etici, e dà norme sul modo di dare e ricevere questo Sacramento. Il De anima, verosimilmente composto fra il 210 e il 213 (v. l'introd. di J. H. Waszink alla sua edizione, Amsterdam 1947, p. 6*) è un'opera più di controversia che di psicologia, diretta contro i filosofi e particolarmente gli gnostici. T. vi studia l'essenza, l'unità e l'origine dell'anima, combattendo le teorie della preesistenza e della metempsicosi, e sostenendo che l'anima è trasmessa ai figli dai genitori (v. PsadociannSmo). Parla poi di problemi particolari: il crescere, la pubertà, il peccato, il sonno e il sogno, la morte e la sorte dell'anima dopo morte.
Più alla polemica che all'apologetica propriamente detta appartiene l'Adversus Iudaeos (ca. 207), nel quale T. vuol dimostrare che la legge di Mosè è stata sostituita dalla legge nuova e che Cristo è il Messia nel quale si sono adempiute le profezie. Gli ultimi capitoli ( $9-14$ ) sono presi in gran parte dal III 1. dell'Adv. Marcionem: l'autenticità ne è contestata.
3. Scritti d'argomento pratico e disciplinare. - Essi differiscono fra loro più nettamente, in quanto composti da T. ancora cattolico o semimontanista o montanista, perché per lui il montanismo fu soprattutto un atteggiamento pratico di rigorismo morale e disciplinare in rapporto con la società pagana ed i suoi costumi.
L' $A d$ martyras è un breve scritto di consolazione ed esortazione ai fratelli incarcerati per la fede, probabilmente del 197. Nel De spectaculis (197-202) si vieta risolutamente ai cristiani la partecipazione a ogni sorta di spettacoli pagani, intimamente legati al culto idolatrico e scuola d'immoralità e di crudeltà. Nel De oratione (200-202) T. spiega ai catecumeni il Pates e dà istruzioni sulla preghiera in generale. Il De paenitentia (forse 203204) tratta del pentimento necessario per il perdono, sia come preparazione al Battesimo, sia per i peccati commessi dopo il Battesimo. Carattere più personale ha il De patientia, probabilmente contemporaneo al precedente: l'autore si riconosce privo di questa virtù, che esalta come propria di Dio stesso, mostrandone la necessità e i frutti. I due libri De culta feminarum (200-206), di cui il secondo riprende la materia trattata nel primo, biasimano il lusso e la vanità delle donne. Nel primo dei due libri Ad usorem, composti nel medesimo periodo che i precedenti, l'autore esorta la moglie a non rimaritarsi quand'egli sarà morto, ribattendo le ragioni con cui si giustificano le seconde nozze ed esaltando la casta vedovanza; nel secondo mette in guardia la donna cristiana dal matrimonio con un pagano. In quest'opera il pensiero di T. è ancora ortodosso; invece quando, verso il 207 , riprende l'argomento delle seconde nozze, nel De exhortatione castitatis, egli le condanna, sotto l'influsso del montanismo, come una specie di adulterio. La medesima tesi sosterrà più tardi (c. 217) nel De manogamia.
Nel De virginibus velandis, scritto non più tardi del 207, dopo che aveva già trattato lo stesso argomento in greco, dimostra dalla Bibbia, dalla natura e dalla disciplina della Chiesa il dovere che hanno le vergini di portare il velo. Un incidente occorso nel 211 diede occasione al De corona, composto per difendere la condotta d'un soldato cristiano che a Cartagine s'era presentato a ricevere il donativo tenendo la corona in mano anziché sul capo, come usava, e perciò era stato messo in prigione; ivi T. nega la licetà del servizio militare per i cristiani. Questo argomento è pure trattato nel De idolatria, di poco posteriore, che affronta tutto il problema della partecipazione dei cristiani alla vita pubblica, interdicendo loro ogni attività che abbia rapporto con l'idolatria.
E perduto il De ecstasi, in cui sembra che T. difendesse il carattere carismatico e profetico del montanismo. Nel De fuga in persecuzione (ca. 212) sostiene che non è lecito al cristiano sottrarsi con la fuga alla persecuzione, mandata da Dio per farci migliori. Nel De ieinicio adversus psychicos (cioè i cattolici), scritto dopo il 213, T. difende
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il rigorismo della setta nella pratica del digiuno. Nel De pudicitia (217-22) si scaglia contro un vescovo (i più dicono il papa Callisto, altri il vescovo di Cartagine Agrippino) che sosteneva il diritto della Chiesa d'ammettere alla penitenza anche i colpevoli di fornicazione e d'adulterio. Nel De pallio T. vuol giustificarsi d'aver mutato la toga romana con il mantello dei filosofi greci. E un opuscolo di tono fortemente retorico, bizzarro nell'argomentazione e nello stile, composto secondo alcuni quando T. si converti al cristianesimo, fra il 193 e il 196, mentre altri vi sostegno un segno del passaggio dell'autore al montanismo e lo ritardano al 209-11. E opinione di molti che sia opera di T. la Passio st. Perpetuae et Felicitatis, nelle parti che non furono scritte dai martiri stessi (cf. C.I.M.I. Van Beek, Passio sanctarum Perpetuae et Felicitatis, I, Nimega 1936, p. $92^{*}-96^{*}$ ).
III. Pessotzio. - Studiando il pensiero di T. bisognerà tener costantemente presenti le sue consuetudini di polemista e di retore che lo portano facilmente all'enfasi e all'iperbole (J. Lortz, Tertullian als Apologet, I, Münster 1927, p. 220 sgg.).
1. Apologetica. - Come apologista, T. si diffonde sugli aspetti pratici della lotta, proponendosi di dimostrare il diritto dei cristiani all'esistenza, contestato dall'odio irragionevole dei pagani, dovuto alla loro ignoranza, e l'ingiustizia della persecuzione, con un apparato giuridico ignoto all'apologetica greca (Nat., I, 1-7; 20; Apol. 1-4; J. Lortz, op. cit., I, pp. 45-71); respinge le accuse d'immoralità e di crudeltà, mostrando la purezza della dottrina morale a cui i cristiani sono fedeli e ricorcendo tali accuse contro i pagani (Nat., I, 7; Apol., 7-9; J. Lortz, op. cit., pp. 77 120; II, Monaco 1927, p. 34 sgg.), confuta le accuse d'indole politica e sociale, specialmente quelle di lesa maestà e di ostilità all'Impero, sforzandosi di dimostrare la lealtà dei cristiani all'imperatore e allo Stato, spiega i rapporti dei cristiani con la società pagana (Apol., 28-45).
