stabilì sul posto dell'odierna città di Trenčín (allora Laugaritio) e qui incise nella roccia un'iscrizione dedicatoria. Questo è il più antico monumento scritto in terra di S. (a. 179). I primi cristiani furono proprio i soldati romani di Marco Aurelio. I rilievi storici sulla colonna di Marco Aurelio a Roma conservano memoria di una miracolosa pioggia, ottenuta per le preghiere dei soldati cristiani (v. H. Grisar, Il prodigio della legio fulminata, in Civ. Catt., 1895, 1, pp. $716-24$ ).
Gli Slavi (Slovèni, Slovacchi) attraversarono i Carpazi nel sec. vi, e posero stanza nella pianura danubiana, ed altre, nella Pannonia e la tennero stabilmente, benché nei secoli successivi passassero di là una parte dei Croati, poi Avari e finalmente Ungheresi. Nel sec. vii il condottiero Samo tentò di organizzare il primo Stato slavo nel-
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Slovacchia - Veduta dalle cime della Catena degli Alti Tatra (m. 2663) verso la valle di Väh.
l'Europa centrale : ma solo dal sec. IX si hanno notizie sull'organizzazione autoctona delle diverse tribù. Il centro più antico in S . fu il principato di Nitra, poi assorbito nella grande Moravia, quando il principe di Nitra Svatopluk ne divenne il re (870-94). La cristianizzazione degli Slovacchi cominciò dall'inizio del sec. IX con missionari tedeschi, specialmente della diocesi di Pecsovia. Il principe Fribina fece costruire nel suo castello a Nitra la prima chiesa cristiana, consacrata ca. l'833 dall'arcivescovo di Salisburgo Adalramo. Per contrastare il forte influsso tedesco, il principe Rastislav fece venire in Moravia i ss. Cirillo e Metodio (v.), i quali diedero origine, col consenso dei papi, alla Chiesa cattolica slava ed allargarono la cultura cristiana presso i popoli Slavi del nord. Lo Stato slovacco però nel 906 fu occupato dagli Ungheresi e poi fino al 1918 la S. politicamente fece parte dell'Ungheria, mentre liturgia e cultura slava furono soppiantate da quella latina occidentale.
Dal sec. xi comincia anche l'opera missionaria degli Ordini monastici; i Benedettini si stabilirono a Zobor (1000), Sv. Beñadik (1075), Opánka pri Košiciach (1143), e in altri dodici monasteri. Poi vennero i Cistercensi (Lipovnik 1141, Štiavnikikna Spiši 1223); i Premonstratensi (Bzovik 1130, Jasov), i Certosini (Laprà refugiiSkala (ročišša 1299); gli Agostiniani (Velký Šariš 1270); i Paulini (Mariánka 1377); i Francescani (Bratislava 1240, Trnava 1240, Okoliċné 1314); i Domenicani (Gebnica 1288, Košice 1300), ecc.
Da parte loro dal sec. xir mercanti e maestri tedeschi, per invito dei re, e grazie ai loro privilegi, si stabilirono nelle zone montane metallifere, fondando fiorenti città (p. es., Kremnica, Banská Stiavnica, Kežmarok, etc.) ricche di importanti monumenti gotici. Molti di questi coloni col tempo si assimilarono alla popolazione slava, gli altri invece, nella regione di Spiš (Zips) e Kremnica rimasero fino al 1945, quando dovettero abbandonare il paese. Le invasioni turche aprirono le porte anche alla riforma protestante, favorita dagli insufficienti ordinamenti ecclesiastici. Il territorio slovacco era ripartito nelle due diocesi di Nitra e Strigonia, e quest'ultima nel momento più critico rimase vacante per ben 34 anni e nel 1543 dovette trasferirsi a Trnava dove rimase per tre secoli. A ristabilire il cattolicesimo lavorò anzitutto l'arcivescovo Nicolao Oláh (1553-68) che chiamò i Gesuiti, i quali nel 1561 si stabilirono a Trnava e nel sec. xvir avevano nel territorio dell'odierna S. 22 case. Essi fondarono nel 1635 l'Università di Trnava (trasferita nel 1776 a Budapest), poi l'Accademia giuridica a Cassovia, diversi collegi, residenze e stazioni missionarie. Nell'opera di restaurazione cattolica subirono parecchi di loro il martirio, ad es., i bb. martiri di Cassovia (v.). Fu poi merito particolare
del card. arcivescovo Pietro Pázmány (v.) aver fatto di Trnava il centro dell' irradiazione cattolica per le regioni circostanti.
Con l'invasione turca anche il Regno d'Ungheria si restrinse all'odierna S. con Bratislava (Presburgo) per capitale. Per tutto il sec. xvir vi divamparono le guerre religiose tra la parte cattolica imperiale e la parte protestante, capitanata dai principi di Transilvania (G. Bethlen, G. Rákóczy, Thökölly, ecc.). Finirono solo nel sec. xviri con l'Editto di tolleranza di Giuseppe II del 1781. Conseguenza delle riforme religiose di Giuseppe II (v.) fu lo scioglimento degli Ordini religiosi contemplativi per cui sparvero dalla S. tutti gli Ordini antichi, eccetto i Premonstratensi di Jasov (v.) che rimasero come Ordine insegnante. Solo più tardi i Benedettini riuscirono a stabilirsi a Komárno. Anche le religiose di clausura scomparvero del tutto. Per la formazione del clero secolare, Giuseppe II istituì nel castello reale e Bratislava un seminario generale. Con il cosiddetto "fondo di religione" (ex-beni gesuitici), Giuseppe organizzò e dotò molte nuove parrocchie; mentre agli istituti di educazione tolti ai Gesuiti sottentrarono quelli degli Scolopi e Premonstratensi. Solo nel 1853 poterono i Gesuiti ritornare a Trnava, e poi a Bratislava.
Invece nel sec. xx si ha una rifioritura con la penetrazione delle nuove Congregazioni religiose: Fratelli delle scuole cristiane, Redentoristi, Salesiani, Verbiti, Consolatori, ecc. Durante il sec. xix, dopo l'Editto di tolleranza, si ha finalmente pace nel campo religioso. Il numero dei protestanti (luterani) da quel tempo rimase stazionario ( $16 \%$ ). Le idee rivoluzionarie d'Occidente non ebbero influsso nel campo ecclesiastico e la Chiesa fino al 1918 occupò un posto privilegiato: i vescovi furono trattati da principi e rimase intatto il tradizionale sistema della cura pastorale, essendo il popolo profondamente religioso. Comincia viceversa il risveglio nazionale, capeggiato dai sacerdoti cattolici, raggruppati intorno al sac. Bernolák. Questo movimento, trascurato dapprima dagli Ungheresi

(per cortesia del p. Lacha, S. J.)
Slovacchia - Castello di Orava (secc. xili-xviII).
