volume-11

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lvare il salvabile dei conventi dell'Ordine.

Binl.: R. Schaffcr, A. S. Sohn des Veit Stoss und seine reformatorische Tätigkeit, Breslavia 1926. Bartolomeo M. Xiberta

STOSS, Veit (Stwosz Wit). - Scultore del tardo gotico tedesco, n. probabilmente a Norimberga nel quinto decennio del sec. xv, m. ivi nel 1533.

Il suo primo periodo d'atività artistica si svolse in Polonia tra il 1477 e il 1496 ; di questo periodo è il suo capolavoro, il grande altare ligneo della chiesa di Maria Vergine a Cracovia, nella quale si conserva pure un suo Cristo in croce. Anche notevoli sono del suo periodo polacco alcuni monumenti sepolcrali marmorei, tra cui prima di tutto quello del re Casimiro Jagellonida (m. nel 1492) nella cattedrale di Wawel a Cracovia, quello del card. Zbignievo Olesnicki (m. nel 1493) nella cattedrale di Gniceno (Gnesen) e quello del vescovo Mosinski nella cattedrale di Wloclawek. Recentemente a Salisburgo (Nornberg) è stato scoperto un altare scolpito da S .

Nel 1496 lo S. si trasferì a Norimberga, dove ebbe una vita tormentata e tempestosa; per aver falsificato una cambiale ebbe nel 1503 impressi dal boia sulle guancie dei marchi d'infamia. In mezzo a questi guai l'attività artistica del suo periodo norimborghese si presenta più debole; la più notevole opera di esso è l'Annunciazione della chiesa di S. Lorenzo a Norimberga. In Italia esiste una sola opera ritenuta di S.; è il S. Rocco della Cappella Guadagni nella S.ma Annunziata a Firenze.

Binl.: C. T. Müller, s. v. in Thieme-Becker, XXXII, pp. 131-38.

Witold Wehr
STRACK, Hermann Lebrecht. - Esegeta e orientalista protestante, che restando "teologo positivo " fece larghissime concessioni alla critica più audace, n. il 6 maggio 1848 a Berlino, dove nel 1872 divenne insegnante del Wilhelmsgymnasium, nel 1877 professore straordinario dell'Università, nel 1910 professore onorario; m. il 5 ott. 1922.

Acquistò meriti insigni in tre campi : a) nella filologia ebraica ed aramaica; b) nell'esegesi del Vecchio Testamento; c) come studioso del giudaismo. a) Scrisse : Hebräische Grammatik (Karlsruhe 1883; $14^{6}$ ed. a cura di A. Jepsen, Lipsia 1930); Hebräisches Vohabularium (Monaco 1896; $8^{6}$ ed. 1907); Grammatik des BiblischAramä̈sichen (ivi 1896; $6^{6}$ ed. 1921), ecc.; diresse due collane di grammatiche di lingue orientali: Porta linguarum Orientalium (Lipsia, per gli anni 1885-1901) e Clavis linguarum Semiticarum (Lipsia 1906-22). b) I suoi più noti commentari filologici e critici sono: Katalog der hebr. Bibelhandschriften in St. Petersburg (Pietroburgo 1875, con A. Harkavy); Prophetarum posteriorum Codex Babylonicus Petropolitanus (ivi 1876); Einleitung in das Alte Testament (Lipsia 1886; $6^{6}$ ed. 1906); fondò e diresse con O. Zöckler il Kurzgefasster Kommentar zu der hl. Schrift des Alten und Neuen Testaments ( 9 voll., Monaco 1886 sgg.), per il quale compose Genesis, Exodus, Leviticus, Numeri (1894; $2^{6}$ ed. 1905) e Sprüche Salomos (1888; $2^{6}$ ed. 1899). c) Predilesse la scienza del giudaismo, non soltanto per motivi teoretici; nel 1883 fondò e diresse fino alla morte l'a Institutum Iudaicum * dell'Università di Berlino, seminario per lo studio della letteratura e storia giudaica postbiblica e, mentre ne era direttore, anche per la formazione di missionari protestanti per i giudei (un istituto simile nel 1886 fu fondato a Lipsia da Franz Delitzsch [v.]); come direttore di tale istituto fondò la rivista Nothanael, Zeitschrift für die Arbeit der evangelischen Kirche an Israel (Lipsia 1885 sgg.); inoltre l'importante collana Schriften des Institutum Iudaicum Berolinense (Lipsia 1886-1922; 43 numeri), serie che contiene:

1) biografie di giudei convertiti al protestantesimo; 2) numerosi scritti in difesa dei giudei contro le accuse dell'antisemitismo (v.), p. es., Rohling (v.), non privi d'aspra polemica; 3) scritti ancor oggi preziosi per la scienza del giudaismo, anzitutto la Einleitung in Talmud und Midrasch (Lipsia 1887, $5^{6}$ ed. Monaco 1920), non ancora sorpassata; inoltre: Das Blut im Glauben und Aberglauben der Völker (ivi 1891; $8^{6}$ ed. 1911); Das Wesen des Judentums (ivi 1906); Jesus, die Häreriker und die Christen nach ältesten jüdischen Angaben (1910); Jüdische Geheimgesetze (Berlino 1920; $5^{6}$ ed. 1925 ecc.); già prima aveva iniziato la collana Mischnatraktate (Lipsia 1882 sgg., a partire dal 1906 con versione tedesca), nella quale pubblicò Joma, Aboda Zara, Pirge Aboth, Sabbath, Sanhedrin, Mabkoth, Pesahim, Berahoth, oltre Talmud Babylonicum codicis Monacensis 95 arte phototypica depingendum curavit H.L.S. (2 voll., più 1 vol. Introductio, Leida 1912). Il Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch (Monaco 1922-28), la più completa collezione di materiale rabbinico che illustri il Nuovo Testamento, porta il suo nome, ma l'opera è dovuta completamente a P. Billerbeck (v.), e il merito di S. sta solo nell'aver suggerito l'importante lavoro a Billerbeck, suo fedele collaboratore nel Nothanael, aiutandolo con consigli e revisione.

Binl.: H. Gressmann, Entwöhlunestufen der jüdischen Religion (Berlino 1927: sull' * Institutum Iudaicum * di Berlino, allora trasformato in istituto esclusivamente dedito allo studio del giudaismol. v. P. Glaus, in Rel. in Gesch. und Gegenwart, V (1929), p. 826 sgg.; B. Kirschner, s. v. in Jüd. Lexikon, IV (1930), p. 735 102.

