volume-11

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(in religione suor Colombia). Scopo: educazione della gioventù in scuole popolari e orfanotrofi. Decreto di lode nel 1885, approvazione delle Costituzioni nel 1911. Contavano, nel 1940, 176 suore in 16 case. Casa generalizia a Tarnovia (Presmilia) (Arch. d. S. Congr. d. Relig., P, 38).
37. T. Francescane (Gozo). - Fondate a Gozo nel 1883 dal vescovo mons. Giuseppe Pace. Scopo: educazione della gioventù ed opere di assistenza. Decreto di lode nel 1937, ed approvazione definitiva nel 1946. Contano 407 suore in 29 case (Arch. d. S. Congr. d. Relig., G, 31).
38. T. Francescane Alcantarine (Roma). - Fondate nel 1869 a Castellammare di Stabia (Napoli) dal can. Vincenzo Gargiulo e da Luigia Russo (in religione suor Agnese dell'Immacolata). Scopo: educazione delle fanciulle, specialmente orfane, cura delle pericolanti e delle cadute, assistenza agli infermi negli ospedali. Decreto di lode nel 1894, approvazione definitiva dell'Istituto e delle Costituzioni nel 1903. Contano ca. 1000 suore in 110 case in Italia e in Brasile. Casa generalizia a Roma (Arch. d. Casa gener.).
39. T. Francescane dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Malaga). - Fondate ad Antequera (Malaga) nel 1884 dalla signora Maria Gonzales Ramos. Scopo : educazione della gioventù in scuole, salih, ecc. Decreto di lode e approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1902, definitiva nel 1938. Contano 203 suore in 22 case diffuse nella Spagna. La Casa generalizia è a Malaga (Arch. d. S. Congr. d. Relig., M, 71).
40. T. Francescane della Beata Angelina (Roma).Fondate a Foligno nel 1595 dalla b. Angelina dei conti di Marsciano. Scopo: istruzione della gioventù femminile. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1915, definitiva nel 1923. Contano 72 suore in 8 case, tutte in Italia. Casa generalizia a Roma (Arch. d. casa gener.).
41. T. Francescane della Carità (Buenos Aires). Fondate nel 1880 a Buenos Aires dalla signora Marcedes Guerra. Scopo: educazione della gioventù, assistenza ai malati negli ospedali e case di cura. Decreto di lode nel 1908, approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1909. Contano 302 suore in 24 case tutte in Argentina. La casa generalizia è a Buenos Aires (Arch. d. S. Congr. d. Relig., B, 69).
42. T. Francescane della Divina Pastora. - Fondate a Madrid nel 1868 da Anna Fonteuberta. Scopo: educazione della gioventù. Approvazione della S. Sede

