occando il $67^{\circ} 30^{\prime}$ S. nella Terra di Graham, poche e lontane le une dalle altre essendo per contro le isole, sparpagliate in una superficie liquida anche più estesa (Oceano Antartico : 20, 4 milioni di kmq.).
Delle isole artiche ( 246,5 mila kmq.) spettano al settore europeo le più ampie ( 163,5 mila kmq.) fra le quali le Spitsbergen, la Novaja Zemlja e la Terra di Nansen, le prime possesso norvegese (formano la prefettura di Svalbard), notevole per il suo valore economico (pesca, e soprattutto miniere di carbon fossile) e perché
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(da G. Dainelli, La Geografia della Terra, Torino 1926, p. 633)
Terre polari - Preparativi per la spedizione artica dancse ( 1605 -20). Incisione tratta dalla Nategalia Sepientrionalis, Copenhagen 1624.
abitato permanentemente (rooo-1500 anime); le seconde pertinenti all'URSS. All'URSS appartengono poi tutte le isole del settore asiatico (Severnaja Zemlja, Nuova Siberia, Wrangel, ecc.; in complesso 8 mila kmq.), per lo più disabitate, ma di recente assurte ad uno speciale interesse per la loro posizione lungo la via marittima del NE, sulla quale l'Unione Sovietica ha cercato di organizzare un regolare traffico commerciale. Nel settore americano rientrano fra i territori artici tutta la Groenlandia ( 2,2 milioni di kmq.) e gli arcipelaghi canadesi ( 13 mi lioni di kmq.), tuttora di scarso valore economico, ma anch'essi fatti oggetto di studi e di ricerche sempre più approfondite per le loro presumibili o accertate risorse minerarie e per la loro importanza strategica.
L'Antartide consta, a quanto pare, di un vastissimo altopiano, elevato in media oltre i 2000 m ., ancora per la quasi totalità sconosciuto, e che sembra si appoggi verso O. (Mare di Ross) ad una serie di rilievi, estollentisi anche oltre i 4000 m . d'altezza ( 6100 m . nel settore americano) e che si crede colleghino l'arcipelago sud-americano (Terra di Graham) alla Nuova Zelanda. Tutta la regione è coperta da una spessa coltre di ghiacci; dall'altopiano immensi ghiacciai scendono verso i suoi margini, e, fondendosi, formano un tavolato di ghiaccio continuo, che finisce nella lunga ( 600 km .) parete con cui strapiomba sul mare. Una parte di tali ghiacciai, poi, si protende in quest'ultimo, formando le cosiddette barriere di ghiaccio: la maggiore, quella di Ross, si estende da sola su di $1 / 2 \mathrm{mi}$ lione di kmq. La banchisa polare, infine, qui assai più ampia che nell'Artide, si spinge addirittura fra $60^{\circ}$ e $50^{\circ} \mathrm{S}$. Il clima è rigidissimo, certo il più freddo del globo. Date le temperature medie annue ( $\sim 25^{\circ}$ ) e minime assolute ( $\sim 80^{\circ}$ ), la frequenza e la violenza degli uragani e dei venti, ed il fatto stesso che il limite delle nevi permanenti sia qui (e solo qui) al livello del mare, si può dire che l'Antartide si trovi sempre in regime invernale, e di un terribile inverno. La vegetazione e la fauna mancano quasi del tutto, nell'interno; nella ristretta fascia iltoranea allignano solo, dove il suolo è sgombro di nevi, muschi e licheni, e vivono foche, leopardi ed elefanti marini, pinguini, procellarie e gabbiani. Con tutto ciò, e sebbene insediamenti umani stabili siano dovunque impossibili, l'importanza assunta, nei mari periferici, dalla caccia ai mammiferi marini (balene, balenotteri, capodogli), la convenienza di mettere in valore la posizione strategica e commerciale del continente (basi aeree) e la speranza di afruttarne le riserve minerarie supposte o accertate (carbone, rocce radio attive?), hanno da tempo condotto ad una spartizione politica dell'Antartide in settori (perciò delimitati da meridiani), che si susseguono in
quest'ordine (longitudine da Greenwich): 1) Norvegese ( $20^{\circ} \mathrm{O}-45^{\circ} \mathrm{E}$; dalla Terra di Coats alla T. Regina Maud; più le Isole Bouvet e Pietro I; 2,5 milioni di kmq.); 2) Australiano ( $45^{\circ}-136^{\circ}$ e $142^{\circ}-160^{\circ} \mathrm{E}, 2 \mathrm{~S}$. del $60^{\circ}$; detto anche Antartide orientale, o complesso Wilkes-Enderby; 4,5 milioni di kmq.); 3) Francese, o Terra Adélie : $136^{\circ}$ $142^{\circ}$ E., con le Isole Kerguelen, l'Arcipelago di Crozet, le Isole Mc Donald, Heard, S. Paolo e Nuova Amsterdam ( 372 mila kmq., dipendenti amministrativamente dal governatore del Madacascar); 4) Neozelandese o Ross Dependency: $160^{\circ} \mathrm{E}-150^{\circ} \mathrm{O}$, sempre a S. del $60^{\circ}$; comprendente, fra l'altro, tutto il mare di Ross ( 2 milioni di kmq.); 5) Statuoitense : $150^{\circ}-80^{\circ} \mathrm{O}$, nel cosiddetto Quadrante Pacifico ( 1800 mila kmq .); 6) Inglese: $80^{\circ}-20^{\circ} \mathrm{O}$, a S. del $58^{\circ}$, fra $80^{\circ}$ e $50^{\circ}$; per il resto a S. del $50^{\circ}$, comprendente inoltre la T. di Graham, le Shetland, le Orcadi, le Sandwich e la Georgia australi ( 8,5 milioni di kmq., dipendenti amministrativamente dalle Isole Falkland; mentre le isole Tristan da Cunha, Gough e vicini isolotti sono aggregati all'isola di S. Elena).
[Questa partizione ha tuttavia dato luogo a numerose contestazioni; ai primi pretendenti, infatti, altri se ne sono aggiunti (non esclusa la Germania, che rivendica una parte del settore norvegese), fra i quali Argentina e Cile appaiono i più direttamente interessati, non foss'altro per la loro posizione geografica, a metter piede nel settore britannico. L'Argentina ha già impiantato una base marittima nella Baia di Scozia (Isola Orkney meridionale) e due stazioni metereologiche nell'Isola Melchior (dinanzi alla costa occidentale della Terra di Graham) ed a Port Foster, nell'Isola Decepcion, mentre il Cile, per conto suo, aveva, fin dal febbr. 1948, stabilito un proprio insediamento (Soberania) nell'Isola Greenwich, anch'essa nel settore della Terra di Graham. L'Argentina reclama il territorio compreso fra il $25^{\circ}$ ed il $74^{\circ} \mathrm{O}$, a S. del $60^{\circ}$; il Cile quello compreso fra il $53^{\circ}$ ed il $90^{\circ} \mathrm{O}$.
