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 non conoscono la guerra, dato che non hanno capi, né armi militari di offesa e di difesa, né luoghi fortificati, né canotti da guerra; non hanno abilità per lanciare o tirare pietre o giavellotti, né è stato trovato un termine per indicare la guerra o il guerriero. Nel caso di uno scontro bellico, se così si può chiamare, presso i Yamana, quando è stato ferito qualcuno si suona la ritirata da ambo le parti; così finisce e la guerra».

Nella vita pratica di ogni membro della comunità ma specialmente del capo, dove esiste, si esigono la giustizia e l'altruismo. Il sentimento di libertà e d'indipendenza dell'individuo e della famiglia è molto forte. Non si dànno comandi agli altri e non si ama di riceverli. Tuttavia il nomadismo rende questi primitivi servizievoli gli uni gli altri, come è stato osservato presso i Fiurghini, perché non sapendo chi si potrebbe incontrare in un luogo, o pur dovendo cercare rifugio presso qualcuno, si

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è restii ad incontrare una persona o i rispettivi amici, nell'ostilità dei quali si fosse incorsi.

Lo stato primitivo si guarda bene dal limitare la libertà del singolo e della famiglia più di quanto è assolutamente necessario; esplica solo quelle funzioni, per cui non sono sufficienti la forza e l'autorità delle singole famiglie. Se nella s. primitiva l'autorità è scarsa di compiti istituzionali rispetto a quelli di s. più sviluppate, tuttavia è giusto rilevare che anche questa s. si basa sull'ordine, sull'autorità e sulla coscienza attiva dell'ordine, cioè sulla medesima coscienza sociale in funzione permanente, attiva, direttiva, unificatrice e responsabile, di ogni s. umana. L'ordine morale e giuridico nella s. primitiva è fondato sulla religione, secondo la quale i gravi delitti degli uomini eccitano l'ira di Dio, che la manifesta con il fulmine, la tempesta, l'arcobaleno, ecc. Da quanto si è detto, si può concludere, che la s. primitiva, come esiste presso i popoli più arcaici della Terra, è molto diversa, anzi diametralmente opposta da quella immaginata dagli evoluzionisti. Da questo tipo di s. primitiva provengono i tipi dei popoli pastori nomadi, dei popoli totemisti e dei popoli matriarcali.
b) La s. dei popoli pastori nomadi dell'Asia e dell'Africa (Turco-Mongoli, Indo-europei, Camito-Semiti) si distingue da quella dei popoli raccoglitori primieramente per la forma di economia, perché produce i propri mezzi di sussistenza con l'allevamento di grandi greggi di bestiame (pecore, capre, cavalli, bovini, cammelli), che dànno latticini, carni, mezzi di trasporto e parecchi mezzi ergologici. Il pastore nomade sente la necessità di conservare e, possibilmente, di accrescere il suo gregge, quindi anche la necessità di varie persone per raggiungere questo fine. Da ciò viene il suo desiderio di avere una grande famiglia e perciò anche di una seconda moglie, se la prima è sterile, e di non frazionare il suo gregge per via ereditaria fra i suoi figli, che perciò, sposandosi, rimangono nella famiglia paterna sotto l'autorità del padre. Il gregge vuole unità di comando e ordine, per cui nella figura del padre di famiglia, il patriarca, si è sviluppata una forte patria potestas. Quindi, la grande famiglia pastorale è patriarcale come quella dei popoli raccoglitori, ma se ne distingue per l'accresciuta unità e coesione dei suoi membri. E stato anche osservato però, che l'autorità del patriarca non è sempre assoluta; presso i pastori tibetani, ad es., la moglie è pari al marito e i figli sposati vengono consultati negli affari famigliari. Caratteristica della famiglia pastorale è, come si diceva, il regime ereditario, influenzato dalla conservazione indivisa del gregge, che passa dal padre, dopo la morte, al figlio maggiore. Donde il diritto di maggiorasco.

Più famiglie della stessa regione si uniscono in gruppo per lo sviluppo e la salvaguardia della loro economia pastorale nominando un capo del gruppo. I gruppi regionali formano un'associazione tribale, che assicura i pastori ai suoi gruppi. La tribù fu, originariamente, uno sviluppo naturale della grande famiglia, formata, quindi fra consanguinei. Siccome l'individualismo e l'indipendenza dell'individuo e delle singole famiglie è molto grande, l'autorità dei capi dei gruppi e delle tribù è ridotta; anzi dipende essenzialmente dalla forza, dalla stima e dal personale prestigio del capo.

La protezione della vita dei singoli è lasciata alla vendetta privata, che può vincolare anche per molte generazioni, essendo tutto il clan responsabile del delitto - tenuto al pagamento di un'ammenda. Presso i Yacuti, in caso di omicidio di un membro del medesimo gruppo, l'omicida veniva legato ad un albero nell'interno di una foresta e lasciato li a perire.

Il diverso accrescimento del bestiame, la diversa abilità nel condurre i greggi e specialmente il pericolo che questi incorrono in tempo di siccità e di epidemie portano alla distinzione di ricchi e poveri. Ma dato il forte spirito famigliare, i poveri trovano facilmente assistenza presso i ricchi e sono messi in condizione di riacquistare i greggi perduti. Tra i pastori dell'Asia centrale vi è anche la distinzione in "ossa bianche" e "ossa nere".

L'iniziazione della gioventù diviene individuale e solo per i giovani, come presso i Romani, o anche per la gio-
vane, come presso i nobili della Cina feudale, che erano forse di origine turca. Caratteristiche della s. pastorale sono le feste popolari stagionali con molti giuochi comuni, che presso i pastori africani assumono anche l'aspetto di esercizi militari. La psicologia combattiva e imperiosa dei nomadi e il loro disprezzo per l'agricoltura e per ogni genere di occupazione spiegano i grandi imperi che hanno fondato nel mondo, imponendo il loro dominio e le loro dinastie, che hanno origine dal loro potente spirito famigliare.
c) La s. totemista. - Il tipo di totemismo (v.), che dà una forma caratteristica alla s. primitiva, è il totemismo sociale di clan, che è anche quello più diffuso. Ogni tribù è divisa in clan aventi ciascuno il proprio totem, al quale ogni membro si sente legato da un sentimento di parentela e da cui derivano il nome, gli emblemi, la legge dell'esogamia. Rispetto al totem ogni membro del clan deve osservare parecchi tabù, cioè è proibito toccarlo, ucciderlo, mangiarlo, intendendosi per totem ogni animale della stessa specie. Il clan forma un'unità economica e un'unità rituale. Ogni membro del clan è identificato con il totem, di cui il capo concentra le forze magiche. Per questa ragione i capi possono compiere azioni magiche nell'interesse di tutto il clan e di tutta la tribù secondo i loro totem e i simboli naturali, sono perciò capi-maghi.

