914.

Scoppiata la prima guerra mondiale si poteva sperare che non soltanto l' Unterhaus (che già parecchie volte aveva revocato l'iniqua legge del 1872), ma anche l'Oberhaus, dove l'opposizione al rimpotrio era capeggiata dalla stessa casa imperiale degli Hohenzollern, sbrogasse la legge. Difatti nel 1914 la direzione si trasferì a Monaco di Baviera. Siccome però Maria Laach era stata venduta già da venti anni ai Benedettini, l'intestazione venne cambiata in $S . d . Z$. ("Voci del tempo") perseguendo lo stesso programma, ed illuminando i cattolici tedeschi fra tutti i problemi e travagli di quel periodo. Più gravi furono le difficoltà e molestie durante il Terzo Reich. Un articolo di P. Lippert (Mit Gewalt - Mit Geduld) le mentrò la prima presibizione, dal dic. 1933 al marzo 1936. Quindi il 18 apr. 1941 la Gestapo sequestrò la casa insieme alla preziosa Biblioteca; un mese più tardi la rivista venne sospesa. Rifiori dopo la guerra con il t. 138 (1946-47) con meno scrittori, ma aiutata da ottimi non gesuiti. La Biblioteca non subì gravi danni.

La collezione, oltre le due serie di quaderni del 1864 1869, contiene 150 voll., cui vanno aggiunti 119 "Ergänzungshefte", specialmente su questioni storiche, 9 fascicoli di questioni culturali, 4 di altre ricerche, e 3 voll. di indici : 1886, 1889, 1913.

Bibl.: L. Koch, s. v. in Yesuitenlexikon, Paderborn 1934, col. 1694.

Pietro Naber

STIMMER, Tobias. - Pittore e incisore, n. a Sciaffusa il 17 apr. 1539, m. a Strasburgo il 4 genn. 1584 .

E uno dei principali esponenti del tardo manicrismo nei paesi germanici. Formatosi a Zurigo presso Hans Asper, è attivo a Sciaffusa fino al 1570 , indi fino alla morte a Strasburgo con l'interruzione di qualche soggiorno a Baden-Baden. Nel Museo di Basilea sono i suoi migliori ritratti: Yacob Schwytzer e sua moglie (1564), Thomas Erosius (1582) e a Sciaffusa la decorazione pittorica della facciata della casa "del Consiliare". Nella cattedrale di Strasburgo il nome di T. S. è legato al celebre orologio astronomico eseguito tra il 1571 e il 1574 , e decorato con pitture e sculture in un ricco complesso di figure allegoriche e bibliche. Quattordici chiaroscuri disegnati con grande bravura, raffiguranti progetti delle figurine mobili dell'orologio, si trovano al Museo delle Belle Arti di Strasburgo, dove sono pure alcune delle originali pitture a colori e figurine scolpite, che in Cattedrale sono state sostituite nel 1842 da quelle di Philippe Grasse. Degli affreschi del castello di Baden-Baden non v'è più traccia dopo la distruzione del 1789. Molti sono invece i disegni e le incisioni dalle quali lo stesso Rubens trasse talvolta esempi e ispirazioni; fra le più notevoli le incisioni della Bibbia, della storia romana di Livia, dei libri di Flavio Giuseppe. Il suo fare è sempre incisivo, rapido, ricco di effetti pittorici con intensi contrasti di luci e di ombre; nel 1580 illustrò anche una commedia di cui fu egli stesso l'autore.

Bibl.: F. Tr. Schulz, s. v. in Thieme-Becker, XXXII (1938) con la bibl. anteced.; F. Thöne, Zwei Kopien nach T. S.

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Gemälden in Baden, in Jahrb. der preuss. Kunstsamml., 39 (1938), pp. 247-49; M. Unger, T. S. Austellung, in Schaffhausen Panthom. 1940, p. 41 ; F. Lugt, Rubens and S., in The Art Quarterly, 1943. pp. 20-115; P. Bocsch, T. S's allegorische Dechengemälde im Schloss zu Baden-Baden (Nachtrgg), in Zeitschr. für Schweiz. Archäol. und Kunstgesch., 1951, pp. 221-26. Luisa Mortari

STIHLING, JAMES HUTCHENON. - Filosofo inglese, n. il 22 genn. 1820 a Glasgow, m. il 19 marzo 1909 ad Edimburgo, nella cui Università era stato professore di filosofia morale.

