a Virgen de los Aguns del sec. xili. La chiesa di S. Martino con vòlte gotiche del sec. xiv-xv fu restaurata nel 1896 e nel 1926. La chiesa parrocchiale di S. Gil ha l'abside del sec. xili; il resto del sec. xiv, ma rifatto nel sec. xvir; fu incendiata nel 1936 e restaurata. L'interno conserva avanzi di una moschea, con pannelli e musaici del sec. xiv nell'abside; in una nuova cappella è la Virgen de la Macarena (Madonna della Speranza), la più popolare delle città. La notte del Giovedi Santo escono dalla parrocchia di S. Gil due pasos con scorta di pretoriani e rientrano al mattino del Venerdì Santo. La chiesa di S. Marina ha un portale con sculture del sec. xiv e un campanile con base araba; fu devastata nel 1936 ed è in restauro; l'interno è un'antica moschea trasformata, nel suo nulevà è la cappella del Santo Cristo. Anche la chiesa di S. Catalina fu costruita nel sec. xiv su un'antica moschea di cui resta la torre restaurata; il portale del sec. xiv vi fu aggiunto nel 1929 e proviene dalla chiesa di S. Lucia. La chiesa di S. Isidoro del sec. xiv, restaurata di recente, ha l'interno a tre navate; nella sacrestia vi è una cappella eretta sul luogo dove moris. Isidoro (a. 636). Il convento di S. Paulo fondato nel 1475 conserva un portale gotico, e nella chiesa annessa, a vòlta ogivale, statue di s. Giovanni Battista e s. Giovanni Evangelista opera di M. Montañés (1638) e tombe gotiche. Anche la chiesa di S. Romano del sec. xiv conserva sculture del Montañés come nella cappella annessa al convento di S. Inés. La chiesa dell'Università fu costruita dal gesuita Bartolomeo Bustamante (1565-75). La chiesa di S. Maria la Blanca è un'antica sinagoga del 1391 traformata con capitelli visigoti, come quella di S. Bartolomeo. Il "Palacio Arzobispal" è del sec. xvir con facciata barocca; contiene una collezione di quadri tra cui quello della Vergine che dà la pianeta a s. Ildefonso, dipinto da Velazquez. L'asilo de Venerables sacerdotes contiene una cappella con affreschi di Valdés Leal nella cupola e vetrate antiche con scene di vite di santi.
L'«Alcázar» o "Abazaba", costruito dal conquistatore arabo Mūsā nel 712 , si estese fino alla Torre dell'Oro e alle sponde del Guadalquivir; fu ad un tempo fortezza e residenza regale; nel sec. xi i re della dinastia di Banū Abad (1023-91) adornarono la reggia con la colonne e i materiali della città e del palazzo di Medina-Az-Zahara. Il sultano Abū Ja'qūb Jūsuf (1171-76) eresse la Torre dell'Oro. Ferdinando II occupata S. nel 1248 costruì la galleria a vòlta dei bagni di Maria de Padilla; il palazzo fu accresciuto dal re Pietro I il Crudele nel 1364-66; più tardi nel sec. xv altri lavori vi furono eseguiti al tempo dei re cattolici Ferdinando e Isabella e ancora nel 1526 per il matrimonio di Carlo V. Nella sala detta di Carlo V si trovano gli arazzi rappresentanti la conquista di Tunisi, fatti eseguire da Carlo V nel 1551 da Pannemaker su cartoni di Juan Verniay.
Il Museo archeologico provinciale fu situato nel 1945 nell'antico edificio delle Belle arti dell'Esposizione IberoAmericana del 1929; comprende collezioni archeologiche romane, paleocristiane, visigote, ispano-arabe, moresche, medievali e del Rinascimento.
Il Museo provinciale è invece nell'antico convento della Mercede (sec. xvir) e accoglie l'Accademia di Belle Arti, il Museo di pittura e di scultura. L'antica chiesa è trasformata nel "Salon Murillo" e vi sono riunite 54
## Page 479
pitture e alcune sculture; i quadri del Murillo appartengono al suo ultimo periodo e provengono dalle chiese di S. dei Cappuccini e degli Agostiniani; vi sono inoltre quadri di Zurbaran, di Velazques, del Greco, di Montañés, di Pacheco, di Roelas, ecc. Nel sobborgo detto "de la Triana", dalla Traiana romana detta dai Mori Tarayana, si trovano: la chiesa di S. Anna cretta da Alfonso il Saggio e consacrata nel 1280 ; restaurata in seguito; è a tre navi, nel transcor o è l'immagine della Virgen de la Rosa di A. Fernández, dell'inizio del sec. xvi. Inoltre ia "Cartuja", antica certosa fondata nel 1409 , trasformata in fabbrica di ceramiche nel 1839; nella chiesa gotica, e precisamente nella cappella di S. Anna, furono deposte le spoglie di Cristoforo Colombo dal 1513 al 1536; quindi si ricordano la chiesa di N. S. de les Cuevas con statua in alabastro della Madonna sotto detto titolo; la chiesa di S. Giacinto dal 1775 con cupola affrescata. Nei dintorni di S. si trovano le rovine dell'antica città d'Italia, fondata da Scipione, poi colonia romana, patria degli imperatori Traiano, Adriano e Teodosio e del poeta Silio Italico; molto del suo materiale è oggi nel Museo di S. La Biblioteca Colombina venne istituita dal Capitolo nel 1551 in seguito al legato, ricevuto da Ferdinando figlio di Cristoforo Colombo, della Biblioteca paterna e propria. Nacquero a S. s. Isidoro di S. (v.), i pittori Murillo, Velazquce e i due Herrera.
Bibl.: D. Ortiz de Zúñiga, Anales eclesiást. y seculares de Sevilla, Siviglia 1671, con la continuazione di Matute y L. Germán y Ribón: E. Flórez, España Sagrada, IX, 3* ed., Madrid 1860; J. Alonso Morgado, Preludus sevillanos, a episcopologia de la S. Igl. Metropol. y Portuareal de Sevilla, Siviglia 1906; J. Hazañas y la Rua, Marco Rodrigo, 1444-1509, ivi 1909; J. Sebastián y Bandarán, El Seminario de Sevilla, Discurso..., ivi 1921; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LV, pp. 802-87; A. Lambert, Bastica, in DHG, VI (1932), coll. 165-80; G. Sánchez Albornoz, La España musulmana, Buenos Aires 1946; M. Menéndez Pelayo, Hist. de las heterodoxas españoles, IV, Madrid 1947, pp. 75-122; I. de las Cagigas, Minorías étnica-religiosas de la edad media española, I. Las masárades, ivi 1947-48; S. Montoro, La Catedral y el Alcázar de S., ivi 1948. V. anche Guía de la Iglesia y de la A. C. española, ivi 1943, pp. 227-36, 893-95; Anuario relig. español, Barcelona 1947, pp. 440-42; Eubel, I, pp. 277-78; II, p. 183; III, pp. 227-28; IV, p. 204; V, p. 222.
Entico Jon.