I capi di clan formano l'assemblea della tribù, nella quale tutti godono gli stessi diritti. Così è presso i Narrinyeri dell'Australia meridionale. Tra i membri del clan vi è una grande solidarictà, che li induce ad aiutarsi reciprocamente: si oggivano volentieri, si risparmiano in guerra. Vi è la divisione in classi di età, che comporta speciali segni distintivi e particolari diritti e doveri. I sessi devono osservare determinate leggi di separazione. All'età della pubertà i giovani vivono tutti insieme in una casa loro riservata, cui è proibito l'accesso alle donne, e similmente le giovani in una casa riservata, con proibizione severa di accedervi per gli uomini. L'iniziazione dei giovani consiste principalmente nella circoncisione e, presso alcune tribù australiane, anche nella subincisione. Per le giovani si hanno le relative operazioni similari.

La famiglia ha scarso significato rispetto allo Stato; l'autorità dei genitori sui figli si esercita solo nella prima infanzia. La donna è in una situazione di inferiorità.

Nella divisione del clan, dovuta al suo grande accrescimento, il nuovo clan resta in una certa dipendenza con il clan originario, ne conserva anche il nome. Un clan può avere anche una propria industria ed esercitare il commercio. Nell'unione con il matriarcato di due classi esogamiche, il clan si suddivide in patrie e subpatrie, in cui i figli appartengono non al clan del padre, ma a quello del nonno, per cui le leggi esogamiche si complicano molto (v. matriarcato).
d) La s. matriarcale si distingue anzitutto per la sua economia, perché i mezzi di sostentamento vengono dall'agricoltura, fatta prima con la zappa e poi con l'aratro. Inoltre si distingue per la presenza del diritto di proprietà terriera, sconosciuto alle altre s. primitive. Siccome l'agricoltura è invenzione femminile, essendo la donna la raccoglitrice di cibi vegetali nella civiltà più antica, è la donna la proprietaria del campo lavorato, dei suoi prodotti, come pure della casa, del magazzino, degli strumenti di lavoro, degli utensili di ceramica e altri utensili necessari alla vita famigliare. La proprietà possa dalla madre alle figlie. Nel matrimonio la donna, dovendo restare vicino al suo campo, non va ad abitare nella casa del marito, ma questi va a farle visita, ordinariamente di notte, come avveniva in Giappone fino al sec. vi. Nel pieno sviluppo del matriarcato, il marito va ad abitare nella casa e presso la famiglia della moglie, come si usa ancor oggi tra i Ciam dell'Indocina e presso alcune tribù di Formosa. Egli però è come uno straniero nella famiglia della moglie, mentre il cognato, fratello della moglie, ha una posizione di vantaggio in famiglia rispetto a lui ad ai suoi figli. La donna gode di grande preminenza rispetto all'uomo, preminenza che questi può ridurre, ristabilendo una parità di diritti, quando lavora presso i suoceri per avere poi la moglie in casa propria. Si ha un capovolgimento della posizione della donna in Melanesia. Nuova

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Guinea e Australia, dove nell'incrocio del matriarcato con il totemismo e con la cultura dei raccoglitori, la donna perde il diritto alla proprietà, la quale passa allo zio materno o al fratello e perviene in eredità al nipote. La donna si muta in una specie di schiava da lavoro, quando l'uomo cerca di avere più mogli per disporre di maggiori risorse materiali d'opera e di prestigio. Il sistema di due classi, in cui non si può più parlare di matrimonio morrilocale, né patrilocale, essendo le due classi esogamiche nello stesso luogo (v. matriarcato), è una forma recente di matriarcato. Qui non è possibile nemmeno il matrimonio di servizio. Il matriarcato è giunto talvolta ad essere una vera ginecocrazia, con la donna a capo di assemblea di Stato, ma generalmente essa ha avuto, anche in questo caso, l'uomo vicino a sé negli affari statali. Cosi era presso gli Huroni dell'America settentrionale. In una s. matriarcale vi è la sacerdotessa, l'indovina, la sciamana.

Presso i Maniùuriani si hanno assemblee maschili e femminili separate; in quelle femminili può intervenire solo il capo dell'assemblea maschile. Nella s. matriarcale lo stato è democratico. Il villaggio è retto dall'assemblea degli anziani. Se esiste un capo, se ne giustifica la presenza manisticamente. Nelle s. miste, risultanti dall'incrocio di quelle fondamentali, si può avere il re religioso, il re mago congiunti in una concezione manistica della loro autorità politica. Cosi è negli stati feudali ed in certi regni africani.
3. Origine della s. primitiva. - Per gli evoluzionisti, ritenendo l'uomo originato dalla bestia, è esistito prima lo Stato e poi la famiglia. Secondo essi, come ha scritto il Cavazza, l'uomo all'origine doveva evidentemente essere stato al primo gradino della progressiva evoluzione della specie: era mezzo uomo e mezzo animale, fu solamente dopo uomo, e quindi meno guidato dall'istinto, più perduto, quasi abbandonato dalla natura e stabilito nella sua "stolidezza originaria". "L'istinto d'imitazione" rimane la sua base essenziale, perché ha perduto la sicura guida degli istinti animali; ma allora sarebbe giunta come salvatrice l'insorgenza del "concetto mistico di collettività ", sarebbe nato a dall'orda promiscua e disordinata " non la famiglia naturale biologicamente razionale, umana ed economica, ma il che, il gruppo collettivo, saldato dai vincoli irrazionali, magici, mistici, e l'umanità, partendo dal suo inizio anti-istintivo, antilogico, anti-razionale, avrebbe iniziato l'ascesa, l'evoluzione progressiva.

Ma, come si è visto, questa teoria cozza contro la realtà etnologica. Il totemismo non può essere preso come base per spiegare l'origine dello Stato, perché non è la forma più antica di s. né tanto meno uno stadio sociale per cui sono passati tutti i popoli. Inoltre, nella s. primitiva vi è una differenziazione individuale, che agisce naturalmente, come ha osservato il Beck, anche nella vita sociale. Quindi, lo Stato non è prima della famiglia, ma, al contrario, la famiglia prima dello Stato. Infatti, presso i popoli più arcaici la realtà è, come concludeva il p. Schmidt al riguardo, che la famiglia è quasi tutto e lo Stato quasi non esiste ancora, e comunque solo in funzione della famiglia. Non è lo Stato, pertanto che ha dato luogo alla famiglia e secondo il proprio arbitrio o potere le ha partecipato i suoi diritti, che quindi potrebbe togliere o restringere, ma la famiglia esistente già decine di migliaia di anni prima nella pienezza dei suoi diritti e doveri, nel qual tempo esercitò con tutta pienezza anche le funzioni dello Stato, che esisteva solo embrionalmente nel suo seno materno. Cosi fu per tutto il periodo della civiltà più arcaica. Tale ci appare la costituzione sociale, economica e politica della s. della più antica umanità. E d'altro canto non sussistono prove o ragioni per dire che le s. primitive attuali siano una degenerazione delle s. preistoriche, eccetto casi particolari ben dimostrabili.

