volume-11

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Romeo Antonino, Mons., Aiutante di Studio della S. Congr. dei Seminari e delle Università degli Studi - Roma.
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Scherz Gustavo, C.SS.R. - Copenaghen.
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Silvagni Angelo, Ordinario di Epigrafia cristiana nel Pont. Ist. di Archeologia cristiana - Roma.
Simeone Lorenzo, O.F.M.Conv., Prof. di 'Teologia morale e pastorale nella Pont. Facoltà Teologica dell'Ordine - Roma.
$\dagger$ Simeoni Luigi, già Ordinario di Storia medievale e moderna nell'Univ. di Bologna.
Sisinio da Romallo, O.F.M.Cap., Prof. di 'Teologia morale e Diritto canonico nello Studentato teologico dell'Ordine - Lecco.
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Smith Giuseppe, S.J., Prof. di Critica testuale e lingue orientali nel Pont. Ist. Biblico - Roma.
Sofia Giovanni, Sac., Dott. in 'Teologia, Giornalista Roma.
Soleri Giacomo, Prof. di Filosofia nell'Ist. Magistrale di Saluzzo.
Spadafora Francesco, Sac., Prof. di Scienze bibliche nel Collegio "S. Alessio Falconieri" - Roma.
Spagnoletti Giacinto, Prof. di Lettere nelle Scuole Medie - Milano.
Spiazzi Raimondo, O.P., Prof. di Etica sociaie nel Pont. Ateneo Angelico - Roma.
Spinelli Lorenzo, Libero docente di Diritto ecclesiastico nell'Univ. di Roma.
Stano Gaetano, O.F.M.Conv., Prof. di S. Scrittura nella Pont. Facoltà Teologica dell'Ordine - Roma.
Stefanelli Alberto, Ordinario di Istologia e Embriologia nella Facoltà di Scienze dell'Univ. di Roma.
Steinmann Otmaro, O.S.B., Dott. - Disentis (Svizzera).
Stephanou Pelopidas, S.J., Prof. di Storia bizantina nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Sicco Maria, Libera docente di Storia della Letteratura italiana - Milano.
Stickler Alfonso Maria, S.D.B., Ordinario di Storia del diritto canonico nel Pont. Ateneo Salesiano Torino.
Straneo Paolo, Prof. emerito di Fisica matematica nell'Univ. di Genova.
Tamborra Angelo, Prof., Pubblicista - Roma.
Tentori Tullio, Prof., Ispettore nel Museo Prcistorico "Luigi Pigorini ", Assistente di Etnologia nella Univ. di Roma.
Tentorio Marco, C.R.S., Prof. nel Collegio Emiliano Genova Nervi.
Testini Pasquale, Assistente di Archeologia cristiana nell'Univ. di Roma.
Testore Celestino, S.J., Scrittore de La Civiltà Cattolica - Roma.
Thoma Francesco, Dott., Direttore della rivista Religion und Weltanschaung - Rosenheim (Germania).
Thum Beda, O.S.B., Prof. di Filosofia nel Pont. Ateneo di S. Anselmo - Roma.
Toffanin Giuseppe, Prof. di Letteratura italiana nell'Univ. di Napoli.
Tragella Giovanni Battista, P.I.M.E., Archivista nel Pont. Ist. delle Missioni Estere di Milano - Roma.
Tribout de Morembert Enrico, Archivista della Città di Metz - Montigny-les-Metz.
Turchi Nicola, Sac., Docente di Storia delle Religioni nell'Univ. di Roma.
Tyszkiewicz Stanislao, S.J., Prof. di Teologia dogmatica nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Vaccari Alberto, S.J., Prof. nel Pont. Ist. Biblico Roma.
Vagaggini Cipriano, O.S.B., Prof. di 'Teologia dogmatica nel Pont. Ateneo di S. Anselmo - Roma.
Vagaggini Luigi, C.M., Prof. di S. Scrittura nel Collegio Alberoni - Piacenza.
Valentini Giuseppe, S.J., già consigliere del Reale Ist. di Studi Albanesi e del Centro Studi Albania R. Accademia d'Italia - Milano.

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Valentino di Maria, O.C.D., Archivista dell'Ordine Roma.
Valerio Mario - Roma.
Van Hulst Cesario, O.F.M., Bibliotecario del Pont. Ateneo Antoniano - Roma.
Vannicelli Luigi, O.F.M., Incaricato di Etnologia nell'Univ. di Bologna.
Vannini Enrico, Dott. - Padova.
Vanni Rovighi Sofia, Libera docente di Storia della filosofia, Incaricata di Filosofia morale nella Univ. Cart. del Sacro Cuore - Milano.
Vaz Domenico Marco, della Società Portoghese per le Missioni cattoliche - Cucuiães (Portogallo).
Vieillefond Giovanni Renato, Prof., Consigliere culturale Ambasciata Francese - Roma.
Viglino Ugo, I.M.C., Ordinario di Critica, Logica e Filosofia dell'Arte nella Pont. Univ. di Propaganda Fide - Roma.
Vignola Bruno, Libero docente nell'Univ. di Bologna - S. Massimo all'Adige (Verona).
Vitezić Ivan, Licenziato in Storia ecclesiastica - Roma.
Vivaldo Lorenzo, Sac., Dott. - Savona.
Vogel Cirillo, Sac., Dott. in Teologia - Strasburgo.
Vogt Ernesto, S.J., Rettore del Pont. Ist. Biblico Roma.
Volbach Volfango Federico, Prof., Dott., Direttore del Römisch Germanisches Zentralmuseum - Magonza.
Walz Angelo, O.P., Prof. di Storia ecclesiastica nel Pont. Ateneo Angelico - Roma.
Wambacq Beniamino, O. Praem., Dott. in Scienze Bibliche - Roma.