Pietro Nober
STRADELLA, Alessandro. - Musicista, n. forse a Montefestino nel 1642, m. a Genova il 28 febbr. 1682.

Il valore della sua arte va ricercato particolarmente nello sviluppo architettonico ed espressivo che egli conferisce all'aria vocale, ai duetti, alle cantate, ai drammi, agli oratori, e nel carattere drammatico delle cantate, che si ritrova anche nella sua produzione strumentale. La cantata è la forma che egli coltivò in maniera precipua per il numero (ca. 219) ma soprattutto per lo stile, che anima di sé i drammi e gli oratori, le serenate ed i mottetti, da cui non differisce spesso che per l'ampiezza. Da ricordare, fra quelle sacre, la Cantata a 5, con voci B. C. per le anime del Purgatorio, quella a 3 per la notte del S.mo Natale e al Cantata a 6 voci con strumenti per il S.mo Natale. La sua produzione religiosa annovera inoltre 22 mottetti, 6 oratori : S. Editta vergine e monaca (1684), Ester liberatrice del popolo ebreo (1688), S. Giovanni Crisostomo, S. Pelagia (1653), Susanna (1688). Si vuole che dal suo S. Giov. Battista abbia tratto ispirazione il grande Händel.

Binl.: H. Hess, Die Opere A. S.'s, Lipsia 1906; G. Roncaglio, Le composiz. strumentali e vocali di A. S., in Rit., mus. it., 44 (1940), pp. 81-105, 337, 350; 45 (1941), pp. 1-15, 133-49; 46 (1942), pp. 1-16; id., La *Cantata per il S.mo Natale* di A. S., in Rtv. noz. di marcia, 21 (1940), p. 382. Luisa Cervelli

STRANIERI (IN ITALIA). - Gli s. sono ammessi a godere in Italia i diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità; il principio è da ritenere valevole (salvo disposizioni speciali) anche per le persone giuridiche.

Mentre si trovano nello Stato, sono sottoposti come sudditi temporanei alle leggi penali, di polizia e sicurezza pubblica in generale; possono essere responsabili penalmente, in certi casi, anche per reati commessi all'estero; essere espulsi (con libera scelta della destinazione) od estradati (con consegna all'autorità di altro Stato); è esclusa però l'estradizione per reati politici. Possono godere del "diritto d'asilo * nel territorio della Repubblica, se nel proprio paese sia loro impedito l'esercizio delle libertà democratiche garantire dalla Costituzione italiana (Costituzione, art. 10).

Per convenzione speciale la protezione diplomatica, di natura sua limitata ai cittadini, può estendersi agli appartenenti ad altro Stato in territori di terzi Stati. In materia finanziaria sono spesso emanate apposite norme per singole imposte su beni degli s. in Italia. Gli ex-cittadini conservano (oltre l'abbligo, in certi casi, del servizio militare) il dovere di fedeltà, con le relative conseguenze agli effetti penali.

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(da R. Schilling, L'Alsace, Paris 1919)
Strasburgo, diocesi di - Cattedrale, il'grande rosone (sec. xiv).
Particolari garanzie, di estensione oggettiva e soggettiva non sempre pacifica, spettano agli appartenenti alle rappresentanze diplomatiche, in virtù di norme internazionali, consuetudinate e convenzionali, nonché, di recente, agli appartenenti a determinati uffici di enti od organi internazionali. Gli s., investiti di uffici ecclesiastici cattolici in Roma, godono delle stesse garanzie personali dei cittadini (Trattato Lateranense, art. 19).

BibL.: F. Pergolesi, Dir. costituzionale, $8^{a}$ ed., Bologna 1952. Ferruccio Pergolesi
STRASBURGO, diocesi di. - Diocesi e città situata in Francia alla confluenza della Bruche e dell'1ll, tra i Vosgi e il Reno da cui dista 4 km ., al punto di giunzione dei canali della Marna al Reno e del Rodano al Reno. La diocesi comprende attualmente i due dipartimenti civili dell'Alto Reno e del Basso Reno. Sopra un totale di 1.215 .490 ab. si contavano, nel 1935, 893.899 cattolici, 262.437 protestanti, 20.684 israeliti e 39.470 persone che non avevano dichiarato la loro religione.

Ne 1952 si contavano, su una superfie di 8294 kmq., 1.200.000 ab. dei quali 890.000 cattolici, 1198 sacerdoti incardinati nella diocesi, ripartiti in 725 parrocchie. Il clero regolare era rappresentato da 20 tra Ordini e congregazioni maschili e da 37 congregazioni femminili. E direttamente soggetta alla S. Sede. Centri importanti di pellegrinaggi sono il Monte S. Odile (dove visse Herrad di Landsberg [v].), la basilica di Marienthal, le Trois-Epis.

Punto strategico di grande importanza, ai confini di due civiltà, S. ha una storia movimentata e complessa; d'origine ceita (Tolomeo, II, IX, 9) divenne poi un campo fortificato romano con colonia al sec. I d. C.; nel 357 Giuliano l'Apostata vi dette battaglia agli Alemanni; nel 453 la città fu saccheggiata dagli Unni; nel 498 fu occupata da Clodoveo; Etico, duca d'Alsazia, stabilil la "curtis regia" presso S. a Königshoffen. Nel
sec. vi il vescovo Arbogasto fa costruire una chiesa dedicata alla Vergine, sostituita da una basilica nell'età carolingia, quando la città fiorisce per il suo commercio attraverso tutto l'Impero franco. Nell'842 i figli di Ludovico il Pio prestano il famoso giuramento di S. Nell'870, con il trattato di Merse, l'Alsazia è sottratta a Luigi il Germanico e nel 925 viene unita al S. Romano Impero, ma nel 982 S. si stacca dal Ducato di Alsazia e passa sotto l'autorità vescovile al tempo del vescovo Erchembaldo. Nel 1262 i borghesi di S. si liberano da tale tutela, il vescovo si trasferisce a Saverne e S. diventa città libera dell'Impero, con una costituzione aristocratica che dal 1339 diviene democratica. Dopo il Trattato di Francoforte (1871), l'Alsazia e S. sono unite alla Germania, come territorio dell'Impero; la città tornó ad essere francese alla fine della guerra 1914-18; venne annessa di fatto alla Germania hitleriana nel 1940 e restituita alla Francia il 23 nov. 1945 .