Brill: H. L. Morgan, Ancient society, Londra 1877; F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Eigentums und des Staates, im Anschluss an H. L. Morgan, Zurigo 1884; M. A. Czaplicka, Aborig. Siberia. A study in social anthropol., Oxford 1414, pp. 25. 27. 28; K. Bücher, Die Entstehung der Volkssoirtschaft, 10* ed., Tubinga 1918; W. Schmidt-W. Koppers, Völker und Kulturen.

Gesellschaft und Wirtschaft der Völker, Ratisbona 1924; W. Beck, Das Individuum bei den Australiern. Ein Beitrag zum Problem der Differenzierung primitiver Gesellschaftsgruppen ..., Lipsia 1924; W. Koppers, Stammzgliederung und Strafrecht der hauptlingüben Yamana auf Zenerland, in Atti del XXII Congr. internaz. degli americanisti, Roma, sett. 1916, II, Roma 1928, pp. 123-73; id., La famille dans les civilisations primaires et secondaires, in Docum. de la vie intellectuelle, Javisy 1930; H. E. Man, On the aborig. inhabitants of the Andaman Island, Londra 1932, p. 40; Br. Malinowsky, Crime and custom in savage society, ivi 1932, p. 10, 3; R. Thurmoald, Die nenschl. Gesellsch. in ihren ethnosoziohig. Grundlagen, Berlino 1931-32; G. Fabizol, Il totemismo e l'animalismo dell'animo, Napoli 1941; F. Cavazza, Intorno all'orig. dell'umona sociabilitá, in Ann. Lateran., Roma 1941, pp. 1-119; M. Hermanns, Die Nomaden von Tibet. Die sozial-scietschaftl. Grundlagen der Hirtenhulturen, Vienna 1949, p. 227 sgg.; W. Schmidt, Das Menschenbild der Urhultur, in Wissenschaft und Weltbild, ivi 1949; L. Sturzo, La s. Sua natura e leggi. Social. storicista, Bergamo 1949, pp. 89-90, 189; P. Schebesta, Die Bambuti-Pygmäen vom Iteri, II, Bruxelles 1938-39, pp. 311 sg., 332; W. Schmidt, Ehe und Familie im vermännlichten Mutterrecht, in Kultur und Sprache, Vienna 1925, pp. 259-79; J. Hoekel, Der heutige Stand des Totemismusproblems, in Festgabe dem IX. Intere. Kongress f. Anthrop. und Etnol., Wien 1951, ivi 1922, pp. 33. 49; W. Koppers, Die direkt. Formen des Staates, in Atti del XIV Congr. internaz. di social., Roma 3 ag. - 3 sett. 1930, IV, Roma 1922; Stegman von Priawald, Der antike Autoritädegriff im Licht der Sprachwissenschaft, ibid.

Luigi Vannicelli
SOCIETÀ BIBLICA AMERICANA: v. BIBLICHE, SOCIETÀ.

## SOCIETÀ CATTOLICA ITALIANA PER

 GLI STUDI SCIENTIFICI. - Associazione, su base nazionale, costituita tra i cattolici italiani all'inizio del secolo, allo scopo di promuovere " con ogni mezzo la scienza in armonia con la fede e la diffusione della cultura tra i cattolici italiani" e di intensificare una "utile corrispondenza tra i cultori delle singole discipline e fra le varie società scientifiche italiane e straniere" (art. 2 dello Statuto).

Si intendeva con ciò rispondere alla campagna pseudoscientifica del positivismo imperante (che pretendeva dimostrare la fine delle credenze religiose con il progresso della scienza), riaffermando che "tra la Rivoluzione custodita e interpretata dalla Chiesa e i risultati della scienza, non può esistere contraddizione" (Statuto, art. 1). La Società, già auspicata in un voto dell'episcopato lombardo (22 sett. 1896), sorse nel 1899 per iniziativa dei due vescovi Callegari (v.) di Padova e Riboldi di Pavia, e del prof. G. Toniolo (v.). La Società era divisa in cinque sezioni : 1) studi religiosi, filosofici e apologetici (da cui fu promossa la Rivista apologetica, fondata e diretta dal p. Antonio da Trobaso, a Vicenza e la Scuola cattolica (v. [); 2) studi sociali, economici, giuridici e politici, premmossi dalla Unione cattolica per gli studi sociali in Italia (v.); 3) studi fisici, naturali e matematici (da cui fu promossa, nel 1900, la Rivista di scienze fisiche e matematiche, diretta da mons. Pietro Maffi); 4) studi storici (da cui fu promossa, nel 1904-1908, la Rivista di scienze storiche, diretta da mons. Maiocchi); 5) studi filologici, letterari ed esteri. La Società cessò nel 1910. Promosse la costituzione di biblioteche di cultura scientifica; lavori scientifici, istituendo premi e borse di studio per corsi di perfezionamento.

Brill.: A. Gemelli, G. Toniolo, animatore ed anticipatore della Univ. dei cattolici ital., in Vita e pensiero, 25 (1942), p. 307 sgg.; G. dalla Torre, Il card. G. Callegari, vesc. di Padova, Padova 1942.

Pietro Palazzini
SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI. - Fondata in Roma nel 1889 per iniziativa di Giacomo Venezian.
"Ha lo scopo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, tenendo alto dovunque il sentimento di italianità, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero con la madre patria e alimentando fra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana " (art. I dello Statuto sociale). Tali finalità essa raggiunge attraverso i suoi comitati all'estero, ai quali spetta l'organizzazione delle scuole, di corsi di lingua e di cultura, di conferenze, di concerti, di mostre d'arte,

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(per coriscia della Soc. Dante Alighieri) Societa. Dante Alighieri - Manifesto di fondazione, Roma, luglio 1889.