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nel 1899; aggregate all'Ordine dei Frati Minori nel 1906. Contano 572 suore in 37 case (Conspectus Trium Ordinum S. Francisci, Roma 1929, p. 224).
43. T. Francescane della Purissima Concezione (Cartagena). - Fondate a Murcia nella Spagna nel 1878 dal francescano Francesco E. Malo con l'approvazione del vescovo. Scopo: assistenza delle orfane e cura dei malati, specialmente contagiosi. Decreto di lode nel 1900, approvazione dell'Istituto e delle Costituzioni nel 1903. Contano 196 religiose in 21 case, tutte nella Spagna (Arch. d. S. Congr. d. Relig., C, 43).
44. T. Francescane della Purissima Concezione (Messico). - Fondate a Messico dal p. Refugio Morales e da suor Maria di Gesù Crocifisso. Scopo: educazione della gioventù e opere di carità in cliniche e ospedali. Decreto di lode nel 1947. Contano 291 suore in 32 case. La casa generalizia è a Messico (Arch. d. S. Congr. d. Relig., M, 143).
45. T. Francescane delle Missioni (Cordoba). Fondate a Cordoba (Argentina) nel 1878 dal p. F. Porscen e dalla madre Transito Cabanillas. Scopo: educazione della gioventù e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1901, approvazione delle Costituzioni nel 1902. Contano 243 suore in 23 case. La casa generalizia è a Cordoba (Arch. d. S. Congr. d. Relig., C, 45).
46. T. Francescane dell'Immacolata Concezione (Barcellona). - Fondate a Barcellona nel 1859 dal francescano Raimondo Boldin. Scopo: educazione della gioventù. Approvate dalla S. Sede nel 1900. Nel 1907 furono aggregate all'Ordine dei Frati Minori. Contano 245 suore in 17 case in Spagna, Marocco, Argentina e Uruguay (Conspectus Trium Ordinum S. Francisci, Roma 1929, p. 229).
47. T. Francescane dell'Immacolata Concezione (Valencia). - Fondate a Valencia nel sec. xiv come T. regolari e con clausura papale, nel 1902 divennero Istituto con voti semplici perpetui. Scopo : educazione della gioventù e assistenza ai malati. Contano 375 suore in 31 case. Casa generalizia a Valencia (Conspectus Trium Ordinum S. Francisci, Roma 1929, p. 237).
48. T. Francescane di Allegany (Buffalo). - Fondate ad Allegany (Buffalo) nel 1895 da Giuseppe Todd, Brigida Talen e Teresa O'Neil sotto la direzione del p. Panfilo da Magliano. Scopo : educazione della gioventù in asili, scuole, ecc. ed assistenza ai malati. Approvate dalla S. Sede nel 1913. Contano 469 suore in 31 case tutte in America (Conspectus Trium Ordinum S. Francisci, Roma 1929, p. 424).
49. T. Francescane di Gesú Bambino (Assisi). - Fondate all'Aquila nel 1879 da suor Maria Giuseppe di Gesù Bambino (al secolo Barbara Micarelli). Scopo : educazione della gioventù, specie delle fanciulle povere, assistenza agli infermi e missioni. Decreto di lode nel 1910, approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1911, definitiva nel 1922. Contano 1200 suore in 104 case in Italia, Perù, Cirenaica e Belgio. La casa generalizia è S. Maria degli Angeli (Perugia) (Arch. d. casa gener.).
50. T. Francescane di Maria Immacolata di Joliet (Joliet). - Fondate a Joliet (dioc. di Chicago) nel 1865 dal francescano Panfilo da Magliano. Scopo : educazione della gioventù. Approvate nel 1881 dal vescovo mons. Duggan. Approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1901, definitiva nel 1912. Contano 627 suore in 56 case specie nell'America del Nord. Casa generalizia a Chicago (Arch. d. S. Congr. d. Relig., C, 56).
51. T. Francescane di Nostra Signora del Rifuio (Guadalajara). - Fondate a Guadalajara nel Messico, dal francescano Pasquale Avelar. Scopo: rieducazione delle donne perdute e assistenza ai malati negli ospedali e case di cura. Approvate dal vescovo nel 1920; decreto di lode nel 1939. Contano 176 religiose in 18 case. Casa generalizia a Guadalajara (Arch. d. S. Congr. d. Relig., G. 81).
52. T. Francescane di San Felice da Cantalice (Cracovia): v. suore di san felice del terz'ordine di san francesco (Cracovia).
53. T. Francescane di San Giuseppe (Buffalo). - Nel 1896 la casa delle Suore di S. Carlo di Polonia esistente a Pittsburg (U.S.A.) fu soppressa e le suore si occuparono delle opere parrocchiali di Trenton e più tardi diedero inizio ad una nuova Congregazione che nel 1909 fu aggregata all'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1928, definitiva nel 1936. La casa generalizia è a Buffalo (Arch. d. S. Congr. d. Relig., B, 114).
54. T. Francescane di Sant'Antonio ai Monti (Napoli). - Fondate a Napoli nel 1822 dalla serva di Dio suor Maria Luigia del S. Cuore di Gesù, alcantarina. La Congregazione ebbe da principio il nome di Solitarie Alcantarine e. Approvazione e correzione delle Costituzioni nel 1921. Scopo: educazione della gioventù, convitti per signorine e pensionati per signore anziane. Contano 104 suore in 11 case. Casa generalizia a Napoli (Arch. d. S. Congr. d. Relig., N, 51).
55. T. Francescane di Sant'Onofrio (Rimini). Fondate a Rimini nel 1882 dalla nobil donna Faustina dei Conti Zavagli (in religione suor Maria Teresa di Gesù Crocifisso). Scopo : educazione della gioventù in asili, educandati, orfanotrofi, laboratori, assistenza all'Azione Cattolica. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1944. Contano 133 suore in 27 case, tutte in Italia. Casa generalizia a Rimini (Arch. d. Casa gener.; Bonaventura da Fuenza, Istituto delle Suore Terziarie Francescane di S. Onofrio di Rimini, Fuenza 1959).
56. T. Francescane di Syracuse (Syracuse). - Fondate nei 1860 dal vescovo di Albany. Scopo: direzione di orfanotrofi, convitti, ospedali e lebbrosari. Decreto di lode nel 1914, approvazione delle Costituzioni nel 1923. Contano 433 in 42 case. La casa generalizia è a Syracuse (Arch. d. S. Congr. d. Relig., S., 30).
57. T. Francescane ElisabetTine (Padova). - Fondate a Padova nel 1828 dalla serva di Dio Elisabetta Vendramini e dal sac. Luigi Maran. Scopo : opere caritative. Decreto di lode nel 1910; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1913 e nel 1918, definitiva nel 1924. Contano 1458 suore in 159 case in Italia, Egitto e Libia. Casa generalizia a Padova (Arch. d. Casa gener.).
58. T. Francescane Ministre degli Infermi (Münster). - Fondate a Münster in Vestfalia nel 1850 dal p. Giovanni Giorgio Müller. Scopo : assistenza ai malati in ospedali e a domicilio. Approvate dalla S. Sede nel 1901, ebbero l'approvazione delle Costituzioni nel 1934. Costrette dal Kulturkampf ad emigrate dalla Germania si trasferirono in altre parti di Europa e in America. Contano 2921 suore in 172 case. La casa generalizia è a Münster (Conspectus Trium Ordinum S. Francisci, Roma 1929, p. 250; Arch. d. S. Congr. d. Relig., M, 69).
59. T. Francescane Missionarie del Giglio (Assisi). - Fondate nel 1702 dal p. Antonio Giuseppe Marcheselli. Scopo : opere di apostolato in asili, scuole, orfanotrofi, ambulatori, ecc.. Approvazione definitiva delle Costituzioni nel 1934. Contano 365 suore in 30 case (Arch. d. Casa gener.).
60. T. Francescane Missionarie del Sacro Cuore (Udine). - Fondate nel 1861 a Gemona del Friuli (Udine) dalla duchessa de Bauffremont e dal p. Gregorio Fioravanti. Scopo : educazione della gioventù e missioni. Decreto di lode e approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1894, definitiva nel 1905. Contano 931 suore in 100 case in Italia, Europa, America e Oriente. La casa generalizia è a Roma (Arch. d. casa gener.).
61. T. Mercedarie del Bambin Gesú (Cordoba). Fondate a Cordoba in Argentina nel 1887. Scopo: educazione della gioventù in scuole, asili, ecc. Decreto di lode nel 1931, approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1940. Contano 128 suore in 13 case tutte in Argentina (Arch. d. S. Congr. d. Relig., C, 88). Vincenzo Cossumano Silverio Mattel

TERZIO (Téptos, Tertius). - Cristiano di Corinto, discepolo di s. Paolo e suo amanuense per l'Epistola ai Romani (Rom. 16, 22).

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Convertito probabilmente dall'Apostolo quando fu a Corinto fra il 51 e il 53, T. prima era forse pagano. Il suo nome latino (Tertius) non dice nulla della sua origine e condizione sociale; né il suo saluto ai fedeli di Roma decide se li conoscesse direttamente, potendo indicare solo l'effetto che univa tutti i cristiani «nel Signore». Alcuni cattolici lo identificarono con Sila (v.), collaboratore di s. Paolo a Corinto e poi amanuense di s. Pietro, ma forse solo per l'assenanza dell'ebr. 66101 ("terzo") con Silas. A scrivere l'epistola ai Romani T. presto la sua opera per ca. un centinaio di ore. Per la sua collaborazione a questo scritto ispirato ebbe una particolare assistenza divina alle sue facoltà esecutive; però potè bastare anche l'assistenza preservativa da errori esercitata dallo stesso s. Paolo (v. ispirazione, II. Natura). Il saluto ai Romani che T. aggiunse di suo (Rom. 16, 22 : unico caso nell'intero epistolario psolino), forse dietro invito o permesso di Paolo, appartenendo al testo autentico e canonico è certamente ispirato.

Le vicende della sua vita sono per il resto ignote. Il Martirologio romano non lo nomina; i Greci lo commemorano al 10 nov. come vescovo di Iconio; altre tradizioni isolate lo dicono secondo vescovo di Iconio dopo un Sospatro o lo confondono con un Terenzio, vescovo di Iconio (così pure il cod. min. 7, parigino, del sec. xit).

Biol.: Acta SS. Iunii, IV, ed. Anversa 1707, p. 65; R. Cornely, Comm. in Ep. ad Rom., Parigi 1896, pp. 789; J.-A. Van Steenkiste, Comm. in omnes s. Pauli epistolas, $6^{a}$ ed., Bruges 1899, p. 212 sg.; G. M. Petrella, Introduzione generale alla S. Bibbia, $2^{a}$ ed., Torino 1952, p. 39 sg. Luigi Vagaggini

TERZO PENSIONABILE. - E un'applicazione dell'istituto delle pensioni, d'importanza speciale per il Regno delle Due Sicilie. Il R. Pontefice aveva concesso ai re Borboni il diritto di diffalcare, dalle rendite dei vescovati, delle abbazie e dei benefici di regio patronato del Regno, una terza parte per concederla in pensione alle persone, per lo più ecclesiastiche, a piacere del principe.