Quanto ai due Poli va ricordato che quello settentrionale coincide con un punto dell'Oceano Artico profondo 2743 m .; quello meridionale, con un punto dell'altopiano elevato 2765 m .
BibL.: O. Nordenskiöld-L. Mecking, The Geography of the polar regions, Nuova York 1928; F. M. Keesing, The South Seas in the modern world, Londra 1942; Ch. Westermann, All about Antartica, Melbourne 1948.
Giuseppc Caraci
Esplorazioni. - Tra le varie regioni della terra, quelle polari sono state conosciute dall'uomo per ultime: la loro esplorazione prosegue anzi tuttora e con ritmo sempre crescente, per l'enorme importanza strategica ed anche economica, che, improvvisamente, esse hanno acquistato.
L'esplorazione delle terre artiche risale al medioevo, allorché i Normanni scoprirono e colonizzarono l'Islanda e la Groenlandia; prima infatti vi erano solo delle leggende sul "mare iperboreo" e sull'"Ultima Tule", l'Isola solitaria costantemente illuminata dal sole. Nel sec. xv i numerosi tentativi fatti per la ricerca diun passaggio a NE e a NO, dall'Europa e dall'America settentrionale cioè verso l'Asia orientale, portarono involontariamente alla conoscenza, sia pur sommaria, di molte terre artiche (Nuova Semlia, Svalbard, Isole degli Orsi, parte dell'arcipelago artico americano) : vi contribuirono Barents, Frobisher, Davis, Hudson, Baffin, ecc. Dopo due secoli di stasi, le esplorazioni furono riprese nel 1818 con Ross e Parry (al quale ultimo si deve anche il primo tentativo di raggiungere il Polo) e non ebbero sempre esito felice (basti ricordare la misteriosa fine del Franklin). Nel 1890 Collison e Mc Clure scoprirono il passaggio a NO : negli anni successivi il mondo artico americano fu quasi interamente esplorato da Inglesi ed Americani.
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(fol. Alinari)

(fol. Ene. Cett.)
In alto: PERSONIFICAZIONE DELLA "TELLUS" tra l'Aria e l'Acqua. Particolare dei rilievi dell'Ara Pacis (9 a. C.) - Roma. In basso: PERSONIFICAZIONE DELLA "TERRA". Miniatura dell'Exultet I (ca. 1000) - Bari, Duomo.
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A sinistra: PARTICOLARE DEL CAMPANILE (sec. xitı) - Teruel, chiesa di S. Martino. A destra: ESTERNO DELLA CATTEDRALE - Teruel
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Il passaggio a NE fu compiuto per la prima volta dal Nordenskiöld e dall'italiano Bove nel 1878. Altre fruttuose spedizioni furono quelle di Nansen (1893-96), del Duca degli Abruzzi (1899), dello Sverdrup (1898-1902), di Amundsen (1903-1906), della spedizione artica canadese (1903-10). Fu però solo all'inizio del sec. xx che si provò l'inesistenza, attorno al Polo, di un'estesa massa terrestre, continentale o insalare. L'esplorazione della Groenlandia, in particolare, è dovuta soprattutto a Jensen, Nansen, De Quervain, Nordenskiöld, Rasmussen, Peary, Kock e Wegener, il quale ultimo, nel 1931, vi lasciò la vita. Le principali spedizioni verso il Polo Nord, che si tentò di raggiungere fin dal 1773, furono, oltre a quelle ricordate del Nansen e del Duca degli Abruzzi, quelle di Peary - cui spetta la gloria di aver raggiunto per primo la meta, via terra, il 6 apr. 1909 - di Byrd (in aereo, nel 1926), di Amundsen-Nobile (1926), di Wilkins (1927), di Nobile (1928) e dell'aeronave Conte Zeppelin (1931). Quanto all'impresa del generale U. Nobile è da ricordare come egli ricevette, tramite il card. Tosi, arcivescovo di Milano, da Pio XI una croce con iscrizione dettata dal Pontefice stesso, perché venisse gettata sul Polo nord. Il che ebbe luogo il 24 maggio 1928. I progressi raggiunti dall'aviazione hanno portato successivamente alla conquista pressoché totale delle terre artiche. Aerei americani, russi ed inglesi hanno sorvolato negli ultimi 10 anni, in lungo e in largo, gran parte degli spazi terrestri e marini a nord del Circolo polare. Particolarmente importanti le spedizioni militari, modernamente attrezzate, sia terrestri (tra cui quella americana del 1946, detta Maok Ox; e quella danese del 1947 nella Terra di Peary, la più settentrionale del mondo), che marittime (tra le quali va ricordata quella della portaerei statunitense Midway nel Mar di Baffin).
La storia delle esplorazioni antartiche è breve e recente. I primi viaggi, da quello di Tasman a quello di Cook, dissiparono a poco a poco l'ipotesi di una terra australe, che la cartografia del sec. xvi, sulle orme di Ipparco, Marino e Tolomeo, aveva accolto, abbassando anzi il limite equatoriale di tale continente fino a latitudini prossime a $30^{\circ}$. G. Cook inaugurò l'esplorazione moderna: nei suoi tre viaggi compiuti fra il 1772 e il 1773 provò l'inesistenza del continente a basse latitudini e l'isolamento della Nuova Zelanda, delle Isole Kerguelen, Bouvet e Nuova Georgia australe. La seconda circumnavigazione della calotta antartica, dopo quella del Cook, fu effettuata dal Ballinghausen (1819), la terza dal Biscoe (1830), al quale si deve la prima scoperta di terraferma continentale antartica, ossia la terra di Enderby. Alle ricerche effettuate dai balenieri si susseguirono, dal 1838 , le iniziative dei governi e delle società scientifiche: si ricordano i viaggi di D'Urville, di Wilkes e soprattutto di James Ross, che esplorò quel mare che prese poi il suo nome, scoprendo la Terra Vittoria e i due vulcani Erebus e Terror. Verso la fine del secolo scorso ebbe inizio, con le spedizioni della Belgica e della Croce del

(par cortesia delle Suore Origie di Montréal)
Terre polari - Uno degli immensi ghiacciai del mare artico - Chesterfield.

(da G. Osinelis, La conquista della terra, Teresa IIISE, p. 752) Terre polari - Il vulcano Erebus nell'Antartico.