Sotto l'aspetto speculativo, necessità pratiche e fors'anche il bisogno di giustificare a se stesso la sua fede, oltre la consuetudine dell'apologetica, attirarono l'attenzione di T. sui fondamenti razionali del dogma cristiano. A ciò è ordinata la confutazione del politeismo, nella quale T. dimostra che gli dèi non esistono (Nat., I, 10, 9; Apol., 10, 2; 27 e passim), ricorrendo ai noti motivi tradizionali della polemica filosofica e giudaica e poi cristiana: le turpitudini e le crudeltà attribuite ai pretesi dèi (Nat., II, 7, 15-18; 10; 12-15; Apol., 9, 4. 16; 11, 10-16; 13, 9; 14, 2-9; 15; 21, 7 s8.); la teoria evemeria (v. EVENERO), che vede sugli dèi uomini divinizzati (Nat., II, 14; Apol., 10-11; Idol., 15) accanto alla quale è pur professata, senza che sia posto il problema della conciliazione fra le due, quella che identifica gli dèi con i demoni, pur essa tradizionale (Apol., 23; Spect., 8; 10; 13; Scap., 2; Idol., 15); l'impotenza degli dèi (Nat., I, 9, 10 sg.; II, 17; Apol., 23, 8; 25, 8; 29) e la loro ignoranza (Apol., 23, 6; 25, 6; 46, 6); l'identificazione, tradizionale nel culto popolare e nella polemica, dei simulacri con le divinità (Apol. 12; 16, 7; 22, 12; 25, 13; 27, 1), le contraddizioni dei filosofi sulle dottrine religiose (Nat., II, 1, 9-15; 2; Apol., 47). Naturalmente, questa polemica, che spesso dà luogo a sviluppi letterariamente brillanti ed efficaci, risente della debolezza critica inerente a tale tradizione, aggravata, se mai, dalla foga d'un temperamento fortemente passionale. Le intemperanze del polemista e la tendenza a un rigorismo unilaterale e pessimistico spiegano il suo atteggiamento negativo di fronte non solo al paganesimo ufficiale ma ad ogni aspetto della cultura e della vita fuori del cristianesimo, come contro la filosofia, anche nei suoi maestri più insigni (Apol., 46; Praescr., 7). Ciò non glimpedisce di metter largamente a profitto la filosofia e la scienza, come fa specialmente nel De anima (cf. G. H. Waszink, op. cit. in bibl., pp. 218-47*; A. Labhardt, T. et la philosophie ou la recherche d'une "position pure», in Museum Helveticum, 7 [1950], pp. 159-80).
L'intento apologetico influisce sulla presentazione che T. fa del cristianesimo, suggerendo aspetti e motivi da mettere in rilievo. In primo luogo, è, naturalmente, il monoteismo : quod volimus, Deus unus est (Apol., 17, cf. 34, 1; Testim. an., passim; Marc., I, 3 e passim; Adv. Her-
mog., 4, 17; cf. G. Lortz, op. cit., II, p. I sgg.). L'esistenza di Dio è dimostrata razionalmente con la prova cosmologica e più con la testimonianza della coscienza e del genere umano (Adv. Marc., 1, 10; Testim. an., tutto; An., 41; cf. A. d'Alès, La théologie de Tert., in Bibl. de théol. hist., Parigi 1905, p. 37 sgg.). L'unità di Dio è provata, contro il politeismo pagano ed il dualismo gnostico, nelle opere già menzionate a questo proposito. Gli attributi di Dio sono esposti come nella tradizione filosofica: Dio è invisibile, grande, eterno, sommo Bene, vivo, perfetto, onnipresente, immutabile e felice, spirito (tuttavia questa dottrina è oscurata dalla confusione fra corporeità e realtà, Adv. Prax., 7; Carn. Chr., 11; cf. A. d'Alès, op. cit., pp. 61-65), creatore dal nulla di tutte le cose, signore dell'universo, libero, giusto giudice, buono e clemente (v., ad es., Nat., II, 3, 5; 4, 2; 8, 1; Apol., 11, 5; 17; 18, 2-3; 21, 10 sgg.; 24, 3, 10; 26, 1; 30, 1 sg.; 40, 7. 10; 41, 3; 45, 7; 48, 7; Testim. an., 2; Spect., 2; Hermog., 16; Paenit., 1, 2; 2; 7, 4; Adv. Marc., I e II). Alcuni aspetti del pensiero di T. che hanno funzione apologetica e intento di polemica antieretica e di approfondimento dottrinale, quali la demonologia, la resurrezione, la creazione, la cristologia, verranno menzionati nell'esposizione della sua teologia. T. è dunque convinto che la ragione, quando non sia annebbiata da pregiudizi, può giungere a Dio per affermarne l'esistenza e riconoscerne gli attributi fondamentali (v., oltre i luoghi ora citati, Nat., II, 1; Res. carn., 3; Adv. Marc., I, 10; cf. G. Lortz, op. cit., I, p. 224 sgg., 350 sgg.).
2. Teologia. - Questa conoscenza naturale di Dio è integrata dalla Rivelazione, che sola costituisce il fondamento della fede cristiana. Essa si riassume nella a regola di fede $v$, di cui T. dà qua e là formulazioni diverse, evidentemente senza preoccuparsi del testo letterale (Praescr., 13, 36; Virg. vel., 1; Adv. Prax., 1).
Le fonti della Rivelazione e il loro uso sono oggetto di apposita trattazione nel De praescript. (cf. A. d'Alès, op. cit., pp. 201-61; J. P. Stirnimann, Die Praescriptio Tertullians im Lichte des röm. Rechts und der Theologie [Paradoxis, 3], Friburgo 1949). Esse sono le Scritture (Praescr., 15 e passim) divinamente ispirate (Apol., 18) e l'insegnamento affidato da Gesù agli Apostoli e da questi alle Chiese da loro fondate (Praescr., 20 sg.; Apol., 47, 10; Adv. Marc., IV, 5; Cor., 3) : a quella di Roma è riconosciuta una preminenza (Praescr., 36; cf. A. d'Alès, op. cit., p. 216 sgg.), in cui tuttavia non si potrebbe scorgere un vero primato di giurisdizione (G. Rordy, a. v. in DThG., XV, col. 140 sg.); tale primato sarà negato apertamente da T. montanista (Pud., 21).
Alla Trinità (A. d'Alès, op. cit., p. 67 sgg.) è dedicato l'Adv. Praxeam. T. afferma la distinzione reale delle persone divine, dimostra la divinità del Figlio generato dal Padre e spiega i testi che i modalisti (v.) allegano in loro favore, introducendo nella teologia i termini trinitas e persona. L'unità della sostanza è energicamente difesa, come l'unione delle volontà. La distinzione fra le persone divine è nella distributio ( $l$ 'economia e dei Greci: Adv. Prax., 13, 25). Lo spirito procede dal Padre mediante il Figlio, col quale talvolta appare confuso (A. d'Alès, op. cit., p. 98). L'uguaglianza delle persone è nettamente affermata in alcuni punti, mentre in altri affiora il subordinazionismo. Con la dottrina trinitaria è connessa quella della creazione (ibid., pp. 104-12), poiché nel Verbo, sua ragione e sapienza e parola, Dio creò ogni cosa (Apol., 17, 1; 21, 10; 25, 12; O-at., 1).