SIWANTZE, DIOCEst di. - Suffraganea di Suiyüan, è situata nella parte settentrionale della provincia civile di Chagar (Mongolia), ha una superficie di 250.000 kmq . e una popolazione di 1.000 .000 di ab. di cui 39.356 cattolici.
Il 28 giugno 1840 venne distaccato dal vicariato apost. di Manciuria quello di Mongolia, che l'ri dic. 1883 fu diviso nei tre vicariati di Mongolia meridio-occidentale, orientale e centrale; quest'ultimo il 14 marzo 1922, fu diviso in due circoscrizioni : missione sui iuris di Mongolia esteriore (Urga) e vicariato apost. di Tchagar, che il 3 dic. 1924 assunse la odierna denominazione di S. Nel 1929 il territorio fu dismembrato per l'erezione del vicariato apost. (oggi diocesi) di Tsining. Il vicariato apost. di S. fu elevato a diocesi in data 11 apr. 1946. Il 18 genn. 1948, per distacco dalla diocesi di Susnhwa, venne annessa alla diocesi di S. la parte della città di Kalgan, che si trova ad occidente del fiume Ts'ing Choeiho.
La chiesa di S. è un grande edificio di stile romanico, dominato da due torri e pub contenere ca. due mila persone. A lato della chiesa sono raggruppate le opere della missione : scuole, seminario, orfanotrofio, dispensari, comunità religiose. Contrariamente alla grande maggiori. ranza delle cristianità agricole di questa regione, S. non fu, in quanto villaggio, fondato dalla Chiesa. Secondo la tradizione, il primo anno di Choent-che, cioè nel 1644, una famiglia di nome T'chang, originaria di Moukden, venne a fissare la dimora in questo luogo. Cinquant'anni più tardi, questo borgo contava già un discreto gruppo di

Siwantze, diocesi di - Caverne nelle montagne intorno a S., dove si rifugiarono i cristiani durante le persecuzioni del sec. xviII.
cristiani, che si riunivano in una cappella e, in segno del loro spirito di comunità, seppellivano i propri morti in un cimitero comune. Più tardi furono visitati, periodicamente, da alcuni sacerdoti di Pechino. Durante la persecuzione del sec. xviII vissero rifugiati sulle montagne che racchiudono il villaggio di S. Nel 1836 i padri Lazzaristi fondarono la prima scuola per ragazzi e impiantarono, in seguito, una stamperia per fornire testi scolastici. Il 6 dic. 1865 giunsero in Mongolia i missionari di Scheut, guidati dal loro fondatore, il p. Verbist. Con la morte di mons. Leone de Smedt. deceduto in seguito alle sofferenze sopportate in cárcere, sotto il regime comunista, il 23 ott. 1951, la missione è passata al clero secolare cínese. Secondo dati statistici anteriori all'attuale dominazione comunista in Mongolia, il personale missionario era il seguente: sacerdoti: nazionali 38, esteri 47; seminaristi maggiori 14; suore: nazionali 74 e estere 12.
Bibl.: AAS, 17 (1926), pp. 22-25; MC, 1950, pp. 300-301; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 2215-51; C. van Melckebeke, Ex Mongolia, l'action sociale de l'Eglise cath., pp. 39-65 (ma. conservato nel predetto archivio).
Edoardo Pecoraio
SKARGA, Piotr. - Predicatore, n. a Grojec (Masovia) nel febbr. 1536, m. a Cracovia il 27 sett. 1612. Fu una delle più nobili figure della storia religiosa e politica della Polonia.
Entrò, già sacerdote, nella Compagnia di Gesù nel 1569 per consacrarsi alla difesa del cattolicesimo, di cui fu con il card. Osio uno dei più validi sostenitori. Provinciale di Polonia (1579), rettore del nuovo collegio di Polock (1580), primo rettore dell'Accademia di Vilna (1583), fu nel 1588 chiamato da Sigismondo III come predicatore alla corte di Cracovia e vi rimase fino alla morte.
Le sue opere principali, tutte in polacco, sono: L'Unità della Chiesa di Dio sotto un solo pastore (Vilna 1577), che molto servi all'Unione dei Ruteni (1596); Le vile dei santi (2 voll., ivi 1579; 25* ed. Leopoli 188384), uno dei libri più letti; Prediche per le domeniche e le feste (Cracovia 1595); Prediche sui sette Sacramenti (ivi 1600); Prediche per diverse occasioni (ivi 1610). Di singolare rilievo sono gli scritti in cui tratta della politica polacca: Prediche alla Dieta (Varsavia 1562); Processo alla confederazione (ivi 1595), in cui rivela i mali della patria e severamente esorta i magnati a desistere dai loro errori, antivedendo le sciagure, che di fatto avvennero più di un secolo dopo la sua morte. Il calore della parola, l'immagine pittoresca, il senso di poesia che pervade gli scritti dello S. ne fanno un grande prosatore della letteratura polacca. E la sua figura è ancora ricordata e discussa ai nostri giorni.
## Page 480
Bibl.: Sommervogel, VII, coll. 1263-87; A. Berga, Un prédicateur de la cour de Pologne sous Sigtimond III: P. S., Parigi 1916; Miscell. S. per il 4000 anniversario della sua nascita, Varsovia 1926 (pubblicazione collettiva). Marina Borsano Bogo
SKELTON, John. - Poeta satirico inglese, n. forse a Diss nel 1460 ca., m. a Westminster il 21 giugno 1529 .
Appartiene a un'epoca di transizione tra il medioevo e il Rinascimento. Fu precettore del principe Enrico (il futuro re Enrico VIII), autore di allegorie che richiamano Chaucer e Langland e di composizioni satiriche virulente che più volte hanno indotto a un confronto con il Rabelais. Si ricordano di lui soprattutto il poema allegorico Colin Clout (1519) che è un attacco personale contro il card. Wolsey, con il quale più tardi il poeta si riconcilib, e il Boke of Philipp Sparowe, un'elegia in cui parafrasa e diluisce il motivo catulliano della morte di un passero in una lunga sequela di versi alquanto insipidi.
Bibl.: L. J. Lloyd, 7. S., a sketch of his life and writings, Oxford 1938.
Augusto Guidi
SLATER, Thomas. - Teologo moralista, n. a Dinckley (Lancashire) il 16 sett. 1855, m. a Liverpool il 3 dic. 1928. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1874, fu professore di morale a St. Bruno's College nel Galles (1892-1911); indi, per malattia d'occhi, passò alla parrocchia di S. Francesco Saverio a Liverpool, confessore e consigliere assai ricercato.
Scrisse parecchie opere di morale, molto apprezzate : Iyytitia et iure (Londra 1898); A Manual of moral 77 (2 voll., Nuova York 1908; $5^{2}$ ed. ivi 1925); Lases of conscience for English speaking country (2 voll., ivi 1911-12); Questions of moral Theology (ivi 1915); Foundation of true morality (ivi 1920). L'importanza di queste opere sta nell'applicazione della dottrina a casi complicati della vita moderna, in cui i problemi discussi e risolti (aborto, giuochi di fortuna, assicurazioni sulla vita, proprietà letteraria, svalutazione, prezzi ferroviari, ecc.) sono tratti dal mondo anglosassone e americano, dove la mescolanza di popolazione ha creato combinazioni casuistiche, non avute mai in paesi di struttura culturale omogenea.