Wehr Witold, Dott. - Roma.
Wetter Gustavo Andrea, S.J., Rettore del Pont. Collegio Russo - Roma.
Wuyts Antonio, S.J., Prof. di Diritto canonico orientale nel Pont. Ist. Orientale - Roma.
Xiberta Bartolomeo Maria, O. Carm., Prof. di Teologia nel Collegio internazionale dell'Ordine Roma.
Zaccaria da S. Mauro, O.F.M.Cap., Provinciale dell'Ordine - Mestre (Venezia).
Zaccone Cesare, Avv., Assistente volontario nella Univ. di Torino.
Zamboni Paolo, Avv., Assistente nell'Univ. di Bologna.
Zammarchi Angelo, Mons., Protonotaro Apostolico Brescia.
Zannoni Guglielmo, Sac., Dott. in Teologia, della Segreteria di Stato - Roma.
Zielinski Bronislao, S.J., Prof. di Scienze bibliche, Rettore del Pont. Collegio Polacco - Roma.
Zocca Emma, Prof. della Direzione generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero P. I. - Roma.
Zocca Mario, Incaricato di Urbanistica nell'Univ. di Bari - Roma.
Zolli Eugenio, Incaricato di Ebraico e Lingue semitiche comparate nell'Univ. di Roma.
Zollini Vito, Sac., Dott., Postulatore generale dei Servi della Carità - Roma.
Zovatto Paolo Lino, Sac., Libero docente di Archeologia cristiana nell'Univ. di Trieste; Direttore del Museo di Concordia - Portogruaro.

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SCaduto, Francesco. - Giurista, n. a Bagheria (Palermo) il 30 luglio 1858 , m. a Favara (Agrigento) il 29 giugno 1942.
Libero docente in Storia del diritto italiano ed in Diritto ecclesiastico nella Università di Roma nel 1883, nel nov. 1884 fu nominato professore incaricato di Diritto ecclesiastico nella Università di Palermo e nel 1886 professore titolare di questa disciplina nella Universita di Napoli. Da questa passo poi nella Università di Roma, ove rimase fino al termine della sua carriera nel 1933, ricoprendo per alcuni anni anche la carica di preside della Facoltà di giurisprudenza e quella di rettore dal 1919 al 1922. Fu nominato senatore del Regno il $\mathrm{I}^{\circ}$ marzo 1923.

Per suo merito lo studio e l'insegnamento del diritto dello Stato in materia ecclesiastica si presentò per la prima volta come sistema autonomo tra le diverse discipline giuridiche. Infatti fino a quel tempo si era sempre inteso per diritto ecclesiastico il diritto canonico, cioè la legislazione emanata dalla Chiesa cattolica, mentre poi, come lo stesso S. ebbe ad affermare nella sua prolusione di Palermo, la materia fu considerata "non tanto dal punto di vista della Chiesa, quanto dall'altro dello Stato". Lo S. tracciò in quella prolusione le linee dell'impostazione giuridica della disciplina, insegnando che il diritto ecclesiastico doveva occuparsi "delle leggi del potere civile in materie ecclesiastiche ", tenendo tuttavia conto "dei canoni e delle decretali... che sono stati riconosciuti direttamente od indirettamente dal potere civile n. Egli, dunque, additò a base della materia le leggi dello Stato, ritenendo che nell'ordinamento giuridico statuale soltanto il diritto emanato direttamente dallo Stato, ovvero da lui approvato e recepito, abbia efficacia di norma giuridica; e ciò in contrasto con la tradizionale concezione, per cui la legislazione della Chiesa cattolica costituiva una legislazione vigente nell'ordinamento dello Stato.

Volgendo l'attenzione alla produzione scientifica dello S. si scorge come in questi fosse vivo un sentimento politico conforme alla tradizione regalistica del Mezzogiorno, per cui lo Stato non doveva essere incompetentista, bensì controllare tutto ciò che esce dall'ambito del sentimento religioso per dare vita a manifestazioni esterne attinenti al campo del giuridicamente rilevante. Tra i vari punti fondamentali per lo S., nella statuizione dei rapporti tra Stato e Chiesa, interessante è la sua concezione in materia di libertà di coscienza. In contrasto con il Ruffini (v.), il quale aveva affermato che la libertà religiosa può esistere anche con un sistema politico ecclesiastico non separatiata, lo S. sosteneva essere esigenza necessaria per la libertà religiosa che lo Stato non fosse confessionalista,
bensì giurisdizionalista, in quanto "la libertà dei singoli gruppi, come quella delle singole persone fisiche, non può esistere senza un organo che ne limiti le sfere di azione, lasciandoli liberi fin dove non vengono a toccare la libertà degli altri e l'interesse generale... dello Stato".

Le tesi dello S. presentano una tendenza eminentemente laiciata da considerarsi, peraltro, alla luce dell'ideologia anticlericale, che soprattutto alla fine del secolo scorso e nei primi anni di questo dominava in Italia. Se dal punto di vista del suo atteggiamento di fronte al problema religioso si vuol dare un giudizio obbiettivo sulla elaborazione scientifica dello S., sembra non si possa prescindere dal clima storico e politico in cui egli visse, in quanto occorre tener presente come lo spirito ed il contenuto della stessa legislazione positiva italiana in materia ecclesiastica, che formò oggetto da parte sua d'interpretazione e di sistemazione scientifica, risentissero cosi vivamentel'influenza del clima allora dominante da muovere dal sostanziale presupposto della concezione laicista.