Sono le opere antignostiche, specialmente l'Adv. Hermog., che sviluppano la dottrina della creazione dal nulla. Al problema antropologico sono dedicati il De anima e il De carnis resurrectione. Nel primo T. espone (cf. G. H. Waszink, op. cit. in bibl., pp. $15^{*}-20^{*}$ ) la natura, le qualità e le funzioni dell'anima (1-22), affermando fra l'altro ch'essa è corporea, ha figura e colore; nella $2^{*}$ parte (23-37, 4) ne studia l'origine, confutando la teoria platonica della reminiscenza e dimostrando che l'anima incomincia ad esistere insieme col corpo con la concezione. Qui è menzionato il peccato originale, per cui l'uomo ha perduto la somiglianza con Dio; divenuto in certo modo connaturale all'uomo, questo peccato si trasmette con la generazione
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(16. 21. 27. 39. 41; v. anche Testim. an., 3; Bapt., 5, 6-7); lo cancella il Battesimo, del quale, nell'apposito trattatello, T. dimostra l'efficacia, la necessità, il rito, le condizioni. Dopo una digressione per confutare la metempsicosi, nella terza parte tocca particolarmente del destino dell'anima : dopo la morte le anime vanno agl'Inferi, dove attendono fino alla risurrezione; solo le anime dei martiri sono esenti da questa legge (cf. Scorp., 12; Adv. Marc., IV, 34); a questo punto del De anima (c. 58) è adombrata la dottrina del purgatorio, a cui T. allude anche altrove (An. 23, 3; Adv. Marc., III, 24, Resurr., 42). Nel De resurr. carnis (cf. A. d'Alès, op. cit., pp. 141-53), dimostrando questo dogma con ragioni metafisiche e morali, T. precisa e completa la sua antropologia. La risurrezione è affermata anche nelle opere apologetiche (Nat., I, 7, 29. 31 sgg.; Apol., 18, 3; 23, 13; 45, 6 sg.; 48-50; Spect., 30), con lo sforzo di dimostrarne razionalmente la possibilità, secondo la tradizione dell'apologetica. Il relativo materialismo di T. appare anche nella dottrina degli angeli, ch'egli afferma corporei e inferiori all'anima umana (A. d'Alès, op. cit., pp. 153-61).
La demonologia è esposta specialmente in occasione della polemica antipagana, in forza dell'identificazione degli dèi con i demoni (v., ad es., Apol., 22; Testim. an., 3; cf. G. Lortz, op. cit., II, pp. 30-54), della protesta contro le persecuzioni, dovute all'istigazione dei demoni (Apol., 27, 4-7; 47, 11) e nella polemica contro le eresie pur esse opera degli spiriti cattivi (Praescr., 39 sg .).
Nella cristologia T. parte dalla storia della Rivelazione, offerta agli Ebrei (Apol., 18 sg .), ai quali fu mandato Cristo (ibid., 21; Adv. Iud., tutto). La divinità di lui è dimostrata dalle profezie e dai miracoli (Apol., 21; 23, 12; cf. A d'Alès, op. cit. pp. 5-33). Cristo è il Verbo, che generato dal Padre in unità di natura come raggio dal sole, scende nel seno della Vergine (Apol., 21, 7. 12; Paescr., 13, 3), homo Deo mixtus (Apol., 21, 14, cf. Adv. Marc., II, 27), per distruggere la nostra morte e restituirci la vita (Bapt., 11, 4). Nei II. III-V Adv. Marcianem (A. d'Alès, op. cit., pp. 162-85) T. dimostra l'identità di Gesù figlio di Dio con il Cristo annunciato dai profeti, e nel De carne Christi (A. d'Alès, op. cit., p. 185 sgg.) combatte il docetismo di Apelle e gli errori cristologici dei valentiniani, illustrando l'Incarnazione e dimostrando la verginità di Maria, ma solo fino al parto. Ivi (c. 9) T. condivide il pensiero di alcuni Padri che negavano la bellezza al corpo del Salvatore.
Fra i Sacramenti, oltre che del Battesimo, nel trattato apposito già menzionato, T. parla della Confermazione, ricordando le unzioni, l'imposizione delle mani, la benedizione e l'invocazione dello Spirito Santo, il segno della Croce, che seguono al Battesimo (Bapt., 7 sg.; Resurr., 8; cf. A. d'Alès, op. cit., p. 326 sg.); della Penitenza, che restituisce all'uomo ciò che ha perduto per il peccato ed è concessa una volta sola dopo il Battesimo (Paenit., 7, 9 e passim); solo sotto l'influsso del montanismo affermerà nel De pudicitia l'irremissibilità della fornicazione, dell'omicidio e dell'idolatria. Quanto all'Eucaristia, "s'incontrano nei suoi scritti parecchie espressioni oscure, che prestano il fianco a obbiezioni. Ma se si guarda all'insieme della sua dottrina, non c'è nessuna di queste espressioni che non possa e debba intendersi in senso conforme alla tradizione cattolica" (A. d'Alès, op. cit., p. 356; ivi si elenca una serie di testi in cui T. allude all'Eucaristia: Praescr., 36; Adv. Marc., I, 14; III, 19; IV, 40; V, 8; Resurr. carn., 8; An., 17; Orat., 6, 19; Ad ux., II, 5; Idol., 7; Pudic., 9). Sul matrimonio, dopo i riconoscimenti e gli elogi del periodo cattolico, specialmente nel II l. Ad uxorem, divenuto montanista insisterà, nell'Eshortatio castitatis e nel De monogamia, sugli aspetti negativi, fino a presentarlo come un male tollerato.
Il pensiero di T. moralista (cf. A. d'Alès, op. cit., p. 262 sgg .) è dominato da una visione concreta dei problemi, che gli dà il gusto della casistica, come appare dagli argomenti ch'egli tratta, e dal rigorismo, che, favorito da una natura tendente agli eccessi, sarà portato all'esasperazione dalla dottrina montanistica. Le virtù e le pratiche su cui più insiste sono la pazienza, la penitenza, la castità, la
preghiera, il digiuno, negli scritti dedicati a questi argomenti.
Nell'escatologia ha notevole rilievo l'attesa della fine del mondo vicina (Apol., 31, 1; 39, 3; Cult. fem., II, 9; Resurr. carn., 22; Ad ux., I, 2. 5; Orat., 5; Eshort. cast., 6; Monog., 7; Pudic., 1) e il millenarismo (Adv. Marc., III, 24).
IV. Lo scrittore. - Fino a poco fa era un luogo comune attribuire a T. il merito d'aver creato la lingua della cristianità latina. Ma studi recenti hanno dimostrato che già prima s'era venuto formando, specialmente a Roma, un "latino cristiano", con le versioni della Bibbia e di altri scritti, risalenti alla metà ca. del sec. it. T. fu il primo a valersi con intente e capacità di grande artista di una lingua di gruppo che da tempo s'andava evolvendo; fu «il grande iniziatore, l'innovatore che introdusse l'idioma dei cristiani, cosi rivoluzionario e cosi poco tradizionale, nella letteratura latina" (Ch. Mohrmann, in Riv. di storia della Chiesa in Italia, 4 [1950], p. 159; id., in Vigiliae Christianae, 3 [1949], pp. 67-106; 162-83; id., in Aecum. 24 [1950], p. 135 sgg.; id., Tertullianus, Apologeticum en andere Geschriften uit T'. voor-montanischen Tijd [Monumenta Christiana, 3]. Utrecht 1951, pp. Lxxxvi-xxv). Egli fu poi il plasmatore del vocabolario teologico. Primo fra i latini a tentare, come apologista, controversista e maestro di vita pratica, un'esposizione sistematica e un'elaborazione riflessa del contenuto cristiano, egli dovette piegare la lingua di Roma a esprimere non solo la novità dei concetti elementari, a cui, come si diceva, la comunità cristiana s'era già provata a dare veste latina, ma anche gli approfondimenti concettuali e le sottili distinzioni che la polemica contro le eresie l'obbligava a perseguire.