Pensitore di scarsa originalità, ha una relativa importanza storica, in quanto con lui si può fare iniziare l'idealismo neoliegeliano anglo-americano. Oltre a scritti minori (tra cui: Sir W. Hamilton, being the philosophy of perception, 1865; What is Thought, 1900) va ricordato il saggio The secret of Hegel (1865; 2 ed., Edimburgo 1898), dove espone e difende il sistema del filosofo tedesco. Per lo S., vi è una stretta relazione tra Kant ed Hegel, la cui filosofia è una necessaria conseguenza del criticismo (v.). Questo è il "segreto di Hegel ".

BibL.: A. H. Stirling, 7. H. S., his life and work, Londra 1912; R. Metz, England $n$. die deutsche Philos., Lipsia 1941. Michele Federico Sciacca

STIRNER, Max. - Pseudonimo del filosofo Johann Caspar Schmidt, n. il 25 ott. 1806 a Bayreuth, m. il 25 giugno 1856 a Berlino. Studiò (1826-28; 1832-34) filosofia, filologia classica e teologia a Berhino, discepolo di Hegel (v.) e di Schleiermacher (v.), poi a Erlangen e a Königsberg. Dopo aver vissuto quale maestro, insegnante privato e giornalista, trascorse nella miseria gli ultimi anni della sua vita.

La sua opera principale, per cui è largamente noto, è Der Einzige und sein Eigentum (Lipsia 1845; diverse edd. dopo la $3^{a}$, ivi 1901; trad. it. [L'Unice] e introduzione di E. Zoccoli, Torino 1902). Vanno pure ricordati i Kleinere Schriften e le Entgegnungen auf die Kritik seines Werkes "Der Einz. u. 2. Eig." (ed. da J. H. Mackay, Berlino 1898; trad. it. [Herbiche ai suoi critici] di A. Treves, Milano 1923) e inoltre Die Gesch. der Reaktion (2 voll., Berlino 1852); Das unzohre Prinzip unserer Erzichung od. d. Humanismus u. d. Realismus (Lipsia-Charlottenburg 1911; Basilea 1927).
S. appartenne alla sinistra hegeliana; criticò la dialettica di Hegel, proclamando insieme, contro qualsiasi forma di storicismo (v.) la posizione irriducibile e unica dell'individuo (v.), principio di ogni valore, pensiero e azione. Onde la violenza critica che lo oppone agli schemi di qualsiasi ideologia religiosa, morale, storica, politica, travestimento, per lui, di interessi che vanno aboliti di fronte al nuovo e radicale principio dell'individualismo (v.) assoluto. Nel tentativo di voler, con Hegel, realizzare l'ideale, è l'errore del mondo moderno.

La dottrina dello S. è stata pertanto considerata come la forma più rigorosa dell'immoralismo e dell'anarchia. Non è da escludere la presenza nel suo pensiero di taluni spunti esistenzialisti. Così l's Unico a stirneriano apparirebbe come l'esistente genuino, destinato a sorgere dal nulla per risommergersi in questo. Tuttavia va osservato che molti esistenzialisti, come l'hegelismo stesso, cercano di porre il problema morale su basi che lo S . rifiuta totalmente. Lo studio che si è fatto del pensiero di S. lo ha prospettato soprattutto sotto l'aspetto politico dell'anarchia derivante dalle nuove premesse di una ideologia radicalmente e rigorosamente individualistica.