Prima della guerra 1915-18 la "Dante" ha svolto, tra l'altro, un'intensa attività a favore della redenzione delle terre italiane, particolarmente efficace negli anni in cui il governo non poteva ufficialmente adoperarsi per l'italianità tridentina e giuliana, data la sua alleanza con l'Austria. Di quel periodo sono anche l'assistenza agli emigranti, nella quale la s. ha scritto pagine di alta benemerenza, nonché l'istituzione di molte scuole italiane all'estero, specie nell'Africa settentrionale e nell'America latina. Gravemente danneggiata dalla seconda guerra mondiale, la "Dante" è oggi in fase di netta ripresa, nonostante la mancata riapertura dei suoi comitati in diversi paesi.

BibL.: P. Barbera, La D. A.: relaz. storica, Roma 1919; G. F. Guerrazzi, Ricordi di irredentismo, Bologna 1922; La S. Naz. D. A.: 1888-1939, Roma 1939; M. Galifi, La D. A., ivi 1921. Si vedano anche i Notiziari pubblicati periodicamente dalla presidenza e quelli che appaiono su diverse riviste (Nuova Antol., Idea, Italiani nel mondo, ecc.), nonché gli Atti dei congressi annuali (cf. La D. A. dopo guerra, in Docum. di vita ital., 3 [1953], pp. 1233-36).

Renzo U. Montini
SOCIETÀ DEL DIVIN GUORE DI GESÚ (Breslavia). - Fondata a Breslavia nel 1907 da Gabriella Klausa, come società senza voti.

Fine speciale dell'Istituto sono le opere di carità soprattutto verso i piccoli e i giovani pericolanti, malaticci e abbandonati, verso le famiglie e verso gli eretici. Il 19 luglio 1930 si ebbe il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni, definitivamente sanzionate il 3 ag. 1937. Le suore non hanno abito religioso e sono appena 46 in 5 case.

BibL.: Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, B. 115.
Agostino Pugliese
SOCIETÀ DEL DIVIN SALVATURE (S. D. S.). - Congregazione religiosa di voti semplici, fondata a Roma dal p. Francesco Maria della Croce Jordan (v.) l'8 dic. 1881.

Suo scopo è di formare sacerdoti-apostoli, per la difesa e la propagazione della religione cattolica. Da questa Società ha origine la "Giornata sacerdotale mensile", oggi entrata ufficialmente nella liturgia con la Messa di "Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote". Il 27 maggio 1905 il b. Pio X concedeva il decreto di lode e l'8 marzo 1912 l'approvava definitivamente.

Attualmente la Società è sparsa in molti paesi d'Europa, d'America del sud e del nord, dove ha una missione tra i negri e tra gli indiani; in Asia è affidata alle sue cure la prefettura apostolica di Shazwu. E divisa in 10 province e 2 pro-province: conta 587 padri, 209 chierici professi, 306 fratelli conversi, 61 novizi chierici, 19 fratelli conversi novizi, 1038 candidati chierici, 33 candidati conversi, in tutto 2253 membri.

Tra le personalità di questa Società sono da ricordare il p. Bonaventura Lüthen, fedele collaboratore del fondatore; il p. Pancrazio Pfeiffer, primo generale che la propagò e le dette forte impulso; il p. Evaristo Mader, noto archeologo biblico, direttore dell'Istituto Orientale della "Görres Gesellschaft " e scopritore della biblica Mambre, della tomba di Abramo e della Chiesa della rialluplicazione dei pani; il p. Cristoforo Becker, fondatore del primo Istituto cattolico medico-missionario a Würzburg; il p. Otto Hopfenmüller, scemalatosi nella lotta contro il Kulturkampf e fondatore della missione dell'Assam, India. La Curia generalizia e il Collegio internazionale di studi sono a Roma, Via della Conciliazione 51.

BibL.: P. Pfeiffer, Franz Jordon und seine Gründungen, Roma 1920; E. Federici, Il p. F. Yordan, ivi 1928.

Francesco Emmerzager
SOCIETÀ DEL DIVIN VERBO (Vergiti). Congregazione religiosa composta di sacerdoti e di fratelli coadiutori, fondata a Steyl (Olanda), l'8 sett. 1875, da Arnaldo Janssen.

Ricevette l'approvazione della S. Sede il 2 maggio 1901 e il privilegio dell'esenzione il 6 ag. 1943. La S. conta 4813 religiosi, di cui 2305 sacerdoti, ed è divisa in 16 province ( 7 in Europa, 8 in America, i nelle Isole Filippine), 16 vice-province ( 4 in Europa, 10 in Asia, I in Australia) e 109 comunità.

La Curia generalizia si trova a Roma, dove è anche il Collegio internazionale. Il superiore generale è eletto per 12 anni dal Capitolo generale, cui compete l'autorità legislativa. Il superiore generale a sua volta nomina i superiori provinciali e locali, ed assegna a ciascun religioso il suo campo di lavoro senza riguardo alla provincia d'origine. Il fine speciale della S. è l'evangelizzazione degli infedeli. Ad esso sono indirizzate tutte le altre attività, come la predicazione, gli esercizi spirituali e le missioni popolari fra i cattolici, la cura d'anime in paesi con gran penuria di sacerdoti (Argentina, Brasile, Cile, Isole Filippine), la formazione del clero, l'educazione e l'istruzione della gioventù nelle scuole medie e superiori (Università cattoliche di Pechino in Cina, di S. Carlos in Cebù nelle Filippine, di Nagoya in Giappone), l'edizione di riviste missionarie e di buona stampa, la propagazione della devozione alla S.ma Trinità, specie allo Spirito Santo ed al S. Cuore di Gesù.

Al presente la S. ha in Cina 4 arcidiocesi, 5 diocesi e 3 prefetture apostoliche. Successivamente altre missioni furono affidate alla S. in Africa, nella Nuova Guinea, nel
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(per coriscia del Superiora generale della S. del D. F.) SOCIETA DEL DIVIN VERBO (Vergiti). Ritratto del fondatore p. Arnaldo Janssen.

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Giappone, nelle Isole Filippine, nell'Indonesia e nell'India; ha 20 missioni dipendenti da Propaganda e lavora in 44 diocesi dell'America latina e delle Isole Filippine.

BibL: v. JANSEN, ARNOLO. Enrico Kroes SOCIETÀ DELLA CROCE ROSSA. - La C. R. è un organismo internazionale, a carattere universale, operante in tutti gli Stati del mondo, giuridicamente regolato da convenzioni firmate da tutti i governi, ed ha propri statuti approvati in varie conferenze internazionali. Il suo emblema, costituito da una C. R. di cinque quadrati in campo bianco, riconosciuto come segno del privilegio di neutralità in tempo di guerra e simbolo di solidarietà umana in tempo di pace, al di sopra di ogni considerazione razziale, politica e di diversità di religione, è costituito dai colori invertiti della bandiera della Confederazione svizzera, nazione che ha dato origine alla formazione giuridica di tale movimento e che ne ospita attualmente le organizzazioni internazionali. Per i paesi musulmani si è consentito che il segno di neutralità fosse rappresentato dalla mezzaluna rossa, o dal leone e sole rosso; ma sono allo studio risoluzioni per ottenere la unificazione del simbolo di neutralità nel segno della C. R. in campo bianco.