Lo stile di T. rivela uno degli scrittori più potenti e originali della latinità. Le consuetudini del tempo e la formazione retorica certamente mostrano a ogni passo le loro tracce; ma la lucidità del pensiero, l'irruenza d'un temperamento di polemista nato, l'entusiasmo per la causa di cui s'era fatto difensore, il disdegno delle vie battute e dei mezzi convenzionali, il pieno dominio della lingua, dànno alla pagina di T. un'impronta personale inconfondibile. I suoi aforismi, che riassumono nella maniera più incisiva il frutto di lunghe meditazioni o presentano l'intuizione felice dell'uomo di genio, sono divenuti meritamente luoghi comuni.
Queste qualità brillanti non debbono far dimenticare le doti più essenziali: la solidità dell'impalcatura dialettica, la sapiente architettura della composizione, la chiarezza con cui mira al fine della dimostrazione senza perder d'occhio il filo e il punto di partenza, anche quando, nella foga della polemica, accumula il materiale erudito, e, nell'innalzarsi degli argomenti, l'invettiva, la ritorzione, il sarcasmo sembrano in balia d'un temperamento passionale e incapace di controllo.
Con ciò non si vuol dire che, come facilmente avviene agl'ingegni ricchi e brillanti, tanto più se educati, come T., alle scuole dei retori che si proponevano di dimostrare a qualsiasi costo qualsiasi tesi, egli non indulga spesso a vezzi più di sofista che di solido ragionatore, con il cumulo degli argomenti che a mala pena ne nasconde la fragilità, con la sottigliezza e il cavillo (cf. P. Monceaux, Hist. litt. de l'Afrique chrét., I, Parigi 1901, p. 439 sgg.).
Bibl.: tradizione del testo. - I. Manoscriti. - Secondo i risultati della critica più recente (cf. E. Kroymann, introd. al vol. 70 del CSEL, 1942; Ch. Mohrmann, Tertullianus, cit., p. xli sgg., e bibl. ivi citata), le opere di T. ci sono pervenute in quattro collec. manoscr. La più antica è il Corpus Trecento, (cod. Trecento 523, sec. xII, ma risalente al sec. v) che comprende solo 5 opere; vengono poi il Corpus Malmesbariense, rappresentato da un codice forse del monastero di Malmesbury (Willehire), usato dal Gelenius (v. sotto) e ora perduto; comprendeva 12 trattati; il Corpus Agobendinum (cod. Paro. 1622 del prec. 19, cosidetto dal suo primo possessore Agobardo vescovo di Lione (v.); il Corpus Cluniacense, il più completo, con 27 opere, rappresentato da vari mss. francesi, italiani, austriaci e olandesi. - 2. Ediz.: per le edd. recenti delle singole opere, v. E. Dekkers, Clavis Patrum Latinorum, in Sacris erudiri, 3 [1931], pp. 1-5, e i manuali citati sotto. L'edicio princeps fu curata da B. Rhenanus, Basilea 1501; seguirono quelle di M. Me. snarius, Parigi 1545; S. Gelenius, Basilea 1550; J. Panelius, Anversa 1579 (questi editori si valsero anche di mss. poi scom-
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parsi); N. Rigaltius, Parigi 1634; J. S. Sember, Halle 1769-76; E. F. Leopold, Lipsia 1838-41; PL 1-2; la migliore delle edizioni complete è quella di F. Oehler, Lipsia 1831-34. Nel CSEL sono uscite finora quattro volumi : XX (Reifferscheid e Wissowa, 1890, con De spectaculis, De idololotria, Ad nationes, De testimonio animae, Scorpione, De oratione, De baptismo, De pudictita, De ieiunio, De anima; XLVII (Kroymann, 1906), con De patientia, De carnis resurrectione, Adversus Hermogenem, Adversus Valentinianus, Adversus omnes haereses (spurin), Adversus Praxeam, Adversus Marcianem; LXIX (Hoppe, 1939), con l'Apologeticum; LXX (Groymann, 1942), con De praescriptione, De cultu feminarum, Ad uxorem, De exhortatione castitatis, De corona, De carne Christi, Adversus Indaeas. Nel Corpus christianorum, F. Borleffa ha pubblicato l'Ad Nationes e E. Dekkers l'Ad Martyrus, Turnhout 1932. - Studi : della copiosissima bibl. tertullianea si menzionano solo, oltre quelle citate nel testo, le pubblic. più recenti, non reperibili nei manuali che qui si elencano : A. Harnack, Gesch. der altchristl. Liter., I, 1, Lipsia 1893, pp. 667-87; II, it. ivi 1904, pp. 236-96; Bardenhower, II, pp. 377-442; Schanz, III, pp. 272 333; Moricea, I, pp. 109-348; U. Mannucci-A. Casamassa, Istit. di patrol., I, 6a ed., Roma 1948, pp. 108-27; A. Altaner, Patrologie, $3^{4}$ ed., Friburgo in Br. 1951, pp. 122-34. Fra le opere speciali: Q. Cataudella, T., Il mantello di saggezza (De Pallio), introd., testo critico, vers. e note, Genova 1947; E. Evans, Adversus Praxeam, introd., testo, traduz. ingl. e ampio commento, Londra 1948; I. Marra, $2^{4}$ ed. del De corona e De cultu feminarum (Corpus Paravi), Torino [1931]; G. Tescari, L'Apologetica, testo, trad. e note (Corona Patrun: Sales., ser. lat. 13), ivi 1951; B. Waters, Tertullian: seice Lehre and sein Schicksal, in Beitr. zur Theol., 25 (1950); A. J. Festugière, La composition et l'esprit du "De anima" de T., in Rev. des sc. philos. et théol., 33 (1949), pp. 129-61; J. H. Waszink, The Technique of the clamula in T. De Anima, in Vigiliae christianis, 4 (1950), pp. 212-45; A. J. B. Higgins, The Latin Text of Luke in Marston and T., ibid., 3 (1951), pp. 1-42; Th. Verhoeven, Monarchia dans T., Adv. Praxeam, ibid., pp. 42-48; Ch. Mohrmann, T., De Baptismo, II, 7, ibid., p. 49; J. W. Ph. Borleff, Un nouveau manus. de T. (l'Oitobonianus lat. 25), ibid., pp. 63 79; Ch. Mohrmann, St Serôme et si Augustin sur T., ibid., p. 111 sg.; R. M. Grant, Two Notes on T. (Apol., 47, 6 sg.; Adv. Marc. 1, 13), ibid., pp. 113-13; G. I. Lieftinck, Un fragment de De Spectaculis de T. proccment d'un manus. du neuvième siècle, ibid., pp. 193-203; D. Van Berchem, Le "De Pallio" de T. et le confit entre le Christianisme et l'Empire, in Museum Helveticum, 1 (1944), pp. 100-14; J. M. Vis, Tertullianus' de Pallio tegen de achtergrond van ziin overige werhen, diss., Nimega 1949; P. Schepens, De Baptismo V. Esintos, in Rech. de sc. relig., 35 (1948), p. 112 sgg.; F. di Capua, Religiosi eratis: una nota a T. Apol., 16, 6, in Rendic. dell'Accad. di Archeol., Lettere e Belle Arti di Napoli, 24-25 (1949-50), pp. 109-18; J. Bevan, De ordine Missae secundum Tertulliani - Apologeticum -, in Miscell. Mohlberg, II, Roma 1949, pp. 7-52; A. Quacquarelli, Liberia, peccato, e penitenza secondo T., in Rosc. di scienza filos., 2 (1949) n. 1, pp. 16-37; id., Antropologia ed escatologia secondo T., ibid., 2 (1949), n. 2, pp. 14-47; id., Il paganesimo secondo la concezione di T., ibid., 3 (1950), n. 1, pp. 11-52; id., L'antimonarchianesimo di T. nell'Adv. Prax., ibid., 3 (1950), n. 2, pp. 31-63; id., Gli ideali di vita cristiana secondo T., ibid., 4 (1951), n. 1, pp. 54-89; id., T. contro gli guastiri: Valentino e valentiniani, ibid., n. 2, pp. 63 84; id., L'Adversus Hermogenem di T., ibid., n. 4, pp. 61-69; id., La persecuzione secondo T., in Gregorianum, 31 (1950), pp. 362 389; G. De Plinval, T. et le scandale de la couronne, in Mél. De Ghellinck, Gembloux 1951, pp. 183-88. Michele Pellegrino
TERTULLO (Téptuì̀̀oc). - Retore, scelto, per la sua pratica degli usi forensi romani e della lingua greca, come avvocato del Sinedrio contro s. Paolo davanti al procuratore della Giudea Antonio Felice, a Cesarea di Palestina nel 58 (Act. 24, 1-9).