Questo diritto venne abolito per il Napoletano dal Concordato del 16 febbr. 1818; ma il sovrano, in linea provvisoria, continuò entro il limite del t. p. a concedere pensioni vitalizie, a carico delle mense, per non privarne coloro che alla pubblicazione del Concordato stesso ne erano investiti. Esso fu conservato in pieno, invece, in Sicilia, dove si esercitò anche dopo e si amministrò per mezzo dell'Economato generale dei benefici vacanti. Il t. p. si considerava come patrimonio uscito dai beni della mensa e doveva quindi essere corrisposto anche dagli Economati dei benefici vacanti sul reddito delle mense che passavano sotto la loro amministrazione nel periodo della vacanza del titolare. E da notare che il t. p. gravava solo sui vescovati il cui reddito eccedeva i tremila ducati, e la mensa vescovile non poteva mai essere assoggettata al t. p. se, perciò, fosse venuta a verificarsi una diminuzione delle rendite al disotto di quella somma. Distinto dal t. p., benché da esso originato, era per la Sicilia il fondo delle pensioni perpetue spettanti a favore di alcuni enti morali, che venne ripartito pro rata fra i vescovati, prelature e abbazie di regio patronato, secondo la liquidazione approvata con rescritto 27 giugno 1827.

Con rescritto del ro ag. 1824 era stato, infatti, stabilito che i beneficiari dovessero profittare delle pensioni che si estinguevano. Ora, fra i pensionari vi erano alcuni enti morali che per loro natura erano perpetui. Ciò dava origine a disparità e a reclami; perciò il Governo pensò di ripartire l'onere di tali pensioni perpetue in equa proporzione su tutti i benefici; e con rescritto ro genn. 1825 dispose che tutto l'ammontare delle pensioni perpetue - cessasse di fare parte delle pensioni e diventasse peso sulla rendita di tutta la massa dei beni ecclesiastici pensionabili, da ripartirsi pro rata»; così si ebbero tanti oneri nuovi e fissi da pagarsi dagli enti gravati, oltre il t. p. La storia di questo istituito si intreccia a quella delle pensioni ecclesiastiche. Per principio generale i frutti del beneficio devono essere goduti dal beneficiario; ma tale principio è limitato dall'altro, secondo il quale i frutti devono anche servire ai bisogni della Chiesa e dei poveri.

Perciò l'autorità ecclesiastica può detrarre dai frutti del beneficio una certa quantità per assegnarla ad una terza persona, priva di beneficio e in condizioni di bisogno. Nacquero così le pensioni ecclesiastiche. Ma le potestà civili spesso e volentieri rivendicarono un'esclusiva competenza sulle dotazioni esteriori delle temporalità dei benefici e si opposero a un sistema che poneva a disposizione del Pontefice considerevoli somme che uscivano dai vari paesi. Così avvenne che in taluni Stati si limitò all'autorità pontificia la disponibilità delle pensioni o si pretese per esse il beneplacito del sovrano e che in altri paesi il principe stesso, pur non osando ancora considerare i beni della Chiesa come beni della nazione, escluse affatto l'ingerenza del Sommo Pontefice e a sé solo riservò la facoltà di concedere pensioni sui benefici ecclesiastici. Fu allora che i papi si adoperarono a limitare l'azione dei principi e ne derivarono consuetudini ed accordi, in virtù dei quali il sovrano poteva innovare e concedere pensioni sui benefici ecclesiastici che non eccedessero però il terzo delle loro rendite. Soltanto in seguito al Concordato dell' 11 febbr. 1929, art. 25, lo Stato italiano ha rinunziato alla prerogativa del regio patronato sui benefici maggiori e minori, e ha abolito la regalia sopra gli uni e gli altri e il t. p. nelle provincie del Regno delle Due Sicilie.

Biol.: A. Lorusso Caputi, Il t. p. dei benefici di regio patronato nella Sicilia, Palermo 1908; N. Coviello, Manuale di diritto ecclesiastico, a cura di V. Del Giudice, I, Roma 1922, p. 238 sgg.; V. Del Giudice, Manuale di dir. ecclesiastico, $7^{a}$ ed., Milano 1931, p. 273 sgg. Luigi Fini

TERZ'ORDINE. - E un'associazione di fedeli che professano di tendere alla perfezione cristiana in modo consentaneo alla vita secolare, con l'osservanza d'una Regola approvata dalla S. Sede, sotto la guida e secondo lo spirito di un Ordine religioso (CIC, cann. 685, 702). La Regola approvata, la relativa personalità giuridica, il vincolo giuridico di stabilità della professione preceduta dal noviziato, assimilano il T. O. agli Ordini religiosi; l'assenza di voti pubblici o privati prescritti dalla Regola e la mancanza di vita comune lo distinguono dagli altri stati di perfezione cristiana; il fine di tendere alla perfezione cristiana nel secolo lo differenzia dalle altre associazioni. Il CIC tratta del T. O. alla fine del II l., quale prima categoria delle tre specie di associazioni dei fedeli.

Storicamente il T. O. nacque nel basso medioevo dallo spontaneo raggrupparsi dei buoni secolari attorno ai religiosi. In concreto si hanno elementi affini al T. O. negli Oblati di s. Benedetto e di s. Norberto, invero poco diffusi, che compaiono agli inizi del sec. xir; verso la fine dello stesso secolo si hanno i Poveri Cattolici e gli Umiliati. Chi diede forma propria al T. O. fu s. Francesco d'Assisi. L'idea risale al 1212 ca. e il Santo la concretò attorno al 1220, compilando, aiutato dal card. Ugolino, la Regola, perduta nel suo originale ma la cui sostanza si trova nella Lettera ai fedeli, e passò nel Memoriale propositi fratrum et sororum de poenitentia (i primi 5 capp. e parte del $6^{\circ}$ sembrano originali del 1221, da metà del $6^{\circ}$ a tutto il $12^{\circ}$ la sostanza è pure del 1221 con ritocchi però fino al 1228 ; il $13^{\circ}$ e ultimo si compone di 15 aggiunte fino al 1247). La diffusione mirabile dei Francescani portò una proporzionata diffusione del T. O. Papa Onorio III lo approvò, come attestano documenti papali vicini (Gregorio IX, Innocenzo IV); i Papi lo favorirono e difesero, concedendo privilegi per i benefici grandi in favore della Chiesa realizzati dal T. O. in tempi turbolenti. Niccolò IV riorganizzò il T. O. francescano con una nuova Regola in 20 capp. (bolla Supra montem, 19 ag. 1289). Nel sec. xiv e seguenti i terziari tendono a unirsi in vita comune sul tipo religioso, con uno o più voti religiosi, formando varie congregazioni con statuti propri. Leone X (cost. Inter cetera, 20 genn. 1521) per togliere ogni varietà emanava per queste comunità una Regola in 10 capp., imponendo a tutte i voti solenni e la vita

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comune; si ebbe così il T. O. regolare; Pio XI (bolla Rerum conditio, 4 ott. 1927) sostituiva la Regola leonina con una in 8 capp., aggiornata al CIC e alle nuove esigenze, imponendola non solo al T. O. regolare, ma alle varie congregazioni di voti semplici sorte come terziarie e aggregatevi.