1. Origine. - Si doveva pervenire fino alla seconda metà del sec. xix per avere le prime timide affermazioni del concetto che il ferito di guerra non poteva più essere considerato un nemico e come tale aveva diritto all'assistenza ed al rispetto. L'italiano Ferdinando Palasciano, chirurgo nell'esercito borbonico di Napoli, può considerarsi il primo assertore del concetto della "neutralità del ferito in guerra"; concetto che egli sostenne a prezzo di personale sacrificio fin dal 1848 nell'assedio di Messina e che ribadì solennemente nel 1861 all'Accademia Pontoniana di Napoli.

Quest'idea trovò strenua attuazione nel ginevrino Enrico Dunant, riconosciuto come il fondatore della C. R. Accanto a lui va ricordato il sacerdote d. Lorenzo Barzizza, il quale fu a capo della Commissione civica che a Castiglione delle Stiviere provvide ai problemi di assistenza sanitaria dei feriti della battaglia di Solferino. L'esempio del Barzizza e il terrificante spettacolo di migliaia di feriti impressionarono il Dunant, turista allora in quel territorio (cf. L. Barzizza, Il dimenticato animatore della C. R., Brescia 1952). Un volume del Dunant Un souvenir de Solferino (1862) ebbe grande e profonda eco in tutto il mondo e le sue conclusioni umanitarie, esaminate e discusse dalla filantropica Società di pubblica utilità di Ginevra, portarono alla costituzione di un comitato, i cui lavori sfociavano in una riunione, tenutasi dal 26 al 29 ott. 1863, nell'Ateneo di Ginevra, con la partecipazione dei rappresentanti di 16 Stati. Questa riunione ("Conferenza preliminare di Ginevra"), approvò, tra l'altro, una Risoluzione che, sancito il principio del rispetto e della cura dei malati e dei feriti in guerra, stabiliva che le comunicazioni tra i comitati di soccorso delle diverse nazioni avrebbero dovuto svolgersi per il tramite del Comitato ginevrino, che assunse così la qualifica di "Comitato internazionale».

Nel giugno del 1864, il governo svizzero convocò a Ginevra una Conferenza internazionale, aperta a tutti gli Stati, che si concretò nella "Convenzione di Ginevra" del 22 ag. 1864 per il miglioramento della sorte dei feriti e malati degli eserciti in campagna. Lo Stato italiano, con R. Decreto 23 sett. 1865, n. 2314, dispose piena ed intera esecuzione della suddetta Convenzione.

Alla Convenzione di Ginevra seguirono quelle dell'Aja del 29 luglio 1899 per l'applicazione alla guerra
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Società del Divin Verbo (Verbiti) - Il card. T. Tienghensin (verbio), ospite del Seminario del Divin Verbo per negri, negli Stati Uniti (14 maggio 1946).
marittima dei principi della Convenzione del 22 ag. 1864; quella, ancora dell'Aja, del 21 dic. 1904, concernente le navi ospedale; quella di Ginevra del 6 luglio 1906, per il miglioramento della sorte dei feriti e dei malati degli eserciti in guerra; quella di Ginevra del 27 luglio 1929 ed infine quelle, vigenti, di Ginevra del 12 ag. 1949 che in numero di quattro (essendo stata aggiunta alle Convenzioni precedenti quella relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra), sono una revisione ed un aggiornamento delle Convenzioni già esistenti. Lo Stato italiano le ratificò con legge 27 ott. 1951, n. 1739.
II. Organizzazione. - La struttura della C. R. comprende: la Conferenza internazionale della C. R., che è la più alta autorità deliberante della C. R., composta dai delegati del Comitato internazionale della C. R., delle Società nazionali di C. R., della Lega delle Società di C. R. e dai delegati degli Stati partecipi delle Convenzioni di Ginevra. La Conferenza si riunisce di regola ogni quattro anni. Durante i periodi intermedi, una Commissione permanente della Conferenza internazionale provvede al coordinamento e alla unità degli sforzi della C. R. internazionale.

La più recente Conferenza internazionale della C. R., la XVIII, si è tenuta a Toronto (Canadà) nell'ag. del 1952. L'organizzazione comprende poi: le Società nazionali di C. R., il Comitato internazionale della C. R. e la Lega delle S. di C. R.

Il Comitato internazionale della C. R. è totalmente composto da cittadini svizzeri. Esso è il tutore dei principi della C. R., vigila sulla osservanza delle Convenzioni di Ginevra e agisce come intermediario neutro in quanto tale, specialmente in tempo di guerra. Inoltre, mantiene e sviluppa i rapporti tra le varie C. R. nel mondo, custodisce i principi fondamentali e permanenti della C. R., e cioè la imparzialità, l'apolicità, l'indipendenza confessionale ed economica, la universalità della C. R. e la uguaglianza tra le varie C. R. nazionali; assume le funzioni che gli sono devolute in virtù delle Convenzioni internazionali; propone e cura l'organizzazione di una "Agenzia centrale di informazioni sui prigionieri di guerra ", ed assolve altri importanti compiti fondamentali.

Le Società nazionali di C. R. sono con soltanto le preziose ausiliarie delle forze armate in periodo bellico, ma esplicano anche in ogni tempo la loro azione in tutti i campi dove necessita lenire la sofferenza umana e migliorare la salute. Dopo la fine della guerra 1914-18, si riconobbe che il programma assistenziale delle C. R., già esercitato in periodo bellico, avrebbe potuto trasferirsi e attuarsi in pace come del resto era già in atto in

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(per cortesia della C.R.I.)
Società della Croce Rossa - Veduta generale dell'unità ospedaliera, pronta per la partenza, inviata dalla C. R. Italiana in Corea, con medicinali di fabbricazione italiana, destinati ai civili e ai prigionieri di guerra.
modi e in campi consoni ai principi ed agli scopi della C. R., attraverso un organismo che sorse nel 1919 e che si chiamò Lega delle S. di C. R. Ebbe come scopo: aiutare le Società nazionali della C. R. a svilupparsi sul piano nazionale e facilitare la loro collaborazione internazionale. La Lega sta, fra le Società nazionali di C. R., quale organo permanente di collegamento, di coordinamento di studio, destinato ad assisterle nella preparazione e nell'esercizio delle loro attività nel campo nazionale e internazionale. La Lega collabora con il Comitato internazionale della C. R. Il carattere internazionale, federativo e rappresentativo della Lega, è nettamente affermato dalla composizione dei suoi organi direttivi che sono: il Consiglio dei governanti e il Comitato esecutivo. Il Segretariato della Lega, poi, è l'organo al quale spetta il compito di tradurre in atto le decisioni della Lega.