Sud, il periodo delle esplorazioni con sverno fra i ghiacci; tra queste eccellono quelle di Drygalski, Scott e Nordenskiöld. Dopo un primo tentativo di Shackleton (1909), il Polo Sud fu raggiunto il 14 dic. 1911 da Amundsen e il 18 genn. 1912 da Scott, che perì sulla via del ritorno. Le spedizioni di Shackleton, Larsen e Mawson degli anni seguenti accertarono la continuità del continente, dalla Terra Vittoria al Mar di Weddell, lungo il quadrante noto con il nome di Terra di Wilkes e Terra di Enderby. Ricognizioni serze da basi terrestri furono poi effettuate da Byrd e Wilkins; il primo attraversò, nel 1929, tutto il continente, sorvolando il Polo. Successivamente furono fatte, da aerei appoggiati a navi, importanti osservazioni su territori sempre più ristretti, onde approfondire le conoscenze nei vari settori già esplorati sommariamente dai primi, eroici pionieri. La Terra di Graham è stata così studiata da Rymill (1934-37), da Ellsworth (1938), da Byrd (1939-41), da Ronne (1946-48) e da alcuni meteorologi inglesi (1947-48). All'inizio del 1947 l'ammiraglio Byrd - l'unico uomo con Amundsen che abbia visto i due Poli - organizzò una nuova e grandiosa spedizione, cui presero parte 11 navi e 4000 uomini, modernamente attrezzati e dotati, tra l'altro, di trattori anfibi, automobili ed aerei. In tale occasione fu esplorata, con l'aereo, un'area superiore alla metà di quella degli U.S.A. e 9000 km . di costa e fu nuovamente sorvolato il Polo.
L'Antartide è però ancora, in linea di massima, una terra incognita (l'ultima); se ne conoscono infatti soltanto i tratti generali e anche questi solo vagamente (non si è ancora appurato, p. es., se un canale unisce o meno il Mar di Ross al Mar di Weddell). Le parti più note sono attualmente la Terra di Graham e il Mar di Ross.
Bibl.: A. Croft, Polar exploration, Londra 1947 (storia delle esplorazioni polari nell'Artico e nell'Antartico, seguita da una bibl. e da un indice dei nomi degli esploratori, dei battelli e delle regioni scoperte); A. Dutilly, Bibliography of Bibliographies on the Arctic, Washington 1947. Luigi Pedreschi
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TERRIEN, Jean-Baptiste. - Gesuita, teologo n. a St. Laurent-des-Autels (Maine et Loire) il 26 ag. 1832, m. a Bellevue (Parigi) il 5 dic. 1903.
Estrato nell'Ordine il 7 dic. 1854, insegnò 2 anni filosofia, poi 22 anni teologia dogmatica negli scolasticali di Laval (1864-80) e di Jersey (1880-88); indi per 3 anni (1892-94) all'Istituto cattolico di Parigi, dove poi rimase fino alla morte, come direttore spirituale e scrittore.
Oltre ai trattati di teologia, ad uso degli scolari, che lo dimostrano teologo più positivo che scolastico, pubblicò: S. Thomas Aquinatis doctrina stucera de Unione hypostatica (Parigi 1864); di divulgazione devozionalofondata sulla teologia, restano ancora bene accolti e studiati : La décision au S. Cown de Jésus d'après les documents authentiques et la théologie (ivi 1893; vers. it. Napoli 1895) e soprattutto : La grâce et la gloire ou la filiation adoptive des enfants de Dieu (2 voll., Parigi 1897); La Mère de Dieu et la Mère des hommes d'après les Pères et la théologie (4 voll., ivi 1900-1902), opere tutte di alto valore per la precisione e l'abbondanza della dottrina.
Biol.: Xavier le Bachelet, s. v. in Cath. Enc., XIV(1913), p. 520; J. de Blic, s. v. in DThC, XV (1946), coll. 129-30.
Celestino Testore
TERRITORI DI MISSIONE. - I t. di m., a norma del can. 252, sono esclusivamente quelli dipendenti dalla S. Congreg. de Propaganda Fide (v. missioni cattoliche). Attualmente comprendono varie regioni delle tre Americhe, tutta l'Africa ad eccezione delle diocesi di Algeri, Orano, Costantina e Cartagine, l'Egitto, l'Etiopia settentrionale, Angola e Mozambico; tutto il Pakistan, l'India eccetto il patriarcato di Goa, Ceylon, la Birmania, il Siam, l'Indocina francese; l'Indonesia eccetto la diocesi di Dili; la Cina eccetto la diocesi di Macao, la Corea, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda e l'Oceania eccetto la diocesi di Honolulu e l'Isola di Pasqua; nelle Isole Filippine solo due vicariati ed una prefettura apostolica.
In questi territori la Chiesa è organizzata in diocesi e quasi-diocesi (v.). Le diocesi si trovano dove è stata eretta la gerarchia ecclesiastica ordinaria e cioè in India, Pakistan, Giappone, Cina, Australia, America, Europa e, recentemente nell'Africa occidentale inglese e nell'Unione sud-africana. In molte regioni coesistono diocesi e quasidiocesi. Non vi sono prelature nullius né sedi primaziali o patriarcali. La sede patriarcale di Goa non dipende da Propaganda. Le quasi-diocesi rappresentano la gerarchia straordinaria, propria delle missioni, che però è sorta per esigenze di ordine storico. Pochissime si trovano anche in qualche territorio passato da Propaganda alla S. Congr. Orientale. Al presente le quasi-diocesi segnano piuttosto le varie fasi dello sviluppo della Chiesa nascente il cui territorio inizia con la missione sui iuris e per gradi attraverso la prefettura apost. e il vicariato viene elevato a diocesi che rappresenta la circoscrizione ecclesiastica giuridicamente più perfetta ed in pratica la più sviluppata e la meglio organizzata. Non sempre però un dato territorio passa attraverso tutte le varie fasi indicate. Al presente le missioni sui iuris vanno scomparendo e da vari anni non se ne erigono più (v. SUPPRIORE ECCLESIATICO). Anche i vicariati e le prefetture apostoliche, sebbene ancora molto numerosi, non tendono a crescere di numero, per la graduale introduzione della gerarchia ordinaria.