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c dopo il 1848 incoraggiato dagli Austriaci, fu invece dopo il 1867 preso di mira dal governo ungherese. E mentre a seguito della Rivoluzione ungherese del 1848 furono in S. nominati vescovi slovacchi, con il 1867 comincia un periodo di prepotenza magiara. I vescovi della S. furono esclusivamente gli Ungheresi. Con il popolo rimasero i semplici sacerdoti slovacehi, spesso a causa di questo perseguitati, come, ad es., Radlinsky, Slotta, Misik, Hlinka, Medvecký, Osvald. Questa situazione provocò contro la Chiesa all'inizio del sec. xx una opposizione di carattere laico nazionalista, guidata dalla scuola dei «Hlasisti», discepoli di Masaryk. Se l'opposizione non degenerò in aperta apostasia delle masse dopo il 1918, come in Boemia, si deve alla fermezza cattolica di sacerdoti come Hlinka, Vojtěšák, ecc.
Con la guerra nel 1918 la S. si staccò dal millenario vincolo con l'Ungheria, ed entrò a far parte della Cecoslovacchia. In conseguenza furono espulsi o volontariamente lasciarono il paese sei vescovi e ne rimase uno solo di origine tedesca (Fischer-Colbrie a Cassovia) finché nel dic. del 1920 la S. Sede poté nominare i primi tre vescovi slovacchi, poi altri quattro e cosi cominciò un nuovo periodo nella vita ecclesiastica. Durante i venti anni della Repubblica cecoslovacca (1918-38) i cattolici slovacchi, organizzati anche nel Partito politico popolare slovacco di Hlinka, efficacemente lottarono per rivendicare i loro diritti. Cosi furono salvaguardate le leggi matrimoniali, le scuole cattoliche, le organizzazioni giovanili, ecc., e non fu lasciata prender piede la propaganda per una Chiesa nazionale cecoslovacca presso i Latini, e per la ortodossia scismatica presso i greco-cattolici.
Nel periodo della Repubblica indipendente slovacca (1939-45) il Partito popolare cattolico prese la direzione del paese. Anzi il sacerdote Tiso fu eletto presidente dello Stato. Durante questi anni, benché in periodo di guerra, continuò lo sviluppo delle istituzioni cattoliche. A Bratislava risiedeva il rappresentante della S. Sede, e si ebbe in tal modo l'accordo fra lo Stato e la Chiesa sul finanziamento delle scuole slovacche, la fondazione dell'Accademia cattolica delle scienze, dell'Ufficio centrale dell'Azione Cattolica, ecc.
Dopo la guerra (1945-51) la ricostituita Cecoslovacchia entrò nella cerchia dell'U.R.S.S. ed il comunismo si

(frz. Jón Haiduch)
Slovacchia - Costume femminile di Cičmany.

(per cartevia del p. Lacko, S. J.)
Slovacchia - Costume maschile di Cičmany.
impadroni del potere. I cattolici furono prima esclusi dalla vita pubblica e dopo il colpo di Stato comunista nel febbr. del 1948 si giunse all'aperta persecuzione della Chiesa. Nel 1952 si giunse a tale situazione, che la Chiesa in S. non può avere nessuna relazione con la S. Sede a Roma.
Bibl.: F. Knaus, Monum. Eccles. Strigoniensis, 3 voll., Strigonia 1874-1924; E. Denis, La question d'Autriche - les Slovaques, Parigi 1917; J. Skultéty, Sketches from Slovak History, Middletown Pa. 1930; J. Hodál, Kostol Kniekatu Prieina v Nitre, Nitra 1930; D. Rapant, Dejiny slovenského povstania r. 1848-50, 2 voll., Turč. Sv. Martin 1937; Fr. Hrušovský, Slovenské dejiny, Turč. Sv. Martin 1940; id., Die Geschichte der Slowakei, Bratislava 1941; A. Mráz, Die Litteratur der Slowaken, ivi 1942; J. Špirko, Cizhovné dejiny, 2 voll., Turč. Sv. Martin 1942; V. Hopko, Greba-hatolíceskaia cerhow, Prislev 1946; K. Sidor, Šest' rohov pri Vatiháne, Scranton Pa. 1947; F. Bokes, Dejiny Slovenska a Slovákov, Bratislava 1947; P. Vurchak, The Slovaks, their history and traditions, Whiting Ind. 1947; Slovenshd Republika (Repubblica Slovacca, opera collettiva), Scranton Pa. 1949; F. Cavalli, Governo comunista e Chiesa cattolica in Cecoslovacchia, Roma 1950; J. Cicker, La entrada de los Eslovacos en la comunidad cristiana, in Oriente, I (1951), pp. 6r-74.
III. L'ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA. - Il territorio della S. dal sec. ix dipendeva dalla diocesi di Passavia. Nell'870 papa Adriano II attribuì alla ricostituita arcidiocesi di Sirmio (Sirmium) tutto il territorio della Moravia e Pannonia sotto la direzione di s. Metodio. Nell'880 papa Giovanni VIII istituì la metropoli di Moravia (Moravensis), con sede probabilmente a Velehrad; altri luoghi in questione sono: Nitra, Devin, Ostrihom (Strigonia) Vyšehrad. Insieme fu istituita la diocesi di Nitra e fu dato il permesso di fondarne un'altra. Ca. l'a. 1000 il re s. Stefano per il suo Regno d'Ungheria istituì la metropoli di Strigonia (il cui territorio si stendeva quasi tutto nella odierna S.), e 10 diocesi. In S. stava solo la diocesi di Nitra, e in parte quella di Agria (Eger). Fu solo nel sec. xvir che il card. Pázmány cominciò a pensare di smembrare le diocesi e di fondarne nuove: così nel 1771 fu istituita la diocesi greco-cattolica di Mukačevo, abbracciante anche tutti i cattolici orientali di S. Nel 1776 dalla arcidiocesi di Strigonia furono formate tre nuove diocesi : Neosolio (Banská Bystrica), Scepusio (Spiš) e Rosnavia (Rožňava). Nel 1804 da Agria fu smembrata la diocesi di Cassovia; nel 1818 da Mukačevo fu staccata la diocesi greco-cattolica di Prešov (sicché sino al 1918 la sede metropolitana di Strigonia aveva come suffraganee Neosolio, Nitra, Mukačevo, e Prešov, più le diocesi in Ungheria); quella di Agria aveva suffraganee Cassovia, Rosnavia, Scepusio e Satmar.
Dopo il 1918 ambedue le sedi arcivescovili rimasero
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(per carteria del p. Locke, S. 2.)
Slovacchia - Croci nel cimitero di Devta (arte popolare).
fuori della S. Per la parte strigoniense fu istituita nel 1922 l'amministrazione apost. di Tirnava (Trnava). Parimenti nel 1922 l'abbazia premonstratense di Jasov fu eretta in abbazia nullius ma ciò non ebbe esecuzione.
Nel modus vivendi del 1928 la S. Sede si impegnava a delimitare nuovamente le diocesi entro le frontiere dello Stato cecoslovacco e ad istituire due nuove sedi arcivescovili; una di rito latino in S. ed una di rito bizantinoslavo nella Rutenia subcarpatica che comprendesse anche i greco-cattolici di S. I due arcivescovati non furono però eretti; invece la S. Sede nel 1937 stabili che le diocesi delimitate secondo le frontiere le fossero sottoposte immediatamente. Attualmente in S. sono le cinque diocesi latine di Cassovia, Neosolio, Nitra, Rosnavia e Scepusio; quella greco-cattolica di Prešov dei Ruteni; oltre tre amministrazioni apostoliche (Tirnava, Satu Mare annessa a Cassovia, e Mukačevo annessa a Prešov).