L'Assemblea generale dell'ONU, nella seduta del 19 nov. 1946, approvò alla unanimità una risoluzione, invitante tutti i governi a favorire e incoraggiare la creazione, lo sviluppo e la cooperazione delle organizzazioni di C. R. Tale raccomandazione fu ribadita con lettera del segretario generale dell'ONU del 30 nov. 1949, diretta ai governi membri delle Nazioni Unite.
III. La C. R. Italiana. - La Convenzione di Ginevra del 22 ag. 1864 dava luogo al sorgere in Italia di un Comitato centrale di Milano della Associazione di soccorso ai militari malati e feriti, comitato che, dopo aver partecipato con le proprie organizzazioni sanitarie alla campagna del 1866 , cedette la sua prerogativa di organo centrale al Comitato costituitosi in Roma, in seguito agli eventi che avevano portato all'unità d'Italia.

Eretta in corpo morale con R. D. 7 febbr. 1884, n. 1243, è regolata da numerose disposizioni legislative che ne determinano l'ordinamento interno ed istituzionale. L'Associazione, rappresentata da un presidente generale ed amministrata da un Comitato centrale, è perifericamente ordinata in Comitati provinciali - di cui alcuni funzionano da Comitati regionali e da centri di mobilitazione - in sottocomitati e in delegazioni comunali, nonché all'estero, in delegazioni per ogni Stato.

1. La C. R. Italiana in tempo di pace. - Ha per scopo (v. Decreto Capo provvisorio dello Stato del 13 nov. 1947, n. 1256) di recare assistenza alla popolazione civile, soprattutto nelle sue classi bisognose, integrando con mezzi, istituti, formazioni e servizi propri, l'azione diretta dello Stato e degli Enti locali contro le malattie e le calamita pubbliche. A tal fine promuove e organizza le energie volontarie e le attività private del paese e convoglia altresi soccorsi dall'estero onde assicurarsi i mezzi finanziari e necessari. In particolare vengono affidati alla C. R. Italiana i seguenti compiti integrativi : a) allestire, facendoli funzionare in caso di emergenza e di pubbliche calamità, ospedali attendati ed accantonati, infermerie, treni e navi ospedali, gruppi sanitari motorizzati, posti di soccorso ferroviari e portuali, formazioni sanitarie territoriali; b) organizzare a disimpegnare su piano nazionale il pronto soccorso ed il trasporto degli infermi e degli infortunati con i propri servizi a gestione diretta ed altresi mediante il coordinamento e la disciplina di quelli effettuati da altre associazioni locali, al fine della massima efficenza del servizio, anche per il caso di necessità di carattere generale; c) concorrere alla preparazione tecnica e professionale del personale ausiliario di assistenza sanitaria, mediante corsi di istruzione e di addestramento con apposite scuole; d) collaborare nella diffusione, in ogni categoria sociale e specialmente nelle scuole, di nozioni di igiene e pronto soccorso. E data facoltà alla Associazione, secondo le sue possibilità finanziarie ed organizzative, previo consenso dell'autorità di vigilanzae tutela, di estendere la propria attività : a) alla istituzione e gestione di opere assistenziali permanenti, ai fini di particolari esigenze sociali; 5) all'integrazione dell'azione di tutela della salute dell'infanzia, svolta dagli enti a cio appositamente chiamati, mediante colonie periodiche e permanenti con l'assistenza medico-scolastica a mezzo di ambulatori scolastici; 7) alla distribuzione di soccorsi alla popolazione civile e alle istituzioni di beneficenza e di assistenza; 8) all'intervento in tutti quei casi ed in quelle circostanze in cui la sua opera sia richiesta dalle competenti autorità di vigilanza e tutela.
2. La C. R. Italiana in tempo di guerra. - Deve contribuire (v. R. D. L. 12 febbr. 1930, n. 84), con personale e con mezzi propri, allo sgombero ed alla cura dei malati e feriti di guerra; organizzare ed eseguire la difesa sanitaria antiaerea ed antigas; disimpegnare il servizio di prigionieri di guerra, secondo la Convenzione internazionale di Ginevra.

Ad eccezione dello sgombero dei malati e dei feriti in guerra, l'attuazione di tali compiti è, di massima, limitata al territorio non compreso nella zona dell'esercito operante; ma può anche essere estesa a località in detta zona, fissata dall'autorità militare. Nella zona dell'esercito operante (v. R. D. 30 dic. 1940, n. 2024) la C. R. Italiana concorre allo sgombero dei malati e feriti, con l'allestimento di ambulanze attendate, ospedali attendati ed ambulanze lagunari e con l'organizzazione di posti di soccorso, presso le stazioni ferroviarie e i porti.

Nella zona territoriale la C. R. Italiana concorre alla organizzazione del servizio sanitario mediante : a) impianto e funzionamento di posti di soccorso presso le stazioni ferroviarie; b) impianto e funzionamento di ospedali militari; c) impianto e funzionamento di mezzi di protezione antiaerea (direzione centrale, squadre di pronto soccorso, stabilimenti di prima cura e smistamento, stabilimenti di cura specializzata, squadre di bonifica umana e di bonifica di zone infette).

Per il funzionamento dei suoi servizi del tempo di pace e del tempo di guerra la C. R. Italiana arruola un proprio personale direttivo (ufficiali) e di assistenza (sottoufficiali e truppa), che costituisce un Corpo speciale volontario, ausiliario delle forze armate dello Stato (R. D. 10 febbr. 1936, n. 484).

Assimilate di rango al personale militare direttivo dell'Associazione, sono le infermiere volontarie della C. R. Italiana, il cui Corpo, istituito nel 1908, fa parte del personale dell'Associazione ed è disciplinato da apposito regolamento (approvato con R. D. 12 maggio 1942, n. 918). Dalla sua fondazione il Corpo ha annoverato ca. 20.000 infermiere volontarie, ed oltre 12.000 sono

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ancora inscritte nei ruoli. Venti di csse caddero in servizio; 200 furono decorate al valor militare e 600 furono insignite di croce di merito di guerra.