Mancano tracce di cristianesimo prima del sec. IV, e fino al sec. vir si hanno soltanto alcune vaghe indicazioni : il vescovo s. Amando è citato nei Concili di Sardica (343) e di Colonia (346). Molto noto è il vescovo s. Arbogasto (673-78); il suo successore Florenzio (678-93) fondò il monastero femminile di S. Stefano (ne fu prima badessa s. Attala). Nel 728 vennero fondate le abbazie di Muhrbach e di Ettenheimmünstor. Con l'aiuto di Carlomagno il vescovo Eddo introdusse la riforma di Bonifacio e fondò il Capitolo. Durante la guerra per le investiture i vescovi di S. si schierarono con l'imperatore Enrico IV. Il territorio civile di S. si costituì ca. il 1244-60. Giovanni II (1353-65) fu vescovo molto pio, on.i suoi successori non ne seguirono l'esempio e ciò spiega la facilità di penetrazione della Riforma luterana. Giovanni IV (15691592) iniziò il movimento di controriforma chiamando i Gesuiti a Molsheim; sotto di lui avvenne nel 1583 la questione del gran Capitolo. Tornata S. alla Francia, l'influsso cattolico divenne sempre più forte al tempo del vescovo Francesco Egon di Fürstenberg (1663-82). Dal 1704 alla Rivoluzione nel 1789 , si successero quattro cardinali della famiglia di Rohan, l'ultimo dei quali, Renato, fu coinvolto nella questione del collare della Regina.

Simbolo della città resta la Cattedrale, gioiello e compendio dell'architettura e della scultura medievale. Della Basilica a tre navate, del sec. viI, non resta alcuna traccia. L'edificio attuale fu iniziato nel iors sotto il vescovo Werner I e di quel tempo restano tracce nella cripta e nel transetto. Il coro, la cupola e le due braccia del transetto appartengono all'architettura romanica dal 1176 al 1245. Le tre navate a sette campate in stile gotico furono costruite tra il 1252-73. La cattedra in pietra scolpita fu eretta nel 1485 , in onore del celebre predicatore Geiler di Kaysersberg. Le vetrate appartengono a diverse epoche, dal sec. XII in poi. La fascista fu iniziata nel 1277 da Erwin de Steinbach e condotta fino all'altezza dello splendido rosone. Nel 1318, con una modifica al piano primitivo, vi si aggiunse un terzo piano; l'unica torre a nord, alta 142 m ., vero ricamo in pietra, fu terminata nel 1449. La Cattedrale è ricca di celebri sculture gotiche, di cui si ricordano la Madonna con il Bambino, la lotta tra i vizi e le virtù, le vergini prudenti e le stalle. Nel medioevo S. fu un notevole centro di cultura; vi fiorirono Goffredo di S. (sec. XII), Closener (sec. XIV) autore di una cronaca in tedesco; più tardi fu un attivo centro di umanesimo (Wimpfeling, Braut). Pur ostacolata dagli sforzi dei cattolici, tra cui Geiler di Kaysersberg, la Riforma luterana vi si insediò rapidamente per opera di Zell, Bucer e Capito, appoggiati da Sturm, fondatore dell'Accademia. Nel 1529 vi fu abolita la Messa e soppressi i conventi. Dopo la conquista dell'Alsazia, di cui non faceva parte S., questa città fu annessa nel 1681 da Luigi XIV che restituil la Cattedrale al culto cattolico. Durante l'antico regime il Capitolo nobile di S. fu molto potente ed ebbe 24 canonici e 24 prebendari. Nel periodo della Rivoluzione dal 1791 la sede di S. fu occupata da un vescovo costituzionale (Brendel), mentre il clero rimase fedele a Roma.

Altre chiese notevoli sono: St-Pierre-le-Vieux del sec. XV; S. Guglielmo, del sec. XIII con vetrate del sec.

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xv; S. Stefano, in stile romanico, della fine del sec. xir ma in gran parte rovinata dai bombardamenti; S. Tommaso dei secc. xirlxiv. L'episcopio attuale è del sec. xviri; caratteristici sono: la casa Kammerzell del sec. xv; i ponti coperti con le loro torri medievali; il Palazzo dei Rohan, ecc.; notevole è il Museo archeologico in un edificio del sec. xiv. Dal 1949 S. è sede del Consiglio d'Europa. L'Università di S. ha due facoltà teologiche, una cattolica e l'altra protestante.

La diocesi di S. possiede numerosi centri artistici, ricchi di ricordi storici sia religiosi che profani. Si notano: Colmar, prefettura del dipartimento dell'Alto Reno, artistica città nella pianura alsaziana con ca. 100.000 ab. E ricordata per la prima volta in Notkero il Balbulo, monaco di S. Gallo, nell'opera De bellis Caroli Magni, II, 5 (genitium Calambrense). Fu patria del pittore e incisore Martino Schoengauer (14401488); di Corrado Pfeffel, direttore dell'Accademia militare di Colmar (1736-1809); del chimico Haussmann; dello scultore Bartholdi. La collegiata di S. Martino, detta la cattedrale di Colmar, deve la sua origine a una cappella dedicata a s. Martino, fondata nel sec. ix dall'abbazia di Münster, nella Valle dei Vosgi (carta dell'823 con privilegi di Ludovico il Pio). Nel sec. xili la cappella fu convertita in coro, vi si aggiunse un transetto a pilostri romanici che forma la parte più antica dell'attuale edificio; nel sec. xiv vi si aggiunsero una basilica gotica e 3 navate, per opera dell'architetto maestro Umberto, e il coro attuale, lavoro di Guglielmo di Marburg.

Il convento dei Domenicani detto "Unterlinden" (S. Johannis sub tilin) fu costruito tra il 1252-89; devastato sotto la Rivoluzione Francese nel 1793, venne nel 1849 trasformato in museo con pitture di Schoengauer e di Grün nella nave centrale; vi si conservano gli Archivi e la Biblioteca pubblica. Nell'antica chiesa dei Francescani, del sec. xiri, con vetrate del sec. xv, si insediò nel 1575 la chiesa protestante. Notevoli artisticamente sono l'antica dogana, detta Kaufhaus, edificio gotico del sec. xv, e il Palazzo di giustizia del sec. xviII.