BibL.: E. Zoccoli, I gruppi anarchici degli Stati Uniti e l'opera di M. S., Modena 1901; V. Basch, L'individualisme anarchiste, M. S., Parigi 1904; G. Calvarro, M. S. et le problème de la wie, Milano 1909; R. Engert, Das Bildnis M. S. 2, Dredda 1921; P. Lachmann, Protagoras, Nietzsche, S., 2* ed., Berlino 1923; K. A. Mentz, Die Philosophie Max S.s im Gegensatz zum Hegelschen Idealismus, Berlino 1936; W. Kuypers, M. S. als Philosoph, diss., Colonia 1937. Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Phi-lomgöen-Lexikon, II, Berlino 1930, pp. 641-42. Luigi Pelloux

STIRPE : v. RAZZISMO.
STOBI. - Antica città della Peonia, nel luogo dell'odierna borgata di Pusto-Gradsko. Nel 386 d. C. fu capitale della Macedonia II Salutaris; fu sede ve-
scovile e il suo presule fu nel 325 al Concilio di Nicea. La Basilica è il monumento più notevole.

Le prime strutture della basilica cristiana di S. furono individuate dal Krischen nel 1918. In successive campagne di scavo, venne alla luce tutto un complesso di edifici annessi, tra i quali certamente un baritatero. La Basilica è lunga 39 m . ca., a tre navate, in pietra rossa e mattoni (taluni con bolli bizantini), senza transetto, con cripta e abside semianulare; era munita di cartece della stessa ampiezza di una navatella, il quale però è risultato più corto sul lato meridionale a causa di uno scoscendimento roccioso che ne ha impedito il completamento. Vi si accede per tre porte in corrispondenza di ciascuna navata; da questo lato le navate stesse si restringono di m. 1,30 ca. rispetto alla larghezza massima (m. 28,60). Le colonne delle navi sono materiale di spoglio del distrutto teatro, come attestano anche i capitelli e le basi rinvenute. Una piattaforma littode trovata tra le macerie del teatro sembra appartenere ad un ambope della chiesa; accertata è l'esistenza dell'iconostasi che chiudeva il presbiterio, come in tutte le chiese balcaniche.

I pochi capitelli mostrano una decorazione a foglie di acanto spinoso con figurazioni di protomi umane e uccelli, di maniera teodosiana del sec. v. La chiesa doveva essere molto ornata. Resti di musaici sono nell'abside e soprattutto nelle navatelle. Il motivo generale della decorazione è quello comune alle chiese balcaniche: una serie di pannelli con disegni geometrici o figure animali, incorniciati da fregi di arabeschi. Non mancano accaai di ornati a finte tende come in S. Maria Antiqua a Roma, e ancora in situ nel nartece pannelli a imitazione d'intarsio marmoreo, come nella cattedrale di Parenzo. I pochi resti di figurazioni umane sono variamente interpretati : l'ipotesi più verosimile ritiene vi fossero figure di santi a grandezza naturale e altre minori in varie composizioni. C'è poi chi vede in un gruppo di frammenti una scena dell'Annunciazione.

Per la datazione gli elementi costruttivi, plastici, iconografici e stilistici suggeriscono il 500 ca., l'epoca cioè pre-iconoclasts. La basilica di S. si aggiunge così alle grandi chiese di Costantinopoli e Salonicco, e con le sue sculture e i suoi dipinti s'inserisce tra gli esempi più significativi dell'età d'oro di Giustiniano.

Bibl.: R. Erger, Die städt. Kirche von S., in 7ohresh. des Osterr. Archäol. Instituti, 14 (1929), pp. 42-87; B. Sotis. Neue Funde in der Bischofsbirche von S., ibid., 28 (1933), pp. 112-39; id., Nouvelles découvertes dans la basilique épise, de S., in Glamik Shogskog Nauchnog Drustvor, 12 (1933), pp. 11-32; G. Mano Zissi, Mosaiken in S., in Bull. de l'Inst. archéol. bulgare, 10 (1936), pp. 277-97; R. Kautzsch, Kapitell-Studien zur spälant. Kunstgesch., Berlino 1936, pp. 78-79, 83-84, 139 e passim; E. Kitzinger, A survey of the early christian town of S., in Dumbarton Oaks Papers, 3 (1946), pp. 81-161, tarr. 114-57, con ampia bibl. Pasquale Testini

STOCCHIERO, GIUSEPPE. - Canonista, n. ad Arzignano (Vicenza) il 24 sett. 1882, m. a Vicenza il 4 dic. 1946.