Il T. O. secolare francescano segul la Regola di Niccolò IV, con alcuni commenti o ritocchi di vari Papi (Giulio II, Clemente VII, Paolo III, Innocenzo XI, ecc.) fino a Leone XIII, il quale vide nell'associazione un mezzo efficace per la rinascita cristiana e per questo fra i molti documenti in merito emanò la bolla Misericors Dei Filius ( 30 maggio 1883), con cui aggiornava l'antica Regola.

Anche attorno agli altri Ordini religiosi si raccoglievano i fedeli bramosi di vita migliore; si hanno cenni verso il Izzava3 dei Frati e Sorelle della Milizia di Gesù Cristo, gravitanti attorno ai Domenicani, con scopi però diversi (difesa dalle eresie); il gen. Munio da Zamora (1285) rielaborava la Regola improntandola al tipo del T.O. (v. FRATI PREDIOETONI, IX). Solo più tardi la S. Sede riconobbe espressamente ai vari Ordini religiosi il diritto di aggregarsi analoghe associazioni : ai Domenicani nel 1406; agli Agostiniani nel 1409; ai Serviti nel 1424; ai Carmelitani nel 1452; ai Minimi nel 1508; ai Trinitari e Premostratensi nel 1751; ai Benedettini nel 1871. Si ha pure il T. O. dei Mercedari. Non si deve confondere il T. O. con altre pie unioni, con scopi diversi, anche se siano dette T. O.

Grandissimo l'influsso del T. O. sugli individui e sulla società : numerosi i santi, i beati, gli uomini insigni in virtù e dottrina fra i chierici e laici dal suo sorgere all'età contemporanea, in Europa e in America : terziari furono e si trovano tuttora nelle più svariate opere di carità e di apostolato, erette o favorite da essi.

Solo la S. Sede può concedere il privilegio perché un Ordine religioso si aggreghi un T. O. (can. 703); concesso il privilegio, i superiori possono ascrivere le persone individue ed erigere il T. O. in corpo non organico soltanto nelle proprie chiese; per erigere i sodalizi in corpo organico (persona collegiale) devono avere il consenso del vescovo, salvo un privilegio distinto e salvo il ricorso alla Congregazione del Concilio contro un rifiuto non ragionevole; e ciò sotto pena di nullità (cann. $680 \$ 3,703 \$ 2$ ). Superiori competenti con autorità ordinaria, delegabile pure ad universalitatem causarum, sono il generale (per i Francescani e Carmelitani neque jure tutti quelli delle diverse famiglie, più quello dei Terziari regolari francescani), i provinciali, i superiori locali, anche di case non formate, purché sui iuris, e gli equiparati nei luoghi di missioni e nelle provincie in formazione (non però i loro vicari, salvo che i superiori non abbiano cessato dall'ufficio o ne siano stati sospesi). Il loro potere (salvo il caso dei generali, evidentemente) per sodalizi è territoriale; per l'ammissione di terziari isolati alcuni autori vorrebbero affermare che il potere non sia circoscritto da territorio. La delegazione può riguardare l'erezione di sodalizi in corpo organico (persona collegiale) o semplicemente in corpo inorganico, oppure l'ammissione di terziari isolati; inoltre la direzione dei sodalizi già eretti.

I sodalizi organici e inorganici devono essere eretti con sede propria in una chiesa o oratorio pubblico o almeno semipubblico, oppure in qualche altare di una chiesa o oratorio pubblico; tuttavia, in caso di necessità per mancanza (p. es., in missione) o dislocazione di chiesa si può erigere il sodalizio in luogo profano con i relativi privilegi. Il sodalizio non cessa per la cessazione (distruzione) del luogo d'erezione; e mancando questo i terziari acquistano le indulgenze nella chiesa parrocchiale. Nelle chiese di religiose possono erigersi solo sodalizi femminili. In luoghi piccoli è conveniente erigere un sodalizio solo dello stesso Ordine; ma in luoghi o città vaste spetta alla prudenza dei superiori regolari giudicare sulla distanza opportuna per l'erezione di più sodalizi. E lecita l'erezione di più sodalizi in una stessa chiesa per categorie diverse di persone (uomini, donne, sacerdoti, nazionalità distinte). I superiori maggiori, nel
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(da R. W. Chambers, A Fifteenth Century Courtesy book Londra III, Iro. pp. 31-32)
Ters'Ordine - Elenco di personalità appartenenti al T. O. francescano. Codice del sec. xv - Londra, coll. Pennant, f. $12^{\circ}$.
delegare per l'erezione, pongono per la liceità in genere alcune restrizioni destinate a conservare l'armonia fra le varie famiglie dello stesso Ordine che esistessero in luogo. Per la valida erezione di sodalizio si esige la facoltà del primo Ordine, il consenso del vescovo (dopo il CIC; prima non era cosa certa), la presenza di almeno tre professi trattandosi di sodalizio organico, il decreto scritto (dopo il CIC) e il registro (almeno provvisorio). Il sodalizio inorganico si distingue dall'organico in quanto non può porre atti collegiali (elezione canonica di cariche) né darsi degli statuti; di più, senza consenso del vescovo, possono erigersi nelle chiese del primo Ordine. I sodalizi cessano dopo 100 anni dalla morte dell'ultimo membro (can. 102) o con atto della competente autorità ecclesiastica erettrice.

I terziari isolati devono essere eccezione; sono obbligati al noviziato, alla professione e alle altre prescrizioni di Regola non connesse al sodalizio. I sodalizi dei T. O. francescano e carmelitano, stante la pluralità del primo Ordine, eretti per autorità propria o delegata dei superiori d'una famiglia, restano sotto l'obbedienza di questa famiglia, anche se di fatto in seguito siano curati da altra famiglia, salvo il consenso dei superiori della famiglia erettrice per il passaggio d'obbedienza. I singoli terziari, anche dei sodalizi, possono invece passare da obbedienza a obbedienza e da sodalizio a sodalizio. Chi è ascritto a un T. O. non può appartenere ad altro T. O. senza privilegio apostolico (esiste, p. es., a Bologna nei riguardi del T. O. domenicano); può tuttavia passare da un T. O. a un altro, rinnovando il noviziato (can. 705).