Haguenau, sottoprefettura del Basso Reno presso la grande foresta demaniale omonima, deve la sua origine a un posto di caccia, trasformato in palazzo dall'imperatore Federico Barbarossa (1152-90); nel 1255 Haguenau divenne città imperiale e più tardi capitale della decapoli. La chiesa di S. Giorgio venne eretta nel sec. xir dagli Hohenstaufen; la nave è romanica, il coro e il transetto gotici. La chiesa di S. Nicola del sec. xiv conserva una torre ortagonale dell'epoca romanica.

Saverne, situata ai piedi dei Vosgi, sul canale tra la Marna e il Reno, conserva l'antico Palazzo dei vescovi di S., costruito nel 1780 dal card. principe di Rohan, ora ridotto però a caserma: ha inoltre una chiesa che offre vestigia di costruzioni dei secc. xili-xv, con una torre a cinque piani del sec. xir; un castello del sec. xir è oggi adibito a museo. A Wissembourg, nel Basso Reno, presso la chiesa gotica del sec. xiri, restano avanzi dell'abbazia benedettina del sec. vir. La piccola città vinicola di Egisheim si gloria di essere stata la patria, nel 1002, di Brunone di Dabo, poi papa Leone IX (v.).

L'abbazia benedettina di Murbach fu fondata nel 729 da S. Pirmino, devastata nel 929, venne restaurata più volte; fu secularizzata nel 1794; la chiesa abbaziale è del sec. xir ed offre uno degli esempi più preziosi dell'architettura religiosa in Alsazia. Nel 1515, Beato Renano vi scoprì il manoscritto delle opere di Velleio Patercolo. Attualmente gli archivi abbaziali sono conservati a Colmar, i manoscritti invece a S. (Cottineau, II, coll. 2016-18). Presso Saverne è l'antica abbazia di Neuweiler o Neuwillers dedicata ai ss. Apostoli Pietro e Paolo, fondata da Sigibaldo vescovo di Metz (716-41) con monaci inviati da s. Pirmino (A. Langel, Origines des abbayes de Neuviller et de Marmoutier, in Revue d'Alsace, 57 [1919], pp. 25-36,
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Strabburgo, diocesi di - Grotta di S. Vito (alt. 380 m ., profondità 24 m ., larghezza 10 m .) presso Saverne, meta di pellegrinaggi dal sec. xv.

186-203; Cottineau, II, coll. 2063-64). Nella diocesi tre chiese parrocchiali sono state elevate alla dignità di basiliche minori, cioè nel Basso Reno la Basilica dedicata alla S.ma Vergine a Marienthal; nell'alto Reno la basilica del S. Cuore a Lutterbach e quella della S.ma Vergine a Thierenbach. - Vedi tavv. XCVIII-XCIX.

Bibl.: L. Duchesne, Fastes épisc. de l'anc. Gaule, III, Parigi 1915; H. von Srbik, Wien und Versailles (1891-97). Zur Greis. von S., Eltass und Lothringen, Monaco 1944; M. Burg, Hist. de l'Eglise d'Alsace, Parigi 1948. Per la vita spirit. ed ecclesiast. v. Ch. Schmidt, Hist. litter. de l'Alsace (XVv et XVIv), 2 voll., ivi 1879; N. Paulus, L'Eglise de S. pendant la Révolution, Risheim 1890; R. Reuss, Hist. de S. depuis ses orig. jusqu'd nos jours, Parigi 1922; H. Hauz, Les Musées des beaux-arts de S., ivi 1926; G. Delabrache, S., $2^{\circ}$ ed., ivi 1931; J. Walter, La cathédr. de S., ivi 1933; P. Fr. Kchr, Germ. Pont., III, Berlino 1935, pp. 4-87; L. Pfleger, s. v. in LThK, coll. 853-58; P. Sittler - P. Stinai, St Léon IX, le pape alsacien, Colmar 1950; Eubel, I, p. 105; II, p. 106; III, p. 130; IV, pp. 93-94; V. p. 98. Cirillo Vogel

STRATIGRAFIA. - La s., detta anche geologia stratigrafica o geologia storica, ricostituisce l'ordine cronologico di deposito dei materiali sulla superficie della terra, e raccorda i resti dei terreni anche posti a grandi distanze, smembrati dall'erosione o dislocati per movimenti tettonici (v. tettonica; geolOgla).

L'unità stratigrafica dicesi appunto "strato", che si può immaginare formato da materiale depositato, senza arresto, sopra un fondo subacqueo o subaereo. Le sue superfici limiti si dicono "facce" dello strato : quella inferiore, o più antica, dicesi "letto"; la superiore "tetto". Lo spessore di uno strato può andare da frazione di millimetro a qualche decimetro; se maggiore, lo strato prende il nome di "banco". Una successione di strati costituisce una "pila" o "serie di strati" (fig. 1).

La fine della fase astrale o pregeologica della terra (caratterizzata dall'effetto preponderante delle forze operanti in seno al geolde) e l'inizio della fase storica o geologica di essa si fanno coincidere generalmente con la formazione della prima crosta solida (litosfera) e con l'inizio della sua evoluzione ad opera degli agenti esogeni, con l'attuazione cioè dei primi cicli sedimentari. Poco dopo dovette essere apparsa anche la vita; i suoi primi rappresentanti però non sono stati tramandati allo stato fossile, sia per l'energico metamorfismo subito quasi dappertutto dai più antichi sedimenti, sia anche perché, probabilmente, i primi organismi non possedevano parti suscettibili di conservarsi fossilizzate (v. paleozoologia).