Le numerosissime pubblicazioni dello S. possono distinguersi in tre gruppi. Il primo comprende notevoli contributi di carattere storico-giuridico, diretti ad illustrare i rapporti tra Stato e Chiesa in determinati periodi : Stato e Chiesa negli scrittori politici dalla fine della lotta per le investiture sino alla morte di Ludovico il Bavaro (1127-1347), Firenze 1882; Stato e Chiesa secondo fra' Paolo Sarpi e la coscienza pubblica durante l'interdetto di Venezia del 1607 , ivi 1885 ; Stato e Chiesa sotto Leopoldo I Granduca di Toscana (1765-90), ivi 1885; Stato e Chiesa nelle due Sicilie dai Normanni ai giorni nostri (secc. XIXIX), Palermo 1887. Il secondo gruppo è costituito da studi relativi a questioni particolari, per lo più di diritto ecclesiastico siciliano, tra i quali vanno ricordati : Prestazioni ad enti ecclesiastici siciliani (in Rivista di diritto ecclesiastico, 5 [1895], pp. 26-31); Per l'abolizione delle decime siciliane (in Riforma sociale, fasc. v, vol. X); Decime siciliane: pretesa origine geronica (in Diritto e giurisprudenza, 1901); Rappresentanza del Capitolo cattedrale specie in Sicilia (in Diritto e giurisprudenza, 1904); Cappelle ed opere pie nelle Due Sicilie, Napoli 1906; Fabbricerie siciliane (Maramme), ivi 1911. Nel terzo gruppo vanno annoverati gli scritti di carattere generale sul diritto ecclesiastico dello Stato come, ad es., quelli circa la proprietà ecclesiastica, la precedenza del matrimonio civile al religioso, la posizione della S. Sede, i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose e così via. Il più importante fra questi studi, a cui non può non fare riferimento chi si occupa di problemi della disciplina, è il Diritto ecclesiastico vigente in Italia - Manuale

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(Napoli 1890-91, $4^{\text {a }}$ ed. Crotone 1923-25), opera nella quale viene esposta integralmente la materia, quantunque un'ampia trattazione sia riservata soprattutto agli enti ecclesiastici, studiati dal punto di vista della legislazione italiana formatasi negli anni del Risorgimento.
BibL.: P. A. D'Avack, Necrologia, in Archivio di dir. ecclesiastico, 4 (1942), pp. 296-310 con bibl.; A. C. Jomolo, Comment. all' Uute. di Roma il 17 genn. 1945, in Rito. di dir. pubbl., I (1943), pp. 16-26.

Lorenzo Spinelli
SCAGLIA, Sisto. - Cistercense riformato della Trappa e archeologo cristiano, n. in Anzola d'Ossola (Novara) il 14 dic. 1872, m. a Roma il 19 sett. 1918.

Trascorsa l'infanzia e la prima giovinezza in Novara, per le disagiate condizioni della sua famiglia, fu nel 1894 ammesso al Seminario di Arona, donde passo nel 1895 a quello di Gozzano; nel 1899 a quello di Novara, dove poi esplicò l'apostolato fra i giovani dell'Oratorio Salesiano. La tragica morte della madre gli ispirò la vocazione a vita austera ed entrò fra i Trappisti in Roma, dove si dedicò all'archeologia cristiana, dimorando a lungo al cimitero di S. Callisto. Passò poi nel 1914 alla Congregazione Cistercense d'Italia, in S. Croce in Gerusalemme. Fra la notevole sua produzione scientifica eccelle l'opera in 4 voll. Notiones archeologiae Christianae disciplinis theologicis coordinatas, Roma 1909-11. Altri apprezzati lavori dello S. sono Les catacombes de St Calliste, Roma 1909; I mosaici antichi di S. Maria Maggiore (ivi 1910); Manuel d'archéologie chrétienne (Torino 1916); I Novissimi " nei monumenti primitivi della Chiesa (Schio 1923).
BibL.: G. Ferruto, Note stor.-bibliogr. di archeol. crist., Città del Vaticano 1942, pp. 370, 425. Gioacchino Mancini

SCALA. - Cittadina e antica diocesi in provincia di Salerno.

La diocesi fu creata dal papa Giovanni XV nel 987 quale suffraganea di Amalfi. Primo vescovo ne fu Sergio; noti sono Alessandro I, nel 1118; Orso, nel 1144; Alessandro II, nel 1171; Celestino III, che nel 1191 ne fissò i confini con la bella In Apostolicae; Costantino nel 1207 e nel 1227 Matteo, tutti e due della famiglia d'Afflitto; nel 1328 il domenicano Guglielmo Lombardo; nel 1343 Giacomo Sersale dello stesso Ordine, come Pietro de' Penni, che ridusse le parrocchie della diocesi da 30 a 18; nel 1418 Natale d'Afflitto; nel 1465 Matteo De Dote; nel 1500 Giacomo Pisanello; nel 1511 lo spagnolo Ferdinando Di Castro, che rinunciò nello stesso anno e fu sostituito dallo spagnolo B. Del Rio, poi nel 1530 governatore di Roma; nel 1541 Lodovico Vannini Teodoli, poi vescovo di Bertinoro; nel 1552 l'agostiniano Costantino Veltrano, poi vescovo di Cortona; nel 1577 il domenicano Feliciano Niguarda; nel 1583 Francesco D'Afflitto; nel 1598 Francesco Benni, che il 3 luglio 1603 divenne anche vescovo di Ravello poiché in tale data il papa Clemente VIII uni la diocesi di S. a quella di Ravello, conservandola però suffraganea di Amalfi. Pio VII nel 1818 soppresse le due diocesi unendole ad Amalfi. A S. s. Alfonso de' Liguori aprì la prima casa della sua Congregazione (1732).