È incerto se fosse giudeo, greco o latino; vari indizi tendono ad escludere la prima ipotesi; il nome Tertullus (da Tertius) era frequente fra i Romani. La sua requisitoria, molto abile, si iniziò con una captatio benevolentiae troppo adulatrice in confronto dei reali meriti del procuratore (v. felice, antorno); le accuse contro Paolo, accertamente mantenute sul terreno politico, furono tre i provoca sedizioni fra i giudei dell'Impero; è capo della setta dei nazorei (solo qui nel Nuovo Testamento come equivalente di «cristiani»); ha tentato di violare il Tempio. Sull'autenticità del vv. 6c-8a i manoscritti e gli studiosi sono divisi, ma con una netta tendenza per la non autenticità, soprattutto per ragioni interne: cosi T. inviterebbe il procuratore ad inquisire da sé l'accusato, senza chiamare in causa il tribuno Lisia. S. Luca ha riportato molto in breve la requisitoria, forse basandosi su note prese durante il processo, cui poté esser presente.

(Art. Max)
Tesuel, diocesi di - Soffitto in stile - madejse - (prima metà del sec. xv) - Teruel, Cattedrale.
Bibl.: A. Steinmann, Die Apostelgeschichte, Bonn 1934, p. 274 sgg. (con bibl.); J. Renié, Actes des Apôtres (La Ste Bible di Pirot-Clamer, 11, parte 10), Parigi 1949, p. 311 sgg.
Luigi Vagaggini
TERUEL, diOCESI di. - Diocesi e città capoluogo della provincia omonima nella Spagna. Ha una superficie di 6200 kmq , con una popolazione di 85.650 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 117 parrocchie, servite da 146 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 422).
La città di T. sorge a 911 m . di altezza sulla riva sinistra del Turia, alla confluenza dell'Alfombra. Fondata dagli Iberici e denominata Turba, fu devastata dai Romani, dopo che Annibale aveva distrutto Regunto. Gli Arabi ricostruirono la città e le avrebbero dato il nome di T. da una statua di toro rinvenuta nelle rovine. Quantunque riconquistata da Alfonso II nel 1171, l'ultima moschea non fu demolita che nel 1502. Pietro IV aveva visitato la città nel 1348 e conferitole il titolo di exenta (esente). Gregorio XIII annuì alle istanze di Filippo II e il 31 luglio 1577 venne creata la diocesi di T.; a suo primo vescovo fu nominato J. Pérez de Artieda; ma il primo a risiedervi fu A. Santos, trasferitovi da Saragozza nel 1579. T. fu occupata dai Francesi nel 1808 e funestata dalla guerra civile nel 1936, in cui furono molto danneggiati i suoi monumenti.
La Cattedrale dedicata all'Assunta fu eretta nel sec. xvI, ma deturpata dai restauri nel 1683. L'interno è a tre navate con altare maggiore in argento cesellato ( 1750 ) e retablo con l'Assunzione di Gabriele Joli (1535). Il soffitto ligneo in stile moresco presenta decorazioni pittoriche e mensole gotiche; venne eseguito nel 1335 da Domingo Peñaftor. Nel sec. xv furono aggiunte le due navi minori; la cupola e tegole colorate fu eretta nel 1538. Nel Tesoro della sagrestia si conserva un ostensorio d'argento alto ca. 3 m ., scolpito a Cordova da B. Garcia de los Reyes (1742). Altre chiese notevoli sono : quella del Sal-
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vador, del 1186, trasformata in stile churrigueresco, in cui si venera un'immagine di G. Cristo in legno del sec. xvI, "de los tres manos"; di S. Pedro in stile gotico del sec. xIII con torre quadrata e chiostro annesso del sec. xiv, restaurata nell'interno nel 1741; di S. Andrea con la tomba di Gil Sanchez Muñoz, vescovo di Maiorca; di S. Teresa, con cupola a stucchi del sec. xviri; di S. Martino, con torre del sec. xir restaurata nel 1549; di S. Michele del sec. xvir, con sculture policrome in legno; di S. Francesco, eretta alla fine del sec. xv, a navata unica, in stile gotico, con abside poligonale.
La sede di T. suffraganea di Saragozza, ha dal 1851 l'amministrazione della diocesi di Albarracin, fondata nel sec. xir e situata a 1182 m . di altezza. Albarracin fu capitale d'un Regno arabo, poi d'uno Stato indipendente, annesso all'Aragona. Nell'antica cattedrale del sec. xiv si conservano sei notevoli arazzi di Bruxelles del sec. xvi. - Vedi tav. CXLIV.
Bibl.: M. del Pano, La techumbre de la catedral de T., in Rev. de Aragona, 1904; R. Garcia Guereba, Las torres de T., Madrid 1925; P. Fr. Kehr, Papsturhunden in Spanien, II, Berlino 1928, p. 243 sgg.; Enc. Eur. Am., LX, pp. 1570-77.
Enrico Josi
TERZA. - L'ora canonica della terza ora del giorno, che corrisponde alle 9 .
E la più solenne delle ore minori e precede la Messa solenne nei giorni festivi. L'inno accenna alla discesa dello Spirito Santo; nella festa e nell'ottava di Pentecoste è sostituito con il Veni Creator Spiritus. Nell'antichità, come si sa da Ippolito e dalle Cost. ep., si metteva la terza ora della preghiera in relazione con la condanna del Signore davanti a Pilato. L'ora canonica era dapprima un atto di pietà privata, poi orazione pubblica e canonica dei monaci e, dal sec. x-vi, anche del clero secolare, e la sua struttura è comune a quella delle altre ore minori, la Sesta (v.) e la Nona (v.).