Nel 1930 con la violenza fu distrutta la diocesi grecocattolica di Prešov ed occupata dagli scismatici. Nella parte dell'amministrazione apost. di Mukačevo sorse la nuova diocesi scismatica di Michalovce.
Bibl.: Katoliche Slovensba (Slovacchia cattolica), Tirnava 1933, pp. 13-224; J. Tiso, Modus vivendi, in Katolicbe Slovensho, ivi 1933, pp. 455-60; AAS, 29 (1937), pp. 366-69: cf. anche gli schematismi di tutte le diocesi.
IV. Letteratura slovacca: v. cecoslovacchia.
V. L'arte sacra. - Il più antico monumento sacro in S. è la chiesetta nel castello di Nitra, consacrata ca. 1'833. Si discute ancora se la struttura odierna risalga al sec. IX, oppure al xir (Hodal-Mencl). Dell'arte romanica restano solo pochi esempi : Rotonda di Skalica (sec. xili), chiese benedettine in Deákovce (1228), Biña (1217) e Jánošovce. La chiesa cattedrale di Scepusio (Spišská Kapitufa) di romanico conserva solo la parte occidentale con la facciata. Nei villaggi si conservarono alcune chiesette di signori feudali : Dražovce, Pominovce, Kliž-Hradište, ecc.
L'arte gotica invece è rappresentata largamente, specie nei centri già abitati dai Tedeschi : le cattedrali di
Cassovia, di Bratislava, di Tirnava, le chiese di Levoca, il S. Nicola a Prešov (sec. xvi) il S. Egidio a Bardejov, (sec. xv). Gioielli d'arte gotica sono le due cappelle di famiglia Zápol'ský a Spišska Kapitufa ed a Spišský Štvrtok (sec. xv) e a Bratislava le torri dei Francescani (sec. xiv) e delle Clarisse (sec. xvi). Nella provincia di Scepusio ebbe sviluppo il tipo di chiesa gotica a due navate, con una fila di colonne nel centro: Lubica, Vel'ka, ecc. Del periodo gotico si conservano nelle chiese numerosi altari in legno e relative predelle. Il principale artista gotico fu il maestro Paolo da Levoča, la cui opera più importante è l'altar maggiore di S. Giacomo a Levoča (1518).
Più diffusa ancora è l'arte barocca; da notare che solo eccezionalmente il vano centrale delle chiese è coperto con cupola (S.ma Trinità a Bratislava, cappella del Seminario a Tirnava); la chiese in genere hanno svolgimento longitudinale, con imponenti facciate a due torri e guglie caratteristiche. I monumenti barocchi più importanti sono: chiesa dell'Università di Trnava (1640), la cattedrale di Neosolio (B. Bystrica), la chiesa già dei Gesuiti a Trenčín, Cassovia, quella dei Paulini a Soštin, quella dei Francescani a Prešov e quella dei Premonstratensi a Jasov. Nello stile rococò fu decorata la chiesa gotica di Nove Mesto nad Váhom. Lo stile neoclassico nel sec. xix. fu usato quasi esclusivamente dai protestanti (Cassovia, Levoča, B. Bystrica). L'arte moderna è ancora poco sviluppata. Gli esempi più significativi sono: la chiesa in Bratislava-Petržalka e S. Maria della Pace a Cassovia.
Un'arte autoctona appare nella costruzione di alcune chiese in legno, specialmente presso i cattolici orientali nei Carpazi. La chiesa di legno si compone in genere di tre spazi centrali : coro (diviso dal popolo con l'iconostasi), spazio per il popolo, e spazio sotto la torre. Quasi sempre sopra tutti e tre gli spazi si innalzano caratteristiche guglie orientali.
Bibl.: Vl. Wagner, Dejiny vytvarniho umenia na Slovenshu, Trnava 1930; J. Spicko, Umelecho-historiché pamiathy ma Spili, Spišská Kapitufa 1936; J. Cincik, Barokové Jeesko, Turč. Sv. Martin 1938; V. Zavarsky, Slovensbe Kostoly romanshe, ivi 1943.
VI. Gli Slovacchi in America. - Dal 1880 emigrarono verso gli Stati Uniti e il Canadà ca. 700.000 slovacchi. Era gente povera, semplice, ma religiosa. Smarriti nel nuovo mondo, ben presto cominciarono a organizzarai ed ancor prima che avessero sacerdoti costruirono chiese e costituirono parrocchie, offrendo poi il tutto al vescovo purché provvedesse il clero necessario. Oggi gli Slovacchi hanno negli Stati Uniti e nel Canadà 290 parrocchie a ca. 700 sacerdoti. A Cleveland (Ohio) esiste la forente abbazia benedettina di S. Andrea Svorod, fondata nel 1922. Nel 1951 è stato anche aperto un convento di Benedettine slovacche a Chicago. Esiste, inoltre, una autoctona Congregazione delle religiose slovacche: le Suore dei SS. Cirillo e Metodio, con casa-nuolre a Danville Pa. Il padre degli emigrati slovacchi, sacerdote Stefano Furdek, fondò nel 1890 l'Associazione "Katolicka Jednota", che conta ca. 170.000 membri.
V. anche: cecoslovacchia.
Bibl.: K. Čulen, Slováci v Amerike, 2 voll., Bratislava 1938; J. C. Hronské, Cesta Slovensbaa Ameribau, Turč. Sv. Martin 1940; K. Körper, Z. Bratislava do Cbicaga, Trnava 1941.
VII. Ordinamento scolastico. - Le particolari circostanze nazionali hanno avuto grande influsso anche sull'istruzione scolastica. Dal medioevo, la S. entrava nell'orbita dell'influsso culturale ungherese e nel sec. xix, con progrediente magiarizzazione, la scuola slovacca doveva ad essa soccombere. Nel 1875 furono soppresse le ultime scuole medie ( 3 ginnasi) e nel 1907, con la legga Apponyi, anche le scuole elementari furono magiarizzate. Cosí dopo la prima guerra mondiale la S. rinata non aveva nessuna scuola nella lingua nazionale. Tutto l'insegnamento scolastico doveva perciò essere riedificato dall'inizio. Questo cambiamento radicale si è svolto con grande celerità, lasciando alle minoranze le scuole nella lingua loro. Le scuole elementari furono statali e libere. La grande maggioranza apparteneva alla Chiesa cattolica. Le scuole medie - i ginnasi - dopo la prima guerra furono presi
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quasi tutte dallo Stato, ma lentamente la Chiesa è riuscita a rivendicare i propri diritti su alcune di esse. Cosl, durante la Repubblica Slovacca su 53 scuole medie, 17 appartenevano alla Chiesa. Tutte le scuole cattoliche furono sussidlate dallo Stato nel breve periodo della Repubblica Slovacca (iegge del 1940). Nel 1919 fu fondata a Bratislava l'Università detta di Komansky, più tardi chiamata Università Slovacca. Dal 1936 le fu aggregata anche la Facoltà teologica.