L'antica Cattedrale dedicata a s. Lorenzo venne ricostruita nel sec. xve compiuta nel 1598 ; è a tre navate con tre absidi terminali deturpate nel sec. xvir e cripta del sec. xir; artistico il pulpito decorato di colonne, marmi e musaici. Il portale è romanico. Nel Tesoro si ammira una mitra del sec. xiri, un calice del Trecento e preziosi reliquiari. BibL.: Eubel, I, p. 437; II, p. 255; III, p. 312; IV, p. 306. Enrico Josi
SCALABRINI, Giovanni Battista. - Vescovo di Piacenza, fondatore dei Missionari di S. Carlo (Scalabriniani) e della Società S. Raffaele, n. a Fino Mornasco (Como) l'8 luglio 1839, m. a Piacenza il $1^{\circ}$ giugno 1905.

Ordinato sacerdote il 30 maggio 1863, fu rettore del Seminario di Como dal 1867 al 1870. Preconizzato vescovo di Piacenza nel 1875, in trent'anni di episcopato rinnovò la diocesi con lavoro apostolico indefesso, distinguendosi particolarmente per i Sinodi diocesani, il culto eucaristico e la diffusione dell'insegnamento del catechismo. La sua opera oltrepassò i confini della diocesi
ed ebbe risonanza nazionale ed internazionale soprattutto per il chiaro e preciso intervento nella Questione romana (v.) e per le molteplici iniziative nel campo dell'assistenza agli emigrati italiani.

Nel 1888 pubblicò un opuscolo Intransigenti e transigenti, osservazioni di un vescovo italiano, che non portava però il suo nome. La pubblicazione, già approvata da Leone XIII, che ne aveva lette le bozze, suscitò molto scalpore tra gli intransigenti che l'attaccarono violentemente nell'Osservatore cattolico, diretto da d. Davide Albertotto. Egli aveva ben compreso che era impossibile la ricostruzione dello Stato Pontificio nel modo e nella estensione avuta fino al 1870. D'altra parte si rendeva perfettamente conto che il papa non poteva né doveva essere nella condizione di suddito. Asserita quindi la possibilità di una coesistenza del principato civile del Pontefice con l'unità d'Italia, auspicava che gli Italiani, consci della forza del Pontificato e persuasi del proprio vantaggio, restituissero spontaneamente al Pontefice quel tanto di principato civile che rendesse tollerabile la sua condizione.

Egualmente precisa la posizione di mons. S. nella questione della partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica. Non esitò a chiamare rovinosa la formola né eletti né elettori. In materia sociale sostenne una più equa distribuzione della ricchezza e l'elevazione delle masse operaie e contadine. Fu particolarmente agli emigranti di tutta Italia che egli dedicò opera indefessa, colpito come fu dalle misere e umilianti condizioni nelle quali venivano a trovarsi (v. emigranti, esigrazione).

Le iniziative pratiche di mons. S. furono, oltre la fondazione di una Congregazione religiosa di missionari (Missionari di S. Carlo [v.]), per procurare assistenza religiosa e morale agli emigranti, particolarmente nei luoghi ove andassero a stabilirsi, la fondazione di un'opera per l'assistenza materiale e sociale agli emigrati, allo scopo di sottrarli a vergognose speculazioni (Società S. Raffaele); l'istituzione di uffici nei porti di sbarco per il collocamento degli emigrati. Le opere fondate da mons. S. sorsero tra innumerevoli difficoltà e si diffusero particolarmente nelle due Americhe, ove egli si recò nel 1901 e nel 1904, per visitarle e incrementarle. Il Processo Ordinario per la beatificazione è già depositato presso la S. Cong. dei Riti.

Sebbene non ne costituiscano il merito principale, pure non vanno dimenticati i suoi scritti : Il Concilio Vaticano (Como 1873, con successione 4 edd.); Piccolo catechismo proposto agli aidi d'infanzia (1875); Catechismo cattolico (1877); L'emigrazione italiana, considerazioni e proposte (1888); Dell'assistenza all'emigrazione nazionale e degli istituti che si provvedono (1891); L'Italia all'estero (1899).

BibL.: Mons. G. B. S., vescovo di Piacenza; trent'anni di apostolato: Mem. e docum., Roma 1909; L. Sterlocchi, Cenni biograf. di mons. G. B. S., vec. di Piacenza, Como 1912; E. Soderini, Leone XIII, II, Roma 1933, passim; F. Gregori, La vita e l'opera di un grande vesc.: mons. G. B. S., Torino 1934. Giovanni Sofia

SCALABRINI, GIUSEPPE ANTENORE. - Sacerdote, n. a Ferrara il 13 marzo 1698, m. ivi il 5 apr. 1777.

Sacerdote nel 1724, fu nominato parroco di S. Maria delle Bocche, dove rimase fino alla morte; fu canonico e lettore di S. Scrittura nella patria Università, dove si laureò in teologia. La sua attività scientifica comincia dal 1726 con la corrispondenza muratoriana. Per oltre mezzo secolo egli trascrisse documenti antichi ferraresi in gran parte trasmessi al Muratori per i Rerum Italicarum Scriptores. Inoltre compilò per suo conto parecchie Memorie sacre e profane della S. Chiesa di Ferrara ed in particolare della metropolitana; scrisse pure varie note illustrative raccolte nelle Memorie istoriche delle chiese di Ferrara. Complessivamente scrisse oltre 50 opere, 15.000 carte. Il Muratori gli indirizzò 170 lettere, mentre se ne conoscono solo 71 dello S. al Muratori. I Bollandisti negli Acta Sanctorum lo ricordano quale carissimus noster.