Le diocesi e quasi-diocesi missionarie sono affidate o ad un istituto religioso o al clero indigeno. Nessuna è affidata al clero di una diocesi europea o americana (cf. S. Paventi, L'azione missionaria delle diocesi, in Missionswissenschaftliche Studien. Festgabe Dindinger, Aquisgrana 1951, pp. 152-71; id., De actione missionali diocesium, in Monitor ecclesiasticus, 76 [1951], pp. 449-55). I territori affidati al clero indigeno si avvicinano di più ai territori di diritto comune. Negli altri si ha una commissio canonica da parte della S. Sede, che, non in perpetuo ma ad nutum, affida un dato territorio all'istituto con il dovere di forzirlo di personale e mezzi sufficienti e concedendo di-
ritti, quale quello che il superiore ecclesiastico del territorio appartenga all'istituto. In questi territori i missionari per la loro disciplina religiosa dipendono dal superiore religioso, che spesso viene chiamato anche superiore regionale specialmente nelle società senza voti; quanto alla cura d'unione sono sottoposti al superiore ecclesiastico. Si ha essi una diarchia, con reciproci diritti e doveri stabiliti con chiarezza dall'istruzione di Propaganda dell'8 dic. 1929 e da altri documenti.
Lo sviluppo dell'organizzazione missionaria tende a condurre i territori missionari verso una nuova situazione giuridica, che ha avuto già esempi in India e poi in Cina e specialmente in Giappone. I territori in avvenire passeranno con ritmo sempre maggiore agli Ordinari indigeni, da cui i missionari stranieri dovranno dipendere. A questi può essere affidata la direzione di qualche opera speciale, come collegi, scuole, parrocchie. In Giappone, invece, ad essi è demandato il lavoro apostolico in una vasta zona della diocesi o quasi-diocesi per un tempo determinato. La zona è considerata come una specie di vicariato foraneo con a capo il superiore religioso dei missionari, ai quali l'Ordinario del luogo comunica le necessarie facoltà. Gli altri diritti e doveri delle due autorità sono in genere stabiliti per mezzo di una convenzione, da approvarsi da Propaganda.
Biol.: V. Bartoccetti, Ius constitut. missionum, Torino 1947, passim; S. Paventi, La Chiesa missionar., Man. di missionel. dottrin., Roma 1949, pp. 19-21, 200-04, 339-42; id., Breviarium iuris mission., ivi 1952, passim.
Saverio Paventi
TERRITORI IN AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA. - Sono quei territori sui quali vige un particolare sistema di governo internazionale (trusteeship), attuato mediante attribuzione di poteri ad un determinato Stato da parte delle Nazioni Unite. L'amministrazione fiduciaria si ricollega al regime dei mandati, al quale si è sostituita : essa, che deve inquadrarsi nella tendenza al graduale abbandono dei vecchi sistemi colonialistici, è disciplinata dal diritto internazionale particolare (capp. 12 e 13 dello Statuto delle N. U.).
Il regime ha per scopo principale di promuovere il progresso delle popolazioni amministrate e il loro avviamento all'autonomia o all'indipendenza; si stabilisce per mezzo di convenzioni tra gli Stati direttamente interessati e riguarda o può riguardare - fatta esclusione dei territori di Stati membri delle Nazioni Unite - territori : 1) già sottoposti al regime dei mandati della Società delle Nazioni (in pratica solo i mandati di tipo B e C); 2) tolti a Stati nemici in conseguenza della seconda guerra mondiale; 3) sottoposti volontariamente al regime stesso dagli Stati che li amministrano. Una serie di controlli internazionali è prevista per il regolare svolgimento del sistema : essi sono esercitati quasi esclusivamente dagli organi delle Nazioni Unite: l'Assemblea generale (alla quale è sostituito il Consiglio di sicurezza per le cosiddette zone strategiche), il Consiglio di amministrazione fiduciaria, il Consiglio economico e sociale; si realizzano per mezzo del cosiddetto "questionario " indirizzato dal Consiglio di amministrazione fiduciaria allo Stato amministratore e il relativo rapporto annuale di quest'ultimo; le petizioni delle popolazioni amministrate; le visite periodiche compiute nei territori da apposite commissioni. Ciascuna applicazione del regime di amministrazione fiduciaria è essenzialmente temporanea, dovendo cessare col raggiungimento dell'autonomia o dell'indipendenza da parte delle popolazioni amministrate; può però osservarsi che in tal senso nulla è stabilito esplicitamente né dallo Statuto delle Nazioni Unite né - eccetto un caso di cui si parlerà oltre dalle singole convenzioni di amministrazione fiduciaria. Sino a oggi sono stati sottoposti ad amministrazione fiduciaria, i seguenti territori : Camerun beizunzizo, Stato amministratore Gran Bretagna; Camerun francese, Francia; Isole del Pacifico, U.S.A.; Isola di Nauru, Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna; Nuova Guinea, Australia; Ruau-da-Urundi, Belgio; Samoa occidentale, Nuova Zelanda;
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Somalia, Italia; Tanganika, Gran Bretagna, Togo francese, Francia, Togo Britannico, Gran Bretagna.
L'applicazione del sistema di amministrazione fiduciaria alla Somalia ex-italiana si distingue per le seguenti particolarità principali : a) esclusione dell'Italia dalla formazione della convenzione, quest'ultima accompagnata da una "Dichiarazione dei principi costituzionali "; b) creazione di organi, quali il Consiglio consultivo (formato da tre Stati: Egitto, Colombia e Filippine), aventi sostanziali funzioni di controllo sull'attività dello Stato amministratore; c) temporaneità del regime : ro anni dall'approvazione della convenzione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Alcuni aspetti del sistema hanno suscitato importanti questioni giuridiche. Tra gli altri, debbono notarsi i problemi della natura delle convenzioni di amministrazione fiduciaria e della cosiddetta "sovranita territoriale".
Sul primo punto : le convenzioni di amministrazione fiduciaria sottoposte all'approvazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (o del Consiglio di Sicurezza, limitatamente alle aree strategiche) sono state variamente caratterizzate. Sinteticamente può darsi - sottolineando la relatività della terminologia, variamente intesa nella stessa scienza del diritto interno da cui è mutuata, e tralasciando la tesi che vorrebbe individuare una convenzione le cui parti sarebbero formate non già dai soli Stati interessati, ma, da un lato da quest'ultimo, dall'altro dalle Nazioni Unite - che la convenzione, in rapporto all'approvazione suddetta, è stata considerata come parte di un atto complesso o come atto bi- o pluri-laterale condizionato.
Sul secondo punto : le discussioni in tema di sovranità territoriale sollevate a suo tempo dall'applicazione del regime dei mandati della Società delle Nazioni sono state riproposte per le amministrazioni fiduciarie. Notando anche qui come la soluzione cambi a seconda del significato con cui si assume il termine "sovranità territoriale" e, in particolare, a seconda che essa si faccia consistere o meno in un diritto reale sul territorio, le principali tesi possono ricondursi a quattro. Attribuzione della sovranità : i) allo Stato amministratore (tesi collegata - ma non esclusivamente - alla negazione che la sovranità territoriale consista in un diritto reale); 2) alle Nazioni Unite; 3) alle popolazioni locali (tesi collegata alla concezione della sovranità come diritto reale e alla possibilità di distinguere in essa un nudum ius da un exercitium iuris, il primo spettante alle popolazioni, il secondo allo Stato amministratore); 4) agli Stati che, avendo la disponibilità del territorio, consentono a sottoporlo ad amministrazione fiduciaria.