Bibl.: necrologio in Letters and Notices, 44 (1929), pp. 7177; R. Brouillard, s. v. in DThC, XIV, 2245-46.
Enrico Hoffmann
SLAVI. - Nome collettivo di una grande famiglia indo-europea. La sede preistorica degli S. si trovava probabilmente tra il Baltico e i Carpazi.
Le popolazioni slave si mossero dalle loro primitive sedi in varie direzioni formando tre grandi gruppi: gli S. orientali (Russi, Ucraini e Biancorussi) gli S. occidentali (Polacchi, Cechi, Slovacchi, Sorabi, detti anche Serbi di Lusazia oppure Vendi), S. meridionali (Serbi, Croati, Sloveni, Bulgari e Macedoni). Gli S. occidentali occuparono nell'alto medioevo tutta una vasta parte dell'odierno bassopiano germanico, spingendosi fino a breve distanza da Amburgo e fino ad oltre il fiume Saale; la riconquista di questi territori da parte della popolazione germanica (preesistente agli S., ma numericamente molto scarsa) si identifica in buona parte con la cristianizzazione di quelle regioni, iniziata col sec. IX. Il territorio occupato dagli S. nell'Europa centrale fu molto vasto nell'alto medioevo; sul territorio dell'odierna Austria esisteva una continuità etnica tra Cechi e Sloveni.
I. Religione degli S. - Le fonti principali per la conoscenza del paganesimo russo sono: la Cronaca di Nestore (sec. xII), la Cronaca ipaziana (sec. xiv) cosiddetta dal monaco Ipazio (Hypatius) del monastero di Kostroma, ampliamento di quella di Nestore; la Cronografia del bizantino Giovanni Malalas (sec. vi) nella versione russa.
Perun è il dio maggiormente venerato presso i Russi. Egli presiede ai trattati tra Bisanzio e i Russi pagani quale garante per i suoi seguaci, mentre i Russi cristiani si appellano a s. Elia, che ne ha preso il luogo nella Russia cristiana. Perun infatti è, come lo Zeus classico, il dio
del fulmine e del tuono, che colpisce con la folgore e invia le piogge e il sereno; cosi come s. Elia, che comanda agli elementi acqua e fuoco, e su di un carro di fiamme è salito al cielo, e presso tutti gli S. cristiani il patrono dei fenomeni atmosferici. Accorto a lui va menzionato Volos, dio degli armenti e mallevadore del giuramento insieme con Perun. Presso i Balto-S. di Lituania (v.) egli si chiama Perkunas con lo stesso significato.
Gli S. del gruppo baltico si possono suddividere a seconda del loro stanziamento in : S. stanziali tra l'Elba e l'Oder; S. stanziati nella Pomerania e S. dell'Isola di Rügen. Thietmar di Merseburg, autore di un Chronicon (inizio sec. xI); Adamo di Brema, autore dei Gesta Hommaburgensis Ecclesiae (fine sec. xi); Helmold di Lubecca, autore di una Chronica Slovarum (metà sec. xit), sono le fonti più notevoli del gruppo baltico stanzisto tra l'Elba e l'Oder, gruppo che fu il più refrattario alla penetrazione del cristianesimo.
La divinità più notevole di questo gruppo è Zuarasic, venerato nella città da Riedegost (Rethra) il cui tempio, descritto minutamente da Thietmar, era tutto di legno, retto alla base da corna di animali, scolpito all'esterno con immagini degli dèi e contenente idoli nell'interno. Triglav, rappresentato con tre facce e venerato a Stettino (Pomerania), era adorato in uno dei quattro templi della città. Il suo tempio era ornato con sculture di uomini e di animali e fungeva da deposito delle decime e del bottino. Come mezzo divinatorio si usava un cavallo nero che dava pronostico favorevole se attraversava tre volte in su e in giù, senza urtare, nove lance poste a poca distanza sul terreno. Si devono ai biografi di Ottone vescovo missionario di Bamberga le informazioni circa gli S. di Pomerania. Svantavit, venerato ad Arliona nell'Isola di Rügen, ultimo baluardo del paganesimo slavo, era rappresentato da un idolo più grande del naturale, con quattro teste, un corno nella destra che veniva riempito di idromele ed era presagio di abbondanza o carestia per tutto l'anno seguente; reggeva un arco con la sinistra ed era tunicato fino alle gambe. Il sacerdote doveva tenere il fiato mentre era nel tempio, dove egli solo poteva entrare. La festa annuale si faceva dopo il raccolto : si rinnovava la provvista di idromele nel corno dopo aver tratto i presagi dal residuo dell'antica, che veniva versato ai piedi dell'idolo. Il tutto si chiudeva con un festino pantagruelico. Addetto al tempio era un cavallo sacro di color bianco, adibito ad uso divinatorio : era di buon augurio se il cavallo muoveva prima il piede destro disponendosi a saltare una triplice fila di lance poste davanti al tempio; il rituale è descritto da Saso Grammaticus nei Gesta Di. norum. La caratteristica policefalia di questa e di altre divinità baltiche vuole significare l'onniveggenza del dio, sia essa di natura uranica o solare.
I templi degli S. baltici erano insieme luoghi di sacrifizio e di assemblee e i maggiori rappresentavano anche un centro etnico. I Russi preferivano come centri di culto luoghi all'aperto, specialmente alture, boschi e montagne. Tutti gli S. avevano persone addette al culto. I sacerdoti degli S. baltici erano bene organizzati ed opposero una viva resistenza al cristianesimo. Essi erano soprattutto i ministri del sacrifizio, mentre presso i Russi erano specialmente operatori della divinazione e della magia. Rito centrale del paganesimo slavo era il sacrifizio (treby) di buoi, montoni, primizie, anche umano e specie di cristiani, molto gradito agli dèi. Le montagne, i boschi, le fonti eran luogo peculiare di sacrifizio.
Gli S. credevano alla vita ultramondana ed avevano la radice nav per indicare il regno dei morti e ror per indicare una regione felice per le anime trapassate. Mancano assolutamente testi a conferma, supplisce tuttavia il folklore. I morti erano seppelliti presso gli alberi, nelle selve o nei campi, e avevano una festa loro propria. Quaranta giorni dopo la morte si faceva la cerimonia in onore degli antenati invitandoli attorno ad una tavola imbandita, dove già si trovava la famiglia. Il capo di essa beveva lasciando cadere un po' del liquido per gli antenati, e cosi facevano anche gli altri. I rumori del vento, delle foglie, degli animali, nel silenzio della notte, alla luce rituale di un cero, erano segno certo della presenza degli antenati
## Page 481
al pasto della famiglia. Alla fine essi venivano invitati a ritornarsene alla loro dimora.