1. Età assoluta ed età relativa delle formazioni geologiche. - Per l'età assoluta della terra e della sua fase astrale v. universo. Per quanto riguarda la determi-

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(per cortesia di C. Masia)
Stratigrafia - Fig. 1. - Serie di strati concordanti (a, b...f, e). Fig. 2. - Discordanza stratigrafica tra le formazioni A e B; c, conglomerato di trasgressione. Fig. 3. - Stratificazione incrociata.
nazione dell'età assoluta della fase geologica della terra e delle sue suddivisioni (ère, periodi, ecc.: v. tabella), alcuni metodi servono esclusivamente per la cronologia delle formazioni più recenti (Pleistocene ed Olocene), altri, invece, per tutti indistintamente i periodi geologici precedenti. Fra i primi si può citare, risalendo nel tempo, il metodo della "dendrocronologia" (conta degli anelli annuali degli alberi e sua interpretazione), che in alcune regioni ha permesso di effettuare, in mancanza di altri dati, datazioni sicure fino ad oltre 3000 anni fa; il metodo detto del "radiocarbonio", realizzato da studiosi americani in questi ultimi anni, con cui sono state datate formazioni storiche, protostoriche e preistoriche, per ora sino a ca. 20.000 anni fa; interpretazione di fasi climatiche postglaciali attraverso l'analisi di "varve" postpietstoceniche per un periodo che interessa gli ultimi 13.000 anni ca.; infine, correlazione fra accertati cicli astronomici e alternanza di fasi glaciali e fluviali (v curva di Milhancovich "), metodo, quest'ultimo, che ha permesso di determinare, non si sa ancora con quale sicurezza, la cronologia assoluta di tutto il Quaternario antico (Pleistocene) per un lasso di tempo valutato dai 600.000 ad un milione di anni circa (v. tOMO) (fig. 4).

Fra i metodi realizzati in base a criteri assai vari per la determinazione della cronologia assoluta di ère e periodi anteriori al Quaternario, quelli che si possono classificare come paleontologici (presunto ritmo costante di evoluzione di determinati gruppi animali), geologici (valutazione del ritmo di sedimentazione, della degradazione meteorica, ecc.), geochimici (presunto incremento costante della salinità degli oceani) e geofisici (durata del raffreddamento della terra) hanno dato in genere risultati o fallaci o poco attendibili, specie se generalizzati. Viceversa, si sono rivelati preziosi nel fornire dati di cronologia assoluta i metodi basati sul fenomeno della radioattività (v. RADIOATTIVITÀ; TERRA, età della). Recentemente è stato messo a punto un nuovo metodo radioattivo di geocronologia detto "del rubidio-stronzio". Esso si fonda sulla radioattività di un isotopo naturale del rubidio ( $\mathrm{Rb}^{87}$; vita media $60 \cdot 10^{6}$ anni ca.) che nel suo decadimento radioattivo genera un atomo stabile di stronzio ( $20^{87}$ ); si determina quindi il rapporto stronzio-radiogenico-rubidio, in minerali contenenti rubidio. Questo metodo ha confermato, in vari casi, i dati geocronologici ricavati dal metodo del piombo, il quale ultimo, resta sempre il metodo più importante.

Con il metodo del piombo sono state rivelate per le ère ed i periodi geologici durate impensate, valutabili a centinaia di milioni di anni. Infatti, a 70 milioni di anni circa, si fa risalire l'inizio dell'èra terziaria; mentre all'èra secondaria e all'èra primaria si deve attribuire una durata, rispettivamente di 130 e di 310 milioni di anni: a 510 milioni di anni fa risalirebbe quindi l'inizio del periodo cambriano. Durata ancora maggiore si deve attri-
buire all'èra antecambriana: l'età infatti dei due più antichi minerali finora conosciuti, una uranite e una lepidolite, provenienti ambedue da una pegmatite canadese, misurata rispettivamente con il metodo del piombo e con quello del rubidio-stronzio, è stata valutata concordemente a 2,1 $\times 10^{6}$ anni ! E questo, come è logico, è un limite minimo di durata dell'età geologica della terra, ancora di gran lunga inferiore, come sembra per considerazioni varie, al valore massimo di essa che ancora sfugge a misure dirette, ma che dovrebbe aggirarsi, secondo Holmes, attorno a 3,350. $10^{6}$ anni!

Per il geologo è soprattutto interessante stabilire l'età relativa, cioè la posizione che uno strato o una formazione ha in una serie stratigrafica. Queste ricerche si basano sui seguenti criteri generali : stratigrafica, litologico, e paleontologico; oltre all'uso di alcuni metodi indiretti.

Il criterio stratigrafico, che si presenta come il più spontaneo, ha per premessa che di due o più strati, regolarmente sovrapposti, e che non abbiano subito forti dislocazioni, quello che sta in alto sia più recente di quelli sottostanti. Questo principio della "sovrapposizione" è di sicura applicazione laddove l'ordine di successione è rimasto inalterato (fig. 1). Se la pila di strati fa parte invece di una piega rovesciata, l'ordine di essi è capovolto nella parte inferiore della piega (fianco inversa), dove, dall'alto verso il basso, si va dai terreni più antichi ai più recenti (fig. 5). Altri casi complessi rientrano in particolari stili tettonici (v. tettonica), come falde di ricoprimento, pieghe diapire, ecc.

Il criterio litologico si serve del confronto della natura petrografica di due o più strati, sincronizzando quelli che presentano, a tal riguardo, caratteri identici. Esso può rendere ottimi servigi se applicato con le dovute riserve, soprattutto in regioni che abbiano stretto affinità geologiche, una della quali di cronologia nota; può applicarsi inoltre in regioni molto vicine tra loro. Ma è noto che un dato tipo litologico non è esclusive di una determinata età geologica; mentre, d'altra parte, due rocce coeve, formatesi a breve distanza, possono presentare caratteri petrografici molto diversi. Si riteneva una volta che le rocce cristalline (gneiss, graniti, ecc.), fossero le più antiche, mentre si è constatato poi che esse si sono potute formare in qualunque età. L'applicazione di questo metodo esige perciò molta cautela.

Più sicuro invece il criterio paleontologico perché basato sui fossili, che sono i resti di organismi vissuti nel passato e depositati mentre avveniva la sedimentazione (v. PAlEONTOLOGIA). Si potè stabilire che molte specie fossili erano presenti in località anche distanti tra loro, e che talune di esse occupavano posizioni stratigrafiche esclusivamente corrispondenti, documentando così la sincronizzazione dei terreni dove sono contenute: donde anche l'indicazione di fossili guida. Ma è di somma importanza assicurarsi che i fossili, dopo la loro prima deposizione, non abbiano subito erosione, trasporto e risedimentazione (fossili "rimaneggiati"), indicando in questo caso un'età anteriore a quella vera.