BibL.: le sue opere furono elencate da G. Faustini, Bibliot. de' scritti, ferraresi, 3 voll., manoscritti : II, 404-406; catalogato nelle collezioni Antonelli, Antolino e Biblioteca Ariostea di Ferrara; descritte in parte da A. Sorbelli, in Inventari dei manos. delle biblisi d'Italia, LIV (Ferrara), Firenze 1933; e completamente da P. Rocca (v. più avanti), pp. 263-67; L. Ughi, Diz. stor. degli uomini illustri ferraresi, Ferrara 1804, pp. 11, 162;

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Moroni, XXIV, 53: LII, 223: CIII, 31, 33, 37: G. Bittini, La facoltà teolac. nella P. Univ. di Ferrara, Ferrara 1940, p. 19; P. Rocca, La corrispondenza S.-Muratori con lett. e docum. inediti, in Atti e Memorie dello Deput. provinc. ferrarese di stor. patr., nuova serie, 2 (1930-31), pp. 33-288. Dante Balboni

SCALA MOBILE. - E lo strumento tecnico legale per mantenere intatta nel tempo la capacità di acquisto delle masse lavoratrici ed impiegatizie rispetto ad un determinato periodo. Questo periodo viene stabilito come base di riferimento alla fissazione degli indici necessari, per poter eseguire correttamente, dal punto di vista economico e sociale, la determinazione delle variazioni delle remunerazioni e dei compensi di ciascuna attività lavorativa in relazione al variare del costo della vita.

L'adozione della s. m., come particolare sistema di remunerazione del lavoro di operai ed impiegati, si pone, nei paesi a notevole sviluppo, soprattutto industriale, nei periodi di disordine economico, di instabilità monetaria, quando si manifestano variazioni frequenti nei prezzi delle merci e percio nel costo della vita.

L'impostazione di un sistema di s. m. richiede, pertanto preventivamente: a) la fissazione, innanzi tutto, di un indice del costo della vita; 6) la determinazione delle retribuzioni soggette alle variazioni; e) la determinazione del periodo di tempo, cui attribuire il rapporto per l'applicazione del sistema.

Ciò implica la risoluzione di problemi assai laboriosi da parte del rappresentanti delle categorie. Così, la fissazione dell'indice del costo della vita non può essere fatta che dopo avere elaborato un bilancio familiare tipo ed avere risolto il problema dei prezzi (se cioè deve essere tenuto conto solo dei prezzi politici ovvero solo dei prezzi di libero mercato).

Per quanto riguarda l'identificazione della retribuzione da assoggettare alla s. m., si adotta generalmente il criterio di limitare le variazioni ad una sola parte della retribuzione. Ciò allo scopo di conferire alla parte rimanente una certa stabilità nel tempo e attuare, contemporaneamente, una certa redistribuzione del reddito reale nell'ambito delle categorie.

Le origini della s. m. dei salari e degli stipendi, in Italia, risalgono al 1945, quando parve necessario riordinare i criteri di remunerazione del lavoro, legandone l'andamento a quello del costo della vita. Poiché non era possibile pensare ad un ritocco troppo frequente dei contratti di lavoro si escogitò il congegno della s. m., istituita, per le province settentrionali, con l'accordo del 6 dic. 1945 ed estesa alle province centromeridionali con l'accordo del 23 maggio 1946. Infine, con l'accordo del 27 ott. 1946 il sistema della s. m. venne unificato per tutto il territorio. Un quadriennio di esperienza (ott. 1946 ott. 1950) valse a rivelare insieme alla sostanziale bontà del sistema della s. m. anche talune insufficienze e dopo lunghe trattative, iniziate alla fine del 1948, il 21 marzo 1951 venne concluso a Milano un nuovo accordo. Il pregio maggiore di detto accordo è costituito dalla fissazione di un nuovo bilancio familiare, in base al quale viene rilevato il numero indice nazionale del costo della vita sulla media delle spese del bilancio, calcolate in 16 capoluoghi di provincia e di regione: Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Ancona, Pescara, Perugia, Roma, Napoli, Potenza, Bari, Catanzaro, Palermo e Cagliari. Ogni variazione all'insù del numero indice del costo della vita dà luogo ed un aumento dell'indennità di contingenza, in base ad apposite tabelle differenziate a seconda della qualificazione dei dipendenti, dell'età, del sesso e del luogo di lavoro. Ogni variazione all'ingiù dello stesso indice si traduce in una riduzione della indennità di contingenza, ma ciò avviene con particolari correttivi per rendere più lenta la discesa della s. m. rispetto alla ascesa : sino almeno ad una riduzione complessiva dell' $11 \%$ rispetto al livello del costo della vita nel bimestre nov.-dic. 1950. Surpassato questo limite, il congegno funzionerà integralmente e nel caso, invece, che il costo della vita, rispetto al periodo base, aumentasse in misura superiore al $25 \%$ tutto il sistema dovrà essere ridiscusso.

E opinione generale che l'applicazione automatica della s. m. alle remunerazioni del lavoro corrisponde ad un principio di giustizia, tuttavia taluni studiosi di economia opinano che una volta resa sistematica ed universale, essa può far correre il pericolo di favorire il fenomeno della svalutazione e procurare percio gravi danni e sofferenze a coloro per i quali si è voluta assicurare invece la difesa del tenore di vita.

BibL. L. Simonazzi, s. v. in Diz. di cultura politica, Milano 1946, p. 276; M. De Luca, Sviluppi economici e criteri di determinazione del salario, in Rivista di politica economica, 40 (1950), p. 1186 sgg.