BibL.: le fonti per gli S. russi sono raccolte in J. V. Mansikka, Die Religion der Ostslauen, I, Quellen, Helsinki 1922; per gli S. baltici (Thietmar e fonti minori) a cura di R. Holtzmann, in MGH, Scriptores rerum Germanicarum, nuova serie, IX; per Adamo di Brama, a cura di B. Schmvidler, ibid., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum; II, $2^{\circ}$ ed.; A. Hollmester, Denkmäler der ponmerschen Geschichte, Greifswald 1924; per i tre bongrafi di Ottone, Vita Othonis e Dialogus de vita Othonis, in Ph. Jaffé, Bibliotheca rerum Germanicarum, V, Berlina 1869; per Saxo Grammaticus, A. Holder, Gesta Danorum, Strasburgo 1886; per la storia della Danimarca, E. Peterson e F. Olson, Kuyttingasaga, in Saqur Danubonanga, Copenhagen 1919-25 Tutte le fonti greche e latine, quelle arabe e la Knyttingasaga sono edite in K. Meyer, Fautes historiae religionis slavicae, Berlino 1931; R. Trautmann, Die slavischen Völher u. Sprachen, Gottinga 1947 (con bibl.).
Letteratura: A. Bruckner, Mitologia slava, Bologna 1923 trad. dal polacco: K. Meyer, Die slavische Religion, in K. Clemen, Die Religionen der Erde, Monaco 1927; R. Petruzzoni, Il paganesimo degli antichi popoli europei, Roma 1946; B. O. Unbegsun, Les religions des anciens Slavos, Parigi 1948; V. Pisani, La religione del Bulto-S., in Tacchi Venturi, Storia delle religioni, II, $3^{a}$ ed., Torino 1949.
Nicola Turrini
II. Evangelizzazione. - Il cristianesimo era già diffuso tra gli S. verso il sec. x e la loro conversione si deve a Roma e a Bisanzio. Gli S. occidentali subirono l'influsso della Chiesa di Roma, mentre quelli orientali e parte dei meridionali quello della Chiesa bizantina. Cosi gli S., oltreché politicamente, si trovarono divisi anche religiosamente, e tale secolare divisione ebbe profonde ripercussioni sulla loro vita religiosa, politico-sociale, culturale e sui loro rapporti vicendevoli, poiché gli S. occidentali entrarono nell'àmbito della civiltà europea integrandovisi completamente, mentre gli S. fedeli a Bisanzio s'inserirono nella civiltà orientale, in cui la Chiesa era legata e sottomessa allo Stato. La propagazione del cristianesimo tra gli Slavi Occidentali s'iniziò sotto Carlomagno e proseguì sotto i suoi successori, specialmente Ottone I. Gli imperatori tedeschi consideravano l'attività missionaria un compito statale, e perciò la loro politica colonizzatrice e conquistatrice andava di pari passo con la propagazione della fede, creando confusione tra i compiti del conquistatore e quelli del missionario. Generalmente il cristianesimo si affermò più presto ove c'era già un'organizzazione statale (Moravia, Croazia). Centri di diffusione furono Salisburgo e Passavia nel sec. viii tra i Vendi, i Croati della Carantania e gli Sloveni della Carniola e Carinzia. Tra i Croati a sud della Drava e nella Dalmazia il cristianesimo si era propagato già tra il $640-80$ ad opera di missionari inviati dal Papa. Sotto i successori di Carlomagno s'iniziò l'evangelizzazione della Moravia, che allora comprendeva anche la Slovacchia, parte della Boemia e l'Ungheria nord-occidentale. Ma il granduca moravo Rastislav, per sottrarsi al forte influsso tedesco, si rivolse a Bisanzio ( 862 ) donde gli furono inviati Cirillo e Metodio; dopo la dissoluzione dello Stato moravo (fine sec. ix) l'influsso di Roma ebbe definitivamente il sopravvento. Contemporaneamente cominciò pure in Boemia la penetrazione ed il primo duca ceco convertito fu Borivoj insieme con la moglie s. Ludmilla, mentre la diocesi di Praga veniva fondata nel 973. Della Boemia il cristianesimo penetrò in Polonia, il cui primo duca, Mieszko (960-92), ne fu un grande propagatore. Però la maggior parte degli S. sono stati convertiti dalla Chiesa greca, i cui due più grandi missionari sono Costantino-Cirillo e suo fratello Metodio (v. cirillo e metodio). E loro sommo merito e motivo del grande successo l'aver tradotto in slavo la S. Scrittura e l'aver adottato tale lingua nella liturgia. Essa è tuttora usata dalle Chiese slave orientali, mentre nella liturgia romana si è conservata solamente nelle diocesi croate dell'Istria, Quarnaro e Dalmazia (v. glagolitico), privilegio confermato da Innocenzo IV (1248 e 1252). I Serbi accolsero il cristianesimo sotto l'imperatore Eraclio I, ma definitivamente solo quando Basilio I li sconfisse e sottomise (867-86).
I Bulgari (v.) furono evangelizzati sotto il principe Boris (864) ad opera di missionari greci, ma in seguito, per motivi politici, Boris si rivolse a Roma e papa Niccolò I

(lat. Enc. Catt.)
Slavi - Evangeliarin in caratteri glagolitici di tipo più antico (cosiddetto bulgaro) - Biblioteca Vaticana, cod. vat. slavo III (sec. x).
(866) inviò altri missionari che convertirono tutto il popolo alla fede di Roma. Bisanzio però intrigò fino a ricondurre Boris ed i Bulgari nuovamente all'obbedienza della Chiesa greca (870). I Russi ricevettero la fede da Costantinopoli: la conversione totale del popolo si ebbe solo sotto il duca Vladimiro (m. nel 1013). Al principio del sec. xI esistevano già 8 diocesi con il metropolita risiedente a Kiev (v.).
BibL., v. le singole voci: bulgaria; croazia; dalmazia, ecc.
Filippo Lukos
III. Versioni slave della Bibbia. - La Cronaca di Nestore, dell'898, narra: "Metodio e Costantino (Cirillo) tradussero il Vangelo, gli Atti degli Apostoli, il Salterio. Metodio scelse due sacerdoti colti, tachigrafi, e dettò la versione di tutti i libri della S. Scrittura dal greco in slavo ". La versione del Vangelo, degli Atti degli Apostoli, del Salterio viene attribuita a Cirillo, la versione degli altri libri a Metodio. I più antichi manoscritti risalgono al sec. xI, alcuni al sec. x. Questi primi lavori di versione furono scritti in caratteri glagolitici, derivanti dal corsivo greco dell'epoca, e solo in seguito furono trascritti in caratteri cirillici, quasi identici ai caratteri maiuscoli greci. La versione fu fatta secondo la recensione di Luciano, o, come pensano altri, secondo l'alessandrina.
La collezione completa dei libri biblici in slavo fu fatta dall'arcivescovo Gennadio di Novgorod nel sec. xv. Qualche libro, ancor mancante in paleoslavo, fu tradotto dalla Volgata latina, come i Paraliponemi, Eidra, Tobia, Giuditta. Il fatto che al tempo di Gennadio non si avevano tutti i libri sacri in lingua slava porta all'induzione che una parte delle versioni fatte da Cirillo e Metodio fosse andata perduta, o che i santi apostoli slavi avessero solo tradotto pericopi per il culto divino.