Criteri indiretti. - Talora l'età di una formazione geologica si può ricavare in modo indiretto, ciò che risulta particolarmente importante qualora manchino i fossili o, se presenti, siano però inutilizzabili, perché specie di nessun valore stratigrafico (fossili persistenti, fossili banali). Così una formazione geologica intercalata fra altre due di età nota, avrà una data compresa tra quella della formazione superiore e quella della inferiore. Criteri indiretti, basati soprattutto sull'azione di metamorfismo di contatto, vengono anche usati nei riguardi di rocce endogene, sia fra loro, sia con rocce sedimentarie. E evidente che una roccia eruttiva è più recente di un'altra che sia stata da essa metamorfosata; che un filone è più recente delle rocce che esso attraversa; mentre se una colata o un filone di roccia eruttiva è ricoperto da sedimenti che non presentano tracce di metamorfismo, questi ultimi sono evidentemente più recenti. In determinati casi altro modo per verificare quale dei due strati o serie di strati sia più recente è quello basato sul "senso di sedimentazione" degli strati stessi, essendo, p. es., più antico un sedimento a grana grossa

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# SCALA STRATIGRAFICA 

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che passi ad altri nell'ordine di sovrapposizione a grana sempre più fina. Anche la posizione dei fossili del benthos fisso può dare utili indicazioni sull'ordine originario di successione di strati; così gli apici delle teche di archeo. ciatina piantati sulla medesima superficie di uno strato, indicano che da quel verso si trovano gli strati più antichi.
II. Concetto di "Facies". - Seguendo uno strato in superficie accade spesso di notare cambiamenti nella composizione litologica e nella natura dei fossili. Questi diversi aspetti litologici e paleontologici offerti da uno stesso strato prendono il nome di facies, le quali riflettono particolari caratteri geografici e biologici (habitat) del luogo in cui è avvenuta la sedimentazione. Così, si avranno facies continentali, lagunari, marine e fra queste ultime facies litorali (o costiere), batiali e abissali. Le facies continentali sono caratterizzate da fossili terrestri, con sedimenti di origine eolica (dune, loess), vulcanica (tufi), glaciale (merene), alluvionale e limnica (argille, sabbie, ghiaie, ecc.). Particolare importanza assumono fra quelle limniche i combustibili fossili generalmente riferibili ad un ambiente di palude o di maremma. Tranne casi particolari le facies continentali non raggiungono spessori molto rilevanti. I resti di organismi continentali possono essere terricoli (subaerei, aerei, ipogei) e acquatici (fluviali, limnici). Nelle facies di tipo lagunare, di estuario o di delta, sono presenti fossili di tipo terrestre ed acquatico, ma generalmente adattati ad ambienti speciali (acque dolci, acque salmastre a salinità varia). Le facies marine sono caratterizzate da fossili sia bentonici (fissi o mobili), che pelagici (nectonici e planctonici); esse, in base all'habitat, si possono suddividere secondo la profondità in : facies neirliche (fino a 200 m .), caratterizzate dall'abbondanza numerica di fossili di organismi euritermi e dal prevalere di sedimenti terrigeni (cioè trasportati dai corsi d'acqua al mare) ed organogeni, sia di accumulo di spoglie, sia derivati dall'attività costruttiva (ad es., le scogliere madreporiche); facies batiali (200-1000 m.), di mare più profondo, dove prevalgono sedimenti fangosi e la fauna è stenoterma; prevalente è il plancton
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(per cortesia di C. Mazia)
Stratigrafia - Fig. 4. - Curva della radiazione di Milankovich, espressa in millenni.
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(per cortesia di C. Mazia)
Stratigrafia - Fig. 5. - Successione inversa di strati (dall'alto in basso, nell'ordine 1, 2, 3, 4; serie invertita), in una pioga rovesciata profondamente erosa. La parte punteggiata completa la pioga rovesciata originaria.
isopici o isotipici due depositi che mostrino la stessa facies; eteropici, se hanno facies diversa, pure essendo contemporanei; isomesici sono due depositi che si sono formati in identici ambienti (in due lagune; in due laghi, ecc.), eteromesici se formatisi in ambienti diversi (in una laguna e in un mare profondo); si dicono isotopici due depositi che si sono formati nella stessa " provincia geografica" (ad es., una sabbia marina ed un tufo vulcanico continentale nel bacino del Mediterraneo), eterotopici, se formatisi in due province diverse.
III. Anomalie stratigraniche. - Se due o più strati depositatisi successivamente senza interruzione di sedimentazione si sovrappongono regolarmente uno sopra l'altro, si dicono concordanti (fig. 1). Talvolta invece è avvenuto che, dopo la deposizione di un gruppo di strati, per un ritiro graduale o brusco del mare (regressione) il fondo marino è emerso, cioè è entrato in una fase di continentalità, durante la quale la sua superficie è stata variamente erosa. Se dopo un certo lasso di tempo questa regione viene nuovamente coperta dal mare (ingressione), gli strati che vi si depositano, anche nel caso che sussista un parallelismo con quelli più antichi, si dicono discordanti (discordanza stratigrafica; fig. 2), mentre l'assenza di deposito marino costituisce una "lacuna di sedimentazione». I depositi che si succedono regolarmente sovrapposti o che siano compresi tra un'ingressione e una regressione appartengono ad uno stesso ciclo di sedimentazione.
IV. Scala stratigrafica e sue divisioni. - Coordinando i risultati degli studi paleontologici e dei cicli sedimentari e tenendo conto di tutte le regioni della Terra e anche di altri avvenimenti paleogeografici di carattere generale è stato possibile costruire una successione di termini detta scala stratigrafica. Il più antico tentativo di classificazione cronologica pare sia dovuto al Lehmann (1756), al quale seguì quello di A. G. Werner (1789), basato sopra caratteri litologici. Però, prima del Werner, G. Arduino aveva stabilito, fin dal 1759, una classificazione geologica divisa in quattro ordini da lui chiamati : primario, secondario, terziario, quaternario; denominazioni, queste, ancora conservate per indicare le quattro grandi ere: paleozoica, mesozoica, cenozoica e neocoica, e che corrispondono abbastanza bene, per quanto riguarda l'Italia settentrionale, alla reale successione stratigrafica di questa regione, indicata da Arduino. Nei congressi geologici fu stabilita la nomenclatura da adottare per le divisioni della scala stratigrafica i cui termini sono il gruppo, il sistema, la serie, il piano, la zona e gli equivalenti cronologici sono l'era, il periodo, l'epoca, l'eld, l'hemera.

Si noti che i limiti fra le ere sono stabiliti su base paleontologica (scomparsa e apparizione di grandi gruppi di organismi), ma possono coincidere anche con estese discordanze stratigrafiche (tra arcalco e paleozoico, in alcune regioni dell'America del Nord) o con l'inizio di grandi cicli orogenetici (tra mesozoico e terziario: inizio dell'orogenesi alpina).