Compiuti gli studi nel Seminario di Vicenza, fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1905; dopo alcuni anni di cura delle anime come vicario cooperatore, sempre nella diocesi di Vicenza, fu segretario del vescovo F. Ridolfi; nel 1919 conseguì la laurea in diritto canonico all'Apollinare in Roma; indi insegnò pratica pastorale e diritto canonico amministrativo nelle scuole di teologia; fu canonico della cattedrale di Vicenza dal 16 dic. 1933. Aveva conseguito l'abilitazione alla libera docenza in Diritto canonico presso l'Università di Padova.

Si occupò di pratica amministrativa pastorale, e scrisse numerosi articoli, opuscoli, una diecina di volumi giuridici pastorali, un'altra diecina di opere di vario argomento (educativo, letterario, storico); inoltre manualetti di pietà e di ascetica. I suoi maggiori studi sono: Pratica pastorale (1921), Il matrimonio in Italia dopo il Concordato (1929), Il Diritto passile della Chiesa e dello Stato (1932), Il Codice del Clero italiano in regime concordatario (2* ed., 1937), Il Beneficio ecclesiastico (1941-46).

Bibl.: G. Cappelletti, Commemorazione di mans. G. S., Vicen2x 1947. Giuseppe Forchirili

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STOCCO e BERRETTONE. - Lo s. è una specie di spada, riccamente ornata d'oro sull'elsa, con fodero e cintura, che i romani pontefici usavano inviare a sovrani, principi ed illustri generali, che si fossero distinti nella difesa della religione e della Chiesa, sia in segno di gratitudine per le loro vittorie contro eretici ed infedeli, sia come incitamento a proteggerle ancora e sempre. Insieme allo s. veniva consegnato al destinatario anche il cosiddetto b. (pileum), un copricapo di velluto cremisi, guarnito di ermellino e ricamato in oro, su cui spiccava una bianca colomba, formata di perle, simbolo dello Spirito Santo.

L'uso di tale dono è antichissimo, benché non se ne possa stabilire con precisione l'epoca dell'istituzione; pare tuttavia che esso sia stato ispirato ai pontefici da un passo del II Mach. 15, ove si legge che Giuda Maccabeo, poco prima di ingaggiare battaglia con Nicanore, generale di Antioco, re di Siria, vide in visione il sacerdote Onia che pregava Dio per il suo popolo ed il profeta Geremia che gli porgeva una spada dorata, dicendogli: Ricevi questa santa spada che Dio ti manda, con la quale distruggerai i nemici del mio popolo d'Israele (ibid. 15, 16). E certo, comunque, che con esso si volle sostituire la consuetudine ancor più antica di inviare lo stendardo di s. Pietro, ornato dell'immagine dell'Apostolo e delle chiavi pontificie.
S. e b. venivano benedetti con cerimonia solenne nella Basilica Vaticana il giorno di Natale, mentre il Papa celebrava la Messa; alcuni autori vollero attribuire l'istituzione di tale rito a Sisto IV (1471-84), per quanto erroneamente, poiché lo stesso Pontefice, che prescrisse la formola da pronunciarsi nell'atto della consegna del dono, dimostrò assai chiaramente, con le parole volentes approbatas Patrum consuetudines observare, come ai suoi tempi fosse già praticato. Se il personaggio cui era destinato il dono trovavasi a Roma, questo veniva a lui consegnato direttamente dal Pontefice, che pronunciava la seguente formula: Accipe hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem Spiritus Sancti resistere et eicere valeas omnes inimicos tuos et cunctos Sanctae Ecclesiae adversarios, adiuvante Domino Nostro Iesu Christo; altrimenti gli era fatto recapitare per mezzo di inviati speciali e con una lettera di accompagnamento, ove i pontefici solevano spiegare di volta in volta in modo tutt'affatto particolare il significato della spada, che dovevasi prendere a simbolo della giustizia e della prudenza, quali virtù oltremodo necessarie in tutti i reggitori di uomini. Tra i veri personaggi onorati del dono dello s. e del b. si ricordano Luigi XI, re di Francia, che lo ricevette da Pio II nel 1461, l'imperatore Federico III, il quale lo ebbe da Paolo II nel 1468, Giovanni III Sobieski, re di Polonia, al cui valore si dovette la vittoria cristiana sui Turchi e la liberazione di Vienna (1683) ed al quale fu inviato nel 1684 da Innocenzo XI che nella stessa circostanza volle offrire anche la Rosa d'oro (v.) alla regina Casimira.