Dai territori in amministrazione fiduciaria debbono distinguersi i territori cosiddetti " non autonomi ". Questa ultima denominazione si riferisce a tutti i territori escoloniali che dipendono dai membri delle Nazioni Unite senza essere sottoposti ad amministrazione fiduciaria. Il cap. 11 dello Statuto delle Nazioni Unite intitolato appunto "Dichiarazione concernente i territori non autonomi "dispone una serie di obblighi per lo Stato amministratore, obblighi, secondo una parte della dottrina, morali e non giuridici. Deve notarsi, infine, che, secondo un'opinione unanime, i principi del cap. 11, per il loro valore generale, si applicano anche ai territori in amministrazione fiduciaria.
Bibl.: G. Ambrosini, L'amministrazione fiduciaria della Somalia, Roma 1942; G. Arangio-Ruiz, Il sistema coloniale delle Nazioni Unite, in La Comunità internaz., apr. 1947, n. 2; G. A. Costanzo, Lezioni di diritto coloniale internaz., Roma 1947 (ed. lito); Duncan Hall, Mandates, dependencies and trusteeship, Londra 1948; R. Quadr., Manuale di diritto coloniale, Padova 1920; C. C. Ragei, L'Amministrazione fiduciaria internaz., Milano 1920; G. Balladore-Pallieri, Diritto internaz. pubblico, ivi 1922. Limitatamente al problema della sovranità, si veda pure G. Berile, I diritti assoluti nell'ordinamento internaz., ivi 1951, parte 2*, cap. 1. Pasquale Peone
TERRITORIO DELLO STATO. - E controverso se il territorio sia da considerare elemento essenziale dello Stato, ma per il diritto positivo italiano la risposta affermativa non pare dubbia, se si tenga presente, oltre ogni altro argomento, che
costituisce reato contro la personalità (internazionale) dello Stato italiano l'attentato contro la integrità di esso (art. 24 I Cod. pen.). In mancanza di convenzioni, si ritiene comunemente che i confini siano segnati per le montagne dal loro crinale, per i fiumi dalla linea mediana (linea mediana della più alta corrente, se essi sono navigabili), per i laghi dalla linea retta che unisce i punti di confine rivieravchi. I confini italiani derivano in parte da lungo e contrastato possesso (dell'antico Regno di Sardegna), in parte da trattati (e relative disposizioni interne esecutive) di incorporazione o di scorporazione.
In sintesi appartengono al t. dello S.: in primo luogo la terraferma e le acque in essa intercluse; in secondo luogo il "mare territoriale ", cioè la zona marittima costiera dominata a difesa dalle artiglierie, secondo un principio di diritto internazionale comunemente accolto, ma variamente inteso (oscillante tre le 3 e le 12 miglia marine). Al di là v'è il "mare libero ", aperto cioè alla libera navigazione di tutti. Secondo il diritto italiano (Codice della navigazione, art. 2) sono soggetti alla sovranità dello Stato i golfi, i seni e le baie le cui coste fanno parte del territorio statale, quando la distanza tra i punti estremi dell'apertura del golfo, del seno e della baia non supera le 20 miglia marine. Se tale distanza è superiore a 20 miglia, è soggetta alla sovranità dello Stato la porzione del golfo, del seno o della baia compresa entro la retta, tirata tra i due punti più foranei distanti tre loro 20 miglia marine. E soggetta altresi alla sovranità dello Stato la zona di mare dell'estensione di 6 miglia marine lungo le coste continentali ed insulari dello stesso Stato e lungo le linee rette congiungenti i punti estremi sopra indicati. Tale estensione si misura dalla linea costiera segnata dalla bassa marea. Sono tuttavia salve le diverse disposizioni che siano stabilite per determinati effetti da leggi o regolamenti o convenzioni internazionali (p. es., transito di navi straniere, dogana, polizia sanitaria). Appartengono pure al t. dello S. il sottosuolo e lo spazio aereo sovrastante la terra ferma ed il mare territoriale (Cod. cit., art. 3). Altre disposizioni, interne ed internazionali, concernono la cosiddetta extraterritorialità dei semoventi, aerei ed aeronavei, civili e militari.
Sulla natura del diritto dello Stato sul proprio territorio le teorie sono disparate, essendovi chi concepisce tale diritto come oggettivo (reale) ed altri come soggettivo (una specie di diritto sulla propria persona); più genericamente, elidendo in fondo il problema o considerandolo inesistente, v'è chi pensa che si tratti di un semplice elemento che determina la validità delle norme o di un limite di estensione nello spazio della sovranità.
Bibl.: v. le trattazioni generali di diritto costituzionale, coloniale, internazionale, Inoltre: D. Donati, Stato e territorio, Roma 1921; C. Baldoni, Il mare territoriale nel diritto internazionale comune, Padova 1934; G. Florio, Il mare territoriale e la sua delimitazione, Milano 1947; S. Romano, Osservazioni sulla natura giuridica del t. dello S., in Scritti minori, I, ivi 1950. Ferruccio Pergolesi
TERRORISMO. - Il termine indica un metodo di azione politica fondato sull'uso incondizionato della violenza, senza riguardo ad alcuna legge murale, né ad alcun principio sociale o di umanità, con l'intento o di scuotere e sovvertire con il terrore un ordine esistente o di consolidarne qualche altro, imposto generalmente in conseguenza di un moto rivoluzionario, coronato di successo. Un atto isolato di violenza, anche se efferato, un'improvvisa degenerazione di sollevamento popolare, accompagnato da procedimenti inumani e distruttori, non costituiscono il t., nel quale è piuttosto da ravvisare un sistema di lotta, che si appoggia sul culto fanatico della forza, e questa adopera come mezzo per sopprimere gli ostacoli, che si oppongono all'attuazione di un dato disegno politico.