Per l'ammissione si esigono : a) la Sede cattolica; i censurati notoriamente e i pubblici peccatori non possono validamente iscriversi (can. $693 \$ 1$ ); b) un'età conveniente ( 14 anni); c) l'assenza di voti pubblici, anche tem-

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poranei (can. 704), venendo il fine del T. O. assorbito in tutto; però se alcuno fosse già terziario, fino ai voti usufruisce delle grazie del T. O., e venendo dimesso dopo i voti, conserva l'ascrizione al T. O. I chierici secolari possono lecitamente iscriversi a un T. O. Con l'ascrizione inizia l'anno di noviziato, necessario anche per i terziari isolati; solo al termine di esso si emette la professione; essa può ragionevolmente differirsi di qualche tempo, non per degli anni; in tal caso il noviziato si deve considerare interrotto. Si ha pure interruzione con l'uscita dal T. O. da parte dell'individuo per dichiarazione pubblica o per legittima dimissione. Le obbligazioni sono in genere non morali, ma giuridiche, in modo che la persona colpevole deve solo sottostare alle sanzioni dei superiori.

La professione, a distanza di quella religiosa, non costituisce in stato sacro, non lega per motivo di religione; esprime solo un pubblico proposito ricevuto in nome della Chiesa di vivere in una determinata forma, proposito obbligante per motivo di fedeltà. Una sanzione (pso iure inflitta determina che chi non porta l'abitino non usufruisce delle grazie e privilegi; tuttavia per questo, salvo il rigetto per disprezzo, non cessa l'ascrizione. L'abitino non può sostituirsi con medaglia senza dispensa individuale motivata (certi lavori, malattia); non si esige che si porti di notte o sulla pelle o esternamente. Consta dello scapolare di tessuto di lana, di forma rettangolare, del colore del relativo Ordine, da portarsi pendente dalle spalle sul petto e sul dorso; del cingolo (non semplice filo, ma cordicella) da portarsi attorno ai fianchi; può essere di lana, lino, canapa, cotone. Basta che si benedicano la prima volta. Nei tempi passati i terziari portavano un abito grande esterno (intero o a forma di scapolare grande) nelle funzioni e anche nella vita civile; oggi (can. 703 § 3) se ne può usare nelle funzioni sacre solo con la licenza del vescovo, salve le consuetudini, i diritti acquisiti e l'uso nelle riunioni private dei terziari.

La trascuratezza degli impegni assunti con la professione non fa cessare dall'appartenenza, trattandosi di patto bilaterale che esige per lo scioglimento il consenso dell'altra parte; dice solo mancanza di fedeltà e di generosità verso Dio e potrà motivare la dimissione.

I terziari, anche novizi e isolati, godono dei privilegi concessi al relativo T. O. direttamente; per privilegio alcuni (così per il T. O. francescano: Pio X, 5 e 17 maggio 1909) godono per comunicazione dei privilegi e grazie del primo e del secondo Ordine non strettamente connessi con lo stato religioso. In genere comprendono: a) indulgenze; b) assoluzioni e benedizioni papali; c) privilegi per la Messa e il Divino Ufficio (altare privilegiato, ecc.); d) diritto (non obbligo) di intervento alle funzioni sacre con la precedenza sulla confraternite e pie unioni; e) diritto, per i sodalizi, di avere e amministrare beni, e nei sodalizi organici di eleggere gli ufficiali interni (non il cappellano), di tenere adunanze, di darsi statuti (cann. 697 sgg., 701, 706). Per la precedenza nelle funzioni sacre si esige l'intervento collegiale, sotto la propria Croce o stendardo (per privilegio alcune volte sotto la Croce del primo Ordine) e con l'abito (intero ed esterno) o le insegne proprie. In alcuni luoghi vige la consuetudine che con l'ascrizione al T. O. uno acquista il diritto d'essere funerato nella chiesa dove esso è eretto, senza bisogno d'elezione.

Il T. O. dipende dal vescovo: a) per l'erezione dei sodalizi organici e inorganici, escluse per questi la chiese del primo Ordine; b) per la nomina o revoca del direttore o cappellano (escluse le chiese del primo Ordine) e salvo privilegio contrario (come è dell'Ordine francescano),
benché tutte le facoltà derivino dai superiori del primo Ordine (can. 698); c) per il controllo annuale dell'amministrazione e per la raccolta d'elemosine; d) per la visita canonica fuori delle chiese del primo Ordine. Dipende invece da quest'ultimo : a) per la facoltà d'erezione; b) per la proposta (o nomina) del direttore e concessione delle facoltà; c) per la visita e la vita disciplinare interna del sodalizio (presiedere adunanze, ascrizione, dimissione, ecc.).

Il direttore ha i doveri e i diritti necessari all'ufficio (ammissione, conferenze, assoluzioni, ecc.); non ha il diritto di nominare gli ufficiali, di irritarne l'elezione, di riservarsi l'amministrazione dei beni, di esigerne versamenti, ecc.

BibL.: V.-M. Breton, Le Tiers Ordre franciscain, Parigi 1934; R. Luconi, Il T. O. regolare di S. Francesco, Macerata 1935; G. De Longmi, A l'undire des grands Ordres, Parizi 1936; L. I. Fanfani, De Tertio Ordine s. Dominici, Commentarium iuridicum, Roma 1942; A. Peruffa, Il T. O. franc. nel pensiero dei papi da Pio IX a Pio XII, ivi 1944; A. Da S. Elia a Pianisi, Manuale storico-giuridico-pratico col T. O. franc., ivi 1947; M. Da Coronata, Il T. O. franc., legislazione canonica, $3^{\circ}$ ed., Rovigo 1949; P. Chiminelli, Il T. O. franc. forza viva nella Chiesa di ieri e di oggi, Roma 1952; Pio XII, encad. Quingue abbine saeculis, 25 luglio 1952.

Sisinio da Romallo
TERZ'ORDINE REGOLARE DELLA PENITENZA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI. - Fondato ad Albi il 7 giugno 1866 dal sacerdote Francesco M. Clausade per la predicazione delle missioni.

Consta di chierici e conversi, ed ha 7 case, di cui 5 in Francia e 2 nel Matto Grosso (Brasile), mentre i religiosi sono appena 58 . Dalla S. Sede ebbe il decreto di lode il 22 genn. 1873. Le Costituzioni furono approvate temporaneamente il 12 giugno 1928 e definitivamente il 19 maggio 1936. La casa generalizia è ad Albi.

BibL.: Archiv. della S. Congr. dei Relig., A. 16.
Silverio Mattei
TERZ'ORDINE REGOLARE DI SAN FRANCESCO. - Deriva dal Terz'ordine della Penitenza, istituito da s. Francesco d'Assisi nel 1221 per i secolari.

Col passare del tempo molti di questi terziari, attratti dal desiderio di maggiore perfezione, abbandonarono le loro case per vivere negli eremi, pronunciando anche i voti religiosi. Queste comunità di terziari eremiti vennero spesso accusati di eresia e accomunati ai Fraticelli, ma ingiustamente, tanto che su richiesta di alcuni di essi, viventi in eremitaggi umbri, il papa Giovanni XXII nel 1323 approvò il loro genere di vita "utpote laudabile et valde utile». Nel 1447 papa Niccolò V con lettera apost. Pastoralis Officii raccomandò a tutti i terziari d'Italia di riunirsi in Capitolo generale ed eleggersi un "Visitatore e Padre principale». Così le varie congregazioni autonome si unirono alla Congregazione d'Italia, mentre le altre andarono man mano estinguendosi. Attualmente l'Ordine, che ha dato alla Chiesa uomini eminenti per santità e scienza, è diffuso in Europa, nelle Americhe e nelle Indie; si occupa di sacro ministero, dell'insegnamento, e delle missioni tra gli infedeli; conta 700 professi. La casa generalizia è in Roma, presso la basilica dei SS. Cosma e Damiano.