Raffaela de Leva
SCALCO SEGRETO DI SUA SANTITA : v. FAMIGLIA PONTIFICIA.

SCALIGERO, Giulio Cesare. - Filologo, filosofo e scienziato, n. a Riva del Garda il 23 apr. 1484 dal cartografo Benedetto Bordoni, m. ad Agen il 21 ott. 1558. Prese il nome di S. vantando discendenze dalla nobile famiglia veronese. Studio a Bologna (1514-19) medicina e storia naturale. Seguita per alcun tempo la carriera delle armi, si ritirò ad Agen sulla Garonna, come medico del vescovo Angelo della Rovere, e attese esclusivamente agli studi. Ebbe due vivaci polemiche con G. Cardano e con Erasmo (v.).

Creazionista, inclina tuttavia all'identificazione di Dio con la natura, intesa come connessione degli effetti e delle cause (Exerc., 77, sez. 5, pp. 120-21). Tale nesso è necessario e tende al Sommo Bene (Poet., III, i, p. 81). Anche l'uomo, il cui intelletto ha una duplice funzione, - ad faciendum et ad cognoscendum - (Exerc., 256, pp. 330331), deve tendere al bene. Questo è triplice: naturale, come attributo intrinseco degli enti; relativo, dovuto alla convenienza di due enti; morale, definito come "perfectio actus cum recta ratione - (Exerc., 307, sez. 7, pp. $412^{\mathrm{v}}-414^{\mathrm{r}}$ ). La conoscenza, sensibile e intellettiva ( $D e$ causis, pp. 113-17), ha come fine la beatitudine (Poet., III, i, pp. 80-83).

Ebbe una certa fama la sua Poetica, in cui sono esposti i canoni dell'estetica classica secondo uno schematismo logico molto minuzioso, contro cui polemizzò G. B. Vico (v.). Notevole l'osservazione che il poeta oltre che imitatore è un creatore (I, 1, p. 2) e la sua attività deve avere un fine morale (pp. 4-5).

Opere principali : Adversus Des. Erasmus (Parigi 1531); De causis linguue latinae (Lione 1540); Exotericae exercitationes de subtilitate contra H. Cardanum (Parigi 1557); Poëtices II. VII (Lione 1561); Animadversionsz in IV libros De causis plantarum Theophrasti (ivi 1566).

BibL.: J. J. Scaliger, De vetustate et splendore pontis Scaligerae et vita 3.C.S., Leida 1594; G. Saitta, Il pensiero ital. nell'Unanesimo e Rinascimento, II, Bologna 1950, pp. 474-77. Enzo Maccagnolo

SCALIGERO, Giuseppe Giusto. - Filologo, n. ad Agen il 4 ag. 1540, m. a Leida il 21 genn. 1609.

Figlio del celebre Giulio Cesare, aderì al calvinismo (1562), combatté con gli Ugonotti (1567-70); nel 1572-74 fu professore a Ginevra e dal 1593 successore di G. Lipsio all'Università di Leida che divenne il centro della filo-

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Scaligero, Giuseppe Giusto - Ri-
tratto. Invisione del sec. svit. de D. P. Freher. Theatrum virorum eruditione clarorum, Norimberga 1635, p. 1499. Esemplare della Biblioteca Vaticana.
mento della Cronaca di Ippolito. La scorrettezza e i barbarismi della lingua latina fecero si che l'anonimo autore del Liber fosse dagli studiosi designato come Scaligeri Barbarus. Nei suoi scritti sconfina in questioni teologiche, trattandone in senso anticattolico, per cui una parte di teologi gli si levò contro e specialmente il p. D. Petau, che prese di mira il De emendatione con il suo Doctrina temporum.

BibL.: I. Bernays, 7, 7. Scaliger, Berlino 1855: T. Mommsen, Chronica minora, in MGH, Aust. Antiq., IX, p. 83 (ediz. del testo pp. 274-98); I. E. Sandys, History of classical Scholarship, II, Cambridge 1908, p. 199 sgg.

Agostino Amore
SCAMBIO. - Fenomeno basilare della vita associata od oggetto specifico della scienza economica, la quale potrebbe anche definirsi "scienza dello s. ": ovvero del contratto, in quanto ogni libera operazione di s. presuppone, tacito o espresso, un contratto, esprimente la convinzione dei contraenti che le cose scambiate hanno per essi, in quel momento, valori equivalenti. Massimo problema, dunque, di una scienza economica cosi definita è la misurazione del valore, premessa indispensabile alla concreta realizzazione di una giustizia commutativa, e quindi anche distributiva.
I. Evoluzione delle forme di s. - L'evoluzione delle forme di s., da quello in natura, o baratto, a quello monetario e poi creditizio, segna le grandi tappe della evoluzione sociale (v. progresso). La legge dello s. si è andata profilando sempre più come opposta a quella che governa la produzione: mentre in questa il successo pratico è direttamente proporzionale alle forze impiegate, e il rendimento è legato ad una crescente divisione e specializzazione del lavoro, nello s. il risultato appare inversamente proporzionale al numero degli addetti (commercianti, intermediari, bottegai, burocrati ecc.), e il rendimento, in bontà e basso costo dei servizi, sembra dipendere dalla concentrazione dei mezzi, dal coordinamento dei servizi stessi, e dalla unificazione dei tipi e dei contratti (v. Tiro).