Un nuovo lavoro critico fu eseguito nella Bibbia del
## Page 482
principe Costantino di Ostrog (1581), ristampata a Mosca (1663) con pochi cambiamenti. Correzioni definitive furono eseguite sotto l'imperatrice Elisabetta II (1751-56). Questo lavoro rimane ancor oggi l'edizione tipica per i testi biblici del culto, in uso presso i Russi, Albo-Ruteni, Serbi, Bulgari. Sulla Bibbia di Elisabetta si basa anche la grammatica della lingua ecclesiastico-slava dello stile nuovo, usata nei libri sacri (biblici e liturgici) dal sec. xviri fino ad oggi.
Il periodo predetto è preceduto da quello paleoslavo delle recensioni settentrionali e meridionali (locali e nazionali) che vanno dal sec. xir fino al xviri, mentre la lingua di Cirillo e Metodio fiorisce dal sec. Ix al xir.
Le versioni della S. Scrittura nelle lingue slave parlate si presentano in diverso modo. Negli ultimi secoli il numero delle nazioni slave si è raddoppiato. Altra è la condizione delle nazioni di rito bizantino, altra quella dei popoli di rito latino. I fedeli orientali (Russi, Ucraini, Albo-Ruteni, Serbi, Bulgari) apprendono e conoscono la lingua ecclesiastico-slava in grado tale che possono seguire la lettura delle Paremie (pericopi dal Vecchio Testamento), delle Epistole, e del Vangelo. E perciò la Bibbia fu tradotta nelle lingue parlate soltanto negli ultimi secoli. Le prime versioni nelle lingue parlate sono quasi sempre parti della S. Scrittura, pericopi per il culto, e fatte dalla Chiesa cattolica. Oggi tutte le nazioni slave (Albo-Ruteni, Bulgari, Cechi, Croati, Polacchi, Russi, Serbi, Slovacchi, Sloveni, Ucraini, Vendi) hanno la Bibbia nella propria lingua, edizione completa, ma non sempre fatta dai cattolici.
Meritano speciale menzione le antiche versioni. In ceco si ha la Bibbia detta Leskoveska (tra il 1395 e il 1410). In albo-ruteno quella di Fr. Skorina (1517-19). In polacco quella di J. Wujek (1593). In croato quelle di Stefano Konzul Istranin (1521-80) e Giorgio Dalmatino (1550-89), protestanti; note sono le edizioni di Giorgio Danačič e Vuk Karadžić. In vendico, la versione cattolica di Svetlik (1650).
Bim.: J. Sedláček, Ovod do kniľ Stariha Zákona ( Introduzione ai libri del Vecchio Testamento 1). Praga 1904; id., Slaves (Versions) de la Bible, in DB, V, coll. 1800-1808; G. Schweigl, La Bibbia slava del 1551-56, in Biblica, 18 (1927), pp. 51-63. Giuseppe M. Schweigl
SLAVOFILIA. - I. Letteratura. - Il movimento slavofilo rappresenta nella cultura russa una reazione di carattere nazionale e spirituale al cosmopolitismo e al razionalismo settecenteschi. La s. può apparire un "adattamento " russo di spunti della filosofia idealistica germanica e di tendenze di generica provenienza occidentale, ispirate alla "missione" ed al "primato" di un determinato popolo ed all'enunciazione, nello stesso tempo, di valori universali.
Tra i principali esponenti della s. si ricordano I. V. Kirsevskij (1806-56), P. V. Kirsevskij (1800-56), A. S. Chomjakov (1804-60), K. S. Aksakov (1817-60), I. S. Aksakov (1823-86). La s. rappresenta, in certo modo, il risveglio della coscienza nazionale, una reazione ad una concezione antistorica d'impronta illuministica che ravvisava nella Russia l'eterna discepola dell'Europa: ma esso si caratterizza pure per tratti patriarcali, folkloristici ed ingenui, per un democraticismo paternalistico ed a sfondo agrario, sotto la protezione dello zar. La vera * anima " russa sarebbe da ricercarsi, secondo gli slavofili, nel primitivo contadino e nella Russia anteriore a Pietro il Grande. La civiltà latina e germanica sarebbero in decadimento e i nuovi valori religiosi e morali verrebbero invece dai "giorani popoli slavi». Fra tutte le stirpi slave i Russi avrebbero mantenute più pure le "virtù prische». La "umiltà " russa sarebbe il contrapposto della "tradizione di forza" romana e del mondo cavalieresco medievale romano e germanico. La sola Chiesa orientale non sarebbe scivolata nel razionalismo e nell'attaccamento ai valori materiali \%. Istintivamente gli slavofili - con un tratto anarchico tipicamente russo - mostrano timore e avversione per lo Stato, per i tribunali e per ogni forma di gerarchia. In confronto agli slavofili, K. Leont'ev
(v.) sviluppò una tendenza più aderente allo "spirito bizantino ", più palesemente contraria ai "miti di stirpe" ed a ogni democraticismo, sia pure patriarcale. Altri pensatori e politici svilupparono poi la s. nel senso del panslovismo (v.), con maggiore distacco da interessi filosofici e con ostentazione dei miti di forza. La poesia del Chomjakov rispecchia gli ideali della scuola slavofila, con momenti di deficata nostalgia lirica.
Bim.: T. G. Masaryk, La Russia e l'Europa, 2 voll., Roma 1922-25; E. Lo Gatto, Storia della lett. russa, ivi 1943, con ampia bibl. Wolf Giusti
II. - Filosofia e teologia. - La filosofia slavofila, più abbozzata che elaborata specialmente da I. Kirsevskij e Chomjakov, tende a una conoscenza non incompleta e astratta, ma concreta, nella quale sono impegnate tutte le facoltà conoscitive, volitive e sensitive dell'uomo. A base della vera conoscenza è l'amore, l'unanimità, la fede. La vera e piena conoscenza viene data e garantita soltanto nella comunità dei fedeli, cioè nella Chiesa; la filosofia slavofila trapassa cosi nella teologia. Per gli slavofili problemi principali sono pertanto : il rapporto tra ragione e fede, l'"ortodossia" e la Chiesa.