BibL.: F. Bordoni, Chronologium seu Historia Fratrum et Sororum Tertii Ordinis S. Francisci, Parma 1868; R. Luconi, Il T. O. R. di S. F., Macerata 1935; id., Il Quinta Contenario del T. O. R. di S. F., Roma 1947; Analecta Tertii Ordinis Regolaris Santi Francisci, ivi dal 1947.

Gabriele Andreozzi

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Maggiore edificò la grande cappella accanto alla navata destra, collocando sotto l'altare l'oratorio del Presepio e facendo innalzare sulle pareti laterali il sepolcro di s. Pio V ed il suo.

Ripristinò con gigantesco lavoro l'acquedotto alessandrino, l'« Acqua Felice», che giungeva fino all'Aracoeli e al Pincio e alimentava grandi fontane, tra cui quella del Mosè a S. Susanna. Per facilitare l'afflusso dei pellegrini alle basiliche costrui lunghissime strade, come il rettilineo da S. Maria Maggiore al Pincio, parte del quale ha tuttora il nome di Via Sistina. Amplió le piazze; pensò a costruire un grande bacino a Piazza Termini, derivandovi le acque dell'Aniene.

Non sempre in questi lavori si dimostrò buon gusto d'arte; né furono rispettati monumenti antichi e venerandi : andarono distrutti imponenti avanzi delle Terme di Diocleziano e il Settizonio di Settimio Severo. Ma le colonne Traiana e Antonina furono restaurate e sornontate dalle statue degli Apostoli, a dimostrare come il mondo pagano preparasse il trionfo del cristianesimo. E dalle rovine degli edifici romani furono tratti gli obelischi, innalzati all'inizio della Via Sistina, a S. Giovanni, a S. Croce, a Piazza del Popolo : celeberrimo quello di Piazza S. Pietro, che fu trasportato dal circo di Nerone e sollevato sotto la direzione del Fontana, fra l'entusiasmo del popolo (1586) : le iscrizioni sull'obelisco e sul basamento, inneggianti alle vittorie e al Regno del Cristo, dimostrano quale fosse il pensiero del Papa.
VIII. Uno sguardo all'opera di S. - Dopo avere tenacemente resistito all'indebolimento delle forze e alle gravi cure dello spirito e atteso fino all'ultimo agli obblighi dell'altissimo ufficio, S. chiuse piamente il suo pontificato, che forse la sua attività febbrile aveva reso più breve. La plebaglia, irritata per la rigida giustizia e le gravi imposte, tentò di rovesciare la statua crettagli dal Senato nel Palazzo dei Conservatori; la salma del Pontefice, prima sepolta provvisoriamente in S. Pietro, ebbe tuttavia degno riposo nel monumento di S. Maria Maggiore. La posterità ha reso giustizia al grande Pontefice. Uomo di larghissime vedute, di smisurati propositi, di ferrea volontà, di operosità infaticabile, S. non sempre riusci ad attuare i suoi disegni, né seppe attuarli felicemente. Ma il suo pontificato segnò nella storia della Chiesa dello Stato papale, di Roma un'orma incancellabile. Anche gli aneddoti, veri e non veri, fioriti intorno a lui, mostrano come sia viva ancora la sua memoria. - Vedi tav. XLVIII.

Bibl.: Pastor. X: A. Teetaert. Svate Quint. in DThC. XIV (1941), coll. 2217-38. Nell'uno e nell'altro luogo bibl. ricchissima: v. in particolare, tra le fonti, oltre alle inedite, gli Acta consistorialia, il Bullarium Romanum, i Documents chiziani, pubblicari del Cu gnoni, la Relazione del Priuli, l' Autobiografia e il Diario del card. Santori; tra le opere, Bordinus (1588), Robardus (1590), Cicarelli (1693), Maffei (1747), Tempesti (1754), von Ranke (1885), Hübner (1890), Reulich (1892), Orbaan (1911 e 1913), Balzoni (1913), Pastor (Sisto V, Roma 1922), Pistoiesi (1921), Sparacio (1922), Aggiungi J. A. F. Orbaan, Documents inédits sur la Rome de Siste V et du card. Parnèse, in Mélanges d'arch. et d'histoire, 42 (1925), pp. 67-116; M. de Boüard, Sixte-Quint, Henri IV et la Ligue, in Revue des quest. bistor., 116 (1932), pp. 59-140; L. M. Parsonod, Sisto V. il genio della potenza. Firenze 1935, Cf. inoltre G. Ramacciotti, Le spese private di Sisto V, in Archivi, 7 (1940), p. 203 sgg.; G. Drei, Alessandro Farnese e Sisto V, in Archivi d'Italia, 9 (1942), pp. 5-24; M. H. Laurent, Siste V e le p. Ange de Joyeuse, in Collectanea franc., 12 (1942), pp. 552556; Ottavio da Alatri, Annali del pontificato di Sisto V, in Italia frances., 18 (1943), pp. 3-10, 89-95. Giovanni Battista Picotti

SISTO di Siena. - Biblista, n. a Siena nel 1520 da genitori ebrei, m. a Genova nel 1569. Da giovane S. si convertì ed entrò fra i Francescani. Accusato di eresia o di ricaduta nel giudaismo, fu condannato al rogo; ma, persuaso dal card. Ghisleri, si ritrattò e fu graziato da Giulio III. Quindi entrò fra i Domenicani e godette la fiducia di s. Pio V (Ghisleri), che gli affidò vari incarichi riguardanti l'Inquisizione. In particolare S. esplicò la sua attività a Cremona, controllando le pubblicazioni ebraiche. Ivi salvò non pochi manoscritti e libri in tale lingua. S. esplicò
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Suviglia, arcidocesi di - Il campanile della Cattedrale, detto La Giralda (sec. xII).
anche un'intensa attività oratoria, specialmente a Genova, ove visse a lungo.