Bibl.: C. Callewaert, De Breviarii Rom. Liturgia, Brugge 1939, no. 212, 226, 317, 318; P. Albrigi, Sacra liturgia. L'Orazione pubblica, Vicenza 1941, pp. 88-90, 439-41; M. Righetti, Mon. di st. liturg., Milano 1946, pp. 421-23, 384-86; A. Leclercq, Seate et Tierce, in DACL, XV, coll. 1396-99.
Pietro Siffrin
TERZAGO, Nicola. - Teologo moralista e mistico, n. a Roma nel 1679. Dotto e pio, nel 1721 venne nominato vescovo titolare di Samaria e ausiliare di Ostia e Velletri, e nel genn. 1724 vescovo di Narni, ove morì il 29 ag. 1761, assai benemerito di quella chiesa.
II T. deve essere ricordato specialmente come teologo moralista e mistico.
Pubblico: Istruzione pratica sopra la fedele amministrazione del sacramento della Penitenza (Roma 1753, 1763, 1769, 1823; Venezia 1770; 1824; Roma-Venezia 1817); Theologia historico-mystica adversus veteres et novos pseudomysticos (Venezia 1764), assai rara, e tuttora molto citata dai teologi della mistica e ritenuta come la migliore storia e confutazione degli errori spirituali. Fu compendiata da mons. Chaillot: Principes de théologie mystique (Parigi 1866); e dal card. Casimiro Gennari: Del falso misticismo (2 ed. Roma 1907). Il nome del T. si trova però taciuto.
Bibl.: Cappelletti, IV, pp. 567-72; P. B. Gams, Series episcoporum Ecclesiae catholicae, Ratisbona 1873, p. 707.
Felice da Mareto
TERZIARI CARMELITANI SCALZI DEL MALABAR DI RITO LATINO. - Fondati il 26 apr. 1874, da mons. Leonardo Mellano, arcivescovo di Verapoly, a Manjummel (Malabar).
Furono approvati dalla S. Congr. di Propaganda Fide il 9 febbr. 1904. Il 31 maggio 1951, venivano aggregati all'Ordine carmelitano come una specie di provincia missionaria. L'istituto ha per fine specifico la predicazione di missioni ed esercizi spirituali e l'apostolato della stampa. Infatti dal 1876 stampa il primo periodico cattolico in lingua malayalam, Nada-Kahalam. Attualmente vi sono 57 professi con 7 case; la casa generalizia è a Manjummel.
Bibl.: Ambrosius a S. Teresia, Hierarchia Carmelit., IV, Roma 1939, p. 353; Congreg. Tertii Ord. Reg. latini Ritus, in Anal, Ord. Carmel. Discalc., 23 (1951), pp. 270-72.
Silverio Mattei
TERZIARI CARMELITANI SCALZI SIROMALABARESI. - Prima Congregazione indigena dell'India orientale, fondata nel 1831 in Mannanam (Malabar) dai sacerdoti Tomaso Palakal e Tomaso Porukara, con il nome di «Servi di Maria Immacolata del Monte Carmelo», poi mutata nel titolo attuale. Il $1^{\circ}$ ott. 1860 furono aggregati all'Ordine Carmelitano.
Scopo: attività educativa con scuole e collegi di ogni grado, con la predicazione e con la stampa (nel 1846 aprirono una delle prime tipografie di lingua siro-malabarese), divulgativa del pensiero cattolico. Ebbene l'approvazione definitiva nel 1906, e contano ora 433 religiosi in 29 case, tutte in India. La casa generalizia è ad Ernakulam.
Bibl.: C. J. Varley, The Syrian Carmelee congreg. in Malabar, in Cath. Direct. of. India, Madras 1920, pp. 13-27; P. Guglielmus, The Carmelee Congr. of Malabar, Trichinopoly 1932.
Silverio Mattei
TERZIARI FRANCESCANI DELLA SANTA CROCE. - Furono fondati da fratel Giacomo Wirth ( $1830-72$ ), che fu primo superiore generale, e fratel Antonio Weber (1829-1910).
Ambedue già professi nel Terz'ordine, nel 1855 cominciarono a condurre una vita comune aprendo la loro Casa presso Waldbreitbach (Treviri) per i poveri e gli orfanelli. Nel 1869 furono approvati dal vescovo di Treviri e, aggregati all'Ordine francescano nel 1907, dalla S. Sede nel 1910. Si dedicano a varie opere di carità, fra le quali la cura dei malati di mente. Sono adesso 276 religiosi in 26 case.
Bibl.: A. Sinningen, Katholische Manuerorden in Deutschland, $2^{2}$ ed., Düsseldorf [1934], pp. 142-46; mons., Breve storia della Congregazione dei T. Franc. della S. Croce, Roma, (s. a.).
Cesario van Hulst
TERZIARIE. - Comunità religiose viventi secondo le regole proprie dei principali Ordini antichi, che già erano divisi nei due rami : Prim'ordine (religiosi) e Second'ordine (religiose).
1. T. Cappuccine della Sacra Famiglia (Valencia). Fondate nel 1885 a Masamagrell (dioc. di Valencia, Spagna) da mons. Luigi Amigó. Scopo : assistenza ai malati, educazione della gioventù in asili, scuole e orfanotrofi. Approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1902, definitiva nel 1913. Contano 561 suore in 91 case in Spagna, Colombia e Venezuela (M. Ramo, Luis Amigó, Madrid 1950).
2. T. Cappuccine del Sacro Cuore (Catania). Fondate a Roccalumera (dioc. di Messina) nel 1895 da mons. Fr. Maria Di Francia. Scopo: educazione delle fanciulle in orfanotrofi, educandati, asili, ecc. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1943. Contano 250 suore in 20 case. Casa generalizia a Catania (Arch. d. Casa gener.).
3. T. Cappuccine di Loano (Genova). - Fondate nel 1885 a Loano (dioc. di Albenga) da Anna Maria Rubatto (in religione suor M. Francesca di Gesù). Scopo: assistenza ai malati a domicilio e negli ospedali; istruzione delle fanciulle povere. Decreto di lode nel 1910; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1916, definitiva nel 1928. Contano 687 suore in 70 case in Italia e America del Sud. Casa generalizia a Genova (Arch. d. Casa gener.; Teodosio da Voltri, Madre Franc. M. Rubatto, Genova 1944).
4. T. Cappuccine di San Francesco d'Assisi (Fortaleza, Brasile). - Fondate a Belém do Pará nel 1904 dal cappuccino Giampietro da Sesto S. Giovanni, e aggregate all'Ordine nel 1908. Scopo : opere di carità e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1951. Contano 244 suore in 21 case nel Brasile. La casa generalizia è a Fortaleza (Arch. d. S. Congr. d. Relig., F, 46).
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5. T. Carmelitane di San Giuseppe (Autun). - Fondate nel 1870 a St-Martin Belleroche da Léontine Farre. Scopo: educazione dei fanciulli malati e formazione religiosa e morale delle fanciulle nelle missioni. Decreto di lode nel 1908, approvazione definitiva delle Costituzioni nel 1927. Contano 324 suore in 26 case. La casa generalizia è ad Autun (Arch. d. S. Congr. d. Relig., F, 15).