La Chiesa viene concepita non come autorità esterna, ma come comunione dei fedeli in unità, libertà e amore. Soggetto dell'insegnamento infallibile nella Chiesa non è esclusivamente né la gerarchia né il concilio ecumenico, bensí l'insieme di tutto il popolo ecclesiastico che deve accettare le definizioni dei concili. La concezione slavofila di Chiesa costituisce un tentativo di autodeterminazione e di autogustificazione dell'"ortodosia " di fronte alle confessioni occidentali. La vera sintesi cristiana si troverebbe solamente nella fede bizantino-slava, mentre il cattolicesimo possiederebbe soltanto il principio di esagerata unità, il protestantesimo quello di esagerata libertà. Nonostante questo atteggiamento la teologia slavofila subiva influenze dirette protestanti e si avvicinava alla posizione protestante anche in quanto, protestando contro Roma, cercava di giustificare ideologicamente tale protesta. Ma con la sua affermazione di colorito "democratico", che il soggetto dell'infallibilità non è primariamente la gerarchia, la teologia slavofila si mise anche in contrasto con la teologia ufficiale, almeno in gran parte (mentre certi indirizzi della teologia ufficiale, p. es., dell'insegnamento di teologia fondamentale nell'Accademia ecclesiastica di Mosca, si accomunavano con le tesi principali della s.). Veniva perciò sottoposta a una censura severa da parte del S . Sinodo russo.
Dal punto di vista slavofilo risulta anche una concezione speciale della storia universale (p. es., in Chomjakov, Danilevskij, Leont'ev), e, in particolare, dell'origine dello scisma tra Oriente ed Occidente. La Chiesa di Roma non sarebbe altro che la continuazione dell'antico Impero romano pagano. Lo scisma sarebbe il frutto del particolarismo latino che, dichiarando la propria opinione del Filioque dogma della fede, commise "un fratricidio spirituale" (espressione di Chomjakov), si distaccò con ciò dall'unità ecclesiastica e cadde nel razionalismo, di cui più tardi il protestantesimo, il razionalismo e l'ateismo non sarebbero che la logica conseguenza. Tale indirizzo anticattolico, nel quale il cattolicesimo viene identificato con autorità puramente esterna, con eccesso di principi razionali e giuridici, si nota anzi tutto nell'ecclesiologia slavofila, ma anche in altri campi della teologia, p. es., nella soteriologia.
Soltanto relativamente pochi rappresentanti o continuatori della s. si sono avvicinati, interamente o soltanto in parte, al punto di vista cattolico (p. es., Soloviev).
Bim.: P. Miljukov, Slavianofil'stvo, in Zveiklegedil'eskij Slovar', XXX, Pietroburgo 1900, pp. 307-14; E. Radlov, Storia della filosofia russa (trad. di E. Lo Gatto sulla $2^{a}$ ed. russa), Roma 1925; A. Graticus, A. S. Khomjakov et le mouvement slavophile. Les hommes. Les doctrines, in Unam Sanctam, nn. 5-6, Parigi 1939; P. Baron, Un théologien orthodoxe russe ou XIX ${ }^{e}$ siècle: Alexis Stépanemitch Khomiakov (1804-60). Son ecclésiologie. Exposé et critique, in Or. chr. an., 127, Roma 1940; W. Giusti,
## Page 483

(A) K. Pliska, Sloerunin, T. Re. Martin 1950, (sec. 170).
(A) K. Pliska, Sloerunin, T. Re. Martin 1950, (ar. 170).
## Page 484

(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)

(fot. Jón Hajduch)

(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)

(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)
In alto a sinistra: CHIESA DI MONTAGNA in legno - Javorina (Vysoké Tatry). In alto a destra: CHIESA GRECO-CATTOLICA in legno (sec. xviII) - Nyžný Orlík. In basso a sinistra: CASTELLO (sec. xiv) e piazza con la colonna della S.ma Trinità (sec. xviII) - Trenčín. In basso a destra: LA CHIESA PARROCCHIALE fortificata (sec. xiv), e la colonna della S.ma Trinità (sec. xviII) - Kremnica.
## Page 485
Il pantlavismo, Roma 1946; B. Schultze, Problemi di teologia pressagli ortodossi. Spirito genuino dell'ortodossia, in Or. chr. per.. 7 (1941), pp. 149-205; id., Pensatori russi di fronte a Cristo, Firenze 1947-49; id., Russische Denker, Ilure Stellung zu Christus, Kirche u. Papatum, Vienna 1950; id., Die Sozialprinzipien in der russischen Religionsphilosophie, in Zeitschr. für hach. Theol., 73 (1951), pp. 385-423.
Bernardo Schultze
SLEIDANUS, Johann. - Fu il più celebre annalista della Riforma tedesca, n. verosimilmente nel 1506 a Schleiden nell'Eifel dalla famiglia Philippi, ebbe formazione a Liegi; sembra abbia studiato a Colonia; il primo documento sicuro su lui è una lettera dell'estate 1530 in cui si manifesta umanista erasmiano, con una calda ammirazione per Melantone, e scorge nella rivoluzione religiosa germanica la recisa opposizione alla politica imperiale.
Dal 1533 rimase lunghi anni in Francia: fu a Parigi presso Giovanni Sturm (1534); nel nov. 1538 s'iscrisse per la licenza in diritto ad Orléans, stette presso il card. Giovanni du Bellay e suo fratello Francesco fino alla morte di Francesco I. Fu ad Hagenau in missione segreta presso Filippo langravio di Assia e vi si incontrò con i capi del movimento luterano. Nel 1544 doveva accompagnare il card. du Bellay alla Dista di Spira, ma giunsero solo a Nancy; lo S. rimase a Strasburgo e tradusse in latino il Catechismo breve di Butzer. Ciò lo indiab al langravio come possibile storico, tanto più che aveva raccolto materiale sulla Lega smalcaldica. Fu ambasciatore in Inghilterra ove poté stringere amicizie e raccogliere notizie. Fu a Trento dalla primavera del 1551 all'agrr. 1552 come inviato; nel 1554 era presso il Vergerio. Nel 1554-55 fu stampata l'opera sua maggiore De statu religionis et reipublicae Carola V' Caesare commentariorum libri XXVI, a Strasburgo, dedicata ad Augusto elettore di Sassonia e presto proibita dall'Imperatore, combattuta da protestanti e cattolici, perché, secondo Melantone, raccontava molto che era meglio fosse taciuto in eterno. Lo S. mori il 31 ott. 1556; nel giugno egli aveva pubblicato De quattuor summis imperiis libri III. I suoi scritti minori furono raccolti in Opuscula, Hannover 1608.
Bim... la vasta bibl. (tra cui gli scritti di A. Hasendever [1931] e di W. Friedensburg [1932-33-55]) è indicata in E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., I, Napoli 1944, p. 242; II, ivi 1944, p. 349 .
Pio Paschini
SLESIA. - Regione storica dell'Europa centrale, già tedesca ed ora suddivisa fra la Polonia, che la comprende quasi tutta, e la Cecoslovacchia, che ne conserva il modesto lembo ( 4423 kmq . con 800 mila ab.) assegnatole a Versailles.
I. Geografia. - Nel suo complesso la S., i cui confini sono piuttosto indefiniti, è estesa ca. 50 mila kmq . ed abbraccia in sostanza il bacino dell'alto Oder, dai Sudeti ai M. Trecônica, che la separano dalle pianure della Posnania e Cuavia. La sua ricchezza di minerali (carbon fossile, ferro, zinco, piombo, nichelio) ne ha fatto uno dei più importanti centri dell'industria pesante europea.