Bibl.: F. A. Mondelli, Seconda decade di ecclesiast. dissertaz., parte $2^{a}$, diss. VII: Se Innocenzo IV sia stato il primo che abbia e istituita e benedetta la Rosa d'oro, e qual sia dello s. d'oro l'origine, Roma 1702.

Niccolò Del Re
STOCCOLMA. - Capitale del Regno di Svezia, S. (Stockholm in svedese), sulla sponda occidentale del Mar Baltico, dove l'azione lenta del glacialismo ha determinato un groviglio di laghi, isole e penisole, canali e fiumi tale da dare alla località una sua caratteristica fisionomia.

Ca. il 1100 l'imbocco del Lago Mälaren era già fortificato e sulla collina dell'isola si ergevano due fortilizi per sorvegliare i due corsi d'acqua, oggi detti Norrström e Söderström. Ca. la metà del sec. xili Birger Jarl costrui il suo Castello reale, le prime mura di cinta della città e all'esterno le due lunghe strade, delle quali sussiste tuttora la "Västerlänggatan" (la lunga strada occidentale) tra il nord e il sud di S., e al suo tempo ri-
sale la prima costruzione della chiesa di S. Nicola, che è la più antica di S. (Storkyrkan). Fu eretta ca. il 1250 , ricostruita nel 1306 a tre navate con tetto ligneo; nel 1340 vi si aggiunse la cappella dedicata alla B. Vergine; all'inizio del sec. xv al lato orientale furono aggiunte cinque campate e lungo le pareti una serie di cappelle; mentre all'interno le volte furono portate tutte alla stessa altezza; alla fine dello stesso secolo le navate furono portate a cinque, demolendo le cappelle; alla metà del sec. xvi il re Gustavo Vasa demoli il rialzamento del coro; e al principio del sec. xviri si uniformò l'esterno per accordarlo con il Castello reale. La torre è del 1740 ca.; l'interno venne ridotto in stile barocco; ivi è il gruppo in legno di $S$. Giorgio eseguito da Bernt Notàz di Lubecca nel 1489. L'altare in argento ed ebano con decorazioni barocche è opera di E. Erdmüller di Amburgo; il grande candelabro del coro è opera della Germania settentrionale del sec. xv; le pitture della Crosifissione e del Giudizio universale sono di David Klöcker Ehreustrahl, ca. il 1695. I sontuosi stalli reali furono disegnati nel 1684 in stile italiano da Nicodemo Tessin il giovane; come, ca. il 1700 , la cattedra. Il fonte battesimale è del 1314 e proviene da Uppland. La chiesa è adibita ora al culto protestante.

La chiesa di Riddarholmen appartenne ai Francescani e fu fondata con l'annesso convento ca. il 1270. La chiesa primitiva era limitata a sud da un muro diviso in basso da nicchie e al di là era un chiostro, di cui fu fondatore e benefattore il re Magnus Laduläs che fu rozzamente rappresentato in un affresco. Il chiostro fu ingrandito nel sec. xv e riunito alla nave centrale mediante archi. La chiesa, oggi occupata dai protestanti, si presenta a tre navate, con coro allungato; quattro pilastri rotondi separano la nave centrale dalla laterale nord, mentre quattro pilastri rettangolari la separano dalla laterale sud. Presso il coro le tombe dei re Carlo Knutsson e Magnus Laduläs. Della chiesa antica è il portico a vòlta ogivale sul lato nord. Intorno alla chiesa si addossarono tra il sec. xvir e il sec. xix una serie di cappelle scpolcrali; a lato sud quelle delle dinastie di Gustavo ( 1630 ca.) e di Bernadotte (1860); a nord del coro la cappella dei Carolini su disegno dei Tessins e di C. Härleman (1671-1743); più a occidente, la cappella dei Banér.