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I periodi geologici possono coincidere, in determinate località, con grandi cicli di sedimentazione, limitati da parziali ritiri del mare (pliocene, nella Penisola italiana). Per le divisioni minori, pur potendovi corrispondere cicli di sedimentazione, il criterio di separazione è basato sempre più sui fossili caratteristici (generi, specie, varietà). La «zona» è veramente l'unità paleontologica: essa può corrispondere ad un solo strato e può essere rappresentata da una sola specie di fossile caratteristico. Alcuni periodi (carbonifero, permico, trissico), poiché se ne conoscono per vaste estensioni gli affioramenti di origine sia marina che continentale, hanno doppia divisione e nomenclatura. Naturalmente non esiste in nessuna regione della Terra una sezione naturale che mostri tutta la serie stratigrafica, dall'arcaico ad oggi; però s conoscono località dove sono rappresentate le successioni complete di tutta un'ára o un periodo (paleozoico, nell'Inghilterra sudoccidentale; mesozoico e quasi tutto il cenozoico in alcuni settori dell'Appennino umbro-marchigiano; il devonico nella Valle della Mosa, ecc.). Si ricorda infine che i periodi geologici traggono il nome e da località geografiche, talora latinizzate, dove i terreni sono stati studiati per la prima volta (p. es., cambrico, da Cambria, nome latino del Paese di Galles) o dal tipo prevalente o caratteristico della vecia (p. es., carbonifero, nell'Europa occidentale, per la presenza di grandi quantità di carbone fossile).

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Carmelo Maxia
STRAUSS, David Friedrich. - Teologo protestante, ligio ai principi e presupposti della scuola "razional-mitica" ("mythisch-rationale Schule "). n. il 27 genn. 1808 a Ludwigsburg (Würtemberg), dove dopo una vita movimentata m. l'8 febbr. 1873.

Nel seminario minore e di Blaubeuren (1821-25), ebbe a maestri specialmente Kern e F. C. Baur che fu anche suo professore più tardi, quando-S. fece i suoi studi teologici nel Wilhelmsstift (1826-30) di Tubinga (v.). Oltre le lezioni, lo affascinarono il "mistico " protestante Jacob Böhme (1575-1624), Schleiermacher (v.), Schelling (v.), il pietista visionario Justinus Kerner, di cui frequentò nelle vacanze le sedute spiritiche, ma più di ogni altro Hegel (v.). Finiti gli studi divenne vicario poi maestro nel piccolo seminario di Maulbronn. Nell'inverno 1831-32 andò a Berlino. Disgustato delle lezioni di Schleiermacher, si assocò agli hegeliani di sinistra ( Linkshegelianer s), e frequentò le lezioni di W. Vatke (1806-82); l'anno dopo ritornò a Tubinga, quale «ripetitore * di teologia nel Wilhelmsstift, che dava diritto di fare lezioni di filosofia all'Università. Primo interprete di Hegel a Tubinga, le sue lezioni, pervase di entusiasmo per il maestro, ebbero immenso successo. Rea-
girono però subito i professori di filosofia, che gli contestarono il diritto di tenere lezioni di quella materia. Si rassegnò dunque, rinunciandovi, e si diede a studiare quasi tutta l'esegesi del suo tempo. Vi erano allora tre scuole d'esegesi protestante: a) la scuola "soprannaturale" (più tardi chiamata anche "positiva"), che continuava ancora l'ortodossia luterana e calvinista, ma era sempre più costretta a maggiori concessioni sotto la pressione dell'imperversante razionalismo; b) la scuola detta "razionale", capeggiata H. E. G. Paulus (1761-1851), allora in gran voga, che escogitava ingegnosi espedienti, come quello delle cause intermediarie non riferite nel testo sacro, per eliminare l'elemento soprannaturale e miracoloso della Bibbia; c) la scuola (già esistente da ca. 50 anni) "razional - mitica", diretta a fare un'apologia più efficace della Bibbia di fronte all'empietà dominante, spiegandola come complesso di miti necessari ai tempi dell'umanità immatura.

La scuola mitica, prima nell'esegesi dei classici antichi poi dei libri biblici, è massimamente dovuta a C. G. Heyne (1729-1812), celebre professore di Gottinga, che ne fece un'ermeneutica sistematica da lui applicata solo ad Esiodo (v.), Omero e altri autori antichi; secondo lui esiste, per necessità psichico-genetica del genere umano, un'età mitica universale e necessaria, cui sottosta in tutte le regioni della terra l'uomo primitivo, dall'intelligenza rudimentale, congiunta però a vivide impressioni sensibili che non percepisce le cause vere delle cose e non sa riflettere e meditare e usa un linguaggio incredibilmente povero sì di concetti ma di somma espressività; di fronte a fatti insoliti e stupendi quell'uomo rude dell'età mitica non ne percepisce le concessioni vere e causali, e pensa di trovarsi di fronte ad un essere supremo, che agisce sempre immediatamente nelle cose di quel mondo; in ogni cosa vede agire Iddio e per lui il corso della vita quotidiana è una serie continua di miracoli; percepisce anche fatti storici, p. es., che A sia causa di B; ma per lui tale semplice fatto si trasforma necessariamente in una storia brillante, passionale secondo la quale A s'innamorò con un conprincipio e nelle vicende varie di quell'amore B fu generato da A come suo diletto figlio; a modo suo percepisce anche l'opposizione fra i concetti, ma traduce quella percezione in bel linguaggio mitico, come storia di una lotta feroce fra due potenze primordiali preconificate, creando una serie di gesta trogoniche o cosmogoniche. Questa teoria era fatta per affascinare il periodo romantico (v. nomanticismo), che mette in tanto rilievo l'«irrazionale», per cui quei racconti mitici diventano l'origine misteriosa e profonda di tutta la poesia, ma anche di tutta la storiografia, la filosofia, la scienza della religione. Anche la "tradizione popolare" ha origine sommamente irrazionale : il rude uomo mitico aumenta sempre più il "miracoloso" nei suoi racconti popolari, dando forma alla semplice realtà originaria. Tali tradizioni si troverebbero in tutte le fonti delle età più antiche: in Livio ed in Erodoto, in Cina, India ed anche nella Bibbia. Da tali tradizioni procede tutto, ed esse esprimono a modo loro le verità più profonde dell' anima umana: si arriva dunque ad un "panmitismo", sostenuto con entusiasmo, di cui il posteriore panbabilonismo non sarà che un'applicazione. Il "movimento mitico", che ebbe immensa voga, anch'essa tutt'altro che razionale, esalta i miti antichi e persino moderni, i quali, come l'arte e specialmente la poesia, esprimono a proprio modo anche le cose più profonde dell'essere umano. Sorti i dubbi, l'intelletto umano, spiega il mito spesso come allegoria di qualche altra realtà, oppure intraprende l'opera di "smitizzazione" per la quale già C. G. Heyne trovò un'ermeneutica appropriata onde sciogliere i fili di un cucito riportandoli al loro aspetto originario. Ne risulta la divisione dei miti (v. MItO E MITOLOGIA). I miti storici non debbono prendersi come storia vera, ma soltanto come storia "apparente" (v. spiritus paraclitus) dotata di verità relativa ed economica, che occorre ridurre al fatto primitivo reale. I miti filosofici (e religiosi) non sono basati, secondo tale scuola, su nessun fatto storico, e si deve rintracciare il fatto interno della mente, che sta in fondo alla fantasia