La maggior parte della S. è suddivisa fra i voivodati polacchi di Wroclaw (Breslavia), Opole (Oppeln) e Katowice. La sua popolazione ( $6-7$ milioni di ab. in complesso) è accentrata in larga misura nelle città; di queste ben 7 superano ormai i 100 mila ab.: Wroclaw, Chorzów, Katowice, Zabrze (Hindenburg), Gliwice, Bytom e Czestochowa.
Bim... J. Partsch. S., Breslavia 1896-1911; K. Olbricht, S., Grundriss einer Landesbunde, ivi 1933. Giuseppe Caraci
II. Storia. - Nell'età del basso Impero vi erano stabilite varie tribù germaniche, tra le quali i Vandali Silingi, nei territori di Breslavia, Schweidnitz, Nimptsch, che poi formarono il pagus Silensis. Lo spostamento delle tribù germaniche verso occidente nei secc. Iv e v permise l'avanzata di tribù slave. Raggruppamenti slavi vi furono nella regione nei secc. viI ed viII. Nel sec. ix la S. forse fece parte del vasto

(da la vie d'Halia e del Manda, (MI. p. [IV] Slesia - Il castello di Kynast (sec. XIII).
stato moravo e dopo il suo sfasciarsi alla fine del secolo, passò sotto la dominazione dei duchi di Polonia. Nel sec. x la cristianizzazione dei Polacchi portò con sé anche quella degli Slesiani : centro religioso fu Wroclan, costruzione forse dei Cechi nel secolo precedente. Senza limiti geografici sicuri, la pianura dell'Oder era esposta al dominio dei più forti raggruppamenti slavi limitrofi. Sotto Casimiro I (1038-58) riunitesi in unità politica le varie tribù polacche, anche gli slesiani dell'Oder vi vennero compresi.
Al principio del sec. xir l'imperatore Enrico V nella sua lotta con la Polonia cercò di impadronirsi della S.; fu respinto dal re Boleslav III (1102-58). Questi quando divise i domini tra i figli, diede la S. al figlio maggiore Vladislav. Boleslav intendeva che i domini dei vari figli rimanessero legati dall'autorità maggiore di chi avesse il governo centrale di Cracovia. La S. però sentì assai poco questo legame e visse sotto i principi della casa Piast in un sempre maggiore isolamento. Alla morte di Vladislav (1159) la S. fu divisa in due ducati : Boleslav ebbe Wroclan, Mieczko ebbe la S. alta. Il duca Boleslav diede origine alla dinastia di Wroclan con Enrico ed Enrico II; questi poi divise il suo ducato tra i figli Boleslav ed Enrico III che diedero origine alla dinastia di Liegnitz e della bassa S. Questi principati dei Piast nella valle dell'Oder dal sec. XII incominciarono a sentire l'influsso del germanesimo che si avanzava con l'opera parallela dei coloni e dei monaci cistercensi. I duchi slesiani favorirono questa infiltrazione tedesca che sembrava utile economicamente, soprattutto dopo la grande invasione dei Mongoli nel 1241. Quando si ritirarono i Mongoli, lasciando il deserto, l'immigrazione tedesca si fece compatta e presto minacciosa per la popolazione slava. I duchi Piast permisero la formazione di comunità tedesche che si stabilirono con le loro costumanze; i duchi le esonerarono dal pagamento dei tributi. Le città si germanizzarono, cosi Wroclan diventò Breslau. Nella trasformazione agraria del paese si distinsero i monaci ci-
## Page 486

(da La vic d'Italia e del Mando, 1933, p. 1128)
Slesia - La chiesa di S. Adalberto a Breslavia (1497).
stercensi. Così nella seconda metà del sec. xili la S. entrò nel quadro della vita economica della Germania mentre si attenuavano i legami dei duchi con la Polonia. Un fatto nuovo fu l'investitura dei Ducati di Breslavia e S. bassa, vacanti, accordata dal re dei Romani al genero Venceslao II re di Boemia (1290) che nel 1296 fu proclamato dai Polacchi loro re. Ora i duchi slesiani presero ad orientarsi sulla Boemia; e ne approfittarono i re di Boemia della casa di Lussemburgo. Diversi duchi Piast riconobbero la dipendenza da re Giovanni e poi altri da Carlo IV. Questi nel 1348 incorporò definitivamente la S. al Regno di Boemia, con la Moravia e l'alta Lusazia. Nel sec. xv sotto Sigismondo la guerra degli eretici ussiti in Boemia ebbe gravi ripercussioni in S. ed anche l'erenia ebbe una notevole diffusione. Quando nel 1459 Giorgio Podiebrad fu proclamato re di Boemia, Breslavia tentò di resistere. Nel conflitto tra Mattia Corvino re d'Ungheria e Vladislav re di Polonia e Boemia, si tentò nel 1478 di staccare la S. dalla Boemia per unirla all'Ungheria. La S. continuò nei suoi legami con la Boemia e nel 1526, morto Luigi figlio di Vladislav, Boemia e S. passarono a Ferdinando d'Asburgo fratello di Carlo V. Ora la germanizzazione, che si era arrestata nel sec. xiv sotto i sovrani di Lussemburgo, fu ripresa ed insieme si ebbe anche la diffusione del luteranesimo. Solo al principio del sec. xvir Carlo d'Asburgo vescovo di Breslavia iniziò con energia l'opera di reazione cattolica. La guerra dei Trent'anni fu funesta per la S. diventata campo di guerra aperta tra imperiali e svedesi: l'economia del paese fu rovinata. Dopo la guerra gli Asburgo introdussero nella S. elementi nuovi dando i feudi a famiglie austriache; nel 1675 scomparve l'ultima ramificazione dei Piast di Liegnitz. La pace della S. fu rotta improvvisamente dall'invasione di Federico II di Prussia nel 1740. I tentativi del governo di Vienna di riconquistare la regione furono vani : nei Trattati di Berlino (1741), di Dresda (1745), di Hubertsburg (1763) l'occupazione prussiana fu riconosciuta ed agli Asburgo rimase solo il Ducato della S. superiore con Troppau (Opava). L'occupazione prussiana portò ad una più profonda germanizzazione della S., specie quando nel sec. xix vi si formò la grande industria tessile e metallurgica. Il crollo della Germania nella
guerra 1914-18 risvegliò gli appetiti dei due paesi che avevano dominato la S. nel medioevo, polacchi e cechi. Il Trattato di Versailles ( 28 giugno 1919) stabilì il plebiscito nell'alta S. (circolo di Oppeln) in cui la popolazione era mista di tedeschi e polacchi. Il plebiscito del 20 marzo 1921 diede 705.000 voti per la Germania e 479.000 per la Polonia. La Società delle Nazioni con decisione del 20 ott. 1921 riconobbe alla Germania i centri di Oppeln, Glewitz, Iindenburg, Beuthen, alla Polonia parte del distretto di Ratibor con Rybnick, Pless, Katowice. Il Ducato di Troppau fu diviso tra Polacchi e Gecoslovacchi. Dell'alta S. la Polonia ebbe 3221 kmq . e la Germania 316 kmq .; della bassa S. la Polonia ebbe i territori di Reschtal e Bralin con 312 kmq . La situazione della S. è rimasta tale sino alla seconda guerra mondiale. Dopo l'occupazione sovietica se ne ignorano le eventuali modificazioni.