Ca. il 1400 venne allargata la cinta della città, includendo Riddarholmen e Helgeandshelmen, dove oggi sorge il Palazzo del Parlamento; ca. al 1500 appartengono le due torri cilindriche situate l'una nell'edificio della corte d'appello di Svea e l'altra, detta di Birger Jarl, in quella degli archivi municipali. Ad occidente della chiesa di Riddarholmen si identificano gli avanzi dell'antico chiostro dei Francescani e nella parte sud della città si rinvennero i vesti del chiostro dei Domenicani. Ma la città vecchia fu devastata più volte da incendi che distrussero le case allora in legno, sostituite solo nel sec. xvi da costruzioni in mattoni, ispirate all'architettura della Sassonia settentrionale e della Francia. Ma il periodo di grandi costruzioni fu quello del sec. xvir. Allora fu terminata la chiesa di S. Giacomo, iniziata alla fine del sec. xvi durante il Regno di Giovanni II; sulla sede d'una corporazione fu eretta ca. il 1640 la chiesa detta tedesca; ivi la vasca battesimale in argento proviene da Augsburg. Tra il 1630-40 il grande governatore di S., Klas Fleming, dopo l'incendio del 1625 , tracciò i piani dell'ingrandimento della città nei limiti che rimasero fino all'inizio del sec. xx. L'esempio più notevole dell'architettura dell'epoca a S. è il Palazzo della nobiltà, dalla facciata a pilastri, opera dell'olandese Justus Vingboons; fu finito da Giovanni de la Vallée a cui si deve pure il Palazzo di Axel Ozenetierna presso il Castello e, insieme con Nicodemo Tessin, il cui figlio, pure Nicodemo, introdusse in S. il barocco italiano, con il Palazzo dell'antica banca di Stato, il municipio, la costruzione del nuovo Castello, terminato dal figlio Carlo Gustavo Tessin, C. Härleman e C. J. Adelcrautz; i due ultimi eressero il monumentale Ponte del Nord. Il Palazzo del Gran Governatore fu eretto ca. il 1700 da Nicodemo Tessin il giovane, che seppe fondere motivi del barocco italiano, ambientandoli nel clima svedese; ebbe per collaboratori nell'interno i francesi De

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Maus, J. Fouquet, E. Chauveau. Ca. il 1770 gli architetti C. J. Cronstedt e E. Palmestedt eressero la Borsa in stile rococó. Nuovi piani per lo sviluppo di S. furono fatti da A. Lindhagen nel 1869 con i nuovi quartieri di Straudvägen, Norr Mälarstrand, i grandi parchi di Kronobersgeparken e Tantolunden, il Palazzo del Riksdap, la nuova Opera, più tardi il Teatro drammatico, il Museo nordico (1888-1907), lo Stadio (1912), il Palazzo di giustizia (1915), il nuovo municipio (1923) opera di Ragnar l'Östberg, il quartiere di Lärkstaden con la chiesa Engelbrekt, fino a quartieri moderni di Rödabergsstaden, Atlas e Rörstrand; il Palazzo dei Concerti (1923-26), la Scuola superiore di commercio e la Banca del sud sono opere di Ivar Tengbom; la Biblioteca municipale ispirata a motivi egizi di E. G. Asplund. Le chiese parrocchiali cattoliche attualmente in S. sono quelle di S. Enrico, nella parte settentrionale della città (Götgatan), dove ha sede anche il vicariato apostolico; annessa è una scuola parrocchiale tenuta dalle Po vere Suore scolastiche di Monaco; e quella di S. Eugenia nel Norra Smedjegatan, fondata nel 1835 , nella parte meridionale della città, con annessa una scuola parrocchiale tenuta dalle suore Giuseppine di Chambéry. Vi sono poi i due asili di Oscar Minne e Josefinahemct tenuti dalle Suore di S. Elisabetta; le Suore francesi di S. Giuseppe hanno una scuola superiore femminile. Da 25 anni i Frati predicatori della provincia di Parigi hanno la chiesa dedicata alla Madonna sotto il titolo dell'Annunciazione. I Salesiani tedeschi hanno, dal 1931, una piccola scuola e una cappella. Le Domenicane del Tera'ordine della Casa madre di Friburgo in Svizzera hanno aperto nel 1931 a S. un ospizio. Le Suore di S. Brigida, con casa madre in Roma, aprirono nel 1923 a Djursholm, presso S., una casa. Le Suore di S. Elisabetta aprirono a S. un piccolo ospedale nel 1926.