La C. R. Italiana inoltre gestisce scuole convitto per la preparazione professionale delle infermiere professionali e scuole specializzate per la preparazione professionale delle Assistentí suniturie visitatrici. Le scuole convitto hanno diplomato alcune migliaia di infermiere professionali e di assistenti sanitarie visitatrici.

Nel 1889 la C. R. Italiana segul le truppe in Eritrea e nel 1905 e 1908 intervenne efficacemente nell'opera di soccorso alle vittime del terremoto in Calabria e di quello sccalo-calabro. Furtecipò alla guerra di Libia (1911-13), conseguendo la medaglia d'argento al valor militare, nonché alla campagna balcanica, e nel 1915 venne in aiuto alle vittime del terremoto della Marsica. Altra medaglia d'argento al valor militare le fu conferita per il suo comportamento durante la guerra mondiale 1913-18. cui prese parte su vasta scala con un Corpo di oltre 22.000 uomini e 10.000 infermiere e con considerevole contributo anche di sangue.

Il terremoto della Garfagnana e Lunigiana del 1920, l'incendio di Smirne e la tremenda carestia di Russia nel 1922, nonché il terremoto del Giappone del 1923 trovarono la C. R. Italiana pronta ad intervenire con la sua organizzazione di emergenza in aiuto alle vittime di si gravi calamità. Particolarmente benemerita è anche l'opera che la C. R. Italiana ha svolto nel campo della lotta antimalarica nell'agro pontina, in Sardegna, in Sicilia e nell'Italia meridionale.

Durante l'ultima guerra essa ha atteso a compiti di somma importanza, impegnando, pure questa volta, con grave contributo di sangue, ca. 12.000 uomini e 5000 infermiere volontarie nei servizi di protezione sanitaria antiserza, di assistenza ai militari feriti ed infermi, nonché nel servizio di prigionieri, compiendo inoltre delicate missioni di carattere internazionale, per il rimpatrio degli Italiani rimasti in Africa orientale e per lo scambio di prigionieri infermi con la Grecia e l'Inghilterra.

La C. R. Italiana non andò esente dal ripercuotersi dei tragici eventi succeduti nel sett. 1943; nonostante la sua prerogativa di ente neutrale, riconosciuta dalle Convenzioni internazionali, essa non fu rispettata neppure nei mezzi e tanto meno nel personale. Fu nel giugno 1944 che il Comitato di Roma riprese la sua funzione di sede centrale.

La C. R. Italiana esplica una attività la cui intelsiatura sta nei seguenti elementi : autoambulanze per il pronto soccorso e trasporto infermi, sanatori ed istituti per la cura della tubercolosi, istituti ospedalieri, preventori generici, preventori sorvegliati, colonie permanenti, colonie temporanee, convalescenziari infantili. I mezzi necessari all'intervento del Corpo volontario militare della C. R. Italiana con il suo servizio di emergenza, sono raccolti e predisposti in magazzini regionali e secondari che assicurano la perfetta custodia delle sue unità mobili. La C. R. Italiana dispone di treni ospedali attendati, posti di soccorso attendati, di ambulanze attendate, di unità di vario tipo e di materiale vario di soccorso per fronteggiare eventuali calamità. Altre attività della C. R. Italiana sono : Servizio sociale internazionale che assiste senza distinzione di nazionalità, religione o razza, tutti coloro che abbiano problemi da risolvere in almeno due diverse nazioni; la Assistenza giuridica agli stranieri (AGIUS) che tratta pratiche speciali e di vario genere, personali e familiari, per gli stranieri in Italia (profughi, apolidi, ecc.); il Medrinale che ha assistito e assiste, con il ricovero e con altre forme, bambini vittime della guerra; e infine, la C. R. Italiana Giovanile, istituzione parascolastica che svolge opera educativa, sociale, igienica ed assistenziale nelle scuole e che, mediante la corrispondenza interscolastica internazionale, unisce in un vincolo spirituale i fanciulli di ogni naziona-
lità, razza e religione. La C. R. Italiana Giovanile conta 130.000 classi socie collettive, 600.000 alunni soci individuali e 5.000 .000 di fanciulli organizzati.

La C. R. Italiana Giovanile, oltre alla propaganda igienica e di pronto soccorso, alle attività assistenziali e sociali, didattiche e culturali, effettua corsi per vigiliatrici di colonie e per Pionieri della fraternità, sua diretta emanazione. Vedi tav. LIV.

BibL.: G. Moynier, La Croix-Rouge, son passé et son avenir, Ginevra 1882; G. Mazzoni, La neutralità dei feriti in guerra, Napoli 1895; G. Ciraolo, L'Unione internaz. di soccorso. Dal progetto ital. alla Convenzione 12 luglio 1927, Roma 1931; La C. R. I. 1944-47, relazione del presid. gen. C. Zanotti, ivi 1948. Riviste: Revue int. de la Croix-Rouge (Ginevra): Vers la santé. Revue et Bulletin de la Ligue des S. d. C.-R. (Parigi): Misérenez pour l'étude des calamités (Ginevra). Vittorio Minnucci

SOCIETÀ DELL'APOSTOLATO CATTOLICO (Pallottini). - Società sacerdotale, esente, senza voti, fondata a Roma il 4 apr. 1835 dal b. Vincenzo Pallotti.

L'incorporazione viene effettuata mediante una consacrazione pubblica, la quale contiene sei promesse, cioè di perseveranza, obbedienza, castità, povertà, vita comune e di non accettare dignità. Vi sono 2 anni di noviziato. Il rettore generale è eletto per 6 anni; i rettori provinciali e locali per 3 anni. Il fine è l'educazione e la formazione di anime apostoliche, la direzione dell'Associazione dell'apostolato cattolico. Dal 1837, e stabilmente dal 1843 , la Congregazione sacerdotale dell'Apostolato cattolico emergeva dal resto della società composta da laici e preti, formandone la parte centrale e motrice. La S. Sede approvò definitivamente le Costituzioni nel 1910. Chiamato dal 1854 al 1947 Pia Società delle Missioni. l'Istituto, dal 1947, si intitola S. dell'A. C.; gli sono affidate 5 missioni (Africa, Australia, India) e al 31 dic. 1950 si componeva di 16 province o regioni con 247 case o stazioni, 899 sacerdoti, 492 chierici, 447 fratelli coadiutori.

Bibl.: J. Hettcakofer, Historia Pior Societatis Missionum, Roma 1933; id., Historia Societatis Apostolatus Catholici, ivi 1950. Anegario Faller

## SOCIETÀ DELLE FIGLIE DI SAN FRAN-

CESCO DI SALES (Parigi). - Fondata a Parigi nel 1872 dall'ab. Chaumont e dalla ven. Carré de Molberg.