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![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(fot. J. Fréd. Kuster)
(fot. Photomog)
In alto a sinistra: ESTERNO DELLA CHIESA di S. Leodegario a Guebwiller (sec. xit). In alto a destra: CHIESA DI S. MARTINO, costruita nel sec. xili - Colmar. In basso a sinistra: FONTANA DELL'IMPE-
RATORE COSTANTINO (1521) e portale della Chiesa (sec. xiII) - Kaysersberg. In basso a destra: CHIESA ABBAZIALE costruita nel 1175 su pianta cistercense in stile romanico lombardo-renano - Murbach.

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![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
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In alto a sinistra: STREGONI INTENTI ALLE LORO PRATICHE (1934). Missione di Marzambull (Altica). In alto a destra: UN GIOVANE GUERRIERO consulta una strega per avviare ricette a difesa dal maltorrino e dal norlingio (1935). Missione di Marzambull (Altica). In basso a sinistra: UNO STREGONI-MEDICO preleva un melano, sormmesso e folastroo, ad una terra di alti complessi, destinati a guastolo dalla malattia (1939). Missione di Erhowe (Altica). In basso a destra: UNA PICCOLA INDIANA DELLA TRIBU DEI KUNA ammalse, uno accanto un carro di idoli che, secondo i consigli delle margine-medice, la guaricarono (1936) - Usaba (Colombia).

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"mitizzatrice». I discepoli di C. G. Heyne applicarono la sua "ermeneutica razionalmitica" ai testi biblici; credendo che l'irrazionalismo romantico per mezzo dei miti potesse riaccendere la fede scaduta nel tempo del razionalismo (v.); sostennero che quei miti biblici, al pari di quelli di Grecia, di Roma e del Vedanta, non erano da disprezzare, ma contenevano antichi fatti e profonde verità umane, pur non essendo veri alla lettera, e insegnarono molte verità, come l'esistenza e la Provvidenza di Dio in maniera molto più poetica e attraente. Non fa meraviglia che taluni di quegli esegeti, come J. G. Eichhorn (1752-1827) e J. Ph. Gabler (1753-1826), nella spiegazione razionalmitica vedessero l'unica speranza di salvezza per la fede cristiana. G. L. Bauer scrisse nel 1799 a Lipsia un manuale di metodo razionalmitico per lo studio della Bibbia, e lo fece seguire da una vera enciclopedia di "Mitologia sacra" del Vecchio e Nuovo Testamento (Lipsia 1902, a voll.). La scuola esegetico-mitica affascinò anche i grandi filosofi dell'idealismo (v.) germanico. Schelling dedicò i suoi primi libri a chiarirne filosoficamente le fondamenta; il più influente della scuola diventò il filosofo kantiano J. F. Fries (v.), che elevò il mito ad essere "la categoria del religioso", facendolo così antropologico, cioè universale per ogni generazione degli uomini, ritenendo inoltre inevitabile e necessario il mito per ogni pensiero umano. Con Hegel la cosa è un po' diversa: il mito appartiene alla "Anschauung", antiche al "concetto", somma categoria di Hegel, pensiero sfruttato da S. Nell'applicare le idee dell'idealismo tedesco alla Bibbia S. ebbe a predecessore Wilhelm Martin Leberecht de Wette (1780-1840), che diede una spiegazione razionalmitica al Vecchio Testamento. Già dai giorni di Eichhorn si era tentato di spiegare, alcune pericope del Nuovo Testamento miticamente, e G. L. Bauer ne aveva raccolti tutti i materiali.
S. applicò quell'ermeneutica in grande stile al Nuovo Testamento cioè alla Vita di Gesù (v.), e lo fece più radicalmente: non ammettendo nessun mito storico ma soltanto miti filosofici, cosi tutti i vangeli dicono solo che vi è un elemento divino nell'umanità di Cristo presa con come concreta e singolare, ma piuttosto come idea generale. Tale è il senso del Leben Jesu britisch bearbeitet, che usci a Tubinga nel 1835 e rese S. il più celebre teologo di Germania, ma gli tolse per sempre la possibilità di avere una cattedra teologica. Ben architettaio, in un mirabile stile, il libro esponeva delle singole pericope; a) la spiegazione "soprannaturale", valendosi di una conoscenza profonda ed estesa degli stessi autori "positivi"; b) la spiegazione razionalistica, facendo tesoro specialmente delle opere di N. Paulus, entrambe esposte con tale abilità che si distruggevano a vicenda, e infine c) la spiegazione razionalmitica, che trionfava eliminando ogni storicità e ogni verità al di fuori dell'idea generale del divino nell'umano; c'era ben poco di positivo in uno studio sommamente distruttivo e sovversivo. Nel libro si vide il crollo della teologia cristiana e lo scandalo fu immenso. Pionvero le confutazioni a centinaia. Sconcertato ne appare S. in Streitschriften (Tubinga 1837), e non mosso da motivi nobili: con la sua penna terribile aggredisce gli autori meno notevoli, trascura i più grandi, infierisce contro il maestro che lo aveva denunciato al governo. Difatti fu per punizione trasferito al ginnasio della sua città nativa, ma già nel 1836 lascia il servizio statale per farsi scrittore libero.

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