Bibliotecie principali sono la Biblioteca reale, ricca di manoscritti, come il "Codex aureus holmiensis", un evangeliario della seconda metà del sec. viII, dello "Studium" di Canterbury; il Sacramentario di S. Amando di scuola anglosassone del sec. x; il famoso Codex gigas, ecc. Altre biblioteche notevoli sono quelle del Karolinska Institut per la medicina, del Riksdag per la storia e il diritto; la Nobel nella Svenska Akademie per la letteratura contemporanca. Nel 1572 fu fondato il Karolinska Mediks-Kirurgiska Institut; nel 1798 la Tekniska Högskole, scuola superiore con otto sezioni di propedeutica scientifica, architetura, chimica, elettrotecnica, ingegneria civile, idraulica, meccanica, mineraria, navale; nel 1828 la Skogshögskola per lo studio delle foreste; nel 1878 la Stockholms Högskola di carattere universitario; inoltre la Scuola superiore di commercio. La "Kungliga Akademie för de frin Konsterna" fu fondata nel 1735 da C. G. Tesain per sviluppare l'educazione artistica, poi divenne Accademia reale di belle arti. La "Kungliga Vetenskapsakedemie" per promuovere le scienze naturali e matematiche, fu istituita nel 1739 ed è divisa in undici sezioni. Nel 1736 fu istituita la "Kungliga Visterheta Historie och Antikvitets Akademie" per la storia e l'archeologia. Si compone di 25 accademici e pubblica la Antikvarish Tidskrift. Nel 1786 il re Gustavo III fondò la "Svenska Akademie" e Accademia del diciotto dal numero dei suoi membri per la letteratura. Nel 1895 Alfredo Berardo Nobel fondò la "Nobelstiffelse" con una dotazione di 30 milioni di corone per distribuire annualmente cinque premi a coloro che si sono più segnalati nei campi della fisica, della chimica, della medicina, della letteratura e per promuovere la causa della pace. La fondazione è retta da un consiglio di amministrazione, i premi per la fisica e chimica sono assegnati dall'Accademia delle scienze di S., quello per la letteratura dell'Accademia Svedese; quello per la pace dallo "Storting" norvegese. Il Museo Egizio fondato nel 1928, contiene un certo numero di antichità egiziane appartenenti allo Stato; il materiale proveniente dall'esplorazione austro-svedese nel 1931-32 nel delta ovest del Nilo a Merinde Beni-Salame; oggetti funerari, vasi in pietra dura e alabastri, gioielli, scarabei, la grande statua d'un re del medio impero forse Sesostris II. Il Museo nordico inaugurato nel 1873 fu ordinato da A. Hazelius per mettere in luce la cultura svedese con una
collezione etnografica delle province svedesi e una storia della civilizzazione delle classi superiori negli ultimi quattro secoli. Il Museo Skansen è all'aria aperta nel Djurgården; fu aperto nel 1891 e mostra tutte le caratteristiche del folklore svedese. Il Museo storico dello Stato e il Gabinete reale delle medaglie furono costituiti fin dal 1670 , per dare un'idea esatta della storia della civiltà in Svezia; va dalla preistoria al medioevo. Il Museo nazionale è il Museo d'arte dello Stato. Fu iniziato fin dal re Gustavo Vasa, ma si sviluppò nel 1777 con le collezioni della regina Luisa Ulrica e di re Adolfo Federico. Il Museo comprende la pittura e la scultura con una sezione per l'Estremo Oriente. Il Gabinetto reale di armi e armature nel Museo nordico comprende una collezione di armi in genere e di saggi di fabbricazione svedese e anche una collezione di trofei dello Stato. Il Museo Hallwyl nel Palazzo omonimo (1893-99) comprende ca. 400 quadri, specie di scuola olandese del sec. xvir, oltre 600 porcellane dei vari paesi di Europa e 600 ceramiche cinesi, bronzi cinesi e mobili artistici, illustrati in un catologo descrittivo di oltre 40 voll. L'Università libera di S. contiene una raccolta di quadri di artisti italiani, francesi, olandesi e svedesi di varie epoche; tale raccolta offerta da parecchi donatori ha lo scopo di completare l'insegnamento della storia dell'arte. La Galleria Thiel contiene la maggiore collezione d'arte svedese dalla fine del secolo scorso all'inizio dell'attuale. Per la conferenza pancristiana di S. dal 19 al 30 ag. 1925, v. conferenze pancristiane. v. Vedi ter. XCIII.