Ciò è essenziale nella vita economica, in quanto per l'anarchico ingrossarsi del congegno di s., il crescente costo di compravendita riesce a neutralizzare in gran parte i benefici del progresso industriale, consistenti principalmente nella continua riduzione dei costi di produzione: onde il paradosso del persistere della miseria e dell'inquietudine in un mondo continuamente gratificato da meravigliose conquiste scientifiche e industriali, che l'hanno reso capace di produzioni immense e svariatissime.
II. Teoria degli sbocchi e altre teorie. - Domina il fenomeno dello s., la cui pratica manifestazione è il commercio, la celebre teoria degli sbocchi che G. B. Say (v.)
formulo fin dal lontano 1806 : i prodotti si scambiano, in ultima analisi, con altri prodotti, onde ciascun prodotto troverà tanto più facilmente dei compratori, per quanto più alta sarà la produzione di tutti gli altri prodotti con i quali desidera scambiarsi. Ma l'aumento di ciascuna produzione trova un limite nella discesa del prezzo, originata dall'aumento stesso dell'offerta. I procedimenti vincolistici, che formano il ricco patrimonio delle politiche economiche, combattono la discesa dei prezzi riducendo l'offerta, cioè la produzione, e ostacolando in mille modi lo s. Essi ignorano i mezzi per incrementare, invece, parallelamente e proporzionalmente tutte le produzioni, influendo sulla formazione dei capitali e sulla distribuzione territoriale e qualitativa degli investimenti.

La soluzione del problema richiede una direzione centrale dell'economia, e non può trovarsi che su due opposte vie: o si costituisce effettivamente una tale direzione centrale, identificandola con un governo politico, che seguirà i suoi particolari criteri, traducendoli in piani programmati con i quali intenderà di interpretare le vere necessità e i gusti di tutti gli individui; oppure si pone ciascun individuo in grado di intervenire sul mercato e di scegliervi la migliore offerta o la migliore domanda, indicando cosi si produttori, col linguaggio dei prezzi di mercato, le produzioni da incrementare, segnando le direttive di un governo economico automatico della produzione.

La prima delle due vie è quella socialista-comunista, accentratrice e autoritaria: la seconda è quella della libertà razionale e dell'automatismo economico. Se quest'ultima, però, non troverà il modo di attuarsi effettivamente risolvendo il problema della misurazione del valore ed esaurendo la totalità dell'offerta presente e di quella possibile futura, lascerà aperta soltanto l'altra via, apparentemente più facile da percorrere (v. prezzo). Le terze vie, oggi di moda, non sono che tentativi transitori e di scarsa efficacia con i quali si tenta, senza speranza, di ritardare una identificazione totale dell'autorità economica con l'autorità politica.

La soluzione razionale è attualmente vista da alcune moderne scuole economiche (v. hallessismo), e dalla stessa politica internazionale nei suoi disperati tentativi di ricostruzione e organizzazione del mondo, come esigenza di una maggiore perfezione tecnica, organizzativa e unificativa dello s. e del credito, e di una rapida eliminazione degli ostacoli al commercio.

Nonostante che le vicende di una vita economica difficile abbiano suggerito o imposto l'espediente degli s. regolati (v. pianificazione), l'intuizione generale e la comune aspirazione dei produttori e dei commercianti resta sempre la completa libertà degli s. Pur non realizzabile da sola, senza cioè la preparazione e il sussidio di risolutivi progressi nella tecnica economica in genere e in quella monetaria e creditizia in specie con la conseguente eliminazione dei rischi di investimento, di immobilizzazione e di svalutazione (v.), tale libertà costituisce il miraggio verso cui tendono tutte le forze economiche: a conferma che nessun espediente politico può sostituire, nella fiducia degli uomini, il progresso scientifico e tecnico dell'economia, e la potenza, la prontezza e la elasticità della libera iniziativa, una volta sollevata dal peso dell'ignoranza e della paura.
III. S. produzione e consumo. - La scienza economica ha dato finora una maggiore importanza alla produzione ed ha prestato allo s. una minore e insufficiente attenzione. Non è ancora spenta l'infatuazione per la produzione, la produttività e i produttori: la ricchezza e il benessere venivano fatti dipendere unicamente dalla potenzialità produttiva della nazione. Era naturale che i fenomeni e le necessità dello s. restassero in ombra, e pochi si preoccupassero, all'intisori dei pratici, dei problemi e delle leggi del commercio.

E oggi finalmente chiaro che benessere e ricchezza si misurano dal consumo (v.), Il consumo è bensì alimentare dalla produzione, ma se il meccanismo dello s. è insufficiente o si arresta, anche la produzione è costretta ad arrestarsi, ed è la miseria per tutti. E noto del resto che uno s. facile attiva la produzione, mentre uno s. reso difficile, costoso o rischioso, fa l'effetto contrario.

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I prodotti che possono venire scambiati fra di loro sono di tre specie: prodotti del lavoro presente (merci e servigi), del lavoro passato (capitali) e del lavoro futuro (redditi). Lo s. avviene normalmente tra prodotti della prima specie e prodotti di ciascuna delle tre specie : conseguendone rispettivamente il commercio a contanti, il commercio a termine breve, o a credito, e il commercio a termine lungo e di capitalizzazione.

Il commercio a contanti e quello a credito hanno raggiunto una notevole, se non completa, perfezione tec-nico-contrattuale, con un corredo sufficiente di istituti intermediari, sia contraenti che assicuratori, tanto sul piano nazionale che su quello internazionale. Il commercio di capitalizzazione, invece, pur essendo di vitale importanza per l'incremento degli altri due per la realizzazione di un equilibrio economico e di un governo razionale della produzione e dello s., possiede un'attrezzatura ancora primitiva nei confronti della ormai pratica unificazione mondiale del mercato : per cui imprenditori e risparmiatori permangono lontani e diffidenti, o si ignorano completamente, restandone gravemente ostacolata la necessaria trasformazione di una parte della produzione annuale in nuovi capitali produttivi. E appunto l'incremento di questa forma di s. quello che dovrebbe e potrebbe assicurare il totale smercio a prezzi remunerativi dei prodotti del lavoro presente.