Dopo la seconda guerra mondiale, dal 1945, con l'avvento del regime comunista il sistema scolastico fu molto cambiato; furono soppresse tutte le scuole libere e lo Stato se ne rivendicò il monopolio. Tutte le scuole sono gratuite. L'insegnamento si divise secondo lo schema sovietico in tre gradi : i) primo grado : scuola elementare che dura 5 anni; 2) secondo grado : scuola media che dura 4 anni; e questi due gradi sono obbligatori per tutti; 3) terzo grado (liceo) che dura 4 anni, e le collaterali scuole professionali; 4) segue l'università.
Dal 1945 accanto all'Università di Bratislava è stata fondata l'Università a Cassovia (Košice). Nel 1949 furono soppressi pure tutti i seminari minori e nel 1950 anche quelli maggiori. Al loro posto lo Stato (comunista) ha aperto un Seminario centrale a Bratislava, però senza intesa con l'autorità ecclesiastica. La scuola nei sistema comunista è un mezzo potente per la propaganda dell'ideologia marxista nella Slovacchia. -Vedi tavv. XLIX-L.
Bibl. : Katolicko Slovenska, Timavia 1933, pp. 223-393.
Michele Lacko
SLOVENIA. - È la più settentrionale delle regioni storiche dello Stato jugoslavo, nella quale occupa un posto a sé, data l'originalità della sua popolazione che tradizioni e lingua distinguono dai finitimi Slavi meridionali.
Il territorio è costituito nella sua parte settentrionale da una serie di rilievi (Caravanche, Kamniske Alpe e Slovenske Gorice) che continuano le nostre Alpi Carniche: il paesaggio è aspro e boscoso nelle zone più elevate, ben coltivato e ridente nelle zone digradanti verso le valli della Sava e della Drava; e da una zona meridionale di tipo nettamente carsico, in cui brulli pianori si alternano con colline boscone, con i fondivalli dei fiumi maggiori e più o meno ampi bacini di sprofondamento (Lubiana). La S. è paese dall'economia piuttosto varia per la varietà delle sue risorse. I boschi ( $43 \%$ della superficie territoriale) alimentano, fra l'altro, più d'una industria (cellulosa, carta, prodotti chimici); l'agricoltura, oltre i cereali, la caratteristica e diffusa cultura delle prugne; i prati ed i pascoli un razionale allevamento (bovini, con cospicua produzione di latticini); le risorse minerarie (piombo, zinco, antimonio e soprattutto litantroce) un complesso di altre industrie, tra le quali fanno spicco le metallurgiche (fonderie di piombo e di zinco), le meccaniche e le tessili. Anche le risorse idro-elettriche (Drava e Sava) sono notevolissime.
La S., che fu una delle tre unità dalle quali risultava composto lo Stato jugoslavo all'atto della sua creazione, è oggi una delle sei Repubbliche federate della Federazione jugoslava (F.N.R.J.); il suo territorio misura 20.445 kmq , e conta ( 1950 ) 1,5 milioni di ab. (densità 68 a kmq .; nella S. settentrionale supera in varie plaghe i 100 a kmq.). La S. è, di tutte le zone della Jugoslavia, quella più vicina, per aspetto e costume, all'Europa occidentale. Gli Sloveni, che un tempo gettarono propagini in Ungheria, nella Venezia Giulia e nei Friuli, subirono durante la lunga dominazione tedesca continue perdite territoriali; in compenso ne assorbirono qualità e tratti nella cultura e nel costume. Nonostante il largo sviluppo industriale della S., poco numerosi vi sono relativamente, i centri urbani; dopo Lubiana, la capitale ( 121 mila ab.), van ricordati Maribor ( 86 mila ab.) e Celje ( 22 mila ab.), notevoli per le loro industrie.
Bibl.: A. Melik, Slovenija Geografski Opis, Lubiana 1035. Giuseppe Caraci
Storia. - Gli Sloveni (Sclaueni, Stlauene degli antichi testi), quale frazione più occidentale di quelli

(da K. Hislacher, Jugoslavica, Berlino BD, tav. II) Slovenia - Veduta del Kamnik.
che si dissero poi Slavi meridionali, si insediarono a gruppi piccoli e frazionati, senza unità statale, verso la fine del sec. vi nei territori alpini delle vallate della Sava e dell'alta Drava, con propaggini etniche verso l'Isonzo e il Timavo superiore.
Il fatto di essersi insediati nei territori alpini, mentre gli Avari dominavano le pianure, li sottrasse ben presto alla loro schiavitù. Retti dal 623 al 658 dal capo franco Samo, intorno a questo periodo cominciarono ad abbracciare il cristianesimo, mentre successivamente le diocesi di Salisburgo con il vescovo Liufram ( 850 ) e di Aquileia saranno particolarmente attive nel condurre gli Sloveni al cristianesimo. Dal punto di vista politico, da quest'epoca sino al 1918 essi rimasero sempre nell'orbita dei potentati feudali germanici o, infine, nell'ambito dell'Impero asburgico. Questa condizione storica impedì la formazione di una classe dirigente nobile e feudale strettamente slovena e gli Sloveni entrarono nel novero di quelle che F. Engels chiamò "nazionalità senza storia", in quanto inserite nella vicenda storica di complessi politici più vasti.
Entrato in crisi il dominio franco, la S. passò sotto quello dei Bavari (745-88), quindi ancora dei Franchi (788-907), dei Magiari ( 907 -55); finché nei secc. XI-xIII piccole dinastie feudali tedesche o comunajie soggette all'Impero, dominarono le varie parti della S.: i Babemberg, gli Andechs-Merano, gli Spanheim, i conti di Cilli, il patriarcato di Aquileia, i conti di Gorizia finché con la salita degli Asburgo al trono imperiale la S. rimase stabilmente legata a Vienna (salvo la parentesi napoleonica) sino al 1918.