Bibli v. Svezia.
Enrico Josi
STÖCKL, Albert. - Filosofo e teologo neoscolastico, n. il 15 marzo 1823 a Möhren (media Franconia), m. a Eichstätt il 15 nov. 1895.

Studio filosofia e teologia nel Liceo vescovile di Eichstätt ( $1843-48$ ). Ordinato sacerdote ( 28 apr. 1848) insegnò allo stesso Liceo di Eichstätt filosofia (dal 1850), quindi (1857) esegesi e lingua ebraica. Chiamato alla cattedra di filosofia dell'Accademia di Münster (1862), per dissensi manifestatisi nella stessa Accademia al tempo del Concilio Vaticano, ritornò (1871) nella diocesi di Eichstätt, parroco a Gimperhausen. Canonico (1877) a Eichstätt, riprese l'insegnamento della filosofia al Liceo. Dal 1878 all'81 fu anche membro della Camera bassa al Reichstag. S. contribuì, con le sue molte e diffuse pubblicazioni di filosofia e di storia della filosofia - d'indole prevalentemente espositiva ma notevoli per chiarezza e penetrazione - alla rinascita del neotomismo in Germania. Trattò pressoché tutte le discipline filosofiche e in particolare scrisse contro il materialismo (Materialismus geprüft in seiner Lehrsätzen u. deren Konsequenzen, Magonza 1877).

Delle altre sue opere principali vanno ricordate: Gesch. der Philos. des Mittelalters (3 voll., Magonza 1864-66); Gesch. der Philos. (Würzburg 1868; $8^{2}$ ed. in 2 voll., 1905, 1912); Grundriss der Religionsphilos. (ivi 1872); Lehrbuch der Pädagogik (ivi 1873); Gesch. der neueren Philos. (2 voll., ivi 1883); Gesch. der christl. Philos. z. Zeit der Kirchenväter (ivi 1891); Grundriss der Gesch. der Philos. (ivi 1894; $4^{2}$ ed. 1924). Fra le opere apologetico-teologiche: Liturgie u. dogmatische Bedeutung d. altestamentl. Opfer (Ratisbona 1848); Das Opfer nach s. Wesen u. nach s. Gesch. (Magonza 1861); Das Christentum u. die grossen Fragen d. Gegenwart, ecc. (3 voll., ivi 1879-80); Lehrbuch d. Apologetik (2 voll., ivi 1895).

BISL. d. S. Eine Lebenshizze verfasst v. einem seiner Schilder. Magonza 1897. Altre indicazioni s. v. in LTML IX, coll. 834. Ugo Viglino

STÖCKLEIN, JOSEPH. - Gesuita, missionario castrense, missionologo, n. a Ottingen (Baviera) il 30 luglio 1676 , m. a Graz il 28 dic. 1733.

Entrato nell'Ordine nel 1700 e ordinato sacerdote, fu applicato alle cosiddette missioni castrensi, cioè come cappellano militare della truppe imperiali, prima nella guerra di successione spagnola, poi nella campagna di Serbia (1714-18) con il principe Eugenio di Savoia, a cui fu molto caro. Nel periodo 1720-23 fu rettore nel Collegio di Vienna; indi, logorato di salute, passò a Graz a mansioni più lievi.

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(bet. Alliauri)
STOFFE - L'imperatrice Tondora e il suo seguito in atto di entrare in S. Vitale, la cui porta è adorna di un ricco tessuto. Da notare il manto purpureo dell'Imperatrice e le vesti ricamate delle prime dame, Musaico del se