Di lui resta un'opera fondamentale, ossia Bibliotheca sancto... ex praecipuis catholicae Ecclesiae auctoribus collecta et in acto libris digesta (Venezia 1566; spesso ristampata); è la prima introduzione (v.) biblica completa e condotta con vero senso critico. S. vi parla del numero, della divisione e dell'autentia dei Libri Secri (l. I), dei vari scritti e scrittori ricordati nella Bibbia (1. II), dell'ermeneutica (1. III: De act: expencrall sacra volentura, ristampata anche a parte, Colonia 1577), degli esegeti cattolici (1. IV), dell'autorità esegetica di quanti a ve vano commentato il Vecchio e il Nuovo Testamento (II. V-VI), delle critiche, con la loro confutazione, mosse contro gli scritti secri (II. VII-VII). In tale opera si trova per la prima volta la divisione dei libri biblici in "protocanonici" e "deuterocanonici" (e "apocrifi").
S. parla di vari altri suoi scritti, che non sono giunti fino ad oggi : un libro De sisi concordantiarum S. Bibliae, 4 libri su testi biblici di carattere astronomico, geografico, scientifico (Astronomicarum, geographicarum, physicarum quaestionum) o più discussi (In varios Divinae Scripturae locos problematicarum epistolarum liber), una concordanza od armonia dei 4 libri sapienziali (Proverbi, Ecclesiaste, Sapienza ed Ecclesiastice), commenti sulla Epistola ai Romani e su vari brani evangelici, oltre che sui primi capitoli del Genesi e di Giobbe, e su Ps. I e 51 (cf. Bibliotheca sancta [v. bibl.], pp. 475).

Bibl.: varie notizie e giudizi su S. furono raccolti da Th. Milante nelle pagine premesse alla sua edizione commentata della Bibliotheca sancta... I. Napoli 1742; D. Saul, Das Bibelstudium im Predigerorden, in Der Katholik, 82 (1902, 11), p. 442; M.-M. Gorce, Sixte de Sienne, in DThC, coll. 2238-39.

Angelo Penna
SIVIGLIA, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e capoluogo della provincia omonima nell'Andalusia (Spagna). L'arcidiocesi comprende, nel suo territorio di 27.716 kmq., le province civili di S. e Huelva, oltre a parte di quelle di Cadice, Cordova e Malaga. Ha una popolazione di 1.752 .000 ab., dei quali 1.751 .840 cattolici, distribuiti in 320 parrocchie, servite da 451 sacerdoti diocesani e 325 regolari; ha due seminari, 65 comunità religiose maschili e 216 femminili (Ann. Pont. 1953, pp. 403-404).

È l'antica Hispalis nella provincia betica. In S. furono venerati durante tutta l'epoca visigotica s. Felice diacono, ricordato al a maggio nel Calendario marmoreo di Carmona del sec. vi e in quello di Cordova del 961, e le ss. Giusta e Rufina, che, provocate dai pagani durante le feste delle Adonie (17-19 luglio), spezzarono a S. il simulacro della dea fenicia Salambo e furono martirizzate (F. Cumont, Les Syriens en Espagne et les Adonies à Seville, in Syria, 8 [1927], pp. 330-41). La Passio (BHL,

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4369) pone il loro martirio al 19 luglio, come anche il Martirologio gerouimiano, che però nomina solo Giusta; i calendari mozarabici invece al 17 luglio. Le loro reliquie sono menzionate in epigrafi, una della quali è del 662 (J. Vives, Inscripe. crist. de la España romana y visigoda, Barcellona 1942, nn. 333 e 306).

Il primo vescovo noto è Marcello (sec. III), attestato dal Catalogo emilianense (ms. R. II, 18 dell'Escuriale); presente al Concilio nazionale di Illiberis nell'anno 300 fu Sabino (PL 84, 301); egli si fece poi rappresentare al Concilio d'Arles del 314. Nel 441 il vescovo Sabino II fu espulso dalla sede da una fazione appoggiata dal re svevo Rechila e in sua vece fu eletto un tale Epifanio (Idacio, Chron., ad ann. 441); Sabino II non poté rientrare in sede che nel 461 (Idacio, loc cit., in España Sagrada, IV, Madrid 1756, p. 426); Sallustio è nominato in un documento del 30 nov. 520 (Jaffé-Wattenbach, n. 786) vicario del papa Ormisda; Zenone dato per predecessore di Sallustio alla fine del sec. v e vicario del papa Simplicio (ibid., n. 390) non fu vescovo di S., ma di Merida in Lusitania (v. J. Vives, Inscripe., cit., n. 363, commentario, in fine). La sede era metropolitana quando nel 589 il presule s. Leandro celebrò il primo Concilio provinciale e fu designato in un documento pubblico quale metropolitano della provincia lletica (PL 84, 358), titolo dato poi a tutti i suoi successori a cominciare dal fratello s. Isidoro (m. nel 636), il quale celebrò il secondo Concilio provinciale nel 610 e probabilmente anche un terzo, di cui si conserva solo un canone nella collezione pseudoisidoriana (Derrivales Pseudoisidorianae, ed. P. Hinschius, Lipsia 1863, p. 396). Durante il governo dei due santi fratelli la sede di S. ( $560-636$ ) in spiritualmente la vera capitale della Spagna; a s. Leandio si deve la conversione del popolo visigoto, solennemente proclamato nel III Concilio di Toledo del 589 (s. Isidoro, De viris ill., 57); s. Isidoro (v.) completò l'opera di lui, diede alla Chiesa visigota preziose leggi disciplinari nel IV Concilio di Toledo, ordinò la legislazione canonica nella Collectio Hispana, infuse grande vitalita alle scuole episcopali, e diede alla luce una produzione letteraria che lo rese il maestro, oltre che della Spagna, di tutta l'Europa medievale. I discepoli formati alla sua scuola estesero il suo influsso alle più importanti Chiese della penisola, quali Toledo e Saragozza. Grazie a questi due presuli di A. la Chiesa di Spagna si mantenne unita a Roma e ricevette incontaminato l'indirizzo pontificio. S. Isidoro fu anche maestro di monaci e la sua Regola contese per molto tempo con quella di s. Benedetto l'egemonia nei monasteri peninsulari, finché nel sec. XI trionfó definitivamente la Regola dell'abate di Montecassino in seguito alla riforma gregoriana.

I successori di Leandro e Isidoro fino all'invasione araba (711) sono noti soprattutto per il Catalogo emilianense e le sottoscrizioni dei Concilí di Toledo. Il vescovo Bracario nella seconda metà del sec. VII non fu l'autore del De ecclesiasticis dogmatibus come si è preteso (J. Madoz, in Recón y Fe, 122 [1941], pp. 237-39; Epistolario di Alvaro de Cordoba, ed. Madoz, Madrid 1947, p. 168, n. 15). Oppas, l'ultimo vescovo di questo periodo, tradendo la causa del re don Rodrigo, contribuì alla rovina della monarchia visigota e al trionfo degli Arabi invasori. S. fu sottomessa da Mūsā b. Nuṣajr nel 712 , e, dopo una sollevazione cristiana rapidamente soffocata, subì la dominazione araba per cinque secoli sotto un regime di tolleranza, con tutte le difficoltà che caratterizzano la storia dei cristiani mozarabici, pur conservando perfettamente l'antica organizzazione. Nell'interno della città si conservarono la chiesa metropolitana di S. Vincenzo e di Rubina (secondo la testimonianza di Ibn al-Qūtiijah: Iftitōh, 11) e quella delle SS. Giusta e Rufina; esse potevano essere riparate, ma non ingrandite, e il culto doveva limitarsi all'interno, senza alcuna manifestazione esterna. Probabilmente nel'825 furono martirizzati in Cordova i due fratelli Adolfo e Giovanni originari di S. (Martirologio di Usuardo al 27 sett.) e nell'856 la loro sorella Aurea, monaca nel monastero di Cutechara dopo la morte dei fratelli (v. s. Eulogio di Cordova, Memoriale Sanctorum, III, 17), vittime della persecuzione di 'Abd ar-
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(per curlesia dell'Uficio Spagnolo del Turismo) Siviglia, abciolocesi di - Particolare del Cortile dell'Alcazar.