Bibl.-M. Morgenbesser, Gesch. von Schlesien, Breslavia 1908: A. Kutscha, Die Stellung Schlesiens zum deutschen Reichs im Mittelatter, Berlino 1924: A. O. Meyer, Schlesien in d. deutsch. Gesch., in Histor. Zeitschr., 152 (1936), pp. 278-44; I. Klanger, Schlesische Volksbunde, ivi 1925. Inoltre: K. Piwarski, Hist. Slusba et zurpsic, Katowice-Breslavia 1947. Altre opere specifiche: F. Hanus, Cburch and State in Silvian under Fredrush II, Washington 1944: id., Die ältere Gesch. der Zisterziemer, Breslavia 1947: F. Stange, Schlesien, Ktiningen 1951. Francesco Cognasso
SLOTANUS (SLOtEN), JOHANN. - Teologo domenicano, n. a Geffen (Brabante) all'inizio del sec. xvı, m. a Colonia il 9 luglio 1560. Studiò a Colonia e fu promosso maestro in teologia nel 1553. Priore a Colonia (1553-54), inquisitore generale nei territori di Magunza, Colonia e Treviri, dal 1554 insegnò teologia all'Università di Colonia.
Scrisse : De retinenda fide ortodoxa et catholica adversus haereses et sectus et praecipue lutheranam (Colonia 1545, ivi 1560); De octo beatitudinibus seranmes XIV, (ivi 1556); De praecipuis Incarnationis dicinae contraegne

(da E. Wiese, Schlesische Plastik, Lipsia 1933, tav. 12)
Slesia - La Crocifissione (ca. 1380) - Breslavia, chiesa di S. Barbara.
## Page 487

Slovacchia - Cartina storica con le attuali circoscrizioni diocesane : 1) confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica.
Redemptionis mystevits homiliarum libri tres (ivi 1557); Apologiae Iusti Velsii Havelgani confutatio (ivi 1557); Disputationes adversus haereticos liber unus (ivi 1558; tratta del primato del papa, del Sacrificio della Messa, dei Sacramenti, della venerazione dei santi, del Purgatorio ecc. contro Giusto Velsio).
Bim.: Quétif-Echard, II, pp. 175-76; Acta cap. gen. O. P., IV (Monumenta O. P. hist., 9), ed. B. Reichert, Roma 1901, p. 354; N. Paulus, Die deutschen Donaishaner im Kampfe gegen Luther, Friburgo in Br. 1003, pp. 156-62; G. Löhr, Die zweite Miurzeit des Kalner Donaishanerklusters, in Archicum Ps. Proud., 19 (1949), pp. 233-44. Alfonso D'Amato
SLOVACCHIA (Slovensko). - Regione storica dell'Europa centrale, già parte dell' Ungheria (9061918), poi della Cecoslovacchia (1918-39), poi Stato indipendente (1939-45), ora, di nuovo, parte della Cecoslovacchia.
1. Geografia. - I confini tradizionali della S., che fra il marzo 1939 ed il maggio 1945 costituì un'unità stabile staccata dalla Cecoslovacchia, sono segnati ad occidente (verso la Moravia) dal crinale dei Carpazi bianchi e dal basso corso della Morava, e ad oriente dalla valle dell'Ung, che la divide dalla cosiddetta Russia subcarpatica (oggi annessa con il nome di Transcarpazia all'Ucraina Sovietica). I Beschidi formano a N. la frontiera tradizionale con lo Polonia ed a S. la Morava quella con l'Austria, mentre il confine con l'Ungheria è, salvo un primo tratto (Danubio), del tutto convenzionale. La S. è estesa 48.957 kmq . (ca. Piemonte e Lombardia riuniti).
La S. consta di una parte settentrionale, più ampia, formata da una serie di rilievi abbastanza elevati (il Gerlachovka, nei Tatra, tocca i 2663 m .), ricoperti di boschi, massicci e monotoni, e tuttavia percorsi da valli longitudinali (alte valli del Veh e dello Hron, correnti al Danubio; del Poprad, tributario della Vistola) e trasversali sui cui fondi sono possibili le colture e gli insediamenti; ed una meridionale, in cui si aprono le pianure, la più importante delle quali si stende lungo il Danubio, tra le foci della Morava e dello Hron.
La popolazione ( 12,5 milioni di ab.; densità 72 a $\mathrm{kmq} ., 53$ nelle regioni di montagna, 110 nella piana di SO ), comprende 175 di allogeni (Ungheresi, Israeliti); il resto è costituito dagli Slovacchi, affini ai vicini Cechi, e come questi appartenenti agli Slavi occidentali, ma distinti, per il forte influsso subito nei nove secoli di soggezione magiara.
L'economia della S. unisce a modeste risorse agricole
(cereali, barbabietole, patate; quasi tutto il vino e il tabacco della Cecoslovacchia) ed alla pastorizia che prevale nelle regioni settentrionali (ovini ed equini), un notevole sviluppo industriale (industrie meccaniche, siderurgiche, chimiche, ceramiche, alimentari), favorite da abbondanza di materie prime (ferro, rame, mercurio, nichelio, cobalto, nei M. Metalliferi; manganese, sale, petrolio; né mancano oro e argento), che ne fecero la regione più industriale del vecchio Regno ungherese. Anche le risorse forestali ( $1 / 3$ della superficie territoriale) sono cospicue.
Una sola città, Bratislava, la capitale, supera i 100 mila ab. ( $18 \frac{1}{2}$ mila nel 1950); delle rimanenti, le più notevoli sono Komárno ( 31 mila ab.), altro porto sul Danubio, e Košiče ( 61 mila ab.), nell'alto bacino dello Hernad (Tibisca), centro economico e culturale della S. orientale.
Bim.: E. Denis. La question d'Autriche - Les Slovagues, Parigi 1917; R. W. Seton Watson, S. then and now. Londra 1951; J. Hromidka, Visebrený Zemépis Slovenska (Geografia della S.), Bratislava 1943.
Giuseppe Canari
II. Storia. - Prima degli Slavi occuparono il territorio della S. tribù celtiche e germaniche: Marcomanni, Quadi, Boi, Hunni, ecc. L'Impero romano, dal fortificato limes sul Danubio, nel sec. it d. C. si spinse oltre. L'imperatore Marco Aurelio pensava di formare una nuova provincia dell'Impero proprio sul territorio della S. e due volte personalmente guidò le sue legioni nelle guerre d'oltre Danubio (aa. $169-75$ e 180 ). Una legione romana si stabilì sul posto dell'odierna città di Trenčín (allora Laugaritio) e qui incise nella roccia un'iscrizione dedicatoria. Questo è il più antico monumento scritto in terra di S. (a. 179). I primi cristiani furono proprio i soldati romani di Marco Aurelio. I rilievi storici sulla colo