Un momento importante nel processo di formazione di una coscienza nazionale slovena è rappresentato dalla Riforma e dalla Controriforma, poiché l'una e l'altra contribuirono potentemente alla formazione di una lingua scritta slovena e, conseguentemente, a individuare meglio la nazionalità slovena. Primus Trubar, sloveno riformato, intorno al 1551 stampò a Tubinga un Catechismo, un Abecedario e nel 1557 l'intero Nuovo Testamento in lingua
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(da K. Hielscher, Jugoslavien, Berllino 1975, tux. 17) Slovenia - Il castello di Lubiana.
slovena; nel 1584 Giorgio Dalmatin tradusse l'intera Bibbia, mentre Adam Bohorič, scolaro di Melantone, con le sue Areticae horulae ( 1584 ) stese la prima grammatica slovena. Per contro, esponenti della controriforma in S. - da M. Kastelec al cappuccino p. Hyppolitus ecc. per tutto il sec. xvili - risposero a questa letteratura riformata con grammatiche, omelie, prediche, traduzioni della Bibbia (Japel) e Kumerdej, 1784-1802) ecc. La coscienza nazionale slovena ne uscì rafforzata e, più tardi, in sede politica, la creazione delle Province Illiriche da parte di Napoleone, con capitale Lubiana (1809-13), sarà considerata come un nuovo suggello alla loro fisionomia nazionale, anche se la mancanza di una classe dirigente slovena permanesse come elemento di fondo negativo che scomparirà solo a partire della seconda metà del sec. xix. A questa epoca, dal 1848 in poi, si nota in S. un certo risveglio nazionale limitato al campo letterario, mentre sino al termine della prima guerra mondiale rimarrà immutata la fedeltà asburgica ed essa troverà manifestazione ancora il 30 maggio 1917 per bocca di mons. Korosec, capo del partito popolare sloveno. Nel 1918 la S. entrò a far parte del Regno di Jugoslavia (v.). Durante la seconda guerra mondiale, a seguito del crollo jugoslavo, la S. settentrionale fu annessa alla Germania, quella meridionale con Lubiana all'Italia, oltre a piccole zone assegnate all'Ungheria (20 apr. 1941). Dopo la fine della guerrala S. è tornata a far parte della Jugoslavia ed ha guadagnato in estensione con i territori della Venezia Giulia, staccati dall'Italia in forza del Trattato di pace del 10 genn. 1947. Essa, per la Costituzione del ro genn. 1946, è una Repubblica federale della Federativa jugoslava.
BibL.: L. Pivko, Zgodovina Slovencev ("Storia degli Sloveni "), Lubiana 1909; J. Gruden, Zgodovina slovenshego naroda (a Storia del popolo slovenon), 6 voll., ivi 1911-16; J. Krek, Les Slovines, Parigi 1917; M. Murko, Die Bedrohung der Reformation u. Gegenreformation für das geistige Leben der Südslaven, Praga 1927. Angelo Tamborra
SLUTER, Claus. - Scultore, verosimilmente n. ad Haarlem durante la prima metà del sec. xiv, m. a Digione tra il sett. del 1405 ed il genn. del 1406.
Appare quale uno dei maestri della maniera tardo-gotica francese nelle sculture da lui eseguite a Digione ove si trasferì, come Jean de Marville, dai nativi Paesi Bassi, in epoca anteriore al 1385 . Le sue opere più importanti sono, oltre il famoso Poazo di Mosè nella certosa di Champmol ove è svolto il tema della Fontana di sangue e della Redenzione, la tomba di Filippo l'Ardito, oggi nel Museo di Digione, da lui iniziata ma portata a compimento dopo la sua morte da Claus de Werve, ed il portale della stessa certosa di Champmol. E questo uno dei monumenti
più insigni della scultura borgognona di quell'età per il realismo plastico delle immagini animate da un senso di focosa oratoria che attinge i vertici del più ispirato lirismo.
L'influsso esercitato dallo S. sulla scultura coeva fu vastissimo e si propagò oltre i confini della Borgogna, allora fra i centri più vivi della plastica nell'Europa centrale. Vedi tav. LI.
BibL.: M. Deviene, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 144-150, con ampliss, bibl.
Emilio Lavagnino
## SMALCALDICI, ARTICOLI.
Furono redatti nella città di Smalcalda in tono intransigente e aggressivo da Lutero stesso (a differenza della conciliativa "Confessio Augustana - formulata da Melantone), come norma di quel che i protestanti avrebbero potuto e dovuto "recipere, concedere vel recusare" nel Concilio indetto per Mantova nel 1537.
Essi sono raggruppati in tre parti : la prima comprenda gli articoli riguardanti "la divina Maestà ", cioè il dogma trinitario e cristologico, com'è contenuto nel Simbolo Apostolico: di essi è detto che non c'è controversia con gli avversari; la seconda raggruppa gli articoli "irriducibili", su cui cioè non si deve fare alcuna concessione : essi sono la salvezza per i soli meriti di Gesù Cristo, la ripulas della Messa come sacrificio, la condanna dell'invocazione dei Santi, l'abolizione del celibato, il papato creazione dell'anticristo; nella terza vengono elencati is articoli su cui "si può trattare con i dotti e venire a compromessi ". Essi riguardano il peccato originale e le sue conseguenze; la legge, rivelatrice all'uomo della sua debolezza; la penitenza, come senso della morte spirituale e della propria radicale ingiustizia; la "falsa penitenza dei pontificii"; il Vangelo come manifestazione della promessa di per-

Smalto - Acquamanile, detto di Carlomagno, con s. incassati orientali del sec. viII - St-Maurice, Tesoro della chiesa abbaziale.
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dono; il Battesimo, con la giustificazione del Battesimo dei bambini; il Sacramento dell'altare; il potere delle chiavi; la confessione; la scomunica; l'iniziazione, l'Ordine e la vocazione; il matrimonio del sacerdoti; la Chiesa; "come dinanzi a Dio l'uomo vien giudicato e delle buone opere; i voti monastici; le tradizioni umane. Questi artificoli, sottoscritti da 43 teologi, tra cui Lutero, Bugenhagen, Nicola Amsdorf, Agricola, Melantone, Urbano Regio, furono inclusi nel Liber concordiae del 1580 , quale testo dogmatico del iuteranesimo (v. lutero).
Boll.: testo e commento in Die Behenntnisschriften der evangelisch-lutherische Kirche, Berlino 1930, pp. 405-68. Per il significato storico-dogmatico cf. M. Bendiscioli, Il luteranesimo, Milano 1948. Per il complesso J. Loriz, Dic Reformation in Deutschland, Friburgo in Br. 1940; K. Brandi, Deutsche Reformationsgeschichte, Stoccarda 1941. Mario Bendiscioli
SMALTO. - Nelle botteghe di oreficeria gli s. hanno avuto sempre, in tutte le epoche, una notevole applicazione per la decorazione degli oggetti. La pasta vitrea, colorata in vario modo con ossidi metallici e fusa, viene sovrapposta alle lamine metalliche con procedimenti diversi a seconda dell'epoca e delle scuole.
I. S. incassato (cloisonné). - Secondo questa tecnica la pasta vitrea è racchiusa in alveoli formati secondo il disegno e secondo le varietà cromatiche delle singole stesure. La tecnica, di origine persiana, passò alle officine barbariche nel complesso delle esperienze derivate dalla tarda romanità (fibule del Museo civico di Torino, ampolla di Pinguent, Vienna, Museo; corona di Teodolinda, Monza, tesoro della Cattedrale, ecc.).