6. T. Carmelitane di San Giuseppe (Barcellona). Fondate a Barcellona nel 1878 da Teresa Toda y Juncasa. Scopo : istruzione della gioventù operaia, assistenza degli orfani e dei vecchi. Decreto di lode nel 1902; approvazione definitiva dell'Istituto nel 1910 e delle Costituzioni nel 1925. Contano 144 suore in 12 case. Casa generalizia a Barcellona (Arch. d. S. Congr. d. Relig., B, 80).
7. T. Carmelitane di Santa Teresa (Teresiane) (S. Martino a Campi Bisenzio, Firenze). - Fondate a S. Martino a Campi Bisenzio nel 1874 da Teresa Manetti (in religione, madre Teresa Maria della Croce). Scopo : istruzione della gioventù in asili, scuole elementari private e comunali, medie, professionali e commerciali, collegi, laboratori. Decreto di lode nel 1900, approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1904, definitiva nel 1911. Contano 440 suore in 43 case in Italia, Libano e Palestina. Casa generalizia a S. Martino a Campi Bisenzio (Arch. d. casa gener.; Stanislao di S. Teresa, La vita della serva di Dio, madre Teresa M. della Croce, Roma 1950).
8. T. Carmelitane di Santa Teresa (Torino). - Fondate a Marene (arcid. di Torino) nel 1894 per opera della signora Adele Sinaglia. Scopo: educazione della gioventù in asili, scuole, orfanotrofi; assistenza ai malati a domicilio e negli ospedali. Aggregate all'Ordine nel 1925. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1933, definitiva nel 1941. Contano 270 suore in 20 case. La casa generalizia è a Torino (Arch. d. S. Congr. d. Relig., T, 77).
9. T. Carmelitane Scalze (Tarragona). - Fondate a Grauss (dioc. di Barcellona) nel 1866 dal carmelitano scalzo Francesco Palau y Quer. Scopo: educazione della gioventù e cura dei malati a domicilio e in ospedali e cliniche. Decreto di lode nel 1893, approvazione delIstituto e delle Costituzioni nel 1906. Contano 525 suore in 35 case in Spagna e nell'America latina. La casa generalizia è a Tarragona (Arch. d. S. Congr. di Relig., T, 32).
10. T. di San Francesco di Susa (Susa). - Fondate a Susa nel 1882 per opera di mons. Edoardo Giuseppe Rosaz. Scopo: educazione delle fanciulle e bambini in asili, orfanotrofi, ecc.; assistenza ai malati a domicilio e negli ospedali. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1934, definitiva nel 1942. Contano 273 suore in 37 case in Italia e all'estero. Casa generalizia a Susa (Torino) (Arch. d. casa gener.).
11. T. Domenicane degli Angeli Custodi (Ragusa). Fondate a Curzola dal domenicano G. Mishow. Nel 1905 J'Istituto fu aggregato all'Ordine domenicano. Scopo: educazione della gioventù e assistenza ai vecchi e agli ammalati. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1928. Contano 150 suore in 21 case. La casa generalizia è a Ragusa (Jugoslavia) (Arch. d. S. Congr. d. Relig., R, 68).
12. T. Domenicane della Congregazione della Regina del s.mo Rosario (S. Francisco). - Fondate a S. Francisco nel 1853 dal benedettino bavarese Bonifacio Wimmer. Scopo : educazione della gioventù. Approvazione delle Costituzioni e dell'Istituto nel 1898. Aggiornamento al Codice nel 1947. Contano 567 suore in 24 case in America. Casa generalizia a New Burgh (Arch. d. S. Congr. d. Relig., N, 68).
13. T. Domenicane della Congregazione di NoSTRA Signora del Rosario (Rodez). - Fondate a Bor (dioc. di Rodez) da alcune T. domenicane nel 1851; nel 1859 la casa generalizia fu trasferita a Monteils. Scopo : educazione della gioventù e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1891, approvazione delle Costituzioni nel
1897. Contano 637 suore in 50 case. La casa generalizia è a Rodez (Arch. d. S. Congr. di Relig., R, 35).
14. T. Domenicane dell'Annunziata (Vich). - Fondate a Vich nel 1856 dal p. Francesco Coll. Scopo : educazione della gioventù e opere di carità. Decreto di lode nel 1898, approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1907, definitiva nel 1910. Contano 1520 suore in 120 case. Casa generalizia a Vich (Spagna) (Arch. d. S. Congr. d. Relig., V, 49).
15. T. Domenicane della Santa Croce (Seattle). Nel 1853 madre Agostina Neuhieri del convento della S. Croce in Ratisbona con altre 3 suore si trasferì a Brooklyn e vi fondò un monastero. Nel 1859 fu aperta una seconda casa a Nuova York e nel 1866 il nuovo Istituto fu dichiarato indipendente. Scopo : educazione della gioventù in scuole parrocchiali e di grado superiore, e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1934. Contano 156 suore in 15 case. La casa generalizia è a Everett (Arch. d. casa gener.).
16. T. Domenicane del Sacro Cuore (Catania). Sorte dalla fondazione di 4 case di T. domenicane per opera del domenicano Timoteo Longo, tra il 1886 e il 1891, nella diocesi di Noto. Nel 1906 furono aggregate all'Ordine dei Predicatori, e nel 1922 erette in Congregazione autonoma. Nel 1923 la casa generalizia e il noviziato furono trasferite a Catania. Decreto di lode nel 1939. Contano parecchie case in Italia e particolarmente in Sicilia (Arch. d. S. Congr. d. Relig., N, 40).
17. T. Domenicane del Sacro Cuore di Huston (Galveston). - Fondate nel 1882 a Somerset (Ohio) da madre Maria Agnese Magevny. Scopo : scuole e assistenza ai malati, in cliniche e ospedali. Approvazione delI'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1934, definitiva nel 1943. Contano 273 suore in 21 case. Casa generalizia a Huston.
18. T. Domenicane del S.mo e Immacolato Cuore di Maria (Belley). - Fondate nel 1860 da madre Maria Teresa Domenica Fassy a Bong (dioc. di Belley). Scopo : assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1872, aggregate all'Ordine domenicano nel 1933. Contano 54 suore in 4 case (Arch. di. S. Congr. d. Relig., B, 48).
19. T. Domenicane del S.mo Nome di Gesù (S. Francisco). - Fondate nel 1850 a Benicia (California) da mons. Joseph Alemany, arcivescovo di S. Francisco. Scopo : educazione della gioventù, in collegi, pensionati, accademie.
20. T. Domenicane del S.mo Rosario (Avana). Fondate dalle T. domenicane insegnanti di Cette (dioc. di Montpellier) che, fuggite dalla Francia al tempo delle soppressioni, aprirono una casa all'Avana (Cuba) e nel 1908 si eressero in Istituto autonomo. Nel 1909 furono aggregate all'Ordine domenicano. Scopo : educazione della gioventù. Decreto di lode nel 1928. Contano 100 suore in 10 case. La casa generalizia è ad Avana (Arch. d. S. Congr. d. Relig., A, 53).