Ebbe l'approvazione pontificia il 18 apr. 1911, ed ha per fine speciale di aiutare tutte le opere cattoliche, diocesane e parrocchiali, e le missioni, sotto la dipendenza dell'autorità ecclesiastica.

L'Istituto non ha voti. Si ricevono anche le maritate (previo il consenso del marito) e le vedove. La maggior

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Società delle Nazioni - Sede della S. delle N. a Ginevra.
parte vivono nelle proprie famiglie, alcune in comunità con un regolamento speciale, tendendo alla perfezione ciascuna secondo il proprio stato. Vanno alle missioni soltanto quelle libere che lo chiedono. Le suore sono oltre 5000 in 50 case, divise in province religiose. Ha aggregati anche gruppi di indigene nelle missioni, i cui Statuti sono stati temporaneamente approvati nel 1950.

BibL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, P. 68.
Agostino Pugliese
SOCIETÀ DELLE MISSIONI AFRICANE. E stata eretta l'8 dic. 1856 a Lione da mons. Melchiorre de Marion-Brésillac, che dal 1846 al 1855 era stato vicario apostolico di Coimbatore in India.

Lo scopo della Società è quello di predicare il Vangelo in mezzo ai neri d'Africa. Morto il 25 giugno 1859 mons. de Marion-Brésillac in Africa, gli successe il p. Planque che continuò a sviluppare la Società aprendo nuove case di formazione in Francia, Irlanda e Olanda. I primi missionari furono inviati nella Sierra Leone e nel Dahomey.

Essa è una Società senza voti le cui Costituzioni furono approvate nel 1900 e poi modificate il 14 maggio 1912 ed approvate per dieci anni il 15 febbr. 1928. Una completa revisione delle medesime si ebbe nel 1952. Alla fine del 1952 la Società contava 1111 sacerdoti, 96 fratelli coadiutori, 272 seminaristi. Ad essa sono affidati 20 territori missionari in Africa. Si occupa anche dei negri degli Stati Uniti.

BibL.: F. Guilcher. La Société des Missions Africaines de Lyon, Lione s. a.

Saverio Paventi
SOCIETÀ DELLE NAZIONI. - Associazione fra gli Stati per il mantenimento della pace e il migliore governo delle relazioni tra i popoli. L'aspirazione a suscitare una tale associazione aveva assunto al principio del corrente secolo una maggiore vivacita ed un maggior senso di concretezza, un'atmosfera favorevole ad una realizzazione che appariva necessaria al chiudersi del primo conflitto mondiale, che doveva essere, nell'animo di coloro che di tale ideologia si resero interpreti, l'ultima guerra.

Chi avviò decisamente il problema verso una concreta realizzazione, con l'autorità che gli veniva dal fatto di essere divenuto l'arbitro della guerra, e poi della pace, fu il Presidente degli Stati Uniti, Wodrow Wilson. Il proposito di realizzare una S. delle N., lanciato fra i punti del programma della futura pace, durante il conflitto, divenne realtà durante la Conferenza della pace di Parigi, la quale affidò l'elaborazione della Statuto sociale ad una speciale Commissione, di cui Wilson tenne ad assumere
la presidenza (l'Italia vi era rappresentata da V. E. Orlando e V. Scialoja). Essa, tenendo conto del progetto americano e quello di altri Stati (vi era anche un progetto italiano), elaborò infatti quelle che fu chiamato poi comunemente "il patto" (Covenant) in 26 artt.

1. Le fonti. - Considerando il patto come la chiave di volta del sistema della pace, Wilson volle, e la Conferenza accettò, che esso divenisse il preambolo dei grandi trattati di pace. Con il Patto si aprono infatti i cinque grandi Trattati di pace del 1919-20 e si chiudono con la carta dell'Ufficio internazionale del lavoro, che è l'organizzazione primogenita della S. delle N. e che nasce coevo alla Società stessa. Con ciò non si voleva condannare il Patto a seguire le sorti dei trattati, e quindi a vivere e cadere con essi. Se, in fondo, cosi avvenne, fu un mero caso. Più forte può sembrare l'altro argomento che l'entrata in vigore del Patto coincise con la messa in vigore del Trattato di pace con la Germania (Trattato di Versailles), ma ciò servì unicamente a mettere in moto il Patto. Fu anche detto che la pace fosse un appendice del Patto, ma ciò è inesatto, ed è contraddetto dal fatto che la Pace con la Turchia (1923) è slegata dal Patto. Il quale andò avanti per conto suo, e fu emendato secondo la procedura prescritta (art. 26) il 13 ag. 1924 (art. 6), il 26 sett. 1924 (artt. 12, 13, 15), il 29 luglio 1926 (art. 4), non essendosi riusciti ad armonizzarlo interamente con il Patto Briand-Sallog, detto comunemente di "messa della guerra fuori legge".
II. Costituzione della S. delle N. - La S. delle N. era una associazione permanente di Stati a governo libero, retta da uno statuto scritto (il Patto).

Gli Stati membri che costituivano la S. delle N. erano tutti in una situazione di parità giuridica, ma storicamente erano distinti i membri originari, ossia le potenze alleate ed associate, firmatarie del Trattato di pace, le quali invitarono a partecipare alla Società, con egual titolo, 13 Stati rimasti neutrali durante la guerra. Vi furono poi ammessi successivamente altri Stati, dopo l'entrata in vigore del Patto. Gli ex-nemici, benché firmatari dei trattati di pace, non fecero parte ab initio della S. delle N., malgrado il suo carattere di costruzione per la pace, ma vi entrarono successivamente (la Germania dopo il Patto di Locarno). Il Patto (art. 1), mentre esigeva che l'adesione alla Società venisse fatta senza riserve mediante dichiarazione depositata presso il segretario della S. delle N., consentiva il recesso dalla Società con un preavviso di due anni, purché al momento del recesso il recedente avesse adempiuto tutti i suoi doveri internazionali e tutte e obbligazioni derivanti dal Patto.
III. Organi della S. delle N. - Erano due: 1) l'Assemblée, costituita dai rappresentanti dei membri della Società (non più di tre, ma con un solo voto), la quale si riuniva almeno una volta l'anno, nella sede sociale fissa (Ginevra) o in un altro luogo. Essa aveva facoltà di trattare ogni argomento relativo all'azione della Società o agli interessi della pace del mondo (artt. 2 e 3), svolgeva la sua attività a norma di un regolamento interno, funzionando attraverso sei commissioni, le quali esaminavano i rapporti e le relazioni degli organi, delle organizzazioni permanenti e di quelle temporanee, proponendo raccomandazioni e risoluzioni sul