A Bisanzio questa tecnica si continua ma ottenendo trasparenze limpidissime nei colori, armoniosa movenza della linea aurea del contorno ed intersature coloristiche perfette (gruppo di s. appartenenti alla più antica pala di altare del duomo di Venezia, sec. xi; reliquiario del Tesoro di S. Marco, ecc.). Così a Montecassino, quanto a Palermo, per opera di orefici bizantini e di imitatori

[^0]la tecnica venne applicata per le ricche oreficerie sacre e profane (corona di Costanza normanna, Palermo, Cattedrale; manto per l'incoronazione dei re normanni, Vienna, Kunsthistorische Museum). Negli altri s. a motivi figurativi, la frequenza dei fili d'oro degli alveoli scompose e ricompose le superfici in un ritmo stilistico che venne imitato nella pittura fino al tardo '200 (Cimabue, Duccio). Tra le opere eseguite nell'Italia meridionale e in Sicilia: la Croce reliquiario nel duomo di Napoli; la Coperta di evangeliario nel duomo di Capua; la Mitra nella cattedrale di Scala; la Croce di Gaeta; la Croce di Cosenza; l'altarino portatile di Agrigento, ecc. Accogliendola direttamente ed indirettamente attraverso i contatti con le opere delle officine mosane e renane, questa tecnica venne spinta, con la graduata colorazione degli s., ad effetti più plastici dalla scuola recentemente localizzata in Lombardia e alla quale apparterrebbero la legatura del codice di Ariberto del sec. xi (posta in rapporto alla rilegatura del duomo di St-Denis al Louvre) la legatura della cattedrale di Vercelli, la Pace di Chiavenna, ecc.
II. S. ab incavo (champlevé). - La tecnica elaborata nelle officine nordiche, ma di origine romana, consiste nel colare lo s. su lastre di rame incavate secondo il disegno, ma prive di alveoli veri e propri. E dapprima (sec. xit) si colora di s. la figura o la decorazione lasciando al fondo il naturale colore del metallo, poi (primi del sec. xini) si riserva il tono del metallo alla decorazione e si colora di s. il fondo. Sotto la pressione della scultura, si modella anche in rame in tutto o in parte la figura, sovrapponendola sul piano smaltato. In questa tecnica, nelle officine sulla Mosa, vennero eseguiti s. per opere di oreficeria quali la Croce d'oro (sec. x) e la Cassa reliquiario di S. Servazio a Maestricht, l'altarino portatile di Stavelot a Bruxelles (Musées Royaux d'art et d'histoire) ecc., sempre con rara esperienza. Un nuovo repertorio decorativo si venne a poco a poco formando, e dai contatti con l'oreficeria della Spagna pervengono motivi islamici mentre altri motivi passano dai fondi quadrettati delle miniature francesi: i lacrizioni a caratteri pseudocufici, sottili rami con fiori, cerchi, crocette, adornano gli oggetti sacri e profani prodotti dalle officine di Limoges, che in vasta serie si diffondono in tutta Europa, determinando anche vari centri di imitazione in Spagna come in Italia (numerosi esempi nel Museo di Cluny, al Louvre, al Museo Cristiano Vaticano, al Bargello, nella cattedrale di Agrigento, ecc. Tra le derivazioni: l'Arca di S. Domingo a Silos, prodotto di officina spagnola, lo s. del ciborio di S. Nicola della cattedrale di Bari, la Croce del Museo di Catania, ecc.). Anche da questi s. che si svolgevano sopra una gamma cromatica variata dal blu all'azzurro cielo, con verdi e rossi, pervennero alla pittura del ' 200 influenze ed alcuni ristagni di iconografie bizantine più frequenti nelle opere limesine e di iconografie ottoniane nelle officine sulla Mosa.
III. S. traslucido. - In Italia, principalmente a Siena, sorge nella seconda metà del ' 200 , dopo che Guccio di Mannaia ne diede il primo esempio nel famoso calice di Niccolò IV (1288-92) nel duomo di Assisi, una nuova tecnica che ben presto si diffonde in tutta Europa, quella
[^0]: SMALTO. - Copertura bizantina in argento con l'arcangelo Michele, rivestita di s. incassati e gemme incastonate (sec. xi). Venezia, Tesoro della basilica di S. Marco.
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Smalto - Piastra raffigurante Adamo risorgente, con s. ad incayo e foeliorni a modo di vermicolato - Biblioteca Vaticana, Museo Sacro.
che il Vasari diceva eseguita su bassorilievo. Scomparsa la necessità del rigido contorno, la pittura a s. riveste con superficie virosa e splendente la lamina d'oro e d'argento sulla quale è stata tracciata a delicatissimo rilievo la figura o la scena.
Tra i capolavori: il reliquiario del S.mo Corporale nel duomo di Orvieto eseguito da Viva e Ugolino da Vieri e il busto reliquiario di s. Agata eseguito da Giovanni di Bartolo senese ad Avignone, per la cattedrale di Catania, IV. S. difintio. - Mentre la tecnica dello s. traslucido riceve numerose applicazioni anche nella oreficeria sia chiesastica che civile, già nella metà del ' 400 a Limoges comincia la nuova tecnica che consiste nel dipingere con lo s. fuso sulle lastre di rame. Operarono con questa tecnica, spingendola alla massima perfezione, i maestri Pénicaud, Léonard Limousin, Pierre Reymond, ecc. e la loro produzione mantenne sempre qualità di arte.
In Italia massimamente nel '7oo la pittura a s. venne usata per medaglioni sacri, per tabacchiere, per vari oggetti. Nell'oreficeria dell'Ottocento che già comincia ad essere eseguita in serie, gli s. scompaiono mentre vengono ripresi con adattamenti del tutto nuovi dall'oreficeria moderna massime di Francia, preferendo le tecniche più antiche che lasciavano allo s. il pieno arbitrio di comporre pure e semplici intarsiature cromatiche. - Vedi tavv. LII-LIII.
Bibl.: Ch. de Linas, Les origines de l'orfèvrerie cloisonnée. Parigi 1877; E. Rupsé, L'oeuvre de Limoges, ivi 1890 ; E. Molinier. L'orfèvrerie religieuse et civile du Ve à la fin du XVe siècle, ivi 1902; Venturi, II, pp. 60-64, 634-73; IV, pp. 1076-81; O. von Falke, Deutsche Schmelzerbriten des Mittelalters, Düsseldorf 1902; A. Michel, Hist. de l'art. I, Parigi 1903, p. 275; I, II, ivi 1903, p. 869 sgg.; III, II, ivi 1908, pp. 889-96; V, I, ivi 1912, pp. 448-61; P. Toesca, Storia dell'arte ital., I, Torino 1927, pp. 335, 353, n. 73, 1112-21, 1147, n. 64; M. Accascina, Oreficeria limosina e bizantina in Sicilia, in Boll. d'arte dal Ministro della P. I., 22 (1928), pp. 551-64; A. Morassi, Antica oreficeria ital., Milano 1936; Y. Hachembruch, Italienisches Email des frühen Mittelalters, Basel 1938, p. 44 sgg., figg. 20-22; F. Scholman, Cli i. del Museo Sacro Vaticano, Città del Vaticano 1939; M. Chancey Ross, Etonalies catalanes de los siglos XII e XIII, in Arch. mp. de art. n. 44, marzo-aprile 1941; I. de Borchgrave d'Altena, Geocres de nos imagiers romans et gothiques. Sculptures, Iuaires... 1023-1 550. Bruxelles 1944; L. Mallé, Antichi s. cloisonnés e changlénés dei secc. XI-XIII in raccolte e musei del Piemonte, in Bull. Soc. piemont. d'arch. e di belle arte, 3 (1949), pp. 38-79; 4-5 (1950-51), pp. 54-136.