Il t. perciò stesso si distingue dall'intimidazione,
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nella quale si fa soltanto uso delle minacce, per esercitare sugli animi una pressione morale e cosi piegarli docilmente ai propri intenti, senza tuttavia far ricorso ai mezzi violenti, adottati, invece, come prassi ordinaria dal sistema terroristico. Per la stessa ragione occorre non confondere l'atto, che usualmente suole definirsi terroristico, dal t. propriamente detto. Il primo si ha in qualsiasi procedimento contro la vita e i beni privati e pubblici e può avverarsi senza collegamento alcuno con un movimento politico o una fazione, mentre il secondo è sempre con questi connesso, né si esaurisce in un'impresa delittuosa, ma diventa programma e ideologia della violenza, metodo di lotta tra gruppi sociali, uno dei quali tende a rovesciare il dominio dell'altro o a sopprimere quello ritenuto avversario. Si avvera cosi nei procedimenti delle correnti terroristiche un rovesciamento di fronte : quelle che prima lottavano contro il vero o supposto dispotismo della classe dominante, una volta ottenuto il successo, rivolgono la stessa violenza contro la parte soccombente o contro chiunque sia sospettato di avversione al nuovo regime, con un dispotismo più feroce e più generale nel disprezzo dei valori umani.
Il t. si può conseguentemente dividere in rivoluzionario e in t. di governo.
I. T. rivoluzionario. - Il t. rivoluzionario, accettato come programma d'azione da gruppi generalmente ristretti di fanatici disposti a tutto ardire, combatte contro l'ordine costituito fuori ogni legge, con lo scopo d'impadronirsi della cosa pubblica, o almeno di preparare la rivoluzione, intimidendo il governo, i cui esponenti minaccia di morte e cerca di sopprimere con attentati criminali, isolandoli con la paura suscitata nel popolo, al quale vuole con i suoi atti dimostrare la precarietà del regime e l'esistenza di un'opposizione organizzata e potente, che opera nell'ombra e nel mistero e sa colpire al momento opportuno.
Il t. rivoluzionario può essere considerato come uno degli aspetti principali della concezione anarchica, con la quale è andato storicamente congiunto.
Le apologie della violenza del Bakunin, anarchico rivoluzionario russo, il quale vi acorgeva l'unico mezzo adatto per ottenere radicali mutamenti sociali, ebbero un considerevole influsso sull'anarchismo europeo e particolarmente sull'anima della gioventù russa. Sviluppate e teorizzate dal Kropotkin e da altri rivoluzionari, pigliarono l'aspetto di una concezione nihilistica, in guerra contro tutte le cosiddette menzogne convenzionali della società civile, come lo stesso Kropotkin ebbe a definirle. In questo malsano focolaio di odio si riscaldarono quei fanatici che hanno funestato l'Europa con attentati, inutili e riprovati dal buon senso comune, contro i sovrani e gli uomini di governo. Ma l'attuazione storica più vasta del sistema terroristico si è avuta in Russia, nel movimento che dal 1878, dal titolo del suo giornale clandestino, pigliò il nome di "Terra e Libertà". Una sua aderente, Vera Zasulic, nel gennaio dello stesso anno, sparò contro il capo della polizia, Trepov, che aveva ordinato la fustigazione di un prigioniero politico. Per iniziativa dei suoi gregari cadde vittima il capo del servizio dello spionaggio e, nel 1881 lo stesso zar Alessandro II, ucciso da una bomba lanciata dal rivoluzionario Grunevitskij, dopo che vani erano riusciti un attentato al treno regale e il collocamento di una mina nel salone da pranzo del Palazzo d'Inverno.
Lo spirito e gli scopi di quest'associazione estremista e i mezzi da essa adoperati, come del t. rivoluzionario in generale, si possono raccogliere dal programma dalla medesima pubblicato nel 1879 . In esso veniva detto che l'attività terroristica, la quale consiste nel distruggere le più pericolose persone del governo, nel difendere il partito contro lo spionaggio, nel punire gli autori dei più notabili casi di violenza e di arbitrio, appartenenti al governo o all'amministrazione, ha come scopo di scuotere il prestigio del potere, di dimostrare la possibilità di lotta contro di esso, e cosi stimolare lo spirito rivoluzionario del popolo
e la sua confidenza nel successo della causa, e infine di formare e di orientare le forze adatte a continuare la lotta.
II. T. di governo. - Il t. di governo si sosti tuisce alla legge e all'impero del diritto nell'amministrazione dello Stato, come metodo per stritolare qualsiasi opposizione reale o presunta, particolarmente nei regimi di origine rivoluzionaria. La paura di non aver messe salde radici nella direzione dello Stato, la precarietà delle condizioni sociali, conseguenza della stessa rivoluzione, il timore di cadere vittime di una possibile reazione vittoriosa trascinano quasi inevitabilmente gli animi, già avvezzi alla violenza, all'uso dello stesso mezzo adottandolo come sistema di governo. Sue caratteristiche sono l'eccilissi totale del diritto, l'incertezza della sicurezza personale, il dominio dell'arbitrio, il dispotismo feroce e sanguinario. Sotto un manto legale diventano leciti tutti i misfatti. Un solo sospetto non convalidato da prove o l'appartenenza a una classe sociale sono cause sufficienti per mandare a morte o far sparire nelle prigioni, bandire, torturare e spogliare dei beni qualsiasi cittadino. Il t. di governo non è un semplice abuso del potere, ma è anch'esso un sistema, che divide il popolo in due classi, la dominante e la dominata, sulla quale la prima esercita un'oppressione dispotica.
Queste note distintive si trovano nel periodo più torbido della Rivoluzione Francese, che va dalla fine del maggio 1793 al 27 luglio dell'anno seguente e viene designato con l'appellativo di a periodo del terrore e. Durante il breve dominio del despota sanguinario Robespierre, migliaia di cittadini andarono incontro alla morte, solo perché appartenenti alle classi aristocratiche e al clero o semplicemente perché sospetti di essere ostili al nuovo regime. Lo spirito del t. di governo traspare in tutta la sua tragica realtà dal decreto approvato dalla Convenzione il 10 giugno, nel quale erano elencate undici categorie di nemici del popolo, da condannare senza difesa né giudizio, per il semplice motivo d'una presunzione di colpa. Ancora più sanguinoso del precedente è il t. di governo instaurato dalla Rivoluzione rossa, dopo la sua vittoria contro il vecchio regime zarista. Già nel 1918 migliaia di persone furono trucidate, dopo un attentato alla vita di Lenin. Nel 1920-21 in Crimea avvenne il massacro collettivo di tutti gli ufficiali bianchi e di quanti erano sospettati di averli favoriti. Dal 1929 al 1934 il sistema si scatenò contro i contadini, restii alla collettivizzazione, con venti o trenta esecuzioni capitali giornaliere, e ancora oggi continua a pesare sul popolo russo, col regime capillare di polizia e le periodiche epurazioni contro quanti sono sospettati di devastizionismo dalle ideologie del partito dominante. Per coglierne ancora una volta il carattere, possono servire le istruzioni che fin dal 1918 la Ceka impertiva ai tribunali. Questi non dovevano attardarsi nella ricerca di alcuni capi d'accusa, per dimostrare che l'accusato si fosse sollevato con le parole e gli atti contro l'Unione Sovietica, ma dovevano ritenere come primo loro dovere di domandare a quale classe egli appartenesse, di quale origine fosse, quale istruzione possedesse, quale professione esercitasse. Queste domande dovevano decidere della sorte dell'accusato. In ciò consiste, conchiudevano le istruzioni, il significato e l'essenza del t. rosso.