La soluzione del problema non può essere che di natura contrattuale; e le continue e crescenti ingerenze della politica economica, non tutte necessarie e non sempre oculate, nonché i pianismi, i dirigismi e le terze forze, non fanno che sviare le intelligenze e le attività dalla soluzione razionale: ritardando quel processo naturale di unificazione nel campo dei contatti che si sviluppa già naturalmente da secoli, ma oramai troppo lentamente in relazione al rapido ritmo degli avvenimenti e della evoluzione economica mondiale.

Bibl.: G. Toniolo, Trattato di economia sociale: Circolazione, Firenze 1929; F. Vito, Il prezzo e la distribuzione, Milano 1943; S. Fiorenzani, Roma a Bretton Woods?, Roma 1945; M. Fanno, Principi di scienza etc., parte 2*: Teoria dei prezzi e dei mercati, Padova 1946; W. Ropke, Spiegazione economica del mondo moderno, Milano 1949; L. Amoroso, L'economia di mercato, Roma 1950.

Mario Baronci
SCAMMACCA, ORTENsIO. - Gesuita, drammaturgo, n. a Lentini nel 1562, m. a Palermo il 16 febbr. 1648.

Dopo aver studiato giurisprudenza a Catania e a Messina, entrò nel 1582 nella Compagnia di Gesù, dove era stato preceduto dal fratello Giuseppe, e passò tutta la sua vita nell'insegnamento specialmente delle lettere.

E uno dei maggiori rappresentanti del teatro dei Gesuiti con le sue 46 tragedie (di cui 2 ancora inedite) distribuite in 14 voll.: Tragedia sacre e morali del p. Hortensio S., raccolte dall'ab. don Martino La Forina (Palermo $1632-48$ ). Gli argomenti sono assai vari, desunti, per le tragedie sacre, da vite e leggende dei santi e dalla storia del Vecchio e Nuovo Testamento (Il parto della Vergine, Il Cristo morto, Il Cristo risuscitato, L'Eupolio Tommaso Moro, Giustino, Agata, ecc.); in queste si mostra più originale, risente meno delle teorie sul dramma classico e si accosta di più alla sacre rappresentazioni. Per le tragedie morali, dipende troppo chiaramente soprattutto dalle tragedie greche, con prevalenza di Euripide (Amira, Goffredo, Orlando Furioso, Crisanto, Boemondo, Demetria in Trebisonda, ecc.). Se il suo scopo, come del resto quello di tutto il teatro dei collegi dei Gesuiti, fu di edificare e ammonire gli spettatori, non mancano però nella tragedia dello S. spunti e scene di un realismo comico, che indulge volentieri su particolari della vita vissuta, e tratti veramente plastici e fini di singolare efficacia.

Bibl.: Sommervogel, VII, coll. 684-86; L. Natoli, H. S. e le sue tragedie, Palermo 1884; G. Bertana, La tragedia (Storia dei generi letter. ital.), Milano s. d., pp. 178-88; B. d'Agata, Le tragedie di O. S., Siracusa 1910; Dixion, dei Siciliani illustri, coordinato da R. De Mattei, Palermo 1939, p. 405

Celestino Testore
SCAMOZZI, Vincenzo. - Architetto e teorico, n. a Vicenza nel 1552, m. a Venezia il 7 ag. 1616.

Perfezionò l'istruzione ricevuta dal padre, anch'egli architetto, nell'ambito dell'Accademia Olimpica in Roma dal 1578 al 1580 . Al ritorno, vinse il concorso per il proseguimento della Libreria del Sansovino ( 1582 ), iniziando così quella carriera che fu ampia e sicura tanto che lo rese uno dei maggiori architetti d'Europa, chiamato per commissioni in Italia ed all'estero. Lo S. non smenti mai le sue origini tenacemente ancorate alla maniera serliana, frutto della giovanile educazione accademica, a cui si deve il proposito di raccogliere in un trattato tutto ciò che può e deve servire alla formazione del perfetto costruttore. L'idea dell'architettura universale è l'ultima silloge rinascimentale sull'argomento e pone le basi della teorica neoclassica. Interessante soprattutto la nuova concezione dell'eclettismo, allargato dallo studio degli architetti classici antichi e rinascimentali alla considerazione di tutti i metodi costruttivi, compreso il gotico fino allora tanto abborrito. Per studiarlo lo S. fece un viaggio (1599-1600) attraverso l'Europa, di cui esiste (nel Museo di Vicenza) una relazione autografa manoscritta, con disegni di cattedrali gotiche francesi, destinati al trattato: Libri VI dei Templi, mai pubblicato.

Il pensiero scamozziano informa pure l'attività pratica dell'artista, che non potrà dirsi certo allievo del Palladio, anche se coincidenze cronologiche ed ambientali possono farlo pensare. Egli agl profondamente nel campo dell'architettura, anche come costruttore, sia a Vicenza, come a Venezia, ove fu persistente remora alle novità; sia pure all'estero sull'architettura inglese, ed in Austria con il progetto per la cattedrale di Salisburgo ( 1606 -1607).

Opere (limitatamente alle tappe fondamentali dello stile): 1569, progetto per il Palazzo dei Godi (Vicenza), esercitazione ancora retorica; 1574, Villa Verlato a Villaverla e Palazzo Trissino