Raḥmān II e di suo figlio Muhammad (853-59), che era conseguenza di un proselitismo battagliero capeggiato da s. Eulogio, martire nell'859. E poiché i cristiani si offrivano spontaneamente al martirio, il Concilio di Cordova dell'852, presieduto da Reccafredo metropolitano di S. e provocato dallo stesso 'Abd ar-Raḥmān, proibì un tale procedere (v. s. Eulogio, op. cit., II, 16), però senza grande risultato: Alvaro de Cordova pone questo vescovo tra i persecutori dei cristiani (v. Vita Eulogii, n. 7). Un altro prelato di S., detto Juan, apostatò alla fine del sec. XI in mezzo ai tormenti e giustificò la sua condotta dichiarando che quel che importa per un cristiano non sono le labbra, ma la coscienza; che contro la sua volontà aveva negato con la lingua, e poiché egli era fedele a Cristo col cuore, non si doveva guardare a quel che le labbra manifestavano agli uomini (v. Ugo di S. Vittore, Ad archiep. Hispalensem, in España Sagrada, IX, $3^{\circ}$ ed., Madrid 1860, pp. 434-38). Degli altri prelati di S. dell'epoca mozarabica basta ricordare Nonnito, successore di Oppas Teudula, all'inizio del sec. IX, che scrisse contro l'adozianismo, e un altro Giovanni noto dall'epistolario di Alvaro di Cordova (Epp., III e VI; ed. cit.). L'ultimo noto fu Clemente (ca. il 1144) che dovette fuggire dalla sua sede appena eletto, al sopraggiungere degli Almohadi che furono fanatici persecutori dei cristiani fino al 1248 quando il re di Castiglia Ferdinando III il Santo riconquistò S., la città più importante della Spagna musulmana. Primo arcivescovo della nuova serie fu l'infante don Filippo figlio del re. Una delle personalità più notevoli di quest'epoca nella storia ecclesiastica di S. fu Rodrigo de Santaella, uomo di fiducia dei prelati di S. dal 1491 al 1509 , riconosciuto quale fondatore tanto dell'attuale Seminario (1505) che dell'Università civile (1508), eretti ambedue con bolle di Giulio II. Dopo che la città venne riconquistata dal re s. Ferdinando la formazione del clero venne fatta nello Studio generale, fondato presso la Cattedrale da Alfonso il Saggio; ma tale istituzione scomparve nel sec. xv e allora i due prelati Diego Urrado de Mendoza e suo fratello Diego de Deza diedero tutto

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(da K. Hielscher, La Spagna scomaclata, Dertina 1272, tav. 11) Siviglia, arcidiocesi di - Convento di S. Paolo, fondato nel 1475.
il loro appoggio all'erezione del Seminario; anzi il secondo fondò nel 1515 il celebre Collegio ecclesiastico di S. Tommaso; un terzo ne fu istituito da don Alonso Manrique ca. il 1532. Tra il 1614-33 sorsero altri tre collegi; il più importante fu quello fondato dal can. don Gonzalo de Ocampo nel 1615 . Dopo molte vicende provocate dalle rivoluzioni nei secc. xvili e xix, il Seminario rifiorì nel 1848, unificando quanto si era potuto salvare delle precedenti istituzioni; nel 1897 Leone XIII lo eresse ad Università pontificia e conservò tale carattere dopo la pubblicazione della cost. Deus asentiarum Dominus. In seguito alla scoperta dell'America S. divenne la capitale economica dell'Impero spagnolo, sede della casa di Contratación e passaggio obbligato per quanti, laici o ecclesiastici, si dirigevano nelle Indie occidentali; vi ha sede l'Archivio de Indias, che con oltre 3.000 .000 di documenti costituisce la fonte per la storia della colonizzazione ed evangelizzazione del Nuovo Mondo.

Sono da per tutto note le processioni della Settimana Santa in S., di ineguagliabile fervore religioso e di tipico carattere locale, organizzate dalle confraternite che traggono la loro origine dal medioevo. I loro pasos sono dovuti ai migliori artisti del Rinascimento spagnolo.

Giusto Fernández Alonso
Arte. - A Cattedrale fu adattata la grande moschea costruita nel 1171, di cui ancora si conserva l'Alminar o la Giralda, uno dei più artistici monumenti di S. e alcune altre parti minori; il resto fu molto modificato nei secoli seguenti, anzi l'edifizio propriamente detto fu del tutto rinnovato secondo nuovi disegni a partire dal 1401; terminato nel 1506 fu restaurato tra gli anni 1511-19 in seguito al cedimento della vòlta e di molti piloni. L'interno è costituito da un quadrilatero di m . 150 x 76 , a cinque navate di cui la centrale è alta oltre m. 40; intorno si aprono 54 cappelle con un totale di 80 altari. Le vetrate vennero eseguite tra i secc. xvi e xix. Al centro della navata principale stanno la "Capilla mayor"
e il coro; la "Mayor" ha il grandioso retablo opera del fiammingo Dancart del 1482; dietro la cappella è la "Sacrestia alta" con una venerata immagine della Madonna. Nella sala capitolare (sec. xvi) l'immagine dell'fmmacolata Concezione, opera del Murillo. Ai lati del coro sono quattro cappelle : in quella di S. Pietro è la tomba dell'arcivescovo Diego Deza e 9 pitture di Zurbaran. La "Capilla Real" è in stile rinascimento (1551-75); nell'altare la Virgen de los Reyes portata dal re Ferdinando in tutte le sue campagne; davanti è il sarcofago in bronzo e argento col corpo di s. Ferdinando, qui trasferito nel 1579. Sull'altare della cripta sottostante sta la statuetta in avorio della Virgen de los Batallas (sec. xiv).

Altre chiese notevoli sono: la chiesa del Salvador, sopra un'antica moschea, con artistici retabli, un Cristo di M. Montañés, un Ecce homo attribuito al Murillo e l'immagine venerata della Virgen de los Aguns del sec. xili. La chiesa di S. Martino con vòlte gotiche del sec. xiv-xv fu restaurata nel 1896 e nel 1926. La chiesa parrocchiale di S. Gil ha l'abside del sec. xili; il resto del sec. xiv, ma rifatto nel sec. xvir; fu incendiata nel 1936 e resta