SMARAGDO. - Scrittore benedettino, operante nei primi decenni del sec. IX, forse di origine irlandese, monaco a Castellio sulla Mosa; quale abate, nell'819 trasferì l'abbazia a S. Michele sulla Mosa (diocesi di Verdun).
Da monaco compilò un Liber in partibus Donati in 15 libri, commentario grammaticale. Scrisse pure un commentario (liber comitis) sulle Epistole ed Evangeli
dell'anno, per cui si servi soprattutto di Agostino, Girolamo, Gregorio e Beda. Compilò, probabilmente per Carlomagno, una Via regia quale specchio ascetico per i principi fondandosi specialmente sui Preverbi e la Sapienza. Un Diadema monachorum è dedicato ai monaci di S. Michele; in occasione della riforma dei monasteri intrapresa da s. Benedetto d'Aniane e da Lodovico il Pio (817) compose un commento alla Regola di s. Benedetto. Altri piccoli scritti gli sono attribuiti ed è difficile sccresare quanto invece appartiene a Benedetto d'Aniane. Su di una operetta sulla Processione dello Spirito Santo, cf. Hefele-Leclercq, III, p. 1131. Ignoti sono l'anno ed il giorno della morte.
Bibl.: opere in PL, 102; Manitius, I, pp. 462-68; A. M. Albareda, Bibliografia de la Reple benedictina, Montserrat 1933, p. 327.
Pio Paschini
SMARAGDO, santo: v. Ciriaco, Largo e smaragdo, santi.
SMIRNE. - Antica citta dell'Asia Minore, nell'attuale Turchia. E una delle sette Chiese dell'Asia indicata nell' $A$ pocalisse, dove sta la lettera di s. Giovanni al vescovo di S. (2, 8-11).
Ignazio (v.), vescovo di Antiochia, vi passo nel suo viaggio a Roma e vi fu salutato dai rappresentanti delle comunità di Efeso, Magnesia e Tralles: egli indirizzò al suo amico Policarpo, vescovo di S., una lettera, ed un'altra alla sua Chiesa. Policarpo (v.) fu immolato nell'anfiteatro a 86 anni. La Chiesa di S. riferisce nella sua celebre lettera l'intrepida fortezza dei compagni di Policarpo in mezzo alle torture (cf. Martyrimm Polycarpi). Martire di S. è pure Pionio (v.), ricordato nel Martirologio geronimiano il 10 e 12 marzo, dipendendo dalla Passio (BHG, $2^{\mathrm{a}}$ ed., n. 1546; H. Delehaye, Les passions des martyrs et les genres litter., Bruselles 1921, pp. 28-53), come i sinassari greci che l'indicano l'11 marzo (id., Symposium Eccl. Constantinop., col. 530). Policrate di Efeso riferisce che Trasea vescovo di Eumenia fu martirizzato a S. (Eusebio, Hist. eccl., V, 18, 14; 24, 4). A S. il Martirologio geronimiano indica ai 22 genn. il vescovo Valerio.
Esplorazioni archeologiche hanno permesso di identificare la S. primitiva sulla collina di Hacimutsos a 8 km . di distanza dall'attuale città, che occupa lo stesso sito di quello ellenistica. Ca. il 60 a. C. fece parte della provincia romana d'Asia; sotto Adriano assunse la denominazione di Adriane. Un terremoto la demolì nel 178 d. C. ed Elio Aristide ne promosse la ricostruzione. I Bizantini vi dominarono fino al 1071, anno in cui fu conquistata da Sulajmân ibn Qutejmik. Morto questi, S. divenne indipendente fino al rogy, quando i Bizantini la riconquistarono. Col Trattato di Ninfeo del 13 marzo 1261 tra l'imperatore di Nicea, Michele Paleologo, e Genova, S. divenne possesso genovese fino al 1330 ca., epoca in cui fu occupata dai Turchi. Questi ne furono scacciati nel 1344 dai Crociati e la città fu governata dai Genovesi e dai Cavalieri di S. Giovanni o di Rodi fino alla conquista fatta da Timûr nel 1402 e alla riconquista turca di Murâd II nel 1425. Nel 1920 S. fu occupata dai Greci che dovettero abbandonarla nel 1922 alla Turchia.
Si conoscono alcuni vescovi di S. intervenuti a concili, come Eutichio a quello di Nicea del 325 , Ilduas ad Efeso nel 431, Aiterico a Calcedonia nel 451. Coraggioso l'atteggiamento del metropolita Metrofane contro Fozio.
Tra il 1261 e il 1320 una chiesa cattolica è menzionata per ben due volte come in uso ai Genovesi. Nel periodo 1344-1417 vennero erette due chiese, dedicate l'una a s. Francesco e l'altra a s. Antonio di Padova; e in una lettera del papa Gregorio XI del 1373 sono menzionate le chiese di S. Marco e di S. Giorgio. In tale periodo S. ebbe arcivescovi latini (Eubel, I, p. 456) di cui il più nato è Paolo che divenne patriarca latino di Costantinopoli; nel 1595 fu C. G. Madruzzi poi cardinale. Con la riconquista turca S. divenne sede titolare
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fino al 1624 in cui fu eretta di nuovo l'arcidiocesi, ma l'apostolato ancor prima era stato continuato dai Francescani, che avevano l'unica chiesa cattolica; la S. Congregazione di Propaganda approvò le nuove sedi dei Gesuiti nel 1624 (p. De Camillac e fr. G. Collaro da Tinos) e dei Cappuccini nel 1634 che avevano avuto in amministrazione nel 1627 una nuova parrocchia in S. per i cattolici francesi. Una terza chiesa cattolica fu fondata nel 1630 dai Gesuiti, che istituirono una scuola molto frequentata da Greci e Armeni. Con la guerra tra Venezia e i Turchi ( $1645-69$ ) questi confiscarono il convento e alienarono la chiesa dei Francescani che la rifabbricarono nel 1692. Nel 1659 fu eretto un vicariato apostolico e primo vicario fu L. Macripodari (1659-89). La Chiesa di S. aumentò molto nel sec. xvili; nel 1743 si converti al cattolicesimo il metropolita armeno Sergio; anche i Domenicani si insiedarono a S. e i Francescani fondarono un ospedale; i cattolici francesi ebbero la loro parrocchia di S. Pelicarpo, gli altri quella dell'Immacolata Concezione. Un incendio funestò gli edifici sacri nel 1773. I Lazzaristi successero ai Gesuiti nel 1783. Il re Luigi XVI fece riedificare la chiesa dei Cappuccini. Una nuova parrocchia affidata ai Francescani fu eretta nel 1790 nel villaggio di Burnabat (Burnowa). Nel 1818 il papa Pio VII ripristinò l'arcidiocesi, elevando ad arcivescovo il vicario apostolico L. Cardelli, francescano (1818-32). Nel sec. xix la Chiesa di S. divenne sempre più fiorente, con l'arrivo di nuovi Ordini religiosi (Mechitaristi di Vienne, Fratelli delle Scuole Cristiane. Salesiani, Assunzionisti, varie congregazioni di suore).