III. T. nel campo delle relazioni internazionali. - Il t., come sistema di offesa, noncurante di qualsiasi legge morale, di giustizia e d'umanità, s'è esteso, durante l'ultima guerra mondiale, al campo delle relazioni internazionali. Superate tutte le norme positive e naturali sulla condotta delle ostilità, gli Stati belligeranti non hanno più rispettato alcun limite nell'uso dei mezzi d'offesa. La cosiddetta guerra totale, teoricamente approvata dagli apologeti della violenza, non è altro che un t. vero e proprio,
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(da Vigiliae christianae, Amsterdam cit, 1921, (av. dopo p. 268 , resta)
Tertulliano - Frammento del De spiritualis, proveniente da un manoscritto dell'inizio del sec. ts.
che s'ispira agli stessi metodi di quello rivoluzionario e di governo e tende agli stessi scopi, spezzare fisicamente e moralmente la resistenza dell'avversario, spargendo il terrore con l'uso indiscriminato dei più potenti mezzi di distruzione.
La valutazione morale del t., in qualsiasi settore della vita sociale esso esplichi la sua attività, nell'interno o nell'internazionale, è implicita nella sua descrizione. Tecnicamente poi, come è stato riconosciuto da parecchi rivoluzionari, esso non giova agli scopi, ai quali sarebbe diretto : né i regimi cadono per effetto degli atti terroristici, né il popolo si scuote, reagisce anzi contro di essi, se altre cause non intervengono a produrre con la loro azione i mutamenti politici.
Biff.: H. Wallon, La terreur: études critiques sur l'histoire de France, Parigi 1881; S. M. Kravchinski, La Russia sotterranea, Milano 1896; K. Diehle, Über Sozialismus, Kommunismus und Anarchismus, Jena 1922; V. Lazarescki, Histoire du terrorisme russe 1886-1916, Parigi 1930; J. Statberg, Gewalt und Terror in der Revolution, Berlino 1931; G. Maranini, Classe e Stato nella Rivoluzione Francese, Perugia 1935; W. H. Chamberlin, L'età del ferro della Russia, Torino 1937; id., Storia della Rivoluzione russa, I. ivi 1941; V. Kravchenko, Ho scelto la libertà, Milano 1948. Per il terrore nella Rivoluzione Francese si vedano le opere generali ben conosciute del Thiers. Taine, Mathiez, Sorel.
Antonio Messineo
TERTULLIANO. - Apologista e polemista, vissuto a Cartagine fra il 160 e il 220 ca.
È una delle figure di maggior rilievo dell'antichità cristiana, il più vigoroso fra gli apologisti e i polemisti dei primi secoli, il primo che tra i Latini tentò di elaborare il dato rivelato con l'impegno d'una travagliata speculazione e creò un linguaggio teologico, scrittore fra i più potenti di tutta la latinità.
I. Vita. - Le fonti principali per la conoscenza della vita di T. sono alcuni accenni che si trovano nelle sue
opere e inoltre: le notizie di s. Girolamo (De viris ill., 53; Epist., 70, 5; Chron. ad a. 2224 [=208 d. C.]), di Eusebio (Hist. eccl., II, 2, 4), di s. Agostino (De haer., 86), di Vincenzo di Lerino (Commont., 18), del Praedestinatus (F. Oehler, Corp. haerexolog., I, Berlino 1856, pp. 242, 264).
Quinto Settimio Florente T. nacque a Cartagine verso la metà del sec. It da un $\cdot$ centurione proconsolare $\cdot$. Condiviso l'irrisione dell'ambiente pagano, da cui proveniva, verso il cristianesimo (Apol., 18, 4; cf. Paen., 1, 1); forse fu iniziato ai misteri di Mitra (Praescr., 40, 4); fu appassionato frequentatore degli spettacoli (Nat. I, 10, 47; Apol., 13, 5; Spect., 19) e si abbandonò agli istinti d'una natura fortemente sensuale (Resurr., 59). I suoi scritti dànno prova d'una formazione culturale accurata fatta nello studio delle lettere, della storia, della filosofia e particolarmente del diritto. E incerta l'identificazione con il giurista dello stesso nome. Apprese il greco cosi bene da comporre in questa lingua alcune opere ora perdute. Fu a Roma (Cult. fem., I, 7), dove si suppone abbia esercitato l'avvocatura.
Sulla data e sul processo della conversione al cristianesimo mancano notizie precise. Lo spettacolo dell'eroica fortezza dei martiri (Scap., 4; cf. Apol., 50, 15) gli diede forse la prima spinta e la lettura della Bibbia (Apol., 18) lo persuase della verità del cristianesimo. Secondo s. Girolamo, T. fu sacerdote; né la notizia sembra smentita dal De exhort. cast., 7 (cf. A. De Labriolle, in Bull. d'osc., littér. et d'archéol. chrét., 3 [1913], pp. 161-67).
Nel 213 venne ad aperta rottura con la Chiesa, aderendo formalmente al montanismo (v. montano e montanismo), per il quale aveva già manifestato simpatie almeno dal 206-207. Fu la sua indole portata agli eccessi e insofferente del freno dell'autorità che lo spinse verso questo movimento caratterizzato da un vigorismo fanatico e visionario. La testimonianza isolata di s. Girolamo, che T. sia passato alla eresia a causa di violenti contrasti con il clero di Roma, è giustamente considerata sospetta. Ma, insoddisfatto anche della nuova esperienza, costituì una sua chiesuola, i cui aderenti presero il nome di $\cdot$ tertullianisti $\cdot$ e le cui propaggini durarono fino al tempo di s. Agostino. Dopo il 220 non si hanno più tracce della sua attività; secondo s. Girolamo mori verso il 240 .
II. Opere. - Il programma di T. scrittore si può riassumere in tre punti : difendere il cristianesimo dalle persecuzioni e dalle accuse dei pagani, dimostrare, in polemica contro gli eretici, la verità del dogma cristiano e illustrarne il significato, dare norme ed esortazioni di vita pratica.