21. T. Domenicane del S.mo Rosario di Melgמiano (Milano). - Fondate nel 1821 a Casolate (dioc. di Lodi) dal sac. Francesco Piazza. Scopo: educazione della gioventù, specialmente povera e abbandonata. Furono approvate prima dal vescovo di Lodi e poi nel 1857 dall'arciv. di Milano. Contano 471 suore in 21 case. Casa generalizia a Milano (Arch. d. S. Congr. d. Relig., M, 116).
22. T. Domenicane di Arenberg (Treviri). - Fondate nel 1868 nella diocesi di Treviri per opera di due domenicane appartenenti ad un monastero svizzero. Scopo: educazione della gioventù e assistenza ai malati negli ospedali e in case private. Decreto di lode nel 1914. Contano 846 suore in 29 case. La casa generalizia è ad Arenberg (dioc. di Treviri) (Arch. d. S. Congr. di Relig., T, 54).
23. T. Domenicane di Granata (Granata). - Fondate nel 1915, la loro origine rimonta però al 1701, quando suor Giuliana de Santa Inés Gonzales Sampedro fondò il a Beaterio a del Ters'ordine di S. Domenico. Scopo:
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educazione della gioventù in scuole parrocchiali. Aggregato al Prim'ordine domenicano nel 1915. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1931. Contano 151 suore in 11 case (Arch. d. S. Congr. d. Relig., G, 57).
24. T. Domenicane di Nancy. - Fondate a Nancy dalla madre Rose Lejeune che uni in unica Congregazione tutte le Domenicane sparse in Francia, sotto la guida del p. Lacordaire. Scopo: educazione della gioventù in scuole, ecc. Decreto di lode nel 1867 (Arch. d. S. Congr. d. Relig., N, i).
25. T. Domenicane di Newcastle (Westminster). Ramo staccato dalla casa di Oakfrod (Natal), resasi indipendente dalla Congregazione di T. domenicane di Kingwilliamstown provenienti dal monastero di Augusta (Baviera). La nuova Congregazione si stabilì a Newcastle nel 1891. Scopo: istruzione della gioventù. Decreto di lode nel 1911, approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1913. Contano 344 suore in 23 case (Arch. d. S. Congr. d. Relig., N, 27).
26. T. Domenicane di Racine (Milwaukee). - Fondate da tre suore del Second'ordine di S. Domenico, professe nel monastero del S. Cuore in Ratisbona (Baviera), nel 1862, emigrarono nella diocesi di Milwaukee. Nel 1877 furono aggregate al Terz'ordine di S. Domenico. Scopo: educazione della gioventù. Contano 576 suore sparse nel Nord America (Arch. d. S. Congr. d. Relig., M, 81).
27. T. Domenicane di Santa Caterina da Siena (Albi). - Fondate ad Albi, Tarn (Francia), nel 1852 dalla madre Gérine (al secolo Francesca Caterina Fabre). Scopo: educazione delle fanciulle e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1901, approvazione temporanea della Costituzioni nel 1926, definitiva nel 1933. Contano 415 suore in 29 case in Francia, Spagna, Uruguay, Argentina e Cile. Casa generalizia ad Albi (Arch. d. casa gener., A, 33).
28. T. Domenicane di Santa Caterina da Siena (Bogotá). - Fondate a Bogotá nel 1880 dal domenicano Saturnino Gutierrez. Scopo: educazione delle fanciulle e assistenza ai malati. Decreto di lode nel 1912. Contano 450 suore in 36 case. La casa generalizia è a Bogotá (Arch. d. S. Congr. d. Relig., B, 83).
29. T. Domenicane di Santa Caterina da Siena (Braga). - Fondate a Braga (Portogallo) nel 1866 dalla nobil donna Teresa de Salvanha Oliveira. Scopo: educazione dei figli del popolo. Approvazione delle Costituzioni da parte del Patriarca di Lisbona nel 1887, definitiva nel 1896. Contano 470 suore in 24 case. La casa generalizia è a Lisbona (Arch. d. S. Congr. d. Relig., L, 43).
30. T. Domenicane di Santa Caterina da Siena (Haarlem). - Fondate nel 1841 da sei giovani T. domenicane a Rotterdam. Scopo: insegnamento delle fanciulle povere e assistenza ai malati. Nel 1906 furon aggregate al Terz'ordine di S. Domenico. Decreto di lode nel 1924, approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1933. Contano 829 suore in 29 case in Olanda, Curaçao e Indie orient. Olandesi. Casa generalizia ad Haarlem (Arch. d. S. Congr. d. Relig., H, 3).
31. T. Domenicane di Santa Maria Maddalena (Spira). - Sorsero, come monache di clausura, nel sec. xim, ed appartennero al Second'ordine di S. Domenico. Soppresse dalla Rivoluzione Francese, nel 1826 ottennero di passare al Terz' ordine domenicano e nel 1887 ne vennero approvate le Costituzioni. Scopo: educazione della gioventù. Contano 250 suore in 9 case (Arch. d. S. Congr. d. Relig., S, 12).
32. T. Domenicane di Santa Maria Maddalena di Betania (Besançon). - Fondate a Besançon nel 1867 dal domenicano Giovanni Giuseppe Lataste. Scopo: assistenza e rieducazione delle donne perdute. Decreto di lode nel 1902; approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1910. Contano 300 suore in 9 case. La casa generalizia è a Besançon (Arch. d. S. Congr. d. Relig., B, 64).
33. T. Domenicane di San Tommaso d'Aquino (Seattle). - Fondate nel 1888 a Pomeroy (Washington) dalla madre Mary Thomassina. Scopo: educazione della gioventù in scuole parrocchiali, collegi e accademie. Decreto di lode e approvazione delle Costituzioni nel 1937. Contano 189 suore in 20 case. La casa generalizia è a Marymount, Tacoma (Washington) (Arch. d. Casa gener.; Arch. d. S. Congr. d. Relig., S, 24).
34. T. Domenicane di Sèvres (Meaux). - Fondate a Parigi nel 1852 da suor Maria Rosa del S.mo Cuore di Gesù e dal domenicano P. L. Aussand. Nel 1860 la casa generalizia passò a Sèvres (dioc. di Versailles). Scopo: educazione della gioventù. Decreto di lode nel 1869 ; approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1880, definitiva nel 1910. Contano 219 suore in 13 case. La casa generalizia è oggi a Roma (Arch. d. S. Congr. d. Relig., V, 27).
35. T. Domenicane di Springfield (Springfield). Fondate a Springfield nel 1873 da suor Sandomenico. Scopo: insegnamento in asili e scuole, e assistenza ai malati in ospedali e case private. Decreto di lode nel 1929, approvazione dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni nel 1938. Contano 490 suore in 56 case. Casa generalizia a Springfield (Illinois) (J. M. Graham, Dominicans in Illinois, Springfield s. a.).
36. T. Domenicane di Wielonies (Tarnovia). - Fondate nel 1861 a Wielowies (dioc. di Presmilia) dalla nobil donna Rosa Biatecka (in religione suor Colombia). Scopo: educazione della gioventù in scuole popolari e orfanotrofi. Decreto di lode nel 1885, approvazione delle Costituzioni nel 1911. Contavano, nel 1940, 176 suore in 16 case. Casa generalizia a Tarnovia (Presmilia) (Arch. d. S. Congr. d. Reli