A. S. il 17 giugno 1869 fu celebrato un Concilio cattolici orientale. Il 14 giugno 1874 fu consacrata dall'arcivescovo V. Spaccapietra la chiesa cattedrale e parrocchiale di S. Giovanni Battista. Distruzioni soffrirono le case religiose durante le guerra greco-turca del 1922 e i cattolici da allora andarono diminuendo. All'arcivescovato è unito il vicariato apostolico dell'Asia Minore con le missioni di Koma e Scalanuova.
Bibl.: L. Lemmens, Hierarchia lat. Orientis (1622), in Orient. christ., I (1923), pp. 223-54; V. Schultze, Alttheisti. Städte und Landschaften, II. Lipsia 1926, pp. 50-61; G. Hofmann, L'arcivesc. di S., in Orient. christ. per., I (1935), pp. 434466. Per la citta antica: W. M. Rannay, Letters to the seven Churches of Asia, Londra 1904; E. Deschamps, Smyrne, la ville d'Humére, in Bull. de la Soc. Géogr. de Marseille, 36 (1912), pp. 151-78; F. o H. Miltner, Bericht über eine Voruntersuchung in Alt-Smyrna, in Jahreshefte d. österr. archäol. Instit. Beiblatt. 27 (1932), pp. 127-87. V. anche : Kazim Pascha, Guide d'Icmir. Istanbul 1934. Enrico Ioni
SMITH, ADAM. - Filosofo ed economista, n. a Kirkaldy (Scozia) il 5 giugno 1723, m. a Edimburgo il 17 luglio 1790. Entrò quattordicenne alla Scuola superiore di Glasgow dove fu allievo di Hutcheson al corso di filosofia morale; dai principi generali del maestro sviluppò in seguito il suo pensiero filosofico ed economico, per avviarsi, secondo i desideri della famiglia, alla carriera ecclesiastica anglicana; però abbandonò la teologia per seguire i corsi di scienze naturali e di filosofia, laureandosi nel 1746.
Tenne corsi liberi all'Università di Edimburgo, dove conobbe l'Hume, di cui rimase amico; nel 1751 fu nominato professore di logica all'Università di Glasgow e l'anno successivo di filosofia morale, cattedra che tenne fino al 1763. Il suo corso, sulle tracce di quello delI'Hutcheson, che l'aveva preceduto, era diviso in quattro parti : teologia naturale, etica, diritto civile e politico, economia politica. Di queste solo la seconda e la quarta, elaborate e ampliate, furono pubblicate dallo S., l'una nel 1759 (Theory of moral sentiments, Londra 1759), l'altra nel 1776 (An inquiry into the nature and causes of wealth of nations, ivi 1776). Alla fine del 1763 lasciò l'insegnamento per accompagnare il duca di Buccleugh in un viaggio in Europa; con lui soggiornò a lungo in Francia dove conobbe i più eminenti uomini del tempo. Discutendo con Turgot e Quesnay, fondatori della scuola fisiocratica francese, S. approfondì e allargò le sue conoscenze economiche, tanto da essere in seguito accusato di aver
preso dai fisiocrati la parte più importante della sua dottrina; ma negli appunti delle sue lezioni di economia politica precedenti al viaggio sono già enunciati tutti i principi fondamentali della «Ricchezza delle nazioni» (Lectures on justice, police, revenue and armes, delivered in the University of Glasgow by A. S., reported by a student in 1763 and edited with introduction and notes by E. Cannon, Oxford 1896). Di ritorno in Inghilterra nel 1766 si ritirò per alcuni anni a Kirkaldy, elaborandovi la sua opera di economia politica, che, pubblicata nel 1776, ebbe un rapido successo. Nel 1778, in riconoscimento dei suoi meriti, lo S. fu nominato commissario dei dazi e delle dogane in Scozia, carica che tenne fino alla morte. Postume, furono pubblicate alcune sue piccole monografie di carattere filosofico ed economico, di importanza minore (A. S., Essays, Dublino 1795).
Con la Teoria dei sentimenti morali lo S. non si stacca dall'empirismo e dal moralismo dell'Hutcheson e dell'Hume: l'uomo è un essere morale guidata dal sentimento della simpatia di cui la natura si serve per indirizzare le sorti dell'umanità verso la felicità voluta dalla Provvidenza. L'equilibrio fra gli impulsi egoistici e quelli altruistici, attuato dalla simpatia, conduce all'armonia fra il bene proprio e quello della società. L'analisi del sentimento della simpatia forma la parte essenziale dell'opera, ma l'errore iniziale di voler dedurre una legge morale dall'immediatezza del sentimento dà al ragionamento dello S. un carattere di fragilità e di insufficienza.
La fama e l'importanza dello S. come economista è legata alle Ricerche sulla natura e sulle cause della ricchezza delle Nazioni, dove, demoliti i sofismi del mercantilismo, l'economia passa dalla trattazione frammentaria ed empirica a quella sistematica e scientifica, cosi che il suo autore può essere considerato il fondatore della scienza economica. L'opera ha avuto più di una traduzione italiana di cui la più recente nel 1945 (A. S., Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, introd. di A. Graziani, Torino 1945, con bibl.). Caratteristiche fondamentali dell'intera opera dello S. sono : l'utilitarismo: l'individuo è spinto da innati sentimenti ad agire economicamente per massimizzare la ricchezza materiale; l'individualismo: la società è la somma degli individui, e la realizzazione degli interessi individuali è insieme quella dell'interesse sociale; il liberismo: lo Stato non deve intervenire nelle azioni economiche degli individui perché ne turberebbe la naturale armonia. Punti deboli sono: l'identificazione del principio economico con l'egoismo, che costituisce nei classici successivi la premessa per la schematizzazione dell'uomo economico e per la separazione dell'economia dall'etica; l'insufficiente visione dei fini della società e dello Stato; la restrizione dell'oggetto dell'economia alla sfera dei beni materiali; la visione unilaterale del problema del valore. Merito dello S. rimane quello di essere riuscito, con rigoroso metodo scientifico, a fondere in un corpo organico e coerente le osservazioni frammentarie dei precursori e a dedurre da poche premesse un sistema di leggi economiche, tali da avere generale validità. Inoltre l'attenta osservazione dell'esperienza industriale e commerciale inglese impedisce all'opera dello S. di cadere nell'apriorismo e nello schematismo, imprimendole un carattere di concretezza che mancherà poi nei suoi successori.
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Bibl.: A. Oncken, A. S. in der Kulturgeschichte, Vienna 1874; A. Delatour, A. S., Parigi 1886; F. Ferrara, A. S. e le indagini sulla ricchezza delle nazioni, in Esame storico critico di economisti, $1^{\circ}$ serie, I, Torino 1889, pp. 146-487; J. Ruc, Life of A. S., Londra 1895; L. Limentani, La morale della simpatia, Genova 1914; L. Luzzotti, Il