1. Scritti apologetici. - T. inizia la sua attività di scrittore (fasciando da parte il De pallio, di datazione incerta) come apologista. Dopo il 180, quando furono decapitati, fra gli altri, i dodici martiri di Scillium (v. scilLITANI, MARTIRI), la Chiesa d'Africa aveva goduto d'una certa tranquillità; ma ora l'odio della plebaglia contro i cristiani non solo dava corpo alle accuse più infamanti (v. accuse contro i cristiani), ma esplodeva spesso in violenza sanguinose contro i fedeli anche riuniti in preghiera e non risparmiava nemmeno i morti (Apol., 7, 4; 37, 2). In difesa della verità e del diritto conculcati prese la penna T., ardente dell'entusiasmo del neofito, con i due libri Ad nationes, cioè ai pagani, composti nella prima metà del 197, come appare dall'allusione a fatti recenti (Nat., I, 17, 4). Dopo una parte apologetica, in cui rinfaccia ai pagani la colpevole ignoranza del cristianesimo e l'ingiustizia delle leggi con cui lo colpiscono, dando credito a dicerie infondate, ritorce sugli avversari le accuse di superstizione, di crudeltà, di lesa maestà, e attacca il politeismo in tutte le sue forme.
Pochi mesi dopo (Apol., 35, 9. 11) lo scrittore si rivolgeva ai governatori (praesides) delle province, in primo luogo dell'Africa, con l'Apologeticum, dove molti motivi dell'opera precedente vengono ripresi quasi con le medesime parole, ma in una rielaborazione più compiuta ed efficace, con logica serrata, rigore giuridico, veemenza di passione si da fare di quest'opera uno dei capolavori destinati a sopravvivere nei secoli. Dopo un'introduzione di carattere giuridico sull'ingiustizia delle leggi e dei pro-
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cedimenti con cui si perseguitano i cristiani, confuta le accuse di delitti occulti : infanticidio, cene tiestee, incesto, poi quelle di delitti manifesti, cioè di disprezzo della religione nazionale e dell'imperatore. Dimostra che i pretesi dèi non sono tali; i cristiani riconoscono l'unico vero Dio che s'è manifestato in Cristo e sono leali verso l'imperatore e verso la patria; la loro condotta è irreprensibile e l'amore fraterno regna fra loro. Il cristianesimo è ben superiore alla filosofia, che ha desunto dalla Scrittura quanto ha di buono. L'opera si conchiude con un'appassionata esaltazione del martirio.
Uno dei temi accennati nell'Apologeticum (c. 17) è svolto di proposito in un opuscolo scritto probabilmente poco tempo dopo: De testimonio animae. Rifacendosi ai tentativi della maggior parte degli apologisti precedenti di mostrare la consonanza fra la teologia naturale del cristianesimo e le dottrine dei filosofi e dei poeti pagani, ne proclama l'inutilità, affermando che l'apertura verso il cristianesimo è qualcosa di spontaneo 2 connaturale all'anima che non sia stata sviata da pregiudizi.
Il breve scritto Ad Scapulum, del 212-13, è una lettera aperta al proconsole d'Africa che perseguitava i cristiani, tollerati dai suoi predecessori. T. vi afferma il diritto di professare liberamente la propria religione, dichiara la piena lealtà dei cristiani all'Impero, minaccia al magistrato i castighi, già annunziati da segni premonitori, che han colpito altra volta i nemici di Cristo.
2. Scritti dogmatico polemici. - Le opere di polemica dottrinale, tanto più numerose e ampie, non sono meno importanti di quelle apologetiche per caratterizzare il significato storico di T. nella vita della Chiesa e il suo influsso sul pensiero teologico.
Anche in questo campo furono le esigenze dell'ambiente a suggerire allo scrittore temi e sviluppi : lo gnosticismo (v. GNosi) è il grande avversario contro cui soprattutto sono diretti gli strali di T. Esso è preso di mira insieme con gli altri errori nel De praescriptione haereticorum, che, composto verso il 200 e considerato il capolavoro di T. in questo genere di scritti, costituisce quasi un'introduzione a tutta la polemica contro l'eresia, com'è detto nella conclusione del libro. Esposta l'origine delle eresie, nate da una filosofia stolta e presuntuosa, e spiegato in quale senso il cristiano possa investigare la verità rivelata, T. oppone agli eretici, con procedimento giuridico, una "eccezione pregiudiziale ", negando loro il diritto di appellarsi, perché novatori, alle Scritture, affidate dagli Apostoli alla vera Chiesa, che sola ne è legittima custode e interprete.
L'Adversus Hermogenem, forse del 202-203, è diretto contro il pittore-filosofo che professava l'eternità della materia. L'Adversus Marcionem è giunto a noi, nella terza elaborazione fatrane dall'autore, in cinque libri, di cui il primo composto nel 207 (I, 1). Nel I e nel II 1. si dimostra l'assurdità della dottrina che ammetteva due dèi, quello del Vecchio Testamento, autore del male, e quello buono, rivelatori in Cristo. Nel III l., dedicato alla cristologia, T. combatte il docetismo (v. DOCETI) e dimostra che Cristo è il Messia vaticinato nel Vecchio Testamento. Nel IV critica punto per punto il vangelo di Marcione, capriccioso rimaneggiamento del Vangelo di Luca; nel V estende l'esame al testo e all'interpretazione data dall'eresiarca alle epistole di s. Paolo. E controversa la data dell'Adversus Valentinianos, poiché l'allusione alla defezione di Valentino dalla Chiesa (c. 4) supporrebbe l'autore ancora cattolico, mentre l'elogio del montanista «Proculus noster» (c. 5) fa pensare a T. già eretico. La confutazione dei maestri dello gnosticismo vi è fatta con la semplice esposizione delle loro complicate e fantasiose speculazioni, che T. attinge al primo libro dell'Adversus haereses di Ireneo. Lo Scorpiace, composto fra il 211 e il 213, presenta un a rimedio contro la puntura degli scorpioni s, cioè degli gnostici, che negavano il merito del martirio. Nel De carne Christi, di data incerta, si combatte nuovamente il docetismo gnostico; nel De resurrectione carnis, connesso col precedente (c. 2) e diretto contro i medesimi avversari, si dimostra con le Scritture la realtà della resurrezione finale e se ne espone il modo.
La dottrina trinitaria è oggetto dell'Adversus Praxeam (dopo il 213), un patripassiano dall'Asia venuto
a Roma e a Cartagine. Pur non mancando di motivi polemici, hanno un carattere prevalentemente positivo e sistematico il De baptismo e il De anima. Il primo, del 200 ca., dimostra la necessità del Battesimo e tratta alcune questioni dibattute sul valore del Battesimo di Giovanni, su quello degli eretici, e dà norme sul modo di dare e ricevere questo Sacramento. Il De anima, verosimilmente composto fra il 210 e il 213 (v. l'introd. di J. H. Waszink alla sua edizione, Amsterdam 1947, p. 6*) è un'opera più di controversia che di psicologia, diretta